Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
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\\ Mahalla : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 30/04/2011 @ 09:25:57, in Kumpanija, visitato 2216 volte)

Associazione Amici di Camilla presenta
UN POMERIGGIO IN VIA IDRO
con Sidi, Karisa... Miriam, Jonathan, Joussef, Maria...

Spettacolo, cibo, musica al villaggio di via Idro 62, per incontrarsi e conoscersi

Anteprima:
Sabato 7 maggio h. 15.30 - Laboratorio di pittura per bambini
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Domenica 8 maggio
h. 15.30 - spettacolo teatrale per bambini LA GIORNATA DI SIDI E KARISA
h. 16.45 - concerto con I MUZIKANTI DI BALVAL
h. 18.00 - GRIGLIATA
per tutta la durata della festa: LABORATORIO FOTOGRAFICO A CURA DI ALESSIA E FRANCESCA
Al termine i bambini lanceranno in aria 100 palloncini colorati

INOLTRE:
Biciclettata sulla Martesana con destinazione via Idro. Appuntamento domenica 8 maggio alle ore 14.15 in via Giacosa 46 (ingresso parco Trotter), a cura dell'Associazione "elementare.russo"

Venerdì 6 maggio alle ore 21.00 a villa Pallavicini in via Meucci 3:
A FORZA DI ESSERE VENTO - LO STERMINIO NAZISTA DEGLI ZINGARI Proiezione video e relazione di Paolo Finzi. Incontro pubblico a cura dell'Anpi sezione di Crescenzago, in collaborazione con l'Associazione Villa Pallavicini.

Promuovono:
A.N.P.I. Crescenzago - Associazione culturale AB - Associazione "elementare.russo" - Associazione la Città del Sole - Amici del Parco Trotter Onlus - Associazione VILLA PALLAVICINI - Comitato "Vivere in Zona 2" - Comitato Genitori Elementare S. Mamete - Comunità Rom via Idro 62 - Fondazione Casa della Carità - Legambiente Crescenzago - Martesanadue - Osservatorio sui razzismi - Partito Democratico Zona 2 - Sinistra Ecologia e Libertà Zona 2

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Di Fabrizio (del 30/04/2011 @ 09:16:33, in Italia, visitato 1052 volte)

Carta.org 26/04/2011Nino Lisi

Hanno vinto i Rom. Sì, hanno vinto i Rom. È importante. Ed è importante che siano stati loro in gran parte gli artefici della vittoria, opponendo sino alla fine un pacato ma fermo rifiuto alla consueta proposta del Comune di Roma di dividere i nuclei familiari: le donne e i bambini da una parte, al Car, e gli uomini dall'altra, che trovino loro dove. E hanno resistito anche all'opera di persuasione della Caritas che all'inizio consigliava di adattarsi ad accettare le condizioni imposte dal Comune: separazione dei nuclei familiari fin quando non venissero apprestati i lager, denominati «campi nomadi», dove ricomporre le famiglie; oppure accettare il «rimpatrio assistito».

La vicenda dei Rom si è protratta per tre giornate, dal venerdì santo alla domenica di pasqua. È quasi simbolico.

Da Giovanni Franzoni – che più o meno quarant'anni fa era l'abate della basilica di san Paolo fuori le mura, e che il giorno di pasqua è venuto a portare la sua amicizia ai Rom condividendo con loro, sul piazzale, il pranzo solidale promosso dalle associazioni che hanno sostenuto la lotta dei Rom – sentii spiegare una volta che dove qualcuno/a è nel bisogno e non trova accoglienza, per chi crede, lì si rinnova la passione di Cristo, si ripete il venerdì santo; quando invece chi soffre viene accolto, allora la vita si rinnova ed è pasqua. Per dire che il venerdì santo e la pasqua, la passione e la resurrezione, non capitano una volta all'anno ma tutti i giorni.

E la vicenda degli scorsi giorni dei Rom si è svolta per l'appunto tra un alternarsi di rifiuti e di accoglienza. Rifiuti delle istituzioni e accoglienza da parte della società. La passione di questo gruppo di oltre 150 Rom è iniziata il 18 aprile con lo sgombero del campo dell'ex Miralanza. Sbaraccati dal misero rifugio di fortuna, una sessantina di persone, tra cui almeno una decina di bambini, restano prive di quella parvenza di tetto che erano riuscite a darsi. Si spargono per i giardinetti della zona, ma anche da lì le forze dell'ordine le scacciano. Arpjtetto, l'associazione di volontari che opera nella zona, segnala l'emergenza alla comunità di base di san Paolo e i Rom vengono accolti nel salone di via Ostiense dove trascorrono la notte. Al mattino vanno via per cedere il posto ai richiedenti asilo che arrivano alle 9 per partecipare alla scuola di italiano che Asinitas gestisce da anni in maniera impeccabile. Per alcuni giorni i Rom della ex Miralanza vagano alla ricerca di una soluzione che non trovano.

Venerdì 22 altro sgombero, altra passione. Questa volta tocca al campo di via dei Cluniacensi, in zona Tiburtino. Intervengono altre associazioni: Popica, Arci Solidarietà e Apjtetto.

La Comunità di Sant'Egidio invia un comunicato in cui protesta fortemente per la politica del Comune. Il sindaco Alemanno risponde: «siete fuori dalla realtà». C'è chi commenta che se la «realtà» è questa meglio starne fuori.

Si decide di unire i nuovi «sgombrati» a quelli dell'ex Miralanza. L'appuntamento è alla basilica di san Paolo, che si raggiunge con la metro.

È la mossa che si rivelerà vincente. Per due motivi: anzitutto l'accoglienza, che l'abbazia, sia pure con qualche ambiguità e contraddizione concede, protegge i Rom dalle forze dell'ordine che non vi possono entrare [solo qualche funzionario della Digos che se ne sta in disparte è dentro ad osservare in silenzio]. In questa situazione i Rom si sentono rincuorati. In secondo luogo l'occupazione pacifica e sommessa «fa notizia» e nella società dell'immagine scattano i media.

Il piazzale si riempie di televisioni, fotografi e giornalisti e di quasi tutte le associazioni impegnate nella difesa dei diritti dei Rom. A Arpjtetto, Popica, ed Arci si aggiungono A Buon Diritto, Aizo Onlus, Casa dei Diritti Sociali, Comitato ex Casilino 900, Comunità di Base di san Paolo, Donne antirazzista della Casa Internazionale delle Donne, Federazione Romanì, Monteverde Antirazzista, Osservatorio Antirazzista del Pigneto. E inoltre la Funzione Pubblica delle Cgil di Roma Ovest e esponenti di vari partiti e i Blocchi Precati Metropolitani. Accorre anche il presidente dell'XI Municipio, Andrea Catarci, che sarà presente sino alla fine della vicenda, portando con sé un figlio, in braccio o in carrozzina.

Escono i primi lanci di agenzie, poi i telegiornali e i quotidiani on line. La maggior parte dei media si schierano (miracolo! davvero è pasqua) dalla parte dei Rom criticando duramente l'operato delle istituzioni. La trattativa condotta da una solerte funzionaria prefettizia e un assessore del Comune si avvia dunque sotto la pressione dell'opinione pubblica. I Rom non cedono.

Alle 19 si chiudono i cancelli e si apprende che l'abbazia ha fatto entrare i Rom nell'edificio e la Caritas sta portando cibi e coperte.

Al mattino i/le Rom usciti/e per fare dei piccoli acquisti non sono però fatti rientrare. I contatti con quelli che sono dentro si tengono con i cellulari. All'interno la trattativa prosegue. Le istituzioni insistono. I Rom non cedono.

All'esterno alle associazioni e ai media si aggiungono cittadini e cittadine che vengono a dare solidarietà.

Trascorre così l'intera giornata di sabato. Si profila la continuazione dell'occupazione anche per il giorno dopo. Si decide perciò di invitare i romani e le romane ad un pranzo solidale lì, in strada per il giorno di pasqua. È un rischio, perché non c'è tempo per organizzarlo. Ma riuscirà. Si comincia a pensare anche al lunedì.

Intanto si fa sera, il tempo si rannuvola. All'aperto vi sono tra gli altri anche due famiglie con bambini piccolissimi; due sono gemelli nati da appena due settimane. Il Municipio monta allora una tenda sul piazzale per ripararvi chi non può rientrare nella basilica. Ma arriva, solenne, un messo comunale che sembra venire dall'epoca delle grida manzoniane, e dà lettura in pubblico di un'ordinanza del sindaco che impone di smontare la tenda. La polizia esegue.

Piove. I rom provano a trovare rifugio nella basilica ma la gendarmeria vaticana impedisce a loro e agli attivisti di entrarvi. Molti fedeli, convenuti per la veglia pasquale che annuncia che Cristo dopo la morte risorse all'alba di un giorno di oltre duemila anni fa, solidarizzano con la lotta dei Rom: alcuni rifiutano addirittura di entrare nella chiesa alla quale oggi è inibito l'ingresso dei Rom. Una famiglia venuta a far battezzare il figlio vi rinuncia tra gli applausi dei presenti.

Le due famiglie con bambini piccolissimi però si arrendono, è troppo alto il rischio se restano sotto la pioggia: accettano il rimpatrio. Si aggiungono a quanti – poco più di una decina – l'avevano accettato in precedenza. Gli altri e le altre Rom trovano ospitalità per la notte nella comunità di base che apre di nuovo la porta della sua sede.

Al mattino la trattativa riprende: le istituzioni insistono nel voler separare gli uomini dalle donne e dai bambini, ma i Rom non cedono. Arriva Giovanni Franzoni che rilascia delle dichiarazioni molto ferme e fa pressione sulla Caritas perché non sostenga l'aut aut del Comune ma trovi una soluzione alternativa. Dal canto loro le associazioni si attivano per allestire una soluzione che veda l'accoglienza dei singoli nuclei familiari in più punti della città. Incredibile. le Tv e i giornali incalzano e anche il papa dal balcone da cui si affaccia per la benedizione spende una parola di solidarietà con i Rom.

Sul piazzale si svolge il «pranzo solidale». A un certo punto la trattativa si interrompe. Di fronte alla ferma posizione dei Rom le istituzioni si ritirano.

La situazione è in stallo.

La basilica non può scacciare i Rom ma nemmeno può continuare ad ospitarli all'infinito, tanto più che il primo maggio si avvicina e sarebbe molto disdicevole che la beatificazione del papa che si è voluto santo subito avvenisse con la basilica di san Paolo occupata dai Rom.

Fallita l'opera di convincimento, la Caritas cambia strategia: si dà carico di realizzare in proprio una soluzione che accolga la richiesta dei Rom di non smembrare neppure provvisoriamente i nuclei familiari. L'annuncio viene accolto da grandi applausi di chi è all'interno dell'abbazia. Da fuori si sentono. I Rom hanno vinto.

Quelli di loro che sono sul piazzale vengo fatti entrare. Arrivano i pullman per portare tutti e tutte nella nuova destinazione. Non è un gran che, ma meglio che niente. E soprattutto stanno insieme, donne bambini e uomini. L'alternarsi di rifiuti ed accoglienza è finito. Sono passate le 20. Finalmente è pasqua.

Le associazioni che dal venerdì alla domenica sono rimaste sul piazzale, si riuniscono e stilano un comunicato in cui danno atto alla Caritas e a Sant'Egidio del contributo fornito per trovare per la prima volta a Roma una soluzione che accoglie le richieste dei Rom segnando una netta sconfitta della politica degli sgomberi e della segregazione nei «campi nomadi».

Da poco, a Brugnasco sono terminati i funerali di Vittorio Arrigoni, Brugnasco è lontano, ma per tutte le «tre giornate romane dei Rom» il pensiero – ed anche le telefonate – sono andate al piccolo comune lombardo. Non a caso il comunicato stampa diramato alle 13 di domenica era intitolato Umano e disumano e terminava con l'invito di Vittorio a restare umani. E anche il comunicato delle 22.30 finisce così: restiamo umani.

È davvero quel che va fatto. Grazie Vittorio per averlo detto e praticato.

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Di Fabrizio (del 29/04/2011 @ 18:19:05, in Italia, visitato 1545 volte)

Venerdí 29.04.2011 17:21

È iniziata la chiusura dello storico campo rom regolare di via Triboniano a Milano: secondo gli agenti di Polizia municipale presenti sul posto, entro domani le famiglie dovranno lasciare il campo. Le operazioni, precluse ai giornalisti, stanno avvenendo sotto la supervisione del capo della Polizia municipale, Tullio Mastrangelo. Alcune delle famiglie rom che stanno smontando le loro abitazioni non sanno ancora dove passeranno la notte, in attesa di una comunicazione della Prefettura per una collocazione alternativa al campo. La chiusura del Triboniano avviene a poche ore dal primo incontro pubblico tra Letizia Moratti, sindaco uscente e candidata alle prossime elezioni amministrative, e il leader della Lega Umberto Bossi, previsto per questa sera a Milano in piazza del Cannone (ore 21). Tra gli obiettivi del sindaco uscente c'era lo smantellamento di tutti i campi nomadi della città, regolari e irregolari.


Alcune notizie (non tutte verificate) raccolte di corsa:

Lo sgombero sarebbe iniziato stamattina, senza alcun preavviso. Entro le ore 20.00 tutte le 39 famiglie coinvolte dovrebbero essere ospitate dalla Protezione Civile.

Di queste, 33 avevano avevano iniziato un percorso di allontanamento dal campo. Sentita una di queste famiglie, ha detto che si stava organizzando per il trasloco nella casa che le era stata assegnata, ma non essendoci ancora luce  e nient'altro in casa, tuttora non vi si può trasferire.

Le 6 famiglie che non hanno accettato alcun percorso di uscita loro proposto, potranno rimanere presso la Protezione Civile per il periodo di un mese.


Segue un comunicato del NAGA, appena giuntomi: Milano vota, Triboniano si svuota. La denuncia del Naga

Milano, 29 aprile 2011 Apprendiamo da alcune famiglie Rom che risiedono presso il campo autorizzato di Via Triboniano che questa mattina è partita l'ultima fase di svuotamento del campo stesso.
"Poche le famiglie rimaste nel campo. La maggior parte ha sottoscritto "liberamente" un progetto per il rientro in Romania e per ricevere un compenso per la ristrutturazione della loro abitazione nel loro Paese di origine. Progetto discutibile sia per quanto riguarda la libertà di scelta concessa alle famiglie (che non avevano alternative), sia per quanto riguarda l'erogazione del contributo, l'obbligo di restare in Romania per un anno e di rinunciare alla residenza presso il Comune di Milano. Poche le famiglie più fortunate che hanno ricevuto le case dell'ALER e solo dopo un ricorso che ha condannato il Comune." Affermano i volontari del Naga.
"Delle famiglie rimaste nel campo, dopo ormai un anno di attività volta all'alleggerimento dello stesso, alcune verranno allontanate senza alternative entro domenica. E così, almeno per un po', di Rom a Milano se ne vedranno meno. Obiettivo raggiunto dunque. Non conosciamo purtroppo in dettaglio la situazione di tutte le famiglie coinvolte in questa operazione. Ci basta però segnalare e denunciare la situazione di una famiglia con un bimbo affetto da una grave malattia (lipoma intracranico associato ad agenesia del corpo calloso) in cura presso l'Ospedale Sacco. Per il bambino è stata avviata una presa in carico riabilitativa che richiede la presenza dei genitori. Per questa famiglia dunque il ritorno in Romanie è impraticabile. Per loro e per tutti gli altri dove sono le valide alternative?" concludono i volontari dell'Associazione.
Sembra ovvio (ma probabilmente non a tutti) che, trattandosi di campo autorizzato, l'eventuale chiusura dello stesso deve necessariamente essere accompagnata dalla predisposizione di alternative praticabili. Ciò tuttavia non è avvenuto.

E così, a due settimane dalle elezioni, l'amministrazione comunale festeggia il superamento dei 500 sgomberi dal 2007 e la chiusura definitiva del più grande campo autorizzato di Milano: Triboniano.


ed ancora COMUNICATO STAMPA
I milanesi pagano la campagna elettorale della Moratti

La notizia è di quelle che lasciano allibiti: per sgomberare gli ultimi rom rimasti dal campo di via Triboniano entro la data promessa del 30 aprile, il sindaco Moratti ha deciso di far pagare ai milanesi un soggiorno in albergo per una decina di famiglie.
Manca infatti solo qualche giorno per completare i lavori di ristrutturazione in quei pochi appartamenti, assegnati alle associazioni, a loro destinati in affitto. Ma in nome della campagna elettorale si può fare di tutto.
Su questi lavori pesava un ritardo di mesi causato dal sindaco stesso che con la sua Giunta aveva deciso di sospendere le assegnazioni. Situazione sbloccata dal tribunale solo nel gennaio scorso.
Perché ora tanta fretta? La campagna elettorale è agli sgoccioli. Ancora una volta tutto si compie sulla pelle di famiglie che vengono trattate come oggetti e con una schizofrenia totalmente priva di ratio, prima i milanesi hanno pagato milioni per gli sgomberi, spostando solo il problema di qualche centinaio di metri, ora pagano anche alberghi e pasti.
Tutto questo mentre a Milano non ci sono sistemazioni per le situazioni contingenti, come sfratti e emergenze.

Ines Patrizia Quartieri - Consigliere comunale

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Di Fabrizio (del 29/04/2011 @ 09:17:18, in Europa, visitato 1269 volte)

Da Hungarian_Roma (leggi anche QUI)

Politics.hu

26/04/2011 - Otto persone sono state arrestate venerdì durante lo smantellamento di un campo paramilitare a Gyöngyöspata, Ungheria settentrionale; l'ha comunicato il ministro degli interni Sandor Pinter in una conferenza stampa nel villaggio stesso.

"E' gente che ha generato paura tra gli abitanti del luogo," ha detto, aggiungendo che le otto persone dovrebbero essere processate sabato.

Sono membri del gruppo paramilitare radicale Vedero (che significa "forza di difesa"), che ha organizzato un corso di formazione di tecniche militari nel proprio campo allestito nel quartiere rom.

Pinter ha detto che Gyöngyöspata è stata teatro di "vergognosi eventi che non si sarebbe dovuto permettere che accadessero".

Venerdì mattina la Croce Rossa Ungherese ha organizzato il trasferimento di 276 donne e bambini rom, per passare le feste pasquali a Budapest e Szolnok.

Pinter ha detto che nessuno aveva motivo di scappare dal villaggio, definendo "vergognoso che delle famiglie siano state private della gioia della Pasqua." Ha detto che "qualcuno ha presentato il trasferimento come un'evacuazione..., come uno sforzo per salvare gli abitanti rom." Ha detto che per quanto ne sapeva, nulla ha turbato l'ordine pubblico e la sicurezza nel villaggio, al punto di indurre qualcuno ad andarsene.

"Da quel che posso vedere, qui ci sono legge e ordine," ha detto Pinter.

Precedentemente venerdì l'attivista locale Tamas Bango aveva detto che erano stati i Rom a decidere di mandare donne e bambini via dal villaggio per paura dell'attività che Vedero aveva programmato nel fine settimana.

Sandor Farkas, funzionario anziano del Movimento Diritti Civili Rom ed ex leader della comunità rom locale, ha detto a Pinter che i Rom di Gyöngyöspata hanno dovuto tollerare per due mesi la presenza di organizzazioni di estrema destra.

"In questa situazione pensavamo che i nostri bambini non erano al sicuro," ha detto, aggiungendo che se la situazione non fosse cambiata, avrebbero dovuto lasciare il paese.

Pinter ha risposto che il governo dovrebbe garantire la pubblica sicurezza a tutti i residenti di Gyöngyöspata. Ha aggiunto che dovrebbe essere ovvio che tutti dovrebbero lavorare e per aiutare questo obiettivo "il governo creerà posti di lavoro", probabilmente all'inizio opportunità nei lavori pubblici.

I gruppi radicali nelle settimane scorse hanno organizzato manifestazioni e pattuglie in diversi villaggi dell'Ungheria povera e disoccupata delle regioni settentrionali e nord-orientali,  dicendo che era loro dovere "restaurare l'ordine pubblico" nelle aree con alti tassi di criminalità.


ULTIMORA: BBCnews

Vigilantes di estrema destra si sono scontrati con i rom in un villaggio nell'Ungheria del nord-est, dove le tensioni etniche sono salite settimana scorsa

Vittima degli scontri: La polizia sta cercando di disinnescare le tensioni etniche nella zona

Almeno quattro persone sono rimaste ferite in disordini a Gyöngyöspata, in cui, dice la polizia, sono state coinvolte dozzine di persone.

I media ungheresi riportano che gli scontri sono scoppiati dopo che paramilitari con le uniformi di Vedero ("Forza di Difesa") hanno scagliato pietre contro una casa [abitata da] Rom.

Recentemente i gruppi di estrema destra avevano presentato pattuglie per "l'ordine pubblico" nelle aree rom.

I gruppi sostengono che tali pattuglie sono necessarie per reprimere il crimine.

Il sito web Magyar Hirlap riporta che dopo gli scontri di martedì notte sono stati inviati a Gyöngyöspata rinforzi di polizia.

Settimana scorsa il governo ungherese aveva accusato le opposizioni di aver messo in scena un'inutile "evacuazione" delle famiglie rom dal villaggio, 81 km. da Budapest.

Venerdì 277 Rom in totale sono fuggiti dal villaggio con i bus della Croce Rossa Ungherese. Ora sono tornati alle loro case.

Quanto riportato dai media lo descriveva come un'evacuazione di donne e bambini rom spaventati per le attività di Vedero. Ma un portavoce della Croce Rossa ha negato ogni collegamento, dicendo che si trattava di una vacanza pianificata in precedenza.

Vedero aveva annunciato che avrebbe installato un campo di formazione militare nella parte rom di Gyöngyöspata, 2.800 abitanti in totale. Tuttavia, la polizia aveva ammonito Vedero dal farlo.

Il governo ha approvato una nuova legislazione volta a prevenire gruppi paramilitari o in uniforme dall'agire come una polizia auto-proclamata.

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Di Fabrizio (del 28/04/2011 @ 09:36:28, in casa, visitato 1128 volte)

Da British_Roma

IDEBATE.org Dale Farm: Il Pogrom di Pickles By Ian Abley

Pogróm è una parola di origine yiddish ed è una parola che significa "devastare, demolire violentemente, distruggere o devastare una città".

16/04/2011 - Eric Pickles, ministro britannico alle comunità, sta progettando di demolire, distruggere e devastare mezza Dale Farm, a Oak Lane, Crays Hill, vicino a Billericay. Situata a nord, nelle ora consolidate "plotlands" attorno alla nuova cittadina post-guerra di Basildon nell'Essex, Dale Farm ospita circa 1.000 persone.

Non è una fattoria (farm in inglese, ndr). Si tratta di un ex terreno abbandonato, all'incrocio tra la A127 e la M25, di proprietà degli stessi zingari e viaggianti. Ha costruito i loro chalet su circa 100 piazzole, grandi abbastanza da includere lo spazio per i caravan delle famiglie e degli amici. Il loro problema è che l'autorità locale ha cambiato il suo atteggiamento nel permettere a zingari e viaggianti di rimanere su questo sito [...]. Oggi l'autorità locale èper la maggior parte schierata contro i residenti di Dale Farm.  Ma non fu sempre così in questo pezzo di Essex, con una lunga storia di "plotlands".

Negli anni '60 c'erano meno di 10 lotti su Oak Lane. Col tempo l'autorità locale, il consiglio di Basildon, concesse il permesso di edificare su circa 40 ulteriori piazzole. L'atteggiamento poi si radicalizzò nel 2000. Le autorità locali decisero che non si potevano aggiungere piazzole a Dale Farm, e che aver permesso nel passato di costruire era stato un errore. I residenti si sono trovati l'opposizione a nuove costruzioni sul loro terreno, e le circa 50 case costruite nel XXI secolo non hanno ottenuto i permessi dall'autorità locale che ora voleva eliminare anche le altre. Metà delle case sono legali. L'altra metà è stata costruita su terreni di proprietà ei residenti, ma che le autorità locali ora vedono come "Green Belt" (Cintura Verde ndr). Zingari e nomadi hanno di fronte un'autorità locale che, nonostante la storia delle "plotlands" a Basildon, si è malignamente rivolta contro di loro.

Per ulteriori informazioni: http://dalefarm.wordpress.com

Su Google Earth guardate il rettangolo di poveri edifici familiari sulla Green Belt a Dale Farm, Oak Lane, Crays Hill, Billericay, Essex, CM11 2YJ. Zingari e viaggianti di Dale Farm hanno mostrato come si potrebbero soddisfare le proprie esigenze abitative, se solo le autorità locali fornissero i permessi di edificazione. Adesso il consiglio di Basildon intende spendere 8 milioni di sterline per demolire le loro case, oltre ai costi per l'azione della polizia. Il Daily Mail ha affermato che la polizia dell'Essex ha chiesto al ministero degli interni 10 milioni di sterline per coprire i costi della polizia. (1) Che tipo di pazzesca tirannia pianificatoria si ha quando alla gente - proprio come voi e me - viene impedito di progettare e costruire in un campo le proprie case?

Di fronte ad una sfida alla legislazione del 1947, il sistema di pianificazione sta agendo disperatamente nell'obbligare a demolire le case di Dale Farm. Il governo di coalizione ha promesso sino a 1,2 milioni di sterline per aiutare il consiglio di Basildon a cacciare zingari e viaggianti. (2) Il consiglio di Basildon ha chiesto al dipartimento per le comunità ed il governo locale (CLG) 3 milioni di sterline per contribuire a finanziare lo sgombero. (3) Non è per soldi, ma il principio che più preoccupa Eric Pickles, che ora va oltre. Promette che il CLG sarà consultato sulle nuove linee guida di programmazione, per rafforzare i poteri degli enti locali nell'agire contro gli "sviluppi non autorizzati". Dale Farm può essere non autorizzato, ma sono l'autorità locale, CLG ed infine Eric Pickles in quanto segretario di stato che rifiutano l'approvazione dei permessi di edificazione. In caso contrario il conflitto non esisterebbe e 1.000 persone sarebbero lasciate in pace.

Pickles è determinato a cancellare zingari e viaggianti. Ha detto all'Evening Standard che "... stiano dando ai consigli il potere e la discrezione di proteggere l'ambiente ed aiutare a ricostruire le relazioni comunitarie." (2) Intende, naturalmente, che non vede nessun posto nella comunità locale per zingari e viaggianti. Li rimprovera per ogni tensione nelle relazioni locali, quando tutto ciò che vogliono è essere lasciati in pace. Si appella agli ideologi verdi, quando la Cintura Verde che avvolge Dale Farm è terra di rifiuti. James Heartfield l'ha puntualizzato su Spiked! nel 2009, quando i residenti di Dale Farm erano, ancora una volta, incapaci di superare il sistema legale di pianificazione. [...]

"La legge che il consiglio di Basildon sta sostenendo è quella che protegge la cosiddetta "Green Belt", che dovrebbe interrompere le nostre città con splendide campagne incontaminate. Sheridan ed i suoi compagni viaggianti non hanno preso la terra di nessun altro, hanno costruito le loro case sui loro terreni. Ma sono puniti perché hanno peccato contro la vacca sacra che è la campagna inglese." (4)

Anche Pickles probabilmente ammetterà che vaste aree della Green Belt, particolarmente nell'Essex, sono di scarsa qualità, ma come il New Labour prima di lui, non lo lascerà usare per viverci, in particolare non con i lavoratori. Intravede un'opportunità di usare "l'onesto" popolo lavoratore contro gli operosi ed indipendenti zingari e viaggianti che hanno infranto la stupida legge sulla pianificazione, e sfidato l'idea reale di un'ecologia protettiva. Così ora Pickles sta andando a fondo nel pregiudizio verde che le persone stiano invadendo la campagna e debbano essere contenute. A Dale Farm sta attingendo nel pregiudizio degli ambientalisti che le famiglie numerose siano un problema. A molti zingari e viaggianti piace avere grandi famiglie, che si curano una dell'altra, ma la loro cultura socievole è evidentemente in contrasto con l'idea anti-umana tra i verdi che la crescita della popolazione sia una minaccia al pianeta.

Il pregiudizio anti-umano è comune agli ambientalisti, ma viene diretto da Pickel verso una pressione sul sistema di pianificazione con una presunzione legale di "sviluppo sostenibile". Pickles sta dicendo che zingari e viaggianti che costruiscono case rappresentano lo sviluppo insostenibile che il suo Quadro Politico di Pianificazione Nazionale intende fermare.

Le famiglie numerose che violano la legge urbanistica, e costruiscono sulla Cintura Verde in maniera che il governo definisce insostenibile, sono per Pickles inaccettabili. Lui incoraggia la comunità locale ad organizzarsi per mandarli via, e ad adoperare la polizia per sgomberare le case dai loro terreni. Nel 2011 Pickles sta progettando un pogrom contro zingari e viaggianti. Come riconosce persino The Guardian, anticipando "La battaglia di Basildon", Pickles "... sta convertendo il suo personale percorso di veemente opposizione ai siti non autorizzati dei viaggianti in politica di governo." (5)

Eric Pickles è un nazionalista per la separazione sociale, ma non è fascista, e probabilmente odierebbe essere inteso come razzista. Ritiene di lavorare per proteggere il pianeta, mentre parla di una "Grande Società" agli uomini d'affari (6), volendo in realtà una Piccola Gran Bretagna sostenibile che faccia virtù dell'intolleranza parrocchiale. Pickles è abile a sfruttare le divisioni politiche. Naturalmente, questa controversia non è nuova, né di conseguenza si limita a Dale Farm. Molto dipende dal risultato. Ai residenti fu ordinato di andarsene nel febbraio 2007, quando Ruth Kelly concorreva per il CLG, ma loro presentarono ricorso contro la decisione. (7) Il caso Dale Farm si trascina dal 2001. Il leader del consiglio di Basildon, Tony Ball, insiste: "ciò che è sbagliato è sbagliato, e non ci può essere una regola per un gruppo ed una per un altro. Bisogna accogliere la legge sul suolo." (8) Sa che la legge sulla pianificazione ferma tutti dal costruire sulla propria terra, a meno che l'autorità locale accetti il progetto. Ball se che se anche zingari e viaggianti di Dale Farm non fossero presi ad esempio, ci sarebbero un sacco di persone attorno a Basildon, nell'Essex ed in Gran Bretagna che vorrebbero costruire sulla propria terra. Consiglieri come lui non avrebbero più il potere di rifiuto e di demolizione che Eric Pickles si aspetta venga esercitato a nome del governo nazionale. Ball non si può immaginare un sistema di pianificazione basato sulla persuasione piuttosto che sulla negazione universale dei diritti di sviluppo:

"Guardate le alternative. Se un consiglio chiudesse un occhio sulle violazioni della legge, quale diritto morale avremmo per farla valere contro chiunque altro la infrangesse? La Cintura Verde è lì per una ragione. Per fermare l'espansione urbana incontrollata." (9)

Se vincessero i residenti di Dale Farm, molta più gente potrebbe sfidare il divieto a costruire in tutta la Gran Bretagna [...]. I progettisti dovrebbero ottenere appoggio per qualcosa di positivo che sarà costruito dai proprietari terrieri, avendo perso il potere di dire "No".

Tony Ball, leader del consiglio di Basildon, ha difeso il piano di sgombero in un'intervista televisiva il 15 marzo 2011 su www.bbc.co.uk.

Senza alcun dubbio Ball vuole che i residenti di Dale Farm se ne vadano. Sembra disposto a permettere almeno un quadro limitato di opportunità ai residenti perché trovino una sistemazione alternativa. (10) Eppure Ball appare ancora totalmente insensibile al fatto che i residenti di Dale Farm vogliono la libertà di scegliere di restare sulla loro terra, a Oak Lane, Crays Hill. Fino all'intervento del segretario di stato Pickles sembrava che 28 giorni di preavviso di sgombero non potessero essere notificati rapidamente ai residenti. D'altra parte Pickles sta raccomandando pubblicamente a tutte le autorità locali di osservare i movimenti di zingari e viaggianti durante le feste pasquali. Rosa Prince, su The Telegraph, non ha tardato a ripetere l'allarme di Pickles prima delle vacanze, quando ha urlato:

"I viaggianti erano conosciuti in passato per approfittare delle festività per "occupare le terre", installandosi su terreni dove non avevano autorizzazione a sostare, e per fare poi domanda di permesso per costruire una volta che il comune riapriva... I consigli inoltre sono stati autorizzati ad opporsi ai permessi retroattivi richiesti dagli zingari e da altri, ed offrire più diritti per far rispettare gli avvisi di rimozione contro chi agisce illegalmente." (11)

Zingari e viaggianti di Dale Farm hanno bisogno di essere difesi contro il pogrom distruttivo e socialmente divisorio che Eric Pickles sta pianificando. Questi chalet non dovrebbero essere demoliti. "Dovunque non siamo benvoluti. Non ci hanno voluto nelle campagne. Non ci hanno voluto in città," ha detto Candy Sheridan a The Guardian. Viaggiante irlandese e vice presidente del Gypsy Council 2010, fondato nel 1966, è occupata ad aiutare gli altri attraverso il sistema di pianificazione. "I consiglieri non ci vogliono vedere," ma "siamo parte del paese dove siamo da 600 anni. Abbiamo più diritti noi di starci rispetto a loro." (14) Non c'è abbastanza spazio per tutti nel 90% della Gran Bretagna che non è edificata.

La Gran Bretagna dovrebbe spingere per la libertà universale a costruire, non a demolizioni forzate, dirette contro pochi. Non fatevi ingannare dalle incredibili menzogne di Eric Pickles. Lui ce l'ha contro zingari e viaggianti, che minacciano il suo sistema di pianificazione. Per Pickles sarà una lunga battaglia.

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Di Fabrizio (del 27/04/2011 @ 09:08:35, in media, visitato 1138 volte)
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Di Fabrizio (del 26/04/2011 @ 09:00:27, in casa, visitato 1080 volte)

Segnalazioni di Marco Brazzoduro

NEWIMMIGRATIONWebTV


Da donnecontroilrazzismo

L'occupazione della Basilica di S Paolo da parte dei rom che erano stati sgomberati venerdì scorso si è conclusa stasera con la sconfitta del sindaco e del suo piano sgomberi. Grazie alla resistenza compatta dei rom, grazie alla presenza della stampa e delle tv che hanno dedicato molto spazio alla vicenda, grazie anche al presidio ininterrotto dei firmatari del documento qui sotto, la Caritas ( impegnata ai massimi livelli in trattative durate due giorni) è riuscita a far accettare al sindaco la proposta di farsi carico delle famiglie e di ospitarle in un centro della Caritas. Stasera sono partiti tutti/e verso la nuova struttura, e spero che finalmente possano dormire in un letto dopo due o tre notti passate in bianco , sul pavimento e senza potersi lavare.
Resta la soddisfazione per una battaglia, una volta tanto vincente, e la convinzione che dobbiamo rafforzare la rete antirazzista cittadina e non abbassare la guardia per quanto riguarda la garanzia dei diritti umani per tutti/e.
Buona Pasqua, finalmente,
Francesca

Umano e disumano
E' questo oggi l'unico fronte che attraversa Roma e l'Italia.
Da un lato il sindaco, il prefetto e sempre troppi ingenui che, sempre meno incolpevoli, per paura di guardare con i propri occhi la realtà credono alle vergognose parole di qualche istituzione. Dall'altra i Rom che dopo essere stati "sgombrati" non accettano di scomparire nel nulla, di rendersi invisibili e con tenacia, sotto la pioggia, chiedono di esistere e di essere rispettati, chiedono alla chiesa cattolica di aprir loro le porte.
Quanto è successo ieri è disumano, inaccettabile. I gendarmi hanno filtrato l'accesso alla veglia pasquale nella basilica di s. Paolo: no ai Rom -donne e bambini compresi – no agli attivisti; si ai pellegrini. Tanti fedeli hanno rifiutato il privilegio e si sono uniti a noi gridando vergogna; una coppia che doveva battezzare il proprio figlio si rifiuta ed esce con noi tra gli applausi. Vergogna!
Oggi è pasqua e associazioni vicine ai Rom preparano il pranzo della solidarietà con tutta quella Roma umana e solidale che si vergogna delle proprie istituzioni, cittadini e cittadine che vogliono essere vicini ai Rom, ai tunisini, agli ultimi.
Ormai non c'è più alcuna trattativa.
Una giovane coppia di Rom con due gemelline di 10 giorni, dopo la solerte ordinanza del sindaco che ha ordinato la rimozione della tenda disposta dall'XI Municipio per accoglierli, chinano il capo – sotto la pioggia bimbe così piccole rischiano di morire – accettano il rimpatrio. Chissà se avranno diritto ai mille euro che le istituzioni, per lavarsi le mani, promettono di dare a chi accetta il rimpatrio.
I Rom sono qui. Noi siamo qui. Qui è ciò che resta della nostra civiltà.
No al piano "nomadi". No agli sgombri. No ai respingimenti.
Restiamo umani.

A buon diritto
Action
Aiz onlus
Arci Roma
Arpjtetto
Ass. Popica
Ass. Stalker
BPM – Blocchi Precari Metropolitani
Casa dei diritti Sociali
Collettivo antagonista Primavalle
Comitato ex Casilino 900
Comunità di Base S. Paolo
CSOA ex Snia
CSOA La Strada
Donne Contro il Razzismo- Casa Internazionale delle Donne
Federazione Romanì
Forum Immigrazione PD
Funzione Pubblica CGIL Roma Ovest
Osservatorio Antirazzista Pigneto
Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
Rifondazione Comunista FdS

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Di Fabrizio (del 25/04/2011 @ 09:26:49, in media, visitato 1068 volte)

A parte che nella mia ignoranza non comprendo la logica di multare due mendicanti con 3.000 euro (!!), oltretutto l'elemosina non è più un reato dal 1995, e successivamente espellerle (saranno un pericolo alla sicurezza?), tutto l'articolo sembra più un bollettino di guerra che una cronaca (ammesso che sia una notizia di cronaca la multa a due mendicanti). Ho evidenziato in blu i passaggi più significativi

Le due sono residenti in un campo nomadi in provincia di Milano: fermate dalla Volante all(??)

La città torna ostaggio degli accattoni. Non è ancora finita l'estate(???), che già la presenza di zingari che chiedono l'elemosina diventa subito una costante a Varese. E che ritorna anche se da un anno a questa parte vige sul territorio comunale l'ordinanza antibivacco che prevede per questi professionisti dell'illegalità multe salate. Ne sanno qualcosa due nomadi rumene, pizzicate proprio ieri dalla Polizia mentre svolgevano le proprie attività di accattonaggio all'imbocco dell'autostrada.
Gli agenti della Squadra Volante hanno scoperto le due intente ad elemosinare tra le automobili in coda al semaforo dell'incrocio. E le hanno fermate, dal momento che violavano l'ordinanza emessa dal sindaco ad ottobre dell'anno scorso a tutela della legalità e del decoro urbano. L'elemosina è infatti vietata su tutto il territorio comunale e come misure ci sono sanzioni pesanti, fino a 3.000 euro. Questa la cifra che le due rumene si sono viste appioppare. Si tratta di due donne di 20 e di 23 anni domiciliate in un campo nomadi della provincia di Milano. Sono state condotte in Questura dove è stata loro constata la relativa sanzione amministrativa, che ammonta a 3.000 euro.
Ma non basta: dal momento che, durante la procedura di identificazione, sono emersi a carico delle due numerosi precedenti per reati contro il patrimonio, la Polizia di Stato ha provveduto a consegnare alle due rumene il foglio di via obbligatorio, dopo che il questore ha emesso la procedura di rimpatrio. Insomma, dopo l'identificazione devono abbandonare il Paese. Ammesso che lo facciano. Cosa difficile. Intanto, la presenza di accattoni, con il rientro dalle ferie, ricomincia a farsi sentire.
E la Lega chiede maggiore attenzione.
"Sono aumentati e sono soprattutto facce nuove" è il commento del leghista Carlo Piatti.
L'esponente del Carroccio, in questi anni, è stato il maggiore propugnatore della tolleranza zero nei confronti degli accattoni.
E torna a chiedere maggiore attenzione da parte dell'amministrazione. "L'azione di ieri mattina è certamente un punto a favore della lotta agli stranieri – dice Piatti – dimostra che le Forze dell'Ordine sono attente alle direttive emanate dal Comune. Ma bisogna fare di più ed è soprattutto la Polizia Locale che deve agire, controllando maggiormente la presenza di stranieri nel centro storico. L'area pedonale sta venendo colonizzata e la cosa preoccupante è che sono facce nuove. Non i soliti dieci personaggi, che hanno monopolizzato le attività di elemosina durante quest'anno. Un fatto che fa pensare che Varese stia diventando una meta sempre più ambita dai professionisti dell'illegalità"

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Di Fabrizio (del 24/04/2011 @ 09:06:05, in Italia, visitato 1172 volte)

Le famiglie residenti nel campo sosta Panareo, destinatarie lo scorso gennaio di un’ingiunzione di abbattimento delle loro baracche, hanno presentato in questi giorni, assistite dall’Avvocato Adriano Tolomeo, il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con il quale si chiede l’annullamento previa sospensiva dell’ingiunzione loro notificata.

In attesa che si espleti l’iter legale intrapreso, le associazioni impegnate nel sostegno degli abitanti del campo, auspicano che le Istituzioni intervengano quanto prima per la risoluzione intanto dell’emergenza sanitaria esistente al campo, ovvero la sistemazione degli impianti idrici e fognari come della bonifica ambientale. Per mercoledì, infatti, è stata convocata una commissione intersettoriale comunale per l’individuazione di soluzioni possibili.

La speranza è che le Istituzioni si impegnino concretamente nella realizzazione di progettualità in grado di dare risposte efficaci ai problemi che quotidianamente i Rom incontrano.

Vent’anni paiono un tempo sufficiente per comprendere che la logica dei campi si traduce in interventi inefficaci, non durevoli, dispendiosi ed inadeguati. Al fine di ridurre il danno ed opporsi ai ghetti è necessario promuovere processi finalizzati all’effettivo inserimento dei Rom all’interno del tessuto urbano e sociale della provincia di Lecce.

Uno sforzo istituzionale maggiore di quello che finora è stato realizzato ovvero un’azione sinergica (di partecipazione e concertazione) fra Istituzioni, Enti locali e cittadini Rom renderebbe possibile l’individuazione di strategie concrete che partano dalle esigenze maturate intanto dagli interessati.

Ad oggi, però, la collaborazione fra Istituzioni ed Enti locali risulta complessa, quasi farraginosa, impraticabile.

In questi mesi le associazioni ed i rappresentanti dei Rom di Campo Panareo hanno tentato di proporre delle alternative al campo, chiedendo ripetutamente la convocazione di un tavolo tecnico in Prefettura, puntualmente disatteso, e sollecitando la Regione ad un incontro propositivo, anch'esso non ancora avvenuto.

Alcuni Comuni della provincia di Lecce, ad esempio, proponevano la possibilità di avviare, attraverso finanziamenti reperibili dai piani sociali di zona, progettualità finalizzate all’inclusione socio-lavorativa dei rom. Lo stesso Comune di Lecce ha dichiarato la propria disponibilità ad interventi di natura differente dalla ristrutturazione del campo. Idee sospese in attesa dell’individuazione di fondi disponibili per poterle realizzare.

Stando a quanto riportato dalla stampa, durante un incontro avvenuto fra Comune di Lecce ed Assessorato regionale alle Politiche di Benessere Sociale e Pari Opportunità, si è individuato un possibile canale di finanziamento per la ristrutturazione del campo Rom ovvero l'uso dei fondi normalmente erogati per l’albergo diffuso.

Una soluzione, dunque, non quella auspicata, ma comunque una soluzione. La precarietà è senza dubbio preferibile allo sgombero, specialmente dopo vent’anni di vita in uno stesso luogo ma non può essere sempre e solo l'unica azione possibile.

I campi, d’altronde - oramai è più che noto - producono ghettizzazione, emarginazione, solitudini e l'eterogeneità degli agglomerati abitativi Rom all’interno della Regione Puglia non permette delle soluzioni univoche e generali alla situazione. Superare senza demagogia la logica ghettizzante dei campi, intervenire con azioni specifiche e differenziate nei diversi territori, impone un’unica propedeutica strada: quella del confronto e della partecipazione democratica nella gestione della cosa pubblica che parta da un'idea di fondo: i Rom di Puglia non sono nomadi. Saranno destinati a lungo a vivere nei ghetti?

Rete Antirazzista Salento
Comitato per la Difesa dei Diritti degli Immigrati, Lecce

Contatti
Katia lotteria: katialotteria@gmail.com - 320 0740257
Antonio Ciniero: antoniociniero82@libero.it - 329 6931041

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Di Fabrizio (del 23/04/2011 @ 09:24:55, in Italia, visitato 1106 volte)

Cinquanta persone accampate in un parco nei pressi di via Palmiro Togliatti, trenta in un fazzoletto di verde a piazzale della Radio e altri novanta ospitati negli spazi messi a disposizione della Comunità di base di San Paolo.
È questo il bilancio con cui cala la notte su questo lunedì della Settimana Santa, è questo il modo in cui le Istituzioni della Capitale si preparano alla Santa Pasqua e alla beatificazione di Giovanni Paolo II.

Eroi della giornata sono il Delegato del Sindaco alla Sicurezza Ciardi e il consigliere Presidente della Commissione Sicurezza Santori, in prima linea davanti a giornalisti e fotografi per mostrare il loro impegno contro i "campi abusivi", per cui centinaia di persone in mezzo alla strada e senza prospettiva di soluzioni abitative sono solo un danno collaterale.

A pulire la loro coscienza basta, infatti, la rituale e inutile offerta di accogliere solo donne e bambini per qualche giorno nei centri d'accoglienza.

Eppure appena qualche mese fa il Sindaco Alemanno si era impegnato ad avviare gli sgomberi dei campi "abusivi" con la garanzia di soluzioni alternative per tutti i residenti. Ancora ieri il Sindaco affermava la disponibilità del C.A.R.A. ad ospitare interi nuclei familiari sgomberati dagli insediamenti non autorizzati.

Sempre su questa idea, di spostare tutti i rom nel centro di Castelnuovo di Porto, si era impegnato pubblicamente, domenica scorsa, il Delegato del Sindaco per la questione rom, Najo Adzovic, che alle donne e agli uomini della Miralanza aveva promesso che non sarebbero stati messi per strada.

Parole e promesse morte sotto le ruspe di oggi, buone per i giornali e per farsi acclamare come presidente dei rom, ma inutili se davvero si vogliono superare le condizioni di rischio e di degrado degli insediamenti spontanei.

La logica che vediamo prevalere è, invece, quella della sicurezza-spettacolo, garantita da ruspe, minacce e manganelli, e dell'insicurezza diffusa, perché i rom sgomberati oggi, se non saranno presi in carico autonomamente e senza sostegno istituzionale da associazioni e realtà dei territori romani, non faranno altro che ricostruire altrove le loro baracche, sicuramente in zone più lontane e invisibili, ma anche più degradate e pericolose.

A quanto pare, questo è solo l'inizio di una nerissima Settimana Santa…

"Una scuolina per crescere" - Arpjtetto ONLUS
Popica Onlus
ARCI di Roma

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