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Richiediamo chiarezza. Di Rom si parla poco e male, anche quando il tema delle notizie non è "apertamente" razzista o pietista, le notizie sono piene di errori sui nomi e sulle località

La redazione
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\\ Mahalla : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 31/10/2011 @ 09:58:04, in scuola, visitato 1017 volte)

Scrive Agostino Rota Martir: Altra "perla" apparsa su il Tirreno di Pisa, merita leggere per intero l'articolo (ho solo il .pdf e sotto riporto l'edizione breve su web, ndr) per renderci conto della pericolosità sociale, che l'Amministrazione sta conducendo con caparbietà verso i Rom... l'assessore al sociale gradualmente e poco alla volta sta iniettando nell'opinione pubblica il virus anti rom e che purtroppo sembra assimilare bene, grazie all'impegno costante del Il Tirreno (area PD??)
Ora il loro messaggio si potrebbe tradurre così: (parole mie) l'integrazione può diventare un pericolo per la sicurezza cittadina, perché questa non scoraggia i Rom a lasciare il territorio, anzi ne attira altri! Quindi rendiamo difficile la frequenza dei bambini Rom nelle scuole cittadine...

Il Tirreno di Donatella Lascar
L'assessore: non aveva senso mantenerlo, quella struttura va chiusa

TIRRENIA. Quest'anno niente scuolabus per i bambini del campo rom della Bigattiera. Secondo Guia Giannessi, insegnate della scuola media di Marina e responsabile per l'intercultura dell'istituto, molti di questi bambini hanno smesso di andare a scuola perché non tutti i genitori hanno un mezzo per accompagnarli e la fermata dell'autobus di linea è troppo lontana dal campo per arrivare a piedi. «Molti sono venuti a scuola solo i primi giorni arrangiandosi in qualche modo - afferma l'insegnante -, sperando che poi ci sarebbe stato il pulmino come ogni anno. Quando però hanno visto che per loro questo servizio non era stato ripristinato, hanno smesso di venire. Molte mamme, che magari hanno il marito in carcere, non possono portare i bambini a scuola perché non hanno né patente, né macchina. Dei rom presenti sul territorio vengono solo quelli che risiedono all'Ittiogenico in viale D'Annunzio perché da quella strada passa l'autobus di linea. Tutto questo mette a rischio il progetto di integrazione iniziato diversi anni fa e interrompe i rapporti con le famiglie che ormai ci avevano accordato la loro fiducia». Ma per l'assessore alle politiche sociali Maria Paola Ciccone, che in questo caso è anche la dirigente scolastica dell'istituto comprensivo del litorale, la cancellazione del servizio al campo rom è dovuta alla decisione già presa da mesi di smantellare il campo e serve anche a disincentivare nuovi arrivi. «Nel momento in cui avevamo detto che il campo sulla Bigatti era doveva essere chiuso - sostiene l'assessore -, non potevamo attivare il servizio, sarebbe servito solo ad illudere chi invece deve andarsene e magari ad attivare nuovi arrivi dai comuni limitrofi. Arrivi che non sono stati autorizzati né dai comuni di provenienza e né dalla Società della Salute - afferma l'assessore Ciccone -. Comunque, nel campo ci sono genitori che hanno mezzi propri e che accompagnano i figli a scuola e la fermata dell'autobus di linea non è poi così lontana. Ci sono ragazzini che fino ad ora non hanno saltato neanche un giorno di scuola. Mentre per i piccolini delle materne stiamo cercando una soluzione con dei volontari. Il comune di Pisa sta lavorando con la Regione e i comuni di Livorno, Cascina, Santa Croce, e Cenaia, ossia quelli da cui provengono le famiglie rom che si sono aggiunte in quest'ultimo anno a quelle storiche della Bigattiera, per raggiungere un accordo su un progetto per il loro rientro».

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Di Fabrizio (del 31/10/2011 @ 09:12:10, in Europa, visitato 1110 volte)

Per chi mastica l'inglese, l'articolo sul sito della BBC di mercoledì scorso che fa il bilancio ad una settimana dallo sgombero di Dale Farm e sempre della stessa emittente, QUI si può scaricare la trasmissione, sempre di settimana scorsa, che in Gran Bretagna ha mandato sulle furie molti benpensanti.
La parola passa al blog di Nando Sigona, un italiano che risiede in Inghilterra. Nel frattempo...

Postcards from... Dale Farm e l'urbanistica del disprezzo

(immagine da Dale Farm Solidarity)

"Abbiamo messo il sito in sicurezza", dice Tony Ball, il sindaco di Basildon. Decine di giornalisti giunti da tutto il mondo lo circondano. Telecamere, cavi, microfoni, macchine fotografiche e riflettori sono in postazione da giorni, insolita scena in questo paesone della contea di Essex. Basildon è una new town nata nel dopoguerra dalla fusione di tre villaggi, architettura modernista a basso costo per i pendolari della trasbordante Londra. Tony Ball, uno dei tanti conservatori che governano l'Inghilterra non metropolitana, è un politico di provincia che una vicenda di abusi edilizi ha portato sorprendentemente alla ribalta internazionale.

La vicenda in questione si può riassumere in due righe: ottantasei famiglie hanno costruito e abitato abusivamente su terreni di loro proprietà per dieci anni tentando ripetutamente, ma senza successo, di condonare gli abusi post facto. Una vicenda, tutto sommato, di ordinaria amministrazione che però ha intercettato, per caso o per astuta pianificazione, interessi e dibattiti che avevano luogo in altre sedi – a Westmister, a Brussels, a New York. Ed è così che Tony Ball si è trovato lo scorso 19 Ottobre a commentare in diretta sui media di mezzo mondo lo sgombero violento di alcune piazzole di Dale Farm, un'area di sosta privata abitata complessivamente da un migliaio di cittadini britannici appartenenti alla minoranza legalmente riconosciuta degli Irish Travellers.

Mentre Tony Ball rassicurava il mondo sul positivo svolgimento dello sgombero, la sua voce era offuscata dall'incessante rumore del elicottero della polizia che per ore ha sorvolato e filmato l'area dello sgombero. Intanto a poche decine di metri dalla sala di comando dove si svolgeva l'intervista, centocinquanta poliziotti in tenuta anti-sommossa facevano irruzione nel perimetro non autorizzato di Dale Farm. Impalcature e barricate messe su nelle settimane precedenti si sono sbriciolate in pochi minuti. I poliziotti in gruppi serrati urlavano e battevano i manganelli contro la plastica degli scudi, come suggerisce i manuale di istruzioni sullo sgombero perfetto. Attivisti e volontari di varia provenienza che per settimane sono stati accampati a Dale Farm in segno di solidarietà hanno provato ad interporsi, a rallentare l'avanzata, ma i poliziotti procedono inesorabilmente alla ‘bonifica' per lasciare spazio alle ruspe e allo squadrone di duecento ufficiali giudiziari e operai che mettono su teli e nastri colorati, delimitano le piazzole, leggono delibere e iniziano la demolizione.

Alcune famiglie hanno trasportato le loro case mobili in terreni di parenti e amici nei giorni precedenti per evitare la distruzione ‘accidentale' della loro casa, altri hanno traslocato i loro oggetti più cari nella parte autorizzata dell'insediamento, altri ancora aspettano non avendo altro posto dove andare.

I giornali popolari di destra hanno attizzato l'opinione pubblica per mesi, facendo diventare Dale Farm l'inferno in terra, ‘il più grande insediamento di zingari d'Europa': un'assurdità, ma molto efficace. Questa campagna si è intensificata quando la vicenda ha iniziato ad assumere rilievo internazionale. Quando, in particolare, un discreto numero di agenzie e organizzazioni europee ed internazionali per i diritti fondamentali, umani e delle minoranze ha iniziato a protestare, facendo giungere le proprie perplessità sulla gestione della vicenda al governo Cameron. L'intervento esterno ha incrinato il supporto che i conservatori erano riusciti a creare per il loro approccio ‘law and order' (incluse alcune frange di lettori del progressista Guardian). La risposta del governo a queste critiche è stata quella di chiudersi a riccio, accusando la comunità internazionale di interferenze indebite. Un tipico esempio di due pesi due misure da parte della Gran Bretagna.

Nel silenzio dei politici laburisti, una delle poche voci critiche nel panorama politico inglese è stata quella di Lord Avenbury, un liberal democratico con una storia di battaglie per i diritti umani e le minoranze. In un interrogazione alla Camera dei Lord, ha chiesto: "Onorevoli colleghi, cosa pensate della decisione di spendere £117000 per famiglia per sgomberare queste persone da Dale Farm considerando il fatto che non ci sono aree alter aree disponibile nel paese dove indirizzarli?".

Purtroppo l'intervento di Lord Avebury non ha cambiato il percorso della vicenda. Un'altra indicazione delle relazioni di forza nell'attuale governo di coalizione conservatori-liberal democratici.

Ai contrbuenti britannici l'operazione di sgombero di Dale Farm è costata quasi venti milioni di sterline oltre a mettere sulla strada quattrocento persone che ora dovranno trovare altre aree di sosta dove fermarsi. Ma le aree di sosta che non ci sono come ben sanno il comune di Basildon e il governo britannico. Il precedente governo aveva elebarato un piano che prevedeva l'individuazione di quattromila nuove piazzole, non sufficienti per coprire il bisogno abitativo di tutti, ma un passo avanti. Purtroppo come spesso accade negli interventi a sostegno di queste comunità la volontà politica si è dissolta prima che il piano diventasse progetti concreti, con qualche eccezione. Il comune di Bristol ha allestito due aree sosta per Travellers all'interno dei suoi programmi di edilizia popolare per una cinquantina di famiglie per un costo totale di tre milioni di sterline. Quando è arrivato il governo conservatore il piano dei laburisti è stato relegato in un cassetto. Niente di personale e certamente non si tratta di razzismo, hanno più volte ripetuto i politici conservatori. Bisogna dare più potere di scelta alle municipalità, non si possono imporre interventi del genere dall'alto è la giustificazione che echeggia il programma ‘localista' del nuovo governo.

C'è però anche un'altra parte del programma di governo che i rappresentati istituzionali hanno astutamente omesso di richiamare durante gli accessi dibattiti che hanno preceduto lo sgombero, cioè quella che prometteva la riforma radicale della normativa sull'urbanistica e di attuare una devolution della materia per dare ai cittadini (e agli imprenditori edilizi) maggiore libertà di edificare, rivedendo anche le norme che riguardano la protezione delle cinture verdi (green belt) che circondano le aree urbane. Strano che nessun conservatore si sia ricordato di questa decennale battaglia durante la vicenda Dale Farm. Infatti, la colpa imperdonabile compiuta dai Travellers è stata proprio quella di aver costruito su terreni di loro proprietà ma non edificabili perché all'interno della green belt di Basildon.

Infine, vale la pena ricodare che i conservatori hanno un'enorme responsabilità per aver creato i presupposti che hanno portato agli abusi edilizi di Dale Farm. Nel 1994 fu infatti proprio il governo conservatore di John Major ad abolire il Caravan Sites Act del 1968 che imponeva ai comuni di predisporre aree per la sosta dei viaggianti e destinava fondi nazionali a tali progetti, incoraggiando inoltre i Travellers ad acquistare pezzi di terra da adibire alla sosta (sul modello della Thatcher che aveva messo in vendita il patrimonio di case popolari pochi anni prima), e i comuni ad essere più flessibili nella valutazione delle richieste per permessi edilizi dei Travellers visto il loro oggettivo svantaggio. Il primo insediamento a Dale Farm è parte di questa storia, così come il suo successivo allargamento. Purtroppo però il comune di Basildon, sebbene conservatore, non ha mantenuto la sua parte di promessa.

Oxford-based researcher on migration, asylum and minority issues. "Postcard from..." collects thoughts, images, and variously assorted memorabilia related to my research interests.


...il mondo va avanti, si sa, ma stavolta sembra che questo sgombero non sia passato come al solito come acqua sulla sabbia. Qualcosa è rimasto.

Diario del Web - Occupy Wall Street non si ferma, altro weekend di protesta | Pubblicato venerdì 28 ottobre 2011 alle 21.16

LE PROTESTE DEGLI INDIGNATI NEL MONDO La mobilitazione culminerà con una marcia a favore dell'introduzione della Robin Hood tax. A Londra si dimette il canonico di Saint Paul: non voglio violenza

NEW YORK - Occupy Wall Street non si ferma. Anche il prossimo sarà un weekend di mobilitazione per gli occupanti di Zuccotti Park. Si comincia da venerdì, quando ci sarà una marcia sotto i quartier generali di Bank of America, Morgan Stanley, Wells Fargo, Citigroup e JpMorgan Chase. Durante la manifestazione, i dimostranti organizzeranno «un enorme lancio di aeroplani di carta», fatti piegando le migliaia di lettere ricevute dal movimento in cui i cittadini americani esprimono la loro insoddisfazione verso le istituzioni finanziarie di Wall Street.

Sempre venerdì, si terrà una riunione informativa a Zuccotti Park in preparazione della Robin Hood march, prevista in tutto il mondo per il giorno successivo. La nuova giornata di manifestazione internazionale, che Adbusters - la rivista canadese che quest'estate ha dato il via alla protesta - ha organizzato a pochi giorni dal nuovo vertice del G20 a Cannes, in Francia. La marcia servirà per chiedere l'introduzione di una tassa dell'1% (la Robin Hood tax appunto) su tutte le transazioni finanziarie e gli scambi di valuta. Alle 12 dello stesso giorno, ci sarà una marcia da City Hall, il municipio di New York, a Zuccotti Park a sostegno dei diritti civili. Per l'occasione, Occupy Wall Street sarà affiancato da una serie di sigle sindacali e di gruppi a favore dei diritti delle minoranze.

Domenica è il proverbiale giorno di riposo anche per i manifestanti. Nel tardo pomeriggio, sempre a Zuccotti Park, ci sarà un cineforum, seguito da un'assemblea generale. Vista la concomitanza con i festeggiamenti per Halloween verrà proiettato «La notte dei morti viventi» di George Romero. Halloween s'intreccerà con le proteste anche il giorno successivo quando Occupy Wall Street prenderà parte alla tradizionale parata di Halloween che si tiene nel Village, una delle più grandi di tutti gli Stati Uniti.

A Londra si dimette il canonico di Saint Paul: non voglio violenza - Il reverendo Giles Fraser ha lasciato la Cattedrale di Saint Paul perché non avrebbe potuto sopportare l'idea di una «Dale Farm sui gradini di Saint Paul». Lo spiega lo stesso canonico in un'intervista rilasciata al Guardian, in cui ricorda lo sgombero del campo nomadi Dale Farm, in Essex, avvenuto all'inizio del mese con violenti scontri.
La polizia londinese si sta infatti preparando a intervenire contro i manifestanti che da 13 giorni sono accampati davanti alla cattedrale e che negli ultimi giorni hanno più volte respinto gli inviti a lasciare la City. Saint Paul ha chiuso la scorsa settimana, per motivi igienici e di sicurezza, ma riaprirà oggi.
«Non posso tollerare l'idea che ci possa essere Dale Farm sui gradini di Saint Paul - ha detto Fraser - avrei voluto poter trattare sulla grandezza del campo, e chiedo a quelli che sono lì di aiutarci a far andare avanti le attività della cattedrale, e se questo significava riconoscere loro un diritto legale di rimanere allora è questa la posizione che avrei assunto. Penso che si sia intrapresa una strada che potrebbe portare dove io non voglio andare».

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Di Fabrizio (del 30/10/2011 @ 09:26:51, in musica e parole, visitato 1589 volte)

(foto da saronnopiu.com)

GIOVEDI’ 3 NOVEMBRE, ORE 21, via Irma Bandiera 1/5 Bologna

AMNESTY INTERNATIONAL DI BOLOGNA, in collaborazione con il gruppo culturale "Alieni per caso/a", vi invita alla
Presentazione del nuovo libro di Paul Polansky

"LA MIA VITA CON GLI ZINGARI"
(traduzione di Valentina Confido, edizioni Datanews 2011)

Presentato da Dimitris Argiropolous, Università di Bologna, in dialogo con l’autore

per info: Patricia Quezada 3391923429 Pina Piccolo 3386268250 o Amnesty International 051434384 o al sito gr019@amnesty.it


Lunedì 7 novembre ore 20,30
Biblioteca Lame - via Marco Polo, 21/13 - Bologna

Presentazione del nuovo libro di Paul Polansky
"LA MIA VITA CON GLI ZINGARI" (edizioni Datanews)

Sarà presente l'autore, che ne parlerà con:
Amelia Frascaroli - Assessore ai Servizi Sociali, Volontariato, Associazionismo e partecipazione del Comune di Bologna,
Dimitris Argiropoulos - Università di Bologna,
Sara Montipò - Centro Accoglienza la Rupe
Lucio Serio - Società Dolce
gli operatori dell'associazione Harambé

La libreria Trame collabora al bookshop.

Biblioteca Lame
Via Marco Polo n. 21/13
Tel. 051/6350948 bibliotecalame@comune.bologna.it
Autobus 11A/B e 17 fermata Marco Polo
www.comune.bologna.it/quartierenavile/biblioteche


Paul Polansky, nato nel 1942, è un poeta, scrittore e fotografo statunitense, ed è noto per il grande impegno civile e sociale avente per scopo la salvaguardia dei diritti umani a favore del popolo Rom nell'est dell'Europa. Dopo aver lasciato gli Stati Uniti per proseguire gli studi a Madrid, dove lavora come giornalista free lance, ha intrapreso un lungo percorso di ricerca sulle origini della propria famiglia, studi durante i quali scopre documenti che permettono di riportare alla luce l'esistenza di un campo di concentramento Lety, in Repubblica Ceca.
Nel 1999 viene ingaggiato dalle Nazioni Unite e inviato nel Kosovo come intermediario tra le istituzioni e i gruppi rom perseguitati.
Nel 2004 Paul Polansky è insignito del premio Human Rights Award, consegnatogli direttamente da Günter Grass.
Del 2005 il suo film-documentario "Gipsy Blood", premiato al Golden Wheel International Film Festival di Skopje, è visibile su youtube.
 

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Di Fabrizio (del 29/10/2011 @ 09:52:32, in Europa, visitato 1143 volte)

Da Chiara-di-notte.blogspot.com su Ungheria e non solo

Sono preoccupata. No, niente che minacci la mia persona, ma il fatto e' che le cose, qui, sono sempre state viste in due modi differenti: dagli ottimisti e dai pessimisti. Io ero un'ottimista, credevo che col tempo le cose sarebbero migliorate per il mio popolo. Oggi, pero', sto passando dall'altra parte perche' vedo che gli avvenimenti precipitano e mi accorgo che i problemi non sono solo quelli dati dall'intolleranza dei gadje', ma le incomprensioni che ci sono fra noi rom.

Ovvero, divisioni di vario tipo ci sono sempre state fra Romungro, cioe' rom di lingua ungherese, e chi parla solo Romanes. Ma non e' solo una questione linguistica. E' proprio un fatto culturale. Una frattura che esiste fra chi ha fatto di tutto per integrarsi e chi, invece, non ha mai voluto far niente, restando attaccato alle proprie tradizioni anche quando queste sono entrate in contrasto palese con la realta' circostante. Come si puo' voler vivere sott'acqua ad ogni costo senza usare maschera, boccaglio e bombola d'aria?

I matrimoni combinati fra anziani e bambine, i test di verginita' a cui le adolescenti sono obbligate, la sottomissione totale della moglie al marito, sono cose che, ormai, chi ha avuto modo di studiare ed evolvere culturalmente, non accetta piu'. Mentre sono pratiche assai diffuse fra chi ancora vive ai margini, in poverta', nei ghetti, prima di tutto penalizzato dal non aver voluto imparare la lingua del paese in cui vive, nonostante i suoi antenati ci siano arrivati secoli fa, rifiutando ostentatamente di adeguarsi al fatto che se non si fanno compromessi si rischia di essere cancellati per sempre dalla Storia. Il multiculturalismo che serve a tutelarci non e' solo qualcosa che gli altri devono avere nei nostri confronti, ma e' anche un impegno nostro a migliorarci, e si basa sul rispetto che dobbiamo avere anche noi per gli altri, oltre che per noi stessi.

Non si puo' togliere dagli studi una bambina solo perche', con la puberta', rischia di perdere la verginita' a causa di qualche compagno di scuola. Non si puo' imporre a quella stessa bambina di sposare un uomo di trent'anni piu' vecchio e non si puo' pretendere di fare la serva tutta la vita, sfornando un figlio dopo l'altro. Tutto cio' e' un crimine contro di lei, ma e' ancor piu' un crimine contro tutta la nostra gente. Chi non studia, chi non vuole evolvere, chi soprattutto obbliga anche i propri figli a fare altrettanto, non rende deboli e vulnerabili solo loro - una romni' che non sa leggere non potra' difendersi sia quando le faranno firmare un foglio di sgombero, sia quando le faranno firmare una carta liberatoria in cui accetta di farsi sterilizzare - ma ci rende deboli e vulnerabili tutti. Incapaci di reagire, di contare qualcosa, di costruire un futuro migliore.

Da una parte devo riconoscere che, forse, c'e' un po' di "spocchia" - e qui mi ci metto anche io - in chi si sente superiore perche' ha studiato, conosce le cose e le sa analizzare in modo piu' accurato, meno influenzato dalla superstizione. Dall'altra, lo capisco, c'e' il risentimento provato verso chi si pensa abbia tradito la propria gente, la propria storia; verso chi si e' adeguato ad una vita piu' comoda e privilegiata che non va d'accordo con l'antica cultura dei padri. I primi dicono: “E chi se ne frega dell'antica cultura dei padri? Se non cambiassimo mai le cose l'umanita' sarebbe ferma alle caverne e al fuoco acceso con lo sfregamento dei legnetti”. I secondi, invece, sono convinti che, se non si rispettano certe regole e non si seguono le antiche tradizioni, si smarrisce la propria identita', e il nostro popolo svanisce.

Sono queste due anime che con difficolta' hanno sempre convissuto e coesistono, finora senza troppi strappi, ma che sempre piu' entrano in tensione. Soprattutto adesso che la poverta' sta aumentando, le possibilita' di lavoro sono quasi nulle, e il risentimento e la rabbia diventano qualcosa di inevitabile. Si passa cosi' da cio' che e' sempre stata una questione culturale a una questione che riguarda la sopravvivenza personale.

In Ungheria, oggi, quasi un rom su dieci e' disoccupato. Vive di espedienti, di malaffare, di furto o come meglio puo'. Il governo ha deciso, in parte, di tollerare i reati meno gravi perche' non ha i mezzi per arginare il fenomeno - li chiama "reati di sopravvivenza" - ma questo fatto scatena l'inevitabile rabbia dei gadje' e le critiche da parte di chi, come me, vorrebbe che non si prestasse il fianco alle inevitabili strumentalizzazioni, fornendo il pretesto ai razzisti e agli xenofobi per arrivare alla violenza fisica. Che poi, si sa, violenza genera violenza e su questo c'e' chi fa conto per sguazzarci politicamente.

Ma capisco anche che non e' possibile arginare un fiume in piena se continua a piovere ininterrottamente. Dopotutto che fanno questi giovani che non trovano lavoro? Come vivono? Tutto il giorno non hanno altro da fare che odiare e affilare il coltello. E siccome molti non hanno studiato, non hanno le basi per costruirsi un'etica e una morale piu' alta e non hanno grandi valori da condividere, si affidano all'unico vero valore che conoscono bene: il denaro facile. Perche' col denaro si puo' far tutto, anche diventare delle persone rispettabili (e rispettate) e non importa con quali mezzi lo si ottiene.

E' logico che i gadje' si sentano minacciati e non mi illudo che con le buone intenzioni si possa riuscire a far capire loro che non tutti siamo uguali. Che non tutti rubiamo, spacciamo, ci ubriachiamo e ci abbandoniamo all'indolenza tipica di chi sente di non aver piu' alcuna speranza. D'altro canto non ho neppure la forza per convincere chi delinque a non farlo, perche' se fossi indigente e disperata, se abitassi nei ghetti ai margini dei villaggi dove le case fatiscenti stanno su per miracolo e dove si vive in quindici in appena tre stanze, forse anch'io coverei risentimento, odio e rassegnazione.

Sono quindi nel mezzo. Da una parte capisco gli uni, ma non posso condannare gli altri, e cio' mi crea un corto circuito a cui, ovviamente, non do modo di esprimersi in pubblico, ma che in privato si ripercuote intimamente sul mio umore. A tutto questo si aggiunge il fatto che, per via della crisi, i soldi sono sempre di meno. Il governo ha operato numerosi tagli, soprattutto al welfare e ai fondi destinati alla tutela dei piu' deboli, e si arriva cosi' ad una situazione che e' tipica nelle navi che affondano: ognuno per se'.

Volevo scrivere un articolo che illustrasse bene tutto questo. Volevo spiegare perche' da ottimista sono passata ad essere pessimista. Volevo fosse chiaro che questo mio cambiamento di umore non dipende dalla crescente ondata xenofoba che esiste un po' in tutta Europa, che' quella era prevedibile, ma ha a che fare con qualcosa di interno alla stessa mia etnia. Una problematica che prima o poi doveva esplodere e della quale, forse, io sono anticipatrice.

Adesso non so se lo faro' piu'. Non so se scrivero' ancora quell'articolo. Sento di avere, infatti, un dovere verso la mia gente che ha gia' innumerevoli problemi. Non posso infierire facendo emergere un'immagine che mostra come, in fondo, non ci sia unita' fra noi. Abbiamo troppo bisogno della solidarieta' degli altri per gettarla via con un atto di mera sincerita'. Sono certa che chi leggesse le mie parole direbbe: "Vedi? Anche fra loro si detestano. Perche' dovremmo giustificarli noi?". Ci sarebbe chi per ignoranza non capirebbe le mie ragioni ed anche chi con malafede le userebbe come strumento di propaganda. Ma le crescenti fratture che si vengono a creare all'interno della comunita' rom in Ungheria sono una realta'. Non si possono ignorare. Le organizzazioni che si occupano dei diritti dei rom tacciono perche', come me, sanno che si perderebbe una fetta di solidarieta' della gia' poca che abbiamo.

Ecco, mi rendo conto adesso che, se tutto cio' avviene in un paese come il mio dove siamo integrati e facciamo parte della cultura nazionale - la stessa musica ungherese non esisterebbe senza di noi -, dove abbiamo convissuto in pace fra noi e con gli altri per oltre cinque secoli, immagino quale debba essere la situazione altrove, nei paesi in cui le popolazioni locali ci vedono come qualcosa di estraneo, invasivo, apportatori di sporcizia e malavita. E capisco anche che nostri nemici non sono solo coloro che non ci conoscono e che di noi hanno paura, ma cio' che dobbiamo temere alloggia soprattutto dentro noi stessi. Sono i nostri fantasmi di sempre, la nostra rassegnazione, il nostro non sentirci come gli altri, la nostra incapacita' di farci accettare perche', in fondo, forse, non vogliamo essere davvero accettati, ne' vogliamo accettare nessuno.

Scusate lo sfogo. Non era previsto, ma e' venuto giu', cosi', una parola dietro l'altra.

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Di Fabrizio (del 28/10/2011 @ 09:44:53, in Italia, visitato 1044 volte)

Segnalazione di Saverio Beganovic

Anno Zero - Paola, sposata con un rom

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Di Fabrizio (del 28/10/2011 @ 09:43:14, in media, visitato 1079 volte)

e nota finale

Ieri alle ore 9.00 gli agenti hanno notato la presenza di tre donne di cui due di esse vestite in maniera consona e di giovane età mentre la terza di chiara etnia rom che si aggiravano per il centro cittadino con fare sospetto. Gli agenti dopo un breve pedinamento le fermavano già all’interno di un cortile in viale Caduti. Prontamente fermate sono state accompagnate in ufficio ancora prima che mettessero in atto i loro chiari intenti illegali.

Al termine degli accertamenti le tre donne, con diversi precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, sono state munite di Foglio di Via Obbligatorio dal Comune di Sassuolo della durata di tre anni.

C.A. del 1984 residente in un campo nomade in Desenzano del Garda (BS) e T.B. classe 58 e T.S. classe 77 residente in un campo nomadi di Reggio Emilia sono state foto segnalate e accompagnate fuori dalla Provincia.


Parere da lettore:

Per chi se lo ricorda, il conte di mai dire gol, era un aristocratico, ma non disdegnava le "donne facili". Letto l'articolo, ho capito molto di quel personaggio:

  • sono aristocratico: se non avessero inventato i computer e ci fossero ancora macchine da scrivere e telescriventi, probabilmente non vi ammorberei con i miei scritti, ma il giornalismo sarebbe ancora una professione dove un minimo d'impegno è richiesto;
  • quanto alle "donne facili": probabilmente si prostituiscono per qualcosa di più (e forse con più etica) di tanti giornalisti.

Come fa notare chi ha segnalato la notizia (insomma... sembra che in certi paesoni del nord, anche un fatto simile diventi cronaca da mettere sul web) a tre donne di aspetto incerto, ma una sicuramente rom, viene impedito l'accesso ad un mercato, si suppone pubblico, dato che una di loro era vestita in maniera un po' troppo zingaresca e ovviamente aveva un "fare sospetto".

Dato che avevano precedenti penali, vengono allontanate per tre anni da Sassuolo. Cos'hanno fatto di male? Niente.

E cosa fa il nostro impavido giornalista? Chiede, indaga, si informa? Macché: da per assodato sin dall'inizio che gli intenti fossero "chiaramente" illegali, così accontenta in un colpo solo polizia e direttore, e buonanotte alla professione!

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Di Fabrizio (del 27/10/2011 @ 09:44:55, in Regole, visitato 1099 volte)

Da Roma_Daily_News

Budapest, 20 ottobre2011: Oggi, European Roma Rights Centre (ERRC) ha inviato una lettera per fare pressione alle autorità ucraine ad investigare sulla condotta delle forze dell'ordine, impegnate in azione contro i residenti rom, attraverso controlli discriminatori dei documenti d'identità, presa di impronte digitali e verifica di altri documenti, a Leopoli tra settembre e ottobre 2011.

Individui rom a Leopoli hanno riferito di essere stati oggetto di misure specifiche per la raccolta di informazioni identificative personali, in assenza di qualsiasi accusa di coinvolgimento in attività criminali. La polizia ha riferito di avere indagato sui Rom nel corso del processo di regolari controlli in posti pubblici, utilizzando misure per controllare i documenti d'identità di qualsiasi persona rom si trovasse in loco. Alcuni di loro furono anche portati alla stazione di polizia, dove vennero prese loro le impronte digitali, fotografati ed alcuni vennero picchiati.

Azioni simili, rivolte contro persone senza alcun ragionevole sospetto, sollevano serie preoccupazioni sulla legge ucraina, Costituzione inclusa, ed anche sugli obblighi del paese verso i trattati internazionali.

Di conseguenza, ERRC ha richiesto alla Procura della Repubblica di aprire un'indagine sulla condotta e la legalità delle forze dell'ordine a Leopoli, e ad adottare ogni misura per porre fine alle misure illegali e discriminatorie, oltre a giudicare i rsponsabili.

Testo completo della lettera ERRC disponibile in inglese e russo.

Per ulteriori informazioni:

Sinan Gökçen
ERRC Media and Communications Officer
sinan.gokcen@errc.org
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Di Fabrizio (del 27/10/2011 @ 09:05:05, in Regole, visitato 917 volte)

Continuate a mandarci segnalazioni a corriereimmigrazione@gmail.com o all'avvocato Domenico Tambasco dtamb2000@yahoo.it

IL CASO. E' da qualche mese che ci arrivano segnalazioni da parte di immigrati riguardo le agenzie di Recupero Credito e i loro spregiudicati mezzi di riscossione. M.R., debitore nei confronti di un gestore telefonico, ci racconta di essere stato chiamato e minacciato di "controlli incrociati con l'ufficio immigrazione" in caso non avesse saldato il suo debito. A M.S., per lo stesso motivo, hanno parlato di "segnalazioni all'ufficio competente". Mentre a F.R. hanno fatto notare che, non pagando, avrebbe avuto problemi con il permesso di soggiorno.

Per sciogliere il nodo e capirne di più abbiamo contattato Domenico Tambasco, avvocato professionista e membro dell'associazione Tribunale Dell'Immigrato. Per quanto riguarda i debiti, ci spiega, al momento di richiesta di permesso di soggiorno possono incidere quelli con il fisco, ma non quelli contratti con i privati. Con questi ultimi si può rischiare al massimo un decreto ingiuntivo, ma la procedura legale è costosa e non viene richiesta di solito per importi sotto i 6000 euro. Quindi, per ovviare al problema di pressioni o ricatti ingiustificati, resta solo da fare un esposto in Procura per minacce o violenza privata (o anche solo lasciare intendere di farlo).

COS'E' IL RECUPERO CREDITO
Adesso è utile fare un ripasso su cosa sono queste agenzie, come operano e quali sono le loro tattiche. Il Recupero Credito (e qui lo consideriamo per importi sotto i 6000 euro) è fatto da società che, acquistando o fittando i debiti a prezzi stracciati (da aziende di telefonia, banche ecc) si occupano poi di riscuoterli in via "stragiudiziale". Cioè trovando un accordo bonario, consensuale con il debitore. Come? Chiamandolo e in taluni casi recandosi alla sua abitazione.

LE "ARMI" DEL RECUPERO CREDITO
Non potendo intraprendere azioni legali contro il debitore, perché spesso gli importi sono bassi e non ci sarebbe convenienza, le azioni del Recupero Credito sono solo di pressione. Cartoline, raccomandate e telefonate sono le armi principali. Per i solleciti a mezzo posta può essere usata l'intestazione di un ufficio legale, ma gli avvocati sono di solito interni o appoggiati all'agenzia e le lettere non hanno nessun valore.

COME CI SCOVA IL RECUPERO CREDITO
Per venire a conoscenza del numero o del recapito delle persone, le società di Recupero Credito hanno a disposizione vari mezzi. Una prima parte di informazioni viene passata direttamente dall'azienda verso cui si ha il debito. Se queste non sono aggiornate o corrette, si passa a cercare i nominativi nei vari elenchi telefonici. Come ultima chance, e se gli importi lo permettono, si può richiedere l' anagrafica al comune di residenza (se persone fisica) o una visura camerale (nel caso di un'azienda).

COME SOPRAVVIVERE AL RECUPERO CREDITO
Le società di Recupero Credito caricano i debiti con proprie spese ed interessi. Ciò significa che se dobbiamo "all'azienda X" 100 euro, ci verranno richiesti per esempio 125. Le spese e gli interessi sono sempre indicati da apposite voci e, soprattutto, non è obbligatorio pagarli. Anche senza trovare un accordo con l'operatore telefonico o l'esattore, si può versare solo l'importo corrispondente al proprio debito originario.

NOTA BENE
Tutto questo non significa che i debiti siano illegittimi o non vadano corrisposti. Significa solo che tutto ciò che vada oltre la semplice richiesta (cioè pressioni, ricatti, minacce) sono espedienti illegali da cui bisogna difendersi. A volte ciò che dobbiamo "all'azienda X" è giusto. In altre no, e bisogna non farsi spaventare da un paio di individui incappucciati da professionisti. E questo, ovviamente, vale sia per italiani che per stranieri.

Continuate a mandarci segnalazioni a corriereimmigrazione@gmail.com o all'avvocato Domenico Tambasco dtamb2000@yahoo.it

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Di Fabrizio (del 26/10/2011 @ 09:36:21, in musica e parole, visitato 1486 volte)

Grazie alla sua presenza e al suo lavoro di divulgazione e attivismo umanitario, il mondo non può condannare all'oblio le famiglie Rom che vivono nei campi del Kosovo contaminati dal piombo.

Ora esce il nuovo libro di Paul: "La mia vita con gli zingari". Prefazione di Pietro Marcenaro. Una testimonianza che diventa manifesto civile e ci induce a non restare a guardare le tragedie che colpiscono il popolo Rom, ma ad agire. (Da Everyonegroup.com)

Uscita 31 ottobre, ed i falchetti della nostra redazione, l'hanno subito intercettato...

Mercoledì 2 novembre ore 21.00 al Circolo ARCI Martiri di Turro in via Rovetta 14 - Milano (Ingresso gratuito con tessera Arci)
L'Associazione La Conta in collaborazione con Mahalla

Se volete altre informazioni: QUI

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Di Sucar Drom (del 26/10/2011 @ 09:00:22, in Italia, visitato 1496 volte)



Il 9 novembre 2011 si terrà a Roma in piazza Montecitorio la prima manifestazione unitaria delle associazioni sinte e rom italiane. L'idea della manifestazione è stata lanciata nei mesi scorsi da Radames Gabrielli, Presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme che coordina 22 associazioni sinte e rom a livello nazionale. In questi mesi Radames Gabrielli ha coinvolto tutte le altre associazioni sinte e rom italiane, molte delle quali organizzate nella Federazione Romanì.

DOCUMENTO REDATTO E SOTTOSCRITTO DA SINTI E ROM Sabato 15 Ottobre 2011, Mantova
I Presidenti delle Associazioni sotto citate, composte in larga maggioranza da Sinti e Rom, redigono e firmano questo documento da consegnare al Parlamento e al Governo Italiano con i seguenti punti per chiedere:

Al Parlamento Italiano:
Due provvedimenti legislativi sono stati più volte sollecitati da diverse istituzioni internazionali, oltre che attesi da migliaia di Cittadini italiani.
Chiediamo al Presidente della Camera dei Deputati e al Presidente del Senato della Repubblica di accelerare l'iter legislativo per:

Il riconoscimento status di minoranza Un largo schieramento politico ha presentato alla Camera dei Deputanti una proposta di legge per riconoscere a Sinti e Rom lo status di minoranza: Proposta di Legge n. 4446, "Modifiche alla legge 15 dicembre 1999, n. 482, in materia di riconoscimento e di tutela delle minoranze linguistiche storiche dei Rom e dei Sinti", depositata il 22 Giugno 2011 è assegnata alla 1° Commissione il 11 Luglio 2011.

Il Giorno della Memoria Senatori di diverse forze politiche italiane hanno presentato una proposta di legge per riconoscere la persecuzione su base razziale subita dalle comunità Rom e Sinte, durante il nazifascismo:
Atto Senato n. 2558 "Modifiche alla legge 20 luglio 2000, n. 211, in materia di estensione del Giorno della Memoria al popolo dei Rom e dei Sinti", presentato il 15 febbraio 2011.

Al Governo Italiano:
L'Unione Europea ha chiesto all'Italia di predisporre entro dicembre 2011 una Strategia Nazionale, chiediamo urgentemente al Governo di istituire tavoli tecnici con le Associazioni Sinte e Rom Nazionali per affrontare le seguenti questioni:

Il lavoro Sostegno ai lavori tradizionalmente svolti da Sinti e Rom (spettacolo viaggiante, allevamento, arte, musica, artigianato ecc.) e predisposizione di progetti per la riconversione lavorativa con accesso agli strumenti esistenti e messa in opera di strumenti innovativi.

L'abitare Moratoria degli sgomberi senza alternative. Progetti per la chiusura dei cosiddetti "campi nomadi" che, anche attraverso soluzioni diversificate quali microaree, portino all'accesso alla casa o all'acquisto di terreni su cui poter edificare in autocostruzione.
Modifica del Testo Unico 380/2001.
Sospensione della Delibera 67/2010 dell'Autorità per l'energia e il gas.

La cultura Sostegno agli artisti Sinti e Rom. Predisposizione di una campagna nazionale di conoscenza degli apporti culturali offerti da Sinti e Rom alla cultura italiana ed europea. Inserimento di artisti Rom e Sinti nei maggiori eventi nazionali.

La scuola Introduzione nei programmi scolastici di elementi della storia e cultura dei Sinti e dei Rom, con particolare attenzione all'anti-discriminazione. Predisposizione con la collaborazione delle associazioni Rom e Sinte di un piano Nazionale per l'istruzione dei bambini Rom e Sinti e per la formazione
dei docenti.

La partecipazione Adottare strumenti di sostegno per implementare la partecipazione dei Sinti e dei Rom nella vita sociale e politica del Paese. Indicazione Nazionale che vincoli i finanziamenti solo al terzo settore che prevede la partecipazione diretta dei Sinti e Rom.

Il welfare Istituzione della figura del mediatore culturale Sinto e Rom. Progettazione sociale vincolata alla presenza, retribuita, di mediatori culturali Sinti e Rom. Progettazione e gestione diretta dei servizi alle associazioni Sinte e Rom.

La sanità Campagna nazionale di prevenzione e istituzione della figura del mediatore sanitario. Corsi di formazione per operatori organizzati in collaborazioni con associazioni Sinte e Rom, con particolare attenzione all'antidiscriminazione.

La lotta alle discriminazioni Rilancio della Campagna Dosta! (anche nelle scuole e negli enti pubblici). Coinvolgimento delle rappresentatività nazionali delle comunità Sinte e Rom nella costituzione degli Osservatori sulle discriminazioni. Libertà religiosa e possibilità per le Chiese di usufruire di spazi pubblici. Costruzione partnership tra le Prefetture e le associazioni Sinte e Rom. Contrasto alle discriminazioni istituzionali (esempio: cartelli stradali di divieto di sosta a chi è riconosciuto Sinto o Rom).

Rom immigrati Predisposizione di un percorso di regolarizzazione per i profughi e per le famiglie di prima immigrazione (Anni Settanta e Ottanta) dalla ex Yugoslavia. Progetti di accoglienza per i Rom immigrati dalla Romania contemperando diritti e doveri. Progetti di informazione e sensibilizzazione con partnership con i Paesi d’origine.

Federazione Rom e Sinti Insieme: Radames Gabrielli

  • Ass. Sinti italiani di Brescia: Henich Renato – Brescia
  • Ass. Nevo Drom, Trento: Gabrieli Giuliano, Gabrieli Mirco - Trento
  • Ass. Romà
  • Ass. Nevo Drom: Radames Gabrielli - Bolzano
  • Ass. Sucar Drom: Barbara Nardi – Mantova
  • Ass. Sinti italiani Busto Arsizio: Bianchi Giuliano - Milano
  • Ass. Sinti italiani di Milano Limbiate: Vinotti Oscar - Milano
  • Ass. Sinti italiani Vicenza: Davide Casadio- Vicenza
  • Ass. Sinti nel Mondo: Gabrielli Robert - Merano (BZ)
  • Coop. Romano Drom: Giorgio Bezzechi - Milano
  • Ass. Sinti italiani: Grisetti Diego - Reggio Emilia
  • Ass. Sinti italiani di Verona: Fulli Tomas - Verona
  • Ass. Sinti Italiani Piacenza: Elvis Ferrari - Piacenza
  • Ass. Upre Romà: Paolo Cagna Ninchi – Milano
  • Ass. Sinti italiani Romano di Lombardia: Bianchi Manolo – Bergamo
  • Ass. Sucar Mero: Enrico Prina - Rimini
  • Ass. Thèm Romanò Reggio Emilia: Torre Vladimiro- Reggio Emilia
  • Ass. Sinti italiani di Pavia: Erasmo Formica - Pavia
  • Cooperativa Sociale Aquila: Radames Gabrielli- Bolzano
  • Cooperativa Labatarpe: Torsi Bernardino - Mantova
  • Ass. Theatrerom: Antun Blasevic – Roma
  • Ass. Sinti Italiani Piemonte: Dubois Carlo - Torino
  • Consulta Rom e Sinti di Milano: Dijana Pavlovic – Milano
  • Istituto di Cultura Sinta: Yuri Del Bar – Mantova
  • Museo del viaggio "Fabrizio de André": Donatella Vancini- Milano
  • Ass. Amici di Via Django: Caputo Salvatore - Modena
  • Ass. Sinti Italiani di Prato: Truzzi White – Prato

UNIRSI: Kasim Cizmic – Roma

Ass. Thèm Romano Onlus: Santino Spinelli

Federazione Romanì: Nazzareno Guarnieri

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