Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
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Di Fabrizio (del 31/08/2012 @ 09:11:24, in Europa, visitato 912 volte)

Da Roma_Francais

  par voxrromorum le 21 août 2012

Martedì 21 alle 15 si è tenuta una riunione sotto stretta sorveglianza, nel capannone di Ion, un Rom rumeno che con altri, sta occupando un terreno abbandonato nel dipartimento dell'Essoinne. Invitati Rom da tutti i paesi: Zanko dalla ex Jugoslavia, Dimitar dalla Bulgaria, Janos dall'Ungheria ed anche Jean-François, detto Papayou, un Sinto che abita nel dipartimento. La spinosa questione dei Fnarcesi preoccupa questi Rom, convenuti nel consiglio dei saggi.

Il fatto è che Zanko ha commesso un errore. Da poco incaricato dal consiglio riguardo le questioni della sicurezza e del paesaggio, ha deciso di smantellare il sistema di videosorveglianza in alcuni quartieri. Ciò ha provocato la levata di scudi delle imprese alla sicurezza, mentre i padroni di cani sostengono l'azione di Zanko e chiedono lo smantellamento del sistema di videosorveglianza in tutto il dipartimento. La situazione è esplosiva: le società di sicurezza privata ed il sindacato dei padroni di cani sono due forze inconciliabili per ogni Essoniano che vuole farsi un nome.

Non solo, Janos l'ungherese, incaricato al commercio e lavoro, è andato fuori di testa apprendendo la notizia. Pur "comprendendo il disagio causato dall'installazione di questi sistemi di videosorveglianza", Janos ritiene che il loro smantellamento non sia una soluzione. Come alternativa propone di incastonare i sistemi nei muri, le lenti delle telecamere potranno essere mascherate da una vernice che le renda quasi invisibili, permettendo comunque loro di funzionare. Comunque tanto Janos che le ditte interessate a questo tipo di installazioni, sanno che quella vernice è assolutamente opaca e che le telecamere non riusciranno a registrare niente, ma occorre proporre un'alternativa, se non altro per smarcarsi da quel coglione di Zanko. Poi, se si può aiutare gli amici...

La riunione rischiava di essere lunga, attendendo impazientemente le conclusioni. Da buoni reporter, pubblichiamo per tutti e tutte la decisione adottata, quando Jean-François, detto Papayou, uscendo dal capannone con gli occhi sbarrati si è colpito la fronte: "Che idioti!" Gli abbiamo chiesto cosa non andasse, e ci ha risposto: "Bah, i Fnarcesi non chiedono telecamere, sui pali o dentro i muri, né coperte, né scoperte, pitturate o altre. Vogliono solo che permettiamo loro di mettere le serrature alle porte!" Accidenti, avevamo dimenticato questo divieto per i Fnarcesi di mettere serrature ed utilizzare chiavi. E questo perché, non si capisce che le imprese che le proteggono, a colpi di telecamere o possessori di cani...

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Di Fabrizio (del 30/08/2012 @ 09:31:11, in casa, visitato 912 volte)

Pubblicato il 21 ago 2012 Le foto

Continuiamo ad occuparci di bioedilizia, amici di Ecoblog, seguendo i progetti del contest Solar Decathlon Europe 2012 che ricordiamo si svolgerà dal 14 al 30 settembre prossimo a Madrid. Dopo la portoghese Casas Em Movimento, l'abitazione solare modulare che vi abbiamo presentato nelle scorse settimane, è la volta di un progetto made in Romania.

Si chiama PRISPA ed è una casa solare prefabbricata che produce, grazie ai pannelli fotovoltaici, il 20% in più di energia dei consumi medi (in Romania). A Bucarest i consumi medi sono di 7.508 kWh all'anno, la casa ne produrrebbe 9.501 kWh. Una piccola centrale energetica che va oltre l'autosufficienza. Il progetto degli studenti di architettura degli atenei rumeni, rispetto a quello dei colleghi portoghesi, è decisamente più semplice: non introduce novità radicali, come nel caso della casa modulare che si adatta alle mutate esigenze di spazio ed energia della famiglia, in costante evoluzione, bensì punta a sfruttare le tecnologie esistenti in modo innovativo. D'altra parte, è la prima volta che la Romania partecipa al Solar Decathlon Europe ed è un esordio davvero niente male.

I pannelli fotovoltaici, 32 in tutto, sono integrati alla struttura per una potenza installata complessiva di 8 kWp. La casa, costruita in legno, è ottimizzata per sfruttare la luce solare in inverno e raffrescarsi passivamente d'estate. In dotazione anche due pannelli solari termici ed impianti per il riciclo delle acque grigie in grado di recuperare fino a 250 litri al giorno.

La particolare struttura angolare garantisce inoltre un elevato livello di protezione dai venti gelidi e sferzanti che soffiano in Romania d'inverno. Anche gli interni sono in legno, sono stati mantenuti i colori naturali dei tessuti e delle altre materie prime utilizzate per i pavimenti ed i rivestimenti. Gli ambienti sono arieggiati e molto luminosi e per ridurre l'invasività degli impianti è stato progettato un locale appositamente per ospitare i convertitori di energia e le altre apparecchiature tecnologiche.

La casa costerebbe, orientativamente, intorno ai 120 mila euro (è il prezzo del prototipo di 87,15 metri quadrati), ma gli studenti sperano che il costo in futuro possa abbassarsi ulteriormente attestandosi intorno ai 70 mila euro, cifra nettamente più abbordabile.

Cliccare sulle foto per vederle a grandezza originale

PRISPA su Facebook

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Di Fabrizio (del 29/08/2012 @ 09:13:04, in Europa, visitato 788 volte)

Da Roma_Francais

Rom: facilitare l'accesso al lavoro, "un vero, falso annuncio" Par Morgane Bertrand

Il governo potrebbe fare molto di più per aiutare i Rom ad integrarsi, dice Benjamin Abtan, presidente del Mouvement anti-raciste européen Egam. Intervista

[...] Il ministro dell'alloggio, Cécile Duflot, ha annunciato mercoledì 22 agosto che il governo ha deciso di "allentare i vincoli" sull'accesso al lavoro dei Rom, "sopprimendo la tassa" a carico dei loro datori di lavoro ed "allargando" i mestieri a cui possono accedere. Lei che ne dice?

Buono, ma potrebbe essere meglio. Prima, una piccola precisazione: il problema non è facilitare l'accesso dei Rom al lavoro, ma cessare di impedirne l'accesso a bulgari e rumeni. Per loro esistono disposizioni europee specifiche, come l'obbligo di avere un permesso di lavoro e di soggiorno, e per il datore di lavoro di accollarsi quella famosa tassa.

Ciò detto, facilitando l'accesso di rumeni e bulgari al mercato del lavoro, si faciliterà effettivamente la loro integrazione ed una lotta più efficace contro il lavoro nero e la mafia. Ma è un "vero-falso" annuncio, dato che la Francia si era già impegnata di fronte alla Commissione Europea ad abolire questo dispositivo specifico entro la fine del 2013. Diversi paesi, tra cui l'Italia e l'Irlanda, l'hanno già fatto.

Il governo non ha anche il merito di affrontare finalmente a viso aperto una questione tanto complessa?

Certo, ma ha scelto di farlo al minimo - ascoltando solo il collettivo Romeurope - scegliendo cioè un interlocutore francese, ed umanitario. I problemi dei Rom vanno ben oltre. Non solo non è stata considerata la dimensione europea, ma il governo non ha neanche prestato orecchio all'Union française des associations tziganes, che rappresenta la comunità. Se si fosse tenuto conto di questi aspetti, si sarebbe andato ben oltre.

Esempio?

L'anno scorso, tutti i paesi dell'Unione Europea hanno presentato alla Commissione la loro strategia d'integrazione dei Rom. Quella della Francia era assolutamente insufficiente. Aspettiamo quindi dal governo una revisione profonda di questa strategia, sia riguardo al budget che al calendario. A Bruxelles ci sono miliardi di euro destinati a sostenere i progetti d'inserimento dei Rom. Ma sono in gran parte sottoutilizzati. La Francia potrebbe scegliere di mobilitarli. Quanto ai diritti dell'uomo, avrebbe potuto prendere l'impegno di portare a livello europeo la lotta contro la discriminazione ed il razzismo verso queste popolazioni.

Cosa avrebbero potuto domandare le comunità rom e zigane se fossero state ricevute nella forma dovuta?

L'abolizione della legge del 1969 sul vagabondaggio. Questo testo discriminatorio impone a queste popolazioni il possesso di un carnet di circolazione, la perdita del diritto di voto per dieci anni in caso di cambiamento del comune di residenza, o ancora una quota non superiore al 3% di gens du voyage per ogni comune. L'anno scorso abbiamo chiesto l'abolizione di questa legge, ed il partito socialista si era impegnato. Se il governo avesse ricevuto i latori di questa rivendicazione, avrebbe potuto impegnarsi pure.

Per quanto riguarda lo sgombero dei campi rom, Matignon ha indicato che "le decisioni giudiziarie continueranno ad essere applicate..."

Per cinque anni, si sono stigmatizzate mediaticamente queste persone, senza una soluzione. Questi sgomberi non fanno che spostare il problema e complicano ancora di più la situazione in termini di igiene o di scolarità. François Hollande aveva promesso che non ci sarebbero più state espulsioni senza rialloggio. Il governo ha il dovere di trovare una risposta globale. Secondo un sondaggio Atlantico-Ifop realizzato il 9 e 10 agosto, l'80% dei Francesi sono favorevoli allo smantellamento dei campi rom illegali, ma il 73% giudica la misura inefficace!

Cosa risponde a quanti credono che queste persone non siano sedentarizzabili?

Di cosa parliamo? I Rom di Francia,  15.000 miserabili Rumeni e Bulgari. Su scala nazionale, la cosa è gestibile! Nei loro paesi, sono sedentari ed urbanizzati da decenni. Si tratta soprattutto di immigrati poveri che si ritrovano nelle baraccopoli perché non  hanno i mezzi per vivere. Non è nel loro gene vagabondare di baracca in baracca. Si direbbe dei nuovi immigrati spagnoli che fuggono dalla crisi economica che sono dei "nomadi spagnoli"?

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Di Fabrizio (del 28/08/2012 @ 09:14:11, in Italia, visitato 1420 volte)

Segnalazione di Alberto Maria Melis

Oggetto: Esposto avverso i giornalisti Michele Ruffi e Roberto Casu dell'Unione Sarda

Il sottoscritto rappresentante dell'Associazione sarda contro l'Emarginazione (Asce) e delegato ad acta della onlus Fondazione Anna Ruggiu di Cagliari, dell'Associazione 2000 [R]esistenze di Monastir, del CagliariSocialForum di Cagliari e del Gruppo EveryOne (group for international cooperation om human righys culure) di Treviglio, tutti per l'occasione domiciliati presso A.S.C.E. in S.S. 387 Km 8 – 09047 SELARGIUS, presenta all'Ordine dei Giornalisti della Sardegna un esposto avverso i giornalisti dell'Unione Sarda Michele Ruffi e Roberto Casu, in relazione agli articoli pubblicati sul suddetto quotidiano in data 11, 12, 13, 15 e 17 agosto 2012, qui di seguito più precisamente indicati, ritenendo che i loro contenuti violino i doveri imposti dal codice deontologico dell'Ordine e nel contempo il "Diritto alla Riservatezza" del cittadino ai sensi della L. 675/96 art. 25 e le Leggi che puniscono l'istigazione all'odio razziale e le discriminazioni su base etnica.

1) In data 11 agosto 2012 il quotidiano pubblicava in prima pagina, a firma di Michele Ruffi e sotto la responsabilità del facente funzioni di Direttore Responsabile Roberto Casu, un articolo intitolato "Cagliari, per gli zingari una villa con piscina a spese del Comune". L'occhiello recitava: "Bagni di lusso e aria condizionata". Il sommario in prima pagina riportava: "Una villa con piscina, una casa con giardino e pavimenti in marmo, aria condizionata e bagni di lusso con idromassaggio: sono i nuovi alloggi di alcune famiglie nomadi, che a giugno hanno abbandonato il campo sosta (…) quasi tutti si sono trasferiti, a spese del Comune di Cagliari, nelle case prese in affitto sul litorale quartese".
L'articolo pubblicato a pag. 19 riportava invece questo titolo: "Ai nomadi una villa con piscina". Sottotitolo: "Viaggio nelle case con giardino, tra marmi e idromassaggio". Nella stessa pagina comparivano inoltre tre fotografie, una della piscina, una dei servizi igienici di un edificio, la terza di un edificio.
Senza entrare nel merito dell'articolo, che pure offriva una visione distorta ed erronea delle condizioni delle abitazioni, gli scriventi ritengono che le affermazioni riportate nei titoli succitati, nell'occhiello in prima pagina e nel sottotitolo della pagina interna, costituiscano una gravissima violazione dei principi di verità e oggettività, sostanziatasi nel proporre al lettore una conoscenza del tutto fuorviante della realtà oggettiva delle cose.
Gli edifici in oggetto infatti, così come risulta dalla immagini, della casa per sei famiglie, della testata online CagliarIPad (http://www.youtube.com/watch?v=Sq6H0J9LcwQ), non corrispondono nella maniera più assoluta alla descrizione fornita. In particolare la cosiddetta "villa con piscina" è in realtà un grande edificio da tempo abbandonato, con i vani e i servizi resi inagibili dagli atti di vandalismo, le mura scrostate e minate dall'umidità, gli spazi aperti incolti e la stessa "piscina", ricolma in parte di fanghiglia e di rifiuti solidi, del tutto inutilizzabile.
Oltre ad instillare nei lettori una errata percezione delle strutture, l'occhiello e il testo in prima pagina riportavano inoltre un'altra asserzione del tutto falsa, laddove recitavano che l'affitto delle strutture sarebbe stato "a spese" del Comune. Eppure sulla stessa Unione Sarda del 14 agosto un articolo a firma del Magistrato Altieri spiega che quei denari provengono dalla U.E. Ed era già risaputo infatti, poiché reso noto dall'amministrazione comunale, così come peraltro risulta agli scriventi in base alle loro dirette conoscenze delle normative di legge a tutela dell'etnia Rom, che i fondi che verranno utilizzati provengono da specifici finanziamenti della Comunità Europea, non altrimenti utilizzabili, né convertibili in capitoli di spesa altri.
Gli scriventi ritengono che i giornalisti Ruffi, come firmatario dell'articolo, e Casu, come Direttore Responsabile, abbiano di fatto violato la Carta dei Doveri del Giornalista sottoscritta dal Consiglio Nazionale dell'Ordine e dalla Federazione Nazionale della Stampa l'8 luglio del 1983. Sia per la manifesta falsità del contenuto dei titoli, sottotitolo e occhiello succitati. Sia con la pubblicazione delle tre fotografie che non mostrano la situazione di sfacelo ma anzi inducono artatamente a una visione fallace. Sia, infine, perché, più in generale, anche nel testo dell'articolo, non viene restituita un'informazione attinente alla realtà oggettuale delle cose ("Il giornalista non deve omettere fatti o dettagli essenziali alla completa ricostruzione dell'avvenimento. I Titoli, i sommari, le fotografie e le didascalie non devono travisare, né forzare il contenuto degli articoli o delle notizie", cit. Carta dei Doveri).

2) In data 12 agosto 2012, il quotidiano pubblicava, sempre a firma di Ruffi e sotto la diretta responsabilità di Casu, un articolo in prima pagina riportante questo titolo: "Zingari in villa: è bufera". Occhiello. "Il Comune verserà 2.500 euro al mese al proprietario dell'immobile". L'articolo a pag. 19 è corredato di una fotografia, le cui caratteristiche di non veridicità oggettuale sono pari a quelle delle immagini pubblicate il giorno precedente, e supportato di un altro pezzo di spalla nel quale viene intervistato il proprietario della cosiddetta "villa con piscina".
Senza in questo caso voler entrare nel merito dei titoli e del testo dell'articolo, che contiene alcune parziali rettifiche di quanto affermato il giorno precedente, gli scriventi ritengono che la stessa intervista al proprietario dell'immobile, laddove viene citata la struttura data in uso ai Rom, l'ex discoteca il Pandemonium, costituisca di fatto una seconda violazione dei doveri sanciti dalla Carta e insieme una gravissima infrazione del Diritto alla Riservatezza così come sancito dalla Legge 675/1996 e dal D.lgs n.123/1997. Rendendo pubblica infatti la dislocazione dell'abitazione delle famiglie rom che hanno preso in affitto la struttura, in un rapporto squisitamente economico tra privati cittadini, i giornalisti succitati hanno fornito al pubblico l'esatta dislocazione dell'immobile, in un momento, tra l'altro, gravido di tensioni sociali e di aperte minacce nei confronti della popolazione rom tutta.
Gli scriventi ravvisano in tale azione anche una palese violazione di quanto sancito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.5259 del 18 ottobre 1984 (più conosciuta anche come Decalogo del giornalista), laddove essa delimita con esattezza le condizioni per le quali il Diritto di Stampa possa prevalere sul Diritto alla Riservatezza:
- L'utilità sociale dell'informazione (inesistente nell'indicare l'esatta ubicazione di un nucleo di famiglie che non si sono rese colpevoli di alcun reato e la cui unica "eclatante" diversità appare quella etnica);
- la verità dei fatti esposti (minata già alla base dalle false informazioni pubblicate il giorno precedente);
- la continenza formale, ovverossia la forma civile dell'esposizione (che palesemente esula dai toni apertamente scandalistici utilizzati negli articoli dell'11 e del 12 agosto).

3) In data 13 agosto 2012, a un terzo articolo a firma di Michele Ruffi che descrive un'altra delle abitazioni prese in affitto dalle famiglie rom sul litorale di Quartu Sant'Elena, intitolato "Nomadi, ecco le altre case", viene affiancata una quarta fotografia, presa dall'alto, che oggettivamente rende pubblica e riconoscibile la sua ubicazione.
Anche in questo caso gli scriventi ravvisano una gravissima violazione del Diritto alla Riservatezza e una palese violazione della deontologia professionale dei giornalisti Ruffi e Casu.
4) In data 15 agosto 2012 il facente funzioni di Direttore Responsabile Roberto Casu pubblicava un editoriale da lui stesso sottoscritto dal titolo "Chi difende i diritti dei bambini rom". In tale editoriale, oltre a confermare per intero ogni notizia fino allora pubblicata, faceva propri i peggiori stereotipi sui bambini rom, offrendo così al lettore una immagine completamente distorta della realtà e alimentando i sentimenti di ostilità verso i Rom e, data la generalizzazione, di rifiuto di quella etnia.
Egli infatti scrive dello "sfruttamento dei bambini zingari: esposti ai semafori dai loro genitori o sfruttatori, per impietosire gli automobilisti, privati della scuola e addestrati a fingersi storpi". Una realtà simile a Cagliari non esiste e salvo eccezioni da verificare tutti i bambini risultano scolarizzati e nessuno viene impiegato per mendicare. Nello stesso scritto il giornalista insulta i critici degli articoli dei giorni precedenti, riproponendo anche la falsa notizia della "villa con piscina", nel modo seguente: "... in questi giorni a Cagliari, nel salotto di qualche orfanello del giornalismo, di odio razziale si è scritto (si fa per dire) e sparlato anche troppo, … E' bastato che questo giornale denunciasse lo sconcio di una villa con piscina assegnata ad alcune famiglie rom ..."
La realtà ci dice che la villa con piscina non esiste e che per il giornalista Casu i rom non potrebbero vivere in una villa con piscina neanche se ne avessero l'opportunità. Infine egli scrive ancora: "E' razzismo chiedere che gli alloggi ai rom vengano concessi solo a condizione che i beneficiari rispettino le leggi dello Stato italiano …?" In questo caso il giornalista propone un'altra discriminazione su base etnica, proponendo una condizione solo per i rom, presumendo e facendo intendere in modo chiaro che i rom, in quanto tali, sono propensi a non rispettare le leggi e che l'eventuale mancato rispetto delle leggi debba comportare, sempre e solo per i rom, la perdita dei diritti umani.
5) Il giorno 17 agosto 2012 il giornalista Ruffi propone un articolo dal titolo "Noi volevamo un altro campo" nel quale intervista Saltana Ahmetovic ed Antonello Pabis, contro la volontà degli stessi contenente espressioni virgolettate ed agli stessi attribuite che non sono mai state dagli stessi pronunciate e non in quei termini. Nella sua presentazione in prima pagina il titolo scelto è "Il capo dei Rom: dateci un'altro campo", laddove non si può affermare, per ragioni di verità, che i Rom siano rappresentati da un capo e che sia sufficientemente noto che a Cagliari i Rom hanno più delegati in rappresentanza delle diverse famiglie e che attribuire ad una persona il ruolo di capo, evidentemente di tutti o della generalità dei rom, oltre a provocare sospetti tra gli stessi rom, può indurre all'idea di una comunità pericolosamente organizzata e feudalmente gerarchizzata.
In un successivo pezzo dal titolo "Caso nomadi, una valanga di sms" si propone un'ampia carrellata di messaggi dimostrativi degli effetti provocati dalle notizie pubblicate dall'Unione Sarda: "A chi si è fatto venire la bella idea di ospitarli in ville con piscine mettendo sul groppone di noi sardi i costi ….." (scrive tale Michele Lavezzi); "la mia casa popolare non ha piscina, né idromassaggio, quanto meno marmi intarsiati …." (sig. Giuseppe, S.Elia); "Ai rom villa al mare e 90 euro al giorno" (P.Masia); "... perchè … i rom in pochi giorni sono stati sistemati anche in villa?" (Sergio); "Bambini tenuti sotto la pioggia, bambini costretti quantomeno a mendicare (o forse qualcosa di più), bambini costretti ad imparare mezzi e mezzucci per impietosire e portare a casa qualche euro per i loro impietosi genitori ..." (Piergiorgio Calò).

Gli scriventi, in merito a tutto quanto su esposto, si affidano agli organi preposti dell'Ordine dei Giornalisti della Sardegna affinché valutino il comportamento professionale di Michele Ruffi e di Roberto Casu, soprattutto e ancora una volta alla luce della sentenza della Corte di Cassazione del 18 ottobre 1984 (Decalogo del giornalista), esemplare nel definire i contorni dell'informazione comunque scorretta che non si sostanzia solo nel veicolare notizie false o errate (cosa che nel caso specifico ci pare acclarata dai fatti), ma anche nel porre in essere tecniche informative viziate dallo sleale difetto di chiarezza:
- "Il sottinteso sapiente", nella consapevolezza che l'uso di determinate espressioni ("ai nomadi villa con piscina") verranno intese dai lettori in senso fortemente sfavorevole;
- "gli accostamenti suggestionanti", (nel nostro caso anche con l'uso di fotografie probabilmente d'archivio non restituenti la realtà oggettuale dello stato degli edifici), che tendono a mettere in "cattiva luce" i soggetti di cui si parla;
- "il tono sproporzionatamente scandalizzato e sdegnato", nel nostro caso specialmente nei titoli, allo scopo di indurre i lettori più superficiali o sprovveduti a cadere in suggestione a causa dei toni usati.

Gli scriventi, affidandosi alla valutazione degli organi competenti dell'Ordine, non possono esimersi, in conclusione di questo esposto, di manifestare tutta la propria preoccupazione per gli effetti potenzialmente anche devastanti che gli articoli pubblicati dall'Unione Sarda, testata di antica e più illuminata tradizione, potrebbero provocare.
In un momento in cui la società, in particolare quella sarda, è minata da gravi difficoltà economiche, e nel contempo è anche attraversata da fortissime tensioni sociali, l'uso improprio dell'informazione, allorquando essa è minata dal veleno della falsità e dall'arroganza del pregiudizio, non solo può minare l'opera di tutti coloro che oggi sono impegnati nel tutelare i diritti della minoranza rom, ma può anche portare a pericolose manifestazioni di intolleranza. Vieppiù nel caso specifico di un gruppo minoritario ancora oggi vittima di diffusi attacchi razzisti o xenofobi e sempre a rischio di nuovi atti di violenza.
Dispiace prendere atto di quanto ogni raccomandazione del Parlamento Europeo, così come le "Comunicazioni" della varie Commissioni di Bruxelles, in merito a un uso coscienzioso e rispettoso dell'informazione avente come tema le categorie deboli e in particolare l'etnia Rom e Sinta (l'ultima, la 173, è stata recepita dall'Italia nel 2011), siano state clamorosamente disattese.
Gli scriventi chiedono di essere informati degli esiti del presente esposto.

All'Ordine dei Giornalisti della Regione Sardegna
Via Barone Rossi 29 – Cagliari

P.c.: Al garante per la protezione dei dati personali
Piazza di Monte Citorio 121 – 00186 Roma
Agli Organi di Stampa

Cagliari 24.8.12
Antonio Pabis
Per L'associazione Sarda contro l'Emarginazione, la Fondazione Anna Ruggiu onlus, l'Associazione 2000 Resistenze, il Cagliari Social Forum, il Gruppo EveryOne

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Di Sucar Drom (del 27/08/2012 @ 09:16:51, in Europa, visitato 808 volte)
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Di Fabrizio (del 26/08/2012 @ 09:16:58, in casa, visitato 844 volte)

Di Nazzareno Guarnieri

...non è stato mai affrontato, solo qualche caso puramente dimostrativo e demagogico per buttare fumo negli occhi dei cittadini e riempirsi la bocca di legalità.
E' bene precisare che che questi alloggi sono occupati abusivamente da cittadini Italiani di cui circa un terzo da imputare a famiglie rom.

Da qualche mese a Pescara e Provincia è in atto LO SFRATTO dagli alloggi popolari occupati abusivamente, cioè senza una regolare assegnazione o senza il corretto iter amministrativo.

Una scelta giustissima per la garanzia dei diritti e per il ripristino della legalità.
Ma gli fratti eseguiti finora riguardano SOLO FAMIGLIE ROM.

Inoltre dopo questi fratti molti bambini rom vengono letteralmente buttati in mezzo alla strada violando la normativa che obbliga a definire una soluzione alternativa allo sfratto ed in particolare per tutelare i minori.
E' POSSIBILE RIPRISTINARE LA LEGALITA' VIOLANDO LA LEGGE?

Per esempio si è verificato che in condominio con 3 inquilini abusivi, di cui uno Rom, lo sfratto è stato notificato ed eseguito solo ll'inquilino abusivo rom.
Diverse sono situazioni simili, sia a Pescara che nei comuni della Provincia.
Un vero PROGROM che riverserà il disagio sulla quotidianità di tutti i cittadini
E' questa la legalità di questa politica abruzzese?
L'ennesima discriminazione razziale di una politica incapace di governare.
Dove è finita l'opposizione politica?
e la società civile?
Tutti bravi a fare fumo e teorie, fatti concreti utili al cittadino? .... chi sa quando

La legalità è una valore importante per una società civile e democratica e non può essere strumentalizzata per interessi personali o di parte.
Quanti personaggi a Pescara si sono riempiti la bocca di legalità ed istigato all'odio razziale SOLO per essere eletti e dopo la elezione non hanno fatto nulla?

La Fondazione romanì Italia ed il Centro Studi Ciliclò nei prossimi giorni, in merito agli sfratti eseguiti e da eseguire a Pescara e Provincia, invieranno una segnalazione alle istituzioni internazionali preposte ed all'Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale della Presidenza del consiglio dei Ministri, inoltreranno alla procura di Pescara una denuncia/esposto per indagare su eventuali violazioni della legge.

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Di Fabrizio (del 25/08/2012 @ 09:10:43, in sport, visitato 1017 volte)

Vergogna a misura olimpica per l'Irlanda razzista by Peter Mc Guire - 17 agosto 2012

Il razzismo era alle porte quando gli eroi olimpici della boxe vinsero oro e argento a Londra. E' stato sconfortante, prevedibile ed ampiamente condiviso.

Settimana scorsa, la pugile venticinquenne Katie Taylor ha conquistato l'Irlanda con una performance mozzafiato al primo torneo olimpico di boxe femminile, contestato e voluto per introdurre i Giochi. Taylor, figura di grande ispirazione per lo sport, le donne ed il popolo irlandese molto meritatamente hanno ottenuto grande attenzione dai media con quella medaglia d'oro.

Non sempre la copertura è stata positiva. Il quotidiano australiano The Age ha risposto al successo di Taylor con una serie di pigri stereotipi irlandesi "bevitori-di -punch", "la Guinness e il whiskey hanno mandato gli Irlandesi fuori di testa" e, alla perplessità di molti, "[Taylor] è circondata da gente che preferisce un punch ad una patata." Il giornale Usa Today ha adoperato un po' di luoghi comuni ed imprecisioni nel suo pezzo sulla vittoria di Taylor: "Nell'isola verde smeraldo, scorrono libere pinte di Guinness, forse abbastanza per riempire il mare d'Irlanda. Gli scommettitori fanno girare le sterline come fossero caramelle" (Tanto per iniziare, l'Irlanda usa l'euro e non la sterlina. Ma comunque... )

L'ambasciatore irlandese in Australia si è indignato ed ha spedito una lettera infuocata a The Age, costringendo il giornale a scuse imbarazzate. Nel contempo, la reazione contro Usa Today ha portato ad una similare ritrattazione.

Ma il razzismo peggiore non è stato diretto a Taylor, né è arrivato da un maleducato opportunista sotto forma di giornalista straniero. La vera bile proviene direttamente dal cuore stesso dell'Irlanda, contro la medaglia d'argento nella boxe di John Joe Nevin. Lui potrebbe essere un eroe olimpico, il golden boy della boxe irlandese, ma è anche un Traveller irlandese. I TRaveller, che conducono uno stile di vita semi nomade, sono la comunità minoritaria più antica d'Irlanda ed una minoranza significativa anche in GB.  Tutti sanno che è bene odiarli.

Come molte polemiche odierne, è cominciato tutto su Twitter. Poco dopo l'argento di Nevin, un popolare ristorante di Dublino ha inviato un tweet di scherno dicendo che presto la famiglia di Nevin sarebbe venuta per il piombo e il rame, chiamandoli ladri. Lo scherzo è stato ampiamente diffuso via SMS. Il ristorante è stato messo alla berlina per il suo razzismo estemporaneo, e rapidamente ha espresso le sue poco convinte scuse. Ma non è trascorso molto tempo che sono apparsi altri messaggi su Twitter, chiedendo dove fosse il problema. Non vi siete divertiti? Non avete senso dell'umorismo? Alcuni hanno suggerito che nel commento vi fosse un briciolo di verità, perché si sa che i Traveller sono "zingari, ladri",  usando una tipica diceria irlandese di uso quotidiano.

Mullingar, città natale di Nevin, aveva applaudito il ragazzo prodigio della boxe locale durante i suoi assalti olimpici. Traveller e locali si sono mischiati, fianco a fianco, con l'entusiasmo che circondava Nevin ad abbattere le molte barriere che dividono le due comunità. Alcuni l'hanno guardato nei pub locali, ma la famiglia di Nevin non era tra loro; come membri della comunità Traveller, è stato loro rifiutato il servizio. Molti pensano che sia stato giusto così: un Traveller tra i tanti che erano nei pub, sembra abbia assalito un barman - quindi a nessun Traveller è stato consentito entrare nei pub locali (ovviamente, nel frattempo il resto astemio della città pregava piamente e senza nessun screzio tra gli abitanti...).

Per inciso, la famiglia di Nevin è stata poi servita al bar The Covert e, secondo tutti i testimoni, l'atmosfera era elettrica.

Nevin ha espresso disappunto per il razzismo diretto contro la sua famiglia, ma ha detto di essere rincuorato per l'ondata di sostegno nella sua città natale, e di voler mettere l'incidente alle spalle. Spera che la sua vittoria possa costruire un ponte tra Traveller e stanziali.

Il divieto ad entrare nei bar (negozi, alberghi, parrucchieri) è un problema comune per la comunità Traveller irlandese, ma è l'ultima delle loro preoccupazioni. Negli ultimi anni, i governi hanno selvaggiamente tagliato i servizi educativi di base per migliaia di bambini traveller - bambini che non hanno scelto di nascere in una comunità così insultata e diffamata. Ha così chiuso la porta alla possibilità di una vita decente per molti, e non ci sono voci di ripensamenti.

Ci sono circa 30.000 Traveller in Irlanda. I dati mostrano che le donne traveller vivono 11,5 anni meno del resto della popolazione, mentre per i maschi la differenza è di 15 anni. I Traveller sono svantaggiati nell'accesso ai servizi sanitari. I suicidi sono sei volte maggiori rispetto al resto della popolazione. Significativamente più alta anche la mortalità infantile.

Sino agli anni '90, i Traveller sono stati segregati dal sistema scolastico di massa, molte madri che hanno tentato prima di allora che i loro figli fossero istruiti, non si sono trovate sostenute dallo stato. L'eredità dello svantaggio educativo, come in molte comunità della working-class, e che se i genitori sono analfabeti, i figli non ricevono lo stesso supporto dei loro coetanei delle famiglie più agiate, e c'è poca o nessuna tradizione di istruzione. L'analfabetismo tra i Traveller è ancora alto in Irlanda. L'argomento che uno stile di vita nomade è incompatibile con l'educazione standard è un non senso: molti paesi, inclusi Kenya e Mongolia, sono riusciti a fornire un sistema di istruzione per nomadi. Non c'è ragione per cui l'Irlanda non possa usare un semplice sistema di centri educativi in rete per bambini traveller.

In ogni caso la questione è del tutto discutibile, dato che effettivamente la maggior parte dei Traveller è stata forzata a stanzializzarsi ed integrarsi. Nevin è stanziale. Ma anche comportandosi al meglio, essere identificati di provenienza traveller chiude le porte - come si è visto col trattamento rimediato da Nevin. I Traveller sono obbligati in siti autorizzati, ma i servizi di base sono regolarmente sotto gli standard richiesti. Spesso ci sono commissioni e rapporti sulla questione, ma uno dei più recenti ha dovuto essere rilanciato, due anni dopo la sua pubblicazione, causa il mancato interesse.

La disoccupazione è diffusa, sono in pochi che offrirebbero lavoro ad un Traveller, ma i Traveller sono regolarmente etichettati come sfruttatori del sussidio di disoccupazione. Comprensibilmente, forse, l'abuso di alcol è superiore al resto della popolazione, Varrebbe la pena elencare il resto delle statistiche, se importasse a qualcuno, ma nessuno lo fa.

In Irlanda la discussione è sempre a senso unico. Il grido sprezzante della "PC brigade" - come se la correttezza politica fosse una maledetta seccatura che ci impedisce di offendere le persone vulnerabili - risuona ogni volta che un "liberal dal cuore tenero" sottolinea la discriminazione, la diffamazione e la povertà sistematiche patite dai Traveller, e la conversazione cambia immediatamente in quello che io Traveller dovrebbero fare per essere accettati dalla comunità stanziale: essere immuni da ogni macchia di reato, la piccola minoranza di Traveller benestanti deve pagare le tasse, devono finire i feudi delle bande traveller, e deve ridursi il problema della violenza domestica. Tuttavia, che sorpresa, gli stessi problemi si registrano anche nella comunità degli stanziali, come in alcuni settori della comunità traveller.

Però, se un Traveller commette un reato, la comunità stanziale reclama che l'intera comunità traveller sia in qualche modo collettivamente responsabile. Ai Traveller viene detto che sono loro, piuttosto che la polizia, a dover affrontare i crimini commessi dai Traveller, o trovarsi di fronte all'obbrobrio della nazione, e vedersi allora ignorati legittimamente le loro reali esigenze sociali di salute, istruzione ed alloggio. Anche se possono provarci - la rottura dell'omertà non è impresa da poco per le migliaia di Traveller rispettosi della legge e che stanno lottando per tenere assieme le loro famiglie - questa lotta tende a togliere spazio ai focus group, all'attivismo di comunità e all'auto-riflessione.

Generazioni di Traveller, incluso Johnny Doran, la ben nota famiglia Furey ed i Keenans, hanno dato un grande contributo alla musica irlandese, mentre la famosa tradizione dei contastorie irlandese probabilmente sarebbe da lungo tempo estinta senza il contributo dei Traveller. Il loro contributo è stato vitale all'essenza stessa dell'Irlanda, ma è talmente trascurato che gli stessi Traveller spesso non ne sono a conoscenza. Anche quando uno di loro come Joe John Nevin, ottiene un risultato spettacoilare e monumentale, viene subito rimesso al suo posto. Qual è il messaggio mandato ai bambini traveller?  Perché dovrebbero mostrare una qualche lealtà ad una società che, anche se vincono la medaglia olimpica, sembra odiarli, escluderli e vilipenderli?

Agli stessi stanziali che sarebbero inorriditi per il tentativo di dipingere neri o gay come se fossero un tutt'unico, non importa, o preferiscono ignorare, il fatto che la maggioranza dei Traveller siano cittadini decenti e rispettosi della legge. Pensano che sia perfettamente normale - addirittura divertente - scherzare alle spalle di una minoranza oppressa, e considerare "buonista" chiunque lo contesti (e senza riconoscere che burlarsi da una posizione di privilegio di un popolo oppresso, non è umorismo ma bullismo). A loro non potrebbe importare di meno che un essere umano decente, che non ha commesso reati, affronti regolarmente miseria ed umiliazioni se vuole entrare in un negozio, soltanto perché Traveller. Le persone che altrimenti pretendono la decenza, sono indifferenti alle sofferenze di un bambino che impara presto quanto il mondo lo odi. Questa è la spaventosa mancanza di empatia conseguenza della disumanizzazione del razzismo.

Raramente, se non mai, la comunità stanziale è interessata nell'affrontare le cause della comunità traveller, o confrontarsi con i propri pregiudizi. E' più facile riproporre i pigri stereotipi e scrivere dei Traveller, in massa, come bugiardi, truffaldini, ladri, alcolizzati, truffatori del welfare, [...] che godono di una vita magnifica a spese dei contribuenti - ignorando tutte le prove che mostrano chiaramente il contrario. Le conversazioni nei social media sono dominate dalla diffamazione dei Traveller, anche da parte di persone colte, che occasionalmente possono tacitarsi riconoscendo che può esistere un Traveller onesto, se solo non fosse ricoperto da una pila di reprobi.

Questi pregiudizi sono così radicati che, per assurdo, le organizzazioni per i diritti dei Traveller ogni volta che i media riportano di un crimine commesso dai Traveller, devono sempre ripetere di aborrire il crimine e che non tutti i Traveller sono la stessa cosa. Ma nessuno dovrebbe sorprendersi che gli stessi meccanismi psicologici  che portano alcuni Ebrei ad auto odiarsi o alcuni gay ad interiorizzare l'omofobia, possano appartenere anche ai Traveller.

Sono in troppi in Irlanda a ritenere che i problemi che affliggono la comunità traveller siano causati da qualcosa di intrinsecamente sbagliato nella loro stessa cultura ("I Traveller hanno una cultura?" ci si chiede, ignorando i molti contributi positivi culturali e linguistici all'Irlanda), e che se fossero un poco più simili a noi, allora tutto sarebbe a posto. Una nozione simile presuppone che noi abbiamo il diritto di guidare i Traveller, e conformare in tal senso le politiche pubbliche: la definizione stessa di razzismo.

Parlando di Olimpiadi, Nevin non è stato il solo campione di boxe a subire il razzismo dalle mani dei connazionali. Dopo che Muhammad Ali vinse l'oro per gli Stati Uniti nel 1960, in un ristorante a Louisville gli venne detto: "Qui non serviamo negri." Fu così che Ali gettò la sua medaglia nel fiume. Tanto Ali che Nevin sono stati abbastanza bravi per vincere medaglie olimpiche per il loro paese, ma non bravi abbastanza per essere serviti in un luogo pubblico. Fu una vergogna per l'America. Questa lo è per l'Irlanda.

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Di Fabrizio (del 24/08/2012 @ 09:13:21, in musica e parole, visitato 1477 volte)

FederArteRom

MAMI Meeting Arte Musica Intercultura Segni 31 agosto, 01 -02 settembre 2012 - infoline: 340 6278489

PROGRAMMA

VENERDI 31 Agosto

  • Ore 10,00-13.00 Ritrovo a Porta Gemina di Segni (Roma) e registrazione delle associazioni e degli artisti; assegnazione e allestimento degli stands.
  • Ore 15,00-17,00 Convegno Nazionale (Sala Pio XI): Un mondo a colori: Arte, diritti umani e intercultura, quale prospettiva? con la partecipazione di autorità locali, politici nazionali ed europei, artisti, giornalisti, associazioni di volontariato e organizzazioni a difesa dei diritti umani. A seguire taglio del nastro e Passeggiata dell'Amicizia lungo le vie del borgo medievale.
  • Ore 18,30-20,30 (Sala Pio XI) Assemblea Nazionale delle associazioni affiliate alla FederArteRom, rilascio degli attestati e tessere d'iscrizione 2012.
  • Ore 21,30- Piazza S. Maria - Segni (Roma)
    Presentazione del doppio Cd Compilation a cura di Amnesty International, sezione italiana (Roma) con Fernando Vasco Chironda Presidente sezione italiana Amnesty International.
  • 22,00 Segni... di Rock , docenti e allievi del dipartimento di musica moderna dell'ass. musicale Ars Nova di Colleferro.

SABATO 01 settembre

  • Ore 10,00 Inaugurazione del 1° Meeting di Arte, Musica e Intercultura (MAMI), apertura degli stands, dei laboratori e degli stages alla presenza delle autorità, dei politici locali e nazionali e della stampa nazionale.
  • Ore 10,30 (Sala Pio XI) Conferenza sul cinema italiano con i registi: Carmine Amoroso, Paolo Benvenuti, Gianni Di Claudio, Luca Krstic.
  • Ore 11,00 (Sala Biblioteca) presentazione del libro di Valeria De Luca "La luce oltre la siepe" edizioni RAI.
  • Ore 11,30 (Sala polifunzionale di Via Traiana) Presentazione e proiezione del documentario "Porrajmos" sul genocidio di Rom e Sinti di Fabio Parente.
  • Ore 12,00 (Sala Biblioteca) Presentazione del libro "Voglio suonare il pianoforte" di Fralleone Allessandro e Roberta del Ferraro, Edizioni Eufonia.
  • Ore 12,30 (Sala polifunzionale di Via Traiana) Presentazione e proiezione del film "I viaggiatori della luna" di Mariangela Fasciocco.
  • Ore13,00-14-30 pausa pranzo
  • Ore 14,30 (Sala Biblioteca) Presentazione del libro "Il soffio della dea madre" di Fabiana Magrelli, prefazione di Isabella Ferrari ediz. Infinito
  • Ore 15,00 (Sala polifunzionale di Via Traiana) Presentazione e proiezione del film "Cover Boy" di Carmine Amoroso alla presenza del regista.
  • Ore 15,30 (Sala Biblioteca) Presentazione dei libri di Ennio Bellucci, scrittore e giornalista di Rai 3.
  • Ore 16,30 (Sala polifunzionale di Via Traiana) Presentazione e proiezione del documentario "Tzigari, una storia Rom" di Fabio Parente.
  • Ore 17,30 (Sala Biblioteca) Presentazione del libro "Rom...antica gente" di Daniela Lucatti, prefazione di Santino Spinelli, ediz. Magi.
  • Ore 18,00 (Sala polifunzionale di Via Traiana) Presentazione e proiezione del film "Uno specchio per Alice" di Gianni Di Claudio.
  • Ore 19,00 (Sala Biblioteca) Presentazione del libro di Gianluca Giunchiglia "Lungo la ferrovia" Edizioni Erasmo.
  • Ore 19,30(Sala polifunzionale di Via Traiana) Presentazione e proiezione del film "Puccini e la Fanciulla" di Paolo Benvenuti.
  • Ore 21,30 (Sala polifunzionale di Via Traiana) Presentazione e proiezione video "Baro Romano Drom" (RAI 3) di Gioia Meloni (giornalista Rai di Trieste).

Concerti MAMI Sabato

Piazza S. Maria - Segni (Roma)

  • Ore: 10,00 Alessandro Cavallucci (chitarra classica e flamenca)
  • Ore: 11,00 Les Manouches Bohèmiens (jazz manouche),

(piazzale della Biblioteca)

  • Ore 11,30 Fairy Consort (musica dal XIV al XVI secolo con strumenti d'epoca)

(Piazza S. Maria)

  • Ore 12,00 Danilo Daita (musica italiana),
  • Ore 13,00-15,00 pausa pranzo
  • Ore 15,00 Antonio Febrer (chitarra flamenca)
  • Ore 16,00 Chaja celen (danze Rom)
  • Ore 17,00 Natalya Chesnova (musica russa),
  • Ore 18,00 Les Manouches Bohèmiens (jazz manouche),
  • Ore 19,00 (all'interno della Cattedrale S. Maria) Concerto polifonico della Corale Ernica Saxa, direttore Maurizio Sparagna.

(Piazza S. Maria)

  • Ore 21,00 Premiazione di artisti, politici, istituzioni ed associazioni da parte dell'amministrazione comunale di Segni e FederArteRom
  • Ore 21,30 Calamus in concerto (musica tradizionale ciociara),
  • Ore 22,30 Concerto Orchestra Europea Per la Pace e Alexian Group (musica romanì europea etno-sinfonica) direttore Michele Lorusso.

DOMENICA 02 Settembre

  • Ore 10,00 (Sala polifunzionale di Via Traiana) Proiezione Film "Il Giudizio Universale" di Luca Krstic.
  • Ore 10,30 (Sala Biblioteca) Presentazione del libro: "La bambola di Solange" di Ornella Fiorentini ediz. Manidistrega.
  • Ore 11,00 (Sala Pio XI) Spettacolo teatrale: "La lettera" di Antun Blazevic a cura dell'ass. Theatre Rom (Roma).
  • Ore 11,30 (Sala Biblioteca) Presentazione del libro di Maria Giuseppina Pagnotta "L'emozione di incontrarsi all'improvviso" ediz. Guida.
  • Ore 12,00 (Sala polifunzionale di Via Traiana) Presentazione e proiezione del film "Tarda estate", testimonianze di abruzzesi sulla seconda guerra mondiale, di Gianni Di Claudio
  • Ore 12,30 (Sala Biblioteca) Presentazione del libro "Speranza" di Antun Blasevic, prefazione di Moni Ovadia, ediz. UNI service Trentino.
  • Ore 13,30-15,00 pausa pranzo
  • Ore 15,00 (Sala Biblioteca) Presentazione del libro "Signom ni Rom" (sono un uomo) di Marina Montagnini, Giulietta Maria Morra ediz. Capitan Book, intermezzi musicali del M° Valerio Vaiarelli.
  • Ore 15,30 Lettura scenica (Sala Pio XI) "Duj furatte mulo/Due volte morto" dramma bilingue di Santino Spinelli e Daniele Ruzzier, con "Alexian" Santino Spinelli (fisarmonica e voce recitante) e Valeria De Luca (voce recitante) con accompagnamento musicale dell'Alexian Group (Gennaro Spinelli-percussione, Giulia Spinelli-violoncello, Evedise Spinelli-arpa, Antonio Ranieri- chitarra- Luciano Pannese- contrabbasso, Manuel Virtu, chitarra e loud).
  • Ore 16,00 (Sala Biblioteca) Presentazione libro di Torres Vladimiro "Storie e vite di Sinti dell'Emilia"
  • Ore 17,00 (Sala Pio XI) Lettura scenica (poesie) di e con Ferdi Berisa (vincitore Grande Fratello 2008).
  • Ore 17,30 (Sala polifunzionale di Via Traiana) Presentazione e proiezione del documentario "La luce oltre la siepe"(Rai 2) di Valeria De Luca.
  • Ore 18,30 (Sala polifunzionale di Via Traiana) Incontro-dibattito "I giovani, il diritto d'autore e la creatività artistica" con Omar Crocetti (Presidente ass. "Amici della musica" F. Fenaroli-EMF),
  • Ore 19,00 (Sala polifunzionale di Via Traiana) Presentazione e proiezione del documentario "Tocar y luchar" a cura di Omar Crocetti.
  • Ore 19,30 (Sala biblioteca) Presentazione del libro "Rom, Genti Libere, storia, arte e cultura di un popolo misconosciuto" di Santino Spinelli, prefazione di Moni Ovadia, ediz. Dalai, Milano.
  • Ore 20,00 (Sala polifunzionale di Via Traiana) Presentazione e proiezione del documentario "Il diavolo inventò la vanga" sul mondo contadino di Gianni di Claudio.
  • Ore 21,30 (Sala polifunzionale di Via Traiana) Presentazione e proiezione del video-clip dei Daltrocanto "Ce sta sempe 'nu sud".

Concerti DOMENICA

Piazza S. Maria - Segni (Roma)

  • Ore 10,00 Les Manouches Bohèmiens (jazz manouche),
  • Ore 11,00 Orchestra Ritmico-Sinfonica dell'ITIS "G. Dell'Olio" di Bisceglie (Ba) direttore M° Nico Arcieri

(piazzale della Biblioteca)

  • Ore 11,30 Nico Arcieri (recital di Pianoforte)
  • Piazza S. Maria - Segni (Roma)
  • Ore 12,00 Sageer Khan (musica indiana)
  • Ore 12,30 Nicola Agus (launeddas sarde),
  • Ore 15,00 Olga Balan (Romania)
  • Ore 15,30 La Montredù (musica abruzzese),
  • Ore 16,00 Juan Carlos e gli Inspiracion tango (tango argentino)

(piazzale della Biblioteca)

  • Ore 17,00 Simona Ampolla Rella e Cristiana Arena (duo pianistico),
  • Ore 18,00 Les Manouches Bohèmiens (jazz manouche),

(Piazza S. Maria)

  • Ore 19,00 Daltrocanto (musiche del Sud Italia)
  • Ore 21,00 Premiazione di artisti, politici, istituzioni ed associazioni da parte dell'amministrazione comunale di Segni e FederArteRom
  • Ore 21,15 Jovi Chironda e i Iboliceiros (musica dal Mozambico)
  • Ore 22,00 Miriam Meghnagi (musica ebraica),
  • Ore 22,30 Alexian Group (musica Rom),
  • Ore 23,30- Esibizione libera dei partecipanti ai corsi musicali e agli stages di danza
  • Ore 23,30-24,30 Meritmiri (musica tradizionale del centro sud)
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Di Fabrizio (del 23/08/2012 @ 09:11:31, in media, visitato 821 volte)

Globalist.it Zingari mandati dal sindaco di Cagliari in una lussuosa villa con piscina. Lo scrive il giornale locale. Ma il web journal scopre che non è vero e accartoccia la vecchia stampa. di Claudia Sarritzu
Una bella foto di Josef Koudelka. Nella sua mostra (andrebbe portata a Cagliari) racconta i rom

Succede in Sardegna, un milione e mezzo di abitanti e due soli quotidiani, uno letto nel nord dell'isola, La Nuova Sardegna, l'altro a sud, L'Unione Sarda. Quest'ultima fa parte del colosso editoriale di Zuncheddu, proprietario anche di Videolina, la televisione privata locale più vista e di Radiolina, unica radio locale ad avere la maggior quantità di pubblicità dell'isola. Un colosso editoriale invincibile, per tutti coloro vogliono costruire una voce alternativa. Premesse indispensabili per capire una storia che è fatta di giornalismo partorito al computer, lontano dai fatti, di poca umiltà, di scuse mancate quando sbaglia.

Protagonista della vicenda è il popolo Rom, un gruppo di famiglie che fra maggio e giugno sono state sgomberate da un campo ormai considerato invivibile per l'assenza di igiene. Ed ecco che entra in scena Zedda, il primo sindaco giovane e di sinistra di Cagliari. Zedda agita e spaventa la destra, applicando nei fatti la parola "integrazione" anche se non tutti in città sembrano culturalmente pronti a una posizione di questo tipo, forse neppure il centrosinistra. Vuole trovare alloggi nell'hinterland per "gli zingari" e molti si chiedono perché "scaricare" il "problema Rom" sui comuni limitrofi. La Giunta risponde dopo una lunga trattativa con gli stessi nomadi che non vogliono le case ma un campo. È giugno e i titoli dei giornali tuonano una frase del loro portavoce, usata e strumentalizzata che recita così " Date le case ai vostri poveri". La motivazione è logica, le case in città costano troppo e il comune non può pagare affitti esorbitanti. Si arriva a luglio con la rivolta di San Sperate, un comune vicino a Cagliari che si indigna quando scopre l'imminente arrivo dei Rom, il sindaco poi cercherà durante una seduta del Consiglio comunale di chiarire che la sua comunità "non è razzista".

Poi ci sono gli altri, quelli che fanno i tolleranti con la pazienza altrui, i radical chic che non ne hanno mai incontrati di Rom se non ai semafori. Quelli che danno dei razzisti a tutti solo per darsi un tono. La città si spacca, tutti ne parlano, c'è crisi, e fa caldo, le famiglie hanno meno soldi per andare in vacanza e i figli laureati disoccupati nelle loro camerette che non possono neppure sognarselo un alloggio.

È qui che il giornalismo dovrebbe essere fatto con la testa, proprio in questi momenti storici dove tutti sono più arrabbiati, egoisti e portati al sospetto, allo scontro, alla cacciata dell'altro che ci può privare di un diritto. Non ci si può permettere di diventare distratti, di cavalcare con i titoli le emozioni. È un attimo che una società impoverita di tutto, specialmente del futuro, generi mostri.

Ma un titolo azzeccato, anche se falso e fuorviante, si sa che può valere una promozione, un incremento consistente di vendite.

Così L'Unione Sarda titola l'11 agosto scorso: "Ai rom case con piscina e idromassaggio. Per un anno affitto pagato dal Comune" (qui leggete l'articolo). Se fosse vero, la cosa sarebbe discutibile. Il fatto è che la questione è falsa perché alcune ore dopo il quotidiano online Cagliari Pad invia due giovani cronisti, Alessandra Ghiani e Simone Spiga, muniti di telecamera e macchina fotografica a documentare se davvero di ville di lusso si tratta. La scena che si presenta davanti ai loro occhi è questa. Guardate il video:



Si può fare un errore così grossolano e pericoloso che può fomentare l'odio razziale? E' normale che poche ore dopo il lodevole lavoro di Ghiani e Spiga, che sotto il sole delle 15 del pomeriggio hanno filmato "la verità", invece che inviare delle scuse per l'errore imbarazzante venga pubblicato un nuovo pezzo di questo tenore (leggere qui)?

L'obiettività poche volte può essere raggiunta in questo mestiere, ma in questo caso si trattava di cronaca che poteva essere realizzata con il semplice resoconto di quello che si vede a occhi nudi, che motivo c'era allora di confondere una tale situazione di abbandono con una super villa?

La storia finisce con una denuncia da parte dell'Associazione nazionale Rom all'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar-Roma), al ministero dell'Integrazione e cooperazione internazionale, al prefetto, al sindaco ed alla Procura della Repubblica. La motivazione è una "campagna di odio razziale anti-rom a Cagliari" che sarebbe nata dopo l'assegnazione di alcune case ai nomadi sfrattati dal loro vecchio campo, nei pressi della Statale 554, perché eccessivamente lussuose. I soldi del comune per dover di cronaca Zedda non li ha presi dalle casse di Cagliari ma sono fondi con destinazione già assegnata dell'Unione europea per questi casi. Un capolavoro, di dignità e rispetto, integrazione e tenuta dei conti pubblici che sarebbe stato opportuno raccontare.

I siti internet tutti alleati in questa vicenda fanno boom di condivisioni, e Cagliari Pad vince la sua prima piccola grande sfida contro il magnate indiscusso dell'informazione sarda.

Restano gli anziani, quelli che non usano internet e sfogliano l'unico giornale locale trovano in edicola. A loro chi spiegherà che non si trattava di piscine e idromassaggi?

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Di Fabrizio (del 22/08/2012 @ 09:15:21, in Kumpanija, visitato 975 volte)

Corriere Immigrazione diventa una testata giornalistica. Le ragioni di questo cambiamento. Chi siamo e cosa speriamo di fare. Con il vostro aiuto. [Continua]

Ci sono rivoluzioni che si fanno con le armi. Altre possono cominciare da un semplice cambio di prospettiva. L’evento-rassegna Hai mai provato in via Idro? nasce da questa considerazione. E rischia di essere rivoluzionario non tanto per il programma (che pure è di tutto rispetto) quanto per la location: il campo rom di via Idro, a Milano. Si è cominciato con la presentazione del libro di Gabiella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, in compagnia dell’autrice e di due attori che ne hanno interpretato alcuni brani. Si è proseguito con la proiezione del film, in anteprima nazionale, La canzone di Rebecca, con la presenza di protagonista e regista. Il programma futuro, tra poco disponibile on line, prevederà ancora presentazioni, dibattiti, proiezioni.

In questo campo - regolare ma costantemente sotto sfratto: da un paio d’anni ormai attende di essere sgomberato per fare spazio a un campo di transito - vivono un centinaio di rom harvati italiani, tutti imparentati tra loro. Via Idro è una stradina milanese di mezza campagna, che si innesta sulla molto più famosa via Padova quasi alla fine della città e scorre lungo il canale della Martesana. Se non fosse per i rom non la conoscerebbe nessuno. Il campo è stato spesso raccontato dalla stampa con toni noir e parossistici: a volte come una lercia baraccopoli infestata da cani aggressivi, a volte come un’enclave puntellata da ville con piscine e leoni di marmo, in un’atmosfera simile a quella delle faraoniche residenze dei casalesi di Gomorra. Basta farci un giro però per rendersi conto che la realtà è differente e molto più ordinaria. Gli abitanti, stanchi di essere raccontati da personaggi mai visti, hanno pensato allora di dare a molti, potenzialmente a tutti, la possibilità di farsi un giro e di trascorrere in questo fazzoletto di verde scampato al cemento una serata diversa. Hanno pensato di aprire il campo ai non rom, gagè in lingua romanì.

L’idea della rassegna nasce dallo sforzo congiunto di Fabrizio Casavola, curatore del blog Mahalla, un portale di news sul mondo rom che raccoglie notizie, informazioni provenienti dall’Italia e dall’estero, e di Marina, un’ abitante del campo. "La gente che viene qui ha la possibilità di vedere un campo rom, il nostro, nella sua realtà e non attraverso i filtri della tv e dei giornali. In questa realtà ci sono anche cose belle". Per esempio un’atmosfera bucolica assai sorprendente a Milano. Ma anche i legami e la solidarietà famigliare. E l’allegria dei bambini, lontana anni luce dallo stereotipo che li vorrebbe tutti schiavi della questua.

"E’ un modo per conoscersi, e non unidirezionale. Alcuni visitatori non avevano mai messo piede in un campo rom e non conoscevano nessun rom", continua Marina. "Mi facevano domande, erano curiosi, stupiti. Ma anch’io le facevo a loro, perché la curiosità che un gagé può nutrire nei nostri confronti è identica a quella che noi abbiamo nei suoi".
Non è la prima volta che questa comunità di rom Harvati getta un ponte verso l’esterno. "Già 20 anni fa questo campo aveva tentato di interagire con la zona- spiega Casavola - in particolare attraverso iniziative legate al mondo della scuola. Da tre o quattro anni, invece, un po’ per la mancanza di interventi da parte del Comune un po’ per il rischio di sgombero, tutto si è interrotto.". Adesso si riparte, per iniziativa dei rom. E tutta la cittadinanza è invitata in via Idro.

Fabrizio Casavola è autore di Vicini distanti: cronache di via Idro: una raccolta di frammenti, storie, aneddoti sulla travagliata esistenza di un campo regolare e dei suoi abitanti. Il libro offre un ampio resoconto sui piccoli e grandi passi che questa comunità ha intrapreso dal 1989. Ma è anche una testimonianza dall’interno, di un gagé che si è addentrato nell’universo rom e che non ha mai più lasciato.

Luigi Riccio

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