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<title>Mahalla</title><link>http://www.sivola.net/dblog/</link>
<description>Mahalla</description><language>it</language>
<item>
	<title><![CDATA[Due storie di esclusione scolastica]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Storie che sarebbero gi&agrave; inquietanti di per s&eacute;, e che legano strettamente 
le strade che uniscono e dividono l'Europa dell'Est a quella dell'Ovest. Ma che 
devono spingere ad un'ulteriore riflessione, visto che finalmente il governo 
sembra iniziare a muoversi sul 
<a target="_blank" href="http://www.cislbrescia.it/2012/01/11/il-ministro-riccardi-su-permessi-di-soggiorno-e-riforma-della-cittadinanza/">riconoscimento della nazionalit&agrave; italiana a chi 
nasce qui</a>, suscitando la 
<a target="_blank" href="http://www.beppegrillo.it/2012/01/la_cittadinanza/index.html">reazione piccata</a> del pi&ugrave; grande politico (nel senso di 
fame mediatica) italiana. Un appunto strettamente personale: &egrave; una risposta 
anche a chi mi ha detto che non sono argomenti che riguardano i Rom.</p>
<p align="right"><em>Da </em>
<a target="_blank" href="http://groups.yahoo.com/group/British_Roma/message/3198">
<em>British_Roma</em></a></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.irishtimes.com/newspaper/ireland/2012/0130/1224310942988.html"><img src="http://www.irishtimes.com/images/v3/generic/irishtimes-logo.gif" border="0" alt=""></a>
<strong>Negare l'istruzione ad un bambino rom viola i diritti umani </strong>
<em>- 30 gennaio 2012</em></p>
<p>D [minore] -contro- Corte d'Appello sui rifugiati</p>
<p><strong>Alta Corte</strong><br>
<br>
Neutral Citation: IEHC 431. Sentenza emessa il 10 novembre 2011 dal giudice 
Gerard Hogan. </p>
<p><strong>Giudizio</strong></p>
<p>La probabile negazione dell'accesso all'istruzione primaria di un bambino rom 
serbo viola i diritti umani di base e rientra in quanto proibito dal <em>Refugee Act 
1996</em>, quindi la decisione di espellerlo verso la Serbia dev'essere 
annullata.</p>
<p><strong>Retroscena</strong></p>
<p>Il richiedente &egrave; nato in Irlanda nel 2006, quindi non &egrave; cittadino irlandese. 
I genitori sono nati in Serbia, dove erano considerati come Rom. Venne fatta 
richiesta di asilo a nome del bimbo, richiesta rigettata nell'agosto 2009.</p>
<p>E' stato eccepito in suo nome che avrebbe sofferto persecuzioni al ritorno in 
Serbia, in quanto non avrebbe ricevuto istruzione primaria. La Corte d'Appello 
sui rifugiati ha trovato che, per quanto potesse ravvisarsi discriminazione 
nella negazione all'istruzione, questo non era sufficiente a soddisfare il 
requisito della persecuzione ai sensi del <em>Refugee Act</em>.</p>
<p>Informazioni sul paese d'origine, provenienti dal Comitato ONU sui Diritti 
dei Bambini, dalla Commissione Europea e dal dipartimento di stato USA, mostrano 
che i Rom in generale ed i bambini, particolarmente le bambine, sono stati 
soggetti a discriminazioni diffuse. Sono pochi i bambini rom che in Serbia 
frequentano la scuola, e quando lo fanno sono spesso mandati in scuole speciali 
per bambini con difficolt&agrave; d'apprendimento.</p>
<p>Il giudice Hogan ha riconosciuto che non tutte le violazioni delle libert&agrave; 
civili di base o discriminazioni, siano paragonabili alla persecuzione. Il 
concetto di ci&ograve; che costituisce persecuzione non si presta ad un'analisi 
precisa, ha detto.</p>
<p>Ha sottolineato che in due casi precedenti il tribunale aveva mostrato come 
la discriminazione in altre parti della ex Jugoslavia, in un caso contro due 
persone di etnia serba ed in un altro una coppia croata-serba, non costituisse 
persecuzione.</p>
<p>Prima di analizzare le conclusioni del tribunale, il giudice doveva esaminare 
il livello di discriminazione che si sarebbe incontrato al ritorno in Serbia, ha 
aggiunto. Le informazioni sul paese d'origine in questione fornivano un quadro 
di "pervasiva discriminazione contro i bambini rom".</p>
<p><strong>Decisione</strong></p>
<p>Il giudice Hogan ha sottolineato che quasi 60 anni fa in un famoso giudizio, 
la Corte Suprema USA dichiar&ograve; in <em>Brown -contro- Dipartimento dell'Istruzione 
di Topeka</em> che la segregazione scolastica violava il principio 
costituzionale dell'eguaglianza. Anche se questo non significava persecuzione, 
illustrava come la scuola segregata fosse un segno distintivo di una societ&agrave; 
dove i gruppi svantaggiati erano soggetti ad una discriminazione ed esclusione 
pervasiva che, in determinate circostanze, portava alla persecuzione.</p>
<p>In questo caso le statistiche mostravano come il richiedente fosse a rischio 
di non ususfruire nemmeno dell'istruzione di base. La questione &egrave; se 
l'indifferenza ufficiale non sia stata lei stessa persecutoria.</p>
<p>Il giudice Hogan ha citato il libro <em>The Law of Refugee Status</em> del 
prof. James Hathaway, dove la persecuzione viene definita come "la mancata 
attuazione dello sviluppo di un diritto, dentro una categoria che &egrave; sia 
discriminatoria che non fondata sull'assoluta mancanza di risorse."</p>
<p>Il diritto all'istruzione viene ampliamente considerato come fondamentale 
negli art. 42 della Costituzione, art. 2 del primo protocollo della Convenzione 
Europea sui Diritti Umani e art. 14 della Carta UE sui Diritti Fondamentali, 
come pure nella Convenzione ONU sui Diritti del Bambino. "Se a D venisse negato 
il diritto all'istruzione di base, verrebbe effettivamente escluso da ogni 
partecipazione significativa nella societ&agrave; serba," ha detto Hogan. Sarebbe 
quindi un caso pi&ugrave; grave della discriminazione subita negli altri due casi.</p>
<p>Ha poi aggiunto: "Mentre questo caso ricade fuori dalla tipologia classica di 
persecuzione prevista dalla Convenzione di Ginevra... sembra senza dubbio 
impossibile evitare la conclusione che la negazione dell'istruzione di base 
porti ad una seria violazione dei diritti umani basici [e] porti alla 
persecuzione, secondo quanto previsto dall'S 2 del <em>Refugee Act 1996</em>."</p>
<p>Il testo integrale della sentenza su
<a target="_blank" href="http://www.courts.ie">www.courts.ie</a> <br>
<br>
<em>Michael Lynn BL, instructed by John Gerard Cullen, Carrick-on-Shannon, for the 
applicant; Cindy Carroll BL, instructed by the Chief State Solicitor, for the 
State.</em></p><hr>
<p align="right"><em>Da </em>
<a target="_blank" href="http://groups.yahoo.com/group/British_Roma/message/3199">
<em>British_Roma</em></a></p>
<p>L'articolo qui sopra cita il caso di un bambino rom nato in Irlanda che 
potrebbe soffrire di una probabile negazione dell'accesso all'istruzione di 
base, in caso di ritorno in Serbia. Il film a questo
<a target="_blank" href="http://vimeo.com/21640878">link</a>, del regista 
britannico Antony 
Butts, mostra esattamente cos'&egrave; accaduto a due ragazzi, nati e scolarizzati in 
Germania, senza alcuna conoscenza della lingua serba, "obbligati" a vivere a Leposavic, 
nella zona del Kosovo controllata dai Serbi, a nord del fiume Ibar. Non solo &egrave; 
stata negata loro un'istruzione adeguata, ma vengono pesantemente discriminati 
ed aggrediti dai coetanei serbi locali. Due ragazze presentate nello stesso 
documentario, rimandate sempre dalla Germania a Banja Peje in Kosovo, si trovano 
un po' meglio. Viene mostrato perfettamente le conseguenze scioccanti del 
rimpatriare bambini nati e cresciuti in un paese occidentale, costretti poi a 
vivere nella ex Jugoslavia a causa delle origini dei genitori.</p>
<p><em>Bernard Sullivan</em></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4972]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4972</guid>
	<dc:date>2012-02-04T09:15:11+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Valter Molinaro - Il popolo del vento. Rom a Milano]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img src="http://www.exibart.com/profilo/imgpost/rev/810/rev117810(1).jpg" border="0" alt=""> <em>dal 9 febbraio al 17 marzo 2012</em><br><strong>CENTRO MEDICO SANT&#39;AGOSTINO</strong>
<em>Piazza Sant&#39;Agostino 1 (20123 Milano)</em><br>+39 0289701707 , +39 0289701703 (fax), +39 0289701701<br>
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<a target="_blank" href="http://www.cmsantagostino.it">www.cmsantagostino.it</a></p>
<p align="right"><em>Da </em>
<a target="_blank" href="http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=117810">
<em>Exibart.com</em></a></p>
<p>Le foto di Valter Molinaro sono state scattate durante due matrimoni nel campo 
Rom di via Triboniano,e rappresentano una bella occasione per entrare nel mondo 
di un popolo che vive nelle nostre citt&agrave;, ma che, spesso per reciproca 
diffidenza o per paura, conosciamo poco.<br />
orario: tutti i giorni con orario continuato dalle 8 alle 20 (il marted&igrave; fino 
alle ore 22) e il sabato mattina dalle 8 alle 13. <br />
(possono variare, verificare sempre via telefono)</p>
<p><strong>Comunicato Stampa</strong><br />
<br />
Il Centro Medico Santagostino apre alle diversit&agrave;.<br />
Le fotografie di Valter Molinaro ci permettono di oltrepassare il filo spinato 
di un campo Rom, quello di via Triboniano a Milano, per conoscere da vicino un 
popolo verso il quale i sentimenti prevalenti sono spesso diffidenza o paura.<br />
Le foto sono state scattate nel 2011 durante il &quot;reportage&quot; dei matrimoni di due 
giovani coppie Rom, chiesto al fotografo dagli stessi genitori degli sposi. Due 
giornate lunghissime, in cui il fotografo ha ritratto gli sposi, i loro 
familiari e tanti altri abitanti del campo.<br />
Il percorso espositivo indaga specialmente i volti e gli sguardi dei Rom, da cui 
emanano l&#39;orgoglio per la propria cultura e lo spirito libero, per il quale i 
Rom sono spesso chiamati &quot;popolo del vento&quot;. <br />
Un documento importante, anche perch&eacute; oggi il campo di via Triboniano, uno dei 
pi&ugrave; grandi del nord Italia, non c&#39;&egrave; pi&ugrave;.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4973]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4973</guid>
	<dc:date>2012-02-03T09:30:03+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Sulla vicenda dello sfratto eseguito a Coltano il 31 Gennaio 2012]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em><a target="_blank" href="http://www.africainsieme.net/">Africa Insieme</a>: Un fatto di inaudita gravit&agrave;. Comunicato del 1 Febbraio 2012</em></p>
<p>Quello accaduto ieri, nel "villaggio rom" di Coltano, &egrave; un fatto di inaudita 
gravit&agrave;. Come riportato dalle cronache, una donna &egrave; stata sfrattata con la 
forza, assieme ai suoi cinque figli, uno dei quali ha appena otto mesi. 
L'operazione &egrave; stata voluta dal Comune, perch&eacute; la donna &egrave; indagata 
nell'inchiesta sulla "sposa bambina", ed &egrave; attualmente sotto processo. Qui ci 
preme fornire alcune informazioni, che sono state omesse, o distorte, nel 
comunicato diffuso ieri dal Comune.<br />
<br />
Il primo punto riguarda la motivazione dello sfratto, la vicenda della sposa 
bambina. Come noto, la donna non ha ancora avuto una condanna, ed &egrave; in attesa di 
processo: i cui esiti, peraltro, non sono affatto scontati, perch&eacute; le indagini 
hanno fatto emergere molte contraddizioni nella tesi dell'accusa. Attuare uno 
sfratto sulla base di un semplice capo di imputazione &egrave; comunque illegale. La 
Dichiarazione dei diritti dell'uomo stabilisce che «ogni accusato di reato &egrave; 
presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata in un 
processo». E la Costituzione italiana ribadisce: "L'imputato non &egrave; considerato 
colpevole sino alla condanna definitiva".<br />
<br />
Non solo: l'esperienza di questi anni dimostra che gli sfratti, effettuati sulla 
base di semplici capi di imputazione, hanno rappresentato solo un pretesto per 
allontanare i rom. Alcuni macedoni furono sfrattati da un alloggio a Marina di 
Pisa, perch&eacute; imputati in un processo: assolti, non hanno mai ri-ottenuto la 
casa. E' davvero la "legalit&agrave;" l'obiettivo di questa amministrazione?<br />
<br />
Il secondo punto riguarda il ricorso della donna contro lo sfratto. Non &egrave; 
affatto vero – come &egrave; stato scritto in passato – che il TAR ha dato ragione al 
Comune. Il giudice si &egrave; limitato a dichiarare "improcedibile" il ricorso: detto 
in termini semplici, significa che ha deciso di non decidere. I contratti per le 
case di Coltano, infatti, durano appena sei mesi, e devono essere rinnovati ogni 
volta, sulla base di una decisione "discrezionale" dell'amministrazione: se 
anche il giudice avesse dato ragione alla donna, il Comune avrebbe sempre potuto 
non rinnovarle il contratto. Il TAR, quindi, non ha dato ragione a nessuno: 
semplicemente, non si &egrave; espresso.<br />
<br />
Infine, noi contestiamo le modalit&agrave; e i tempi con cui &egrave; stato effettuato lo 
sfratto. Per allontanare la donna con i suoi bambini, si &egrave; scelto il periodo pi&ugrave; 
freddo degli ultimi 27 anni. Come soluzione "temporanea", &egrave; stata proposta 
un'accoglienza di poche ore, separando la madre dai suoi bambini: una procedura 
crudele e senza senso, utilizzata a Roma dal Sindaco Alemanno e pi&ugrave; volte 
condannata dagli organismi internazionali.<br />
<br />
Si &egrave; allestito un inedito dispiegamento di forze dell'ordine, chiudendo tutti 
gli accessi al villaggio e impedendo l'accesso a un giornalista free-lance 
intervenuto sul posto: una modalit&agrave; da rastrellamento, che ha generato il panico 
in molte famiglie estranee alla vicenda (in quelle ore abbiamo ricevuto molte 
telefonate di rom che temevano uno sgombero generalizzato).<br />
<br />
Africa Insieme si impegna sin da ora nella tutela legale della donna, e si 
rivolger&agrave; agli organismi internazionali di tutela dei diritti umani per avere 
giustizia.<br />
<br />
Pisa, 1 Febbraio 2012</p>
<hr>
<p><em>Leggi anche su
<a target="_blank" href="http://www.pisanotizie.it/news/news_20120131_sfratto_rom_coltano.html">
Pisanotizie</a></em></p><p>Inoltre (1 febbraio):</p>
<p><em>Non sto a mandavi cosa ha scritto il Tirreno sulla vicenda..quello di 
Pisa Notizia almeno ha sentito il bisogno di sentire anche noi e darci voce.<br />
Ieri &egrave; stata una giornata tristissima, non solo per questa famiglia e il suo 
calvario..ma anche per tante famiglie Rom assistere allo sfratto, e da parte mia 
vedere la violenza subita la Signora, picchiata, presa a calci dagli agenti e 
vigili. Sono intervenuto anch'io in maniera decisa, condannando la violenza e 
urlando la mia rabbia e vergogna. Sono stato letteralmente buttato fuori dalla 
casa dagli agenti!<br />
Ieri &egrave; stata anche la giornata pi&ugrave; fredda degli ultimi 30 anni e con la neve che 
cadeva... nessuna piet&agrave; per i minori.<br />
<br />
Penso di scrivere qualcosa, anche per far conoscere la verit&agrave; dei fatti, (anche 
se so che servir&agrave; a niente) completamente stravolti dai quotidiani locali, nei 
quali la signora viene descritta come un "mostro" e le forze dell'ordine le sue 
vittime!??<br />
<br />
Oggi ho accompagnato la signora al Pronto Soccorso perch&eacute; a causa delle botte 
ricevute soffriva e aveva difficolt&agrave; a reggersi in piedi!<br />
<br />
E' tutto, Ago</em></p>
<p><strong>IL CIMITERO DELLA COSCIENZA CITTADINA</strong><br />
<br />
Ieri mattina il comune ha mostrato per l'ennesima volta la sua prepotenza verso 
una famiglia Rom di Coltano. Con incredibile violenza viene sfrattata dalla sua 
abitazione, la mamma viene trascinata pi&ugrave; volte con veemenza da agenti di 
polizia coadiuvati da vigili urbani, facendole sbattere la testa contro i 
muri..tutto di fronte agli occhi terrorizzati dei suoi figli e famigliari. Una 
scena di violenza gratuita e che ha provocato la rabbia, la reazione e lo sdegno 
di tanti di noi e dei suoi famigliari.<br />
Il Comune sceglie volutamente la giornata pi&ugrave; fredda di questi 2 ultimi mesi per 
sbattere in strada la famiglia Rom, composta di 5 minori, l'ultima una neonata 
di meno di un anno, un altro di poco pi&ugrave; di due anni, proprio nel giorno in cui 
il comune autorizza la chiusura di tutte le scuole cittadine a motivo del freddo 
e della neve..ma questa famiglia non merita un briciolo di considerazione e 
umanit&agrave;.<br />
Cosa ha fatto di tanto mostruoso questa famiglia Rom? Forse, non paga le 
bollette di luce, di acqua, di gas, della spazzatura, dell'affitto, delle 
incalcolabili marche da bollo (180 &euro;) che servono per rinnovare il contratto di 
affitto che scade ogni 6 mesi, o non manda i figli a scuola? Stranamente &egrave; tutto 
in regola! No niente di tutto questo, semplicemente non ha mai voluto 
arrendersi, non ha chinato la testa alla persecuzione (non trovo termine pi&ugrave; 
appropriato!) di operatori e assistenti sociali che la volevano arrendevole e 
sottomessa. Ha osato pazientare e confidare nella giustizia italiana: perch&eacute; 
spetta solo alla Giustizia condannare o assolvere una persona di fronte a 
qualsiasi accusa e che di fronte ad una condanna di colpevolezza la pena &egrave; 
sempre individuale. Lo dice la nostra Costituzione, e sono proprio dei Rom che 
lottano per difenderla e farla ricordare, anche a chi avrebbe il dovere di 
promuoverla.<br />
Lo sfratto &egrave; stato un lavoro sporco, ne erano consapevoli gran parte dei 
protagonisti, ed &egrave; per questo si &egrave; impedito ai giornalisti di raggiungere il 
campo, solo a quelli "embedded" &egrave; stato acconsentito, puntuali a fotografare la 
spazzatura del campo.. un fotografo attraverso i boschi &egrave; riuscito a forare 
l'isolamento e documentare quello che stava accadendo, ben pi&ugrave; nauseabondo della 
spazzatura! Come definire i calci, le botte, gli insulti, l'umiliazione subita 
di fronte ai suoi figli? Ieri la signora, anche su mia insistenza dopo averla 
vista piegata dal dolore, si &egrave; presentata al Pronto Soccorso per farsi visitare, 
dove le &egrave; stato diagnosticato un forte trauma cervicale e dorsale.<br />
Cosa risponde l'assessore Ciccone, &egrave; forse questa la <strong>competenza</strong> 
mostrata nell'operazione sfratto di cui parla alla sua stampa? La Sig.ra Rom 
quelle contusioni, se li &egrave; forse procurate da sola? Sta forse recitando? Se li &egrave; 
giustamente meritate? Risponda ai fatti, se ne ha il coraggio e soprattutto se 
ne &egrave; competente!<br />
Alla signora &egrave; stata offerta la possibilit&agrave; di una temporanea sistemazione alla 
condizione di separarsi dai suoi figli, da destinarsi in luoghi diversi. 
Purtroppo &egrave; una prassi dei Servizi Sociali di Pisa, sopratutto verso soggetti 
Rom, che si ripete spesso in questi ultimi anni, ma che ha una triste e poi non 
tanto lontana origine, quella nei lager nazisti: era infatti una prassi 
consolidata e ben collaudata, quella di separare i genitori dai loro figli, per 
meglio controllare e sottomettere. E dire che abbiamo appena celebrato il Giorno 
della Memoria e non sono certo mancati convegni in citt&agrave;. Come non sono mancati 
l'anno scorso in occasione della commemorazione del triste ricordo delle Legge 
Razziali, istituite nel 1938, proprio nella nostra citt&agrave;. <strong>"Pisa non 
dimentica" le leggi razziali</strong>, era il titolo della giornata dedicata e 
istituita dal comune lo scorso 5 Settembre nella tenuta di San Rossore. "<em>Combattere 
l'oblio e l'indifferenza quindi - ha concluso - non rappresenta soltanto un 
giusto tributo alla memoria delle vittime, ma l'antidoto pi&ugrave; efficace contro 
ogni intolleranza, odio razziale o paura della diversit&agrave;, contro i veleni 
sottili che innervano le nostre societ&agrave; in tempi di cambiamenti accelerati, di 
tante incertezze e di crisi ormai conclamata di modelli di sviluppo</em>". 
(sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, 5 Settembre 2011)<br />
Come non condividere? Ma i veleni contro i Rom sono ancora ben annidati e ho 
l'impressione che spesso e volentieri, chi proclama di snidarli a voce, nella 
pratica invece, ha l'interesse a diffonderli.. contribuendo ad innalzare il 
cimitero della coscienza cittadina.<br />
<br />
<em>Don Agostino Rota Martir - 2 Febbraio 2012 - campo Rom di Coltano (PI)</em></p><hr><p>
<a target="_blank" href="http://www.selpisa.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1769%3Asel-intollerabile-lo-sfratto-della-famiglia-rom-a-coltano&amp;catid=13%3Acomunicati-stampa&amp;Itemid=38">SEL - INTOLLERABILE LO SFRATTO DELLA FAMIGLIA ROM A COLTANO</a> <br />
Quello che colpisce nella vicenda dello &quot;sgombero&quot; effettuato a Coltano, come 
sottolineato da tante associazioni anti-razziste, &egrave; la violazione 
dell&#39;&quot;elementarmente umano&quot;.<br />
<br />
Una famiglia con 5 minori, compreso un bambino di pochi mesi, &egrave; stata sfrattata 
e messa all&#39;addiaccio nei giorni pi&ugrave; freddi dell&#39;anno in cui l&#39;Italia intera &egrave; 
allertata per il pericoli che il freddo pu&ograve; arrecare a persone e cose.<br />
<br />
Le dichiarazioni dell&#39;Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Pisa sono 
gravissime. Diciamo all&#39;Assessore che &egrave; credibile non un&#39;Amministrazione che 
indiscriminatamente sfratta le persone, ma un&#39;Amministrazione che tutela e 
include le persone, a maggior ragione nei momenti di difficolt&agrave; ed emergenza. 
Chiediamo al Sindaco di Pisa di prendere pubblicamente le distanze da quelle 
affermazioni.<br />
<br />
L&#39;Amministrazione sembra non tener conto di quei corpi offesi, svillaneggiati 
dal freddo.<br />
<br />
Chiediamo al Sindaco che si attivi immediatamente per riparare a questo 
inammissibile episodio, cominciando con l&#39;assicurare, da subito, un alloggio 
alla famiglia e ai minori.<br />
<br />
Questa vergogna non &egrave; tollerabile.<br />
<br />
<em>Alberto Bozzi - Coordinatore comunale SEL di Pisa<br />
Dario Danti - Coordinatore provinciale SEL Pisa</em></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4971]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4971</guid>
	<dc:date>2012-02-03T09:16:13+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Ucraina]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Da </em>
<a target="_blank" href="http://groups.yahoo.com/group/Czech_Roma/message/4279">
<em>Czech_Roma</em></a></p>
<p>
<a target="_blank" href="http://www.romea.cz/english/index.php?id=detail&amp;detail=2007_3111">
Romea.cz</a> <em>Uzhhorod, Zakarpattia, Ukraine, 25.1.2012 19:25 - </em>František Kostlán, Lukáš Houdek, translated by Gwendolyn Albert<br />
<br />
<img src="http://www.romea.cz/images/servis/zemrely_telmana_big.jpg" border="0" alt="" width="303" height="195">
<em>L&#39;uomo nella foto da tempo era malato ed &egrave; morto dopo il raid della polizia. 
Romea.cz non &egrave; in grado di confermare se il raid sia stato o meno la causa della 
sua morte. Photo: Lukáš Houdek</em></p>
<p>
La mattina dell&#39;11 gennaio si &egrave; svolto nella citt&agrave; di Uzhhorod un intervento 
della polizia contro la popolazione rom. Il commando &quot;Berkut&quot; dei reparti 
speciali di polizia del ministero degli interni, ha fatto irruzione nelle 
abitazioni rom in due localit&agrave;, Radvanka e Telman, ed in altri siti attorno a Uzhhorod.</p>
<p>
Secondo i Rom del posto che hanno assistito al raid, i poliziotti hanno 
brutalmente malmenato uomini e donne dentro le loro case di fronte ai bambini, 
gridando insulti razzisti e minacce. La polizia nega che sia avvenuta qualsiasi 
brutalit&agrave; durante il raid, descritto come un&#39;azione normale nell&#39;indagine e 
prevenzione del crimine. Recentemente i media ucraini e l&#39;European Roma Rights Centre 
(ERRC) hanno discusso l&#39;incidente.</p>
<p>
Diversi uomini picchiati sono finiti all&#39;ospedale, alcuni con serie ferite alla 
testa. La maggior parte non era accusata di alcun crimine, per cui ha potuto 
tornare a casa. Un uomo da tempo sofferente di tubercolosi non ha resistito al 
raid. Romea.cz non &egrave; in grado di stabilire se l&#39;azione poliziesca sia stata la 
causa o meno della sua morte.</p>
<p>
Un abitante di Uzhhorod che preferisce rimanere anonimo, per paura di 
rappresaglie della polizia, ha confermato le informazioni riportate dai media 
nella regione di Zakarpattia, durante un&#39;intervista telefonica con Romea.cz. 
Secondo questo testimone&nbsp; si &egrave; svolto un raid anche nel quartiere Shachta: 
&quot;I poliziotti non sono stati cos&igrave; brutali ed i residenti sono riusciti a 
nascondersi al commando.&quot;</p>
<p>
Il testimone ha detto di ritenere che lo scopo del raid fosse investigare su un 
omicidio, ma la polizia non ha arrestato l&#39;autore. &quot;I poliziotti hanno accusato 
dell&#39;omicidio collettivamente tutti i Rom. Fanno sempre cos&igrave; quando si 
commettono crimini simili, anche se nessun Rom &egrave; necessariamente coinvolto.&quot;</p>
<p>
Il portale Chas Zakarpattia, in un articolo dal titolo &quot;<a target="_blank" href="http://chas-z.com.ua/crime/v-uzhgorodi-berkut-napav-na-romskiy-tabir-video">Berkut 
attacca insediamento rom a Uzhhorod</a>&quot; (disponibile solo in ucraino) riprende 
quanto detto da Miroslav Horvát, leader dell&#39;organizzazione giovanile rom Roma&#328;i &#269;erche&#328;, 
quando afferma che non si trattava della solita indagine. Horvát dice che Berkut 
ha adoperato i lacrimogeni ed i manganelli contro persone pacifiche e disarmate 
&quot;senza alcun riguardo per bambini, disabili, anziani, e donne incinte presenti.&quot;</p>
<p>
Chas Zakarpattia ha messo online un video che include le testimonianze dei 
residenti dell&#39;insediamento di Telman a proposito della condotta dell&#39;unit&agrave; 
speciale. &quot;I poliziotti hanno invaso l&#39;insediamento e picchiato mia madre nella 
sua casa. Mi hanno picchiato e mi hanno preso per i capelli. Ci hanno detto che 
avremmo dovuti tutti essere massacrati. Qui uno zingaro non ha nessun diritto,&quot; 
dice una delle residenti nelle riprese.</p>
<p>
Un altro testimone intervistato dice: &quot;Erano le 7.20 di mattina, stavo dormendo 
ed improvvisamente la gente ha iniziato a gridare che c&#39;era la polizia. Hanno 
invaso casa, mi hanno afferrato ed ordinato di inginocchiarmi a terra. Ho detto 
che non potevo farlo, a causa di una gamba ferita. Hanno iniziato a gridarmi: 
-Ti taglieremo l&#39;altra!- Poi mi hanno picchiato sulla schiena e sulla testa.&quot; I 
Rom che hanno reso testimonianza nel video, hanno anche detto che la polizia ha 
minacciato di compiere perquisizioni domiciliari simili ogni giorno, se qualcuno 
avesse raccontato ai media cosa stava facendo Berkut.</p>
<p>
L&#39;azione di polizia ha coinvolto due autobus del commando Berkut. Il ministero 
degli interni afferma che l&#39;operazione era di routine, allo scopo di 
&quot;stabilizzare la situazione, migliorare la prevenzione e lavorare per combattere 
il crimine, rilevare ed arrestare le persone coinvolte in furti e commercio 
illegale di armi e droga, identificando elementi criminali,&quot; riporta Chas Zakarpattia.</p>
<p>
La polizia dice che le loro analisi mostrano che &quot;i furti sono commessi per lo 
pi&ugrave; da persone di nazionalit&agrave; rom. Nel 2011 ci sono stati 14 furti di recinzioni 
e chiusini in ghisa, 12 furti di parti di ascensori, tre furti di luci e quattro 
di parte di forni.&quot;</p>
<p>
L&#39;informativa della polizia dichiara anche che nel 2011 &quot;25 persone di 
nazionalit&agrave; rom&quot; sono state processate a Uzhhorod. &quot;Erano soprattutto processi 
per furto, 20 rapine e uno per spaccio di stupefacenti.&quot; La polizia aggiunge che 
il raid era &quot;assolutamente legittimo, ordinario, un lavoro investigativo 
globale. Indagini simili vengono eseguite dalla polizia anche in altre citt&agrave; 
oltre a Uzhhorod e non sol nella comunit&agrave; rom,&quot; si legge nel rapporto.</p>
<p>
Il testimone di Uzhhorod ha detto a Romea.cz che gli abitanti rom hanno paura e 
che per loro &egrave; inconcepibile cercare giustizia presso le istituzioni. Dice 
&quot;Hanno paura che la polizia li prenda e li picchi.&quot;</p>
<p>
I residenti rom dicono che le minacce della polizia sono molto frequenti, gli 
ufficiali arrestano la gente senza motivo e poi la picchiano nelle stazioni di 
polizia. Quanti sono coinvolti non vedono nessuno nel loro ambiente in grado di 
fare richiesta di giustizia.</p>
<p>
L&#39;European Roma Rights Center ha redatto rapporti sulla situazione in Ucraina 
negli anni recenti, che confermano queste ripetute minacce della polizia contro 
i Rom. Secondo questi rapporti e testimonianze raccolte in loco, il problema per 
i Rom nella regione di Zakarpattia non &egrave; dato dai greppi neonazisti o di estrema 
destra, come accade altrove. La loro paura maggiore &egrave; quella della polizia. Un 
altro problema &egrave; che nella regione la societ&agrave; civile &egrave; debole, particolarmente, 
c&#39;&egrave; assenza di centri di consulenza sui diritti umani o di organizzazioni in 
grado di proteggere le minoranze, a cui i Rom possano dare fiducia e rivolgersi.</p>
<p>
Dopo il raid della polizia dell&#39;11 gennaio, ERRC ha scritto una lettera al 
comandante della polizia di Uzhhorod ed al pubblico ministero (vedi
<a target="_blank" href="http://www.errc.org/article/ukrainian-authorities-must-investigate-violent-police-raid-against-roma-says-errc/3961">
QUI</a>). Nella lettera, l&#39;organizzazione chiede alle autorit&agrave; competenti di 
investigare con urgenza sul &quot;violento raid della polizia&quot; ad Uzhhorod. Si 
sottolinea anche che, dato l&#39;alto numero di testimonianze sull&#39;accaduto, &egrave; 
probabile che i poliziotti abbiano violato le regole durante il raid.</p>
<p>
Principalmente ERRC protesta contro il fatto che tanto la polizia che il 
ministero degli interni colleghino i crimini commessi da individui all&#39;intera 
comunit&agrave; rom di Uzhhorod. &quot;Ci&ograve; solleva serie questioni sull&#39;imparzialit&agrave; e 
la legalit&agrave; dell&#39;azione,&quot; afferma ERRC nella sua lettera.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4969]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4969</guid>
	<dc:date>2012-02-02T09:26:21+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[In uscita: "Il silenzio dei violini" di Paul Polansky e Roberto Malini]]></title>
	<description><![CDATA[<p>
<img src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s720x720/418808_242411499169449_100002018019376_559518_404242919_n.jpg" border="0" alt="" width="300" height="139"> 
<em>Poesie sui Rom e Sinti in Italia</em><br />
<br />
&quot;Paul Polansky e Roberto Malini sono ben conosciuti per il loro attivismo a 
tutela del nostro popolo Rom. In questo commovente volume i nostri cuori e le 
nostre menti sono toccati dal loro talento poetico ed &egrave; giusto che abbiano 
utilizzato l&#39;arte letteraria per il loro obiettivo, perch&eacute; &egrave; attraverso l&#39;arte 
che i Rom hanno dato il loro contributo pi&ugrave; duraturo al mondo.&quot; (<em>Ian 
Hancock, dalla prefazione a &quot;Il silenzio dei violini&quot;</em>)<br />
<br />
<strong>Il silenzio dei violini. Poems about the Roma and Sinti people in Italy</strong><br />
Polansky Paul<br />
Malini Roberto<br />
Edizioni Il Foglio Letterario<br />
Collana &quot;Orizzonti&quot;<br />
Data Pub.: febbraio 2012<br />
<a target="_blank" href="http://www.leggere.it/?e=9788876063824">In Catalogo</a><br />
&euro; 14,00</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4970]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4970</guid>
	<dc:date>2012-02-02T09:01:33+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Il Giorno della Memoria, Venezia espone la bandiera del popolo Rom]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Segnalazione di Agostino Rota Martir</em></p>
<p>
<img src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc7/407776_3117997599030_1537211484_32962342_1096233687_n.jpg" border="0" alt="" width="305" height="254">
<a target="_blank" href="http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/52295">
Comune di Venezia</a></p>
<p><em>Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, ha ricevuto in dono dall'associazione 
Rom Kalderash la bandiera internazionale del popolo Rom che, per la prima volta, 
sar&agrave; esposta all'esterno della casa municipale di Mestre</em><em>. La cerimonia di 
consegna si inserisce nell'ambito delle celebrazioni del Giorno della Memoria 
organizzate in collaborazione fra la Presidenza del Consiglio Comunale di 
Venezia e le numerose associazioni del territorio.
Di seguito, l'intervento del sindaco enunciato in occasione della cerimonia di 
consegna: </em> <br />
<br />
"La Citt&agrave; di Venezia celebra anche quest'anno il Giorno della Memoria perch&eacute; 
vivo e quotidiano deve essere il sentimento di rifiuto, di repulsione verso 
tutte le persecuzioni, contro tutte le ragioni di quell'olocausto che colp&igrave; 
tragicamente anche il popolo Rom. <br />
<br />
Questo popolo ha subito una doppia ferita dalla storia: quella del Porrajmos, il 
tentativo di annientamento compiuto dai regimi nazifascisti nei confronti 
dell'etnia romanij che caus&ograve; l'atroce morte di oltre 500 mila persone fra Rom e 
Sinti nei campi di sterminio, e una seconda ferita: quella del silenzio. <br />
<br />
Solo nello Zigeunerlager, il campo loro riservato ad Auschwitz - Birkenau, tra 
il febbraio 1943 e l'agosto 1944 oltre ventimila persone furono condotte nelle 
camere a gas.
 In Italia i Rom furono imprigionati nei campi di concentramento 
di Agnone, Berra, Bojano, Bolzano, Ferramonti, Tossic&igrave;a, Vinchiaturo, 
Perdasdefogu, le isole Tremiti e in quello di Gonars. <br />
<br />
Eppure sin dal primo momento il genocidio di Rom e Sinti, la loro persecuzione, 
fu macchiato dal dubbio e dall'indifferenza; dal silenzio. Lo stesso tribunale 
di Norimberga liquid&ograve; sbrigativamente la questione degli "zingari" non 
ammettendoli neppure quale parte civile al processo. <br />
Vittime per due volte.<br />
Le vicende del popolo Rom sono una cicatrice nella storia della nostra civilt&agrave;, 
un segno indelebile che va indicato a monito per il futuro. <br />
<br />
E' nostro preciso compito e dovere portare il testimone della Memoria alle nuove 
generazioni, ai nostri figli, a coloro che stanno costruendo con noi il domani, 
perch&eacute; cresca in loro, sano e forte, il senso vero ed intimo della nostra 
umanit&agrave;.<br />
La Memoria &egrave; un valore fondamentale della nostra cultura e della nostra civilt&agrave; 
che deve essere coniugato quotidianamente, perch&eacute; pregiudizio e discriminazione 
sono mali ancora troppo diffusi fra noi; mossi dall'ignoranza sono insidie che 
alimentano paura, sospetto; fratture che purtroppo sopravvivono nei sotterranei 
della nostra societ&agrave;. <br />
<br />
E' con vivo piacere che oggi, in occasione della Giornata della Memoria, la 
Citt&agrave; di Venezia per la prima volta espone la bandiera internazionale Rom, segno 
di rispetto verso un popolo e la sua storia; segno della forte identit&agrave; che 
contraddistingue la Citt&agrave; di Venezia: il riconoscimento dell'Altro, della sua 
cultura, della sua religione. Venezia e i suoi cittadini, hanno sempre vissuto 
in una amalgama di diverse culture e da questa hanno tratto la loro ricchezza, e 
cos&igrave;, crediamo, dovr&agrave; essere nell'avvenire.<br />
<br />
Ringrazio la presidenza del Consiglio Comunale che si &egrave; spesa per 
l'organizzazione di queste giornate e l'associazione Rom Kalderash e il suo 
presidente Loris Levak che ha fattivamente costruito questo percorso affinch&eacute; il 
Giorno della Memoria sia il giorno del presente, per ricordare cosa &egrave; stato, e 
per fare in modo che non accada ancora".<br />
<br />
<em>Venezia, 27 gennaio 2012 / Sco</em></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4968]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4968</guid>
	<dc:date>2012-02-01T09:34:13+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Francia]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Da </em>
<a target="_blank" href="http://groups.yahoo.com/group/Roma_Francais/message/3348">
<em>Roma_Francais</em></a></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.localtis.info/cs/ContentServer?pagename=Localtis%2FLOCActu%2FArticleActualite&jid=1250263023558&cid=1250263016456"><img src="http://www.localtis.info/css/locLogo.png" border="0" alt=""></a></a> 
<strong>Strategia d'inclusione dei rom: la Fnasat denuncia una "mancanza di 
ambizione"</strong></p>
<p><em>La Francia ha rimesso alla Commissione a fine dicembre, la sua strategia 
sull'inclusione dei Rom. Il testo rifiuta un trattamento specifico per una 
minoranza etnica, e intende ridurre le disuguaglianze nel contesto del "diritto 
comune". Per la <a href="#fnasat">Fnasat</a>, manca di ambizione, in particolare per la realizzazione 
di aree d'accoglienza per la "gens du voyage"i.</em><br />
<br />
"La tradizione repubblicana francese, che si traduce in un concetto 
esigente del principio di uguaglianza, non permette di prendere in 
considerazione misure mirate in modo specifico, nei confronti 
di un gruppo etnico". E' quello che indica la Francia nel suo progetto di 
strategia d'inclusione dei rom, consegnato alla commissione a fine dicembre. Un 
obbligo che scaturisce dal piano presentato dalla commissione in aprile scorso, 
il quale chiede a ogni stato di presentargli entro fine 2011 una strategia 
indicando ci&ograve; che intende mettere in opera, per ridurre le problematiche 
relative all'inclusione dei rom. Ad oggi, solo 14 stati su 27 hanno consegnato 
la propria copia. La maggior parte di questi testi &egrave; stata convalidata da 
Bruxelles. Soltanto le strategie di Francia e Repubblica Ceca restano allo stadio 
di progetti...<br />
<br />
<strong>Diritto comune</strong><br />
A livello europeo, il termine "Rom" non si riferisce esclusivamente a un gruppo 
etnico originario di Romania o Bulgaria, ma include anche la "gens du voyage". In 
Francia, a contrario, si tiene a considerare lo stile di vita della "gens du 
voyage", 
che non &egrave; quello dei rom sedentari nei loro paesi d'origine, i quali per&ograve;, 
arrivati in Francia, si ritrovano spesso in una situazione di grande precariet&agrave;. 
Da questo, una grande ambiguit&agrave; nei termini, che la strategia francese fatica a 
evitare. Si prefigge come obiettivo di permettere a tutte le comunit&agrave; 
marginalizzate, che vivono sul suo territorio, e non in modo specifico ai rom o 
alla "gens du voyage", di accedere alle politiche di "diritto comune". Ma misure 
specifiche possono tener conto del loro stile di vita. Elenca quindi una lista 
di azioni generalizzate condotte in Francia, a destinazione di queste comunit&agrave; 
marginalizzate, ma messe in atto tramite associazioni o collettivit&agrave;... Qui, i 
1.500 microcrediti professionali accordati dall'<a href="#adie">Adie</a> alla 
"gens du voyage", l&agrave; villaggi 
d'inserimento per le famiglie rom, come quelli costruiti in Seine-Saint-Denis... 
"Le citt&agrave; di Lilla, Marsiglia e Lione riflettono ugualmente sulla 
realizzazione di villaggi d'inserimento" indica ancora il documento. Il governo 
vuole anche rassicurare Bruxelles, pi&ugrave; di un anno dopo i rimproveri che gli 
furono da essa indirizzati, riguardo a una circolare di aprile 2010, la quale 
menzionava lo smantellamento specifico dei campi nomadi. "La Francia ha adottato 
da lunga data misure ambiziose, per favorire l'integrazione repubblicana delle 
persone presenti sul suo territorio, compresi i rom, in particolare in materia 
di alloggio ed educazione", sottolinea la strategia, pur riconoscendo che ci 
sono ancora progressi da fare.</p>
<p><strong>Aree di accoglienza</strong><br />
La strategia riprende le quattro priorit&agrave; fissate da Bruxelles: educazione, 
alloggi, salute e impiego. La scolarizzazione &egrave; la prima delle sue priorit&agrave;. 
L'obiettivo della Francia &egrave; di giungere a un tasso di abbandono scolastico del 
9,5%. In materia di occupazione, la strategia indica che il problema maggiore &egrave; 
l'accesso alle formazioni di lunga durata. La Francia vuole ugualmente 
incoraggiare nuovi programmi sanitari, sulla vaccinazione o l'alimentazione, le 
relazioni medico-pazienti... Infine, riguardo agli alloggi, la Francia "conduce 
dall'inizio degli anni 90 una politica inedita in Europa, la quale mira alla 
riconoscenza di diritti alla gens du voyage, in materia di alloggio". La messa in 
opera degli schemi dipartimentali di accoglienza dei viaggiatori, della legge 
Besson del 2000, dovrebbe, al termine, permettere la realizzazione di 41.589 
campi attrezzati, ricorda la strategia.</p>
<p>Ma i principali interessati rimpiangono di non essere stati associati 
all'elaborazione del testo, ed hanno dubbi sulla sua messa in opera. 
"Questa strategia manca d'impulso e di ambizione. Rende l'idea di una 
giustificazione del governo tramite un catalogo di ci&ograve; che &egrave; spesso fatto dagli 
altri come associazioni e collettivit&agrave;", critica cos&igrave; St&eacute;phane Leveque, 
direttore della Federazione Nazionale delle Associazioni Solidali di Azione con 
gli Zingari e i viaggiatori (Fnasat)</p>
<p><strong>Fondi Feder</strong><br />
Riguardo alla realizzazione delle aree d'accoglienza, le associazioni si 
lamentano del ritardo preso e della difficolt&agrave; nell'ottenere cifre ufficiali (nel 
2010, il senatore Pierre H&eacute;risson, autore di un rapporto su questo argomento, 
indicava che soltanto 24.000 campi attrezzati dei 42.000 previsti, erano stati 
creati). "Il ritardo generale e la disparit&agrave; nella costruzione e la messa in 
funzione di aree d'accoglienza della gens du voyage in Francia, testimoniano di una 
mancanza certa sia del volontariato che dei rappresentanti dello stato", 
denunciava un collettivo delle principali associazioni rappresentative (Fnasat, 
Angvc, Fondation Abb&eacute; Pierre, Ligue des Droits de l'Homme, Ufat, Avgif, Uravif) 
in un comunicato di dicembre scorso. Parigi si ritrova particolarmente sotto 
tiro, poich&eacute; non possiede ancora nessuna area d'accoglienza. </p>
<p>"Bisogna accelerare la creazione delle aeree. La legge ha previsto un potere di 
sostituzione al prefetto. Non &egrave; stato mai attivato", fa notare St&eacute;phane 
Leveque. In quanto alle nuove possibilit&agrave; di finanziamento di queste aree con i 
fondi Feder, il direttore della Fnasat aspetta di vedere: "saranno lasciate al 
buon volere delle collettivit&agrave;, per ora noi godiamo di poca visibilit&agrave;." Un 
censimento realizzato presso alcune regioni, rivela che sette regioni (Basse-Normandie, 
Lorraine, Rhone-Alpes, Corse, Nord-Pad-de-Calais, Aquitaine, Ile-de-France) 
hanno gi&agrave; modificato il loro programma operazionale per permettere 
il finanziamento degli alloggi destinati alle popolazioni marginalizzate. Per 
compensare il calo di quasi 20% dei crediti dello stato, consacrati alle aree 
d'accoglienza, nel bilancio 2012.</p><hr>
<p><em><a name="fnasat"></a>vedi </em><a target="_blank" href="http://www.fnasat.asso.fr/">http://www.fnasat.asso.fr/</a></p>
<p><em><a name="adie"></a>vedi </em>
<a target="_blank" href="http://www.adie.org/">http://www.adie.org/</a><br />
</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4966]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4966</guid>
	<dc:date>2012-02-01T09:11:24+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Marylise Veillon</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Corsi di fisarmonica cromatica (a bottoni)]]></title>
	<description><![CDATA[<p>
<img src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/420340_10150638022982193_346881062192_11081431_2006029880_n.jpg" border="0" alt="" width="306" height="218">
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	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4964]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4964</guid>
	<dc:date>2012-01-31T09:32:46+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Bulgaria]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Da </em>
<a target="_blank" href="http://groups.yahoo.com/group/Bulgarian_Roma/message/4686">
<em>Bulgarian_Roma</em></a><p>
<img src="http://images.focus-news.net/2b7a2f393b70f163e4f6ee90bc6eba02.jpg" border="0" alt="" width="304" height="314"> 
<a href="http://www.focus-fen.net/index.php?id=n269291">FOCUS Information Agency</a>
<em>(Picture: FOCUS News Agency)</em><br>
<br>
<strong><em>Sofia,</em></strong> 23/01/2012 - Il 23% della forza lavoro &egrave; di 
origine rom, secondo i dati della Banca Mondiale. Siamo fortemente convinti che 
sia economicamente intelligente investire nell'istruzione e inclusione dei Rom, 
ha detto Philippe le Hou&eacute;rou, vice presidente della Banca Mondiale per 
Europa ed Asia Centrale, durante una conferenza a Sofia sull'integrazione rom, &egrave; 
quanto riporta <strong>FOCUS News Agency</strong>.<p>Si &egrave; congratulato con il 
governo bulgaro per la sua strategia nazionale. L'ha descritta come un segnale 
di impegno molto forte.<p>L'ambasciatore danese Kaare Janson ha detto che la 
questione dell'integrazione rom &egrave; importante tanto per la Bulgaria che per 
l'Europa.<p>La Bulgari potrebbe essere un esempio con i suoi cambiamenti, ha 
detto l'ambasciatore, aggiungendo che molti paesi non hanno ancora elaborato 
strumenti per l'integrazione dei Rom.<p><em>Veselina YORDANOVA</em><hr>
<p align="right"><em>Da
<a href="http://groups.yahoo.com/group/Bulgarian_Roma/message/4684">
Bulgarian_Rom</a></em></p>
<p><img src="http://bnr.bg/Style%20Library/BNR/i/design/bnr-logo.gif" border="0" alt="">
<a target="_blank" href="http://bnr.bg/sites/en/Economy/Pages/1801discriminationonlabormarket.aspx">
Radio Bulgaria</a> <strong>C'&egrave; discriminazione nel mercato del lavoro bulgaro?</strong> Author: Milka Dimitrova</p>
<p><em>Sono tutti Bulgari in cerca di un lavoro, con pari opportunit&agrave;? Una 
ricerca dell'Open Society Institute risponde alla domanda, in qualit&agrave; di partner 
di Eguaglianza come un Passo del Progetto di Progresso. Gli altri partecipanti 
all'iniziativa sono il ministero del lavoro e delle politiche sociali e la 
commissione per la protezione contro le discriminazioni.</em></p>
<p>18/01/2012 - Il sondaggio &egrave; stato condotto su un campione di 1.200 persone in 
tutto il paese. Sono poi state intervistate altri 400 di altre etnie e 400 
portatori di disabilit&agrave;, dice la direttrice di programma Maria Metodieva. La 
ricerca si occupa di atteggiamento e opportunit&agrave; di carriera, in base a 5 
criteri: et&agrave;, disabilit&agrave; fisiche, etnia, religione e preferenze sessuali.</p>
<p>&quot;Le conclusioni del sondaggio sono le seguenti: l'esistenza di disabilit&agrave; 
fisiche &egrave; la ragione principale di limitate opportunit&agrave; di carriera, seguite da 
et&agrave; ed etnia. Circa 2/3 dei Rom ed il 28% delle persone con disabilit&agrave; dicono di 
essere stati respinti in quanto candidati ad un impiego. I giovani, tra i 18 ed 
i 23 anni ed i Bulgari, tra i 46 e 60 anni, sono il gruppo pi&ugrave; colpito nel 
mercato del lavoro. Un intervistato su quattro di questo gruppo ha ammesso di 
aver sperimentato personalmente un'attitudine negativa da parte della societ&agrave; o 
dei datori di lavoro, proprio a causa dell'et&agrave;. Ci sono cio&egrave; delle differenze 
sociali nel mercato del lavoro e questo &egrave; abbastanza normale.&quot;</p>
<p>Ai giovani spesso vengono offerti lavori senza contratto formale, continua 
Maria Metodieva. Lo conferma circa il 37,5 degli intervistati. Anche chi ha pi&ugrave; 
di 45 anni, o &egrave; in procinto di andare in pensione, ha difficolt&agrave; nel trovare un 
lavoro. Oltre il 36% dice che le donne hanno pi&ugrave; difficolt&agrave; degli uomini 
nell'ottenere determinate posizioni. Anche l'etnia gioca un ruolo nei negoziati 
di lavoro. Circa il 60% dei Rom dice di essere stati rifiutati come candidati 
per un lavoro, a causa della loro etnia. Quanti hanno contratti di lavoro sono 
soprattutto i bulgari, seguiti dai turchi di Bulgaria, mentre appena il 54% dei 
Rom pu&ograve; &quot;usufruire&quot; di contratti simili.</p>
<p>Tuttavia, il sondaggio mostra che l'istruzione &egrave; il principale discrimine. 
Migliore &egrave; l'istruzione, maggiore il livello di impiego, sicurezza sociale e 
stipendio.</p>
<p>&quot;La nostra ricerca mostra che il livello d'impiego di chi ha un livello 
d'istruzione basso o primario, &egrave; di appena il 16%. Solo il 23% di chi ha 
un'istruzione basica ha un impiego. Contemporaneamente lavora quasi il 70% di 
chi ha una laurea. Quindi, le politiche per la riduzione delle differenze 
sociali nell'assunzione, dovrebbero essere finalizzate ad un investimento per 
un'istruzione migliore, sulle base delle esigenze delle imprese e delle 
compagnie private.&quot;</p>
<p>Anche una sessualit&agrave; non tradizionale influenza il processo della ricerca di 
un lavoro. Oltre il 40% degli intervistati pensa che un orientamento sessuale 
non tradizionale sia un ostacolo nella competizione dentro il mercato lavorale, 
in quanto i datori di lavoro non si fidano di questi candidati. Alla 
domanda  &quot;Quale persona non assumereste mai?&quot; il 32% risponde &quot;un Rom&quot;, oltre il 
25% non assumerebbe omosessuali, quasi il 18% rifiuterebbe le donne in 
gravidanza e l'11% non prenderebbe persone con disabilit&agrave;.</p>
<p><em>English version: Zhivko Stanchev</em></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4965]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4965</guid>
	<dc:date>2012-01-31T09:05:39+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Cosa c'č dopo il Porrajmos?]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Non &egrave; una bella parola in lingua roman&igrave;: significa divoramento, smembramento; e 
qualcuno preferisce la parola "Samudaripen", genocidio, senza dubbio 
pi&ugrave; oggettiva, ma anche meno carica di significati simbolici.</p>
<p>Se la prima si intende come una specie di stupro collettivo, la 
seconda credo che sia posteriore ai fatti narrati: insomma le elites 
intellettuali roman&igrave; hanno dovuto adattare-inventare un termine per descrivere 
qualcosa che i Rom e i Sinti "normali" non erano in grado di concepire, come 
somma di violenza e di cui neanche comprendevano la ragione.</p>
<p>Non sono in grado di fare statistiche approfondite, ma almeno in Italia quasi 
ogni famiglia ha avuto un parente internato o ucciso e per molti anni non se ne 
fece cenno: da una parte per le reticenze e l'ignoranza della storiografia 
ufficiale, dall'altro per la vergogna (molto privata) con cui le famiglie 
conservavano quella memoria.</p>
<p>Furono i Sinti tedeschi che verso la met&agrave; degli anni '70 iniziarono a far 
luce su un sistema di annientamento fisico e morale, organizzato in
<a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Simboli_dei_campi_di_concentramento_nazisti">
maniera scientifica e massiva</a>.</p>
<p>Per&ograve; non basta che una notizia sia conosciuta, non basta parlarne (<a target="_blank" href="http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4316">magari 
per una settimana</a>), perch&eacute; resti qualcosa anche il resto dell'anno. Ma 
stavolta non intendo tornare sulle ragioni storico-politiche di un dopoguerra 
che non passa, visto che &egrave; un argomento che qui viene trattato sino alla nausea.</p>
<p>Torno al divoramento e a tutti i simboli connessi. Al vuoto che &egrave; rimasto 
dopo e all'incapacit&agrave; dei nostri sistemi democratici di costruire una societ&agrave; 
inclusiva. Un vuoto che da una parte &egrave; stato riempito di vergogna e pudore, 
dall'altra la societ&agrave; maggioritaria (quella degli inclusi) ha imparato a 
convivere con i propri
<a target="_blank" href="http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4898">
buchi neri della memoria</a>.</p>
<p>Abbiamo anche noi la nostra vergogna: quella di scoprire il filo che lega la 
storia di 70 anni fa, con gli sgomberi e i piccoli e grandi razzismi quotidiani. 
Come in tempo di guerra, c'&egrave; chi vede le discriminazioni attuali e preferisce il 
silenzio, perch&eacute; nonostante la nostra presunta evoluzione da allora, abbiamo 
sempre paura di essere additati come irriconoscenti a questo sistema che non ci 
ha permesso di evolvere, ma al limite di arricchirci. E nel contempo, ci 
consente di avere un capro espiatorio su cui sfogare i nostri
<a target="_blank" href="http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4890">
corto circuiti</a>.</p>
<p>Il vuoto, nuovamente, crea e si nutre del DIVERSO. E la paura fa chiudere gli 
occhi. L'importante &egrave; non doverlo ammettere, perch&eacute; la nostra sicurezza potrebbe 
collassare come un castello di carte.</p>
<p>Succede allora che la marea di notizie che ci circondano, la scoperta che il 
Porrajmos &egrave; effettivamente avvenuto (nel nostro caso), perde la sua 
oggettivit&agrave;, e le notizie diventano come pedine di una partita a scacchi. Senza 
la conoscenza dell'ALTRO, il Porrajmos viene ridotto ad una disputa, dove pari 
sono chi lo ricorda e chi lo nega.</p>
<p>Non mi sorprende che allora ci sia qualcuno che in questo mercato delle 
notizie, dove gira di tutto a grande velocit&agrave; e in centinaia di piazze 
mediatiche, per [noia, insicurezza, voyerismo ecc.] alzi ancora di pi&ugrave; la voce, 
credendosi dissacratorio ed abbassandosi a fare l'ultra negazionista: il troll 
della situazione o il Borghezio in brufoli e pantaloni corti.</p>
<p>Anche lui &egrave; figlio del divoramento, deve riempire il suo vuoto, inventandosi una propria superiorit&agrave;. 
Sognandosi una guerra personale da cui poter uscire vincitore.</p>
<p>Per lui, ho rubato queste considerazioni finali:</p>
<p>La guerra che verr&agrave;<br />
non &egrave; la prima. Prima<br />
ci sono state altre guerre.<br />
Alla fine dell’ultima<br />
c’erano vincitori e vinti.<br />
Fra i vinti la povera gente<br />
faceva la fame. Fra i vincitori<br />
faceva la fame la povera gente<br />
egualmente.<br><em>Bertold Brecht</em></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4963]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4963</guid>
	<dc:date>2012-01-30T09:21:21+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Francia]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Da </em>
<a target="_blank" href="http://groups.yahoo.com/group/Roma_Francais/message/3361">
<em>Roma_Francais</em></a></p>
<p>
<img src="http://medias.francetv.fr/cpbibl/url_images/2012/01/19/image_72100240.jpg" border="0" alt="" width="296" height="166">
<a target="_blank" href="http://paris-ile-de-france.france3.fr/info/val-de-marne-une-maison-pour-les-roms-72098674.html">
france3.fr</a> <strong>Val-de Marne: una casa per i Rom</strong> -
Par Christian MEYZE/AFP</p>
<p><em>La citt&agrave; di Orly ed il dipartimento Val-de-Marne provano a sedentarizzare 
i Rom</em></p>
<p>Integrare e sedentarizzare invece di espellere: il dipartimento Val-de-Marne 
finanzia a Orly case prefabbricate per 17 famiglie rom, su un terreno 
prestato dalla citt&agrave;.</p>
<p>65 Rom sono stati selezionati tra i 150 abitanti delle bidonville insalubri 
di Orly e Villeneuve-le-Roi, secondo un criterio di anzianit&agrave;. Nel contempo le 
famiglie si sono impegnate a scolarizzare i loro bambini, 34 in tutto, e 
dovranno mostrare la volont&agrave; d'inserirsi rapidamente.&nbsp; I Rom coinvolti 
dovranno trovare un lavoro entro 3 anni ed ottenere la loro autonomia.</p>
<p>I padiglioni, cubi in legno di 50 mq, sono stati installati manualmente dalle 
stesse famiglie rom, chi pi&ugrave; e chi meno direttamente coinvolte.</p>
<p>A cantiere terminato, l'associazione che gestisce il progetto, Habitat et Soins, 
pu&ograve; dedicarsi alla fase &quot;integrazione&quot;: ottenimento del titolo di soggiorno e 
del permesso di lavoro, corsi di francese, formazione professionale per adulti, 
accompagnamento all'impiego, un'altra sfida!</p>
<p>Ma in una citt&agrave; che conta il 60% di alloggi sociali, c'&egrave; chi s'&egrave; irritato per 
il cosiddetto &quot;regalo&quot; fatto ai Rom: 1,4 milioni di euro per la costruzione e 
400.000 euro annuali per l'accompagnamento sociale.</p>
<p>La maggior parte dei costi sono a carico del Consiglio Generale, oltre ad una 
sovvenzione della regione Ile-de-France (PS) ed una richiesta a livello europeo. 
Un impegno pesante per il dipartimento, che ora si dice aperto alle iniziative 
della collettivit&agrave;.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4962]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4962</guid>
	<dc:date>2012-01-30T09:09:33+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[In viaggio con Felicia - nuovo libro sui Rom Caramizari]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Segnalazione di Alberto Maria Melis</em></p>
<p>
<img src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/400049_2540594994294_1236247225_32077094_435358612_n.jpg" border="0" alt="" width="232" height="365"></p>
<p>...I Rom caramizari erano produttori di mattoni, oggi rincorrono la 
sopravvivenza tra i cassonetti delle nostre citt&agrave;... <br>
Forzatamente apolidi, rincorrono il loro sogno: una casa in Romania. "Tutto 
quello che trovo nei secchioni lo lavo, lo sistemo e poi lo vendo. In Italia ci 
andrei solo in vacanza se qui avessi un lavoro" afferma la sedicenne Nicoletta, 
commerciante da due anni e madre da uno...<br>
Un'etnografia che &egrave; il coronamento della fanciullesca curiosit&agrave; dell'autrice, 
oltre che della sua carriera universitaria. Partendo insieme ad una famiglia 
tzigana dal campo nomadi di via della Magliana (Roma), &egrave; arrivata a Tintareni, 
piccolo villaggio rurale della Romania meridionale. Ha vissuto a Judetul Gorj, 
la via degli zingari, presso casa di Felicia. Molteplici le tematiche che il suo 
viaggio ha sollevato: le migrazioni, il complesso e transnazionale sistema 
economico, il matrimonio e tante usanze e tradizioni che tenacemente dimostrano 
la creativit&agrave; e la resistenza del locale nel globale.<hr><br>
<strong>Mirinda Ashley Karshan.</strong><br>
Nata a Utica (New York) il 5 ottobre 1986, si &egrave; laureata nel 2010 in Sociologia 
(indirizzo antropologico). Da sempre appassionata di cultura tzigana, 
attualmente studia e lavora a Roma.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4961]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4961</guid>
	<dc:date>2012-01-29T08:58:06+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Lussemburgo]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Da </em>
<a target="_blank" href="http://groups.yahoo.com/group/Roma_Benelux/message/1430">
<em>Roma_Benelux</em></a></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.europaforum.public.lu/fr/actualites/2011/10/roms-ue-ieei/index.html">
<img src="http://www.europaforum.public.lu/pictures/layout/header/fr/logo_europaforum.gif" border="0" alt="" width="291" height="38"></a><strong>L'IEEI 
ha tentato, non senza difficolt&agrave;, di suscitare un dialogo tra esperti e pubblico 
del Lussemburgo sulla questione delle politiche europee e dei Rom</strong><br>
<em>Migrazioni ed asilo - Diritti fondamentali, lotta contro le discriminazioni 
- Giustizia, libert&agrave;, sicurezza ed immigrazione</em></p>
<p>04-10-2011 - L'Institut d'Etudes Europ&eacute;ennes et Internationales du Luxembourg 
(<a target="_blank" href="http://www.ieis.lu/">IEEI</a>) ha organizzato luned&igrave; 3 
e marted&igrave; 4 ottobre 2011, in cooperazione col professore 
Jean-Pierre Li&eacute;geois, consulente del Consiglio d'Europa, una riunione 
internazionale su &quot;Le politiche europee ed i Rom - dal fallimento al possibile 
adeguamento, una valutazione critica di contenuti, logiche e finalit&agrave; delle 
politiche messe in campo per i Rom a livello europeo&quot;.</p>
<p>L'idea era di partire dal periodo attuale, contrassegnato da un contesto pi&ugrave; 
difficile che mai per i Rom, &quot;ma anche per l'indecisione degli stati e delle 
organizzazioni internazionali, che porta a politiche incerte e spesso 
inadeguate,&quot; come dice l'IEEI. Inoltre, l'IEEI ha constatato che &quot;i Rom si 
trovano al cuore delle questioni geopolitiche odierne, sia per il posto che 
occupano che come minoranza transnazionale,&quot; e che ci&ograve; &quot;rende il loro esempio 
paradigmatico&quot; trattandosi di &quot;un buon rilevamento dei funzionamenti e disfunzionamenti istituzionali&quot; in un periodo di grandi cambiamenti.</p>
<p>Una tavola rotonda destinata ad un vasto pubblico ha avuto luogo la sera del 
4 ottobre nella Salle Tavenas dell'Universit&agrave; del Lussemburgo, con interventi 
dei relatori: Thomas Acton, Andras Biro, Claude Cahn, 
Ang&eacute;la Kócz&eacute;, ed il professor Li&eacute;geois nei panni di moderatore. Il grande 
pubblico era assente, al suo posto, attenti funzionari ed esperti hanno seguito 
la discussione con interesse.</p>
<p><img src="http://www.europaforum.public.lu/pictures/photos/photos-aktuelles/2011/10/divers/10-04-ieei-jean-pierre-liegeois-claude-cahn-thomas-acton.jpg" border="0" alt=""></p>
<p><strong>Thomas Acton, lo storico</strong></p>
<p>Lo storico britannico
<a target="_blank" href="http://wwww.gre.ac.uk/schools/humanities/departments/spcs/staff_directory/thomas_acton">
Thomas Acton</a> ha sostenuto che non si pu&ograve; comprendere i Rom se non cerchiamo 
di capire la loro storia, particolarmente &quot;ci&ograve; che &egrave; successo nel XVI secolo&quot;. 
O, come ha poi constatato, la storia dei Rom &egrave; stata soprattutto l'opera dei &quot;gag&eacute;&quot;, 
cio&egrave; dei non-Rom. Il razzismo scientifico e l'antropologia sociale hanno 
dominato la storiografia fino agli anni '60, al punto che i nazisti tedeschi 
cheavevano partecipato allo sterminio dei Rom durante la II guerra mondiale, 
hanno ancora trovato in quegli anni delle riviste scientifiche britanniche per 
pubblicare i loro articoli sul &quot;gene zigano&quot;.</p>
<p>Le cose hanno iniziato a cambiare dagli anni '80, quando si &egrave; cominciato a 
capire con quale movimento migratorio i Rom sono arrivati in Occidente 
provenendo dall'India, &quot;un approccio non razzista, ma nemmeno antirazzista&quot; 
secondo Thomas Acton. La sua teoria &egrave; che sarebbero venuti tra il VII e l'VIII 
secolo al seguito delle armate mercenarie verso l'Anatolia, che a quel tempo 
faceva parte dell'impero bizantino, armate in cui la lingua del comando era il 
romanes, simile alle lingue dell'India settentrionale.</p>
<p>Per Thomas Acton, i Rom avrebbero subito l'esclusione razziale in Anatolia, 
ed i primi stereotipi sugli &quot;zigani&quot; sono nati a Costantinopoli. La sconfitta 
dell'Armenia nel 1375 sotto la spinta dei mamelucchi avrebbe portato a dei 
genocidi e sarebbe stato il primo fattore della migrazione dei Rom verso 
Occidente. In Europa, il XVI secolo sarebbe stato fatale per i Rom, a causa 
della fine della legittimit&agrave; religiosa degli stati e la formazione degli 
stati-nazione, che per Thomas Acton &quot;si definiscono tramite il genocidio delle 
minoranze&quot;.</p>
<p>In tutta Europa, i Rom hanno avuto una posizione di sopravvissuti senza 
parola, di status mal definito, spesso esclusi quando non asserviti. Con 
l'industrializzazione, arriva il genocidio della II guerra mondiale che ha 
decimato la popolazione rom in Europa, un genocidio che non &egrave;, secondo Thomas 
Acton, unico dei nazisti tedeschi, ma di tutti gli Europei che in anticipo ne 
erano stati complici. Infine, il dopoguerra vede &quot;la fine di un quietismo dei 
Rom&quot;, e l'emergere di movimenti antirazzisti in Europa, anche una politica a 
favore dei Rom inizia a prendere forma.</p>
<p><strong>Claude Cahn, l'avvocato</strong></p>
<p>
<a target="_blank" href="http://www.internationalpeaceandconflict.org/profile/ClaudeCahn">Claude Cahn</a> 
ha affrontato la questione di come la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) 
presso il Consiglio d'Europa a Strasburgo ha trattato i casi legati ai Rom. &quot;Ha 
iniziato ad occuparsi dei Rom soltanto una decina d'anni fa,&quot; afferma. E questo 
&egrave; legato &quot;all'allargamento del Consiglio d'Europa verso l'Europa orientale&quot;. 
Inizialmente, le questioni legate ai problemi che i &quot;viaggianti&quot; delle isole 
britanniche incontravano con le autorit&agrave; del Regno Unito &quot;hanno confuso&quot; la 
CEDU, che secondo Cahn tendeva ad assimilare i casi legati ai Rom a delle 
&quot;complicazioni sociali&quot;.</p>
<p>Ma dal 2004, emerge una nuova giurisprudenza sui temi di propriet&agrave;, di 
espulsione, di maltrattamenti e persino di omicidi nei luoghi di detenzione. 
Casi simili riguardano il Regno Unito, la Bulgaria, l'Armenia, la Russia, 
l'Italia ed il Belgio. La discriminazione contro i Rom non emerge che dopo il 
2004 nella giurisprudenza della CEDU, all'inizio grazie ad una minoranza di 
giudici. Come conseguenza, la giurisprudenza ha iniziato a &quot;non progettare pi&ugrave; 
l'immagine di un'Europa senza tensioni&quot;,&nbsp; pensa Cahn. Sono state giudicate 
la Grecia, la Croazia, la Repubblica Ceca, e la Spagna su una
<a target="_blank" href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?action=html&amp;documentId=859368&amp;portal=hbkm&amp;source=externalbydocnumber&amp;table=F69A27FD8FB86142BF01C1166DEA398649">
questione</a> non menzionata da Cahn, della pensione di reversibilit&agrave; non 
riconosciuta ad una vedova sposata con rito tradizionale gitano. Un altro caso &egrave; 
il processo intentato dalle minoranze ebraiche e rom di Bosnia Erzegovina, 
perch&eacute; solo Bosniaci, Croati o Serbi potevano accedere alla presidenza di questo 
paese multietnico.</p>
<p><img src="http://www.europaforum.public.lu/pictures/photos/photos-aktuelles/2011/10/divers/10-04-ieei-angela-kocze-armand-clesse.jpg" border="0" alt=""></p>
<p><strong>Ang&eacute;la Kócz&eacute;, la sociologa</strong></p>
<p>La sociologa
<a target="_blank" href="http://www.mtaki.hu/munkatarsak/kocze_angela_cv.html">Ang&eacute;la Kócz&eacute;</a> 
ha provocato immediatamente dubbi e sorprese nel pubblico, con la sua 
affermazione che non ci sono Rom in Lussemburgo, quando dal 2010 migliaia di 
persone provenienti dalla minoranza rom in Serbia e Montenegro hanno fatto 
domanda d'asilo in Lussemburgo, mettendo il paese in una difficile situazione.</p>
<p>Per lei, &quot;il movimento eugenetico&quot;, &egrave; cos&igrave; che lei qualifica il genocidio dei 
Rom, &quot;della II guerra mondiale ha radici profonde nella societ&agrave;&quot;. 
Attualmente, i Rom soffrono di &quot;discriminazioni intersezionali&quot; - genere, classe 
sociale, etnia, che si mostrano nell'accesso all'istruzione, all'impiego, 
all'alloggio ed alla sanit&agrave;. Le donne sono particolarmente colpite. Ad esempio, 
in Ungheria, le donne rom hanno un tasso di analfabetismo 8 volte superiore a 
quello delle donne della societ&agrave; maggioritaria. Devono lasciare la scuola troppo 
presto a causa dei matrimoni precoci, solo il 3% di loro vanno alle superiori, 
contro l'84% delle altre ungheresi.</p>
<p>Eppure, pensa Ang&eacute;la Kócz&eacute;, le donne hanno un ruolo cruciale nella famiglia 
ed un grande potenziale dentro la loro comunit&agrave;, da quando lo stato socialista &egrave; 
caduto nel 1989. Ci&ograve; che le blocca sono i pregiudizi nei loro confronti - 
indovine e cartomanti, donne fortemente sessualizzate - propri del'&quot;immaginario 
europeo&quot;.</p>
<p><img src="http://www.europaforum.public.lu/pictures/photos/photos-aktuelles/2011/10/divers/10-04-ieei-andras-biro.jpg" border="0" alt=""></p>
<p><strong>Andras Biro, il giornalista</strong></p>
<p><a target="_blank" href="http://fr.wikipedia.org/wiki/András_Biró">Andras 
Biro</a>, in quanto giornalista, ha affrontato con le sue parole la questione 
&quot;pi&ugrave; in maniera informativa che analitica&quot;. Secondeo lui i Rom costituiscono 
un'importante minoranza ad altissima crescita demografica. Il socialismo ha 
influito tra il 1945 e il 1989 sulla loro vita quotidiana, perch&eacute; quel regime 
secondo lui aveva bisogno della loro mano d'opera manuale e &quot;sono stati 
obbligati ad entrare nel settore produttivo&quot;. Quindi hanno trovato impiego il 
60% degli uomini e il 40% delle donne. Questo fu &quot;uno choc culturale&quot; per coloro 
che prima della guerra erano nei &quot;servizi&quot;. Andras Biro ha sottolineato il fatto 
che erano trattati come tutti gli altri cittadini e hanno potuto beneficiare di 
reddito, servizi sociali ed accesso all'istruzione. &quot;Questa acculturazione alla 
societ&agrave; maggioritaria &egrave; qualcosa di unico nella storia,&quot; crede Biro.</p>
<p>Ma con la caduta del socialismo e l'arrivo dell'economia di mercato, &quot;i Rom 
sono stati licenziati e marginalizzati&quot;. Questi li ha spessi resi nostalgici dei 
tempi del socialismo, che per loro era pi&ugrave; sicuro. Non &egrave; intervenuto alcun 
cambiamento positivo, l'esclusione s'&egrave; amplificata e secondo lui le cose sono 
peggiorate ancora col governo di Viktor Orban e la proliferazione delle milizie 
neonaziste o del partito Jobbik.</p>
<p>A livello europeo, secondo Biro conviene fare una distinzione tra ci&ograve; che 
succede ai Rom ad Est e all'Ovest d'Europa. Nell'Est in nessun caso sono in 
grado di apparire come attori e cittadini autonomi, con un proprio quadro 
culturale, causa la mancanza di risorse. Il denaro dei donatori e delle 
fondazioni &egrave; distribuito secondo principi burocratici che favoriscono chi gi&agrave; &egrave; 
in grado di affrontare [la situazione], cio&egrave; le OnG ed i leader autonominati che 
catturano i rari fondi a disposizione.</p>
<p><strong>Esperti che eludono i problemi reali, un pubblico in attesa di 
risposte</strong></p>
<p>Durante la discussione con un pubblico informato ed interessato - erano 
presenti dirigenti di diverse amministrazioni competenti in materia 
d'immigrazione, d'integrazione ed aiuto sociale - che voleva beneficiare 
dell'esperienza degli intervenuti, sono venuti alla luce i disaccordi tra di 
loro e la loro difficolt&agrave; a comprendere le domande che l'arrivo dei Rom in 
Lussemburgo poneva alla societ&agrave; lussemburghese.</p>
<p>Claude Cahn non &egrave; d'accordo con la tesi di Andras Biro sulla differenza di 
trattamento tra i Rom dell'Est e dell'Ovest Europa. Secondo lui, in occidente 
forse &egrave; peggio, ed ha fatto allusione agli incidenti in Francia (diritto di 
voto), in Italia (espulsioni) ed in Germania (Rom del Kosovo in stato di 
detenzione o appena tollerati), ed ha auspicato &quot;un forte impulso centrale da 
parte della UE&quot; ed un intervento della societ&agrave; civile.</p>
<p>Thomas Acton &egrave; dell'avviso che l'intervento delle autorit&agrave; pubbliche debba 
essere guidato dalla societ&agrave; civile.</p>
<p>Andras Biro, pi&ugrave; vicino ai fatti, ha spiegato che la migrazione attuale dei 
Rom &quot;non &egrave; caduta dal cielo&quot;, ma &egrave; dovuta alla crisi, alle minacce subite, alla 
marginalizzazione e alle bidonville, tutti fatti divenuti quotidiani. Le 
famiglie lasciano i loro differenti paesi in maniera &quot;non strutturata&quot;. Ed ha 
aggiunto, in base all'esperienza: &quot;Le istituzioni che se ne occupano devono 
trovare soluzioni. Non ci sono leader, non sono partner nel dialogo, non c'&egrave; 
linguaggio [comune], manca la confidenza. L'unica soluzione &egrave; un approccio 
generoso nel senso umano del termine.&quot; Una proposta realistica per un pubblico 
che non ha potuto contare sull'esperienza per trovare soluzioni ai problemi e3d 
un approccio equilibrato alla situazione.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4960]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4960</guid>
	<dc:date>2012-01-28T09:49:07+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Mia moglie arrestata. Colpevole di essere di etnia ROM?]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Segnalazione di Stojanovic Vojislav</em></p><p><a target="_blank" href="http://notizie.radicali.it/articolo/2012-01-23/editoriale/mia-moglie-arrestata-colpevole-di-essere-di-etnia-rom">
<img src="http://notizie.radicali.it/sites/default/files/nrtema_logo.png" border="0" alt="" width="299" height="39"></a> <em>23-01-2012 di Antonio Guarnieri - Recluso alla C.R. di Fossombrone 
(PU)</em><br />
<br />
Scrivo su queste pagine per raccontarvi una storia che a dir poco ha 
dell'incredibile. Questa storia vede la mia famiglia, pi&ugrave; precisamente la mia 
consorte, protagonista.<br />
<br />
Il giorno 10 novembre dell'anno passato, alle ore 6.00, presso la mia abitazione 
a Montemarciano (AN) si presentano 7 carabinieri con mandato di arresto nei 
confronti di mia moglie, accusata ingiustamente di aver commesso il primo di 
ottobre del 2009, alle ore 13.50 circa, un furto di 200.000 Euro presso 
l'abitazione di un'anziana signora di Terni, pi&ugrave; precisamente di Ferentillo. 
Premetto che la mia consorte ha 35 anni e l'unico reato da lei commesso risale 
all'et&agrave; di 16 anni mentre oggi &egrave; madre di quattro figli, nonch&eacute; nonna di un 
nipotino.<br />
<br />
Quella mattina, di fronte ai figli - tre dei quali minorenni -, i carabinieri 
l'hanno ammanettata e portata via dopo aver provveduto alla perquisizione, anche 
nella biancheria intima senza che l'operazione fosse fatta da una donna.<br />
<br />
Venne portata in caserma dove mia moglie disperatamente cerc&ograve; di respingere le 
accuse. In lacrime cerc&ograve; di spiegare che avevano sbagliato persona, ma un 
carabiniere di Terni con parole ed atteggiamento intimidatorio disse "Smettila 
di fare la sceneggiata di Mario Merola. Visto che hai rubato 200.000 Euro 
pensavi di farla franca?! Io sono in piedi dalle 2.00 di mattina per venirti ad 
arrestare".<br />
<br />
Dopo essere stata condotta alla CC di Pesaro &egrave; stata sottoposta al regime di 
isolamento in attesa d'interrogatorio.<br />
<br />
In sede d'interrogatorio lei ha respinto ogni accusa gridando la sua innocenza. 
Il PM per tutta risposta le disse: "Dicono tutti cos&igrave;!". Dato che la mia 
compagna era incensurata l'avvocato chiese quantomeno gli arresti domiciliari in 
attesa del chiarimento. La richiesta fu rigettata nel mese di novembre dal GIP e 
dal PM di Terni motivandola con queste parole: "Non credo alla tua innocenza e 
affinch&eacute; tu neghi, non si rilascia la scarcerazione", facendo un gioco 
psicologico che consiste nel distruggere ed annientare mentalmente una persona 
cercando conferme dove non ci sono.<br />
<br />
Preciso ora che io sono detenuto dal 2005 e nell'anno 2009 ero ristretto presso 
la CC di Ferrara. Mantenendo lucidit&agrave; mentale sono riuscito a ricordare che in 
tale periodo di carcerazione effettuavo due colloqui mensili: uno al primo del 
mese ed uno a met&agrave; mese. Ho cercato conferme per far risultare se in tale data 
la mia compagna mi aveva fatto visita. Ho constatato che il primo ottobre 2009, 
giorno del reato per cui mia moglie era accusata, era un gioved&igrave;, giorno in cui 
si effettuano le visite familiari; ho allora, con l'aiuto del nostro legale, 
richiesto alla CC di Ferrara se in tale data avevo usufruito del colloquio con 
la mia consorte.<br />
La CC di Ferrara ci ha risposto che effettivamente quel giorno mia moglie si 
trovava l&igrave; con me dalle ore 11.30 alle ore 13.30 quindi il tempo materiale per 
recarsi in 20 minuti a Terni non ci poteva essere.<br />
<br />
Marted&igrave; 13 hanno scarcerato mia moglie per cause di forza maggiore. Ora mi 
domando: se anzich&eacute; trovare conferma che la mia compagna si trovasse al 
colloquio quel giorno non avessimo trovato nulla e non fossimo riusciti a 
dimostrare la sua innocenza, lei sarebbe ancora reclusa e sarebbe stata 
condannata dando per scontato che lei era la colpevole? Sono propenso a pensare 
che per il GIP ed il PM la sua unica colpa sia quella di essere di etnia Rom.<br />
<br />
Questo &egrave; quanto accade in Italia. Vengono giudicate persone senza averne le 
prove, vengono trovati capri espiatori sui casi che non si riescono a risolvere. 
La giustizia ed i pregiudizi si mescolano e diventano criminogeni.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4958]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4958</guid>
	<dc:date>2012-01-27T09:29:35+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[«Eppure non riesco ad odiare»: Zijo Ribic racconta il genocidio dei rom bosniaci]]></title>
	<description><![CDATA[<p>
<img src="http://franzmagazine.com/wp-content/uploads/2012/01/zijo1.jpeg" border="0" alt="" width="304" height="191"> 
<a target="_blank" href="http://franzmagazine.com/2012/01/13/eppure-non-riesco-ad-odiare-zijo-ribic-racconta-il-genocidio-dei-rom-bosniaci/">
Franzmagazine.com</a><br />
<em>Il racconto di Zijo Ribic &egrave; agghiacciante ma a colpire chi lo ascolta sono 
soprattutto le conclusioni a cui &egrave; giunto questo ventisettenne bosniaco 
musulmano di etnia rom, a cui i nazionalisti serbi hanno sterminato l&#39;intera 
famiglia. «Non so se li odio – dice – forse perch&eacute; non mi hanno insegnato a 
odiare</em><em> e allora questo sentimento non mi appartiene». A chi gli 
obietta dopo quello che gli &egrave; accaduto l&#39;odio a prima vista sembrerebbe la 
reazione pi&ugrave; naturale Zijo risponde in modo lucido: «Il fatto che venga fatta 
giustizia per me &egrave; secondario, mi interessa invece che venga affermata la 
verit&agrave;, che si sappia quello che &egrave; successo perch&eacute; noi rom non siamo animali ma 
persone». In questi giorni Zijo Ribic &egrave; a Bolzano su invito della Fondazione 
Langer, da anni impegnata nell&#39;ambito dell&#39;iniziativa Adopt Srebrenica, non solo 
a sostenere il ricordo del genocidio avvenuto negli anni&#39;90 nella ex Jugoslavia, 
ma anche nell&#39;aiuto concreto di chi come Zijo ha avuto la vita segnata in 
maniera indelebile da fatti che hanno poco di umano, ma che sono avvenuti a 
poche centinaia di chilometri da noi. Zijo Ribic sar&agrave; protagonista domani 13 
gennaio (ore 20, Sala Giuliani del Teatro Cristallo) di un incontro pubblico in 
cui verr&agrave; anche presentato un documentario inedito sulla sua storia. Incontriamo 
Zijo nella sede della Fondazione Langer ed iniziamo la nostra intervista 
cercando di immaginare che razza di vita sia quella delle persone che, come lui, 
per poter trovare aiuto sono condannate a ricordare quotidianamente gli orrori 
che stanno scritti nella propria storia.</em><br />
<br />
<strong>Dove vive oggi Zijo Ribic?</strong><br />
«A uzla, in Bosnia. Per un paio di stagioni ho lavorato anche in Italia, a 
Rimini. A Tuzla lavoro come cuoco in un albergo ma c&#39;&egrave; la crisi e allora da 
quasi un anno non mi pagano lo stipendio. Vivo in una stanza in affitto che non 
riesco a pagare. Oggi come oggi non cerco altro che un lavoro qualsiasi che mi 
permetta di costruirmi una vita normale, una famiglia».<br />
<br />
<strong>Lei &egrave; stato il primo il primo rom ad aver portato in tribunale la questione del 
genocidio del suo popolo. Un genocidio dimenticato, passato in secondo piano sia 
durante l&#39;Olocausto della Seconda Guerra Mondiale, che durante le guerre 
jugoslave degli anni&#39;90.</strong><br />
«Nel 2005 un mio parente mi ha messo in contatto con Natasha Kandic, una 
sociologa che ha vinto il Premio Langer nel 2000 e che ha fondato a Belgrado un 
centro attivo fin dal&#39;92 con lo scopo di fare luce sui terribili eventi accaduti 
durante la guerra. Ho deciso di raccontare la mia storia e denunciare gli autori 
dello sterminio della mia famiglia e del mio villaggio. Grazie al sostegno e 
all&#39;assistenza della Kandic e del suo staff sono state quindi avviate delle 
indagini che hanno portato nel 2009 all&#39;inizio di un processo, tutt&#39;ora in 
corso, contro gli autori materiali del massacro nella mia citt&agrave; di Skocic».<br />
<br />
<strong>Quelle persone sono oggi in libert&agrave;?</strong><br />
«No. Parte di loro sono in carcere in attesa della sentenza, altre sono agli 
arresti domiciliari».<br />
<br />
<strong>Quale forza ci vuole per prendere parte ad un processo contro coloro che hanno 
assassinato tutta la propria famiglia?</strong><br />
«Innanzitutto bisogna avere i soldi per comprare il biglietto del treno per 
Belgrado, fatto tutt&#39;altro che scontato. Per fortuna in patria c&#39;&egrave; la signora Kandic che mi aiuta e, come vedete, mi sta sostenendo anche la Fondazione Langer».<br />
<br />
<strong>Cosa accadde quel 12 luglio del 1992?</strong><br />
«Anche dopo tanti anni mi ricordo tutto, come se fosse successo ieri. Mi ricordo 
quando sono arrivati e ci hanno presi. Prima ci hanno picchiati, cercando oro e 
armi e dicendo che non avrebbero fatto niente alle donne e ai bambini. Poi 
invece ci hanno raggruppati tutti davanti alla casa dove hanno violentato mia 
sorella maggiore Zlatija davanti ai miei occhi. Sono quindi arrivati due camion 
che ci hanno portati in campagna dove ci hanno fatto scendere uno alla volta 
conducendoci verso una fossa appena scavata. Io piangevo, chiedendo di vedere 
mia madre e loro mi rispondevano che l&#39;avrei vista subito. Quando &egrave; arrivato il 
mio turno ho sentito degli spari e il fendente di una lama sul collo. Ho fatto 
finta di essere morto e mi hanno gettato nella fossa insieme agli altri che 
avevano appena ammazzato».<br />
<br />
<strong>Come ha fatto a sopravvivere?</strong><br />
«Dopo un po&#39; sono riuscito a risalire dalla fossa e sono scappato nel bosco. L&igrave; 
ho trovato una casa abbandonata dove mi sono fermato a dormire. Il giorno ho 
incontrato un soldato che indossava l&#39;uniforme dell&#39;Esercito Popolare Jugoslavo. 
Il soldato e un suo commilitone mi hanno aiutato».<br />
<br />
<strong>Dunque dei serbi le hanno sterminato la famiglia ed altri serbi l&#39;hanno invece aiutata…</strong><br />
«Non sono stati i soli. Mi hanno portato in un&#39;infermeria dove ho visto le 
stesse persone che la sera prima hanno ucciso i miei familiari. Mi sono 
aggrappato ai due soldati che mi hanno salvato e non li ho pi&ugrave; mollati. Mi hanno 
allora condotto all&#39;ospedale di una localit&agrave; che si chiama Zvornik, dove sono 
rimasto per tre anni, protetto da coloro che volevano portarmi via per 
uccidermi. Ero pesantemente traumatizzato per quello che avevo vissuto e sono 
stato curato».<br />
<br />
<strong>E poi?</strong><br />
«Grazie ad un progetto dell&#39;Unicef, sono stato portato in un orfanotrofio in 
Montenegro. Dopo 5 anni trascorsi l&igrave; sono tornato in Bosnia, a Tuzla, ospite di 
un altro orfanotrofio e mi sono diplomato poi alla scuola alberghiera».<br />
<br />
<strong>Com&#39;&egrave; oggi la situazione in Bosnia?</strong><br />
«C&#39;&egrave; la crisi economica anche l&igrave;, molto pi&ugrave; grave che in Italia. Per quanto 
riguarda la pacificazione i passi in avanti sono stati molto pochi. In ogni caso 
la situazione &egrave; diversa tra una localit&agrave; e l&#39;altra. A Tuzla dove vivo oggi la 
situazione &egrave; migliore perch&eacute; anche durante la guerra c&#39;era stato un 
atteggiamento migliore da parte dei serbi nei confronti dei musulmani. Ma in 
altre localit&agrave; come Srebrenica &egrave; tutto ancora completamente diviso tra le etnie. 
La pulizia etnica ha fatto il suo corso e ricordare quanto &egrave; avvenuto negli anni 
Novanta &egrave; ancora molto doloroso per tutti. La politica poi fa la sua parte, sia 
in Serbia che in Bosnia, per allungare i tempi all&#39;infinito. Ed il genocidio di 
noi rom &egrave; ancora immerso nell&#39;oblio, quasi come fossimo delle vittime di serie 
B, di cui non &egrave; importante occuparsi. Č per questo che ho deciso di raccontare 
quello che mi &egrave; successo a differenza di molti altri».</p>
<p align="right"><em>Intervista pubblicata dal quotidiano Alto Adige il 12 gennaio 2012</em></p>
<p><img src="http://0.gravatar.com/avatar/6d32fc19e32b048fffbb1b5721e33cc7?s=96&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&r=G" border="0" alt=""> <strong>Luca Sticcotti</strong> &egrave; autore di musiche, giornalista ed operatore 
culturale. Come musicista &egrave; attivo nei campi della classica, del jazz e 
dell&#39;elettronica, ma ha realizzato anche colonne sonore. La sua attivit&agrave; 
giornalistica si sviluppa sia attraverso media tradizionali, con collaborazioni 
con testate sia locali che nazionali, che utilizzando social network e blogs. 
Come operatore culturale collabora in veste di consulente con diverse 
istituzioni ed associazioni culturali altoatesine. Il sito web dove condivide 
parte del suo lavoro &egrave; raggiungibile all&#39;indirizzo
<a target="_blank" href="http://www.paupau.it">www.paupau.it</a> </p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4959]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4959</guid>
	<dc:date>2012-01-27T09:14:31+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Busto Arsizio celebra la giornata della memoria]]></title>
	<description><![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://www3.varesenews.it/busto/index.php"><img src="http://www3.varesenews.it/images_2009/VareseNewsCanale_logo.jpg" border="0" alt=""></a>
<strong>BUSTO ARSIZIO</strong> <em>(due articoli)</em></p>
<p>
<a target="_blank" href="http://www3.varesenews.it/busto/articolo.php?id=223655">Speroni: "Saremo carogne contro i nomadi"</a><br />
<em>Scontro in commissione sicurezza su un'interrogazione del leghista Unfer che 
chiede di eliminare definitivamente il problema. Il resto dei consiglieri fa 
muro. Fantinati: "Nessun estremismo ma il problema c'&egrave;"</em><br />
<br />
<strong>"Incarognirsi" contro i nomadi, rendergli impossibile la sosta nei campi con 
grossi tronchi, mettergli alle calcagna agenzie di recupero crediti</strong> se non 
pagano le multe:la ricetta di <strong>Francesco Speroni per risolvere il problema</strong>. In 
commissione sicurezza ieri, gioved&igrave;, il tema caldo della presenza sul territorio 
di Busto di gruppi stanziali e nomadi di rom o sinti ha visto <strong>contrapporsi la 
Lega Nord contro tutto il resto del consiglio comunale</strong>. Pdl, Movimento 5 Stelle, 
Pd e Manifattura Cittadina, Indipendenti di Centro<strong> hanno arginato le posizioni 
definite "estremiste" da tutti i consiglieri presenti</strong>. Proprio il presidente 
della commissione <strong>Adriano Unfer (Lega Nord) aveva presentato la mozione</strong> di cui 
si &egrave; discusso chiedendo di eliminare "definitivamente" il problema del passaggio 
dei nomadi e dei rom o sinti, presenti in modo stanziale in citt&agrave; come, ad 
esempio, la famiglia Bianchi alla quale &egrave; stata data una residenza in una via 
che non esiste (tra l'inceneritore e un cementificio).<br />
<br />
<strong>La parola "definitivamente" ha fatto arrabbiare, in particolare il consigliere 
Gian Pietro Rossi</strong> che ha sottolineato che <strong>"gi&agrave; un certo Adolfo aveva pensato ad 
eliminarli definitivamente senza, peraltro, riuscirci"</strong>. Il senatore ha tracciato 
la sua via parlando di vicini rumorosi da contenere e controllare giornalmente 
durante le loro presenza temporanea o stanziale che sia. <strong>Gianpaolo Sablich, 
invece, ha chiesto dati pi&ugrave; precisi sulla presenza a Busto e ha poi lanciato 
l'idea di attrezzare un'area di sosta camper</strong> dedicata ai nomadi per poterli 
controllare e contenere in modo da evitare che sporchino prati e terreni con i 
loro mezzi. <strong>Marta Tosi ha, invece, apprezzato il discorso iniziale 
dell'assessore alla sicurezza Claudio Fantinati</strong> che ha parlato di risposte 
celeri, ogni volta che si presenta un nuovo gruppo, con la <strong>consapevolezza che 
fenomeni come questi non si possono n&egrave; fermare, n&egrave; eliminare definitivamente 
come vorrebbe Unfer:</strong> "La Lega ingigantisce un problema che non esiste - ha detto 
la consigliera di Manifattura Cittadina - queste persone sono diverse? Anche i 
disabili hanno delle diversit&agrave; fisiche ma non per questo li cacciamo via. Quindi 
allo stesso modo bisognerebbe aiutarli ad integrarsi".<br />
<br />
Se la parola definitivamente ha fatto drizzare i capelli a tanti, <strong>la parola 
integrazione fa saltare sulla sedia i leghisti che con Unfer sottolineano: "Non 
esiste integrazione per questa gente</strong> - ha sbottato - &egrave; da secoli che ci si prova 
ma non ne vogliono sapere". A dar manforte al presidente <strong>c'era anche Marco 
Albertini, sempre della Lega che chiude: "Loro non pagano la luce o non pagano 
le multe? Allora da domani lo far&ograve; anche io, vediamo con chi se la prenderanno 
prima gli enti preposti".</strong><br />
<hr>
<a target="_blank" href="http://www3.varesenews.it/busto/articolo.php?id=223672">I giovani del Pdl: "Per i nomadi un campo attrezzato"</a><br />
<em>Giovane Italia attraverso Sabba critica il comportamento dei consiglieri 
leghisti: "Hanno contraddetto la linea del segretario cittadino"</em><br />
<br />
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa della Giovane Italia in merito al 
tema discusso in commissione sicurezza gioved&igrave; che riguarda dati sulla presenza 
di nomadi in citt&agrave; e luoghi dove questi sostano.<br />
<br />
Ieri abbiamo assistito alla commissione sicurezza che aveva all'ordine del 
giorno anche un argomento sul quale abbiamo pi&ugrave; volte espresso la nostra 
opinione: nomadi a Busto Arsizio. Questo calato in un quotidiano aumentare di 
tentativi di furto nelle abitazioni cittadine, che a volte, vedono come 
protagonisti proprio loro.<br />
<br />
L'assessore Fantinati ha affrontato molto bene il problema postogli dai 
commissari leghisti, che nel loro testo chiedevano solo lo status attuale sui 
fenomeni migratori nomadici in citt&agrave;. Su questo c'&egrave; poco da dire: 
l'amministrazione fa il suo dovere allontanando il prima possibile gli 
avventori, poi per il discorso delle sanzioni &egrave; veramente complicato venirne a 
capo.<br />
<br />
In realt&agrave; il problema degli accampamenti a Busto &egrave; ben altro e non veniva 
toccato dai punti all' ODG, fortunatamente poi nella discussione &egrave; venuto fuori: 
per ammissione degli stessi leghisti non sono pi&ugrave; tollerabili tutti quei 
comportamenti che creano discrimine tra i cittadini di Busto, che regolarmente<br />
pagano tutto ci&ograve; che &egrave; dovuto (e se non succede vengono perseguiti) e quelli che 
risiedono in baracche abusive all'interno di campi con destinazione agricola.<br />
<br />
"Sono contento - afferma sarcasticamente Sabba - che durante la discussione in 
commissione, i consiglieri leghisti abbiano contraddetto in tutto e per tutto la 
linea che la loro segreteria politica bustocca aveva fino a pochi mesi fa a 
riguardo e che non rendeva giustizia alle linee politiche che il loro partito 
esprime in altre citt&agrave;, come l'esempio di Verona e il suo Sindaco Flavio Tosi"<br />
<br />
Anche l'Autorit&agrave; per l'Energia si &egrave; resa conto dell'anomalia e infatti ha 
dichiarato illegali tutti quei contratti forfettari stipulati agli ex nomadi 
stanziali, anche tramite la mediazione dei comuni. Questo &egrave; un punto 
fondamentale della vicenda: "Cosa intendono fare le giunte a fronte di questa 
decisione? - si chiede Sabba - Cosa intende fare il Sindaco Farioli di fronte a 
delle minacce come quelle fatte dagli stanziali di Busto, che con fermezza hanno 
chiesto di avere ancora quei contratti illegali, per non essere costretti a 
rubare?"<br />
<br />
La sinistra, nei suoi due concetti espressi, continua a chiudere un occhio:con 
quello aperto analizza il comportamento della Lega di Busto, che dato ilsenso di 
accerchiamento, ha bisogno di mostrarsi dura e pura; con l'occhio chiuso invece 
continua a non vedere la realt&agrave; del problema in discussione e si astrae sempre 
pi&ugrave; da quelli che sono i bisogni e i sentimenti della gente.<br />
<br />
La Giovane Italia ha pi&ugrave; volte espresso la sua idea a riguardo: le strade sono 
due:<br />
<br />
1) il divieto assoluto di vivere in aree con destinazione d'uso diversa da 
quella residenziale, che comporterebbe o la migrazione di queste persone o 
l'iscrizione alle liste d'attesa ALER per ricevere<br />
un'abitazione;<br />
<br />
oppure<br />
<br />
2) la costruzione di campi attrezzati con tutti servizi necessari per vivere 
civilmente e che in qualsiasi momento possano essere sottoposti a controlli 
delle autorit&agrave;. In questi campi regolari si dovrebbe dichiarare l'identit&agrave; di 
chi vuole alloggiare e per quanto tempo, ma soprattutto pagare per i servizi che 
si useranno. Ci&ograve; &egrave; evidente che comporterebbe una spesa da parte del Comune, ma 
a fronte della risoluzione di un problema.<br />
<br />
Tra le due opzioni &egrave; solo la politica che pu&ograve; scegliere, magari con la 
concertazione dei cittadini. Comunque sia &egrave; indubbio che ognuna di esse 
migliorerebbe la situazione attuale. Nel frattempo i cittadini che vivono nei 
pressi degli accampamenti continuano quotidianamente a subire, per questo fino a 
che non si trover&agrave; il coraggio di fare delle scelte, bisogner&agrave; intensificare 
controlli di ogni i tipo: sanitari, stradali, fiscali, urbanistici, etc...<br />
<br />
<em>21/01/2012</em>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4953]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4953</guid>
	<dc:date>2012-01-26T09:45:17+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Gran Bretagna]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Da </em>
<a href="http://groups.yahoo.com/group/British_Roma/message/3176"><em>
British_Roma</em></a></p>
<p>
<a target="_blank" href="http://www.thisissouthwales.co.uk/force-homes/story-14454793-detail/story.html">
this is SOUTH WALES</a> <strong>Dove potremo andare se ci costringeranno ad 
uscire dalle nostre case?</strong> - 18 gennaio 2012<em> Llanelli Star</em></p>
<p>
<img src="http://www.thisissouthwales.co.uk/images/localpeople/ugc-images/275773/Article/images/14454793/3477709.png" border="0" alt="" width="298" height="170"><em> 
Il sito di Sandy Bridge a Llanelli</em></p>
<p>UNA COMUNITA' di viaggianti di fronte alle possibili minacce di sgombero 
dalle loro dimore a Llanelli ha chiesto il permesso di rimanere.</p>
<p>Le famiglie che vivono nel sito sotto Sandy Bridge dicono di aver messo 
radici nella comunit&agrave; e non vogliono essere cacciate.</p>
<p>Hanno richiesto una licenza edilizia retroattiva perch&eacute; alcune roulotte 
possano rimanere su terreni precedentemente adoperati per lo stoccaggio, ma 
temono che possa partire uno sgombero dopo che l'Agenzia per l'Ambiente ha 
sollevato timori di possibili inondazioni.</p>
<p>Il consiglio del
Carmarthenshire dovrebbe valutare la soluzione.</p>
<p>Uno dei viaggianti del sito, che ha chiesto di rimanere anonimo, dice di aver 
vissuto per 22 anni in quella zona.</p>
<p>"E' casa nostra - lotter&ograve; fino in fondo," dice.</p>
<p>"Sono arrivato qui quando ero piccolo, con mio padre e mia madre. E' un sito 
residenziali ed in 50 anni non c'&egrave; mai stato un alluvione."</p>
<p>Il viaggiante aggiunge che anche suo fratelli ed i loro figli hanno sempre 
vissuto l&igrave;.</p>
<p>"Non vogliamo mettere per strada i nostri bambini," dice.</p>
<p>"Quest'area abbandonata era in vendita e la comprammo, ampliando il parco 
roulotte per i nostri figli."</p>
<p>"Veniamo da una comunit&agrave; di viaggianti, ma i nostri figli vanno a scuola 
qui."</p>
<p>"Non intendiamo andarcene. Se ci mandano via, dove possiamo andare? Dovremo 
vendere i nostri prefabbricati e comprarci delle roulotte per muoverci tra i 
laghi e Llanelli, causando problemi al consiglio. Non lasceremo Llanelli."</p>
<p><strong>Pericoloso</strong></p>
<p>Il motivo di queste preoccupazioni risiede in una dichiarazione 
dell'autorit&agrave;, che intende respingere la domanda sul parere dell'Agenzia per 
l'Ambiente gallese (EAW).</p>
<p>Un portavoce della EAW ha detto: "Le inondazioni sono pericolose, devastanti 
e dolorose per chi vi &egrave; coinvolto, e ci opporremo a qualsiasi azione che possa 
aumentare per le case e le aziende il rischio di inondazioni. Questo &egrave; concorde 
alle linee guida del governo gallese <em>(</em><a target="_blank" href="http://wales.gov.uk/topics/planning/policy/tans/tan15/?skip=1&lang=en"><em>note 
tecniche TAN 15</em></a><em> ndr)</em>.</p>
<p>"In questo caso, quello degli sviluppi vulnerabili, la Valutazione sulle 
Conseguenze dell'Inondazione non ha calcolato il rischio per quanti vivano in 
loco o possano essere coinvolti."</p>
<p>"Se questa dichiarazione terr&agrave; conto di tutte le nostre preoccupazioni e si 
affronter&agrave; il rischio di inondazioni, faremo cadere le nostre obiezioni."</p>
<p>L'assessore Sian Caiach ha detto che la situazione &egrave; complicata, dato che i 
viaggianti hanno i permessi edilizi su parte del sito.</p>
<p>Ha aggiunto che in 10 anni come assessore ha ricevuto una sola lamentela sul 
sito, perch&eacute; dei cani abbaiavano.</p>
<p>Un portavoce del consiglio ha dichiarato: E' stata ricevuta un'obiezione 
dall'Agenzia per l'Ambiente e quindi l'autorit&agrave; rifiuter&agrave; la concessione di 
premessi retroattivi. Il caso &egrave; in discussione e probabilmente non verr&agrave; 
esaurito prima di febbraio o marzo, quando poi passer&agrave; ai poteri delegati."</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4955]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4955</guid>
	<dc:date>2012-01-26T09:26:46+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
	</channel></rss>
