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Di Fabrizio (del 31/07/2009 @ 23:34:57, in Regole, visitato 1412 volte)

Questa segnalazione arriva da Todo Cambia

Un comune campano contro la legge sulla sicurezza. Ronde vietate e tasse sui rinnovi a carico del primo cittadino

Roma – 24 luglio 2009 - La risposta alle ordinanze anti immigrati dei sindaci leghisti arriva da Sicignano degli Alburni, poco più di tremila abitanti in provincia di Salerno.

In questo paese, dove il 10% dei residenti sono immigrati, si vive secondo il sindaco Alfonso Amato "una vera integrazione". E in nome della convivenza pacifica e dell'uguaglianza dei diritti tra italiani e stranieri a Sicignano non si applicheranno tre punti chiave della nuova legge sulla sicurezza.

È scritto in altrettante ordinanze firmate dal sindaco ai primi di luglio, subito dopo il via libera alla legge in Parlamento.

"Per l'intero territorio comunale – recita la prima – è categoricamente vietato ogni e qualsivoglia ricorso alle ronde". Una scelta giustificata dal fatto che Sicignano "si è sempre distinto per l'assoluta civiltà dei suoi abitanti (cittadini italiani e cittadini-fratelli stranieri)" e quindi "non ha bisogno alcuno né di ronde né di delegare a privati l'imprescindibile funzione di tutela della convivenza civile".

Le altre due ordinanze sono invece dedicate ai nuovi contributi sulle domande per la cittadinanza (200 euro) e per il rilascio dei permessi di soggiorno (da 80 a 200). Tasse, recitano i provvedimenti, "assolutamente spropositate e smoderatamente esose", che potrebbero addirittura ostacolare la presentazione delle domande da parte dei "fratelli stranieri".

La soluzione? Gli immigrati non sborseranno un euro, perché le tasse su permessi e cittadinanze verranno versate "tramite prelievo dall'indennità di carica del sindaco". Il primo cittadino ha deciso insomma di tagliarsi lo stipendio pur di non far pagare gli immigrati contributi che ritiene ingiusti.

Al di là della sostenibilità dell'iniziativa (l'indennità del sindaco di un paesino non è certo milionaria…), la battaglia di Sicignano non finisce qui. Amato vuole coinvolgere anche altri sindaci e lanciare un referendum abrogativo contro il reato di immigrazione clandestina: "Un'offesa - dice - alla cultura giuridica del nostro Paese, incriminare una persona perché è nata in Africa anzichè in Italia è una bestialità".

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Di Fabrizio (del 31/07/2009 @ 08:56:53, in sport, visitato 1322 volte)

Forse i lettori che ci seguono da più tempo, si ricordano della Homeless World Cup, il torneo mondiale di calcio per senza fissa dimora, a cui partecipò la squadra italiana, la "Multietnica" nata nel campo rom di Triboniano. Qua la recensione del libro, che ne racconta la nascita e la prima vittoria nel 2004. Nel 2005, seconda vittoria italiana, in un torneo che fu seguito sul campo e dietro le quinte giorno per giorno da questo blog e che potete trovare riassunto qua (vi invito a rileggerlo).

Dopo tanto silenzio, torno a parlare di loro. La prossima Coppa Mondiale si svolgerà a Milano dal 6 al 13 settembre e ieri ho ricevuto una mail che vi riporto qua sotto.

Buona sera,
l'Ufficio stampa della Nuova Multietnica (ONLUS) con la presente e-mail parla a nome del nostro ct. Bogdan Kwappik allenatore della Nazionale Italiana Homeless world cup e attuale presidente della A.S.C. Nuova MultiEtnica (ONLUS) di Milano.

Vogliamo comunicare che, nonostante nella conferenza stampa di lunedì 27/07/09 con presenti il ministro alla difesa La Russa e il sindaco di Milano Letizia Moratti in veste di Ambasciatrice dei senza tetto alla presentazione del prossimo mondiale di Homeless World Cup Milano 2009, siamo stati vittime di eventi degni di nota. Con esplicita fermezza vogliamo esprimere il nostro più estremo rammarico e preoccupazione per gli eventi che stanno condizionando i nostri preparativi per il mondiale che si terrà all'arena di Milano dal 6 al 13 settembre, noi come di consuetudine ci alleniamo due volte alla settimana e ci ritroviamo tutti alla stazione di Lambrate a Milano per poi essere portarti al nostro campo di allenamento con un furgone situato nei pressi della villetta dell'idroscalo di Milano, vogliamo sottolineare l'accaduto di oggi 29/07/09 pressappoco per le 19:00 a Lambrate due tizi in moto hanno colpito con un sasso il nostro furgone attentando all'incolumità del nostro mister che fortunatamente era appena sceso dal mezzo, danneggiando lievemente il parabrezza, ma creando scompiglio e paura nel nostro gruppo, questo episodi sottolinea la pressione che piano piano stiamo subendo sempre di più avvicinandoci al mondiale,noi come giocatori che parteciperanno alla Homeless worl cup rappresentiamo il mondo povero e disagiato dell'Italia e il fenomeno dell'immigrazione e della loro integrazione, quindi noi portavoce di queste realtà ora ci sentiamo minacciati e spaventati da questi eventi sempre più eloquenti, noi ci chiediamo come sia possibile tutto questo, come possono succedere cose del genere. inoltre un altro evento sempre più sconvolgente è accaduto a dei nostri giocatori, più precisamente a dei nostri compagni rom, sono stati minacciati e maltrattati da dei carabinieri
di far sgombrare il loro accampamento con la forza dove all'interno ci sono presenti donne e bambini, tutto questo nelle vicinanze di un evento importantissimo che parla proprio di senza tetto è una cosa gravissima che speriamo si possa risolvere nel migliore dei modi. vogliamo che la nostra voce venga ascoltata e letta da tutti i giornali e ogni forma di telecomunicazione per far capire che noi ci siamo e che non ci arrendiamo davanti a tutto questo, noi abbiamo formato un buon gruppo che viene sempre più fortificato grazie all'aiuto del ct. Bogdan che si sente sempre più motivato a continuare questa scalata e a non mollare mai. Chiediamo l'aiuto a tutte le associazioni benefiche affinché ci facciano sentire parte di una grande realtà e non come adesso che ci sentiamo sempre più soli.
Distinti saluti.

Per le minacce rivolte ai giocatori della nazionale senza tetto contattare direttamente i giocatori coinvolti
Florian Matei : 3298990762
Patru Florian : 3273410206

Comunicati Stampa
Amin Othman : 3920639660 othmanit@hotmail.com
Cervantes Jonathan: 3409902751 Jonny_Jo@msn.com

Presidente Legale Rappresentante
Bogdan Kwappik: 3478638372 – 0373450523
bogdan@nuovamultietnica.com
sito internet www.nuovamultietnica.com
sito HWC www.homelessworldcup.org

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Di Fabrizio (del 30/07/2009 @ 09:46:55, in Regole, visitato 1491 volte)

Segnalazione di Demetrio Gomez

ADRA (ALMERÍA), 28 luglio

La giunta andalusa, attraverso il servizio Giochi e Spettacoli, ha decretato la chiusura provvisoria del chiringuito "Garfield" situato sulla spiaggia di levante nella località almeriense di Adra per "aver infranto la normativa vigente riguardo il diritto di ammissione", dopo che lo stabilimento è stato denunciato dall'associazione culturale gitana "El callí abderitano", la quale afferma che si negava l'ingresso a persone di etnia gitana.

Fonti della giunta andalusa hanno specificato ad Europa Press che la misura si mantiene "in forma cautelare" sin quando il locale non possa comprovare di aver sanato le deficienze della denuncia, tra le quali, secondo la segnalazione dell'associazione, il pagamento di 20 euro per le persone gitane per conseguire un'identificazione personalizzata con la firma del gerente che permetta loro di passare il recinto, quando l'entrata è gratuita.

Secondo la relazione sui fatti da parte dell'associazione, i guardiani del locale "pongono qualsiasi scusa, sia i vestiti o che sia in corso una festa privata" per impedire di passare alle persone di etnia gitana, motivo per cui si è rivolta al Consiglio comunale di Adra (PP), alla Giunta di Andalusia e alla Sottodelegazione del Governo in Almería per denunciare i fatti.

L'associazione segnala anche che è stata informata dei fatti anche l'Unità del Corpo della Polizia ascritta alla Comunità Autonoma di Andalusia che, affermano, si sono presentati lo scorso 10 luglio nel locale dove "scoprirono deficienze in materia di sicurezza", secondo la versione dell'associazione.

"El callí abderitano" aveva già formulato denunce e reclami amministrativi su questo locale prima di rilevare che il chiringuito non ammetteva il passaggio di persone di etnia gitana nel locale, da cui i suoi membri accusarono tanto il gerente che i portieri del chiringuito di reato di discriminazione.

I membri dell'associazione ricordano così che lo scorso 30 maggio si presentarono attorno all'1.00 nello stabilimento per comprovare se si verificavano i fatti in seguito segnalati. Al loro arrivo, osservarono che il locale era quasi vuota e che all'ingresso c'erano dei controllori che, secondo le loro dichiarazioni, negavano l'ingresso solamente a persone di etnia gitana, adducendo che c'era una "festa privata".

"Non era segnalata né c'era alcuna traccia di tale festa privata",  ha indicato il denunciante, il quale ha assicurato che insistendo con i guardiani perché gli spiegassero il motivo per cui non li lasciavano entrare, questi lo guardarono in modo "intimidatorio", al ché sollecitò il foglio dei reclami dello stabilimento, che pure furono negati, da cui la denuncia.

Con la presenza della polizia sul luogo dei fatti, l'associazione ha interposto nuovi reclami amministrativi, un reclamo penale ed ha ottenuto di denunciare anche la presenza di un minore di 15 anni dentro il locale. "E' inaudito che se neghi l'ingresso ad una persona di etnia gitana di 40 anni e si permetta di accedere ad un minore di 15 anni", ha detto uno dei portavoce nelle dichiarazioni a Europa Press.

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Di Fabrizio (del 30/07/2009 @ 09:00:29, in Regole, visitato 1228 volte)

Segnalazione di Paolo Buffoni

 1° VIDEO: domande e risposte con Pietro Massarotto sulle conseguenze del pacchetto sicurezza - Naga 09-07-2009

Per chi legge su Facebook, il link è QUESTO

seguono altri 13 minivideo, che potete trovare nella colonna a destra di Youtube (Video correlati) - ogni video dura circa 10'

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Di Fabrizio (del 29/07/2009 @ 22:59:03, in Italia, visitato 1251 volte)

Segnalazione di Tom Welschen

CorriereFiorentino.it
Impegnati otto mezzi dei pompieri per domare l’incendio scoppiato in via Lucchese. Mistero sulle cause, probabile l’origine dolosa

Deve essere stata una brutta bestia, questo incendio. Veloce e aggressiva, almeno a giudicare da quel che ha lasciato dietro di sé. Non che prima il paesaggio fosse memorabile — campi di sterpaglie tra via Lucchese e l’autostrada, tra una fabbrica e l’altra — ma ora si è aggiunta la desolazione nera e piatta creata dal fuoco. La bestia sembra essersi fermata all’improvviso davanti alle baracche tirate su da un gruppo di rom. C’è come un confine invisibile: forse l’intervento dei vigili del fuoco, o forse la terra dura e senza sterpaglie dove si trovano gli alloggi di fortuna, hanno impedito alle fiamme di arrivare all’accampamento, che comunque era fortunatamente vuoto. L’incendio invece ha cancellato un altro accampamento di rom che si trovava pochi metri più in là ed era anch’esso deserto al momento del rogo.

IN VIA LUCCHESE - "Interno" via Lucchese, angolo tra l’ex Longinotti e l’autostrada, al confine fra Sesto e Campi. Le due baraccopoli sono andate distrutte giovedì scorso, in piena mattinata. I pompieri sono intervenuti alle 11.43 per "incendio baracche", come spiegano dal comando di via La Farina, e si sono trovati di fronte una situazione non facile. Per domare le fiamme ci sono voluti ben otto automezzi, e anche Prato ha dovuto dare una mano. Qual è la causa del rogo? "Ci sono indagini in corso", rispondono dal comando fiorentino. È possibile che si sia trattato di un fenomeno di autocombustione? "L’autocombustione è una favola tutta italiana. E poi l’area bruciata è vasta, troppo vasta". E l’ipotesi di un incidente — una persona rimasta negli accampamenti che magari cercava di cucinare qualcosa con un fornellino — è realistica? "Ci sono indagini in corso", è ancora la risposta che arriva dai vigili del fuoco. Chi conosce i due gruppi di rom, l’associazione "Medici per i diritti umani" (Medu), spiega che è difficile che a quell’ora ci fosse ancora qualcuno nelle baraccopoli. "Nella prima, quella più vicina all’ex Longinotti e risparmiata dalle fiamme — dicono Andrea Bassetti, responsabile del progetto rom, e Marco Zanchetta — vivono una ventina di persone tra i 25 e i 65 anni, rom di nazionalità rumena, che di giorno lavorano o vanno a chiedere la carità. Non ci sono bambini piccoli".

MISTERO SULLE CAUSE - E qualcuno sembra voler continuare a viverci, visto che sulle "macerie" delle capanne abbattute sono state tirati su ripari ancor più di fortuna, delle specie di tende canadesi fatte con materassi, compensato e lamiere. "Nel campo distrutto dall’incendio — proseguono i due di "Medu" — c’era gente ancora più giovane, ragazzi e ragazze che tra l’altro vivevano nella situazione più decorosa tra quelle di questo tipo che conosciamo". Ne parlano al passato perché questi giovani rom, quelli della seconda baraccopoli, sono tutti spariti dal giorno dell’incendio. Tutti o quasi. Uno di loro, con cui Bassetti ha parlato al telefono, si è rifugiato dentro l’ex fabbrica Osmatex, sempre lungo via Lucchese: un’area che fu sgomberata all’inizio di luglio dell’anno scorso, ma adesso è di nuovo occupata, secondo quanto raccontano i due di "Medu" che fanno visite periodiche anche lì per dare una prima assistenza medica a chi ci vive. Gli altri, invece, non si sa dove siano. Mentre i "superstiti" (una trentina) ieri hanno acquistato alcune tende "igloo" (altre sono state regalate da alcuni sacerdoti) e si sono riaccampati lì dov’erano le baracche distrutte. Pare però che l’intenzione sia quella di spostarsi al più presto. L’associazione di Zanchetta e Bassetti conosceva da poco tempo le due baraccopoli che sono andate distrutte giovedì scorso. "Il 20 luglio siamo andati a fare una visita— raccontano — e abbiamo notato che intorno al secondo campo c’era un’area bruciata, come a delimitarlo. Abbiamo chiesto cos’era successo e i rom ci hanno risposto che non erano stati loro". Allora chi? "Loro non hanno visto gli autori. Ma non vorremmo che fosse stato una specie di avvertimento". Di sicuro è un altro mistero di questa storia.

Paolo Ceccarelli
28 luglio 2009 (ultima modifica: 29 luglio 2009)

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Di Fabrizio (del 29/07/2009 @ 09:39:34, in Europa, visitato 1390 volte)

Vi invito a leggere l'articolo del nostro presidente Juan de Dios Ramírez Heredia, pubblicato il 28 luglio sul giornale spagnolo "El Mundo". [...]

Questo testo contiene chiaramente la filosofia e gli obiettivi della nostra organizzazione, condivisi dalla maggioranza delle entità che lavorano per la promozione, sviluppo e progresso del nostro popolo.

But baxt, Sastipen thaj Mestipen

Manuel García Rondón - Segretario Generale di Unión Romaní

UNION ROMANI
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GIPSY POWER 

Sicuramente il presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, occuperà un posto di rilievo nella storia del suo paese non solo per essere il primo presidente negro della nazione più grande del mondo, ma anche per aver preso ieri decisioni politiche inimmaginabili che segneranno il suo mandato come uno dei più innovatori in un paese abituato a sentirsi, forse a ragione, l'ombelico del mondo. 

Ho letto con ammirazione il suo discorso pronunciato giorni fa durante il congresso dell'Associazione Nazionale per il Progresso delle Persone di Colore, che celebrava il primo centenario della sua esistenza, e non ho potuto sfuggire alla sensazione di sentirmi direttamente rappresentato dalle sue parole. Anzi, ho fatto l'esercizio di sostituire semplicemente la parola "negro", ogni volta che appariva nel testo, con la parola "gitano" e il discorso si trasformava in un messaggio assolutamente adeguato alla nostra realtà. Per questo oggi mi sento confortato nel constatare che l'uomo più potente della terra sia un negro che ha detto alle persone della propria etnia quello che alcuni di noi gitani andiamo dicendo ai nostri simili da più di trenta anni. Da domani, quando ripeterò alla mia gente quello che vado dicendo da molto tempo, dirò loro che non sono parole mie, ma che è lo stesso presidente degli Stati Uniti a pronunciarle: " Si, se sei gitano, le possibilità di crescere tra la delinquenza e le bande sono maggiori; si, se vivi in un quartiere povero, affronterai difficoltà che coloro che vivono nei quartieri residenziali ricchi non devono fronteggiare. Ma queste non sono ragioni sufficienti per ottenere note negative, queste non sono motivazioni esaurienti per non andare a scuola o per abbandonare gli studi. Basta con le scuse! Nessuno ha scritto il tuo destino al posto tuo. Il tuo destino è nelle tue mani. Non ci sono scuse!".  

Noi gitani spagnoli, - che senza dubbio siamo un collettivo privilegiato se paragonato ai nostri fratelli nel resto d'Europa, - patiamo ancora un altissimo tasso di analfabetismo e le condizioni di vita di buona parte della nostra popolazione sono quelle proprie di coloro che formano i gruppi di esclusione e "lumen" sociale. Per questo acquistano maggior valore le parole del presidente gitano degli Stati Uniti che a due mesi dal giuramento sul suo mandato si dovette confrontare con un rapporto che sosteneva che "i negri negli Stati Uniti possiedono il doppio delle possibilità di restare disoccupati, il triplo delle possibilità di vivere in povertà, e sei volte di più quella di andare in carcere rispetto ai bianchi". 

E´vero che, come dice il saggio proverbio castigliano, "la casa di Santa Maria non è stata costruita in un giorno", ma non è meno certo che il ritmo frenetico delle trasformazioni che sta sperimentando la società maggioritaria da poco più di mezzo secolo, obbliga noi gitani europei a fare uno sforzo supremo affinché il cambiamento che auspichiamo sia efficace e che possiamo essere, una volta per tutte, artefici del nostro destino e amministratori della nostra libertà. E il presidente Obama ci ha detto che "in ultima istanza, siamo noi che dobbiamo coltivare il nostro destino giorno per giorno". Questo mi porta a formulare, in linea con il pensiero del presidente statunitense, alcune proposte per i gitani spagnoli. 

Prima: Non riponiamo troppa fiducia nei sovvenzionamenti del Governo. Le sovvenzioni devono essere un mezzo, mai un fine. Anzi, quando le sovvenzioni non sono pienamente giustificate, o si concedono con criteri presumibilmente estranei alla volontà degli stessi gitani, possono essere una remora che ci condannerà irrimediabilmente al clientelismo e alla dipendenza dalla mano che ci alimenta. "I programmi di governo – ha detto Obama - non otterranno da soli che i nostri figli giungano nella terra promessa. E il Governo deve essere una forza per fornire opportunità e una forza per munire di libertà." 

Seconda: E´necessario che siamo noi stessi gitani a essere coinvolti direttamente nella trasformazione della nostra realtà. Nessun popolo ha raggiunto la prosperità a partire dal colonialismo politico, culturale e caritatevole. Finché il Parlamento Europeo si è espresso nella Risoluzione approvata lo scorso 11 marzo intimando che noi gitani partecipiamo a tutte le decisioni previste dai governi e dirette alla nostra comunità. E chiede che si rispetti la nostra capacità e la nostra responsabilità di organizzarci autonomamente. Ma non ci inganniamo. A nulla serviranno i buoni propositi dei governanti se non siamo noi, i gitani stessi, coloro che lottano per progettare il proprio destino. Lo ha detto Obama: "Nei gitani si deve operare un cambio di mentalità, un nuovo insieme di attitudini al fine di prendere le redini della propria vita". 

Terza: Dobbiamo aspirare a ottenere un autentico potere gitano. Ormai non basta che i governi mettano nelle nostre mani le risorse destinate a realizzare la nostra emancipazione e con quella l'uscita dall'esclusione sociale a cui siamo sottomessi. Il presidente degli Stati Uniti, che è negro, figlio di padre negro e di madre bianca, ha conosciuto e sofferto le ferite dell'emarginazione, che lo hanno portato a dire "si continua ad avere ingiustizia nei confronti dei negri, che si vedono relegati all'ultima posizione in tutte le scale del benessere". Le sue parole sono perfettamente applicabili ai gitani spagnoli quando dice che:

 "Il dolore della discriminazione si sente ancora tra di noi, ma questo non giustifica che (...) vengano condannati alla disperazione o a ruoli secondari in questo paese. (...) Desidero che aspirino a diventare scienziati e ingegneri, dottori e maestri, non solo giocatori di pallacanestro o rapper". 

Sono stato un'eccezione privilegiata nella vita politica spagnola. Avendo avuto le stesse umili origini di Obama, sono stato Deputato nel Parlamento spagnolo e nel Parlamento Europeo per 23 anni consecutivi della mia vita. Ma con me si è spezzata tristemente la continuità. Nessuno ha più occupato il posto che ricoprivo a Madrid o a Strasburgo. E´vero che in Spagna attualmente ci sono due deputati autonomisti gitani: uno è il mio carissimo amico Manuel Bustamante che si trova nella Corte Valenciana come rappresentante del Partito Popolare, e l'altro è il mio compagno del Partito Socialista Francisco Saavedra, che si trova nell'Assemblea Extremadura.

Ma è  vergognoso che non ci sia rappresentanza gitana nel Parlamento dell'Andalucia, regione in cui vive la metà dei gitani spagnoli, né nel resto delle istituzioni di rappresentanza democratica del paese. 

Il vero potere gitano si attuerà il giorno in cui accumuleremo meriti affinché il presidente del Governo, consapevole della forza che rappresentano più di 700.000 gitani spagnoli, nomini un ministro o una ministra, Segretario di Stato o Direttore generale che siano gitani. E in più ci si potrebbe aspettare, perché no? che il prossimo Direttore generale della Guardia Civile sia un gitano. Questo sarebbe Gipsy Power!  

Quarta: Infine desidero rivolgermi proprio a quei gitani che bandiscono la propria gitanità. Conosco molti gitani che sono professori universitari, cattedratici, medici, ingegneri, economisti, avvocati, così come piccoli e medi imprenditori, etc. Devono rendere pubblica la loro condizione di gitani. Questo ci dà prestigio e contribuisce in modo positivo alla rivendicazione del nostro buon nome. Sono convinto che quando qualcuno viene nel mio ufficio di avvocato per essere difeso, collega alla mia condizione di gitano la fiducia nel fatto che professionalmente io sia chi di meglio gli possa far vincere una causa. 

Nessuno lo ha detto meglio di Barak Obama, delle cui parole ci appropriamo e andiamo a scolpire sul frontespizio di tutte le nostre organizzazioni: "È ora che i bimbi gitani aspirino a diventare scienziati, ingegneri, giudici del Tribunale Supremo e presidenti del Governo della nazione".

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Di Fabrizio (del 28/07/2009 @ 09:52:08, in musica e parole, visitato 1569 volte)

Da inToscana.it

Fanfare Ciocarlia, la brass band che è ormai una bandiera. Dei Rom
Giovedì 30 luglio in Piazza Varchi a Montevarchi, Arezzo. Ritmi indiavolati e malinconiche melodie, sulla scia di Bregovic e Kocani Orkestar. Festival Orientoccidente, ingresso gratuito.

Viene da un piccolo villaggio della Moldavia la brass band più veloce del mondo. Sembrano usciti da un film di Emir Kusturica gli undici musicisti di questa banda tzigana, un tempo in servizio permanente per matrimoni, battesimi e altre cerimonie, e ora assurti al rango di concertisti, sulla scia di Goran Bregovic e della Kocani Orkestar. Con un repertorio sospeso tra Medio Oriente, Turchia, Serbia, Macedonia e Romania, la "fanfara dell'usignolo" è da almeno tre lustri la bandiera dei popoli rom e sinti, per un'Europa senza confini.

Ha esportato il canto delle diverse lingue zingare e i suoni della tradizione balcanica collegandoli ai ritmi mediterranei. Feste di paese e virtuosismi. Hanno fatto danzare indistintamente il pubblico giapponese, europeo ed americano, come documenta il film "Iag Bari - Brass on fire".

Giovedì 30 luglio - ore 21,30
Piazza Varchi - Montevarchi - Arezzo
Info tel 055.9120363 www.orientoccidente.net
Ingresso libero

26.07.2009

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Di Fabrizio (del 28/07/2009 @ 09:36:04, in Italia, visitato 1859 volte)

Rom Sinti & Politica presenta un video dello scultore-artista-poeta Bruno Morelli, intervenuto a Geo e Geo

al solito, per i lettori su Facebook, il link è questo

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Di Sucar Drom (del 27/07/2009 @ 12:25:37, in blog, visitato 1288 volte)

Milano, durissima sentenza contro Alessandro Braidic
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Lettera aperta al Presidente della Repubblica
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E' stato sgomberato all'alba l’insediamento rom, presente da circa 20 anni, con circa 40 manufatti in muratura costruiti abusivamente in via Dameta e via Neide, in zona Rustica a ridosso del Grande raccordo anulare della Capitale, nei quali vivevano circa 140 persone...

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Di Fabrizio (del 27/07/2009 @ 09:46:03, in Europa, visitato 1498 volte)

Da Slovak_Roma. Spesso, sull'onda di fatti di cronaca e delle emozioni che suscitano, quando si parla di Rom si finisce nei massimi sistemi, o peggio nelle tragedie interminabili. Viene data poca attenzione alla conoscenza, al come si viva la vita di tutti i giorni, ai sentimenti e alle loro aspettative. Il brano che segue (lunghetto) fa parte di una serie di interviste che Kristína Magdolenová ha compiuto per presentare le donne rom come sono, con i loro problemi e speranze. Individuando dei modelli positivi in cui le altre romnià possano identificarsi o replicare. Cercando di smontare quell'aurea di mito (positiva o negativa) che sempre le ha circondate. Un'altra intervista, che avrei voluto tradurre ma non ho trovato il tempo, su Roma Press Agency

The Slovak Spectator

20 luglio 2009 Abbiamo il diritto di essere chiamati Rom By Kristína Magdolenová & Jarmila Vaňová

Margita Damová Source: Courtesy of Roma Press Agency

Margita Damová non ha mai lasciato il villaggio di Rankovce nella regione di Košice. E' nata terza di 11 figli in una casa di muratori. Ha terminato il nono grado delle scuole primarie, ma dice che avrebbe sempre voluto andare a scuola ed imparare di più. Oggi, a 50 anni di età, crede di avere ancora il tempo per cambiare la sua vita.

Quante ragazze eravate in famiglia?

Eravamo undici figli. Sette ragazze e quattro ragazzi.

Quanti di voi hanno terminato la scuola?

Sei in tutto. I miei quattro fratelli e due sorelle.

Che tipo di scuola hanno frequentato? Cos'hanno studiato?

Mio fratello più giovane si è formato meccanico per auto e altri due sono muratori. L'altro mio fratello è un saldatore. Tutte e due le sorelle hanno terminato l'istituto tecnico.

Lavorano?

Uno dei miei fratelli vive nella Repubblica Ceca. Ha un lavoro, ed un fratello in Slovacchia ha un lavoro.

Perché non hai completato gli studi?

Ero la ragazza più grande ed era necessario aiutare mia madre, perché c'erano sorelle e un fratello più giovani. Lui era ammalato e mamma spesso lo portava dal dottore, così dovevamo aiutarla a casa.

Per te non è stato difficile rimanere a casa e non continuare i tuoi studi? E' stato un bene per te?

E' stato difficile. Io volevo fare la parrucchiera. Era il mio desiderio, ma non sono stata fortunata nella vita. Ma in ogni modo, taglio i capelli. Sia alle donne che agli uomini.

I tuoi genitori cosa vi hanno incoraggiato a fare?

Volevano che facessimo le cose bene, fare qualcosa per noi stessi. Ma non ne ho avuto la possibilità.

Si sono curati adeguatamente di voi? Avevate abbastanza da mangiare, di che vestirvi e tutto ciò di cui avevate bisogno?

Sì, si prendevano cura di noi, ed avevamo tutto di cui ci fosse bisogno. Mio padre lavorava duro. A volte portava a casa una sola corona del suo stipendio, perché aveva saldato un grande conto per gli alimenti.

Ha avuto altri figli?

Ha avuto altri quattro figli che ha mantenuto.

Quindi avete avuto una vita difficile?

Non penso. Mio padre è stato comunque premuroso.

Tu non hai completato gli studi, Vostra madre ha incoraggiato tu e le tue sorelle a rimanere a casa e a curarla?

No, no, no. Ero io che volevo aiutarla, perché vedevo che era troppo per lei.

Come ti ha detto tua madre che non avresti terminato gli studi?

Ma i miei genitori volevano che andassi a scuola. Lo volevano. Volevano che studiassi, perché mi piaceva. E mi piace ancora.

Quindi è stata una tua decisione di non andare a scuola e rimanere a casa per aiutare tua madre con i più piccoli?

Sì, volevo aiutarla. Le ho detto che non sarei più a scuola, ma che mia sorella avrebbe continuato a farlo.

Quindi hai abbandonato il tuo grande sogno per la tua famiglia?

Sì, ho lasciato per la famiglia.

Quanti anni avevi quando ti sei sposata?

20 anni. Per un po' avevo lavorato in un ospedale. Aiutavo mia madre in questo modo, perché stavamo costruendo una casa, così andai a lavorare.

Come hai incontrato tuo marito?

Lo incontrai qui a casa, nel villaggio. Avevo quattro anni più di lui. Prima non mi ero mai sognata una cosa simile. Lavoravo, e lui vide che guadagnavo bene e che ero una persona onesta, così iniziammo ad uscire assieme.

Lo amavi?

Non del tutto, no, perché i miei genitori non lo volevano.

Perché?

Era un orfano. Aveva solo 10 anni quando morì sua madre. E' per questo che non lo volevano. Perché era un orfano e con lui non avrei avuto una buona vita.

Avevano ragione?

Sì, l'avevano. Ora mi spiace, anche se viviamo insieme. Lavora di tanto in tanto, porta a casa un po' di soldi... ama i nostri figli... ma penso che non sia quello che voglio.

E cosa vuoi?

Qualcosa di meglio. Non mi impedisce di fare le cose; frequento dei corsi, vado in giro, e mi appoggia e i miei bambini anche mi appoggiano. Ma non mi aspetto niente di buono da lui...

Quanti figli avete?

Sette.

A che età hai avuto il primo figlio?

Ho avuto il primo figlio a 22 anni. Il secondo a 24 anni. Ho sette figli, sei ragazzi e una ragazza.

Se tu potessi tirare indietro l'orologio, vorresti avere così tanti bambini con tuo marito?

No. Non lo vorrei, perché viviamo tempi difficili.

Quando ti sei sposata, pensavi che la tua vita sarebbe stata così?

Pensavo che avrei avuto una bella vita, perché lui è orfano e sarebbe stato più gentile con me. Ma non è così. Al contrario, è umano, ha solo un aspetto negativo. Preferirei non parlarne.

Quale aspetto? Beve?

Gli piace bere. E' il suo lato cattivo.

E i vostri figli a che punto sono? Cosa vorreste per loro?

Cosa vorrei per i miei figli? Qualcosa di meglio. Una vita migliore di quella che hanno adesso. Che vivano come facevo io con mia madre, avevo tutto il necessario. Ma forse a loro non manca niente di significativo, perché do loro tutto l'amore che ho in me e ogni cosa che posso. Proprio come faceva mia madre.

Hai avuto l'opportunità di offrire loro una vita migliore?

No, non l'ho avuta.

Cosa non hai avuto?

Cosa non ho?! Non ho una casa. L'ho desiderata per tutta la vita.

Hai mandato i tuoi bambini a scuola?

No. Mia figlia, che ora va alla scuola primaria, voleva studiare. Ma ora ha solo 13 anni. Ma io continuo a ripeterle sempre: io non ho studiato, e neanche i tuoi fratelli, ma almeno tu puoi. Lei mi ascolta, e mi dice che studierà, che vuole farlo. Vorrebbe andare ad un istituto d'arte, lo spera. Mi dice sempre che andrà ad una scuola artistica.

Cosa la incoraggi a fare?

Ho solo una figlia e vorrei che avesse una vita migliore della mia.

Ed i ragazzi?

Ora solo tre sono con me. Gli altri vivono con le mogli; tre sono single.

Pensi di essere stata felice nella tua vita?

A volte sono felice e a volte no. Non mi sento così bene come vorrei.

Quando sei felice?

Quando vado ai corsi di formazione. Lì sono contenta con tutto e sono felice. E quando ho soldi.

Quando sei triste?

Sono felice. Perché no? Lo sono.

Nella tua opinione cos'è la felicità?

Cos'è la felicità per me?! Non so dirlo. Soldi? I mie figli, penso. Perché sono tutto quel che ho. E mia madre. Mia madre è tutto quel che mi rimane. Mio padre è morto.

Come ti vestivi quando ci sono i tuoi genitori?

Con mia madre? Come gli altri giorni, forse un po' meglio. Compravo le cose che volevo.

Indossavi pantaloni?

Sì, pantaloni moderni. Li facevo da me. E per questo guadagnavo un po' di soldi.

Il tuo modo di vestire è cambiato con tuo marito?

All'inizio era più povero, ma ora mi permette di più. Ha solo un difetto ed è il bere. Non tutti i giorni, ma davvero non sopporto l'alcool.

Quando beve, ti picchia o picchia i bambini?

No. Non posso dirlo. Non mi picchia. Piuttosto finisce che piange su di noi. Dice che sua madre gli manca davvero. Non picchia me o i bambini.

Chi ha cresciuto tuo marito?

La sua matrigna. Avevano una matrigna cattiva. Penso che dipenda da quello.

E' andato a scuola?

Ha studiato due anni come carpentiere, ma non ha potuto finire con la sua matrigna. Poteva avere, ed ha avuto un'opportunità all'inizio. Sa leggere e scrivere, ma ha perso questa possibilità di completare la scuola. Lei non le dava i soldi per il biglietto del bus.

Quando pensi alla tua vita, ne sei soddisfatta? Ti va bene come stanno le cose?

Beh, devo esserne soddisfatta. Cos'altro posso fare?

Quando qualcuno è vivo, vuole sempre qualcosa. Non ti aspetti nient'altro dalla vita?

Sono soddisfatta della mia vita. Tutto ciò che ho fatto, l'ho terminato. Non sono soddisfatta del fatto di vivere con i miei figli. Vorrei una vita migliore per loro. Vorrei una casa per loro. Se vincessi alla lotteria, comprerei una casa e farei qualcosa anche per mia madre. Allora sarei più soddisfatta.

Cosa vorresti fare per tua madre?

Che ne so? Farei qualcosa per lei.

Lei manca di qualcosa?

Realmente no. Non le manca niente, perché l'aiuto in tutto, anche se forse sarei più contenta se avesse legna per l'inverno.

Chi vive con tua madre?

Vive in una casa con mio fratello, ma ha una casa sua. Ma... una figlia è una figlia.

Perché? E' meglio per i Rom se una figlia più grande si prende cura di loro?

Sì. E' meglio perché una nuora non curerà una suocera come può farlo una figlia. Le spiacerà.

Allora tua madre non ti lascerà la sua casa, ma lo farà con sua nuora.

Non importa. Ho portato a termine ogni cosa. Non sono invidiosa. Non invidio mio fratello. Nostro padre si prese cura di noi, ma non gli obbedivamo. Avremmo dovuto maritarci meglio. Avremmo dovuto fare come mio fratello.

Quando tua figlia crescerà, le dirai di ascoltarti perché sennò finirà come te, una persona che non obbediva ai suoi genitori?

Ecco cosa le dico tutto il tempo: di obbedirmi come io obbedivo a mia madre.

Come vuoi migliorare la tua vita? Cosa vuoi fare?

Cosa voglio fare? Come cambierei la mia vita? Come posso risponderti? Beh, per mia figlia, voglio che stia a scuola. Cambierei questo. Anche se non ho terminato gli studi, che almeno lei lo possa fare.

E se lei non volesse, la obbligheresti?

No, perché anche lei lo desidera. Mi dice sempre che finirà la scuola e che vuole continuare gli studi. Vuole andare ad un istituto artistico, come me.

Secondo te, la vita di una donna rom è differente da quella di una non-rom?

Sì, perché hanno una condizione generale migliore delle donne rom. Ma se una donna rom diventa più saggia, può ottenere tutto ciò che ottiene una donna non-rom.

Pensi che le ragazze non-rom obbediscano alle loro madri più di quelle rom?

Obbediscono, sì. Le donne non-rom obbediscono alle loro madri perché vanno a scuola e la finiscono e così hanno una vita migliore.

Tu non hai un'istruzione; non hai terminato la scuola, ma ora stai frequentando dei corsi di formazione, non solo a Košice o qui a Rankovce, ma talvolta vai anche più lontano. Cosa vi hai trovato di così interessante. Perché ci vai?

Perché ho iniziato ad andarci? Perché me l'ha chiesto Kveta. Aveva bisogno di un'altra donna. Me ne ha parlato e le ho detto che sarei andata con lei. La prima volta che ci sono andata mi è piaciuto veramente. Sono due anni che frequento. Lì ho incontrato altre donne e abbiamo portato avanti due progetti, così adesso so come fare tutte queste cose e voglio imparare di più.

Cosa ne dicono in famiglia o i tuoi figli?

Mio marito è orgoglioso del fatto che ci vada. Sa che avrei sempre voluto studiare ed imparare qualcosa e che non è stato possibile. Così da quando ho iniziato mi dice che dovrei continuare e che lui ed i figli mi appoggiano.

Spesso sei lontana da casa ed i bambini hanno bisogno di qualcuno che li curi. Chi lo fa per te?

Lo fa mio marito. Porta nostra figlia a scuola, perché è l'unica che la frequenta, ed i tre ragazzi l'aiutano in ogni cosa. Gli sto insegnando a cucinare. Lui sa fare soltanto piatti semplici, ma vuole imparare a fare cose più complicate. Ne sarà capace. Molte volte torno a casa e mia figlia mi dice: "Mamma, papà cucina meglio di te". Così mi da supporto in questa maniera.

Tuo marito ed i bambini sono orgogliosi di te?

Sono orgogliosi di me. Spesso mio marito va da un non-rom a lavorare e là mi elogia, gli racconta tutto quello che ho ottenuto, e come vorrebbe che usassi le cose che ho imparato altrove. Lui non è stato capace di farlo e sa che è il mio sogno, questo desiderio di essere istruita, così è orgoglioso di me.

Cosa dicono di questo gli altri Rom?

Cosa dicono i Rom? Tu sai com'è tra di noi. Talvolta ne parlano bene, altre volte dicono cose cattive. A volte sono orgogliosi che due donne del villaggio frequentano dei corsi e a volte ci sottovalutano. Noi, d'altra parte, non ce ne preoccupiamo. Siamo orgogliose di quel che facciamo. Succede nella vita, che gli altri ti tirino giù, ma avevamo previsto che accadesse, perché vedono solo il fatto che ci dirigiamo altrove.

Tu hai familiarità con la difficile vita delle donne negli insediamenti rom. Cosa c'è bisogno che cambi? Cosa dovrebbero essere in grado di fare?

Cosa dovrebbero fare le donne? Non c'è acqua. L'acqua ti permette di fare molte cose, è per questo che usciamo per procurarcela. A volte il pozzo funziona, altre no. L'acqua corrente a disposizione ci manca davvero.

Pensi che sia bene che le donne rom non lavorino e si prendano cura della famiglia?

No, questo non è giusto. Ora si stanno aprendo nuove opportunità di lavoro. Non sarebbe per niente un problema, visto che ho perso il lavoro e c'è sempre bisogno di soldi.

Riesci ad immaginarti in politica?

Perché non dovrei? Sono una donna abbastanza saggia su queste cose, sul cosa fare nel mondo. Mi piacerebbe essere coinvolta; ogni donna lo sarebbe.

Hai mai incontrato donne non-rom?

Sì, ci incontriamo. Ci incontriamo anche con alcune donne della Grecia. Erano qui per insegnarci. Molte volte vengono donne da Bratislava. Ora torniamo a Bratislava.

Le donne non-rom come vi percepiscono?

Intendi qui in Slovacchia. Bene. Sono orgogliose di noi, orgogliose del fatto che hanno trovato almeno due donne rom di buonsenso, e anche se non abbiamo studiato a scuola, sappiamo come andare avanti, che è anche ciò che vogliamo.

La maggioranza dei Rom dice che prima del 1989 i Rom vivevano meglio. Com'è cambiata la vostra vita?

Com'è cambiata... prima tutti avevano da lavorare. Ora molti Rom dipendono dai benefici sociali, ma ci sono opportunità... anche per i Rom, di lavorare. Forse quattro di noi lavorano regolarmente a contratto. Anch'o vorrei trovare un lavoro.

La tua famiglia viveva meglio prima o dopo la Rivoluzione?

Forse è lo stesso. Non importa. Mio fratello ora guadagna abbastanza bene. Io penso che non importi, prima o adesso. Solo, prima della Rivoluzione il cibo costava parecchio di meno, ora è più caro. Ma una persona deve vivere sempre.

Si possono cambiare la posizione e le vite delle donne rom?

Si può se le donne rom vogliono cambiare. Perché no? E' pieno di donne rom capaci, Queste cose possono cambiare.

Nella famiglia chi è il cosiddetto "capofamiglia"? La donna o l'uomo?

In casa nostra lo siamo tutti e due su basi di parità. Lui porta a casa i soldi e io mi prendo cura della casa.

Hai detto che la politica per te è interessante. Come vorresti essere coinvolta, per esempio, come rappresentante o cosa?

E' una domanda molto difficile, ma penso probabilmente in qualche tipo di rappresentanza. Se lo fossi allora tornerei a casa, sarei capace di dire agli altri cosa c'è di nuovo sulla scena politica. Mi piacerebbe.

La vita di una donna è più difficile di quella di un uomo?

Penso che gli uomini abbiano una vita più dura, perché trovare un lavoro e viaggiare per avere uno stipendio e poi le donne spendono questi soldi guadagnati con fatica. Lei deve essere una brava donna di casa e considerare seriamente ogni corona che suo marito ha guadagnato duramente.

La donna non ha una vita difficile?

Anche la sua è dura, perché oltre a tutto, deve anche lavorare. Non può sedersi a casa e aspettare suo marito. Ora c'è un programma di attivazione al lavoro e lavoro volontario. Se fa lavoro volontario, ha da fare sempre di più. Ti offrono il lavoro che svolgi di più degli altri nell'attivazione al lavoro. Lavoro duro.

Se tornassimo tra cinque anni, cosa pensi che sarebbe cambiato nella tua vita rispetto a oggi?

Penso che vivrò meglio di adesso. A dire il vero, anche adesso non vivo così male, ma forse ciò andrà meglio se mi impegno.

Per cosa ti stai impegnando? Tua figlia ha ora 13 anni, tra cinque anni ne avrà18. Che sarà di lei?

Allora, che si sposi presto - non lo vorrei. Non voglio questo. Voglio che impari e che vada a lavorare da qualche parte. Non dovrebbe lavorare all'aperto, è meglio dentro, perché ora ci sono più opportunità. Anch'io ho lavorato dentro un edificio. Stavo al caldo e facevo il lavoro degli uomini.

Se tu potessi dire qualcosa ai membri del Parlamento Europeo riguardo i Rom in Slovacchia, cosa sarebbe?

Che è una questione abbastanza importante.

Cosa dovrebbero conoscere questi rappresentanti sui Rom in Slovacchia? Cosa vorresti dirgli sulla vita dei Rom?

Non so di come vivano i Rom altrove nel mondo, ma ci sono Rom poveri e Rom ricchi. Sarebbe tutto se i Rom avessero pari diritti agli altri, perché i Rom non hanno mai diritti.

Cosa vorresti cambiare nella vita dei Rom per i prossimi cinque anni?

Cosa vorrei che cambiasse? Tutto: la loro vita, così che non vivano come adesso, ma come deve vivere una persona; così che non fossero tanto poveri, che la disoccupazione non fosse così alta. Vorrei che i Rom potessero vivere come gli altri.

La tua famiglia mantiene qualche tradizione rom?

Non penso. Io non so nemmeno che tipo di tradizioni siano le tradizioni rom.

Parli il romanés?

Sì, parlo romanés. E' la lingua che mi ha  insegnato mia madre.

Quando sei tra i non-rom cosa ti offende o ti avvilisce di più nel loro approccio verso di te o verso gli altri Rom?

 Se sono lavoro, non mi importa degli impedimenti. Faccio lavoro volontario e lì mi chiamano zingara. I dico: zingari non ce ne sono più, ci sono solo Rom. Prima, apparentemente "ingannavamo" la gente, mentivamo, ma ora siamo Rom. Quindi questo mi offendeva, così dovetti rispondere ad una donna. Anche tu sei una "zingara", dissi, perché anche tu "inganni", tu menti, e sei una non-rom. Ora abbiamo il diritto di essere chiamati Rom.

Interviews with Roma women are part of a project by the Roma Press Agency and will be published in a forthcoming book.

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