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Francia
Di Fabrizio (del 23/07/2011 @ 09:42:06, in conflitti, visitato 950 volte)

Da Roma_Francais

La voix des rroms

"Nessuna grande nazione può restare a lungo in pace. Se non ci sono nemici esterni, se ne troverà uno all'interno delle proprie frontiere, come un corpo potente che sembra immune a qualsiasi infezione esterna, ma la la cui stessa forza lo mina dall'interno." Tito Livio.

Ma cos'è successo l'estate scorsa e perché fu così spettacolare?

Il circo dell'Espulsione dei "rom" inizia con una profanazione del paese ospitante: il saccheggio di una pasticceria di un borgo storico, sulle rive dello Cher, da parte di un gruppo di uomini mascherati identificati come "gens du voyage" e con il proiettile nel corpo di uno di loro, morto, proprietà della "forza pubblica".

Poi, nel Palazzo, la riunione, del capo di stato, del primo ministro, dei ministri della giustizia, dell'interno, dell'identità, e dei più alti responsabili della polizia e della gendarmeria.

Due giorni dopo la dichiarazione da parte del Palazzo della "guerra nazionale".

"Quelli della pasticceria" allora spariscono dai discorsi. Non ne resta che la sagoma. Vale a dire, nessuno.

O tutti. Non resta che la figura generale del nemico.

O "la canaglia".

I bambini di strada.

Perché non importa ciò che sa la "forza pubblica" ed il Palazzo ignora: dichiarare guerra alla "gens du voyage" è decidere la fine del circo. E'  decidere la propria perdita, giuridica ed operativa.

Insomma: è decidere la perdita reale dello stato.

E ci fu il grande pericolo per il "Palazzo" nel dichiarare guerra alla "gens du voyage": da una parte perdere la legittimità della propria violenza, dall'altro di perdere sul piano della violenza pura...

... Quando l'obiettivo cosciente degli autori dell'Espulsione dei rom è la salute dello stato, per sua simulazione.

Là dove aumenta il risparmio, cresce anche il pericolo.

I mezzi per questa simulazione di sovranità tramite la guerra interna in un territorio pericolosamente pacifico era, una volta la cifra in nuce definita: la messa in opera di circolari prefettizie per "zone di difesa e sicurezza".

Queste zone sono le parti di una divisione eccezionale del territorio, la cui funzione è di ottimizzare la cooperazione delle unità di difesa civile e militare, il coordinamento delle operazioni da parte del ministero, la circolazione rapida e diretta di informazioni e comandi tra il dipartimento e lo stato.

L'amministrazione di un territorio così frammentato è un'amministrazione in guerra.

Ma chi è questo nemico su cui si abbatte lo stato? Un mostro di cui ogni singola cella è il teatro d'una guerra civile (Carthill). Il suo nome burocratico: "gli accampamenti illeciti". Il suo nome sussurrato in un lapsus governativo: "i Rom".

Da dove viene questo mostro? Dalla fabbrica del governo: la Legge; dal lavoro meticoloso di piccoli gruppi di burocrati che da oltre un decennio mettono l'eccezione nella legge.

I nemici-simili dell'Espulsione dei rom sono da una parte lo stato che si salva dall'estinzione mostrandosi come un mostro miracoloso, dall'altra parte i corpi simulati detti "rom" che inghiotte e vomita. L'espulsione è la sua ruminazione.

In realtà lo stato si abbatte su se stesso. Il circo maschera il suo nulla.

Lo stato è la guerra civile. La sua simulazione, il suo coperchio, sono il limite. Sul fil di questo limite marcia tutto nudo il sovrano suonando il suo flauto. Ovunque: il pericolo di vuoto, i freddi abissi della sua caduta. Da un lato del filo, la scomparsa delle istituzioni nel nulla, la pace più pericolosa, dall'altro, l'annientamento nella violenza.

Attorno, tra la folla che alza gli occhi, i funamboli, candidati alle elezioni, guardano la sua caduta imminente e si preparano a salire sul filo...

I "rom" del governo sono quelli per cui suona dissonante il flauto.

I bambini di strada.

Non sono i Rom. Non sono questo popolo transfrontaliero in formazione: prima minoranza nazionale d'Europa ed in larga misura concentrati nell'Europa Centrale, che vuole la nazione senza frontiere.

Sono una frazione prelevata da questo numero. La frazione "accampamenti abusivi" o Baracche.

Lo strumento del prelievo è una lama affilata.  E' col filo di questo coltello che i burocrati tagliano i simulacri dove affiora il nome "rom". Questo filo è pure quello appoggia il passo titubante di un pastore che cammina su una lama. Dovunque taglia questa lama, lo spettro della guerra civile si riversa nella sua realtà: la fine del circo. Un filo che nelle loro circolari viene nominato come la principale preoccupazione: la proprietà privata.

Le sue sezioni sono le Baracche.

Pierre CHOPINAUD