Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

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\\ Mahalla : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 28/02/2011 @ 09:17:14, in Italia, visitato 1812 volte)

InchiostrOnline

Elvira, una bambina gentile e solare, gioca con la sorellina di 2 anni, gira per casa, anche se quella dove vive è difficile definirla casa. Una baracca di 20 metri quadrati dove vivono in otto, i genitori e sei figli. Fanno parte della comunità rom di Scampia e si sono costruiti un'abitazione di fortuna con lamiere e altri materiali trovati in strada. Entrando, però, l'atmosfera è sorprendentemente accogliente: ci sono mobili, un televisore al plasma, tappeti, un tavolo di legno e un divano in velluto. Le bambine ridono, si divertono. Quando vedono Viola, la volontaria dell'associazione 'Non uno di meno', le corrono incontro felici. Il rapporto che i volontari hanno instaurato con le famiglie rom è ottimo: loro sanno che grazie a Viola i bambini potranno andare a scuola e riuscire ad integrarsi con gli altri bambini italiani.

Circa 70 famiglie, giovani, anziani e molti bambini. Tra i campi Rom di Scampia, quello di viale della Resistenza, proprio di fronte alla scuola elementare Ilaria Alpi, è uno dei più a rischio. Dopo il tragico incidente verificatosi a Roma il 6 febbraio scorso, che ha visto la morte di 4 bambini a seguito di un incendio divampato in un campo nomadi, l'attenzione verso la problematica rom si sta facendo sentire in tutte le città italiane. E anche a Napoli la situazione non è delle più tranquille. A Scampia esiste una delle comunità nomadi più grandi del Paese. In tutto 400 famiglie. Il Comune ha messo a norma uno dei campi alla periferia nord della città, ma per molti altri le condizioni igieniche e di sicurezza restano davvero minime.

La scorsa settimana la Commissione d'Inchiesta Anticamorra, per la vigilanza e la difesa contro la criminalità organizzata, ha visitato il presidio sociale nel campo di Scampia, denunciando il forte degrado e sottolineando la necessità di "un potenziamento dei servizi per prevenire e contrastare le emergenze sociali". Ma la strada da fare è lunga e le scelte condizionate dalla politica.

Dai campi le famiglie lanciano il loro appello: "Abbiamo bisogno di case decenti in cui vivere e di un aiuto dallo Stato per cercare di integrarci nella comunità". Così uno degli uomini della baraccopoli di viale della Resistenza spiega che la difficoltà sta soprattutto nella mancanza del permesso di soggiorno. Molti di loro, infatti, non sono cittadini italiani e questo rende ancora più complicato la ricerca di un lavoro. La mancanza di denaro li spinge verso attività illecite, portandoli spesso a fare i conti con la giustizia e allontanando la speranza di un permesso di soggiorno. "Un circolo vizioso che lo stato dovrebbe interrompere", spiega il "capofamiglia", un uomo forte, in Italia dal 1980, ma ancora con passaporto macedone.

Annalisa Perla
[22.2.2011 - 13.06]

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Di Fabrizio (del 28/02/2011 @ 09:14:07, in lavoro, visitato 1404 volte)

IlSole24ORE

DOMENICO MODAFFERI. Esiste uno stereotipo radicato: quello che con i rom non ci sia niente da fare, che ce l'abbiano nel sangue di non rispettare le regole, di vivere da parassiti nei confronti della società. Noi, attraverso la formazione al lavoro, abbiamo educato al rispetto delle regole della convivenza, smontando questo luogo comune. In una città come Reggio Calabria, coi problemi di disagio e disoccupazione che esistono, la nostra cooperativa offre lavoro regolare ai rom, nel campo ecologico e dello smaltimento dei rifiuti. Ricordo un episodio all'inizio della nostra attività: in un quartiere della città avevamo da poco incominciato a fare manutenzione del verde; una signora, passando, commenta visibilmente soddisfatta: «Finalmente il Comune ci manda qualcuno!». Avendole spiegato che si trattava di ragazzi rom, la signora si ferma e dice in dialetto: «Chisti sun zingari fora»; ovvero, questi non possono essere zingari di Reggio Calabria... Lo stereotipo del rom incapace di lavorare era messo in crisi. La sua sorpresa era il segno del percorso culturale che stavamo avviando.

Abbiamo sempre pensato che per creare le condizioni di integrazione non si dovesse fare un percorso di assistenzialismo, ma di rispetto delle regole del lavoro e della convivenza.
In questo senso, per educare al rispetto della legalità, è stato importante anche ottenere come sede della cooperativa un bene confiscato alla 'ndrangheta. Lo stato, assegnandocelo, ha affermato il principio della legalità togliendo un bene al malavitoso e affidandolo a chi, vivendo nel disagio, ha sempre considerato il malavitoso un soggetto vincitore. Lavorare in una struttura confiscata è stato educativo per tutta la comunità rom, perché ha fatto capire che non sempre la persona che ha il potere criminale nella città riesce a farla franca.

Quello che mette in crisi il percorso di educazione alla legalità attraverso il lavoro è, invece, la lontananza delle istituzioni. Ad esempio, la mancanza di appalti per la cooperativa. Questo fa vacillare la fiducia nelle regole che cerchiamo di costruire con la nostra attività. Cosa rispondo se un rom, padre di famiglia, mi dice: «Io ho scelto di lavorare e di sudare, anche rispetto a tanti altri rom che hanno voluto scegliere strade più comode... loro però adesso i 50 euro per dare il pane ai figli li hanno, io no».

Domenico Modafferi è il presidente della cooperativa sociale Rom 1995, nata con l'obiettivo di allontanare i rom da emarginazione e devianza attraverso percorsi di inserimento lavorativo nella gestione dei rifiuti solidi urbani. La cooperativa ha sede in un immobile confiscato alla 'ndrangheta.

[...]

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Di Fabrizio (del 27/02/2011 @ 09:49:11, in Italia, visitato 1487 volte)

È pomeriggio. Il campo rom è avvolto da fumo, fuliggine, odore nauseabondo di liquami. La spazzatura non viene ritirata da giorni. Pozzanghere di melma fuoriescono in tutta la zona abitata. Cani e bambini giocano nell'area se pur impraticabile. Le fogne della parte nuova del campo, consegnata da pochi mesi per il nuovo progetto, risultano non funzionanti. La pendenza della strada è stata sbagliata: i liquami dei 16 prefabbricati non finiscono nella prevista fogna a dispersione ma fuoriescono nelle case, attraverso i minuscoli bagni dei primi alloggi. I "lavori pubblici", pur investiti per giorni del problema, non intendono intervenire. Alcuni rom aprono un tombino alla fine della strada ed i liquami abbandonano le casette e si liberano nel campo. I rappresentanti del campo chiamano a loro spese autospurghi per tentare di trovare soluzioni da sé. Inutilmente perché il problema non è che risolvibile da un'impresa.

La parte vecchia del campo, quella delle baracche è in parte invivibile a causa del descritto sovraccarico fognario ed a causa della rottura del vecchio impianto idrico che non ha retto al tempo allagando parte delle baracche.

Bambini, adulti con gravi forme di disabilità (amputazione degli arti, dialisi, ictus, epilessia), dormono nell'acqua e non ricevono alcuna assistenza. I bagni sono comuni e non adiacenti alle baracche. Poi un'ispezione. Un'ingiunzione di abbattimento. Un tempo limitato per trovare soluzioni ad una situazione che facile non è e che si trascina da anni. Troppi. Quasi venti. Iniziata con un' infausta decisione amministrativa di far diventare campo e comunità semplicemente alcune famiglie di concittadini che scappando dalla guerra in Jugoslavia avevano cercato rifugio in città. Il ghetto negli anni si è protratto, è cresciuto nell'incuria politica di tutti. Un'ignavia politico-organizzativa generalizzata, intervallata da interventi estemporanei dettati da una qualche situazione emergenziale. Pagamento delle utenze, autospurgo, spazzatura. Alcuni container forniti con finanziamento provinciale, un nuovo ultimo progetto abitativo ma mai interventi congiunti, organici, a lungo periodo, mirati intanto al superamento del campo (perché il campo per forza?) edal concreto inserimento sociale e lavorativo dei rom.

I bambini nati qui, cresciuti nelle scuole della città non hanno di fatto un futuro diverso che vivere, crescere e morire nel campo. Da soli non ce la fanno nemmeno ad affrontare la scuola media. non hanno ancora i libri! Stamane, durante l'incontro avvenuto a Palazzo Carafa col Sindaco di Lecce ed altri rappresentanti istituzionali, abbiamo appreso con sollievo la dichiarata volontà politica dell'amministrazione comunale di non voler agire un indiscriminato sgombero delle famiglie rom di campo Panareo ma la disponibilità anzi, ad un tavolo di concertazione che possa mettere in campo progettualità possibili.

La convocazione dei piani di zona, inoltre, risulta un percorso indispensabile, stante la disponibilità finanziaria derivante dalla misura PO FESR 2007-2013, asse III, linea 3.4 azione 3.4.1., il cui bando - che sta per scadere a brevissimo - è fruibile solo dai comuni ed è rivolto, fra i possibili beneficiari anche ad "adulti in condizione di disagio, minoranze quali nomadi e stranieri immigrati, altri soggetti marginali o a rischio di emarginazione sociale, culturale, economica e lavorativa". È un finanziamento che non può essere utilizzato per usi edilizi ma bensì per il pagamento di fitti, per progetti di inserimento sociale e lavorativo e quant'altro si possa mettere in atto per un ammontare massimo di 700mila euro. Con l'individuazione di strategie possibili ed un minimo di coordinamento fra i differenti settori del Comune di Lecce e fra questo e i Comuni del Salento, non diventerebbe più impossibile mettere in campo dei canali di risoluzione delle problematiche sociali ed abitative dei rom come di altri soggetti svantaggiati della città.

Ma se l'uso di fondi regionali già esistenti risulta proficuo per la determinazione di servizi possibili utili sia al provvisorio arginamento dell'emergenza abitativa sia alla collocazione ed al sostegno dei disabili residenti al campo, rimane da risolvere e presto la gravissima situazione igienico-ambientale in cui versano attualmente le famiglie rom.

È necessario un intervento straordinario ed urgente, possibile, con facilità, solo con un impegno celere, sinergico e congiunto fra istituzioni. Qualcuno deve intervenire e fondi straordinari ed immediati possono essere reperiti da qualsiasi ente, intanto, ad esempio, da quello principe che è l'Ente Provincia.

L'invito finale rivolto ai soggetti istituzionali coinvolti ed a quelli silenziosi è quello di recarsi di persona, almeno per una volta, al campo Panareo, perché prima di decidere se intervenire o meno, come o come non farlo, si ha il dovere etico, morale e politico di conoscere la realtà e di vedere la situazione coi propri occhi.

Non sfuggirebbe lo stridio fra il degrado estremo del campo Panareo e la forza, la dignità, lo sforzo di cura della famiglia e degli spazi, altrettanto estreme e tenaci, che contraddistinguono gli abitanti, anche i più piccoli, e la loro solitudine.

Katia Lotteria,
Rete Antirazzista Salento

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(mi-lorenteggio.com) Buccinasco, 23 febbraio 2011 - La Associazione Apertamente di Buccinasco che gestisce il Punto Parco Terradeo, è una associazione costituita da Sinti e Gage ( non Sinti) la quale in collaborazione con l'Associazione BUCCinBICI ha il piacere di invitarvi alla serata presso la locale Cascina Robbiolo mercoledì 02.03.11 ore 21.00.( ...)

La serata è anche a sostegno del Progetto Mobilità (conosciuto come progetto Ciclofficina), finalizzato a creare alcuni posti di lavoro per giovani Sinti, offrire alcuni servizi alla cittadinanza, e contemporaneamente cercare di dare qualche risposta ai problemi di mobilità del nostro comune e quelli limitrofi.

Oltre ad Apertamente, contribuiscono all'impresa Buccinbici e la Banca del Tempo e dei Saperi con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale ed è stata finanziata dal "Fondo Maroni" gestito dal Commissario Straordinario per l'emergenza Nomadi in Lombardia (Prefetto di Milano Lombardo).

-Durante la serata verrà presentata la guida "A partire da Buccinasco" contenente informazioni su percorsi ciclopedonale che risponde alle richieste delle persone che vogliono esplorare il Parco Agricolo Sud.(all.2)

-Sarà comunicato il programma della prossima stagione ciclistica di Buccinbici.

-Inoltre , vi sarà la proiezione delle foto scattate nelle scorse stagioni.

Redazione

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Di Fabrizio (del 26/02/2011 @ 09:32:23, in musica e parole, visitato 1870 volte)

 Link per chi legge da Facebook

sabato 5 marzo dalle ore 22.00
Allo Spazio A di Sesto San Giovanni (attaccato a Milano) | via Maestri del Lavoro| info@spazioa.org | http://www.spazioa.org/

UDITE! UDITE! SIORE E SIORI!
GRANDE CONCERTO serale e STAGE pomeridiano (fantasia di valzer a 3, 5, 8, 11 tempi)

con i travolgenti
BAL O'GADJO - http://www.myspace.com/balogadjo
5 strepitosi musicisti manouche del Sud della Francia

Vieni in bicicletta, in moto o in automobile?
Da Milano, percorrere viale Monza sino al termine. Oltrepassata la fermata di Sesto Marelli della MM1 restare sulla destra senza salire sul cavalcavia. Subito dopo l'ufficio postale (circa 100 metri) girare a destra in via Maestri del Lavoro. La costruzione sulla sinistra è spazioA, di fronte a un ampio parcheggio gratuito.

Vieni in metropolitana?
Prendere la MM1 fino a Sesto Marelli. Appena usciti restare sul lato destro di viale Monza (il lato della sede CGIL-CISL-UIL) e proseguire in direzione Sesto san Giovanni. Oltrepassato un porticato con le colonne rosse, proseguire sino all'ufficio postale e girare a destra in via Maestri del Lavoro. La costruzione sulla sinistra è spazioA.

Per info:
Gianmarco - 335.8395877
Daniela - 320.0877526
Pietro - 349.6342214

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Di Fabrizio (del 26/02/2011 @ 09:10:33, in Italia, visitato 1400 volte)



mercoledì 2 marzo dalle 10.00 alle 17.00
a Brescia in Via Orzinuovi n. 108

L'incontro è aperto a tutte le associazioni aderenti alla Federazione, a tutte le associazioni sinte e rom e a tutti i singoli sinti e rom che vogliono impegnarsi per il riconoscimento dei diritti di minoranze linguistiche.

Ordine del Giorno:
1) Stati generali della federazione;
2) Azioni dei Presidenti delle associazioni aderenti nei diversi territori;
3) Analisi della situazione di Roma e Milano e preparazione di un comunicato stampa.

Per informazioni
Presidenza
Pastore Davide Casadio, casadio1970@libero.it
Dijana Pavlovic, dijana.pavlovic@fastwebnet.it

Logistica
Consigliere, Pastore Renato Henich (sneco)
mobile 3398569507

L'evento su Facebook

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Di Fabrizio (del 26/02/2011 @ 09:00:28, in musica e parole, visitato 1366 volte)

sabato 5 marzo alle ore 22.00
Teatro Bibiena, Mantova


Ancor prima di uscire dal ventre materno, Boulou ed Eliòs Ferrè hanno ascoltato le note di una chitarra. Loro padre, Matelo Ferrè, è tuttora considerato una leggenda. Compagno di strada di Django Reinhardt, Matelo aveva formato con i suoi fratelli Baro e Sarane un trio divenuto celebre. In particolare Baro, componente del quintetto di Django, è considerato come l’inventore del “valse swing”, un vero e proprio fuoco musicale degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta. Con Django, Gus Viseur e Jo Privat, i fratelli Matelo, Baro e Sarane hanno colorato di francese il jazz.

Il primogenito di Matelo, Boulou, ha le stimmate del genio fin da piccolo: è capace di suonare qualunque cosa ascolti, e in casa Ferrè di musica se ne ascolta tanta! Django, certo, ma anche Charlie Parker e Dizzy Gillespie, di cui Boulou impara tutti i “chorus” ad orecchio, la musica zigana, la classica (Ravel, Bebussy, Faurè...). Insomma, un conservatorio domestico. E’ a otto anni, con suo padre, che Boulou tiene il suo primo concerto: canta, suona, improvvisa. Fra chi lo ascolta provoca stupore e meraviglia. Ancor prima di Raphael Fays e Bireli Lagrene, Boulou è il bambino prodigio della grande famiglia manouche.
Qualche anno più tardi troviamo Boulou insieme a suo fratello Elòs, di 5 anni più giovane, all’Olympia, in diretta televisiva. Quindi iniziano gli incontri con i grandi del jazz, fra cui Dexter Gordon.

Ingresso: 15 euro - studenti 12 euro

Domenica 6 Marzo 2011 dalle ore 11.00 alle 13.00
Stage con Boulou ed Elios Ferrè
Iscrizione 15 euro
Info T +39 349 5921605

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Di Fabrizio (del 25/02/2011 @ 09:33:50, in lavoro, visitato 1355 volte)

Vintila (o Ventila), vecchia conoscenza per i lettori della Mahalla, ha fatto capolino tra le pagine del Giornale. Cosa avrà mai combinato?

di Maria Sorbi

Nomade, 56 anni, moglie e 5 figli: la sua specialità è fare la ronda lungo i cantieri della metropolitana milanese Risultato: i blitz per rubare rame sono cessati. E così l’assessore provinciale alle Infrastrutture lo ha assunto

Milano Vintila si macina 30 chilometri a piedi ogni notte lungo le rotaie della metropolitana di Milano. «Lo faccio per controllare che i rom non rubino il rame» racconta. Ma anche lui è rom e, a sentire la sua storia, vien da sorridere. Un rom schierato contro i rom.
Il suo vero nome è Marin Costantin, ma si fa chiamare Vintila. «No, non vuol dire nulla, è un soprannome, mi piace e basta» ci spiega. Arriva da uno dei campi nomadi più difficili della città, il Triboniano, ed è stato assunto per fare il guardiano notturno durante i cantieri per il prolungamento fino ad Assago della linea verde. In quella zona i furti di rame da parte dei nomadi sono all’ordine del giorno e i tecnici non fanno a tempo a posare qualche cavo che, zac, nel giro di poche ore è già sparito tutto.

E chi meglio un nomade per tenere d’occhio le imboscate rom? Chi ne conosce meglio le tecniche e le abitudini? Ecco allora che per Vintila è arrivato un contratto di lavoro. Lui, 56 anni, moglie e cinque figli, si era già messo in luce come portavoce della comunità rom e in passato, soprattutto dopo lo sgombero come quello del campo nomadi di via Capo Rizzuto, gli era perfino capitato di sedere ai tavoli delle politici locali per tentare un accordo. Il suo nome tra le istituzioni gira da un po’ di tempo. Finché un giorno l’assessore alle Infrastrutture della Provincia di Milano, Giovanni De Nicola, durante un sopralluogo ai cantieri del metrò, si rende conto che i furti di rame rallentano l’avanzamento dei lavori. E lancia l’idea: «Perché non ingaggiamo Vintila?». Detto fatto.

Marin Costantin firma il contratto per quello che chiama «il lavoretto». «Mi hanno rinnovato il contratto di mese in mese» racconta e ci tiene a dire che lui è «uno a posto», «uno che ha la partita iva», che «paga i contributi» e che in vent’anni in Italia non ha ricevuto nemmeno una denuncia.
Nelle sue ronde notturne, avanti e indietro lungo i 4 chilometri di rotaie, si è perfino imbattuto in qualche vicino di roulotte che se l’è data a gambe non appena l’ha visto. «Non ho paura - racconta - ma per le emergenze sono armato». La sua arma è una fionda e in tasca ha anche qualche bullone da usare come proiettile.

Ma fortunatamente non ne ha mai avuto bisogno: Vintila mette tutti in fuga. «Non si avvicinano nemmeno, sanno che potrei riconoscerli». Lui, rom controcorrente, ha preso la sua mission seriamente e non ha saltato una notte di lavoro. Ora che i cantieri sono finiti e il metrò di Assago è entrato in funzione, Vintila si cercherà un altro «lavoretto». «Sono bravo io, trovo lavoro subito». Intanto il suo nome è stato pronunciato al microfono dall’assessore De Nicola durante il taglio del nastro della nuova tratta metropolitana. E non capita spesso che un politico ringrazi pubblicamente un rom al microfono.

«Ho voluto citare anche Vintila tra le persone da ringraziare - spiega De Nicola - perché ha lavorato bene e da quando c’è lui i furti sono davvero calati. È stato bravo e serio».
E ora che il suo compito è finito, cosa farà Vintila? L’elemosina? «No, per carità, si fa più fatica a fare quello che a lavorare» scherza lui. «Magari mi trasferirò a Genova, o a Napoli o forse resterò qui, dipende da dove troverò un lavoretto». Quel che è certo è che Vintila e la sua famiglia si sentono ormai italianissimi. «Voglio prendere la pensione in Italia - dice lui con voce ferma - e non ho accettato i 15mila euro che il Comune di Milano dà ai nomadi che se ne tornano a casa. Sono regolare e lavoro».

Non solo. Vintila, da capo rom che sa il fatto suo, cerca di convertire la sua comunità a una vita più onesta e integrata. Ha imposto a sua figlia di smetterla di stare ai semafori a chiedere l’elemosina e ora lei lavora in un bar. E ha più volte detto agli zingari del suo campo: «Comportatevi bene, provateci». Lui lo ha fatto e questo gli ha portato pure un contratto in regola.

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Di Fabrizio (del 25/02/2011 @ 09:25:33, in blog, visitato 1231 volte)

Da Roma_Daily_News

Il Fondo Educazione Rom REF ha annunciato che il suo nuovo sito web è pronto ed in funzione. Il sito è stato ridisegnato e ristrutturato per essere più intuitivo. Uno degli obiettivi di REF è di fare informazione sull'istruzione rom, che sia facilmente accessibile e disponibile

Read more on http://www.romaeducationfund.hu/news/ref/news-and-events/refs-new-website

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Di Fabrizio (del 25/02/2011 @ 09:03:07, in Europa, visitato 1344 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Cafebabel.com Konik: vita nel più grande campo profughi nei Balcani

(Image: ©Simon Chang/ simon.chinito.com/)

Le case di questo importante campo rifugiati a Podgorica di Rom fuggiti dal Kosovo, sono state definite da The Guardian come "una cima di spazzatura puzzolente". Eppure i giovani ambiziosi che vivono là sono futuri maestri di hip-hop e padroni del loro destino By Emmanuel Haddad

15/02/11 - Siamo in Bratstva i jedinstva 4, un edificio fatiscente situato in un grande viale in Montenegro. La porta si apre e Dijana Uljarevic, incaricata dei programmi del Forum MNE (forum sull'educazione informale giovanile), ci accoglie in un ufficio un po' disordinato, un mix di giochi per bambini, computer e poster di concerti.

Queste case spesso vanno in fiamme

Konik è il più grande campo profughi nei Balcani, di cui pochi conoscono l'esistenza, secondo un articolo del 2009 di The Guardian. Lì vivono oltre 2.000 Rom in baracche di fortuna costruite con scarti di legno, latta ed altri materiali. Queste case spesso vanno in fiamme e, nei giorni di neve come oggi, al freddo e a perdite dai soffitti. Basta andare in case che sono cumuli di spazzatura puzzolente per i rifugiati del Kosovo dimenticati in un angolo, come suggerito dal titolo del giornale britannico. Enorme, specialmente dopo che la simpatia per i Rom è considerevolmente aumentata in Francia, a seguito della politica governativa di espulsione di massa dei Rom dai campi.

"Insegno loro a non vergognarsi"

Pavle Calasan | Il più grande centro commerciale con le foto di Konik

Speriamo di scattare fotografie nello stile di quelle del giovane fotografo montenegrino Pavle Casalan, che vengono esposte in un centro commerciale in città. Poco prima della nostra partenza arriva Osman Mustafaj. E' normale che gli ex partecipanti del progetto si fermino. "Non siamo spesso consapevoli dei progressi raggiunti da un progetto che opera con la gioventù," nota Dijana. "Spesso è quando tornano e ci dicono di aver trovato un lavoro che capiamo quanto ha operato".

Osman è un ragazzo di bell'aspetto, con un sorriso raggiante. Trent'anni, è arrivato dal Kosovo che ne aveva dodici, e non si è mai guardato indietro. La sua casa è qui. Le sue radici in MNE sono così forti che ne è diventato un membro attivo e sta pensando di fondare una propria OnG, "Coinvolgere la gioventù rom, ascali ed egizia nei Balcani" (UM RAE, Ukljuciti mlade Romi Aškalije Egipćani). Vuole far crescere la consapevolezza ed ascoltando Dijana, capisci da dove l'ha presa. "La cosa più importante è il dialogo" dice la giovane mente di MNE. "La comunità internazionale, che sovvenziona la maggior parte delle nostre attività - il governo montenegrino essendo per lo più assente - fornisce cibo ed altri beni, ma questo da solo non è sufficiente a sviluppare la capacità dei giovani. Ecco perché siamo qui. Per aiutare a tratteggiare le capacità degli individui, le loro capacità comunicative, i talenti e così via." Questo si realizza attraverso attività, ed è qui che intervengono Osman e altri educatori. Vividamente racconta il primo set di karaoke da lui organizzato nel campo rifugiati, la prima partita di calcio o quando i bambini sono scesi in centro città per mostrare la loro abilità nella breakdance. "Insegno loro a non vergognarsi di ciò che sono," sorride. "Alla loro età, ho sofferto la discriminazione..."

Hip-hop o piccola criminalità

E' difficile tracciare semplicemente un ritratto delle vittime o lamentare lo stato dei dintorni, anche se ci sono tutti gli ingredienti. "Nel 2003, il 61,3% della popolazione rom non aveva istruzione; il 21,3% non aveva terminato la scuola primaria. Solo il 9,2% l'ha terminata e ci sono solo sei Rom iscritti all'università tra il 2004 e il 2005, di cui quattro hanno abbandonato," osservano Sofia Söderlund e Elin Wärnelid in uno studio del 2009 intitolato Hip-hop and the construction of group identity in a stigmatised area.

Barčić Record ed altri artisti di Konik | storie di successo del Forum MNE

Osman è ottimista, ad esempio sul laboratorio di responsabilizzazione sull'Aids. "Per molti partecipanti è la prima volta che sentono queste informazioni." Nella soddisfazione che segue il suo discorso "molti vanno a fare i test, perché la popolazione rom è la più pesantemente colpita dal virus." Il potenziale dei giovani che prendono parte alle attività del Forum MNE, ispira non solo rispetto ma anche ammirazione. Sulle pareti dell'ufficio sono appesi articoli di giornali dedicato ai Barčić Record, uno dei gruppi di hip-hop emersi da Konik. Tuttavia, nel loro studio sull'impatto positivo dell'hip-hop nella creazione dell'identità rom di Konik, Sofia Söderlund e Elin Wärnelid hanno raccolto storie esemplari sulla povertà nei campi uno e due, dove le famiglie dei rifugiati vivono una sull'altra, tra crimine, prostituzione e problemi di droga. Le origini dei problemi spesso nascono dalla stessa fonte, cioè la mancanza di istruzione. Con i dati del 2007 che mostravano un tasso di disoccupazione dell'82% tra i Rom in Montenegro, l'istruzione era diventata secondaria.

 Barčić Record, Boys in Da Hood e co | Come l'attenzione agli emarginati ha prevalso

Laggiù, la gente "normale"

I giovani rapper le cui voci si sentono nello studio menzionano il confine tra "loro" e la gente "normale"; tra il centro città e "noi". Qualcuno è risentito soprattutto perché sono cresciuti in Germania, prima di essere deportati qui nella periferia. "Non fanno entrare i Rom," ricorda Dijana di quando andò in un pub con giovani Rom e non-Rom. "Poi si sono scusati." E' un inizio.

  Giorno di neve a Podgorica | Giovani nel campo Konik uno

Mi dirigo verso il campo Konik uno, dove ho appuntamento con Osman. La donna che ci accompagna in macchina non sa come arrivarci. Si ferma a chiedere: nessuno lo sa. I bambini stanno giocando nella neve in sandali e si finisce a bere un caffè nel suo ufficio. E' accanto al campo, ma lei non c'era mai passata.

After Sarajevo, Montenegro. This article is part of the Orient Express 2010-2011, a series of articles carried out by cafebabel.com in the Balkans. Read our Orient Express Reporter manifesto to find out more

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