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Di Fabrizio (del 26/05/2017 @ 09:03:35, in Kumpanija, visitato 650 volte)

di Giovanni Fez su il Cambiamento - 25 Febbraio 2014

In bicicletta partendo dalla foce del Danubio e attraversando l’Asia alla caccia di immagini, suoni e parole: è l’impresa cui si accingono Daniele Giannotta ed Elena Stefanin. Al loro progetto hanno dato anche un nome, Cycloscope, "per raccontare contraddizioni e conflitti, tradizioni ed evoluzioni culturali, meraviglie naturali e disastri ambientali nelle ex repubbliche dell’Unione Sovietica".

Elena Stefanin e Daniele Giannotta sono una coppia di trentenni; il loro progetto si chiama Cycloscope e nasce dall'idea di un "ciclo di cicli" "perché sia solo il primo di una lunga serie". Si tratta di un viaggio in bicicletta dalla foce del Danubio attraverso l'Asia Centrale alla ricerca di immagini, suoni e parole: una serie di reportage che racconti contraddizioni e conflitti, tradizioni ed evoluzioni culturali, meraviglie naturali e rischi ambientali delle ex Repubbliche Sovietiche.

"Ognuno dei dieci reportage che gireremo tratterà di un tema specifico, legato al territorio che attraverseremo - dicono - Il viaggio partirà dalla Romania, dove il 10% della popolazione è composta da cittadini rom. Rom e Sinti sono la più numerosa minoranza europea, tra i 10 e i 12 milioni di persone. Non hanno uno stato, non ne hanno mai voluto uno. La loro storia, o meglio la loro diaspora, ha avuto origine in India intorno all'anno 1000: è stata ed è ancora un continuo susseguirsi di rifiuto e persecuzioni. Una volta arrivati in Europa ha avuto inizio una lunga serie di violenze legalizzate (in tutti i paesi europei, nessuno escluso): venivano marchiati a fuoco, impiccati, "uccidere uno zingaro" non implicava nessuna sanzione ed anzi, si veniva incoraggiati a farlo. Fino ad arrivare al Porrajmos, il "divoramento", il genocidio compiuto nei campi di concentramento della seconda guerra mondiale che si concluse con lo sterminio di un numero imprecisato di Rom e Sinti, dai 500.000 a un milione e mezzo. In Romania i Rom continuano a vivere ai margini della società. Siamo curiosi anche di incontrare i rom di Buzescu, un piccolo paesino di 4.500 abitanti nella regione della Valacchia, 100 chilometri ad est di Bucarest. Qui vivono quasi solo Rom ricchi (quindi in realtà non molti), Buzescu viene descritto un po' da tutti come il regno del kitsch anche se in realtà le case sì, sono kitsch, ma mettono allegria".

"Per quanto riguarda le tematiche ambientali ci occuperemo dell'evaporazione del Lago Aral, una delle più grandi tragedie ambientali del pianeta, ma della quale la maggior parte delle persone è all'oscuro. Il lago Aral è stato, da tempo immemorabile e fino a pochi anni addietro, il quarto lago del mondo per superficie, adesso è quasi uno stagno. Negli anni ’40 il governo sovietico decise di deviare i suoi principali affluenti, l’Amu Darya e il Syr Darya allo scopo di irrigare la circostante regione desertica nel tentativo di incrementare la coltivazione di riso, cereali e cotone. Il lago Aral cominciò ad evaporare negli anni ’60 perdendo una media di 50 cm di acqua all’anno. Questo imprudente esperimento ha generato negli anni inaspettati cambiamenti climatici, gravi problemi per la salute della popolazione e devastato la robusta economia della regione, basata sulla pesca. Nel 2007 la portata del lago fu quantificata come ridotta del 90% rispetto a quella originale. Visiteremo questa regione durante il nostro viaggio, cercando di dare il nostro piccolo contributo alla visibilità di questa tragedia".

Elena e Daniele non si fermeranno qui.

"In Kazakhstan andremo anche alla ricerca di ciò che rimane della secolare cultura nomade, ormai quasi estinta. Sotto il governo di Stalin, tra il 1928 ed il 1931, i nomadi kazaki, che costituivano la maggior parte della popolazione, sono stati costretti a diventare coltivatori. Questi tentativi ebbero il solo effetto di far morire di fame il bestiame e di far scappare i nomadi. La carestia si generalizzò nell'autunno 1931, facendo iniziare le fughe di massa della popolazione verso altre regioni dell'URSS e verso la Cina. In due anni, tra 1931 e 1933, la popolazione del Kazakhstan era diminuita di più di 2 milioni di persone (su una popolazione totale di 6,5 milioni). Oggi, circa l’1% della popolazione del Kazakhstan conduce ancora uno stile di vita nomade. Indagare e comprendere le antiche tradizioni nomadi e le loro evoluzioni sarà l’obiettivo del nostro reportage".

"In Georgia andremo a conoscere una particolare tecnica tradizionale di viticoltura. Nel 2006 il governo russo ha posto l’embargo sull’importazione dei vini georgiani e moldavi. Il mercato russo rappresentava circa l’85% dell’esportazione vinicola. L’embargo russo, che dietro futili motivazioni igieniche cela in realtà ragioni politiche, ha messo in ginocchio la produzione del più antico vino del mondo. Da qualche anno, anche grazie al presidio di Slow Food e al lavoro di diversi enti locali, si punta di nuovo sui metodi tradizionali di vinificazione, a rischio di estinzione. Principale caratteristica di questi metodi è l’utilizzo di vasi interrati in terracotta (Qvevri) nei quali viene fatta fermentare tutta la vinaccia insieme al mosto. La macerazione può arrivare fino a sei mesi. I vini georgiani così prodotti risultano tutti diversi poiché racchiudono le caratteristiche del luogo in cui sono stati prodotti. Oltre al vino, cercheremo di approfondire un altro tema dal forte impatto ambientale, la produzione di energia idroelettrica. In particolare della centrale idroelettrica Khudoni: il progetto prevede la costruzione di una diga ad arco in cemento dell'altezza di circa 200 metri, situata circa 34 km a monte della diga Enguri, nei piani la Khudoni HPP avrà una capacità di 700 MW, con una produzione di 1,7 miliardi di kw, sarà inoltre completata da una serie di altre centrali idroelettriche a monte, anch'esse sul fiume Enguri. Secondo i calcoli del governo, la costruzione della Khudoni HPP incrementerebbe del 20% la produzione elettrica del paese, per un costo di 1,2 miliardi di dollari ed una durata dei lavori di 5-6anni.

Sembra un progetto impressionante che potrebbe produrre letteralmente tonnellate di energia pulita, ma è questa energia davvero pulita? Qual è il prezzo e chi lo pagherà? Il progetto Khudoni non è una idea nuova. Fu bloccato dalle ong nei primi anni 1990, tra questi un ruolo importante è stato giocato da Green Alternative. Secondo questa associazione il progetto Khudoni è un'opera ad alto rischio di disastro ecologico, intensifica la devastazione di foreste e di habitat della fauna selvatica, la perdita di popolazioni di specie fluviali e il degrado dei bacini imbriferi a monte, a causa della inondazione della zona serbatoio in una delle regioni montuose più straordinarie della Georgia. La parte superiore del bacino del fiume Enguri combina foreste sub-alpine e praterie, ambienti rocciosi e tundra alpina. La zona è ben conosciuta per la sua fauna endemica. Questa include diverse specie forestali di uccelli, una comunità di grandi rapaci e uccelli. Stambecchi, camosci, orsi bruni, lupi, linci, caprioli e cinghiali sono abbastanza comuni. L'impatto cumulativo delle centrali Khudoni, Enguri e Tobari avrà effetti negativi sulla qualità delle acque, sulle esondazioni naturali e sulla composizione della fauna fluviale. Se questo non fosse ancora abbastanza, il progetto "richiede il reinsediamento di un certo numero di villaggi unici (tra cui Khaishi), il sito di Khudoni si trova a Zemo Svaneti (Alta Svanezia), una zona di bellezza unica. Preservata dal suo lungo isolamento, la regione caucasica dell'Alta Svanezia è un eccezionale esempio di paesaggio montano, constellato da decine di villaggi medievali e case-torri. Il villaggio di Khaishi comprende ancora più di 200 delle proprie rinomate ed inusuali costruzioni, utilizzate nella storia sia come abitazioni, che come postazioni di difesa contro gli invasori che hanno afflitto la regione in epoca medievale e precedenti. La regione Zemo Svaneti è entrata a far parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO nel 1996. Il numero di villaggi da inondare sarebbe 14, patrie di 769 persone, 524 ettari di terreno, mentre in uno studio preliminare banca mondiale le persone da "ricollocare" sarebbero più di 1600. Il processo di reinsediamento è legato ad un altro problema, la controversia sulla proprietà della terra. Secondo la burocrazia georgiana la maggior parte di queste terre non appartengono ufficialmente a nessuno, il governo ne ha quindi disposto il trasferimento agli investitori per la cifra simbolica di 1 USD. Si tratta di più di 1500 ettari di terreno, tra cui terreni agricoli, boschi, strade, infrastrutture, eccetera. Secondo Tabula, dopo aver raggiunto un accordo con il governo della Georgia, Trans Electrica ha deciso di restituire queste terre alla popolazione, aiuterà la gente del posto a registrarle, a spese della società stessa, e solo allora inizierà con l'acquisizione dei terreni. A tal fine, la società ha assunto una società canadese , RePlan. Ad oggi tutto questo è ancora unicamente un proclama".

Elena e Daniele chiedono però l’aiuto di chi, come loro, vuole saperne di più.

"La realizzazione di questo progetto non è semplice, richiede molto lavoro di documentazione e anche risorse economiche. Per ora abbiamo trovato due sponsor, Extrawheel, che ci fornirà i rimorchi per le biciclette, e l’officina di riparazione bici Pedalando, che si occuperà di preparare le biciclette per il viaggio. Per chiunque volesse contribuire alla nostra avventura c'è la nostra pagina di crowdfunding".

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Di Fabrizio (del 28/02/2014 @ 09:09:27, in Italia, visitato 897 volte)

Senza Luce. Rapporto sulle politiche della Giunta Marino, le comunità rom e sinte nella città di Roma e il "Best House Rom", 3.3.2014 - 21luglio.org martedì, 25 febbraio, 2014

Lunedì 3 marzo, alle ore 11 presso la sede dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti, in via Parigi 11, a Roma, l'Associazione 21 luglio presenta Senza Luce, rapporto sulle politiche della Giunta Marino, le comunità rom e sinte nella città di Roma e il "Best House Rom".

Senza Luce è un rapporto che si prefigge come obiettivo quello di esaminare se e come la nuova Amministrazione locale abbia iniziato a offrire, a otto mesi dal suo insediamento, risposte adeguate alle urgenti problematiche che riguardano gli oltre 8 mila rom e sinti della Capitale.

Contestualmente i curatori della ricerca hanno voluto operare un focus sul "Best House Rom", un "centro di accoglienza" per soli rom, considerato dall'Associazione 21 luglio un luogo simbolo che incarna le conseguenze delle azioni sinora organizzate dalle autorità locali nei confronti di rom e sinti in emergenza abitativa.

Nel "Best House Rom", situato in via Visso, nella periferia est di Roma, vivono attualmente più di 300 rom, di cui 200 minori. Tra questi gli uomini, le donne e i bambini sgomberati, nelle scorse settimane , dal "villaggio attrezzato" di via della Cesarina e dall'insediamento informale di via Belmonte Castello. Ad oggi gli sgomberi forzati realizzati dall'Amministrazione sono stati 17.

Il rapporto Senza Luce illustra inoltre un'esperienza di inclusione, recentemente realizzata sul territorio nazionale, che potrebbe rappresentare per l'Amministrazione romana una "buona pratica" da poter replicare nel contesto locale.

Alla presentazione del rapporto sono state invitate anche le autorità locali.

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Di Fabrizio (del 27/02/2014 @ 09:06:39, in Kumpanija, visitato 1066 volte)

Giovedì 6 marzo, ore 20.45
Libreria Popolare Via Tadino, 18 - 20124 Milano

partendo dal libro I Rom di Rubattino, una scuola di solidarietà
...dove sono andati, cosa hanno fatto

Incontro con la co-autrice Flaviana Robbiati - Assunta Vincenti di "Mamme e maestre di via Rubattino" - Stefano Pasta della Comunità di Sant'Egidio
coordina Fabrizio Casavola dell'associazione MAHALLA

Era il 19 novembre 2009, GIORNATA DEI DIRITTI DELL'INFANZIA, pioveva mentre si stava svolgendo una grande iniziativa a tema in Comune. Quello stesso giorno alcuni bambini DIVERSI venivano sbattuti per strada con i loro genitori e niente da portarsi dietro, dallo stesso comune di Milano.
Iniziò allora la RESISTENZA di Rubattino, che vide assieme le famiglie rom, gli insegnanti, i genitori dei loro compagni di scuola, cittadini, sacerdoti, persino un produttore di vino... Si concretizzò l'idea di una Milano diversa e solidale, che non si limitava a protestare, ma sapeva reagire.
Quelle e altre vicende furono narrate nel libro che rivedremo stasera, e che raccoglieva esperienze e testimonianze dirette delle protagoniste di quelle vicende.
Nel frattempo, è cambiata la giunta comunale, e soprattutto sono nati diversi progetti di integrazione. Al di là delle ricorrenti attenzioni e smemoratezze dei mezzi di informazione, tenteremo di fare un bilancio su come silenziosamente prosegue l'esperienza milanese di questa storia che per la prima volta ha unito cittadini rom e no in un progetto.

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Di Fabrizio (del 26/02/2014 @ 09:01:11, in sport, visitato 1106 volte)

ROMEA Brno, 21.2.2014 19:18 - Comunicato stampa dal Museo della Cultura Romani, tradotto da Gwendolyn Albert

La ginnasta Dana Beránková (nata Gažiová). (FOTO: Lenka Grosmannová, Museo di Cultura Romanì)

Boxe e ginnastica sono le principali discipline in cui eccellono gli atleti romanì Alcuni hanno anche rappresentato la Repubblica Ceca ai giochi olimpici.

Le storie di questi atleti sono state presentate in una nuova mostra al Museo di Cultura Romanì di Brno. Anche atleti romanì che in passato hanno rappresentato l'ex Cdecoslovacchia.

Il primo atleta romanì tra tutti a rappresentare la Cecoslovacchia fu Miroslav Šandor, pugile classificatosi 17° alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Un più ampio contingente romanì doveva recarsi quattro anni dopo a Los Angeles a rappresentare la Cecoslovacchia: composta dai pugili Stanislav Tišer e Miroslav Toráč, e dalla ginnasta Dana Gažiová (oggi Dana Gažiová-Beránková).

I loro sogni di partecipazione furono distrutti dal boicottaggio cecoslovacco dei giochi estivi. "Ogni atleta ad alto livello che lavora duramente ha le Olimpiadi come meta," ricorda Gažiová–Beránková.

"Sfortunatamente, lo stato non ci fece gareggiare. E' questo che mi rammarica di più di tutta la mia carriera, perché una seconda Olimpiade è davvero  un lungo periodo per una ginnasta," dice l'atleta, aggiungendo di non essere stata l'unica a versare lacrime per quella decisione politica.

La successiva generazione di atleti romanì non arrivò sino alla Repubblica Ceca, con due boxers, L'udovít Plachetka e Pavol Polakovič, ad Atlanta nel 1996. Curiosamente, entrambe si classificarono noni.

Tutte queste storie vengono presentate al pubblico nella mostra MONDO SENZA CONFINI - ROMANI' E SPORT (SVĚT BEZ HRANIC. ROMOVÉ A SPORT). "Lo sport romanì, passato e attuale, è tuttora un argomento di studio. E' per questo che abbiamo deciso di raccontare queste storie sull'immenso numero di questi atleti talentuosi e focalizzati, alcuni dei quali hanno partecipato alle Olimpiadi," dice la curatrice Jana Poláková.

La mostra presenta anche le generazioni più giovani e i possibili futuri olimpionici, come l'undicenne Patrik Kroščen di Bohumín, Europeo junior master di kick-boxe per sei volte. La mostra sarà visibile al Museo di Cultura Romanì dal 20 marzo al 21 settembre.


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Di Fabrizio (del 25/02/2014 @ 09:08:31, in musica e parole, visitato 906 volte)

Come ho già detto altre volte, non ho televisore e non so se il festival di San Remo sia già terminato. Mi è giunta voce che quest'anno era dedicato al cantautorato italiano. Rispetto al passato, ricordo alcune canzoni di 30-40 anni fa:

  • Prendi questa mano, zingara
  • Il cuore è uno zingaro
  • Ho visto anche gli zingari felici
  • Due zingari

che, con evidenti limiti, dovuti anche alla conoscenza di quei periodi, davano comunque un'immagine positiva degli zingari. Recentemente, non mi ricordo più chi, diceva che oggi scrivere pezzi simili sarebbe molto più difficile, perché, crisi dell'industria discografica a parte, è proprio l'argomento che da allora è diventato impopolare.

Voi, OGGI, sapreste scrivere il testo di una simile canzone?

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Di Fabrizio (del 24/02/2014 @ 09:04:51, in Europa, visitato 974 volte)

Pericolo dalla pelle scura - Transitions Online
by Barbara Frye · February 20, 2014 - Un libro da colorare edito dalla polizia, insegna ai bambini cechi una lezione sulle paure degli adulti

Che aspetto ha un pedofilo? Di solito è maschio, ma oltre ai tratti fisici è difficile da identificare.

E' probabile, dato che la Repubblica Ceca è un paese a predominanza bianca, che lo siano anche la maggior parte dei pedofili cechi.

Ciò non ha impedito alla polizia di distribuire un opuscolo da colorare, rivolto ai bambini, sulla prevenzione dei crimini, dove un pedofilo è descritto con pelle e capelli scuri. Nella figura, usa un lecca-lecca per adescare una bambina.

Non occorre specificare quale gruppo etnico possa richiamare alla mente (non quello cubano, nonostante ciò che volonterosamente il portavoce della polizia ipotizzava in risposta alla domanda di un giornalista). Anche se probabilmente sono di più, secondo l'ultimo censimento soltanto 13.150 - su di una popolazione di 10,4 milioni, si dichiara Rom. Sono cifre che suggeriscono come il signor Lecca-lecca è più probabile che sia un bianco.

Nel libro l'unica persona presente di pelle scura appare come pedofilo, viceversa il poliziotto è un uomo bianco, carino e simpatico sotto ogni aspetto.

Martin Simacek, direttore dell'agenzia governativa per l'inclusione sociale, ha detto al quotidiano Lidove noviny: "Non ha nessun senso. Di riflesso, si limita a trasmettere i pregiudizi ai bambini."

Dopo diverse contestazioni al libro, anche da parte di alcuni insegnanti, il giornale riferisce che la polizia sta lavorando ad una riprogettazione del libro.

Barbara Frye is TOL's managing editor.

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Di Fabrizio (del 23/02/2014 @ 09:07:36, in media, visitato 887 volte)

Clicca sul televisore per vedere la puntata odierna. Volete collaborare ad ASSETTO VARIABILE? Inviate una mail.

Settimana scorsa c'è stato il NUMERO ZERO, adesso si fa sul serio (non mettetevi subito a ridere!) col primo numero, altri seguiranno.

L'intenzione è di realizzare una sorta di telegiornale sui fatti accaduti in settimana e quelli che accadranno. Troverete un riassunto delle cronache di MAHALLA, e poi la rassegna stampa dall'Italia e dall'estero, indicazioni su libri e opportunità varie, appuntamenti e qualche rubrica a cadenza irregolare. Il tutto sarà certamente più bello e interessante, se arriveranno vostri suggerimenti e, speriamo, brevi contributi video.

L'elenco delle puntate pubblicate lo trovate sulla MEDIATECA o nel canale dedicato YouTube.

Enjoy.

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Di Fabrizio (del 22/02/2014 @ 12:21:11, in musica e parole, visitato 843 volte)

E' stata una settimana impegnativa, e non ho avuto tempo per le segnalazioni.

Godetevi il video proposto dall'amico Ceda (@antanas82), dedicato, da parte mia, a chi crede che la mia musica rom sia solo balcanica, flamenco o jazz manouche.

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Di Fabrizio (del 21/02/2014 @ 09:02:08, in media, visitato 922 volte)

Di SANREMONEWS me ne ero occupato un paio di anni fa, per un articolo francamente stupido e scorretto. Ci furono altri articoli di quella testata sullo stesso tono, ma mi ero stancato di segnalarli, non sono un Osservatorio, non ancora... ; - ) Ieri uno dei soliti lettori di quel portale ha scritto cose intelligenti e (a parte qualche piccola caduta di stile) quasi condivisibili. Visto che non mi piacciono le guerre, riporto integralmente il suo scritto:

Sanremo: bivacco e pic-nic sul nuovo prato di Santa Tecla, il commento di un nostro lettore

Un nostro lettore, Francesco Rossi, ci ha scritto per commentare il nostro articolo sui clochard oggi presenti sul prato di fronte a Santa Tecla:

"Ho letto giusto ieri una mail di protesta e quest'oggi l'articolo che documenta il pic nic di un gruppo di zingari sul nuovissimo prato di santa Tecla. Dato per scontato che eventuali deiezioni canine non raccolte dai rispettivi padroni,sporcizia e resti alimentari lasciati da zingari e non, bivacchi di clochard,ecc ecc sono fatti di inciviltà, nonchè reati che vanno repressi e puniti dalle forze dell'ordine preposte (non solo alle contravvenzioni delle auto in divieto...), mi chiedo a cosa dovrebbe servire un prato se non a calpestarlo, poterne cioè usufruire in modo civile. Già tutta Sanremo, che pure è dotata di parecchi parchi e giardini che costano centinaia di migliaia di euro di manutenzione, è ben poco godibile visto che ogni angolo di verde è recintato ed interdetto a tutto (a parte la vista), e solo San Romolo è dotata di un ampio prato su cui bambini, adulti ed animali possono giocare e rilassarsi. Mi sembra insomma che il problema, se esiste, è solo quello della mancanza di senso civico di alcuni cittadini (che non rispettano il bene comune) e dei tanti clochard, zingari e clandestini vari (che non rispettano niente e nessuno). Un prato, un parco, uno spazio aperto DEVE essere fruibile, e deve essere tenuto pulito, rispettato insomma. Sennò mettete una bella recinzione alta 3 metri, il prato rimarrà bello! Ed inutile".

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Di Fabrizio (del 20/02/2014 @ 09:04:36, in casa, visitato 1004 volte)

Di Martina Lucchin su VicenzaPiù | Martedi 18 Febbraio alle 15:22

Dopo alcuni mesi di polemiche rimbalzate da una parte all'altra della città, la decisione è stata presa: le famiglie Sinti e Rom verranno trasferite in via Muggia durante i lavori di riqualificazione del campo di via Cricoli, dove risiedono attualmente. Scartate via Zamenhof per i possibili rischi di inquinamento della vicina oasi di Casale e via Carpaneda perché soggetta ad allagamenti, l'ex caserma di via Muggia si prepara ad ospitare provvisoriamente, sottolinea più volte il sindaco Achille Variati nell'odierno dopo giunta, le ottanta persone del campo Cricoli.

La struttura, data al Comune dalla Provincia in comodato d'uso per le situazioni di emergenza abitativa e sociale, verrà sistemata con i fondi ministeriali (80 mila euro) e ospiterà le famiglie di sinti e rom, mentre solo alcune roulotte verranno portate nel parcheggio della caserma. Le altre roulotte verranno parcheggiate in tutta probabilità nel park Cricoli. Una volta terminati i lavori di riqualificazione del campo di via Cricoli, i luoghi dell'ex caserma verranno utilizzati per il co-housing e per le esigenze abitative.

Polemiche finite? Molto probabilmente no, e ne è ben consapevole Variati che risponde a tono alle tante critiche arrivategli in questi giorni. "Non mi spaventano gli insulti sul web, sono anziano e ho imparato a sopportare queste cose", afferma il primo cittadino, per poi bacchettare i cittadini, che hanno utilizzato toni eccessivi o razzisti, e il sindaco di Creazzo, da cui si sarebbe aspettato una "maggiore collaborazione". Al consigliere Claudio Cicero, che aveva sollevato dei dubbi sulla conformità dell'area di via Cricoli, Variati non solo risponde con l'elenco delle autorizzazioni giunte dal Genio Civile, dalla Sovraintendenza e dagli uffici comunali, ma annuncia anche che verrà portata presto in consiglio comunale una delibera per trasformare l'area di via Cricoli da agricola a "a servizi" e per approvare il progetto della futura disposizione delle piazzole. Infine il sindaco Variati rimarca il cambio di rotta intrapreso da qualche giorno, dopo lo scivolone "mediatico" sul pagamento delle bollette ad alcune famiglie del campo di via Cricoli che ha portato a Vicenza anche un inviato delle Iene, in merito agli aiuti elargiti dal Comune: "deve cambiare l'atteggiamento di chi ha bisogno d'aiuto, il Comune non intende più dare alcuna forma di assistenzialismo a chi non sarà disponibile a corrispondere in cambio delle attività lavorative".

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