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Ricerca articoli per bacula

Di Fabrizio (del 10/02/2010 @ 17:41:08 in Italia, visitato 1741 volte)

Segnalazione di Tommaso Vitale

FACCIAMO IL PUNTO

Dato il silenzio stampa … vi chiedo di dedicare due minuti a scorrere queste righe e a diffondere anche per non dire poi… io non sapevo.

Siamo in uno dei momenti storici in cui Milano ha il maggior numero di soldi per i "nomadi" (fondo Maroni).
La scelta del Comune e Prefetto di Milano è di utilizzare i soldi unicamente per interventi sociali nei campi regolari; in base al Decreto del Ministero dell'Interno 3/2/09 il finanziamento approvato è di 13.115.700 euro (Progetto di riqualificazione, messa in sicurezza e alleggerimento delle aree adibite a campi nomadi, integrazione sociale della relativa popolazione ed eliminazione di alcune aree): 4.000.000 di euro per gli interventi sociali, 9.115.700 euro per gli interventi strutturali (cioè messa a norma e sgomberi)

Ma cosa succede nei “ campi irregolari “?
Nonostante l'"emergenza freddo", la situazione ha subito un forte peggioramento dall'inizio dell'anno. Le associazioni che da tempo stanno loro accanto ( Naga, Comunità di sant’Egidio, Padri Somaschi, Caritas,…) ci confermano che gli sgomberati sono quasi sempre le stesse famiglie (poche) che sono costrette a spostarsi continuamente spostate in altre aree periferiche.
E’ una persecuzione e questo è un bollettino di guerra

CRONOLOGIA DEGLI ULTIMI SGOMBERI
e non sono tutti

- 28 dicembre: sgombero alla Bovisa (all'ex campo noto alle cronache): si disse che alcuni rom erano tornati in Romania, ma sono già tutti nuovamente a Milano e hinterland.

- 28 dicembre: sgombero in via Sacile

- 14 gennaio: viale Forlanini, ex polveriera del demanio militare

- 19 gennaio: sgombero a Rho

- 19 gennaio (?): sgombero in via Gonin

- 21 gennaio: sgombero area vicino al cimitero di Chiaravalle (95 rom rumeni). Gli sgomberati si sono spostati per la maggior parte al campo di Lorenteggio (al confine con Corsico)

- 28 gennaio: via Cristina di Belgioioso, 60 rom rumeni

- 29 gennaio: via Molinetto di Lorenteggio. Circa 120 persone (almeno 40 minori, varie donne incinta, provenienti dagli sgomberi di Rubattino e di Chiaravalle). Erano in corso i trasferimenti per 7 minori dalle scuole del quartiere Rubattino alle scuole del quartiere Lorenteggio( via Salerno, via dei Narcisi). Agli uomini è stato detto potevano recarsi al dormitorio in Viale Ortles: arrivati al dormitorio, han detto che non c'era più posto. (una mamma con due bambine è stata per alcune notti in una comunità mamma-bambino)

- 31 gennaio: nuovo sgombero in via Molinetto di Lorenteggio

- 31 gennaio: nuovo sgombero in via Giambellino

- 1 febbraio: sgombero in un capannone di via Siccoli (Bovisa), 30 persone, di cui 8 minori. I minori in età scolastica erano 2, frequentavano da inizio gennaio la Scuola elementare di via dei Guicciardi, ben accolti da compagni e maestre. Erano bambini già provenienti dalle scuole di Rubattino, che quindi avevano già visto interrotto il loro percorso scolastico... (accoglienza per la prima notte in comunità mamma-bambino Villaggio della Misericordia)
A seguito di questo sgombero, De Corato dichiara: "Salgono a 188 gli sgomberi effettuati dal 2007. Otto solo nell'ultima settimana, più di uno al giorno."

- 1 febbraio: sgombero al cavalcavia Bacula Sarebbe interessante chiedere al Comune di rendere pubblici i costi delle operazioni di sgombero. Sarebbe così palese quanti soldi pubblici sono sprecati...
Un caso emblematico è sicuramente l'area del cavalcavia Bacula: in un Comunicato Stampa del 4 aprile, il Vicesindaco stimava in 30.000 euro il costo del solo sgombero del 31 marzo 2009. Quello era l'ottavo intervento, in quel luogo, in due anni.
Il 24 settembre 2009 c'è stato a Bacula il nono sgombero, il 1 febbraio 2010 il decimo sgombero e ora i rom sono già tornati a Bacula...!
Sempre a Bacula, dopo lo sgombero del 31 marzo 2009, il Comune pubblicizzò come risolutiva una cancellata ( .. "Sono terminati i lavori di pulizia sotto il cavalcavia Bacula dove era sorta una baraccopoli occupata da 140 rom romeni e smantellata lo scorso 31 marzo. Amsa ha rimosso ben 230 tonnellate di rifiuti ingombranti e solidi urbani. Dalla prossima settimana inizieranno le operazioni per la posa della cancellata in modo da prevenire ulteriori intrusioni. Gli 8 interventi effettuati in due anni nell'area abusiva sono costati al Comune circa 100 mila euro: 30 mila solo per l'ultimo sgombero". Lo comunica il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato.
"Dalla prossima settimana - conclude De Corato - verranno avviati i lavori per la cancellata, che si concluderanno entro Pasqua. La soluzione, prevista da accordi stipulati con un'azienda specializzata che si accollerà gran parte delle spese in cambio di una sponsorizzazione, sarà una recinzione alta 3,5 metri che poggerà su un muretto in calcestruzzo armato".)

- Il 4 febbraio, dopo lo sgombero di Rogoredo (90 rom rumeni; una mamma con bambino e una donna con handicap hanno accettato il ricovero nelle strutture comunali),
"L'azione del Comune - spiega De Corato - sta andando avanti inesorabilmente secondo un piano programmato di interventi. Salgono così a 190 le operazioni effettuate dal 2007, 15 da inizio anno, quasi uno ogni due giorni. I rom devono capire che Milano è ostile a qualsiasi forma di abusivismo. Ecco perché abbiamo predisposto che una pattuglia della Polizia Locale segua i movimenti dei nomadi allontanati. Per scongiurare il pericolo che si accampino in un'altra area della città". (omnimilano.it)

- Il 5 febbraio ci sono stati altri 3 piccoli sgomberi in un giorno


- Per l'inizio della settimana (9/10 febbraio?) è annunciato lo sgombero del campo di rom rumeni di Chiaravalle -Sant'Arialdo: circa cento persone, una cinquantina di minori. La Comunità di Sant'Egidio è presente in questo campo: nonostante le difficoltà "logistiche" (è necessario camminare dieci minuti nel fango per raggiungere la strada asfaltata), ci sono 4 famiglie che mandano i minori a scuola: sono famiglie di ex abitanti di Rubattino. Sono in corso le operazioni per iscrivere altri minori presso la scuola di via Ravenna (ad oggi altri 6 hanno fatto richiesta).
Due minori che frequentavano la scuola Pini della zona Rubattino, dal 1/2/2010 frequentano la scuola di via Ravenna,adesso verranno strappati anche da lì: tutti questi sgomberi rendono impossibile la continuità dei percorsi scolastici Altri minori frequentano le scuole elementari della DDS Pini (Lambrate-Feltre), la media di via Maniago, il CTP di via Heine.
Porto l'esempio di una famiglia, ex Rubattino ora al campo di Chiaravalle seguita dalla Comunità di S. Egidio: il padre ha avviato un percorso di formazione per la riqualificazione professionale presso l'ESEM, il figlio maggiore di 17 anni è iscritto al corso per le 150 ore al CTP Heine e ogni giorno accompagna i tre fratelli e un cugino a scuola in zona P.zza Udine (con i mezzi da Chiaravalle ci vuole almeno un'ora): alle 7,50 entra in prima media la sorella (via Maniago), alle 8,30 i due fratelli e un cugino all'elementare di via Feltre, alle 13,30 esce la sorella dalle medie e alle 16,30 i fratelli dalle elementari... Nonostante la distanza, la frequenza è ottima e regolare.

Sempre nel campo di Chiaravalle, il 30 gennaio sono bruciate sei baracche per una candela rimasta accesa (una mamma aveva paura che i topi mordessero la figlia di pochi giorni): vivere nei campi abusivi è pericoloso, non piace neanche ai rom, ma gli sgomberi continui non fanno altro che abbassare ulteriormente le condizioni di vita dei rom (speranza di vita per un rom che nasce in un campo abusivo a Milano: 50 anni) e aumentare i pericoli.

E’ stato più volte chiesto al Comune di rendere pubblici i costi delle operazioni di sgombero. Sarebbe così palese quanti soldi pubblici sono sprecati…

Se solo lo si volesse sono praticabili alternative alla politica degli sgomberi senza soluzioni alternative.
La complessità del fenomeno ( a cominciare dal fatto che alcuni “ nomadi” ( che nomadi non sono) sono italiani, altri comunitari…) richiede una pluralità di risposte che si giocano su più tavoli con scelte politiche che prevedano percorsi mirati all’autonomia.
E’ possibile fare politiche per la cittadinanza sociale dei rom e dei sinti, ed è possibile farle con loro” (Tommaso Vitale).
Sono già stati fatti percorsi con famiglie che, dopo un periodo di accompagnamento sociale, si sono rese autonome dal punto di vista abitativo e economico. Questo è il modo per "smantellare" veramente i campi rom da Milano.
Qui sotto c'è il link a un servizio andato in onda il 5/2/2010 sul tg3 nazionale. Si parla di una famiglia inserita in una casa e di un ragazzo, di 15 anni, anche lui inserito in casa: fino ai giorni dello sgombero andava a mendicare e non vedeva grandi prospettive alternative, ora frequenta un corso di 150 ore per l'ottenimento della terza media e un corso di idraulico.....

link per vedere il tg 3 online del 5 febbraio
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-072d99b8-17c4-4939-a2a9-64e8188a541f-tg3.html?p=0


7 febbraio 2010 Patrizia Quartieri - consigliere comunale a Milano, indipendente per Rifondazione Comunista

 
Di Fabrizio (del 20/04/2010 @ 16:13:58 in sport, visitato 1583 volte)

  Milano, 12:37

Sgomberati dai campi nomadi, protagonisti sul campo di San Siro per la semifinale di Champions League: una ventina di bimbi rom questa sera accompagneranno per mano, sul tappeto erboso del Meazza, i giocatori di Inter e Barcellona. I bambini, tra quelli che erano stati sgomberati con le loro famiglie dagli insediamenti di via San Dionigi e del cavalcavia Bacula, ora sono ospiti della Casa della carità di don Virginio Colmegna, coinvolto nell'iniziativa di questa sera dal presidente dell'Inter Massimo Moratti. Mentre i 20 ospiti del Meazza seguiranno la partita dalle tribune, gli altri assistiti della Casa della carità la vedranno tutti insieme, nel centro del parco Lambro, insieme al sacerdote.

(20/04/2010) (Spr)

 
Di Fabrizio (del 06/03/2009 @ 16:01:53 in Italia, visitato 1381 volte)

Stasera a Milano alle 18.00 presso il cavalcavia Bacula (Ponte della Ghisolfa) si terrà una ronda sponsorizzata dalla Lega Nord contro i Rom che lì sotto vi sono rifugiati, già minacciati  di sgombero.

La Comunità di S. Egidio, i padri Somaschi e l'associazione Segnavia, Todo Cambia, la Federazione Rom e Sinti insieme, il Naga con anche il loro camper, l'Opera Nomadi, hanno organizzato in fretta e furia (causa i tempi strettissimi) un presidio, silenzioso e nonviolento a protezione e difesa delle persone che li vivono, perché a nessuno vengano strane idee e ci siano gesti inconsulti (dopo l'incendio di mercoledì al campo di via Sarca).

Di seguito riporto il volantino che verrà distribuito stasera al presidio:

CHI NON CONOSCE LA VERITA’ E’ UNO SCIOCCO, MA CHI CONOSCENDOLA LA CHIAMA BUGIA, E’ UN DELINQUENTE (Bertolt Brecht)

Supponiamo che ci sia qualcuno interessato a farti pensare che i rom rubino, siano vandali e aggressori.. a costruire un problema e ingigantirlo cosi tanto da farti credere che sia il problema fondamentale della tua vita, per poi poterti dare una risposta non risolutiva ma che tu percepisci come tale. Non daresti il tuo voto a chi ti risolve la vita? Ma questa ovviamente è solo una supposizione...

De Corato ha annunciato lo sgombero di Bacula entro metà marzo, e la Lega ha indetto una fiaccolata per essere sicuri che questa volta sarà fatto davvero. “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Siamo a fianco dei cittadini”, dichiara Salvini.

Anche noi siamo a fianco dei cittadini, anche dei rom.

Siamo il gruppo di Medicina di Strada del Naga una unità mobile che si occupa di salute e diritti. Da anni conosciamo queste persone e ne seguiamo il peregrinare.

Nessuna vera possibilità di cambiamento, nessuna possibilità di miglioramento delle condizioni di vita per chi in Italia ci abita da anni. Solo slogan e azioni di forza, senza alternative, che mirano a far credere alla gente di risolvere i problemi, per accaparrarsi voti creando paura e tensione. Esasperazione diffusa e trasversale, quello che si ottiene.

Questi sono i fatti: a Bacula vivono 200 persone, tra cui 60 bambini. Sono in Italia in media da 5 anni, alcune persone da oltre 10. Ci sono persone che lavorano e bambini che vanno a scuola. Per loro nessuna possibilità di accedere ad una casa, pochissime di avere un lavoro in regola, l’assistenza sanitaria, l’accesso ai servizi.

Lo sgombero non è una soluzione. E non sarà un muro in più a cambiare le cose.

Nel 2008 a Milano ci sono stati 22 interventi di sgombero cui si aggiungono le 60 operazioni del 2007 e i 350 allontanamenti dalle strade effettuati tra 2007 e 2008.

04.09.07: Da via San Donigi vengono sgomberati 159 rom romeni.
12.07: Cavalcavia Bacula. Le famiglie si trasferiscono a Via Bovisasca.
29.01.08 Sgombero in via Rubattino: 45 rom romeni.
02.04.08: Via Bovisasca. 750 persone di cui 280 bambini e 200 donne.
08.05.08: “Allontanamento volontario” di una centinaia di Rom Romeni.
04.07.08: Una settantina di rom romeni sgomberati da Bacula.
08.08.08: Circa 40 rom romeni sgomberati da Via Console Marcello: numerosi bambini e alcuni uomini e donne con gravi malattie oncologiche e cardiache. Si trasferiscono a Bacula.

Cosa significa uno sgombero?

- Per noi, solo un dispendio inutile di risorse ed energie: le condizioni dei cittadini che vivono nel quartiere non cambiano e le zone sgomberate non vengono “rivalutate” (Bovisa aspetta ancora che si inizi la bonifica!)

- Per i bambini: abbandonare la scuola dove lentamente avevano iniziato un percorso di inserimento

- Per gli uomini: perdere il lavoro nella ricerca di un nuovo posto per la famiglia

- Per tutti gli abitanti di Bacula: condizioni di vita sempre peggiori.

NON SGOMBERI INUTILI MA ALTERNATIVE CONCRETE

Sgomberare senza offrire alternative è una violazione dei diritti umani, è un’azione inutile e controproducente.

 
Di Sucar Drom (del 19/03/2009 @ 13:34:32 in blog, visitato 1218 volte)

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Milano, gli immigrati in Lombardia
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Ministri a braccetto con neofascisti
I ministri Andrea Ronchi e Ignazio La Russa in posa con i neonazisti, come scritto da Paolo Berizzi nel suo libro "Bande nere" e riportato su Repubblica, hanno aperto un altro fronte polemico fra governo ed opposizione. Il Pd ha inviato una lettera a Berlusconi per chi...

 
Di Fabrizio (del 16/02/2010 @ 12:19:33 in Italia, visitato 2044 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

Redattore Sociale

Milano, lettera delle maestre prima dello sgombero: "La vostra voce siamo noi"

"Vi insegneremo centomila parole perché nessuno possa annientare chi come voi non ha voce". I bambini della scuola elementare di via Pini vivono in una baraccopoli a Segrate, ultima tappa di una serie di sgomberi. Domani forse un nuovo trasferimento
MILANO - Le maestre della scuola elementare di via Pini a Milano scrivono ai loro alunni rom, che domani potrebbero di nuovo essere sgomberati. "Vi insegneremo mille parole, centomila parole perché nessuno possa più cercare di annientare chi come voi non ha voce". Oggi questi bambini vivono in una baraccopoli sorta a Segrate, ma Il 19 novembre 2009 erano stati mandati via dall'ex edificio Enel di via Rubattino, nel quartiere della scuola di via Pini. Segrate è l'ultima tappa dei continui sgomberi che hanno subìto da allora. Anche domani, probabilmente, vedranno la loro baracca rasa al suolo dalle ruspe. Nonostante tutto, i bambini hanno continuato ad andare a scuola. Spesso sono le maestre ad andarli a prendere nelle loro baracche, costruite di volta in volta in zone diverse di Milano. Questa la lettera che le maestre di via Pini hanno inviato a Redattore Sociale.

"Ciao Marius, ciao Cristina, Ana, ciao a voi tutti bambini del campo di Segrate -scrivono le maestre-. Voi non leggerete il nostro saluto sul giornale, perché i vostri genitori non sanno leggere e il giornale non lo comperano. È proprio per questo che vi hanno iscritti a scuola e che hanno continuato a mandarvi nonostante la loro vita sia difficilissima, perché sognano di vedervi integrati in questa società, perché sognano un futuro in cui voi siate rispettati e possiate veder riconosciute le vostre capacità e la vostra dignità. Vi fanno studiare perché sognano che almeno voi possiate avere un lavoro, una casa e la fiducia degli altri".

"Sappiamo quanto siano stati difficili per voi questi mesi: il freddo, tantissimo, gli sgomberi continui che vi hanno costretti ogni volta a perdere tutto e a dormire all’aperto in attesa che i vostri papà ricostruissero una baracchina, sapendo che le ruspe di lì a poco l’avrebbero di nuovo distrutta insieme a tutto ciò che avete. Le vostre cartelle le abbiamo volute tenere a scuola perché sappiate che vi aspettiamo sempre, e anche perché non volevamo che le ruspe che tra pochi giorni raderanno al suolo le vostre casette facessero scempio del vostro lavoro, pieno di entusiasmo e di fatica. Saremo a scuola ad aspettarvi, verremo a prendervi se non potrete venire, non vi lasceremo soli, né voi né i vostri genitori che abbiamo imparato a stimare e ad apprezzare".

"Grazie per essere nostri scolari, per averci insegnato quanta tenacia possa esserci nel voler studiare, grazie ai vostri genitori che vi hanno sempre messi al primo posto e che si sono fidati di noi. I vostri compagni ci chiederanno di voi, molti sapranno già perché ad accompagnarvi non sarà stata la vostra mamma ma la maestra. Che spiegazioni potremo dare loro? E quali potremo dare a voi, che condividete con le vostre classi le regole, l’affetto, la giustizia, la solidarietà: come vi spiegheremo gli sgomberi? Non sappiamo cosa vi spiegheremo, ma di sicuro continueremo ad insegnarvi tante, tante cose, più cose che possiamo, perché domani voi siate in grado di difendervi dall’ingiustizia, perché i vostri figli siano trattati come bambini, non come bambini rom, colpevoli prima ancora di essere nati".

"Vi insegneremo mille parole, centomila parole perché nessuno possa più cercare di annientare chi come voi non ha voce. Ora la vostra voce siamo noi, insieme a tantissimi altri maestri, professori, genitori dei vostri compagni, insieme ai volontari che sono con voi da anni e a tanti amici e abitanti della nostra zona. A presto bambini, a scuola.

Le vostre maestre: Irene Gasparini, Flaviana Robbiati, Stefania Faggi, Ornella Salina, Maria Sciorio, Monica Faccioli".


Sgombero a Segrate: un nuovo solito caso. La denuncia del Naga

Milano, 16/02/2010

Stamani all’alba è iniziato l’ennesimo sgombero. E’ stato il turno del campo rom di Segrate dove vivevano più di 130 persone e dove, anche in questo caso, erano in atto processi positivi d’integrazione.

Anche in questo caso, i bambini residenti nel campo frequentavano le scuole locali e anche in questo caso le maestre, stamani, erano in prima fila per dare sostegno alle persone sgomberate e per cercare di portare i bambini a scuola.

Anche in questo caso, non sono state trovate soluzioni abitative alternative e condivise. Anche in questo caso, l’unica proposta è stata quella di separare le donne e i bambini dai mariti.

Anche in questo caso, vengono calpestati diritti e libertà fondamentali di uomini, donne e bambini che, da mesi,vengono rincorsi e stanati dove tentano di trovare rifugio.

Anche in questo caso, non sono servite le mobilitazioni: l’accanimento prosegue imperterrito e insensato.

Anche in questo caso, abbiamo incontrato famiglie che erano state sgomberate prima dal campo rom di Rubattino, poi dalla zona di Bacula, poi da Bovisasca, poi ancora da Rubattino e, stamani, da Segrate.

Anche in questo caso, per un giorno, staranno accesi deboli riflettori sull’ennesimo sgombero e poi tutto tornerà come prima.

Anche in questo caso, la città è assuefatta.

Il Naga continuerà a portare assistenza nelle aree dismesse della città, nei campi rom e ovunque ce ne sia bisogno e continueremo a denunciare ogni violazione dei diritti di chicchessia.

Per maggiori informazioni
NAGA 02 58 10 25 99 - 349 16 033 05 – naga@naga.it

 
Di Fabrizio (del 13/02/2010 @ 11:46:30 in Italia, visitato 2532 volte)

Segnalazione di Giancarlo Ranaldi, da DirittiGlobali.it

E' il frutto della politica degli sgomberi di comune e prefettura, denunciano le associazioni che operano nel campo. ''È diventato il rifugio di chi è scappato dagli sgomberi''

MILANO - Nel 2007 il Comune di Milano ha eseguito una quarantina di sgomberi di campi nomadi più o meno piccoli. Dove sono finiti chi viveva in quelle baracche rase al suolo? Circa 600 hanno deciso di ricostruirsela alla Bovisa, in un terreno abbandonato fra i binari delle Ferrovie nord e via Bovisasca. "A settembre c'erano solo un centinaio di rom -spiega Valerio Pedroni, coordinatore dell'equipe di strada Segnavia dei padri Somaschi, che tre volte alla settimana assiste donne e bambini-. Negli ultimi due mesi sono aumentati a dismisura. È diventato il rifugio di chi è scappato dagli sgomberi". Ora le baracche sono circa 200 e secondo il censimento dei vigili urbani, eseguito il 26 febbraio, vi abitano 750 persone, quasi tutte romene, di cui 280 bambini e 200 donne. "È il frutto della politica degli sgomberi adottata dal Comune e dalla Prefettura", sottolinea Valerio Pedroni. Per il Comune di Milano ora è venuto il turno del campo della Bovisa. "Verranno effettuati continui e costanti allontanamenti da parte della polizia municipale con il supporto della polizia di Stato e dei Carabinieri", ha annunciato il 28 febbraio Riccardo De Corato, vicesindaco di Milano. Domani la commissione consigliare sulla sicurezza effettuerà un sopralluogo (vedi lancio successivo; ndr).

I rom della Bovisa non hanno acqua né luce. "Ogni due settimana portiamo donne e bambini a fare la doccia nelle strutture della fondazione Fratelli di San Francesco -racconta Valerio Pedroni-. Stiamo aiutando i bambini a inserirsi nelle scuole e abbiamo raccolto le preiscrizioni per il prossimo anno scolastico". L'equipe di Segnavia è formata da 4 operatori professionali e il progetto di assistenza è finanziato dalla Fondazione Cariplo.

Nel campo rom della Bovisa operano anche altre due associazioni. Il Naga, che con il suo camper di medici volontari visita due volte al mese la baraccopoli, e la Comunità di Sant'Egidio. "Ci sono famiglie che prima abitavano negli insediamenti di Chiaravalle, Bacula, Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo -spiega Marta Pepe, volontaria del Naga-. Si sono concentrati tutti qui ora anche perché hanno paura, temono rappresaglie e sperano che un campo così affollato non venga sgomberato". "Conosciamo sei famiglie che prima abitavano nel campo di Chiaravalle -racconta Elisabetta Cimoli di Sant'Egidio-. A metà giugno sono stati sgomberate e si sono spostate in via Rubattino. Il 29 gennaio nuovo sgombero e ora sono alla Bovisa". (dp)

Rom della Bovisa, domani il sopralluogo del comune di Milano
Andrea Fanzago (Pd): ''Con gli sgomberi si è solo spostato il problema delle baraccopoli, concentrandolo in un solo posto. La Giunta non ha programmato anche la ricollocazione delle persone che vivevano nei campi abusivi''

MILANO - Domani la commissione consigliare Sicurezza del Comune di Milano farà un sopralluogo al campo rom della Bovisa. "Con gli sgomberi si è solo spostato il problema delle baraccopoli, concentrandolo in un solo posto -afferma Andrea Fanzago, consigliere comunale del Partito democratico e membro della commissione-. La Giunta non ha voluto programmare anche la ricollocazione delle persone che vivevano nei campi abusivi". Per la maggioranza di Palazzo Marino nei confronti dei nomadi l'unica regola è quello della sottoscrizione del "patto di legalità e solidarietà". "Il principio è che chi vuole rispettare le regole può rimanere a Milano e certo una baraccopoli di questo genere non è accettabile -spiega Carmine Abagnale, vicepresidente della Commissione e consigliere di Forza Italia-. Non spetta a noi decidere l'eventuale sgombero del campo, ma al comitato sull'ordine e la sicurezza della Prefettura".

Ora la concentrazione di 700 rom in un solo campo, rende difficile ogni soluzione. "Dobbiamo iniziare un percorso di integrazione almeno con le famiglie che sono già seguite dalle associazioni che operano nel campo alla Bovisa -sottolinea Andrea Fanzago-. È importante che dal Comune arrivi un aiuto a coloro che vogliono mandare i figli a scuola, lavorare e costruirsi un futuro migliore". "Certo le famiglie che vogliono integrarsi vanno aiutate -aggiunge Carmine Abagnale-. Ma il problema è che la maggior parte invece vuole rimanere in quelle condizioni e dedicarsi ad attività illecite". (dp)

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Di Sucar Drom (del 06/05/2009 @ 11:42:25 in blog, visitato 1237 volte)

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Segnalazione di Stefano Pasta

Storie migranti

Il 21 Maggio del 2008 il Governo Italiano emana un decreto (Decreto Emergenza Nomadi riguardante le Regioni Lazio, Campania e Lombardia) con il quale dichiara lo stato di emergenza e attua una serie di misure dirette e indirette nei confronti dei cittadini rom e sinti presenti sul territorio nazionale. A seguito di tale decreto sulla base di tre Ordinanze Presidenziali emanate in data 30 Maggio 2008, i Prefetti di Napoli, Roma e Milano vengono nominati Commissari Straordinari per l'emergenza nomadi, poiché, si legge nel preambolo del Decreto, "[…] la situazione non è fronteggiabile con gli strumenti previsti dalla normativa ordinaria".

A Milano, in Lombardia la politica attuata per fronteggiare la questione rom segue due direzioni, una relativa alle "Aree di sosta autorizzata destinate ai nomadi", ovvero gli undici campi regolari del Comune di Milano stesso e l'altra che riguarda gli insediamenti definiti "campi abusivi".

Le risorse a disposizione della città di Milano e vincolate all'implementazione di azioni rivolte ai cittadini rom e sinti arrivano a circa 13.000.000 di euro destinati dal Ministero dell'Interno nel Luglio 2009 per fronteggiare "l'emergenza nomadi". Del totale circa 4.000.000,00 euro sono destinati ad attività sociali da realizzare all'interno dei campi regolari, il resto, ovvero circa 9.000.000 euro, vengono spesi per azioni volte a migliorare la sicurezza urbana e tutelare l'ordine pubblico, azioni che si concretizzano principalmente negli sgomberi forzati dei campi abusivi.

Il presente contributo vuole fornire sinteticamente alcuni elementi relativi alle politiche di sgombero attuate come unica misura di gestione degli insediamenti abusivi, ovvero insediamenti di varie dimensioni (da poche persone fino a 600 abitanti come accadde nel campo di Piazzale Alfieri alla Bovisa nel 2008) che sorgono spontaneamente su terreni privati o pubblici, palazzi abbandonati, aree verdi etc…e abitati nella quasi totalità dei casi, da cittadini rom di origine romena presenti sul territorio nazionale da ormai alcuni anni.
La complessità della realtà rom e il suo declinarsi come questione socio-politica infatti necessiterebbe di un approfondimento che non è possibile esaurire in poche righe.

Nelle sue dichiarazioni pubbliche, il vice sindaco De Corato ha più volte ribadito la volontà di eliminare la totalità degli insediamenti abusivi allontanandone gli abitanti dal territorio milanese. Dal 2007 ad oggi la soluzione proposta è dunque quella dello sgombero continuativo di tali insediamenti con una frequenza che è andata intensificandosi fino a raggiungere la media di circa uno o più sgomberi al giorno.
Sempre nelle dichiarazioni pubbliche dei politici interessati viene registrato un significativo abbassamento delle presenze dei rom sul territorio cittadino, numeri smentiti dai censimenti ufficiali realizzati dalla Questura nonché dalle informazioni diffuse dalle agenzie di ricerca sociale e dagli enti del terzo settore attivi a Milano ed hinterland.
Altro dato interessante che emerge da un'analisi diacronica della politica degli sgomberi è che la stessa concorre in modo primario al riprodursi dei campi stessi e in modo frequente all'interno di aree già ripetutamente sgomberate, all'aumento del numero degli insediamenti abusivi, al peggioramento delle condizioni di vita degli abitanti rom, all'interruzione di percorsi di scolarizzazione dei minori, di inserimento lavorativo degli adulti e di tutela sanitaria di minori e donne con particolare attenzione alle donne in gravidanza.

Le modalità di sgombero forzato adottate, oltre che violare il diritto ad un alloggio adeguato, non tengono conto di nessuna delle procedure di garanzia individuate dal Comitato sui Diritti Economici, Culturali e Sociali e delle Nazioni Unite (CESCR) quali:

a) L'opportunità di una reale consultazione con gli interessati
b) Un adeguato e ragionevole preavviso per tutte le persone interessate prima della data prevista per lo sgombero
c) Informazioni sugli sgomberi previsti e ove possibile sull'utilizzo successivo del terreno o delle abitazioni, dovrebbero essere rese disponibili in tempi ragionevoli a tutti coloro interessanti dai provvedimenti;
d) In particolare, quando sono coinvolti gruppi di persone, funzionari governativi o loro rappresentanti dovrebbero essere presenti durante lo sgombero,
e) Tutte le persone che effettuano lo sgombero dovrebbero essere correttamente identificate
f) Gli sgomberi non dovrebbero aver luogo in condizioni climatiche particolarmente avverse o di notte a meno che le persone coinvolte non ne diano il consenso,
g) Dovrebbero essere forniti strumenti di ricorso legale e
h) dove possibile, assistenza legale alle persone che lo richiedono qualora volessero ricorrere alla giustizia

Di seguito sono indicati i principali sgomberi effettuati dal 31.08.2010 al 30.09.2010 di cui è possibile trovare traccia in comunicati stampa, articoli e dichiarazioni pubbliche.

A titolo di esempio si segnala la situazione del campo abusivo di Via Rubattino sgomberato lo scorso 19 Novembre 2009 (300 persone) nonostante la mobilitazione dell'intero quartiere che voleva preservare i percorsi di integrazione scolastica e sociale di 36 minori e delle loro famiglie. Le insegnanti, i genitori dei compagni di classe, le associazioni del terzo settore, a seguito dello sgombero si sono mobilitate per collocare alcune delle famiglie.
Il 7 Settembre 2010 Via Rubattino arriva a contare nuovamente circa 200 presenze. All'appello mancano le circa 80 persone, tra adulti e minori, che sono state inserite in percorsi di autonomia abitativa, inserimento lavorativo grazie alla rete di solidarietà creata dai cittadini del quartiere e dalle associazioni.
Tutti gli abitanti presenti al campo sono persone pluri- sgomberate che nei giorni seguenti subiranno una vera e propria "caccia all'uomo".

(Greta Persico e Stefano Pasta, settembre 2010)

31 agosto 2010:

Parco Cassinis (2 campi): 35 Rom rumeni (25 adulti e 10 bambini) sgomberati dalla polizia locale. Vengono smantellate 20 tende.

Dal 2007, totale sgomberi effettuati: 306.

03-04 settembre 2010: 6 sgomberi in 24 ore.

Via Zubiani: 20 rom rumeni vengono sgomberati da una zona di verde pubblico da parte della polizia locale, 7 tende vengono demolite.

Via Zubiani: durante la notte, la polizia locale sgombera 15 Rom rumeni che hanno acceso un fuoco per scaldarsi.

Parco Cassinis (nei pressi di via San Dionigi): 20 Rom rumeni sono sgomberati da 5 auto della polizia locale.

Via Malaga: 5 caravan appartenenti a Sinti provenienti dalla Sicilia vengono sgomberati. I proprietari delle roulotte ricevono ammende pari a 450 euro.

Via Civitavecchia: 3 roulotte di Rom rumeni vengono sgomberate. I proprietari delle roulotte ricevono una multa di 450 euro.

7 settembre 2010:

Rubattino: circa 180 rom rumeni vengono sgomberati sotto la pioggia. Per tutta la giornata e nei giorni seguenti i rom vengono allontanati ripetutamente dai luoghi dove cercano riparo. Alle donne sole o con minori di età superiore ai 5 anni circa vengono offerti alcuni posti presso il dormitorio pubblico sito in viale Ortles; accettano la proposta in 29 tra cui 12 minori. Alle mamme con minori neonati o molto piccoli viene offerta l'accoglienza presso alcune comunità mamma-bambino in città e provincia; accettano il collocamento solo due donne con due minori, altre rifiutano l'accoglienza per paura che i minori vengano loro sottratti una volta in struttura. Agli uomini non viene fatta alcuna proposta di accoglienza, ad esclusione di un nucleo di anziani anch'essi collocati presso il dormitorio pubblico.

8 settembre 2010:

Un gruppo di rom – circa 30/40 persone, secondo le forze dell'ordine - sono arrivati intorno alle 21 in via delle Regioni, zona Redecesio, in seguito allo sgombero dell'insediamento di via Rubattino.

10 settembre, 2010:

Bacula; 40 Rom rumeni sgomberati.

Rubattino; 30 Rom rumeni sgomberati da via Caduti di Marcinelle-via Rubattino. Due donne e un bambino accettano la separazione dal marito e vengono accolte in comunità.

Via Ceresio: 4 caravan di un gruppo proveniente da Napoli viene sgomberato da una rimessa di autobus

Via Novara: 12 roulotte di 40 Camminanti siciliani vengono sgomberate

13 settembre 2010:

Via Gozzoli: 24 Rom rumeni (di cui 6 bambini), provenienti da Rubattino sono sgomberati, 9 tende e una baracca vengono demolite.

Sale a 320 il totale sgomberi effettuati dal 2007

15 settembre 2010:

Rogoredo (zona Tangenziale Est): 38 baracche e 2 tende vengono demolite dalla polizia locale (22 poliziotti) in un'area pubblica. Secondo il Comune di Milano, tutti i rom rumeni hanno rifiutato alternative di alloggio per donne e bambini.

Via Forlanini (ex polveriera in una zona abbandonata). 30 Rom rumeni sgomberati da 3 pattuglie (polizia locale), 5 tende e una baracca vengono demolite. Nel momento dello sgombero, erano presenti due soli uomini (di circa 35 anni). Via Forlanini, come moltissimi altri luoghi di questo elenco, è stato sfrattato più volte.

Via Toledo in zona Rogoredo: 8 Rom rumeni tra cui 2 bambini vengono sgomberati dalla polizia locale e 2 baracche demolite. Nel luogo dove hanno vissuto vi era un cantiere abusivo abbandonato con presenza di amianto.

16 Settembre 2010:

Bacula, 40 persone circa provenienti dal campo precedentemente sgomberato di via Rubattino vengono nuovamente allontanate; non vengono fatte offerte alternative di alloggio.
La situazione del cavalcavia Bacula è forse una tra le più emblematiche tra tutti gli sgomberi presentati; non è infatti possibile, ad oggi, conteggiare gli sgomberi effettuati realmente in tale insediamento.
Dalle testimonianze raccolte e ricostruendo le informazioni dei vari comunicati stampa durante la maggior parte dell'anno vengono infatti realizzati circa due o più sgomberi a settimana.

22 Settembre 2010:

Chiaravalle: 45 rom rumeni sgomberati dalla polizia locale (15 poliziotti) da una zona tra il cimitero e l'abbazia di Chiaravalle. 5 tende e 8 baracche vengono demolite.
Secondo le dichiarazioni di De Corato, erano presenti gli assistenti sociali ma i rom hanno rifiutato le proposte di alloggio.

"Salgono a 335 gli sgomberi effettuati dal 2007 - sottolinea De Corato - 159 nel 2010[…]"
(Omnimilano.it del 22.09.2010 ore 11:16)

28 settembre 2010:

Via Cristina di Belgioioso: 7 baracche demolite in una zona privata, 20 Rom rumeni sgomberati.

 
Di Fabrizio (del 28/02/2009 @ 09:47:20 in Italia, visitato 3646 volte)

Da Roma Files

UNIRSI - Unione Nazionale ed Internazionale dei Rom e dei Sinti in Italia
Federazione delle Associazioni e dei Gruppi Autonomi dei Rom e dei Sinti in Italia
Forum Europeo dei Rom e dei Viaggianti di Strasburgo

In risposta ai recenti sviluppi politici e la più recente ondata di razzismo contro il popolo rom in Italia, una coalizione di organizzazioni, inclusa UNIRSI, ha intrapreso una documentazione di prima mano sui diritti umani in Italia (tra il 23 e il 30 maggio 2008). Dette organizzazioni hanno condotto una ricerca, intervistando approssimativamente 100 Romanì che vivevano in campi formali e informali a Roma, Napoli, Firenze, Brescia, Milano e Torino.

Le organizzazioni hanno visitato diversi campi formali e semi-formali, inlusi: Secondigliano e Centro Lima (Napoli); Salviati , Fiume , Casilino 900 e Martora (Roma); Via Triboniano (Milano); Campo nomadi di Brescia per i Sinti Italiani. La coalizione ha anche visitato i seguenti campi informali: Scampia , Ponticelli , Santa Maria e Torre Annunziata Nord (Napoli); Cave di Pietralata ed un campo senza nome accanto a Cave di Pietralata (Roma); Corsico e Bacula (Milano); Via Germagnano (Torino).

Nonostante sia il paese europeo con la più bassa percentuale di Rom/Sinti (la Grecia ne conta lo stesso numero dell'Italia, ma con una popolazione di soli 10 milioni di persone), l'Italia è indietro di almeno 25 anni rispetto a tutte le politiche d'integrazione per i Rom/Sinti.

Mentre non esiste nessun censimento ufficiale, un censimento condotto da varie organizzazioni (inclusa UNIRSI) su scala nazionale mostra che i Rom e i Sinti in Italia sono circa 170.000, di cui 70.000 con cittadinanza italiana e 100.000 (in crescita costante dalla Bulgaria e specialmente dalla Romania) dai Balcani.

Il 30% di questi 100.000 arriva dalla Jugoslavia ed il resto dalla Romania, con un centinaio di presenze dalla Bulgaria e dalla Polonia.

Le ultime due generazioni di Rom "jugoslavi" sono nati in un paese, l'Italia, che non riconosce lo "jus soli" e quindi nega ai bambini i requisiti basici per un'istruzione bilanciata ed integrazione: cittadinanza.

La minoranza dei Rom/Sinti è caratterizzata da bassa aspettativa di vita (la media è tra i 40 e i 50 anni) e dalla presenza di un'alta percentuale di bambini [il 60% della popolazione Rom e Sinti ha meno di 18 anni. Il 47% dei bambini ha tra i 6 e i 14 anni; il 23% tra i 15 e 18 anni; la percentuale rimanente (30%) tra i 0 e i 5 anni].

 I Rom e i Sinti con cittadinanza italiana sono circa 70.000. Oggi le comunità Rom e Sinte (chiamate "zingari" e "nomadi" in maniera dispregiativa ed etnocentrica) sono ancora oggetto di discriminazione, esclusione e segregazione.

 La discriminazione è estesa in tutti i campi, sia pubblici che privati, così l'esclusione e la segregazione economica e sociale dei Sinti e dei Rom diventa discriminazione etnica (Raccomandazione n.1557/2002 Consiglio d'Europa). In Italia, le diverse comunità Rom e Sinte non sono riconosciute come Minoranze Linguistiche Nazionali e perciò non usufruiscono dei diritti che questo status comporta.

Le politiche sociali rivolte alle popolazioni Rom e Sinta tendono apertamente all'inclusione sociale, e all'integrazione. Le comunità Rom e Sinte sono raramente considerate protagoniste del pensare sociale, di politiche d'integrazione, partecipazione diretta e mediazione culturale. L'Italia nega alle comunità Rom e Sinte l'applicazione delle direttive europee sulle Minoranze Linguistiche che proteggono le lingue minoritarie ed inoltre nega la Convinzione sulle Minoranze Nazionali.

In molti casi i Rom e i Sinti si vedono negati i diritti basici come residenza, salute, istruzione, lavoro. In Italia costruiamo ancora i "campi nomadi" che sono posti di segregazione che imprigionano gli individui contro la loro volontà. In Italia molti comuni, in contrasto con le disposizioni costituzionali (art. 16), negano il diritto di residenza e di movimento all'interno del territorio nazionale ai cosiddetti "nomadi" o "zingari".

In questa tragica situazione i Rom di Slovenia, Bosnia, Jugoslavia, Romania, Polonia, Ungheria stanno tutti soffrendo queste politiche estremamente discriminatorie. Intere famiglie scappano dai loro paesi nativi a causa dei conflitti etnici e delle guerre civili e l'Italia nega loro i principali diritti basici.

UNIRSI – Piazza Antonio Meucci, 18 – 00146 Rome - Italy.
UNIRSI president and ERTF Delegate Mr. Kasim Cizmic : e-mail: unirsi@supereva.it 
UNIRSI Secretary: Mr Balo Cizmic : e-mail: unirsi@supereva.it
Web site: www.unirsi.net

 
Di Fabrizio (del 04/02/2011 @ 09:43:01 in Italia, visitato 1818 volte)

INCONTRO PUBBLICO -  VENERDI' 11 FEBBRAIO 2011 ORE 20.45
SALA DELLA PARROCCHIA DI GESU' A NAZARETH Largo Bigatti (Quartiere Adriano) MILANO

Parliamo dei Rom: in particolare delle famiglie che abitano nella Comunità di via Idro, ma anche di quelle di Triboniano, dei continui sgomberi delle famiglie stanziate a Rubattino, Bacula, Forlanini e Bovisa e più in generale di quella che comunemente viene definita "l'emergenza Rom a Milano".

Le soluzioni adottate in questi anni nella città di Milano come hanno affrontato la questione? Hanno risolto il problema?

Altri comuni hanno operato in modo diverso: hanno sperimentato, positivamente, politiche di sostegno all'integrazione, di accompagnamento all'inserimento lavorativo, scolastico ed abitativo, con l'appoggio delle Comunità Locali.

Ascolteremo le testimonianze:
· della Comunità Rom di Via Idro 62
· della Comunità Rom di Triboniano
· del Comitato Forlanini
· del Gruppo delle mamme e maestre di Rubattino
· dell'Associazione "elementare.russo"
· di Paolo Fior condirettore di "T" il giornale del Trotter
· di Don Massimo Mapelli della Fondazione Casa della Carità
· dell'Avv. Livio Neri del gruppo degli "Avvocati per Niente"
· di Ernesto Rossi dell'Associazione "Apertamente" di Buccinasco

Promuovono:
Associazione VILLA PALLAVICINI, Associazione "elementare.russo", Osservatorio sui razzismi , Fondazione Casa della Carità, Comunità Rom via Idro 62, Comitato Genitori Elementare S. Mamete, Comitato "Vivere in Zona 2", A.N.P.I. Crescenzago, Martesanadue, Legambiente Crescenzago

 
Di Fabrizio (del 24/05/2011 @ 09:41:11 in Italia, visitato 1381 volte)

Famiglia Cristiana 21/05/2011 Altro che Zingaropoli, nel capoluogo lombardo si cacciano sempre gli stessi rom da un campo all'altro, senza mai alternative. E a rimetterci sono i bambini

Il disegno di una bambina rom cacciata da scuola in conseguenza di uno sgombero.

"A gennaio si è aggiunto alla mia classe Romeo. È un bambino rom di sei anni, arrivato nella nostra scuola dopo essere stato allontanato dal campo di via Rubattino e aver già dovuto abbandonare la sua classe alle elementari di via Feltre. Per due settimane ha frequentato la scuola, arrivando sempre puntuale e motivato. In pochi giorni ha conquistato tutti noi con la sua allegria e il suo affetto, anche la famiglia è sempre stata disponibile e rispettosa. Un giovedì mattina, appena entrata in aula, sono stata letteralmente trascinata in corridoio da Romeo che, parecchio preoccupato, continuava a ripetermi "polizia, sgombero". Il lunedì successivo la sua famiglia è stata sgomberata dal capannone in cui vivevano, Romeo non è più potuto venire a scuola."

Silvia Borsani, maestra all'elementare di via Guicciardi, racconta così l'emergenza rom a Milano. Storie simili a quella di Nicu, 11 anni, costretto a cambiare sei scuole in due anni, o di Raluca, 8 anni, che ha subito 18 sgomberi in dieci mesi. I rom in Italia sono un popolo di bambini: il 45-50 per cento è in età scolare. L'integrazione passa soprattutto dalla scuola. Ma i continui sgomberi rendono ardua quest'opera. Il Comune di Milano ha da tempo annunciato di aver superato i 500 sgomberi di baraccopoli rom dal 2007. Un "successo" che il vicesindaco De Corato rivendica con orgoglio: la città, anche per il ballottaggio, è tappezzata di manifesti elettorali con il numero degli sgomberi effettuati. Si tratta, in realtà, degli stessi rom continuamente sgomberati, sempre dagli stessi posti. Emblematico è il cavalcavia Bacula: un'area sgomberata 32 volte in tre anni. Milioni di euro spesi per spostare un problema senza risolverlo.

Ha recentemente detto la Comunità di Sant'Egidio, che a Milano e in molte città difende il diritto allo studio dei bambini rom: "Malgrado la disponibilità di risorse messe in campo dalla UE per l'integrazione, proseguono in Europa politiche basate sulla sola emergenza che alimentano paura e pregiudizi. Anche in Italia raramente si realizzano politiche di inclusione e ci si limita spesso a inutili operazioni di "sgombero senza alternative", che non risolvono i problemi, aggravando la condizioni di vita dei rom e aumentando l'allarme sociale." Al termine dello scorso anno scolastico, le mamme e le maestre delle scuole frequentate dai rom della baraccopoli di via Rubattino hanno raccontato di alcuni bambini bocciati a causa delle troppe assenze, conseguenza della catena di sgomberi che hanno subito. In una lettera aperta hanno scritto: "Ora ci troviamo davanti a un paradosso: le istituzioni con gli sgomberi rendono impossibile la frequenza, e sono sempre le istituzioni a bocciare perché le assenze sono troppe."

Flaviana Robbiati, una delle maestre di Rubattino, dice: "L'interruzione del percorso scolastico significa analfabetismo; non saper leggere nè scrivere impedisce di conoscere diritti e doveri, rende impossibile difendersi, blocca l'accesso al lavoro. Da analfabeti diventano impossibili anche azioni semplicissime quali orientarsi in un ospedale, compilare un modulo, sapere in che via si è, capire quale medicina si ha in mano. A quel punto, la miseria è inevitabile, l'emarginazione anche. Qui è il punto: dobbiamo scegliere se lottare contro la povertà o contro i poveri." Lo sgombero è un insieme di violenze psicologiche. I bambini si ritrovano in poche ore, spesso senza preavviso, a perdere un mondo di affetti e di persone importanti: i compagni, le maestre, le famiglie degli amici italiani che spesso non rivedranno più. Cosa rimane della loro "vita precedente" dopo che una ruspa ha raso al suolo la baracchina con tutto il mondo di oggetti e di affetti che contiene? Cosa succede nella testa di un bambino che vede ridotti a immondizia i giocattoli e la cartella che è stata sua compagna di impegno e di di sogni sul futuro?

Restano alcuni sacchetti di plastica con pochissime cose indispensabili: una coperta, un paio di golfini, dei pantaloni, il pane avanzato il giorno prima, un telo di cellophane che da quel momento diventa l'unico riparo per la notte. E negli occhi di questi bambini cosa rimane? L'immagine dei lampeggianti blu che quando è ancora notte ti svegliano e ti fanno uscire dalla baracchina. Resta l'immagine di una ruspa enorme che disprezza e distrugge tutto quello che hai. Aggiunge Flaviana: "Restano i denti dei cani della polizia. Meg, la mia alunna, raccontava che erano "denti grossi", alla stessa altezza della sua faccina." Politica degli sgomberi e tolleranza zero hanno spesso il volto di questi bambini. Come Adrian, rom del campo di via Cave di Pietralata di Roma, minacciato di sgombero. Nel periodo di Pasqua, la Via Crucis del venerdì santo, organizzata dalla Parrocchia della zona e dalla Comunità di Sant'Egidio, aveva fatto una sosta nei pressi dell'insediamento. Adrian ha fatto la sua preghiera: "Preghiamo Dio e tutti l'italiani affinché la nostra casa resti almeno 3 o 4 settimane fino alla fine della scuola e ringraziamo Dio e tutti l'italiani, scusateci il disturbo e buona Pasqua."

Stefano Pasta

 
Di Fabrizio (del 21/03/2009 @ 09:40:01 in Italia, visitato 2449 volte)

Ricevo da Ernesto Rossi

Atto di diffida e messa in mora

delle seguenti associazioni, facenti parte del coordinamento Tavolo Rom:

ARCI, Aven Amentza, CGIL, Comitato per le libertà e i diritti sociali, Federazione rom e sinti insieme, NAGA, Nocetum, Opera Nomadi, Avvocati per niente, Asgi, in persona del loro legale rappresentante pro-tempore,

tutte elettivamente domiciliate presso lo studio degli avv.ti Alberto Guariso e Livio Neri, in Milano, Viale Regina Margherita 30

Premesso che

  1. Nei giorni scorsi diversi organi di stampa hanno riportato la notizia dell’intenzione del Comune di Milano di procedere in tempi brevi allo sgombero forzato del campo nomadi situato nelle aree del cavalcavia Bacula e di via della Pecetta;
  2. Nel suddetto campo nomadi al momento vivono circa 150 persone, per lo più cittadini comunitari di nazionalità rumena e di etnia rom, in condizioni di gravissimo disagio abitativo e sociale;
  3. Fra loro vi sono numerosi minori (alcuni dei quali frequentano la scuola dell’obbligo); donne in gravidanza o in puerperio; individui affetti da varie infermità, riscontrate nel corso delle visite mediche effettuate da medici appartenenti alle suddette associazioni;
  4. L’annunciato sgombero avverrà secondo modalità e in data non conosciute agli interessati, senza alcuna preventiva consultazione e possibilità di contraddittorio, senza che ai nuclei familiari che vivono nel campo sia stata prospettata alcuna alternativa abitativa e senza che si siano adottate misure atte a proteggere il diritto all’abitazione, all’istruzione e alla salute delle persone;
  5. I nuclei familiari in questione sono stati oggetto nell’ultimo anno di altri interventi di sgombero forzato, e in particolare dello sgombero dall’area dismessa della Bovisasca effettuato nel mese di marzo del 2008, con distruzione delle loro abitazioni e dei loro beni personali, con l’allontanamento dei minori dalle scuole frequentate, con nessun supporto sociale e abitativo e nessuna garanzia di accesso alle cure mediche essenziali;
  6. Un ulteriore sgombero dei suddetti nuclei familiari sarebbe illegittimo, in quanto costituirebbe una violazione del diritto di partecipazione al procedimento amministrativo e del diritto al contraddittorio del destinatario dei provvedimenti amministrativi; nonché una violazione del diritto alla privacy, al domicilio e alla vita familiare, protetti, oltre che dagli artt. 14 e 29 Cost., e dagli artt. 7 e 33 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dall’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), dall’art. 12 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, dall’art. 17 del Patto internazionale sui diritti civili e politici e dalle relative leggi di ratifica; una del diritto a un’abitazione tutelato, oltre che dall’art. 2 Cost., dall’art. 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dall’art.11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, dall’art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dall’art. 5 della Convenzione Internazionale per l'Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Razziale, dall’art. 14 della Convenzione per l'eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne e dall’art. 27 della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e dalle relative leggi di ratifica; del diritto all’istruzione dei minori, tutelato, oltre che dall’art. 34 Cost., dall’art. 14 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dall’art. 13 del Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali,dagli artt. 28 e 29 della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e dalle relative leggi di ratifica; del diritto alla salute, tutelato dall’art. 32 della Cost., dall’art. 35 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dall’art. 12 del Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali,dall’art. 24 della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e dalle relative leggi di ratifica;
  7. La violazione delle sopra citate disposizioni di diritto internazionale (come ha chiarito di recente la Corte Costituzionale nelle importanti sentenze n. 348 e 349 del 2007) vanno considerate una violazione anche del limite previsto dall'art. 117, comma 1 Cost., che impone ai poteri pubblici di rispettare gli obblighi internazionali;
  8. Detti parametri di legittimità sono costituiti non soltanto dalle norme di diritto internazionali in sé, ma anche dalle norme come interpretate dagli organismi cui è deputato il compito di garantirne l’applicazione;
  9. Le Prescrizioni delle Nazioni Unite in materia di sgomberi forzati, stabilite nelle Linee guida sugli sgomberi forzati del 20 maggio 1997 del CESCR (Comitato per l’osservanza dei diritti economici, sociali e culturali), e la Raccomandazione 2005 (4) adottata il 23 febbraio 2005 dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa stabiliscono precise e cogenti garanzie procedurali e sostanziali, relative fra l’altro a dettagliati obblighi di: (a) consultazione genuina delle persone e dei gruppi interessati; (b) adeguata e preventiva notifica a tutte le persone interessate della data e delle modalità dello sgombero; c) identificazione dei soggetti istituzionali incaricati di eseguire lo sgombero; d) garanzia del contraddittorio e di accesso alla tutela in giudizio dei propri diritti; f) predisposizione di adeguate alternative abitative per i nuclei familiari affetti; g) garanzia della vita familiare e dei diritti fondamentali delle persone;
  10. Il mancato rispetto di tali norme a danno dei nuclei familiari soggiornanti nell’area affetta dagli annunciati sgomberi, in considerazione della loro appartenenza all’etnia Rom, deve considerarsi anche una violazione del divieto di discriminazioni razziali ed etniche, stabilito da numerose norme di diritto internazionale, comunitario e nazionale, ed in particolare dall'art. 43 D.Lgs. 286/1998 (T.U. immigrazione) e dall’art. 2 D.Lgs. 215/03, di recepimento della direttiva CE 2000/43 sul divieto di discriminazioni basate sulla razza e l’origine etnica;
  11. Sia il T.U. 286/1998 che il D.lgs. 215/03 assegnano alle associazioni che operano a tutela dei diritti degli immigrati e delle persone affette da discriminazioni razziali ed etniche la facoltà di agire a difesa degli interessi delle persone lese e dell’interesse collettivo alla non discriminazione;
  12. Il Prefetto di Milano è stato nominato Commissario per l’emergenza Rom in forza del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 maggio 2008, con cui è stato dichiarato, fino al 31 maggio 2009, lo stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio delle regioni Campania, Lazio e Lombardia, e dell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 maggio 2008, n. 3677;
  13. Con detti provvedimenti il Prefetto è stato delegato, fra l’altro, alla “realizzazione dei primi interventi idonei a ripristinare i livelli minimi delle prestazioni sociali e sanitarie”;
  14. Per l'avvio dei primi interventi di cui alla suddetta ordinanza, è stato assegnato al Commissario delegato un primo stanziamento di euro 1.000.000;

Tutto ciò premesso, le Associazioni in epigrafe

INTIMANO

Al Prefetto di Milano, …..e al Comune di Milano, in persona del Sindaco Letizia Moratti,

  • di astenersi dal compiere o dal far compiere lo sgombero annunciato a danno degli abitanti del campo nomadi dell’area del cavalcavia Bacula
  • di adottare i provvedimenti indicati dalle Prescrizioni del CESCR del 20 marzo 2007 e dalla Raccomandazione del Consiglio d’Europa del 23 Febbraio 2005, ed in particolare, di individuare idonee alternative abitative ed interventi idonei a ripristinare i livelli minimi delle prestazioni sociali e sanitarie a favore degli abitanti del suddetto campo nomadi, come prescritto dall’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 maggio 2008, n. 3677

AVVERTONO

Che in mancanza adempimento agiranno in giudizio, anche nella loro qualità di associazioni iscritte nel registro di cui al Dlgs 215/03, ai sensi degli articoli 44 Dlgs 296/98 e art. 2 Dlgs 215/03.

Milano 12 marzo 2008

 
Di Fabrizio (del 25/10/2010 @ 09:36:38 in scuola, visitato 1369 volte)

Due segnalazioni di Stefano Pasta

Sono un'insegnante elementare che ieri ha assistito all'ennesimo sgombero di un campo Rom non autorizzato.
Da circa un anno seguo la dolorosa cronaca degli spostamenti di questi "nomadi per forza", persone che sto imparando a conoscere nella loro individualità prima ancora che come Rom. La loro tragedia è un grido
di dolore e ingiustizia che attraversa la nostra città e impedisce, a chi la incontra, di rimanere in silenzio.

Allego una lettera scritta di ritorno dallo sgombero di ieri, ma che descrive scene viste tante, troppe volte in questa città.
Avrei piacere ad essere avvisata di una sua eventuale pubblicazione.

Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Cordiali saluti e buon lavoro,
Silvia Borsani

Milano, 21 ottobre 2010

Di nuovo. Un altro sgombero di Rom nella nostra città. L'ennesimo, inutile, dispendioso sgombero. Questa mattina le ruspe si sono mosse in direzione Segrate, verso la zona della cave di Redecesio.

Di nuovo scene già viste centinaia di volte negli ultimi anni: ragazzi e adulti che racimolano quel che riescono e lo caricano su mezzi più o meno di fortuna, senza sapere dove dormiranno la prossima notte; uomini avvertiti via cellulare dello sgombero, perché al mattino presto son partiti per il lavoro, nonostante si dica che "quelli lì mica hanno voglia di lavorare"; bambini che perdono i loro giochi, la loro vita di scolari, spesso anche lo zaino con i quaderni e di certo la spensieratezza che dovrebbe essere un diritto inviolabile alla loro età.

Di nuovo le stesse persone, incontrate gli scorsi mesi al Rubattino, poi a Segrate, poi ancora al Rubattino, poi al cavalcavia Bacula e ancora a Segrate, in questa forzata odissea della disperazione che le fa peregrinare senza sosta di quartiere in quartiere, tornando sempre al punto di partenza. Persone che ormai conosciamo bene, di cui siamo amici, che stimiamo anche per la grande dignità con cui affrontano la tragedia della persecuzione.

Di nuovo, insieme all'immancabile Comunità di S. Egidio, i volontari del quartiere e delle scuole vicine: da due anni, con una tenacia ed un'umanità ammirevoli, stanno raccontando una Milano diversa e possibile, alla quale però si rifiuta di credere chi amministra la nostra città.

Stamattina, arrivando al campo di Segrate, ho subito incrociato Cristina con la mamma e la sorellina. Dall'inizio di quest'anno è stata sgomberata già dodici volte. «Maestra - mi ha detto con aria serissima – questa non è vita». Hai ragione, Cristina, i tuoi dieci anni meritano di meglio.


BAMBINI SENZA SCUOLA…………………

Oggi, 21 ottobre 2010, noi insegnanti della scuola primaria di Via San Mamete, Milano, aspettavamo in classe i nostri alunni provenienti dal campo rom di Redecesio.

I loro banchi sono rimasti vuoti, perché proprio questa mattina sono stati sgomberati!

I nostri alunni hanno visto le ruspe distruggere la loro baracca, costruita da pochi giorni, non hanno potuto salvare i loro vestiti e i loro giocattoli, per fortuna le cartelle le avevamo tenute a scuola!

Siamo molto preoccupati per il loro futuro: questa notte dove dormiranno?

Domani mattina riusciranno a tornare a scuola, dove le loro maestre e i loro compagni li aspettano?

Chi ha ordinato questo ennesimo sgombero si preoccupa del bene di chi?

Non certo del bene di questi bambini che stavano imparando a stare con gli altri e cosa significhi essere istruiti.

Loro desiderano continuare l'esperienza scolastica, chi si sa assumendo la responsabilità di interromperla?

Tante sono le domande, dateci almeno qualche risposta!

35 insegnanti della scuola primaria di Via San Mamete, 11

Milano, 21 ottobre 2010

 
Di Fabrizio (del 07/02/2012 @ 09:33:33 in Italia, visitato 1311 volte)

Da dove partire:

L'inverno, sino a gennaio scorso, per fortuna era stato mite. Ma il fantasma di De Corato (chissà se i milanesi se lo ricordano: si guardava fuori dalla finestra e se nevicava o pioveva c'era la quasi certezza che ci sarebbe stato uno sgombero) aspettava la neve per rifarsi vivo...

Sono le notti più fredde di questo inverno. Gli amici che da anni si occupano degli insediamenti in zona Forlanini sono in preallarme. Leggo su un profilo Facebook:
Dalle mie parti il vento ha ripreso a soffiare strane melodie. E' un vento che conosciamo. L'abbiamo sentito già 17 volte. Chissà se si placherà!?

Anche il Groppo Sostegno Forlanini conferma le segnalazioni che arrivano dai campi:
[...] In regime di preallerta, vi chiedo di tenere pronti o raccogliere:
- tende
- coperte
- vestiario pesante.
Cerco di capire qualcosa dal Comune (sempre che si possa riuscirci).
L'aggravante del maltempo è micidiale, spero che si possa far qualcosa.
Vi terrò al corrente, anche per convocazioni d'emergenza n caso di sgombero.

Sempre da Facebook, 6 febbraio:
Sabato 4 alle h.22 ca. ai campi Forlanini abitati da famiglie rom con bimbi e da giovani extracomunitari, comandati dalla dr.ssa Moretti, 12 agenti in borghese della polizia identificavano gli abitanti e comunicavano lo sgombero che potrebbe avvenire nell' attuale settimana, massimo tra 10 giorni. Ogni commento è superfluo, visto anche il gelo polare di questi giorni.


Pubblicato su Internazionale:
I rom dei campi abusivi rischiano di morire di freddo - 6 febbraio 2012 17.30 Redattore sociale

Maurizio Pagani, presidente dell'Opera nomadi: "Chiediamo l'intervento della protezione civile a Milano". Sant'Egidio: "Siamo preoccupati soprattutto per i bambini e le donne".

MILANO – "Mercoledì scorso eravamo nel campo irregolare di via Bonfadini e c'erano bambini piccoli senza vestiti di lana": Pierluigi Oreste è uno dei medici volontari dell'associazione Naga che visita periodicamente le baraccopoli di Milano. Il gelo di questi giorni sta mettendo in pericolo anche la vita dei rom che abitano negli insediamenti abusivi. "Chiediamo l'intervento della protezione civile", aggiunge Maurizio Pagani, presidente dell'Opera nomadi. "Dobbiamo scongiurare una nuova tragedia, che può derivare sia dal freddo sia dalle stufe che i rom accendono nelle baracche nel tentativo di scaldarsi. Purtroppo è già capitato che qualcuna andasse a fuoco".

E c'è sempre la paura di sgomberi. "I rom ci hanno raccontano che in via Forlanini, via Novara e al ponte Bacula siano passati uomini in borghese per intimare loro di andarsene", sostiene il medico del Naga. "Non so se fossero vigili urbani, parlavano però a nome del Comune di Milano".

Il Naga nei giorni scorsi ha lanciato un appello per raccogliere coperte e vestiti da portare nei campi. "Purtroppo alcune famiglie con bambini piccoli vivono in una situazione molto precaria", aggiunge Pierluigi Oreste, "con rifugi di fortuna, che vanno dalla solita baracca alla tenda".

La situazione critica è confermata dalla Comunità di Sant'Egidio: "Siamo preoccupati soprattutto per i bambini e le donne", afferma Elisa Giunipero. "A Milano non ci sono più grandi campi e le famiglie sono sparpagliate in piccoli insediamenti, a volte difficili da raggiungere e trovare". In alcune baracche i volontari di Sant'Egidio hanno visto famiglie che si scaldavano con pentole riempite di alcol. "Purtroppo molte non vanno a chiedere aiuto alle strutture comunali", aggiunge Elisa Giunipero, "anche perché l'accoglienza nei dormitori è divisa tra uomini e donne e le famiglie rom non vogliono separarsi".

Il freddo di questi giorni, in realtà, mette in luce una situazione di povertà che esiste da tempo. "Il problema dei campi va affrontato al di là delle emergenze", sottolinea Elisa Giunipero. "Penso che Milano abbia le risorse per dare una risposta".


Nel frattempo, si rischia il LASCIA O RADDOPPIA: ROM in Via Cavriana ang. Via Gatto
Inviato [....] il 06-02-2012
Vorrei segnalare un'altra situazione di degrado nell'area all'angolo tra via Cavriana e via Gatto ove un tempo vi era un'attività non so ora se di autodemolizioni o carrozzeria..

Comunque da mesi all'interno si sono insediati dei ROM. Volevo segnalare più che altro il degrado in quanto dall'esterno si vedono delle balle di rifiuti, oltre ad altri cumuli di sporcizia, e se si passa, specialmente alla sera, si sente un odore nauseabondo che esce da lì.

Saluti


O si sta tornando al punto di partenza?

 
Di Fabrizio (del 20/03/2009 @ 09:31:59 in Italia, visitato 1091 volte)

Segnalazione di Consuelo Pollini

Da corriere.it - I nomadi al cavalcavia Bacula: l'ennesimo blitz, a giorni, è già deciso. L'appello: alcuni vogliono integrarsi

Il campo rom al cavalcavia Bacula (Fotogramma)

MILANO - Prima che "quelli di Bacula", nella geografia delle migrazioni metropolitane dei rom loro sono conosciuti come "quelli della Bovisasca". Attorno alle 150 unità, questi nomadi, romeni, l'anno scorso vennero sgomberati da un prato di via Bovisasca in una giornata calda e tesa che fece arrabbiare e in certi frangenti vergognare — "Violati i diritti umani" disse la Curia —, dopodiché gran parte degli immigrati finì appunto sotto il cavalcavia Bacula. Là, nel sottosuolo, c'era l'arsenico regalo delle vecchie fabbriche chimiche, mentre sul suolo galoppavano i topi; qui, è pure peggio. Per com'è posto, in campo aperto, sotto il cavalcavia il vento arriva con raffiche che gelano e spengono i fuocherelli. Ci son tanti bimbi. E adulti che spesso non lavorano, campano di elemosina, si lasciano andare.


Nell'insieme, per la Diocesi, "la situazione non è degna di una città civile". Milano, a sentire il Comune, agirà con l'ennesimo blitz. A giorni. È già deciso. Sostiene la Diocesi, nello specifico con un cartello che unisce Caritas, Casa della Carità, Acli e Padri somaschi: "L'esperienza dovrebbe insegnare che se ci limiterà all'azione di forza i rom se ne andranno da questo precario insediamento ma — poco dopo — troveranno un altro posto ancora più nascosto, ancora più indecente, ancora più inumano, dove tentare di sopravvivere". Ora, non si dice che debbano rimanere dove sono. Anzi: "In quelle condizioni non possono più stare". Si dice, piuttosto, che non "bisogna vanificare il lavoro svolto", non "bisogna far cadere queste disponibilità". Il riferimento è alle stesse quattro realtà elencate prima, che sotto il cavalcavia hanno quasi quotidianamente inviato operatori e volontari, e non soltanto coperte e generi di prima necessità.

È un appello, quello della Diocesi. Un invito. Non è un monito, almeno a leggerlo così come è scritto. Ecco un altro passaggio: "Parte delle persone accampate ha mostrato la volontà di integrarsi. Vanno riconosciuti e incoraggiati i comportamenti civili e virtuosi di chi non delinque". Per vedere baracchette e tende, dovete scendere di sotto, dal ponte si vede poco; si vedono, questo sì, i panni stesi sulla massicciata che costeggia i binari delle Nord, e chi di voi è pendolare non può non averci fatto caso. Davanti alle baracchette e alle tende, c'è un campo, non piano. Attorno al prato, cespugli usati come bagni. A inizio mese, c'era stato un corteo della Lega, nel quartiere. Lungo il tragitto, erano comparsi ragazzi dei centri sociali e del Naga, i medici e gli infermieri che nel dopolavoro curano i clandestini. Avevano gridato: "razzisti"; "fascisti". Nulla di che, ma leggere tensioni c'erano comunque state. "Tutte tensioni inutili", aveva comunque detto il vicesindaco Riccardo De Corato, "perché entro marzo i nomadi saranno allontanati. Sono già previsti gli interventi per la impedire la rioccupazione attraverso la realizzazione di una recinzione di tre metri e mezzo".

Andrea Galli
19 marzo 2009

 
Di Fabrizio (del 12/12/2009 @ 09:26:19 in Europa, visitato 1556 volte)

Draganesti Olt da CITYROM Una ricerca per la soluzione dei problemi abitativi delle popolazioni emarginate

«Hanno costruito tutte queste case dall’Italia. Hanno fatto i soldi in Italia. Anch’io ho comprato la casa». Maria abita a Draganesti, un paese di dodicimila abitanti nella regione dell’Oltenia, in Romania. Ha cinquanta anni, tre figli e sette nipoti ed è separata dal marito. Coi soldi che ha guadagnato in Italia ha comperato una casa per il figlio maggiore. È costata undicimila euro. «Ho lavorato da una donna: lavavo, stiravo – dice in un buon italiano –. Ho fatto anche la badante. Abitavo nella baracca. Mio figlio Michele quando siamo arrivati aveva sette anni, è andato scuola per quattro anni. Una famiglia italiana mi aiutava. Lo portavano in macchina a scuola e lo andavano a prendere. Dormiva da loro tutta la settimana e la domenica mattina lo riportavano in baracca. Ma i nostri parenti erano invidiosi e hanno detto che quelli si approfittavano del bambino. Continuavano a dirlo e allora ho denunciato la famiglia italiana. Ma poi ho ritirato la denuncia e abbiamo fatto pace. Sono tornata qui perché sono ammalata. Depressione. Mio marito mi ha mandato via e vivo da mio figlio maggiore. L’Italia mi ha distrutto. Tante famiglie sono diventate ricche e tante si sono rovinate. Solo chi ruba e fa cose brutte ha la casa grande, ha tutto…».

Ogni tanto Maria torna in Italia. Resta a Milano un mese dormendo in una baracca in un campo abusivo. Con l’elemosina guadagna circa trecento euro. Porta i soldi a casa e quando finiscono riparte. È quello che fa la maggior parte dei milletrecento rom che vivono a Draganesti (più del dieci per cento della popolazione del paese). Viaggiano con un piccolo bus guidato da uno degli abitanti, che per cinquanta euro assicura il collegamento con Milano e trasporta anche pacchi e lettere. Qualcuno ha ottenuto un container nel campo comunale di via Triboniano ma in genere i rom di Draganesti a Milano abitano nelle “baracchine”, insediamenti abusivi che costituiscono una sorta di doppio milanese del loro villaggio romeno. Sono loro che per anni hanno resistito a una serie di sgomberi sotto il ponte di Bacula, nel quartiere della Bovisa, alla periferia nord di Milano, ricostruendo ogni volta le baracchine. Dopo l’ultimo sgombero e la messa in sicurezza dell’area da parte del comune, si sono trasferiti in una zona abbandonata nel quartiere Lambrate.
Flora è tornata a Draganesti dopo l’ultimo sgombero, il marito è rimasto a Milano. «Vasile chiede l’elemosina e poi mi manda i soldi. Li porta qui un amico con la macchina. Io sto qui perchè i bambini vanno a scuola. Per ognuno di loro il governo mi dà un sussidio di circa dieci euro al mese. Una volta sola li ho portati per due mesi in Italia». A Milano Flora viveva col marito in una baracca sotto il cavalcavia Bacula, costruita da loro stessi con assi di legno recuperate dai cantieri e teloni di pvc. Misurava due metri per tre e c’era spazio per un materasso e una stufa a legna. Si affacciava in uno spiazzo tra le baracche dove gli abitanti del villaggio si riunivano per chiacchierare, cucinare sulla griglia e mangiare insieme. A Draganesti Flora vive lungo la strada che conduce al centro del paese, sui cui lati sorgono case monofamiliari abitate da cittadini di etnia rom e non solo. Alcune sono piccole, costituite da un’unica stanza fatta di mattoni di terra a vista. Altre sono più grandi, con i tetti decorati con lamiera intagliata e un corridoio d’ingresso illuminato da ampie finestre. Altre ancora sono nuove o in costruzione, molto più grandi, dai colori vivacissimi, con torri, archi e cortili chiusi da cancellate. A Draganesti non ci sono fogne e i servizi per la maggior parte sono costituiti da una baracca in un angolo del cortile. Pochissime case hanno l’acqua corrente mentre la maggior parte ha il pozzo in cortile.

La casa di Flora è stata dipinta recentemente di un arancione molto acceso e ha gli infissi bianchi. «L’abbiamo ampliata due anni fa, con i soldi dell’elemosina. Abbiamo unito le due vecchie stanze e ne abbiamo aggiunto un’altra», racconta. La cucina è un piccolo edificio giallo indipendente, situato nell’ampio cortile pavimentato. Sul retro si trovano un recinto con polli e oche e la baracca di legno della latrina. Le stanze sono accoglienti, ciascuna con un grande letto-sofà e tappeti colorati alle pareti. La stanza più grande è riscaldata da un’antica stufa a legna in ceramica.
Poco lontano dalla casa di Flora abita Monica. Anche a Milano, sotto il cavalcavia, Flora e Monica erano vicine di casa. Monica ha diciannove anni ed è tornata da poco in Romania per partorire. Il bambino, nato otto giorni fa, l’ha chiamato Armani. Il padre del bimbo e il cognato di Monica sono ancora a Milano. Monica abita con il padre, la madre, il fratello di sedici anni e la sorellina di sette in una casetta fatiscente che confina col cortile di una delle case più grandi e vistose del paese. Anche questa appartiene a loro, l’ha costruita il padre di Monica. Ma la casa è quasi vuota. Le sei ampie stanze hanno l’aspetto intatto, così come il bagno piastrellato con vasca e doccia. Una stanza funziona da guardaroba ed è piena di abiti tradizionali femminili. «Non posso dormire nella casa nuova – dice la mamma di Monica –, non sono abituata. Non so quando ci andremo. Adesso viviamo tutti insieme nella casa piccola».

Luciano ha ventiquattro anni. Lui una casa non ce l’ha. Abita dalla sorella che al momento è a Milano. Fino a un mese fa anche lui era in Italia, con la moglie e il figlio che ora ha un anno e mezzo. Era in regola, con la carta d’identità italiana. «A Milano – dice – lavoravo per una ditta di materassi. Ho anche il fatto il muratore. Ho distribuito volantini. Tre anni di lavoro e sono riuscito a comprare solo un pezzo di terreno. È costato quattromila euro. Voglio costruirci la casa. La faccio con la terra perché non ho i soldi per i mattoni. Il terreno è largo sette metri e lungo cento, ci voglio coltivare la verza, il pomodoro… Qui lavoro per una famiglia rom, faccio trasporti con il loro carretto a cavallo. Mi danno venti euro al mese. Anche mia moglie lavora due o tre ore al giorno in casa loro. Ci sono anche i rom ricchi a Draganesti. C’è il più ricco della Romania che ha quindici case, tutte uguali. Negli anni Novanta è stato in Italia, in Germania, ha girato tutta l’Europa. Non si sa che lavoro fa, non si può chiederglielo… Dall’Italia sono andato via perchè gli assistenti sociali hanno preso mio figlio. Hanno detto che io e mia moglie facevamo accattonaggio. Allora ho preso mio figlio e sono andato via. In Italia non torno senza un lavoro».

Luciano a Draganesti sembra un’eccezione. Le scenografiche case di chi torna dall’Italia con i soldi spiccano nel paesaggio agricolo depresso dell’Oltenia e costituiscono un miraggio a cui è difficile resistere. I rom di Draganesti vanno avanti e indietro da Milano a caccia di soldi, da ottenere con il lavoro, l’accattonaggio o le attività illecite. D’altronde a Draganesti il lavoro non c’è e quel poco è pagato malissimo. Un operaio in fabbrica guadagna duecento euro e in questa zona la fabbrica è una sola. Produce vestiti e vi lavorano duecento donne. Solo tre sono rom. (sp/…)

 
Di Fabrizio (del 12/07/2011 @ 09:25:02 in Europa, visitato 1119 volte)

Famiglia Cristiana Il nomadismo è solo una necessità. Lo dimostra questo reportage a Draganesti, Romania, la baraccopoli da cui vengono i nomadi dei campi di Milano e dove opera la S.Egidio.
10/07/2011

Una delle baracche di Draganesti, in Romania.
Claudia, 8 anni, vive nella stessa casa di Draganesti in cui sono nati suo padre Ionut e suo nonno Marius. Il suo bisnonno, invece, viveva a soli 500 metri di distanza; è tipico delle ziganie dell'Oltenia, regione rurale della Romania a 80 chilometri da Craiova. Le ziganie sono i quartieri rom dei villaggi romeni: una strada con una fila di case sui due lati. La storia della Romania del Novecento è stata anche all'insegna della sedentarizzazione dei tanti gruppi rom che non hanno più nulla a che fare con un ideale di vita all'insegna del "nomadismo": la famiglia di Claudia si è spostata di mezzo chilometro in quattro generazioni. "Il tetto della nostra casa crollava, i mattoni di fango e paglia avevano troppi anni. Nel 2004 siamo partiti per Milano con un sogno: lavorare e mettere da parte i soldi per costruire la casa", spiega Ionut. L'Oltenia è la regione di provenienza della maggior parte delle famiglie che abitano le baraccopoli abusive di Milano.

La scuola di Draganesti, costruita con i contributi della S.Egidio.
È molto chiaro: il nomadismo non c'entra niente, si tratta di una migrazione per cause economiche. Nei primi anni a Milano, la moglie chiedeva l'elemosina, Ionut ha lavorato nell'edilizia. Per i primi tre anni, mai un contratto: "Un italiano ci chiamava "a giornata": in alcuni periodi, eravamo pagati anche tre euro e mezzo all'ora. Quando il capo aveva un cantiere, si lavorava dieci ore al giorno, poi, per un po', non si lavorava fino alla commessa successiva. Abbiamo lavorato tantissimo alla costruzione della Fiera di Rho." Poi, nel 2007, finalmente un contratto accompagnato da un pratica diffusa tra alcune cooperative edili milanesi: nello stesso momento, si è obbligati a firmare anche un foglio in bianco senza data. È la lettera di dimissioni. A inizio del 2009, quando la crisi edilizia blocca i cantieri, il capo della cooperativa rispolvera dal cassetto il foglio firmato aggiungendo la data: Ionut ha perso il lavoro. Per due anni, con la moglie Maria cerca di garantire una vita decente ai tre figli. La Comunità di Sant'Egidio iscrive a scuola Claudia, mentre i due più piccoli, di tre e cinque anni, non possono andare all'asilo: a Milano, senza residenza, non è possibile. Resistere non è facile: dal 2007 ad oggi, avvengono 500 sgomberi di baraccopoli rom nel solo capoluogo lombardo. Capita di dormire per strada, sotto la neve, riparandosi con una piccola tenda. Così, a febbraio 2011, Ionut, Maria, la maestra di Claudia e la Comunità di Sant'Egidio pensano ad un progetto di ritorno in Romania. Alcune donazioni di privati permettono di restaurare la casa di Draganesti e attivare una borsa di studio in collaborazione con la scuola locale. La nuova casa di Giulia ora è in muratura, coloratissima: il corridoio azzurro, la cucina rosso fiammante, la stanza dei genitori verde e quella dei bambini rosa. Sul retro, l'aia con tacchini e galline e un terreno in cui la famiglia potrà coltivare pomodori e peperoni. La camera di Claudia è decorata con peluches, al centro la sua foto con la maestra e la classe italiana. Dell'Italia rimane anche la paura della polizia. Racconta il padre: "Anche qui, quando passa un vigile, Claudia mi si avvicina e trema. A Milano, spesso succedeva che durante i controlli, si faceva la pipì addosso per la paura."

La vecchia casa di Claudia, a Draganesti.
Il problema rimane il costo della vita, che è uguale a quello italiano. Al Penny Market di Draganesti un paio di calze costa un euro e mezzo, un salame quattro, un litro di olio di semi di girasole quasi due. In questi villaggi rurali, il lavoro non c'è. La depressione economica è palese, l'emigrazione in Italia o nelle grandi città romene è spesso la sola opportunità. La presenza di investitori italiani è comunque forte anche nella regione: a Slatina, il capoluogo dell'Oltenia, c'è un importante fabbrica della Pirelli. Mirela, anziana con 4 figli emigrati, si commuove mostrando la foto del nipote di 8 anni che ha cresciuto e che ora vive in una casa a Milano. Racconta: "Durante il regime di Ceausescu, eravamo pagati poco, ma il lavoro c'era. Qui a Draganesti, c'erano cinque industrie alimentari e due di scarpe. I primi anni dopo l'89 si stava bene, ma poi tutte le fabbriche hanno chiuso, non reggevano la concorrenza." Nella zigania di Lalosu, uno dei paesi vicini, c'era un enorme allevamento dove, fino ai primi anni Novanta, lavoravano più di cento persone. Fallito, è stato acquistato da un "italiano di Bucarest": ha rivenduto il ferro e il materiale con cui era costruito e se ne è andato. Negli ultimi due anni, anche la crisi economica ha duramente colpito la Romania, molto più che l'Italia. Dal 2008 al 2009 il PIL romeno è passato dal +8% al -7,1%, il Governo ha varato un piano di austerità che taglia drasticamente la spesa sociale, le pensioni e i salari pubblici. Mirela può comprare le medicine solo grazie al figlio che manda i soldi da Milano. Nella zigania di Draganesti – 1300 abitanti sui 12.000 dell'intero villaggio – le case sono molto diverse tra loro, spesso abitate da famiglie allargate. Le più povere sono baracche fatte di paglia e fango, costituite da un'unica stanza fatta di mattoni di terra a vista. Altre sono caratterizzate dai tetti decorati con lamiera intagliata e un corridoio d'ingresso illuminato da ampie finestre; poi ci sono le "ville" di Bercea Mondial, il più ricco della zona, che ha fatto fortuna in maniera per nulla chiara e che certo non ha dovuto vivere nelle baraccopoli milanesi. A Draganesti non ci sono fogne e i servizi per la maggior parte sono costituiti da una piccola baracca in un angolo del cortile. Pochissime case hanno l'acqua corrente, mentre la maggior parte ha il pozzo in cortile. Era così anche in Italia; in Veneto, nel 1961, il 72% delle case non aveva il bagno.

Mirela con la foto del nipote, che è a Milano.
Ciò che colpisce sono gli squilibri e le contraddizioni della zigania. Da un lato, resiste una tradizione rurale e arcaica che ricorda in parte alcuni villaggi italiani prima del boom economico dello scorso secolo. Le ragazze si sposano presto, spesso ancora minorenni; la scuola è frequentata dai ragazzi rom del villaggio, ma le femmine raramente superano la quinta classe, mentre i maschi arrivano fino alla settima. Spesso è anche ignoranza: Marieta spiega che la varicella si cura vestendo di rosso i bambini. Dall'altro, la società tradizionale si scontra con le distanze che si accorciano e la globalizzazione. Così, le trasmissioni più seguite dai rom sono le telenovelas indiane di Bollywood. La connessione web con il cellulare costa pochissimo. L'emigrazione e il collegamento con l'Italia sono in questo senso travolgenti. Ogni weekend parte un pulmino che trasporta persone, posta, bagagli dalla zigania al capoluogo lombardo in entrambe le direzioni. Simona, 14 anni, ha frequentato a Milano fino alla terza media: è una delle uniche ragazze rom di quell'età a portare i pantaloni a Draganesti. Ma l'incontro-scontro con il mondo esterno alla zigania trasformerà inevitabilmente questa società, che ora è in mezzo ad un bivio. Bisogna puntare sulla scolarizzazione, da cui dipende il futuro di molti bambini. Nella zona più povera della zigania abita la famiglia di Daniel, 10 anni, che ha una forte disabilità. A Milano, nella baraccopoli di Rubattino, aveva iniziato la quarta elementare; travolto da un'ondata di solidarietà delle maestre, dei compagni di classe e dei loro genitori, ha fatto notevoli progressi. Ma cinque mesi fa, dopo un anno e mezzo di scuola e lo sgombero, la famiglia è dovuta tornare a Draganesti. Percorso scolastico interrotto perché, come spiega il padre, "sarebbe dovuto andare in una scuola speciale, molto lontano, a Slatina, e noi non abbiamo i soldi per portarlo". Il suo progetto è chiaro: tornare a Milano a breve, perché "i soldi e la carne del maiale ammazzato a gennaio sono finiti, il lavoro non c'è e Daniel non può andare a scuola".

Maria nella sua nuova serra.
Torneranno a breve a Milano anche Lenuta, Marin e i loro 5 figli; sono una delle famiglie più povere e da anni alternano alcuni mesi in Italia, dove Lenuta chiede l'elemosina e il marito lavora saltuariamente "a giornata", e altri a Draganesti. Qui, vivono raccogliendo la plastica e altri scarti da riciclare; un sacco enorme pieno di bottiglie viene pagato cinque euro. I bambini sono seduti a mangiare la mamaliga con strutto, l'unico pasto che per la giornata la famiglia può permettersi. La mamaliga, insieme al sarmale di verze e carne, è il piatto più diffuso nelle ziganie: è la polenta. La scena sarebbe potuta accadere anche nelle cascine lombarde del secolo scorso, ma molti padani sembrano essersene scordati. Marin spiega che i suoi figli in Romania non mangiano la frutta, costa troppo. In Italia, invece, ne mangiano tantissima: le maestre della scuola regalano ai bambini i frutti avanzati dalla refezione. Ora i bambini non vanno a scuola, perché tradurre in romeno i nullaosta per il trasferimento costava troppo. Lenuta invece mi mostra l'ultima multa per accattonaggio da 500 euro ricevuta a Milano e il conseguente provvedimento di allontanamento dall'Italia. Nel verbale, si dispone anche il sequestro delle monetine. Lenuta mi dice che tra qualche settimana devono ripartire per l'Italia perché sono finiti anche i soldi per la polenta. Le chiedo se ha saputo che a Milano siamo arrivati a 500 sgomberi e che la baraccopoli di Bacula è stata nuovamente distrutta. "Non conto più quante volte ci hanno sgomberato, è bruttissimo, ma cosa devo fare? Cosa do da mangiare ai miei figli?" mi risponde. Effettivamente, vista da questa baracca di fango e paglia di Draganesti, Milano, che ha festeggiato con la precedente amministrazione i 500 sgomberi raggiunti, sembra una città che, anziché combattere la povertà, fa la guerra ai poveri.

Stefano Pasta

 
Di Fabrizio (del 07/03/2012 @ 09:17:50 in Italia, visitato 1324 volte)

Non me ne voglia Chiara Campo, che ha scritto un ulteriore articolo fotocopia sul Giornale:

Il succo è nelle prime righe:

    «Ma almeno durante l’ex giunta Moratti gli sgomberi abusivi erano continui, bisogna puntare sulla prevenzione e il contenimento del fenomeno» afferma l’assessore alla Sicurezza della Provincia Stefano Bolognini...

Ricordo bene il "mitico" De Corato: 500 e passa sgomberi ed i Rom "abusivi" erano sempre gli stessi: rimbalzati da Bacula alla Bovisa, poi a Chiaravalle e san Dionigi, e ancora a Rubattino, Forlanini e Segrate. Ruspe, vigili, poliziotti, centinaia di migliaia di euro spesi, sono stati il ritratto di una "figuraccia politica pazzesca" (leggetelo con accento fantozziano): gli stessi Rom rispuntavano sempre e dovunque.

L'attuale assessore Granelli, zitto zitto, qualche sgomberino l'ha fatto (e ha già buttato un occhio su Bacula), non è da escludere che l'innalzamento delle temperature risvegli le sue "turpi voglie". Forse sarà più indeciso, o soltanto più realista, ma intanto questi "abusivi" sono ancora gli stessi di 1, 2, 5, (10?) anni fa.

Mi vengono spontanee due considerazioni:

  1. Si sgombera (con i nostri soldi, ricordiamolo) gente che nel frattempo manda a scuola i figli, quando capita lavora. Sempre gli stessi, in una assurda gara a chi resiste di più. Ogni sgombero è una PUGNALATA ad un processo di integrazione interrotto tante di quelle volte, che è sempre più difficile trovare la voglia e le risorse comuni per riprenderlo. Ci sarà mai un amministratore pubblico col coraggio di investire (nei fatti, non a parole) nella fiducia in questa popolazione, invece che considerarla un eterno nemico disarmato?
  2. Gli sgomberi, se portassero a risultati tangibili, sarebbero un'opzione BRUTALE ma REALISTA. Ma risultati non ne portano. Ci sono bambini rom di pochi anni che ne hanno già subiti decine, è come se avessero fatto una vaccinazione (e mi immagino con quale fiducia nelle istituzioni potranno crescere). Quegli sgomberi sono rivolti ai nostri cervelli e alle nostre pance: soltanto per darci l'illusione di essere più forti e civilizzati, di saper essere REATTIVI ma non proattivi! In realtà, del risultato finale di uno/cento sgomberi, sembra non importare a nessuno: amministratori, Rom, cittadini; gli unici che se la prendono (a ragione!) sono quei pochi volontari sfigati che ogni volta devono ricominciare.

L'articolo del Giornale termina con questa perla (la sottolineatura è mia, e sintetizza, più che la reale pericolosità sociale del fenomeno, le paranoie di certi concittadini):

    Un altro sos arriva dai residenti della zona 8. Hanno disegnato la mappa degli insediamenti e le zone da «bollino rosso» sono Roserio, il pendio del Ponte Palizzi e l’area nelle vicinanze del Palasharp. «I nomadi - denuncia Enrico Salerani, il capogruppo della Lega nel consiglio di zona - organizzano grigliate e danze tipiche della cultura gitana».

: - D

 
Di Fabrizio (del 06/07/2012 @ 09:13:53 in Italia, visitato 1224 volte)
Immagine da Bestmovie.it

Gli articoli sono di ieri, giovedì 5 luglio


SICUREZZA. SMANTELLATO CAMPO ABUSIVO DI VIA GATTO/CAVRIANA: 4 FAMIGLIE SISTEMATE IN VIA BARZAGHI E SEGUITE DA SERVIZI SOCIALI da Partecipami.it
Granelli: "Abbiamo già chiesto all'Autorità giudiziaria di destinare l'area a cantiere o parcheggio"

Milano, 5 luglio 2012 - Come annunciato pochi giorni fa dall'assessore alla Sicurezza e Coesione sociale, Polizia locale, Volontariato e Protezione civile Marco Granelli, si è svolto questa mattina lo smantellamento dell'insediamento abusivo di via Gatto/Cavriana, in zona Forlanini, e di altri 3 micro-insediamenti presenti in un'area privata attigua, per un totale di circa 200 rom di nazionalità romena.
L'intervento, concordato con la Questura, è stato realizzato dalla Polizia locale insieme alla Polizia di Stato e ai Carabinieri. Sul posto anche la Protezione civile, i Servizi sociali del Comune di Milano e il Nucleo di Intervento rapido che si sta occupando dell'abbattimento delle baracche.

Il campo di via Gatto, occupato da circa 150 persone di cui la maggior parte provenienti da via Sacile dopo l'incendio del 15 aprile scorso, insisteva su un'area demaniale soggetta a sequestro da parte della Magistratura per reati ambientali: ragione per cui gli occupanti abusivi erano già stati denunciati all'autorità giudiziaria.
Com'era stato fatto per gli occupanti di via Sacile, a tutte le famiglie presenti in via Gatto è stata proposta una sistemazione alternativa presso le strutture della Protezione civile e l'avvio immediato di un percorso di integrazione seguito dai Servizi sociali. Soluzione accettata da 4 nuclei familiari, per un totale di 20 persone, subito trasferite in via Barzaghi.

"Per sottrarre quest'area al degrado - afferma l'assessore Granelli - abbiamo già chiesto all'Autorità giudiziaria di destinarla a nuovo uso come area di cantiere o parcheggio e stiamo effettuando gli opportuni sopralluoghi tecnici. Impensabile, infatti, recintare uno spazio così vasto. In attesa della soluzione definitiva, sorveglieremo 24 ore su 24 per evitare nuove intrusioni".

"Questo allontanamento - aggiungono gli assessori Marco Granelli e Pierfrancesco Majorino (Politiche sociali) - è stato svolto con professionalità dagli operatori della Polizia locale e dei Servizi sociali e dimostra che è possibile contrastare il degrado offrendo alle persone soluzioni dignitose, senza dividere le famiglie, e avviando percorsi di integrazione. Importante anche il confronto con alcune associazioni del terzo settore e della consulta. Collaborazione che intendiamo rafforzare, anche con le rappresentanze delle famiglie rom, nell'ottica di quanto indicato dalla strategia nazionale del ministro Riccardi per rom, sinti e caminanti".


Sgomberi di Bacula e via Gatto: il preludio del piano comunale per i rom?

Domani il Comune di Milano presenterà il piano per Rom Sinti e Camminanti per il prossimo triennio e il relativo percorso di consultazione e partecipazione, per la prima volta aperto agli interessati e agli enti e associazioni che li rappresentano e tutelano.

Eppure ieri la polizia locale ha sgomberato per l'ennesima volta l'area del cavalcavia Bacula e di Via Colico, che esiste di fatto dal 2005, e stamattina circa 200 persone sono state allontanate dal campo sorto in via Gatto/Cavriana a seguito dei due incendi che nel mese di aprile hanno distrutto l'insediamento di Via Sacile.

"Non capiamo il motivo di uno sgombero, a maggior ragione in una situazione tanto delicata quale quella di queste famiglie, che hanno già subito due volte la distruzione delle loro abitazioni - commentano i volontari di Medicina di Strada del Naga - per di più a un giorno dalla presentazione di un piano che promette l'avvio di un percorso partecipato per individuare alternative e soluzioni percorribili con il coinvolgimento dei diretti interessati".

"Un piano per Rom, Sinti e Camminanti non può partire dagli sgomberi. Negli scorsi mesi era iniziato un percorso di confronto fra i rappresentanti delle famiglie della comunità sgomberata stamattina, il Naga, la Consulta Rom e Sinti di Milano e il Gruppo Forlanini e l'Amministrazione, bruscamente interrotto all'inizio di maggio dal Comune stesso, che ha ripreso il dialogo solo ora a suon di ruspe" concludono i volontari del Naga.

L'interruzione del percorso ha sfiduciato le famiglie del campo, che in larga parte hanno deciso di allontanarsi dall'area non vedendo accolta la richiesta di essere posti sotto la tutela diretta del Comune e non di enti terzi.

Il Naga ritiene che l'avvio di un percorso che sia davvero condiviso debba necessariamente passare dalla fine degli sgomberi e dall'ascolto delle proposte dalla comunità.

Il Naga continuerà a portare assistenza nelle aree dismesse della città, nei campi rom e ovunque ce ne sia bisogno, continuando a denunciare la violazione di ogni diritto.

Info:
Naga: 347.1603305 - 02.58102599 naga@naga.it


Stamattina, a partire dalle 8 e fino alle 12,30, con un notevole dispiegamento di polizia locale (incluse squadrette piuttosto decise, all'opera soprattutto negli insediamenti più piccoli e con modi molto bruschi e offensivi), polizia di stato e carabinieri (restati invece ai margini), sono stati distrutti gli insediamenti informali di via Gatto - Cavriana, Forlanini - caserma e Forlanini - casette.

Contestualmente all'esecuzione dello sgombero, in particolare nel campo di Gatto - Cavriana, è stata proposta agli abitanti, dall'ass. Granelli (alla presenza dei drr Minoia e Palazzo), la sistemazione alla Protezione civile con l'avvio di procedure di rilevazione socio-anagrafica, avviamento al lavoro e a soluzione abitativa, iscrizione a scuola per i minori, su tempi medio - lunghi, a seconda delle singole situazioni familiari, comunque rispettate nella loro integralità.

Questa proposta è stata accettata, su un complesso di circa 200 abitanti tra i tre insediamenti, solo da 22 persone (in diversi casi con minori), che sono state avviate in via Barzaghi; l'adesione francamente modesta va attribuita alle modalità sbrigative con cui è stata proposta questa soluzione, troppo compressa rispetto alla procedura d'imperio e a tappe forzate dello sgombero incombente; lo stesso esito deludente dell'ospitalità dei primi 43 soggetti in via Barzaghi, dopo il rogo definitivo di via Sacile, avrebbe dovuto consigliare, come era già stato anticipato alle autorità, un approccio meno condizionato dall'urgenza e più preoccupato del messaggio di inclusione che esso voleva significare, da modularsi e prepararsi con maggior anticipo.

Risulta incomprensibile la fretta con cui si è voluto procedere allo sgombero, pur da tempo preannunciato tra luglio e agosto, ma senza che requisiti ulteriori di urgenza pregiudicassero o aggravassero il carattere abusivo dell'insediamento; oltretutto, il sopralluogo della Commissione sicurezza sociale del Comune, lunedì 2, aveva evidenziato alcune richieste di dotazione basilari (acqua, servizi igienici, ritiro immondizia) che sembravano preludere a un approccio meno emergenziale, pur senza rinunciare all'orizzonte dello svuotamento dell'area.

I 22 soggetti ora ospitati in Barzaghi saranno una cartina di tornasole importante, su cui tutti dovremo investire. Ma non ci possiamo nascondere che gli eventi di stamane - che potevano rivestire il carattere di una prova importante del comportamento del Comune, che verrà sancito domani con la presentazione delle linee generali della politica nei confronti di rom e sinti a Milano - hanno evidenziato gravi errori procedurali, già segnalati dallo sgombero di Bacula ieri.

Gruppo sostegno Forlanini - Milano, 5.7.2012


Soffia di nuovo il vento degli sgomberi a Milano - di Karma Mara

Oggi si è rialzato prepotente il vento degli sgomberi sui campi rom non autorizzati a Milano.

Questa mattina verso le sette sono arrivate in via Cavriana le ruspe del comune seguite da protezione civile, polizia municipale, servizi sociali, l' assessore Granelli, Mastrangelo e Minnoia (responsabile degli adulti in difficoltà).

Intervista a Marco Granelli, Assessore alla Sicurezza e coesione sociale

Presenti nel campo al loro arrivo più di 150 persone, di cui 40 minori, molti appena nati, e le associazioni della zona, gruppo sostegno Forlanini e Consulta rom.
L'amministrazione ha proposto agli occupanti un censimento, 70 posti presso la protezione civile per un paio di mesi, l' iscrizione dei minori in strutture scolastiche, percorsi da avviare per ottenere la residenza e un inserimento lavorativo per gli adulti, il tutto sostenuto dal terzo settore (caritas). Solo 22 persone hanno accettato le soluzioni proposte dall'amministrazione, le altre sono attualmente sparse in gruppetti per la città.

Ma come mai quasi nessuno degli occupanti si è sentito di accettare le soluzioni prospettate? Facciamo un passo indietro. Gli abitanti del campo di via Cavriana arrivano tutti dall'ex insediamento di via Sacile che per due volte questo inverno è andato a fuoco. I pochi nuclei familiari che avevano accettato l'aiuto della caritas, dopo i ripetuti incendi, nel tempo hanno fatto rientro nel nuovo campo di via Cavriana scottati dall' aver trovato solo ospitalità senza alcun progetto concreto.
Il nuovo insediamento è stato sostenuto nel tempo dalle associazioni della zona, tra cui anche il Naga, associazioni che per affrontare l ‘emergenza, ma non solo, avevano iniziato ad incontrare regolarmente gli assessori Granelli e Maiorino avendo come obiettivo comune l'uscita dall'illegalità e l'integrazione. Gli incontri tra associazioni e amministrazione hanno subito una brusca interruzione per uno stop arrivato dalla stessa amministrazione, stop durato fino a ieri sera quando le associazioni sono state convocate alle 20 per un incontro d'urgenza alle 21.00 presso palazzo Marino. Presenti all'incontro Consulta Rom, gruppo sostegno Forlanini, un paio di abitanti del campo di via Cavriana e gli assessori.

Cliccare sulle immagini per vederle in dimensioni reali

Durante l'incontro non è stato chiarito se lo sgombero di oggi sarebbe stato certo, l'unica cosa certa è che se si voleva arrivare ad una soluzione politica della questione, sono mancati, come denunciano le associazioni, tutta una seria di passaggi reali nel tempo, passaggi che avrebbero potuto in sostanza fare la differenza e produrre con lo sgombero di oggi una soluzione dignitosa per i nuclei familiari coinvolti. Quello che le associazioni sottolineano è che l'azione dell'amministrazione di questa mattina fosse soltanto un tentativo “non reale” di dare una soluzione e che nonostante le aperture e le novità portate da questa amministrazione, le modalità di intervento ricalcano purtroppo quelle usate dalle amministrazioni precedenti. Questo tipo di modalità, sostengono le associazioni, non fa altro che rinforzare la sfiducia da parte della popolazione rom e produce il risultato di oggi: più di 120 persone senza un tetto e a zonzo per la città, con un assessore Granelli che cerca di far passare questa diaspora come una libera scelta degli individui.

Continuiamo a chiederci... ma il vento è cambiato?

 
Di Fabrizio (del 12/09/2010 @ 09:13:42 in Italia, visitato 1616 volte)

Segnalazione di Tommaso Vitale

I Petre vengono dalla Romania, ma la vita dei nomadi l'hanno conosciuta qui, insieme agli sgomberi.
Ora sono tornati a stare in una casa vera. Sperando che il loro futuro somigli a questo presente

di Ilaria Solari -foto Alberto Dedé (le foto non sono riportate ndr.) | 80 | Gioia 2010 | controcorrente

La foto risale sì e no a cinque anni fa, ma sembra vecchissima da quanto è consumata. Ritrae una bella ragazza coi capelli sciolti sulle spalle, l'espressione ombrosa e il viso leggermente inclinato. Abbraccia due bambini piccoli, uno per lato. Constantin, 33 anni romeno, deve averla tenuta tra le mani tanto a lungo che sul bordo inferiore l'immagine è completamente sbiadita, "è stata tutti questi anni nella tasca della mia giacca, sul cuore". Accanto a lui, la moglie Mirela lo guarda con la stessa faccia ermetica della foto. I due bambini, Elvis e Loris, 9 e 8 anni, stanno facendo i compiti delle vacanze sul lettone del loro appartamento milanese, nel quartiere popolare di Calvairate. Un piccolo soggiorno, una camera con un letto doppio e uno a castello, un microbagno e un cucinino in cui si cammina solo di profilo. È l'ultimo approdo della famiglia Petre, dopo una serie infinita di tappe, da un campo abusivo all'altro, lungo la cintura della tangenziale, insieme a poche centinaia di persone, rom romeni come loro. Fino all'ultimo sgombero, lo scorso novembre, nel quartiere periferico del Rubattino, dove il loro insediamento è stato raso al suolo dalle ruspe e i loro piccoli averi, cartelle di scuola comprese, inghiottiti in una montagna di immondizie.

A portarli nel bilocale di questa casa popolare sono stati i volontari di Sant'Egidio: sotto la loro scorta, i Petre hanno intrapreso con altre famiglie rom un "percorso di accompagnamento all'autonomia", in assoluta controtendenza, in questi giorni di tensione e rimpatri forzati. A garantire loro casa e ménage fino al raggiungimento dell'autosufficienza economica, sono borse di studio per i bimbi e borse lavoro per gli adulti, finanziate da enti, associazioni e privati cittadini. Un piccolo miracolo: l'anno scarso di permanenza al Rubattino, dove i piccoli rom hanno cominciato ad andare a scuola, ha innescato, insieme al livore di molti residenti, una fitta rete di solidarietà che si sta ancora allargando. Poche centinaia di persone, genitori delle scuole, abitanti del quartiere che nel momento del bisogno hanno ospitato gli sfollati, maestre straordinarie, volontari instancabili, che hanno animato raccolte di fondi e iniziative di finanziamento come la vendita di un vino definito "rosso di origine migrante" (vino.rom.rubattino@gmail.com). E poi corsi di italiano per gli adulti, doposcuola e spazi gioco per i bambini. Un miracolo forse ancora troppo piccolo perché valga la pena di citarlo accanto alle notizie di cronaca, agli esodi forzati dalla Francia, ai vertici sull'emergenza nomadi. "Dei trecento che erano qui l'anno scorso", spiega Elisa Giunipero,volontaria di Sant'Egidio " nel nuovo campo abusivo del Rubattino, sotto i capannoni dismessi, sono rimasti in duecento. Dei cento che mancano all'appello, però, sono un'ottantina quelli che abbiamo guidato verso soluzioni residenziali e impieghi, sia pure precari" (proprio mentre scriviamo è in corso l'ennesimo sgombero, che metterà a rischio l'attuazione di tali progetti e la frequenza a scuola dei bambini, ndr).

Ma l'avventura italiana di Mirela e Constantin comincia molto prima del Rubattino, in un'altra casa. Quella che si intravvede sullo sfondo della foto consumata: è la casa del padre di Constantin, nella provincia depressa e rurale dell'Oltenia, tre stanze in tutto in cui vivevano in otto. Come molti rom sedentarizzati sotto il regime di Ceausescu, i Petre facevano gli agricoltori: "Vite e granturco", specifica Constantin "non è una vita dura, forse per uno di città. Ma niente soldi, niente di niente". Constantin era anche muratore, "ho costruito le case a tutti laggiù. Una volta sono andato a fare un lavoro a casa sua", lo sguardo è una fessura scura che accarezza la moglie. "Continuava a guardarmi. Ho fatto in modo di andare a trovarla spesso". Negli occhi di Mirela finalmente si allarga una luce gialla. E il primo sorriso: "Eri tu che guardavi me". Un matrimonio vero non ce l'hanno avuto. "Nessun vestito bianco, feste o balli. Ci siamo sposati solo civilmente".

A Milano c'è arrivato per primo Constantin, seguendo il cognato, che è pastore pentecostale ma fa anche il muratore. Niente roulotte e vita randagia: come per molti rom romeni, la prima esperienza con i campi nomadi è stata in Italia. Insomma, una storia di ordinaria immigrazione: all'inizio l'ospitalità in una parrocchia, in cambio di lavori e riparazioni. Poi è stata la volta di un egiziano a cui, per un letto in un appartamento affollato, Constantin pagava 200 euro al mese. Ma Mirela soffriva di malinconia e decise di raggiungerlo con Loris, il più piccolo. "Il grande ha sofferto così tanto di solitudine in Romania che è rimasto piccolino", ricorda accarezzando i capelli cortissimi di Elvis. Proprio allora Constantin aveva perduto alloggio e lavoro. Si rifugiarono nel campo di via Bacula, dove già si trovavano amici e parenti. "Quando sono arrivata era primavera, Milano era bellissima", ricorda Mirela "tutto mi sembrava caldo e pulito, anche il campo".

Per segnalare disponibilità di alloggi e offerte lavorative o contribuire a borse di studio e lavoro scrivete a: santegidio.rubattino@gmail.com

La caccia al nomade ingaggiata dal Comune li ha sospinti da un insediamento all'altro. Fino al Rubattino: il campo piano piano si è gonfiato, hanno tagliato l'acqua ed è stato l'inferno. "Che dovevamo fare?", mormora Constantin indicando la tv sintonizzata su un canale romeno "migliaia di medici lasciano il Paese, con lo stipendio statale non campano. Per noi era peggio".

Ci sono due televisioni in casa Petre, una per stanza, entrambe accese. L'appartamento assomiglia a tanti altri. Pulito, ordinato. Con una differenza, che salta agli occhi dopo un po': in giro manca quella nebulosa di oggetti provvisoriamente fuori posto: chiavi, giornali, cianfrusaglie. Sul tavolo tondo ci sono soltanto un melone a fette e dei dolci, in segno di benvenuto. Il resto è stivato con la meticolosità di chi si dispone a partire da un momento all'altro. Elvis ascolta le canzoni rom scaricate dal computer e inserisce nel lettore un dvd con le foto di classe: "Guarda: qui facevamo la terra mossa dal vento", dice con il faccino serio, indicando tanti bambini che agitano le braccia. E in quella che fate? "Non vedi? Cantiamo in inglese". Mostra con un filo d'orgoglio la strepitosa pagella. Sono due bravi scolari, spiega Mirela, fanno i compiti spontaneamente e non hanno mai perso un giorno di scuola. Nemmeno nell'ultimo sgombero, quando dormirono due notti in un orto nella bruma di novembre e poi con la mamma in un dormitorio pubblico, mentre papà si rifugiava dove poteva. "La scuola dell'obbligo e l'ufficio vaccinazioni sono le uniche istituzioni che riconoscono queste persone", spiega Stefano Pasta di Sant'Egidio" che sono comunque cittadini comunitari. Eppure, senza residenza, ogni altro diritto è loro precluso". Forse per questo, anche ora che abitano lontano, si consumano le scarpe per raggiungere puntuali la scuola del Rubattino. "Quando Constantin non deve lavorare, ci andiamo insieme", racconta Mirela. Altrimenti esce alle sei di mattina. "Papà colora i muri, costruisce le case di Milano", spiega Loris. Anche Mirela è in attesa di un lavoro. Intanto confessa che si sente sola. Il momento più bello della giornata è il pomeriggio, quando rivede i suoi bimbi. Nel resto del tempo? Abbassa gli occhi, "se siamo in difficoltà chiedo ancora l'elemosina, ma solo a chi conosco". A quelli che definisce gli "italiani bravi". "Come la signora vestita di blu che ci porta i soldi ai giardini", le fa eco Elvis. Mirela ricorda il senso di vergogna delle prime volte, "non passa mai, ma poi impari a non pensare a niente". Tutto il resto la incupisce solo un po', come i commenti acidi della farmacista da cui acquista una confezione di aspirine perché è raffreddata. O il costante sguardo sospetto dei commessi quando fa la spesa al supermercato. Il pomeriggio i bambini scendono da soli ai giardini sotto casa. Mirela non si fida a mandarli in giro da soli, ma ai giardini sì, "lì sono tutti amici", dice Constantin. I ragazzini, da queste parti, vengono da ogni angolo del mondo, e che tu sia rom è un dettaglio irrilevante. "Sei da Milano", chiede a tutti Elvis. Qualcuno gli risponde che ormai anche lui è "da Milano"."Non ancora", risponde convinto, agitando la testa "solo quando avrò il portafogli da Milano". "Vuoi dire il passaporto, Elvis?". "Sì, anche quello".

Per prudenza ai Petre è stato sconsigliato di invitare troppa gente a casa. i momenti di socialità si sono finora consumati al campo del Rubattino. Non sarà più così, dopo questo nuovo sgombero, il numero 125 dall'inizio dell'anno, secondo il bollettino del Comune. "Ci i ritrovavamo ogni domenica a cucinare sulla griglia", gli occhi di Mirela diventano lucidi. "Ogni volta che li vedo, mi chiedo come è possibile vivere così". È il suo piccolo film dell'orrore, un passato inarchiviabile di notti all'addiaccio, topi, gelo. E il futuro? A lei basterebbe che assomigliasse al presente. Se proprio deve esprimere un desiderio, vorrebbe "una cucina appena più grande, da poterci cucinare con mia cognata e le amiche". Magari il sarmale, gli involtini di verza in cui si dice sia maestra, "da servire, come fate voi, con la polenta".

MA IN EUROPA VINCE LA LINEA DURA
Sono quasi 900 i rom di origine bulgara e romena rimpatriati forzatamente dalla Francia, nonostante i richiami di Onu e Commissione europea, perché considerati una "minaccia per l'ordine pubblico". E mentre il partito di estrema destra ungherese Jobbik avanza la proposta di destinare le comunità rom del Paese in "campi chiusi", anche in Italia il clima si surriscalda: il ministro dell'Interno Maroni promette di essere ancora più duro di Sarkozy e gli amministratori delle grandi città perpetrano piani di sgombero sistematico di ogni insediamento abusivo. A Roma, dove una curiosa psicosi collettiva segnala i primi presunti avvistamenti di "macchine rom con targhe francesi", il sindaco Alemanno ha appena smantellato il campo abusivo di Quartaccio. A Milano, ancora al Rubattino, il vicesindaco De Corato ha attuato il 125esimo sgombero dell'anno, mentre l'unico campo regolare della città, in via Triboniano, entro ottobre sarà smantellato per fare spazio alla strada che collegherà la città all'area dove si terrà Expo 2015.

 
Di Fabrizio (del 29/08/2010 @ 09:11:38 in Italia, visitato 1664 volte)

Gad Lerner, il blog del bastardo giovedì, 26 agosto 2010 Rassegna Stampa

Questo articolo è uscito sul Diario di "Repubblica".
Il vicesindaco Riccardo De Corato, eterno secondo della politica milanese, contabilizza gli sgomberi di campi rom effettuati negli ultimi quattro anni con la meticolosità del cow-boy che incide una tacca dopo l'altra sulla pistola: 301 prestazioni da buttafuori, a suo dire.

Col risultato che ormai in città è divenuto vorticoso il viavai di questo materiale umano considerato scadente, così poco riciclabile da meritarsi un curriculum da veterani: gli ex del campo di San Dionigi provenienti dallo sgombero di via capo Rizzuto espulsi dal cavalcavia Bacula e parcheggiati in via Idro fino alla tacca prossima ventura di De Corato. Una massa di "ex", sempre gli stessi, non fosse per la natalità elevata che rifornisce continuamente la tragedia di altri bambini sballottati qui e là, dunque sottratti per via poliziesca alla frequenza scolastica.

I rom a Milano svolgono una funzione importante. Peccato che ce ne siano troppo pochi. Quando sperava ancora che l'imitazione del gergo leghista gli avrebbe conservato la presidenza della Provincia, Filippo Penati (Pd) si esibì in un gioco di parole davvero raffinato: "Altro che ripartire i rom fra i diversi comuni dell'hinterland, come chiede il governo Prodi. I rom se ne devono ripartire tutti quanti!". Cosa c'è di meglio, per un politico in difficoltà, che mettersi dalla parte del popolo, irridendo gli scrupoli dei soliti privilegiati?

E' così che ai rom milanesi è toccata la sorte poco evangelica di venir moltiplicati, proprio come i pani e i pesci sul lago di Tiberiade. Il succitato Penati giunse a contare 20 mila nomadi –ventimila!- disseminati pericolosamente tra le vie della metropoli. Una cifra insopportabile per la povera Milano. Non si ricordano ulteriori precisazioni del leader democratico allorché il censimento dei campi rom, promosso nel 2008 dal nuovo ministro cattivista Maroni, rivelò che bisognava togliere un zero: i rom che minacciano la pacifica Milano risultavano essere poco più di duemila. Troppo pochi, appunto, e infatti la politica bisognosa non ha smesso di moltiplicarli neppure dopo il censimento. E' dei giorni scorsi un'intervista di Letizia Moratti, bisognosissima di ricandidatura a sindaco, nella quale si legge questa mirabolante affermazione: i rom a Milano sarebbero stati ancora diecimila (bum!) nel 2008, dopo di che –forse per merito delle 301 tacche di De Corato?- il loro numero si sarebbe drasticamente ridotto. Un esodo di sette-ottomila "scarti umani", più tenaci da debellare che non gli stessi topi, come graziosamente dichiara il leghista Matteo Salvini, aspirante vicesindaco, realizzato dunque in un biennio, alla chetichella? Chi ha visto le carovane dei partenti, con i materassi sulle spalle e i bambini per mano? Dove sono andati, con quali mezzi di trasporto s'è conclusa la "derattizzazione"? E come mai, dall'alto dei suoi 301 sgomberi, il cow-boy De Corato può citare solo 32 casi di rom stranieri rimpatriati per motivi di sicurezza dal 2007, più altri 143 segnalati (pro forma) alla prefettura per cessazione dei diritti di soggiorno?

E' buffo a dirsi, ma a Milano sono certamente più numerosi i nomadi romeni allontanati dai campi e rimpatriati senza clamore da parte del volontariato sociale –magari con qualche centinaio di euro d'incoraggiamento in tasca- per tutelare i faticosi processi d'integrazione di chi vi risiede. Ora però c'è un'altra faccenda che i cacciatori cittadini dei rom vivono con imbarazzo. A furia di promettere la chiusura degli insediamenti abusivi, tra uno sgombero e l'altro toccherebbe loro impiegare nei campi autorizzati e/o in fornitura di alloggi popolari una parte almeno dei milioni di euro già da tempo messi a disposizione della Prefettura. Col risultato di mandare in bestia i leghisti più accesi, che si sentono traditi non solo da Maroni ma perfino da Salvini. Nel quartiere di via Padova, per protesta contro il campo autorizzato di via Idro, hanno da poco stracciato la tessera del Carroccio una decina di militanti. Contro i rom, trovi sempre qualcuno disposto a essere più cattivo di te. Peccato siano così pochi.

 
Di Fabrizio (del 21/06/2009 @ 09:09:44 in Italia, visitato 1250 volte)

A Milano, sotto il cavalcavia di Bacula c'è un nuovo insediamento di Rom cacciati da altri rifugi, nonostante le parole del vicesindaco De Corato che assicurasse come l'area fosse stata chiusa e "messa in sicurezza". Continua la politica di giocare a guardie e ladri. CITYROM è tornato lì sotto, quella che segue è la sua inchiesta.

Giugno 20, 2009: Quando sono arrivato al cavalcavia Bacula, tra piazza Stuparich e piazzale Lugano, pochi giorni dopo lo sgombero, c’erano ancora persone sotto le arcate. Mi hanno raccontato che fino ad allora avevano dormito all’aperto, accanto all’insediamento distrutto, e che stavano per partire per la Romania come anche tanti altri stavano facendo. Molti invece avevano deciso di restare a Milano e si erano sistemati in zona Lambrate e in un edificio abbandonato a pochi passi dal cavalcavia in piazzale Lugano. Ci sono stato, al secondo piano alcune famiglie avevano organizzato una "casa" con dei materassi, un tavolo recuperato e tre tende da campeggio.

Per anni quest’area, alla periferia nord di Milano, ha ospitato diversi insediamenti abusivi di rumeni di etnia rom, più volte sgombrati e più volte risorti.

Quell’area l’abbiamo sgomberata quattro volte, mi avevano raccontato a dicembre i responsabili del Nucleo problemi del territorio della Polizia locale di Milano. Abbiamo detto in modo chiaro all’Amministrazione che per mettere in sicurezza il cavalcavia Bacula bisognava costruire un muro di cemento armato. Dopo lo sgombero dell’anno scorso, sotto il ponte il Comune ha messo dei dissuasori "New Jersey" di due metri in modo che l’area non venisse occupata di nuovo. In realtà hanno usato i dissuasori come letti… Hanno sfondato il muro che divide il cavalcavia Bacula dal C.A.M. (Centro Aggregazione Multifunzionale) del Comune di Milano, che ospita anche una scuola materna. Vanno nel giardino della scuola e si lavano alla fontanella, defecano, stendono i vestiti e fanno il barbecue.

Il 31 marzo 2009, dopo una campagna mediatica durata più di un mese che dava voce agli esposti degli abitanti del quartiere e denunciava l’emergenza igienico-sanitaria del campo, l’illegalità che vi proliferava e i conseguenti problemi di sicurezza, il Comune di Milano ha per l’ennesima volta sgombrato l’insediamento. Questa volta, però, seguendo le indicazioni della Polizia locale, dopo lo sgombero, l’area è stata "messa in sicurezza". L’accesso all’area sotto una parte del cavalcavia è stato chiuso con una recinzione in ferro alta tre metri; il terrapieno in pendenza da cui si scendeva dal cavalcavia nell’insediamento è stato sbancato e ora è una sorta di muro di terra alto qualche metro; l’arcata del ponte sotto cui sorgeva l’insediamento più piccolo è stata chiusa utilizzando la terra ricavata dallo sbancamento.

Prima dello sgombero il Comune aveva offerto dei posti letto nei dormitori pubblici per le donne e i bambini, come era avvenuto già in passato. Ma la proposta prevedeva che le famiglie si sarebbero dovute dividere, così tutti hanno rifiutato. Le associazioni che avevano lottato perché si trovasse una soluzione abitativa per gli abitanti, sono riuscite a sistemare 25 persone – le famiglie con figli che vanno a scuola – alla Casa della Carità, e una famiglia con una figlia disabile nel campo comunale di via Triboniano. Per tutti gli altri, almeno duecento persone, non ci sono state iniziative.



Dopo che i giornali hanno dato la notizia dell’imminente sgombero, sono ritornato più di una volta a visitare la baraccopoli per documentare cosa stava succedendo e capire quali erano i motivi che rendevano urgente l’intervento delle forze dell’ordine. Ho così raccolto diverse testimonianze.

Sunita abitava in una piccola baracca, fatta di materiali di scarto e rivestita di stoffa. La prima volta che l’ho incontrata erano le tre del pomeriggio e si trovava insieme alla famiglia all’interno della baracchina. Aveva in braccio il figlio di tre anni, la suocera era sdraiata sul letto insieme alla figlia e al suocero che dormiva.

Mio marito, mi ha raccontato Sunita, è scappato con un’altra donna e io sono rimasta qui con mia suocera. Se vuole tornare io l’aspetto.

La loro baracca era isolata rispetto alle altre e si trovava nel campo antistante il cavalcavia, addossata al muro che separa questo spazio dai binari delle ferrovie Nord. Era costituita da tre moduli di due metri per tre: in uno c’era la cucina e negli altri due i letti.

Se ci sgombrano porteremo con noi solo le coperte e i vestiti, il resto lo lasceremo qui, non abbiamo la macchina.

Quel giorno sono rimasto a parlare con loro per un po’. Mi hanno raccontato che la casa che avevano in Romania l’avevano venduta dopo la morte del figlio maggiore per pagare il funerale e che l’anno scorso era morta la figlia di Sunita, dopo solo quarantatre giorni di vita. Abbiamo fatto il funerale al campo di via Triboniano, dietro il cimitero maggiore. Vivevano facendo l’elemosina. Mentre Student, il capo famiglia, non lavorava e si occupava di accompagnare i figli di otto, dieci e tredici anni a scuola. Oggi ho guadagnato solo cinque euro. Mia suocera non ha raccolto nulla perché la polizia l’ha cacciata via. Esco tutte le mattine alle sei per arrivare solo alle 8.30, non ho soldi per pagare il biglietto e i controllori mi fanno scendere continuamente. Vado a Bollate, Varese, Cittiglio, Gavirate. A Milano no, perché non ho un posto dove stare. Mi fermo davanti a un supermercato, una chiesa o un cimitero. Il massimo che ho raccolto in una giornata sono stati 25 euro. Oggi tutti mi dicono che sono in crisi.



Vasil un uomo silenzioso con l’aria seria, parlava un buon italiano. Mi ha raccontato che è arrivato in Italia nel 2002. Perché hai scelto l’Italia?, gli ho chiesto. Per la lingua. Sapevi che saresti andato a vivere in una baraccopoli? No, prima di venire in Italia sono stato sei mesi in Spagna e ho abitato in un appartamento in affitto. E in Italia? I primi mesi ho abitato a Triboniano (una grande baraccopoli abusiva alle spalle del Cimitero Maggiore), appena ho trovato un lavoro sono andato via dai campi e ho preso un appartamento in affitto e finché ho avuto un lavoro sono stato in appartamento. Poi, per forza di cose, non avendo più soldi, ho lasciato l’appartamento e sono ritornato a vivere in un campo.

Vasil mi ha raccontato che l’appartamento si trovava a Sesto San Giovanni, era composto da due stanze da letto, un soggiorno, una cucina e un bagno e che pagava 650 euro di affitto. Abitava insieme alla moglie e ai quattro figli che l’avevano raggiunto in Italia appena lui si era sistemato. E che poi era rimasto solo con la moglie. I figli dopo aver lasciato la casa erano ritornati in Romania. Ho una figlia di 27 anni sposata con due figli, una figlia di 23 anni e uno di 22 che vanno all’università e un’altro di 13 anni che va anche lui a scuola. In Romania ora vivono in una casa in muratura con un giardino piccolo che ho comprato nel 1989. Vasil ne parlava con orgoglio.

A Milano la sua baracchina si trovava insieme ad altre otto sotto uno delle campate del Cavalcavia Bacula. Era grande due metri per tre, al suo interno c’era spazio solo per il letto. Anche la sua era fatta con assi di legno e interamente rivestita di stoffa. Aveva una piccola finestra per fare entrare un po’ di luce naturale.

Vasil chiudeva con un piccolo lucchetto la sua baracchina. Anche se il campo era abitato da persone del suo stesso villaggio probabilmente non si fidava di loro. Si sentiva diverso e fuori luogo, non amava vivere in quelle condizioni.

Mi capitava spesso di incontrarlo insieme alla moglie seduto su un telo nel grande spazio all’aperto su cui si affacciavano i due insediamenti abusivi.

Questo luogo che tutto l’inverno era stato utilizzato come passaggio e come deposito per la spazzatura era diventato con le prime giornate di sole anche un luogo di ritrovo dove si riunivano in piccoli gruppi alla luce del sole. Dopo un inverno passato sotto i ponti, nascosti e protetti, gli abitanti di questa baraccopoli erano tornati alla luce, visibili e di nuovo ingombranti.

Marco abitava poco distante da Vasil. La sua baracchina era appena fuori dall’arcata del ponte in un punto in cui le case di legno formavano un piccolo slargo sempre affollato di gente, seduta davanti alle proprie baracche, che passava la giornata chiacchierando, bevendo una birra o mangiando carne o ciorba, una zuppa che le donne cucinavano sulle braci.

Quando ho conosciuto Marco era il compleanno di suo figlio piccolo e l’ho accompagnato a comperare una torta per festeggiare l’evento. Mi ha raccontato che il giorno dopo il figlio e la moglie sarebbero partiti per la Romania perché, in vista dello sgombero, era diventato troppo pericoloso restare lì.

Lo incontravo spesso seduto con altri in quella piazza informale ed era tra quelli che parlavano di meno. Quando gli ho chiesto di raccontarmi la sua storia, lui che non voleva farla sentire agli altri, si è alzato, ha afferrato un tavolo e mi ha chiesto di seguirlo. Dieci metri più in la ci siamo messi attorno al tavolo, in piedi, e ha iniziato a raccontare. Sono arrivato in Italia quattro anni fa. Prima ero da solo poi è venuta mia moglie e mio figlio. Ho cinque figli, uno di 22 anni, sposato. Abitano in Romania in una roulotte che ho comprato qualche anno fa. Prima abitavo nella casa di mio padre. Quando è morto, la casa è andata al più piccolo dei miei sei fratelli. Lavoro solo due ore alla settimana in una trattoria.

Il suo racconto però è stato interrotto quasi subito da due ragazzi che si sono avvicinati e hanno iniziato a parlare con me. Uno di loro voleva chiamare il suo datore di lavoro, l’altro invece voleva farmi vedere un documento. Marco era infastidito ma non è riuscito a respingerli. Non ci siamo più visti.

Flora abitava nell’insediamento più popoloso sorto sotto la grande piastra di cemento del cavalcavia. Era tra le poche persone che erano tornate subito dopo lo sgombero del 4 luglio a riabitare il ponte. Dormiva con i figli su dei materassi sistemati tra i dissuasori.

Poco prima dello sgombero le baracchine sotto il ponte erano decine. Così piccole da contenere appena un letto e una stufa. Siamo in tanti e c’è tanta sporcizia, raccontava Flora. Il vostro paese, la vostra terra ci hanno trattato tanto male. L’altra sera c’era tanta gente che urlavano e gridavano. Mio Marito la notte non dorme più perché ha paura che bruciano qualcosa.

La Lega Nord aveva organizzato un corteo di circa cinquanta persone contro l’insediamento abusivo.

Dopo il primo periodo in cui dormiva sui materassi Flora aveva costruito anche lei la sua baracchina, all’esterno della quale c’erano tante cose raccattate in giro: un frigobar, un frigorifero, una cucina a gas, una pila di batterie, sedie e divani. L’ultima volta che l’ho incontrata, Flora si trovava ancora nello stesso punto dell’insediamento, dove il ponte confina con il parco del Centro di Aggregazione Multifunzionale (C.A.M.) di via della Pecetta. La parrocchia di Santa Elena ci ha aiutato molto, mi ha raccontato. Nessuno conosce meglio di me Don Matteo. Faccio l’elemosina davanti la sua chiesa. Al centro di ascolto prendo da mangiare una o due volte al mese. Mi caricano la bombola.



A Bacula ero stato la prima volta il 4 luglio 2008, dopo uno dei tanti sgomberi che questa comunità, proveniente dalla città romena di Draganesti-Olt, ha subito. Anche allora l’insediamento era stato completamente distrutto e l’area era stata bonificata dal Comune di Milano. E anche allora, pochi giorni dopo, qualcuno era ritornato in Romania e qualcun altro era già ritornato ad abitare l’area.

Da quando il Comune ha inaugurato la "politica della sicurezza" il copione è sempre lo stesso. Il nucleo problemi del territorio della Polizia locale di Milano monitora il territorio, scheda le occupazioni abusive sparse per la città, e valuta quando è urgente predisporre lo sgombero. L’amministrazione comunale, ora in accordo con il prefetto-commissario all’emergenza rom, avvia una campagna mediatica che ha due obiettivi: dimostrare l’azione del governo e comunicare agli abitanti che dovranno andare via, da soli o con la forza. A quel punto, naturalmente, le associazioni che operano all’interno del campo lanciano il loro appello, e denunciano le condizioni di degrado e inumanità in cui sono costretti a vivere i rom a Milano.

L’opinione pubblica si convince che il problema si sta risolvendo ma in realtà i rom continuano ad andare e venire dalla Romania e a vivere illegalmente in città.

sp

 
Di Fabrizio (del 03/04/2008 @ 09:09:28 in media, visitato 1472 volte)

Segnala Maria Grazia Dicati

di GAD LERNER

"Nutrire il pianeta", è l'ambizioso tema dell'Expo 2015 che ha attirato su Milano i consensi (decisivi) di un'Africa affamata. Ma nel frattempo riuscirà Milano a nutrire le sue poche migliaia di profughi, e magari a rispettarne i diritti umani anche quando impone loro le regole della legalità?
Non sappiamo dove abbiano dormito stanotte le donne incinte e i bambini sgomberati dal campo di via Bovisasca.

Sappiamo solo che la polizia li ha già intercettati nel vagabondaggio prima che raggiungessero altri rifugi illegali come via Colico o il cavalcavia Bacula di Quarto Oggiaro, appositamente ostruito con blocchi di cemento. Né troveranno posto alla Casa della Carità di don Colmegna, completamente satura dopo avere allestito un prefabbricato in cortile per i settanta di via San Dionigi: anche loro sgomberati senza alcuna soluzione alternativa prevista dalle istituzioni. Stava per cominciare l'anno scolastico. Ci furono insegnanti straordinarie che andarono a riprendersi uno a uno i loro bambini dispersi fra campi e dormitori, per dare seguito alla preziosa fatica dell'inserimento sociale.

Sono mesi che le cronache locali tuonano: "Spazzare via i campi rom". Titoli di cui un giorno, troppo tardi, si vergogneranno. Ignorando quel che pacatamente ricordava ieri il sito della Diocesi di Milano: tra gli sgomberati di via Bovisasca (situazione insostenibile che richiedeva un intervento, ma civile) ci sono rom e romeni di altra etnia - che importa? - che lavorano regolarmente nei cantieri della Fiera, con tanto di permesso di soggiorno. Dieci ore al giorno, per sei giorni, pagati 800 euro al mese. Timbreranno il cartellino pure oggi, dopo la notte all'addiaccio, dopo l'inutile tentativo di spostare la baracca un po' più in là, visto che il Comune non ha offerto soluzioni d'emergenza neppure per i figli e le mogli incinte, figuriamoci per i lavoratori della Fiera?

Il dilemma non deve essere considerato fra quelli "eticamente sensibili" da una destra lombarda ansiosissima di salvaguardare la vita nascente, ma indisponibile a scucire un solo euro per villaggi solidali che diano ricovero ai senzatetto già nati. E siccome anche il Partito democratico trova poco glamour rappresentare i diritti degli immigrati, specie se rom, in una campagna elettorale che nel Lombardo-Veneto si affida a capilista confindustriali, il risultato è che in via Bovisasca ci vanno solo gli appassionati di conflitti estremi.


È il set ideale per disfide trash, Daniela Santanché (con o senza tacchi a spillo) contro la candidata rom della Sinistra arcobaleno. Dove tramonta l'idea che Milano, la città che vuole nutrire il mondo, possa cominciare in casa propria a mettere insieme legalità e integrazione. Sgomberi con ricoveri per mamme e bambini. Lavoro regolare per gli immigrati, con soluzioni abitative provvisorie e istruzione garantita ai figli. Cioè proprio le stesse misure elementari che saremmo disposti a finanziare nei campi profughi africani.

In assenza della politica, a ricordarcelo dev'essere ancora una volta l'arcivescovo Tettamanzi: "La legalità è sacrosanta. Ma l'impressione è che qui si stia scendendo abbondantemente sotto i limiti stabiliti dai fondamentali diritti umani". Oppure il Tribunale dei minori che ammonisce il Comune di Milano sui suoi obblighi di tutela dell'infanzia, completamente disattesi.
Sarebbe assurdo suddividere Milano in buoni e cattivi, di fronte alle sue imbarazzanti disuguaglianze e al volto sporco della povertà. C'è da fare fatica, tutti insieme. Ma siamo pur sempre una delle metropoli più ricche e dinamiche del mondo, possibile che nessuno abbia l'autorità e il coraggio di chiedercelo?

(2 aprile 2008)

- sempre su Repubblica -

 
Di Fabrizio (del 20/02/2010 @ 09:09:10 in scuola, visitato 1423 volte)

I continui spostamenti che hanno costretto i nomadi a girare per tutta la città hanno impedito alla comunità di poter proseguire in maniera efficace il proprio percorso di integrazione: lo denunciano non solo loro, ma anche le maestre che si sono occupate dei piccoli alunni rom

Il piccolo Marius, un rom di 10 anni, ha cambiato sette campi nomadi in un anno. Marius vive da alcuni anni nelle baraccopoli di Milano, insieme a una decina di altri bambini con le loro famiglie. Sono stati sgomberati sette volte, ma alla fine sono rimasti sempre nella stessa città.

Il primo campo di Marius nel capoluogo lombardo è stato quello situato presso il Cavalcavia Bacula: lui è arrivato insieme ai genitori e alle tre sorelline nel febbraio del 2009, ma il campo è stato sgomberato un mese più tardi.

Poi si sono trasferiti nell’insediamento di via Rubattino: vi hanno vissuto da aprile a novembre del 2009. Il 20 novembre sono passati nel campo di via Caduti di Marcinelle: un breve soggiorno, visto che le ruspe dello sgombero sono arrivate il 22 novembre.

Il giorno successivo c’è stato l’approdo al campo di Viale Forlanini: è stato un altro soggiorno-lampo, visto che i nomadi sono stati cacciati dopo sole 24 ore. Il “balletto” degli spostamenti ha spinto allora i rom fino al campo della Bovisaca, nella zona popolare della Bovisa. Qua hanno resistito un po’ più a lungo, fino allo sgombero del 30 dicembre.

Il pellegrinaggio è andato avanti, la “tappa” del Capodanno 2010 è stata il campo situato tra via Umbria e via Redecesio. Dopo un mese e mezzo, il 16 febbraio i nomadi hanno fatto le valigie anche da qua per spostarsi al capannone delle “Lavanderie di Segrate”. Ma lo sgombero è avvenuto nella stessa giornata.

Tutta questa “via crucis” ha creato a Marius e agli altri bambini notevoli problemi di integrazione, specie per quanto riguarda l’inserimento a scuola. A denunciarlo sono le maestre delle scuole elementari di via Pini e via Feltre: come ha spiegato un’insegnante dell’istituto di via Feltre, i continui spostamenti hanno provocato ostacoli nei percorsi di integrazione cominciati da docenti e genitori di alunni italiani.

I piccoli alunni rom sono stati dipinti come studenti desiderosi di imparare: ad esempio, sono stati quasi sempre in regola con i compiti. E proprio questa reputazione aveva aiutato i genitori italiani a superare le iniziali diffidenze nei confronti della comunità rom.

Partendo dai bambini, le famiglie italiane avevano cominciato a prendersi cura anche dei loro genitori: molte mamme nomadi hanno infatti ricevuto aiuti per poter andare dal dentista e dal ginecologo.

Le continue peregrinazioni della comunità rom milanese ha però interrotto questo processo di integrazione. I reiterati sgomberi hanno avuto anche ripercussioni economiche sugli enti locali: un volontario della comunità di Sant’Egidio ha spiegato che ogni sgombero costa al Comune fino a 30 mila euro.

 
Di Fabrizio (del 22/12/2012 @ 09:09:10 in Italia, visitato 933 volte)

Con i migliori auguri da: Gruppo sostegno Forlanini, Consulta Rom e Sinti, Naga, European Roma Rights Centre (ERRC).

Milano, 20.12.2012 - Gentili tutti,

in merito all'insediamento informale di via Dione Cassio, temiamo che l'avvenuto accordo con la proprietà per la messa in sicurezza dell'area una volta allontanati gli attuali abitanti sia la prova dell'accelerazione delle procedure di sgombero dello stesso insediamento.

Come già in passato, esprimiamo forti perplessità sulla procedura utilizzata, soprattutto per quel che riguarda il futuro dei soggetti sottoposti a sgombero. Vi proponiamo pertanto le seguenti considerazioni e domande.

  • Non ci risulta che si sia proceduto ad alcuna comunicazione preliminare dei tempi di questa operazione.(1)
  • Non ci risulta sia stata fatta alcuna comunicazione preliminare delle destinazioni dei singoli e dei nuclei familiari. Non riteniamo né civilmente accettabile né operativamente efficace procedere per via imperativa a questa comunicazione nello stesso momento dello sgombero. Si è già verificato in numerose precedenti occasioni – e tra l’altro anche con gli stessi soggetti coinvolti in questo caso – come la proposizione contestuale allo sgombero di una sistemazione alternativa si riveli inutile(2)
  • Sempre in base ai fallimenti passati, crediamo che questa comunicazione avrebbe una ricezione certamente diversa se fosse effettuata da soggetti differenti dagli agenti della polizia locale, che gli abitanti del campo conoscono solo per la loro opera di sorveglianza e controllo (funzioni, sia ben chiaro, legittime), talvolta espletata con modalità fortemente invasive come quelle dei controlli notturni, alla luce delle torce elettriche. Essi sono percepiti - sulla scorta di una lunga esperienza, che risale alle scorse amministrazioni - come esecutori degli sgomberi, e tutt’al più come interlocutori in casi conflittuali o critici. Per questo motivo tali operatori non si prestano, indipendentemente dalla loro condotta, a essere inquadrati come referenti utili alla relazione/comunicazione e quindi ad una soluzione positiva. Non essendo d’altra parte lecito delegare implicitamente o esplicitamente tale compito alle associazioni attive in quel campo, occorrono invece figure competenti sul piano della mediazione sociale e culturale che abbiano ottenuto col tempo una riconoscibilità autonoma in quel contesto.
  • L'unica sistemazione alternativa attualmente prevista per chi ha subito gli sgomberi sarebbe quella di via Barzaghi, non fosse che in realtà questa struttura da un lato è già stracolma e dall'altro è caratterizzata da una cronica non-soluzione delle problematiche dei singoli e dei nuclei lì ospitati, come ben sanno gli abitanti dei campi. Quindi ci domandiamo, posto che la soluzione di via Barzaghi pare impraticabile, se ve ne sia un’altra credibile. Se per ipotesi tutti gli abitanti volessero aderire ad una proposta di alloggio alternativa, dove sarebbero ospitati?
  • Riteniamo inoltre inammissibile l’idea che il Comune possa evitare di offrire un alloggio alternativo giustificandosi col fatto che queste famiglie non avevano accettato l’offerta di sistemazione nella struttura di via Barzaghi in occasione dello sgombero del luglio 2012 dall’insediamento di via Gatto/via Cavriana, poiché proprio le modalità di quello sgombero minarono irrimediabilmente la credibilità della proposta.
  • La ricaduta prevedibile di un allontanamento privo di alternative praticabili perché non convincenti, in un periodo climaticamente pessimo, non può che essere una sicura, ulteriore dispersione degli insediamenti, con conseguente sensibile peggioramento delle condizioni di vita e sconvolgimento degli esili margini di socializzazione positiva conquistati attraverso la scolarizzazione - pur precaria - tentata con alcuni minori.
  • Cosa accadrà ai rom che non lasceranno spontaneamente l’area occupata?
  • Come è emerso da recenti riunioni dedicate al tema sicurezza in zona Ungheria-Mecenate, e ricordando il totale fallimento di una squallida manifestazione neofascista a ciò dedicata, siamo sicuri che quello della presenza dei rom non sia il problema prioritario per la vivibilità della zona né tantomeno l’unico, ma semmai il più immediato e facile “capro espiatorio”.
    Davanti a tali prospettive, vi proponiamo queste riflessioni, certi che essi pongano fortemente in dubbio il carattere risolutivo di provvedimenti come quelli a cui vi state apprestando in termini di civiltà ed efficacia.

Senza voler negare le gravi condizioni sanitarie ed ambientali dell’insediamento, la considerazione di questi aspetti critici e l'acuta consapevolezza della difficile situazione climatica ci spingono invece a proporvi una gradazione nel tempo dello sgombero, con l'immediata attivazione, invece, di specifici e civili dispositivi di “riduzione del danno”, come la connessione all'acqua, l'installazione di servizi igienici, l'attivazione di un servizio di ritiro dell'immondizia, la fornitura di coperte e generi di conforto. Vi invitiamo a riflettere sul fatto che la situazione di illegalità di un insediamento non può né deve impedire procedure analoghe a quelle attivate per altri soggetti nel contesto di un piano antifreddo.

Quanto sopra detto per il campo informale di via Dione Cassio viene inoltre chiesto anche per gli altri insediamenti informali presenti a Milano. Ci risultano infatti sgomberi eseguiti la scorsa settimana nella zona di Bacula senza la presenza di assistenti sociali né l’offerta di proposte alternative per le famiglie.(3)

Confidiamo che questi argomenti trovino ascolto e ci mettiamo a disposizione per un incontro, insieme alle rappresentanze stesse dell'insediamento.
Se la situazione dovesse precipitare, prenderemo pubblicamente una posizione ferma, sulla base delle considerazioni qui avanzate.

Grazie dell'attenzione

Un saluto cordiale

Gruppo sostegno Forlanini, Consulta Rom e Sinti, Naga, European Roma Rights Centre (ERRC).

Lettera indirizzata a:

  • Giuliano Pisapia
    sindaco di Milano
  • Marco Granelli
    assessore alla Sicurezza e coesione sociale
  • Pierfrancesco Majorino
    assessore alle Politiche sociali
  • Mirko Mazzali
    presidente Commissione sicurezza e coesione sociale
  • Marco Cormio
    presidente Commissione politiche sociali
  • Anita Sonego
    presidente Commissione pari opportunità
  • Loredana Bigatti
    presidente Consiglio di zona 4

Note:

  1. Al riguardo si veda il CESCR General Comment n. 7, art. 15 (b), (c), disponibile sul sito http://www.unhchr.ch/tbs/doc.nsf/0/959f71e476284596802564c3005d8d50 ed i par. 37 – 44 tratti da IMPLEMENTATION OF GENERAL ASSEMBLY RESOLUTION 60/251 OF 15 MARCH 2006, ENTITLED “HUMAN RIGHTS COUNCIL” - Report of the Special Rapporteur on adequate housing as a component of the right to an adequate standard of living, Miloon Kothari, http://daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/G07/106/28/PDF/G0710628.pdf?OpenElement
  2. Si consideri il CESCR General Comment n. 7, art. 16, disponibile sul sito http://www.unhchr.ch/tbs/doc.nsf/0/959f71e476284596802564c3005d8d50
  3. Daniela Fassini, “Rom, due sgomberi sotto la neve”, Avvenire, 17 Dicembre 2012, disponibile sul sito http://www.santegidio.org/pageID/64/langID/it/itemID/10449/Rom_due_sgomberi_sotto_la_neve.html 
 
Di Fabrizio (del 03/04/2009 @ 09:07:23 in Italia, visitato 1222 volte)

Sugli organi di stampa gira la notizia che questa volta lo sgombero del campo ROM di via Bacula di lunedì 30 marzo (vedi QUI ndr) è stato effettuato offrendo a tutti delle alternative abitative.

Questo era quello che il Tavolo Rom, composto da tutte le realtà associative che si occupano di Rom e Sinti a Milano si auspicava, tanto è vero che nelle ultime settimane, con diverse modalità, si era chiesto a Comune e Prefetto di non procedere allo sgombero se non dopo aver trovato delle alternative umanamente accettabili

Quello che è successo invece è il solito sgombero senza soluzioni.

Sì, perché va detto che le soluzioni offerte dal Comune, che le famiglie hanno rifiutato, erano le soluzioni solite, quelle che prevedono lo smembramento delle famiglie, tanto è vero che le quattro famiglie a cui è stata proposta una soluzione diversa, che tenesse insieme le famiglie e non separasse donne, uomini e bambini, l’ hanno accettata.

Quello che ci chiediamo è: perché solo quattro famiglie e non tutte?

Come si è potuto accettare che le altre famiglie fossero condannate a girare per la città sotto la pioggia, senza riparo e senza cibo? Con quale criterio i “meritevoli” sono stati accolti, e gli altri cacciati?

L’aggravante dello sgombero di via Bacula è proprio l’inganno,

Era stato detto che le soluzioni c’erano per tutti, e cosi non è stato.

Il risultato è che ancora una volta non si è affrontato il problema della situazione disastrosa in cui vivono i Rom nella città di Milano, accampati in campi di fortuna, senza un vero alloggio, senza acqua, senza servizi.

Dopo lo sgombero di Bacula ci sono solo ancora più famiglie con bambini piccoli in giro per la città, sotto la pioggia e senza prospettiva se non quella di finire in un altro luogo abusivo, da cui verranno di nuovo sgomberati, anche perché le elezioni si avvicinano, e bisogna dimostrare fermezza contro i deboli.

Il Tavolo Rom non si stancherà di ribadire che questa politica è fallimentare, umilia i diritti delle persone, metti donne, uomini e bambini in situazioni inacettabili, e continuerà ad agire con tutti gli strumenti possibili, sia politici che del diritto, affinché anche a Milano venga ristabilito il diritto di tutti a condizioni di vita dignitose.

Tavolo Rom Milano

 

Da milano.blogosfere.it (vedi QUI ndr). In calce, due video girati la scorsa proiezione milanese del 15 aprile.

Parlare di rom senza pregiudizi è un'impresa molto difficile, specialmente adesso e specialmente a Milano dove ogni tre per due sgomberano campi e continuano a "spostare" il problema senza affrontarlo in maniera definitiva. Qualche settimana fa era stata sgomberata la baraccopoli della Ghisolfa, e solo due giorni fa quello in viale Cassala e via Giordani.

Due registi milanesi, Toni­no Curagi e Anna Gorio, hanno provato a raccontare la vita di un campo rom, e più precisamente quello in via San Dionigi 93 in un documentario. "Via San Dionigi 93" è stato prodotto dalla Provincia di Milano ed è stato presentato allo Spa­zio Oberdan.

Noi lo abbiamo visto: si tratta di 70 minuti di film tratti da oltre 50 ore di girato. Le riprese sono durate più di due anni. E' uno squarcio di vita quotidiana del campo rom situato vicino all'abbazia di Chiaravalle, che è stato colpito più volte da incendi ed è stato distrutto dalle ruspe comunali nel 2007. E che proprio qualche giorno fa è tornato alla ribalta.

Non c'è commento, non ci sono interviste: la videocamera diventa volutamente un occhio indiscreto che curiosa senza intervenire e mostra la realtà così com'è (a tratti però ci si perde un po', ma è l'effetto realtà se così possiamo chiamarlo).

Anche se in alcuni momenti si vorrebbe approfondire di più il tema che si sta trattando (e vedere di più) il risultato è un quadro sommario che è molto utile per chi lo guarda per osservare una realtà che spesso conosciamo solo dalle pagine della cronaca. Sarebbe bello vedere anche un "sequel", con altri spezzoni di documentario.

Abbiamo avuto l'opportunità di fare una breve chiacchierata con i registi

 

 
Di Fabrizio (del 13/03/2010 @ 08:56:51 in Italia, visitato 1131 volte)

Leggo

Le temperature rigide e la neve che cade da ieri pomeriggio su Milano, non hanno fermato gli sgomberi di campi rom nel capoluogo lombardo i cui ormai ex occupanti sembrano essere gli unici ad aver subito disagi dalla nevicata fuori stagione che non ha avuto ripercussioni sulla viabilità. Secondo quanto ha spiegato l'Opera Nomadi, nonostante la inclemenza del tempo, la polizia locale ha effettuato due sgomberi tra ieri ed oggi in altrettanti campi. Gli agenti della polizia locale sono intervenuti infatti ieri un campo nomadi in via Bonfadini, dove avevano trovato rifugio una quarantina di persone, mentre oggi analoga iniziativa è stata adottata nella zona di via Bacula. «Mentre il maltempo continua ad imperversare e la neve cade da ore su Milano - spiega Maurizio Pagani, presidente dell'Opera Nomadi di Milano - gli sgomberi delle famiglie rom dai quartieri della città non subiscono interruzione. L'emergenza freddo del Comune di Milano da anni non contempla le condizioni di vita di chi è pi— esposto ai rigori dell'inverno e nemmeno la protezione Civile viene mai impegnata in attività essenziali di aiuto alle persone rom in difficoltà». Pagani conferma che ieri, gli sgomberi «hanno riguardato 40 persone di gruppo romeno, accampate in via Bonfadini, zona sud est, e oggi è toccato ad alcune decine di rom, donne e bambini compresi, ritornati a cercare per l'ennesima volta riparo sotto il Ponte Bacula, in zona Nord». A giudizio di Pagani si tratta, peraltro di sgomberi «inutili che non risolvono il problema e non disincentivano la presenza di persone sfollate che rimangono in numero uguale, ma che sembrano essere la sola risposta pubblica alla mancanza di politiche di accoglienza abitativa e integrazione sociale». Secondo le informazioni raccolte dall'Opera Nomadi di Milano, inoltre «aumentano le denunce su interventi della Polizia Locale che violando i beni privati delle persone da allontanare, esercitano anche forme odiose di condizionamento psicologico con la minaccia di sottrazione dei minori dalle loro famiglie, nel caso che queste si oppongano all'intimazione di abbandonare le loro case precarie e averi di prima necessità». «In questo quadro di mancanza assoluta di governo dei problemi emergenziali della città - spiega Pagani - il Comune dichiara di voler procedere anche allo smantellamento dei campi comunali abitati dai rom italiani. Nel frattempo, i milioni di euro messi a disposizione dal Governo per risolvere la questione abitativa dei rom nelle città non trovano alcun utilizzo, per mancanza di idee e volontà di aiutare le famiglie rom ad uscire da una delle condizioni sociali più gravi d'Europa» Infine ecco l'appello di Maurizio Pagani: «Per l'ennesima volta chiediamo la sospensione di qualsiasi intervento di allontanamento di persone senza la possibilità di una ricollocazione temporanea sicura».

 
Di Fabrizio (del 02/04/2009 @ 08:53:29 in Italia, visitato 1178 volte)

Da Roma_Italia

QUI il testo originale in inglese ed un minivideo in italiano. QUI invece l'appello di Amnesty International di due settimane fa

31 marzo 2009 - I Rom che vivevano sotto il cavalcavia Bacula nel nord di Milano [...] martedì sono stati sgomberati a forza dalle autorità locali. Secondo la stampa locale, 70 dei circa 150 Rom che vivevano lì sono stati dispersi senza una sistemazione alternativa.

Alcune famiglie sono già state rialloggiate in strutture private. Una famiglia ha accettato riparo temporaneo nel dormitorio cittadino.

Non risulta ci sia stata una consultazione con la comunità sullo sgombero proposto, ne tentativi consistenti di identificare con loro una qualsiasi alternativa fattibile allo sgombero. Appare che le autorità non hanno preparato nessun piano per un'adeguata sistemazione alternativa o discusso di questo con gli interessati.

La pratica del comune nelle precedenti occasioni è stata di offrire alcune forme di rifugio a breve termine (settimane o pochi mesi), e soltanto alle donne e ai bambini piccoli, nei dormitori cittadini per senza tetto. In alcuni casi, in questa occasione, sembra che non sia stata fatta nemmeno questa offerta.

Prima di essere sgomberata, la comunità viveva in tende e baracche sotto il cavalcavia Bacula, senza acqua corrente, fognature o elettricità. Senza sistemazione alternativa, le famiglie si sposteranno in un altro campo improvvisato o rischiano di essere completamente senza riparo.

La maggior parte dei Rom che vivevano nel campo di Bacula hanno alle spalle almeno uno sgombero forzato. Circa 110 di loro si ritiene siano stati sgomberati a forza, nell'aprile 2008, da un altro campo non autorizzato della città, in via Bovisasca.

Di questi 110, almeno 100 sono stati probabilmente sgomberati a forza, nell'ottobre 2007, dallo stesso campo di Bacula dove vivevano ora. Diversi dei precedenti sgomberi forzati hanno comportato la distruzione di proprietà, incluse baracche, vestiti, materassi ed in qualche caso, medicine e documenti.

© Amnesty International

 
Di Fabrizio (del 17/11/2011 @ 08:51:49 in Italia, visitato 1470 volte)

Permettete due parole?

Dopo aver accusato la Moratti di razzismo per anni, Pisapia supera De Corato i nomadi: a Milano li chiudono in un recinto

«Abbracciamo i nostri fratelli rom e musulmani». L'invito era stato urlato in piazza dal leader di Sel, Niki Vendola, il giorno della vittoria alle Comunali di Giuliano Pisapia. Sei mesi dopo i fratelli sono già diventati nemici. Dopo aver ricevuto consulte di nomadi a Palazzo Marino, annunciato liste di attesa per le case popolari e preparato progetti per l'acquisto di cascine in provincia di Pavia, la giunta ha deciso di alzare un muro fra gli zingari e la città. Un muro che nelle intenzioni dovrebbe impedire ai rom di accamparsi sotto le volte del ponte Bacula, ma che simbolicamente mette a nudo l'ipocrisia di chi da sempre si professa amico dei nomadi.

Il ponte ferroviario di piazzale Lugano dal 2008 è diventato il rifugio di decine di disperati. La giunta Moratti lo ha più volte sgomberato fino a realizzare nell'estate del 2009 - su proposta dell'allora vice sindaco Riccardo De Corato - una cancellata in acciaio per impedire la costruzione di tende e casupole di fortuna a due passi dai binari. Dopo mesi di tregua, gli zingari sono tornati. Complice il clima di "tolleranza" e la decisione di revocare alla polizia locale il compito di vigilare sul territorio. Subissato di lettere di protesta, il Comune ha deciso di intervenire. Nessuno sgombero all'orizzonte. Palazzo Marino intende costruire un muro che impedisca ai rom di accamparsi sotto il cavalcavia, come ha annunciato l'assessore alla Sicurezza Marco Granelli.

«L'ipocrisia di questo annuncio è sotto gli occhi di tutti – tuona De Corato -. Questa giunta prima accoglie i rom nella sede del Comune promettendo cascine e case popolari e poi pensa di risolvere un problema grave come questo con un muro». Che, fra l'altro, potrebbe dimostrarsi assolutamente inutile. «I rom sono ottimi muratori. Se si costruisse un muro loro praticherebbero un buco nel giro di qualche giorno, e lo attraverserebbero – prosegue l'ex numero due di Palazzo Marino -. Per risolvere il problema del ponte Bacula bisogna chiedere l'immediato intervento delle Ferrovie dello Stato, che hanno l'obbligo di mettere in sicurezza l'area. E realizzare un cancello di acciaio inossidabile, da far pagare alle stesse Ferrovie. Questa severità di facciata, con la quale questa amministrazione pensa di prendere in giro i cittadini, non potrà attaccare».

Ne è convinto anche il capogruppo della Lega a Palazzo Marino, Matteo Salvini. «Questa giunta non è credibile – conferma -. Parla adesso di un muro, dopo che la Lega ha fatto tre sopralluoghi per denunciare la situazione del ponte». E poi ci sono i dissidi interni, perché se da una parte il Comune pensa al muro, dall'altra il consiglio di Zona 8 – maggioranza di centrosinistra – ha appena approvato un documento che prevede di integrare quei nomadi offrendo loro una casa. «Credo che sia il caso che si mettano d'accordo – conclude Salvini -. Questa maggioranza è allo sbando, mentre il piano Maroni resta fermo. Fra l'altro, l'unica soluzione per il cavalcavia è la recinzione che avevamo realizzato noi. Non certo un muro».

di Daniela Uva - 16/11/2011

Commenti:
Mettete un bel cancello in acciaio così dopo dieci minuti ve lo hanno già fregato, ridotto a pezzi e rivenduto ai ferrivecchi. Quanto patetici siete a Milano. Una bella grata attraversata da 20.000 Volt non sarebbe meglio? Pensateci. di Alvit


Dalla redazione di Mahalla: Direi che quei casinisti di Libero stavolta hanno centrato in pieno.

Se proprio devo trovare un difetto, l'introduzione mi sembra confusa come al solito, ma la cronaca non sbaglia: a Milano c'è una giunta che (quatta quatta, zitta zitta) sta portando avanti la stessa politica che nei loro tempi d'oro De Corato e Salvini conducevano con rulli di tamburo. Ovvio che i due siano quantomeno agitati: pensavano che il copyright fosse loro, non di un Granelli ultimo arrivato!

Un appunto al simpatico commentatore: secondo me il cancello d'acciaio andrebbe benissimo; ormai con la crisi che c'è, si parte la mattina col furgone a raccogliere metallo, si gira tutto il giorno, e la sera si torna a casa distrutti avendo guadagnato 10 euro (se va bene). Mi sembra però che metterci la corrente a 20.000 volt sia un po' dispendioso (per non parlare dei pericoli per ponte, ferrovia ecc.), costerebbe di meno un comunissimo allaccio per la corrente civile. O forse ho capito male io le intenzioni???

 
Di Fabrizio (del 13/12/2008 @ 08:45:05 in Italia, visitato 1441 volte)

Ricevo da Piero Maria Maestri

Ciao a tutte/i,

ieri pomeriggio (10 dicembre, ndr) ho partecipato ad un incontro con il Prefetto (in qualità di Commissario straordinario alla "emergenza Rom") con una delegazione della Commissione consiliare Servizi sociali della Provincia.

Voglio condividere con voi alcune informazioni che ci ha fornito – magari le avevate già registrate, e in questo caso mi scuso – e alcune riflessioni.

Sui numeri. I dati del censimento parlano di 3531 "nomadi" presenti nel territorio della Provincia di Milano tra campi autorizzati e abusivi. A questi, secondo il Prefetto vanno aggiunti circa 500 persone "itineranti", presenti cioè ora in un comune ora in un altro.

Sempre secondo il Prefetto altre 800/900 persone (soprattutto neocomunitari) sarebbero andate via per evitare il censimento. Tra parentesi, il censimento si sarebbe svolto in maniera tranquilla con qualche caso di polemiche (come via Impastato "a causa dell’orario in cui si è svolto" – sic!).

In sostanza, nella provincia ci sarebbero stati nella scorsa primavera circa 5000 "nomadi": più o meno quello che le ricerche più serie sostengono da anni.

Alla faccia dei Penati e DeCorato di turno che hanno parlato di 10.000, poi 25.000, di "invasione eccetera.

E alla faccia del Ministro Maroni che alla presentazione del censimento (vedi comunicato che vi allego) parlava di 12.000 allontanatisi all’inizio di giugno (a meno che fossero tutti a Roma e Napoli….).

Per meglio specificare:

  • nei 12 campi autorizzati nel Comune di Milano ci sono 1331 persone (di cui 601 minori) – 587 italiani;
  • nei 18 campi non regolari del Comune di Milano ci sono 797 persone (299 minori) – 109 italiani, 307 comunitari, 380 extracomunitari e 1 apolide;
  • nei 9 campi autorizzati nel resto della provincia 363 persone (134 minori), in maggioranza italiani;
  • nei 34 comuni con presenza di insediamenti irregolari ci sono 1071 persone (422 minori) – di cui 526 italiani.

A questi vanno appunti aggiunte circa 500 persone "itineranti".

Anche in questo caso, come sostengono le ricerche più credibili, circa il 35-40% dei "nomadi" sono cittadini italiani.

Capitolo minori (ai quali, parole del Prefetto "a nessuno sono state prese le impronte digitali").

Prendendo i dati delle presenze nel comune di Milano, nei campi autorizzati su 359 bambine/i in età scolare, 341 risultano iscritti alle scuole e di questi 299 sarebbero frequentanti!

Nei campi irregolari su 299 minori (mi manca il dato di quelli in età scolare, che presumo sia intorno a 220/250…) 208 risultano frequentare le scuole dell’obbligo.

Non sono così convinto che i dati siano così "idilliaci" (scherzo: un centinaio di bambini che non frequentano la scuola dell’obbligo è una sconfitta per tutti noi…), ma in ogni caso i soliti dati allarmistici (il solito Penati parlava del 3% di bambini Rom frequentanti le scuole!) sono piuttosto ridimensionati.

Resta il problema di una politica inadeguata a garantire la scolarizzazione dei Rom, assolutamente possibile visti i numeri di bambine/i di cui si sta parlando.

A questo punto, secondo il Prefetto, si dovrà avviare la "Fase B2, quella della "razionalizzazione delle presenze".

In primo luogo si sta approntando (con il Comune di Milano) un regolamento della presenza nei campi (che parte anche dai Patti di legalità…), di cui non siamo riusciti ad avere la bozza, anche perché sarà in discussione anche nel gruppo di lavoro specifica presso il Ministero dell’Interno (come dice un comunicato del Ministero "con i Prefetti di Roma, Milano e Napoli, Commissari straordinari per l’emergenza relativa agli insediamenti di comunità nomadi, e con i rappresentanti del ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, del ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, e con il presidente dell’UNICEF").

L’ipotesi è comunque quella di far gestire i campi (quello continua a essere il nome, alla faccia del "zero campi"!) ad un "gestore sociale", che farebbe anche "servizio di portierato, vigilanza e collaborazione con il Comune". Si vorrebbe scegliere per questo il terzo Settore (olè!).

Una volta fatto il regolamento "si vorrebbero evitare nuove presenze".

Dalle risposte ad alcune domande rivolte (tralascio qualche battutina polemica che è stata rivolta al Prefetto) risulta anche che:

  • non esiste alcun progetto per gli attuali insediamenti "abusivi" – ribadendo che negli ultimi tempi non sono stati fatti veri sgomberi e solo per ordinanze, sicurezza ecc. Si penserebbe a nuove localizzazioni nei comuni ("ma i sindaci non sembrano molto disponibili…");
  • il Prefetto sarebbe propenso a chiedere poteri su tutto il territorio della Lombardia (perché in provincie come Cremona, Mantova ecc. ci sarebbero più spazi vuoti. Tenete conto che il Prefetto già altre volte ha fatto capire di ritenere "spazio vuoto" il verde agricolo!!!) ;
  • per l’emergenza il Commissario ha un finanziamento di 1 milione di Euri (non ancora arrivati, peraltro);
  • il Prefetto ha eluso la domanda sul coinvolgimento del "Tavolo Rom" (reso superfluo dai poteri commissariali, pare di capire) e tantomeno risulta interessato ad un coinvolgimento di rappresentanti dei Rom ("anche perché rifiutano qualsiasi tipo di regolamento"…).

Questo l’incontro. Nulla di nuovo, quindi, ma solamente la conferma che non esisteva né esiste alcuna "emergenza Rom"; che di fronte alla vera emergenza (2000 donne, uomini e bambini in condizioni disperate e in questi giorni sotto la neve) non esiste alcun progetto (anzi, De Corato parla di sgombero di Bacula a gennaio!); che i Rom sono solamente materia di scontro elettorale e di propaganda sicuritaria.

Vi abbraccio tutte/i, Piero

 
Di Fabrizio (del 17/03/2009 @ 08:30:54 in Italia, visitato 1834 volte)

Ivana K Roman su Facebook mi ha rimproverato per questo articolo sulla Serbia, scrivendomi che l'Italia ha molto da imparare da quel paese sulla tutela dei Rom... Probabilmente ha ragione, ecco che proprio la Milano dell'Expo è finita sotto le critiche di Amnesty International (file PDF). Per il momento sta circolando in inglese, provo a tradurlo

Le autorità di Milano stanno preparandosi a sgomberare di forza una comunità di circa 150 Rom che vivono sotto un cavalcavia a nord nella città. Secondo i giornali locali, hanno annunciato che lo sgombero avverrà tra il 13 e il 30 marzo.

Per la legge italiana, le autorità pertinenti dovrebbero notificare ad ogni individuo, o pubblicare nei modi previsti dalla legge un ordine o un avviso ma, secondo le informazioni disponibili ad Amnesty International, non l'hanno fatto. Dato che l'ordine non è stato formalizzato, la comunità non può ricorrere attraverso i tribunali e fermare o posporre lo sgombero.

Non ci sono state consultazioni con la comunità sul minacciato sgombero, o alcun tentativo di identificare assieme qualsiasi alternativa attuabile. Appare che le autorità non hanno preparato nessun piano per un'adeguata sistemazione alternativa o ne hanno discusso con i diretti interessati. L'atteggiamento della municipalità nelle occasioni precedenti è stato di offrire qualche forma di riparo nel breve termine (settimane o pochi mesi), e soltanto per le donne e i bambini piccoli, nei dormitori per senzatetto. In alcuni casi sembra che neanche questa offerta sia stata fatta. Attualmente la comunità sta vivendo in tende e baracche autoprodotte sotto il ponte di Bacula, senza acqua corrente, fognature o elettricità. Senza una sistemazione alternativa, le famiglie dovranno spostarsi in un altro accampamento improvvisato o restare senza riparo.

La maggior parte dei Rom che vivono nel campo di Bacula hanno precedentemente sperimentato almeno uno sgombero forzato. Si ritiene che circa 110 di loro siano stati sgomberati nell'aprile 2008 da un altro campo non autorizzato, in via Bovisasca. Di questi 110, almeno 100 sono stati sgomberati nell'ottobre 2007, dallo stesso campo Bacula dove stanno vivendo adesso. Diversi degli sgomberi precedenti sono degenerati in distruzioni di proprietà, inclusi i ripari, vestiti, materassi ed, in qualche caso, medicine e documenti. Si ritiene che tutti questi sgomberi siano stati portati avanti senza le procedure di salvaguardia richieste dagli standard dei diritti umani regionali ed internazionali, incluso un tempo di preavviso adeguato e ragionevole, un'opportunità di un'autentica consultazione, fornitura di rimedi legali incluso se necessario l'aiuto legale, soluzioni abitative alternative adeguate e compensazione per tutte le perdite. L'Italia è anche sotto l'obbligo di assicurare che gli sgomberi non rendano gli individui senza riparo o vulnerabili alla violazione degli altri diritti umani.

Almeno in 35 a rischio di sgombero hanno meno di 18 anni, e 15 meno di 5. Dieci bambini frequentano la scuola vicino al campo Bacula, nonostante le condizioni di vita davvero difficili; le minacce di sgombero di interrompere la loro scolarizzazione e disturbare seriamente la loro istruzione.

Se la comunità di Bacula fosse sgomberata a forza, sarebbero a rischio di vivere in condizioni considerevolmente peggiori di quelle che affrontano oggi, che sono già estremamente difficili, senza un semplice riparo vivrebbero all'aperto esposti alle intemperie. L'interruzione renderebbe difficile per gli adulti, di cui almeno 14 si ritiene abbiano un impiego regolare, di andare a lavoro.

Per la legge internazionale gli sgomberi forzati - cioè sgomberi portati avanti senza appropriate garanzie procedurali, inclusa la possibilità di indennizzo giudiziario e senza assicurazione di sistemazione alternativa adeguata - sono una grande violazione di diversi diritti umani, incluso il diritto ad un alloggio adeguato. Lo sgombero può avvenire soltanto come ultima possibilità, una volta che tutte le possibili alternative siano state esplorate e soltanto con tutte le adeguate protezioni procedurali, in accordo con gli standard internazionali e regionali dei diritti umani. L'Italia è stata sottoposta a severe critiche dalle associazioni dei diritti umani internazionali e locali, incluso il Comitato Europeo per i Diritti Sociali, che hanno trovato l'Italia in violazione della Carta Sociale Europea. Tuttavia l'Italia ha mancato di implementare queste raccomandazioni ed al contrario ha continuato ed in determinati casi aumentato gli sgomberi forzati di comunità rom.

INFORMAZIONI DI SFONDO

Per almeno gli ultimi10 anni, sono stati compiuti in Italia numerosi sgomberi forzati di comunità rom. Gli sgomberi sono diventati più frequenti dopo che il 18 maggio 2007 sono stati firmati accordi speciali (i Patti per la Sicurezza) tra il governo nazionale e le autorità locali, inclusa quella di Milano. Con questi accordi alcuni poteri sono stati trasferiti dal Ministero degli Interni alle autorità locali, allo scopo di indirizzare le minacce percepite alla sicurezza, incluse quelle che si suppone siano poste dalla presenza di comunità rom in queste città. Nel maggio 2008, un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DCPM 21 maggio 2008) ha conferito poteri emergenziali ai Prefetti (i rappresentanti permanenti del governo nazionale sul territorio) per un anno, perché risolvessero "l'emergenza nomade" adoperando una legge del 1992 emanata per fornire poteri d'emergenza in caso di disastri naturali. Il decreto da potere ai Prefetti di derogare da un numero di leggi, compreso quelli che conferiscono diritti a tutta la gente rispetto ai poteri delle autorità. Il potere può essere esercitato contro chi di qualsiasi nazionalità sia ritenuto "nomade". Sembra riguarda sproporzionatamente i Rom.

AZIONI RACCOMANDATE (questa è la parte più importante ndr): Vi preghiamo di inviare appelli che arrivino il prima possibile, in italiano, inglese o nella vostra lingua:

  • per far pressione alle autorità che non sgomberino forzatamente le famiglie rom che vivono sotto il cavalcavia Bacula;
  • che ricordino alle autorità che gli sgomberi forzati, portati avanti senza protezioni legali, sono proibiti dalla legge internazionale e una grande violazione di diversi diritti umani; in particolare quello ad una sistemazione adeguata;
  • per fare pressione che gli sgomberi avvengano solo come ultima possibilità, e soltanto in piena conformità con le garanzie richieste dagli standard locali ed internazionali dei diritti umani, incluso attraverso una reale consultazione coi residenti interessati dell'area e per esplorare le possibili alternative; fornire loro una notifica adeguata e ragionevole; garantire il diritto al risarcimento legale, inclusa la possibilità di ricorrere in tribunale e di avere aiuto legale, fornire una sistemazione alternativa adeguata e una compensazione per tutte le perdite ed assicurare nessun maltrattamento ai Rom.

APPELLI DA INVIARE A:

Prefetto di Milano:
Dott. Valerio Lombardi, Prefetto di Milano, Palazzo Diotti - Corso Monforte, 31 - 20122 Milano, ITALY Email prefettura.milano@interno.it
Fax: +39 02775 84170 Saluto: Egregio sig. Prefetto

Sindaco di Milano:
Sindaco Letizia Moratti, Comune di Milano, Palazzo Marino, Piazza della Scala 2, 20121 Milano, ITALY Saluto: Egregio Sindaco

Vice Sindaco:
Vice Sindaco Riccardo De Corato, Piazza Scala, 2 – 20121, Milano, Italy
Fax: +3902884 50059 Email: vicesindaco.decorato@comune.milano.it 
Saluto: Egregio Vicesindaco

Assessore alle Politiche Sociali:
Assessore Politiche Sociali Mariolina Moioli, Largo Treves, 1 – 20121
Fax: +3902884 53391 Email: assessore.moioli@comune.milano.it Saluto: Egregio Assessore

INVIATELE IMMEDIATAMENTE. Controllate con il Segretariato Internazionale, o l'ufficio della vostra sezione, se inviare gli appelli dopo il 1 aprile 2009.

 
Di Fabrizio (del 15/01/2010 @ 00:27:45 in Italia, visitato 1490 volte)

Ricevo una testimonianza diretta da Franco Bonalumi

A quanti interessasse, e per chi ancora non lo sapesse, stamattina è stato effettuato l'ennesimo sgombero dell'insediamento di rom romeni nell'area dell'ex caserma di viale Forlanini a Milano.

La mia finestra dà su quel campo, quindi posso dire che stamattina alle 7 ho notato 6 o 7 macchine della polizia parcheggiate fuori, e i "residenti" che pian piano uscivano.

Sono le 3 del pomeriggio, c'è ancora una volante parcheggiata fuori dell'area, probabilmente stanno finendo di raccogliere i resti dell'insediamento.
A quanto mi risulta, è stata proposta la solita sistemazione esclusiva per donne e bambini, che è stata rifiutata.

Gli ex residenti dell'insediamento sono al momento in stallo presso i giardinetti di fronte al supermercato Esselunga di via Mecenate.

Da Tommaso Vitale questo appello di aiuto. Di seguito il (solito) comunicato di De Corato e relativo articolo

Ciao,
scusate se vi importuno (e probabilmente alcuni di voi riceveranno doppioni e +).
Cerco di far circolare il più possibile. Fate altrettanto voi, per favore.
Come forse saprete, stamattina presto sono stati sgomberati i rom dalla caserma Forlanini.
L'appello è per tende e coperte; vestiti possono servire, certo, anche.
Per adulti e bambini (8 mesi-10 anni).
Più di tutto servono tende e coperte.
Fiorella ha fatto un annuncio in diretta per questi generi a Radio popolare.
Chi ne avesse (oltre a eventuale, preziosa disponibilità di auto per relativo trasporto) scriva a me (...) oppure mi chiami 333/4451206 dalle 17.30 in poi.
ciao stefano

Omnimilano-VIALE FORLANINI,DE CORATO:SGOMBERATA BARACCOPOLI IN EX POLVERIERA

(OMNIMILANO) Milano, 14 gen - "La Polizia Locale ha sgomberato questa mattina una baraccopoli sorta in viale Forlanini, nell'area dell'ex polveriera del Demanio Militare. Quattordici rom romeni sono stati trovati sul posto: 9 adulti (5 uomini e 4 donne) e 5 minori. Dopo le pratiche di identificazione, vista la presenza di donne e bambini, i Servizi Sociali hanno offerto ricovero nelle strutture di accoglienza del Comune. Offerta che è stata rifiutata".

Lo dichiara il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato, rendendo noti i dettagli dell'intervento che ha avuto luogo alle 7,30 e al quale hanno partecipato 15 agenti, un Commissario aggiunto e un Commissario capo della Polizia Locale, oltre ai Servizi Sociali del Comune, Amsa e Nuir. Otto baracche e due tende sono state abbattute.

"Si tratta del nono intervento in quest'area dal 2007 ad oggi - evidenzia il vice Sindaco - e ciò dimostra la necessità di un intervento definitivo di messa in sicurezza che scongiuri nuove intrusioni. Per questo scriverò al Demanio militare e al Prefetto affinché si proceda rapidamente in questa direzione. Già nel 2007 c'era stato l'abbattimento di gran parte della struttura da parte del Genio, ma è necessario che anche l'area incolta sia oggetto quanto prima di intervento".

"Stesso discorso per lo Scalo di Porta Romana - ricorda De Corato - dove le Ferrovie dello Stato non hanno ancora realizzato interventi risolutivi, nonostante le mie ripetute lettere, l'ultima delle quali il 22 settembre con richiesta di posa di cesate in orsogrill su blocchi di cemento armato, a modello di quelle poste dal Comune al Bacula dove non si sono più verificate intrusioni. E nonostante una diffida del Comune che il 30 giugno scorso richiedeva di porre fine ad una situazione di insicurezza, degrado e pericolo. Diffida dopo la quale sono stati messi in atto solo inutili interventi tampone. Dei quali Mauro Moretti, Amministratore delegato di Fs, ha dato conto in una lettera del 6 ottobre: ripristino di recinzioni danneggiate, interventi di pulizia e disboscamento e abbattimento di alcuni fabbricati in disuso. Interventi che evidentemente non sono bastati se pochi giorni dopo quella lettera, ho ricevuto nuove segnalazioni da parte del Consiglio di zona 4 e dei cittadini che denunciavano ancora intrusioni".

"Come ho detto più volte - ricorda De Corato - i proprietari delle aree devono provvedere alla messa in sicurezza. Lo ribadisce anche una circolare del 2007, in cui il Prefetto Lombardi sottolineava l'esistenza di regolamenti edilizi che prevedono obblighi a carico dei proprietari chiamati a mantenere le costruzioni in condizioni abitabilità, decoro, idoneità igienico-ambientale. Ricordando che la violazione di questi obblighi può comportare un intervento del Sindaco con un'ordinanza contingibile e urgente. Strumento che potremmo anche utilizzare per l'ex Scalo di Porta Romana, addebitando naturalmente i costi alle Ferrovie, se non si dovesse metter fine a questa situazione. Il Comune, che tra l'altro in quell'area è intervenuto due volte nel 2008, sa come fare per mettere fine alle occupazioni: ricordo che dopo l'intervento al Marchiondi, uno stabile di più di diecimila metri quadri, non ci sono stati più abusivi". "Due sgomberi in due settimane - conclude il vice Sindaco - dimostrano che la linea del Comune non è cambiata e che anche il 2010 si apre nel segno della legalità e della sicurezza, facendo salire a 177 il bilancio degli sgomberi dal 2007 ad oggi. Andremo avanti con questa
azione di moral suasion che ha permesso di registrare un ulteriore calo dei rom scesi a 1.270 (erano 1.400 lo scorso agosto) e migliorare lo stato di alcune aree dismesse e industriali, che erano meta costante di abusivi e rifugiati".
red

ROM: MILANO, SGOMBERATA BARACCOPOLI PER LA NONA VOLTA IN TRE ANNI
(AGI) - Milano, 14 gen. - La Polizia Locale di Milano ha sgomberato questa mattina una baraccopoli in viale Forlanini, nell'area dell'ex polveriera del Demanio Militare. Quattordici rom romeni sono stati trovati sul posto: 9 adulti (5 uomini e 4 donne) e 5 minori. Dopo le pratiche di identificazione, vista la presenza di donne e bambini, i Servizi Sociali hanno offerto ricovero nelle strutture di accoglienza del Comune. Offerta che e' stata rifiutata.
"Si tratta del nono intervento in quest'area dal 2007 ad oggi - ha fatto notare il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato - e cio' dimostra la necessita' di un intervento definitivo di messa in sicurezza che scongiuri nuove intrusioni. Per questo scrivero' al Demanio militare e al Prefetto affinche' si proceda rapidamente in questa direzione.
Gia' nel 2007 c'era stato l'abbattimento di gran parte della struttura da parte del Genio, ma e' necessario che anche l'area incolta sia oggetto quanto prima di intervento. Stresso discorso - ha proseguito De Corato - per lo Scalo di Porta Romana dove le Ferrovie dello Stato non hanno ancora realizzato interventi risolutivi, nonostante le mie ripetute lettere e una diffida del Comune che il 30 giugno scorso richiedeva di porre fine ad una situazione di insicurezza, degrado e pericolo.
Diffida dopo la quale sono stati messi in atto solo inutili interventi tampone che evidentemente non sono bastati se pochi giorni dopo poco ho ricevuto nuove segnalazioni da parte del Consiglio di zona 4 e dei cittadini che denunciavano ancora intrusioni". (AGI) Cli/Car

 

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