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<title>Mahalla</title><link>http://www.sivola.net/dblog/</link>
<description>Mahalla</description><language>it</language>
<item>
	<title><![CDATA[Due storie di scuola...]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>...di segno opposto, la prima da <a href="#MILANO">Milano</a> 
e la seconda da <a href="#pescara">Pescara</a></em></p>
<p><strong><a name="MILANO"></a>La guerra (vinta) di Marius: &quot;In biblioteca sto 
bene… &egrave; il posto migliore che ho conosciuto&quot;</strong>
<a target="_blank" href="http://lacittanuova.milano.corriere.it/2012/05/16/la-guerra-vinta-di-marius-in-biblioteca-sto-bene-e-il-posto-migliore-che-ho-conosciuto/">
Corriere della Sera</a> <em>di Alessandra Coppola</em></p>
<p><iframe width="300" height="169" src="http://www.youtube.com/embed/fInbsfF0Y_M" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>
<em>(video di </em>
<a target="_blank" href="http://www.youtube.com/user/amnestyitalia"><em>Amnesty 
Italia</em></a>)<br />
<br />
La guerra di Marius, contro una vita di campi provvisori che l&#39;avevano 
condannato a un&#39;esistenza di analfabetismo e marginalita&#39;. Arrivato a 16 anni a 
Milano dalla Romania senza mai aver messo piede in una scuola, nonostante otto 
sgomberi ha imparato a leggere e a scrivere in italiano con una borsa di studio 
della Comunit&agrave; di Sant&#39;Egidio e delle mamme e maestre di Rubattino. Ora il suo 
rifugio in citt&agrave; &egrave; una una biblioteca comunale (quella di via Valvassori Peroni, 
zona Rubattino-Lambrate): &quot;Anche quando non avevo dove andare venivo qui… &egrave; il 
posto migliore che ho conosciuto&quot;. Il video di Christine Pawlata e Nicola 
Moruzzi &egrave; stato premiato domenica al Salone del libro di Torino al concorso 
nazionale &quot;A CORTO DI LIBRI. I cortometraggi raccontano le biblioteche&quot;</p><hr>
<p><strong><a name="pescara"></a>LA STORIA L&#39;HANNO ACCUSATA DI ESSERE «UNA DELINQUENTE COME TUTTI GLI ZINGARI»</strong>
<a target="_blank" href="http://www.iltempo.it/abruzzo/2012/05/15/1340422-cacciata_compagni_scuola.shtml?refresh_ce">
Il Tempo</a><br />
<em>Rom cacciata dai compagni di scuola<br />
La professoressa: «Una ragazza intelligente. Per fortuna &egrave; tornata»<br />
Stefano Buda Le tensioni seguite all&#39;omicidio di Domenico Rigante hanno lasciato 
il segno.</em><br />
<br />
Nelle scuole della citt&agrave;, qualcosa si &egrave; spezzato nel percorso di crescita comune 
tra italiani-italiani e italiani di origine Rom. Dalle scuole della citt&agrave; 
occorrer&agrave; ripartire, per abbattere i muri del pregiudizio e ricostruire il 
dialogo tra culture. Dopo la morte dell&#39;ultr&agrave; biancazzurro, per diversi giorni, 
il processo d&#39;integrazione ha subito un corto circuito. Un fenomeno che ha 
colpito soprattutto i pi&ugrave; giovani, ragazzi e ragazze come la giovane studentessa 
Rom, di 17 anni, che chiameremo Anna. Anna frequenta un noto istituto di scuola 
secondaria, non lontano da Rancitelli, il quartiere dove vive con la sua 
famiglia. Una compagna di classe, sull&#39;onda del clima da caccia alle streghe che 
ha pervaso Pescara, la accusa di essere «una delinquente, come tutti gli 
zingari». Anna &egrave; esasperata. La sera prima ha chiamato la polizia, avendo visto 
«facce strane» bighellonare attorno a casa, e ormai nota una luce diversa negli 
sguardi della gente. Reagisce male, difendendosi e contrattaccando con veemenza. 
Dopo la lite decide che non andr&agrave; pi&ugrave; a scuola. «È gi&agrave; molto difficile che una 
donna Rom prosegua gli studi dopo l&#39;et&agrave; dell&#39;obbligo - spiega una sua insegnante 
- sarebbe stato un vero peccato perdere una ragazza intelligente come lei, che 
ha compreso l&#39;importanza dell&#39;istruzione come forma di riscatto e dimostra 
grandi doti e capacit&agrave;». Anna per fortuna ci ripensa e dopo alcuni giorni torna 
in classe. È lei a chiedere scusa. «Nonostante non fosse stata lei a scatenare 
la lite - prosegue la professoressa - ha avuto la forza e l&#39;umilt&agrave; di 
riconoscere l&#39;errore, dimostrando che la scuola aiuta a compiere progressi, 
modificando anche certe attitudini tipiche di alcune culture»&quot;. La vicenda di 
Anna non rappresenta un caso isolato. Molti altri ragazzi Rom, che frequentano 
l&#39;istituto, nei giorni scorsi sono rimasti a casa. Avevano paura. Per fortuna, 
lentamente, il clima si sta rasserenando. «Non si erano mai verificati episodi 
simili in precedenza - osserva l&#39;insegnante - il processo d&#39;integrazione &egrave; 
sempre stato pacifico e armonioso, anche grazie al coinvolgimento dei genitori 
italiani e Rom, nel corso dei frequenti colloqui». È da qui che occorrer&agrave; 
ripartire, per sanare le ferite inferte a una convivenza che, dopo l&#39;omicidio di 
Domenico Rigante, appare sempre pi&ugrave; difficile. Intanto il sindaco Mascia ha 
chiesto al prefetto Vincenzo D&#39;Antuono l&#39;istituzione di un Tavolo tecnico. 
«Occorre eliminare quei piccoli, grandi fenomeni di abusi, soprusi, angherie che 
molti sono costretti a subire ogni giorno da poche famiglie che pensano di poter 
vivere al di fuori delle leggi e delle regole del vivere civile». Ricomincer&agrave; a 
breve lo sfratto agli inquilini abusivi grazie all&#39;erogazione di 100mila euro 
stanziato dalla Regione Abruzzo, da destinare all&#39;Ater.<br />
<br />
<em>15/05/2012</em></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5139]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5139</guid>
	<dc:date>2012-05-17T09:07:53+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Repubblica Ceca]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Da </em>
<a target="_blank" href="http://groups.yahoo.com/group/Czech_Roma/message/4588">
<em>Czech_Roma</em></a></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.romea.cz/english/index.php?id=detail&detail=2007_3375"><img src="http://www.romea.cz/english/obrazy/logo-romea.jpg" border="0" alt=""></a>
<strong>Commento di Pavel Posp&#283;ch: I Rom &quot;sull&#39;attacco a Brno&quot;</strong> -
<em>Pavel Posp&#283;ch, translated by Gwendolyn Albert</em><br />
Prague, 11.5.2012 20:32, <em>(Originally published in Czech at Blog </em>
<a target="_blank" href="http://pospech.blog.respekt.ihned.cz/c1-55765610-romove-zautocili-v-brne">
<em>RESPEKT</em></a><em>. Published with the 
kind consent of the author)</em></p>
<p>La criminalit&agrave; rom sta uscendo di controllo e ogni giorno ci sono violenze 
per le strade. Inoltre, i media sono dalla parte dei Rom ed ignorano 
completamente il problema. Questo significa che noi gente comune dobbiamo 
condividere le nostre esperienze e quanto sappiamo, cos&igrave; che sempre di pi&ugrave; i 
politici sappiano che non siamo indifferenti agli attacchi dei Rom!</p>
<p>Vi dir&ograve; cos&#39;&egrave; successo ai miei amici. Qualche sera fa, stavano bighellonando 
per le strade di Brno, cercando un posto aperto dove poter continuare la loro 
appassionata discussione davanti ad una birra. Per strada si aggreg&ograve; un 
compagno, dall&#39;apparenza piuttosto malmessa e probabilmente senza un tetto sulla 
testa. Aveva bevuto e non interloquiva granch&eacute; con gli altri, anche se quella 
allegra compagnia nel mezzo della notte sembrava averlo attratto. Si un&igrave; ai miei 
quattro amici, rimanendo un po&#39; indietro alla compagnia.</p>
<p>E&#39; successo tutto d&#39;improvviso. Hanno udito dei passi rapidi, e dal nulla 
sono apparsi due Rom ben piazzati. Avevano seguito i miei amici, forse da una 
strada vicina. Sono saltati addosso al senzatetto e l&#39;hanno sbattuto a terra con 
diversi pugni. C&#39;&egrave; voluto solo un istante. Il senzatetto giaceva a terra, i miei 
amici erano l&igrave; in piedi senza sapere che fare. Sorridendo, anche i Rom erano l&igrave; 
in piedi. &quot;E&#39; un vostro amico?&quot; chiese uno di loro. &quot;Pensavamo fosse qualcun 
altro,&quot; disse con un bel sorriso, quasi scusandosi. &quot;Allora, cosa volete fare?&quot; 
chiese ai miei amici. &quot;Lo lasciate cos&igrave;?&quot; I miei amici non sapevano che dire. 
Erano tre uomini e una donna, tutti mingherlini, di fronte a tre massicci 
criminali rom, che non aspettavano altro che di iniziare una rissa. &quot;Gli daremo 
20 corone, d&#39;accordo?&quot; minacci&ograve; un altro Rom. &quot;Dovrebbero bastare, giusto?&quot; Si 
stavano divertendo moltissimo. Avevano picchiato un barbone per puro 
divertimento e ora stavano umiliando chi era insieme a lui.</p>
<p>I miei amici hanno fatto l&#39;unica cosa possibile in quel momento. Hanno 
chiamato la polizia e segnalato l&#39;incidente, ma quando la pattuglia &egrave; arrivata 
sulla scena, tutto era gi&agrave; terminato. Il senzatetto malmenato si era rialzato e 
seduto sul marciapiedi ed i Rom erano spariti. Forse erano andati a brindare il 
successo del loro divertimento con una bevuta. O forse a cercare qualche altra 
vittima. Di notte le strade sono piene di obiettivi solitari.</p>
<p><strong>E&#39; una storia vera, ma...</strong></p>
<p>Tutto ci&ograve; che ho scritto &egrave; successo veramente. Solo una cosa non &egrave; corretta: 
gli assalitori non erano Rom; erano Cechi bianchi, come voi e me. Un segno 
particolare: avevano le teste rasate.</p>
<p>Non Rom, ma dei &quot;bianchi&quot;. Qual &egrave; la differenza? Beh, probabilmente sono 
cresciuti in una casa o un appartamento normali, non un ostello con 10 persone 
per stanza. Non in un edificio in rovina nel quartiere peggiore della citt&agrave;. 
Probabilmente non hanno frequentato scuole &quot;speciali&quot;. Hanno frequentato la 
scuola dell&#39;obbligo normale, come voi o io, e hanno potuto scegliere dove 
continuare gli studi. I loro genitori e fratelli non sono andati alla scuola 
&quot;speciale&quot;, quindi quel gruppo non &egrave; dovuto crescere tra gente la cui unica 
istruzione proveniva dalla scuola &quot;speciale&quot;. La loro lingua madre &egrave; 
probabilmente il ceco, che a scuola &egrave; naturalmente un vantaggio. I loro parenti 
non sono in prigione e la loro famiglia non sta pagando interessi mortali agli 
usurai. Il colore della loro pelle &egrave; uguale a quello di tutti gli altri. Le 
guardie di sicurezza non li pedinano nei supermercati. Se salgono sul tram, il 
controllore non risale tutta la vettura solo per loro. Probabilmente non 
soffrono di disagi materiali. Non vivono in mezzo a gente in dipendenza da 
droghe o gioco d&#39;azzardo. Niente di tutto questo pu&ograve; spiegare il motivo per cui 
assalgono delle persone. Se picchiano la gente, &egrave; solo per divertimento.</p>
<p>Qual &egrave; la differenza pi&ugrave; grande? Se fossero stati Rom, avreste appreso di 
questa storia dalle prime pagine dei giornali. Le testate online si sarebbero 
precipate sulla scena del crimine. La gente avrebbe condiviso e diffuso queste 
notizie attraverso Internet. Gli inserzionisti si starebbero fregando le mani 
dalla gioia, nel trovare i loro annunci accanto ad articoli che sollevano tanto 
interesse. La Giovent&ugrave; Lavoratrice avrebbe indetto una marcia attraverso Brno.</p>
<p>Per&ograve;... non erano Rom, quindi la maggior parte di voi legger&agrave; quanto &egrave; 
accaduto su di un blog come questo. Dopo tutto, Dio sa cosa &egrave; successo davvero. 
I miei amici, erano ubriachi persi, e chiss&agrave; cosa hanno visto. Forse sono stati 
loro a provocare. Cosa ci facevano nel mezzo della notte. Perch&eacute; il senzatetto 
era con loro? Tutto ci&ograve; non deve sorprendere affatto.</p>
<p>Se gli autori non sono Rom, non &egrave; una notizia per la prima pagina di 
iDNES.cz, solo una banale storia da pub. Quel gruppo violento pu&ograve; con tutto 
comodo continuare a malmenare i senzatetto e chiunque altro capiti nelle loro 
mani. A fine settimana indossano le loro t-shirt nere, quelle che indossano per 
le occasioni speciali, e si spostano a B&#345;eclav o in qualche altra citt&agrave; dove i 
media staranno tenendo un&#39;altra lezione sulla &quot;violenza roman&igrave;&quot;. L&igrave;, durante un 
corteo organizzato dal Partito dei Lavoratori, o di una delle sue varianti, 
protesteranno ad alta voce contro i Rom che hanno picchiato qualcuno.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5138]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5138</guid>
	<dc:date>2012-05-16T09:13:19+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La vera storia di Pirlo lo "zingaro"]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Lui pubblicamente non l&#39;ha mai ammesso, anche se la storia 
&egrave; da anni di dominio pubblico. Cos&igrave; qualcuno &egrave; andato a spulciare nel passato</em></p>
<p><img src="http://data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/eol/eol2-extra/2012/05/11/jpg_2180633.jpg" border="0" alt="">
<a target="_blank" href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/la-vera-storia-di-pirlo-lo-zingaro/2180635/13">
L&#39;Espresso</a> di Gianfrancesco Turano</p>
<p><em>I tifosi avversari lo chiamano cos&igrave;, pensando di insultarlo. Viene da una 
famiglia che lavora i metalli secondo la tradizione Rom. E che nel tempo ha 
creato un piccolo impero siderurgico. A cui anche lui si dedica appena esce dal 
campo</em></p>
<p><em>(14 maggio 2012)</em> &quot;<strong>Andrea Pirlo</strong> rester&agrave; con noi e finir&agrave; la sua carriera al 
Milan&quot;, disse Silvio Berlusconi nell&#39;agosto 2009. Un impegno concreto, uno dei 
tanti. Due anni dopo, il centrocampista italiano pi&ugrave; forte dell&#39;ultimo decennio 
- non &egrave; un giudizio, &egrave; un&#39;evidenza - &egrave; stato ceduto alla <strong>Juventus</strong>. A Torino &egrave; 
stato decisivo per uno scudetto che chiude il periodo infernale per la Juve, 
condannata per Calciopoli, privata del titolo del 2005 e del 2006, retrocessa in 
serie B e reduce da due settimi posti indegni della tradizione gobba. <br />
<br />
Un autogol di mercato cos&igrave; clamoroso non si vedeva dal 2001, quando l&#39;Inter di 
Massimo Moratti cedette al Milan il centrocampista italiano pi&ugrave; forte del 
decennio a venire. Cio&egrave;, sempre Pirlo. L&#39;estate scorsa a Milanello dicevano che 
il regista di Flero (Brescia) era vecchio, che era rotto e che costava caro. Non 
pi&ugrave; caro, rotto e vecchio di tanti altri rossoneri, come si &egrave; potuto notare. Di 
sicuro, pi&ugrave; orgoglioso di molti compagni e per ragioni che vanno oltre le righe 
di un campo di calcio.<br />
<br />
L&#39;uomo chiave dello scudetto juventino non &egrave; solo un grande giocatore. E&#39; anche 
un <strong>industriale siderurgico</strong> di etnia politicamente scorretta e sospette simpatie 
progressiste. Cos&igrave;, quando <strong>Adriano Galliani</strong> gli ha chiesto di ridursi lo 
stipendio a 2 milioni di euro netti, Andrea metallurgico ferito nell&#39;onore ha 
fatto il borsone ed &egrave; partito alla volta dello Juventus stadium, dove un altro 
Andrea, di cognome <strong>Agnelli</strong>, gli ha offerto il doppio dell&#39;ingaggio: 4 milioni 
netti pi&ugrave; bonus legati ai risultati. Risultati che sono arrivati subito, prima 
ancora di quanto lo stesso Agnelli pensasse. Tra industriali ci si intende, 
fatte salve le proporzioni.<br />
<br />
Il gruppo Pirlo &egrave; composto da una mezza dozzina di aziende tra Flero e Castel 
Mella, dove inizia la Bassa bresciana, terra piatta e nebbiosa molto diversa 
dalle valli dei tondinari a nord della citt&agrave;. La capogruppo, guidata dal padre 
Luigi, si chiama Elg steel e, nell&#39;insieme, tiene piuttosto bene in tempi di 
recessione. I ricavi dalla produzione di tubi tondi e quadrati sono passati dai 
41 milioni del 2004 ai 63 del 2010 con un picco di 72 milioni nel 2008. I 
bilanci sono in equilibrio e le spese per il personale si aggirano intorno ai 4 
milioni di euro, la met&agrave; di quello che la Juventus spende, a costi aziendali, 
per il solo centrocampista con la maglia 21, stesso numero che porta in 
Nazionale.<br />
<br />
Nella societ&agrave; fondata dal padre trent&#39;anni fa, Andrea ha una piccola quota 
attraverso la sua holding personale Ap 10. Poteva limitarsi a quello e agli 
investimenti in immobiliare che fanno tutti i calciatori. Che fa anche lui, del 
resto. E che fa bene. Il patrimonio di Ap 10 supera i 15 milioni di euro, in 
larga parte edifici a Brescia, una villa a Forte dei Marmi, un appartamento in 
via Moscova a Milano e un intero edificio acquistato a marzo del 2011 
nell&#39;altrettanto pregiato corso Magenta al civico 10. Non poteva mancare 
l&#39;azienda vitivinicola, la Pratum Coller sempre nella bassa bresciana, dove 
Pirlo si esibisce con uve marzemino, sangiovese e trebbiano messe in botte nelle 
cantine di una cascina medievale.<br />
<br />
Ma l&#39;amore per la siderurgia &egrave; una passione fisica dominante. Non c&#39;&egrave; altro modo 
per spiegare quello che passa per la testa di un tizio che il 23 maggio 2007 
vince la finale di <strong>Champions league</strong> contro il Liverpool ad Atene e meno di 
quarantotto ore dopo, il 25 maggio 2007, s&igrave; e no il tempo di tornare dalla 
Grecia, fonda a Brescia la Fidbon che di mestiere fucina, imbutisce (sic), 
stampa e profila metalli per circa 3 milioni di euro di ricavi annuali.<br />
<br />
La ragione profonda di questo attaccamento va al di l&agrave; di una logica di 
investimenti diversificati ed &egrave; legata alle origini della famiglia del 
calciatore che, dal lato paterno, avrebbe discendenza sinti, una delle etnie 
roman&igrave;, la stessa del chitarrista jazz Django Reinhardt. Il commercio e la 
lavorazione dei metalli &egrave; uno dei mestieri tradizionali delle comunit&agrave; roman&igrave;. 
Negli stadi li chiamano zingari e, di solito, la definizione &egrave; seguita da 
apprezzamenti razzisti. Il giocatore non ha mai voluto commentare la questione, 
alquanto problematica in un ambiente dove ancora si lanciano le banane ai 
giocatori africani e alcune curve espongono simboli nazifascisti. Senza 
dimenticare il sindaco di Chieti che, lo scorso marzo, ha definito con disprezzo 
&quot;mezzo rom&quot; l&#39;allenatore boemo</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5135]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5135</guid>
	<dc:date>2012-05-15T09:56:01+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[I Diversi]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Tratto da un recente </em>
<a target="_blank" href="http://www.retenear.it/2012/05/vicini-distanti-intervista-a-fabrizio-casavola/">
<em>scambio di opinioni</em></a>:</p>
<p><strong>Nell'introduzione leggiamo: "Quelli di cui parlo non sono Rom 
immaginari o da rotocalco, ma persone reali con cui ho agito, discusso, riso, 
litigato per anni". Quale &egrave; la Sua esperienza personale con la comunit&agrave; rom?</strong><br />
Quella di una comunit&agrave; piccola, rinchiusa ed assediata. Al di l&agrave; di questo, 
composta da gente che ha, come me o come il mio vicino di casa, problemi, 
aspettative, guai e speranze...</p>
<ul><em>Ho ritrovato un post che fece scandalo nella sonnacchiosa comunit&agrave; dei 
blog di Tiscali, del </em>
<a target="_blank" href="http://sivola.blog.tiscali.it/2005/03/17/2005___i__quot_diversi_quot__1282534-shtml/?doing_wp_cron">
<em>17 marzo 2005</em></a>:</ul>
<p><strong>Vittorio:</strong> "Per come &egrave; oggi la situazione, &egrave; meglio vivere in 
un appartamento, soprattutto per i nostri figli. Nei campi spesso c'&egrave; troppa 
violenza, e la situazione igienica non &egrave; certo delle migliori".<br />
<br />
<strong>Rita, sua moglie:</strong> "Certo, io pur non essendo una zingara 
preferivo la vita nei campi. Anche i nostri bambini stavano meglio. Quando ci 
siamo trasferiti in appartamento non riuscivano a dormire, si sentivano 
soffocare e poi sentivano la mancanza dei loro amici. Nei campi si vive tutti 
insieme, in questi palazzi, invece, ognuno pensa per s&eacute;".<br />
<br />
<strong>Ivan:</strong> "Tutte le mattine devo timbrare il cartellino alle otto. 
È mio padre che tutte le mattine mi accompagna all'autobus in macchina. La mia 
vita &egrave; cambiata completamente, vivo con i miei e prima andavamo avanti col 
contagocce, oggi ho dodici mensilit&agrave;, tredicesima e quattordicesima. Sul posto 
di lavoro nessun problema, essere zingaro non ha provocato reazioni negative fra 
i miei colleghi. I miei colleghi non sono bambini, sanno che vivo in un 
accampamento, ma non &egrave; un problema."<br />
<em>testimonianze da: Zingari a Milano di Laura Tajoli, Roberta Lorenzetti, 
Giliola Verza ed. Vivereoggi – Comune di Milano</em><br />
<br />
<strong>Francesco: </strong>"La nuova sistemazione abitativa ha fatto emergere 
anche nuovi problemi cui devo dedicare la mia attenzione e il mio impegno. Devo 
occuparmi degli attacchi della luce, delle giovani coppie in cerca di casa e dei 
rapporti tra il nuovo quartiere e gli altri cittadini di Cosenza.<br />
Non &egrave; facile il mio ruolo; mentre prima della realizzazione del villaggio mi 
occupavo della sola questione abitativa, ora affronto tutti i problemi, sono un 
mediatore 'globale', usando una parola imparata dei miei amici del Movimento per 
la Pace che ho frequentato da quando siamo usciti dalla baraccopoli e viviamo 
pi&ugrave; intensamente la vita cittadina.<br />
L'uscire dall'emarginazione mi ha permesso di acquistare maggior sicurezza nelle 
mie capacit&agrave;. La responsabilit&agrave; acquisita, grazie all'incarico di mediazione 
dell'Opera Nomadi, mi ha spinto a partecipare con consapevolezza a tutti gli 
incontri con le autorit&agrave;, come ad esempio il Giorno della Memoria, organizzato 
insieme al Comune di Cosenza per ricordare i Rom e i Sinti sterminati dal 
nazi-fascismo.<br />
L'arrivo nella nostra citt&agrave; di un gruppo di Rom, provenienti dalla Serbia, &egrave; 
stata l'occasione per conoscere la lingua che parlavano i miei nonni: quel 
roman&egrave;s che vorrei portare nelle scuole."<br />
<em>atti del convegno: LA MEDIAZIONE CULTURALE, una scelta, un diritto – 
Istituto di Cultura Sinta – Mantova 2004</em><br />
<br />
<strong>Parlando con un amica al campo:</strong> "Quand'ero pi&ugrave; giovane, sono 
andata a chiedere l'elemosina. Non perch&eacute; mi piacesse, ma perch&eacute; non c'erano 
alternative. Adesso qualche volta lavoro, non lo farei pi&ugrave;. I miei genitori 
erano analfabeti, io ho studiato in collegio. Le mie figlie adesso frequentano 
le superiori. Ecco: non voglio che loro debbano mai chiedere l'elemosina, 
sarebbe l'unico motivo per tornare a farlo io!<br />
Loro sono diverse da me: figurati che adesso si preoccupano della linea! E poi, 
io alla loro et&agrave; mi vestivo come capitava, loro vanno a scuola e vogliono non 
sfigurare di fronte alle loro amiche gagi. Cos&igrave;, mi chiedono i soldi per i 
vestiti. Ma di soldi, ne girano sempre pochi. Cos&igrave; ho risposto: la mattina 
andrete a scuola, il pomeriggio a lavorare. Anche come lavapiatti, non importa. 
Non torno a chiedere la carit&agrave; per comperarvi vestiti."</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5133]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5133</guid>
	<dc:date>2012-05-14T09:38:40+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Elezioni Como, il Pdl alza il tiro "Con la sinistra zingari e moschee"]]></title>
	<description><![CDATA[<p><strong>COMO</strong> La campagna elettorale si infiamma. Manca una settimana al 
ballottaggio e si consuma il primo vero scontro tra la candidata del Pdl Laura 
Bordoli e il candidato del centrosinistra Mario Lucini.</p>
<p>A scatenare la bagarre &egrave; stata un&#39;iniziativa lanciata ieri da Bordoli e dal 
Pdl: una raffica di volantini, distribuiti in citt&agrave; e pubblicati su Internet 
(compaiono anche nel notiziario web del coordinatore provinciale Alessio Butti), 
per denunciare che «la citt&agrave; in mano alla sinistra sar&agrave; una citt&agrave; diversa». 
Esistono diverse versioni, tutte comunque tese a sottolineare quello che 
accadrebbe - secondo il Pdl - se Lucini divenisse sindaco: i centri sociali 
nelle circoscrizioni, i campi nomadi vicino casa, l&#39;aumento dell&#39;immigrazione, 
una moschea in citt&agrave;, l&#39;addio ai vigili di quartiere. E ancora: aumento delle 
tariffe dei mezzi pubblici, aumento delle tasse comunali, pedaggio per entrare 
in citt&agrave;. «È accaduto a Milano con Pisapia e accadrebbe anche qui», &egrave; la tesi 
del Pdl... <em>(continua su </em>
<a target="_blank" href="http://www.laprovinciadicomo.it/stories/como%20citt&agrave;/288178_con_la_sinistra_a_como_zingari_e_moschee/">
<em>La Provincia di Como</em></a>)</p>
<p><em>Non vi pare di aver gi&agrave; sentito qualcosa di simile?</em><br />
<iframe width="300" height="169" src="http://www.youtube.com/embed/cbZeGXXBgRc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> 
<strong>Bossi: &#39;&#39;Pisapia &egrave; matto, vuole che 
Milano diventi una zingaropoli&#39;&#39;</strong><br />
<em>Sappiamo com&#39;&egrave; finita</em></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5134]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5134</guid>
	<dc:date>2012-05-14T09:03:19+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Villaggio Idro - laboratorio di Social Art]]></title>
	<description><![CDATA[<p>
<img src="http://www.sitart.org/assets/images/event/zigzag1.jpg" border="0" alt="" width="300" height="151"> 
<a target="_blank" href="http://www.sitart.org/assets/files/brochure/zig_zart.pdf">
Sitart.org</a>  <em>Milano 19 - 20 Maggio 2012</em><br />
<br />
ZigzArt &egrave; il titolo dell'evento promosso da SITART nel campo Rom di via Idro a 
Milano.<br />
Il progetto nasce con le intenzioni di riqualificare pi&ugrave; che il luogo, le 
relazioni tra i Rom e i cittadini in occasione della festa di "Via Padova &egrave; 
meglio di Milano" cantiere d'integrazione multiculturale in progress.<br />
<br />
Gli artisti: Ilaria Beretta, Beppe Carrino, Angelo Caruso, Federico De Leonardis, 
Carlo Dulla, Pino Lia, Elisabetta Oneto, Sabina Sala, Stefano Sevegnani, con la 
direzione artistica di Jacqueline Ceresoli, hanno creato installazioni 
site-specific, temporanee sul luogo, per condividere con gli abitanti un 
progetto di estetica sociale e di arte sostenibile.<br />
Sitart, da anni agisce nei luoghi urbani con azioni di Social Art: una forma di 
arte pubblica attiva, temporanea, che trasforma le relazioni tra gli artisti, le 
persone, il luogo e il pubblico in un progetto di attivazioni di dinamiche 
culturali e sociali.<br />
<br />
<strong>Social Art di Jacqueline Ceresol</strong>i<br />
<br />
Nell'era dell'iperconnessione veloce "<em>Tout change, tout bouge, tout va de plus 
en plus vite</em>" e la rete per alcuni &egrave; una corsia preferenziale che accelera 
contatti ed evoluzioni sociali, per altri, gli emarginati digitali, separa vite, 
stili e identit&agrave; di moltitudini di persone che si rifugiano in campi situati ai 
confini della citt&agrave; dove, nei migliori casi, si recupera un modello di comunit&agrave; 
agricola, di villaggio contadino, in alternativa al modello urbano, ponendo alla 
base della societ&agrave; non il denaro, ma il patto di rispetto e di solidariet&agrave; tra 
gli individui.</p>
<p>Il <strong>Campo di via Idro</strong> &egrave; un <em>Eden</em> anomalo, trasformato in centro di convivenza tra 
etnie diverse, situato al termine di via Padova e vicino alla Tangenziale est, 
abitato da oltre 20 anni da circa 120 Rom Harvati, diventati cittadini italiani. 
Questa trib&ugrave; urbana &egrave; costituita da residenti iscritti al Servizio Sanitario con 
bimbi scolarizzati e la met&agrave; di loro ha meno di 18 anni. Date queste condizioni 
di stanzialit&agrave;, ex nomadi hanno trasformato il campo in una comunit&agrave;, dove si 
contano pi&ugrave; case che roulotte, molte delle quali con verande, orti o giardini, 
cavalli, galli e galline, tacchini, cani, gatti, ponendosi in un rapporto 
osmotico con il territorio, ma non con il tessuto urbano. In questa comunit&agrave; di 
integrati, ma divisi dai cittadini per scelte di vita, 9 artisti italiani 
diversi per et&agrave;, formazione e linguaggi adottati, hanno creato site-specific e 
installazioni a tecnica mista temporanee sul luogo, per condividere con gli 
abitanti un progetto di estetica sociale e di arte sostenibile promosso da 
<strong>Sitart</strong>.</p>
<p><strong>ZigzArt</strong> nasce con le intenzioni di riqualificare pi&ugrave; che il luogo, le relazioni 
tra i Rom e i cittadini in occasione della festa di via Padova, cantiere 
d'integrazione multiculturale in progress.<br />
Dall'inizio di via Idro, lungo la Martesana, all'angolo di via Padova fanno 
capolino le vele colorate e i nastri di carta riflettente che definiscono un
<strong><em>"Isola"</em></strong> immaginaria di <strong>Stefano Sevegnani</strong>, affacciata sul Naviglio.<br />
Da via Padova fino al Villaggio Idro si estende intorno alla campagna limitrofa 
il <strong><em>"Serpente d'oro"</em></strong>, di <strong>Sabina Sala</strong>, composto da chicchi di grano: l'oro del 
Mediterraneo e delle civilt&agrave; contadine.<br />
<strong>Ilaria Beretta</strong> evoca il concetto di <em><strong>"migrazione"</strong></em> con una gigantesca capanna di 
stoffa, come ready made del nomadismo dei Rom, prototipo di abitazione di uomini 
in movimento, divenuti stanziali con la casa.<br />
All'ingresso del Villaggio, troverete disegnato sul muro con martello e 
scalpello l'opera <strong><em>"Pastorale"</em></strong> di <strong>Federico De Leonardis</strong>, un grande bastone, 
simbolo del pastore che guida e accudisce al suo gregge, come insegna di un 
modello di vita idilliaca e bucolica, come alternativa a quello urbano.<br />
<strong>Angelo Caruso</strong> ricopre con<strong><em> "Foulards"</em></strong> variopinti di gusto gitano, donati dalle 
donne del Villaggio, "la grande serra del perduto lavoro" della Cooperativa Rom 
che coltivava piante da vendere al mercato ora abbandonata, qui riutilizzata 
come rifugio per galline e altri animali da allevamento, cavalli al pascolo, 
liberi di circolare sull'antistante orto coltivato: &egrave; un'altra evocazione 
simbolica di vita agreste, perduta con la rivoluzione industriale, quando l'uomo 
ha interrotto la relazione con la natura.</p>
<p>Zigzagando dentro il villaggio, lungo la strada principale, noterete 
l'installazione <strong><em>"Fiat Lux"</em></strong>, realizzata con alcune centraline di energia in 
disuso, trasformate da <strong>Carlo Dulla</strong> in simbolici altarini, in cui compaiono ex 
voto di luce, di gas e di acqua come apparizioni, presenze miracolose non sempre 
garantite in questo campo.<br />
Davanti al Centro Polifunzionale del villaggio, pensato come presidio sanitario, 
sociale e culturale, sempre chiuso e poco utilizzato dal Comune, <strong>Elisabetta Oneto</strong> presenta, 
<strong><em>"Pori"</em></strong>, un'installazione di code di cavallo, che per i Rom 
rappresenta un mezzo di trasporto, di sostentamento ed &egrave; il simbolo della loro 
cultura nomade.<br />
All'interno dell'edificio, <strong>Beppe Carrino</strong> ha rivestito una stanza con 
<strong><em>"Scritture 
del corpo"</em></strong>: una serie di disegni a matita che rappresentano i calchi di mani, 
piedi e fronte di varie persone e abitanti del Villaggio. Questa istallazione 
ambientale prevede il coinvolgimento del pubblico che si prester&agrave; a lasciare una 
traccia del suo passaggio nel campo.<br />
Nel cortile dell'edificio dismesso, c'&egrave; ormeggiata una <strong><em>"Bari–Barca"</em></strong> di 
<strong>Pino Lia</strong>, 
a forma ellittica, in centro una ruota, simbolo del timone, circondata da 
ramificazioni dalle quali pendono guanti in lattice e rose con immagini 
multietniche, come metafora del viaggio e delle migrazioni di popoli sulla scia 
del sogno di una terra promessa.<br />
Sitart, da anni agisce nei luoghi urbani con azioni di Social Art: una forma di 
arte pubblica attiva, temporanea, che trasforma le relazioni tra gli artisti, le 
persone, il luogo e il pubblico in un progetto di attivazioni di dinamiche 
culturali e sociali, mettendo in discussione il ruolo dell'artista in questo 
ambito, meno autoreferenziale e pi&ugrave; utile alla collettivit&agrave;, sull'esempio della 
"Scultura Sociale" di Beuys e trasforma Milano in un prototipo di "Museo 
diffuso", dal centro alle periferie, open-space di un'arte sostenibile contro la museificazione dell'arte contemporanea, dinamica e complessa.<br />
<br />
<strong>Info:</strong><br />
Titolo: ZigZart - Evento organizzato da SITART - Ideato e curato da Angelo 
Caruso - Direzione artistica Jacqueline Ceresoli - Direzione all'accoglienza nel 
Villaggio Fabrizio Casavola - Luogo: via Padova angolo via Idro al Campo Nomadi 
sul Naviglio Martesana. - Periodo: 19+20 Maggio 2012<br />
<br />
<strong>Partner:</strong> <em>Comunit&agrave; Rom di Via Idro, Comitato Vivere in Zona 2, Associazione AB, 
City Art, Anpi Crescenzago, Martesana 2, Teatro degli incontri.</em><br />
<br />
<strong>Per info:</strong> Angelo Caruso - Cell. 3357689814<br />
<a href="mailto:info@sitart.org">info@sitart.org</a> –
<a href="http://www.sitart.org">www.sitart.org</a> – 
<a target="_blank" href="http://www.meglioviapadova.org">www.meglioviapadova.org</a> <br />
Per informazioni: City Art, tel. 02-87167065, cell. 335-7689814, www.cityart.it,
<a href="mailto:info@cityart.it">info@cityart.it</a></p>
<p><strong>Patrocinio:</strong> <em>Comune di Milano - Consiglio di Zona 2</em></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5132]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5132</guid>
	<dc:date>2012-05-13T09:11:55+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Notizie sul significato Cherokee delle piante, preservazione ed usi tradizionali]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Capita, di sentire paragonare la situazione di Rom e Sinti 
in Europa a quella dei nativi americani. Una delle cose che pu&ograve; unirli, &egrave; la 
conoscenza dell&#39;erboristeria tradizionale, conoscenza che col tempo sta sparendo 
tra le comunit&agrave; roman&igrave;. Non conosco approfonditamente la situazione dei nativi 
americani, ma vedo che tra loro questa memoria viene tramandata come identit&agrave; 
culturale.</em></p>
<p>
<img src="http://ictmncdn1.tgpstage1.com/wp-content/uploads/2012/05/Ethnobotany.jpg" border="0" alt="" width="300" height="146">
<a target="_blank" href="http://indiancountrytodaymedianetwork.com/2012/05/04/learn-about-cherokee-significant-plants-preservation-and-their-traditional-uses-109341">
Indian country</a>
By ICTMN Staff May 4, 2012 RSS - <em>Pat Gwin, direttore alle Risorse naturale 
della Nazione Cherokee, discute sulle piante con Cathy 
Monholland, storica delle trib&ugrave;</em><em> e specialista del curriculum 
culturale, in preparazione della seconda conferenza annuale etnobotanica&nbsp; 
della Nazione Cherokee. La conferenza si terr&agrave; il 24-25 maggio. (Courtesy of Cherokee Nation)</em></p>
<p>
Imparare come i Cherokee usavano le piante tradizionale come medicina, cibo, 
riparo, armi e altro ancora prima del Trail of Tears (<em>l&#39;esodo forzato dalle 
terre native ndr.</em>) e di come alcuni componenti delle trib&ugrave; stanno operando 
per preservare le tradizionali conoscenze ecologiche, e coltivare giardini con 
queste piante&nbsp; importanti per gli Cherokee. Poi si andr&agrave; a piedi verso 
Rocky Ford, a nord di 
Tahlequah, Oklahoma, per osservare queste antiche piante crescere nel loro 
ambiente naturale e ascoltare come iniziare il proprio giardino cherokee.</p>
<p>
La seconda
<a target="_blank" href="http://www.cherokee.org/PressRoom/33007/Press_Article.aspx">
conferenza annuale etnobotanica</a>&nbsp; 
della Nazione Cherokee si terr&agrave; il 24-25 maggio. Il primo giorno, gli oratori 
condivideranno alcune conoscenze tradizionali riguardo le piante della
<a target="_blank" href="http://www.cherokee.org/">Riserva Cherokee</a> del 
complesso tribale W.W. Keeler a Cherokee, Oklahoma. La conferenza si concluder&agrave; 
con la visita guidata a Rocky Ford.</p>
<p>
&quot;Scopo della nostra conferenza &egrave; far crescere la consapevolezza e 
l&#39;apprezzamento per le piante cherokee, che ci fornivano non solo da mangiare ma 
anche medicina,&quot; dice Cathy Monholland, storica delle trib&ugrave; e specialista del 
curriculum culturale per la Nazione Cherokee, in un comunicato stampa. &quot;In molti 
hanno interesse ma non la competenza riguardo a queste piante, quindi vogliamo 
insegnare di pi&ugrave; su queste piante che ancora sono importanti nella vita dei 
Cherokee, ed il nostro cammino nella natura ha lo scopo di permettere alle 
persone di osservare alcune di queste piante nel loro habitat naturale.&quot;</p>
<p>
<img src="http://ictmncdn1.tgpstage1.com/wp-content/uploads/2012/05/ClintCarroll.jpg" border="0" alt="">
<em>Clint Carroll (Courtesy of the University of Minnesota)</em></p>
<p>
Il primo giorno l&#39;oratore ospite
<a target="_blank" href="http://amin.umn.edu/contact/profile.php?UID=carroll">
Clint Carroll</a>, della Nazione Cherokee, evidenzier&agrave; le diverse sfide 
contemporanee che il suo popolo deve affrontare nel preservare la conoscenza 
ambientale degli indiani americani e le sue pratiche, col discorso: &quot;Cosa 
sappiamo su ci&ograve; che vive nel mondo selvatico: la conoscenza ambientale cherokee 
attraverso le epoche&quot;. Carroll &egrave; dottore associato in
<a target="_blank" href="http://amin.umn.edu/">studi degli indiani americani 
all&#39;universit&agrave; di Minnesota–Twin Cities</a> ed ha lavorato come tecnico 
all&#39;ambiente e alle risorse naturali per la Nazione Cherokee.</p>
<p>
Dopo il discorso di Carroll, i maestri giardinieri Tony e Carra Harris 
presenteranno alle 13.30 &quot;Se le piante potessero parlare: una relazione 
cherokee&quot;. La coppia ha coltivato una delle pi&ugrave; grandi collezioni nella nazione 
di piante significative per i Cherokee. Tony illustrer&agrave; come le piante erano 
usate per medicina, cibo, ripaqro, armi, strumenti e a scopo cerimoniale, prima 
del Trail of Tears. Carra presenter&agrave; idee e risorse per iniziare un proprio 
giardino cherokee.</p>
<p>
La giornata conclusiva vedr&agrave; una passeggiata guidata di due ore nella natura, 
durante la quale i relatori della conferenza ed i rappresentanti del 
dipartimento alle Risorse Naturali illustreranno alcune delle piante presentate 
nella conferenza.</p>
<p>
&quot;Portiamo i partecipanti dove possono vedere crescere le piante, cosa che 
normalmente non &egrave; proponibile in un ambiente suburbano,&quot; ha detto Pat Gwin, 
guida alla camminata e direttore alle Risorse Naturali della Nazione Cherokee. 
&quot;L&#39;ambiente naturale dell&#39;altopiano di Ozark assomiglia all&#39;ambiente pi&ugrave; a est 
dove vivevano i Cherokee.&quot;</p>
<p>
La conferenza &egrave; gratuita ed aperta al pubblico. Per la passeggiata nella natura, 
verr&agrave; data precedenza ai primi arrivati. Informazioni sulla Conferenza 
Etnobotanica della Nazione Cherokee, contattare Monholland (001) 918-453-5389.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5131]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5131</guid>
	<dc:date>2012-05-12T09:02:59+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Croazia: Rom discriminate, negoziante condannata]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Segnalazione di Stojanovic Vojisvav</em></p>
<p><img src="http://www.justicetv.it/images/luoghi/lazio/cassazione.jpg" border="0" alt="">
<a target="_blank" href="http://www.justicetv.it/index.php/news/2360-croazia-rom-discriminate-negoziante-condannata">
JusticeTv</a> <em>Mercoled&igrave;, 09 Maggio 2012 15: :24 - Scritto da Martina Chichi</em></p>
<p>In Croazia, per la prima volta, un tribunale nazionale condanna una donna 
accusata di aver discriminato la comunit&agrave; rom. È accaduto a Fiume, dove, due 
anni fa, un&#39;esercente ha rifiutato di accogliere nel suo negozio due ragazze di 
origine rom che si erano presentate per svolgere un tirocinio richiesto dalla 
scuola secondaria superiore.<br />
<br />
La titolare dell&#39;esercizio aveva chiuso loro in faccia la porta del locale 
chiamandole &quot;zingare&quot;. Le studentesse hanno denunciato l&#39;episodio alla preside 
della scuola di economia frequentata e, dopo aver trovato un altro negozio per 
svolgere le ore di pratica necessarie per superare l&#39;anno, si sono rivolte al 
tribunale per ottenere giustizia.</p>
<p>Il giudice ha condannato il gesto d&#39;intolleranza della donna, ordinandole di 
pagare una pena pecuniaria. Si &egrave; trattato, secondo la pronuncia, di un caso di 
discriminazione su base etnica. Caso che ha destato l&#39;attenzione dell&#39;opinione 
pubblica in una citt&agrave; multiculturale come Fiume, dove gli episodi di 
intolleranza verso le comunit&agrave; rom e sinti non sono affatto rari.</p>
<p>Le giovani sono rimaste soddisfatte. &quot;Credo che il verdetto aprir&agrave; la strada 
ad altri processi e aiuter&agrave; molte persone che vengono danneggiate perch&eacute; non 
appartenenti alla maggioranza etnica che c&#39;&egrave; nella popolazione&quot; ha commentato 
una delle ricorrenti.</p>
<p>È un verdetto importante per la Croazia, perch&eacute; per la prima volta &egrave; un 
tribunale nazionale a emanare una condanna. Finora vicende legali analoghe 
avevano trovato seguito solo presso la Corte europea dei diritti dell&#39;uomo.</p>
<p>La discriminazione scolastica in Croazia era stata oggetto, nel 2010, di una 
sentenza dei giudici di Strasburgo. Quattordici ricorrenti di origine rom 
lamentavano il fatto di aver visto inserire i propri figli in classi composte 
esclusivamente da ragazzi della stessa etnia. In quella occasione la Corte aveva 
ritenuto che formare nelle scuole elementari classi separate per i bambini rom 
li sottoponesse a un trattamento differente rispetto a quello degli altri 
alunni. Le classi separate finivano per sfavorire il grado di istruzione dei 
bambini, senza tenere conto delle esigenze di coloro che conoscevano male la 
lingua croata. La Croazia era stata condannata a risarcire per danni morali i 
ricorrenti, colpevole di aver discriminato la comunit&agrave; rom e di non aver 
garantito il diritto all&#39;istruzione.</p>
<p>Fa notizia, quindi, la sentenza di condanna per discriminazioni di un 
tribunale croato, accolta nella giurisprudenza nazionale come un significativo 
precedente.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5129]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5129</guid>
	<dc:date>2012-05-11T09:48:43+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Il razzismo delle parole]]></title>
	<description><![CDATA[<p>
<img src="http://www.assaman.info/images/stories/Rispetto-costituzione2-638x425.jpg" border="0" alt="" width="300" height="199"></a>
<a target="_blank" href="http://www.assaman.info/index.php?option=com_k2&view=item&id=824%3Ail-razzismo-delle-parole&Itemid=32">
Assaman</a> <em>Marted&igrave; 08 Maggio 2012 13:27 - Scritto da Alessandra Montesanto</em></p>
<ul>In <em>Razzisti a parole (per tacer dei fatti)</em> - un saggio edito da Laterza 
nella collana <em>Il nocciolo</em> - Federico Faloppa prende in considerazione 
parole, modi dire e frasi ricorrenti nella comunicazione degli italiani che 
suggeriscono una mentalit&agrave; ancora molto, troppo chiusa nei confronti degli 
stranieri. Ma il linguaggio &egrave; anche un pretesto per analizzare le politiche in 
atto, il mondo dell'informazione e la societ&agrave; stessa in relazione ai temi 
dell'intercultura e delle nuove forme di polis e di cittadinanza.</ul>
<p><strong>Perch&eacute; ha sentito l'urgenza di scrivere questo saggio? Si pu&ograve; 
parlare, oggi, ancora di "razzismo"?</strong><br />
Lavoro sui temi del libro da una quindicina d'anni, ormai. E proprio 
dall'osservazione del linguaggio, e dei suoi usi, ho avuto l'impressione che in 
questi ultimi quindici anni - malgrado nel frattempo la societ&agrave; italiana sia 
diventata pi&ugrave; complessa, si sia arricchita di presenze, sia diventata, per usare 
un termine chiaro ancorch&eacute; discusso, molto pi&ugrave; "multiculturale" - il nostro modo 
di rappresentare questa ricchezza, questa "diversit&agrave;" (in particolare quella 
apportata dai migranti), e di parlarne, sia diventato paradossalmente pi&ugrave; 
approssimativo, pi&ugrave; stereotipico, e poco rispondente alla realt&agrave;. Anzi, mi pare 
che - per una serie di fattori precisi e concomitanti - atti non sporadici di 
xenofobia, un evidente "razzismo istituzionale" (a questo proposito, invito a 
leggere il recente libro di Clelia Bartoli Razzisti per legge), un disarmante 
conformismo dell'informazione - si sia anche creato, in particolare nel decennio 
2001-2011, un discorso razzista diffuso, direi egemonico: talmente egemonico da 
apparire spesso normale, da non fare pi&ugrave; scandalo, da non poter essere quasi 
messo in discussione. Da passare paradossalmente per "realista" (malgrado gli 
stessi dati lo sconfessino), in opposizione a quel presunto "buonismo" cui si 
attribuiscono - artatamente - tutti i mali... Da queste constatazioni &egrave; nata 
l'urgenza di scrivere un pamphlet che tentasse di decostruire questo discorso 
egemonico, proponendo al lettore alcuni semplici esercizi di smontaggio dei 
"testi" e quindi dei messaggi, pi&ugrave; o meno celati, che questi veicolano.<br />
<br />
<strong>Nel libro ha preso in considerazione alcune parole ed espressioni di uso comune: 
"negro", "clandestino", "vu' cumpr&agrave;": soffermiamoci sulla loro accezione 
negativa - specie nel caso dei "clandestini" e cerchiamo di capire cosa nasconde 
questa terminologia...</strong><br />
Provo a essere sintetico, anche se certi argomenti - in termini linguistici - 
andrebbero sceverati con scrupolo. La lingua di per s&eacute; non &egrave; n&eacute; buona n&eacute; 
cattiva. Dipende dai contesti, dagli usi, da fattori para-linguistici ed 
extra-linguistici (come, rispettivamente, l'intonazione e le convenzioni 
sociali, ad esempio). È altrettanto vero, per&ograve;, che sul piano del significato 
alcune parole hanno connotazioni negative, valutative, offensive pi&ugrave; marcate 
rispetto ad altre. Ed il significato &egrave; legato certo al momento 
dell'enunciazione, ma anche alla storia, al "peso" che una certa parola porta 
con s&eacute;. Ebbene, gli esempi che lei ha fatto, da questo punto di vista, sono 
diversi. Negro, seppur etimologicamente "corretto", ha assunto nel tempo 
connotazioni estremamente negative, ed oggi viene utilizzato soprattutto con 
intento ingiurioso (in binomi lessicali o espressioni fisse come "sporco negro", 
"negro di merda"). Clandestino ha conosciuto uno slittamento semantico 
importante, ed e diventato, soprattutto nell'ultimo decennio, una sorta di iperonimo per migrante, immigrato irregolare, richiedente asilo, rifugiato, 
ecc.; anzi - questa e la tesi che sostengo - &egrave; diventato un termine per indicare 
non uno statuto temporaneo, ma quasi permanente: si &egrave; clandestini 
ontologicamente, per natura, prima ancora di esserlo di fronte alla legge. Vu' 
cumpr&agrave;, neologismo degli anni Ottanta che sembrava scomparso, riaffiora non di 
rado nel linguaggio giornalistico, ed anzi - in ragione della sua stabilit&agrave; 
nella lingua - &egrave; diventato anche morfologicamente produttivo (avendo originato i 
vari vu' lav&agrave;, vu' parcheggi&agrave;, vu' stupr&agrave;, ecc.). Queste e altre etichette hanno 
usi e storie diverse, dicevo. Ma hanno una drammatica affinit&agrave;: possono essere 
pericolosamente ambigue, insinuanti, offensive. E sono ormai parte di un lessico 
xenofobo riconoscibile, strutturato, diffuso. E di cui si fa sicuramente abuso, 
sia nel linguaggio politico, sia in quello quotidiano e - mi si perdoni il 
bisticcio - dei quotidiani e dei mezzi di informazione.<br />
<br />
<strong>Molto interessante il capitolo che riguarda la cosiddetta "Discriminazione 
transitoria positiva": di cosa si tratta ? E quali sono le conseguenze nei 
confronti degli alunni stranieri?</strong><br />
Con quel capitolo ho tentato di criticare non solo l'impianto della cosiddetta 
"mozione Cota" (quella, tanto per capirci, che nel 2008 proponeva l'introduzione 
di "classi separate" nelle scuole italiane, indirizzate agli "immigrati" o ai 
"figli di immigrati" che non padroneggiassero l'italiano) - un impianto fondato 
su pochi triti luoghi comuni, privo di qualsiasi base glottodidattica - ma anche 
il linguaggio, approssimativo, sciatto, fumoso, con cui essa venne scritta e 
presentata, dentro e fuori il parlamento. Se si legge con attenzione quel testo, 
&egrave; facile trovarvi lacune, contraddizioni, falsi presupposti che non dovrebbero 
essere presenti in un documento del genere: un documento che tratta un argomento 
cosi importante come l'educazione delle nuove generazioni e l'idea di societ&agrave; 
che, a partire dalla scuola, si vuole costruire. Ma lo stesso esercizio di 
smontaggio si potrebbe fare su molti altri testi proposti e discussi negli anni 
scorsi, non solo dalle maggioranze di centro-destra. Perch&eacute; il punto non &egrave; 
(soltanto) quello di accusare di incompetenza gli estensori di quella 
particolare mozione. È anche quello di puntare il dito contro i molti, troppi 
discorsi privi di argomentazioni solide, in tema di immigrazione: redatti per 
fini elettorali, o sull'onda dell'emozione suscitata da fatti di cronaca pi&ugrave; o 
meno gravi. Tornando alla scuola, non dimentichiamo che questa istituzione ha un 
ruolo - e una responsabilit&agrave; - fondamentale. Sia perch&eacute; - nei fatti - &egrave; gi&agrave; da 
anni un formidabile laboratorio di convivenza, dialogo, "intercultura". Sia 
perch&eacute; ha il ruolo, preziosissimo, di trasmettere un pensiero critico e di 
raccontare la complessit&agrave; agli italiani e ai "nuovi italiani". Non a caso si &egrave; 
cercato, e si cerca di depotenziarla ad ogni occasione: sottraendole risorse, 
competenze, autorevolezza.<br />
<br />
<strong>È ancora in atto, a suo parere, una "politica della paura" che porta a 
considerare gli immigrati come una minaccia per la sicurezza sociale?</strong><br />
Il governo in carica, per fortuna, ha smesso di calcare la mano sul tema. E 
anzi, mi pare aver derubricato la voce "paura percepita" dalla lista dei 
problemi e delle priorit&agrave; della sua agenda politica. Tuttavia, se a livello 
politico nazionale la tensione si &egrave; (forse) affievolita, ed i toni sembrano meno 
allarmistici, non bisogna dimenticare che quei veri e propri carceri che sono i 
CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione), sono ancora in piedi, e lavorano 
a pieno regime. E obbligano alla detenzione coatta centinaia di persone (molte 
delle quali - tra l'altro - avrebbero diritto a protezione internazionale senza 
se e senza ma) per le quali &egrave; stato di fatto abolito l'habeas corpus. Inoltre, a 
livello locale (sui media, nelle ordinanze comunali, ecc.), spesso i discorsi 
paiono essere sempre quelli: "attenzione, elettori, immigrati e rom sono sempre, 
per definizione, una minaccia!"<br />
<br />
<strong>Perch&eacute; la paura e la diffidenza sono rivolte, in particolare, nei confronti dei 
cittadini rom?</strong><br />
La paura nei confronti degli "zingari" ha origini lontane, e oggi vive 
- 
soprattutto - di "sentito dire", quando non di vere e proprie "leggende urbane", 
bufale (come quella sulle zingare rapitrici di neonati). Per questo &egrave; difficile 
da sradicare, o almeno da ridimensionare, da contestualizzare. Diciamo, in 
breve, che gli "zingari" hanno storicamente rappresentato (non soltanto in 
Italia) l'anomalia, l'altro che incombe - a milioni, ma in Italia sono circa 
160.000 - sulle nostre certezze e sul nostro benessere, il mostruoso e 
repellente. Li abbiamo spesso visti, e usati, come capro espiatorio per 
eccellenza. E li descriviamo - si pensi a certa stampa locale, non solo di 
destra - come la principale causa di degrado urbano e di tensione sociale. 
Ebbene, questa "caccia alle streghe" (alimentata spesso ad arte a fini 
elettorali) dovrebbe finire. E dovremmo smettere di esprimerci per iperboli, 
senza sapere bene di che cosa stiamo parlando (rom, zingari, slavi, nomadi: 
siamo sicuri che queste parole siano sinonimi?), e cominciare invece ad 
affrontare razionalmente le questioni, qualora e quando queste si presentino, 
evitando ad esempio di "etnicizzare" ogni singolo comportamento, ogni singola 
devianza.<br />
<br />
<strong>I mass-media (la stampa e la televisione, in particolare) contribuiscono a 
veicolare un certo "razzismo democratico"?</strong><br />
A ragione Giuseppe Faso ha coniato, alcuni anni fa, l'espressione "razzismo 
democratico" (si veda il suo - giustamente fortunato - libro Lessico del 
razzismo democratico, del 2008), mettendo alla berlina non soltanto gli usi pi&ugrave; 
scopertamente "razzisti" del linguaggio (ad esempio gli insulti cosiddetti 
"razziali", le espressioni chiaramente offensive) ma anche le formule che 
sembrano pi&ugrave; neutre, e che neutre - a ben guardare - non sono affatto: penso al 
tanto diffuso «non sono razzista, ma...», penso - come gi&agrave; accennato - all'abuso 
di clandestino, penso alla stessa parola etnico (ed "etnici" guarda caso sono 
sempre gli altri), o a giovani immigrati per parlare delle "seconde 
generazioni", e di persone nate qui, che quindi non sono mai "migrate". Ma non 
si tratta solo del lessico, che &egrave; poi l'aspetto pi&ugrave; superficiale. Si tratta 
anche di argomentazioni fallaci, di errate implicazioni (in presenza di un 
crimine, il sospetto cade prima sullo straniero), di clich&eacute; infondati, di 
strategie discorsive che riducono i fenomeni migratori - e le rivendicazioni dei 
migranti - a "problema", o il concetto di sicurezza a una questione di ordine 
pubblico legata alla presenza di stranieri, ecc. Ebbene, i media (ad eccezione 
di rari casi) hanno troppo spesso veicolato, pi&ugrave; o meno deliberatamente, 
quest'insieme di pratiche discorsive. O meglio: troppo spesso non hanno fatto 
nulla per contrastarlo. E non bastano delle scuse una tantum (vedi l'ormai 
celebre caso de "La Stampa", l'11 dicembre scorso) per fermare la tendenza, per 
dissimulare l'abitudine. Lo sanno bene i colleghi dell'associazione "Carta di 
Roma", o dell'associazione "Giornalisti contro il razzismo", o di COSPE, o di "Occhioaimedia", 
che tentano con attivit&agrave; di monitoraggio e formazione a vari livelli di chiedere 
ai giornali, e ai giornalisti, di riflettere criticamente su usi e abusi, e di 
dimostrare maggiore responsabilit&agrave; e professionalit&agrave; nel dare notizie 
riguardanti i migranti, gli "zingari", le minoranze.<br />
<br />
<strong>Quale soluzione suggerisce per una vera "integrazione" degli stranieri?</strong><br />
Non sono n&eacute; un politico n&eacute; un "tecnico". E quindi non ho una "soluzione". Anche 
perch&eacute; le soluzioni non possono essere "una" soltanto, n&eacute; unilaterali. Vanno 
tentate e negoziate, sempre: tra tutti gli attori sociali (anche, quindi, 
ascoltando e coinvolgendo gli "altri"). Senza contare che, in termini di 
"integrazione" milioni di stranieri sono (e si sentono) gi&agrave; parte della comunit&agrave; 
nazionale, sono italiani a tutti gli effetti: continuare a non riconoscerlo non 
solo &egrave; profondamente ingiusto nei loro confronti, ma stupidamente errato sul 
piano della conoscenza dei fatti. L'"integrazione" gi&agrave; c'&egrave;, e gi&agrave; 
- malgrado la 
complessit&agrave; dei processi - funziona piuttosto bene: basta guardarsi intorno.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5127]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5127</guid>
	<dc:date>2012-05-11T09:17:11+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[No all'estradizione dalla Gran Bretagna dell'attivista rom per i diritti umani Toma Nikolaev]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Da
<a target="_blank" href="http://groups.yahoo.com/group/Roma_Daily_News/message/17466">
Roma_Daily_News</a></em> </p>
<p>
<a target="_blank"  href="http://www.gopetition.com/petitions/prevent-the-extradition-from-the-uk-of-roma-human-right/sign.html"><img src="http://www.gopetition.com/counters?pid=53268&t=3" alt="Petition with GoPetition" title="Petition with GoPetition" width="206" height="60" border="0"></a> 
-
				<a target="_blank" href="http://www.facebook.com/profile.php?id=100002747816812&ref=tn_tnmn#!/events/400750186615099/?context=create">
				Su Facebook</a></p>
<p>Toma Nikolaev &egrave; un rispettato attivista dei diritti rom, ed ex candidato al 
Parlamento. Perseguitato in Bulgaria a causa delle sue critiche all'apartheid 
che esclude la maggior parte dei 700.000 Rom di Bulgaria, &egrave; stato direttore 
del giornale bilingue 
DeFacto sino alla chiusura.</p>
<p>Temendo per la propria vita, dopo che una bomba era stata posta vicino a casa 
sua, Nikolaev chiese asilo in Gran Bretagna. Ne segu&igrave; un lungo processo, mai 
terminato, durante qwuel periodo Nikolaev continu&ograve; ad aiutare i Rom. Si un&igrave; alla 
campagna per salvare la comunit&agrave; di Dale Farm, interrotta dall'assalto della 
polizia antisommossa il 19 ottobre 2011.</p>
<p>L'8 aprile 2012, giorno della nazione rom, Toma Nikolaev ha partecipato ad un  
sit-in di fronte all'ambasciata bulgara a Londra. Poco dopo venne arrestato su 
mandato europeo e pass&ograve; tre giorni in custodia prima di essere rilasciato su 
cauzione. E' stato convocato al tribunale dei magistrati di Westminster alle 
9.30 del 22 maggio.</p>
<p>E' la prima volta che un importante attivista politico rom viene portato 
davanti a questo tribunale, di solito riservato alle estradizioni e ai casi di 
terrorismo.</p>
<p>Nikolaev potrebbe essere estradato in Bulgaria, dove lo attende una condanna 
al carcere, imposta per le sue critiche al governo.</p>
<p>I Rom in Bulgaria costituiscono l'8% della popolazione, vivono soprattutto in 
quartieri isolati e soffrono il 70% di disoccupazione. In questa condizione di 
esclusione sociale, gli attivisti rom sono oggetto di persecuzione giudiziaria e 
poliziesca, e anche di violenza da parte dei movimenti nazionalisti e razzisti, 
in particolare del partito Ataka. Questo il motivo per cui non &egrave; sicuro per 
Nikolaev, sua moglie ed i suoi figli di tornare in Bulgaria. Ci appelliamo 
quindi al tribunale dei magistrati di Westminster per impedire il procedimento 
di espulsione richiesto dallo stato bulgaro, e permettere a Toma Nikolaev di 
rimanere in Gran Bretagna, dove gli sia concesso di richiedere asilo politico.</p>
<p>Il nostro appello &egrave; rivolto alla regina Elisabetta II, al Governo e al 
Parlamento del Regno Unito. Chiediamo loro di intervenire nel caso di Toma  
Nikolaev, offrendo cos&igrave; all'Unione Europea e al mondo un esempio di civilt&agrave; e 
rispetto per i diritti umani. Facciamo anche pressione all'Alto Commissario per 
i Rifugiati delle Nazioni Unite, Antonio Guterres; all'Alto Commissario ONU per 
i Diritti Umani, Navi Pillay; il Commissario Europeo per i Diritti Umani, Nils Muiznieks; 
il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, e a tutta la societ&agrave; civile 
perch&eacute; non rimangano indifferenti ad un caso paradigmatico delle attuali 
condizioni dei Rom e di quanti difendono i loro diritti.</p>
<p>Speriamo in un verdetto giusto ed umanitario nel caso di Toma Nikolaev, ed 
estendiamo a quanti risponderanno a questo appello i nostri migliori 
ringraziamenti.</p>
<p>Chiediamo che Toma Nikolaev ottenga il diritto di rimanere in Gran Bretagna e 
non venga estradato in Bulgaria, dove la sua vita e la sua libert&agrave; son in 
pericolo.<br />
<br />
<strong><em>We appeal to:</em><br />
- the Westminster Magistrates' Court<br />
- Queen Elizabeth II<br />
- the Government and Parliament of the United Kingdom<br />
- the United Nations High Commissioner for Refugees, Antonio Guterres<br />
- the UN High Commissioner for Human Rights, Ms. Navi Pillay<br />
- the European Commissioner for Human Rights, Nils Muiznieks<br />
- the President of the European Parliament, Martin Schulz</strong></p>
<p><em>alle bleiben!<br />
______________<br />
</em><a href="mailto:admin@alle-bleiben.info"><em>admin@alle-bleiben.info</em></a>
<em><br />
</em><a target="_blank" href="http://www.alle-bleiben.info"><em>www.alle-bleiben.info</em></a>
<em><br />
______________<br />
Roma Center Göttingen e.V.<br />
</em><em>Postfach 30 05<br />
37020 Göttingen<br />
______________<br />
</em><a target="_blank" href="http://www.roma-center.de"><em>www.roma-center.de</em></a>
<em><br />
</em><a href="mailto:mail@roma-center.de"><em>mail@roma-center.de</em></a> <em><br />
______________<br />
</em><em>Zuwendungen können auf das folgende <br />
</em><em>Konto überwiesen werden:<br />
Roma Center <br />
</em><em>Sparkasse Göttingen<br />
</em><em>K-Nr. 170 399<br />
BLZ 260 500 01<br />
</em><em>Verwendungszweck: alle bleiben</em></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5130]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5130</guid>
	<dc:date>2012-05-10T09:29:10+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Pescara, criminalizzazione della comunità rom]]></title>
	<description><![CDATA[<p>OPERA NOMADI DI REGGIO CALABRIA - COMUNICATO STAMPA</p>
<p>L&#39;omicidio del giovane Domenico Rigante &egrave; un fatto grave che va affrontato 
assicurando tutti i colpevoli alla giustizia, nel rispetto della legge italiana. 
Questo significa che le istituzioni pubbliche che in modo efficiente hanno 
provveduto all&#39;arresto del presunto omicida devono, allo stesso modo, condannare 
e contrastare le azioni con le quali la comunit&agrave; rom di Pescara &egrave; stata 
minacciata e criminalizzata come colpevole del reato.</p>
<p>Contro queste azioni illegali di &quot;<em>etnicizzazione del reato</em>&quot; le 
istituzioni, fino ad oggi, hanno fatto molto poco : li hanno subite e tollerate 
. Lo striscione lasciato appeso di fronte al comune di Pescara con scritto &quot;<em>avete 
cinque giorni per cacciarli dalla citt&agrave;</em>&quot; mette in evidenza l&#39;approccio 
utilizzato delle istituzioni locali. Per questo atteggiamento tollerante tante 
famiglie rom di Pescara, persone per bene che non c&#39;entrano nulla con 
l&#39;omicidio, per paura di subire delle violenze, hanno deciso di allontanarsi 
dalle loro case. </p>
<ul>Ci chiediamo se cos&igrave; facendo le istituzioni pubbliche abbiano garantito la 
sicurezza anche ai cittadini rom. L&#39;approccio tollerante utilizzato dalle 
istituzioni, forse per evitare reazioni peggiori da parte del gruppo ultr&agrave;, 
comunque lascia spazio alla realizzazione di altre violenze, le stesse che hanno 
portato all&#39;omicidio del giovane Rigante. </ul>
<p>Anche l&#39;approccio dei media &egrave; stato, a nostro parere, molto discutibile.</p>
<p>I media nazionali, che non subiscono le pressioni dei gruppi locali, hanno 
riportato gli episodi gravi delle minacce che hanno spinto alcune famiglie rom 
ad allontanarsi dalla citt&agrave;, come delle semplici &quot;tensioni&quot; successive 
all&#39;omicidio, senza esprimere alcuna forma di condanna verso queste. Nessuna 
condanna neanche verso quei politici locali che hanno apertamente appoggiato 
queste iniziative discriminanti, accompagnate dalle frasi &quot;<em>riprendiamoci il 
territorio</em>&quot;. Descrivere questi fatti di grave discriminazione come se fossero 
una &quot;normale reazione&quot; all&#39;omicidio, significa indirettamente accettarli e 
legittimarli. </p>
<p>Episodi di questo genere sono azioni di razzismo, che troppo spesso hanno 
preparato atti violenti contro delle famiglie inerme e totalmente estranee ai 
fatti criminali che arbitrariamente gli vengono addebitate.</p>
<ul>A nostro parere la condanna verso queste posizioni deve essere chiara e 
inequivocabile e per questo non si devono accettare attenuanti e giustificazione 
di nessuna specie. Proprio perch&eacute;, dopo un atto di grave violenza come &egrave; stato 
l&#39;omicidio di questo giovane, vanno scongiurate in modo netto altre violenze.</ul>
<p>Da lodare, invece, &egrave; il comportamento civile del padre del giovane ucciso. 
Quest&#39;uomo , nonostante il suo grande dolore per la perdita di un figlio, ha 
invitato gli ultr&agrave; alla calma chiedendo giustizia e non vendetta. Siamo vicini a 
questo padre che, dimostrando grande dignit&agrave; ed equilibrio, ha capito che la 
giustizia per suo figlio non si otterr&agrave; con gli atti di razzismo verso la 
comunit&agrave; rom. Atti assurdi e arbitrari come l&#39;omicidio di suo figlio, atti il 
cui argomento etnico &egrave; una pura invenzione.</p>
<ul>I fenomeni criminali, che esistono in tutte le citt&agrave;, non hanno mai avuto una 
connotazione etnica come alcuni lasciano intendere applicando l&#39;approccio del 
capro espiatorio. Approccio che serve altri interessi e non certo quelli del 
bene comune. La criminalit&agrave;, in ogni citt&agrave;, &egrave; una problematica di tipo sociale 
che va affrontata con seri provvedimenti sociali e non attraverso la costruzione 
di &quot;scontri tra gruppi etnici&quot;, che in realt&agrave; non esistono. Questo &egrave; un modo 
subdolo di affrontare le questioni sociali che non ha mai portato ad alcuna 
soluzione, ma ha aumentato i problemi.</ul>
<p>Invitiamo pertanto il comune di Pescara a condannare apertamente gli atti di 
discriminazione posti in essere contro i cittadini rom, a collaborare con le 
associazioni locali che da tempo denunciano l&#39;esistenza di problemi sociali (non 
etnici) sul territorio e a realizzare con queste gli interventi necessari. <br />
<br />
Reggio Calabria, 7 maggio 2012<br />
Il presidente <br />
<em>Sig. Antonino Giacomo Marino</em></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5128]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5128</guid>
	<dc:date>2012-05-10T09:09:12+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Fanno irruzione al Bingo e cercano nomadi ma non li trovano]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>(<a target="_blank" href="http://www.agi.it/l-aquila/notizie/201205071912-cro-rt10653-fanno_irruzione_al_bingo_e_cercano_nomadi_ma_non_li_trovano">AGI</a>) 
- Pescara, 19:12 07 MAG 2012</em> </p>
<p>Circa venti giovani si sono presentati nella notte all&#39;interno del Bingo che 
si trova lungo la via Vestina, a Montesilvano (Pescara), con i volti coperti da 
passamontagna e sciarpe. Cercavano i nomadi, che spesso frequentano questa 
struttura ma da qualche giorno non si fanno vedere. La loro frequentazione del 
Bingo si e&#39; interrotta presumibilmente a seguito dell&#39;omicidio di Domenico 
Rigante, l&#39;ultra&#39; 24enne di Pescara che sarebbe stato ucciso proprio da un rom, 
Domenico Ciarelli, arrestato sabato dalla polizia.</p>
<p>Nell&#39;ambiente nomade si temono ritorsioni da parte dell&#39;ambiente della 
tifoseria pescarese a cui Rigante apparteneva. Quando c&#39;e&#39; stata l&#39;irruzione nel 
Bingo erano presenti circa 30 giocatori. Dopo aver fatto un giro senza trovare 
cio&#39; che volevano i giovani si sono allontanati e hanno chiesto scusa per 
l&#39;irruzione. Non sarebbero state viste armi ma non si esclude che l&#39;obiettivo 
fosse quello di aggredire e picchiare gli zingari. Quando sono andati via, erano 
le 2.30 circa, e&#39; stato lanciato l&#39;allarme e sono stati avvertiti i carabinieri 
della compagnia di Montesilvano, coordinati dal capitano Enzo Marinelli, che 
hanno raccolto le testimonianze dei presenti e si stanno occupando delle 
indagini. (AGI) Pe1/Ett</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5126]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5126</guid>
	<dc:date>2012-05-09T09:43:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Milano, 19 e 20 maggio: due giorni per conoscersi e fare festa]]></title>
	<description><![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://www.meglioviapadova.org/it/">
<img src="http://www.meglioviapadova.org/images/meglioviapadova/slogan.png" border="0" alt="" width="300" height="28"></a>
<a href="#progr">Il Programma:</a></p>
<p><strong>Qualcosa su di noi:</strong><br />
<em>Via Idro si trova a Milano, in zona nord-est praticamente al termine di via 
Padova, non lontano dalla tangenziale est, al confine con i comuni di Sesto San 
Giovanni e Cologno Monzese.</em><br />
<br />
Quasi in aperta campagna, al numero 62, da oltre 20 anni vi risiedono in un 
campo comunale circa 120 Rom Harvati, met&agrave; di loro hanno meno di 18 anni. Di 
lontana origine croata, sono presenti nella zona da oltre 40 anni, prima in 
sistemazioni di fortuna e dal 1989 l&igrave; regolarmente residenti.</p>
<p><br />
Sono cittadini italiani, scolarizzati dalla met&agrave; degli anni '80, iscritti al 
SSN. Inizialmente era solo un prato abbandonato, dove erano piazzate le roulotte 
attorno ad un sentiero che lo percorre come un anello, sentiero poi asfaltato 
dal comune. Data la situazione di relativa tranquillit&agrave; degli anni scorsi, le 
famiglie hanno potuto col tempo sistemare i propri spazi, rendendo il campo 
simile ad un piccolo campeggio. Nel villaggio ci sono anche due MONUMENTI:</p>
<ul>
				<li>proprio di fronte all'ingresso LA GRANDE SERRA DEL PERDUTO 
				LAVORO, costruita quando la cooperativa LACI BUTI (Buon Lavoro 
				nella loro lingua, la cooperativa &egrave; formata dai rom stessi 
				diplomatisi operatori del verde agli inizi degli anni '90) 
				coltivava piante da vendere al mercato. Ora il monumento &egrave; in 
				disuso, perch&eacute; il comune non ha pi&ugrave; rinnovato la licenza di 
				vendita.</li>
				<li>Al centro del villaggio: il CENTRO POLIFUNZIONALE. Costruito 
				una quindicina d'anni fa dal comune, nelle intenzioni doveva 
				essere un centro comunitario, presidio sanitario e sociale. In 
				tutti questi anni &egrave; stato adoperato 5-6 volte. E' intenzione 
				degli abitanti riportarlo all'originaria funzione, gi&agrave; ora 
				sarebbe possibile utilizzarlo per tenere corsi di cucito e 
				sartoria. Inoltre potrebbe aprirsi ad iniziative e mostre in 
				collaborazione con la zona.</li>
</ul>
<p>Inoltre nel villaggio risiedono gli ultimi allevatori di cavalli dell'area di 
Milano, eredi di una lunga tradizione. Anni fa, quando nell'insediamento si 
erano formate diverse squadre di calcio, divise per et&agrave;, era stata anche 
bonificata un'area per sistemarla a terreno di calcio, che fu teatro di 
memorabili sfide con altre squadre del quartiere.</p>
<p>Questo, in poche parole, il vissuto di un insediamento storico. Sia chiaro, i 
problemi non sono mai mancati e non mancano tuttora. Ma nei decenni passati, la 
comune volont&agrave; degli abitanti, delle varie amministrazioni comunali, dei 
cittadini e dei volontari di zona, avevano fatto s&igrave; che questo fosse conosciuto 
come un campo modello nella realt&agrave; milanese. L'abbandono degli ultimi anni, la 
mancanza di manutenzione e di politiche sociali, assieme alla volont&agrave; delle 
ultime amministrazioni di procedere ad una progressiva chiusura del campo, hanno 
portato ad un progressivo deteriorarsi della situazione.<br />
<br />
Da questo &egrave; nato un
<a target="_blank" href="http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5066">
progetto</a> partecipato di riqualificazione dell'insediamento, accompagnato da 
un lungo confronto tra gli stessi abitanti e le forze politiche e sociali della 
zona, per dare finalmente sicurezze a chi risiede in zona da decenni ed 
all'insediamento un carattere di villaggio solidale pienamente inserito 
nell'area del costituendo Parco della Media Valle del Lambro. Il progetto spazia 
in diversi ambiti: da quello del lavoro, all'abitare, alla scuola, 
all'interazione col quartiere e con la citt&agrave;. E' anche il senso della 
partecipazione per la prima volta della comunit&agrave; di via Idro alla festa VIA 
PADOVA E' MEGLIO DI MILANO, in quanto componente degli storici quartieri di 
Crescenzago-Gobba-Adriano. Sperando, con il contributo di artisti, cantanti, 
musici, scrittori e vari testimoni, di offrirvi un panorama ricco ed 
interessante di questa cultura, vi aspettiamo tutti il 19 e 20 maggio.</p>
<p><a name="progr"></a><strong>Programma</strong></p>

<p><em>Sabato 19 maggio</em></p>
<ul>
				<li>dalle 10.00 alle 12.00: <strong>Ti costruisco una storia: 
				laboratori per bambini</strong> - Preparazione con i bambini dei 
				costumi e delle scenografie dello spettacolo teatrale del 
				pomeriggio. Laboratorio curato da Stefania Benedetti, Mela 
				Tomaselli, Karisa Kahindi <em>(a cura di associazione AB)</em></li>
				<li>dalle 10.30 alle 11.30: <strong>Il tempo dell'incertezza: 
				comunit&agrave; stanziali e sgomberate a confronto</strong> - Letture 
				di brani dei libri METROPOLI PER PRINCIPIANTI (Gianni Biondillo) 
				e di I ROM DI VIA RUBATTINO - UNA SCUOLA DI SOLIDARIETA' (a cura 
				di Elisa Giunipiero e Flaviana Robbiati), effettuate dagli 
				autori e con la presenza dei protagonisti. <em>(a cura di Martesana 2 e 
				Comunit&agrave; rom di via Idro)</em></li>
				<li>dalle 16.00 alle 17.00: <strong>Racconter&ograve; una fiaba che mi 
				hanno raccontato</strong> - "L'anim-attrice" Stefania Benedetti 
				condurr&agrave; per mano il pubblico attraverso un racconto del popolo 
				rom <em>(a cura di associazione AB)</em></li>
				<li>dalle 19.00 alle 20.00: <strong>The million dollar Kid</strong> - 
				Proiezione del documentario (40’ circa) sui Traveller in 
				Irlanda, alla presenza del regista Gian Maria Carrara, presso il 
				centro polifunzionale. Interazione con gli ultimi allevatori di 
				cavalli della citt&agrave;, che risiedono proprio in via Idro <em>(a 
				cura di Vivere in Zona 2 e Comunit&agrave; rom di via Idro)</em></li>
				<li>dalle 21.00 alle 23.30: <strong>Musiche randagie</strong> – Antonio Ricci, Valeria Lista, Rosa Maurelli, Rosanna Cas&egrave; e Piero Leodi. - Pietro Marazza e Paola D'Alessandro. - OSPITE SPECIALE: Alessio Lega <em>(a 
				cura di Comunit&agrave; rom di via Idro e Anpi Crescenzago)</em></li>
</ul>
<p><em>Domenica 20 maggio</em></p>
<ul>
				<li>dalle 10.30 alle 11.30: <strong>Non siamo nomadi, siamo 
				cittadini?</strong> - presentazione del libro VICINI DISTANTI, 
				CRONACHE DA VIA IDRO (a cura di Fabrizio Casavola). L'autore 
				intervister&agrave; alcuni protagonisti del libro su problemi, 
				speranze, racconti, promesse, riguardo la loro presenza 
				quarantennale in zona 2, da ascoltarsi nelle loro piazzole di 
				sosta, sorbendosi un caff&egrave; <em>(a cura di Vivere in Zona 2 e 
				Comunit&agrave; rom di via Idro)</em></li>
				<li>dalle 15.00 alle 18.00: <strong>I nipoti di Zampan&ograve;</strong> - 
				Clown, trampolieri, mangiafuoco, fachiri e giocolieri... grandi 
				e piccini faranno un balzo indietro nel tempo, com'era una volta 
				lo spettacolo itinerante, in compagnia degli artisti del
				<a target="_blank" href="http://www.circociccioli.it">Circo 
				Ciccioli</a> <em>(a cura di Vivere in Zona 2)</em><br />
				tra le 18.00 e le 18.30: arrivo della <strong>Biciclettata 
				poetico meticcia</strong> con performance poetica <em>(a cura di 
				Teatro degli Incontri)</em><br />
				dalle 18.30 alle 21.00: <strong>Video e suoni con Annese e 
				Finessi</strong> – DALLE TERRE DI NESSUNO, 2009, 53', 
				documentario di Elvio Annese - “Se un giorno d'inverno un 
				suonatore di fisarmonica...” Un film di Valerio Finessi con 
				Jovica Jovic. Due sguardi sui mutamenti urbani <em>(a cura di 
				City ART)</em><br />
				dalle 21.30 alle 22.30: <strong>Dopocena con Ratko</strong> - 
				Cabaret con Luca Klobas (Zelig). Consigli, suggerimenti, 
				opinioni e dritte per neoarrivati e lungodegenti, su come 
				sopravvivere all'Italia e agli italiani <em>(a cura di Vivere in 
				Zona 2)</em></li>
</ul>
<p><em>Inoltre, durante tutta la durata della festa: per i pi&ugrave; piccini, giro del 
villaggio di via Idro a dorso di pony.</em></p>
<p>Il villaggio vedr&agrave; l'esposizione di <strong>ZigZart</strong>: un evento di 
urban art con 10 installazioni che si relazionano con la realt&agrave; urbana, 
estrapolando significati dai luoghi toccati, danno visioni creative cercando di 
costruire relazioni e istigare processi trasformativi. Il villaggio nomade &egrave; un 
luogo urbano, un possibile terreno comune, dove sperimentare convivenze e 
relazioni tra culture diverse, tessere fili tra una realt&agrave; concreta degli 
abitanti del villaggio e il mondo circostante. <em>(evento a cura di Sitart)</em></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5125]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5125</guid>
	<dc:date>2012-05-08T09:46:59+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Diario di un razzista ]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Stanotte rileggevo il mio vecchio blog, Pirori, e tra i 
vecchi post ho ritrovato questo del
<a target="_blank" href="http://sivola.blog.tiscali.it/2004/05/01/diario_di_un_razzista_1281665-shtml/">
maggio 2004</a>. Chiss&agrave; se quel razzista &egrave; ancora in circolazione, e chiss&agrave; se &egrave; 
cambiato qualcosa...</em></p>
<p>Io odio i neri, gli zingari (e un po&#39; anche i gialli): non mi sento pi&ugrave; 
sicuro di girare in citt&agrave;. Sono Italiano e me ne vanto.<br />
<br />
Me ne vanto di meno quando incontro un francese o un inglese: mi guardano sempre 
con quella superiorit&agrave; di chi &egrave; un popolo da almeno 1000 anni, mentre di 
Italia se ne &egrave; cominciato a parlare da neanche 200. Ma in casa ho il TV color, 
il DVD, l&#39;HiFi e tutte quelle cose col nome inglese. Se me le portassero via, mi 
sentirei un po&#39; nero anch&#39;io. E ho paura.<br />
<br />
Gli zingari non hanno tutte queste cose, ecco mi sentirei un po&#39; zingaro...<br />
<br />
Loro non pagano le tasse come me, per scacciare la paura loro rubano i TV color, 
e poi li rivendono a noi italiani, o ci allevano dentro le galline. Io, 
piuttosto che rimanere senza TV color, lo comprerei persino da uno zingaro (e 
magari ci risparmio, basta stare zitti).<br />
<br />
Io pago le tasse per stare in pace, e con le tasse mando i figli a scuola. 
Adesso, anche gli zingari vogliono mandare a scuola i figli (con i soldi che 
paghiamo noi!) Abbiamo fatto un presidio, alla fine alcuni loro genitori li 
hanno ritirati dalla scuola. Poi, andando a lavoro, ho trovato uno di questi 
bambini zingari per strada. Magari quel bambino andava a chiedere il mangel, o a 
rubare. M&#39;&egrave; venuto un pensiero strano in testa: e se quello andava a rubare, io 
con quelli del presidio (tutti italiani, lavoratori, padri di famiglia) non &egrave; 
che ce l&#39;abbiamo mandato noi??<br />
<br />
A scuola, con gli zingari, stanno succedendo cose strane: prima, o i soldi (le 
mie tasse!) non venivano spesi, oppure dovevamo pagare di tasca nostra quello 
che lo stato ci doveva. Adesso la scuola ha tutta una serie di finanziamenti che 
neanche mi aspettavo. Per&ograve; gli zingari sono sporchi: adesso a scuola hanno 
chiesto persino una lavatrice. Ho fatto 2 conti: se ci tassiamo noi genitori, 
avremo la lavatrice a scuola, e forse ci risparmiamo su quello che pagavamo 
prima (o almeno andiamo in pari).<br />
<br />
La lavatrice: &egrave; un idea che ho avuto parlando col dottore; per&ograve; si &egrave; aperto un 
nuovo problema. Il campo degli zingari fa schifo solo ad immaginarlo... non c&#39;&egrave; 
acqua o corrente, certo che i bambini arrivano sporchi a scuola. Ma, se per caso 
l&igrave; dentro scoppiasse un&#39;epidemia, le malattie (che non sono razziste come me), 
prima o poi arrivano anche da noi. Potremmo fare un nuovo presidio, perch&eacute; gli 
zingari vadano via, magari al posto del campo, non faranno un parco, ma speriamo 
almeno in un supermercato (ce ne sono gi&agrave; altri otto). E poi, mi sono detto: 
&quot;Quelli&quot; dove vanno? Non che me ne importi, ma lo so gi&agrave;, staranno qui attorno e 
gireranno nuovamente nel quartiere. Anche ad arrestarli tutti, poi dove li si 
mette? Io non so pi&ugrave; se sono razzista, o se &egrave; solo la paura che scrivevo all&#39;inizio... 
ma tra uno zingaro che ho gi&agrave; visto e uno sconosciuto che verr&agrave; poi, forse 
preferisco quello che ho gi&agrave; visto, che il figlio va a scuola, che magari gli ho 
dato dei vestiti alla mamma… Cercate di capirmi!<br />
<br />
Credo che il Comune non ascolter&agrave; questi pensieri di un razzista, e sgomberer&agrave; 
il campo con la polizia e con le ruspe (che io pago con le mie tasse). Si 
aspetter&agrave; che gli sia grato di questo quando ci saranno le elezioni. Dopo le 
elezioni, avremo un altro accampamento abusivo, poco distante dal primo, e 
dovremo ricominciare ad odiarci da capo, come se niente fosse successo.<br />
<br />
Odiare per me non &egrave; un problema, sono abituato. Sono molto pi&ugrave; preoccupato 
perch&eacute; le mie tasse da anni sono finite in un giro vizioso: polizia, ruspe, 
sgombero dell&#39;immondizia quando non se ne pu&ograve; pi&ugrave;. Ogni anno senza che niente 
possa cambiare. Gli zingari montano un campo, il Comune lo smonta, il Comune 
monta un campo, gli zingari lo demoliscono.<br />
<br />
Forse sarebbe meno pesante per le mie tasche, se il Comune li pagasse per 
montare, e tenere in ordine, dove li manda. I soldi, ho scoperto ci sono, ma se 
non vengono spesi, non &egrave; che saranno investiti per fare quel parco che avremmo 
bisogno. No! Tornano in tesoreria, o a Bruxelles o chiss&agrave; dove. Ho il sospetto 
che per farmi un favore, mi nascondano i soldi... e questo non &egrave; bello, se sei 
convinto che i ladri siano gli zingari!<br />
<br />
Insomma, caro diario, sono sempre razzista, ma a ragionare mi &egrave; venuto una gran 
mal di testa. Cosa mi rimane di sicuro? La mia paura. Se non ne avessi cos&igrave; 
tanta, parlerei con gli zingari per capire chi &egrave; il ladro. Ma non ne sono 
capace, e forse anche lo zingaro avr&agrave; paura di parlare con me. Saremo condannati 
ad odiarci, e per fortuna &egrave; quello che sappiamo fare meglio.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5124]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5124</guid>
	<dc:date>2012-05-08T09:25:21+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Lituania]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Da
</em>
<a target="_blank" href="http://groups.yahoo.com/group/Baltic_Roma/message/1954">
<em>Baltic_Roma</em></a></p>
<p>
<a target="_blank" href="http://www.thejc.com/news/world-news/67054/neo-nazi-youth-group-eu-funded-council">
The Jewish Chronicle</a> <strong>Gruppo giovanile neonazista finanziato dal 
Consiglio d&#39;Europa</strong> - <em>By Marcus Dysch</em><br />
<br />
02/05/2012 - Un gruppo neonazista lituano &egrave; stato adottato in un consiglio che 
riceve fondi dall&#39;Unione Europea.</p>
<p>
L&#39;Unione della Giovent&ugrave; Nazionalista Lituana (ULNY) &egrave; stata eletta all&#39;unanimit&agrave; 
nel Consiglio delle Organizzazioni Giovanili Lituane (LCYO), durante la 
conferenza nazionale dello scorso fine settimana.</p>
<p>
L&#39;ULNY &egrave; una dei principali organizzatori della marcia neonazista che si tiene 
annualmente a Vilnius durante il Giorno dell&#39;Indipendenza. Sono state lanciate 
petizioni internazionali perch&eacute; l&#39;evento di quest&#39;anno, che ha avuto luogo l&#39;11 
marzo, fosse cancellata.</p>
<p>
Il gruppo ombrello LCYO &egrave; la pi&ugrave; grande OnG giovanile in Lituania, ed &egrave; 
sostenuta finanziariamente tanto dal governo che dalla UE. E&#39; composta da 64 
gruppi ed oltre 200.000 aderenti.</p>
<p>
Tutto ci&ograve; significa che la fascista ULNY &egrave; su un piano di parit&agrave; con gruppi 
studenteschi ed organizzazioni sociali.</p>
<p>
La presidente della LCYO, Loreta Senkut&#279;, ha detto ai media che l&#39;ULNY ha 
spiegato il suo lavoro prima che il voto avesse luogo, ricevendo &quot;grande 
supporto&quot;.</p>
<p>
La votazione per l&#39;adesione dell&#39;ULNY ha visto 19 voti a favore, nessuno 
contrario e sette astensioni.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5122]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5122</guid>
	<dc:date>2012-05-07T09:28:12+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Francia]]></title>
	<description><![CDATA[<p><iframe width="300" height="225" src="http://www.youtube.com/embed/jW13Wb3IcIg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> Django 
Reinhardt et St&eacute;phane Grappelli <em>(quando ci vuole...)</em></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5123]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5123</guid>
	<dc:date>2012-05-07T09:14:18+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Kosovo]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Da </em>
<a target="_blank" href="http://groups.yahoo.com/group/Roma_Daily_News/message/17392">
<em>Roma_Daily_News</em></a></p>
<p>
<img src="http://www.dw.de/image/0,,15867325_401,00.jpg" border="0" alt="" width="300" height="168">
<a target="_blank" href="http://www.dw.de/dw/article/0,,15886899,00.html">
Deutsche Welle</a> <strong>La deportazione in Kosovo significa una vita di 
miseria</strong></p>
<p><em>La deportazione in Kosovo dalla Germania spesso minaccia la salute fisica 
e mentale dei giovani, recita un nuovo rapporto UNICEF. Ardian Canaj &egrave; stato 
rimpatriato contro la sua volont&agrave; e, dice, ora vive in miseria.</em></p>
<p>17/04/2012 - Peja nel Kosovo occidentale &egrave; una miserabile baraccopoli che 
affoga nell'immondizia, cumuli di spazzatura vengono bruciati senza cura per 
le strade. Qui &egrave; dove 
Ardian Canaj dovrebbe sentirsi a casa. Il ventenne &egrave; nato e cresciuto in 
Germania, ma sette mesi fa &egrave; stato deportato nel paese natale dei suoi genitori.</p>
<p>"Sono andato a scuola in Germania, ma ora &egrave; finita. Devo lavorare per pagare 
l'affitto," spiega Canaj. Guadagna appena 100 euro al mese - un affitto ne costa 
120. "Qui mi sento terribilmente. Non ho una famiglia, nessuno vicino. Non vedo 
un futuro per me," dice.</p>
<p><strong>Un adolescente su quattro vorrebbe uccidersi</strong></p>
<p>Nel 2009 la Germania ha ottenuto il permesso di deportare i Kosovari. Il 
Kosovo era considerato sicuro a sufficienza per il ritorno. Cos&igrave;, nel 2010, il 
ministro tedesco degli interni 
Thomas de Maizi&egrave;re firm&ograve; un accordo di rimpatrio con la repubblica del Kosovo, 
che prevedeva il ritorno di circa 12.000 membri di gruppi di minoranza nei 
Balcani - tra cui 6.000 bambini e ragazzi. L'UNICEF, l'organizzazione dell'ONU 
per la protezione dell'infanzia, afferma che la deportazione dei giovani va 
fermata se si minaccia la loro salute fisica e mentale.</p>
<p>E' quasi sempre questo il caso, secondo il rapporto UNICEF "Male silenzioso", 
uscito a Berlino a marzo di quest'anno. "Molti adolescenti soffrono di 
depressione," dice Verena Knaus, sociologa dell'UNICEF. "Ci sono bambini che 
sono in stati d'ansia e che addirittura contemplano il suicidio. Un adolescente 
su quattro vorrebbe uccidersi."</p>
<p>I problemi sono visibili</p>
<p><img src="http://www.dw.de/image/0,,15867473_402,00.jpg" border="0" alt="">
<em>Shkëlzen Rama si chiede cosa pu&ograve; offrire il Kosovo a quanti sono stati 
rimpatriati</em><br />
<br />
Shkëlzen Rama, 52 anni, proviene dalla zona dove ora vive Canaj ed &egrave; stato 
spesso testimone delle sofferenze dei bambini deportati. "Difficilmente possono 
integrarsi nella societ&agrave;. Se sei nato e cresciuto in Germania, semplicemente non 
parli albanese." E poi ci sono le differenze degli standard di vita, dice. "I 
nostri figli non chiedono che una fetta di pane e peperoni dolci, ma cosa 
possiamo offrire ai giovani cresciuti in occidente, abituati a pizza e gelato?"</p>
<p><strong>Povert&agrave; e discriminazione</strong></p>
<p>Il Kosovo &egrave; il paese pi&ugrave; povero d'Europa, con un tasso di disoccupazione del 
40%. Ma non &egrave; soltanto la povert&agrave; a rendere difficile la vita di Canaj - la sua 
situazione &egrave; resa pi&ugrave; grave dal fatto di essere un Egizio kosovaro. Serbi ed 
Albanesi li chiamano zingari - un termine adoperato anche per le comunit&agrave; Rom e 
Askali. Gli Egizi kosovari ritengono di essere originari dell'Egitto, mentre gli 
Askali dicono di essere venuti dalla Persia. Poco dopo la guerra tra Serbia e 
Kosovo, i membri di tutti e tre i gruppi furono espulsi dagli Albanesi, che li 
accusavano di aver collaborato con i Serbi. Oggi, Rom, Askali ed Egizi kosovari 
sono ancora oggetto di discriminazioni nella loro vita quotidiana.</p>
<p><strong>La deportazione distrugge le famiglie</strong></p>
<p><img src="http://www.dw.de/image/0,,15867326_402,00.jpg" border="0" alt="">
<em>Faruk Kelmendi ora vive senza la sua famiglia</em></p>
<p>Si aggiunga che molti di quanti sono stati deporatti, come il ventottenne Faruk Kelmendi, 
trovano difficile affrontare la separazione dalle loro famiglie. Arriv&ograve; nin 
Germania che aveva otto anni, assieme ai suoi genitori.</p>
<p>"Da quando sono dovuto tornare in Kosovo, semplicemente non ho potuto fare 
niente. Non avevo lavoro o un tetto e ho dovuto dormire ogni volta nei posti pi&ugrave; 
strani," dice. "All'inizio, mia moglie mi ha aiutato finanziariamente, ma alla 
fine ci siamo lasciati. Lei &egrave; ancora in Germania con nostra figlia e io sono qui 
- la distanza era semplicemente troppa per mantenere il nostro rapporto." Ora 
Kelmendi &egrave; completamente solo.</p>
<p>Povert&agrave; e solitudine - questi sentimenti dominano le vite di molti che sono 
stati deportati dalla Germania. Anche Canaj le conosce bene. "Darei qualsiasi 
cosa per poter tornare in Germania," dice. "L&agrave; ho lasciato dietro tutta la mia 
vita."</p>
<p><em>Author: Ajete Beqiraj / nh<br />
</em><em>Editor: Andreas Illmer / mll</em></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5121]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5121</guid>
	<dc:date>2012-05-06T09:39:28+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Spedizioni punitive a mezzo stampa]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="right"><em>Se ultimamente vi &egrave; capitato di leggere i giornali, 
saprete che a in questi giorni la situazione per la </em>
<a target="_blank" href="https://www.google.it/search?q=pescara+ultra+ciarelli&hl=it&rlz=1C1CHFX_itIT461IT462&prmd=imvnsu&source=lnms&tbm=nws&ei=peCjT8rNNKPe4QS7leW6CQ&sa=X&oi=mode_link&ct=mode&cd=5&ved=0CBMQ_AUoBA">
<em>comunit&agrave; rom di Pescara</em></a><em> &egrave; di una tensione estrema. Non so come 
si possa uscirne. Un invito alla riflessione, grazie a </em>
<a href="http://noblogo.livejournal.com/208029.html"><strong><em>NO(b)LOGO</em></strong></a><em>, 
partendo da distante</em></p>
<p>
<img src="http://farm3.static.flickr.com/2124/1841815781_3d7e3eda96_o.gif" border="0" alt="" width="300" height="275"></p>
<p>Corrado Giustiniani scrive sul suo blog su il Messaggero l'opinione: 
<a target="_blank" href="http://www.ilmessaggero.it/home_blog.php?blg=P&idb=1413&idaut=11">Zingaro 
e badante parole "vietate"</a>.<br />
<br />
Un articolo che &egrave; la migliore dimostrazione delle tesi di <strong>Lorenzo Guadagnucci</strong> in 
<a target="_blank" href="http://web.giornalismi.info/mediarom/articoli/art_9496.html"><<strong>Com'&egrave; difficile "sgomberare" gli stereotipi</strong>> pubblicato su Giornalisti contro 
il Razzismo.</a><br />
<br />
Scrive Guadagnucci, e l'articolo &egrave; tutto da leggere, che: <strong><em>"emerge una certa 
insofferenza per critiche e suggerimenti sulle pratiche di una corretta 
informazione non razzista da parte di chi lavora sul campo"</em></strong>.<br />
<br />
Ed appunto l'insofferenza alle regole deontologiche dettate dalla 
<a target="_blank" href="http://www.cartadiroma.com/">Carta di Roma</a> 
quello che fa scrivere a<strong> Giustiniani</strong>: </p>
<ul><em>Tra le molte e utili raccomandazioni (non riprendere con la telecamera un 
rifugiato o una vittima della tratta e non pubblicarne le generalit&agrave;; nelle 
notizie di cronaca nera assegnare lo stesso spazio e rilievo ai fatti in cui 
autori e vittime del reato siano di origine straniera piuttosto che italiani) ve 
ne sono per&ograve; altre che personalmente mi lasciano perplesso. La 7.2 ad esempio: 
"<strong>Si raccomanda di evitare l'utilizzo di termini stigmatizzanti, quali ad 
esempio</strong>: badante, clandestino, <strong>zingaro</strong>, vu cumpr&agrave;". Stigmatizzare vuol dire 
disapprovare con "energica e indignata fermezza" (Devoto Oli), biasimare. Dunque 
stigmatizzante significa, in buona sostanza, offensivo: lo spiego a me stesso, 
perch&eacute; non ho mai usato questo participio presente.<br><br><strong>Ma quali sono i termini alternativi che il giornalista dovrebbe usare?</strong></em></ul>
<p>Non sono un professore come Giustiniani (<a target="_blank" href="http://www.linkedin.com/pub/corrado-giustiniani/14/1a9/b74">"Phd in Humanities at Il Messaggero"</a>) 
ma vi viene assai semplice rispondergli che <strong>nel 99,99% non andrebbe usato alcun 
termine atto ad identificare etnia o nazionalit&agrave; o religione o stato sociale</strong>.<br />
<br />
Non &egrave; una questione linguistica ma &egrave; l'uso della stigmatizzazione etnica, 
nazionale, religiosa che &egrave; da condannare.<br />
Quasi mai si giustifica la caratterizzazione etnica nel titolare un articolo di 
cronaca.<br />
Ad esempio oggi "il Messagero" titola (<em>adottando una doppia stigmatizzazione, 
oltre quella etnica quella sugli ultr&agrave;</em>)<br />
<a target="_blank" href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=193523&sez=HOME_INITALIA">Giallo a Pescara, irruzione di rom in casa<br />
Ucciso un ultr&agrave; biancazzurro di 24 anni</a><br />
<br />
Cambia poco nella sostanza rispetto al pessimo titolo de "il tempo":<br />
<a target="_blank" href="http://www.iltempo.it/interni_esteri/2012/05/03/1338128-ultra_giustiziato_casa_dagli_zingari.shtml">Ultr&agrave; giustiziato in casa dagli zingari</a><br />
<br />
Solo nella Germania nazista qualcuno si sarebbe sognato di titolare "irruzione 
di ebrei" o "giustiziato in casa dai giudei" in un episodio che vede 
protagonisti personaggi della microcriminalit&agrave; di religione o di origine 
ebraica.<br />
<br />
Invece per il giornalismo italiano &egrave; lecito titolare in questo modo ogni qual 
volta ci sia uno "zingaro" coinvolto in un episodio di cronaca (<em>ed anche quando 
lo zingaro <strong>non c'&egrave;</strong>, 
<a target="_blank" href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=192427">come nel caso del calcio scommesse</a></em>), e l'effetto diretto &egrave; 
il 
<a target="_blank" href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=193523&sez=HOME_INITALIA&ctc=100&ordine=desc#commenti">vaso di pandora di commenti razzisti</a> che si accumulano sotto all'articolo.<br />
Ancora peggio &egrave; soffiare sul fuoco su una situazione come quella di Pescara dove 
il circolo vizioso dell'intolleranza e dell'emarginazione sta diventando 
esplosivo. <br />
<br />
Segnalo un ulteriore esempio di sensazionalismo razzista, utilizzo sempre come 
esempio un articolo de il Messaggero per ricollegarmi al commento di Giustiniani 
ma anche in questo caso praticamente tutta la stampa cade negli stessi errori:<br />
<br />
<a target="_blank" href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=192290">Maxi blitz: 
<strong>sequestrate nei campi nomadi centinaia di auto usate per le rapine</strong></a>
<br />
<em>Controllate oltre 5000 vetture, intestate a prestanome venivano
rivendute a persone con precedenti penali</em><br />
<br />
Quello che resta nell'opinione pubblica &egrave; solo quello che sommariamente si 
evince dal titolo: <strong><em>gli zingari hanno centinaia (qualcuno ha scritto 5000) auto 
di lusso nei campi e le usano per fare rapine</em></strong>.<br />
<br />
Nella realt&agrave; nei campi Rom la finanza ha trovato solo alcune decine di 
emarginati, sfruttati dalla criminalit&agrave; organizzata, che non avendo niente da 
perdere si sono venduti anche il nome fungendo da prestanome per il giro di auto 
illegalmente intestate e che dai campi non sono mai passate.<br />
<br />
Quando i giornalisti capiranno che la differenza da fare non &egrave; tra le parole 
"zingaro" e "rom" ma quella ben pi&ugrave; significativa tra delinquenza ed 
emarginazione (che sono stati sociali tra loro correlati ma del tutto 
indipendenti da etnia e nazionalit&agrave;) sar&agrave; sempre troppo tardi.</p><hr>
<em>Di seguito da Pescara parla Nazzareno Guarnieri,
del Comitato scientifico Centro studi e ricercAzioni Cilicl&ograve;. Intervista 
realizzata da </em>
<a target="_blank" href="http://www.radioradicale.it/scheda/351738?format=32">
<em>Radio Radicale</em></a><em>, licenza Creative Commons attribuzione 2.5.</em>
<br />
<br />
<strong>Comunicazione importante</strong>, <em>sempre da Nazzareno Guarnieri:</em><br />
Vi chiedo un favore, la situazione &egrave; molto grave. Non prendete iniziative 
pubbliche in questa fase. Avremo bisogno del vs. aiuto nei prossimi giorni e ve 
lo chiederemo, ma ora fateci lavorare in silenzio per cercare di raggiungere 
alcuni obiettivi per l'incolumit&agrave; fisica delle persone. Abbiamo gi&agrave; fatto molte 
richieste alle istituzioni locali e nazionali che non possiamo rendere pubbliche 
per far s&igrave; che vengano effettivamente accolte al momento giusto.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5120]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5120</guid>
	<dc:date>2012-05-05T09:23:54+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
	</channel></rss>
