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La redazione
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 11/05/2010 @ 09:54:40, in casa, visitato 1256 volte)

Caro [...],
grazie per aver firmato l'appello per la sospensione e revisione del "Piano nomadi" a Roma. Insieme a te, in Italia più di 8000 persone hanno firmato l'appello al Prefetto Pecoraro e oltre 62.000 in tutto il mondo. Questi risultati ci indicano quanto sia importante continuare ad opporsi all'attuazione del "Piano nomadi" prima che possa essere replicato in altre regioni italiane e in altri Paesi europei.
Per questo motivo porteremo il tema delle violazioni dei diritti umani nei confronti delle comunità rom anche alla Marcia per la pace Perugia - Assisi.
La Marcia si aprirà con una ruspa e uno striscione con la scritta "I diritti umani non si sgomberano". La nostra sarà una presenza forte, visibile, importante. Sarà un'occasione imperdibile per continuare a raccogliere firme e per sensibilizzare l'opinione pubblica su un tema che, in genere, si preferisce ignorare piuttosto che affrontare.

Se hai la possibilità di partecipare e vuoi marciare insieme a noi, contattaci all'indirizzo action@amnesty.it o al telefono 328 7412913. Ti ricontatteremo per darti tutti i dettagli logistici e indicarti gli appuntamenti previsti.
Se sei distante da Perugia, non ti preoccupare! La Tavola della pace ha organizzato pullman praticamente da tutta Italia.

Unisciti a noi e potrai continuare a dare il tuo contributo per i diritti dei rom in Italia!

Scopri cosa c'è di nuovo sulla community:
http://www.iopretendodignita.it/crazycrossing

 
Di Fabrizio (del 10/05/2010 @ 09:48:57, in casa, visitato 1387 volte)



ERRC - European Roma Rights Centre (organizzazione internazionale che lavora per combattere le violazioni e le discriminazioni dei diritti dei rom) e NAGA hanno inviato una lettera alle principali istituzioni di tutela dei diritti umani, europei ed internazionali, per l’ondata, senza precedenti, di sgomberi forzati di famiglie rom e sinti a Milano.

Dal momento che, nel solo 2010, le autorità milanesi hanno ordinato ed eseguito almeno 61 sgomberi forzati, lasciando più e più volte le famiglie rom e sinti per la strada, ERRC e NAGA hanno richiesto con urgenza al Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, allo Special Rapporteur ONU sull’abitazione e all’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali, di denunciare pubblicamente le gravissime violazioni di diritti umani e di organizzare una missione di emergenza in Italia.

Il testo completo della lettera è disponibile sul sito di ERRC: (QUI, pdf in inglese ndr). La stessa lettera è stata mandata, per conoscenza, al Ministro degli Interni Maroni

Per maggiori informazioni
NAGA 02 58 10 25 99 - 349 16 033 05 – 349 16 02 391 - naga@naga.it

 
Di Fabrizio (del 10/05/2010 @ 09:43:47, in casa, visitato 1674 volte)

Segnalazione di Alberto Maria Melis

L'Unità di Massimo Franchi

La notizia è di ieri. Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, in qualità però di delegato per l'emergenza nomadi, ha pubblicato un bando per l'acquisto di aree private da attrezzare a campi rom. Non trovando (o trovando pochissime) aree comunali da riconvertire, l'unica soluzione è pagare qualche privato disposto a vendere o affittare (a prezzo d'oro naturalmente) al Comune il suo terreno.

Il Nimby (Not in my back yard, non nel mio giardino) passa dalle centrali nucleari e le discariche di rifiuti ai campi rom. Nessun municipio romano (di destra e di sinistra) si è detto disponibile: troppo forte la paura di trovarsi la gente in piazza ad urlare contro "gli zingari che rubano e portano le malattie".

E così le migliaia di rom RESIDENTI a Roma (i Bartali di oggi) sono ancora alle prese con una vera e propria deportazione senza fine. Finito lo show televisivo della chiusura del Casilino '900 (il più grande campo di Roma, ora a disposizione dei costruttori per l'ormai proverbiale speculazione edilizia) ci sono famiglie che sono state spostate in strutture con persone di etnia diversa, riavvicinando nuclei in guerra fino a pochi anni fa, allontanando i bambini a 25 km dalla scuola in cui andavano con gioia e profitto.

Ora finalmente le cose si metteranno a posto. A guadagnarci saranno i soliti noti: gente piena di soldi che abita in centro, a debita distanza dai campi stessi. Guadagnano sui rom e sulla paura. E sono contenti.

 
Di Fabrizio (del 05/05/2010 @ 09:35:21, in casa, visitato 1381 volte)

Da Roma_Daily_News

Cohre.org Famiglia rom della comunità di Bourgas e quel che rimane della loro casa, Bulgaria (PHOTO: EOA, September)

23/04/2010 - Il Centro per i Diritti Abitativi e gli Sgomberi (COHRE) con il suo partner, l'Associazione per le Pari Opportunità (EOA), organizzazione bulgara per i diritti umani, hanno sottoposto questa settimana un rapporto al Consiglio ONU per i Diritti Umani, in cui si denuncia che da decenni i Rom in Bulgaria sono sottoposti a discriminazione razziale nel campo degli alloggi.

Il rapporto anticipa la rassegna del Consiglio per i Diritti Umani sulla situazione in Bulgaria riguardo al processo "Rassegna Periodica Universale".

La RPU è la più importante rassegna di dati sui diritti umani del Consiglio dei 47 stati membri.

"La situazione generale per i residenti rom in Bulgaria è illustrativa di decenni di discriminazione razziale, incluso il campo d'alloggio," dice Gotzon Onandia-Zarrabe, direttore legale del COHRE.

"Molti Rom risiedono in alloggi inadeguati sovrappopolati, senza accesso all'acqua, all'elettricità e alle fognature; molto lontani dagli standard internazionali che definiscono una dimora adeguata."

Nel 2009 sono cresciuti gli sgomberi minacciati ed attuati delle comunità romanì.

Nel loro rapporto [...] COHERE e EOA osservano come la mancata applicazione della legge esistente ha contribuito a questa crescita delle violazioni dei diritti d'alloggio in Bulgaria. Per esempio, mentre la Protezione contro gli Atti Discriminatori è in vigore dal 1 gennaio 2004, non è stata adeguatamente applicata nel contesto delle pratiche discriminatorie statali e delle autorità municipali, o dei ministeri e delle agenzie federali.

"I recenti sgomberi forzati nella città di Bourgas sono emblematici della cresciuta minaccia che pende sulle comunità romanì di tutto il paese," dice Gotzon Onandia-Zarrabe.

L'8 settembre 2009, le autorità comunali di Bourgas hanno sgomberato a forza 27 Rom della comunità di Gorno Ezerova e demolito le loro case. Le demolizioni sono avvenute con l'assistenza della polizia locale. I residenti sono stati allontanati dalle loro case ed alcuni di loro malmenati dalla polizia. Sono stati obbligati a lasciare la maggior parte dei beni di loro proprietà, mobili inclusi, quando le loro case sono state demolite. Le famiglie, compresi bambini ed anziani, sono state lasciate senza casa. Quanti sono rimasti attualmente rischiano uno sgombero forzato, senza che siano stati consultati o che sia stato loro offerto un indennizzo o una sistemazione alternativa.

La comunità di Gorno Ezerova esiste da oltre 50 anni. Durante questo periodo, è stata riconosciuta dalle pubbliche autorità. Questo riconoscimento includeva la fornitura di servizi postali individuali, come pure servizi pubblici, come l'acqua, le fognature e l'elettricità.

La comunità di Meden Rudnik, pure di Bourgas, ha sofferto un simile destino il 25 settembre 2009 e la comunità di Barite a Sofia è ora sotto minaccia di sgombero forzato.

I membri di comunità come  Gorno Ezerovo vivono in insediamenti informali dovuti in larga parte al modello persistente di discriminazione razziale contro i Rom nell'accesso alla casa. Questa discriminazione include la mancanza di accesso all'istruzione e alle opportunità d'impiego necessarie per affrontare gli affitti ai prezzi di mercato.

"Secondo le leggi internazionali sui diritti umani, sottoscritte dalla Bulgaria, gli sgomberi possono essere giustificati sono in circostanze eccezionali e dopo che tutte le alternative praticabili siano state esplorate, e con una significativa consultazione con i diretti interessati," dice Gotzon Onandia-Zarrabe.

"In ogni caso, gli sgomberi non possono avvenire in maniera discriminatoria o se rendono senza casa gli sgomberati."

COHRE chiede al governo bulgaro di indire una moratoria  su tutti gli sgomberi di massa, fintanto che non si arrivi ad un quadro legale adeguato per assicurare che non avvengano sgomberi arbitrari e contro la legge o altri sgomberi forzati e che il governo agisca in accordo con le leggi internazionali.

Inoltre l'organizzazione chiede al governo di assicurare che tutti i residenti, inclusi quelli di discendenza rom, ottengano un grado sufficiente di sicurezza di proprietà ( la sicurezza che venga riconosciuta il diritto della persona alla propria terra) che garantisca protezione legale contro sgomberi forzati, molestie e altre minacce.

 
Di Fabrizio (del 19/04/2010 @ 09:33:17, in casa, visitato 1504 volte)
Petizione contro la ghettizzazione rom a Cluj
Indirizzata al Consiglio Comunale e all'Ufficio del Sindaco di Cluj-Napoca

Alla fine di marzo 2010, il vice sindaco di Cluj-Napoca, Attila László, ha riferito alla stampa che per trovare una soluzione per i circa 1.500 Rom che vivono nelle vie Cantonului e Coastei e a Pata Rat, i leader del governo locale stanno valutando sul spostarli accanto alla discarica nei pressi di Pala Rat (http://www.citynews.ro/cluj/din-oras-10/primaria-muta-romii-de-la-pata-rat-cu-o-parcela-mai-incolo-77329/).

Con questa "soluzione" la città multiculturale di Cluj rimane molto indietro rispetto alle raccomandazioni della Commissione Europea riguardo alla desegregazione e le politiche inclusive, o a quelle che si riferiscono alla necessità di prendere decisioni col coinvolgimento delle comunità rom - idee ripetute questa settimana al secondo Summit Europeo dei Rom(http://www.nieuwsbank.nl/en/2010/04/09/H007.htm).

Secondo le dichiarazioni del vicesindaco, il Consiglio ha iniziato a considerare una risoluzione per identificare i proprietari a Pata Rat per espropriare i terreni dove sistemare i Rom delle vie Cantonului e Coastei e dintorni. Oltre al diniego totale del pericolo si segregazione etnica, non viene posta attenzione al problema fondamentale di queste persone: la mancanza di documenti di residenza e di documenti d'identità permanenti, che potrebbero assicurare loro la sicurezza nella vita di tutti i giorni.

Queste recenti decisioni e proposte sono state prese come d'abitudine per le autorità locali: ad es. senza consultare i rappresentanti delle comunità rom e senza nemmeno avvertire i diretti interessati. Per oltre dieci anni hanno subito improvvisi sgomberi e rimozioni forzate da un posto all'altro, diventando via via vittime di una crescente segregazione residenziale che riproduce ed aggrava tutti i loro problemi, dall'accesso all'istruzione di qualità, a quello ad un lavoro decente, sino alla discriminazione istituzionale. Né ora, né altrimenti, è mai stato offerto alle organizzazioni rom un quadro legale in cui discutere della questione, le autorità non si sono consultate con loro e quando è stato fatto un tentativo in questo senso da parte delle organizzazioni, le loro opinioni sono state ignorate. Inoltre, anche se ci sono persone di etnia rom nelle autorità locale, in Prefettura, nei Consigli Distrettuale e Comunale di Cluj, non hanno preso una posizione ufficiale contro la ghettizzazione dei Rom in città. Questo dimostra che le posizioni da loro occupate non sono sufficientemente indipendenti da servire gli interessi di quanti dovrebbero rappresentare, ma che sono subordinate alle decisioni di queste strutture di potere.

Chiediamo l'attenzione del Consiglio Cittadino e dell'Ufficio del Sindaco di Cluj perché il loro nuovo progetto è un progetto di ghettizzazione etnica, una manifestazione di discriminazione istituzionale e perciò una grave violazione dei diritti umani, con gravi conseguenze sulla cronica esclusione socio-economica e non-riconoscimento dei Rom come parte integrale della città. I firmatari di questa petizione chiedono urgentemente di fermare questo progetto e sviluppare strategie che assicurino effettivamente condizioni di vita durature e decenti per tutti i cittadini di Cluj.

Potete appoggiare la nostra richiesta firmando la petizione in lingua rumena a:
http://www.petitieonline.ro/petitie-p19395057.html (per chi non ha familiarità con la lingua, cliccare su Semneaza petitia, poi nella prima casella indicare nome e cognome, nella seconda la propria mail - confermare nella terza - e nell'ultima il codice di validazione, le altre caselle sono facoltative. ndr)

Cluj, 11.04.2010.

Pavel Doghi, president of Amare Phrala Association
Enikő Vincze, professor Babesc-Bolyai University, member of the Romani Criss board

 
Di Fabrizio (del 29/03/2010 @ 09:23:06, in casa, visitato 2358 volte)

Da Roma_Daily_News

23 marzo 2010 - SEVİM SONGÜN - ISTANBUL - Hürriyet Daily News

Molti Rom che sono stati spostati negli appartamenti del quartiere di Taşoluk forniti dall'Amministrazione dell'Edilizia di Massa (TOKİ), sono ritornati nel loro quartiere originario e nei dintorni di Sulukule per ragioni culturali e socio-economiche. Molti dicono che le spese per i [nuovi] appartamenti sono oltre le loro capacità ed anche che lì la vita non è sostenibile, perché preferiscono case col cortile da condividere con parenti e vicini

I Rom vivono una vita nomade dopo le demolizioni a Sulukule

Secondo gli osservatori e le OnG, i membri della comunità rom di Istanbul continuano a vivere come nomadi dopo la demolizione delle loro case, nonostante i nuovi appartamenti offerti dal governo.

Dopo che le case dei Rom che vivevano nel quartiere Sulukule del distretto di Fatih a Istanbul sono state distrutte, durante un progetto di trasformazione urbana guidato dal comune di Fatih negli ultimi tre anni, agli affittuari è stato permesso di spostarsi in appartamenti costruiti dall'Amministrazione dell'Edilizia di Massa, o TOKİ, nel quartiere di Taşoluk, sempre a Istanbul nel distretto di Gaziosmanpaşa.

L'iniziativa fa parte degli sforzi del governo per migliorare gli standard di vita dei Rom in Turchia, ma i membri della comunità rom di Sulukule dicono di soffrire ancora per i risultati delle demolizioni.

Spostarli non ha risolto i problemi

Spostare alcuni Rom a Taşoluk non ha fornito una soluzione, dato che molti di loro hanno fatto ritorno a Sulukule soltanto qualche mese dopo, avendo venduto i loro appartamenti.

"Abbiamo potuto rimanere lì [a Taşoluk] solo quattro mesi. Non era adatta per noi," dice Faruk Say, un Rom ritornato a Sulukule. Dopo che la casa di Sulukule che aveva in affitto con sua moglie e due bambini era stata demolita, Say aveva scelto di spostarsi negli appartamenti TOKİ a Taşoluk. Dice che vivere a Taşoluk era socio-economicamente difficile per loro.

"Lì per noi non c'era vita. Dopo le nove le strade sono buie. E' un quartiere solitario," dice Say. "Le spese mensili del nostro appartamento erano superiori a quel che potevamo permetterci."

"Dovremmo guadagnare 1.000 lire turche al mese per vivere negli appartamenti a Taşoluk. Ci sono molte altre spese oltre all'affitto, per esempio il gas, l'elettricità e le spese dell'appartamento," dice Say.

Quasi la metà è tornata

I Rom vivono e lavorano a Sulukule sia come musicisti che come venditori, conducendo una vita a basso reddito ed anche i loro affitti sono bassi. Pero il comune ribatte che ai Rom sono state fornite buone opportunità a Taşoluk. "Erano tutti in affitto, ma avevano anche la possibilità di acquistare l'appartamento, pagando 250 lire al mese," dice Mustafa Çiftçi, coordinatore di progetto per il comune di Fatih.

Dopo 15 anni di pagamenti mensili, avrebbero potuto essere proprietari dell'appartamento, dice Çiftçi, aggiungendo che tutti hanno ricevuto dal comune 100 lire come supporto. Però, Çiftçi deve concordare che quasi la metà dei 127 Rom mandati a Taşoluk hanno venduto o affittato l'appartamento e sono tornati a Sulukule o nei quartieri circostanti.

Però secondo Hacer Foggo, della Piattaforma Sulukule, le cifre sono inferiori. Dice che solo sei o sette famiglie sono rimaste a Taşoluk. "La maggior parte ha venduto la sua casa a partire da 5.000 lire e sono tornati nel loro vecchio quartiere. Ma ora si spostano come nomadi da una casa all'altra, perché non possono pagare l'affitto," dice.

Foggo, che lavora presso l'Associazione Zero Discriminazione, ha raccontato a Daily News che dovrebbero essere fatte ricerche a Sulukule per studiare i bisogni dei locali, prima di far partire il progetto di trasformazione urbana. "Dovrebbero essere esaminate le ragioni per cui i bambini non frequentavano la scuola o i disabili non lasciavano le loro case, e prodotti progetti sociali per migliorare la loro vita," ha detto.

Sevcan Küçükatasayar, 20 anni, ex affittuario a Taşoluk ritornato a Sulukule, dice che non potevano vivere in un appartamento. "Avevamo l'abitudine di vivere in una grande casa col giardino. Tutti i nostri parenti erano nello stesso quartiere. Ma a Taşoluk, mio padre ha aperto una casa da te, ed ha fatto bancarotta perché nessuno ci andava," dice.

Nel contempo, alcuni Rom dicono di essere felici a Taşoluk. "Quanti hanno un lavoro stabile possono viverci," dice Şahin Kumralgil, che vive a Taşolukma passa il tempo a Sulukule.

Secondo Şükrü Pündük, capo dell'Associazione Rom di Sulukule, molti dei Rom tornati a Sulukule sono  anche stanchi di parlare alla stampa ed hanno perso la speranza di un futuro migliore.

Rimozione di una sentenza discriminatoria

Il deputato di Bursa Ali Koyuncu, del partito di governo Giustizia e Sviluppo (AKP) ha anche preparato una proposta che chiede la rimozione di una sentenza con connotazioni discriminatorie, riporta l'agenzia Anatolia news. La sentenza recita: "Il Ministro degli Interni è responsabile della deportazione di zingari e nomadi stranieri."

 
Di Fabrizio (del 21/03/2010 @ 09:52:18, in casa, visitato 1829 volte)

Da Verona, una segnalazione di Franco Marchi. In calce il suo commento

19-03-2010 (ASCA) - Verona, 19 mar - E' stato finanziato dal Ministero dell'Interno con 1 milione 400 mila euro il progetto del Comune di Verona per la riqualificazione dei campi nomadi di Forte Azzano e piazzale Atleti Azzurri d'Italia. Lo rende noto il Sindaco di Verona, che oggi insieme al Prefetto Perla Stancari e all'assessore ai Servizi demografici ha illustrato il progetto, cui il Prefetto di Venezia, Commissario straordinario per l'emergenza nomadi sul territorio veneto, ha assegnato il finanziamento ministeriale. Grazie all'erogazione della prima tranche di contributi, pari a 230 mila euro, gia' nei prossimi giorni partiranno i lavori di sistemazione dello storico campo nomadi di Forte Azzano di strada La Rizza 65, che ospita attualmente 12 nuclei familiari, per un totale di 70 persone di cui 15 minori, tutti cittadini italiani presenti in loco gia' dagli anni '80. L'intervento per complessivi 400 mila euro prevede: la sistemazione delle 8 piazzole esistenti con il rifacimento completo dei servizi; la messa a norma delle altre 4 piazzole irregolari esistenti con relativi servizi; la delimitazione dell'area e la realizzazione di un accesso protetto con sbarra apribile; la realizzazione degli allacciamenti alla rete esistente; il rifacimento di parte della fognatura con la realizzazione dei nuovi allacci alle piazzole in costruzione; la sistemazione del piazzale e delle aree di accesso con relativa bitumatura; la bonifica delle piante di vegetazione spontanea che creano problemi ai sottoservizi.

Per la sistemazione del campo nomadi di piazzale Atleti Azzurri d'Italia, che presenta una situazione piu' complessa, saranno destinati 800 mila euro: il campo ospita attualmente circa 90 persone di etnia sinti e circa 150 giostrai, che vi soggiornano stabilmente solo nei mesi invernali. I restanti 200 mila euro del finanziamento ministeriale assegnato saranno impiegati per garantire una costante azione di censimento e di controllo della popolazione, al fine di regolarizzarne la permanenza, con particolare attenzione alla tutela dei minori presenti.

''Ringrazio il Prefetto -ha detto il sindaco- che ha ben rappresentato le esigenze di Verona e che ha il merito principale per le importanti risorse assegnate a questo progetto, che coniuga rigore e integrazione. Grazie a questo intervento, la comunita' di sinti che risiede da molti anni nello storico campo di Forte Azzano potra' avere condizioni piu' vivibili e servizi adeguati, nel pieno rispetto del regolamento che abbiamo varato di recente, per favorire la pacifica convivenza e garantire la sicurezza e la tranquillita' dei residenti del quartiere''. ''E' un progetto concreto -commenta il prefetto- che mette a disposizione risorse ingenti per migliorare la qualita' della vita di queste persone, quasi tutte di nazionalita' italiana, ed offrire loro reali opportunita' di integrazione: in questo modo diminuiranno le situazioni conflittuali sul territorio, a vantaggio di tutti i cittadini''.

fdm/mcc/ss (Asca)


È molto interessante la notizia. È certamente frutto della presenza e del lavoro del prefetto Perla Stancari. Sono e siamo disposti a sotterrare i precedenti del sindaco Tosi se, affiancato dal prefetto, inizierà un nuovo rapporto con i cittadini rom e sinti di Verona. I campi di Verona, si vedono i numeri nell'articolo, non sono mai stati enormi e attraverso una "cogestione" con gli abitanti sono sempre stati decentemente puliti ed ordinati. I sinti veronesi sono da sempre presenti in zona, con scambi con le province vicine, i rom di forte Azzano provengono in massima parte dalla Slovenia e zone vicine e sono a Verona, vado a memoria e mi riferisco alla famiglia più vecchia, dal 1961. Sono tutti cittadini italiani e pertanto hanno superato i criteri di reddito e di certificati penali. Auguro pertanto agli amici rom e sinti veronesi che inizi un nuovo periodo di buoni rapporti con le amministrazioni locali. Della delibera una cosa sola mi crea dispiacere: "200 mila euro del finanziamento ministeriale assegnato saranno impiegati per garantire una costante azione di censimento e di controllo della popolazione". Una parte di questo concetto non mi piace, entre è accettabile la seconda parte: "al fine di regolarizzarne la permanenza, con particolare attenzione alla tutela dei minori presenti". Se oltre al controllo vi saranno azioni positive ben vengano.

 
Di Fabrizio (del 20/03/2010 @ 09:35:51, in casa, visitato 1499 volte)

Segnalazione di Sante Spinelli

 il link per chi legge da Facebook

Il 24 marzo (2008 ndr) il vicesindaco Decorato dichiara ai giornali che il comune di Milano spende ogni anno 6milioni di euro solo per i campi nomadi regolari; visto che sono 12 i campi in Milano siamo andati a vedere come sono stati spesi nel campo di Via Bonfadini i circa 500.000 euro che dovrebbe costare mantenere questo campo.

Degli altri campi milanesi, ne avevamo parlato in passato:

 
Di Fabrizio (del 20/02/2010 @ 09:02:38, in casa, visitato 1481 volte)

A giugno scade l'accordo per l'area di via Lazzaretto, che sarà destinata ad altro uso. Le famiglie si dividono: alcuni pronti a fare domanda per una casa, altri a rimanere fedeli alla loro tradizione

Case popolari sì, case popolari no. È il dilemma delle famiglie del campo sinti di via Lazzaretto, che a giugno dovranno lasciare l'area attrezzata dopo che l'amministrazione ha deciso di non rinnovare la convenzione annuale di affitto, per liberare l'area per altro uso. Le famiglie del campo, una ventina, sono state convocate dall'assessore ai servizi sociali Roberto Bongini per un confronto. «Ho invitato le famiglie – spiega Bongini - a fare domanda per le case popolari, anche se ho chiarito che non hanno nessuna precedenza nelle graduatorie». Già in passato un paio di famiglie avevano accettato, ora un'altra mezza dozzina è pronta a fare domanda per il prossimo bando di marzo. Ma gli altri nuclei non hanno intenzione di abbandonare la vita legata alla tradizione nomade. Da tempo i sinti si sono stabiliti a Gallarate (sono cittadini gallaratesi a tutti gli effetti) e non esercitano più forme di lavoro itinerante, come ad esempio quello di giostrai. La vita nel campo, però, consente però di mantenere unite le famiglie allargate: i figli continuano a vivere accanto ai genitori, con i nipoti. E questo è l'aspetto a cui i sinti non intendono rinunciare.

Nell'incontro si è parlato anche delle bollette dell'elettricità e dell'acqua. «Hanno detto anche sui giornali che non paghiamo le bollette e che il Comune deve pagarle. Non è vero, per questo ci ha dato fastidio» dice Ivano, uno dei giovani capifamiglia sinti. «Molti di noi hanno pagato, altri hanno difficoltà a causa del lavoro che manca: noi abbiamo chiesto di rateizzare le bollette, che a volte sono pesanti». Sulla questione Bongini ha promesso che verificherà se ci sono stati errori e chiarirà la posizione delle famiglie.

La grande preoccupazione dei sinti, però, riguarda giugno: quando l'accordo scadrà dove andrà chi non vuole fare richiesta di case popolari? La posizione dell'amministrazione non cambia: a giugno il campo sarà sgomberato e destinato ad altro uso, in attesa di decidere, nel pgt, a quale uso destinare l'area. Nella zona non urbanizzata accanto all'autostrada dovrebbe sorgere un complesso logistico. Case popolari o meno, i sinti secondo l'amministrazione dovranno dividersi, mettendo fine a quella che il sindaco Nicola Mucci ha definito «autoghettizzazione». Soluzioni alternative, come quelle già sperimentate recentemente altrove anche nel nord Italia, non sono all'ordine del giorno.

18/02/2010 Roberto Morandi roberto.morandi@varesenews.it 

 
Di Fabrizio (del 19/02/2010 @ 09:00:57, in casa, visitato 1355 volte)

Da Roma_Daily_News

Radikal, 11/02/2010

Le famiglie rom obbligate a lasciare Selendi (Manisa) dopo che il loro quartiere è stato attaccato e dato alle fiamme (vedi ndr), sono arrivate a Salihli (Gordes), dove lo stato aveva promesso loro assistenza, ma non ha mantenuto le promesse. Oggi, soltanto poche famiglie possono cucinare qualcosa nelle loro abitazioni temporanee. Qualcuno può scaldarsi la casa, ma la maggioranza manca di legna da bruciare e di acqua calda, così lavarsi è un lusso. Soltanto metà delle case hanno acqua corrente. "Non puoi stare bene e sano in queste condizioni", dicono i Rom, "nel passato ogni famiglia aveva un tetto sopra la testa, ma ora ci sono fogli di plastica e per ogni casa ci sono tre famiglie". Il materiale per i miglioramenti di queste proprietà, per renderle abitabili alle famiglie rom, è accatastato lì vicino nella locale moschea.

Inoltre, secondo il governatore del distretto di Salihli, i Rom sono vittime di discriminazione nella loro nuova collocazione. "Anche quando ricorriamo allo stato per trovare case per le famiglie rom, i proprietari non vogliono affittare," dice. "Se sono per le famiglie rom, ci dicono, non li vogliamo nei nostri appartamenti."

La comunità rom ha vissuto a Selendi, Manisa, per oltre trent'anni. A Capodanno ci fu un diverbio ed in una casa del te non volevano servire un Rom, anche se il proprietario del locale si giustifica dicendo che il Rom stava fumando nel locale (la legge turca, in linea con le politiche UE, proibisce di fumare sigarette nei ristoranti, bar e caffè aperti al pubblico). A seguito di ciò, iniziò una "spedizione punitiva" contro il quartiere rom, con lancio di pietre contro le case ed auto bruciate per le strade. Grazie all'aiuto della locale Jandarma (gendarmeria), le famiglie si rifugiarono nella vicina città di Gordes. La questione ebbe ampio risalto sui media, con i parlamentari che per giorni dopo l'accaduto, focalizzarono la loro attenzione sul problema dei "Rom-in-esilio". Le autorità fecero promesse. "Queste ferite saranno rimarginate. Ai Rom verranno date nuove case." Invece, le famiglie vennero separate, i parenti divisi, mentre altra furono obbligate a vivere in condizioni ristrette di tre famiglie a condividere piccole case a Salihli. Un mese dopo, il dramma è finito e 18 famiglie stanno vivendo nella miseria...

Dr. Adrian Marsh
Researcher in Romani Studies
adrianrmarsh@mac.com
+46-73-358 8918

 

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