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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.
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Di Fabrizio (del 10/02/2010 @ 17:41:08 in Italia, visitato 2443 volte)
Segnalazione di Tommaso Vitale
FACCIAMO IL PUNTO
Dato il silenzio stampa … vi chiedo di dedicare due minuti a scorrere queste
righe e a diffondere anche per non dire poi… io non sapevo.
Siamo in uno dei momenti storici in cui Milano ha il maggior numero di soldi per
i "nomadi" (fondo Maroni).
La scelta del Comune e Prefetto di Milano è di utilizzare i soldi unicamente per
interventi sociali nei campi regolari; in base al Decreto del
Ministero dell'Interno 3/2/09 il finanziamento approvato è di 13.115.700 euro
(Progetto di riqualificazione, messa in sicurezza e alleggerimento delle aree
adibite a campi nomadi, integrazione sociale della relativa popolazione ed
eliminazione di alcune aree): 4.000.000 di euro per gli interventi sociali,
9.115.700 euro per gli interventi strutturali (cioè messa a norma e sgomberi)
Ma cosa succede nei “ campi irregolari “?
Nonostante l'"emergenza freddo", la situazione ha subito un forte
peggioramento dall'inizio dell'anno. Le associazioni che da tempo stanno loro
accanto ( Naga, Comunità di sant’Egidio, Padri Somaschi, Caritas,…) ci
confermano che gli sgomberati sono quasi sempre le stesse famiglie
(poche) che sono costrette a spostarsi continuamente spostate in altre aree
periferiche.
E’ una persecuzione e questo è un bollettino di guerra
CRONOLOGIA DEGLI ULTIMI SGOMBERI
e non sono tutti
- 28 dicembre: sgombero alla Bovisa (all'ex campo noto alle cronache): si
disse che alcuni rom erano tornati in Romania, ma sono già tutti nuovamente a
Milano e hinterland.
- 28 dicembre: sgombero in via Sacile
- 14 gennaio: viale Forlanini, ex polveriera del demanio militare
- 19 gennaio: sgombero a Rho
- 19 gennaio (?): sgombero in via Gonin
- 21 gennaio: sgombero area vicino al cimitero di Chiaravalle (95 rom
rumeni). Gli sgomberati si sono spostati per la maggior parte al campo di
Lorenteggio (al confine con Corsico)
- 28 gennaio: via Cristina di Belgioioso, 60 rom rumeni
- 29 gennaio: via Molinetto di Lorenteggio. Circa 120 persone (almeno 40
minori, varie donne incinta, provenienti dagli sgomberi di Rubattino e di
Chiaravalle). Erano in corso i trasferimenti per 7 minori dalle scuole del
quartiere Rubattino alle scuole del quartiere Lorenteggio( via Salerno, via dei
Narcisi). Agli uomini è stato detto potevano recarsi al dormitorio in Viale
Ortles: arrivati al dormitorio, han detto che non c'era più posto. (una mamma
con due bambine è stata per alcune notti in una comunità mamma-bambino)
- 31 gennaio: nuovo sgombero in via Molinetto di Lorenteggio
- 31 gennaio: nuovo sgombero in via Giambellino
- 1 febbraio: sgombero in un capannone di via Siccoli (Bovisa), 30
persone, di cui 8 minori. I minori in età scolastica erano 2, frequentavano da
inizio gennaio la Scuola elementare di via dei Guicciardi, ben accolti da
compagni e maestre. Erano bambini già provenienti dalle scuole di Rubattino, che
quindi avevano già visto interrotto il loro percorso scolastico... (accoglienza
per la prima notte in comunità mamma-bambino Villaggio della Misericordia)
A seguito di questo sgombero, De Corato dichiara: "Salgono a 188 gli sgomberi
effettuati dal 2007. Otto solo nell'ultima settimana, più di uno al giorno."
- 1 febbraio: sgombero al cavalcavia Bacula Sarebbe interessante chiedere al Comune di rendere pubblici i costi delle
operazioni di sgombero. Sarebbe così palese quanti soldi pubblici sono
sprecati...
Un caso emblematico è sicuramente l'area del cavalcavia Bacula: in un
Comunicato Stampa del 4 aprile, il Vicesindaco stimava in 30.000 euro il costo
del solo sgombero del 31 marzo 2009. Quello era l'ottavo intervento, in quel
luogo, in due anni.
Il 24 settembre 2009 c'è stato a Bacula il nono sgombero, il 1 febbraio 2010 il
decimo sgombero e ora i rom sono già tornati a Bacula...!
Sempre a Bacula, dopo lo sgombero del 31 marzo 2009, il Comune pubblicizzò come
risolutiva una cancellata ( .. "Sono terminati i lavori di pulizia sotto il
cavalcavia Bacula dove era sorta una baraccopoli occupata da 140 rom romeni e
smantellata lo scorso 31 marzo. Amsa ha rimosso ben 230 tonnellate di rifiuti
ingombranti e solidi urbani. Dalla prossima settimana inizieranno le operazioni
per la posa della cancellata in modo da prevenire ulteriori intrusioni. Gli 8
interventi effettuati in due anni nell'area abusiva sono costati al Comune circa
100 mila euro: 30 mila solo per l'ultimo sgombero". Lo comunica il vice
Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato.
"Dalla prossima settimana - conclude De Corato - verranno avviati i
lavori per la cancellata, che si concluderanno entro Pasqua. La soluzione,
prevista da accordi stipulati con un'azienda specializzata che si accollerà gran
parte delle spese in cambio di una sponsorizzazione, sarà una recinzione alta
3,5 metri che poggerà su un muretto in calcestruzzo armato".)
- Il 4 febbraio, dopo lo sgombero di Rogoredo (90 rom rumeni; una mamma con bambino e una donna con handicap hanno accettato
il ricovero nelle strutture comunali),
"L'azione del Comune - spiega De Corato - sta andando avanti inesorabilmente
secondo un piano programmato di interventi. Salgono così a 190 le operazioni
effettuate dal 2007, 15 da inizio anno, quasi uno ogni due giorni. I rom devono
capire che Milano è ostile a qualsiasi forma di abusivismo. Ecco perché abbiamo
predisposto che una pattuglia della Polizia Locale segua i movimenti dei nomadi
allontanati. Per scongiurare il pericolo che si accampino in un'altra area della
città". (omnimilano.it)
- Il 5 febbraio ci sono stati altri 3 piccoli sgomberi in un giorno
- Per l'inizio della settimana (9/10 febbraio?) è annunciato lo sgombero del
campo di rom rumeni di Chiaravalle -Sant'Arialdo: circa cento persone, una
cinquantina di minori.
La Comunità di Sant'Egidio è presente in questo campo: nonostante le difficoltà
"logistiche" (è necessario camminare dieci minuti nel fango per raggiungere la
strada asfaltata), ci sono 4 famiglie che mandano i minori a scuola: sono
famiglie di ex abitanti di Rubattino. Sono in corso le operazioni per iscrivere
altri minori presso la scuola di via Ravenna (ad oggi altri 6 hanno fatto
richiesta).
Due minori che frequentavano la scuola Pini della zona Rubattino, dal 1/2/2010
frequentano la scuola di via Ravenna,adesso verranno strappati anche da lì:
tutti questi sgomberi rendono impossibile la continuità dei percorsi scolastici
Altri minori frequentano le scuole elementari della DDS Pini (Lambrate-Feltre),
la media di via Maniago, il CTP di via Heine.
Porto l'esempio di una famiglia, ex Rubattino ora al campo di Chiaravalle
seguita dalla Comunità di S. Egidio: il padre ha avviato un percorso di
formazione per la riqualificazione professionale presso l'ESEM, il figlio
maggiore di 17 anni è iscritto al corso per le 150 ore al CTP Heine e ogni
giorno accompagna i tre fratelli e un cugino a scuola in zona P.zza Udine (con i
mezzi da Chiaravalle ci vuole almeno un'ora): alle 7,50 entra in prima media la
sorella (via Maniago), alle 8,30 i due fratelli e un cugino all'elementare di
via Feltre, alle 13,30 esce la sorella dalle medie e alle 16,30 i fratelli dalle
elementari... Nonostante la distanza, la frequenza è ottima e regolare.
Sempre nel campo di Chiaravalle, il 30 gennaio sono bruciate sei baracche per
una candela rimasta accesa (una mamma aveva paura che i topi mordessero la
figlia di pochi giorni): vivere nei campi abusivi è pericoloso, non piace
neanche ai rom, ma gli sgomberi continui non fanno altro che abbassare
ulteriormente le condizioni di vita dei rom (speranza di vita per un rom che
nasce in un campo abusivo a Milano: 50 anni) e aumentare i pericoli.
E’ stato più volte chiesto al Comune di rendere pubblici i costi delle
operazioni di sgombero. Sarebbe così palese quanti soldi pubblici sono sprecati…
Se solo lo si volesse sono praticabili alternative alla politica degli sgomberi
senza soluzioni alternative.
La complessità del fenomeno ( a cominciare dal fatto che alcuni “ nomadi” ( che
nomadi non sono) sono italiani, altri comunitari…) richiede una pluralità di
risposte che si giocano su più tavoli con scelte politiche che prevedano
percorsi mirati all’autonomia.
“E’ possibile fare politiche per la cittadinanza sociale dei rom e dei sinti, ed
è possibile farle con loro” (Tommaso Vitale).
Sono già stati fatti percorsi con famiglie che, dopo un periodo di
accompagnamento sociale, si sono rese autonome dal punto di vista abitativo e
economico. Questo è il modo per "smantellare" veramente i campi rom da Milano.
Qui sotto c'è il link a un servizio andato in onda il 5/2/2010 sul tg3
nazionale. Si parla di una famiglia inserita in una casa e di un ragazzo, di 15
anni, anche lui inserito in casa: fino ai giorni dello sgombero andava a
mendicare e non vedeva grandi prospettive alternative, ora frequenta un corso di
150 ore per l'ottenimento della terza media e un corso di idraulico.....
link per vedere il tg 3 online del 5 febbraio
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-072d99b8-17c4-4939-a2a9-64e8188a541f-tg3.html?p=0
7 febbraio 2010 Patrizia Quartieri - consigliere comunale a Milano,
indipendente per Rifondazione Comunista
Di Fabrizio (del 20/04/2010 @ 16:13:58 in sport, visitato 2204 volte)
Milano, 12:37
Sgomberati dai campi nomadi, protagonisti sul campo di San Siro per la
semifinale di Champions League: una ventina di bimbi rom questa sera
accompagneranno per mano, sul tappeto erboso del Meazza, i giocatori di Inter e
Barcellona. I bambini, tra quelli che erano stati sgomberati con le loro
famiglie dagli insediamenti di via San Dionigi e del cavalcavia Bacula, ora sono
ospiti della Casa della carità di don Virginio Colmegna, coinvolto
nell'iniziativa di questa sera dal presidente dell'Inter Massimo Moratti. Mentre
i 20 ospiti del Meazza seguiranno la partita dalle tribune, gli altri assistiti
della Casa della carità la vedranno tutti insieme, nel centro del parco Lambro,
insieme al sacerdote.
(20/04/2010) (Spr)
Di Fabrizio (del 06/03/2009 @ 16:01:53 in Italia, visitato 2010 volte)
Stasera a Milano alle 18.00 presso il cavalcavia Bacula (Ponte della
Ghisolfa) si terrà una
ronda sponsorizzata dalla Lega Nord contro i Rom che lì sotto vi sono
rifugiati, già minacciati di sgombero.
La Comunità di S. Egidio, i padri Somaschi e l'associazione Segnavia, Todo
Cambia, la Federazione Rom e Sinti insieme, il Naga con anche il loro camper,
l'Opera Nomadi, hanno organizzato in fretta e furia (causa i tempi strettissimi)
un presidio, silenzioso e nonviolento a protezione e difesa delle persone che li
vivono, perché a nessuno vengano strane idee e ci siano gesti inconsulti (dopo
l'incendio di mercoledì al campo di via Sarca).
Di seguito riporto il volantino che verrà distribuito stasera al presidio:
CHI NON CONOSCE LA VERITA’ E’ UNO SCIOCCO, MA CHI CONOSCENDOLA LA CHIAMA
BUGIA, E’ UN DELINQUENTE (Bertolt Brecht)
Supponiamo che ci sia qualcuno interessato a farti pensare che i rom
rubino, siano vandali e aggressori.. a costruire un problema e ingigantirlo
cosi tanto da farti credere che sia il problema fondamentale della tua vita,
per poi poterti dare una risposta non risolutiva ma che tu percepisci come
tale. Non daresti il tuo voto a chi ti risolve la vita? Ma questa ovviamente
è solo una supposizione...
De Corato ha annunciato lo sgombero di Bacula entro metà marzo, e la Lega ha
indetto una fiaccolata per essere sicuri che questa volta sarà fatto davvero.
“Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Siamo a fianco dei cittadini”, dichiara
Salvini.
Anche noi siamo a fianco dei cittadini, anche dei rom.
Siamo il gruppo di Medicina di Strada del
Naga una unità mobile che si
occupa di salute e diritti. Da anni conosciamo queste persone e ne seguiamo il
peregrinare.
Nessuna vera possibilità di cambiamento, nessuna possibilità di
miglioramento delle condizioni di vita per chi in Italia ci abita da anni. Solo
slogan e azioni di forza, senza alternative, che mirano a far credere alla gente
di risolvere i problemi, per accaparrarsi voti creando paura e tensione.
Esasperazione diffusa e trasversale, quello che si ottiene.
Questi sono i fatti: a Bacula vivono 200 persone, tra cui 60 bambini.
Sono in Italia in media da 5 anni, alcune persone da oltre 10. Ci sono persone
che lavorano e bambini che vanno a scuola. Per loro nessuna possibilità di
accedere ad una casa, pochissime di avere un lavoro in regola, l’assistenza
sanitaria, l’accesso ai servizi.
Lo sgombero non è una soluzione. E non sarà un muro in più a cambiare le
cose.
Nel 2008 a Milano ci sono stati 22 interventi di sgombero cui si aggiungono le
60 operazioni del 2007 e i 350 allontanamenti dalle strade effettuati tra 2007 e
2008.
04.09.07: Da via San Donigi vengono sgomberati 159 rom romeni.
12.07: Cavalcavia Bacula. Le famiglie si trasferiscono a Via Bovisasca.
29.01.08 Sgombero in via Rubattino: 45 rom romeni.
02.04.08: Via Bovisasca. 750 persone di cui 280 bambini e 200 donne.
08.05.08: “Allontanamento volontario” di una centinaia di Rom Romeni.
04.07.08: Una settantina di rom romeni sgomberati da Bacula.
08.08.08: Circa 40 rom romeni sgomberati da Via Console Marcello: numerosi
bambini e alcuni uomini e donne con gravi malattie oncologiche e cardiache. Si
trasferiscono a Bacula.
Cosa significa uno sgombero?
- Per noi, solo un dispendio inutile di risorse ed energie: le condizioni
dei cittadini che vivono nel quartiere non cambiano e le zone sgomberate non
vengono “rivalutate” (Bovisa aspetta ancora che si inizi la bonifica!)
- Per i bambini: abbandonare la scuola dove lentamente avevano iniziato
un percorso di inserimento
- Per gli uomini: perdere il lavoro nella ricerca di un nuovo posto per
la famiglia
- Per tutti gli abitanti di Bacula: condizioni di vita sempre peggiori.
NON SGOMBERI INUTILI MA ALTERNATIVE CONCRETE
Sgomberare senza offrire alternative è una violazione dei diritti umani, è
un’azione inutile e controproducente.
Di Sucar Drom (del 19/03/2009 @ 13:34:32 in blog, visitato 1806 volte)
Non aver paura, apriti agli altri, apri ai diritti
Il prossimo 18 marzo a Roma verrà presentata alla stampa la campagna nazionale
"Non aver paura, apriti agli altri, apri ai diritti". Ben 26 organizzazioni
promotrici hanno dato vita a uno schieramento inedito, per ampiezza e pluralità.
L’Alto commis...
Minoranze fra identità e culture maggioritarie
In preparazione all’ evento “minoranze: diritti e doveri” che si terrà a Parma
nei prossimi giorni, pubblichiamo un testo di Gianluca Lottici, organizzatore
dell’evento...
Napoli, i Rom tra stato di diritto e stato di eccezione: proposte di
trasformazione urbana
Si terrà a Napoli, il 16 marzo, il convegno “I rom tra stato di diritto e stato
di eccezione: proposte di trasformazione urbana”, organizzato da
OsservAzione e dall’associazione chi rom e…chi no, nell’ambito del progetto
“Roma Mig...
Ungheria, allarme aggressioni razziste
Le aggressioni armate contro rom in Ungheria ricordano le azioni del
Ku-Klux-Klan negli anni '60 in Usa, secondo l'ERTF. Il presidente, Rudko
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Rom: favorire l'integrazione prima che sia troppo tardi
Pubblichiamo l’intervista a Magda Kósáné Kovács, dopo la votazione del
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sulla situazione sociale dei rom e su un lo...
Bruno Morelli, il nuovo spazio web
Sucardrom invita tutti a visitare il nuovo spazio web di Bruno Morelli,
intellettuale e poliedrico artista rom abruzzese, dove potrete visionare molte
delle sue opere...
Rom e Sinti nella letteratura/4 - IL SEICENTO
Con il tempo, i Rom-Sinti diventano i protagonisti di canzoni e filastrocche
della tradizione popolare di tutta Europa; disprezzati e derisi in alcune zone e
più considerati in altre, fino a divenire, nell...
Liberate Karol Racz
Il cittadino rumeno Karol Racz, anche se brutto, sporco e cattivo, è una persona
innocente, fino a prova contraria non ha commesso alcun reato e deve essere
dunque immediatamente s...
Ddl sicurezza, appello ai parlamentari
L’art. 45, comma 1, lett. f) del disegno di legge “Disposizioni in materia di
sicurezza”, approvato dal Senato e attualmente all’esame della Camera (C. 2180),
introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibir...
Mitrovica, una città e il suo doppio
Nonostante gli anni, la mercedes beige sorpassa con disinvoltura i trattori e
gli altri veicoli che affollano la strada a due corsie che attraversa il Kosovo
da nord a sud. La destinazione è Mitrovica...
Milano, interviene anche Amnesty International contro la furia degli sgomberi
Sara, piccola romena paralizzata dalla distrofia muscolare, è ancora nella sua
prigione di legno e cellophane sotto il ponte Bacula. Ma la luce dei suoi occhi
e il sorriso dei suoi sette anni hanno bucato il buio della c...
Mestre (VE), sospeso il Consiglio comunale
Mentre la Lega Nord impegna il Consiglio regionale per non far realizzare un
abitare dignitoso per le famiglie sinte veneziane, il Consiglio Comunale di
Mestre è stato sospeso dopo pochi minuti dal suo inizio. L’ordine del giorno: il
referendum promosso dalla Lega Nor...
Sbattere in prima pagina il mostro italiano
Il numero in edicola di Gazeta Romaneasca, il settimanale dei romeni in Italia,
ha una prima pagina diversa da tutti i numeri precedenti. L’apertura è dedicata
al pedofilo italiano che a Napoli ha stuprato un bambin...
Venezia, Genitlini processato per istigazione all'odio razziale
Il vicesindaco di Treviso Giancarlo Gentilini sarà processato per le parole
contro immigrati, Rom e Sinti pronunciate lo scorso settembre, durante la Festa
dei Popoli a Venezia (guarda il video...
Venezia, il referendum non si farà
Il Consiglio comunale non ha approvato l'ammissibilità del referendum popolare,
quindi non ci sono più ostacoli all' allestimento del...
Ddl sicurezza, dal Pdl 101 pugni alla Lega Nord
Stupore. Disappunto. Rabbia. Sono i sentimenti che circolano tra le fila dei
deputati e dei senatori della Lega Nord dopo che 101 parlamentari del Popolo
della Libertà, guidati da Alessandra Mussolini, hanno incalzato il premier sul
disegno di legge sicurezza ("Inaccettabili il reato di clandestinità e l'obbligo
di denuncia che s...
Pavia, progettiamo insieme il superamento urbanistico e sociale dei "campi
nomadi" pavesi
La quarta edizione del Laboratorio di Sviluppo Locale Partecipativo
(marzo-giugno 2009) - attività che si tiene presso l'Università di Pavia, CdL in
Ingegneria Edile/Architettura, Corso di Sociologia Urbana e del Territorio - è
dedicata al tema dell’a...
Milano, gli immigrati in Lombardia
Il 31 marzo 2009 a Milano si terrà l’8° Convegno Nazionale “Gli immigrati in
Lombardia. La Ricerca e la sperimentazione al servizio del territorio. Rapporto
2008”, presso l’Auditorium “G. Gaber", P.zza Duca D’Aosta 3, ore 9.00.
Promuovono ORIM Osservatorio Regionale per l’integrazione e la Multietnicità,
Fondazione ISMU e Regione Lombardia...
Ministri a braccetto con neofascisti
I ministri Andrea Ronchi e Ignazio La Russa in posa con i neonazisti, come
scritto da Paolo Berizzi nel suo libro "Bande nere" e riportato su Repubblica,
hanno aperto un altro fronte polemico fra governo ed opposizione. Il Pd ha
inviato una lettera a Berlusconi per chi...
Di Fabrizio (del 16/02/2010 @ 12:19:33 in Italia, visitato 2673 volte)
Ricevo da Maria Grazia Dicati
Redattore Sociale Milano, lettera delle maestre prima dello sgombero: "La vostra voce siamo
noi"
"Vi insegneremo centomila parole perché nessuno possa annientare chi come voi
non ha voce". I bambini della scuola elementare di via Pini vivono in una
baraccopoli a Segrate, ultima tappa di una serie di sgomberi. Domani forse un
nuovo trasferimento
MILANO - Le maestre della scuola elementare di via Pini a Milano scrivono ai
loro alunni rom, che domani potrebbero di nuovo essere sgomberati. "Vi
insegneremo mille parole, centomila parole perché nessuno possa più cercare di
annientare chi come voi non ha voce". Oggi questi bambini vivono in una
baraccopoli sorta a Segrate, ma Il 19 novembre 2009 erano stati mandati via
dall'ex edificio Enel di via Rubattino, nel quartiere della scuola di via Pini.
Segrate è l'ultima tappa dei continui sgomberi che hanno subìto da allora.
Anche domani, probabilmente, vedranno la loro baracca rasa al suolo dalle ruspe.
Nonostante tutto, i bambini hanno continuato ad andare a scuola. Spesso sono le
maestre ad andarli a prendere nelle loro baracche, costruite di volta in volta
in zone diverse di Milano. Questa la lettera che le maestre di via Pini hanno
inviato a Redattore Sociale.
"Ciao Marius, ciao Cristina, Ana, ciao a voi tutti bambini del campo di Segrate
-scrivono le maestre-. Voi non leggerete il nostro saluto sul giornale, perché i
vostri genitori non sanno leggere e il giornale non lo comperano. È proprio per
questo che vi hanno iscritti a scuola e che hanno continuato a mandarvi
nonostante la loro vita sia difficilissima, perché sognano di vedervi integrati
in questa società, perché sognano un futuro in cui voi siate rispettati e
possiate veder riconosciute le vostre capacità e la vostra dignità. Vi fanno
studiare perché sognano che almeno voi possiate avere un lavoro, una casa e la
fiducia degli altri".
"Sappiamo quanto siano stati difficili per voi questi mesi: il freddo,
tantissimo, gli sgomberi continui che vi hanno costretti ogni volta a perdere
tutto e a dormire all’aperto in attesa che i vostri papà ricostruissero una
baracchina, sapendo che le ruspe di lì a poco l’avrebbero di nuovo distrutta
insieme a tutto ciò che avete. Le vostre cartelle le abbiamo volute tenere a
scuola perché sappiate che vi aspettiamo sempre, e anche perché non volevamo che
le ruspe che tra pochi giorni raderanno al suolo le vostre casette facessero
scempio del vostro lavoro, pieno di entusiasmo e di fatica. Saremo a scuola ad
aspettarvi, verremo a prendervi se non potrete venire, non vi lasceremo soli, né
voi né i vostri genitori che abbiamo imparato a stimare e ad apprezzare".
"Grazie per essere nostri scolari, per averci insegnato quanta tenacia possa
esserci nel voler studiare, grazie ai vostri genitori che vi hanno sempre messi
al primo posto e che si sono fidati di noi. I vostri compagni ci chiederanno di
voi, molti sapranno già perché ad accompagnarvi non sarà stata la vostra mamma
ma la maestra. Che spiegazioni potremo dare loro? E quali potremo dare a voi,
che condividete con le vostre classi le regole, l’affetto, la giustizia, la
solidarietà: come vi spiegheremo gli sgomberi? Non sappiamo cosa vi spiegheremo,
ma di sicuro continueremo ad insegnarvi tante, tante cose, più cose che
possiamo, perché domani voi siate in grado di difendervi dall’ingiustizia,
perché i vostri figli siano trattati come bambini, non come bambini rom,
colpevoli prima ancora di essere nati".
"Vi insegneremo mille parole, centomila parole perché nessuno possa più cercare
di annientare chi come voi non ha voce. Ora la vostra voce siamo noi, insieme a
tantissimi altri maestri, professori, genitori dei vostri compagni, insieme ai
volontari che sono con voi da anni e a tanti amici e abitanti della nostra zona.
A presto bambini, a scuola.
Le vostre maestre: Irene Gasparini, Flaviana Robbiati, Stefania Faggi,
Ornella Salina, Maria Sciorio, Monica Faccioli".
Sgombero a Segrate: un nuovo solito caso. La denuncia del Naga
Milano, 16/02/2010
Stamani all’alba è iniziato l’ennesimo sgombero. E’ stato il turno del campo rom
di Segrate dove vivevano più di 130 persone e dove, anche in questo caso, erano
in atto processi positivi d’integrazione.
Anche in questo caso, i bambini residenti nel campo frequentavano le scuole
locali e anche in questo caso le maestre, stamani, erano in prima fila per dare
sostegno alle persone sgomberate e per cercare di portare i bambini a scuola.
Anche in questo caso, non sono state trovate soluzioni abitative alternative e
condivise. Anche in questo caso, l’unica proposta è stata quella di separare le
donne e i bambini dai mariti.
Anche in questo caso, vengono calpestati diritti e libertà fondamentali di
uomini, donne e bambini che, da mesi,vengono rincorsi e stanati dove tentano di
trovare rifugio.
Anche in questo caso, non sono servite le mobilitazioni: l’accanimento prosegue
imperterrito e insensato.
Anche in questo caso, abbiamo incontrato famiglie che erano state sgomberate
prima dal campo rom di Rubattino, poi dalla zona di Bacula, poi da Bovisasca,
poi ancora da Rubattino e, stamani, da Segrate.
Anche in questo caso, per un giorno, staranno accesi deboli riflettori
sull’ennesimo sgombero e poi tutto tornerà come prima.
Anche in questo caso, la città è assuefatta.
Il Naga continuerà a portare assistenza nelle aree dismesse della città, nei
campi rom e ovunque ce ne sia bisogno e continueremo a denunciare ogni
violazione dei diritti di chicchessia.
Per maggiori informazioni
NAGA 02 58 10 25 99 - 349 16 033 05 – naga@naga.it
Di Fabrizio (del 13/02/2010 @ 11:46:30 in Italia, visitato 3186 volte)
Segnalazione di Giancarlo Ranaldi, da
DirittiGlobali.it
E' il frutto della politica degli sgomberi di comune e prefettura,
denunciano le associazioni che operano nel campo. ''È diventato il rifugio di
chi è scappato dagli sgomberi''
MILANO - Nel 2007 il Comune di Milano ha eseguito una quarantina di sgomberi di
campi nomadi più o meno piccoli. Dove sono finiti chi viveva in quelle baracche
rase al suolo? Circa 600 hanno deciso di ricostruirsela alla Bovisa, in un
terreno abbandonato fra i binari delle Ferrovie nord e via Bovisasca. "A
settembre c'erano solo un centinaio di rom -spiega Valerio Pedroni,
coordinatore dell'equipe di strada Segnavia dei padri Somaschi, che tre
volte alla settimana assiste donne e bambini-. Negli ultimi due mesi sono
aumentati a dismisura. È diventato il rifugio di chi è scappato dagli sgomberi".
Ora le baracche sono circa 200 e secondo il censimento dei vigili urbani,
eseguito il 26 febbraio, vi abitano 750 persone, quasi tutte romene, di cui 280
bambini e 200 donne. "È il frutto della politica degli sgomberi adottata dal
Comune e dalla Prefettura", sottolinea Valerio Pedroni. Per il Comune di Milano
ora è venuto il turno del campo della Bovisa. "Verranno effettuati continui e
costanti allontanamenti da parte della polizia municipale con il supporto della
polizia di Stato e dei Carabinieri", ha annunciato il 28 febbraio Riccardo De
Corato, vicesindaco di Milano. Domani la commissione consigliare sulla sicurezza
effettuerà un sopralluogo (vedi lancio successivo; ndr).
I rom della Bovisa non hanno acqua né luce. "Ogni due settimana portiamo donne e
bambini a fare la doccia nelle strutture della fondazione Fratelli di San
Francesco -racconta Valerio Pedroni-. Stiamo aiutando i bambini a inserirsi
nelle scuole e abbiamo raccolto le preiscrizioni per il prossimo anno
scolastico". L'equipe di Segnavia è formata da 4 operatori professionali e il
progetto di assistenza è finanziato dalla Fondazione Cariplo.
Nel campo rom della Bovisa operano anche altre due associazioni. Il Naga,
che con il suo camper di medici volontari visita due volte al mese la
baraccopoli, e la Comunità di Sant'Egidio. "Ci sono famiglie che prima abitavano
negli insediamenti di Chiaravalle, Bacula, Sesto San Giovanni e Cinisello
Balsamo -spiega Marta Pepe, volontaria del Naga-. Si sono concentrati
tutti qui ora anche perché hanno paura, temono rappresaglie e sperano che un
campo così affollato non venga sgomberato". "Conosciamo sei famiglie che prima
abitavano nel campo di Chiaravalle -racconta Elisabetta Cimoli di Sant'Egidio-.
A metà giugno sono stati sgomberate e si sono spostate in via Rubattino. Il 29
gennaio nuovo sgombero e ora sono alla Bovisa". (dp)
Rom della Bovisa, domani il sopralluogo del comune di Milano
Andrea Fanzago (Pd): ''Con gli sgomberi si è solo spostato il problema
delle baraccopoli, concentrandolo in un solo posto. La Giunta non ha programmato
anche la ricollocazione delle persone che vivevano nei campi abusivi''
MILANO - Domani la commissione consigliare Sicurezza del Comune di Milano farà
un sopralluogo al campo rom della Bovisa. "Con gli sgomberi si è solo spostato
il problema delle baraccopoli, concentrandolo in un solo posto -afferma
Andrea Fanzago, consigliere comunale del Partito democratico e membro della
commissione-. La Giunta non ha voluto programmare anche la ricollocazione delle
persone che vivevano nei campi abusivi". Per la maggioranza di Palazzo Marino
nei confronti dei nomadi l'unica regola è quello della sottoscrizione del "patto
di legalità e solidarietà". "Il principio è che chi vuole rispettare le regole
può rimanere a Milano e certo una baraccopoli di questo genere non è accettabile
-spiega Carmine Abagnale, vicepresidente della Commissione e consigliere di
Forza Italia-. Non spetta a noi decidere l'eventuale sgombero del campo, ma al
comitato sull'ordine e la sicurezza della Prefettura".
Ora la concentrazione di 700 rom in un solo campo, rende difficile ogni
soluzione. "Dobbiamo iniziare un percorso di integrazione almeno con le famiglie
che sono già seguite dalle associazioni che operano nel campo alla Bovisa
-sottolinea Andrea Fanzago-. È importante che dal Comune arrivi un aiuto a
coloro che vogliono mandare i figli a scuola, lavorare e costruirsi un futuro
migliore". "Certo le famiglie che vogliono integrarsi vanno aiutate -aggiunge
Carmine Abagnale-. Ma il problema è che la maggior parte invece vuole rimanere
in quelle condizioni e dedicarsi ad attività illecite". (dp)
© Copyright Redattore Sociale
Di Sucar Drom (del 06/05/2009 @ 11:42:25 in blog, visitato 1881 volte)
Giugliano (NA), nessun megacampo
"Con il no dell’Assise all’ordine del giorno sulla proposta della Prefettura
sulla questione rom c’è il rischio di perdere finanziamenti per milioni di
euro". A parlare è Mimmo Di Gennaro, presidente dell’O...
Milano, un ceto politico immaturo
Le sbarre sui Bastioni, alla Rotonda della Besana, per estirpare un pezzo di
rumorosa movida. Le cancellate sotto il cavalcavia Bacula, sigillato dopo lo
sgombero della favela. Le barriere attorno al Duomo e a Cordusio, all...
San Vittore di Cesena, il punk rock gitano dei Firewater
Al Vidia Club di San Vittore, in via Nazionale 1130, questa sera la musica senza
genere nata in un garage di New York. E' un mix di musica indiana,
balcanica, messicana, pop e punk quella che invaderà il Vidia clu...
Ungheria, migliaia di persone al funerale di Jeno Koka
Nel cuore dell'Europa centro-orientale tornano episodi e paure di altri tempi,
che evocano fasi oscure della storia, in cui discriminazioni e persecuzioni
contro le minoranza - etniche o religiose - erano la re...
Mola di Bari, Moni Ovadia in “Senza confini: Ebrei e Zingari”
Venerdì 1 maggio alle ore 21.00 al Teatro Van Westerhout di Mola di Bari, per la
stagione dedicata alle “Lingue del Sud” curata dal Centro Diaghilev in
collaborazione con il Comune di Mola – Assessorato al...
Milano, abusi edilizi: l'ipocrisia razzista del potere
Mentre il Vice Sindaco di Milano e il Presidente della Provincia di Milano fanno
a gara per chiedere la demolizione delle case ai Rom, scoppia in sordina un
nuovo caso tangenti a Milano. Cosa è successo? Il Tribunale di Milano ha
rinviato a giudizio 19 p...
La difesa della razza
Alcuni brani tratti dalla rivista "La difesa della razza" a cui collaborava
anche Giorgio Almirante. "Esiste un punto di spiccata analogia fra la loro vita
e quella degli ebrei, in quanto ebrei e zingari rappresentano gli unici gruppi
etnici costituiti senza espressione alcuna di vita agricola c...
Milano, piano anti-rom fra traslochi ed espulsioni
Il Comune vuole ridurre del 30 per cento le presenze dei Rom e dei Sinti in
città e portarne il numero dai 1.200 censiti a 800: i campi saranno smantellati
o ristrutturati, si of...
Perugia, una lite è sfociata in tragedia
Una lite è sfociata in tragedia la sera del 2 maggio. Sono stati arrestati a
Vicenza i responsabile della morte di un 14enne di origine rom e di suo
padre,...
Premio Ischia, vota anche tu per Step1
Per il trentennale del Premio la Fondazione Giuseppe Valentino ha istituito il
Premio Ischia dedicato al mondo del giornalismo partecipato. Da una preselezione
di 10 blog - scelti in base alle notizie più rilevanti che sono state prodotte
...
Bolzano, concerto per l'Abruzzo
Le associazioni Nevo Drom e U Giaven invitano tutti al concerto di beneficenza
“per le vittime del terremoto in Abruzzo” che si terrà domenica 17 maggio 2009,
dalle ore 20.30, presso il teatro Cri...
Ddl sicurezza, salta la norma sui presidi spia
La maggioranza torna sui suoi passi, dopo la lettera del presidente della Camera
Gianfranco Fini, e riformula la norma sui "presidi-spia", ammettendo
l'iscrizione dei figli di immigrati clandestini a scuola e ritornando alla...
Papini, lolite e meditazione zen...
In realtà sarei tentata da una pagina bianca, un vuoto profondo per fingermi
solo per stanotte fuori dal presente. Potrei fissarla a lungo e provare con un
OOOMMM prolungato, convinto, a sgombrare la mente, creare uno spazio libero e
dormire ...
Roma, il gruppo Pd incontra le associazioni del comitato 'non avere paura'
Oggi, mercoledì 6 maggio, alle ore 14.30 presso la Sala Capranichetta (P.zza
Montecitorio 125) le deputate e i deputati del Pd incontreranno pubblicamente le
associazioni del comitato 'Non avere paura' promotore...
Di Sucar Drom (del 08/04/2009 @ 10:31:26 in blog, visitato 1878 volte)
Milano, sgomberato l'insediamento abusivo della Bacula
Ieri mattina la baraccopoli sorta da alcuni anni sotto il cavalcavia Bacula a
Milano è stata smantellata dalle forze dell'ordine, 70 persone sono state
allontanate. Per impedire la rioccupazione cominceranno...
Venezia, il pesce d'aprile? Le piscine per i Sinti
Nella città lagunare sono comparsi i tanto temuti distributori automatici della
Coca-Cola. La materializzazione delle curiose macchinette è stata seguita da un
comunicato stampa e un video, che ha diffuso i particolari del...
Bolzano, una famiglia sinta è in strada
Sulle spalle Francesca (nome di fantasia, ndr) ha lo zainetto coi libri; in
braccio la gabbia del criceto. Ieri né lei né gli altri due suoi fratelli di
11 e 16 anni sono andati a scuola. C...
Genova, ragazzo muore di polmonite
Sfrattato dal tugurio, un giovane rom di 18 anni è morto a causa di una
polmonite fulminante all'ospedale villa Scassi di Genova Sampierdarena. Il
18enne viveva con la fa...
Roma, i Rom della Panareo in Arcobaleni di Pace
Il 27, 28 e 29 Marzo si è conclusa a Roma, presso il Centro Olimpico di Acqua
Acetosa, la Campagna per l’Integrazione promossa dal “Ministero del Lavoro,
della Salute e delle Politiche Sociali” e dalla “Lega Nazionale Calcio UISP”...
Il viaggio di Ionica
Quando a settembre del 2008 Ionica e Claudia con i loro piccoli Annamaria ed
Abel, lasciarono Pesaro, città dal cuore di metallo, per venire in Basilicata,
terra di antica e rinnovata speranza, non avevamo una precisa idea delle
“difficoltà” cui noi tutti saremmo andati incontro. Avevamo solo una speranza…
Bolzano, Ipes sfratta gli “zingari”
Leggendo il giornali di ieri mi viene la pelle d'oca a pensare che cosa farà
adesso quella famiglia sinta, dove andrà a vivere con i sui figli ancora
minorenni, li hanno sfrattati, è riportato dall'Alto Adige del 1 aprile, li
hanno sfrattati, scac...
Vademecum per i richiedenti la protezione internazionale in Italia
Disponibile da circa un mese il vademecum per i richiedenti la protezione
internazionale in Italia, curato dal Ministero dell’Interno e aggiornato con le
mod...
Napoli, V° edizione dell’Arte della Felicità
L'evento ”Arte della Felicità”, giunto alla V° edizione, quest’anno è dedicato
al tema della ‘paura’. Questa mattina (ore 10), Gabriele Salvatores incontrerà
gli studenti presso il Cinema Modernissimo per commentare l’inch...
Rom e Sinti nella letteratura/7 - BAUDELAIRE
Nemmeno Baudelaire resiste al fascino del tema Rom-Sinti, e nella raccolta Les
fleurs du mal inserisce la poesia Zingari in viaggio, del 1857. Ieri s’è messa
in viaggio la tribù profetica / dalle pupille ardenti, i piccoli in spalla, / o
abbandonando ai loro fieri appetiti / il tesoro sempre pronto alle mammelle ...
Pisa, la città sottile naufraga?
Per il momento è soltanto una proposta, come spiega il direttore della Società
della Salute, Giuseppe Cecchi, ma se dovesse trovare applicazione, a Pisa e nel
suo hinterland potrebbe rivelarsi la soluzione ...
Napoli, vogliono creare la "città dei rom"
A Napoli si discute sulla proposta del Prefetto di creare una “città dei rom”
nel Comune di San Giuliano, alle porte della città partenopea. E tutti sono
contrari ma ad oggi non abbiamo la voce dei Rom...
Roma, alle cooperative che assumono svantaggiati il 5% degli appalti comunali
“Abbiamo ottenuto un ottimo risultato, sono molto orgoglioso di poter
valorizzare questo progetto che è un'impresa sociale che incentiva la
solidarietà e la sussidiarietà”. Con queste parole il sindaco di Roma Gia...
Terremoto, vittime e paura anche tra gli immigrati
Il terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo ha fatto inevitabilmente vittime anche
tra gli immigrati. Tra i primi corpi estratti a Castelnuovo stamattina c’erano
quelli di due cittadini macedoni. A Ossa è morta invece sotto le macerie una
bambina russ...
Terremoto, Yuri Del Bar: uniamoci tutti per aiutare l'Abruzzo
Il terremoto in Abruzzo ha distrutto l’Aquila, ventisei paesi abruzzesi, scuole,
strade, linee telefoniche, condotte d'acqua e gas… Una tragedia! I paesi colpiti
sono...
Epifani: si faccia un tavolo vero sulla crisi economica
Epifani ha detto al Circo Massimo che oltre 14 milioni di persone in Italia
vivono con meno di mille euro al mese (la cosiddetta soglia di povertà). Per
l’esattezza, sono 14 milioni e mezzo: due milioni e mezzo (tra dipendenti e
aut...
Dichiarazioni ed eventi per la 38° Giornata Internazionale dei Sinti e dei Rom
Domani, 8 aprile, sarà celebrata in tutta l’Europa la 38° Giornata
Internazionale dei Sinti e dei Rom. In una dichiarazione congiunta l’OSCE (ODIHR
e HCNM), l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali e il Consiglio
d'Europa chiedono un'azione concertata da p...
Abruzzo, servono soldi
«Servono soldi». La Protezione Civile e la sala operativa delle Misericordie di
Firenze hanno lanciato un appello per canalizzare e rendere efficace il grande
flusso di aiuti che da tutto il paese si sta muovendo verso l'Abruzzo. «In
questo momento non servono aiuti materiali per le popolazioni ...
38° Giornata internazionale delle popolazioni sinte, rom, kalé, manouche e
romanichals
Oggi 8 aprile 2009 è la 38° Giornata internazionale delle popolazioni sinte,
rom, kalé (“gitani” della penisola iberica), manouche (sinti francesi) e
romanichals (inglesi). L’8 aprile 1971 a Londra si riunì il primo Congresso
dell’International R...
Di Fabrizio (del 11/10/2010 @ 09:49:59 in Italia, visitato 3003 volte)
Segnalazione di Stefano Pasta
Storie migranti
Il 21 Maggio del 2008 il Governo Italiano emana un decreto (Decreto Emergenza
Nomadi riguardante le Regioni Lazio, Campania e Lombardia) con il quale dichiara
lo stato di emergenza e attua una serie di misure dirette e indirette nei
confronti dei cittadini rom e sinti presenti sul territorio nazionale. A seguito
di tale decreto sulla base di tre Ordinanze Presidenziali emanate in data 30
Maggio 2008, i Prefetti di Napoli, Roma e Milano vengono nominati Commissari
Straordinari per l'emergenza nomadi, poiché, si legge nel preambolo del Decreto,
"[…] la situazione non è fronteggiabile con gli strumenti previsti dalla
normativa ordinaria".
A Milano, in Lombardia la politica attuata per fronteggiare la questione rom
segue due direzioni, una relativa alle "Aree di sosta autorizzata destinate ai
nomadi", ovvero gli undici campi regolari del Comune di Milano stesso e l'altra
che riguarda gli insediamenti definiti "campi abusivi".
Le risorse a disposizione della città di Milano e vincolate all'implementazione
di azioni rivolte ai cittadini rom e sinti arrivano a circa 13.000.000 di euro
destinati dal Ministero dell'Interno nel Luglio 2009 per fronteggiare
"l'emergenza nomadi". Del totale circa 4.000.000,00 euro sono destinati ad
attività sociali da realizzare all'interno dei campi regolari, il resto, ovvero
circa 9.000.000 euro, vengono spesi per azioni volte a migliorare la sicurezza
urbana e tutelare l'ordine pubblico, azioni che si concretizzano principalmente
negli sgomberi forzati dei campi abusivi.
Il presente contributo vuole fornire sinteticamente alcuni elementi relativi
alle politiche di sgombero attuate come unica misura di gestione degli
insediamenti abusivi, ovvero insediamenti di varie dimensioni (da poche persone
fino a 600 abitanti come accadde nel campo di Piazzale Alfieri alla Bovisa nel
2008) che sorgono spontaneamente su terreni privati o pubblici, palazzi
abbandonati, aree verdi etc…e abitati nella quasi totalità dei casi, da
cittadini rom di origine romena presenti sul territorio nazionale da ormai
alcuni anni.
La complessità della realtà rom e il suo declinarsi come questione
socio-politica infatti necessiterebbe di un approfondimento che non è possibile
esaurire in poche righe.
Nelle sue dichiarazioni pubbliche, il vice sindaco De Corato ha più volte
ribadito la volontà di eliminare la totalità degli insediamenti abusivi
allontanandone gli abitanti dal territorio milanese. Dal 2007 ad oggi la
soluzione proposta è dunque quella dello sgombero continuativo di tali
insediamenti con una frequenza che è andata intensificandosi fino a raggiungere
la media di circa uno o più sgomberi al giorno.
Sempre nelle dichiarazioni pubbliche dei politici interessati viene registrato
un significativo abbassamento delle presenze dei rom sul territorio cittadino,
numeri smentiti dai censimenti ufficiali realizzati dalla Questura nonché dalle
informazioni diffuse dalle agenzie di ricerca sociale e dagli enti del terzo
settore attivi a Milano ed hinterland.
Altro dato interessante che emerge da un'analisi diacronica della politica degli
sgomberi è che la stessa concorre in modo primario al riprodursi dei campi
stessi e in modo frequente all'interno di aree già ripetutamente sgomberate,
all'aumento del numero degli insediamenti abusivi, al peggioramento delle
condizioni di vita degli abitanti rom, all'interruzione di percorsi di
scolarizzazione dei minori, di inserimento lavorativo degli adulti e di tutela
sanitaria di minori e donne con particolare attenzione alle donne in gravidanza.
Le modalità di sgombero forzato adottate, oltre che violare il diritto ad un
alloggio adeguato, non tengono conto di nessuna delle procedure di garanzia
individuate dal Comitato sui Diritti Economici, Culturali e Sociali e delle
Nazioni Unite (CESCR) quali:
a) L'opportunità di una reale consultazione con gli interessati
b) Un adeguato e ragionevole preavviso per tutte le persone interessate prima
della data prevista per lo sgombero
c) Informazioni sugli sgomberi previsti e ove possibile sull'utilizzo successivo
del terreno o delle abitazioni, dovrebbero essere rese disponibili in tempi
ragionevoli a tutti coloro interessanti dai provvedimenti;
d) In particolare, quando sono coinvolti gruppi di persone, funzionari
governativi o loro rappresentanti dovrebbero essere presenti durante lo
sgombero,
e) Tutte le persone che effettuano lo sgombero dovrebbero essere correttamente
identificate
f) Gli sgomberi non dovrebbero aver luogo in condizioni climatiche
particolarmente avverse o di notte a meno che le persone coinvolte non ne diano
il consenso,
g) Dovrebbero essere forniti strumenti di ricorso legale e
h) dove possibile, assistenza legale alle persone che lo richiedono qualora
volessero ricorrere alla giustizia
Di seguito sono indicati i principali sgomberi effettuati dal 31.08.2010 al
30.09.2010 di cui è possibile trovare traccia in comunicati stampa, articoli e
dichiarazioni pubbliche.
A titolo di esempio si segnala la situazione del campo abusivo di Via Rubattino
sgomberato lo scorso 19 Novembre 2009 (300 persone) nonostante la mobilitazione
dell'intero quartiere che voleva preservare i percorsi di integrazione
scolastica e sociale di 36 minori e delle loro famiglie. Le insegnanti, i
genitori dei compagni di classe, le associazioni del terzo settore, a seguito
dello sgombero si sono mobilitate per collocare alcune delle famiglie.
Il 7 Settembre 2010 Via Rubattino arriva a contare nuovamente circa 200
presenze. All'appello mancano le circa 80 persone, tra adulti e minori, che sono
state inserite in percorsi di autonomia abitativa, inserimento lavorativo grazie
alla rete di solidarietà creata dai cittadini del quartiere e dalle
associazioni.
Tutti gli abitanti presenti al campo sono persone pluri- sgomberate che nei
giorni seguenti subiranno una vera e propria "caccia all'uomo".
(Greta Persico e Stefano Pasta, settembre 2010)
31 agosto 2010:
Parco Cassinis (2 campi): 35 Rom rumeni (25 adulti e 10 bambini) sgomberati
dalla polizia locale. Vengono smantellate 20 tende.
Dal 2007, totale sgomberi effettuati: 306.
03-04 settembre 2010: 6 sgomberi in 24 ore.
Via Zubiani: 20 rom rumeni vengono sgomberati da una zona di verde pubblico da
parte della polizia locale, 7 tende vengono demolite.
Via Zubiani: durante la notte, la polizia locale sgombera 15 Rom rumeni che
hanno acceso un fuoco per scaldarsi.
Parco Cassinis (nei pressi di via San Dionigi): 20 Rom rumeni sono sgomberati da
5 auto della polizia locale.
Via Malaga: 5 caravan appartenenti a Sinti provenienti dalla Sicilia vengono
sgomberati. I proprietari delle roulotte ricevono ammende pari a 450 euro.
Via Civitavecchia: 3 roulotte di Rom rumeni vengono sgomberate. I proprietari
delle roulotte ricevono una multa di 450 euro.
7 settembre 2010:
Rubattino: circa 180 rom rumeni vengono sgomberati sotto la pioggia. Per tutta
la giornata e nei giorni seguenti i rom vengono allontanati ripetutamente dai
luoghi dove cercano riparo. Alle donne sole o con minori di età superiore ai 5
anni circa vengono offerti alcuni posti presso il dormitorio pubblico sito in
viale Ortles; accettano la proposta in 29 tra cui 12 minori. Alle mamme con
minori neonati o molto piccoli viene offerta l'accoglienza presso alcune
comunità mamma-bambino in città e provincia; accettano il collocamento solo due
donne con due minori, altre rifiutano l'accoglienza per paura che i minori
vengano loro sottratti una volta in struttura. Agli uomini non viene fatta
alcuna proposta di accoglienza, ad esclusione di un nucleo di anziani anch'essi
collocati presso il dormitorio pubblico.
8 settembre 2010:
Un gruppo di rom – circa 30/40 persone, secondo le forze dell'ordine - sono
arrivati intorno alle 21 in via delle Regioni, zona Redecesio, in seguito allo
sgombero dell'insediamento di via Rubattino.
10 settembre, 2010:
Bacula; 40 Rom rumeni sgomberati.
Rubattino; 30 Rom rumeni sgomberati da via Caduti di Marcinelle-via Rubattino.
Due donne e un bambino accettano la separazione dal marito e vengono accolte in
comunità.
Via Ceresio: 4 caravan di un gruppo proveniente da Napoli viene sgomberato da
una rimessa di autobus
Via Novara: 12 roulotte di 40 Camminanti siciliani vengono sgomberate
13 settembre 2010:
Via Gozzoli: 24 Rom rumeni (di cui 6 bambini), provenienti da Rubattino sono
sgomberati, 9 tende e una baracca vengono demolite.
Sale a 320 il totale sgomberi effettuati dal 2007
15 settembre 2010:
Rogoredo (zona Tangenziale Est): 38 baracche e 2 tende vengono demolite dalla
polizia locale (22 poliziotti) in un'area pubblica. Secondo il Comune di Milano,
tutti i rom rumeni hanno rifiutato alternative di alloggio per donne e bambini.
Via Forlanini (ex polveriera in una zona abbandonata). 30 Rom rumeni sgomberati
da 3 pattuglie (polizia locale), 5 tende e una baracca vengono demolite. Nel
momento dello sgombero, erano presenti due soli uomini (di circa 35 anni). Via
Forlanini, come moltissimi altri luoghi di questo elenco, è stato sfrattato più
volte.
Via Toledo in zona Rogoredo: 8 Rom rumeni tra cui 2 bambini vengono sgomberati
dalla polizia locale e 2 baracche demolite. Nel luogo dove hanno vissuto vi era
un cantiere abusivo abbandonato con presenza di amianto.
16 Settembre 2010:
Bacula, 40 persone circa provenienti dal campo precedentemente sgomberato di via
Rubattino vengono nuovamente allontanate; non vengono fatte offerte alternative
di alloggio.
La situazione del cavalcavia Bacula è forse una tra le più emblematiche tra
tutti gli sgomberi presentati; non è infatti possibile, ad oggi, conteggiare gli
sgomberi effettuati realmente in tale insediamento.
Dalle testimonianze raccolte e ricostruendo le informazioni dei vari comunicati
stampa durante la maggior parte dell'anno vengono infatti realizzati circa due o
più sgomberi a settimana.
22 Settembre 2010:
Chiaravalle: 45 rom rumeni sgomberati dalla polizia locale (15 poliziotti) da
una zona tra il cimitero e l'abbazia di Chiaravalle. 5 tende e 8 baracche
vengono demolite.
Secondo le dichiarazioni di De Corato, erano presenti gli assistenti sociali ma
i rom hanno rifiutato le proposte di alloggio.
"Salgono a 335 gli sgomberi effettuati dal 2007 - sottolinea De Corato - 159 nel
2010[…]"
(Omnimilano.it del 22.09.2010 ore 11:16)
28 settembre 2010:
Via Cristina di Belgioioso: 7 baracche demolite in una zona privata, 20 Rom
rumeni sgomberati.
Di Fabrizio (del 28/02/2009 @ 09:47:20 in Italia, visitato 4431 volte)
Da
Roma Files
UNIRSI - Unione Nazionale ed Internazionale dei Rom e dei Sinti in Italia
Federazione delle Associazioni e dei Gruppi Autonomi dei Rom e dei Sinti
in Italia
Forum Europeo dei Rom e dei Viaggianti di Strasburgo
In risposta ai recenti sviluppi politici e la più recente ondata di razzismo
contro il popolo rom in Italia, una coalizione di organizzazioni, inclusa
UNIRSI, ha intrapreso una documentazione di prima mano sui diritti umani in
Italia (tra il 23 e il 30 maggio 2008). Dette organizzazioni hanno condotto una
ricerca, intervistando approssimativamente 100 Romanì che vivevano in campi
formali e informali a Roma, Napoli, Firenze, Brescia, Milano e Torino.
Le organizzazioni hanno visitato diversi campi formali e semi-formali, inlusi:
Secondigliano e Centro Lima (Napoli); Salviati , Fiume , Casilino 900
e Martora (Roma); Via Triboniano (Milano); Campo nomadi di
Brescia per i Sinti Italiani. La coalizione ha anche visitato i seguenti
campi informali: Scampia , Ponticelli
, Santa Maria e Torre Annunziata Nord (Napoli); Cave di Pietralata
ed un campo senza nome accanto a Cave di Pietralata (Roma); Corsico e Bacula (Milano);
Via Germagnano (Torino).
Nonostante sia il paese europeo con la più bassa percentuale di Rom/Sinti (la
Grecia ne conta lo stesso numero dell'Italia, ma con una popolazione di soli 10
milioni di persone), l'Italia è indietro di almeno 25 anni rispetto a tutte le
politiche d'integrazione per i Rom/Sinti.
Mentre non esiste nessun censimento ufficiale, un censimento condotto da varie
organizzazioni (inclusa UNIRSI) su scala nazionale mostra che i Rom e i Sinti in
Italia sono circa 170.000, di cui 70.000 con cittadinanza italiana e 100.000 (in
crescita costante dalla Bulgaria e specialmente dalla Romania) dai Balcani.
Il 30% di questi 100.000 arriva dalla Jugoslavia ed il resto dalla Romania, con
un centinaio di presenze dalla Bulgaria e dalla Polonia.
Le ultime due generazioni di Rom "jugoslavi" sono nati in un paese, l'Italia,
che non riconosce lo "jus soli" e quindi nega ai bambini i requisiti
basici per un'istruzione bilanciata ed integrazione: cittadinanza.
La minoranza dei Rom/Sinti è caratterizzata da bassa aspettativa di vita (la
media è tra i 40 e i 50 anni) e dalla presenza di un'alta percentuale di bambini
[il 60% della popolazione Rom e Sinti ha meno di 18 anni. Il 47% dei bambini
ha tra i 6 e i 14 anni; il 23% tra i 15 e 18 anni; la percentuale rimanente
(30%) tra i 0 e i 5 anni].
I Rom e i Sinti con cittadinanza italiana sono circa 70.000. Oggi le
comunità Rom e Sinte (chiamate "zingari" e "nomadi" in maniera dispregiativa ed
etnocentrica) sono ancora oggetto di discriminazione, esclusione e segregazione.
La discriminazione è estesa in tutti i campi, sia pubblici che privati,
così l'esclusione e la segregazione economica e sociale dei Sinti e dei Rom
diventa discriminazione etnica (Raccomandazione n.1557/2002 Consiglio d'Europa).
In Italia, le diverse comunità Rom e Sinte non sono riconosciute come Minoranze
Linguistiche Nazionali e perciò non usufruiscono dei diritti che questo status
comporta.
Le politiche sociali rivolte alle popolazioni Rom e Sinta tendono apertamente
all'inclusione sociale, e all'integrazione. Le comunità Rom e Sinte sono
raramente considerate protagoniste del pensare sociale, di politiche
d'integrazione, partecipazione diretta e mediazione culturale. L'Italia nega
alle comunità Rom e Sinte l'applicazione delle direttive europee sulle Minoranze
Linguistiche che proteggono le lingue minoritarie ed inoltre nega la Convinzione
sulle Minoranze Nazionali.
In molti casi i Rom e i Sinti si vedono negati i diritti basici come residenza,
salute, istruzione, lavoro. In Italia costruiamo ancora i "campi nomadi" che
sono posti di segregazione che imprigionano gli individui contro la loro
volontà. In Italia molti comuni, in contrasto con le disposizioni costituzionali
(art. 16), negano il diritto di residenza e di movimento all'interno del
territorio nazionale ai cosiddetti "nomadi" o "zingari".
In questa tragica situazione i Rom di Slovenia, Bosnia, Jugoslavia, Romania,
Polonia, Ungheria stanno tutti soffrendo queste politiche estremamente
discriminatorie. Intere famiglie scappano dai loro paesi nativi a causa dei
conflitti etnici e delle guerre civili e l'Italia nega loro i principali diritti
basici.
UNIRSI – Piazza Antonio Meucci, 18 – 00146 Rome - Italy.
UNIRSI president and ERTF Delegate Mr. Kasim Cizmic : e-mail:
unirsi@supereva.it
UNIRSI Secretary: Mr Balo Cizmic : e-mail: unirsi@supereva.it
Web site: www.unirsi.net
Di Fabrizio (del 04/02/2011 @ 09:43:01 in Italia, visitato 2503 volte)
INCONTRO PUBBLICO - VENERDI' 11 FEBBRAIO 2011 ORE 20.45
SALA DELLA PARROCCHIA DI GESU' A NAZARETH
Largo Bigatti (Quartiere Adriano) MILANO
Parliamo dei Rom: in particolare delle famiglie che abitano nella Comunità di
via Idro, ma anche di quelle di Triboniano, dei continui sgomberi delle
famiglie stanziate a Rubattino, Bacula, Forlanini e Bovisa e più in generale di
quella che comunemente viene definita "l'emergenza Rom a Milano".
Le soluzioni adottate in questi anni nella città di Milano come hanno affrontato
la questione? Hanno risolto il problema?
Altri comuni hanno operato in modo diverso: hanno sperimentato, positivamente,
politiche di sostegno all'integrazione, di accompagnamento all'inserimento
lavorativo, scolastico ed abitativo, con l'appoggio delle Comunità Locali.
Ascolteremo le testimonianze:
· della Comunità Rom di Via Idro 62
· della Comunità Rom di Triboniano
· del Comitato Forlanini
· del Gruppo delle mamme e maestre di Rubattino
· dell'Associazione "elementare.russo"
· di Paolo Fior condirettore di "T" il giornale del Trotter
· di Don Massimo Mapelli della Fondazione Casa della Carità
· dell'Avv. Livio Neri del gruppo degli "Avvocati per Niente"
· di Ernesto Rossi dell'Associazione "Apertamente" di Buccinasco
Promuovono:
Associazione VILLA PALLAVICINI, Associazione "elementare.russo", Osservatorio
sui razzismi , Fondazione Casa della Carità, Comunità Rom via Idro 62, Comitato
Genitori Elementare S. Mamete, Comitato "Vivere in Zona 2", A.N.P.I. Crescenzago,
Martesanadue, Legambiente Crescenzago
Di Fabrizio (del 24/05/2011 @ 09:41:11 in Italia, visitato 2189 volte)
Famiglia Cristiana 21/05/2011 Altro che Zingaropoli, nel capoluogo
lombardo si cacciano sempre gli stessi rom da un campo all'altro, senza mai
alternative. E a rimetterci sono i bambini
Il disegno di una bambina rom cacciata da scuola in conseguenza di uno
sgombero.
"A gennaio si è aggiunto alla mia classe Romeo. È un bambino rom di sei anni,
arrivato nella nostra scuola dopo essere stato allontanato dal campo di via
Rubattino e aver già dovuto abbandonare la sua classe alle elementari di via
Feltre. Per due settimane ha frequentato la scuola, arrivando sempre puntuale e
motivato. In pochi giorni ha conquistato tutti noi con la sua allegria e il suo
affetto, anche la famiglia è sempre stata disponibile e rispettosa. Un giovedì
mattina, appena entrata in aula, sono stata letteralmente trascinata in
corridoio da Romeo che, parecchio preoccupato, continuava a ripetermi "polizia,
sgombero". Il lunedì successivo la sua famiglia è stata sgomberata dal capannone
in cui vivevano, Romeo non è più potuto venire a scuola."
Silvia Borsani, maestra all'elementare di via Guicciardi, racconta così
l'emergenza rom a Milano. Storie simili a quella di Nicu, 11 anni, costretto a
cambiare sei scuole in due anni, o di Raluca, 8 anni, che ha subito 18 sgomberi
in dieci mesi. I rom in Italia sono un popolo di bambini: il 45-50 per cento è
in età scolare. L'integrazione passa soprattutto dalla scuola. Ma i continui
sgomberi rendono ardua quest'opera. Il Comune di Milano ha da tempo annunciato
di aver superato i 500 sgomberi di baraccopoli rom dal 2007. Un "successo" che
il vicesindaco De Corato rivendica con orgoglio: la città, anche per il
ballottaggio, è tappezzata di manifesti elettorali con il numero degli sgomberi
effettuati. Si tratta, in realtà, degli stessi rom continuamente sgomberati,
sempre dagli stessi posti. Emblematico è il cavalcavia Bacula: un'area
sgomberata 32 volte in tre anni. Milioni di euro spesi per spostare un problema
senza risolverlo.
Ha recentemente detto la Comunità di Sant'Egidio, che a Milano e in molte città
difende il diritto allo studio dei bambini rom: "Malgrado la disponibilità di
risorse messe in campo dalla UE per l'integrazione, proseguono in Europa
politiche basate sulla sola emergenza che alimentano paura e pregiudizi. Anche
in Italia raramente si realizzano politiche di inclusione e ci si limita spesso
a inutili operazioni di "sgombero senza alternative", che non risolvono i
problemi, aggravando la condizioni di vita dei rom e aumentando l'allarme
sociale." Al termine dello scorso anno scolastico, le mamme e le maestre delle
scuole frequentate dai rom della baraccopoli di via Rubattino hanno raccontato
di alcuni bambini bocciati a causa delle troppe assenze, conseguenza della
catena di sgomberi che hanno subito. In una lettera aperta hanno scritto: "Ora
ci troviamo davanti a un paradosso: le istituzioni con gli sgomberi rendono
impossibile la frequenza, e sono sempre le istituzioni a bocciare perché le
assenze sono troppe."
Flaviana Robbiati, una delle maestre di Rubattino, dice: "L'interruzione del
percorso scolastico significa analfabetismo; non saper leggere nè scrivere
impedisce di conoscere diritti e doveri, rende impossibile difendersi, blocca
l'accesso al lavoro. Da analfabeti diventano impossibili anche azioni
semplicissime quali orientarsi in un ospedale, compilare un modulo, sapere in
che via si è, capire quale medicina si ha in mano. A quel punto, la miseria è
inevitabile, l'emarginazione anche. Qui è il punto: dobbiamo scegliere se
lottare contro la povertà o contro i poveri." Lo sgombero è un insieme di
violenze psicologiche. I bambini si ritrovano in poche ore, spesso senza
preavviso, a perdere un mondo di affetti e di persone importanti: i compagni, le
maestre, le famiglie degli amici italiani che spesso non rivedranno più. Cosa
rimane della loro "vita precedente" dopo che una ruspa ha raso al suolo la
baracchina con tutto il mondo di oggetti e di affetti che contiene? Cosa succede
nella testa di un bambino che vede ridotti a immondizia i giocattoli e la
cartella che è stata sua compagna di impegno e di di sogni sul futuro?
Restano alcuni sacchetti di plastica con pochissime cose indispensabili: una
coperta, un paio di golfini, dei pantaloni, il pane avanzato il giorno prima, un
telo di cellophane che da quel momento diventa l'unico riparo per la notte. E
negli occhi di questi bambini cosa rimane? L'immagine dei lampeggianti blu che
quando è ancora notte ti svegliano e ti fanno uscire dalla baracchina. Resta
l'immagine di una ruspa enorme che disprezza e distrugge tutto quello che hai.
Aggiunge Flaviana: "Restano i denti dei cani della polizia. Meg, la mia alunna,
raccontava che erano "denti grossi", alla stessa altezza della sua faccina."
Politica degli sgomberi e tolleranza zero hanno spesso il volto di questi
bambini. Come Adrian, rom del campo di via Cave di Pietralata di Roma,
minacciato di sgombero. Nel periodo di Pasqua, la Via Crucis del venerdì santo,
organizzata dalla Parrocchia della zona e dalla Comunità di Sant'Egidio, aveva
fatto una sosta nei pressi dell'insediamento. Adrian ha fatto la sua preghiera:
"Preghiamo Dio e tutti l'italiani affinché la nostra casa resti almeno 3 o 4
settimane fino alla fine della scuola e ringraziamo Dio e tutti l'italiani,
scusateci il disturbo e buona Pasqua."
Stefano Pasta
Di Fabrizio (del 21/03/2009 @ 09:40:01 in Italia, visitato 3039 volte)
Ricevo da Ernesto Rossi
Atto di diffida e messa in mora
delle seguenti associazioni, facenti parte del coordinamento Tavolo Rom:
ARCI, Aven Amentza, CGIL, Comitato per le libertà e i diritti sociali,
Federazione rom e sinti insieme, NAGA, Nocetum, Opera Nomadi, Avvocati per
niente, Asgi, in persona del loro legale rappresentante pro-tempore,
tutte elettivamente domiciliate presso lo studio degli avv.ti Alberto Guariso e
Livio Neri, in Milano, Viale Regina Margherita 30
Premesso che
- Nei giorni scorsi diversi organi di stampa hanno riportato la notizia
dell’intenzione del Comune di Milano di procedere in tempi brevi allo
sgombero forzato del campo nomadi situato nelle aree del cavalcavia Bacula e
di via della Pecetta;
- Nel suddetto campo nomadi al momento vivono circa 150 persone, per lo
più cittadini comunitari di nazionalità rumena e di etnia rom, in condizioni
di gravissimo disagio abitativo e sociale;
- Fra loro vi sono numerosi minori (alcuni dei quali frequentano la scuola
dell’obbligo); donne in gravidanza o in puerperio; individui affetti da
varie infermità, riscontrate nel corso delle visite mediche effettuate da
medici appartenenti alle suddette associazioni;
- L’annunciato sgombero avverrà secondo modalità e in data non conosciute
agli interessati, senza alcuna preventiva consultazione e possibilità di
contraddittorio, senza che ai nuclei familiari che vivono nel campo sia
stata prospettata alcuna alternativa abitativa e senza che si siano adottate
misure atte a proteggere il diritto all’abitazione, all’istruzione e alla
salute delle persone;
- I nuclei familiari in questione sono stati oggetto nell’ultimo anno di
altri interventi di sgombero forzato, e in particolare dello sgombero
dall’area dismessa della Bovisasca effettuato nel mese di marzo del 2008,
con distruzione delle loro abitazioni e dei loro beni personali, con
l’allontanamento dei minori dalle scuole frequentate, con nessun supporto
sociale e abitativo e nessuna garanzia di accesso alle cure mediche
essenziali;
- Un ulteriore sgombero dei suddetti nuclei familiari sarebbe illegittimo,
in quanto costituirebbe una violazione del diritto di partecipazione al
procedimento amministrativo e del diritto al contraddittorio del
destinatario dei provvedimenti amministrativi; nonché una violazione del
diritto alla privacy, al domicilio e alla vita familiare, protetti,
oltre che dagli artt. 14 e 29 Cost., e dagli artt. 7 e 33 della Carta dei
diritti fondamentali dell’Unione Europea, dall’art. 8 della Convenzione
europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà
fondamentali (CEDU), dall’art. 12 della Dichiarazione Universale dei diritti
dell’uomo, dall’art. 17 del Patto internazionale sui diritti civili e
politici e dalle relative leggi di ratifica; una del diritto a
un’abitazione tutelato, oltre che dall’art. 2 Cost., dall’art. 34 della
Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dall’art.11 del Patto
internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, dall’art. 25
della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dall’art. 5 della
Convenzione Internazionale per l'Eliminazione di Tutte le Forme di
Discriminazione Razziale, dall’art. 14 della Convenzione per l'eliminazione
di tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne e dall’art. 27 della
Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e dalle relative leggi di ratifica;
del diritto all’istruzione dei minori, tutelato, oltre che dall’art.
34 Cost., dall’art. 14 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione
Europea, dall’art. 13 del Patto Internazionale sui diritti economici,
sociali e culturali,dagli artt. 28 e 29 della Convenzione sui Diritti
dell'Infanzia e dalle relative leggi di ratifica; del diritto alla salute,
tutelato dall’art. 32 della Cost., dall’art. 35 Carta dei diritti
fondamentali dell’Unione Europea, dall’art. 12 del Patto Internazionale sui
diritti economici, sociali e culturali,dall’art. 24 della Convenzione sui
Diritti dell'Infanzia e dalle relative leggi di ratifica;
- La violazione delle sopra citate disposizioni di diritto internazionale
(come ha chiarito di recente la Corte Costituzionale nelle importanti
sentenze n. 348 e 349 del 2007) vanno considerate una violazione anche del
limite previsto dall'art. 117, comma 1 Cost., che impone ai poteri pubblici
di rispettare gli obblighi internazionali;
- Detti parametri di legittimità sono costituiti non soltanto dalle norme
di diritto internazionali in sé, ma anche dalle norme come interpretate
dagli organismi cui è deputato il compito di garantirne l’applicazione;
- Le Prescrizioni delle Nazioni Unite in materia di sgomberi forzati,
stabilite nelle Linee guida sugli sgomberi forzati del 20 maggio 1997 del
CESCR (Comitato per l’osservanza dei diritti economici, sociali e
culturali), e la Raccomandazione 2005 (4) adottata il 23 febbraio 2005
dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa stabiliscono precise
e cogenti garanzie procedurali e sostanziali, relative fra l’altro a
dettagliati obblighi di: (a) consultazione genuina delle persone e dei
gruppi interessati; (b) adeguata e preventiva notifica a tutte le persone
interessate della data e delle modalità dello sgombero; c) identificazione
dei soggetti istituzionali incaricati di eseguire lo sgombero; d) garanzia
del contraddittorio e di accesso alla tutela in giudizio dei propri diritti;
f) predisposizione di adeguate alternative abitative per i nuclei familiari
affetti; g) garanzia della vita familiare e dei diritti fondamentali delle
persone;
- Il mancato rispetto di tali norme a danno dei nuclei familiari
soggiornanti nell’area affetta dagli annunciati sgomberi, in considerazione
della loro appartenenza all’etnia Rom, deve considerarsi anche una
violazione del divieto di discriminazioni razziali ed etniche, stabilito
da numerose norme di diritto internazionale, comunitario e nazionale, ed in
particolare dall'art. 43 D.Lgs. 286/1998 (T.U. immigrazione) e dall’art.
2 D.Lgs. 215/03, di recepimento della direttiva CE 2000/43 sul divieto di
discriminazioni basate sulla razza e l’origine etnica;
- Sia il T.U. 286/1998 che il D.lgs. 215/03 assegnano alle associazioni
che operano a tutela dei diritti degli immigrati e delle persone affette da
discriminazioni razziali ed etniche la facoltà di agire a difesa degli
interessi delle persone lese e dell’interesse collettivo alla non
discriminazione;
- Il Prefetto di Milano è stato nominato Commissario per l’emergenza Rom
in forza del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 maggio
2008, con cui è stato dichiarato, fino al 31 maggio 2009, lo stato di
emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio
delle regioni Campania, Lazio e Lombardia, e dell’Ordinanza del Presidente
del Consiglio dei Ministri 30 maggio 2008, n. 3677;
- Con detti provvedimenti il Prefetto è stato delegato, fra l’altro, alla
“realizzazione dei primi interventi idonei a ripristinare i livelli minimi
delle prestazioni sociali e sanitarie”;
- Per l'avvio dei primi interventi di cui alla suddetta ordinanza, è stato
assegnato al Commissario delegato un primo stanziamento di euro 1.000.000;
Tutto ciò premesso, le Associazioni in epigrafe
INTIMANO
Al Prefetto di Milano, …..e al Comune di Milano, in persona del Sindaco Letizia
Moratti,
- di astenersi dal compiere o dal far compiere lo sgombero annunciato a
danno degli abitanti del campo nomadi dell’area del cavalcavia Bacula
- di adottare i provvedimenti indicati dalle Prescrizioni del CESCR del 20
marzo 2007 e dalla Raccomandazione del Consiglio d’Europa del 23 Febbraio
2005, ed in particolare, di individuare idonee alternative abitative ed
interventi idonei a ripristinare i livelli minimi delle prestazioni sociali
e sanitarie a favore degli abitanti del suddetto campo nomadi, come
prescritto dall’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 30
maggio 2008, n. 3677
AVVERTONO
Che in mancanza adempimento agiranno in giudizio, anche nella loro qualità di
associazioni iscritte nel registro di cui al Dlgs 215/03, ai sensi degli
articoli 44 Dlgs 296/98 e art. 2 Dlgs 215/03.
Milano 12 marzo 2008
Di Fabrizio (del 25/10/2010 @ 09:36:38 in scuola, visitato 2028 volte)
Due segnalazioni di Stefano Pasta
Sono un'insegnante elementare che ieri ha assistito all'ennesimo sgombero
di un campo Rom non autorizzato.
Da circa un anno seguo la dolorosa cronaca degli spostamenti di questi "nomadi
per forza", persone che sto imparando a conoscere nella loro individualità prima
ancora che come Rom. La loro tragedia è un grido di dolore e
ingiustizia che attraversa la nostra città e impedisce, a chi la incontra, di
rimanere in silenzio.
Allego una lettera scritta di ritorno dallo sgombero di ieri, ma che descrive
scene viste tante, troppe volte in questa città.
Avrei piacere ad essere avvisata di una sua eventuale pubblicazione.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Cordiali saluti e buon lavoro,
Silvia Borsani
Milano, 21 ottobre 2010
Di nuovo. Un altro sgombero di Rom nella nostra città. L'ennesimo, inutile,
dispendioso sgombero. Questa mattina le ruspe si sono mosse in direzione
Segrate, verso la zona della cave di Redecesio.
Di nuovo scene già viste centinaia di volte negli ultimi anni: ragazzi e adulti
che racimolano quel che riescono e lo caricano su mezzi più o meno di fortuna,
senza sapere dove dormiranno la prossima notte; uomini avvertiti via cellulare
dello sgombero, perché al mattino presto son partiti per il lavoro, nonostante
si dica che "quelli lì mica hanno voglia di lavorare"; bambini che perdono i
loro giochi, la loro vita di scolari, spesso anche lo zaino con i quaderni e di
certo la spensieratezza che dovrebbe essere un diritto inviolabile alla loro
età.
Di nuovo le stesse persone, incontrate gli scorsi mesi al Rubattino, poi a
Segrate, poi ancora al Rubattino, poi al cavalcavia Bacula e ancora a Segrate,
in questa forzata odissea della disperazione che le fa peregrinare senza sosta
di quartiere in quartiere, tornando sempre al punto di partenza. Persone che
ormai conosciamo bene, di cui siamo amici, che stimiamo anche per la grande
dignità con cui affrontano la tragedia della persecuzione.
Di nuovo, insieme all'immancabile Comunità di S. Egidio, i volontari del
quartiere e delle scuole vicine: da due anni, con una tenacia ed un'umanità
ammirevoli, stanno raccontando una Milano diversa e possibile, alla quale però
si rifiuta di credere chi amministra la nostra città.
Stamattina, arrivando al campo di Segrate, ho subito incrociato Cristina con la
mamma e la sorellina. Dall'inizio di quest'anno è stata sgomberata già dodici
volte. «Maestra - mi ha detto con aria serissima – questa non è vita». Hai
ragione, Cristina, i tuoi dieci anni meritano di meglio.
BAMBINI SENZA SCUOLA…………………
Oggi, 21 ottobre 2010, noi insegnanti della scuola primaria di Via San Mamete,
Milano, aspettavamo in classe i nostri alunni provenienti dal campo rom di
Redecesio.
I loro banchi sono rimasti vuoti, perché proprio questa mattina sono stati
sgomberati!
I nostri alunni hanno visto le ruspe distruggere la loro baracca, costruita
da pochi giorni, non hanno potuto salvare i loro vestiti e i loro giocattoli,
per fortuna le cartelle le avevamo tenute a scuola!
Siamo molto preoccupati per il loro futuro: questa notte dove dormiranno?
Domani mattina riusciranno a tornare a scuola, dove le loro maestre e i loro
compagni li aspettano?
Chi ha ordinato questo ennesimo sgombero si preoccupa del bene di chi?
Non certo del bene di questi bambini che stavano imparando a stare con gli
altri e cosa significhi essere istruiti.
Loro desiderano continuare l'esperienza scolastica, chi si sa assumendo la
responsabilità di interromperla?
Tante sono le domande, dateci almeno qualche risposta!
35 insegnanti della scuola primaria di Via San Mamete, 11
Milano, 21 ottobre 2010
Di Fabrizio (del 07/02/2012 @ 09:33:33 in Italia, visitato 2052 volte)
Da dove partire:
L'inverno, sino a gennaio scorso, per fortuna era stato mite. Ma il fantasma
di De Corato (chissà se i milanesi se lo ricordano: si guardava fuori dalla
finestra e se nevicava o pioveva c'era la quasi certezza che ci sarebbe stato
uno sgombero) aspettava la neve per rifarsi vivo...
Sono le notti più fredde di questo inverno. Gli amici che da
anni si occupano degli insediamenti in zona Forlanini sono in preallarme. Leggo
su un profilo Facebook:
Dalle mie parti il vento ha ripreso a soffiare strane melodie. E' un
vento che conosciamo. L'abbiamo sentito già 17 volte. Chissà se si placherà!?
Anche il Groppo Sostegno Forlanini conferma le segnalazioni che arrivano dai
campi:
[...]
In regime di preallerta, vi chiedo di tenere pronti o raccogliere:
- tende
- coperte
- vestiario pesante.
Cerco di capire qualcosa dal Comune (sempre che si possa riuscirci).
L'aggravante del maltempo è micidiale, spero che si possa far qualcosa.
Vi terrò al corrente, anche per convocazioni d'emergenza n caso di sgombero.
Sempre da Facebook, 6 febbraio: Sabato 4 alle h.22 ca. ai campi Forlanini abitati da famiglie rom con bimbi e
da giovani extracomunitari, comandati dalla dr.ssa Moretti, 12 agenti in
borghese della polizia identificavano gli abitanti e comunicavano lo sgombero
che potrebbe avvenire nell' attuale settimana, massimo tra 10 giorni. Ogni
commento è superfluo, visto anche il gelo polare di questi giorni.
Pubblicato su
Internazionale:
I rom dei campi abusivi rischiano di morire di
freddo -
6 febbraio 2012 17.30 Redattore sociale
Maurizio Pagani, presidente dell'Opera nomadi: "Chiediamo l'intervento della
protezione civile a Milano". Sant'Egidio: "Siamo preoccupati soprattutto per i
bambini e le donne".
MILANO – "Mercoledì scorso eravamo nel campo irregolare di via Bonfadini e
c'erano bambini piccoli senza vestiti di lana": Pierluigi Oreste è uno dei
medici volontari dell'associazione Naga che visita periodicamente le baraccopoli
di Milano. Il gelo di questi giorni sta mettendo in pericolo anche la vita dei
rom che abitano negli insediamenti abusivi. "Chiediamo l'intervento della
protezione civile", aggiunge Maurizio Pagani, presidente dell'Opera nomadi.
"Dobbiamo scongiurare una nuova tragedia, che può derivare sia dal freddo sia
dalle stufe che i rom accendono nelle baracche nel tentativo di scaldarsi.
Purtroppo è già capitato che qualcuna andasse a fuoco".
E c'è sempre la paura di sgomberi. "I rom ci hanno raccontano che in via Forlanini, via Novara e al ponte Bacula siano passati uomini in borghese per
intimare loro di andarsene", sostiene il medico del Naga. "Non so se fossero
vigili urbani, parlavano però a nome del Comune di Milano".
Il Naga nei giorni scorsi ha lanciato un appello per raccogliere coperte e
vestiti da portare nei campi. "Purtroppo alcune famiglie con bambini piccoli
vivono in una situazione molto precaria", aggiunge Pierluigi Oreste, "con rifugi
di fortuna, che vanno dalla solita baracca alla tenda".
La situazione critica è confermata dalla Comunità di Sant'Egidio: "Siamo
preoccupati soprattutto per i bambini e le donne", afferma Elisa Giunipero. "A
Milano non ci sono più grandi campi e le famiglie sono sparpagliate in piccoli
insediamenti, a volte difficili da raggiungere e trovare". In alcune baracche i
volontari di Sant'Egidio hanno visto famiglie che si scaldavano con pentole
riempite di alcol. "Purtroppo molte non vanno a chiedere aiuto alle strutture
comunali", aggiunge Elisa Giunipero, "anche perché l'accoglienza nei dormitori è
divisa tra uomini e donne e le famiglie rom non vogliono separarsi".
Il freddo di questi giorni, in realtà, mette in luce una situazione di povertà
che esiste da tempo. "Il problema dei campi va affrontato al di là delle
emergenze", sottolinea Elisa Giunipero. "Penso che Milano abbia le risorse per
dare una risposta".
Nel frattempo, si rischia il LASCIA O RADDOPPIA: ROM in
Via Cavriana ang. Via Gatto
Inviato [....] il 06-02-2012
Vorrei segnalare un'altra situazione di degrado nell'area all'angolo tra via
Cavriana e via Gatto ove un tempo vi era un'attività non so ora se di
autodemolizioni o carrozzeria..
Comunque da mesi all'interno si sono insediati dei ROM. Volevo segnalare più che
altro il degrado in quanto dall'esterno si vedono delle balle di rifiuti, oltre
ad altri cumuli di sporcizia, e se si passa, specialmente alla sera, si sente un
odore nauseabondo che esce da lì.
Saluti
O si sta tornando
al punto di partenza?
Di Fabrizio (del 20/03/2009 @ 09:31:59 in Italia, visitato 1659 volte)
Segnalazione di Consuelo Pollini
Da
corriere.it - I nomadi al cavalcavia Bacula: l'ennesimo blitz, a giorni, è già
deciso. L'appello: alcuni vogliono integrarsi
Il campo rom al cavalcavia Bacula (Fotogramma)
MILANO - Prima che "quelli di Bacula", nella geografia delle migrazioni
metropolitane dei rom loro sono conosciuti come "quelli della Bovisasca".
Attorno alle 150 unità, questi nomadi, romeni, l'anno scorso vennero sgomberati
da un prato di via Bovisasca in una giornata calda e tesa che fece arrabbiare e
in certi frangenti vergognare — "Violati i diritti umani" disse la Curia —,
dopodiché gran parte degli immigrati finì appunto sotto il cavalcavia Bacula.
Là, nel sottosuolo, c'era l'arsenico regalo delle vecchie fabbriche chimiche,
mentre sul suolo galoppavano i topi; qui, è pure peggio. Per com'è posto, in
campo aperto, sotto il cavalcavia il vento arriva con raffiche che gelano e
spengono i fuocherelli. Ci son tanti bimbi. E adulti che spesso non lavorano,
campano di elemosina, si lasciano andare.
Nell'insieme, per la Diocesi, "la situazione non è degna di una città
civile". Milano, a sentire il Comune, agirà con l'ennesimo blitz. A giorni. È
già deciso. Sostiene la Diocesi, nello specifico con un cartello che unisce
Caritas, Casa della Carità, Acli e Padri somaschi: "L'esperienza dovrebbe
insegnare che se ci limiterà all'azione di forza i rom se ne andranno da questo
precario insediamento ma — poco dopo — troveranno un altro posto ancora più
nascosto, ancora più indecente, ancora più inumano, dove tentare di
sopravvivere". Ora, non si dice che debbano rimanere dove sono. Anzi: "In quelle
condizioni non possono più stare". Si dice, piuttosto, che non "bisogna
vanificare il lavoro svolto", non "bisogna far cadere queste disponibilità". Il
riferimento è alle stesse quattro realtà elencate prima, che sotto il cavalcavia
hanno quasi quotidianamente inviato operatori e volontari, e non soltanto
coperte e generi di prima necessità.
È un appello, quello della Diocesi. Un invito. Non è un monito, almeno a
leggerlo così come è scritto. Ecco un altro passaggio: "Parte delle persone
accampate ha mostrato la volontà di integrarsi. Vanno riconosciuti e
incoraggiati i comportamenti civili e virtuosi di chi non delinque". Per vedere
baracchette e tende, dovete scendere di sotto, dal ponte si vede poco; si
vedono, questo sì, i panni stesi sulla massicciata che costeggia i binari delle
Nord, e chi di voi è pendolare non può non averci fatto caso. Davanti alle
baracchette e alle tende, c'è un campo, non piano. Attorno al prato, cespugli
usati come bagni. A inizio mese, c'era stato un corteo della Lega, nel
quartiere. Lungo il tragitto, erano comparsi ragazzi dei centri sociali e del
Naga, i medici e gli infermieri che nel dopolavoro curano i clandestini. Avevano
gridato: "razzisti"; "fascisti". Nulla di che, ma leggere tensioni c'erano
comunque state. "Tutte tensioni inutili", aveva comunque detto il vicesindaco
Riccardo De Corato, "perché entro marzo i nomadi saranno allontanati. Sono già
previsti gli interventi per la impedire la rioccupazione attraverso la
realizzazione di una recinzione di tre metri e mezzo".
Andrea Galli
19 marzo 2009
Di Fabrizio (del 12/12/2009 @ 09:26:19 in Europa, visitato 2311 volte)
Draganesti Olt
da
CITYROM Una ricerca per la soluzione dei problemi abitativi delle
popolazioni emarginate

«Hanno costruito tutte queste case dall’Italia. Hanno fatto i soldi in
Italia. Anch’io ho comprato la casa». Maria abita a Draganesti, un paese di
dodicimila abitanti nella regione dell’Oltenia, in Romania. Ha cinquanta anni,
tre figli e sette nipoti ed è separata dal marito. Coi soldi che ha
guadagnato in Italia ha comperato una casa per il figlio maggiore. È costata
undicimila euro. «Ho lavorato da una donna: lavavo, stiravo – dice in un buon
italiano –. Ho fatto anche la badante. Abitavo nella baracca. Mio figlio Michele
quando siamo arrivati aveva sette anni, è andato scuola per quattro anni. Una
famiglia italiana mi aiutava. Lo portavano in macchina a scuola e lo andavano a
prendere. Dormiva da loro tutta la settimana e la domenica mattina lo
riportavano in baracca. Ma i nostri parenti erano invidiosi e hanno detto che
quelli si approfittavano del bambino. Continuavano a dirlo e allora ho
denunciato la famiglia italiana. Ma poi ho ritirato la denuncia e abbiamo fatto
pace. Sono tornata qui perché sono ammalata. Depressione. Mio marito mi ha
mandato via e vivo da mio figlio maggiore. L’Italia mi ha distrutto. Tante
famiglie sono diventate ricche e tante si sono rovinate. Solo chi ruba e fa cose
brutte ha la casa grande, ha tutto…».
Ogni tanto Maria torna in Italia. Resta a Milano un mese dormendo in una
baracca in un campo abusivo. Con l’elemosina guadagna circa trecento euro. Porta
i soldi a casa e quando finiscono riparte. È quello che fa la maggior parte dei
milletrecento rom che vivono a Draganesti (più del dieci per cento della
popolazione del paese). Viaggiano con un piccolo bus guidato da uno degli
abitanti, che per cinquanta euro assicura il collegamento con Milano e trasporta
anche pacchi e lettere. Qualcuno ha ottenuto un container nel campo comunale di
via Triboniano ma in genere i rom di Draganesti a Milano abitano nelle “baracchine”,
insediamenti abusivi che costituiscono una sorta di doppio milanese del loro
villaggio romeno. Sono loro che per anni hanno resistito a una serie di sgomberi
sotto il ponte di Bacula, nel quartiere della Bovisa, alla periferia nord di
Milano, ricostruendo ogni volta le baracchine. Dopo l’ultimo sgombero e la messa
in sicurezza dell’area da parte del comune, si sono trasferiti in una zona
abbandonata nel quartiere Lambrate.
Flora è tornata a Draganesti dopo l’ultimo sgombero, il marito è rimasto a
Milano. «Vasile chiede l’elemosina e poi mi manda i soldi. Li porta qui un amico
con la macchina. Io sto qui perchè i bambini vanno a scuola. Per ognuno di loro
il governo mi dà un sussidio di circa dieci euro al mese. Una volta sola li ho
portati per due mesi in Italia». A Milano Flora viveva col marito in una baracca
sotto il cavalcavia Bacula, costruita da loro stessi con assi di legno
recuperate dai cantieri e teloni di pvc. Misurava due metri per tre e c’era
spazio per un materasso e una stufa a legna. Si affacciava in uno spiazzo tra le
baracche dove gli abitanti del villaggio si riunivano per chiacchierare,
cucinare sulla griglia e mangiare insieme. A Draganesti Flora vive lungo la
strada che conduce al centro del paese, sui cui lati sorgono case monofamiliari
abitate da cittadini di etnia rom e non solo. Alcune sono piccole, costituite da
un’unica stanza fatta di mattoni di terra a vista. Altre sono più grandi, con i
tetti decorati con lamiera intagliata e un corridoio d’ingresso illuminato da
ampie finestre. Altre ancora sono nuove o in costruzione, molto più grandi, dai
colori vivacissimi, con torri, archi e cortili chiusi da cancellate. A
Draganesti non ci sono fogne e i servizi per la maggior parte sono costituiti da
una baracca in un angolo del cortile. Pochissime case hanno l’acqua corrente
mentre la maggior parte ha il pozzo in cortile.
La casa di Flora è stata dipinta recentemente di un arancione molto acceso e
ha gli infissi bianchi. «L’abbiamo ampliata due anni fa, con i soldi
dell’elemosina. Abbiamo unito le due vecchie stanze e ne abbiamo aggiunto
un’altra», racconta. La cucina è un piccolo edificio giallo indipendente,
situato nell’ampio cortile pavimentato. Sul retro si trovano un recinto con
polli e oche e la baracca di legno della latrina. Le stanze sono accoglienti,
ciascuna con un grande letto-sofà e tappeti colorati alle pareti. La stanza più
grande è riscaldata da un’antica stufa a legna in ceramica.
Poco lontano dalla casa di Flora abita Monica. Anche a Milano, sotto il
cavalcavia, Flora e Monica erano vicine di casa. Monica ha diciannove anni ed è
tornata da poco in Romania per partorire. Il bambino, nato otto giorni fa, l’ha
chiamato Armani. Il padre del bimbo e il cognato di Monica sono ancora a Milano.
Monica abita con il padre, la madre, il fratello di sedici anni e la sorellina
di sette in una casetta fatiscente che confina col cortile di una delle case più
grandi e vistose del paese. Anche questa appartiene a loro, l’ha costruita il
padre di Monica. Ma la casa è quasi vuota. Le sei ampie stanze hanno l’aspetto
intatto, così come il bagno piastrellato con vasca e doccia. Una stanza funziona
da guardaroba ed è piena di abiti tradizionali femminili. «Non posso dormire
nella casa nuova – dice la mamma di Monica –, non sono abituata. Non so quando
ci andremo. Adesso viviamo tutti insieme nella casa piccola».
Luciano ha ventiquattro anni. Lui una casa non ce l’ha. Abita dalla sorella
che al momento è a Milano. Fino a un mese fa anche lui era in Italia, con la
moglie e il figlio che ora ha un anno e mezzo. Era in regola, con la carta
d’identità italiana. «A Milano – dice – lavoravo per una ditta di materassi. Ho
anche il fatto il muratore. Ho distribuito volantini. Tre anni di lavoro e sono
riuscito a comprare solo un pezzo di terreno. È costato quattromila euro. Voglio
costruirci la casa. La faccio con la terra perché non ho i soldi per i mattoni.
Il terreno è largo sette metri e lungo cento, ci voglio coltivare la verza, il
pomodoro… Qui lavoro per una famiglia rom, faccio trasporti con il loro carretto
a cavallo. Mi danno venti euro al mese. Anche mia moglie lavora due o tre ore al
giorno in casa loro. Ci sono anche i rom ricchi a Draganesti. C’è il più ricco
della Romania che ha quindici case, tutte uguali. Negli anni Novanta è stato in
Italia, in Germania, ha girato tutta l’Europa. Non si sa che lavoro fa, non si
può chiederglielo… Dall’Italia sono andato via perchè gli assistenti sociali
hanno preso mio figlio. Hanno detto che io e mia moglie facevamo accattonaggio.
Allora ho preso mio figlio e sono andato via. In Italia non torno senza un
lavoro».
Luciano a Draganesti sembra un’eccezione. Le scenografiche case di chi torna
dall’Italia con i soldi spiccano nel paesaggio agricolo depresso dell’Oltenia e
costituiscono un miraggio a cui è difficile resistere. I rom di Draganesti vanno
avanti e indietro da Milano a caccia di soldi, da ottenere con il lavoro,
l’accattonaggio o le attività illecite. D’altronde a Draganesti il lavoro non
c’è e quel poco è pagato malissimo. Un operaio in fabbrica guadagna duecento
euro e in questa zona la fabbrica è una sola. Produce vestiti e vi lavorano
duecento donne. Solo tre sono rom. (sp/…)
Di Fabrizio (del 12/07/2011 @ 09:25:02 in Europa, visitato 1745 volte)
Famiglia Cristiana Il nomadismo è solo una necessità. Lo dimostra questo
reportage a Draganesti, Romania, la baraccopoli da cui vengono i nomadi dei
campi di Milano e dove opera la S.Egidio.
10/07/2011
Una delle baracche di Draganesti, in Romania.
Claudia, 8 anni, vive nella stessa casa di Draganesti in cui sono nati suo padre
Ionut e suo nonno Marius. Il suo bisnonno, invece, viveva a soli 500 metri
di distanza; è tipico delle ziganie dell'Oltenia, regione rurale della Romania a
80 chilometri da Craiova. Le ziganie sono i quartieri rom dei villaggi romeni:
una strada con una fila di case sui due lati. La storia della Romania del
Novecento è stata anche all'insegna della sedentarizzazione dei tanti gruppi rom
che non hanno più nulla a che fare con un ideale di vita all'insegna del
"nomadismo": la famiglia di Claudia si è spostata di mezzo chilometro in quattro
generazioni. "Il tetto della nostra casa crollava, i mattoni di fango e paglia
avevano troppi anni. Nel 2004 siamo partiti per Milano con un sogno: lavorare e
mettere da parte i soldi per costruire la casa", spiega Ionut. L'Oltenia è la
regione di provenienza della maggior parte delle famiglie che abitano le
baraccopoli abusive di Milano.
La scuola di Draganesti, costruita con i contributi della S.Egidio.
È molto chiaro: il nomadismo non c'entra niente, si tratta di una migrazione per
cause economiche. Nei primi anni a Milano, la moglie chiedeva l'elemosina, Ionut
ha lavorato nell'edilizia. Per i primi tre anni, mai un contratto: "Un italiano
ci chiamava "a giornata": in alcuni periodi, eravamo pagati anche tre euro e
mezzo all'ora. Quando il capo aveva un cantiere, si lavorava dieci ore al
giorno, poi, per un po', non si lavorava fino alla commessa successiva. Abbiamo
lavorato tantissimo alla costruzione della Fiera di Rho." Poi, nel 2007,
finalmente un contratto accompagnato da un pratica diffusa tra alcune
cooperative edili milanesi: nello stesso momento, si è obbligati a firmare anche
un foglio in bianco senza data. È la lettera di dimissioni. A inizio del 2009,
quando la crisi edilizia blocca i cantieri, il capo della cooperativa rispolvera
dal cassetto il foglio firmato aggiungendo la data: Ionut ha perso il lavoro.
Per due anni, con la moglie Maria cerca di garantire una vita decente ai tre
figli. La Comunità di Sant'Egidio iscrive a scuola Claudia, mentre i due più
piccoli, di tre e cinque anni, non possono andare all'asilo: a Milano, senza
residenza, non è possibile. Resistere non è facile: dal 2007 ad oggi, avvengono
500 sgomberi di baraccopoli rom nel solo capoluogo lombardo. Capita di dormire
per strada, sotto la neve, riparandosi con una piccola tenda. Così, a febbraio
2011, Ionut, Maria, la maestra di Claudia e la Comunità di Sant'Egidio pensano
ad un progetto di ritorno in Romania. Alcune donazioni di privati permettono di
restaurare la casa di Draganesti e attivare una borsa di studio in
collaborazione con la scuola locale. La nuova casa di Giulia ora è in muratura,
coloratissima: il corridoio azzurro, la cucina rosso fiammante, la stanza dei
genitori verde e quella dei bambini rosa. Sul retro, l'aia con tacchini e
galline e un terreno in cui la famiglia potrà coltivare pomodori e peperoni. La
camera di Claudia è decorata con peluches, al centro la sua foto con la maestra
e la classe italiana. Dell'Italia rimane anche la paura della polizia. Racconta
il padre: "Anche qui, quando passa un vigile, Claudia mi si avvicina e trema. A
Milano, spesso succedeva che durante i controlli, si faceva la pipì addosso per
la paura."
La vecchia casa di Claudia, a Draganesti.
Il problema rimane il costo della vita, che è uguale a quello italiano. Al Penny
Market di Draganesti un paio di calze costa un euro e mezzo, un salame quattro,
un litro di olio di semi di girasole quasi due. In questi villaggi rurali, il
lavoro non c'è. La depressione economica è palese, l'emigrazione in Italia o
nelle grandi città romene è spesso la sola opportunità. La presenza di
investitori italiani è comunque forte anche nella regione: a Slatina, il
capoluogo dell'Oltenia, c'è un importante fabbrica della Pirelli. Mirela,
anziana con 4 figli emigrati, si commuove mostrando la foto del nipote di 8 anni
che ha cresciuto e che ora vive in una casa a Milano. Racconta: "Durante il
regime di Ceausescu, eravamo pagati poco, ma il lavoro c'era. Qui a Draganesti,
c'erano cinque industrie alimentari e due di scarpe. I primi anni dopo l'89 si
stava bene, ma poi tutte le fabbriche hanno chiuso, non reggevano la
concorrenza." Nella zigania di Lalosu, uno dei paesi vicini, c'era un enorme
allevamento dove, fino ai primi anni Novanta, lavoravano più di cento persone.
Fallito, è stato acquistato da un "italiano di Bucarest": ha rivenduto il ferro
e il materiale con cui era costruito e se ne è andato. Negli ultimi due anni,
anche la crisi economica ha duramente colpito la Romania, molto più che
l'Italia. Dal 2008 al 2009 il PIL romeno è passato dal +8% al -7,1%, il Governo
ha varato un piano di austerità che taglia drasticamente la spesa sociale, le
pensioni e i salari pubblici. Mirela può comprare le medicine solo grazie al
figlio che manda i soldi da Milano. Nella zigania di Draganesti – 1300 abitanti
sui 12.000 dell'intero villaggio – le case sono molto diverse tra loro, spesso
abitate da famiglie allargate. Le più povere sono baracche fatte di paglia e
fango, costituite da un'unica stanza fatta di mattoni di terra a vista. Altre
sono caratterizzate dai tetti decorati con lamiera intagliata e un corridoio
d'ingresso illuminato da ampie finestre; poi ci sono le "ville" di Bercea
Mondial, il più ricco della zona, che ha fatto fortuna in maniera per nulla
chiara e che certo non ha dovuto vivere nelle baraccopoli milanesi. A Draganesti
non ci sono fogne e i servizi per la maggior parte sono costituiti da una
piccola baracca in un angolo del cortile. Pochissime case hanno l'acqua
corrente, mentre la maggior parte ha il pozzo in cortile. Era così anche in
Italia; in Veneto, nel 1961, il 72% delle case non aveva il bagno.
Mirela con la foto del nipote, che è a Milano.
Ciò che colpisce sono gli squilibri e le contraddizioni della zigania. Da un
lato, resiste una tradizione rurale e arcaica che ricorda in parte alcuni
villaggi italiani prima del boom economico dello scorso secolo. Le ragazze si
sposano presto, spesso ancora minorenni; la scuola è frequentata dai ragazzi rom
del villaggio, ma le femmine raramente superano la quinta classe, mentre i
maschi arrivano fino alla settima. Spesso è anche ignoranza: Marieta spiega che
la varicella si cura vestendo di rosso i bambini. Dall'altro, la società
tradizionale si scontra con le distanze che si accorciano e la globalizzazione.
Così, le trasmissioni più seguite dai rom sono le telenovelas indiane di
Bollywood. La connessione web con il cellulare costa pochissimo. L'emigrazione e
il collegamento con l'Italia sono in questo senso travolgenti. Ogni weekend
parte un pulmino che trasporta persone, posta, bagagli dalla zigania al
capoluogo lombardo in entrambe le direzioni. Simona, 14 anni, ha frequentato a
Milano fino alla terza media: è una delle uniche ragazze rom di quell'età a
portare i pantaloni a Draganesti. Ma l'incontro-scontro con il mondo esterno
alla zigania trasformerà inevitabilmente questa società, che ora è in mezzo ad
un bivio. Bisogna puntare sulla scolarizzazione, da cui dipende il futuro di
molti bambini. Nella zona più povera della zigania abita la famiglia di Daniel,
10 anni, che ha una forte disabilità. A Milano, nella baraccopoli di Rubattino,
aveva iniziato la quarta elementare; travolto da un'ondata di solidarietà delle
maestre, dei compagni di classe e dei loro genitori, ha fatto notevoli
progressi. Ma cinque mesi fa, dopo un anno e mezzo di scuola e lo sgombero, la
famiglia è dovuta tornare a Draganesti. Percorso scolastico interrotto perché,
come spiega il padre, "sarebbe dovuto andare in una scuola speciale, molto
lontano, a Slatina, e noi non abbiamo i soldi per portarlo". Il suo progetto è
chiaro: tornare a Milano a breve, perché "i soldi e la carne del maiale
ammazzato a gennaio sono finiti, il lavoro non c'è e Daniel non può andare a
scuola".
Maria nella sua nuova serra.
Torneranno a breve a Milano anche Lenuta, Marin e i loro 5 figli; sono una delle
famiglie più povere e da anni alternano alcuni mesi in Italia, dove Lenuta
chiede l'elemosina e il marito lavora saltuariamente "a giornata", e altri a
Draganesti. Qui, vivono raccogliendo la plastica e altri scarti da riciclare; un
sacco enorme pieno di bottiglie viene pagato cinque euro. I bambini sono seduti
a mangiare la mamaliga con strutto, l'unico pasto che per la giornata la
famiglia può permettersi. La mamaliga, insieme al sarmale di verze e carne, è il
piatto più diffuso nelle ziganie: è la polenta. La scena sarebbe potuta accadere
anche nelle cascine lombarde del secolo scorso, ma molti padani sembrano
essersene scordati. Marin spiega che i suoi figli in Romania non mangiano la
frutta, costa troppo. In Italia, invece, ne mangiano tantissima: le maestre
della scuola regalano ai bambini i frutti avanzati dalla refezione. Ora i
bambini non vanno a scuola, perché tradurre in romeno i nullaosta per il
trasferimento costava troppo. Lenuta invece mi mostra l'ultima multa per
accattonaggio da 500 euro ricevuta a Milano e il conseguente provvedimento di
allontanamento dall'Italia. Nel verbale, si dispone anche il sequestro delle
monetine. Lenuta mi dice che tra qualche settimana devono ripartire per l'Italia
perché sono finiti anche i soldi per la polenta. Le chiedo se ha saputo che a
Milano siamo arrivati a 500 sgomberi e che la baraccopoli di Bacula è stata
nuovamente distrutta. "Non conto più quante volte ci hanno sgomberato, è
bruttissimo, ma cosa devo fare? Cosa do da mangiare ai miei figli?" mi risponde.
Effettivamente, vista da questa baracca di fango e paglia di Draganesti, Milano,
che ha festeggiato con la precedente amministrazione i 500 sgomberi raggiunti,
sembra una città che, anziché combattere la povertà, fa la guerra ai poveri.
Stefano Pasta
Di Fabrizio (del 07/03/2012 @ 09:17:50 in Italia, visitato 2193 volte)
Non me ne voglia Chiara Campo, che ha scritto un ulteriore articolo fotocopia
sul Giornale:
Il succo è nelle prime righe:
«Ma almeno durante l’ex giunta Moratti gli sgomberi abusivi erano continui,
bisogna puntare sulla prevenzione e il contenimento del fenomeno» afferma
l’assessore alla Sicurezza della Provincia Stefano Bolognini...
Ricordo bene il "mitico" De Corato: 500 e passa sgomberi ed i Rom "abusivi"
erano sempre gli stessi: rimbalzati da Bacula alla Bovisa, poi a Chiaravalle e
san Dionigi, e ancora a Rubattino, Forlanini e Segrate. Ruspe, vigili,
poliziotti, centinaia di migliaia di euro spesi, sono stati il ritratto di una
"figuraccia politica pazzesca" (leggetelo con accento fantozziano): gli
stessi Rom rispuntavano sempre e dovunque.
L'attuale assessore Granelli, zitto zitto, qualche sgomberino l'ha fatto (e
ha già buttato un
occhio su Bacula), non è da escludere che l'innalzamento delle temperature
risvegli le sue "turpi
voglie". Forse sarà più indeciso, o soltanto più realista, ma intanto questi
"abusivi" sono ancora gli stessi di 1, 2, 5, (10?) anni fa.
Mi vengono spontanee due considerazioni:
- Si sgombera (con i nostri soldi, ricordiamolo) gente che nel frattempo manda
a scuola i figli, quando capita lavora. Sempre gli stessi, in una assurda gara a
chi resiste di più. Ogni sgombero è una PUGNALATA ad un processo di integrazione
interrotto tante di quelle volte, che è sempre più difficile trovare la voglia e
le risorse comuni per riprenderlo. Ci sarà mai un amministratore pubblico col
coraggio di investire (nei fatti, non a parole) nella fiducia in questa
popolazione, invece che considerarla un eterno nemico disarmato?
- Gli sgomberi, se portassero a risultati tangibili, sarebbero un'opzione
BRUTALE ma REALISTA. Ma risultati non ne portano. Ci sono bambini rom di pochi
anni che ne hanno già subiti decine, è come se avessero fatto una vaccinazione
(e mi immagino con quale fiducia nelle istituzioni potranno crescere). Quegli
sgomberi sono rivolti ai nostri cervelli e alle nostre pance: soltanto per darci
l'illusione di essere più forti e civilizzati, di saper essere REATTIVI
ma non proattivi! In realtà, del risultato finale di uno/cento
sgomberi, sembra non importare a nessuno: amministratori, Rom, cittadini; gli
unici che se la prendono (a ragione!) sono quei pochi volontari sfigati che ogni
volta devono ricominciare.
L'articolo del Giornale termina con questa perla (la sottolineatura è
mia, e sintetizza, più che la reale pericolosità sociale del fenomeno, le
paranoie di certi concittadini):
Un altro sos arriva dai residenti della zona 8. Hanno disegnato la mappa
degli insediamenti e le zone da «bollino rosso» sono Roserio, il pendio del
Ponte Palizzi e l’area nelle vicinanze del Palasharp. «I nomadi - denuncia
Enrico Salerani, il capogruppo della Lega nel consiglio di zona - organizzano
grigliate e danze tipiche della cultura gitana».
Di Fabrizio (del 06/07/2012 @ 09:13:53 in Italia, visitato 1852 volte)
Immagine da
Bestmovie.it
Gli articoli sono di ieri, giovedì 5 luglio
SICUREZZA. SMANTELLATO CAMPO ABUSIVO DI VIA
GATTO/CAVRIANA: 4 FAMIGLIE SISTEMATE IN VIA BARZAGHI E SEGUITE DA SERVIZI
SOCIALI da
Partecipami.it
Granelli: "Abbiamo già chiesto all'Autorità giudiziaria di destinare l'area
a cantiere o parcheggio"
Milano, 5 luglio 2012 - Come annunciato pochi giorni fa dall'assessore alla
Sicurezza e Coesione sociale, Polizia locale, Volontariato e Protezione civile
Marco Granelli, si è svolto questa mattina lo smantellamento
dell'insediamento abusivo di via Gatto/Cavriana, in zona Forlanini, e di altri 3
micro-insediamenti presenti in un'area privata attigua, per un totale di circa
200 rom di nazionalità romena.
L'intervento, concordato con la Questura, è stato realizzato dalla Polizia
locale insieme alla Polizia di Stato e ai Carabinieri. Sul posto anche la
Protezione civile, i Servizi sociali del Comune di Milano e il Nucleo di
Intervento rapido che si sta occupando dell'abbattimento delle baracche.
Il campo di via Gatto, occupato da circa 150 persone di cui la maggior parte
provenienti da via Sacile dopo l'incendio del 15 aprile scorso, insisteva su
un'area demaniale soggetta a sequestro da parte della Magistratura per reati
ambientali: ragione per cui gli occupanti abusivi erano già stati denunciati
all'autorità giudiziaria.
Com'era stato fatto per gli occupanti di via Sacile, a tutte le famiglie
presenti in via Gatto è stata proposta una sistemazione alternativa presso le
strutture della Protezione civile e l'avvio immediato di un percorso di
integrazione seguito dai Servizi sociali. Soluzione accettata da 4 nuclei
familiari, per un totale di 20 persone, subito trasferite in via Barzaghi.
"Per sottrarre quest'area al degrado - afferma l'assessore Granelli - abbiamo
già chiesto all'Autorità giudiziaria di destinarla a nuovo uso come area di
cantiere o parcheggio e stiamo effettuando gli opportuni sopralluoghi tecnici.
Impensabile, infatti, recintare uno spazio così vasto. In attesa della soluzione
definitiva, sorveglieremo 24 ore su 24 per evitare nuove intrusioni".
"Questo allontanamento - aggiungono gli assessori Marco Granelli e
Pierfrancesco Majorino (Politiche sociali) - è stato svolto con
professionalità dagli operatori della Polizia locale e dei Servizi sociali e
dimostra che è possibile contrastare il degrado offrendo alle persone soluzioni
dignitose, senza dividere le famiglie, e avviando percorsi di integrazione.
Importante anche il confronto con alcune associazioni del terzo settore e della
consulta. Collaborazione che intendiamo rafforzare, anche con le rappresentanze
delle famiglie rom, nell'ottica di quanto indicato dalla strategia nazionale del
ministro Riccardi per rom, sinti e caminanti".
Sgomberi di Bacula e via Gatto: il preludio del piano comunale per i rom?
Domani il Comune di Milano presenterà il piano per Rom Sinti e Camminanti per il
prossimo triennio e il relativo percorso di consultazione e partecipazione, per
la prima volta aperto agli interessati e agli enti e associazioni che li
rappresentano e tutelano.
Eppure ieri la polizia locale ha sgomberato per l'ennesima volta l'area del
cavalcavia Bacula e di Via Colico, che esiste di fatto dal 2005, e stamattina
circa 200 persone sono state allontanate dal campo sorto in via Gatto/Cavriana a
seguito dei due incendi che nel mese di aprile hanno distrutto l'insediamento di
Via Sacile.
"Non capiamo il motivo di uno sgombero, a maggior ragione in una situazione
tanto delicata quale quella di queste famiglie, che hanno già subito due volte
la distruzione delle loro abitazioni - commentano i volontari di Medicina di
Strada del Naga - per di più a un giorno dalla presentazione di un piano che
promette l'avvio di un percorso partecipato per individuare alternative e
soluzioni percorribili con il coinvolgimento dei diretti interessati".
"Un piano per Rom, Sinti e Camminanti non può partire dagli sgomberi. Negli
scorsi mesi era iniziato un percorso di confronto fra i rappresentanti delle
famiglie della comunità sgomberata stamattina, il Naga, la Consulta Rom e Sinti
di Milano e il Gruppo Forlanini e l'Amministrazione, bruscamente interrotto
all'inizio di maggio dal Comune stesso, che ha ripreso il dialogo solo ora a
suon di ruspe" concludono i volontari del Naga.
L'interruzione del percorso ha sfiduciato le famiglie del campo, che in larga
parte hanno deciso di allontanarsi dall'area non vedendo accolta la richiesta di
essere posti sotto la tutela diretta del Comune e non di enti terzi.
Il Naga ritiene che l'avvio di un percorso che sia davvero condiviso debba
necessariamente passare dalla fine degli sgomberi e dall'ascolto delle proposte
dalla comunità.
Il Naga continuerà a portare assistenza nelle aree dismesse della città, nei
campi rom e ovunque ce ne sia bisogno, continuando a denunciare la violazione di
ogni diritto.
Info:
Naga: 347.1603305 - 02.58102599
naga@naga.it
Stamattina, a partire dalle 8 e fino alle 12,30, con un notevole
dispiegamento di polizia locale (incluse squadrette piuttosto decise, all'opera soprattutto negli insediamenti più piccoli e con modi molto bruschi e offensivi), polizia di stato e carabinieri (restati invece ai margini), sono stati distrutti gli insediamenti informali di via Gatto - Cavriana, Forlanini - caserma e Forlanini - casette.
Contestualmente all'esecuzione dello sgombero, in particolare nel campo di Gatto
- Cavriana, è stata proposta agli abitanti, dall'ass. Granelli (alla presenza dei
drr Minoia e Palazzo), la sistemazione alla Protezione civile con l'avvio di procedure di rilevazione socio-anagrafica, avviamento al lavoro e a soluzione abitativa, iscrizione a scuola per i minori, su tempi medio - lunghi, a seconda delle
singole situazioni familiari, comunque rispettate nella loro integralità.
Questa proposta è stata accettata, su un complesso di circa 200 abitanti tra i tre insediamenti, solo da 22 persone (in diversi casi con minori), che sono state
avviate in via Barzaghi; l'adesione francamente modesta va attribuita alle modalità sbrigative con cui è stata proposta questa soluzione, troppo compressa rispetto alla procedura d'imperio e a tappe forzate dello sgombero incombente; lo stesso esito deludente dell'ospitalità dei primi 43 soggetti in via Barzaghi, dopo
il rogo definitivo di via Sacile, avrebbe dovuto consigliare, come era già stato
anticipato alle autorità, un approccio meno condizionato dall'urgenza e più preoccupato del messaggio di inclusione che esso voleva significare, da modularsi e
prepararsi con maggior anticipo.
Risulta incomprensibile la fretta con cui si è voluto procedere allo sgombero, pur da tempo preannunciato tra luglio e agosto, ma senza che requisiti ulteriori
di urgenza pregiudicassero o aggravassero il carattere abusivo dell'insediamento; oltretutto, il sopralluogo della Commissione sicurezza sociale del Comune, lunedì 2, aveva evidenziato alcune richieste di dotazione basilari (acqua, servizi
igienici, ritiro immondizia) che sembravano preludere a un approccio meno emergenziale, pur senza rinunciare all'orizzonte dello svuotamento dell'area.
I 22 soggetti ora ospitati in Barzaghi saranno una cartina di tornasole importante, su cui tutti dovremo investire. Ma non ci possiamo nascondere che gli eventi
di stamane - che potevano rivestire il carattere di una prova importante del comportamento del Comune, che verrà sancito domani con la presentazione delle linee generali della politica nei confronti di rom e sinti a Milano - hanno evidenziato gravi errori procedurali, già segnalati dallo sgombero di Bacula ieri.
Gruppo sostegno Forlanini - Milano, 5.7.2012
Soffia di nuovo il vento degli sgomberi a Milano
- di
Karma Mara

Oggi si è rialzato prepotente il vento degli sgomberi sui campi rom non
autorizzati a Milano.
Questa mattina verso le sette sono arrivate in via Cavriana le ruspe del comune
seguite da protezione civile, polizia municipale, servizi sociali, l' assessore
Granelli, Mastrangelo e Minnoia (responsabile degli adulti in difficoltà).
Intervista a Marco Granelli, Assessore alla Sicurezza e coesione sociale
Presenti nel campo al loro arrivo più di 150 persone, di cui 40 minori, molti
appena nati, e le associazioni della zona, gruppo sostegno Forlanini e Consulta
rom.
L'amministrazione ha proposto agli occupanti un censimento, 70 posti presso la
protezione civile per un paio di mesi, l' iscrizione dei minori in strutture
scolastiche, percorsi da avviare per ottenere la residenza e un inserimento
lavorativo per gli adulti, il tutto sostenuto dal terzo settore (caritas). Solo
22 persone hanno accettato le soluzioni proposte dall'amministrazione, le altre
sono attualmente sparse in gruppetti per la città.
Ma come mai quasi nessuno degli occupanti si è sentito di accettare le soluzioni
prospettate? Facciamo un passo indietro. Gli abitanti del campo di via Cavriana
arrivano tutti dall'ex insediamento di via Sacile che per due volte questo
inverno è andato a fuoco. I pochi nuclei familiari che avevano accettato l'aiuto
della caritas, dopo i ripetuti incendi, nel tempo hanno fatto rientro nel nuovo
campo di via Cavriana scottati dall' aver trovato solo ospitalità senza alcun
progetto concreto.
Il nuovo insediamento è stato sostenuto nel tempo dalle associazioni della zona,
tra cui anche il Naga, associazioni che per affrontare l ‘emergenza, ma non
solo, avevano iniziato ad incontrare regolarmente gli assessori Granelli e
Maiorino avendo come obiettivo comune l'uscita dall'illegalità e l'integrazione.
Gli incontri tra associazioni e amministrazione hanno subito una brusca
interruzione per uno stop arrivato dalla stessa amministrazione, stop durato
fino a ieri sera quando le associazioni sono state convocate alle 20 per un
incontro d'urgenza alle 21.00 presso palazzo Marino. Presenti all'incontro
Consulta Rom, gruppo sostegno Forlanini, un paio di abitanti del campo di via
Cavriana e gli assessori.
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Cliccare sulle immagini per vederle in
dimensioni reali |
Durante l'incontro non è stato chiarito se lo sgombero di oggi sarebbe stato
certo, l'unica cosa certa è che se si voleva arrivare ad una soluzione politica
della questione, sono mancati, come denunciano le associazioni, tutta una seria
di passaggi reali nel tempo, passaggi che avrebbero potuto in sostanza fare la
differenza e produrre con lo sgombero di oggi una soluzione dignitosa per i
nuclei familiari coinvolti. Quello che le associazioni sottolineano è che
l'azione dell'amministrazione di questa mattina fosse soltanto un tentativo “non
reale” di dare una soluzione e che nonostante le aperture e le novità portate da
questa amministrazione, le modalità di intervento ricalcano purtroppo quelle
usate dalle amministrazioni precedenti. Questo tipo di modalità, sostengono le
associazioni, non fa altro che rinforzare la sfiducia da parte della popolazione
rom e produce il risultato di oggi: più di 120 persone senza un tetto e a zonzo
per la città, con un assessore Granelli che cerca di far passare questa diaspora
come una libera scelta degli individui.
Continuiamo a chiederci... ma il vento è cambiato?
Di Fabrizio (del 12/09/2010 @ 09:13:42 in Italia, visitato 2351 volte)
Segnalazione di Tommaso Vitale
I Petre vengono dalla Romania, ma la vita dei nomadi l'hanno conosciuta qui,
insieme agli sgomberi.
Ora sono tornati a stare in una casa vera. Sperando che il loro futuro somigli a
questo presente
di Ilaria Solari -foto Alberto Dedé (le foto non sono riportate ndr.)
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80 | Gioia 2010 |
controcorrente
La foto risale sì e no a cinque anni fa, ma
sembra vecchissima da quanto è consumata.
Ritrae una bella ragazza coi capelli
sciolti sulle spalle, l'espressione
ombrosa e il viso leggermente inclinato.
Abbraccia due bambini piccoli, uno
per lato. Constantin, 33 anni romeno,
deve averla tenuta tra le mani tanto a lungo che sul
bordo inferiore l'immagine è completamente sbiadita,
"è stata tutti questi anni nella tasca della mia giacca,
sul cuore". Accanto a lui, la moglie Mirela lo guarda
con la stessa faccia ermetica della foto. I due bambini,
Elvis e Loris, 9 e 8 anni, stanno facendo i compiti delle
vacanze sul lettone del loro appartamento milanese,
nel quartiere popolare di Calvairate. Un piccolo soggiorno,
una camera con un letto doppio e uno a castello,
un microbagno e un cucinino in cui si cammina
solo di profilo. È l'ultimo approdo della famiglia Petre,
dopo una serie infinita di tappe, da un campo abusivo
all'altro, lungo la cintura della tangenziale, insieme a
poche centinaia di persone, rom romeni come loro.
Fino all'ultimo sgombero, lo scorso novembre, nel quartiere
periferico del Rubattino, dove il loro insediamento
è stato raso al suolo dalle ruspe e i loro piccoli averi,
cartelle di scuola comprese, inghiottiti in una montagna
di immondizie.
A portarli nel bilocale di questa casa popolare sono stati
i volontari di Sant'Egidio: sotto la loro scorta, i Petre
hanno intrapreso con altre famiglie rom un "percorso
di accompagnamento all'autonomia", in assoluta controtendenza,
in questi giorni di tensione e rimpatri
forzati. A garantire loro casa e ménage fino al raggiungimento
dell'autosufficienza economica, sono borse di
studio per i bimbi e borse lavoro per gli adulti, finanziate
da enti, associazioni e privati cittadini. Un piccolo
miracolo: l'anno scarso di permanenza al Rubattino,
dove i piccoli rom hanno cominciato ad andare a scuola,
ha innescato, insieme al livore di molti residenti,
una fitta rete di solidarietà che si sta ancora allargando. Poche centinaia di persone, genitori delle scuole, abitanti
del quartiere che nel momento del bisogno hanno
ospitato gli sfollati, maestre straordinarie, volontari
instancabili, che hanno animato raccolte di fondi e
iniziative di finanziamento come la vendita di un vino
definito "rosso di origine migrante" (vino.rom.rubattino@gmail.com). E poi corsi di italiano per gli adulti,
doposcuola e spazi gioco per i bambini. Un miracolo
forse ancora troppo piccolo perché valga
la pena di citarlo accanto alle notizie di
cronaca, agli esodi forzati dalla Francia, ai
vertici sull'emergenza nomadi. "Dei trecento che
erano qui l'anno scorso", spiega
Elisa Giunipero,volontaria di Sant'Egidio
" nel nuovo campo abusivo del Rubattino,
sotto i capannoni dismessi, sono rimasti
in duecento. Dei cento che mancano all'appello,
però, sono un'ottantina quelli
che abbiamo guidato verso soluzioni residenziali e impieghi,
sia pure precari" (proprio
mentre scriviamo è in corso l'ennesimo
sgombero, che metterà a rischio l'attuazione
di tali progetti e la frequenza a scuola dei
bambini, ndr).
Ma l'avventura italiana di Mirela e Constantin
comincia molto prima del Rubattino,
in un'altra casa. Quella che si intravvede
sullo sfondo della foto consumata: è
la casa del padre di Constantin, nella provincia depressa e rurale dell'Oltenia, tre
stanze in tutto in cui vivevano in otto.
Come molti rom sedentarizzati sotto il
regime di Ceausescu, i Petre facevano gli
agricoltori: "Vite e granturco", specifica
Constantin "non è una vita dura, forse
per uno di città. Ma niente soldi, niente
di niente". Constantin era anche muratore,
"ho costruito le case a tutti laggiù. Una
volta sono andato a fare un lavoro a casa
sua", lo sguardo è una fessura scura che
accarezza la moglie. "Continuava a guardarmi.
Ho fatto in modo di andare a
trovarla spesso". Negli occhi di Mirela
finalmente si allarga una luce gialla. E il
primo sorriso: "Eri tu che guardavi me".
Un matrimonio vero non ce l'hanno avuto.
"Nessun vestito bianco, feste o balli.
Ci siamo sposati solo civilmente".
A Milano c'è arrivato per primo Constantin,
seguendo il cognato, che è pastore
pentecostale ma fa anche il muratore.
Niente roulotte e vita randagia: come per
molti rom romeni, la prima esperienza
con i campi nomadi è stata in Italia. Insomma,
una storia di ordinaria immigrazione:
all'inizio l'ospitalità in una parrocchia,
in cambio di lavori e riparazioni. Poi
è stata la volta di un egiziano a cui, per un
letto in un appartamento affollato, Constantin
pagava 200 euro al mese. Ma Mirela
soffriva di malinconia e decise di raggiungerlo
con Loris, il più piccolo. "Il
grande ha sofferto così tanto di solitudine
in Romania che è rimasto piccolino", ricorda
accarezzando i capelli cortissimi di
Elvis. Proprio allora Constantin aveva perduto
alloggio e lavoro. Si rifugiarono nel
campo di via Bacula, dove già si trovavano
amici e parenti. "Quando sono arrivata era primavera, Milano era bellissima",
ricorda Mirela "tutto
mi sembrava caldo e
pulito, anche il campo".
Per segnalare
disponibilità di alloggi
e offerte lavorative
o contribuire a borse
di studio e lavoro
scrivete a: santegidio.rubattino@gmail.com
La caccia al nomade ingaggiata dal
Comune li ha sospinti da un insediamento
all'altro. Fino al Rubattino: il campo piano piano si è gonfiato,
hanno tagliato l'acqua
ed è stato l'inferno. "Che dovevamo
fare?", mormora Constantin indicando la
tv sintonizzata su un canale romeno "migliaia
di medici lasciano il Paese, con lo
stipendio statale non campano. Per noi
era peggio".
Ci sono due televisioni in casa Petre, una
per stanza, entrambe accese. L'appartamento
assomiglia a tanti altri. Pulito, ordinato.
Con una differenza, che salta agli
occhi dopo un po': in giro manca quella
nebulosa di oggetti provvisoriamente fuori posto:
chiavi, giornali, cianfrusaglie. Sul
tavolo tondo ci sono soltanto un melone
a fette e dei dolci, in segno di benvenuto.
Il resto è stivato con la meticolosità di chi
si dispone a partire da un momento all'altro.
Elvis ascolta le canzoni rom scaricate
dal computer e inserisce nel lettore un dvd
con le foto di classe: "Guarda: qui facevamo
la terra mossa dal vento", dice con il
faccino serio, indicando tanti bambini che
agitano le braccia. E in quella che fate?
"Non vedi? Cantiamo in inglese". Mostra
con un filo d'orgoglio
la strepitosa pagella. Sono due bravi scolari, spiega Mirela, fanno i compiti spontaneamente e non hanno mai perso un giorno di scuola. Nemmeno nell'ultimo sgombero, quando dormirono due notti in un
orto nella bruma di novembre e poi con
la mamma in un dormitorio pubblico,
mentre papà si rifugiava dove poteva. "La
scuola dell'obbligo e l'ufficio vaccinazioni
sono le uniche istituzioni che riconoscono
queste persone", spiega Stefano
Pasta di Sant'Egidio" che sono comunque
cittadini comunitari. Eppure, senza residenza,
ogni altro diritto è loro precluso".
Forse per questo, anche ora che abitano
lontano, si consumano le scarpe per raggiungere puntuali la scuola del Rubattino.
"Quando Constantin non deve lavorare,
ci andiamo insieme", racconta Mirela. Altrimenti
esce alle sei di mattina. "Papà
colora i muri, costruisce le case di Milano", spiega Loris. Anche Mirela è in attesa
di un lavoro. Intanto confessa che si
sente sola. Il momento più bello della giornata
è il pomeriggio, quando rivede i suoi
bimbi. Nel resto del tempo? Abbassa gli
occhi, "se siamo in difficoltà chiedo ancora
l'elemosina, ma solo a chi conosco".
A quelli che definisce gli "italiani bravi".
"Come la signora vestita di blu che ci porta
i soldi ai giardini", le fa eco Elvis. Mirela
ricorda il senso di vergogna delle prime
volte, "non passa mai, ma poi impari
a non pensare a niente". Tutto il resto la
incupisce solo un po', come i commenti
acidi della farmacista da cui acquista una
confezione di aspirine perché è raffreddata.
O il costante sguardo sospetto dei commessi
quando fa la spesa al supermercato.
Il pomeriggio i bambini scendono da soli
ai giardini sotto casa. Mirela non si fida
a mandarli in giro da soli, ma ai giardini
sì, "lì sono tutti amici", dice Constantin.
I ragazzini, da queste parti, vengono da
ogni angolo del mondo, e che tu sia rom
è un dettaglio irrilevante.
"Sei da Milano", chiede a tutti Elvis. Qualcuno
gli risponde che ormai anche lui è "da Milano"."Non ancora", risponde convinto,
agitando la testa "solo quando avrò
il portafogli da Milano". "Vuoi dire il passaporto,
Elvis?". "Sì, anche quello".
Per prudenza ai Petre è stato sconsigliato
di invitare troppa gente a casa.
i momenti di socialità si sono finora
consumati al campo del Rubattino.
Non sarà più così, dopo questo nuovo
sgombero, il numero 125 dall'inizio
dell'anno, secondo il bollettino del Comune.
"Ci i ritrovavamo ogni domenica
a cucinare sulla griglia", gli occhi di
Mirela diventano lucidi. "Ogni volta
che li vedo, mi chiedo come è possibile
vivere così". È il suo piccolo film dell'orrore,
un passato inarchiviabile di
notti all'addiaccio, topi, gelo. E il futuro?
A lei basterebbe che assomigliasse
al presente. Se proprio deve esprimere
un desiderio, vorrebbe "una cucina
appena più grande, da poterci cucinare
con mia cognata e le amiche". Magari
il sarmale, gli involtini di verza in cui
si dice sia maestra, "da servire, come fate voi, con la polenta".
MA IN EUROPA VINCE
LA LINEA DURA
Sono quasi 900 i rom di origine
bulgara e romena rimpatriati
forzatamente dalla Francia,
nonostante i richiami di Onu
e Commissione europea, perché
considerati una "minaccia per
l'ordine pubblico". E mentre
il partito di estrema destra
ungherese Jobbik avanza la
proposta di destinare le comunità
rom del Paese in "campi chiusi",
anche in Italia il clima si
surriscalda: il ministro dell'Interno
Maroni promette di essere ancora
più duro di Sarkozy e gli
amministratori delle grandi città
perpetrano piani di sgombero
sistematico di ogni insediamento
abusivo. A Roma, dove una
curiosa psicosi collettiva segnala
i primi presunti avvistamenti
di "macchine rom con targhe
francesi", il sindaco Alemanno ha
appena smantellato il campo
abusivo di Quartaccio. A Milano,
ancora al Rubattino, il vicesindaco
De Corato ha attuato il 125esimo
sgombero dell'anno, mentre
l'unico campo regolare della città,
in via Triboniano, entro ottobre
sarà smantellato per fare spazio
alla strada che collegherà la città
all'area dove si terrà Expo 2015.
Di Fabrizio (del 29/08/2010 @ 09:11:38 in Italia, visitato 2618 volte)
Gad Lerner, il blog del bastardo giovedì, 26 agosto 2010 Rassegna Stampa
Questo articolo è uscito sul Diario di "Repubblica".
Il vicesindaco Riccardo De Corato, eterno secondo della politica milanese,
contabilizza gli sgomberi di campi rom effettuati negli ultimi quattro anni con
la meticolosità del cow-boy che incide una tacca dopo l'altra sulla pistola: 301
prestazioni da buttafuori, a suo dire.
Col risultato che ormai in città è divenuto vorticoso il viavai di questo
materiale umano considerato scadente, così poco riciclabile da meritarsi un
curriculum da veterani: gli ex del campo di San Dionigi provenienti dallo
sgombero di via capo Rizzuto espulsi dal cavalcavia Bacula e parcheggiati in via
Idro fino alla tacca prossima ventura di De Corato. Una massa di "ex", sempre
gli stessi, non fosse per la natalità elevata che rifornisce continuamente la
tragedia di altri bambini sballottati qui e là, dunque sottratti per via
poliziesca alla frequenza scolastica.
I rom a Milano svolgono una funzione importante. Peccato che ce ne siano
troppo pochi. Quando sperava ancora che l'imitazione del gergo leghista gli
avrebbe conservato la presidenza della Provincia, Filippo Penati (Pd) si esibì
in un gioco di parole davvero raffinato: "Altro che ripartire i rom fra i
diversi comuni dell'hinterland, come chiede il governo Prodi. I rom se ne devono
ripartire tutti quanti!". Cosa c'è di meglio, per un politico in difficoltà, che
mettersi dalla parte del popolo, irridendo gli scrupoli dei soliti privilegiati?
E' così che ai rom milanesi è toccata la sorte poco evangelica di venir
moltiplicati, proprio come i pani e i pesci sul lago di Tiberiade. Il succitato
Penati giunse a contare 20 mila nomadi –ventimila!- disseminati pericolosamente
tra le vie della metropoli. Una cifra insopportabile per la povera Milano. Non
si ricordano ulteriori precisazioni del leader democratico allorché il
censimento dei campi rom, promosso nel 2008 dal nuovo ministro cattivista
Maroni, rivelò che bisognava togliere un zero: i rom che minacciano la pacifica
Milano risultavano essere poco più di duemila. Troppo pochi, appunto, e infatti
la politica bisognosa non ha smesso di moltiplicarli neppure dopo il censimento.
E' dei giorni scorsi un'intervista di Letizia Moratti, bisognosissima di
ricandidatura a sindaco, nella quale si legge questa mirabolante affermazione: i
rom a Milano sarebbero stati ancora diecimila (bum!) nel 2008, dopo di che
–forse per merito delle 301 tacche di De Corato?- il loro numero si sarebbe
drasticamente ridotto. Un esodo di sette-ottomila "scarti umani", più tenaci da
debellare che non gli stessi topi, come graziosamente dichiara il leghista
Matteo Salvini, aspirante vicesindaco, realizzato dunque in un biennio, alla
chetichella? Chi ha visto le carovane dei partenti, con i materassi sulle spalle
e i bambini per mano? Dove sono andati, con quali mezzi di trasporto s'è
conclusa la "derattizzazione"? E come mai, dall'alto dei suoi 301 sgomberi, il
cow-boy De Corato può citare solo 32 casi di rom stranieri rimpatriati per
motivi di sicurezza dal 2007, più altri 143 segnalati (pro forma) alla
prefettura per cessazione dei diritti di soggiorno?
E' buffo a dirsi, ma a Milano sono certamente più numerosi i nomadi romeni
allontanati dai campi e rimpatriati senza clamore da parte del volontariato
sociale –magari con qualche centinaio di euro d'incoraggiamento in tasca- per
tutelare i faticosi processi d'integrazione di chi vi risiede. Ora però c'è
un'altra faccenda che i cacciatori cittadini dei rom vivono con imbarazzo. A
furia di promettere la chiusura degli insediamenti abusivi, tra uno sgombero e
l'altro toccherebbe loro impiegare nei campi autorizzati e/o in fornitura di
alloggi popolari una parte almeno dei milioni di euro già da tempo messi a
disposizione della Prefettura. Col risultato di mandare in bestia i leghisti più
accesi, che si sentono traditi non solo da Maroni ma perfino da Salvini. Nel
quartiere di via Padova, per protesta contro il campo autorizzato di via Idro,
hanno da poco stracciato la tessera del Carroccio una decina di militanti.
Contro i rom, trovi sempre qualcuno disposto a essere più cattivo di te. Peccato
siano così pochi.
Di Fabrizio (del 21/06/2009 @ 09:09:44 in Italia, visitato 1815 volte)
A Milano, sotto il cavalcavia di
Bacula c'è un nuovo insediamento di Rom cacciati da altri rifugi, nonostante
le parole del vicesindaco De Corato che assicurasse come l'area fosse stata
chiusa e "messa in sicurezza". Continua la politica di giocare a guardie e
ladri.
CITYROM è tornato lì sotto, quella che segue è la sua inchiesta.

Giugno 20, 2009: Quando sono arrivato al cavalcavia Bacula, tra piazza
Stuparich e piazzale Lugano, pochi giorni dopo lo sgombero, c’erano ancora
persone sotto le arcate. Mi hanno raccontato che fino ad allora avevano dormito
all’aperto, accanto all’insediamento distrutto, e che stavano per partire per la
Romania come anche tanti altri stavano facendo. Molti invece avevano deciso di
restare a Milano e si erano sistemati in zona Lambrate e in un edificio
abbandonato a pochi passi dal cavalcavia in piazzale Lugano. Ci sono stato, al
secondo piano alcune famiglie avevano organizzato una "casa" con dei materassi,
un tavolo recuperato e tre tende da campeggio.
Per anni quest’area, alla periferia nord di Milano, ha ospitato diversi
insediamenti abusivi di rumeni di etnia rom, più volte sgombrati e più volte
risorti.
Quell’area l’abbiamo sgomberata quattro volte, mi avevano raccontato a dicembre
i responsabili del Nucleo problemi del territorio della Polizia locale di
Milano. Abbiamo detto in modo chiaro all’Amministrazione che per mettere in
sicurezza il cavalcavia Bacula bisognava costruire un muro di cemento armato.
Dopo lo sgombero dell’anno scorso, sotto il ponte il Comune ha messo dei
dissuasori "New Jersey" di due metri in modo che l’area non venisse occupata di
nuovo. In realtà hanno usato i dissuasori come letti… Hanno sfondato il muro che
divide il cavalcavia Bacula dal C.A.M. (Centro Aggregazione Multifunzionale) del
Comune di Milano, che ospita anche una scuola materna. Vanno nel giardino della
scuola e si lavano alla fontanella, defecano, stendono i vestiti e fanno il
barbecue.
Il 31 marzo 2009, dopo una campagna mediatica durata più di un mese che dava
voce agli esposti degli abitanti del quartiere e denunciava l’emergenza
igienico-sanitaria del campo, l’illegalità che vi proliferava e i conseguenti
problemi di sicurezza, il Comune di Milano ha per l’ennesima volta sgombrato
l’insediamento. Questa volta, però, seguendo le indicazioni della Polizia
locale, dopo lo sgombero, l’area è stata "messa in sicurezza". L’accesso
all’area sotto una parte del cavalcavia è stato chiuso con una recinzione in
ferro alta tre metri; il terrapieno in pendenza da cui si scendeva dal
cavalcavia nell’insediamento è stato sbancato e ora è una sorta di muro di terra
alto qualche metro; l’arcata del ponte sotto cui sorgeva l’insediamento più
piccolo è stata chiusa utilizzando la terra ricavata dallo sbancamento.
Prima dello sgombero il Comune aveva offerto dei posti letto nei dormitori
pubblici per le donne e i bambini, come era avvenuto già in passato. Ma la
proposta prevedeva che le famiglie si sarebbero dovute dividere, così tutti
hanno rifiutato. Le associazioni che avevano lottato perché si trovasse una
soluzione abitativa per gli abitanti, sono riuscite a sistemare 25 persone – le
famiglie con figli che vanno a scuola – alla Casa della Carità, e una famiglia
con una figlia disabile nel campo comunale di via Triboniano. Per tutti gli
altri, almeno duecento persone, non ci sono state iniziative.

Dopo che i giornali hanno dato la notizia dell’imminente sgombero, sono
ritornato più di una volta a visitare la baraccopoli per documentare cosa stava
succedendo e capire quali erano i motivi che rendevano urgente l’intervento
delle forze dell’ordine. Ho così raccolto diverse testimonianze.
Sunita abitava in una piccola baracca, fatta di materiali di scarto e rivestita
di stoffa. La prima volta che l’ho incontrata erano le tre del pomeriggio e si
trovava insieme alla famiglia all’interno della baracchina. Aveva in braccio il
figlio di tre anni, la suocera era sdraiata sul letto insieme alla figlia e al
suocero che dormiva.
Mio marito, mi ha raccontato Sunita, è scappato con un’altra donna e io sono
rimasta qui con mia suocera. Se vuole tornare io l’aspetto.
La loro baracca era isolata rispetto alle altre e si trovava nel campo
antistante il cavalcavia, addossata al muro che separa questo spazio dai binari
delle ferrovie Nord. Era costituita da tre moduli di due metri per tre: in uno
c’era la cucina e negli altri due i letti.
Se ci sgombrano porteremo con noi solo le coperte e i vestiti, il resto lo
lasceremo qui, non abbiamo la macchina.
Quel giorno sono rimasto a parlare con loro per un po’. Mi hanno raccontato che
la casa che avevano in Romania l’avevano venduta dopo la morte del figlio
maggiore per pagare il funerale e che l’anno scorso era morta la figlia di
Sunita, dopo solo quarantatre giorni di vita. Abbiamo fatto il funerale al campo
di via Triboniano, dietro il cimitero maggiore. Vivevano facendo l’elemosina.
Mentre Student, il capo famiglia, non lavorava e si occupava di accompagnare i
figli di otto, dieci e tredici anni a scuola. Oggi ho guadagnato solo cinque
euro. Mia suocera non ha raccolto nulla perché la polizia l’ha cacciata via.
Esco tutte le mattine alle sei per arrivare solo alle 8.30, non ho soldi per
pagare il biglietto e i controllori mi fanno scendere continuamente. Vado a
Bollate, Varese, Cittiglio, Gavirate. A Milano no, perché non ho un posto dove
stare. Mi fermo davanti a un supermercato, una chiesa o un cimitero. Il massimo
che ho raccolto in una giornata sono stati 25 euro. Oggi tutti mi dicono che
sono in crisi.

Vasil un uomo silenzioso con l’aria seria, parlava un buon italiano. Mi ha
raccontato che è arrivato in Italia nel 2002. Perché hai scelto l’Italia?, gli
ho chiesto. Per la lingua. Sapevi che saresti andato a vivere in una
baraccopoli? No, prima di venire in Italia sono stato sei mesi in Spagna e ho
abitato in un appartamento in affitto. E in Italia? I primi mesi ho abitato a Triboniano (una grande baraccopoli abusiva alle spalle del Cimitero Maggiore),
appena ho trovato un lavoro
sono andato via dai campi e ho preso un appartamento in affitto e finché ho
avuto un lavoro sono stato in appartamento. Poi, per forza di cose, non avendo
più soldi, ho lasciato l’appartamento e sono ritornato a vivere in un campo.
Vasil mi ha raccontato che l’appartamento si trovava a Sesto San Giovanni, era
composto da due stanze da letto, un soggiorno, una cucina e un bagno e che
pagava 650 euro di affitto. Abitava insieme alla moglie e ai quattro figli che
l’avevano raggiunto in Italia appena lui si era sistemato. E che poi era rimasto
solo con la moglie. I figli dopo aver lasciato la casa erano ritornati in
Romania. Ho una figlia di 27 anni sposata con due figli, una figlia di 23 anni e
uno di 22 che vanno all’università e un’altro di 13 anni che va anche lui a
scuola. In Romania ora vivono in una casa in muratura con un giardino piccolo
che ho comprato nel 1989. Vasil ne parlava con orgoglio.
A Milano la sua baracchina si trovava insieme ad altre otto sotto uno delle
campate del Cavalcavia Bacula. Era grande due metri per tre, al suo interno
c’era spazio solo per il letto. Anche la sua era fatta con assi di legno e
interamente rivestita di stoffa. Aveva una piccola finestra per fare entrare un
po’ di luce naturale.
Vasil chiudeva con un piccolo lucchetto la sua baracchina. Anche se il campo era
abitato da persone del suo stesso villaggio probabilmente non si fidava di loro.
Si sentiva diverso e fuori luogo, non amava vivere in quelle condizioni.
Mi capitava spesso di incontrarlo insieme alla moglie seduto su un telo nel
grande spazio all’aperto su cui si affacciavano i due insediamenti abusivi.
Questo luogo che tutto l’inverno era stato utilizzato come passaggio e come
deposito per la spazzatura era diventato con le prime giornate di sole anche un
luogo di ritrovo dove si riunivano in piccoli gruppi alla luce del sole. Dopo un
inverno passato sotto i ponti, nascosti e protetti, gli abitanti di questa
baraccopoli erano tornati alla luce, visibili e di nuovo ingombranti.
Marco abitava poco distante da Vasil. La sua baracchina era appena fuori
dall’arcata del ponte in un punto in cui le case di legno formavano un piccolo
slargo sempre affollato di gente, seduta davanti alle proprie baracche, che
passava la giornata chiacchierando, bevendo una birra o mangiando carne o ciorba,
una zuppa che le donne cucinavano sulle braci.
Quando ho conosciuto Marco era il compleanno di suo figlio piccolo e l’ho
accompagnato a comperare una torta per festeggiare l’evento. Mi ha raccontato
che il giorno dopo il figlio e la moglie sarebbero partiti per la Romania
perché, in vista dello sgombero, era diventato troppo pericoloso restare lì.
Lo incontravo spesso seduto con altri in quella piazza informale ed era tra
quelli che parlavano di meno. Quando gli ho chiesto di raccontarmi la sua
storia, lui che non voleva farla sentire agli altri, si è alzato, ha afferrato
un tavolo e mi ha chiesto di seguirlo. Dieci metri più in la ci siamo messi
attorno al tavolo, in piedi, e ha iniziato a raccontare. Sono arrivato in Italia
quattro anni fa. Prima ero da solo poi è venuta mia moglie e mio figlio. Ho
cinque figli, uno di 22 anni, sposato. Abitano in Romania in una roulotte che ho
comprato qualche anno fa. Prima abitavo nella casa di mio padre. Quando è morto,
la casa è andata al più piccolo dei miei sei fratelli. Lavoro solo due ore alla
settimana in una trattoria.
Il suo racconto però è stato interrotto quasi subito da due ragazzi che si sono
avvicinati e hanno iniziato a parlare con me. Uno di loro voleva chiamare il suo
datore di lavoro, l’altro invece voleva farmi vedere un documento. Marco era
infastidito ma non è riuscito a respingerli. Non ci siamo più visti.
Flora abitava nell’insediamento più popoloso sorto sotto la grande piastra di
cemento del cavalcavia. Era tra le poche persone che erano tornate subito dopo
lo sgombero del 4 luglio a riabitare il ponte. Dormiva con i figli su dei
materassi sistemati tra i dissuasori.
Poco prima dello sgombero le baracchine sotto il ponte erano decine. Così
piccole da contenere appena un letto e una stufa. Siamo in tanti e c’è tanta
sporcizia, raccontava Flora. Il vostro paese, la vostra terra ci hanno trattato
tanto male. L’altra sera c’era tanta gente che urlavano e gridavano. Mio Marito
la notte non dorme più perché ha paura che bruciano qualcosa.
La Lega Nord aveva organizzato un corteo di circa cinquanta persone contro
l’insediamento abusivo.
Dopo il primo periodo in cui dormiva sui materassi Flora aveva costruito anche
lei la sua baracchina, all’esterno della quale c’erano tante cose raccattate in
giro: un frigobar, un frigorifero, una cucina a gas, una pila di batterie, sedie
e divani. L’ultima volta che l’ho incontrata, Flora si trovava ancora nello
stesso punto dell’insediamento, dove il ponte confina con il parco del Centro di
Aggregazione Multifunzionale (C.A.M.) di via della Pecetta. La parrocchia di
Santa Elena ci ha aiutato molto, mi ha raccontato. Nessuno conosce meglio di me
Don Matteo. Faccio l’elemosina davanti la sua chiesa. Al centro di ascolto
prendo da mangiare una o due volte al mese. Mi caricano la bombola.

A Bacula ero stato la prima volta il 4 luglio 2008, dopo uno dei tanti sgomberi
che questa comunità, proveniente dalla città romena di Draganesti-Olt, ha
subito. Anche allora l’insediamento era stato completamente distrutto e l’area
era stata bonificata dal Comune di Milano. E anche allora, pochi giorni dopo,
qualcuno era ritornato in Romania e qualcun altro era già ritornato ad abitare
l’area.
Da quando il Comune ha inaugurato la "politica della sicurezza" il copione è
sempre lo stesso. Il nucleo problemi del territorio della Polizia locale di
Milano monitora il territorio, scheda le occupazioni abusive sparse per la
città, e valuta quando è urgente predisporre lo sgombero. L’amministrazione
comunale, ora in accordo con il prefetto-commissario all’emergenza rom, avvia
una campagna mediatica che ha due obiettivi: dimostrare l’azione del governo e
comunicare agli abitanti che dovranno andare via, da soli o con la forza. A quel
punto, naturalmente, le associazioni che operano all’interno del campo lanciano
il loro appello, e denunciano le condizioni di degrado e inumanità in cui sono
costretti a vivere i rom a Milano.
L’opinione pubblica si convince che il problema si sta risolvendo ma in realtà i
rom continuano ad andare e venire dalla Romania e a vivere illegalmente in
città.
sp
Di Fabrizio (del 03/04/2008 @ 09:09:28 in media, visitato 2176 volte)
Segnala Maria Grazia Dicati
di GAD LERNER
"Nutrire il pianeta", è l'ambizioso tema dell'Expo 2015 che ha attirato su
Milano i consensi (decisivi) di un'Africa affamata. Ma nel frattempo riuscirà
Milano a nutrire le sue poche migliaia di profughi, e magari a rispettarne i
diritti umani anche quando impone loro le regole della legalità?
Non sappiamo dove abbiano dormito stanotte le donne incinte e i bambini
sgomberati dal campo di via Bovisasca.
Sappiamo solo che la polizia li ha già intercettati nel vagabondaggio prima
che raggiungessero altri rifugi illegali come via Colico o il cavalcavia Bacula
di Quarto Oggiaro, appositamente ostruito con blocchi di cemento. Né troveranno
posto alla Casa della Carità di don Colmegna, completamente satura dopo avere
allestito un prefabbricato in cortile per i settanta di via San Dionigi: anche
loro sgomberati senza alcuna soluzione alternativa prevista dalle istituzioni.
Stava per cominciare l'anno scolastico. Ci furono insegnanti straordinarie che
andarono a riprendersi uno a uno i loro bambini dispersi fra campi e dormitori,
per dare seguito alla preziosa fatica dell'inserimento sociale.
Sono mesi che le cronache locali tuonano: "Spazzare via i campi rom". Titoli di
cui un giorno, troppo tardi, si vergogneranno. Ignorando quel che pacatamente
ricordava ieri il sito della Diocesi di Milano: tra gli sgomberati di via
Bovisasca (situazione insostenibile che richiedeva un intervento, ma civile) ci
sono rom e romeni di altra etnia - che importa? - che lavorano regolarmente nei
cantieri della Fiera, con tanto di permesso di soggiorno. Dieci ore al giorno,
per sei giorni, pagati 800 euro al mese. Timbreranno il cartellino pure oggi,
dopo la notte all'addiaccio, dopo l'inutile tentativo di spostare la baracca un
po' più in là, visto che il Comune non ha offerto soluzioni d'emergenza neppure
per i figli e le mogli incinte, figuriamoci per i lavoratori della Fiera?
Il dilemma non deve essere considerato fra quelli "eticamente sensibili" da una
destra lombarda ansiosissima di salvaguardare la vita nascente, ma indisponibile
a scucire un solo euro per villaggi solidali che diano ricovero ai senzatetto
già nati. E siccome anche il Partito democratico trova poco glamour
rappresentare i diritti degli immigrati, specie se rom, in una campagna
elettorale che nel Lombardo-Veneto si affida a capilista confindustriali, il
risultato è che in via Bovisasca ci vanno solo gli appassionati di conflitti
estremi.
È il set ideale per disfide trash, Daniela Santanché (con o senza tacchi a
spillo) contro la candidata rom della Sinistra arcobaleno. Dove tramonta l'idea
che Milano, la città che vuole nutrire il mondo, possa cominciare in casa
propria a mettere insieme legalità e integrazione. Sgomberi con ricoveri per
mamme e bambini. Lavoro regolare per gli immigrati, con soluzioni abitative
provvisorie e istruzione garantita ai figli. Cioè proprio le stesse misure
elementari che saremmo disposti a finanziare nei campi profughi africani.
In assenza della politica, a ricordarcelo dev'essere ancora una volta
l'arcivescovo Tettamanzi: "La legalità è sacrosanta. Ma l'impressione è che qui
si stia scendendo abbondantemente sotto i limiti stabiliti dai fondamentali
diritti umani". Oppure il Tribunale dei minori che ammonisce il Comune di Milano
sui suoi obblighi di tutela dell'infanzia, completamente disattesi.
Sarebbe assurdo suddividere Milano in buoni e cattivi, di fronte alle sue
imbarazzanti disuguaglianze e al volto sporco della povertà. C'è da fare fatica,
tutti insieme. Ma siamo pur sempre una delle metropoli più ricche e dinamiche
del mondo, possibile che nessuno abbia l'autorità e il coraggio di chiedercelo?
(2 aprile 2008)
- sempre su
Repubblica -
Di Fabrizio (del 20/02/2010 @ 09:09:10 in scuola, visitato 2040 volte)
I continui spostamenti che hanno costretto i nomadi a girare per tutta la
città hanno impedito alla comunità di poter proseguire in maniera efficace il
proprio percorso di integrazione: lo denunciano non solo loro, ma anche le
maestre che si sono occupate dei piccoli alunni rom
Il piccolo Marius, un rom di 10 anni, ha cambiato sette campi nomadi in un anno.
Marius vive da alcuni anni nelle baraccopoli di Milano, insieme a una decina di
altri bambini con le loro famiglie. Sono stati sgomberati sette volte, ma alla
fine sono rimasti sempre nella stessa città.
Il primo campo di Marius nel capoluogo lombardo è stato quello situato presso il
Cavalcavia Bacula: lui è arrivato insieme ai genitori e alle tre sorelline nel
febbraio del 2009, ma il campo è stato sgomberato un mese più tardi.
Poi si sono trasferiti nell’insediamento di via Rubattino: vi hanno vissuto da
aprile a novembre del 2009. Il 20 novembre sono passati nel campo di via Caduti
di Marcinelle: un breve soggiorno, visto che le ruspe dello sgombero sono
arrivate il 22 novembre.
Il giorno successivo c’è stato l’approdo al campo di Viale Forlanini: è stato un
altro soggiorno-lampo, visto che i nomadi sono stati cacciati dopo sole 24 ore.
Il “balletto” degli spostamenti ha spinto allora i rom fino al campo della
Bovisaca, nella zona popolare della Bovisa. Qua hanno resistito un po’ più a
lungo, fino allo sgombero del 30 dicembre.
Il pellegrinaggio è andato avanti, la “tappa” del Capodanno 2010 è stata il
campo situato tra via Umbria e via Redecesio. Dopo un mese e mezzo, il 16
febbraio i nomadi hanno fatto le valigie anche da qua per spostarsi al capannone
delle “Lavanderie di Segrate”. Ma lo sgombero è avvenuto nella stessa giornata.
Tutta questa “via crucis” ha creato a Marius e agli altri bambini notevoli
problemi di integrazione, specie per quanto riguarda l’inserimento a scuola. A
denunciarlo sono le maestre delle scuole elementari di via Pini e via Feltre:
come ha spiegato un’insegnante dell’istituto di via Feltre, i continui
spostamenti hanno provocato ostacoli nei percorsi di integrazione cominciati da
docenti e genitori di alunni italiani.
I piccoli alunni rom sono stati dipinti come studenti desiderosi di imparare: ad
esempio, sono stati quasi sempre in regola con i compiti. E proprio questa
reputazione aveva aiutato i genitori italiani a superare le iniziali diffidenze
nei confronti della comunità rom.
Partendo dai bambini, le famiglie italiane avevano cominciato a prendersi cura
anche dei loro genitori: molte mamme nomadi hanno infatti ricevuto aiuti per
poter andare dal dentista e dal ginecologo.
Le continue peregrinazioni della comunità rom milanese ha però interrotto questo
processo di integrazione. I reiterati sgomberi hanno avuto anche ripercussioni
economiche sugli enti locali: un volontario della comunità di Sant’Egidio ha
spiegato che ogni sgombero costa al Comune fino a 30 mila euro.
Di Fabrizio (del 22/12/2012 @ 09:09:10 in Italia, visitato 1533 volte)
Con i migliori auguri da: Gruppo sostegno
Forlanini, Consulta Rom e Sinti, Naga, European Roma Rights Centre (ERRC).
Milano, 20.12.2012 -
Gentili tutti,
in merito all'insediamento informale di via Dione Cassio, temiamo che l'avvenuto
accordo con la proprietà per la messa in sicurezza dell'area una volta
allontanati gli attuali abitanti sia la prova dell'accelerazione delle procedure
di sgombero dello stesso insediamento.
Come già in passato, esprimiamo forti perplessità sulla procedura utilizzata,
soprattutto per quel che riguarda il futuro dei soggetti sottoposti a sgombero.
Vi proponiamo pertanto le seguenti considerazioni e domande.
- Non ci risulta che si sia proceduto ad alcuna comunicazione
preliminare dei tempi di questa operazione.(1)
- Non ci risulta sia stata fatta alcuna comunicazione
preliminare delle destinazioni dei singoli e dei nuclei
familiari. Non riteniamo né civilmente accettabile né
operativamente efficace procedere per via imperativa a questa
comunicazione nello stesso momento dello sgombero. Si è già
verificato in numerose precedenti occasioni – e tra l’altro
anche con gli stessi soggetti coinvolti in questo caso – come la
proposizione contestuale allo sgombero di una sistemazione
alternativa si riveli inutile(2)
- Sempre in base ai fallimenti passati, crediamo che questa comunicazione avrebbe
una ricezione certamente diversa se fosse effettuata da soggetti differenti
dagli agenti della polizia locale, che gli abitanti del campo conoscono solo per
la loro opera di sorveglianza e controllo (funzioni, sia ben chiaro, legittime),
talvolta espletata con modalità fortemente invasive come quelle dei controlli
notturni, alla luce delle torce elettriche. Essi sono percepiti - sulla scorta
di una lunga esperienza, che risale alle scorse amministrazioni - come esecutori
degli sgomberi, e tutt’al più come interlocutori in casi conflittuali o critici.
Per questo motivo tali operatori non si prestano, indipendentemente dalla loro
condotta, a essere inquadrati come referenti utili alla relazione/comunicazione
e quindi ad una soluzione positiva. Non essendo d’altra parte lecito delegare
implicitamente o esplicitamente tale compito alle associazioni attive in quel
campo, occorrono invece figure competenti sul piano della mediazione sociale e
culturale che abbiano ottenuto col tempo una riconoscibilità autonoma in quel
contesto.
- L'unica sistemazione alternativa attualmente prevista per chi ha subito gli
sgomberi sarebbe quella di via Barzaghi, non fosse che in realtà questa
struttura da un lato è già stracolma e dall'altro è caratterizzata da una
cronica non-soluzione delle problematiche dei singoli e dei nuclei lì ospitati,
come ben sanno gli abitanti dei campi. Quindi ci domandiamo, posto che la
soluzione di via Barzaghi pare impraticabile, se ve ne sia un’altra credibile.
Se per ipotesi tutti gli abitanti volessero aderire ad una proposta di alloggio
alternativa, dove sarebbero ospitati?
- Riteniamo inoltre inammissibile l’idea che il Comune possa evitare di offrire un
alloggio alternativo giustificandosi col fatto che queste famiglie non avevano
accettato l’offerta di sistemazione nella struttura di via Barzaghi in occasione
dello sgombero del luglio 2012 dall’insediamento di via Gatto/via Cavriana,
poiché proprio le modalità di quello sgombero minarono irrimediabilmente la
credibilità della proposta.
- La ricaduta prevedibile di un allontanamento privo di alternative praticabili
perché non convincenti, in un periodo climaticamente pessimo, non può che essere
una sicura, ulteriore dispersione degli insediamenti, con conseguente sensibile
peggioramento delle condizioni di vita e sconvolgimento degli esili margini di
socializzazione positiva conquistati attraverso la scolarizzazione - pur
precaria - tentata con alcuni minori.
- Cosa accadrà ai rom che non lasceranno spontaneamente l’area occupata?
- Come è emerso da recenti riunioni dedicate al tema sicurezza in zona
Ungheria-Mecenate, e ricordando il totale fallimento di una squallida
manifestazione neofascista a ciò dedicata, siamo sicuri che quello della
presenza dei rom non sia il problema prioritario per la vivibilità della zona né
tantomeno l’unico, ma semmai il più immediato e facile “capro espiatorio”.
Davanti a tali prospettive, vi proponiamo queste riflessioni, certi che essi
pongano fortemente in dubbio il carattere risolutivo di provvedimenti come
quelli a cui vi state apprestando in termini di civiltà ed efficacia.
Senza voler negare le gravi condizioni sanitarie ed ambientali
dell’insediamento, la considerazione di questi aspetti critici e l'acuta
consapevolezza della difficile situazione climatica ci spingono invece a
proporvi una gradazione nel tempo dello sgombero, con l'immediata attivazione,
invece, di specifici e civili dispositivi di “riduzione del danno”, come la
connessione all'acqua, l'installazione di servizi igienici, l'attivazione di un
servizio di ritiro dell'immondizia, la fornitura di coperte e generi di
conforto. Vi invitiamo a riflettere sul fatto che la situazione di illegalità di
un insediamento non può né deve impedire procedure analoghe a quelle attivate
per altri soggetti nel contesto di un piano antifreddo.
Quanto sopra detto per il campo informale di via Dione Cassio viene inoltre
chiesto anche per gli altri insediamenti informali presenti a Milano. Ci
risultano infatti sgomberi eseguiti la scorsa settimana nella zona di Bacula
senza la presenza di assistenti sociali né l’offerta di proposte alternative per
le famiglie.(3)
Confidiamo che questi argomenti trovino ascolto e ci mettiamo a disposizione per
un incontro, insieme alle rappresentanze stesse dell'insediamento.
Se la situazione dovesse precipitare, prenderemo pubblicamente una posizione
ferma, sulla base delle considerazioni qui avanzate.
Grazie dell'attenzione
Un saluto cordiale
Gruppo sostegno Forlanini, Consulta Rom e Sinti, Naga, European Roma
Rights Centre (ERRC).
Lettera indirizzata a:
- Giuliano Pisapia
sindaco di Milano
- Marco Granelli
assessore alla Sicurezza e coesione sociale
- Pierfrancesco Majorino
assessore alle Politiche sociali
- Mirko Mazzali
presidente Commissione sicurezza e coesione sociale
- Marco Cormio
presidente Commissione politiche sociali
- Anita Sonego
presidente Commissione pari opportunità
- Loredana Bigatti
presidente Consiglio di zona 4
Note:
- Al riguardo si veda il CESCR General Comment n. 7, art. 15
(b), (c), disponibile sul sito
http://www.unhchr.ch/tbs/doc.nsf/0/959f71e476284596802564c3005d8d50
ed i par. 37 – 44 tratti da IMPLEMENTATION OF GENERAL ASSEMBLY
RESOLUTION 60/251 OF 15 MARCH 2006, ENTITLED “HUMAN RIGHTS
COUNCIL” - Report of the Special Rapporteur on adequate housing
as a component of the right to an adequate standard of living,
Miloon Kothari,
http://daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/G07/106/28/PDF/G0710628.pdf?OpenElement
- Si consideri il CESCR General Comment n. 7, art. 16,
disponibile sul sito
http://www.unhchr.ch/tbs/doc.nsf/0/959f71e476284596802564c3005d8d50
- Daniela Fassini, “Rom, due sgomberi sotto la neve”,
Avvenire, 17 Dicembre 2012, disponibile sul sito
http://www.santegidio.org/pageID/64/langID/it/itemID/10449/Rom_due_sgomberi_sotto_la_neve.html
Di Fabrizio (del 03/04/2009 @ 09:07:23 in Italia, visitato 1831 volte)
Sugli organi di stampa gira la notizia che questa volta lo sgombero del campo
ROM di via Bacula di lunedì 30 marzo (vedi
QUI ndr) è stato effettuato offrendo a tutti delle alternative
abitative.
Questo era quello che il Tavolo Rom, composto da tutte le realtà associative
che si occupano di Rom e Sinti a Milano si auspicava, tanto è vero che nelle
ultime settimane, con diverse modalità, si era chiesto a Comune e Prefetto di
non procedere allo sgombero se non dopo aver trovato delle alternative
umanamente accettabili
Quello che è successo invece è il solito sgombero senza soluzioni.
Sì, perché va detto che le soluzioni offerte dal Comune, che le famiglie hanno
rifiutato, erano le soluzioni solite, quelle che prevedono lo smembramento delle
famiglie, tanto è vero che le quattro famiglie a cui è stata proposta una
soluzione diversa, che tenesse insieme le famiglie e non separasse donne, uomini
e bambini, l’ hanno accettata.
Quello che ci chiediamo è: perché solo quattro famiglie e non tutte?
Come si è potuto accettare che le altre famiglie fossero condannate a girare per
la città sotto la pioggia, senza riparo e senza cibo? Con quale criterio i
“meritevoli” sono stati accolti, e gli altri cacciati?
L’aggravante dello sgombero di via Bacula è proprio l’inganno,
Era stato detto che le soluzioni c’erano per tutti, e cosi non è stato.
Il risultato è che ancora una volta non si è affrontato il problema della
situazione disastrosa in cui vivono i Rom nella città di Milano, accampati in
campi di fortuna, senza un vero alloggio, senza acqua, senza servizi.
Dopo lo sgombero di Bacula ci sono solo ancora più famiglie con bambini
piccoli in giro per la città, sotto la pioggia e senza prospettiva se non quella
di finire in un altro luogo abusivo, da cui verranno di nuovo sgomberati, anche
perché le elezioni si avvicinano, e bisogna dimostrare fermezza contro i deboli.
Il Tavolo Rom non si stancherà di ribadire che questa politica è fallimentare,
umilia i diritti delle persone, metti donne, uomini e bambini in situazioni
inacettabili, e continuerà ad agire con tutti gli strumenti possibili, sia
politici che del diritto, affinché anche a Milano venga ristabilito il diritto
di tutti a condizioni di vita dignitose.
Tavolo Rom Milano
Di Fabrizio (del 22/04/2009 @ 09:03:02 in media, visitato 2123 volte)
Da
milano.blogosfere.it (vedi
QUI ndr). In calce, due video girati la scorsa proiezione milanese del 15
aprile.
Parlare di
rom senza pregiudizi è un'impresa molto difficile,
specialmente adesso e specialmente a Milano dove ogni tre per due sgomberano
campi e continuano a "spostare" il problema senza affrontarlo in maniera
definitiva. Qualche settimana fa
era stata sgomberata la baraccopoli della Ghisolfa, e
solo due giorni fa quello in viale Cassala e via Giordani.
Due registi milanesi, Tonino Curagi e Anna Gorio, hanno
provato a raccontare la vita di un campo rom, e più precisamente quello in via
San Dionigi 93 in un
documentario. "Via San Dionigi 93" è stato prodotto dalla Provincia
di Milano ed è stato presentato allo Spazio Oberdan.
Noi lo abbiamo visto: si tratta di 70 minuti di film tratti da oltre
50 ore di girato. Le riprese sono durate più di due anni.
E' uno squarcio di vita quotidiana del campo rom situato vicino all'abbazia di
Chiaravalle, che è stato colpito più volte da incendi ed è stato distrutto dalle
ruspe comunali nel 2007. E
che proprio qualche giorno fa è tornato alla ribalta.
Di Fabrizio (del 13/03/2010 @ 08:56:51 in Italia, visitato 1835 volte)
Leggo
Le temperature rigide e la neve che cade da ieri pomeriggio su Milano, non hanno
fermato gli sgomberi di campi rom nel capoluogo lombardo i cui ormai ex
occupanti sembrano essere gli unici ad aver subito disagi dalla nevicata fuori
stagione che non ha avuto ripercussioni sulla viabilità. Secondo quanto ha
spiegato l'Opera Nomadi, nonostante la inclemenza del tempo, la polizia locale
ha effettuato due sgomberi tra ieri ed oggi in altrettanti campi. Gli agenti
della polizia locale sono intervenuti infatti ieri un campo nomadi in via
Bonfadini, dove avevano trovato rifugio una quarantina di persone, mentre oggi
analoga iniziativa è stata adottata nella zona di via Bacula. «Mentre il
maltempo continua ad imperversare e la neve cade da ore su Milano - spiega
Maurizio Pagani, presidente dell'Opera Nomadi di Milano - gli sgomberi delle
famiglie rom dai quartieri della città non subiscono interruzione. L'emergenza
freddo del Comune di Milano da anni non contempla le condizioni di vita di chi è
pi— esposto ai rigori dell'inverno e nemmeno la protezione Civile viene mai
impegnata in attività essenziali di aiuto alle persone rom in difficoltà».
Pagani conferma che ieri, gli sgomberi «hanno riguardato 40 persone di gruppo
romeno, accampate in via Bonfadini, zona sud est, e oggi è toccato ad alcune
decine di rom, donne e bambini compresi, ritornati a cercare per l'ennesima
volta riparo sotto il Ponte Bacula, in zona Nord». A giudizio di Pagani si
tratta, peraltro di sgomberi «inutili che non risolvono il problema e non
disincentivano la presenza di persone sfollate che rimangono in numero uguale,
ma che sembrano essere la sola risposta pubblica alla mancanza di politiche di
accoglienza abitativa e integrazione sociale». Secondo le informazioni raccolte
dall'Opera Nomadi di Milano, inoltre «aumentano le denunce su interventi della
Polizia Locale che violando i beni privati delle persone da allontanare,
esercitano anche forme odiose di condizionamento psicologico con la minaccia di
sottrazione dei minori dalle loro famiglie, nel caso che queste si oppongano
all'intimazione di abbandonare le loro case precarie e averi di prima
necessità». «In questo quadro di mancanza assoluta di governo dei problemi
emergenziali della città - spiega Pagani - il Comune dichiara di voler procedere
anche allo smantellamento dei campi comunali abitati dai rom italiani. Nel
frattempo, i milioni di euro messi a disposizione dal Governo per risolvere la
questione abitativa dei rom nelle città non trovano alcun utilizzo, per mancanza
di idee e volontà di aiutare le famiglie rom ad uscire da una delle condizioni
sociali più gravi d'Europa» Infine ecco l'appello di Maurizio Pagani: «Per
l'ennesima volta chiediamo la sospensione di qualsiasi intervento di
allontanamento di persone senza la possibilità di una ricollocazione temporanea
sicura».
Di Fabrizio (del 02/04/2009 @ 08:53:29 in Italia, visitato 1872 volte)
Da Roma_Italia
QUI il testo originale in inglese ed un minivideo in italiano. QUI invece l'appello di Amnesty International di due settimane fa
31 marzo 2009 - I Rom che vivevano sotto il cavalcavia Bacula nel nord di Milano [...] martedì sono stati sgomberati a forza dalle autorità locali. Secondo la stampa locale, 70 dei circa 150 Rom che vivevano lì sono stati dispersi senza una sistemazione alternativa.
Alcune famiglie sono già state rialloggiate in strutture private. Una famiglia ha accettato riparo temporaneo nel dormitorio cittadino.
Non risulta ci sia stata una consultazione con la comunità sullo sgombero proposto, ne tentativi consistenti di identificare con loro una qualsiasi alternativa fattibile allo sgombero. Appare che le autorità non hanno preparato nessun piano per un'adeguata sistemazione alternativa o discusso di questo con gli interessati.
La pratica del comune nelle precedenti occasioni è stata di offrire alcune forme di rifugio a breve termine (settimane o pochi mesi), e soltanto alle donne e ai bambini piccoli, nei dormitori cittadini per senza tetto. In alcuni casi, in questa occasione, sembra che non sia stata fatta nemmeno questa offerta.
Prima di essere sgomberata, la comunità viveva in tende e baracche sotto il cavalcavia Bacula, senza acqua corrente, fognature o elettricità. Senza sistemazione alternativa, le famiglie si sposteranno in un altro campo improvvisato o rischiano di essere completamente senza riparo.
La maggior parte dei Rom che vivevano nel campo di Bacula hanno alle spalle almeno uno sgombero forzato. Circa 110 di loro si ritiene siano stati sgomberati a forza, nell'aprile 2008, da un altro campo non autorizzato della città, in via Bovisasca.
Di questi 110, almeno 100 sono stati probabilmente sgomberati a forza, nell'ottobre 2007, dallo stesso campo di Bacula dove vivevano ora. Diversi dei precedenti sgomberi forzati hanno comportato la distruzione di proprietà, incluse baracche, vestiti, materassi ed in qualche caso, medicine e documenti. © Amnesty International
Di Fabrizio (del 17/11/2011 @ 08:51:49 in Italia, visitato 2247 volte)
Permettete due parole?
Dopo aver accusato la Moratti di razzismo per anni, Pisapia supera De
Corato i nomadi: a Milano li chiudono in un recinto
«Abbracciamo i nostri fratelli rom e musulmani». L'invito era stato urlato in
piazza dal leader di Sel, Niki Vendola, il giorno della vittoria alle Comunali
di Giuliano Pisapia. Sei mesi dopo i fratelli sono già diventati nemici. Dopo
aver ricevuto consulte di nomadi a Palazzo Marino, annunciato liste di attesa
per le case popolari e preparato progetti per l'acquisto di cascine in provincia
di Pavia, la giunta ha deciso di alzare un muro fra gli zingari e la città. Un
muro che nelle intenzioni dovrebbe impedire ai rom di accamparsi sotto le volte
del ponte Bacula, ma che simbolicamente mette a nudo l'ipocrisia di chi da
sempre si professa amico dei nomadi.
Il ponte ferroviario di piazzale Lugano dal 2008 è diventato il rifugio di
decine di disperati. La giunta Moratti lo ha più volte sgomberato fino a
realizzare nell'estate del 2009 - su proposta dell'allora vice sindaco Riccardo
De Corato - una cancellata in acciaio per impedire la costruzione di tende e
casupole di fortuna a due passi dai binari. Dopo mesi di tregua, gli zingari
sono tornati. Complice il clima di "tolleranza" e la decisione di revocare alla
polizia locale il compito di vigilare sul territorio. Subissato di lettere di
protesta, il Comune ha deciso di intervenire. Nessuno sgombero all'orizzonte.
Palazzo Marino intende costruire un muro che impedisca ai rom di accamparsi
sotto il cavalcavia, come ha annunciato l'assessore alla Sicurezza Marco
Granelli.
«L'ipocrisia di questo annuncio è sotto gli occhi di tutti – tuona De Corato -.
Questa giunta prima accoglie i rom nella sede del Comune promettendo cascine e
case popolari e poi pensa di risolvere un problema grave come questo con un
muro». Che, fra l'altro, potrebbe dimostrarsi assolutamente inutile. «I rom sono
ottimi muratori. Se si costruisse un muro loro praticherebbero un buco nel giro
di qualche giorno, e lo attraverserebbero – prosegue l'ex numero due di Palazzo
Marino -. Per risolvere il problema del ponte Bacula bisogna chiedere
l'immediato intervento delle Ferrovie dello Stato, che hanno l'obbligo di
mettere in sicurezza l'area. E realizzare un cancello di acciaio inossidabile,
da far pagare alle stesse Ferrovie. Questa severità di facciata, con la quale
questa amministrazione pensa di prendere in giro i cittadini, non potrà
attaccare».
Ne è convinto anche il capogruppo della Lega a Palazzo Marino, Matteo Salvini.
«Questa giunta non è credibile – conferma -. Parla adesso di un muro, dopo che
la Lega ha fatto tre sopralluoghi per denunciare la situazione del ponte». E poi
ci sono i dissidi interni, perché se da una parte il Comune pensa al muro,
dall'altra il consiglio di Zona 8 – maggioranza di centrosinistra – ha appena
approvato un documento che prevede di integrare quei nomadi offrendo loro una
casa. «Credo che sia il caso che si mettano d'accordo – conclude Salvini -.
Questa maggioranza è allo sbando, mentre il piano Maroni resta fermo. Fra
l'altro, l'unica soluzione per il cavalcavia è la recinzione che avevamo
realizzato noi. Non certo un muro».
di Daniela Uva - 16/11/2011
Commenti:
Mettete un bel cancello in acciaio così dopo dieci minuti ve lo hanno già
fregato, ridotto a pezzi e rivenduto ai ferrivecchi. Quanto patetici siete a
Milano. Una bella grata attraversata da 20.000 Volt non sarebbe meglio?
Pensateci. di Alvit
Dalla redazione di Mahalla:
Direi che quei casinisti di Libero stavolta hanno centrato
in pieno.
Se proprio devo trovare un difetto, l'introduzione mi sembra confusa
come al solito, ma la cronaca non sbaglia: a Milano c'è una giunta che
(quatta quatta, zitta zitta) sta portando avanti la stessa politica che nei
loro tempi d'oro De Corato e Salvini conducevano con rulli di tamburo. Ovvio
che i due siano quantomeno agitati: pensavano che il copyright fosse loro,
non di un
Granelli ultimo arrivato!
Un appunto al simpatico commentatore: secondo me il cancello
d'acciaio andrebbe benissimo; ormai con la crisi che c'è, si parte la
mattina col furgone a raccogliere metallo, si gira tutto il giorno, e la
sera si torna a casa distrutti avendo guadagnato 10 euro (se va bene). Mi
sembra però che metterci la corrente a 20.000 volt sia un po' dispendioso
(per non parlare dei pericoli per ponte, ferrovia ecc.), costerebbe di meno
un comunissimo allaccio per la corrente civile. O forse ho capito male io le
intenzioni???
Di Fabrizio (del 13/12/2008 @ 08:45:05 in Italia, visitato 2296 volte)
Ricevo da Piero Maria Maestri
Ciao a tutte/i,
ieri pomeriggio (10 dicembre, ndr) ho partecipato ad un incontro con il Prefetto (in qualità di
Commissario straordinario alla "emergenza Rom") con una delegazione della
Commissione consiliare Servizi sociali della Provincia.
Voglio condividere con voi alcune informazioni che ci ha fornito – magari le
avevate già registrate, e in questo caso mi scuso – e alcune riflessioni.
Sui numeri. I dati del censimento parlano di 3531 "nomadi" presenti nel
territorio della Provincia di Milano tra campi autorizzati e abusivi. A questi,
secondo il Prefetto vanno aggiunti circa 500 persone "itineranti", presenti cioè
ora in un comune ora in un altro.
Sempre secondo il Prefetto altre 800/900 persone (soprattutto neocomunitari)
sarebbero andate via per evitare il censimento. Tra parentesi, il censimento si
sarebbe svolto in maniera tranquilla con qualche caso di polemiche (come via
Impastato "a causa dell’orario in cui si è svolto" – sic!).
In sostanza, nella provincia ci sarebbero stati nella scorsa primavera circa
5000 "nomadi": più o meno quello che le ricerche più serie sostengono da anni.
Alla faccia dei Penati e DeCorato di turno che hanno parlato di 10.000, poi
25.000, di "invasione eccetera.
E alla faccia del Ministro Maroni che alla presentazione del censimento (vedi
comunicato che vi allego) parlava di 12.000 allontanatisi all’inizio di giugno
(a meno che fossero tutti a Roma e Napoli….).
Per meglio specificare:
- nei 12 campi autorizzati nel Comune di Milano ci sono 1331 persone (di cui 601
minori) – 587 italiani;
- nei 18 campi non regolari del Comune di Milano ci sono 797 persone (299 minori)
– 109 italiani, 307 comunitari, 380 extracomunitari e 1 apolide;
- nei 9 campi autorizzati nel resto della provincia 363 persone (134 minori), in
maggioranza italiani;
- nei 34 comuni con presenza di insediamenti irregolari ci sono 1071 persone (422
minori) – di cui 526 italiani.
A questi vanno appunti aggiunte circa 500 persone "itineranti".
Anche in questo caso, come sostengono le ricerche più credibili, circa il 35-40%
dei "nomadi" sono cittadini italiani.
Capitolo minori (ai quali, parole del Prefetto "a nessuno sono state prese le
impronte digitali").
Prendendo i dati delle presenze nel comune di Milano, nei campi autorizzati su
359 bambine/i in età scolare, 341 risultano iscritti alle scuole e di questi 299
sarebbero frequentanti!
Nei campi irregolari su 299 minori (mi manca il dato di quelli in età scolare,
che presumo sia intorno a 220/250…) 208 risultano frequentare le scuole
dell’obbligo.
Non sono così convinto che i dati siano così "idilliaci" (scherzo: un centinaio
di bambini che non frequentano la scuola dell’obbligo è una sconfitta per tutti
noi…), ma in ogni caso i soliti dati allarmistici (il solito Penati parlava del
3% di bambini Rom frequentanti le scuole!) sono piuttosto ridimensionati.
Resta il problema di una politica inadeguata a garantire la scolarizzazione dei
Rom, assolutamente possibile visti i numeri di bambine/i di cui si sta parlando.
A questo punto, secondo il Prefetto, si dovrà avviare la "Fase B2, quella della
"razionalizzazione delle presenze".
In primo luogo si sta approntando (con il Comune di Milano) un regolamento della
presenza nei campi (che parte anche dai Patti di legalità…), di cui non siamo
riusciti ad avere la bozza, anche perché sarà in discussione anche nel gruppo di
lavoro specifica presso il Ministero dell’Interno (come dice un comunicato del
Ministero "con i Prefetti di Roma, Milano e Napoli, Commissari straordinari per
l’emergenza relativa agli insediamenti di comunità nomadi, e con i
rappresentanti del ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, del
ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, e con il presidente
dell’UNICEF").
L’ipotesi è comunque quella di far gestire i campi (quello continua a essere il
nome, alla faccia del "zero campi"!) ad un "gestore sociale", che farebbe anche
"servizio di portierato, vigilanza e collaborazione con il Comune". Si vorrebbe
scegliere per questo il terzo Settore (olè!).
Una volta fatto il regolamento "si vorrebbero evitare nuove presenze".
Dalle risposte ad alcune domande rivolte (tralascio qualche battutina polemica
che è stata rivolta al Prefetto) risulta anche che:
- non esiste alcun progetto per gli attuali insediamenti "abusivi" – ribadendo che
negli ultimi tempi non sono stati fatti veri sgomberi e solo per ordinanze,
sicurezza ecc. Si penserebbe a nuove localizzazioni nei comuni ("ma i sindaci
non sembrano molto disponibili…");
- il Prefetto sarebbe propenso a chiedere poteri su tutto il territorio della
Lombardia (perché in provincie come Cremona, Mantova ecc. ci sarebbero più spazi
vuoti. Tenete conto che il Prefetto già altre volte ha fatto capire di ritenere
"spazio vuoto" il verde agricolo!!!) ;
- per l’emergenza il Commissario ha un finanziamento di 1 milione di Euri (non
ancora arrivati, peraltro);
- il Prefetto ha eluso la domanda sul coinvolgimento del "Tavolo Rom" (reso
superfluo dai poteri commissariali, pare di capire) e tantomeno risulta
interessato ad un coinvolgimento di rappresentanti dei Rom ("anche perché
rifiutano qualsiasi tipo di regolamento"…).
Questo l’incontro. Nulla di nuovo, quindi, ma solamente la conferma che non
esisteva né esiste alcuna "emergenza Rom"; che di fronte alla vera emergenza
(2000 donne, uomini e bambini in condizioni disperate e in questi giorni sotto
la neve) non esiste alcun progetto (anzi, De Corato parla di sgombero di Bacula
a gennaio!); che i Rom sono solamente materia di scontro elettorale e di
propaganda sicuritaria.
Vi abbraccio tutte/i, Piero
Di Fabrizio (del 17/03/2009 @ 08:30:54 in Italia, visitato 2502 volte)
Ivana K Roman su Facebook mi ha rimproverato per questo
articolo sulla
Serbia, scrivendomi che l'Italia ha molto da imparare da quel paese sulla
tutela dei Rom... Probabilmente ha ragione, ecco che proprio la Milano dell'Expo
è finita sotto le critiche di
Amnesty International (file PDF). Per il momento sta circolando in inglese,
provo a tradurlo
Le autorità di Milano stanno preparandosi a sgomberare di forza una comunità
di circa 150 Rom che vivono sotto un cavalcavia a nord nella città. Secondo i
giornali locali, hanno annunciato che lo sgombero avverrà tra il 13 e il 30
marzo.
Per la legge italiana, le autorità pertinenti dovrebbero notificare ad ogni
individuo, o pubblicare nei modi previsti dalla legge un ordine o un avviso ma,
secondo le informazioni disponibili ad Amnesty International, non l'hanno fatto.
Dato che l'ordine non è stato formalizzato, la comunità non può ricorrere
attraverso i tribunali e fermare o posporre lo sgombero.
Non ci sono state consultazioni con la comunità sul minacciato sgombero, o
alcun tentativo di identificare assieme qualsiasi alternativa attuabile. Appare
che le autorità non hanno preparato nessun piano per un'adeguata sistemazione
alternativa o ne hanno discusso con i diretti interessati. L'atteggiamento della
municipalità nelle occasioni precedenti è stato di offrire qualche forma di
riparo nel breve termine (settimane o pochi mesi), e soltanto per le donne e i
bambini piccoli, nei dormitori per senzatetto. In alcuni casi sembra che
neanche questa offerta sia stata fatta. Attualmente la comunità sta vivendo in
tende e baracche autoprodotte sotto il ponte di Bacula, senza acqua corrente,
fognature o elettricità. Senza una sistemazione alternativa, le famiglie
dovranno spostarsi in un altro accampamento improvvisato o restare senza riparo.
La maggior parte dei Rom che vivono nel campo di Bacula hanno precedentemente
sperimentato almeno uno sgombero forzato. Si ritiene che circa 110 di loro siano
stati sgomberati nell'aprile 2008 da un altro campo non autorizzato, in via
Bovisasca. Di questi 110, almeno 100 sono stati sgomberati nell'ottobre 2007,
dallo stesso campo Bacula dove stanno vivendo adesso. Diversi degli sgomberi
precedenti sono degenerati in distruzioni di proprietà, inclusi i ripari,
vestiti, materassi ed, in qualche caso, medicine e documenti. Si ritiene che
tutti questi sgomberi siano stati portati avanti senza le procedure di
salvaguardia richieste dagli standard dei diritti umani regionali ed
internazionali, incluso un tempo di preavviso adeguato e ragionevole,
un'opportunità di un'autentica consultazione, fornitura di rimedi legali incluso
se necessario l'aiuto legale, soluzioni abitative alternative adeguate e
compensazione per tutte le perdite. L'Italia è anche sotto l'obbligo di
assicurare che gli sgomberi non rendano gli individui senza riparo o vulnerabili
alla violazione degli altri diritti umani.
Almeno in 35 a rischio di sgombero hanno meno di 18 anni, e 15 meno di 5.
Dieci bambini frequentano la scuola vicino al campo Bacula, nonostante le
condizioni di vita davvero difficili; le minacce di sgombero di interrompere la
loro scolarizzazione e disturbare seriamente la loro istruzione.
Se la comunità di Bacula fosse sgomberata a forza, sarebbero a rischio di
vivere in condizioni considerevolmente peggiori di quelle che affrontano oggi,
che sono già estremamente difficili, senza un semplice riparo vivrebbero
all'aperto esposti alle intemperie. L'interruzione renderebbe difficile per gli
adulti, di cui almeno 14 si ritiene abbiano un impiego regolare, di andare a
lavoro.
Per la legge internazionale gli sgomberi forzati - cioè sgomberi portati
avanti senza appropriate garanzie procedurali, inclusa la possibilità di
indennizzo giudiziario e senza assicurazione di sistemazione alternativa
adeguata - sono una grande violazione di diversi diritti umani, incluso il
diritto ad un alloggio adeguato. Lo sgombero può avvenire soltanto come ultima
possibilità, una volta che tutte le possibili alternative siano state esplorate
e soltanto con tutte le adeguate protezioni procedurali, in accordo con gli
standard internazionali e regionali dei diritti umani. L'Italia è stata
sottoposta a severe critiche dalle associazioni dei diritti umani internazionali
e locali, incluso il Comitato Europeo per i Diritti Sociali, che hanno trovato
l'Italia in violazione della Carta Sociale Europea. Tuttavia l'Italia ha mancato
di implementare queste raccomandazioni ed al contrario ha continuato ed in
determinati casi aumentato gli sgomberi forzati di comunità rom.
INFORMAZIONI DI SFONDO
Per almeno gli ultimi10 anni, sono stati compiuti in Italia numerosi sgomberi
forzati di comunità rom. Gli sgomberi sono diventati più frequenti dopo che il
18 maggio 2007 sono stati firmati accordi speciali (i Patti per la Sicurezza)
tra il governo nazionale e le autorità locali, inclusa quella di Milano. Con
questi accordi alcuni poteri sono stati trasferiti dal Ministero degli Interni
alle autorità locali, allo scopo di indirizzare le minacce percepite alla
sicurezza, incluse quelle che si suppone siano poste dalla presenza di comunità
rom in queste città. Nel maggio 2008, un decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri (DCPM 21 maggio 2008) ha conferito poteri emergenziali ai Prefetti
(i rappresentanti permanenti del governo nazionale sul territorio) per un anno,
perché risolvessero "l'emergenza nomade" adoperando una legge del 1992 emanata
per fornire poteri d'emergenza in caso di disastri naturali. Il decreto da
potere ai Prefetti di derogare da un numero di leggi, compreso quelli che
conferiscono diritti a tutta la gente rispetto ai poteri delle autorità. Il
potere può essere esercitato contro chi di qualsiasi nazionalità sia ritenuto
"nomade". Sembra riguarda sproporzionatamente i Rom.
AZIONI RACCOMANDATE (questa è la parte più importante ndr): Vi
preghiamo di inviare appelli che arrivino il prima possibile, in italiano,
inglese o nella vostra lingua:
- per far pressione alle autorità che non sgomberino forzatamente le
famiglie rom che vivono sotto il cavalcavia Bacula;
- che ricordino alle autorità che gli sgomberi forzati, portati avanti
senza protezioni legali, sono proibiti dalla legge internazionale e una
grande violazione di diversi diritti umani; in particolare quello ad una
sistemazione adeguata;
- per fare pressione che gli sgomberi avvengano solo come ultima
possibilità, e soltanto in piena conformità con le garanzie richieste dagli
standard locali ed internazionali dei diritti umani, incluso attraverso una
reale consultazione coi residenti interessati dell'area e per esplorare le
possibili alternative; fornire loro una notifica adeguata e ragionevole;
garantire il diritto al risarcimento legale, inclusa la possibilità di
ricorrere in tribunale e di avere aiuto legale, fornire una sistemazione
alternativa adeguata e una compensazione per tutte le perdite ed assicurare
nessun maltrattamento ai Rom.
APPELLI DA INVIARE A:
Prefetto di Milano: Dott. Valerio Lombardi, Prefetto di Milano, Palazzo Diotti - Corso Monforte, 31
- 20122 Milano, ITALY Email
prefettura.milano@interno.it Fax: +39 02775 84170 Saluto: Egregio sig. Prefetto
Sindaco di Milano: Sindaco Letizia Moratti, Comune di Milano, Palazzo Marino, Piazza della Scala 2,
20121 Milano, ITALY Saluto: Egregio Sindaco
Vice Sindaco: Vice Sindaco Riccardo De Corato, Piazza Scala, 2 – 20121, Milano, Italy Fax: +3902884 50059 Email:
vicesindaco.decorato@comune.milano.it
Saluto: Egregio Vicesindaco
Assessore alle Politiche Sociali:
Assessore Politiche Sociali Mariolina Moioli, Largo Treves, 1 – 20121 Fax: +3902884 53391 Email:
assessore.moioli@comune.milano.it
Saluto: Egregio
Assessore
INVIATELE IMMEDIATAMENTE. Controllate con il Segretariato
Internazionale, o l'ufficio della vostra sezione, se inviare gli appelli dopo il
1 aprile 2009.
Di Fabrizio (del 15/01/2010 @ 00:27:45 in Italia, visitato 2046 volte)
Ricevo una testimonianza diretta da Franco Bonalumi
A quanti interessasse, e per chi ancora non lo sapesse, stamattina è stato
effettuato l'ennesimo sgombero dell'insediamento di rom romeni nell'area dell'ex
caserma di viale Forlanini a Milano.
La mia finestra dà su quel campo, quindi posso dire che stamattina alle 7 ho
notato 6 o 7 macchine della polizia parcheggiate fuori, e i "residenti" che
pian piano uscivano.
Sono le 3 del pomeriggio, c'è ancora una volante parcheggiata fuori
dell'area, probabilmente stanno finendo di raccogliere i resti
dell'insediamento.
A quanto mi risulta, è stata proposta la solita sistemazione esclusiva per donne
e bambini, che è stata rifiutata.
Gli ex residenti dell'insediamento sono al momento in stallo presso i
giardinetti di fronte al supermercato Esselunga di via Mecenate.
Da Tommaso Vitale questo appello di aiuto. Di seguito il
(solito) comunicato di De Corato e relativo articolo
Ciao,
scusate se vi importuno (e probabilmente alcuni di voi riceveranno doppioni
e +).
Cerco di far circolare il più possibile. Fate altrettanto voi, per favore.
Come forse saprete, stamattina presto sono stati sgomberati i rom dalla
caserma Forlanini.
L'appello è per tende e coperte; vestiti possono servire, certo,
anche.
Per adulti e bambini (8 mesi-10 anni).
Più di tutto servono tende e coperte.
Fiorella ha fatto un annuncio in diretta per questi generi a Radio popolare.
Chi ne avesse (oltre a eventuale, preziosa disponibilità di auto per
relativo trasporto) scriva a me (...) oppure mi chiami 333/4451206 dalle
17.30 in poi.
ciao stefano
Omnimilano-VIALE FORLANINI,DE CORATO:SGOMBERATA BARACCOPOLI IN EX
POLVERIERA
(OMNIMILANO) Milano, 14 gen - "La Polizia Locale ha sgomberato questa mattina
una baraccopoli sorta in viale Forlanini, nell'area dell'ex polveriera del
Demanio Militare. Quattordici rom romeni sono stati trovati sul posto: 9 adulti
(5 uomini e 4 donne) e 5 minori. Dopo le pratiche di identificazione, vista la
presenza di donne e bambini, i Servizi Sociali hanno offerto ricovero nelle
strutture di accoglienza del Comune. Offerta che è stata rifiutata".
Lo dichiara il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato,
rendendo noti i dettagli dell'intervento che ha avuto luogo alle 7,30 e al quale
hanno partecipato 15 agenti, un Commissario aggiunto e un Commissario capo della
Polizia Locale, oltre ai Servizi Sociali del Comune, Amsa e Nuir. Otto baracche
e due tende sono state abbattute.
"Si tratta del nono intervento in quest'area dal 2007 ad oggi - evidenzia il
vice Sindaco - e ciò dimostra la necessità di un intervento definitivo di messa
in sicurezza che scongiuri nuove intrusioni. Per questo scriverò al Demanio
militare e al Prefetto affinché si proceda rapidamente in questa direzione. Già
nel 2007 c'era stato l'abbattimento di gran parte della struttura da parte del
Genio, ma è necessario che anche l'area incolta sia oggetto quanto prima di
intervento".
"Stesso discorso per lo Scalo di Porta Romana - ricorda De Corato - dove le
Ferrovie dello Stato non hanno ancora realizzato interventi risolutivi,
nonostante le mie ripetute lettere, l'ultima delle quali il 22 settembre con
richiesta di posa di cesate in orsogrill su blocchi di cemento armato, a modello
di quelle poste dal Comune al Bacula dove non si sono più verificate intrusioni.
E nonostante una diffida del Comune che il 30 giugno scorso richiedeva di porre
fine ad una situazione di insicurezza, degrado e pericolo. Diffida dopo la quale
sono stati messi in atto solo inutili interventi tampone. Dei quali Mauro
Moretti, Amministratore delegato di Fs, ha dato conto in una lettera del 6
ottobre: ripristino di recinzioni danneggiate, interventi di pulizia e
disboscamento e abbattimento di alcuni fabbricati in disuso. Interventi che
evidentemente non sono bastati se pochi giorni dopo quella lettera, ho ricevuto
nuove segnalazioni da parte del Consiglio di zona 4 e dei cittadini che
denunciavano ancora intrusioni".
"Come ho detto più volte - ricorda De Corato - i proprietari delle aree
devono provvedere alla messa in sicurezza. Lo ribadisce anche una circolare del
2007, in cui il Prefetto Lombardi sottolineava l'esistenza di regolamenti
edilizi che prevedono obblighi a carico dei proprietari chiamati a mantenere le
costruzioni in condizioni abitabilità, decoro, idoneità igienico-ambientale.
Ricordando che la violazione di questi obblighi può comportare un intervento del
Sindaco con un'ordinanza contingibile e urgente. Strumento che potremmo anche
utilizzare per l'ex Scalo di Porta Romana, addebitando naturalmente i costi alle
Ferrovie, se non si dovesse metter fine a questa situazione. Il Comune, che tra
l'altro in quell'area è intervenuto due volte nel 2008, sa come fare per mettere
fine alle occupazioni: ricordo che dopo l'intervento al Marchiondi, uno stabile
di più di diecimila metri quadri, non ci sono stati più abusivi". "Due sgomberi
in due settimane - conclude il vice Sindaco - dimostrano che la linea del Comune
non è cambiata e che anche il 2010 si apre nel segno della legalità e della
sicurezza, facendo salire a 177 il bilancio degli sgomberi dal 2007 ad oggi.
Andremo avanti con questa
azione di moral suasion che ha permesso di registrare un ulteriore calo dei rom
scesi a 1.270 (erano 1.400 lo scorso agosto) e migliorare lo stato di alcune
aree dismesse e industriali, che erano meta costante di abusivi e rifugiati".
red
ROM: MILANO, SGOMBERATA BARACCOPOLI PER LA NONA VOLTA IN TRE ANNI
(AGI) - Milano, 14 gen. - La Polizia Locale di Milano ha sgomberato questa
mattina una baraccopoli in viale Forlanini, nell'area dell'ex polveriera del
Demanio Militare. Quattordici rom romeni sono stati trovati sul posto: 9 adulti
(5 uomini e 4 donne) e 5 minori. Dopo le pratiche di identificazione, vista la
presenza di donne e bambini, i Servizi Sociali hanno offerto ricovero nelle
strutture di accoglienza del Comune. Offerta che e' stata rifiutata.
"Si tratta del nono intervento in quest'area dal 2007 ad oggi - ha fatto notare
il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato - e cio' dimostra la necessita' di
un intervento definitivo di messa in sicurezza che scongiuri nuove intrusioni.
Per questo scrivero' al Demanio militare e al Prefetto affinche' si proceda
rapidamente in questa direzione.
Gia' nel 2007 c'era stato l'abbattimento di gran parte della struttura da parte
del Genio, ma e' necessario che anche l'area incolta sia oggetto quanto prima di
intervento. Stresso discorso - ha proseguito De Corato - per lo Scalo di Porta
Romana dove le Ferrovie dello Stato non hanno ancora realizzato interventi
risolutivi, nonostante le mie ripetute lettere e una diffida del Comune che il
30 giugno scorso richiedeva di porre fine ad una situazione di insicurezza,
degrado e pericolo.
Diffida dopo la quale sono stati messi in atto solo inutili interventi tampone
che evidentemente non sono bastati se pochi giorni dopo poco ho ricevuto nuove
segnalazioni da parte del Consiglio di zona 4 e dei cittadini che denunciavano
ancora intrusioni". (AGI) Cli/Car
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