Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

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\\ Mahalla : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 31/05/2009 @ 09:53:36, in Italia, visitato 1524 volte)

Ricevo da Cristina Di Canio

Petru Birladeanu, cittadino rom di nazionalità rumena, era un suonatore di organetto nella ferrovia Cumana che parte dal quartiere Montesanto di Napoli. Tutti i viaggiatori lo conoscevano: un musicista, una persona gentile che proponeva la sua arte per pochi spiccioli, sempre accompagnato da sua moglie.
Martedì sera un commando di 8 persone su quattro motociclette attraversa via Pignasecca fino alla stazione della Cumana. Sparano in aria, all'impazzata. E' l'ennesimo scontro per il territorio che vedrebbe gli affiliati del clan Sarno di Ponticelli cercare di terrorizzare chi pensa di sostenere il ritorno su piazza del vecchio boss Mariano, appena scarcerato.

Petru forse neanche la conosce questa storia. Ma alla stazione della Cumana diversi colpi sono sparati ad altezza uomo, tra la folla che scappa. Forse hanno avvistato qualcuno del clan avversario, forse sparano contro i vetri della casa di qualche rivale, forse un errore... chissà. Un ragazzo di 14 anni viene colpito alla spalla e per poco non ci rimette la pelle. Petru è meno fortunato: le videocamere della Cumana lo riprendono mentre scappa e cerca rifugio come tanti altri dentro la stazione. Il braccio intorno al collo della sua compagna, un istintivo gesto di protezione. Ma una volta dentro si accascia: un proiettile gli è entrato sotto l'ascella bucando cuore e polmoni. Gli lascia sul corpo uno strano segno come di arma da taglio che inizialmente confonderà anche i medici. Ma Petru muore "sparato", come si dice a Napoli, sparato per niente! Muore dopo mezzora di agonia e i ritardi dei soccorsi che probabilmente hanno scontato anche il caos e la paura che si era creata in tutta la strada. Malgrado l'Ospedale Pellegrini fosse a 500 metri... La compagna piange disperata. Petru aveva 33 anni...

La sua fine terribile ricorda quelle di altri, come Silvia Ruotolo, uccisa anch'essa da un proiettile vagante al Vomero dodici anni fa. Ma la città non condivide la stessa commozione. Forse siamo più cinici in generale, forse Petru è "soltanto" un rom... sta di fatto che al momento in cui scriviamo non sono previste fiaccolate, esequie ufficiali, interventi istituzionali in sostegno della sua compagna... Nessun politico di professione o amministratore ha pensato di prendre parola su una sparatoria così insensata nel centro della città che dicono di voler rappresentare... Forse c'è un motivo a tutto questo.
Petru non ha avuto "l'onore" di essere veramente raccontato nei servizi di testa dei tg, se non dentro la più complessiva e impigrita retorica sul consueto far west napoletano. Un rom in cronaca senza essere accusato di stupro o di omicidio, un rom vittima innocente non da dividendi politici, non serve alla macchina della paura e della propaganda.

Anzi, alcuni quotidiani hanno inizialmente accreditato la tesi che fosse lui l'obiettivo dei sicari..! Per qualunque "indigeno" in poche ore la polizia è in grado di fornire un profilo attendibile su una possibilità del genere. Inutile dire che Petru, quotidiano suonatore di organetto sulla Cumana, ben difficilmente (!) rientrava in questo schema. Ma intorno allo straniero, per lo più rom, si concede sempre un margine ulteriore all'incertezza, al sospetto, anche se questo sospetto non ha nessun punto d'appoggio razionale.

Per la verità in questi giorni c'è stato un altro caso in cui l'informazione napoletana non ha dato grande prova di sè: l'episodio che ha visto infine l'arresto di cinque persone di nazionalità nigeriana a vico Vertecoeli. Con l'eccezione di alcuni quotidiani, la gran parte, qualcuno perfino con imbarazzo, ha accreditato la più inverosimile delle ricostruzioni: il rapimento premeditato di una bambina di undici anni da parte di un gruppo di immigrati che abitavano nel suo stesso cortile, per soddisfare le voglie di un boss pedofilo...!! A Forcella...!

Probabilmente la più straordinaria panzana dell'ultimo anno per quella che, da qualche racconto che è arrivato a noi, potrebbe benissimo essere una banale rissa tra vicini. Non abbiamo certezze e non vogliamo distribuirne, né dipingere sistematicamente il migrante come vittima innocente, ma digerire in maniera così acritica la più improbabile delle storie, solo per la sua "notiziabilità", non fa certo onore all'informazione.

Il tg1 ha fatto di meglio: oltre a riportare questa versione senza scomodare nemmeno un condizionale, l'ha poi fatta seguire da un servizio sulla scomparsa 13 anni fà della piccola Angela Celentano! Così lo psicodramma collettivo sull'uomo nero in agguato dietro la porta di casa è finalmente servito a oltre dieci milioni di persone.

Eppure il pogrom feroce contro i rom, che a Ponticelli segui il presunto (assai presunto..!) tentativo di rapimento di una neonata da parte di una giovanissima rom, imporrebbe ben altra prudenza e attenzione. Ci sarebbe inoltre la presunzione d'innocenza...

Sarebbe magari utile cercare gli avvocati dei nigeriani arrestati e raccogliere almeno la loro versione... Qualche giornale sembra volerci provare senza rimuovere la notizia. Se così è siamo pronti a dargli una mano.

Collettivo Napoli Internescional

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Di Fabrizio (del 31/05/2009 @ 09:32:44, in Europa, visitato 1407 volte)

Segnalato da La Voix des Rroms

Le Parisien.fr

Orly - Sucy
Ambiente: tre giovani Rom hanno prevalso
Originari della Romania, hanno moltiplicato le operazioni di pulizia degli argini della Senna o della Marna. Sono stati selezionati nel quadro di un prestigioso premio internazionale
30.05.2009, 07h00

Ieri è stato un gran giorno per Madalina, Ancuta e Mugurel. Questi tre giovani Rom rumeni, che vivono negli accampamenti precari a Sucy-en-Brie e ad Orly, sono stati ricevuti nell'ambasciata di Svezia a Parigi per ritirare un premio per un'operazione esemplare di educazione all'ambiente.

Selezionati nel quadro del prestigioso Stockholm Junior Water Prize 2009, hanno ricevuto il 1° premio Azione terreno per aver pulito i bordi della Senna a più riprese con l'associazione Ose (Organo di salvataggio ecologico). Dal 1990, Ose organizza vaste operazioni di raccolta sugli argini della regione parigina, ripescando tonnellate di rifiuti, del carrello di supermercato alla carcassa d'automobile.

"Siamo molto fieri di partecipare a tutto questo", reagisce semplicemente Madalina, dall'alto dei suoi 13 anni. Se non sono stati scelti per il grande finale in Svezia, il mese prossimo, hanno ricevuto un assegno di 1.000 €. "Compreremo del materiale scolastico, delle matite." Interviene sua madre: "Ed anche dei vestiti!"

Un "colpo al cuore"

Incredibile avventura per i tre adolescenti arrivati in Francia da quattro anni. Un po' intimiditi nell'elegante VII arrondissement e poco abituati ai pasticcini, sono tuttavia stati oggetto di una valanga di complimenti. "Avete messo il vostro talento a profitto di questa grande causa che è l'ambiente", li ha ringraziati la giuria. Il suo presidente, Patrick Lavarde, che è anche direttore generale dell'Ufficio nazionale dell'acqua e degli ambienti acquatici (Onema), ha parlato di un "colpo al cuore" per un "dossier un po' particolare". In effetti, gli altri premi sono usciti soprattutto dai licei tecnici. "Queste popolazioni rom vivono senz'acqua, senza elettricità, talvolta accanto alla più grande officina di trattamento dell'acqua nella regione parigina, a Orly. I ragazzi scolarizzati sono anche degli ambasciatori vicini ai loro compagni francesi. Separano i rifiuti, hanno tessuto legami con i comuni. C'è ugualmente una dimensione artistica. I giovani hanno concepito delle sculture realizzate con bottiglie di plastica, ferraglie, e le hanno esposte." Ma la loro situazione resta precaria. Il 3 giugno, la giustizia deve esaminare la domanda d'espulsione depositata dalla sindaca di Orly.

"Vorrei che fossero presi in maggior considerazione dai poteri pubblici", commenta Edouard Feinstein, fondatore dell'Ose. "Ma questo premio, a cui nessuno credeva quando si sono iscritti al concorso, è stata una grossa sorpresa." Sono quasi due anni che ha spinto i Rom della Valle della Marna a pulire gli accessi dei loro accampamenti.

Si è cominciato a Vitry, in un campo ormai sgomberato. Non è più finita. "Siamo andati, il mese scorso, con gli adolescenti a pulire un sito sinistrato nel parco naturale regionale dei vulcani dell'Avernia", riporta Edouard Feinstein. Quest'estate, progettano di andare a pulire una montagna sulle alture di Nizza. E domenica, Ose organizza una grande operazione di pulizia degli argini della Senna e della Marna." Aperta a tutti.

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Di Fabrizio (del 30/05/2009 @ 09:43:39, in Europa, visitato 1799 volte)

Situazione complicata e contraddittoria per le minoranze ed i Rom in Kosovo. Mentre molti rifugiati all'estero vengono rimpatriati a forza (se n'era scritto negli anni scorsi), le minoranze lì presenti vengono forzate a lasciare il paese.

Da Roma_ex_Yugoslavia, come al solito, la questione delle minoranze si intreccia a tanti temi diversi.

27 maggio 2009, By Fatos Bytyci

PRISTINA (Reuters) - Dice un rapporto di mercoledì scorso che la mancanza di volontà della leadership kosovara di etnia albanese nell'assicurare i diritti alle minoranze, ha allontanato molti Bosniaci, Turchi, Rom ed altre minoranze non-Serbe.

La maggioranza albanese ha dichiarato l'indipendenza nel febbraio dell'anno scorso, nove anni dopo che la NATO aveva eseguito una campagna di bombardamento durata 78 giorni, per cacciare le forze serbe dal Kosovo.

Da allora, si sono approfondite le divisioni etniche tra i due milioni di Albanesi e i 120.000 Serbi rimasti nel paese, con 14.000 peacekeeper NATO e la missione di 2.000 componenti dell'Unione Europea che sovrintendono ad una fragile pace.

Il rapporto del Gruppo Internazionale sui Diritti delle Minoranze (MGI) dice che Bosniaci, Croati, Gorani, Rom, Askali, Egizi e Turchi, che sono il 5% della popolazione, affrontano discriminazioni e molti di loro da allora hanno lasciato il paese.

"C'è mancanza di volontà politica e di investimenti sostanziali nello sviluppo effettivo dei diritti delle minoranze tra la maggioranza albanese," dice. "Assieme ad una cattiva economia, queste condizioni significano che molti componenti delle comunità minoritarie stanno lasciando definitivamente il nuovo stato del Kosovo.

Il rapporto dice che il povero trattamento delle minoranze è stato dovuto alla percezione che siano state alleate all'ex regime serbo negli anni '90, o che abbiano fatto poco per opporvisi.

L'uomo forte della Serbia, Slobodan Milosevic, fu accusato dal tribunale per i crimini di guerra delle Nazioni Unite per aver ucciso componenti dell'etnia albanese in Kosovo, ma morì prima che il suo processo all'Aia fosse completato.

Le minoranze non-serbe in Kosovo hanno criticato la comunità internazionale per dare troppa attenzione alle relazioni albanesi-serbe ed ignorare gli altri gruppi.

"La priorità della comunità internazionale dovrebbe essere di assicurare che ci sia qualche tipo di meccanismo dei diritti umani internazionali a cui le minoranze in Kosovo possano appellarsi," ha detto in un'intervista Mark Lattimer, direttore di MGI.

Il gruppo ha detto che assicurare la protezione delle minoranze aiuterebbe il Kosovo nel cammino verso l'Unione Europea.

Il Kosovo è l'unico paese dei Balcani occidentali senza una chiara prospettiva di unirsi al blocco, dato che alcuni stati membri incluse Spagna e Grecia non l'hanno riconoscito. La Serbia guarda ancora al Kosovo come parte del suo territorio storico, e ha chiesto alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia di giudicare sulla legalità della secessione.


Sempre da Roma_ex_Yugoslavia uno dei tanti casi di rimpatrio forzato

28 maggio 2009 - Secondo informazioni del suo avvocato (vedi comunicato stampa, pdf in tedesco ndr), la polizia ha arrestato il ventiseienne Elvis A., lunedì 26 maggio 2009 attorno a mezzanotte, presso la sua casa a Fuldatal, dove viveva con la sua compagnia e i loro due bambini, di un anno e mezzo e di tre settimane, per essere rimandato in Kosovo, dove non ha altri familiari. Secondo la stessa fonte, Elvis A. arrivò in Germania, nel settembre 1999, con i genitori e altri fratelli, a seguito del conflitto in Kosovo.

Invece di ricevere asilo, a Elvis A. venne garantito soltanto uno "status di tollerato" ("Duldung"), che offre una protezione limitata contro l'espulsione. Non solo, in questo modo Elvis A. non poteva ricevere una formazione professionale o avere un lavoro regolare. Arrivato in Germania 82 giorni troppo tardi, ha perso l'opportunità che il suo caso fosse considerato dalla cosiddetta "Härtefallkommission" che tratta i casi di particolare sofferenza tra i richiedenti asilo.

Un mese fa Elvis A. ricevette una lettera, che gli chiedeva di lasciare la Germania su "base volontaria". Riferendosi alla sua situazione familiare e integrazione sociale, il suo avvocato richiese un permesso di residenza. Non ci fu nessuna risposta, sino alla deportazione in Kosovo. Secondo il suo avvocato, non c'è stato il tempo per fare ricorso legale.

Il governo federale tedesco ha recentemente concluso un accordo di riammissione con le autorità kosovare che permette il rimpatrio forzato di persone originarie del Kosovo, indipendentemente dal loro retroterra etnica. Questo accordo è in contrasto e viola de facto la posizione UNHCR sui bisogni di protezione internazionale continuata degli individui del Kosovo, secondo cui i Rom ed  i Serbi kosovari continuano ad essere a rischio di persecuzione e a cui dovrebbe essere garantito l'asilo o protezione sussidiaria.

La deportazione di Elvis A. coincide con la pubblicazione da parte del Gruppo Internazionale sui Diritti delle Minoranze di un rapporto che evidenzia la continuata discriminazione delle minoranze etniche, che porta alla loro dipartita dal Kosovo. Il giorno stesso, la Commissione contro il Razzismo e l'Intolleranza del Consiglio d'Europa, ECRI, ha emesso il suo quarto rapporto nazionale sulla Germania, in cui esprime le proprie critiche riguardo le politiche restrittive del paese verso i richiedenti asilo.

In questo rapporto, l'ECRI dedica un'intera sezione alla situazione di chi è stato ammesso in Germania sulla base dello "status di tollerato". Mentre si elogiano gli sforzi della Germania per fornire una condizione provvisoria di residenza a chi è in Germania da diversi anni, a cui ci si riferisce come "Bleiberechtsregelung", fornendo loro adempimento a determinate condizioni, l'ECRI incoraggia le autorità tedesche "a lavorare verso una soluzione che sia umana e pienamente rispettosa dei diritti umani di tutte le persone, incluse quelle che non beneficeranno delle disposizioni attuali, che hanno vissuto in Germania in status di tolleranza per lungo tempo ed hanno sviluppato stretti legami con la Germania." Elvis A. sarebbe certamente ricaduto in questa categoria.

Chachipe a.s.b.l.
B.p. 97
L - 7201 Béreldange
e-mail: chachipe.info@gmail.com
www.romarights.wordpress.com

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Di Fabrizio (del 30/05/2009 @ 09:08:18, in sport, visitato 1562 volte)

VILLAGGIO CHAMPIONS, SCENDE IN CAMPO NAZIONALE "HOMELESS"
A 100 giorni dalla finale della Homeless World Cup, che dal 6 al 13 settembre vedrà sfidarsi a Milano 500 giocatori di 48 nazioni, oggi nel Villaggio della Champions League a Colle Oppio la rappresentativa italiana Homeless ha battuto la squadra di giornalisti Vodafone per 5 a 4. In campo, per una partita di calcio 5 contro 5, anche il campione Marcel Desailly, che ha giocato con la maglia rossa "Vodafone". Gli avversari e campioni della partita dimostrativa, maglia blu indosso, sono i giocatori della "Nuova multietnica", una squadra composta da sud americani, africani, rumeni "homeless", giovani sportivi con un passato da senzatetto reinseriti o nomadi residenti in campi irregolari, come 3 calciatori romeni che ancora oggi vivono in un campo rom alle porte di Milano.

(omniroma.it)
(26 maggio 2009 ore 14:47)

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Di Sucar Drom (del 29/05/2009 @ 09:43:44, in Italia, visitato 1723 volte)

Da U Velto

Vladimiro Torre è candidato a Reggio Emilia nelle prossime elezioni comunali. Torre è candidato nelle liste di Rifondazione Comunista, unica formazione politica in Italia che ha chiesto a Rom e Sinti di candidarsi nelle proprie liste per le elezioni europee e candidando Dijana Pavlovic nella circoscrizione del Nord Ovest (Lombardia, Piemonte e Liguria). Rifondazione conferma una sensibilità alle questioni delle minoranze iniziata nel 2005 con la candidatura e la elezione di Yuri Del Bar nel Consiglio comunale di Mantova.

Vladimiro Torre così si presenta ai reggiani

Mi chiamo Vladimiro Torre, sono sinto e cittadino italiano nato a Carpi (MO) il 20.08.1946. Con la mia famiglia vivo a Budrio di Correggio (R.E.) dove ho acquistato un terreno su cui ho montato delle casette prefabbricate per me e per i miei figli. Ho sempre fatto il giostraio impegnandomi per migliorare le condizioni della categoria e, più in generale, per i diritti dei sinti e dei rom. Dopo diverse esperienze nel campo dell’associazionismo, nel 1998 ho fondato la sezione reggiana dell’associazione Them Romanó - ONLUS – in collegamento con l’associazione Them Romanó di Lanciano (CH), che oggi fa parte della Federazione Rom e Sinti Insieme. Them Romanó di Reggio ha come scopi principali la tutela dei diritti civili, la promozione della cultura, la formazione professionale dei sinti e dei rom ed inoltre l’organizzazione di corsi e seminari per operatori che lavorano a contatto con questa popolazione. Mi sono sempre battuto per migliorare le condizioni di vita della mia gente, per dare loro la possibilità di uscire dai cosiddetti “campi nomadi”, convinto che la difesa dei diritti di tutti i cittadini italiani cominci proprio da quelli troppo spesso dimenticati dei rom e sinti. Infatti, noi di Them Romanó abbiamo ottenuto un miglioramento della legge regionale che prevede i “campo nomadi” introducendo, a livello legislativo, la possibilità di costruire micro-aree al loro posto. Adesso ci attende un’altra battaglia: quella di essere riconosciuti come minoranza linguistica dallo Stato Italiano.

Nel 2005 ho pubblicato, con altri sinti, il libro “Storie e vite di sinti dell’Emilia” della CISU Editore per far conoscere a tutti gli italiani la nostra storia e le difficili condizioni della nostra vita.

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Di Fabrizio (del 29/05/2009 @ 09:22:13, in media, visitato 1338 volte)

Sul sito della campagna "Giornalisti contro il razzismo" chiunque può segnalare episodi di cattiva informazione sui migranti, simili a quelli stigmatizzati nell'appello che ha dato il via alla campagna. Il modulo di segnalazione presente in questa pagina serve per citare episodi concreti e circostanze specifiche di servizi giornalistici che possono alimentare la paura, il razzismo e la violenza. L'obiettivo non è la delazione, ma l'esercizio del "consumo critico" di informazione da parte dei cittadini, affinché le redazioni degli organi di informazione non siano soggette solamente alla pressione che arriva dall'alto dei poteri politici, ma anche alla pressione democratica che la società civile è in grado di esercitare dal basso.

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Di Fabrizio (del 29/05/2009 @ 08:54:17, in blog, visitato 1307 volte)

Da Rom Sinti @ Politica

Gli ultimi anni sono stati terribili per la popolazione immigrata, rom e sinta, scelte e comportamenti sbagliati del passato e del presente hanno determinato un clima di odio e di rifiuto contraddistinto da violenze e da forme istituzionali di illegalità e di discriminazione.

Ma le reazioni agli atti di violenza e di discriminazione istituzionale pongono in evidenza una questione sostanziale: l’incapacità di “produrre” cultura, restando “incarcerati” all’interno di “gabbie culturali” di riferimento che minano la credibilità per un rapporto vivo con la società.

Un rapporto vivo con la società, per produrre cultura, impedirà la morte della propria cultura che per sua natura è dinamica.

E’ quindi necessario un lavoro culturale per innescare percorsi di reazione positiva al confronto e allo scambio culturale.

Un lavoro culturale per far emergere un orientamento verso la partecipazione attiva, verso una democrazia interculturale e passare dalla mediazione alla partecipazione.

Ma cosa si intende per partecipazione attiva?

Altre volte in questo blog ho affrontato la questione della partecipazione attiva di Rom e Sinti individuando due livelli di partecipazione:

Come un mezzo personale e strumentale.

Come un fine che investe processi di trasformazione di vasta portata per produrre cambiamenti collettivi.

Infatti la partecipazione come un fine è un processo di azioni attraverso le quali gli individui, le comunità e le organizzazioni guadagnano padronanza sulle loro vite per migliorare l’equità e la qualità di vita.

La forma e la sostanza della partecipazione come un fine devono avere una credibilità.

Un approccio partecipativo come un fine presuppone processi di formazione alla partecipazione (capacity building), cioè lo sviluppo delle capacità, affinché la partecipazione attiva sia efficace ed efficiente nel perseguimento degli obiettivi.

Chi pensa che possa esserci una partecipazione attiva per tutti e per chiunque a tutti i livelli e senza capacity building, purché si appartenga a quel determinato gruppo, commette un grave errore che troppo spesso impedisce il passaggio dalla mediazione alla partecipazione attiva e di conseguenza da una statica democrazia multiculturale ad una dinamica democrazia interculturale.

La popolazione Rom e Sinta in Italia se vuole migliorare la propria condizione di vita ed uscire dalla condizione di emarginazione ed esclusione sociale e culturale deve investire tutto sulla partecipazione attiva sia delegando le personalità Rom e Sinte in possesso di strumenti in grado di far crescere una credibilità al dialogo diretto, attivo e propositivo, sia attivando processi di di empowerment delle persone per produrre cambiamenti, un processo di formazione alla partecipazione (capacity building).

Le associazioni amiche di Rom e Sinti devono investire in questo processo se vogliono veramente essere utili alla popolazione Rom e Sinta ed alle loro organizzazioni.

Nazzareno Guarnieri

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Di Fabrizio (del 28/05/2009 @ 13:47:34, in Italia, visitato 1431 volte)

L’associazione per i diritti umani critica pacchetto sicurezza, respingimenti e atteggiamento verso i rom

Roma – 28 maggio 2009 - "L'anno scorso Amnesty aveva avvertito che l'Italia stava scivolando lungo una pericolosa china razzista. Quest'anno purtroppo dobbiamo constatare che il paese ha ormai intrapreso questo cammino. La repressione sui rom, con sgomberi e aggressioni da parte di privati cittadini, è stato solo l'inizio di questo processo".

Così la presidente di Amnesty International, Christine Weise, che ha presentato a Roma il rapporto 2009 dell’associazione per i diritti umani.

Amnesty punta il dito contro le aggressioni a rom e sinti "che ancora non vengono riconosciuti come minoranze nazionali" e contro gli "sgomberi forzati illegittimi", mentre ai prefetti sono stati accordati poteri speciali per controllare gli insediamenti rom. Anche un gruppo di esperti dell’Onu, ricorda il rapporto, ha commentato con "sbigottimento la retorica aggressiva e discriminatoria usata da alcuni leader politici, tra cui membri del governo, nel riferirsi alle comunità rom".

Quanto al pacchetto sicurezza, denuncia il rapporto 2009, “non fa altro che aumentare l'insicurezza delle persone che già sono in grandissime difficoltà". Weise ha contestato l’aggravante di clandestinità, che "fa distinzione fra i reati commessi da italiani o da immigrati irregolari", e ha parlato di "criminalizzazione dei gruppi minoritari, elemento tipico di ogni campagna elettorale".

"La politica dell'immigrazione italiana e i respingimenti dei rifugiati che arrivano con le barche in alto mare – ha aggiunto Weise - e' espressione di un disprezzo dei diritti umani e delle persone veramente disperate che qui cercano solo aiuto". "L'Italia –ricorda Amnesty - sarà ritenuta responsabile di quanto accadrà ai migranti e richiedenti asilo riportati in Libia", dove non esiste "una procedura d'asilo'' e non viene offerta "protezione a migranti e rifugiati".

Leggi
Amnesty International: I diritti umani in Italia

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Di Fabrizio (del 28/05/2009 @ 09:22:16, in Italia, visitato 2798 volte)

Ricevo da Marco Brazzoduro

fotografie di Simona Caleo, Giorgio de Finis, Max Intrisano e Massimo Percossi
a cura di Michele Carpani e Max Intrisano
al Padiglione 2B. Facoltà di Architettura Roma Tre. Via Aldo Manuzio 72 (Ex Mattatoio di Testaccio)
dal 5 al 15 giugno 2009 - Inaugurazione 5 giugno ore 18.30

Quattro fotografi raccontano attraverso i loro diversi sguardi il progetto di ricerca transdisciplinare "Campus Rom, oltre i campi nomadi", attivato dal 2007 insieme a diverse comunità rom di Roma, da Stalker – Osservatorio Nomade in collaborazione con la ricerca "Nomadismo e Città" del Dipartimento di Studi Urbani dell’Università di Roma Tre, volto ad affrontare l’emancipazione civile, culturale, economica, sociale e abitativa dei Rom, verso il superamento della realtà dei campi nomadi in Italia. Le foto saranno montate sui pannelli dell’installazione "?" di Stalker-Osservatorio Nomade presentata all’ultima Quadriennale di Roma, e saranno accompagnate dai due film documentari, "Rom to Roma, diario nomade" di Giorgio de Finis e "Savorengo Ker, la casa di tutti" di Fabrizio Boni, e dalla presentazione dei cinque numeri della rivista "Roma Time" che raccontano il percorso della ricerca svolta fino ad oggi. La mostra ospita inoltre due percorsi volti all’autorappresentazione e all’autopromozione dei Rom:

  • Romané Chavé laboratorio/concorso di fotografia rivolto ad adolescenti Rom e Sinti, promosso da Roma Onlus e Casa dei Diritti Sociali – Focus, e condotto da Fulvio Pellegrini.
  • Romanò Hapé progetto gastronomico di economia solidale rivolto a donne Rom e Sinte
    promosso da Roma Onlus e Stalker Osservatorio Nomade, condotto da Giulia Fiocca e Paola Marotti.

Durante l’inaugurazione si potrà gustare una cena preparata da Romanò Hapè.

Breve biografia dei fotografi:
SIMONA CALEO: fotografa e giornalista, ha lavorato per il Gruppo Espresso, il Gruppo Epolis e attualmente collabora con il World Food Programme. Le sue foto sono state pubblicate dai maggiori quotidiani e magazine italiani. Ha collaborato con Stalker/On e con lo European Roma Right Center.
GIORGIO DE FINIS: antropologo, regista, fotografo. Le sue fotografie sono state esposte alla IX e alla XI Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, al Museo Nazionale della Cina, alla Triennale di Milano, e nell'ambito di FotoGrafia, edizione 2008. Di recente ha pubblicato per le edizioni Postcart il libro fotografico Aut not Out. Ritratti di bambini con autismo.
MAX INTRISANO: fotografo professionista affianca all'attività di ritrattista la ricerca sullo spazio urbano, ha pubblicato su molti magazine e curato campagne internazionali nel settore musicale, attualmente collabora con varie case editrici, e con Stalker/ON.
MASSIMO PERCOSSI: fotoreporter, da anni documenta la cronaca della capitale per le maggiori agenzie giornalistiche. Attualmente collabora con l'Ansa.

Per informazioni: campusrom.foto@gmail.com 
Michele Carpani Mob. 328.6744087, Max Intrisano Mob. 347.6405448

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Di Fabrizio (del 28/05/2009 @ 09:18:38, in casa, visitato 2042 volte)

Da Roma_Francais (delle demolizioni in Russia se ne è scritto QUI, QUI, QUI, QUI, QUI e QUI)

Il reporter di FRANCE 24 è andato in Russia per incontrare gli zingari. Considerati cittadini di seconda classe, sono vittime di numerose discriminazioni.
Il rapporto è stato filmato a Chudovo, a sud di San Pietroburgo.

venerdì 22 maggio 2009, By FRANCE 24 (text) / Ilhame TAOUFIQI (video) LINK

FRANCE 24 si è incontrata con gli zingari di Chudovo, una città situata circa 100 km. a  sud di San Pietroburgo. La comunità di 2.000 individui si è insidiata là nel 1986, subito dopo il disastro di Chernobyl, ma senza permessi scritti.

Per 20 anni, le autorità locali non si sono preoccupate della loro presenza, ma col collasso dell'Unione Sovietica ogni cosa è cambiata. Ora il terreno dev'essere registrato e occorre pagare. Nella primavera del 2007, poliziotti e soldati hanno agito per demolire le case degli zingari. Oggi, sembrano nuovamente sotto minaccia.

Dal 2005, l'amministrazione ha irrigidito le leggi sull'occupazione delle terre. Per esempio, ha ordinato la demolizione di uno dei campi zingari installato a pochi metri da una fabbrica d'asfalto chiusa cinque anni fa, per ragioni di salute pubblica. Ma le case dei Russi situate 50 metri più in là non sono minacciate [di demolizione].

La prossima primavera, gli Zingari dovranno spostarsi. Pagando 4.000 rubli per registrare il terreno, avranno il permesso di installarsi in un terreno paludoso schiacciato tra l'autostrada e la ferrovia, con nessuna scuola vicina. Qui, la gente è piuttosto ostile. "Conosciamo molto bene cosa fanno. Rubano la legna per il fuoco, causano problemi dappertutto," dichiara la decana del villaggio, che intende inviare una petizione a Mosca contro gli zingari e dice che farà tutto il possibile per fermare il trasferimento.

La comunità zingara non è trattata meglio dalle autorità locali. L'amministrazione rurale si rifiuta di registrarli. Così perdono l'accesso all'assistenza sanitaria, tutti gli aiuti familiari e quindi ogni esistenza legale.

La città di Chudovo non è un caso isolato. Dal 2006, mezzo milione di zingari russi sono stati vittime di espulsioni forzate. Nonostante la condanna dei gruppi dei Diritti Umani e un ammonimento dell'ONU, la Federazione Russa sinora non ha fatto niente per risolvere il problema.

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