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Di Fabrizio (del 30/04/2008 @ 09:08:03, in Regole, visitato 1751 volte)

Da Hungarian_Roma

Il sig. Horvath è di origine Rom, figlio di un sopravissuto all'Olocausto ed in patria è spesso stato vittima di violenze da parte della polizia e degli skinheads, incluso un accoltellamento quasi fatale. Sua moglie e suo figlio stanno chiedendo al governo canadese di fermare il suo ingiusto rimpatrio da una nazione in cui si era rifugiato.

Al termine dell'articolo, c'è una lista di cose che è possibile fare. Giovedì 1 Maggio ci sarà una dimostrazione alle 14.00 davanti al Consolato Ungherese di Toronto (425 Bloor Street East - Sherbourne subway). Abbiamo elencato altri consolati ungheresi (Calgary, Winnipeg, Vancouver) ed un'ambasciata (Ottawa) nel caso qualcuno volesse organizzare manifestazioni simili.

Grazie!

Toronto Action for Social Change, tasc@web.ca, (416) 651-5800


By Colin Perkel, Canadian Press

TORONTO - Adolf Horvath, 51 anni, è un rifugiato rom terrorizzato di essere rimandato in Ungheria si nasconde mentre sua moglie ed il figlio fanno appello al ministro federale della giustizia per riconsiderare la sua estradizione.

[...] In vista dell'imminente estradizione, Horvath è sparito da cinque settimane.

"Ho perso mio padre" dice suo figlio Adam, 13 anni e studente a Toronto, mentre le lacrime gli rigano il volto. "Non ho futuro senza mio padre, non posso vivere senza di lui. Se andrà in Ungheria, può essere ucciso e io non lo voglio."

Horvath ha ragione di aver paura di essere rimpatriato. E' stato ripetutamente assalito e minacciato in Ungheria, dove gli abusi sui Rom sono comuni. Durante un attacco a casaq sua, gli skinheads lo colpirono e accoltellarono di fronte alla moglie terrorizzata, Erika di 36 anni, e al figlio Adam, che allora aveva 2 anni e mezzo. "Quasi l'ammazzavano," dice Erika Horvath. "Anch'io sono stata colpita."

Horvath lasciò l'Ungheria per il Canada nel 1999. Sua moglie ed il figlio ottennero lo status di rifugiati e le autorità canadesi nel 2004 decisero che a causa della sa origine rom c'era "più di una possibilità di persecuzione."

Come risultato, il Canada l'ha ritenuto "persona bisognosa di protezione," cosa che avrebbero dovuto precludere il suo ritorno in Ungheria.

Tuttavia, in risposta alla richiesta del governo ungherese di estradizione, il Ministro della Giustizia Rob Nicholson ha deciso che la cosa sarebbe dovuta essere decisa in tribunale.

Nel prendere la sua decisione, Nicholson ha contato in parte sulle informazioni dell'allora ministro dell'immigrazione, Monte Solberg, che concludeva dicendo che Horvath affrontava rischi di abusi una volta ritornato in patria. Tuttavia, Solberg ha deciso che Horvath potrebbe contare in Ungheria sulla protezione statale e quindi potrebbe essere estradato.

Dice Ronald Poulton, avvocato di Horvath: "Tutto ciò è ridicolo. E' imbarazzante che il governo canadese prenda questa decisione. Se gli succederà qualcosa, riterrò responsabile il governo canadese."

Laszlo Bakos, dell'ambasciata ungherese ad Ottawa, dice di non avere conoscenze di prima mano sui maltrattamenti, ma aggiunge che Horvath non dovrebeb aver paura di fare ritorno.  Dice: "Non ci sono casi di tortura in Ungheria."

Il mese scorso la Corte Suprema del Canada non ha dato motivi di sostenere le decisioni degli altri tribunali minori. Ciò significa che, a meno di un cambiamento del ministro della giustizia, Horvath ha esaurito ogni mezzo legale per rimanere in Canada.

Piuttosto che ricorrere contro l'estradizione, Horvath si è nascosto ed è scomparso. "Avrebbe fatto così chiunque, giusto?" dice Erika.

Aggiunge: "Onestamente, non capisco. Se qualcuno cerca protezione dal paese da cui scappa, perché vogliono rimandarlo indietro?"

Horvath ha consegnato al tribunale documenti che indicano che le richieste ungheresi tendono solo a nascondere le accuse alla polizia. Ci sono inoltre nuovi documenti che suggeriscono che l'Ungheria ha chiesto l'estradizione per accuse mai poste.

La famiglia ora prega Nicholson di terminare il processo di estradizione.

"Ho ancora incubi dove la polizia picchia la mia famiglia," Ha scritto Adam al ministero, ricordando il disegno che fece quattro anni fa dove un poliziotto rideva mentre picchiava suo padre.

"Sarò disperato per il resto della mia vita se dovrà andare."

Un portavoce del Dipartimento di Giustizia dice che Nicholson non avrebbe commentato.

I Rom sono stati spesso perseguitati in Europa, con decine di migliaia di loro morti per mano dei nazisti.

Sia il Dipartimento di Stato USA che Amnesty International hanno notato che i Rom affrontano maltrattamenti e persino torture per mano della polizia o dei razzisti.

Poulton, che ha denominato il rischio di danno al suo cliente in Ungheria "estremamente acuto," ha detto che è preoccupato per la famiglia.


Take Action: Stop Mr. Horvath's Forced Removal to Persecution and Cruel Treatment

1. Call and write Justice Minister Rob Nicholson, ask how Canada can forcibly return a person in need of protection to the country from which he needs protection? Ask that the extradition of Adolf Horvath by halted. (613) 995-1547, Fax: (613) 992-7910, nichor@parl.gc.ca, Nichor1@parl.gc.ca

2. Call and write Hungarian Embassy (613) 230-2717, PVastagh@kum.hu, FBanyai@kum.hu, LBakos@kum.hu, and Consulate of Hungary,
hungarian.consulate@bellnet.ca (416) 923-8981.
Politely ask that they communicate to their government your desire to see them drop the extradition against Adolf Horvath, especially since the two complainants in the case against Mr. Horvath recanted their evidence, saying they only made the allegations under police pressure. PLEASE leave a message if you get the answering machine.

Embassy of the Republic of Hungary
299 Waverley Street, Ottawa, Ontario K2P 0V9
Tel.: (613) 230-2717
Fax: (613) 230-7560

Consulate General of the Republic of Hungary in Toronto
425 Bloor Street East., Suite 501, Toronto, Ontario M4W 3R4
Tel.: (416) 923-8981
Fax: (416) 923-2732
hungarian.consulate@bellnet.ca

Calgary
Honorary consul: Mr. Arthur Szabo
400, 1111 - 11th Avenue SW , Calgary, Alberta, T2R 0G5
Tel.: (403) 229-1111/ # 313
Fax: (403) 245-0569
huconsul@mac.com

Vancouver – Honorary Consulate General
Honorary consul general: Mr. André Molnár
1770 West 7th Ave. Suite 412, Vancouver, BC V6E4P5
Tel: (604) 730-7321
Fax: (604) 730-7339


Vancouver
Honorary consul: Mr. Zoltan Vass
Suite 310 - 885 Dunsmuir Street, Vancouver, BC, V6C, 1N5
Tel: (1) (604) 909-3750
Fax: (1) (604) 608-1027
E-mail: zvass@tradingpostfinancial.com


Winnipeg – Honorary Consulate
Honorary consul: Mr. Thomas Frohlinger
Suite 301, 204 Kennedy Street, Winnipeg, Manitoba R3C 1T1
Telephone: (204) 956-0490;
Fax: (204) 947-3747
frohlinger@pkf-law.com

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Di Fabrizio (del 29/04/2008 @ 08:50:24, in Kumpanija, visitato 1673 volte)

SIEC. Actualidad Étnica, Bogotá, D.C. 23/04/2008. Le Nazioni Unite avvertono che la diversità linguistica si vede minacciata in tutto il mondo e che i popoli indigeni sentono questa minaccia con particolare intensità tanto che circa 600 idiomi sono spariti. Il documento preparatorio al dibattito sulla questione degli idiomi indigeni, da realizzarsi il 24 aprile 2008 come parte del settimo periodo delle sessioni del Foro Permanente per le Questioni Indigene delle Nazioni Unite, contiene i diritti linguistici e varie raccomandazioni per proteggere e promuovere gli idiomi indigeni.

La settima sezione del Foro Permanente per le Questioni Indigene si riunirà nella sede delle Nazioni Unite a New York dal 21 aprile al 2 maggio 2008. Le Nazioni Unite sostengono che "secondo l'UNESCO, circa 600 idiomi sono spariti nell'ultimo secolo ed altri seguono sparendo, al ritmo di un idioma ogni due settimane. Se non si farà niente per lottare contro le tendenze attuali, è probabile che entro la fine del secolo oltre il 90% degli idiomi mondiali sarà sparito."

Le Nazioni Unite avvertono che ogni volta sono meno i bambini che apprendono l'idioma indigeno in forma tradizionale, dai genitori ed antenati; "Anche quando la generazione paterna parla la lingua indigena, non tende a trasmetterla ai figli. Ogni volta è più frequente che soltanto gli anziani utilizzino gli idiomi indigeni."

Davanti a questo rischio imminente l'ONU sottolinea l'importanza di proteggere gli idiomi indigeni ed esige dagli Stati, dai governi e dalla società un reale compromesso; "salvare gli idiomi è una questione che riveste somma urgenza ed è fondamentale per assicurare la protezione dell'identità e della dignità dei popoli indigeni e per salvaguardare il loro patrimonio tradizionale."

Secondo la massima istanza internazionale in materia di Diritti Umani, gran parte dell'enciclopedia dei conoscimenti tradizionali indigeni che suole trasmettersi oralmente da una generazione all'altra, corre il rischio di perdersi per sempre come conseguenza dell'erosione linguistica; "Questa perdita è irreparabile e non rimpiazzabile. Le norme consuetudinarie dei popoli indigeni si fondano sull'idioma e se questo di perde, il popolo non può capire le proprie leggi ed il proprio sistema di governo che sottintende alla sopravvivenza futura."

Le Nazioni Unite enfatizzano il fatto che la perdita degli idiomi indigeni significa non solamente la perdita delle conoscenze tradizionali ma anche della diversità culturale, che riguarda l'identità e la spiritualità dei popoli e delle persone. "Le diversità biologiche, linguistiche e culturali sono inseparabili e si rafforzano reciprocamente, di modo che quando si perde una lingua indigena, si perdono anche i conoscimenti tradizionali su come conservare la diversità biologica del mondo e far fronte al cambio climatico ed altri problemi ambientali."

Diritti linguistici

In questo aspetto l'ONU assicura che "I diritti linguistici non sono adeguatamente riconosciuti in molti paesi e frequentemente le legislazioni e le politiche nazionali li lasciano a lato. Alcuni idiomi ricevono un riconoscimento ed uno statuto ufficiale mentre alla maggioranza degli idiomi, specialmente quelli indigeni, viene negato il riconoscimento giuridico. Gli idiomi e le persone che li parlano sono rifiutati e vengono fatti sentire inferiori, ciò da luogo a politiche e pratiche discriminatorie."

Però non basta il diritto base per conservare e utilizzare il proprio idioma; le Nazioni Unite sostengono che i diritti linguistici dei popoli indigeni includono: "Il diritto a ricevere educazione nella lingua materna. Il diritto che gli idiomi indigeni siano riconosciuti nelle costituzioni e nelle leggi. Il diritto a non essere discriminati per motivi di lingua ed il diritto a creare mezzi di comunicazione nella lingua indigena e ad averne accesso."

Protezione e promozione degli idiomi linguistici

Le Nazioni Unite segnalano che la Dichiarazione delle Nazioni Unite Sui Diritti dei Popoli Indigeni, approvata l'anno scorso dall'Assemblea Generale, insieme ad altre norme pertinenti i diritti umani, propone la base per formulare politiche e norme relative alla promozione ed al rafforzamento degli idiomi indigeni. "Per la sopravvivenza e lo sviluppo degli idiomi indigeni si richiedono la volontà e gli sforzi dei popoli indigeni, come pure l'applicazione di politiche di appoggio, specialmente nel campo dell'istruzione, da parte degli Stati Membri."

Questi sono alcuni dei mezzi che, secondo le Nazioni Unite, si devono adottare per proteggere e promuovere gli idiomi indigeni:

  • Garantire il diritto all'educazione nell'idioma materno per i bambini indigeni.
  • Assegnare fondi e ricorsi necessari per conservare e sviluppare gli idiomi indigeni, specialmente per l'istruzione.
  • Tradurre negli idiomi indigeni leggi e testi politici chiave, in modo che i popoli indigeni siano nelle condizioni migliori per partecipare nelle sfere politiche e giuridiche.
  • Stabilire programmi di immersione in un idioma per i popoli indigeni, tanto per bambini che adulti.
  • Aumentare il prestigio degli idiomi indigeni, favorendone l'uso nell'amministrazione pubblica e nelle istituzioni accademiche.
  • Utilizzare gli idiomi indigeni in modo che vengano mantenuti vivi e siano trasmessi da una generazione all'altra.

Tomado de: http://www.etniasdecolombia.org/actualidadetnica/detalle.asp?cid=6645

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Di Fabrizio (del 28/04/2008 @ 09:24:04, in Europa, visitato 1546 volte)

L'ambasciata tedesca di Pristina seguirà due progetti per le comunità Rom, Askali ed Egizia nel Kosovo.

Questi progetti istruiranno le donne e sensibilizzeranno sul traffico di persone e gli abusi sessuali nelle comunità, particolarmente vulnerabili a questi rischi. Il governo tedesco finanzierà il progetto con 13.000 €.

I progetti saranno condotti dall'OnG Prosperità, che per la prima volta si rivolgerà specificatamente alle donne di queste comunità sull'argomento del traffico di persone e relativi rischi.

Il secondo progetto riguarderà i casi di abuso sessuale. Riguarderà le risorse disponibili per le donne nei casi di abusi o violenze sessuali.

Le tre comunità riceveranno assistenza dal governo tedesco come parte del Patto di Stabilità.

Entrambe i progetti saranno lanciati lunedì a Gjakova da Hans-Dieter Steinbach, ambasciatore tedesco in Kosovo.

http://www.newkosovareport.com/20080426908/Society/Germany-to-help-in-minority-women-trafficking-and-violence-awareness.html

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Di Sucar Drom (del 27/04/2008 @ 11:12:31, in blog, visitato 1563 volte)

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Di Fabrizio (del 26/04/2008 @ 09:15:25, in Italia, visitato 1706 volte)

Ricevo da Tommaso Vitale

Presentati i risultati del progetto realizzato tra l’ottobre e il novembre del 2006 dal Gruppo immigrazione e salute del Lazio. Coinvolti 140 operatori. 1.500 le schede compilate. 384 casi di ipertensione, il 77% in persone con più di 35 anni
ROMA – Gli operatori sanitari coinvolti sono stati in tutto 140. Tra questi c’erano 63 medici, 58 infermieri e 24 altre figure professionali. Cinque le Asl di Roma coinvolte per una campagna che si è sviluppata tra l’ottobre e il novembre del 2006 e che ha interessato circa 5000 nomadi Rom e Sinti presenti nei 35 campi della capitale. Si tratta del progetto “Salute senza esclusione” il cui obiettivo era quello di avvicinare la popolazione Rom e Sinti alle strutture sanitarie pubbliche e nello stesso tempo verificare lo stato di salute e le eventuali emergenze sanitarie della popolazione nomade. Sono questi i dati salienti del progetto curato dal Gris del Lazio (gruppo immigrazione e salute del Lazio) e dall’area sanitaria della Caritas, con il patrocinio della Società italiana di medicina delle migrazioni.

I risultati del progetto sono stati presentati questa mattina a Roma nel complesso monumentale del Santo Spirito, alla presenza dell’assessore regionale alla sanità, Augusto Battaglia e del neo senatore Lucio D’Ubaldo, già presidente del Cda Laziosanità-Asp. Alla presentazione hanno partecipato poi anche Pietro Grasso, direttore generale Asl-Roma E e naturalmente Maurizio Sprovieri (Asl Roma E e Gris Lazio) che ha coordinato i lavori e Salvatore Geraci, dell’area sanitaria della Caritas, uno dei curatori della ricerca e della realizzazione del progetto. I risultati quantitativi sono stati presentati dalla dottoressa Laura Cacciani (AspLazio). La popolazione interessata dal progetto si aggira sulle 5000 persone, in 35 campi nomadi della capitale.


Complessivamente gli operatori che sono stati coinvolti nel progetto sono riusciti a compilare circa 1500 schede. Secondo il racconto degli operatori, la maggiore sensibilità si è riscontrata tra le donne Rom che si sono avvicinate con più facilità e si sono mostrate più curiose nei confronti del progetto sanitario. Interessante il dato sul controllo della pressione arteriosa, soprattutto degli uomini. Rispetto a circa 2000 contatti che si sono potuti realizzare, i medici delle Asl coinvolte hanno riscontrato 384 casi di pressione alta o ipertensione. Il 77% dei casi di ipertensione si è riscontrata tra persone con più di 35 anni. Di questi casi il 71% riguardava una ipertensione lieve, il 21% una ipertensione moderata e infine un 8% una ipertensione grave. (pan) (vedi lanci successivi)


Campagna sanitaria a Roma, nessuna emergenza

Importante la vaccinazione dei bambini (''scoperto'' solo il 9%), ma hanno pesato gli sgomberi del 2007. In alcuni insediamenti non è stato possibile accertare completamente le condizioni igieniche e sanitarie


ROMA - Non si sono riscontrati casi di malattie infettive, né emergenze sanitarie particolari nel corso della campagna di avvicinamento alle strutture sanitarie pubbliche per i Rom e i Sinti di Roma che è stata realizzata nella capitale alla fine del 2006 dal Gris (gruppo immigrazione e salute) e dalla Caritas. A distanza di due anni si è fatto oggi un bilancio di quella esperienza per poter estendere il modello di ricerca e di intervento anche ad altre realtà. Lo spunto per avviare una campagna sanitaria era stato dato nel 2005 da due casi di poliomelite che si erano manifestati in quell'anno in Bulgaria. Non c"è stato comunque nessun stato d’allerta, ma la campagna sanitaria del 2006 a Roma ha permesso comunque di vaccinare decine di bambini che erano rimasti fino ad allora fuori dal sistema di prevenzione e controllo.

Il dottor Giovanni Baglio, presentando questa mattina a Roma i risultati della campagna di sanità pubblica, ha detto che allora c’erano state ragioni epidemiologiche fondate, ma che poi per fortuna non si sono riscontrate particolari emergenze sanitarie in Italia tra i Rom e Sinti. Gli obiettivi della campagna sanitaria nei campi Rom sono stati dunque due: il primo relativo alla copertura delle vaccinazione e il secondo relativo all’accesso ai servizi da parte dei Rom e Sinti. La campagna del 2006 ha fatto seguito a un precedente intervento del 2002, durante il quale è stato vaccinato l’80% dei bambini dei campi nomadi. Il grado di "scopertura”, ovvero il grado di assenza di vaccini, è passato così dal 40% al 9%.

Molto importante, secondo il dottor Baglio, ma anche secondo il dottor Sprovieri della Asl Roma E che ha coordinato i lavori di presentazione della ricerca, è stato il grado di coinvolgimento del privato sociale nell’attività delle strutture sanitarie pubbliche. Nelle conclusioni della ricerca, si mette comunque anche in evidenza che l’impatto generale dell’intervento sanitario è stato in parte vanificato dagli sgomberi avvenuti nel corso del 2007 a Roma. La finalità del progetto era quella di favorire un rapporto stabile tra la polazione dei Rom e Sinti e i servizi sanitari territoriali, ma ovviamente questo deve presupporre un certo radicamento o quantomeno una stanzialità. In alcuni insediamenti non è stato possibile accertare completamente le condizioni igieniche e sanitarie.

Dall’esperienza che i medici e in generale gli operatori hanno fatto nei campi Rom, si ricavano alcune conclusioni che sono generalizzabili. Ci sono cioè alcune parole-chiave che sono emerse: 1) lavoro in rete; 2) integrazione e sinergia tra pubblico e privato sociale; 3) approccio al tema con equipe multidisciplinari; 4) offerta attiva di prestazioni sanitarie; 5) coinvolgimento attivo della popolazione di riferimento. (pan) (vedi lancio successivo)

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Di Fabrizio (del 25/04/2008 @ 09:23:51, in Italia, visitato 1599 volte)

Le autorità di Milano commettono un nuovo crimine contro i Rom: antifascisti, vi invitiamo a ritrovare i valori della Resistenza

di Roberto Malini - Gruppo EveryOne

Milano, 24 aprile 2008. La città della Madonnina si prepara a festeggiare la Liberazione capovolgendone lo spirito. La liberazione che Milano e i suoi politici, una banda di razzisti senza scrupoli, inseguono è quella dai poveri, dalle minoranze deboli, dalle famiglie Rom. Milano dedica mezzi e risorse, impiega decine di agenti della forza pubblica per trasformarsi in una città "Zigeunerfrei", libera dagli zingari. Ho vissuto a Milano per tanti anni e l'ho abbandonata quando da città della solidarietà è divenuta città dannata, in preda a deliri architettonici, fieristici e razziali, come la Berlino di Hitler. Oggi una "squadra di protezione" formata da agenti in assetto antisommossa, agli ordini dell'Obergruppenführer Gianvalerio Lombardi ha compiuto un'operazione di sgombero nei confronti della comunità di Rom romeni, provenienti da Timisoara, che si era rifugiata in un campo del quartiere Giambellino. Il campo era "abusivo": numerose famiglie in condizioni di miseria tragiche si erano rifugiate lì per evitare di morire di fame e malattie nella loro città di origine, vivevano in una situazione di segregazione e discriminazione insostenibile. L'azione degli agenti - ma per amor del vero, dopo aver osservato le loro malefatte con i miei occhi, preferisco chiamarli "sgherri" - è stata eseguita con metodi brutali. Uomini, donne e nugoli di bambini sono stati costretti a uscire dalle loro baracche, messi in fila come gli ebrei rastrellati dai nazisti durante l'Olocausto e costretti ad assistere alla distruzione del loro piccolo, miserabile mondo. Le baracche sono state distrutte e date alle fiamme senza che agli occupanti fosse concesso di prelevare i propri pochi beni. Una mamma supplicava gli uomini in divisa: "Per piacere, lasciatemi prendere le copertine per i miei bambini". Un poliziotto le rispondeva con un ghigno: "Non ti servono a niente, perché adesso, con il nuovo governo, vi rimandiamo tutti in Romania". I bambini piangevano, mentre i loro aguzzini li spintonavano e li intimidivano con parole dure, offensive, improntate all'odio razziale. Una delle famiglie cacciate in malo modo dalla squadraccia era la famiglia Covaciu, il cui capofamiglia è un missionario evangelico, noto presso i Rom di Milano per gli innumerevoli gesti di altruismo compiuti nei riguardi delle famiglie perseguitate. Sua moglie parla cinque lingue: il romeno, il romanes, il francese, lo spagnolo e l'italiano. Una dei loro quattro bambini, Rebecca Covaciu, 11 anni, è dotata di un notevole talento nel campo delle arti plastiche, tanto che alcuni dei suoi disegni - che documentano la vita dei Rom in Italia - sono stati esposti a Napoli, nel corso della Giornata della Memoria 2008, presso le prestigiose sale dell'Archivio Storico, che li ha acquisiti in permanenza. Altre opere di questa bambina straordinaria fanno parte del Museo d'Arte contemporanea di Hilo (Stato delle Hawaii, U.S.A.). Le opere grafiche di Rebecca sono state selezionate inoltre all'interno del Festival di Intercultura di Genova "Caffé Shakerato" e concorrono per il Premio UNICEF 2008. Nonostante questi suoi meriti, nonostante l'impegno del padre Stelian a cercare un lavoro anche umilissimo in Italia, la famiglia Covaciu era costretta a vivere in una baracca, in mezzo ai topi e ai parassiti, senza acqua potabile né corrente elettrica. Solo l'aiuto offerto dai membri del Gruppo EveryOne ha evitato che Stelian, sua moglie e i loro quattro bimbi subissero un destino tragico. Ora Rebecca - che non è solo una grande promessa dell'arte europea (promessa che sarà mantenuta solo se la persecuzione razziale in Italia non la ucciderà), ma un angelo di sensibilità, altruismo e bontà - si è incamminata in una "marcia della morte" verso il nulla, con i suoi cari. Noi cerchiamo di aiutarli come possiamo, così come cerchiamo di soccorrere tanti altri Rom, ma le nostre possibilità sono limitate e le tragedie causate dal razzismo e dalla spietatezza delle istituzioni italiane sono migliaia. Non basta "occuparsi della questione-Rom", bisogna che i veri antirazzisti, le poche persone che ancora credono nel valore dei Diritti Umani, i veri spiriti umanitari e coraggiosi si cerchino e facciano fronte, insieme, a una tragedia che per orrore e dolore ricorda molto da vicino gli anni dell'Olocausto, della Shoah, del Samudaripen.

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Di Fabrizio (del 24/04/2008 @ 13:49:27, in Kumpanija, visitato 1831 volte)

COMUNICATO

Come ogni anno, a partire da Carlo Cuomo, di cui ricorre quest’anno il decimo anniversario della morte, Rom e Sinti, ‘milanesi’ indesiderati, parteciperanno al corteo del 25 Aprile dietro lo striscione della loro Associazione Aven Amentza – Unione di Rom e Sinti, con sede nel campo comunale di via Triboniano.

Il volantino distribuito ricorda, come sempre (siamo un paese di memoria corta, è bene insistere), le persecuzioni e le stragi nazifasciste contro Rom e Sinti, e la loro partecipazione alla Lotta di Liberazione, senza conseguenze liberatorie, a tutt’oggi, dalla guerra del pregiudizio. Essi rimangono in attesa –vera prova di resistenza!- d’un 25 Aprile, che viene tutti gli anni, ma non per loro.

Ma il testo denuncia anche l’aggravarsi di atteggiamenti persecutori, in cui si distinguono nuovi ‘amministratori’, esperti spesso bipartisan nell’eliminazione (‘solo’ sgomberi, per carità) di problemi e portatori, anzi che nella loro soluzione: denomadizzare, parola nuova per spregevoli pratiche nazifasciste, che sembravano consegnate ad una dolente memoria. Berlin ohne Zigeuner, Berlino senza Zingari, era lo slogan che accompagnò le Olimpiadi del 1936, prima tappa della strada verso Auschwitz. È la sicurezza, ragazzi. Ma per chi?

Intanto Rom e Sinti cercano di crescer famiglia e lavorare: in nero, sottopagati, licenziati non appena un indirizzo li denuncia come Zingari. E, beninteso, nomadi , e pertanto ladri.

Per i Rom, conclude il testo, clandestini sono i diritti.

Un saluto cordiale dal presidente Ernesto Rossi.


70° anniversario del Manifesto della Razza, base per le Leggi razziali,

60° anniversario della Costituzione italiana,

SESSANTATREESIMO 25 APRILE DI LIBERAZIONE

non solo per gli Italiani ma per tutti coloro che qui sono giunti in cerca di una terra di pace e di lavoro, di democrazia, dove ricostruire la propria vita e riprogettare il proprio futuro.

se questo è un paese libero

lo deve alle lotte e al sacrificio di chi si è opposto alla dittatura fascista e all’occupazione nazista, che molti, interessati o confusi, cercano oggi di dimenticare, così come si cerca di cancellare la Storia, quella delle violenze e delle stragi, delle deportazioni, dei campi di concentramento e di sterminio.

In tutta Europa, dovunque si è organizzato un movimento di Resistenza, Rom e Sinti ne hanno fatto parte; spesso talmente numerosi da costituire intere formazioni, con propri comandanti (come in Jugoslavia, in Francia, in Slovacchia); spesso compiendo imprese e atti di valore personale e d’importanza storica; talvolta persino ottenendo il riconoscimento di una medaglia, in cambio d’una vita sacrificata. VOGLIAMO DIFENDERNE LA MEMORIA

Rivendichiamo, così come facciamo per le centinaia di migliaia di nostri (e vostri!) fratelli, sterminati dagli oppressori, che queste persone stiano col loro nome nella schiera di coloro che hanno contribuito a liberare questo ed altri paesi e a porre le basi di una nuova Europa. Senza confini, proprio com’è nella nostra antica cultura. Ecco i nomi degli ignoti partigiani rom e sinti italiani:

*il rom istriano Giuseppe Levakovich, detto Tzigari, che militò nella Brigata “Osoppo”, in Friuli, agli ordini del comandante Lupo *Rubino Bonora, partigiano nella Divisione “Nannetti” in Friuli *Walter Catter, eroe partigiano, uno dei Martiri di Vicenza, fucilato l’11 novembre 1944 *suo cugino Giuseppe Catter, fucilato ventenne nell’Imperiese da brigatisti. Il suo distaccamento ne prese il nome. È decorato al valore. *il sinto piemontese Amilcare Debar, l’unico ancora vivente, staffetta e poi partigiano combattente nella 48^ Bgt. Garibaldi “Dante Di Nanni”, comandata da Colajanni. Dopo la guerra fu rappresentante del suo popolo alle Nazioni Unite.*E molti altri, ancora più ignoti.

Il 25 Aprile è arrivato anche grazie a loro, ma per i Rom e i Sinti non è arrivata la liberazione dal pregiudizio che ha segnato tutta la loro storia. E ancora oggi li opprime.

Quest’anno è il decimo anniversario della morte di Carlo Cuomo, che dedicò la sua vita alla lotta per la giustizia e la libertà, mettendo al centro del suo ultimo impegno i diritti basilari di Rom e Sinti.


SGOMBERI SGOMBERI SGOMBERI SGOMBERI SGOMBERI SGOMBERI SGOMBERI

Oltre 300 SGOMBERI in pochi anni a Milano e provincia


Questo significa donne e bambini che vagano abbandonati, persa la scuola e ogni avere; uomini che vanno a lavorare senza una casa in cui fare ritorno, senza saper dove ricoverare la propria famiglia:

certi amministratori si liberano dei problemi invece di affrontarli e risolverli: così siamo tutti capaci

senza grandi stipendi. Denomadizzare è il verbo di ultima moda: parole nuove per idee e pratiche vecchie, spregevoli, inumane, nazifasciste: Berlin ohne Zigeuner, 1936, Olimpiadi di Berlino senza Zingari. Deportati. Così è cominciata la storia di Auschwitz. Siamo l’unico altro popolo, insieme agli Ebrei, sterminato durante la Seconda Guerra Mondiale, per la sola colpa di esistere. È un dolore che non si cancella mai. Ma ritorna più vivo quando vediamo fra voi quelli che rimpiangono un passato infame. E senza vergogna pregano non si sa quale dio, in chiese che non li vomitano fuori.

Punire chi commette reati, italiano, rom, sinto, o altro. Casa, lavoro, scuola, salute, cultura per tutti!

Se un italiano ruba, è un ladro – se un rom ruba, tutti i rom sono ladri – la sentenza è senza appello.

Non importa se ti alzi alle quattro del mattino per andare in cantiere per 10-12 ore di lavoro in nero, malpagato, senza sapere se tornerai a casa vivo o storpiato. Costruiamo le vostre case; a noi offrono campi, container e roulotte. Se no, baracche. O dormitori comunali, per dividere le nostre famiglie. Per poter fingere e sostenere che siamo nomadi, anche se abbiamo lasciato in patria le nostre case.

se la legge è uguale per tutti, perché per Rom e Sinti ci vogliono leggi, regolamenti, patti speciali?

L’Unione Europea è formata da 27 stati e una nazione: questa siamo noi.

(dichiarazione ufficiale del Parlamento dell’Unione Europea)

* *** *

La nostra ASSOCIAZIONE “AVEN AMENTZA” – UNIONE di ROM E SINTI

è nata quattro anni fa per combattere il pregiudizio, con l’incoraggiamento di CGIL Lombardia, Camera del Lavoro e Coop Lombardia. È un’associazione di Rom, Sinti e non rom (gagè).

La nostra impostazione: *avere voce come Rom e Sinti, perché oggi, qui, siamo muti *difendere concretamente i nostri diritti, per consolidare l’esercizio dei doveri *usare l’associazione come percorso d’integrazione nell’esercizio della democrazia *difendere la legalità e la sicurezza di tutti.

Partecipiamo al progetto europeo di ricerca RomEco; stiamo compiendo una ricerca sulla partecipazione dei Rom e Sinti alla Resistenza. Ma l’iniziativa di gran lunga più scandalosa cui abbiamo dato vita, grazie al sostegno attivo di Camera del Lavoro di Milano e FILLEA Cgil, è stata l’apertura (giugno 2005) d’uno sportello sindacale, tuttora attivo, nei campi di via Triboniano, per il controllo delle buste paga e delle situazioni lavorative di numerosi Rom, romeni e bosniaci.

SICUREZZA PER TUTTI – LA SICUREZZA È UN BENE COLLETTIVO, NON PRIVATO

Decine di Rom perdono il lavoro perché identificati dall’indirizzo del campo come Zingari

Venite con noi! Questo significa Aven Amentza in romanès. Chi è interessato ai nostri progetti e al nostro modo d’agire, può contattarci al telefono sotto indicato o all’indirizzo meg.rossi@tin.it.

Per i Rom, clandestini sono i diritti

sede legale: Via Triboniano 212 – 20156 Milano (Italia). Tel. +39.(02).48409114

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Di Fabrizio (del 24/04/2008 @ 09:05:14, in sport, visitato 1803 volte)

Da Romanian_Roma

Comunicato stampa (foto e video su http://www.ergonetwork.org/run2008.htm)

Il 20 ottobre 2008, circa 900 persone hanno partecipato ad una maratona contro la xenofobia, il razzismo e la discriminazione per le strade di Bucarest. L'evento, organizzato da European Roma Grassroots Organisation, l'italiana Sport per Tutti e da Open Society Institute’s Roma Initiative Office, era intitolato "Corsa contro il Razzismo e la Discriminazione e formava parte di una più vasta corsa interculturale nel mondo, Vivicittà. L'evento era anche un iniziativa all'interno del Decennio per l'Inclusione Rom.

L'iniziativa di Bucarest era focalizzata nell'aumentare la consapevolezza circa gli incidenti xenofobi accaduti in Italia alla fine del 2007 che hanno portato ad un non voluto aumento delle tensioni interetniche tra italiani e rumeni.

Il percorso passava ai limiti di due dei parchi centrali più popolari di Bucarest (Herastrau and Kiseleff). Partners dell'evento erano l'Agenzia Nazionale Rumeno per lo Sport, la Federazione Rumena d'Atletica, l'Amministrazione Locale di Bucarest, la Federazione Rumena Sport per Tutti, la Scuola Ispettorale di Bucarest, l'Associazione Atletica di Bucarest, il Centro Politico per le Minoranze ed i Rom, l'Agenzia Nazionale per i Rom e il Consiglio Nazionale Contro la Discriminazione.

L'evento intendeva creare legami tra le iniziative di base e le principali istituzioni sportive in Italia e Romania, e sarà ripetuto il giorno 8 aprile (Giornata Internazionale dei Rom) nei prossimi anni.

I partecipanti alla corsa comprendevano conosciuti sportivi Rom, Rumeni ed Italiani, come il plurimedagliato Gheorghe Simion, Daniel Prodan (ex giocatore di calcio e direttore delle Relazioni Internazionali della Federazione Calcio Rumena) e Daniele Masala medaglia d'oro alle olimpiadi di Los Angeles del 1984.

Valeriu Nicolae, direttore esecutivo di European Roma Grassroots Organisation e consulente di Open Society Institute, ha ottenuto un riconoscimento per il Far Play da parte della Federazione Rumena d'Atletica per il suo lavoro nell'organizzare la corsa.

European Roma Grassroots Organisation
Strada Rezonantei Nr.1-3
Bl 15-16 Sc A Ap 3 Sector 4
Bucuresti
Romania

Tel : (004) 0742379657 or 0727708788

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Di Fabrizio (del 23/04/2008 @ 09:04:57, in media, visitato 2261 volte)

Da Roma_Italia

Roma, 18 Aprile (AKI) - Le radio etniche forniscono un'importante presa culturale che rafforza i migranti in Italia [..].

Isabella Clough-Marinaro, dell'Università Americana di Roma, dice che è importante per i migranti come pure per gli italiani avere media pluralistici, specialmente con l'elezione del primo ministro Silvio Berlusconi. mantenere le loro radici" ha detto ad Adnkronos International (AKI).

Clough-Marinaro commenta così la crescita di stazioni radio etniche in quella che è una società sempre più varia.

L'Italia ha almeno 40 stazioni radio o programmi radio che trasmettono dal romanes al bengali, come pure in italiano.

Nonostante ciò, Clough-Marinaro dice che la politica non ha supportato adeguatamente i migranti.

Dice Clough-Marinaro ad AKI che "l'Italia è parecchio indietro rispetto ad altre nazioni riguardo ogni tipo di politiche integrative."

Visto che alcune stazioni radio trasmettono in italiano invece che nella lingua nativa dei migranti, Marinaro dice che i programmi dovrebbero essere in entrambe le lingue, per prevenire l'isolamento delle comunità.

Continua: "Se ci sono dei media nella sola lingua della minoranza, questa sarà ghettizzata."

"Dev'essere parte di un più vasto progetto d'integrazione, ciò significa che dev'essere possibile parlare in italiano, ma anche nella loro lingua nativa."

Clough-Marinaro dipinge un quadro fosco delle politiche italiane sotto il nuovo governo ed intravede difficoltà per gli immigrati.

Dice ad AKI: "La situazione politica non aiuta, con l'ultimo governo Berlusconi, la destra ha visto l'immigrazione come un problema di sicurezza e di criminalità."

"Il nuovo governo non ha intenzione di fare molto per enfatizzare il ruolo importante degli immigrati, specialmente con la Lega Nord che ha avuto una forte crescita."

Berlusconi ha vinto le elezioni ma la sua maggioranza è condizionata dall'appoggio della Lega Nord contro gli immigrati, che ha ottenuto l'8% dei voti.

Martedì (scorso ndr) Berlusconi ha affermato l'intenzione di chiudere le frontiere agli immigrati illegali.

Bajram Osmani, membro preminente della comunità rom, è direttore della Voce Rom o Romano Krlo, trasmessa da Radio Onda d'Urto nella settentrionale città di Brescia.

Osmani arrivò in Italia nel 1991 dall'oggi indipendente Kosovo, da dove scappava per la situazione di tensione nel paese balcanico.

Adopera il suo programma radio per promuovere la cultura rom in Italia, dove questo gruppo è sotto-rappresentato dai principali media pubblici e privati, anche se molti componenti della comunità sono cittadini italiani o nati in Italia.

Molte stazioni radio e trasmissioni sono effettuate su base volontaria e non ricevono fondi dallo stato italiano, ciò rende difficile il loro successo.

"Questo è un programma di volontariato. Nell'Europa occidentale o fai da te o sei fuori,"  dice Osmani ad AKI.

Nell'Europa dell'est, la comunità rom è meglio organizzata. Ci sono radio e show televisivi che trasmettono in lingua romanes, riviste ed altri mezzi di comunicazione.

Osmani trasmette notizie importanti per la comunità rom, come informazioni sul processo immigratorio - un tema fondamentale per gli immigrati rom in Italia.

Osmani non è preoccupato dal nuovo governo Berlusconi, e dice di apprezzare il governo serbo per dare alla comunità un'opportunità di partecipare alle prossime elezioni dell'11 maggio.

Durante le elezioni del gennaio 2008 in Serbia, due candidati rom hanno ottenuto seggi in parlamento.

Clough-Marinaro, esperta sulla comunità rom, dice che i rom sono soggetti ad una seria discriminazione in Italia, e niente sembra cambiare fino a che l'Italia non sarà penalizzata per la sua azione.

"Se niente accade per forzare i media a terminare con la discriminazione sistematica, un programma radio è come una goccia nell'oceano," dice.

L'anno scorso, il governo italiano ha passato un controverso decreto che ordinava la rapida espulsione di cittadini dell'Unione Europea sospetti di minaccia pubblica, dopo il brutale omicidio di una donna, commesso da un immigrato illegale rumeno a Roma.

L'assassinio causò tensioni e sentimenti anti-immigrati in tutto il paese.

In un apparente "attacco di rivincita" razzista, assalitori mascherati armati di lame, bastoni e catene, hanno picchiato quattro rumeni fuori da un supermercato nei giorni caldi dopo l'omicidio.

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Di Fabrizio (del 22/04/2008 @ 09:19:39, in Italia, visitato 1993 volte)

di Roberto Malini

Roma. La sera di martedì 30 ottobre 2007 il giovane romeno (di etnia Bunjas) Romulus Mailat aggredisce e uccide Giovanna Reggiani; la notte fra giovedì 17 e venerdì 19 aprile 2008 il romeno Ioan Rus - omonimo di un ministro della Romania - ferisce con un coltello e violenta una studentessa del Lesotho. Due episodi caratterizzati da un'efferatezza inquietante e dalla stessa strumentalizzazione politico-mediatica: ambedue i casi sono stati utilizzati dalla propaganda xenofoba per instillare nel popolo italiano odio contro contro gli zingari, anche se nessuno dei due aggressori appartiene al popolo Rom.

Nonostante i media e i portavoce delle Istituzioni italiane facciano a gara per sollevare l'allarme-sicurezza, i dati relativi a crimini violenti e in particolar modo a omicidi volontari restano oggi in linea con quelli pubblicati all'inizio di quest'anno sul rapporto Eures-Ansa: l'Italia resta uno dei Paesi più sicuri d'Europa, seconda solo alla Norvegia (0,7 contro l'1,0 di Italia, Danimarca, Germania, Spagna; 1,3 di Gran Bretagna; 1,6 della Francia; 2,6 della Svezia; 5,6 degli Usa). Se è vero che gli omicidi di donne sono aumentati, è anche vero che i loro assassini sono stati individuati nel 75% dei casi all'interno della loro stessa famiglia: è l'uomo di casa, infatti, il carnefice. La famiglia è teatro del 31, 7% degli omicidi, mentre la microcriminalità, spauracchio sbandierato dalla propaganda, raggiunge il 12,7%. In ogni caso, le  donne italiane sono più al sicuro di quelle che vivono in Gran Bretagna (indice di rischio rispettivamente 6,6 e 7,7), Spagna (7,8), Giappone (8,1), Norvegia (8,7), Paesi Bassi (9,1), Svizzera (9,5), Germania (10), Australia (10,9), Usa (22). Le cause di morte delle donne tra i 15 ed i 44 anni (fascia d'età prediletta dai femminicidi) sono, tuttavia, molto più frequentemente il tumore, gli incidenti stradali ed i suicidi.

E' cresciuto, con l'immigrazione, sia il numero di stranieri vittime (più 19,8% nel 2006 rispetto al 2005) che quello di autori di omicidi (più 31%). In sei casi su dieci si tratta di omicidi 'etnici' o familiari, cioé sia la vittima che l'assassino sono stranieri. Qualcuno si sorprenderà, ma il numero di crimini violenti e omicidi perpetrati da Rom non ha alcuna rilevanza statistica!

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