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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 02/11/2008 @ 12:40:25, in media, visitato 1614 volte)

Ricevo da Dijana Pavlovic

Aria di elezioni a stelle e strisce a "Glob, l'Osceno del Villaggio", il programma condotto da Enrico Bertolino, dedicato alla comunicazione e ai suoi linguaggi, in onda domenica 2 alle 23.30 su Raitre. Alla vigilia delle presidenziali americane si parla con Eugenio Finardi - nella sua veste di cantante, ma soprattutto di "elettore" americano - dell'appoggio dato dagli artisti ad Obama e McCain. Anche il consueto video di "Blob", inoltre, e' dedicato alle elezioni statunitensi.

Gianfranco Fini, interpretato da Ubaldo Pantani, interviene ancora a "Glob" con il suo nuovo ruolo di "comunicatore". E poi, ai Fichi d'India il compito di parlare di comicita' infantile, di cosa fa ridere i bambini, mentre "Che fine hanno fatto i Rom?" e' la domanda alla quale - sul filo dell'ironia - risponde l'attrice e cabarettista Dijana Pavlovic. Torna, infine Lucia Vasini che, in coppia con Enrico Bertolino, risponde alla domande "esistenziali" sollevate dagli scritti di Francesco Alberoni.

 
Di Fabrizio (del 28/10/2008 @ 08:35:38, in media, visitato 1614 volte)

Da Romanian_Roma

20/10/2008 - Secondo un comunicato stampa, questo mese inizierà una campagna di informazione pubblica sulla vita dei Rom in Romania, con lo scopo di ridurre i preconcetti su questa comunità, sotto il nome di "Conosci i Rom prima di giudicarli".

La campagna è organizzata assieme al Dipartimento per le Relazioni Interetniche e l'Agenzia Nazionale per i Rom - Governo di Romania.

La campagna di informazione consiste nella produzione di cinque cortometraggi che saranno presentati e discussi da personalità pubbliche Rom e no in programmi TV sui canali nazionali.

La campagna include anche la produzione e la messa in onda di spot radio/TV che riporteranno lo slogan della campagna - "Conosci i Rom prima di giudicarli" all'attenzione pubblica. Gli spot diventeranno l'introduzione ai programmi dove verranno presentati e discussi i cortometraggi.

La campagna intende far crescere la consapevolezza nel pubblico generale (specialmente i giovani) e tra le autorità pubbliche locali riguardo alla storia, la specificità locale, come pure sui vari problemi affrontati dalla minoranza Rom in Romania.

DIVERS – www.divers.ro

 
Di Fabrizio (del 23/10/2008 @ 16:04:32, in media, visitato 4069 volte)

Ricevo da Giada Giovanile una gentile richiesta a diffondere il testo  pubblicato martedì 21 ottobre sul blog di Gad Lerner:

Gli ebrei, i rom e il signor Siegel Martedì, 21 Ottobre 2008

Giovedì 27 settembre 2007. Leo Siegel, conduttore di "Radio Padania Libera", reagisce così, nel suo Filo Diretto, alla mia trasmissione della sera prima, intitolata: "Rom, un popolo di troppo".

Questa è la prima volta in vita mia che faccio una querela, non certo per limitare la libertà d'espressione di "Radio Padania Libera" ma per richiamarla all'insegnamento storico: dalle parole dell'odio, si passa purtroppo quasi sempre ai fatti. Leo Siegel è stato rinviato a giudizio per diffamazione a mezzo stampa, aggravata da finalità di odio razziale nei confronti della comunità rom. L'udienza preliminare è fissata il 20 novembre prossimo. Questa è la trascrizione del Filo Diretto, eseguita su richiesta del Pm: un documento su cui riflettere.

Il testo è molto lungo e sgrammaticato (ma si tratta della trascrizione di una trasmissione radio), io l'ho letto tutto. Chi vuole lo trova su www.gadlerner.it Per saperne di più, Google

 
Di Fabrizio (del 21/10/2008 @ 09:17:34, in media, visitato 1474 volte)

Da Roma_Francais, di questo film ne avevo parlato già settimana scorsa, e visto che mi sembra interessante, torno sull'argomento

Télérama.fr Karim Dridi : "Vorrei si prendesse coscienza della miseria dei Gitani"

LE FIL CINéMA - Il campo descritto nel suo film esiste davvero. Invece, la maggior parte degli autori recitano il loro proprio ruolo. Karim Dridi ("Bye-bye", "Pigalle") torna sui luoghi delle riprese di "Khamsa", nelle sale da mercoledì, la storia di un piccolo gitano marsigliese di 11 anni lasciato a se stesso.

SUR LE MEME THEME: Un Film De Karim Dridi : Khamsa | 7 octobre 2008 (in francese ndr.)

Come ha scoperto il campo gitano dove si svolge Khamsa?
Grazie al mio amico Sofiane Mammeri, uno degli attori di Bye-Bye. Ero attonito: mi credevo nel Brasile, in una favela. Ho deciso di farne un film dopo aver condiviso il quotidiano dei gitani: dormire in una roulotte, bere birre, andare in spiaggia coi bambini… Niente fognature, né elettricità, ratti grandi come gatti... Trecento persone vivono così.

Lei ha girato con i giovani del campo. Qual'erano le vostre relazioni?
Marco Cortes, l'interprete principale, non è del campo: è un piccolo gitano sedentarizzato. Va a scuola, beneficia di una struttura familiare forte. I bambini del campo, sono per la maggior parte de-scolarizzati, considerati come selvaggi, come recidivi. Ma sono stati capaci di partecipare sino alla fine ad un film, col rigore che questo implica. Di più, hanno dovuto accettare il sostegno scolastico imposto dalla Ddass durante le riprese. Qualcuno ha ripreso la voglia di studiare. Per me, è la migliore delle ricompense, meglio che una Palma d'oro.

Ha l'impressione di aver firmato un film impegnato?
Non dissocio la politica dal cinema. Vorrei che i miei concittadini prendessero coscienza della miseria di questa gente, Francesi come loro, e da generazioni. Dei bambini subiscono questa ingiustizia dalla nascita. Ecco perché il mio film ha una dimensione tragica, ma ho avuto cura di mostrare anche la parte luminosa dei bambini, anche quando commettono dei furtarelli. Il potere vorrebbe punire i minori severamente quanto i maggiorenni. E' abominevole. Tempo fa, avevo un progetto di film sugli stabilimenti penitenziari per minori. Ecco, il campo di Khamsa è una prigione a cielo aperto.

Propos recueillis par Cécile Mury
Télérama n° 3065

 
Di Fabrizio (del 15/10/2008 @ 22:13:10, in media, visitato 1357 volte)

La prima mi arriva da Marco Brazzoduro:

*Domani la fine della schedatura nei campi rom a Radio Popolare Roma*

Domani giovedì 16 ottobre 2008 Radio Popolare Roma dedicherà la puntata settimanale della trasmissione /Interferenze rom/ alla conclusione del censimento nei campi della Capitale. Com'è andata la schedatura partita il 22 luglio scorso? Come la giudicano a cose fatte i rom che vivono nei campi "censiti"? Ma soprattutto: che succederà ora negli insediamenti abusivi - e non - della Capitale? Dalle 11.30 in studio e al telefono interverranno i portavoce delle comunità rom, la Croce Rossa, il Campidoglio, l'Arci, le associazioni e i movimenti che si battono per i diritti dei rom. Sarà possibile intervenire in diretta chiamando il
numero 06-82003666.

*La fine della schedatura su Radio Popolare Roma
Giovedì 16 ottobre 2008, alle 11.30
sui 103.3 FM oppure in streaming su www.radiopopolareroma.it

La seconda riguarda un video-concorso promosso dall'International Alliance of Inhabitants:

Videoconcorso Giornate Mondiali Sfratti Zero 2008!

Tema: Le violazioni del diritto alla casa (in particolare gli sfratti)
Durata:
Sezione A (tecnica libera): massimo 3 minuti (con qualsiasi tecnica)
Sezione B (documentari): massimo 8 minuti (nel caso di documentari o storie con interviste)
Le durate sono intese COMPRESI titoli di testa e di coda
Sezione Extra (fuori formato): video più lunghi. E' possibile mandare anche un video pertinente al tema, anche se non ricade nelle categorie A e B. In questo caso non è previsto l'inserimento nel sito, né la pubblicazione in DVD. E' tuttavia possibile mandare un trailer che ricada nelle categorie temporali ammesse.
Leggi attentamente le linee guida!
Grazie in solidarietà!

La International Alliance of Inhabitants è una rete globale di associazioni e movimenti sociali di abitanti, inquilini, centri sociali, cooperative, senzatetto.
L'obbiettivo è la costruzione di un altro mondo possibile partendo dal diritto alla casa e alla città senza frontiere.

 
Di Fabrizio (del 15/10/2008 @ 08:51:34, in media, visitato 1992 volte)

Aspettando che esca in Italia il film di questo regista, da noi poco conosciuto, tenetelo a mente. Leggevo la recensione e lo paragonavo ai tanti film di Truffaut sull'infanzia (i Quattrocento colpi, in particolare), mentre per motivi etnici ricorda Toni Gatlif. Da Roma_Francais

Khamsa di Karim Dridi, nelle sale francesi da mercoledì [scorso] è un film senza fronzoli sull'infanzia delinquenziale di un eroe che ne traduce tutta l'emergenza. Intervista senza peli sulla lingua col cineasta franco-tunisino.

Mercoledì 8 ottobre 2008, par Falila Gbadamassi - Marco, alias Khamsa, è scappato dalla sua famiglia d'accoglienza per rendere visita a sua nonna malata. Ritrova il campo dei Gitani dove è nato, 11 anni fa a Marsiglia, e la banda dei suoi amici: il cugino Tony, nano ma fortemente protettivo, e Coyote. Se il primo ha deciso di guadagnarsi da vivere con i combattimenti dei galli, Coyote s'è specializzato nei piccoli furti che organizza con Rachitique, un piccol Arabo. Khamsa presto raggiunge il trio di piccoli delinquenti per ingannare la noia e la tristezza di un ragazzo che non ha più alcun riparo familiare. Lasciato a se stesso, Khamsa si da i mezzi per sopravvivere. In un vero campo di Gitani, Karim Dridi filma da vicino questa volontà incrollabile ma contrastata dalla precarietà. Lontani da essere vittime consenzienti, questi ragazzi che recitano quasi il loro essere personaggi, si battono con collera e frenesia contro il rullo compressore della delinquenza. Karim Dridi non edulcora mai la realtà, anche se ne sublima la proiezione filmando in campo d'azione. Il cineasta se ne fa eco. Consegna così una pellicola forte e avvincente su un aspetto, incarnato da un giovane Marc Cortes sottile ed ispirato, dell'infanzia in emergenza.

All'inizio, lei voleva fare un film sulla delinquenza. Come ha fatto questo progetto a scivolare verso la narrazione del quotidiano di Marco, questo ragazzo meticcio gitano-arabo che ritrova dopo una fuga il campo dei gitani dov'è nato?
Avevo voglia di parlare nel modo in cui la delinquenza si fabbrica, di come nasce. C'è gente nel nostro paese, non ne citerò il nome ma si riconosce, che pensa che la delinquenza è culturale, comportamentale, o genetica. Per queste persone, si nasce delinquenti all'età di 3 anni, si possono anche fare dei test per determinare se il bambino è delinquente o no. E' molto pericoloso. Questo tipo di asinerie non è lontano da altre, come quella di pensare che una razza è superiore all'altra. Questi pregiudizi sono fondamentalmente legati ad un pensiero coloniale che, malgrado tutto, oggi sopravvive ancora. Per tornare alla delinquenza, è fabbricata dal contesto socio-economico in cui vivono i bambini. Il mio film lo prova.

Perché ha fatto di Marco, soprannominato Khamsa nel film, un meticcio?
Nella mia testa è sempre stato un meticcio. Ma l'avevo pensato metà maghrebino e metà francese, come me. Non avevo affatto l'intenzione di fare un film sui gitani. E' stato il mio amico, Sofiane Mammeri, il mio giovane attore in Bye-Bye, che all'epoca aveva l'età di questi ragazzi che recitano in Khamsa, che mi ha parlato del campo dei Gitani. Poi, sono tornato a Marsiglia con l'intenzione di girare un film ed ho parlato del mio progetto a Sofiane, che mi ha detto: "ti voglio presentare dei ragazzi formidabili". Così ho incontrato Tony, il piccolo nano, e Coyote. Ero allucinato davanti alla loro energia, la loro lingua, la loro parlantina, la loro potenza visuale. Ma sono rimasto scioccato per il contesto sociale in cui vivevano. Mi dicevo che non era possibile nella seconda città più grande di Francia, in una delle più grandi città d'Europa, che ci fosse una miseria così nera subita da dei Francesi. Non sono degli esiliati, immigrati venuti dalla Romania o sans-papiers. Il film parla di cittadini francesi da almeno 400 anni. Il padre di Nicolas Sarkozy è Ungherese.

La sua ibridazione è tanto più simbolica perché i Gitani ed i "capretti", è così che i primi soprannominano gli Arabi, non si amano molto in questa parte della città?
I poveri si accapigliano spesso tra loro e gli altri aspettano che si massacrino.

Lo dice nel suo blog. Su Khamsa, la problematica di lavorare con ragazzi l'ha sfidata molto.
Mi hanno fatto osservare che in tutto il film o quasi, ci sono dei ragazzi. Dopo aver visto Los Olvidados di Luis Buñuel, Pixote: A Lei do Mais Fraco d'Hector Babenco, sono colpito dalla potenza cinematografica dei bambini. Un bambino, è l'innocenza, anche se gioca molto, non lo fa con i sentimenti e le sensazioni. Avevo voglia di lavorare con esseri molto puri, anche deboli, i più poveri di fronte alla vita. Khamsa è uscito dal ventre di sua madre da 11 anni e cerca il suo posto in una società che non lo vuole. E' drammatico, ma il dramma è il carburante dei film, dei romanzi, delle grandi opere. Ci sono due tipi di cinema. C'è chi ama quelli che divertono per dimenticare la loro condizione terrena e chi vuole scoprire un'altra realtà. Scoprire un'altra realtà, è quello che propone Khamsa. Alcuni giornalisti, non molti, mi hanno detto che il film non è ottimista. Confondono la realtà in cui vivono con la rappresentazione che guardano. La rappresentazione è una proposta, si presume descriva, testimoni una realtà il cui scopo è toccare lo spettatore. E' la funzione del cinema e dell'arte. In Francia, questa è la prima buona notizia, si possono girare dei film come Khamsa, finanziato un mese prima dell'elezione di Sarkozy. Spero che in futuro sia ancora possibile.

Marco porta molto bene questa ambivalenza - sofferenza e innocenza - sulla sua faccia adorabile. Cosa l'ha decisa a conferire questo ruolo a Marc Cortes, che non era la sua prima scelta?
Era un altro ragazzo che doveva interpretare Marco, ma commise una gran bestialità e il giudice gli ha impedito di partecipare al film. Dunque ho dovuto rivoluzionare il casting ed ho incontrato Marco. Gli piace il calcio e diverrà sicuramente un giocatore professionista, se non sceglierà di diventare attore. Ho anche scoperto che sapeva cantare il flamenco. Cantava a cappella ed ho avuto i brividi. Questo piccolo ragazzo è capace di interpretare la collera, la forza, la tenerezza, il dolore, le emozioni più varie. Si vede bene nel film. E' capace di una grande violenza come di tenerezza. E' quello di cui avevo bisogno. Marco è formidabile. Khamsa è stato la scoperta di un grande attore. L'altra buona notizia di questo film, è che si scopre che questi ragazzi che si ritiene perduti, con cui si pensa non ci sia niente da fare, sono capaci di consegnare una prestazione notevole ed notata, visto il numero d'interviste. Si assiste così all'emergere di un attore come Marco che viene dagli ambienti più svantaggiati di Francia. Se questo non è ottimismo, non so cosa sia.

Lei ha racconti su tutti questi ragazzi. Come si comportano e come reagiscono al film?
Marco si comporta bene. Ha la chance che manca al suo personaggio, cioè avere dei genitori ed una struttura familiare molto solida. Va a scuola, gioca a calcio in un club semi professionale. E' molto inquadrato. Gli altri sono sempre nel campo ed il guaio è che non c'è niente da fare.

Nella vita reale vivono di piccoli furti?
Quelli che vivono nel campo, no. Possono aver avuto esperienze simili nel passato. Ma oggi, come nel film, non hanno intenzione di farlo. Aspirano, come tutti, ad una vita normale.

Alla fine, questi giovani non recitano il loro personaggio, recitano un ruolo?
Per Marco, al 99% è un ruolo. La sola cosa che ha in comune con Khamsa, è l'essere gitano. Quello che interpreta Rachitique, Mehdi Laribi nella vita, l'ha già fatto. Anche Mehdi ha molto talento, ma vive in una città molto povera. La delinquenza è paragonabile ad un mulinello che ti aspira verso il fondo. La sola soluzione, è estrarre i ragazzi dal fiume e metterli altrove. Cosa che è molto difficile da fare.

Lei ha passato due anni a lavorare sulla delinquenza infantile per fare questo film. Cos'ha imparato?
A livello della delinquenza stessa, non ho imparato niente. Ho solo dimostrato quello che già sapevo con la mia arma, il cinema. Ma ho scoperto una minoranza, i Gitani, gli Zigani, i Rom, la Gens du voyage. Chiamateli come volete. Persone, che appartengono da diversi secoli alla nostra società francese, e che mettono in evidenza un problema che si pone a noi democratici europei. Siamo capaci di integrare queste minoranze senza disintegrarle? Voglio dire accettare l'altro con la sua cultura, accettare che queste minoranze integrino il tessuto repubblicano apportando un di più alla Francia. Quando vince la squadra francese, che è composta da Arabi, da Neri che vincono, tutta la Francia scende a festeggiare per strada. Questo dev'essere possibile anche quando si tratta di scienziati, cineasti, scrittori, sindaci. In Francia, si deve poter accettare l'altro quando vuol vivere sul suolo francese e si piega alle regole della Repubblica. "Tutti aspirano alla felicità" diceva Houellebecq. Vale per i Neri, gli Arabi ed i Gitani.

Perché le interessa tanto il problema dell'immigrazione?
Molto semplicemente perché sono meticcio franco-tunisino. Dopo Bye Bye, ho battuto sullo stesso discorso. Credo in una Francia meticcia e meticciata, che integra tutte le minoranze per fare un cemento repubblicano, democratico francese. E' l'opposto di una corrente di pensiero, non tanto vecchia, che stima la razza bianca superiore alla razza nera, per esempio. E' intollerabile. Ho in progetto di fare un film con dei protagonisti di origine africana, perché c'è un problema vero in Francia. Dove sono i Neri in Francia? Son passati 15 anni da quando ho girato Bye Bye e c'era lo stesso problema per i Magrebini. Oggi ci sono Sami Bouajila, Roschdy Zem... (attori franco-magrebini, per chi non vuole cercare su Google ndr). Lavorano e si ha l'impressione che il problema per i Magrebini sia a posto. Può essere. Per quanto riguarda i Neri, è molto difficile citare un film francese con attori neri. Questo vuol dire che non hanno il diritto di raccontare le loro storie? Molto semplicemente, il pensiero coloniale non esiste più nella vecchia maniera, ma esiste ancora.

Quali sono i progetti che abbondano nel suo spirito, che sembra in costante ebollizione?
Lavoro ad un progetto relativo all'esposizione coloniale del 1930, dove sono stati rinchiusi dei Kanachi. Amerei anche girare in Etiopia perché la musica etiopica mi tocca parecchio, ed è un paese dove l'Islam e la cristianità coesistono pacificamente. Non si sa per quanto tempo durerà ancora. Ugualmente lavoro a Le Dernier vol di Lancaster con Marion Cottillard e Guillaume Canet. L'azione del film si svilupperà nel Sahara del 1930.

L'immigrazione, i rapporti intercomunitari, conviene se diciamo che lei fa un cinema sociale?
No, perché è riduttivo. Ho fatto anche un blog con altri cineasti su questo tema. Bisogna fare attenzione con il termine "sociale". Quando Catherine Deneuve gira un film in 400 m2 sulla XVIe, non si dice che fa cinema sociale. Tuttavia, lo è. Film sociale significa film sui poveri? Preferisco che si dica che faccio film sui deboli, gli esclusi, i marginali. E' vero, sono soggetti che mi attirano. Lascio ad altri il compito di fare dei film sulla pena di essere ricchi: a ciascuno il suo sociale. L'ingiustizia è un motore artistico e drammatico molto forte per me.

I delinquenti, i borseggiatori, c'erano già in Pigalle. I suoi personaggi sono sempre su un filo.
Ho scritto una pellicola sui borseggiatori con Simon Abkarian, che incarna il padre di Marco in Khamsa. In Khamsa, va tutto liscio finché non gira male. Avrei voluto essere un funambolo o un musicista. Essere al limite di resistere o di cadere tra le spine, dalla bellezza alla vita. Nel contempo, va a finire male per tutti. La morte ci attende. La vita è una tragedia.

Qualche parola su di lei. Come cineasta lei è così precoce come i suoi personaggi?
Ho cominciato a filmare che avevo 12 anni, l'età di Marco. Avevo voglia di fare delle foto e mia madre m'ha offerto un apparecchio fotografico. Ho trovato che non si muovevano. Quindi mia madre a 12 anni m'ha regalato una cinepresa, da allora non ho smesso di fare film.

Khamsa de Karim Dridi
Avec Marc Cortes, Raymond Adam, Tony Fourmann, Mehdi Laribi
Durée : 1h 48min.

Le site du film

  alcune scene, con sottotitoli in inglese

 
Di Fabrizio (del 10/10/2008 @ 09:39:01, in media, visitato 1037 volte)

Da Roma_Francais

Cari amici e fratelli,

Sono una Sinti Francese che controlla ogni giorno "Google alerts, rom/rrom/tsiganes/gypsies/gitans, etc," per conoscere cosa succede nelle nostre comunità. Vi giro un ritaglio della stampa che è un terribile esempio di razzismo e forte pregiudizio contro il nostro popolo.

Una francese di sessant'anni è andata alla polizia per denunciare un tentativo di violenza sessuale nella strada della sua città.

Ha urlato, l'uomo è scappato, non le è stata usata violenza, ma il giornale ha scritto "non c'erano testimoni, la polizia non ha una descrizione dell'aggressore, ma dovrebbe essere uno Zingaro..."

Grazie! Quando c'è un tentato crimine, il colpevole dovrebbe essere uno Zingaro...

Dobbiamo reagire!

Jeanne GAMONET

 
Di Fabrizio (del 09/10/2008 @ 12:59:44, in media, visitato 1200 volte)

Segnalazione di Tommaso Vitale

Da MetroNews

Dal campo nomadi di vicolo Savini ad attrice di successo. Una giovane rom sarà protagonista di un film e cooprotagonista di una fiction televisiva che andrà in onda su Rai Uno a marzo (dal titolo "Butta la luna 2") e prima attrice, nel film "Il prossimo tuo", che verrà presentato al festival del cinema di Roma.

È la coronazione di un sogno che aveva sin da bambina di una ragazza rom di etnia bosniaca, sedicenne, di nome Romana Hadzovic Merlin Romina, quarta di otto figli di una delle famiglie rom più numerose, in città da oltre trent'anni. «Tutti dovrebbero conoscere in disagio e il degrado in cui si vive in un campo nomadi, a volte lì dentro si fanno scelte sbagliate imposte dalla situazione che si vive. Non sarei mai arrivata - racconta commossa Romina - a raggiungere questo traguardo, se i miei genitori non mi avessero mandato a scuola con i miei fratelli e se non avessero rifiutato, dopo lo sgombero di vicolo Savini, di farci vivere dentro un altro campo nomadi».

Soddisfazione anche dal regista della fiction, Vittorio Sindoni, che ha visto recitare Romina con l’ex saltatrice di colore Fiona May e con Nino Frassica in una serie televisiva dove si mescolano problemi legati a difficili convivenze legati a diverse culture con una capacità di integrarsi anche in situazioni non semplici come quelle che nascono con l’amore. (Emilio Orlando)

 
Di Fabrizio (del 01/10/2008 @ 08:50:15, in media, visitato 1179 volte)

Da Hungarian_Roma (riguardo agli episodi italiani, se ne è scritto QUI)

Lashi Vita - Con la ricerca e l'ammirazione per le storie sconosciute, Mundi Romani, una serie di documentari co-prodotti dalla Fondazione Romedia e dalla Televisione ungherese Duna, esplora l'incredibile mondo dei Rom dal Kosovo alla Spagna, attraverso Romania, Francia, Macedonia o Israele. Il 14° episodio della serie fu girato ad agosto e settembre 2008 in Italia, dove nel novembre 2007 l'uccisione di una donna italiana da parte di un immigrato Rom scatenò un'ondata senza precedenti di discorsi anti-Rom, politiche xenofobe e violenze razziali, che riportavano ai giorni più bui della storia europea.

Come racconta Katalin Bársony, le autorità ed i soggetti delle loro politiche, attivisti dei diritti umani, figure chiave religiose e gente ordinaria, il giovane e il vecchio condividono le loro storie e opinioni mentre la squadra di Mundi Romani viaggia dall'esplosiva atmosfera di Napoli verso l'Italia settentrionale passando da Roma. Riusciamo a sentire i racconti personali di quanti dovettero lasciare l'ex Jugoslavia per sopravvivere alla guerra, come pure quei cittadini UE che fuggono dalla miseria che la vita in Romania offre alla sua minoranza Rom, e le testimonianze dei Rom e Sinti italiani, che hanno vissuto in Italia per almeno cinque secoli.

Tre comunità. Tre storie differenti. E' l'isolamento e la paura che rende i loro destini così simili. Per le autorità italiane, per i media italiani e per la maggioranza degli italiani, i nostri protagonisti non hanno storie, nomi, facce. Sono stranieri da controllare, espellere, ripulire dall'Italia. Ma, l'Italia è la loro casa.

Una situazione esplosiva in cui la legislazione UE sui diritti umani sembra essere diventata irrilevante. In cui la libertà d'informazione è in pericolo, come quando la troupe televisiva è stata fermata a Roma dalla Polizia. In cui una mutua paura sembra aver catturato un'intera nazione. Questo documentario girato in una delle più antiche e grandi democrazie d'Europa, solleva serie domande sul significato di democrazia e sul ruolo della legge e sulle fragili basi in cui giacciono la civiltà e l'Unione Europea.

Editor in Chief, Reporter: Katalin Bársony
Photographer: Csaba Farkas, András Néder
Sound Engineer: István Perger
Editor: Péter Kohut
Producer: Judit Ordódy
Expert: Ágnes Daróczi, Marion Kurucz
Directed by Katalin Bársony

 
Di Sucar Drom (del 30/09/2008 @ 14:54:26, in media, visitato 1443 volte)
Le famiglie Campos e Rossetto, dopo l'ennesimo rinvio del processo per direttissima contro i loro congiunti, hanno pregato che sia attuato il silenzio stampa. Da questo momento sucardrom chiede a tutti gli organi di stampa di non intervenire.
 

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