Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

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Di Fabrizio (del 30/09/2009 @ 09:17:08, in media, visitato 1374 volte)

Da Roma_Shqiperia

MUNDI ROMANI Il Mondo attraverso gli Occhi Rom

Bambini di Selita - Un Viaggio dalle Strade alla Scuola
Albania 2009

Con un'indagine totale e attraverso l'ammirazione per le storie non raccontate, Mundi Romani, serie di documentari coprodotti dalla Fondazione Romedia e dalla Televisione Duna di Ungheria, esplora il mondo dei Rom dal Kosovo alla Spagna attraverso Romania, Francia, Macedonia, Italia o Israele. L'ultimo episodio di Mundi Romani è stato girato a Tirana e Durazzo, in Albania, nell'agosto 2009. [...]

L'Albania è uno dei paesi più poveri d'Europa, dove non solo i Rom, ma molti bambini albanesi devono mendicare per strada per sopravvivere. A fianco delle ben note storie di traffici di bambini, prostituzione e lavoro minorile dall'Albania verso l'Europa, c'è una realtà meno conosciuta. Quella dei bambini che mendicano per portare a casa il pane quotidiano, perché le loro famiglie sono semplicemente incapaci di provvedervi. Tina, Esperanza, Shakira, Jorgo e gli altri vivono nel quartiere Selita di Tirana, un posto dove i Rom vivono separati dagli Albanesi, nelle baracche. Là, il tasso di disoccupazione è molto oltre l'80%. La maggior parte dei genitori sono analfabeti e non hanno accesso al cibo giornaliero o a qualsiasi tipo di assistenza sanitaria.

Un giorno i bambini sono portati via dalla strada da Selvije Rushiti, una donna d'affari rom e illetterata, di eccezionale coraggio che decide di devolvere tutti i suoi profitti per aiutarli.

In questo episodio, un'altra volta Mundi Romani da voce ai senza voce e fornisce uno sguardo unico allo sconosciuto mondo dei bambini rom nelle strade di Tirana, 20 anni dopo la caduta del regime stalinista albanese.

Presto il film sarà accessibile con sottotitoli in inglese su www.mundiromani.com

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Di Sucar Drom (del 29/09/2009 @ 09:19:39, in blog, visitato 1268 volte)

Rom Sinti Insieme, l'assemblea nazionale di Vicenza
Questa mattina si tiene a Vicenza l’assemblea nazionale della Federazione Rom Sinti Insieme. Le associazioni aderenti si incontreranno dalle ore 10.30 alle ore 16.00, presso la sala comunale di via Turra n. 70...

Vicenza, pacchetto sicurezza tra propaganda e realtà
Sabato a Monte Berico si terrà un convegno promosso da Rifondazione Comunista e Pdci: «Si tenta il controllo del disagio sociale». Un convegno che produrrà un documento in grado di analizzare da varie angolazioni i temi connessi alla sicurezza, è quello che si svolgerà s...

Bari, storie rom
Josif Serban, 38 anni, ha scelto di accamparsi in riva al mare. Per tutti è Fantomas. Vive con la famiglia e quella di suo cognato in un rudere in una zona a ridosso di Torre Quetta. Quattro figli, tre ragazzine e un bimbo. Tre vorrebbe mandarli a scuola. Un segnale non da poco. Lì, in quella zona verso San Giorgio vive l’altro nucleo «storico» dei rom r...

Come ti nego i diritti di cittadinanza
Unicuique suum: a ciascuno il suo. E’ questo il motto che potrebbe essere applicato al c.d. “pacchetto sicurezza”, approvato con la legge n. 94/2009 , entrata in vigore l’8 agosto. Questa legge è un coacervo di misure discriminatorie e persecutorie nei confronti dei gruppi sociali più deboli. S...

Gallarate (VA), si prepara la cacciata dei Sinti lombardi
A giugno 2010 i sinti dovranno traslocare. Lo ha deciso la giunta comunale di Gallarate nella riunione dello scorso lunedì: dopo due anni, l’esecutivo dei due galli ha deciso che i tempi sono maturi e che l’area di via Lazzaretto dovrà essere liberata per restituirla ai suoi fini o...

Lazio, ancora pochi giorni per accedere al reddito minimo garantito
Mentre da mesi e mesi, i media nazionali coinvolgono l’Opinione Pubblica sul feuilletton epocale che vede il Premier Berlusconi protagonista quotidianamente di qualche nuovo evento, passano sotto totale silenzio, informazioni preziosissime per i contribuenti...

Gallarate (VA), i Sinti rispondono al Sindaco: "Non ci possono spostare senza il nostro consenso"
«Nessuno può spostarci senza il nostro consenso». Giuliano Casagrande è il rappresentante dei Sinti di Gallarate: una carica informale, guadagnata sul campo dopo anni di impegno per tutelare i diritti del gruppo di circa ottanta persone che da due anni vivono in via Lazzar...

Giovani ad alto grado di razzismo
Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Puglia: cambia la latitudine ma non la presenza di un alto grado di razzismo tra i giovani. L'allarme arriva dalla ricerca promossa dalla Fondazione Intercultura con ricercatori universitari di tutta Italia, entrati nelle scuole di ...

Razzismo 20 anni dopo
«Pensavo di trovare in Italia uno spazio di vita, una ventata di civiltà, un’accoglienza che mi permettesse di vivere in pace e di coltivare il sogno di un domani senza barriere né pregiudizi. Invece sono deluso. Avere la pelle nera in questo paese è un limite alla convivenza civile. Il razzismo è anche qui: è fatto di prep...

Roma, basta all´intolleranza e al razzismo
"Non ami che è diverso da te? Clonati". Questo lo slogan delle magliette e degli adesivi che la Provincia ha distribuito ieri alla manifestazione contro l´intolleranza e contro tutti i razzismi organizzata da Comune, Provincia e Regione. Parole scandite anche dal grande striscione ch...

Roma, le comunità rom condannano l'assalto alla sede della Croce Rossa
In relazione ai fatti di Roma del 21 settembre 2009, ovvero dell’assaltato perpetrato da una decina di persone a volto coperto al Comitato provinciale di Roma della Croce Rossa Italiana in segno di...

Manifestazione Nazionale Antirazzista Roma 17 Ottobre
Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in piazza a Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il 24 agosto dello stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta, era stato uc...

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Di Fabrizio (del 28/09/2009 @ 09:51:06, in conflitti, visitato 1340 volte)

Da Czech_Roma

tre notizie pubblicate recentemente dal portale Romea.cz

17-09-09 - Natálka, la bambina di due anni, quasi morta bruciata durante l'attacco incendiario alla sua famiglia a Vítkov, sta nuovamente combattendo contro un'infezione. Il portale informativo Aktuálně.cz ha intervistato sua madre, Anna Siváková, assieme al portavoce dell'Ospedale di Ostrava dove Natálka è stata ricoverata da aprile nel centro ustionati.

"Sono insorte complicazioni dopo l'ultima operazione, ma stiamo riuscendo a mantenere la bambina in uno stato stabile," ha detto il portavoce Tomáš Oborný. Siváková ha detto che sua figlia ha subito l'11a operazione il 10 settembre e da allora ha una febbre costante, aggiungendo che è a rischio di infezione per almeno due mesi. "Ogni volta che diventa più debole, accade dopo le operazioni, ricorre l'infezione," ha detto Siváková al portale.

 Anna Siváková ha passato diverse settimane in ospedale con Natálka ed ora è tornata a casa a Vítkov. "Faccio il tragitto quasi ogni giorno per vederla. Anche gli altri bambini hanno bisogno di me a casa. E' iniziata la scuola," riporta Aktuálně.cz le parole di Siváková. La famiglia ha altri tre bambini oltre a Natálka, che è la più giovane.

La polizia ha già accusato quattro persone di Opava e Horní Benešov in connessione all'attacco incendiario di Vítkov. I piromani assaltarono la casa della famiglia alle prime ore del mattino del 19 aprile, lanciando tre molotov nell'edificio. L'incendio che scaturì distrusse completamente la casa. Tre dei nove componenti della famiglia soffrirono di bruciature: Anna Siváková, Petr Kudrik e la loro figlia Natálka di due anni, che ebbe bruciature sull'80% del corpo. Tutti gli accusati sono membri dell'estrema destra. Ora hanno di fronte dai 12 ai 15 anni di prigione, o forse persino una condanna straordinaria.


24-09-09 - Il neonazista Ivo Müller ha scritto una lettera ad Anna Siváková, [...] in cui si scusa per il suo orribile gesto e le chiede perdono. Dice la televisione ceca, che sia la signora Siváková che il Procuratore di Stato Brigita Bilíková vedono la lettera come un tentativo del Müller di fare in modo che la sua prossima punizione venga ridotta.

"Prego mi creda che non intendevo ferire nessuno in quella maniera, e sicuramente non una bambina piccola. Con tutto il mio cuore le chiedo perdono, anche se probabilmente invano, non solo per quello che è successo a lei, ma soprattutto alla piccola Natálka," scrive Ivo Müller nella lettera. Müller partecipa[va] regolarmente agli eventi neonazisti organizzati dai Nazionalisti Autonomi e dal Partito dei Lavoratori. "Ringrazio Dio che sia sopravissuta e che stia combattendo con tanto coraggio, è una piccola bambina molto forte. Prego che il suo ristabilimento si completi il prima possibile... Vorrei che l'orologio tornasse indietro. Ancora una volta, chiedo il suo perdono," dice la lettera del neonazista.

"Sono scioccata. Se vogliono il perdono, devono guardarla negli occhi. Non posso dimenticare nessuno di loro," ha detto alla televisione ceca la madre. Markéta Polišenská, avvocato difensore di Müller, ha detto che il suo cliente non ha dato il permesso che le sue parole fossero diffuse ai media.

Alcuni degli avvocati dei quattro accusati avevano detto in precedenza che si sarebbero adoperati perché l'attacco fosse riclassificato come un crimine minore. "E' diritto della difesa e di quanti sono accusati di scegliere il loro metodo di difesa," ha detto Bilíková alla televisione.

Parlando attraverso i loro avvocati, anche gli altri neonazisti stanno lavorando per ricevere una punizione ridotta. "Per concludere, il mio cliente aveva l'impressione che nessuno vivesse nella casa," ha detto alla televisione Ladislav Myšák, avvocato difensore di Václav Cojocaru. "Non possono scusarsi l'un l'altro, dicendo che uno di loro non sapeva. Sapevano che andavano ad appiccare il fuoco, tutti dovevano sapere," ha detto Siváková.

Informazioni non ufficiali dal tribunale confermano che la difesa insisterà sul fatto che i sospetti non erano a conoscenza dei dettagli dell'attacco. Il capo, Jaromír Lukeš da Opava, che per anni è stato un neonazista, è stato [...] l'unico a gettare una molotov attraverso la finestra della casa.

La polizia sta investigando sui collegamenti tra l'attacco di Vítkov e altri nella regione. Se i collegamenti fossero provati, la polizia dovrebbe accusare gli imputati anche per gli altri attacchi. "Abbiamo indicazioni concrete che potrebbero aver partecipato a quegli attacchi. Portarli in causa dipende dalle ulteriori indagini," ha confermato Bilíková al giornale online TÝDEN.CZ.

Il livello della sentenza sarà anche influenzata da quando il processo si svolgerà. A gennaio entrerà in vigore un nuovo codice criminale, che prevede pene più severe per i crimini più violenti.

Natálka è ancora in ospedale e di fronte a sé ha ancora diverse operazioni da affrontare. La sua famiglia sta ancora vivendo in una sistemazione temporanea con gli altri tre bambini, dato che la casa acquistata con la raccolta pubblica di fondi necessita di una parziale ricostruzione. La famiglia sta provvedendo lei stessa ai lavori, usando quanto rimane della raccolta fondi per acquistare i materiali. Settimana prossima la casa verrà registrata al catasto come proprietà di Anna Siváková ed i lavori potranno iniziare a tempo pieno.


25-09-09 - La casa di una famiglia rom nella città di Mikulov (Moravia del Sud) è stata attaccata; non ci sono feriti. La famiglia dice che gli assalitori li hanno rincorsi ed insultati durante l'attacco. Secondo la stazione televisiva Prima è stata lanciata una molotov, ma Deník.cz news riporta solo il lancio di una boccale di birra.

La polizia sta indagando: "Gli investigatori della polizia stanno considerando se si tratti di crimine a sfondo razziale," ha detto a Prima Kamila Haraštová, portavoce della polizia di Břeclav.

Gli assalitori stavano bevendo in un pub lì vicino ed hanno chiarito alle loro vittime che il recente attacco incendiario a Vítkov non è stato ne casuale ne unico. "Uno di loro è partito verso la casa, si è issato alla finestra ed ha detto: -Eccovi una sorpresa: Zingari a gas!- Poi ha lanciato una bottiglia," ha raccontato la vittima Sandra Vajdíková.

Secondo Deník.cz l'oggetto lanciato non era una molotov ma un bicchiere. "Tutto è iniziato con i giovani del luogo radunati di fronte al pub. Uno di loro che non faceva segreto del fatto che non gli piacessero gli zingari si è fatto avanti verso la casa e ha gettato un boccale contro la finestra. Fortunatamente, l'intelaiatura della finestra ha smorzato l'impatto. Altrimenti non voglio pensare cosa sarebbe potuto accadere. Ci sono due letti proprio sotto la finestra ed in uno di quelli stava dormendo un bambino di 11 mesi," ha detto Marcela Krištofová, sorella di Vajdíková, che vive nella stessa casa.

Non è la prima volta che la famiglia rom subisce attacchi. Prima riporta che ignoti avevano vergato scritte minacciose diverse volte sui muri della casa. "Abbiamo paura di continuare a vivere qui," ha detto Vajdíková.

"Ho visto tutto dalla mia finestra. Circa 10 o 15 giovani sono usciti dal bar ed hanno iniziato a giocare agli skinhead. Gridavano slogan razzisti e dopo un momento qualcuno ha gettato qualcosa direttamente contro la finestra," ha confermato a Deník.cz Jan Strmiska, che vive la porta accanto. Strmiska è corso fuori per aiutare le donne rom. "Non potevo più stare fermo a guardare. Cosa aveva fatto mai? Non sono mai stato danneggiato da un Rom, solo dai bianchi," ha detto Strmiska in difesa delle sue vicine.

Quando la polizia è arrivata sulla scena, il giovane coinvolto era già andato via. Però, Marcela Krištofová era in grado di identificarlo, dato che frequenta la stessa scuola di sua figlia. "Ho lavorato da quando avevo 15 anni. Non ho problemi con nessuno e non ho mai fatto male a nessuno. Vivo qui decentemente e pago le tasse. E vero che alcuni Rom gridano sempre al razzismo. Questo non mi piace. Ma qui ci sono delle leggi, ed i colpevoli devono pagare per ciò che hanno fatto," ha detto Krištofová. Deník.cz riporta che Krištofová sta pensando di organizzare una petizione.

[...]

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Di Fabrizio (del 27/09/2009 @ 09:39:14, in scuola, visitato 1444 volte)

Da Bulgarian_Roma

Con l'inizio dell'anno scolastico, il 15 settembre migliaia di bambini hanno iniziato le scuole in tutta la Bulgaria. Per molti studenti a Veliko Turnovo l'anno scolastico è iniziato grazie al lavoro del Centro Amalipe e del comune cittadino col progetto "Introdurre l'educazione interculturale ed il pari accesso nell'istruzione qualificata", finanziato dal Fondo Sociale Europeo attraverso il Programma Operativo per lo Sviluppo delle Risorse Umane. Otto bambini di Malki Chiflik (un villaggio situato a 5 km. da Veliko Turnovo) hanno iniziato il nuovo anno scolastico nella scuola Vela Blagoeva di Veliko Turnovo. Vestiti con abiti nuovi, con fiori nelle mani e sorrisi sui volti, accompagnati dai loro genitori sono entrati timidamente a scuola. La paura che i bambini bulgari non li accettassero non si è avverata. Gli insegnanti li hanno rapidamente aiutati a sentirsi a loro agio. avevano preparato per ogni studente una stella col suo nome e fatto in modo che ognuno dei nuovi trovasse degli amici nella nuova classe. Si è sciolta presto la paura dei genitori che i loro bambini fossero rifiutati "a causa della loro origine".

Distribuiti non più di due o tre bambini per classe, sono riusciti subito ad adattarsi e trovare nuovi amici. Il direttore Angel Yanchev aveva preparato in anticipo gli insegnanti nelle cui classi sarebbero andati i bambini rom. Gli insegnanti l'hanno invece vista come una sfida che avrebbe reso migliori i bambini, la scuola e loro stessi. [...] Il Centro Amalipe aveva organizzato proprio per loro un seminario per lavorare in un ambiente multiculturale. Tutto ciò non è stato facile da ottenere. Abbiamo lavorato col sindaco di Malki Chiflik, con i leader informali della comunità locale, con i genitore come col direttore della scuola Vela Blagoeva: altrimenti tutto ciò sarebbe stato impossibile. Il direttore ha compreso chiaramente che l'istruzione di tutti i bambini - Bulgari e Rom - è importante e anche se la sua scuola ha il 99% di alunni bulgari, ha deciso non solo di accogliere i bambini rom, ma anche di pagare col budget scolastico il loro trasporto a scuola con i bus. Durante i numerosi incontri che abbiamo organizzato con i genitori, questi hanno compreso che l'istruzione dei loro figli è importante, e come la scelta della miglior scuola a Veliko Turnovo fosse la chiave per il successo dei loro bambini. E' stato loro assicurato che i bambini sarebbero stati in un posto sicuro e che non sarebbero stati discriminati in quanto "zingari". Una volta ottenuta la loro confidenza sono diventati i più grandi sostenitori dell'istruzione per i loro bambini.

Il primo giorno di scuola è stata anche una grande sfida per 19 bambini di Vodoley. Ledenik e Balvan che hanno terminato a giugno le scuole primarie ed ora continuano la loro istruzione nelle scuole superiori a Veliko Turnovo. Questo risultato non è stato facile. L'istruzione secondaria è piuttosto un'eccezione per le comunità rom in questi villaggi e nessun genitore intendeva spendersi. Siamo passati attraverso numerosi incontri, visite e conversazioni con ogni genitore ed alla fine abbiamo organizzato - assieme alla Direzione dell'Istruzione di Veliko Turnovo, una visita a tutti i ginnasi professionali di Veliko Turnovo.

Ma il merito più grande va ai ragazzi stessi. E' per questo che abbiamo organizzato per loro una cerimonia alla scuola di Vodoley.

Abbiamo scelto Vodoley perché questi ragazzi sono stati i primi che (otto anni fa) hanno iniziato a studiare il folklore rom all'interno del programma del Centro Amalipe. Otto anni fa erano appena usciti dalle elementari, ma diedero credito alla nostra idea di scoprire pagina dopo pagina la ricchezza del folklore rom. Assieme a loro abbiamo sviluppato manuali e materiale scolastico per creare un ambiente scolastico sensibile ai bisogni di tutti. Ora, 8 anni dopo, tutti loro (con una eccezione) continueranno la loro istruzione nelle scuole superiori di Veliko Turnovo, la più grande prova del nostro comune successo.

Molti del villaggio di Vodoley hanno partecipato alla cerimonia: il direttore della scuola ed il sindaco di Vodoley, il presidente della Direzione dell'Istruzione di Veliko Turnovo, dozzine di genitori e molti altri amici che hanno appoggiato durante questi 8 anni i nostri sforzi di introdurre il soggetto del folklore rom. Lo spirito era davvero festivo e la festa sembrava un ballo di laurea. Naturalmente nel nostro stile: con Djelem Djelem e Sa e Roma (Hederlezi), con molti balli e canzoni bulgare e rom. La musica della banda rom "Dalas" di Vodoley e la passione di tutti gli ospiti e partecipanti l'hanno resa indimenticabile. Ho fiducia nel fatto che tutti gli studenti continueranno e termineranno la loro istruzione secondaria.

Se volete vedere com'erano e come sono gli studenti del corso, ecco un breve video.

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Di Fabrizio (del 26/09/2009 @ 09:15:41, in Kumpanija, visitato 1357 volte)

Ricevo da Veniero Granacci

Desideriamo invitarVi a partecipare alla serata "CARLO CUOMO, I ROM, I SINTI E LE POLITICHE POSSIBILI" con la partecipazione di Tommaso Vitale, Ernesto Rossi e Augusto Luisi, organizzata dall'Associazione La Conta in collaborazione con il Circolo ARCI Martiri di Turro e l'Associazione Aven Amentza - Unione di Rom e Sinti di Milano, che ci sarà, con ingresso gratuito con tessera arci, lunedì 28 settembre 2009 alle ore 21,00 al Circolo ARCI Martiri di Turro - Via Rovetta, 14 a Milano.

In particolare durante la serata, Tommaso Vitale, Ernesto Rossi e Augusto Luisi, oltre a ricordare la figura e l'opera di Carlo Cuomo, nell'undicesimo anniversario della sua scomparsa, presenteranno il libro "Politiche Possibili - Abitare le città con i rom ed i sinti" curato di Tommaso Vitale, con scritti di diversi studiosi tra i quali Ernesto Rossi, Maurizio Pagani e tanti altri ancora, e ci parleranno, tra l'altro, dei Rom, dei Sinti e di altri gruppi di zingari, della loro storia e della loro cultura, nonché delle politiche abitative realizzate per loro nelle diverse realtà italiane.

CARLO CUOMO
"…..Nelle assemblee Carlo ci toglieva la pelle -- per i suoi gusti non eravamo mai abbastanza di sinistra, mai abbastanza spregiudicati, ma ci voleva bene. Faceva telefonate in punta dei piedi, per segnalare sulla pagina milanese le iniziative dell'Opera Nomadi o della Filef. Agli zingari e agli immigrati, alle minoranze che calamitano l'odio, l'esclusione, il razzismo, Cuomo aveva dedicato questi ultimi anni. Era invidiabile la sua capacità di tenere insieme le piccole azioni concrete e la voglia di pensare in grande, di mescolare la fontanella per un campo nomadi con la rilettura di Marx. Carlo era un meticcio per nascita, vita e cultura. Era nato 65 anni fa ad Atene da madre greca. A 17 anni è a Parigi, dove si laurea in storia alla Sorbona. A Milano arriva nel '55 un anno dopo entra nel Pci dove affascina tutti e tutte cantando Brassens - e lì resta fino all'uscita dal Pds degli ingraiani con cui dà vita alla Convenzione per l'alternativa. Consigliere comunale e più volte assessore negli anni '60 e '70, conosceva bene e da dentro Milano. L'ha vista cambiare, insieme alla politica, in modi che non gli piacevano: non ha reagito con la rassegnazione o con l'accidia; la politica per lui continuava ad essere indispensabile come l'aria. Era disposto a fare riunioni politiche anche la vigilia di Natale, si teneva libero solo quando arrivavano in anteprima a Milano i film da Venezia. Quest'anno non c'è riuscito, è morto con il desiderio dell'ultimo Kusturica. E di molte altre cose ancora.
di Manuela Cartosio (da Il Manifesto, 10 ottobre 1998)

Il libro “POLITICHE POSSIBILI - ABITARE LE CITTA' CON I ROM E I SINTI" a cura di Tommaso Vitale - Carocci Editore - Milano - 2009
Da secoli sono parte integrante della storia urbana e rurale del nostro Paese. Li chiamiamo con diversi nomi: zingari, nomadi, rom, sinti, caminanti, yenish. Negli ultimi anni la loro presenza è diventata uno dei principali temi di dibattito e mobilitazione nella vita politica, soprattutto a livello locale. I Comuni sono chiamati a realizzare politiche sociali e abitative, e spesso non sanno cosa fare. Tentate dalla demagogia, incalzate dai media, le amministrazioni sovente non conoscono esperienze già attuate in altre città e di cui è stata valutata l’efficacia. Nel volume vengono esaminati aspetti storici, culturali e sociologici dei differenti gruppi zigani e vengono descritte le linee di politica progettate dall’Unione Europea. Sono poi esposte nel dettaglio le politiche sociali, sanitarie, educative, del lavoro e, in particolare, abitative realizzate verso i nomadi in diverse realtà italiane. Dall’insieme emerge come, se programmate e negoziate con i rom e i sinti, politiche locali che affrontano i problemi e le contraddizioni e rispettano i diritti di tutte le parti in gioco sono possibili

Tommaso Vitale, ricercatore di Sociologia, insegna sia Sviluppo locale che Programmazione sociale all’Università degli Studi di Milano Bicocca ed è membro della redazione di Partecipazione e conflitto - Rivista di studi politici e sociali.

Ernesto Rossi, presidente delle Associazioni ApertaMente di Buccinasco e Aven Amentza - Unione di Rom e Sinti d Milano, è da anni studioso di Sinti e Rom a Milano ed ha collaborato per lungo tempo con Carlo Cuomo.

Augusto Luisi, ex consigliere del Comune di Buccinasco fa parte dell'Associazione ApertaMente di detta città.

Vi saremo grati se vorrete dare diffusione elettronica all'iniziativa sopra indicata e/o diffondere la stessa tra le persone che possono esservi interessate. Vi ringraziamo in anticipo.

Ciao,
Associazione La Conta

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Di Fabrizio (del 25/09/2009 @ 09:03:31, in lavoro, visitato 1569 volte)

Da Romanian_Roma

Ruxandra Stanescu DIVERS.RO Ognuno ha la sua stella fortunata

La tradizione è importante per i Rom, dai calderash agli attori. La nona edizione della tradizionale fiera artigianale ha avuto luogo a Sibiu.

21/09/2001 - Alin, 13 anni, è eccitato. Vuole andare alla Fiera dei Vasai nella Piazza Centrale di Sibiu, ma sua madre vuole qualcos'altro, vuole andare alla Fiera Artigianale Rom in Piazza Piccola. Quest'anno per la prima volta la Fiera Artigianale Rom e la Fiera dei Vasai hanno avuto luogo lo stesso giorno. Quest'anno gli organizzatori hanno deciso di invitare veri artigiani rom a presentare e vendere i loro manufatti.

Un artigiano

"Di solito la Fiera Artigianale Rom è organizzata qualche settimana dopo quella dei Vasai, ma sfortunatamente abbiamo meno partecipanti e visitatori," dice Oana Burcea, uno degli organizzatori del Museo Astra di Sibiu. "E' per questo che abbiamo deciso di organizzare entrambe le fiere lo stesso giorno quest'anno e dare più visibilità alla Fiera Artigianale Rom."

Oana Burcea è soddisfatto dei risultati di questa fiera: "Per la prima volta siamo riusciti a tenere lontani i visitatori kitsch e a portare artigiani rom da tutto il paese. Hanno avuto l'opportunità di presentare i loro manufatti tradizionali."

I gioiellieri dell'argento di Alexandria, i calderash di Brateiu ed i fabbricanti di cucchiai di Babeni erano tutti ben rappresentati a questa fiera.

Uno degli artigiani più famosi è Nicolae Caldarar, che vende pentole di rame ed altri oggetti fabbricati da lui e dalla sua famiglia. "Ho imparato questa arte dai miei antenati e poi l'ho insegnata anche ai miei figli."

Caldarar ride e indica un bambino di quattro anni che si nasconde dietro le gonne delle donne. "Persino questo bambino sa come usare un martello e il mio più grande è molto conosciuto e partecipa a molte fiere e festival."

"Se hai talento, impari l'arte in un anno, se non ne hai, non ti basta una vita. La tradizione è molto importante e la continueremo."

Un'attrice

Anche la giovane attrice considera molto importante la tradizione. "Se recito in un ruolo classico, rispetto completamente il contesto del pezzo, ma ho recitato in due spettacoli con un tema molto vicino al mio cuore: i Rom. In un pezzo agivo accanto a mio padre - un ritratto della mia famiglia con canzoni, cose buone e cattive e vita vissuta." Oana Rusu viene da una famiglia rom vicino a Iasi, ma suo padre ha lavorato per il Teatro Ebraico e voleva diventare attore.

"L'ho scoperto quando ho detto a mio padre che volevo diventare attrice," dice Oana.

La giovane considera che anche se non hai potuto imparare dagli antenati a diventare attore, la capacità ereditate giocano un ruolo importante. "Porto molta empatia nei ruoli che recito e penso di avere molto coraggio quando mi sono confrontata con le sfide. Anche se in famiglia non c'erano artisti famosi, ogni componente canta e danza magnificamente. Sono per me i veri artisti!"

Oana Rusu ha provato a lavorare all'estero, perché gli attori non hanno vita facile in Romania. "Assieme a due colleghe, ho lavorato a Napoli, ma non in teatro. Anche se la mia vita era meglio che in Romania, abbiamo decisodi tornare e di fare qui quel che ci piace di più."

Da artigiano o da attore, la strada per il successo non è mai facile, soprattutto quando sei un Rom. "Ma ognuno ha la sua stella fortunata," come ha detto Oana Rusu.

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Di Fabrizio (del 24/09/2009 @ 09:45:34, in Regole, visitato 2449 volte)

Ricevo da Ernesto Rossi

Non c'e' riduzione in schiavitu' nel caso in cui il baby accattonaggio viene praticato in "part-time", in tal caso si puo' solo configurare un'ipotesi meno grave di reato: quella di maltrattamento in famiglia. E' quanto afferma la Corte di Cassazione che ha fatto rilevare come l'impiego di minori da parte degli adulti nella richiesta di elemosina se ridotto ad uno spazio breve della giornata costituisce un'ipotesi di reato meno grave. Nella motivazione della sentenza (n. 44516/2008) la quinta Sezione penale spiega che l'adulto che sia dedito "alla mendicita' per le necessita' della sua famiglia e si dedichi a tale attivita' per alcune ore del giorno portando con se i figli" non puo' essere condannato per il reato di riduzione in schiavitu' perche' giacche' "e' ben possibile che, dopo avere esercitato la mendicita' nelle ore del mattino, nella restante parte della giornata" la madre che si dedica all'accattonaggio "si prenda cura dei figli in modo adeguato cercando di venire incontro alle loro necessita' e consentendo loro di giocare e frequentare altri bambini". Sulla scorta di tale principio la Corte ha prosciolto una nomade che era stata sorpresa due volte a mendicare con in grembo una bambina e con un figlio di 4 anni che elemosinava nei paraggi per poi consegnare i soldi a sua madre. La donna veniva condannata dalla Corte d'Assise di Santa Maria Capua Vetere a ben 6 anni di reclusione avendo ipotizzato sia il reato di riduzione in schiavitu' sia quello di maltrattamenti in famiglia. I giudici di prime cure avevano sostenuto che la donna avrebbe approfittato "di una situazione di inferiorita' psichica del minore costretto all'accattonaggio con finalita' di sfruttamento economico". Stessa decisione era stata adottata dalla Corte d'Assise d'Appello di Napoli che pero' ridimensionava la pena a 5 anni di reclusione ritenendo non ravvisabile il delitto di maltrattamenti. La donna contro una condanna cosi' pesante si e' dunque rivolta agli ermellini che ribaltando le due precedenti decisioni ha chiaramente affermato che non si puo' criminalizzare "il 'mangel' usualmente praticato dagli zingari". La donna quindi, dovra' essere condannata solo per maltrattamenti in famiglia e non per riduzione in servitu'. Deve escludersi - spiega la Corte - che la donna "facesse parte di una organizzazione volta allo sfruttamento dei minori perche' l'uomo arrestato insieme a lei, al quale la donna avrebbe versato il denaro guadagnato dal figlio con l'attivita' di accattonaggio, e' stato assolto per non avere commesso il fatto". Nella decisione a quanto pare e' stata determinante la modalita' in cui si svolgeva l'accattonaggio che veniva praticato dalle 9 del mattino fino alle 13. Proprio per questo i supremi giudici hanno evidenziato come "dalla ricostruzione dei fatti operata dai giudici del merito non emerge quella integrale negazione della liberta' e dignita' umana del bambino che consente di ritenere che versi in stato di completa servitu'".

(Data: 01/12/2008 10.01.00 - Autore: Roberto Cataldi)

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Di Fabrizio (del 24/09/2009 @ 09:00:05, in musica e parole, visitato 2500 volte)

Ricevo da Tommaso Vitale


Curatori: Roberto Cherchi - Gianni Loy
Parole chiave: Unione europea - Sinti - Rom- nazismo - fascismo - discriminazione razziale
Pubblicato nel: Settembre 2009
Pagine: 272
Editore: Ediesse

ISBN: 88-230-1365-0
Prezzo: 15.00 euro

Nell’ultimo anno è esplosa, in Italia, una vera e propria «questione Rom». Nel passato ha riguardato prevalentemente aspetti socio-culturali, a volte causa di conflitto con le popolazioni indigene che non gradiscono la vicinanza degli insediamenti di Rom e Sinti. A partire dal 2008, il fenomeno ha assunto particolari caratteri, per l’approvazione di una vera e propria legislazione speciale per questa categoria di persone, spesso cittadini italiani, ai quali, in luogo del diritto comune, si applicano norme del tutto peculiari in materia di residenza e di controlli, con la possibilità di sottoporre anche i minori a forme di identificazione mediante il rilascio delle impronte digitali. Diverse amministrazioni, infine, negano ai Rom l’accesso ai servizi e ai benefici previsti per tutti i cittadini. Il volume traccia un quadro d’insieme del fenomeno, a partire dai presupposti culturali, e approfondisce, sul piano dei diritti, la posizione di Rom e Sinti in riferimento alla Costituzione italiana e alla copiosa normativa comunitaria volta a proteggere questa etnia. Gli autori sono in prevalenza ricercatori che collaborano con università italiane, alcuni di etnia rom, a dimostrazione che anche in Italia questo popolo incomincia a riflettere sulla propria storia e sulle proprie condizioni di vita.

Il volume è curato da Gianni Loy, ordinario di Diritto del lavoro nell’Università di Cagliari e autore di saggi in materia di diritto antidiscriminatorio, e Roberto Cherchi, ricercatore di Diritto costituzionale nella stessa università.

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Di Fabrizio (del 23/09/2009 @ 09:18:38, in Italia, visitato 2288 volte)

Se ricordate il recente fatto qui denunciato riguardo al Centro commerciale Vulcano (Milano), chi mi aveva scritto è ritornata sul "luogo del delitto". Quella che segue è la sua testimonianza:

chi volesse contattare la direzione del Centro Commerciale (Gruppo Caltagirone) può cliccare sull'immagine

Oggi sono stata al centro commerciale con una ragazza rom: anche questa volta appena varcata la soglia ci è venuta incontro una guardia dicendoci che non potevamo entrare. Ho chiesto spiegazioni ma ho ricevuto risposte evasive. Siamo comunque entrate e abbiamo fatto acquisti presso il supermercato.
Sono tornata successivamente da sola e ho chiesto ad un'altra guardia di poter parlare con la direzione (la prima che avevo incontrato non aveva dato risposta alla mia richiesta): ho così potuto porre alcune domande al responsabile della sicurezza del centro, il quale si è dimostrato molto più disponibile di quanto pensassi.
La direzione è cosciente del fatto che non è legale non consentire l'ingresso a chi vuole accedere al centro, in quanto si tratta di un luogo aperto al pubblico: le guardie si devono limitare a far sapere, in questo caso ai rom, che "non sono persone gradite". In realtà mi è parso di cogliere da parte delle guardie poste all'ingresso un atteggiamento più deciso (le parole che sono state rivolte alla ragazza che era con me sono state "tu non puoi entrare").
Le motivazioni addotte sono state: in passato si sono verificati dei furti, gli abitanti del campo abusivo vicino al centro commerciale si presentano "vestiti male e maleodoranti" e alcuni di loro ubriachi.
Il responsabile delle guardie mi ha sottolineato come non si tratti di un comportamento razzista e di come non venga di fatto vietato l'accesso ai rom in quanto "se qualcuno si impuntasse per entrare potrebbe benissimo farlo".

Se per alcuni versi la spiegazione che mi è stata fornita è convincente, ci sono alcuni punti che mi lasciano perplessa.
Innanzitutto parlando con alcune ragazze rom, nonostante abbia cercato di spiegare come sia loro diritto accedere al suddetto centro commerciale, ho notato come quanto quasi ordinato dalle guardie non venga messo in discussione : non so se sia dovuto allo status ("la guardia mi dice che non posso entrare, io non entro"), alla vergogna di essere ripresi davanti agli altri clienti del supermercato nel momento in cui si tenta di entrare ("la guardia mi dice di andare via e ci sono tutti gli italiani che mi guardano male"), o magari non sono stata io in grado di spiegare loro come stanno le cose (parlo solo italiano).
Secondo me alle guardie questa cosa fa comodo: nel momento in cui dicono che "se qualcuno si impuntasse per entrare potrebbe benissimo farlo", sanno che questo non si verificherà.

In secondo luogo non mi sembra corretto generalizzare: se qualcuno ha commesso dei furti non vedo per quale motivo debbano essere identificati tutti come ladri, se qualcuno si è presentato ubriaco perché tutti non possano entrare.

Per quanto riguarda la questione del'igiene, il campo nel quale abita questo gruppo di rom è abusivo, senza acqua corrente: non si può certo considerare il massimo della pulizia, ma posso assicurare che l'aspetto di queste persone è sempre decoroso. E comunque non penso possa essere considerata una motivazione valida: per assurdo se tutti gli esercizi commerciali si comportassero a questa maniera, quanti sarebbero le persone che vivono in stato di indigenza a morire di fame a Milano?

Veronica Mognoni

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Di Fabrizio (del 22/09/2009 @ 09:38:36, in Europa, visitato 1344 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

BalkanInsight.com 17 settembre 2009 - Le famiglie rom espulse da Belgrado trovano una gelida accoglienza al sud by Goran Antic and Nikola Lazic

Vranje (archive)

I Rom cacciati dalla capitale serba dopo che le autorità hanno spianato la loro baraccopoli, sono andati ad arrangiarsi in remote città regionali.

In un prefabbricato di 15 m2, accanto ad una sudicia toilette, Fernando Kamberi, di un anno, succhia allegro dal suo biberon.

Su fratello, Orlando, di quattro anni, è in piedi lì vicino, tutto preso nell'ultimo morso ad una fetta di pane e paté. Il muco del suo naso condisce il pasto, l'unico della giornata.

Gli altri tre bambini della famiglia osservano Fernando and Orlando con invidia. Sono sicuramente delusi, perché non verrà lasciato del cibo per loro.

"Mangiamo, dormiamo e ci diamo il cambio nello stesso posto - sette di noi condividono una sola coperta per dormire," dice Nevzadija Kamberi, madre della scontenta nidiata.

"Non c'è bisogno di una toilette o di una tinozza, perché manca l'acqua corrente. Aspettiamo che scoppi un'epidemia."

Questo è l'ironico destino di una famiglia rom, deportata dalla cosiddetta "città di cartone" sotto il ponte Gazela a Belgrado, dopo che la città ha ottenuto un prestito di 3 milioni di euro dalla Banca Europea per ricostruire il ponte.

I Rom che vivevano sotto il ponte sono semplicemente stati impacchettati sui bus il 31 agosto e spediti in altre città in tutto il paese.

I bulldozer hanno distrutto la baraccopoli illegale, che ospitava diverse centinaia di famiglie rom, di fronte ai loro occhi.

Gli incaricati comunali di Vranje dicono di 13 famiglie, circa 69 persone in totale, spedite 360 km. a sud della loro città, vicino al confine col Kosovo e la Macedonia.

Sono soltanto alcuni del numero totale degli espulsi. Quanti erano registrati al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, hanno ricevuto un compenso di 200.000 dinari, circa 2.200 euro.

In posizione peggiori quelli che non erano registrati, che non hanno ottenuto alcun compenso riparatorio e nessun assistente sociale si prende cura di loro.

La disperazione contrassegna il volto di Kamberi mentre ricorda gli eventi degli anni recenti. In cerca di una vita migliore, si era trasferita a Belgrado 10 anni fa. Lì aveva una famiglia, che da allora ha lottato per sopravvivere.

Dal 31 agosto, vivono su una collina sopra Vranje in una capanna senza acqua o elettricità. Per gli occhi del Ministero del Lavoro sono cittadini che non esistono.

Kamberi dice che lo staff del Centro Lavoro Sociale e la municipalità di Vranje li hanno incontrati. "All'inizio, ci hanno dato un container assieme a 2.000 dinari per le necessità. Abbiamo passato lì una notte, ma poi ci hanno lasciato da soli," dice.

"Cosa facciamo adesso? Viviamo sotto un tetto di metallo, nessuna strada qui vicino, senza acqua, elettricità o cibo. Siamo qui da due settimane e non abbiamo ancora fatto una doccia."

I bambini di Kamberi dovrebbero andare a scuola presto, ma Irinka esita nel lasciarli andare in queste condizioni.

"Sarebbe vergognoso andare a scuola in questo stato - sporchi, con i pidocchi, affamati, senza neanche una matita."

Nurija Zecirova è in parte più fortunata. Ha ricevuto un compenso di 200.000 dinari dallo stato, in quanto una delle 13 famiglie rom "registrate".

"Li abbiamo usati per pagarci subito un alloggio, ma i soldi sono finiti subito e ora non abbiamo niente per vivere," dice.

"Mio marito ha problemi di cuore e mio figlio di 14 anni invece di andare a scuola scava in cerca di patate."

Anche la sua famiglia vive in un cottage sulla collina sopra la città. Di fronte alla casupola arde un fuoco dove viene bollita e risciacquata la biancheria. La legna per il fuoco è presa dalla montagna.

Il suo vicino, Kenan Kamberi, spiega perché ha rifiutato di registrarsi con le autorità di Belgrado.

"Quelli che si sono registrati a Belgrado hanno avuto 200.000 dinari per famiglia. Ma noi non l'abbiamo fatto perché c'era gente a Belgrado che ne aveva fatto un vero affare. Ti avrebbero registrato come residente al tuo indirizzo, ed in cambio chiedevano dai 300 ai 500 euro."

Quasi tutti i Rom trasferiti a Vranje da Belgrado campavano della raccolta e vendita di materiale di risulta.

"Praticamente, ripulivamo Belgrado che alla fine ci ha espulsi," dice Kenan Kamberi. "Vorremmo fare la stessa cosa qui [a Vranje], ma non ci è permesso."

Nessuno di loro ha trovato un lavoro. Nell'impoverita Vranje, dove il 10% degli 80.000 abitanti sono senza lavoro, ci sono licenziamenti freschi ogni giorno. La prospettiva per i marginali Rom del ponte Gazela a Belgrado sono senza speranza.

La situazione è particolarmente pesante per gli anziani. Tra i Rom espulsi c'è Zulifi Kamberi, 65 anni, la cui faccia porta le tracce di una vita difficile. "Non ho istruzione, ma ciò non significa che sia stupido," dice in piedi accanto alla stufa arrugginita di fronte alla sua baracca.

"Sono un vecchio, stanco, uomo malato, l'inverno si sta avvicinando e non ho un ramo per accendere il fuoco," dice, "Ho fumato per 50 anni e non posso permettermi un pacchetto di sigarette".

Branimir Stojancic, incaricato del governo locale di Vranje, responsabile per le questioni sociali, dice che la municipalità sta facendo tutto il possibile per aiutare questa gente, anche se non ha dati precisi su quanti siano realmente arrivati da Belgrado.

"Alle 13 famiglie con i dati sociali completi, il Ministero ha dato circa 200.000 dinari a famiglia, ma non sono stai gli unici ad arrivare, perché da Belgrado sono arrivati Rom per tutta la notte," dice.

Stojancic dice che le autorità locali aiuteranno tutte le famiglie di cui sia provata l'origine nella città di Vranje.

"A quanti sono originari di Vranje e a chi ha i requisiti legali forniremo sicurezza finanziaria," insiste. "Riceveranno 20.000 dinari al mese, a seconda della loro situazione finanziaria e della loro integrazione nel sistema sociale di assistenza."

Stojancic ha aggiunto che i governi locali sono ora responsabili del destino dei Rom espulsi da Belgrado.

"Faremo ogni sforzo possibile, ma è un problema che durerà perché affonda nel tempo," ha detto.

Goran Antic and Nikola Lazic are journalists with Vranjske Novine. Balkan Insight is BIRN`s online publication.

NdR: Ne avevo già scritto QUI e tutto sommato quello sgombero era descritto come più "umano" rispetto a quanto accade in Italia. In realtà ogni sgombero, invece di risolvere i problemi, ne porta di altri e questa cronaca è solo un esempio. Una curiosità: leggendo i commenti all'articolo di BalkanInsight, si dice più o meno che un paese che tratta così le proprie minoranze non dovrebbe far domanda di entrare nell'Unione Europea. Secondo me, e le cronache che pubblico ne sono una prova, purtroppo anche la Serbia si sta adeguando agli standard europei.

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