Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

siamo amici da quasi 50 anni, una vita! Per gli amici, questo e altro! Se passate di li', fategli un saluto da parte mia...

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La redazione
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\\ Mahalla : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 30/06/2011 @ 09:48:59, in musica e parole, visitato 1066 volte)

Il 7 luglio presso la FNAC (Galleria Commerciale Porta di Roma Via Alberto Lionello, 201) Jole Severi Silvestrini presenterà il suo libro Oggi mi sa che muoio. L'incontro sarà presentato dal Commissario Regione Lazio della CRI e ci saranno anche numerosi rappresentanti della comunità Rom, tra cui Adzovic Najo, autore di Il popolo invisibile e delegato del sindaco ai rapporti con la comunità rom.

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Di Sucar Drom (del 30/06/2011 @ 08:58:44, in lavoro, visitato 1267 volte)

sabato 2 luglio dalle 19.30 alle 23.30
alla Festa Democratica provinciale PD a Seriate, via Pastrengo

PICCOLA SARTORIA SINTA laboratorio di sartoria di Treviglio
Opera Nomadi Milano e Comune di Treviglio

vi invita a conoscere il nostro progetto e i manufatti da noi prodotti!

L'appuntamento su Facebook

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Di Frances Oliver Catania (del 29/06/2011 @ 09:14:14, in Italia, visitato 1197 volte)

Articolo precedente QUI. L'autrice del post che segue mi ha chiesto di provare a mobilitare la stampa sul caso che presenta. La vedo dura: certi giornalisti non alzano il culo dalla sedia neanche quando gli sgomberi avvengono a due passi dalla loro sede, figuriamoci se hanno voglia di muoversi per un paesino perso nella campagna del nord-est milanese, quando anche nella zona gli appelli vanno a vuoto. RINGRAZIO QUINDI CHI MI AIUTERA' A FAR CIRCOLARE LA NOTIZIA.

Con la presente vi racconto del mio contatto con la famiglia Halilovic e dei loro rapporti col comune di Pessano con Bornago.

Alcuni anni fa ho conosciuto la signora Maria, fuori dal supermercato locale dove si siede a mendicare, e col tempo mi sono molto affezionata a lei. E' una donna straordinaria, una Romnì bosniaca che è sopravvissuta a persecuzioni e sgomberi per tutta la vita, e mi ha detto che lei e la sua famiglia sono nuovamente minacciati di sgombero, nel campo che in gran parte era già stato sgomberato a novembre 2010.. Mi ha detto che è solo una questione di tempo prima che completino il lavoro, e che la sua famiglia comprende un figlio cieco, Spaho, che sarebbe buttato anche lui per strada. Mi ha detto di soffrire di cuore, di avere un triplo by-pass e che non pensa di poter sopravvivere ad un ennesimo sgombero.

A quel punto ho capito che non potevo rimanere a guardare senza fare nulla, così ho deciso di battermi e fare tutto quanto in mio potere per aiutarla. Sono andata al campo per parlare con la famiglia, la prima di tante visite. Suo figlio Edin mi ha fatto una breve storia dal loro punto di vista sugli ultimi otto anni, da quando avevano comprato un piccolo appezzamento di terreno, sperando di potersi stabilire in modo permanente e di integrarsi, mandando anche i loro figli alle scuole locali. Ha insistito sul fatto che i loro caravan non erano fissati al suolo, pensando allora che questo avrebbe potuto essere il problema legale, che il comune usava come leva per liberarsi di loro. Come si è scoperto in seguito, la nuova legge proibisce anche lo stazionamento di roulotte su di un "terreno agricolo". Ovviamente volevano renderlo abitabile con elettricità, acqua e servizi igienici, ma le loro richieste sono state rifiutate e le strutture da loro installate sono state abbattute. In otto anni hanno avuto otto ordini di sfratto e speso ingenti somme di denaro per l'avvocato e gli appelli.

Di seguito sono andata a parlare col loro avvocato a Milano, che mi ha detto di aver provato di tutto ma che questa volta non c'era più niente da fare e che non poteva più aiutarli (questo si vede chiaramente nel film/documentario di Laura Halilovic, quando l'avvocato arriva carico di cartelle al campo, incapace di dar loro altri consigli). La data prevista per lo sgombero era il 16 maggio di quest'anno.

Poi ho avvicinato i servizi sociali ed il sindaco del comune (guidato da 20 anni dal centro sinistra!). Sono stata accolta con generale indifferenza ed in alcuni casi palese ostilità. Mi è stato detto che il comune aveva fatto molte cose per favorire ed aiutare i Rom ad integrarsi (con l'Opera Nomadi), ma che loro avevano abusato della loro buona volontà, e che da 3 famiglie erano diventate 33. Che il campo era diventato un centro di criminalità di ogni sorta e che era stato un giudice a predisporre l'ordine di confisca del terreno a cui sarebbe seguito lo sgombero. Che il campo era a rischio per la salute e pure un "abuso edilizio". Quando ho chiesto cosa intendevano fare per donne, disabili e bambini, la risposta è che erano "abusivi" e che erano non-residenti, quindi, niente da fare. (In nessun modo è stata mai offerta loro la possibilità di diventare residenti, perché secondo il comune non avevano un indirizzo  - d'altra parte hanno ottenuto l'indirizzo quando è arrivato l'ordine di sgombero!). Ha aggiunto che la gente di Pessano c/B aveva espresso numerose lamentele sul loro conto, e che le persone che avevano orti nei pressi del campo erano state derubate e minacciate.

A questo punto ho iniziato a scrivere lettere, devono essere state centinaia a tutte le associazioni dei diritti umani che ho potuto trovare (di cui posso fornire esempio) e dopo alcuni mesi ho trovato a Milano un avvocato straordinario che fa parte di un gruppo chiamato "Avvocati per Niente", che ha acconsentito ad aiutarci per proteggere minori, donne e disabili. Ha scritto una lettera al comune, indicando i loro obblighi giuridici nei confronti di donne e bambini e chiarendo che se da parte del comune ce ne fosse stata la volontà, era disposto a discutere la questione in qualsiasi momento. Il comune non ha mai risposto a quella lettera. Aveva anche suggerito di cercare di ottenere per la famiglia di Maria un "permesso di soggiorno" per ragioni umanitarie. Nel timore di uno sgombero brutale molte famiglie, inclusa quella di Edin, hanno lasciato il terreno per andare in posti alternativi, ma quelli che non avevano alternative, i più fragili e vulnerabili del gruppo, hanno spostato le roulotte dal terreno in questione e si sono accampati sulla strada al margine. Arrivato il 16 maggio non è avvenuto nessuno sgombero, quasi sicuramente per la concomitanza con le elezioni locali, ma nell'ultimo fine settimana i vigili urbani hanno visitato il campo tre volte, dicendo loro senza mezzi termini che a breve ci sarà un altro ordine di sgombero e devono prepararsi ad andare in tempi brevi.

Ho parlato col nuovo sindaco (Giordano Mazzurana - ex DC), che mi ha detto che questo sgombero è inevitabile, perché i Rom sono accampati per strada e questo è illegale. Sono andata a parlare col parroco che conosce bene Giordano e che è disposto ad incontrarsi con l'avv. Guariso e Giordano per vedere se possono sedersi attorno ad un tavolo per trovare una soluzione civile al problema. Questo si sta dimostrando difficile in quanto sono tutti molto impegnati in questo periodo (e vi è una certa mancanza di volontà a trovare il tempo!).

Non ho ancora perso la speranza. Rifiuto di credere che casi portati alla Corte dei Diritti Umani per antidiscriminazione hanno vinto, e non possiamo in qualche modo fermare questa folle crudeltà. Ascoltando le chiacchiere della gente, comprendo che i Rom sono l'ultimo bastione di razzismo, intolleranza e xenofobia. Ho sentito dire di loro che sono pieni di odio violento e di ignoranza abissale, che mi rendo conto che si devono fare leggi, rendere cosciente la stampa, svegliare l'opinione pubblica, sul fatto che queste persone, i loro bambini e nipoti che sono nati in Italia sono ancora senza documenti, e vivono in una sorta di purgatorio legale, senza alcuna apparente possibilità di diventare italiani, spostati da un posto all'altro senza alcun pensiero reale per un'alternativa durevole.

Lettera in originale inviata anche alla stampa.

Un caro saluto con i migliori auguri,

Frances Oliver Catania

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Da FULOG

L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni procede spedita verso il 6 luglio, data probabile di approvazione del regolamento su internet e diritto d'autore.

Il 6 luglio si colloca a ridosso dell'anniversario dell'indipendenza americana ( il 4 luglio) ma segnerà per il web italiano una data da ricordare per ben altri motivi rispetto a quelli "nobili" dei legislatori statunitensi.

Nel frattempo, guardate bene quello che è successo in questi giorni ( e quello che accadrà).

Caso numero 1.

Sono un'associazione di consumatori con un canale Youtube frequentato da migliaia di Consumatori.

Qualcuno chiama l'emittente televisiva Mediaset e le dice che ho messo sul mio canale due frammenti di video protetti da diritto d'autore.

Mediaset si attiva e segnala a Youtube la violazione del diritto d'autore (domani all'AGCOM).

Dove sono i Server di Youtube?

In Irlanda.

Ahia non si può fare la rimozione selettiva dei files perché i siti non sono in Italia.

Cosa si fa allora?

Si cancella l'intero canale su Yotube.

Fantadiritto?

No, è quello che è successo due mesi fa all'Unione Nazionale Consumatori, la più antica Associazione di tutela dei Consumatori, che si è vista dall'oggi al domani cancellare il canale sul quale erano presenti qualche spezzone di trasmissione di programmi Mediaset.

I video in questione denunciavano alle Iene e a striscia la notizia alcune truffe ai danni dei consumatori che sono poi stato oggetto di indagine della Magistratura..

Peraltro all'interno del canale c'erano anche video autoprodotti con campagne informative a favore di categorie disagiate.

Tutto sparito.

Puf!

Sulla base della segnalazione di violazione del diritto d'autore.

Ora, dal 6 luglio ad organizzare la "sparizione" sarà l'AGCOM con tutti i suoi ( potenti…) mezzi.

Caso numero 2

Guardate un po' qui cosa è successo:

"Vado in vacanza torno e metto un video su youtube con i filmini della scorsa estate per farli vedere agli amici… Un bel videomontaggio… macchiato dall'unica pecca di avere, in sottofondo e coperto dalle voci dei protagonisti, la hit di Shakira e di qualche altro artista… pochi secondi per ogni brano, giusto il primo loop del ritornello (tanto per ricordare i tormentoni estivi)…

Improvvisamente me li trovo CANCELLATI…!!

Youtube mi notifica questa mattina con una mail:

"Il tuo video Aprile Maggio 2010 potrebbe contenere materiale di proprietà o concesso in licenza da WMG.

Non è richiesta alcuna azione da parte tua; se ti interessa sapere come ciò influirà sul tuo video, visita la sezione "Corrispondenze ID video" del tuo account per ulteriori informazioni."


Poi di fatto il video non era stato cancellato, ma avevano tolto l'audio… Sembrava un muto di Charlie Chaplin

Ripenso ai vecchi 8mm, i SUPEROTTO di mio padre, quando faceva i montaggi con le pellicole e ci metteva in sottofondo INTERE canzoni dei Platters. Cosa sarebbero quelle scene di quando avevo 3 anni senza "Only You" o "Smoke gets in your eyes"… LA NOSTRA STESSA STORIA è composta dalla musica… Un po' come togliere le canzoni di battaglia agli eserciti o la canzone di amore alla scena di un bacio…"

http://avvangelogreco.blogspot.com/2010/12/youtube-ci-vuol-togliere-la-nostra.html

Anche questo già succede e succederà sempre di più a partire dal 6 luglio.

Caso numero 3

Il mio sito o il mio blog sono situati su server esteri.

"Posso stare tranquillo, io rispetto la legge sono un cittadino modello di cosa debbo preoccuparmi?".

E invece no.

PUF!

Il mio sito sparisce senza che io ne sappia nulla perché magari sono in vacanza oltre i cinque giorni.

E non ho ricevuto nulla, oppure perché per qualche motivo non mi è arrivata alcuna comunicazione.

Chiamo disperato il provider che non mi sa dare alcuna spiegazione.

Ma come può essere stato possibile?

Anche questo è successo nelle scorse settimane.

Per un errore dell'Amministrazione Americana ottanquattromila siti che non svolgevano alcuna attività illecita, siti di ricette di cucina, associazioni bocciofile, imprese e blog privati, organi di informazione on line sono scomparsi dall'oggi al domani, scambiati per siti pedopornografici e semplicemente cancellati senza preavviso.

Quando è stato scoperto l'errore migliaia di siti non sono più tornati on line, persi nell'inferno delle cancellazioni tecnologiche "mirate" e tutto ciò grazie ad una delle procedure tecniche che l'AGCOM italiana intende introdurre, ovvero l'inibizione dei DNS per i siti esteri, che impedirà a milioni di cittadini italiani di vedere tali siti, senza la consapevolezza del perché questo stia accadendo.

Semplicemente chi doveva presiedere a questa cancellazione ha sbagliato i DNS e PUF!

Sono scomparsi ottanquattromila siti e blog di informazione, marchiati dell'infamia della pedopornografia.

E ad agire lì è stato il Dipartimento della sicurezza interna statunitense, pensate quando a fare questa cosa sarà l'italica ed organizzata AGCOM!.

Chi risarcirà i blogger, i siti di informazione, le piattaforme di UGC che scompaiono in caso di errori?

A chi verranno addebitati gli errori dei titolari dei diritti che segnalano una violazione che non c'è, visto che non esiste alcuna sanzione per chi fa una notifica non basata sul diritto?

L'AGCOM non ha pensato di rispondere a nessuna di queste semplici domande.

Nel corso dei prossimi giorni indicherò tutti gli altri casi simili che vi invito a segnalarmi anche attraverso questo blog.

Buon 6 luglio!

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

Studio Legale Roma Sarzana & Associati


ed ancora:

DELIBERA N. 668/10/CONS CHE METTE A RISCHIO LA LIBERTA' DI ESPRESSIONE VIA WEB (per info continua a leggere)

ESEMPIO DI TESTO DA INVIARE AI CONSIGLIERI AGCOM: è possibile spedire questo appello ai Consiglieri AGCOM ai seguenti indirizzi: c.calabro@agcom.it - a.martuscello@agcom.it - s.mannoni@agcom.it - e.savarese@agcom.it - r.napoli@agcom.it - n.dangelo@agcom.it - m.lauria@agcom.it - s.sortino@agcom.it - g.magri@agcom.it

"Vi chiediamo di astenervi dall'adottare la nuova regolamentazione numero 668 2010 che vi darebbe il potere di rimuovere contenuti da siti internet italiani e di chiudere i siti stranieri, se sospettati di violare il copyright. Nessuna decisione che sopprime la libertà della rete e i nostri diritti fondamentali di accedere alle informazioni può essere presa senza la decisione di un giudice. Vi chiediamo di rimettere la questione al Parlamento, come prevede la nostra Costituzione."

Cosa prevede la delibera [Tratto dalla sintesi di www.valigiablu.it] Secondo la delibera AGCOM, se il titolare dei diritti di un contenuto audiovisivo dovesse riscontrare una violazione di copyright su un qualunque sito (senza distinzione tra portali, banche dati, siti privati, blog, a scopo di lucro o meno) può chiederne la rimozione al gestore. Che, «se la richiesta apparisse fondata», avrebbe 48 ore di tempo dalla ricezione per adempiere. CINQUE GIORNI PER IL CONTRADDITTORIO. Se ciò non dovesse avvenire, il richiedente potrebbe, secondo la delibera ancora in bozza, rivolgersi all'Authority che «effettuerebbe una breve verifica in contraddittorio con le parti da concludere entro cinque giorni», comunicandone l'avvio al gestore del sito o del servizio di hosting. E in caso di esito negativo, l'Agcom potrebbe disporre la rimozione dei contenuti. Per i siti esteri, «in casi estremi e previo contraddittorio», è prevista «l’inibizione del nome del sito web», prosegue l'allegato B della delibera, «ovvero dell’indirizzo Ip, analogamente a quanto già avviene per i casi di offerta, attraverso la rete telematica, di giochi, lotterie, scommesse o concorsi in assenza di autorizzazione, o ancora per i casi di pedopornografia».

TESTO DELLA DELIBERA:
http://danielelepido.blog.ilsole24ore.com/files/delibera_668-10-cons.pdf

COSA POSSIAMO FARE
http://www.agoradigitale.org/nocensura

ULTERIORI INFORMAZIONI
http://sitononraggiungibile.e-policy.it/it/faq/

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Di Fabrizio (del 27/06/2011 @ 09:27:17, in Italia, visitato 1156 volte)

from testardo on Vimeo.

Documentario sulle condizioni dei Rom, Sinti e Caminanti a Torino.
A documentary about Rom's, Sinti's and Caminanti's life conditions in Turin (Piedmont, Italy)

autori: Sara Marconi e Francesco Mele
camera: Federico Tonozzi
montaggio:Roberto Carini
musica: Luca Morino aka morinomigrante
fotografie: Augusto Montaruli
voci: Lorenzo Fontana e Manuela Grippi
traduzione: Oana Patraucean

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Di Sucar Drom (del 27/06/2011 @ 09:22:48, in Italia, visitato 1182 volte)

COMUNICATO STAMPA
IL NUOVO ASSESSORE ALLA SICUREZZA COME PRIMO ATTO DEL SUO MANDATO - SGOMBERA, SGOMBERA, SGOMBERA, SGOMBERA, SGOMBERA, SGOMBERA - UN APPELLO DELLA FEDERAZIONE ROM&SINTI INSIEME E DELLA CONSULTA ROM AL SINDACO DI MILANO

La Federazione Rom&Sinti e la Consulta Rom di Milano denunciano che il nuovo assessore alla sicurezza del Comune di Milano, Marco Granelli, come primo atto del suo mandato ha proceduto a far eseguire lo sgombero di 6 insediamenti abusivi di rom rumeni e sinti italiani. 174 persone, la metà minori, costrette a spostarsi da un punto all’altro della città in un assurdo e crudele carosello, una pratica che si pensava conclusa con l’uscita di scena di De Corato che aveva fatto dei suoi 540 sgomberi un trofeo personale. Una pratica che non aveva sortito allora e non sortisce ora nessun risultato se non costi sociali altissimi e un grande dispendio di denaro pubblico, utile soltanto a fomentare discriminazione e persecuzione.
Ci preoccupa che il nuovo assessore sappia fare solo quello che ha fatto il suo predecessore, sbandierando il “fermo rispetto delle regole” e dimenticando, nonostante la sua esperienza di volontario Caritas, non solo il principio di solidarietà ma le infinite raccomandazione delle autorità internazionali a tutela della minoranza rom e sinta, tra le quali, a proposito di regole, il divieto di eseguire sgomberi senza alternative sociali, in primo luogo senza tutela dei minori.
Ci sorprende la scelta del nuovo assessore che non si rende conto che sul tema dei rom l’unica vera emergenza è la condizione di fragilità di queste piccole comunità (sono circa 800 i rom irregolari nel territorio del Comune secondo il censimento del prefetto) che nella città occupata nei piani alti dalle drine calabresi e dalla corruzione amministrativa occupano spazi abbandonati, discariche, sottoponti per cercare una via d’uscita dalla loro miseria.
Ci domandiamo se questa è la politica della nuova giunta che è stata eletta anche grazie al voto dei rom italiani e rumeni che con la loro partecipazione hanno espresso la speranza che cessasse il clima di pregiudizio, di discriminazione e di caccia al rom per scopi elettorali.
Per tutto questo la Federazione Rom&Sinti insieme e la Consulta Rom di Milano rivolgono al nuovo sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, un appello pressante
· perché il problema delle comunità rom e sinte presenti sul territorio milanese venga affrontato nel rispetto dei diritti umani e del principio di uguaglianza che riguarda ciascun cittadino;
· perché si sospenda la politica degli sgomberi senza senso che tanti danni hanno provocato a comunità già fragili e inutili costi alla collettività;
· perché si avvii da subito un confronto con le comunità rom e sinte per elaborare un progetto che ridiscuta il piano Maroni e l’utilizzo dei relativi fondi, in modo da stabilire un clima di convivenza serena nella città delle mille comunità e delle mille risorse culturali e umane delle quali la comunità rom e sinta è parte integrante.

Federazione Rom e Sinti Insieme C.F. 97510400589
Segreteria: Via don Enrico Tazzoli, 14, 46100 Mantova
telefono 0376 360643, fax 0376 318839 e-mail: romsinti.insieme@libero.it
web: http://comitatoromsinti.blogspot.com

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Di Fabrizio (del 26/06/2011 @ 09:02:18, in media, visitato 1015 volte)

Da Romanian_Roma

ROMA Transition By George Lacatus

15/06/2011 - Bah Tv, un canale di nicchia per le minoranze rumene e Rom in particolare, è stato lanciato l'8 aprile, Giornata Internazionale dei Rom. Come nota a margine "Bah" significa fortuna in romanés. Inizialmente, la nuova stazione televisiva trasmette online. Durante il giorno, Bah Tv trasmette musica rom e la sera, talk show.

Il proprietario della televisione è Constantin Ninel Potirca (foto sopra), capo di un gruppo di uomini d'affari rom, ed ex candidato alle presidenziali nel 2009. "Voglio dedicare questo successo a tutte le minoranze in Romania e specialmente alla minoranza rom, la minoranza a cui sono orgoglioso di appartenere. Attraverso la creazione di questa stazione, vogliamo mostrare al mondo che possiamo ottenere qualcosa, che siamo degni di fiducia. Vogliamo presentare la nostra storia ed il nostro impegno ai nostri rappresentanti d'affari. Vogliamo esporre i nostri problemi per collaborare con gli altri e trovare soluzioni più facilmente," ha detto.  Aggiungendo che "Vogliamo che ci conosciate in profondità, così che possiate apprezzare il nostro vero valore e possiamo mostrare al mondo che noi, minoranze, siamo orgogliose di cosa siamo. Ecco perché abbiamo scelto lo slogan -Assieme in Europa-, per mostrare che siamo partner su base egualitaria, coinvolti nelle questioni UE e siamo sempre pronti ad aiutare a trovare una soluzione."

La stazione trasmette in rumeno.

"Il target sarà generalista, composto soprattutto da minoranze. Il pubblico includerà anche i Rumeni. Siamo interessati ai Rom, dal punto di vista dell'etnia. I programmi saranno in rumeno, ma se troveremo materiale in altre lingue, trasmetteremo anche quello", ha detto Horia Enasel, direttore dei programmi di Bah TV.

Il proprietario della stazione TV ha detto che l'investimento iniziale è stato di 100.000 euro e che nel prossimo periodo investirà ancora 500.000 euro.

La struttura e la provenienza dei programmi sarà: programmi autoprodotti 92,5%, produttori di audiovisivi 7,5%. Secondo i tipi di spettacolo, la stazione trasmetterà programmi informativi 47%, programmi educativi, culturali, religiosi 8,5%, programmi di intrattenimento e altri programmi 37% (12% pubblicità e televendite).

Al mattino verranno trasmesse notizie, musica folk e pop di interesse per le minoranze rumene. La notte e nei fine settimane, la programmazione consisterà in documentari scientifici e culturali. Pilastro della stazione sarà il talk show "Confluent", trasmesso in diretta alla fine della giornata. Altri programmi condotti sul canale sono "E loro sono nostri", "Ti ascoltiamo", "Arpeggi" ecc.

Bah TV si può vedere su www.bahtv.ro

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Di Fabrizio (del 25/06/2011 @ 09:56:16, in Regole, visitato 1047 volte)

L'Espresso di Fabrizio Gatti

I moduli dati a vigili e agenti per indicare il gruppo etnico delle persone identificate. Un censimento occulto. E vietato (20 giugno 2011)

Schedature dei cittadini in base al gruppo etnico. A Milano non se ne aveva notizia dalla caduta del fascismo. Basta invece sfogliare alcune schede personali, compilate dai vigili urbani durante l'era del sindaco Letizia Moratti, per scoprire che la pratica è stata adottata per anni. E probabilmente è ancora in corso. Il gruppo etnico di appartenenza è uno dei campi da riempire nel modulo di identificazione. Per gli italiani, viene scritta la formula generica: "Europeo mediterraneo". Soltanto per i rom, nomadi o stanziali che siano, italiani o stranieri, viene precisata l'appartenenza. Sulle schede appare appunto la scritta "rom". Fatta così è sicuramente una discriminazione: i rom non sono cittadini europei? Ovviamente sì. Allora perché rimarcare l'etnia di appartenenza soltanto per loro?

Ma c'è di più. Gli uffici della vigilanza urbana, ora promossa al rango di polizia locale, avrebbero sbagliato numerose schede. I funzionari milanesi, comprensibilmente confusi su geografia e antropologia, avrebbero schedato come rom numerosi cittadini romeni che rom non sono. Il risultato è prima di tutto statistico. Si tratta di solito delle schede sulle persone indagate o arrestate con l'accusa di avere commesso reati. Così la minoranza rom si ritrova ingiustamente accusata di crimini che non ha mai compiuto. Non solo a Milano, ma a livello nazionale. Le schede vengono infatti consegnate al gabinetto di Polizia scientifica della questura. E da lì, i dati sono inseriti nel casellario centrale d'identità, potente archivio del dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell'Interno. Nessuno è in grado di calcolare quante siano le persone coinvolte nell'errore.

La responsabilità della schedatura non è soltanto dei vigili urbani di Milano. Le voci che appaiono sul modulo prestampato sarebbero state decise dal ministero dell'Interno e sono identiche per tutte le questure d'Italia. Gli stessi moduli vengono distribuiti anche ai comandi della polizia locale che hanno allestito un laboratorio per il fotosegnalamento. E' l'operazione in cui alla persona da arrestare o semplicemente da identificare viene scattata la fotografia di fronte e di lato. E vengono prese le impronte digitali e i dati personali. La voce "gruppo etnico" compare almeno dal 2008. "I moduli distribuiti alle questure e alla polizia locale sono gli stessi", spiega un funzionario del ministero, "il campo "gruppo etnico" è compreso tra le caratteristiche antropologiche. Ma la sua compilazione non è obbligatoria, né consente la ricerca automatica nel databe del casellario. Non posso cioè digitare al terminale un gruppo etnico e avere l'elenco di tutti gli appartenenti. Gli uffici di fotosegnalamento della polizia di Stato lasciano di solito il campo libero: il gruppo etnico viene specificato soltanto se si è di fronte a una persona senza documenti, che non è in grado di dare notizie sulla propria identità o nazionalità. Ma non sappiamo quali disposizioni siano state date dai comandi di polizia locale".

Le polizie locali insomma decidono da sé. E' l'effetto della secessione della sicurezza, tanto cara all'attuale ministro dell'Interno, Roberto Maroni, e alla Lega Nord. Ecco alcuni casi, tra quelli scoperti da "l'Espresso". Vasile C., 25 anni, e Ioan N., 49, vengono arrestati per ricettazione. E registrati nel casellario dalla polizia locale di Milano secondo i normali criteri: cognome, nome, padre, madre, sesso, data di nascita, stato civile, luogo di nascita, provincia, Stato di nascita, residenza, comune, provincia, cittadinanza, professione, motivo del segnalamento, impronte digitali, impronte palmari e fotografie del volto. Non basta questo alla precisione dell'identificazione? No, i vigili compilano anche il campo "gruppo etnico": rom.

"L'Espresso" ha rintracciato gli agenti che hanno fatto le indagini, ma non il fotosegnalamento: "Erano romeni, non rom", spiegano. Tre mesi dopo vengono arrestati i presunti capi della banda, cinque italiani. Uno è nato a Como, due a Gravedona e Valsolda in provincia di Como, due a Melito Porto Salvo, Reggio Calabria. E quale può essere il gruppo etnico dei cinque? Lombardo insubrico per i comaschi? Grecanico-ionico per gli altri due? I vigili scrivono semplicemente: "Europeo mediterraneo", una classificazione generica che comprende milioni di cittadini da Gibilterra a Istanbul.

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Di Fabrizio (del 25/06/2011 @ 09:05:38, in Europa, visitato 1268 volte)

Osservatorio Balcani e Caucaso Bernardo Venturi 21 giugno 2011

Sono una parte importante della popolazione moldava, e guardano più alla Russia che all'Europa occidentale. È la comunità rom. Andiamo alla sua scoperta in compagnia di Ion Duminica, ricercatore, a volte "gagè", a volte "zingaro"

Ritratto, Moldavia - Silvia Biasutti

"Sono cresciuto subendo una doppia discriminazione: per i rom ero un gagè, un non-zingaro, mentre i compagni di scuola mi apostrofavano come "zigano". Ion Duminica è oggi uno dei più grandi esperti della storia e cultura rom in Moldavia. Da quando lavora per l'Accademia delle Scienze della Moldavia ha girato per villaggi, ascoltando tantissime storie e racconti tramandati oralmente, le uniche fonti per ricostruire storia e tradizioni rom.
La sua doppia origine – "sono rom al 50%" – gli ha permesso ricerche storico-culturali muovendosi da angolature diverse, ma gli ha anche creato non pochi problemi. Per Ion non è stato facile guadagnarsi la fiducia degli abitanti di tanti villaggi e non essere considerato come "altro".
All'Accademia delle Scienze oggi lavora presso il Centro del Patrimonio Culturale dell'Istituto di Etimologia, impegnato dal 2004 a comprendere la cultura e la storia rom in Moldavia, un lavoro mai fatto prima in modo organico: l'unico testo ad ampio respiro sull'argomento risale al 1837. "Ricercando sulla cultura e la storia rom in Moldavia facilitiamo la loro integrazione sociale e politica nella società democratica", racconta ancora Ion.

Fotogallery: Viaggio a Chisinau, Moldavia - Silvia Biasutti

I rom in Moldavia
Le prime tracce di presenza rom in Moldavia risalgono all'inizio del 1400. La loro storia è caratterizzata dalla sopravvivenza di alcuni modelli etnici, linguistici e culturali, perdurati per secoli. Un popolo che ha fatto della diversità una delle sue caratteristiche e che viene qui chiamata "rom" solo per convenzione.
In un censimento del 2004, i cittadini dichiaratisi rom erano oltre 12 mila, equivalenti allo 0,36% della popolazione moldava. Stime di questo tipo, comunque, sono del tutto parziali ed è difficile avere un'idea più precisa: chi ha lavorato al censimento del 2004 non era di etnia rom e ciò ha portato molti rom a non dichiararsi tali. "Un dato realistico potrebbe essere trai 200 e i 250 mila" sostiene Ion Duminica.
In Moldavia, Ion ha individuato 11 gruppi rom, differenziandoli a seconda delle professioni, della tipologia abitativa, dell'organizzazione familiare e sociale. Vi sono per esempio i "linguarari", artigiani che producono cucchiai nella regione di Calaraşi, o i "lautari", violinisti, a Chişinău. "La loro posizione, le relazioni sociali e le specifiche occupazioni tradizionali di queste comunità sono rimaste quasi sconosciute alla comunità scientifica fino a qualche anno fa", sostiene Ion non senza un pizzico di orgoglio.
Al momento Ion si sta dedicando con particolare attenzione allo studio delle professioni e a come sono mutate nel tempo.

Ion Duminica

Uno dei lavori in espansione tra i rom in Moldavia è ad esempio comprare vecchie auto e pullman dalla Germania e dalla Russia, risistemarle e rivenderle, anche se la povera economia moldava non offre grande spazio a queste iniziative commerciali.
"Che ne pensano i rom della Moldavia? È percepita come un Paese molto povero, l'Europa occidentale è vista come più ricca, ma avida e ostile". Molti rom della Moldavia negli ultimi anni si stanno spostando in Russia. Vi sono infatti legami storici che risalgono al periodo sovietico della Moldavia, che li legano a Russia, Ucraina e Bielorussia. Molto più radi sono invece i rapporti con i rom della Romania.
Spesso i rom amano abitare nelle fratture sociali, negli spazi tra confini, nelle terre di mezzo. La Moldavia, in un certo senso, ha rappresentato anche questo, una terra di mezzo, zona di confine tra la Romania e il mondo sovietico. "I rom moldavi comprendono sia i rom della Romania che quelli dell'area ex sovietica" spiega Ion "ma invece tra le comunità ex-sovietiche e i rom romeni non c'è nessuna lingua in comune".

La collina dei rom
Soroca è famosa anche fuori dai confini moldavi per la forte e stravagante presenza rom. Con oltre 5 mila rom su una popolazione totale di 20 mila abitanti, questo antico avamposto austroungarico ha incuriosito tanti giornalisti e fotografi più per la "collina dei rom" che per la sua fortezza. Situata nel nord della Moldavia e sul confine con l'Ucraina, Soroca è in posizione ideale per commerciare e tessere rapporti verso est. I giornalisti che hanno cercato di descrivere Soroca sono stati sfidati dallo sfarzo e dalla ricchezza delle abitazioni, in netto contrasto con il resto della città, ma, soprattutto, in controtendenza per molti versi rispetto agli stereotipi classici nei confronti del mondo rom.
"Passando di notte la collina appare buia? Sì, molti vivono all'estero e costruiscono la loro casa un po' alla volta, tantissime case sono ancora in costruzione. Inoltre non pochi vivono in roulotte accanto alle case sontuose che tengono per status sociale e per gli ospiti", chiosa Ion Duminica. Di certo, il kitsch architettonico rende la collina unica e, a modo suo, affascinante.

Un partito etnico
In Moldavia le minoranze etniche ricevono sulla carta molte tutele, a partire dalla stessa Costituzione. In più, negli ultimi anni, sono stati istituiti alcuni strumenti specifici, quali l'Ufficio per le relazioni interetniche, la Commissione parlamentare per le minoranze nazionali e i diritti umani e il Centro di etnologia all'Accademia delle scienze della Moldavia, dove lavora Ion. Il governo dal 2006 ha anche definito un piano d'azione pluriennale per la tutela e promozione dei rom.
Nella vita di tutti i giorni la Moldavia non appare divisa da profonde fratture etniche ma non è certo così dal punto di vista istituzionale. I rom in Moldavia non sono mai entrati in Parlamento e, a parte l'esperienza di un sindaco rom, non hanno mai partecipato attivamente alla vita politica. Dall'inizio degli anni Novanta alcuni sono stati inclusi nelle liste elettorali, ma come gesto di facciata e senza successo. Ha suscitato quindi interesse la nascita nel marzo 2010 del "Movimento Socio-Politico dei Rom nella Repubblica di Moldova" (Msrp), di cui Ion Duminica è vicepresidente. Il partito voleva essere un modo per favorire la partecipazione diretta dei rom alla vita politica del Paese. Il Msrp, però, l'unico partito su base etnica della Moldavia, alle elezioni parlamentari del 28 novembre 2010 ha riscontrato scarso successo ottenendo soltanto lo 0,14% dei voti e il progetto sembra essersi sciolto come neve al sole.
Sono comunque molte le sfide del presente per i rom in Moldavia per arrivare ad una reale integrazione e il rispetto dei diritti umani e civili. Il 20% circa della popolazione rom, per esempio, è analfabeta e soltanto il 4% è laureata. Il governo moldavo negli ultimi anni ha fatto molto, ma la strada è ancora lunga. Di certo, un aspetto su cui consolarsi c'è: tanti Paesi dell'Unione europea hanno legislazioni e strumenti che, per quanto riguarda i rom, sono molto più arretrati e discriminatori.

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Di Sucar Drom (del 24/06/2011 @ 09:51:00, in Italia, visitato 1224 volte)

Modena2000

Proseguono gli eventi nell'ambito del progetto "Vite di Quartiere – Sguardi inconsueti sulla periferia di Modena". Sabato 25 Giugno presso Parco della Repubblica - via Salvo d'Acquisto – Artegenti e Amici di via Django presentano "Vento in scatole" di Roberta De Piccoli, Daniela Bazzani, Annabella Ferrin, Riccardo Giacobazzi – da un'interazione con la Comunità Sinti (microarea di via Django) di Modena.

In caso di mal tempo la manifestazione si svolgerà presso la Polisportiva G. Pini, via Pio la Torre, 61 – Modena

ore 18,30 – Conferenza dibattito: La documentazione artistica come strumento di conoscenza, consapevolezza e integrazione.

Un esempio: la comunità sinti come soggetto d'indagine nel contesto cittadino. Allarghiamo i confini e facciamo il punto sulle esperienze e i risultati raggiunti in realtà geografiche vicine (Modena, Bologna, Reggio Emilia, Mantova). Francesca Maletti, Assessore alle politiche sociali del Comune di Modena; Loris Bertacchini, Presidente della Circoscrizione 3 del Comune di Modena; Mario Rebeschini, Come ho attraversato la Spagna con i ragazzi sinti e rom di Bologna (testimonianza e letture); Stefano Cattini, M.E.Z. Sinti italiani e conversione all'evangelismo pentecostale: un rafforzamento dell'identità? Carlo Berini, Progettare è istituzionalizzare: Sucar Drom e l'Istituto di Cultura Sinta di Mantova; Roberta De Piccoli, Abito a Modena o Vivo a Modena? Le curiosità, le timidezze d'approccio e gli approfondimenti di quattro artisti non professionisti che hanno deciso di interagire con gli abitanti di una microarea sinti della città; Simonetta Malinverno, Conosciamoci meglio! Il desiderio di incontro è più forte della paura, Associazione "Amici di via Django"

ore 21,00 Proiezione: Laciodrom, reportage fotografico di Mario Rebeschini sui sinti e i rom di Bologna (15 min)

Vento in scatole, testimonianza video prodotta da Roberta De Piccoli, Annabella Ferrin, Daniela Bazzani, Riccardo Giacobazzi e dalla comunità Sinti di Modena (40 min)

Amèn, film di Stefano Cattini sulla conversione evangelica della comunità sinti di Reggio Emilia (20 min)

Mostra fotografica: Due occhi fanno uno sguardo.

Il campo di via Django visto attraverso gli occhi di Daniela Bazzani e di Lorenza Malinverno.

Il percorso fotografico intende svilupparsi lungo le linee di due obiettivi che convergono verso uno stesso orizzonte, quello della fotografa che osserva come ospite gli abitanti e la loro vita nella microarea e quello di una giovane ragazza sinti che lo vive quotidianamente dall'interno.

Il progetto "VITE DI QUARTIERE" è promosso dall'associazione no profit ARTEGENTI con il sostegno del Comune di Modena, della Circoscrizione n.3 e della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

Per informazioni visitare www.artegenti.it o telefonare al 348 0782972.

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