Rom e Sinti da tutto il mondo

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Sucar Drom (del 18/05/2013 @ 09:03:50, in Regole, visitato 33 volte)

ALTO ADIGE

14 MAGGIO 2013 Nella sua videolettera da Roma il senatore altoatesino Pd-Svp Francesco Palermo annuncia di voler presentare due disegni di legge. Il primo per il "riconoscimento di Rom e Sinti come minoranze nazionali", il secondo per garantire il diritto di voto anche agli studenti universitari fuori sede all'estero.

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Di Fabrizio (del 17/05/2013 @ 09:06:44, in Italia, visitato 62 volte)

Piacenzasera

Si è appena conclusa l'adunata festosa degli alpini, e c'è già chi si preoccupa dell'arrivo, in città, di numerosi zingari sinti nell'ultima settimana di maggio. a questo proposito ecco quanto scrive il sindaco di Piacenza Paolo Dosi sul proprio profilo Facebook.

Le leggende metropolitane sono inaffondabili. Da qualche settimana si é sparsa la voce che, alla fine del mese, Piacenza ospiterà un grande raduno di Sinti. Mi arrivano messaggi del tipo: "Bene gli alpini, ma i sinti...". Oppure: "Ma dove li metterete i 10.000 zingari del raduno? Li farete arrivare in città? Rinforzate il servizio di polizia?"
Ho già avuto diverse occasioni per chiarire di che cosa stiamo parlando, ma ci provo ancora, nella speranza di essere chiaro.

Il raduno é organizzato da una Chiesa Evangelica, una delle tante del mondo protestante, che da otto anni organizza un incontro di preghiera nella nostra città.
Come mai nei sette anni precedenti nessuno si é mai accorto di nulla? Perché non é mai successo niente. Il numero oscilla tra le 400 e le 500 unità, il luogo dell'incontro é in un parcheggio periferico della zona del Montale. Gli organizzatori hanno versato, come sempre, una cauzione di 5.000 euro e il comune non dá nessun contributo. Fintanto che riusciremo a vivere in uno stato di diritto, proveremo a garantire il libero esercizio di un diritto semplice e fondamentale: quello di riunirsi.

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Di Fabrizio (del 16/05/2013 @ 09:09:16, in blog, visitato 47 volte)

Visualizza Europa in una mappa di dimensioni maggiori

Un lavoraccio! Ho risistemato la rete virtuale della Mahalla, così, tanto per non perdersi... Ho cercato di localizzare le redazioni, i collaboratori e i lettori che creano i nodi da cui arrivano notizie e comunicazioni.

Davvero tanti, così ho dovuto preparare tre diverse mappe: Italia, Europa e Resto del Mondo. Indicativamente, in blu sono i singoli, in verde le associazioni, in rosso i centri informativi, ma con qualche sorpresa.

Visualizza Italia in una mappa di dimensioni maggiori

Magari manca ancora qualcosa, oppure ci sono degli errori. Se vi capita, fatemi sapere

Visualizza Extra Europa in una mappa di dimensioni maggiori

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Di Sucar Drom (del 15/05/2013 @ 09:04:26, in Italia, visitato 56 volte)

Da Sinti Italiani in viaggio per il Diritto e la Cultura

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DELL'EVENTO:
22 MAGGIO ALLE ORE 12.00 A PALAZZO MARINO

SALUTI ISTITUZIONALI, PRESENTAZIONE CAMPAGNA DOSTA! E PROIEZIONE DELLO SPOT: MODERA DAVID MESSINA. DIRETTORE GENERALE UNAR CONS. MARCO DE GIORGI - COMUNE DI MILANO ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI E CULTURA DELLA SALUTE PIER FRANCESCO MAIORINO - ASSESSORE ALLA SICUREZZA E COESIONE SOCIALE, POLIZIA LOCALE, PROTEZIONE CIVILE, VOLONTARIATO MARCO GRANELLI - PRESIDENTE PROV.LE ACLI MILANO PAOLO PETRACCA - DIRETTORE CARITAS AMBROSIANA MONS. ROBERTO D'AVANZO - INTERVENTI PRESIDENTI ASSOCIAZIONI E FEDERAZIONI ROM E SINTI ITALIANE: DAVIDE CASADIO E DIJANA PAVLOVIC FEDERAZIONE ROM E SINTI INSIEME - VOJKAN STOJANOVIC FEDERAZIONE ROMANI' - RADAMES GABRIELLI ASSOCIAZIONE NEVO DROM - SANTINO SPINELLI FEDERARTE ROM - OSPITI D'ECCEZIONE MARCO FERRADINI, MASSIMO PRIVIERO E IL REGISTA DEL FILM "MIRACOLO ALLA SCALA" CLAUDIO BERNIERI.

23 MAGGIO 2013 MATTINA
CAMPAGNA DOSTA! PRESSO OFFICINE CREATIVE ANSALDO.

  • ORE 10.30 - PRESENTAZIONE CAMPAGNA DOSTA! E PROIEZIONE DELLO SPOT. APERTURA ISTITUZIONALE EVENTO MODERA DAVID MESSINA: DIRETTORE GENERALE UNAR CONS. MARCO DE GIORGI - COMUNE DI MILANO ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI E CULTURA DELLA SALUTE PIER FRANCESCO MAIORINO - ASSESSORE ALLA SICUREZZA E COESIONE SOCIALE, POLIZIA LOCALE, PROTEZIONE CIVILE, VOLONTARIATO MARCO GRANELLI - PRESIDENTE PROV.LE ACLI MILANO PAOLO PETRACCA - DIRETTORE CARITAS AMBROSIANA MONS. ROBERTO D'AVANZO - INTERVENTI PRESIDENTI ASSOCIAZIONI E FEDERAZIONI ROM E SINTI ITALIANE: DAVIDE CASADIO E DIJANA PAVLOVIC FEDERAZIONE ROM E SINTI INSIEME - VOJKAN STOJANOVIC FEDERAZIONE ROMANI' - RADAMES GABRIELLI ASSOCIAZIONE NEVO DROM - SANTINO SPINELLI FEDERARTE ROM.
    - "MIRACOLO ALLA SCALA" CON MUSICHE DEL GRUPPO SINTO "THE GIPSYES VAGANES" - A SEGUIRE DIBATTITO CON GLI ALUNNI DELLE SCUOLE E GLI STUDENTI UNIVERSITARI PARTECIPANTI ALLA PRESENZA DEI SEGUENTI OSPITI PROTAGONISTI DEL FILM: IL REGISTA CLAUDIO BERNIERI; LA PROTAGONSITA DEL FILM LOREDANA BADEANU; DAVIDE PARENZO - CONDUTTORE DE "LA ZANZARA" RADIO 24 (da confermare); ROSSELLA CICERO - DELLA SCUOLA DI DANZA DI FLAMENCO DELLA SCALA DI MILANO; IL GRUPPO MUSICALE ROM "UNZA".
  • ORE 13.30 - CHIUSURA EVENTO

23 MAGGIO POMERIGGIO
CAMPAGNA DOSTA! PRESSO OFFICINE CREATIVE ANSALDO.

  • ORE 16.00 - PRESENTAZIONE CAMPAGNA DOSTA! E PROIEZIONE DELLO SPOT; INTERVENTI DI SALUTO DEI RAPPRESENTANTI DELLE ASSOCIAZIONI E FEDERAZIONI ROM E SINTI, MODERA MARCO LIVIA.
    ORE 1630 - APERTURA EVENTO MUSICALE A CURA DEL GRUPPO SINTO "THE GIPSYES VAGANES"
  • ORE 18.00 - SFILATA DI MODA ROM CON MUSICHE ROMANI' A CURA DI JOVICA JOVIC MAESTRO BAL VAL E LETTURE DI POESIE A CURA DI DIJANA PAVLOVIC.
  • ORE ORE 19.00 - APERIROM, APERITIVO A BUFFET CON PRODOTTI TIPICI DELLE COMUNITA' ROM E SINTI, INTERVENTI MUSICALI A CURA DI MARCO FERRADINI E MASSIMO PRIVIERO, IL VIOLINISTA EDUARD ION E JOVICA JOVIC PRESENTAZIONE DEL LIBRO "BUTTATI GIU' ZINGARO" DI ROGER REPPLINGER CON LA PRESENZA DELL'AUTORE E DEL PUGILE ROM MICHELE DI ROCCO. IL LIBRO RACCONTA LA STORIA DI JOHANN TROLLMANN, PUGILE SINTO, CHIAMATO IL PUGILE DANZANTE PER IL SUO STILE CHE VENNE PRIVATO DAI NAZISTI DEL TITOLO DI CAMPIONE E UCCISO IN UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO.
  • ORE 20.30 - CHIUSURA Campagna Dosta!
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Di Fabrizio (del 14/05/2013 @ 09:02:49, in lavoro, visitato 68 volte)

Da Hungarian_Roma

Politics.hu - Orban guarda ai Rom come una "risorsa nascosta" per l'economia ungherese - by MTI (Magyar Tàvirati Iroda)

Martedì il primo ministro ha detto che il governo considera i Rom d'Ungheria una "risorsa nascosta" e non un problema.

Mentre la maggioranza dei partiti vede i Rom come fossero un problema, il governo vede la comunità come "un'opportunità", un potenziale inesplorato per l'economia del paese, ha detto Viktor Orban alla sessione del Consiglio degli Affari Rom a Budapest.

"Per cui, per noi non è soltanto una questione di diritti umani, come i Rom vivano in Ungheria, ma anche una sfida economica e sociale," ha detto.

Ha aggiunto che non devono considerarsi secondari né gli aspetti dei diritti umani, né quelli sociali o economici.

Orban ha definito molto importanti le opportunità d'impiego per i Rom, notando che lo schema di avviamento lavorativo del governo è più uno strumento che una meta. Parlando nel contesto del quadro strategico per i Rom europei, Orban ha notato che l'Ungheria si è impegnata a sollevare mezzo milione di persone dalla povertà e ha anche sottolineato l'accordo quadro siglato tra il governo e l'Auto-Governo Rom Nazionale (ORO), per creare 100.000 posti di lavoro per i Rom entro il 2015.

Ha detto che istruzione per i Rom, e permettere loro di preservare la propria cultura è ugualmente importante.

Ha sottolineato: "E' nostro desiderio, scopo e programma assicurare che i Rom di Ungheria possano trovare il loro posto nel futuro dell'Ungheria."

Rivolgendosi agli intervenuti,il ministro alle risorse umane, Zoltan Balog, ha notato che l'Ungheria ha incluso nella strategia rom la sicurezza pubblica e la cultura come aree ulteriori, accanto all'impiego, all'istruzione, all'assistenza sanitaria e all'alloggio. Tra i risultati raggiunti sinora, ha elencato l'impiego dei Rom nell'ambito del regime dei lavori pubblici, nuove borse di studio, formazione sull'applicazione delle leggi ed eliminazione delle baraccopoli.

Florian Farkas, capo dell'Auto-Governo Rom Nazionale, ha detto che sinora 54.000 Rom sono stati inclusi nello schema governativo di opere pubbliche.

Alla riunione hanno partecipato i ministri degli interni e dell'economia nazionale, ed anche il capo ufficio del primo ministro.

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Frontierenews | 10 MAGGIO 2013

E' notizia di questi giorni che la Corte Suprema della Cassazione ha sancito definitivamente la fine del periodo di "emergenza nomadi" che ha generato le schedature (anche dei minori), la costruzione di campi rom, gli sgomberi forzati ecc.

Abbiamo intervistato Emil Costache, romeno di origine rom che vive in uno dei campi della Capitale, per comprendere quali sono le conseguenze concrete di questa sentenza e approfondire la conoscenza della vita nei campi rom.

Emil, mediatore culturale ed educatore, potrebbe essere definito un "nomade" soltanto perché per diversi anni ha girato l'Europa in cerca di lavoro, prima di stabilirsi in Italia, 13 anni fa. In Romania e in altri Paesi dove è vissuto precedentemente, faceva una vita da stanziale, aveva un lavoro e una casa. Intervista di Simona Hristian

Cosa significa concretamente questa sentenza per i rom? Quale cambiamento porterà, secondo te?
Dichiarare lo stato d'emergenza in un Paese europeo nel XXI secolo dove vivono 150mila rom (dei quali più della metà lavora, abita in case e non fa parte di alcun programma di assistenza sociale) non ha portato nessun cambiamento né ai rom, né alle istituzioni e neanche agli Italiani. E' stata solamente una manovra politica che non ha fatto né bene, né male. Così come questa sentenza non porterà dei cambiamenti. Si continuerà a vivere da esclusi. Un decreto di emergenza viene emesso solo in caso di calamità naturale, di una malattia contagiosa ecc. invece l'emergenza rom esiste da mille anni e durerà per ancora molto tempo.

Tu vivi in un campo rom a Roma mentre i tuoi fratelli che abitano a Bologna, vivono in una casa. Come spieghi questa differenza tra le varie zone d'Italia?
A Roma, come in altre grandi città italiane, la politica che riguarda i rom è fondata sulla premessa che i rom siano nomadi, ma la realtà è diversa. Sia prima di arrivare in Italia che dopo aver avuto l'opportunità di uscire dal campo, i rom vivono da stanziali. A Roma ci sono famiglie che hanno affittato delle case, ma per poter fare questa scelta devi avere lavoro. Inoltre, devi rinunciare alla tua appartenenza e presentarti come romeno per non avere dei problemi. Devi rinunciare ad ascoltare la musica rom, di indossare i vestiti tradizionali e molte volte non basta. Ad esempio, anni fa quando avevo uno stipendio, ho trovato un appartamento, ma i vicini si sono opposti quando hanno saputo le nostre origini e siamo dovuti ritornare al campo. Invece, i miei fratelli vivono a Bologna, lavorano come autisti e abitano in appartamenti. Il Comune li ha sostenuti per un periodo per poter pagare l'affitto e poi sono stati messi in condizione di poter provvedere da soli. Nelle città più piccole, i comuni investono sull'inserimento dei rom nel tessuto sociale, mentre nelle grandi città, i fondi vengono dati alle associazioni che gestiscono i campi rom. Inoltre, i miei fratelli non hanno avuto problemi per trovare lavoro, nonostante la loro origine, perché a Bologna guardano soltanto la motivazione per il lavoro.

Come si vive in un campo rom? Quali sono gli aspetti positivi e quali quelli problematici?
Nel campo dove vivo manca l'acqua potabile da circa un anno, nonostante sia un campo autorizzato per il quale il Comune di Roma paga un affitto. Per il mio camper si spendono circa 1900 € e ogni mese io pago 50€ per l'elettricità al gestore che dovrebbe mettere a disposizione tutto il necessario. Succede invece che i ritardi nel pagamento da parte del Comune o altri problemi si ripercuotono sulle condizioni di vita degli abitanti del campo, di cui la maggioranza sono bambini. Con questi soldi si potrebbero pagare tre affitti: uno per la famiglia rom e due per le famiglie italiane. Sarebbe anche un modo di integrarsi, di socializzare con la popolazione italiana mentre adesso viviamo in un ghetto, isolati dal resto della società. Però non tutti i campi sono situati in zone marginali, così come la gestione è diversa da un campo all'altro. Alcuni gestori responsabilizzano i rom ospitati, coinvolgendoli nella gestione, ma esistono anche campi dove l'organizzazione e le condizioni non permettono l'autonomia e la responsabilizzazione dei rom. Per esempio, non possiamo portare personalmente i nostri figli a scuola. L'accompagnamento dei bambini a scuola con il bus toglie l'opportunità ai genitori di svolgere il loro ruolo e di relazionarsi con la scuola, con gli insegnanti, dato che sono gli operatori del campo a farlo al loro posto. Nei piccoli paesi e nelle cittadine dove i rom sono inseriti nel tessuto sociale, la situazione è diversa. Sono i genitori a curarsi degli aspetti pratici, burocratici ecc.

Tu li chiami ghetti ma la maggioranza delle persone pensa che siano luoghi adatti al modo di vivere rom.
Nel campo dove vivo non si può entrare senza una liberatoria del Comune di Roma e non c'è neanche la possibilità di ricevere visite (neanche i famigliari), mentre in alcuni campi ci sono degli orari quando è possibile ricevere ospiti. C'è un controllo all'ingresso del campo, dove l'ospite si presenta nell'orario di visita e chi lo ospita deve venire a firmare per conferma. La maggior parte dei rom vorrebbe uscire dal campo, ma ci sono anche dei rom a cui conviene vivere lì. Purtroppo per lasciare il campo devi avere un lavoro che ti permetta di pagare l'affitto.

Nell'immaginario collettivo, i rom stanno in questi campi sporchi che non puliscono, non lavorano, vanno a chiedere elemosina o a rubare. Come si svolge la tua giornata tipo?
Nei campi vivono tutti i tipi di persone, ci sono anche quelli che rubano o che non lavorano, ma la maggioranza dei rom lavora, svolgono soprattutto l'attività di raccolta del ferro vecchio. Ultimamente, è nato un problema burocratico dovuto al fatto che una direttiva europea impedisce la raccolta di ferro senza il permesso della Regione e senza avere una cooperativa. La licenza per la raccolta del ferro viene data soltanto a 20 persone all'anno. Io mi alzo alle 6 o alle 7, in base alla giornata e al programma che ho. Lavoro anche nel fine settimana perché il lavoro precario di mediatore non mi permette di mantenere la famiglia e, per arrotondare, lavoro come giardiniere.

Molti pensano che i rom non vogliono mandare i figli a scuola. Tu lavori nel progetto di scolarizzazione, qual è la tua opinione?
Il progetto è iniziato 25 anni fa e pochissimi ragazzi arrivano a fare le superiori, al massimo le scuole professionali. Come si fa a continuare un progetto quando i risultati sono questi?

Secondo te, a cosa è dovuto questo fallimento?
Il progetto è sbagliato. Ci sono gli operatori che fanno tutto, negando così la genitorialità. Le responsabilità sono attribuibili alle istituzioni che hanno sempre fatto dei progetti senza considerare i bisogni e le esigenze dei rom. Non c'è una progettazione a lungo termine. Non si considera la possibilità di formare i rom in modo di trovare un lavoro che gli permetta di lasciare il campo. Basterebbe aiutarli a trovare un lavoro perché dopo penserebbero da soli a trovare casa e a gestirsi da soli. Poi c'è il fatto che i bambini non hanno la possibilità di inserirsi a scuola, arrivando sempre in ritardo e uscendo prima, non hanno modo di socializzare con i compagni. Dopo la scuola stanno insieme agli altri rom, non possono uscire o giocare insieme ai loro compagni di scuola perché i campi sono lontani dai centri abitati. Non possono neanche fare i compiti con gli altri bambini del campo perché non si possono riunire in una roulotte dove vivono 8-10 persone. Ci sono tante difficoltà. Quindi sono visti come diversi, sono messi in fondo alla classe e abbandonati a loro stessi. Molti non sanno né leggere né scrivere; arrivano alle medie senza conoscere neanche le tabelline. I compagni quindi li emarginano e li temono. Alla fine rinunciano, finite le medie. Si disperdono perché non si sentono appoggiati e rinunciano. Inoltre, le donne si sposano presto.

Perché le donne si sposano presto?
Ti faccio l'esempio della mia famiglia: mia figlia grande - che è cresciuta in Romania e Francia - si è sposata tardi, invece la piccola - che è cresciuta nel campo - è scappata a 15 anni con un ragazzo, nonostante fosse brava a scuola e conoscesse tante lingue. Nel campo si subisce l'influenza della tradizione.

Quale sarebbe la soluzione?
Da una parte la cultura, l'educazione e dall'altra uscire dal campo, trovando la casa e il lavoro. Altre soluzioni non esistono. Con l'aiuto delle associazioni italiane e rom, prima o poi troveremo le soluzioni.

In futuro dove ti vedi?
In una casa, facendo una vita normale. Non rimarrò nel campo. Probabilmente tornerò in Romania, ma anche se rimarrò qui, starò in una casa e avrò un lavoro.

Grazie! Nais!

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Di Fabrizio (del 12/05/2013 @ 09:09:45, in blog, visitato 128 volte)

Leggevo un articolo di Valeriu Nicolae (interessante come sempre, purtroppo non ho tempo per tradurlo). Tra la situazione rumena e quella italiana ci sono naturalmente grosse differenze, ma anche similitudini, che vale la pena di approfondire. Il pezzo inizia così:

    "Ritengo che l'effetto più perverso del razzismo non sia la disumanizzazione né la violenza (entrambe sono difatti punite dalle leggi di molti paesi), ma l'abbandono collettivo, a volte parziale e altre completo, delle nostre auto-percepite (superiori alla media) moralità ed etica in favore del pregiudizio"...

Pezzo interessante, dicevo, e da qua vorrei partire per ulteriori ragionamenti. Quello che noi "gagé antirazzisti" abbiamo sempre denunciato è il razzismo che percepiamo nel nostro intorno, il motivo della denuncia può essere morale, solidale, politico... fa parte comunque dei nostri codici.

L'esperienza mi ha insegnato, e possiamo trovarlo anche in molti casi descritti, è che il razzismo influisce sulla vittima (che non sempre condivide i nostri codici e la nostra cultura), non solo con la violenza diretta e indiretta, ma spesso (non sempre) anche nell'auto-percezione che la vittima ha di sé come persona e come parte di una comunità.

La persona volonterosa quindi, che faccia parte di una maggioranza o di una minoranza, quando intende operare in senso antirazzista, non può limitarsi a contrastare i razzisti, ma finisce per confrontarsi con gruppi discriminati, che finiscono per ritenere la discriminazione verso di loro come una cosa normale e perpetuabile. Così da parte di questi gruppi si mettono in moto meccanismi di difesa che per "la nostra cultura" sono deleteri o inaccettabili: dal giustificare il furto come una forma di rivalsa sociale, all'accettare di vivere di assistenza e carità.

C'è chi tra di noi accetta questo tipo di atteggiamenti, che non hanno niente di culturale o di immutabile, e chi li contrasta. In tutti e due i casi, il problema rimane quello del SUPERARLI, come precondizione perché la minoranza venga percepita come composta da cittadini come tutti gli altri, con PARI DIRITTI e DOVERI.

    (Mi rendo conto che sono ragionamenti "tagliati con l'accetta"... e pure teorici, cioè tutti da approfondire)

Il superamento non è mai facile ma, checché se ne dica, è altrettanto inevitabile. Sempre sulla base della mia esperienza, non ci sono casi immutabili. La questione, come in ogni ambito politico, è verso dove andrà questo superamento, e quale potrà essere la sintesi di voci e obiettivi che quasi mai concordano in partenza, nonostante tutte le dichiarazioni di buona volontà. Ad esempio: obiettivo di una maggioranza è l'INTEGRAZIONE della minoranza, che a sua volta cercherà di mantenere spazi di autonomia, che talvolta servono a ripetere i meccanismi di gestione e potere già propri della maggioranza. Il fatto è che il concetto stesso di INTEGRAZIONE presuppone un modello precedente a cui conformarsi (si presume, da parte dei più deboli), mentre lo scopo dovrebbe essere che le due parti lavorino, oltre che per l'ovvio loro interesse economico, per creare un equilibrio più avanzato rispetto ai modelli precedenti.

Per ottenere questo risultato, il lavoro comune i tutte le parti è INDISPENSABILE, altrimenti il massimo a cui si può aspirare è un'INTEGRAZIONE IMPOSTA. Ma, cosa significa operare ASSIEME, soprattutto quali meccanismi di delega e decisionali competono alla parte minoritaria, che non sempre è coesa o immune da meccanismi di sfruttamento tra gruppi? Basta coinvolgere alcuni settori, quelli probabilmente più disposti a collaborare e a cogliere gli effetti della collaborazione?

Si da il caso che questi settori siano anche quelli che hanno maggior istruzione, maggiore autonomia sociale ed economica, siano quindi già INTEGRATI o quasi. Ma che riconoscimento potranno avere nelle fasce più deprivate di quanti pretendono di rappresentare?

    (Notate come partendo dal razzismo, si arrivi a ragionare sui meccanismi che governano le maggioranze stesse?)

Allora: "... rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando, di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del paese.", cioè, nient'altro che la nostra storia e le nostre migliori tradizioni. Ma, a chi si riferisce quel testo glorioso? A noi, a un popolo singolo, o dobbiamo considerarlo come una MISSIONE universale? E, se così fosse, siamo missionari?

E qua, si torna al punto iniziale. C'è un filo che unisce il razzismo violento o disumanizzante, alla perdita dell'auto-percezione. Se il razzismo crea quel legame, l'antirazzista può brancolare nei miei confusi ragionamenti, oppure può scoprire che il razzismo crea le condizioni ottimali per fare dell'antirazzismo un'impresa: cioè limitarsi a fornire aiuto, assistenza, mantenendo comunque le cause e le condizioni dell'attuale disparità. Ovviamente, sarà più facile impostare un rapporto tra padrone-illuminato e sfruttato-senza storia, la comunicazione non potrà che essere unidirezionale. Il soggetto dell'aiuto potrà migliorare, ma non potrà mai trovarsi ad un livello paritario. Dal punto di vista economico: una specie di COLONIANISMO BUONO, con la controindicazione di avere (percentualmente) gli stessi costi, ma rendite assolutamente inferiori a quei tempi di schiavismi e cannoniere. Per cui, la MISSIONE si perde, rimane la giustificazione economica: chiedere soldi in nome di una carità che serve a pagare dipendenti, progetti, specialisti di ogni genere, affitti, spese di gestione... o al limite qualche comparsata sui media.

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Di Sucar Drom (del 11/05/2013 @ 09:07:14, in Regole, visitato 67 volte)

Da Sinti Italiani in viaggio per il Diritto e la Cultura

Energia elettrica: tornano i contratti a forfait, l'Autorità per l'energia

In queste ore abbiamo verificato che molti gestori, a partire dall'ENEL, non si sono ancora adeguati alle nuove disposizioni e per questo li invitiamo al rispetto della Delibera 38/2012. Sinti Italiani ha attivato uno sportello segnalazioni. Mobile: 334-25.11.887

Ci preme ringraziare il Presidente dell'Autorità e tutto lo Staff della Direzione Tariffe, a partire dal Direttore, per la serietà con cui hanno affrontato la materia e per la loro la capacità di ascolto dimostrata in questi mesi.

L'Autorità per l'energia e per il gas con Delibera 38/2012 ha sospeso la Delibera 67/2010 che abrogava la possibilità di stipulare contratti a forfait a favore delle famiglie sinte, rom, giostraie e circensi.

Per informazioni! sportello segnalazioni. Mobile: 334-25.11.887 Davide Casadio.

Piazza Cavour, 5
20121 Milano
info@autorita.energia.it
tel. 02655651
fax 0265565266

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Di Fabrizio (del 10/05/2013 @ 09:03:46, in Europa, visitato 57 volte)

Emil Schuka con Vaclav Havel. (Photo: Romano vod'i 4/2013)
Emil Schuka: Manchiamo di un concetto unificante - Prague, 3.5.2013 19:13, (Romano vod'i) Adéla Galova, translated by Gwendolyn Albert

Dal teatro ai diritti

Emil Schuka è uno dei politici romanì più famosi nella Repubblica Ceca. Si è laureato in legge ed è stato pubblico ministero, ma il suo sogno era di fare carriera con qualcosa di totalmente differente. Nel 2001 la rivista Reflex citava queste sue parole:

    "Sin dall'inizio ho avuto un'enorme passione per il teatro, che semplicemente mi incanta. Per tre volte ho frequentato il Dipartimento di Regia Teatrale al DAMU (l'Accademia di Arti di Scena) a Praga. Da ragazzo mi esibivo nel teatro della scuola e durante le superiori ho diretto due gruppi teatrali, uno a scuola e l'altro nella vicina casa della Gioventù. Pensavo che il teatro fosse lo scopo e l'ispirazione della mia vita."

Dato che non era stato ammesso all'Accademia, iniziò a cercare qualche altro campo dove potesse evitare la matematica, che non gli piaceva per niente. Questo lo portò alla Facoltà di Legge, ed a lavorare come pubblico ministero dopo la laurea. Tuttavia, Schuka non dimenticò il teatro, e mentre risiedeva nella città di Sokolov vi fondò il famoso complesso teatrale "Romen".

Euforia della rivoluzione

L'attivismo e il carisma di Schuka diedero frutto in particolare durante gli anni della rivoluzione e del post-rivoluzione. Assieme a Ladislav Rusenko, rappresentò il popolo rom durante quei giorni ferventi. In una memorabile manifestazione a Piana Letna (Praga) il 26 novembre 1989, parlò sul palco assieme a Rusenko, dichiarando il proprio appoggio al Forum Civico (Obchanské forum - OF) e a Vaclav Havel.

In un'intervista a Jarmila Balazhova del 2004, Schuka ricordava così l'atmosfera e lo sviluppo degli eventi durante quei giorni rivoluzionari:

    "Ero proprio in viale Narodní il 17 novembre, per coincidenza ero con l'etnografa Eva Davidova e Honza Cherveňak,, e fummo testimoni degli eventi. Non avevamo buone ensazioni. La sera stessa ci incontrammo con Lad'a Rusenko e il 18 novembre mettemmo assieme un gruppo di Rom di Praga, perché allora erano i più vicini a noi. Il 19 novembre scrivemmo un memorandum, che fu firmato da circa 30 perone, inclusa la dottoressa Milena Huebschmannova. Essenzialmente, ci era immediatamente chiaro che non potevamo rimenare ai margini, anche se qualcuno diceva: -Non dovremmo farci coinvolgere, lasciamo che i gagé se la sbrighino tra loro, aspettiamo di vedere chi vince e gli diremo che siamo stati dalla loro parte sin dall'inizio. Non mischiamoci con loro, è la loro guerra.- Naturalmente, non eravamo d'accordo. Quella gente non si unì a noi, e neanche li volevamo. Non tutti hanno avuto la fortuna di passare per eventi rivoluzionari ed esserne direttamente al centro. Sono davvero grato di aver ricevuto questa opportunità. Allora le persone cantavano non solo a Letna, ma anche in altri raduni sulla piazza Città Vecchia e in piazza Venceslao, persino fuori Praga. Tutti erano contenti di essersi liberati delle corde che ci avevano trattenuti. In quella situazione, quando la gente iniziò a respirare più liberamente, eravamo semplicemente puri, senza secondi fini e noi, i Rom, ne eravamo parte. Volevamo respirare liberamente e assorbivamo quell'atmosfera assieme a tutti. Volevamo respirare liberamente e abbiamo assorbito quell'atmosfera assieme a tutti gli altri. In quei giorni nessuno ho incontrato attacchi, o pregiudizi, o riserve da parte degli altri."

Se si chiedono a Emil Schuka i suoi personali ricordi su allora, dopo oltre 20 anni, è ovvio che una certa sensazione di disillusione si è accumulata nell'ultima decade. per raggiungere il culmine. Il suo entusiasmo è andato perso, e ciò che rimane è il senso di qualcosa di molto tempo fa ed irreale:

    "E' stato tantissimo tempo fa, oltre 20 anni, che nel corso di una vita umana è moltissimo. Su scala storica, naturalmente, è come se fosse ieri. Non mi piace rimpiangere il passato, come dicono. La prossima generazione sta crescendo qui. Allora non mi rendevo conto che stavo prendendo parte a qualcosa di speciale, vi fummo buttati dentro, a piedi uniti. Allora avevo la sensazione che quello su cui stavamo lavorando potesse avere un futuro. Alcune cose poi sono successe, altre no. Altre sono cambiate completamente."

L'Iniziativa Civica Romani (Romska obchanska iniciativa- ROI) ed il collasso degli ideali

Poco dopo la rivoluzione, a marzo 1990, Emil Schuka divenne co-fondatore del primo partito politico romanì, il ROI, che guidò per diversi anni. L'assemblea costituente del ROI lo elesse presidente il 10 marzo 1990. Alle elezioni del giugno 1990 il ROI, che contava 20.000 iscritti in Repubblica Ceca, si unì alla piattaforma dell'OF e ottenne otto seggi in parlamento. Ovviamente, alle elezioni municipali di novembre 21990, quando la coalizione dell'OF non li contemplava, il ROI ottenne solo lo 0,11% dei voti e tre seggi. Il partito divenne un simbolo, anche se molti dei suoi ideali originali in varie maniere non trovavano applicazione. Tuttavia, fu Schuka ad insistere sulla proposta di ancorare la nazionalità romanì nella nuova costituzione, a rendere i Rom cechi e slovacchi parte dell'Unione Romanì Internazionale e creare il primo partito unificato romanì.

Nel 2000 Schuka diventò presidente dopo un mandato dell'Unione Romanì Internazionale. Oltre all'attività politica, fu alla base della creazione del programma televisivo "Romale" e del primo settimanale romanì "Romano kurko". Grazie soprattutto a lui, venne istituita la Fondazione Rajko Djuric e avviata la famosa scuola socio-legale romanì a Kolin. Si iniziò a produrre professionalmente il programma televisivo "Romale". Schuka creò anche il festival di folklore internazionale Romfest, la cui edizione inaugurale a Brno-Lishegn (1991) vide la presenza del presidente Vaclav Havel. Sfortunatamente il Romfest, che3 era quasi inestricabilmente legatoad una famosa fessta folkloristica locale, Strazhnicí ("I Guardiani"), terminò nel 1996. Venne trasformato nelo festival Romska pisenh (Canzone Romanì), che si tiene nella cittadina di Rozhnov pod Radhoshtehm.

Emil Schuka non può evitare di essere critico o quantomeno scettico quando si parla sui risultati dello sviluppo della situazione romanì in Repubblica Ceca, dal periodo post-rivoluzionario sino ai giorni nostri:

    La nostra generazione, la generazione dei Romanì di ROI, non lavorava per il denaro, eravamo pieni di ideali. Il problema più grande che intravedo è che quando è finito il ROI, non c'è stato più nessuno a continuare, a proporsi. Non intendo a continuare direttamente nel partito, ma avevamo la possibilità di iniziare qualcosa e mentre vincevamo una battaglia, non abbiamo vinto la guerra in toto. Non si è trovato nessuno per continuare il nostro lavoro, e in politica, dove è assolutamente necessario combattere per ogni singola cosa, questo è un problema piuttosto grande. Da allora, molti romanì si sono diplomati e laureati, ma tra loro non abbiamo trovato nessuno che lavorasse concettualmente. Il settore no profit si concentra su questioni a livello locale e regionale, quando ciò di cui abbiamo bisogno sono soluzioni concettuali. Questo è evidente in organismi come la Commissione Interministeriale sugli Affari Comunitari Rom, dove sembra che ogni ministro debba partire da zero con i propri concetti, invece di portare avanti il lavoro dei predecessori. La mia critica, ovviamente, è rivolta anche ai nostri stessi ranghi. Se rimaniamo chiusi in un simile approccio, allora cosa possiamo aspettarci?
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