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La redazione
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\\ Mahalla : VAI : Europa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 25/06/2008 @ 15:48:04, in Europa, visitato 1174 volte)

Da La voix des Rroms

Aspettiamo.

Dopo la campagna politico-mediatica apertamente antizigana in Italia, che ha dato luogo a veri pogroms, la peste sembra avere toccato anche la Francia. A Marsiglia circolano SMS, che accusano i Rroms di rapimento di bambini magrebini per fare traffico d'organi. È bastata questa voce perché tre Rroms siano stati vittima di un tentativo di linciaggio da una folla isterica d'un centinaio di persone. Perché "gli zingari rubano i bambini".

Fortunatamente, a differenza dell'Italia, il direttore dipartimentale della sicurezza pubblica di Marsiglia s'è espresso nei mass media ed ha detto che i Rroms sono vittime di una voce. Una voce che può essere disastrosa, se non si fa attenzione. Consultate il servizio premendo qui (in francese ndr).

 

Segnalazione di Marco Brazzoduro

(adottata il 20 giugno 2008 durante il 46° incontro plenario dell'ECRI) La Commissione Europea contro il Razzismo e l'Intolleranza (ECRI) intende esprimere la sua profonda preoccupazione sui recenti eventi riguardanti i Rom e molti immigrati in Italia.

Rom ed immigrati sono stati soggetto di violenti attacchi razzisti ed intere comunità sono state ritenute responsabili di atti criminali commessi, o presunti di essere stati commessi, da individui di queste comunità. In questo contesto, ECRI rifiuta particolarmente i discorsi persistentemente razzisti e xenofobi di alcuni politici italiani, anche ai livelli più alti, e dei media. E' anche preoccupata perché, in questa situazione critica, le autorità italiane stanno prendendo misure la cui conformità agli standard dei diritti umani nazionali ed internazionali è opinabile. ECRI nota che questi eventi hanno riguardato persone di origine Rom dalla Romania ed altri paesi, ma anche cittadini italiani di origine Rom, cittadini rumeni in generale, ed immigrati, con o senza status legale in Italia.

In armonia con le raccomandazioni contenute nel suo terzo rapporto sull'Italia pubblicato il 16 maggio 2006, ECRI enfatizza l'urgente bisogno per le autorità italiane di prendere una ferma posizione contro tutte le forme di razzismo e xenofobia, inclusi i discorsi incitanti all'odio, in modo da porre freno e prevenire lo sviluppo di questi fenomeni nella società italiana. Le autorità italiane devono assicurare che il rafforzamento della legge protegga ogni individuo, inclusi i Rom e gli immigrati. ECRI chiede alle autorità italiane di assicurare che rispetto ai Rom ed agli immigrati sia mantenuta la regola della legge ed il principio della non-discriminazione come incorporato negli standard del Consiglio d'Europa sia strettamente osservata.

___

La Commissione Europea contro il Razzismo e l'Intolleranza (ECRI) è un corpo indipendente del Consiglio d'Europa di monitoraggio dei diritti umani per combattere razzismo, xenofobia, antisemitismo ed intolleranza. Le azioni di ECRI coprono tutte le misure necessarie per combattere la violenza, la discriminazione e il pregiudizio contro persone o gruppi di persone sulla base di razza, colore, linguaggio, religione, nazionalità od origine etnica. Il programma di attività di ECRI comprende tre aspetti: (1) monitoraggio nazione-per-nazione; (2) lavoro su temi  generali; e (3) attività in relazione con la società civile.

 
Di Fabrizio (del 22/06/2008 @ 09:40:33, in Europa, visitato 1094 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

20.06.2008

Spettabili,

Signore e Signori, istituzioni, politici, attivisti...

Il 20 giugno è [stato] il Giorno internazionale del Rifugiato, ma per molti anni la popolazione Rom è stata fuori dalle loro case, forzata a migrare e sono rifugiati. La nostra reazione è simile a quella degli anni scorsi perché non abbiamo visto cambi positivi. In questo giorno è meglio il dolore della celebrazione. Questa è una chiamata per una nostra maggiore responsabilità ed uno stimolo più effettivo nel risolvere le tematiche dei Rom rifugiati.

Il Congresso Nazionale Rom (RNC) come Federazione di movimenti Romani dei diritti civili ed umani, organizzazione rivolta a combattere il razzismo anti-Romani e gli abusi dei diritti umani sui Rom, continua a premere per un miglioramento dei diritti dei Rom. RNC come organizzazione internazionale con lo scopo di rappresentare e stimolare la partecipazione attiva e l'integrazione del popolo Romani sui principi della moderna società europea è tuttora preoccupata per i Rom rifugiati dal Kosovo. RNC sta scrivendo per esprimere la propria grave preoccupazione sulla situazione irrisolta di molti rifugiati della regione balcanica.

Oggi stiamo testimoniando contro la moderna deportazione dei rifugiati dai paesi europei, con vecchi strumenti non democratici. Il maggior esempio non umano è la situazione dei Rom rumeni in Italia. A questo aggiungiamo i suggerimenti dei politici europei che dicono che ognuno è benvenuto eccetto  Rom. Se andiamo indietro di diversi anni, 8 anni dopo che la guerra in Kosovo è finita, e i Rom sono ancora rifugiati senza nessun visibile meccanismo di sviluppo. I Rom non sono stati inclusi nei negoziati per definire il futuro status del Kosovo, anche se RNC ha fatto pressione in tutti questi anni per migliorare la loro situazione.

La tragedia dei rifugiati Rom non è stata tenuta in conto seriamente da molti soggetti, i rifugiati Rom non sono un "piccolo errore" ed un danno collaterale delle guerre dei Balcani, specialmente se sono una minoranza senza stato, questo è un momento urgente in cui la UE e gli altri soggetti internazionali devono avere un serio approccio verso questa situazione che dura da 8 anni. I Rom tuttora hanno di fronte violazioni della dignità e dei diritti umani basici in Kosovo, quando volontariamente decidono di farvi ritorno, ma d'altra parte molti Rom richiedenti asilo in paesi terzi europei, hanno di fronte gli sgomberi forzati e le deportazioni.

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, RNC chiede nuovamente con urgenza il miglioramento dei Rom rifugiati nella regione balcanica e la definizione del loro status, tentando di focalizzare l'attenzione verso i Rom rifugiati in seguito alla guerra del Kosovo e delle precedenti guerre balcaniche. RNC intende fare pressione alle autorità internazionali per implementare compiutamente tutti gli standard relativi ai rifugiati. Il 20 giugno, come Giorno Internazionale del Rifugiato, sembra ora un giorno comune, abbiamo misure dichiarative visibili, ma non abbiamo misure visibili ed effettive per tutto l'anno, forse soltanto i nomi degli alti rappresentanti sono cambiati, ma la tragedia dei rifugiati Rom rimane soggetto di immensa preoccupazione per tutti noi. Diritti dei rifugiati senza status legale sono soltanto un'illusione.

In fede,

Devlesa

Asmet Elezovski

Spokesman of Roma National Congress (RNC), ERTF delegate

asmetelezovski@yahoo.com

 
Di Fabrizio (del 20/06/2008 @ 09:35:04, in Europa, visitato 1384 volte)

Da British_Roma

Quando Shay Clipson, unica Magistrata Rom del Regno Unito, tentò di fermare il bullismo contro sua figlia, trovò la polizia locale riluttante ad intervenire, anche quando Shay ha puntualizzato di essere un Magistrato e come tale di sapere come la legge dovesse proteggere sua figlia.

La figlia della signora Clipson è stata gettata in mezzo al traffico da compagni razzisti, le sono state spente delle sigarette tra i capelli, l'hanno coperta di sputi ed è stata picchiata sino all'incoscienza sul campo di giochi della scuola, mentre altri registravano tutto questo sui loro telefoni mobili e postavano l'assalto su YOUTUBE.

Quando Shay Clipson ha criticato la polizia per la loro riluttanza nell'aiutarla, e ha chiesto ragione di ciò, ha trovato che la sua carriera come magistrato era finita. È stato detto che perché aveva sollevato la sua partecipazione alla magistratura e criticato la polizia "la signora Clipson non era credibile nello svolgere il suo lavoro".

Shay Clipson è uno dei pochi modelli positivi per la comunità Zingara e così si crea una cattiva impressione, se qualcuno della comunità Zingara intraprende un ruolo come quello di Magistrato, viene rifiutato alla prima occasione.

Chiediamo a Gordon Brown, ed all'Ufficio dei Reclami Giudiziari di riconsiderare in favore di Shay Clipson.

Posted by The Gypsy Council Ltd.

Firma la petizione

 


CS78-2008: 18/06/2008
 
 Amnesty International si è detta profondamente amareggiata per l'esito della votazione al Parlamento europeo sulla direttiva sui rimpatri.
 
 L'organizzazione per i diritti umani ritiene che il testo approvato oggi non garantisca il rimpatrio dei migranti irregolari in condizioni di sicurezza e dignità. Al contrario, un periodo eccessivo di detenzione fino a un anno e mezzo e il divieto di reingresso, valido per tutto il territorio dell'Unione europea, per le persone rimpatriate forzatamente, rischiano di abbassare gli standard vigenti negli Stati membri e costituiscono un esempio estremamente negativo per altre regioni del mondo.
 
 Il testo della direttiva, inoltre, non include garanzie sufficienti per i minori non accompagnati e contiene deboli previsioni in materia di controllo giudiziario sulla detenzione amministrativa; infine, prevede deroghe specifiche alle condizioni di detenzione in quegli Stati membri che si trovino ad affrontare cosiddette "situazioni di emergenza".
 
 È dunque difficile capire quale sia il valore aggiunto di questa direttiva, che rischia invece di promuovere pratiche detentive di lungo periodo negli Stati membri e di avere un impatto negativo sull'accesso al territorio dell'Unione europea.
 
 Amnesty International sollecita gli Stati membri che applicano standard più elevati a non usare questa direttiva come pretesto per abbassarli.
 
 FINE DEL COMUNICATO Brussels/Roma, 18 giugno 2008
 
 Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
 Amnesty International Italia - Ufficio stampa
 Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it
 
Di Fabrizio (del 18/06/2008 @ 08:44:37, in Europa, visitato 1184 volte)

11/06/2008 - Testo completo del Gruppo Socialista della dichiarazione sulla violenza contro i migranti in Italia.

Nell'incontro a Napoli l'11 giugno 2008, il Gruppo PSE ha firmato una dichiarazione - concordata unitamente dalle delegazioni italiana e rumena - sui recenti episodi di violenza e razzismo in Italia.

Celebrando il 2008 come Anno Europeo del Dialogo Interculturale, le delegazioni italiana e rumena nel gruppo socialista al Parlamento Europeo unitamente hanno espresso al loro condanna per i violenti attacchi ai capi rom come pure per gli atti di razzismo con bersaglio i Rom, che sono successi in Italia nelle ultime settimane.

Riaffermiamo fermamente la necessità di combattere ogni sorta di razzismo e xenofobia, ogni discriminazione basata su nazionalità o origine etnica, come dichiarato nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.

Congiuntamente rigettiamo il principio di "responsabilità collettiva" basato su nazionalità o origine etnica. Le autorità di governo responsabili non dovrebbero mai avere bersaglio un gruppo nazionale o una minoranza. I media costituiscono un'entità insostituibile riguardo i principi democratici e dovrebbero perciò essere più attivamente responsabili riguardo le etiche imprenditoriali e la responsabilità sociale. La distorsione della realtà come la manipolazione della percezione possono avere conseguenze pericolose sulla società complessivamente per mezzo di sentimenti profondi e non fondati di insicurezza e di xenofobia, infine portando all'intolleranza, alla tendenza razzista e ad atti di violenza.

L'immigrazione è un fattore di crescita economica, sociale e culturale, specialmente nella UE dove molti paesi si confrontano col declino demografico e sistemi costosi  di stati sociali e di pensione così come di scarsità settoriali delle forze di lavoro.

L'immigrazione non è una sorta di crimine; lo sono l'esclusione sociale ed economica, la discriminazione e la segregazione.

Mentre la sicurezza è un diritto fondamentale di tutti i cittadini, questo non può affatto nutrire l'intolleranza.

Non può essere stabilita alcuna correlazione diretta tra criminalità ed origine etnica, delinquenza ed immigrazione. Nel contempo, la migrazione dev'essere diretta e gli Stati Membri devono senza esitazione identificare una vera politica europea per regolare l'ingresso legale, combattere la discriminazione e promuovere l'integrazione nell'Unione Europea.

L'unico modo per garantire la sicurezza si basa sul processo d'integrazione.

Il processo, dato che la lotta contro la criminalità richiede una cooperazione più forte tra le autorità incaricate di fare rispettare la legge nazionali a livello comunitario, per arrestare, giudicare e, quando il caso, espellere quanti commettano un crimine o rappresentino una minaccia alla sicurezza pubblica.

L'integrazione, perché la sicurezza non può essere assicurata senza combattere l'esclusione sociale, la marginalizzazione, la povertà. Questo significa garantire a tutti gli individui il diritto a partecipare pienamente nella vita economica, sociale, politica dei nostri stati Membri.

In un periodo in cui le leggi sono emanate per indirizzare le paure legate all'immigrazione, noi crediamo sia di massima importanza affrontare effettivamente i problemi associati all'immigrazione stessa. Come Socialisti, abbiamo sempre favorito le soluzioni a lungo termine rispetto alle strategie a breve termine, preferendo l'integrazione alla sorveglianza, l'inclusione sociale ed economica alla segregazione.

Entrambe le delegazioni considerano che la sfida dell'integrazione e della protezione della minoranza Rom debba essere diretta a livello Europeo: non è accettabile che la minoranza Rom sia ancora vittima di abuso e discriminazione nel territorio dell'Unione Europea. Sollecitiamo la Commissione Europea a presentare una strategia UE integrata regolando standard comuni a tutti gli Stati Membri per l'integrazione dei Rom, per appoggiare l'azione delle comunità locali, autorità nazionali e società civile.

I Rom dovrebbero avere gli stessi diritti e doveri di cittadinanza come qualsiasi altro individuo dell'Unione Europea e questi diritti devono essere sostenuti e rispettati. Le tendenze attuali che ritengono i gruppi vulnerabili e marginalizzati responsabili del peggioramento delle condizioni economiche, sociali e securitarie devono essere rigettate. L'intervento dell'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, in aggiunta a numerosi rapporti e raccomandazioni del Consiglio d'Europa, aggiungono ulteriore preoccupazione ad una situazione già allarmante.

Questo è il perché vorremmo riaffermare il nostro forte credo in un'Europa allargata, nei valori dell'Unione Europea e nell'area di Schengen come uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

La libertà di tutti i cittadini UE di muoversi attraverso le frontiere è un diritto fondamentale ed un pilastro della cittadinanza Europea. L'espulsione di cittadini UE dovrebbe essere valutata caso per caso e con le necessarie garanzie, in linea con i trattati UE.

Le delegazioni italiana e rumena intendono riaffermare e salvaguardare il valore e l'importanza di solide relazioni d'amicizia e di cooperazione economica, sociale e culturale come pure l'associazione strategica che per tanto tempo ha unito Italia e Romania. Grazie a questi legami, migliaia di cittadini - e imprese - vivono e lavorano assieme ogni giorno in pace e armonia.

Gianni Pittella: Presidente della delegazione italiana
Adrian Severin: Presidente della delegazione rumena

 
Di Fabrizio (del 17/06/2008 @ 09:13:44, in Europa, visitato 1100 volte)

Segnalato da Maria Grazia Dicati

RAZZISMO SELVAGGIO IN ITALIA - Perdono sempre gli stessi

I gitani italiani, specialmente, e molti altri gruppi gitani del resto del mondo, si stanno rivolgendo a noi chiedendo aiuto. La maggioranza sono messaggi angosciati di una comunità allarmata davanti al sopraffacente trionfo della coalizione politica - alcuni dei partiti che la compongono sono di estrema destra - guidata da Silvio Berlusconi. Alcuni giorni prima che si producessero le inqualificabili aggressioni patite dai gitani di Ponticelli (Napoli), per mano di alcuni scalmanati che han dato fuoco alle loro umili baracche, un'organizzazione gitana italiana ci diceva: "Noi gitani siamo in pericolo in Italia. Abbiamo paura delle deportazioni dei gitani in Italia. Per favore - mi dice - inviate un comunicato al Governo italiano perché rispetti le Direttive comunitarie".

A nostro parere la paura che esprime il nostro interlocutore non è infondata. Le ultime dichiarazioni dei nuovi governanti italiani prefigurano ogni tipo di precarietà. Giudicate voi se non è così: Il nuovo sindaco di Roma, il post-fascista Gianni Alemanno, annunciò lunedì scorso che la sua prima misura come sindaco sarebbe stata demolire gli accampamenti gitani. "Procederemo a smantellare gli accampamenti nomadi che a Roma sono 25": Però i napoletani di Ponticelli si sono portati avanti. Niente da smantellare. Fuoco purificatore che è più rapido di montare camere a gas in stile nazi! Umberto Bossi, il leader della Lega Nord, è euforico. Questo soggetto parla di "caccia" . "Dobbiamo cacciare i clandestini", ha detto, provocando la sconfitta sinistra italiana. Come qualsiasi bullo di quartiere ha lanciato il suo proclama di guerra: "Non so cosa vorrà fare la sinistra, noi siamo pronti. Se vogliono lo scontro, i fucili sono caldi. Abbiamo 300.000 uomini, 300.000 martiri, pronti a combattere. E non stiamo giocando. Non siamo quattro gatti".

Però la cosa più triste è che Silvio Berlusconi, il rieletto presidente del Governo italiano, al vedere i suoi giovani esultanti salutando in stile fascista, ha confessato: "A vederli, ho pensato: la nuova falange romana siamo noi".

Alla vista della gravità dei fatti la UNION ROMANI, riconoscendo il sentire maggioritario dei gitani spagnoli e per la rappresentazione che si ostenta nella UNION ROMANI INTERNACIONAL, si propone iniziare le seguenti azioni:

Primo, Denunciare la gravità degli attentati sofferti dai gitani europei residenti in Italia e chiedere la solidarietà dei cittadini di qualsiasi paese di fronte alla violenza cieca ed assassina dei razzisti. Per questo chiediamo che si scrivano lettere dirette al Presidente del Governo italiano, inviandole direttamente alla sua residenza nel Quirinale (Roma) o alle ambasciate italiane in ogni paese. (L'indirizzo dell'Ambasciata italiana in Spagna è il seguente: Calle Lagasca, 98. Código postal 28006 Madrid)

Secondo: Sollecitare il Ministro degli Esteri di Spagna perché si interessi alla situazione dei gitani residenti in Italia, esprimendo la preoccupazione della comunità gitana spagnola per la situazione in cui possano trovarsi i gitani espulsi dalle loro dimore incendiate. Il nostro Governo è legittimato a fare questa consultazione in base a quanto previsto dalla Direttiva 2004/38/CE del Parlamento e del Consiglio Europeo relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei membri delle sue famiglie a circolare e risiedere liberamente nel territorio degli Stati membri. Effettivamente, trattandosi di una Direttiva e non dimenticando che ogni Stato membro può determinare la miglior forma di applicare le disposizioni del Diritto comunitario, è obbligatorio esercitare un lavoro critico e di vigilanza dei Governi perché le misure adottate nei distinti Stati membri conducano ad una applicazione del Diritto comunitario con la stessa efficacia e rigore con cui si applicano le norme interne dei suoi rispettivi Diritti nazionali.

Terzo: Chiedere alla Commissione delle Petizioni del Parlamento Europeo che, con carattere d'urgenza, inizi un'inchiesta sulla situazione che ha portato la comunità italiana di Ponticelli (Napoli) allo stato di contrapposizione che soffrono i gitani che vivono in quel luogo.

Quarto: Sollecitare i Gruppi Parlamentari del Parlamento Europeo che formulino, con carattere d'urgenza, le precise iniziative parlamentari che obblighino il Consiglio a chiedere nella Sessione Plenaria di Strasburgo e Bruxelles sulle misure che il Governo italiano possa aver preso per porre freno a queste aggressioni e per condannare i colpevoli delle stesse.

Quinto: L'Unión Romaní è convinta che l'immensa maggioranza dei cittadini italiani - inclusi i votanti di Berlusconi - rifiuta la violenza, venga da dove venga. Per questa ragione, attraverso la Unión Romaní Internacional, si propone stabilire, con le organizzazioni gitane italiane, un programma di mutua collaborazione al fine di mettere in campo le misure adeguate che garantiscano la difesa di questi cittadini europei che non hanno commesso alcun delitto se non quello di essere "poveri e gitani".

Sesto: Oggi stesso abbiamo avuto notizia che il Governo italiano si propone di indurire i mezzi contro l'immigrazione di modo tale che l'essere "clandestino" sarà un delitto compreso nel Codice Penale. In questo senso, Roberto Calderoli, nuovo Ministro italiano proveniente dalla Lega Nord, ha dichiarato che per non essere "clandestino": "Bisogna dimostrare se si è onesti, altrimenti, li si espelle dall'Italia".

Come Unión Romaní inizieremo i procedimenti per interporre una denuncia contro il Governo italiano per non adempimento della Direttiva 2004/38/CE del Parlamento e del Consiglio Europeo relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei membri delle sue famiglie a circolare e risiedere liberamente nel territorio degli Stati membri. Quando venne promulgato a Maastricht, nell'anno 1992, il Trattato che porta il nome della famosa città olandese, i Capi di Stato e del Governo approvarono la Dichiarazione 19 al fine di chiarire le incertezze sull'applicazione del Diritto comunitario. I massimi dirigenti europei non avevano alcun dubbio che "per la coerenza e l'unità del processo di costruzione europea, è essenziale che tutti gli Stati membri traspongano integralmente e fedelmente nel loro Diritto nazionale le direttive comunitarie di cui siano destinatari nei luoghi disposti alle stesse".

Le Direttive sono lo strumento armonizzatore per eccellenza del Direttivo Comunitario perché tramite loro si realizza, dice l'art. 94 del Trattato, l'approccio delle disposizioni legali, regolamentari ed amministrative degli Stati membri, che incidano direttamente nella stabilità o nel funzionamento dell'Unione Europea.

Settimo: Per terminare proponiamo di elevare la nostra preoccupazione per la magnitudine e la gravità di questi accadimenti di fronte alle istanze internazionali più rappresentative. Così faremo di fronte al Consiglio d'Europa, davanti all'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OCSE) e davanti alla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

Una volta ancora reclamiamo la solidarietà di tutti i democratici di Spagna e d'Europa. Nessuno può farsi giustizia da solo, perché quando ciò succede perdono sempre gli stessi: i più poveri, i più indifesi, quelli per cui non ci sono diritti, nella maggioranza dei casi, di essere lettere stampate su carta bagnata. Abbiamo bisogno del calore umano della società,per questo domandiamo l'appoggio di tutti i democratici europei a difesa dei Diritti Umani di quanti, essendo innocenti, si vedono aggrediti, vilipesi e stigmatizzati per delitti che non hanno commesso. Per terminare, come proprio riconosce la Commissione, ogni espulsione "deve essere motivata dalla situazione individuale" di persone specifiche, e non "deve significare un'espulsione di gruppo" di collettivi rispetto alle loro origini geografiche.

Speriamo che il fuoco di Ponticelli purifichi ed elimini l'odio e l'intolleranza che tante volte sono stati il germe delle più gravi tragedie nella storia d'Europa.

JUAN DE DIOS RAMÍREZ HEREDIA - Presidente de la Unión Romaní

 
Di Fabrizio (del 15/06/2008 @ 08:53:44, in Europa, visitato 3573 volte)

Da Osservatorio sui Balcani

11.06.2008 scrive Tanya Mangalakova [Български]

A maggio, sulla "Gora", in Kosovo, l'aria risuona di tamburi e zufoli. E' "Djuren", la festa più sentita nella comunità dei gorani, slavi di religione islamica. Gli emigranti ritrovano parenti e amici, per i giovani, veri protagonisti della festa, è il momento di cercare la propria "dolce metà"
Foto di Tanya Mangalakova

Ermina ha diciassette anni. Bella come un quadro, vive tra la capitale macedone Skopje e la cittadina di Petrich, in Bulgaria meridionale. I suoi genitori sono gorani del villaggio di Brod, nella regione della Prizrenska Gora, in Kosovo. La famiglia ha ereditato la professione di pasticcieri, tipica dei gorani del Kosovo. Nel 2006 hanno aperto una loro pasticceria nel centro di Petrich; prima lavoravano a Skopje, come fa almeno la metà degli abitanti di Brod. Ermina studia a distanza in un istituto superiore di Skopje, e aiuta i propri genitori in pasticceria. Suo fratello, Almir, 24 anni, è già famoso a Petrich per la qualità del suo “burek”.

Per tutto l'anno Ermina ed Almir aspettano con impazienza che arrivi il mese di maggio, quando sulla “Gora” si festeggia la grande festa di “Djuren”, il nome con cui i gorani chiamano la festa originariamente dedicata a San Giorgio. Il 3 maggio i ragazzi viaggiano attraverso la Macedonia per andare a Brod, villaggio dall'aspetto caratteristico disteso su un altopiano alle falde della Sar Planina. E' il padre, Bilgaip, che rimane a Petrich per tenere aperto il negozio, dando così l'opportunità ai giovani, che nel frattempo hanno riempito il bagagliaio dell'auto fino all'orlo di vestiti all'ultima moda, di festeggiare “Djuren” sulla “Gora”. Per tre giorni Ermina ed Almir sfileranno sul “corso” del paese, indossando tutti i propri vestiti più belli. Sul “corso” nascono storie d'amore, che di solito finiscono col matrimonio. E' “Djuren”!

"Djuren"
Donna gorana
“Djuren” è sicuramente la festa più importante, per i gorani, una festa che unisce in modo eclettico elementi cristiani ed islamici. Dal 4 all'8 di maggio, secondo un'antica tradizione, gli emigranti gorani tornano nei propri villaggi della “Gora”, che durante l'inverno restano quasi disabitati. Ogni anni, in questa occasione, la Sar Planina si riempie del suono di zufoli e tamburi, che la trasformano, dandole un'atmosfera mistica, quasi fossimo in Tibet. Le donne vestono i “noshni”, abiti tradizionali cuciti a mano. Aspettano tutto l'anno per poter mostrare gli abiti, arricchiti da grosse monete d'oro. Ci si trucca per ore, fino a che il viso non diventa una maschera preziosa.

“Djuren” comincia il 5 maggio, detto “travke”. Nella mattina di questo giorno si raccolgono erbe (travke, appunto) che vengono poi immerse nell'acqua con cui si lavano i bambini. Quest'anno a Brod c'erano due fidanzamenti ufficiali, il che significa festa per tutto il villaggio. In serata, musicanti da Prizren hanno suonato per alcune ore, sia nella parte superiore che in quella inferiore di Brod. Le strette stradine fervevano di vita, giovani e vecchi ballavano lo “horo” (o “kolo” ballo tradizionale comune in tutti i Balcani), sul “corso” faceva mostra di se tutta la gioventù di Brod. I giovani che ancora non hanno trovato una “verenica” (fidanzata) facevano mostra delle proprie possibilità, spandendo denaro per far sì che i musicanti rom suonassero senza fine.

Il 6 maggio i gorani si danno appuntamento sui prati della “Vlaska”, località vicina al villaggio di Vranista. Quasi ogni villaggio gorano ha un luogo particolare dove festeggiare “Djuren”. Il 7 si festeggia in un campo vicino a Rapca, il 9 a Brod, il 10 non lontano da Restelica.

Il 6 maggio sulla “Vlaska”
"Sul corso"
Il 6 maggio i gorani festeggiano all'aperto sulla “Vlaska”. Si raccolgono ramoscelli di salice, si ballo lo “horo” al suono di tamburi e zufoli, si arrostisce l'agnello. Nonostante il tempo brutto, anche quest'anno le ragazze e le donne gorane hanno indossato i propri “noshni” e scarpe bianche abbellite da migliaia di perline di vetro. Da Brod la gente è scesa prima in direzione di Dragas per poi arrivare sulla “Vlaska”, dove il sole ha iniziato a far capolino tra le nuvole. “Il 'corso' sulla 'Vlaska' è il più bello di tutta la 'Gora'”, dicono convinti i gorani. Qui le giovani sfilano nei propri preziosi vestiti, ma sempre accompagnate da un cavaliere, marito o fidanzato che sia. “Dal colore del vestito”, raccontano le sorelle Javahida di Vraniste, “si può capire chi è sposata e chi è libera”. Le donne sposate portano vestiti neri, quelle libere invece indossano colori chiari, come fanno anche le ragazze fidanzate. Le donne più anziane, come le sorelle Javahida, portano vestiti semplici, sempre neri. Le donne più giovani impreziosiscono invece il proprio abbigliamento con seta, broccato, ricami, ed indossano gioielli in abbondanza. Le donne gorane si coprono la testa con la “basrama”, un grande e bello scialle, ornato anche questo da migliaia di perline.

La tradizione vuole che le ragazze, durante il lungo inverno, tessano da sole il proprio vestito, “per diventare da belle ad ancora più belle”. Oggi soltanto una piccola minoranza ha conservato quest'arte. Vajda, 64 anni, ancora adesso cuce e orna i “noshni”. Le giovani, comprano proprio da donne come lei. Un vestito può costare anche più di mille euro, ma indossare gli abiti tradizionali durante la festa di “Djuren” è obbligatorio. Le monete d'oro, anche queste parte del completo da sfoggiare, vengono invece ereditate di generazione in generazione. Vajda ricorda con nostalgia la propria giovinezza. Suo marito è insegnante a Vraniste, sono sposati da 44 anni, quando ancora non c'era alcun “corso” sul quale ragazzi e ragazze potessero scambiarsi sguardi ed innamorarsi. “Il 'corso' è nato quando i giovani hanno cominciato a lavorare in città”, racconta. “Dopo aver visto come si passeggiava a Belgrado, hanno portato qui questa abitudine”.

La festa di “Djuren” è strettamente legata al modo tradizionale di vita dei gorani: gli uomini in giro nei Balcani dove lavorano alla produzione artigianale di dolci e “burek”, le donne a casa per badare ai figli. La tradizione vuole quindi che a “Djuren” gli uomini tornino nei propri villaggi di origine, per incontrare parenti ed amici. Gli scapoli, poi, tornano per trovare la propria “dolce metà”.

Durante il periodo di festa, i caffè di Brod sono pieni di giovani. Anche oggi, i gorani rispettano le antiche regole, che prevedono che alle donne non sia permesso mettere piede in questi locali. Almir, come tutti gli altri giovani, va a dormire solo a notte inoltrata, si sveglia tardi, cammina per le strade di Brod come drogato di felicità. “Ho solo tre giorni a disposizione, e voglio utilizzare ogni minuto, ogni secondo, per stare insieme ai miei amici. Viviamo dispersi e lontani, chi a Skopje, chi a Nis, chi a Belgrado, chi in Bulgaria. 'Djuren' e l'unico momento in cui riusciamo a riunirci tutti, e a stare insieme sulla nostra 'Gora'”.

 
Di Fabrizio (del 15/06/2008 @ 08:51:09, in Europa, visitato 1263 volte)

Da Romanian_Roma

Bucarest, 9 giugno /Rompres/ - La Romania non può assumersi lei sola la responsabilità di ciò che i cittadini della minoranza etnica rom fanno all'estero, ha dichiarato lunedì a Bucarest il presidente rumeno, Traian Basescu, durante una conferenza stampa congiunta col presidente finlandese, Tarja Halonen. [Ndr: i Rom in Romania, secondo il censimento del 2002, sono stimati al 2,5% della popolazione].
"La Romania non introdurrà mai delle restrizioni di circolazione per i suoi cittadini. Tutti i cittadini potranno circolare in Europa e, fianco ai governi degli stati dove i Rom [di Romania ndr] si stabiliscono, noi dovremo trovare delle soluzioni", ha detto il presidente Basescu.

La problematica riguardante i Rom, la loro circolazione nello spazio comunitario, ha costituito uno dei soggetti affrontati da Traian Basescu e Tarja Halonen, durante i loro discorsi lunedì scorso a Bucarest. Secondo Basescu, la Commissione Europea sta elaborando un documento per approntare soluzioni a livello europeo.

Tarja Halonen da parte sua ha detto che la Finlandia può condividere con la Romania la sua esperienza per quanto riguarda la situazione dei Rom.

"Anche noi, abbiamo una popolazione rom in Finlandia. Anche noi abbiamo problemi da fronteggiare. Abbiamo acquisito parecchia esperienza per quanto riguarda, per esempio, la situazione dei bambini rom che abbandonano la scuola. Siamo coscienti che tutti i bambini debbano avere diritto all'istruzione.
Concentriamo i nostri sforzi per portarli a seguire la scuola, ad imparare un mestiere che fornisca loro i mezzi per vivere. La mendicità non è un mestiere ed in Finlandia ci sono dei Rom rumeni che la praticano" ha dichiarato la presidente finlandese.

Asserendo che la popolazione rom finlandese è assai meno numerosa, Tarja Halonen ha proseguito: "Consideriamo pertanto che ci sono due aspetti principali quanto alla situazione dei Rom. Assicurargli alloggio e l'accesso all'istruzione, e noi agiamo in questo senso. La stessa cosa dovrebbe passare a livello di comunità europea, dell'OCSE, occorre cercare soluzioni a riguardo. Non possiamo accettare la mendicità che ci inquieta profondamente", ha sottolineato Halonen.

Da parte sua, Traian Basescu ha  fatto conoscere che la sua discussione avesse anche  affrontato altri temi legati alla UE, temi riguardanti il Kosovo, la zona del mar Nero o la sicurezza delle frontiere.

"Credo che l'esperienza della Finlandia in materia di buon governo sia estremamente utile (...) Il sistema finlandese è il più efficiente per quanto riguarda la scolarizzazione. Ci sono alcuni settori dove lo scambio d'esperienze è molto importante", ha invece rimarcato il presidente Basescu. [Rompres]

www.Roumanie.com

 
Di Fabrizio (del 11/06/2008 @ 08:29:07, in Europa, visitato 1576 volte)

Da Baltic_Roma

2 giugno, 2008 - In cooperation with BNS - VILNIUS - I Lituani preferirebbero lavorare con i Rom, con persone che escono da una dipendenza o con quanti hanno un orientamento sessuale differente, che comunicare con loro nelle loro vite personali.

Secondo i dati di un sondaggio condotto da un istituto di ricerca di Vilnius, sette Lituani su dieci non avrebbero problemi ad avere come colleghi di lavoro membri della comunità Rom, persone che escono da una dipendenza o quanti abbiano orientamento sessuale non tradizionale. Altri 6 su 10 non avrebbero problemi se il loro collega fosse stato precedentemente incarcerato o avesse avuto disordini psicologici.

D'altra parte, sette abitanti su dieci eviterebbero di avere a che fare con membri della comunità Rom, persone che hanno superato dipendenze di sorte o quanti hanno orientamento sessuale non tradizionale, fuori dal campo lavorativo. Le persone sono più tolleranti riguardo ai disabili: solo due su dieci non vorrebbero avere come vicini chi ha una disabilità fisica.

Gli abitanti intervistati più dei loro datori di lavoro hanno fiducia nelle abilità dei rappresentanti dei gruppi sociali sopracitati, con 75 responsabili di azienda che esprimono un'opinione che tale gente non riuscirebbe a fare fronte al loro lavoro, comunque soltanto 25% degli abitanti votati hanno tenuto lo stesso atteggiamento.

Quando è stato chiesto loro perché avrebbero problemi nel lavorare a fianco di persone di gruppi a rischio, le risposte dicono che si sentirebbero in difficoltà (48%), o non saprebbero come comportarsi (31%). Per queste ragioni, oltre il 60% degli intervistati non vorrebbero comunicare affatto e tre su dieci cercherebbero informazioni aggiuntive.

Durante questo sondaggio, commissionato dal Ministero per la Sicurezza Sociale ed il Lavoro, sono stati intervistati oltre 1.000 Lituani di tutte le regioni del paese.

Source: The Baltic Times

 

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