Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

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La redazione
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\\ Mahalla : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 31/07/2010 @ 09:36:32, in casa, visitato 1203 volte)

I finanziamenti per la realizzazione di una cittadella per i nomadi (attualmente ospiti in un campo a Scampia) sono fermi: colpa del buco finanziario denunciato dalla nuova amministrazione regionale e dell'esigenza di rispettare il patto di stabilità. Ma in gioco c'è molto di più
Domenico Pizzuti

In riferimento alle notizie più volte circolate circa l'inizio dopo l'estate della costruzione di un villaggio attrezzato per i rom del campo "nomadi" di via Cupa Perillo, sulla base di un progetto approvato da una delibera di giunta comunale con un finanziamento regionale di 7 milioni di euro, abbiamo voluto verificare presso la Regione Campania la disponibilità effettiva del finanziamento deliberato dalla precedente Giunta Regionale.

Dall'informativa ricevuta risulta che la somma in questione – insieme ad altri finanziamenti - è bloccata per rispondere alle esigenze del patto di stabilità in ragione del buco finanziario riscontrato dalla nuova amministrazione regionale. Dopo la verifica di tutte le risorse disponibili in seguito a contatti in corso con il Ministero del tesoro, sono previste le decisioni politiche in merito alla rimessa in bilancio o alla revoca dei progetti a suo tempo finanziati per le politiche sociali. E' un percorso non solo formale o finanziario e su cui occorre aprire una discussione pubblica con le Istituzioni ed associazioni interessate e soprattutto con le famiglie rom del campo, secondo gli orientamenti alla partecipazione più volte ribaditi dalla Commissione Europea per la formazione delle decisioni che li riguardano.

In primo luogo, a nostro avviso, si tratta di dar compimento al piano previsto dal Ministero dell' Interno per gli interventi successivi al censimento - realizzato in Campania nei mesi di giugno-luglio 2008 (2784 censiti a Napoli e Provincia) - che prevedevano la chiusura dei campi non autorizzati, la realizzazione di villaggi attrezzati dotati dei servizi essenziali, l'avviamento al lavoro dei giovani e soprattutto la scolarizzazione dei minori nomadi che secondo il censimento anche a Napoli sono più della metà di coloro che vivono in questi insediamenti. Il progetto elaborato dal Comune di Napoli prevede la costruzione di due unità abitative con moduli monofamiliari per circa 200 persone (delibera Comune di Napoli n. 1261 del 30 luglio 2009), che non esaurisce le 565 persone censite nel campo spontaneo di Scampia. Avranno accesso ai nuovi insediamenti abitativi coloro che hanno il permesso di soggiorno, per cui è in atto una verifica delle posizioni degli abitanti dei campi per il rilascio del permesso di soggiorno nell'ambito delle norme vigenti.

In secondo luogo, si deve tener conto delle speranze suscitate con il censimento a cui le famiglie rom del campo hanno volontariamente cooperato, in vista di un riconoscimento legale e di una sistemazione abitativa vivibile, se si tiene conto delle precarie abitazioni ("baracche") in cui un buon numero di famiglie ha vissuto per venticinque anni e più, e del degrado dell'area che abbiamo più volte denunciato anche per l'emergenza estate .

Al di là di considerazioni ragioneristiche di bilancio, si tratta di una motivata scelta di civiltà a favore della vita delle famiglie che abitano il campo, di cui si è fatto promotore un Ministro leghista ed attuata dal Commissario straordinario per l'emergenza relativa agli insediamenti rom in Campania, Prefetto Alessandro Pansa, augurandoci che il suo successore dia compimento al piano. Invitiamo il Presidente Caldoro in nome della legalità e civiltà, e della solidarietà sociale che caratterizza il suo pedigree politico, a rimettere in bilancio il finanziamento previsto per l'attuazione del progetto del Comune di Napoli, per dare compimento al piano formulato dal Ministero dell' Interno. Augurandoci che si tratti solo di sospensione e non di revoca, torneranno i conti, caro Presidente Caldoro, con un bilancio sociale!

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Di Fabrizio (del 30/07/2010 @ 09:45:41, in musica e parole, visitato 1203 volte)

FoianoInPiazza.it Si apre il Festival Visioni, XI edizione 2010, la kermesse di teatro e musica della Valdichiana (clicca QUI) con lo spettacolo:

KALEROM. IL GRANDE FUOCO DELLA FESTA
Acquaragia drom musica dalle province zingare d'Italia (Roma)

Domenica 1 agosto a Castiglion Fiorentino in Piazza del Comune
ingresso: adulti € 5,00; fino a 18 anni € 1,00

con: Elia Ciricillo voce, chitarra, tamburelli; Rita Tumminia organetto; Erasmo Treglia violino, tromba de' zingari, ciaramella; Marcus Colonna clarinetto, clarone; Sandu Gruia Sandokan

Sarà una vera e propria "notte dei gitani", con acceso il grande fuoco della festa. Kalerom è lo spettacolo che combina le musiche delle province zingare d`Italia degli Acquaragia Drom, gruppo storico della musica popolare italiana, e le melodie d'amore - dall'Oltenia rumena - dei Taraf da Metropulitana, trascinante ensemble di musicisti zingari.

Una sarabanda sonora, condita da balli e da gag, da musiche passionali e ritmi frenetici, che partono dalla Transilvania e dai Carpazi per arrivare alle melodie popolari italiane e ai successi internazionali eseguiti alla maniera "zingara".

I protagonisti, lasciano i loro strumenti per portare il pubblico nel cuore di una cerimonia tradizionale, di un matrimonio, di una animata festa gitana intorno ad un grande fuoco da campo: ritmi incalzanti e passionali, melodie struggenti e racconti di storie inverosimili con protagonisti tragicomici di cui si può ridere o commuoversi. Uno spettacolo “Kalerom. Il grande fuoco della festa”, di sicuro effetto dove la scena è anche del pubblico.

Clicca QUI per il sito degli Acquaragia Drom

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Ndr. Una notizia che ha avuto parecchio risalto sui media. Non ne avevo scritto, perché tra molti "addetti ai lavori" la nomina di Najo Adzovic ha scatenato più che altro ripicche e gelosie, e qualche mal di pancia da parte di chi vede compromessi i propri storici appetiti. Resti tra noi, gli unici auguri sinceri sono arrivati dagli amici di U VELTO. In questa breve intervista, Najo Adzovic illustra qual è il programma che intende realizzare (insomma, ci mette la faccia); teniamola a mente e giudichiamolo (a suo tempo) sulla base di cosa (e come) riuscirà ad ottenere.

Iris Press

ROMA, 28 LUG - I rom della Capitale avranno una voce sola, Najo Adzovic, già portavoce del Casilino 900: il campo nomadi sgomberato verso la fine dello scorso anno, come previsto dal Paino Nomadi dall’amministrazione Alemanno. Najo era un soldato nell’ex Juoslavia di Tito, e disertò quando gli chiesero di uccidere alcuni prigionieri, e venne in Italia con mezzi di fortuna.

Najo Adzovic è il delegato del sindaco di Roma ai rapporti con la comunità rom e sinti. L’incarico è gratuito e durerà un anno. L’obiettivo è quello di favorire l'inserimento socio culturale, attraverso progetti di scolarizzazione, formazione e lavoro. Per il sindaco Gianni Alemanno: la nomina rientra nel Piano Nomadi che ha la volontà dichiarato di eliminare “situazioni indegne come i campi Casilino 900 e La Martora”. Ma non tutti si sono detti soddisfatti della scelta compiuta. Delusi ad esempio i rom romeni e sinti giostrai, secondo cui Najo Adzovic non li rappresenterebbe; e polemiche vengono anche da alcune associazioni che avrebbero voluto una scelta più partecipata della comunità rom nella Capitale.

In cosa consiste il tuo incarico e cosa conti di fare nel breve periodo?
Farò il massimo per dare la maggior visibilità alla comunità rom di Roma soprattutto a chi si vuole integrare, vuole lavorare, vuole mandare i bambini nelle scuole. Daremo l'opportunità a queste persone di uscire dagli accampamenti dando loro un'opportunità dal punto di vista lavorativo. Nei prossimi giorni daremo anche questi input. Ma dall’altra parte la mia nomina, come delegato del sindaco sulle problematiche della comunità rom, e come coordinatore di “Roma rom” consiste anche nel fare tolleranza zero contro coloro che delinquono e che ancora non si vogliono integrare.

Non tutti hanno però salutato la tua nomina come un fatto positivo, alcune associazioni si sono dette dubbiose.
Sono soltanto polemiche inutili perché la comunità rom a Roma ha ormai imparato a dialogare a 360 gradi con l'amministrazione. Le associazioni lo sappiamo benissimo in questi 40 anni cosa hanno fatto. I rom sono rimasti nella stessa identica situazione dal punto di vista abitativo, lavorativo ma anche dal punto di vista di una politica del superamento degli accampamenti. Noi a Roma, grazie a queste associazioni, abbiamo quasi tre generazioni di bambini che sono rimasti nella stessa identica situazione dal punto di vista dell'educazione scolastica: cioè non abbiamo un bambino rom, nati e cresciuti da tre generazioni a Roma, che frequenta le scuole superiori. Queste associazioni hanno preso denaro pubblico dall'amministrazioni e hanno fatto questo lavoro. Sicuramente la prima cosa che farò è istituire un tavolo di confronto sia con associazioni sia con la comunità rom e sia con tutta la parte della cittadinanza: per capire come insieme possiamo risolvere alcune problematiche. Sarà un tavolo condiviso tra associazioni, cittadini ed enti pubblici e tra tutti coloro che si prenderanno la responsabilità di partecipare e discutere pacificamente e di cercare di risolvere i problemi della comunità rom.

Autore: Fabio Ferri

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Di Fabrizio (del 29/07/2010 @ 09:39:18, in casa, visitato 1223 volte)

Autore: Simone Di Stefano

 Link per chi legge da Facebook
Durata: 00:17:13 - La mafia, i rom, due case confiscate e il diritto negato a Palermo

Riferimenti:

1
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3

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Di Fabrizio (del 28/07/2010 @ 09:24:30, in conflitti, visitato 1795 volte)

Un fatto avvenuto una decina di giorni fa, che ha avuto eco anche nei media italiani. Tra l'altro, la Francia non è nuova a tensioni simili. Non ho avuto tempo per le traduzioni, rimedio adesso. La prima segnalazione viene da Roma_Francais sul clima di questi giorni in Francia

IrishTime.com La polizia pattuglia il quartiere L'Arlequin di Grenoble la settimana scorsa. Foto Quadrini Rolland/Reuters

RUADHÁN MAC CORMAIC in Paris - Sabato 24 luglio 2010

HA PREVALSO LA CALMA a Grenoble dopo il funerale di un sospetto rapinatore armato, ucciso la settimana scorsa dalla polizia, mitigando i timori che la sua sepoltura potesse riaccendere le violenze che lo scorso fine settimana hanno scosso la città del sud-est francese.

L'uccisione di Karim Boudouda (27 anni), nel corso di una sparatoria seguita ad una rapina in un casinò, ha scatenato tre notti di disordini nella periferia di Villeneuve, dove sono stati esplosi colpi contro la polizia e dozzine di auto sono state date alle fiamme.

Giovedì notte e nel primo mattino di ieri (venerdì 23 luglio ndr) sono state bruciate due auto e sono state lanciate bottiglie contro la polizia, ma un appello alla calma del locale imam e della famiglia di Boudouda sembra essere stato ascoltato dai più.

Anche se l'ordine è ritornato nelle strade, il crimine continua a dominare l'agenda politica, dopo una settimana in cui sono avvenuti seri disordini in una tranquilla città nella valle della Loira.

Domenica (18 luglio ndr) tumulti sono scoppiati a Saint-Aignan, cittadina di appena 3.400 abitanti, dopo che membri della comunità nomade hanno reagito alla morte di un giovane trattenuto dalla polizia, con violenti attacchi alla locale stazione di polizia.

I disordini a Grenoble e Saint-Aignan hanno indotto il presidente Nicolas Sarkozy a dichiarare che lo stato era impegnato in una "guerra contro trafficanti e delinquenza" e che lo stato non sarebbe indietreggiato nella sua "implacabile lotta" contro i criminali.

Ha poi esautorato il prefetto dell'Isère, il dipartimento che include Grenoble, rimpiazzandolo con Eric Le Douaron, alto funzionario di polizia che Sarkozy conosce da quando era ministro degli interni. E' la seconda volta in tre mesi che Sarkozy nomina un funzionario di polizia a prefetto. Ad aprile, nominò Cristian Lambert, ex capo di un gruppo di elite stile-commando, come prefetto di Seine-Saint-Denise, che include alcuni dei quartieri più poveri della capitale francese.

L'ultima mossa è stata criticata dall'opposizione: il deputato Manuel Valls del partito socialista ha detto che il linguaggio belligerante di Sarkozy sancisce il "fallimento abbastanza patente" delle sue politiche di sicurezza.

Daniel Vaillant, ministro degli interni sotto il primo ministro socialista Lionel Jospin, ha criticato duramente Sarkozy per "essersi assunto dei poteri che non ha" sostituendo due prefetti, dato che è il primo ministro o quello degli interni che possono nominarli.

Prefetti, che agiscono come i massimi rappresentanti dello stato nel dipartimento, sono normalmente dipendenti pubblici di carriera.

Anche i gruppi antirazzisti e per i diritti umani sono stati critici verso il presidente, dopo le osservazioni svolte sulla scia delle violenze di Saint-Aignan, circa "i problemi posti dal comportamento di certe persone nelle comunità Rom e Viaggianti".

La Lega per i Diritti Umani ha accusato il presidente di "stigmatizzare" Rom e Viaggianti e di renderli "capri espiatori" dei più vasti problemi di sicurezza.

Il termine generico francese gens du voyage, o Viaggianti, include zigani le cui famiglie arrivarono in Francia nel corso dei secoli; manouches, arrivati dalla Germania nel XIX secolo; gitani spagnoli e più recentemente i rom.


E ancora, da Roma_Benelux

Dichiarazione di pace

Il Presidente della Repubblica ha dichiarato guerra alla gens du voyage ed ai Rrom. Gli Zigani intendono rispondere con una dichiarazione di pace per evitare un'esplosione sociale.

L'organizzazione il 28 luglio di una riunione all'Eliseo sui "problemi" posti dagli Zigani, per la prima volta dalla Liberazione.

Come troppo spesso nello loro storia, gli Zigani sono una volta di più il capro espiatorio preferito di una classe dirigente invischiata in scandali politico-finanziari.

Se Nicolas Sarkozy dovesse reiterare la sua dichiarazione di guerra, il Collettivo delle Associazioni Zigane sarebbe costretto ad intraprendere azioni legali per incitamento all'odio razziale e chiedere ai parlamentari di interrogarsi sulla necessità di riunire l'Alta Corte.

La prevalenza del razzismo anti-zigano nella società francese è tale che il primoluglio2010 è passata totalmente inosservata la conferma in Corte d'Appello della condanna di France Télévisions per incitamento all'odio razziale, in ragione del contenuto della trasmissione "C dans l'air" intitolata "Delinquenza: la via dei Rom" (vedi QUI ndr).

Mentre la Francia è stata oggetto di numerose condanne da parte delle autorità europee e rischia di trovarsi bandita dall'Europa, nessuno sforzo è stato fatto dai poteri pubblici per lottare contro la moltiplicazione degli atti e delle dichiarazioni razzisti  contro gli Zigani.

Il 18 luglio 2010, la Francia, tramite un discorso pronunciato dal segretario di stato agli ex combattenti, ha finalmente riconosciuto ufficialmente il dramma dell'internamento e della deportazione dal 1940 al 1946

Dieci giorni dopo, Nicolas Sarkozy prende l'iniziativa di una politica di natura razziale che, se dovesse essere attuata, rischierebbe fortemente di costituire una nuova pagina nera della storia francese, com'è vero che gli Zigani, al di là delle profonde differenze esistenti tra Rrom e gens du voyage, siano sottomessi in Francia ad un vero regime d'apartheid in ragione di una legislazione d'emergenza indegna di un paese democratico.

Il Collettivo delle Associazioni Zigane chiede di essere ricevuto dal capo dello stato per discutere i problemi alla base delle proposte razziste di alcuni ministri e parlamentari dell'UMP.

Il Collettivo delle Associazioni Zigane chiede l'abrogazione di tutte le leggi discriminatorie ed un'azione risoluta ai più alti livelli dello stato per lottare contro il razzismo anti-zigano.

Per la salvaguardia dei valori universali che hanno fatto grande la Francia, il Collettivo delle Associazioni Zigane lancia un appello riprendendo le parole esatte utilizzate venticinque anni fa da Georges Guingouin, primo partigiano di Francia, liberatore di Limoges, nel suo appello lanciato in occasione del 41° anniversario della battaglia del Mont Gargan:

"Nel 1985, mi appello agli uomini e alle donne dall'animo generoso perché un soprassalto morale, una nuova Resistenza comincino e la Francia resti il paese dei Diritti dell'Uomo. La fiamma della Libertà non deve spegnersi!"

Il Collettivo delle Associazioni Zigane organizzerà una conferenza stampa mercoledì 28 luglio alle 11.00 a Chope des Puces 122 rue des Rosiers à Saint-Ouen.

Association "La voix des Rroms"
50, rue des Tournelles
75003 PARIS
tél. & fax: 01.80.60.06. 58
http://www.lavoixdesrroms.org

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Di Fabrizio (del 27/07/2010 @ 09:36:46, in Europa, visitato 1982 volte)

by Paul Polansky

[continua] Harri Hermanni Holkeri

L'ANTI-PREMIO CITAZIONE INUTILE: alla persona che amava fare citazioni giornaliere, ma queste citazioni non hanno salvata nemmeno una vita in Kosovo. Riguardo ai Rom e agli Askali, Harri rifiutò di mettere in pratica quanto predicava, da qui questo anti-premio.

Le Citazioni giornaliere di Holkeri

  • Quello che possiamo fare come individui può non essere molto nella scala globale, ma dobbiamo iniziare il cambio vivendo come insegniamo.
  • Se non accettiamo il pensiero altrui, non si può progredire nel proprio interesse. Abbiamo bisogno dell'altrui aiuto per ottenere risultati.
  • Uomini e donne hanno il loro ruolo - i loro ruoli sono differenti, ma i loro diritti sono uguali.
  • Ci sono molte sfide, ci sono molti ostacoli: cerchiamo di cambiare gli ostacoli in vantaggi.
  • Abbiamo gli strumenti, ma dobbiamo imparare come usarli. Questa è la mia filosofia politica.
  • In crisi nazionali o internazionali, ci sono sempre questioni di mancanza di confidenza. Devi cambiare le menti delle persone se vuoi ottenere risultati.
  • Non voglio parlare di sovrappopolazione o di controllo delle nascite, ma penso che l'istruzione sia la maniera di dare nuovo impeto alla questione della povertà.
  • Non puoi prendere decisioni facili se prima non ti impegni per difficili soluzioni.

Holkeri è nato il 1 gennaio 1937 ad Oripaa, Finlandia. Divenne membro del Partito della Coalizione Nazionale di Finlandia (Kokoomus) e poi del Parlamento dal 1970 al 1978. Holkeri fece parte del tavolo dei direttori della Banca di Finlandia nel 1978-97 e fu candidato alle elezioni presidenziali nel 1982 e nel 1988. Fu Primo Ministro dal 1987 al 1991. Più tardi divenne speaker dell'Assemblea Generale dell'ONU (2001-2001). Giocò anche un ruolo costruttivo nell'Accordo del Buon Venerdì in Irlanda del Nord. I suoi sforzi vennero premiati con il cavalierato onorario conferitogli dalla regina Elisabetta II. Venne poi nominato Rappresentante Speciale del Segretario Generale in Kosovo.

Se sotto l'SRSG Steiner tutti gli aiuti alimentari ai campi zingari vennero interrotti, sotto l'SRSG Holkeri i campi furono completamente ignorati. Nonostante gli appelli a portare la questione all'attenzione del suo staff, l'invisibile Holkeri rimase tale eccetto per le sue dichiarazioni quotidiane. Nel maggio  2004 Holkeri si ritirò dalla sua posizione presso l'UNMIK, adducendo problemi di salute dopo un collasso per esaurimento a Strasburgo. Il collasso avvenne il giorno dopo che Holkeri aveva visitato il quartiere generale ONU a New York, dove disse al Consiglio di Sicurezza che l'orgia di violenze di metà marzo (2004) aveva scosso la missione nelle "sue fondamenta". A seguito di intensi scontri tra la KFOR ed estremisti albanesi, l'UNMIK riportò che 4.366 Serbi ed alcuni Rom erano stati costretti a fuggire dalle loro case. Inoltre erano state distrutte o danneggiate circa 950 case, assieme a 36 chiese, monasteri ed altri monumenti serbi. Sotto Holkeri l'ONU fu lento a reagire. Molti osservatori ritengono che lui non comprese a sufficienza la situazione in Kosovo. Però, concordò nell'evacuare dalle loro case oltre 4.000 Serbi usando la polizia ONU, creando così un precedente in Kosovo per lo sgombero forzato quando le vite umane fossero a rischio. Fino ad oggi, non ha elaborato una dichiarazione per quella filosofia umanitaria.


Søren Jessen-Petersen (foto da Nato.int)

PREMIO TESCHIO E TIBIE INCROCIATE al funzionario ONU sotto il cui sguardo morirono più bambini e feti di ogni altra epoca, nei nove anni in cui l'ONU amministrò questi campi della morte per gli zingari del Kosovo.

Jessen-Petersen nato nel 1945 a Nørrensundbay, Danimarca, venne nominato Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per il Kosovo e capo dell'UNMIK il 16 giugno 2004 e mantenne la posizione sino alla fine di giugno 2006. Jessen-Petersen è attualmente Direttore dell'ufficio di Washington Indipendent Diplomat, lettore presso la Scuola di Servizi Esteri all'Università di Georgetown, e Studioso Ospite all'Istituto di Pace degli Stati Uniti (USIP).

Jessen-Petersen ha avuto una lunga carriera nelle Nazioni Unite. Avvocato e giornalista per formazione, iniziò il suo servizio nel 1972 presso l'ufficio dell'Alto Commissario ONU per i Rifugiati (UNHCR) in Africa. Nei successivi 30 anni salì diversi gradini nell'UNHCR, nei vari uffici di Stoccolma, Ginevra e New York ed infine nel 1998 venne nominato Inviato Speciale dell'UNHCR nella ex Jugoslavia. Attualmente risiede a Washington DC con la moglie di diciannove anni e due dei suoi quattro figli.

Nonostante una carriera apparentemente distinta con l'Alto Commissario ONU per i Rifugiati, Jessen-Petersen perse il proprio compasso morale in Kosovo quando i bambini Rom/Askali iniziarono a morire di avvelenamento da piombo nei campi UNHCR e lui si rifiutò di evacuarli come richiesto dall'OMS. Sino a novembre 2004, in molti non sapevano che i campi zingari fossero così pericolosi, nonostante il rapporto medico ONU inviato all'SRSG Bernard Kouchner ad ottobre 2000. Ma quando nel 2004 venne portata a conoscenza la morte di Jenita Mehmeti nel campo ONU di Zitkovac, venne svelato il tentativo dell'UNMIK di nascondere la verità, anche se Jessen-Petersen tentò di far luce sulla tragedia. Quando la TV del Kosovo chiese a Jessen-Petersen del mio libro dove spiegavo l'avvelenamento da piombo, l'SRSG replicò "Polansky non ha di meglio da fare."

Per mascherare il proprio dilemma morale, Jessen-Petersen tentò di dire alla stampa che gli Zingari si stavano avvelenando da sé smaltendo le batterie delle auto. Anche se l'ONU aveva davvero dato licenza per smaltire le batterie e permesso di tenerle nei campi ONU, un dottore tedesco (Klaus Runow) aveva raccolto campioni dei capelli in 66 bambini dei campi e trovato 36 elementi tossici nel loro corpo, non presenti nelle batterie delle macchine. Jessen-Petersen tentò allora di "curare l'avvelenamento da piombo" donando150.000 euro prendendolo dal budget per il Kosovo. Ma fu solo un tentativo cosmetico, neanche un euro servì a curare un bambino dato che vennero sprecati per voci non mediche: 24.000 euro per latte scremato, 12.000 per saponi e shampoo, 9.500 euro per fumigare le baracche e 33.000 euro per i kit di analisi del suolo. Nonostante venisse detto che l'avvelenamento da piombo non potesse essere curato finché i bambini e le donne incinte (i più vulnerabili) non fossero rimossi dalla fonte dell'avvelenamento, Jessen-Petersen rifiutò ancora di evacuare i campi. Sotto il suo sguardo morirono più di 30 Zingari.

Fine sesta puntata

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COMUNICATO STAMPA

Il 2 luglio 2010 la Provincia di Roma, dopo un lungo e controverso iter, ha concesso l'Autorizzazione Integrata Ambientale all'inceneritore di rifiuti tossici e nocivi della Basf di Roma di via di Salone, 245.
L'inceneritore non si trova all'interno di una zona industriale, dove persone presumibilmente in buona salute trascorrono una parte limitata della giornata per non tutti i giorni dell'anno, ma ad alcune centinaia di metri dal villaggio attrezzato di via di Salone in cui vivono stabilmente all'aria aperta circa trecento minori di etnia rom.

Secondo le testimonianze raccolte dall'associazione "21 luglio" già da anni gli abitanti del villaggio hanno avvertito cattivi odori e lamentato problemi alle vie respiratorie per i fumi emessi dalla ciminiera dell'inceneritore.
L'impianto ha subito tra il 1999 ed il 2004 una serie di guasti: la rottura di un serbatoio di acido cloridrico, lo scoppio di un forno, un principio di incendio.
Nel settembre 2003 l'Istituto epidemiologico (Asl RME) ha presentato i dati analitici secondo cui la mortalità per tumore negli uomini dal 1987 al 2001 nel territorio circostante è del 30% superiore rispetto alla media di Roma

Il 3 novembre 2006 la Asl RMB ha pubblicato i risultati di alcune indagini.
Le indagini epidemiologiche hanno confermato, tra i dati del 2003, 8 su 9 decessi per Linfomi non Hodgkin (+156% rispetto all'atteso), ed evidenziato un maggior numero di tumori al cervello tra gli abitanti della zona.
Le indagini ambientali, hanno evidenziato concentrazioni di diossina da 5 a 20 volte superiori a quelle medie di altre zone italiane nella centralina posta a 300 metri dall'inceneritore. Le concentrazioni di palladio inoltre sono risultate doppie.
Alla luce di tali ricerche è ragionevole dedurre che il villaggio attrezzato di via di Salone sia situato in una zona di elevata ricaduta delle emissioni tossiche e nocive.

Il 26 marzo 2009, secondo la relazione fatta dalla'ASL RM B "si ritiene che le abitazioni e le diverse attività poste entro una distanza prudenzialmente stimabile in 500 mt. dal perimetro dello stabilimento si trovino, già in condizioni di normale esercizio degli impianti, nell'area di massima ricaduta di inquinanti pericolosi per la salute umana".
Sempre la ASL RMB, in una nota inviata anche al dott. Angelo Scozzafava, attuale soggetto attuatore del Piano Nomadi della capitale, aveva già espresso la propria "contrarietà al rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale per l'impianto di trattamento termico dei catalizzatori esausti, a causa del rischio per la salute pubblica che esso viene a determinare nel contesto urbanistico realizzatosi". "Dovrebbe in ogni caso essere predisposto – continua la nota - un adeguato piano di informazione della popolazione sui rischi associati alle attività della BASF".

Alla luce di quanto avvenuto l'associazione "21 luglio" manifesta profonda preoccupazione per l'impatto che le emissioni prodotte dall' all'inceneritore di rifiuti tossici e nocivi della Basf ha avuto e continua ad avere sulla salute dei circa trecento minori residenti nel campo di via di Salone ed esprime una forte perplessità sulla reale attuazione di un piano informativo tra i residenti del villaggio attrezzato così come raccomandato dalle autorità sanitarie.
E' opportuno ricordare che l'art. 24 par. 1 della Convenzione Internazionale di New York sui diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza stabilisce che "gli Stati parti riconoscono il diritto del minore di godere del migliore stato di salute" mentre la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea ribadisce il diritto di ogni minore "alla protezione" (art. 24).

L'associazione "21 luglio" sollecita:
- il Commissario straordinario per l'emergenza nomadi a Roma dott. Giuseppe Pecoraro a fornire le legittime risposte sugli eventuali rischi alla salute dei minori rom del villaggio attrezzato di via di Salone determinati dalle esalazioni tossiche dell'inceneritore della BASF
- le istituzioni preposte all'attuazione del Piano Nomadi della capitale a non far venire meno l'obbligo di ispirare la scelta di collocazione di ogni insediamento abitativo attrezzato al Principio di Precauzione sancito già dal Trattato di Maastricht del 1992 e ribadito nei successivi documenti di politica ambientale – sanitaria della Comunità Europea al fine di assicurare ad ogni minore rom "le migliori condizioni di salute fisica e mentale che gli Stati siano in grado di garantire" (art. 12 par. 1 del Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali).

Roma, 22 luglio 2010 - Associazione "21 luglio"

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Di Fabrizio (del 26/07/2010 @ 09:30:13, in Regole, visitato 1263 volte)

A nome della ragazza, autrice di questa protesta rivolta alla Direzione CPT di Pisa. Ciao, Agostino Rota Martir

Sono una ragazza Rom del campo nomadi di Coltano, sono nata in Italia e vivo da molti anni con la mia famiglia a Coltano, di origine Bosniaca. Da quando ho raggiunto la maturità sto facendo di tutto per ottenere la cittadinanza italiana, benché i miei genitori siano Bosniaci io mi sento Italiana in tutto, non solo perché questo è il paese in cui sono nata, ma mi sento parte di esso, penso di rispettare le sue Leggi (mai alcun precedente in fatto di giustizia), perché sono anche le mie, ma soprattutto perché sento di appartenere anche alla gente italiana, anche come Rom.

Scrivo per raccontare quello che mi è successo due giorni fà a Pisa all’interno di un autobus del CPT, un fatto che decido di raccontare, perché non è l’unico che mi è successo ultimamente e credo sia importante farlo conoscere, perché ferisce non solo il mio animo, ma anche quello del popolo italiano al quale sento di appartenere, anche se ancora non ufficialmente.

Ebbene mi è successo questo: l’altro giorno (21 Luglio) sono salita sull’autobus delle ore 16.40 diretto all’ospedale di Santa Chiara per visitare la mia zia ricoverata, ero munita di regolare biglietto che ho timbrato nella apposita macchinetta. Il controllore ad un certo punto si è rivolto a noi, ero in compagnia di una mia cugina, con un atteggiamento di accusatore, dicendoci: “ragazze, comportatevi a modo” ad alta voce, davanti a tutta la gente, prima da lontano, poi anche vicino a noi. Ovviamente per me questo atteggiamento prevenuto verso di noi era offensivo: primo, perché lui non poteva permettersi di giudicarci senza conoscerci. Io allora, gli ho fatto presente che avevo il biglietto timbrato e che suo compito era di verificare se il biglietto fosse in regola, prima di accusarci di qualcosa.

Lui mi ha risposto, senza nemmeno guardare il biglietto, dicendomi sempre davanti la gente presente in autobus, che senz’altro era già stato utilizzato due o tre volte. Io gli ho mostrato il biglietto, che lui non si è degnato di verificare ma ha continuato a sottintendere che noi stavamo facendo delle “scenate per niente”.

A noi, ha anche detto che lui neanche voleva vedere il biglietto, ma allora mi chiedo quale è il suo compito? Quello di giudicare le persone che non conosce? Mi piacerebbe sapere sulla base di che cosa? Io gli ho risposto che lui non poteva permettersi di giudicare le persone in quel modo, offensivo e maleducato, semplicemente per le nostre sembianze e per la nostra apparenza Rom.

Io lo so che diverse persone, (Rom , ma anche Italiani e immigrati) utilizzano l’autobus per scopi non sempre chiari, esempio per furti e borseggi, ma il controllore non può fare di ogni erba un fascio, sentendosi autorizzato ad offendermi davanti a tutti e pretendere che io mi comporti a modo, dopo averci fatte passare per ladre davanti a tutti.

Con questa lettera voglio augurarmi e sperare che l’atteggiamento dei controllori del CPT nei confronti delle ragazze e donne Rom, non sia dettato da pregiudizi o da ignoranza, semplicemente chiedo che sia uguale a tutti gli altri, e di smetterla di giudicarci a priori, perché questo offende non solamente noi ma colpisce anche la cittadinanza di Pisa. Lo stesso vale anche per quegli autisti, che quando vedono dei Rom in attesa alla fermata, decidono di passare oltre senza fermarsi, non vorrei che diventasse una abitudine consolidata, sia per gli autobus cittadini e sia quelli extra-urbani.

Se sbagliamo è giusto che i controllori ci riprendano e procedano nel darci ciò che meritiamo (multa, richiamo, allontanamento dal mezzo, o denuncia), è il loro compito, ma se il nostro comportamento è corretto e civile esigiamo altrettanto dai controllori e dagli autisti dei mezzi del CPT di Pisa verso noi Rom, come verso qualsiasi cittadino italiano o immigrato che sia.

Grazie dell’attenzione e spero che tutto questo non si ripeta mai più.

Una ragazza Rom del campo nomadi di Coltano. 23 Luglio 2010

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Di Fabrizio (del 25/07/2010 @ 09:52:37, in Kumpanija, visitato 1695 volte)

Video in inglese pubblicato dal Guardian

Cari Amici,

Per undici anni abbiamo tentato di far evacuare dall'ONU i campi rom in Kosovo dove i bambini hanno i più alti livelli di piombo nella letteratura medica. Più di 89 Rom/Askali sono morti in quei campi. Ogni bambino nato lì, se sopravvive, ha danni irreversibili al cervello.

Dato che l'ONU non vuole ascoltare le nostre richieste a favore di questi bambini, stiamo promuovendo una petizione mondiale rivolta al Presidente Obama, chiedendogli di evacuare i campi (meno di 600 uomini, donne e bambini) e di curarli presso le basi militari americane in Kosovo. Questo il link per firmare la petizione:

http://www.thepetitionsite.com/5/Save-Children-Dying-From-Lead-Poisoning

Vi chiedo di inoltrare questa mail ai vostri amici, il più possibile, e chiedere loro di aiutarci a salvare questi bambini e le loro famiglie.

Grazie a tutti,

Paul Polansky

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Di Fabrizio (del 25/07/2010 @ 09:20:01, in Regole, visitato 1208 volte)

Neri, extracomunitari, zingari, albanesi, in Toscana sono persone. In Italia no.

Lo ribadisce la Corte Costituzionale che boccia il ricorso del governo contro la legge regionale in materia di accoglienza e integrazione degli stranieri che prevede, tra l’altro, l’erogazione dei servizi socio sanitari anche per gli immigrati non regolari.


Volevate il federalismo? Bene, noi vi diciamo che in Toscana siamo tutti uguali.
La legge toscana è stata approvata dal Consiglio regionale il 9 giugno 2009, con una forte opposizione del Pdl. Dopo poche settimane dell’approvazione il Governo aveva impugnato la legge regionale per la presunta illegittimità costituzionale di alcuni articoli. Perchè è chiaro, il governo DEVE distinguere tra italiani e negri, froci, zingari e quant’altro.

"La Corte costituzionale ha affermato che "la norma regionale in esame non determina alcuna lesione delle competenze legislative statali e che lo straniero è titolare di tutti i diritti fondamentali che la Costituzione riconosce spettanti alla persona"." (da Reuters)

La legge Toscana del 2009, che trovate per intero qui è quasi grottesca perché, come lei stessa dice, non fa altro che esprimere ciò che già è insito nella costituzione. Non per nulla "La nota aggiunge che la Costituzione protegge il diritto alla salute come "ambito inviolabile della dignità umana": il diritto alla salute "deve perciò essere riconosciuto anche agli stranieri, qualunque sia la loro posizione rispetto alle norme che regolano l’ingresso ed il soggiorno nello Stato"." (da Reuters).

E visto che la matematica non è una opinione, se un clandestino dovesse avere bisogno di cure ospedaliere, e abitasse in Lombardia, potrebbe morire a causa dell’applicazione della legge statale. Lo stesso clandestino, abitante in Toscana, sarebbe salvato, senza mettere in mezzo problemi.

In Lombardia la vita umana cambia a seconda del colore, della provenienza, della lingua. In Toscana no. Con tanti saluti alla Lega.

Per cui o le altre regioni cominciano a seguire la Toscana, o faccio la tessera del movimento per la restaurazione del granducato. Questa è la mia magica Toscana, e non la Sua Magica Italia.

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