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\\ Mahalla : VAI : conflitti (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 20/09/2011 @ 03:32:44, in conflitti, visitato 2992 volte)

Scrivevo alla fine del mese scorso, che la mia presenza al BIG WEEKEND nasceva sì dal voler portare solidarietà alla lunga lotta dei Traveller inglesi e irlandesi, e pure dalla curiosità di conoscere persone con cui corrispondevo da circa 10 anni, ma che c'era alla base un'esigenza più pratica:

  • se c'era in giro un posto dove imparare "sul campo" qualcosa contro gli sgomberi, era quello, con la presenza di Traveller e attivisti che resistono da decenni, e di un comitato di solidali arrivati da tutta Europa. Non nel solito convegno, ma tra l'erba e le kampine di un insediamento sperso nella campagna inglese, a vivere, discutere, incontrare gli altri cittadini, bere e mangiare assieme per 4 giorni, dove 400 Traveller erano a minaccia di sgombero.

In quei giorni, lottando col mio inglese arrugginito, ho seguito diversi seminari ed incontri: tra gli altri mi ha interessato molto quello dedicato alla figura dell'Osservatore Legale (Legal Observer in inglese), quasi sconosciuta in Italia, ma attiva in Gran Bretagna e, mi dicono, forse anche in Spagna.

Si tratta praticamente di un gruppo di persone, addestrate e coordinate, il cui scopo è raccogliere testimonianze di prima mano su quanto avvenga durante uno sgombero (in questo caso), ma anche in occasione di manifestazioni o scontri con le forze dell'ordine. Le informazioni raccolte vengono poi inviate ad un "centro di collegamento legale", non per venire girate ai mezzi d'informazione, ma per essere conservate ed adoperate nel caso di processi e strascichi legali.

Non so se la mia spiegazione sia stata chiara, ma chi fosse interessato può capirne di più. Ho difatti riportato in Italia un documento: Legal Observer Training Pack, che poi ho tradotto in italiano con la dovuta calma. In sintesi si tratta di un testo pratico e preciso di facile comprensione ed attuazione. Senza nessuna retorica: puro pragmatismo anglosassone, con molte ripetizioni ed attenzione anche alle ovvietà. Un documento di studio e lavoro, insomma, non di analisi o propaganda. Come anticipavo, l'Osservatore Legale non agisce da solo, e necessita di un lavoro organizzato di squadra, ma il documento contiene informazioni utili ed applicabili anche ai singoli. Credo comunque che il testo sia tratto da altri manuali su esperienze in città, ed adattato al caso di uno sgombero di massa  in un'area rurale come Dale Farm. Al testo in italiano ho aggiunto poche note esplicative, soprattutto su alcune differenze legislative e penali tra Gran Bretagna ed Italia, e sui diversi soggetti coinvolti.

Troverete tutto QUI, è un PDF scaricabile di 10 pagine e 162 kb. Disponibili (in caso di motivata richiesta, scrivetemi e la valuterò) copie di lavoro in formato .doc e .odt, per attivisti dei diritti umani e associazioni di protezione legale, che volessero adattare il documento alle loro esigenze.


PS: Proprio ieri, a Dale Farm polizia e ufficiali giudiziari hanno tentato lo sgombero (leggete il post, ma anche il commento seguente con la cronaca e il lieto fine!). Gli è andata male : - D ma torneranno... Prendetelo come un piccolo omaggio ad una lunga lotta per i diritti DI TUTTI, e a quanti si sono mobilitati da tutta Europa e dagli USA, chi fisicamente e chi facendo circolare le informazioni.

PPS: Questo è il secondo "prodotto editoriale" della Mahalla. Il primo fu la traduzione di un volumetto, introvabile da noi, di Paul Polansky. Che in questi giorni sarà nuovamente in Italia. Il 22 spero di avere le date definitive. Se contate di partecipare ad uno dei suoi READING, vi consiglio caldamente di leggerlo.

 
Di Fabrizio (del 13/09/2011 @ 09:43:02, in conflitti, visitato 1611 volte)

Dale Farm Travellers - Posted on September 12, 2011 by dalefarmsupport

La scorsa notte un uomo che affermava di lavorare per Altek Security assieme agli ufficiali giudiziari di Constant & Co. nell'operazione volta allo sgombero di Dale Farm, ha contattato Richard Sheridan, presidente del Gypsy Council, apparentemente per informazioni mancanti sullo sgombero. Ha detto che lo sgombero sarebbe iniziato alle 8.00 di lunedì e che il consiglio di Basildon aveva mentito sulla data di inizio. Questa persona è stata riconosciuta dai Traveller sgomberati l'anno scorso a Hovefields, che hanno confermato come avesse allora lavorato per Constant & Co. Lui ha spronato i Traveller ad adoperare la violenza ed i sostenitori a salire sulle barricate ed ad agire lanciandosi da queste strutture. Ha suggerito di contattare i media nazionali con urgenza. I residenti di Dale Farm hanno registrato l'incontro.

I residenti, già in allerta e profondamente segnati, sono corsi nel panico a lanciare l'allarme. I bambini terrorizzati non sono stati in grado di prendere sonno, e volevano sapere se sarebbero stati allontanati con la forza dalle loro case e dalla scuola. Molte donne piangevano.

Sostenitori e residenti radunati assieme, hanno bloccato gli ingressi e cercato di riportare la calma mentre la storia dell'uomo veniva smontata. Alle 8.30 non si era presentato nessun ufficiale giudiziario, nondimeno i residenti hanno passato una notte di minaccia e paura.

Sembra che l'operazione di rimozione dei residenti da Dale Farm abbia raggiunto un nuovo livello di doppiezza. Gli anziani, i malati e anche i bambini stanno soffrendo molto.

Pare stiano arrivando le attrezzature per costruire una sala stampa adiacente a Dale Farm. Ci sono preoccupazioni che l'accesso al sito venga controllato dalla polizia. I residenti temono che il mancato accesso dei media incrementi possibili incidenti, come si è verificato negli sgomberi passati a causa delle brutalità di polizia ed ufficiali giudiziari, in mancanza di testimoni.


Aggiornamenti dalla rete dei solidali:

  • Il Gipsy Council raccomanda di mantenere la calma - non è stata ricevuta alcuna comunicazione scritta sull'arrivo degli ufficiali giudiziari, ma ci sono prove che qualcuno stia rimestando nel torbido. Verrete tenuti informati, sconsigliamo da ora in avanti l'ingresso del sito a chiunque non abbia seguito una formazione da osservatore legale o da attivista dei diritti umani. Attualmente la fase attiva dello sgombero risulta ancora programmata per lunedì 19 settembre, ma non si escludono operazioni preparatorie durante questa settimana da parte della polizia e di Constant & Co. nei dintorni del sito.
  • Il prossimo appuntamento importante è programmato per mercoledì 14 settembre, con una conferenza stampa congiunta tra Nazioni Unite e Gipsy Council, durante la quale verrà presentata la petizione contro lo sgombero e le firme raccolte.
  • Su richiesta dei residenti, i giornalisti e gli operatori radio-TV sono pregati di limitare le loro visite negli orari 11.00-12.00 e 15.00-16.00, a meno di appuntamento concordato in precedenza. Per appuntamenti, tel. 07583 761462
  • Ultima cosa, ma mi sembra importante anche questa, da Camp Costant comunicano che ci sono le ciambelle : - P
 
Di Fabrizio (del 05/09/2011 @ 09:00:32, in conflitti, visitato 1293 volte)

Premessa: negli anni recenti la Repubblica Ceca ha visto una crescita notevole di violenze, incendi, attentati rivolti contro la minoranza rom, raccontate in diversi articoli su Mahalla. A fine agosto nella città di Rumburk (11.000 abitanti), circa 18-20 Rom hanno attaccato altri 6 cittadini cechi seduti ad un pub; tuttora si sta indagando se il motivo sia stato di rivalsa razziale o semplicemente gli assalitori fossero ubriachi o teppisti. Con una celerità che non si era vista nei precedenti assalti a sfondo razziale contro la minoranza rom, alcuni partiti, supportati da frange delle teste rasate, hanno convocato nella cittadina una manifestazione di protesta venerdì 26 agosto. Ecco due cronache della giornata, raccolte da Czech_Roma. Lunghetto, leggete il tutto con calma, anche a puntate.

29.8.2011 17:19 Commento: cittadini ordinari a Rumburk volevano una Notte dei Cristalli - Ivan Motýl, translated by Gwendolyn Albert
Le opinioni pubblicate nella sezione Commenti non riflettono necessariamente il punto di vista o le opinioni dei giornalisti del server news Romea.cz o dell'associazione civica ROMEA

Il vergognoso fallimento della cosiddetta [manifestazione dei] cittadini pacifici a cui ho assistito venerdì a Rumburk, è stato agghiacciante. E' con incontri simili che nel 1938 dev'essere iniziata la Notte dei Cristalli. Probabilmente così ebbe luogo il massacro degli Ebrei nella cittadina polacca di Jedwabne nel 1941.

Durante la manifestazione di venerdì a Rumburk, ho osservato un uomo che teneva per mano suo figlio, che probabilmente aveva soltanto 11 anni. Ho visto una madre con una carrozzina, ragazzi della scuola locale, ragazzine truccate, pensionati, un meccanico, membri del consigli cittadino ed imprenditori. In breve, i cosiddetti cittadini "comuni" della città. C'erano in piazza almeno 1.200 persone ad ascoltare il sindaco Jaroslav Sykáčeked il deputato Jaroslav Foldyn (entrambi eletti tra i socialdemocratici cechi -vedi QUI ndr-).

"Non nascondiamo la testa nella sabbia, vogliamo che le leggi cambino," diceva Foldyna alla folla. "Vogliamo regolare l'afflusso degli inadattabili e avere la possibilità di vietare loro la residenza," diceva Sykáček. "Mandiamo via gli zingari e ci sarà pace," concordavano i cittadini.

Poi le cose sono diventate anche peggiori. I socialdemocratici hanno dato il microfono a Josef Mašín, leader di una sedicente cellula locale dell'estremista "Resistenza Civica" (Občanský odpor). Anche se il sindaco aveva proibito la manifestazione anti-Rom organizzata inizialmente da Mašín, alla fine l'ha invitato sul podio. Mašín ha dato una dimostrazione di discorso xenofobo in cui, tra l'altro, ha chiamato i cittadini ad "agire il prima possibile" per mandar via gli "inadattabili" da Rumburk. Qualcun altro ha detto che era un peccato che la folla non fosse venuta armata di forconi.

Dopo il discorso di Mašín, la folla di gente "normale" si è trasformata in una squadra di vigilantes, pronta a partire con un corteo attraverso la città, durato quasi tre ore. "Dove siete, porci neri?" urlavano i più coraggiosi, di fronte alle finestre degli appartamenti dei Rom nel quartiere vicino alla piazza. Erano quelle parole sufficienti alla polizia per fermare la marcia e disperderla. Non l'hanno fatto e le forze della "giustizia di strada" hanno proseguito un'altra casa romanì, stavolta quella dei genitori di uno fra coloro che avevano partecipato all'assalto commesso da un gruppo di Rom contro altri Cechi, domenica 21 agosto presso la discoteca "Modrá hvězda".

"Venite fuori!" urlava la folla. Qualcuno ha gettato una tavola attraverso la finestra, dal recinto che era stato appena demolito dai "pacifici cittadini". L'edificio era sorvegliato da un cordone di poliziotti antisommossa, e qui l'eccitazione ha raggiunto il culmine. "State proteggendoli. Amici dei neri," commentava disgustato un piccolo gruppo di quindicenni sulla presenza della polizia. Avevano deciso di movimentare un noioso giorno di vacanza in piscina, partecipando alla marcia. "Mamma, non ti preoccupare, va tutto bene," diceva un altro ragazzo al cellulare, assicurandola che l'azione stava avendo successo.

Se la polizia non avesse protetto la casa, come minimo la massa fanatica ne avrebbe rotto tutte le finestre. In quel momento, come ex insegnante di storia, ho pensato alla Notte dei Cristalli, novembre 1938, quando la folla da ordinata passò a saccheggiare e bruciare le sinagoghe ebree (a proposito, allora distrussero anche la sala di preghiera di Rumburk). Si trattò di manipolare adeguatamente la folla e mostrarle chi fosse il nemico, che succhiava soldi e lavoro degli onesti cittadini. Il deputato Foldyna ha anche convinto le proprie pecore sulla piazza di Rumburk che come a Šluknov (vedi QUI testo in inglese - ndr) nessuno potesse vivere con i Rom o con gente "senza soldi ed istruzione".

Anche se fortunatamente il pogrom non è stato completato a Rumburk, mentre guardavo quella casa circondata pensavo al libro di Jan Tomasz Gross, "Vicini". Suggestivamente la pubblicazione descrive come i residenti polacchi della piccola città di Jedwabne organizzarono nel 1941 una "battuta di caccia" contro i loro vicini ebrei, uccidendone 340 e dando loro fuoco. "Persone assolutamente normali condussero l'attacco - posatori di tubi, sarti, contadini, il sindaco, tutti," scrive Gross. I soldati tedeschi osservarono il massacro con sorpresa.

Quattro giorni dopo, cosa penseranno ora tutti quei ragazzi e ragazze, mamme e papà normali che venerdì circondavano la casa dei "nemici di Rumburk"? Provano almeno un po' di vergogna? O hanno la sensazione di aver finalmente trovato la corretta soluzione per affrontare i loro vicini rom? Ho paura che in una città dove indirettamente il sindaco chiama ad una nuova Notte dei Cristalli, saranno in pochi a rimpiangere ciò che hanno fatto.


Romea.cz

29.8.2011 16:24 Patrik Banga da Rumburk - translated by Gwendolyn Albert
(Patrik Banga è un giornalista ceco di etnia rom. Collabora stabilmente con Romea.cz e con iDNES.cz - ndr)

"Non preoccupatevi, andrà tutto bene," dicevo ai miei colleghi prendendo il tram a Praga venerdì scorso. Più tardi, ripetei la stessa cosa al corrispondente Radek Horváth quando lo caricai a Děčín.

Alle 10.30 di venerdì eravamo seduti in un ristorante alla periferia di Rumburk. Horváth e io dovevamo incontrare altre persone interessate al programma del raduno per quel pomeriggio. Robert Ferenc dell'associazione Čačipen si presentò e ci avviammo.

"Andate a riprendere da qualche altra parte, qui non voglio problemi!" ci disse una Romnì, mandandoci via mentre altri Rom guardavano con curiosità dalle finestre. Aveva ovviamente paura, lamentandosi per la nostra presenza, gridando mentre cercava di tenerci il più lontano possibile da dove viveva la sua famiglia. Compresi la sua paura. In città si rincorrevano le voci che centinaia di nazisti stessero arrivando lì dalla Germania.

Attorno all'ora di pranzo, tutto era ancora tranquillo. La città non sembrava stesse preparandosi ad una manifestazione. Tutto ciò che notammo fu un gran numero di poliziotti per strada, ma potevano essere lì in conseguenza dei violenti disordini accaduti solo qualche giorno prima, e non un segno degli eventi a venire. Decidemmo di parlare con i locali sulla situazione.

Provammo a chiedere loro dettagli sull'omicidio avvenuto qualche giorno prima, ed anche sui responsabili dei disordini di domenica scorsa. Raccogliemmo solo pezzetti di informazione. Nessuno voleva parlare.

Ci spostammo poi a Nový Bor [in una sala da gioco dove aveva avuto luogo un assalto a colpi di machete] per studiare gli sviluppi in loco. Per strada non abbiamo notato pattuglie di polizia, solo qualche loro camionetta diretta a Rumburk.

A Nový Bor si respirava la stessa atmosfera di tensione di Rumburk. Ero preparato ad una situazione come ai tempi di Radek ed ho filmato la nostra trasmissione sui morosi d'affitto in sciopero della fame. Non avevamo molto tempo, così abbiamo approfittato dell'ora di pranzo per parlare con i residenti ed andare a trovare Štefan Gorol [della locale associazione romanì]. A Nový Bor rimaneva la medesima tensione. Tutti avevano qualcosa da dire, ma nessuno aveva fatto niente contro gli assalitori e tutti erano d'accordo che dovessero essere puniti.

Alle 15.30 circa stavamo tornando a Rumburk. In breve arrivammo. Nella piazza cittadina non c'era ancora niente che indicasse che presto da lì sarebbe partito un comizio. I pompieri stavano annaffiando lo spazio ed attorno c'erano solo poche persone. I giornalisti erano riuniti lì vicino in una gelateria. Però siamo riusciti a notare dei ragazzi il cui aspetto [da manifestanti di estrema destra] ci ricordò di Krupka o Nový Bydžov [all'inizio di quest'anno]. Più tardi, nella piazza venne montato un piccolo podio e solo verso le 17.00 la gente cominciò ad arrivare. I giornalisti si spostarono verso il podio. Scattai qualche foto, guardandomi attorno. C'erano sì un paio di ragazzini con la testa rasata e la t-shirt "Everlast", ma la gente che si era radunata sembrava più essere formata da cittadini insoddisfatti, che non da estremisti.

Il comizio iniziò col discorso del deputato Foldyna (Socialdemocratico - ČSSD). La folla era molto fredda nei suoi confronti, tranne rare eccezioni. Il sindaco Sykáček (ČSSD) venne fischiato ed i commenti nei suoi confronti non sono riferibili.

A quel punto un nerboruto ragazzo ha afferrato il microfono per presentare Josef Mašín. Ha affermato due volte di non essere un estremista, raccogliendo con ciò tutto l'appoggio possibile dagli estremisti presenti tra la folla. Il gruppo Resistenza Civile (Občanský odpor) a cui appartiene, aveva originariamente convocato la manifestazione, stesso orario - stesso luogo, ma l'evento non aveva avuto il permesso da parte della giunta cittadina, per il timore del comportamento degli estremisti legati al gruppo. I socialdemocratici locali hanno risolto la questione ospitando loro stessi l'evento, come si dice: hanno fatto la torta e se la sono pure mangiata. Il discorso appassionato di Mašín ha ottenuto più applausi di tutti.

Qualche minuto dopo il comizio è terminato e la folla si è dispersa. Anche noi siamo andati, ad inviare alcune foto e brevi messaggi in redazione. Poco dopo, le cose sono cambiate nuovamente. Il nostro corrispondente che era rimasto sulla scena ci ha chiamato, dicendoci che stava per partire un corteo. Apparentemente la folla gridava che stava muovendosi contro gli "zingari".

Poco più tardi, siamo riusciti a raggiungere i dimostranti. Diverse centinaia di persone stavano marciando attraverso la città, lanciando slogan razzisti. Invano ho cercato traccia della polizia. Evidentemente, pensavano che una squadra di tre in tenuta anti-conflitto fosse sufficiente per quella folla, che ho stimato di 600-800 persone. Da nessuna parte, vigili o poliziotti antisommossa.

La folla ha raggiunto l'edificio dove vivevano i presunti partecipanti alla rissa, distruggendone la staccionata verso la strada. La polizia sulla scena impediva alla folla di irrompere nell'appartamento, mentre il suo proprietario assisteva alla scena. Comunque, gli inquilini non erano in casa. Avevano già abbandonatola città, perché i loro vicini avevano minacciato di linciarli. Molti di loro non avevano niente a che fare con la recente rissa.

Alla fine abbiamo girato dall'altra parte dell'edificio. La polizia aveva bloccato gli accessi. Da distante, vedevamo la polizia antisommossa in azione, così siamo corsi nella loro direzione per registrare cosa stesse accadendo. Era in corso un intervento assolutamente banale: l'arresto di un manifestante che non aveva obbedito alle istruzioni della polizia. Ho scattato una foto al manifestante che si ribellava alla polizia. Tutto quel che so, è che in seguito a ciò sono stato arrestato con i miei colleghi. Siamo poi stati rilasciati senza nessuna spiegazione (vedi QUI testo in inglese - ndr).

A quel punto ci è sembrato che i disordini per strada fossero terminati. Siamo tornati in sala stampa dove c'era il portavoce della polizia.

Poco più tardi abbiamo appreso che la famiglia rom dell'appartamento circondato, stava passando la notte a 14 km. da lì, presso dei parenti. Abbiamo guidato sino lì, filmandoli ed intervistandoli per Romea.cz.

Gli organizzatori a Rumburk si sono lasciati sfuggire completamente di mano la situazione. Quel che è successo, non può assolutamente definirsi una "manifestazione pacifica". I dimostranti lanciavano slogan razzisti, all'unico scopo di terrorizzare i residenti rom ed espellerli dalla città. Alla fine, come sempre, quanti non hanno fatto niente di male sono coloro che hanno sofferto maggiormente.

 
Di Fabrizio (del 19/08/2011 @ 10:26:23, in conflitti, visitato 1567 volte)

Da Czech_Roma

Romea.cz

I ghetti cechi a rischio di disordini come in Inghilterra?
Praga, 13.8.2011 16:57, iDNES.cz, translated by Gwendolyn Albert

iDNES.cz riporta che mentre alcuni esperti o parti interessate ritengono che violenze simili a quelle che ora affliggono le città in Inghilterra potrebbero verificarsi nella Repubblica Ceca, altri non vedono la situazione così disastrosa. "Qualcosa di simile potrebbe avvenire nella Repubblica Ceca. Qui la situazione è di preoccupazione, paura e tensione. E' solo una questione di tempo prima che esploda," dice Ivan Veselý, attivista romanì dell'associazione Dženo. Secondo lui, violenze simili potrebbero essere innescate tanto dall'impatto delle riforme governative che da attacchi a sfondo razziale.

Jitka Gjuričová, direttrice del dipartimento di prevenzione del crimine presso il Ministero degli Interni, non esclude la possibilità di disordini. Dice: "Se lo stato non sviluppa un intervento davvero massiccio per far uscire la gente dalle località socialmente escluse e dar loro la possibilità di unirsi alla società civile, allora potrebbe accadere."

Il sociologo Ivan Gabal, che ha guidato il team di ricercatori che cinque anni fa mappò i ghetti, ammonisce che l'esclusione sociale nella repubblica Ceca si sta intensificando e viene trasferita da generazione in generazione. Se lo stato riducesse troppo severamente la rete di sicurezza sociale, potrebbe esacerbare la situazione. Tuttavia, secondo lui è difficile prevedere rivolte.

Marie Gailová, direttrice dell'associazione Romodrom - che aiuta chi abita nei ghetti, considera la riduzione del welfare un potenziale detonatore di violenza. Dice: "Non credo che qui ci saranno eventi simili in larga scala, ma se le donne non riuscissero a sfamare le loro famiglie, potrebbe succedere. Una volta che la gente è messa in un angolo senza niente, sono gettati nell'aggressività e nella depressione. Naturalmente, è anche colpa loro, ma hanno bisogno d'aiuto."

Gailová considera un enorme problema che ora in località isolate una generazione stia crescendo senza sapere cosa voglia dire un lavoro. "Specialmente nei grandi ghetti della Boemia settentrionale e della Moravia, osserviamo la prima generazione di ragazzi e ragazze che sono cresciuti in un ambiente dove non hanno mai visto nessuno mantenere un lavoro," concorda Gabal. Secondo lui, i politici hanno voltato le spalle a questi problemi.

D'altra parte, Monika Šimůnková, commissario del governo per i diritti umani, non ritiene che lo scenario britannico possa ripetersi a breve nel paese, o comunque non nella stessa misura. Dice: "Nondimeno, purtroppo è vero che molti dei presupposti per la violenza che si sono incontrati in Bretagna, ci sono anche in alcune località ceche socialmente escluse."

L'agenzia governativa per l'inclusione sociale nelle località rom, di cui Šimůnková è responsabile, sta aiutando persone in 26 quartieri impoveriti del paese, attraverso l'istruzione, l'impiego e l'alloggio. Tuttavia, il commissario avverte che i problemi accumulatisi nel corso dei decenni, non si possono risolvere dall'oggi al domani.

Jan Černý, direttore del programma d'integrazione sociale Gente nel Bisogno, non prevede il verificarsi di violenze. "Basterebbero pochi eccessi e l'alveare inizierebbe a ronzare, ma non credo che le api pungeranno qualcuno," dice. Tuttavia, aggiunge che la minoranza romanì è connesso tramite un forte sentimento di mutua solidarietà, e che i membri della comunità sono molto sensibili ad ogni ingiustizia, anche se accadesse dall'altro capo del paese.


Forum sull'argomento

 
Di Fabrizio (del 09/08/2011 @ 09:45:05, in conflitti, visitato 1664 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Lettera aperta di Paul Polansky in risposta alla dichiarazione dell'ambasciatore Ian Kelly, Missione USA c/o l'OCSE, riguardo al genocidio dei Rom [...] (QUI la dichiarazione in inglese dell'ambasciatore, ndr)

31 luglio 2011, Spettabile Ambasciatore Kelly,

Mi congratulo per i suoi sforzi di portare l'attenzione sulla difficile situazione degli zingari europei (Rom, Sinti, Kalè, Sinkali, Askali ed Egizi) nel suo discorso commemorativo al Consiglio OCSE di Vienna lo scorso 28 luglio. Non dovrà mai essere dimenticato cosa accadde ai 2.897 Rom e Sinti quella notte tra il 2 e il 3 agosto ad Auschwitz, e sempre dovrà essere commemorato.

Tuttavia, enfatizzare cosa accadde agli zingari europei durante la II guerra mondiale, come lei ha fatto durante il suo discorso, distrae dall'attuale situazione. Nella maggior parte dell'Europa durante la II guerra mondiale gli zingari non vennero sistematicamente messi all'indice come gli Ebrei (almeno, non sul campo), per quanto non ci siano dubbi che la maggior parte degli zingari soffrì aspre persecuzioni.

Così ho raccolto, filmato e pubblicato molte storie orali dai sopravvissuti zingari della II guerra mondiale, che altri studiosi hanno messo insieme. Dalle registrazioni dei censimenti prima e dopo della guerra, e soprattutto dalle testimonianze dei sopravvissuti, risulta che il 90% degli zingari europei scampò alla II guerra mondiale.

Ovviamente, lei non è il solo a dichiarare che centinaia di migliaia di zingari furono liquidati durante la II guerra mondiale. Uno studioso romanì ha addirittura pubblicato che oltre 3.000.000 di Rom (sic) furono uccisi tra il 1939 e il 1945. Censimenti, registrazioni locali e della polizia dimostrano che non c'erano così tanti zingari in Europa prima della guerra. E la demografia dimostra che non potrebbero esserci oggi in Europa tra i 10 e i 12 milioni di zingari, se centinaia di migliaia fossero stati liquidati come lei ed altre persone uniformate (ma in buona fede) suggerite.

Ho intervistati sopravvissuti zingari alla II guerra mondiale in 17 paesi, inclusi sopravvissuti ad Auschwitz, Jasenovac, Lety, e tutti i campi di concentramento nei Balcani. Non ci sono dubbi che alcune comunità zingare, specialmente nell'Europa orientale, furono completamente sterminate (soprattutto dai fascisti locali le cui comunità continuano oggi ad impegnarsi in attacchi razzisti). Ma la maggior parte degli zingari sopravvisse alla II guerra mondiale, mentre nessuno dei loro vicini ebrei ritornò.

Per esempio, prima della II guerra mondiale la città di Bitola aveva le più grandi comunità ebree e zingare della Macedonia. Durante la guerra tutti gli ebrei vennero uccisi, mentre nessuno zingaro perse la sua vita per mano degli occupanti.

A Nish, Serbia, dove i tedeschi costruirono il loro primo campo di concentramento nei Balcani, tutti gli ebrei eccetto uno vennero ammazzati durante la guerra. Dopo la guerra, c'erano ancora circa 4.500 zingari su di una popolazione pre-bellica di circa 5.000.

Ciò che successe a Nish è tipico di cosa accadde in tutta l'Europa orientale (eccetto alcune tragiche eccezioni). Ai giovani idonei al lavoro venne chiesto di lavorare volontariamente nelle fabbriche in Germania, quanti rifiutarono vennero in seguito trasportati nei campi di lavoro forzato, dove molti sopravvissero alla guerra. I più anziani, considerati non abili al lavoro, vennero trattenuti come ostaggi (assieme ai locali serbi), e fucilati 100 alla volta quando un soldato tedesco veniva ucciso dalla resistenza del posto. Dato che nei quartieri zingari erano rimasti pochi uomini adulti, i soldati tedeschi ubriachi spesso vi si avventuravano di notte in cerca di donne da violentare. Le storie su come le donne zingare salvarono se stesse e protessero le loro figlie, rivelano come le comunità zingare sopravvissero contro ogni previsione.

Prima della guerra, specialmente nei Balcani, molte case di ebrei avevano almeno una donna zingara che vi lavorava come domestica a tempo pieno. Molte donne zingare si trovavano in case ebree quando i tedeschi vennero a rastrellarli. Devo ancora sentire da qualche sopravvissuto che una donne delle pulizie, una cuoca o una lavandaia zingare fossero state portate via assieme alle loro famiglie ebree.

Gli studiosi che hanno seriamente indagato sull'"Olocausto zingaro" della II guerra mondiale non riescono a provare oltre 125.000 morti. Naturalmente, le cifre non significano niente di fronte alle tragedie e persecuzioni patite dagli zingari.

Nelle mie interviste sulla storia orale, ho sempre chiesto ai sopravvissuti quando avessero sofferto di più durante la loro vita: prima o dopo la guerra, o sotto il comunismo? Quasi senza eccezione i sopravvissuti alla II guerra mondiale hanno dichiarato che il peggior periodo della loro vita è adesso. E che con ciò non intendono solo per loro, ma anche per figli e nipoti.

Questa è la vera tragedia. Dopo 66 anni la più grande minoranza europea si sente ancora perseguitata con poche speranze di un futuro migliore.

Ambasciatore Kelly, è molto ironico (almeno per me) che lei abbia dato il suo discorso commemorativo davanti all'OCSE, che così spesso ha chiuso gli occhi sulle sofferenze degli zingari nell'Europa dell'est. All'OCSE piace far rimbombare dai tamburi della propaganda, che loro stanno insegnando tolleranza e cittadinanza agli zingari (si suppone per salvarli dalla loro situazione) e stanno tenendo conferenze su di loro. Ma in verità, spesso l'OCSE demonizza gli zingari (almeno in Kosovo).

Non è un caso che il nuovo segretario generale dell'OCSE, Lamberto Zannier, ex governatore ONU del Kosovo (vedi QUI, ndr) rifiutò di ascoltare gli appelli dall'OMS, Human Rights Watch ed innumerevoli altre organizzazioni internazionali di evacuare e curare immediatamente centinaia di Rom e Askali nei campi rom costruiti su terreni contaminati, dove ogni bimbo nasceva con danni irreversibili al cervello? Anche se la stampa (BBC compresa) riportava che questi bambini Rom/Askali avevano i più alti livelli di piombo nella storia della letteratura medica, Zannier ancora rifiutò di evacuare, per quanto ci fossero precedenti in Kosovo quando l'ONU rimosse forzatamente Albanesi e Serbi dalle loro case, visto che si supponeva che le loro vite fossero a rischio a causa di circostanze pericolose.

Dal 1999 sino ad oggi, l'OCSE in Kosovo ha rimproverato agli zingari di essere colpevoli per la loro situazione, nonostante l'evidenza del contrario. Thomas Hammarberg, commissario del consiglio d'Europa per i Diritti Umani, ha pubblicamente dichiarato che quella dei Rom e gli Askali del Kosovo nei campi a Mitrovica nord, è stata la peggior tragedia dei diritti umani in Europa dell'ultimo decennio. L'OCSE pubblicamente è rimasta in silenzio su questa tragedia. In privato, continuano a rimproverare i Rom della loro tragedia.

Come ambasciatore americano presso l'OCSE, spero che sarà parte della sua missione instillare in quell'organizzazione il rispetto per i diritti umani, che tutti gli americano hanno tanto caro. E che lei farà in modo che l'OCSE ed il mondo sappiano cosa sta succedendo alla più grande minoranza d'Europa, invece di nascondere le loro sofferenze e persecuzioni con la nebbia della II guerra mondiale.

In fede,

Paul Polansky

 
Di Fabrizio (del 29/07/2011 @ 09:43:09, in conflitti, visitato 1671 volte)

Un incendio doloso accaduto lunedì scorso, su cui sono ancora in corso le indagini. Di seguito in ordine cronologico quello che sono riuscito a trovare in rete.

Da Mundo_Gitano

25-07-2011 - In Germania dato fuoco ad un condominio abitato da gitani

Abbiamo appena letto la notizia dall'agenzia EFE e ci ha invaso un sussulto di orrore e preoccupazione. Ancora non si riesce a darsi ragione di quello che è successo ad Oslo, che altri teppisti razzisti e codardi hanno dato fuoco ad un intero edificio abitato da famiglie rom. L'agenzia stampa ha pubblicato la notizia, affermando che un condominio abitato da famiglie rom è bruciato la notte scorsa nella città di Leverkusen, sul fiume Reno a metà strada tra Düsseldorf e Colonia. Leverkusen è famosa anche per la sua squadra di calcio Bayer-Leverkusen. La polizia non ha esitato ad affermare che la matrice sarebbe razzista e xenofoba.

I poveri abitanti dell'edificio sono riusciti per tempo a mettersi in salvo, però lo stabile è bruciato completamente e le fiamme hanno colpito anche gli edifici vicini. Al momento non si conoscono ancora quante persone c'erano all'interno quando scoppiò l'incendio. Grazie all'intervento dei pompieri si è impedito che il fuoco si propagasse alle case vicine, che sono state coinvolte solo superficialmente.

I testimoni riferiscono di aver visto almeno quattro persone che, dopo aver lanciato ordigni incendiari, sono fuggiti su due auto. I sospetti erano vestiti di nero e con la testa rasata, sempre secondo quanto riferito dai testimoni alla polizia locale. La polizia sta indagando negli ambienti di destra estrema, e non esclude il coinvolgimento di altri gruppi nazisti e violenti.

La Unión Romani ha preso contatti con i principali leader ed associazioni gitane tedesche, nonché con i responsabili del FORUM EUROPEO DEI GITANI, che ha sede al Consiglio d'Europa a Strasburgo, offrendosi di lavorare congiuntamente, se necessario. Inoltre si è rivolta all'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, perché si facciano più pressioni possibili per un rapido arresto dei criminali piromani e si prendano misure per porre freno all'ondata di attentati razzisti che ultimamente stiamo patendo.

Uniamo il nostro dolore a quello dei familiari dei giovani vilmente assassinati in Norvegia.Oggi, tristemente, ci sentiamo uniti nel dolore perché la bestia razzista non conosce limiti umani né frontiere territoriali.

MANUEL GARCIA RONDON
Secretario General de Unión Romani

UNION ROMANI
Dirección Postal/Postal Address:
Apartado de Correos 202
E-08080 BARCELONA (Spain)
Tel. +34 934127745
Fax. +34 934127040
E-mail: u-romani@pangea.org
URL: http://www.unionromani.org


Da Roma_und_Sinti

M&C news

Colonia - La polizia comunica che si è verificato un incendio doloso lunedì mattina, in un appartamento vicino a Colonia abitato da famiglie rom e sinte.

"Non possiamo escludere un retroterra di estrema destra," ha detto un portavoce della polizia.

Sconosciuti hanno gettato ordigni esplosivi in un appartamento al piano terra nella città di Leverkusen. Secondo la polizia gli occupanti sono riusciti a scappare illesi.

I testimoni parlano di quattro attentatori che sono fuggiti a bordo di una macchina e di un minibus.

L'appartamento è stato distrutto dalle fiamme, ma i pompieri sono riusciti ad impedirne la propagazione al resto dell'edificio.

© Deutsche Presse Agentur


Da Roma_und_Sinti

The Local, edizione tedesca

Le indagini della polizia su un incendio doloso di un appartamento che ospitava famiglie rom e sinte a Leverkusen continueranno martedì mattina per dimostrare la possibilità che ci siano i neonazisti dietro questo attacco.

26/07/2011 - La polizia ed i pubblici ministeri della vicina Colonia nel Nord Reno-Westfalia stanno indagando sui moventi xenofobi dell'attacco, durante il quale nove persone hanno dovuto fuggire da un appartamento al piano terra, dopo che gli assalitori hanno lanciato diverse molotov attraverso le finestre, alle 12.25 circa di lunedì.

Tutti i nove occupanti dell'appartamento sono scappati illesi, ma l'appartamento è bruciato totalmente e solo l'intervento dei vigili del fuoco ha fermato le fiamme dal distruggere il resto dell'edificio.

L'attacco è avvenuto nell'atmosfera tesa che circonda la violenza di estrema destra seguita al massacro di almeno 76 persone venerdì scorso, da parte di un nazionalista norvegese.

La polizia riferisce che i testimoni hanno visto due giovani vestiti di nero fuggire dalla scena su una Volkwagen scura, probabilmente una Golf o una Polo, con la targa della città di Neuss (Nord Reno-Westfalia). Bild riporta che si sospetta fossero teste rasate.

Un portavoce della polizia ha confermato a martedì mattina a The Local che gli inquirenti continuano a sondare la possibilità che dietro l'attacco ci siano gli estremisti di destra, anche se le indagini proseguono in tutte le direzioni.

Sul caso stanno indagando ventuno ufficiali della polizia di Colonia, inclusi membri della squadra per gli incendi dolosi.

 
Di Fabrizio (del 23/07/2011 @ 09:42:06, in conflitti, visitato 1100 volte)

Da Roma_Francais

La voix des rroms

"Nessuna grande nazione può restare a lungo in pace. Se non ci sono nemici esterni, se ne troverà uno all'interno delle proprie frontiere, come un corpo potente che sembra immune a qualsiasi infezione esterna, ma la la cui stessa forza lo mina dall'interno." Tito Livio.

Ma cos'è successo l'estate scorsa e perché fu così spettacolare?

Il circo dell'Espulsione dei "rom" inizia con una profanazione del paese ospitante: il saccheggio di una pasticceria di un borgo storico, sulle rive dello Cher, da parte di un gruppo di uomini mascherati identificati come "gens du voyage" e con il proiettile nel corpo di uno di loro, morto, proprietà della "forza pubblica".

Poi, nel Palazzo, la riunione, del capo di stato, del primo ministro, dei ministri della giustizia, dell'interno, dell'identità, e dei più alti responsabili della polizia e della gendarmeria.

Due giorni dopo la dichiarazione da parte del Palazzo della "guerra nazionale".

"Quelli della pasticceria" allora spariscono dai discorsi. Non ne resta che la sagoma. Vale a dire, nessuno.

O tutti. Non resta che la figura generale del nemico.

O "la canaglia".

I bambini di strada.

Perché non importa ciò che sa la "forza pubblica" ed il Palazzo ignora: dichiarare guerra alla "gens du voyage" è decidere la fine del circo. E'  decidere la propria perdita, giuridica ed operativa.

Insomma: è decidere la perdita reale dello stato.

E ci fu il grande pericolo per il "Palazzo" nel dichiarare guerra alla "gens du voyage": da una parte perdere la legittimità della propria violenza, dall'altro di perdere sul piano della violenza pura...

... Quando l'obiettivo cosciente degli autori dell'Espulsione dei rom è la salute dello stato, per sua simulazione.

Là dove aumenta il risparmio, cresce anche il pericolo.

I mezzi per questa simulazione di sovranità tramite la guerra interna in un territorio pericolosamente pacifico era, una volta la cifra in nuce definita: la messa in opera di circolari prefettizie per "zone di difesa e sicurezza".

Queste zone sono le parti di una divisione eccezionale del territorio, la cui funzione è di ottimizzare la cooperazione delle unità di difesa civile e militare, il coordinamento delle operazioni da parte del ministero, la circolazione rapida e diretta di informazioni e comandi tra il dipartimento e lo stato.

L'amministrazione di un territorio così frammentato è un'amministrazione in guerra.

Ma chi è questo nemico su cui si abbatte lo stato? Un mostro di cui ogni singola cella è il teatro d'una guerra civile (Carthill). Il suo nome burocratico: "gli accampamenti illeciti". Il suo nome sussurrato in un lapsus governativo: "i Rom".

Da dove viene questo mostro? Dalla fabbrica del governo: la Legge; dal lavoro meticoloso di piccoli gruppi di burocrati che da oltre un decennio mettono l'eccezione nella legge.

I nemici-simili dell'Espulsione dei rom sono da una parte lo stato che si salva dall'estinzione mostrandosi come un mostro miracoloso, dall'altra parte i corpi simulati detti "rom" che inghiotte e vomita. L'espulsione è la sua ruminazione.

In realtà lo stato si abbatte su se stesso. Il circo maschera il suo nulla.

Lo stato è la guerra civile. La sua simulazione, il suo coperchio, sono il limite. Sul fil di questo limite marcia tutto nudo il sovrano suonando il suo flauto. Ovunque: il pericolo di vuoto, i freddi abissi della sua caduta. Da un lato del filo, la scomparsa delle istituzioni nel nulla, la pace più pericolosa, dall'altro, l'annientamento nella violenza.

Attorno, tra la folla che alza gli occhi, i funamboli, candidati alle elezioni, guardano la sua caduta imminente e si preparano a salire sul filo...

I "rom" del governo sono quelli per cui suona dissonante il flauto.

I bambini di strada.

Non sono i Rom. Non sono questo popolo transfrontaliero in formazione: prima minoranza nazionale d'Europa ed in larga misura concentrati nell'Europa Centrale, che vuole la nazione senza frontiere.

Sono una frazione prelevata da questo numero. La frazione "accampamenti abusivi" o Baracche.

Lo strumento del prelievo è una lama affilata.  E' col filo di questo coltello che i burocrati tagliano i simulacri dove affiora il nome "rom". Questo filo è pure quello appoggia il passo titubante di un pastore che cammina su una lama. Dovunque taglia questa lama, lo spettro della guerra civile si riversa nella sua realtà: la fine del circo. Un filo che nelle loro circolari viene nominato come la principale preoccupazione: la proprietà privata.

Le sue sezioni sono le Baracche.

Pierre CHOPINAUD

 
Di Fabrizio (del 31/05/2011 @ 09:37:21, in conflitti, visitato 1918 volte)

Da Roma_und_Sinti

Una donna si prende cura di sua figlia in un campo sinti in Germania [Photograph #33335] - United States Holocaust Memorial Museum

 Nella foto (QUI l'originale ndr) Theresia Seibel con sua figlia Rita. Alla finestra la zia del donatore, Nelka.

Date: 1946 - 1946
Locale: Wuerzburg, [Franconia] Germany
Credit: United States Holocaust Memorial Museum, courtesy of Rita Prigmore
Copyright: United States Holocaust Memorial Museum

Rita Reinhardt Seibel (ora Prigmore) è la figlia di Gabriel e Theresia (Winterstein) Reinhardt. Lei e sua gemella, Rolanda, nacquero il 3 marzo 1943 a Wuerzburg, dove i loro genitori lavoravano entrambe nel teatro cittadino. Gabriel (nato nel 1913) era originario di Marbach. Aveva per un certo periodo studiato musica al conservatorio di Stoccarda. Assieme ai suoi quattro fratelli, Gabriel aveva suonato in una banda e gestiva un'impresa di riparazione di violini. Precedentemente Gabriel aveva sposato un'altra donna, da cui aveva avuto un figlio, Rigo. La prima moglie di Gabriel venne deportata all'inizio degli anni '40, e poco dopo, lui venne informato della sua morte ad Auschwitz. Theresia (nata nel 1921) era di Mannheim. Da giovane frequentò la scuola in un convento e a 16 anni entrò nel teatro cittadino di Wuerzburg come cantante e ballerina. Nel 1941 diversi membri della famiglia di Theresia furono portati nel quartiere generale della Gestapo, dove furono costretti a firmare moduli di autorizzazione alla sterilizzazione. Vennero minacciati di deportazione in caso di rifiuto.

Prima di essere sterilizzata, Theresia aveva consapevolmente deciso con Gabriel di rimanere incinta. Quando venne chiamata per la procedura, era in attesa di tre mesi di due gemelle. Quando gli igienisti razziali lo scoprirono, lei e la sua famiglia vennero arrestati, mentre si contattò Berlino per decidere sul da farsi. La risposta fu che a Theresia doveva essere permesso di continuare la gravidanza, a condizione che i bambini venissero inviati, a nascita avvenuta, alla clinica dell'università di Wuerzburg. Lì c'era il dottor Werner Heyde, professore di neurologia e psichiatria, e membro chiave del programma di eutanasia nazista, che conduceva ricerche sui gemelli. A quanto pare, anche il dottor Joseph Mengele aveva un interesse personale sui gemelli di etnia sinti. Nel corso della gravidanza, Theresia e Gabriel erano sotto sorveglianza costante.

Non avendo più il permesso di lavorare al teatro della città, Theresia prese un lavoro come usciere e Gabriel andò a fare il fattorino per una compagnia farmaceutica. Le gemelle nacquero alla presenza del dottor Heyde. Avevano brevi pause a casa con i loro genitori, ma la maggior parte del tempo erano confinate in clinica. In un'occasione, le gemelle furono lasciate ai genitori per un servizio fotografico di propaganda sui genitori sinti, per passeggiare con le bambine lungo la Domstrasse a Wuerzburg. La seconda settimana di aprile, Theresia e Gabriel ricevettero un avviso preventivo per la deportazione.

Le bambine non erano incluse e Theresia andò immediatamente in clinica per vederle. Quando arrivò le dissero che non era possibile, ma Theresia si fece strada lo stesso. Trovò Rolanda che giaceva morta con la testa fasciata, vittima degli esperimenti di colorazione degli occhi. Isterica per la scoperta, Theresia afferrò la gemella superstite, Rita, e fuggì. Il giorno stesso o quello dopo, Rita fu sottratta ai genitori e riportata in clinica.

Theresia e Gabriel non la rividero per un anno. Pochi giorni a distanza dall'evento, il corpo di Rolanda venne restituito ai genitori che predisposero un adeguato funerale sinti. Una settimana dopo Theresia venne sterilizzata a forza. Gabriel perse il suo lavoro alla compagnia farmaceutica, ma non venne sterilizzato. Nel 1943 diversi membri della famiglia estesa di Theresia, incluso il fratello minore Otto Winterstein e lo zio Fritz Spindler, vennero deportati (sopravvissero entrambe). Nell'aprile 1944 Theresia ricevette misteriosamente una lettera dalla Croce Rossa tedesca a Wuerzburg, con le istruzioni per andare a riprendere Rita.

La famiglia Reinhardt rimase assieme sino al 1946 o al1947, quando la prima moglie di Gabriel, che in realtà era sopravvissuta alla guerra, tornò in Germania. Gabriel decise di tornare da lei ed il suo matrimonio con Theresia venne annullato dal tribunale USA di Stoccarda. Rita rimase con Theresia e non rivide suo padre sino al 1959. Nel 1962 Theresia si risposò con un soldato americano, che morì nel 1972. Rita soffrì di numerosi disturbi fisici (inclusi forti mal di testa e perdite accidentali di coscienza) per tutta la sua gioventù e l'età adulta, che sua madre attribuì al trattamento presso la clinica di Wuerzburg durante il periodo nazista.

Rita si sposò a 21 anni e subito dopo diede alla luce un figlio e una figlia. Lei e la sua famiglia emigrarono negli USA negli ani '70. Diversi anni dopo, Rita divorziò da suo marito (lasciando anche i figli) e tornò in Germania per aiutare sua madre nel gestire un'organizzazione sinti dei diritti umani, che cerca di aumenatre la consapevolezza sul destino dei Rom e dei Sinti durante l'Olocausto. Rita ora vive a Wuerzburg.

 
Di Fabrizio (del 13/04/2011 @ 09:34:55, in conflitti, visitato 1342 volte)

Da Czech_Roma

Romea.cz Krupka, 9.4.2011 22:12

La polizia ceca interrompe brutalmente raduno religioso di centinaia di persone rom
ryz, Czech Press Agency, translated by Gwendolyn Albert

Oggi per le strade della città di Krupka (15.000 abitanti) hanno tenuto una manifestazione i sostenitori del Partito della Giustizia Sociale dei Lavoratori (Dělnická strana sociální spravedlnosti - DSSS) assieme ai neonazisti Nazionalisti Autonomi (Autonomní nacionalisté - AN) e a Resistenza Nazionale (Národní odpor - NO). Ad un certo punto, lungo il percorso del corteo neonazista, si svolgeva una manifestazione religiosa con la partecipazione di centinaia di persone, tra cui molti Rom. La polizia è brutalmente intervenuta contro di loro usando i manganelli, percuotendo anche il pastore che era in testa, secondo testimoni oculari. In totale sono state arrestate sette persone.

VIDEO
Brutální zásah Policie proti shromáždění v náboženskému Krupce
Miroslav Broz hodnotí brutální Policie zásah proti v Krupce bohoslužbě
Policejní mluvčí v Krupce: Podle analýzy Právní MV ČR Policie zasáhla v souladu se zákonem

Altri video:
http://www.youtube.com/watch?v=96T3s6w3N4U
http://www.youtube.com/watch?v=9GVkEJBUaus
http://www.youtube.com/watch?v=DMbG12Ctmek

I manifestanti di DSSS, le cui bandiere e gli altri simboli rendevano chiaro essere prevalentemente simpatizzanti di estrema destra, si erano riuniti alla stazione ferroviaria per poi marciare in città. La polizia ha stimato il loro numero in un totale di circa 150.

La funzione religiosa all'aperto si teneva all'ingresso del complesso edilizio Maršov in via Karel Čapek, e vi partecipavano centinaia di Rom, mentre altre centinaia lo seguivano dalle loro finestre. Dopo minuti di tensione, le unità della polizia hanno brutalmente disperso la funzione, malmenando il prete che la stava svolgendo.

Secondo Jarmila Hrubešová, portavoce della polizia, questa ha basato il suo intervento contro la funzione religiosa sulle basi delle analisi legali del ministero degli interni, che afferma che seppure le riunioni religiose non abbiano l'obbligo di essere annunciate alle autorità, sono comunque soggette alla legge sulle assemblee. Hrubešová ha detto che le analisi sostengono che le manifestazioni politiche hanno priorità su quelle religiose.

Gli agenti di polizia sono brutalmente intervenuti contro i Rom che stavano semplicemente in piedi sul marciapiedi. Gli astanti sono stati respinti per far posto alla marcia neonazista.

"La polizia ha arrestato in tutto sette persone. Quattro durante gli incidenti, principalmente per non aver obbedito agli ordini della polizia," ha detto all'Agenzia Stampa Ceca la portavoce della polizia Ilona Novotná. Altri tre uomini sono stati arrestati dalla polizia prima che il corteo terminasse; un uomo è stato arrestato in mezzo alla folla dopo un discorso ed altri due sono stati arrestati dopo una rissa.

"Il primo arrestato è stato uno straniero che aveva pronunciato un discorso che mostrava intolleranza razziale. Abbiamo aspettato ad arrestarlo sinché il corteo non ha raggiunto uno spazio più comodo. Altri due sono stati arrestati per aver attaccato un pubblico ufficiale e non avergli obbedito," ha detto Novotná. L'Agenzia Stampa Ceca ha riportato che lo straniero arrestato è di nazionalità slovacca.

Tomáš Vandas, presidente del DSSS, ha tenuto un discorso ai manifestanti prima dell'inizio della marcia, durante il quale ha ammonito sul presunto "razzismo inverso" nella Repubblica Ceca.. Ha ripetuto questa teoria dopo aver marciato nel quartiere Maršov.

Centinaia di poliziotti hanno supervisionato la situazione in città, inclusi un elicotteri ed ufficiali a cavallo. "Le forze dell'ordine contavano circa 300-400 operatori in zona, e sono stati impiegati nell'azione circa 700 poliziotti," ha detto Novotná all'Agenzia Stampa Ceca. Gli agenti di polizia hanno confiscato 15 armi diverse durante le loro ricerche in loco e nelle autovetture, tra cui mazze da baseball ed un machete.

 
Di Fabrizio (del 11/04/2011 @ 09:54:15, in conflitti, visitato 1209 volte)

Cosa lega Pisa a Napoli (ed i campi rom di contorno)

Assemblea contro la guerra a Viareggio il 7 aprile 2011
Intervento del delegato rsu del comune di Pisa Federico Giusti (9 Aprile 2011)

Per nessuna ragione avrei rinunciato a inviarvi un contributo alla discussione di questa sera che ha come filo conduttore il tema della guerra.
Sarò estremamente schematico, a tratti anche provocatorio, ma sarebbe un grave errore affrontare la tematica di questa sera solo da un punto di vista ideologico o di analisi geo politica.

Sotto i nostri occhi è palese la sconfitta del movimento contro la guerra, la sua incapacità di mobilitarsi, di creare opinione pubblica e coscienze.
La responsabilità è attribuibile solo a posizioni ondivaghe e contraddittorie che hanno attraversato per lungo e per largo i movimenti contro la guerra? Insomma, è colpa della non violenza, della scelta operata dal centro sinistra di schierarsi a favore del conflitto in Libia , o l'assenza di mobilitazioni segna la stessa sconfitta delle posizioni più radicali?

Io propendo per questa seconda ipotesi e proverò a dimostrare che l'assenza di mobilitazione non è solo imputabile alle contraddizioni del movimento contro la guerra o a scelte guerrafondaie, ma alla palese e sconcertante incapacità dei movimenti antimperialisti di proporsi in termini propositivi ed egemonici, con percorsi viziati da eccessi ideologici, da continue spaccature, dai vizi del politicismo che annienta il confronto e il dibattito dietro alle estenuanti querelle su elementi insignificanti, pronti a spaccare il capello su parole d'ordine che poi scisse da una reale progettualità diventano prive di ogni significato.

Partirei dalla militarizzazione del territorio che riguarda Pisa con l'Hub ma attanaglia anche altre aree della penisola, per esempio il napoletano. Nel novembre 2011 dovrebbe essere terminata la nuova base militare di Giugliano che sorge a pochi chilometri da una altra base (Lago Patria) e vicino al Garigliano, un deposito di scorie nucleari ad elevata pericolosità

La costruzione di questa area militare è stata preceduta da una pulizia etnica che ha cacciato via campi rom e sinti, popolazioni provenienti dalle zone di guerra del Kosovo. E' ormai accertato che dietro alle minacce, agli incendi e alle aggressioni perpetrate contro rom e sinti ci fosse la mano dei clan camorristici, gli stessi che ritroviamo invischiati nel business della base, nella costruzione dei villaggi per militari, nella edificazione di aree sottoposte in teoria a vincoli paesaggistici. Ebbene, la cacciata dei rom ha preceduto di pochi mesi la costruzione di una nuova area militare, allora come non scorgere un nesso inquietante con quanto accaduto sulla costa pisana al Calambrone? La differenza è che a Napoli avevamo i clan camorristici, al Calambrone quel tessuto sociale della destra che vede piccoli immobiliaristi, proprietari di bagni,di attività commerciali, gli stessi che non hanno mosso un dito quando c'era da difendere la costa tirrenica dal rigassificatore (una minaccia ambientale), o tutelare la Pineta dalle discariche o difendere l'occupazione degli alberghi del litorale dove i contratti a tempo indeterminato vengono progressivamente trasformati in contratti precari.

Dietro a tutto ciò opera la Confcommercio, l'organizzazione dei commercianti e vera testa di ponte della destra, associazione favorevole alla militarizzazione del territorio.

Allora si capisce che la mancata saldatura della lotta per l'ambiente con la difesa del territorio, della lotta antimilitarista con la solidarietà ai migranti, la parcellizzazione dei percorsi ha finito con il regalare alla destra, al razzismo e alla xenofobia un formidabile terreno di sperimentazione dove attuare quella rottura sociale che porta acqua al mulino della destra.

La militarizzazione dei territori avviene silenziosamente senza che nessun movimento la contrasti, del resto sta passando perfino una legge in Parlamento che istituzionalizzerà la presenza dei militari nelle scuole italiane e, allora, le visite in caserma (al tempo del duce ci portavano i balilla con il moschetto di legno) sostituiranno le viste ai musei, i percorsi didattici saranno soppiantati dai programmi di addestramento militare, insomma distruggeranno con la costituzione italiana anche ogni riferimento all'Italia antifascista e all'Italia che ripudia la guerra.

Parlavamo di analogie tra il pisano e il napoletano, infatti vicino al Calabrone (a san Piero) sorge il Cresam dove guarda caso si trovano scorie nucleari, a poche centinaia di metri la base militare Usa di camp darby, a pochi chilometri ancora sorgerà l'Hub militare da cui le Forze armate vogliono far partire tutte le missioni militari all'estero, imprese di guerra chiamate missioni umanitarie.
Ma le analogie non finiscono qui perchè a Napoli e a Livorno stazionano le centrali nucleari galleggianti, i sottomarini a propulsione nucleare che in caso di incidenti provocherebbero danni incalcolabili ben più gravi di quanto avvenuto in Giappone nel 2008.

La parcellizzazione dei movimenti, l'assenza di un punto di vista qualificante e unitario che leghi la militarizzazione del territorio al business economico che si cela dietro alle industrie di armi e alle basi militari,la problematica dell'immigrazione con le lotte dei territori, le campagne contro l'aumento delle spese militari troppe volte promesse dai sindacati e mai mantenute(addirittura la Cgil promuove il potenziamento della industria di guerra) e la difesa di pratiche diffuse come quella dell'accoglienza , questi fatti fotografano la nostra sconfitta.

Da qui bisogna ripartire e il convegno contro l'hub del 16 aprile a Pisa si prefigge un obiettivo ambizioso come quello di tenere insieme le istanze di chi lotta contro la militarizzazione dei territori con quanti obiettano contro l'aumento delle spese militari, i pacifisti con gli antirazzisti, gli antimperialisti con i genitori che si oppongono alle visite delle scuole in caserma.

O si tengono insieme questi percorsi o si intraprendono strade minoritarie e perdenti. La lotta contro la guerra oggi è pressochè inesistente perchè si pensa che opporsi alla guerra non abbia ripercussioni sulla nostra vita quotidiana. Chi del resto individua il nesso tra i tagli ai salari e alle pensioni e l'aumento delle spese militari, con un ricorso strutturale alla guerra per superare la crisi del sistema capitalistico? E una volta individuato il nesso, non pensate che serva una pratica sociale, culturale e politica di massa che non si limiti alle piattaforme giuste e alle manifestazioni minoritarie per scegliere invece percorsi ampi e condivisi ?

Usciamo allora dal minoritarismo e navighiamo in mare aperto

federico giusti

 
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