Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

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\\ Mahalla : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 14/01/2012 @ 09:11:36, in media, visitato 1899 volte)

Foto ANSA

Qualcuno potrebbe spiegare a questo Michele Focarete, redattore del più importante quotidiano italiano, che "rom" e "sinti" non sono due sinonimi intercambiabili da usare a cazzo? Letto su Facebook

Le distinzioni non sono per i giornali, che si chiamino Libero, Corriere oppure Repubblica. A fare distinzioni c'è sempre il rischio che qualcuno si faccia domande, ed allora meglio vendere certezze.
Se poi qualche lettore esaltato si fa prendere la mano, come il mese scorso nel rogo torinese, allora ci si spargerà il capo di cenere e si farà i bravi per qualche mese; così nel nome della "libera concorrenza in libera informazione" ci sarà qualche altro foglio a scrivere articoli altrettanto irresponsabili. Magari, basterebbe poco, ad esempio riscoprire la vecchia regoletta "le notizie separate dai commenti".

Ma in fondo i giornali in Italia li leggono in pochi, e la maggior parte dei lettori si fermano al titolo.
E questi lettori, che sono pure democratici, istruiti ecc. assomigliano molto ad un titolista: solo un po' più frustrati di non essere un giornalista, anche se sfruttato e sottopagato. Cercano titoli da ripetere: alla suocera, al bar, su Facebook o su Twitter... dove mostrare quanto siano sensibili, aggiornati, attenti (insomma: esattamente il contrario di ciò che sono in realtà).

Vogliono mostrarsi indignati, non importa per che cosa. I primi lanci della notizia li ho letti giovedì sera tardi: a molti non è sembrato vero di avere un motivo per prendersela contro gli odiati SUV che occupano la città. Questo il commento alla notizia di una persona che conosco come molto civile ed impegnata:
"Prima di metterlo in galera e buttare la chiave, lo farei anche rotolare nudo in un campo di ortiche, lo porterei al ponte sull'Adda e lo appenderei a quell'elastico, lo lascerei così a testa in giù una notte intera....e molto, molto altro ancora, si lo torturerei, ecco!"

Il giorno dopo salta fuori quello che molti nei campi temevano: sono coinvolti degli "zingari". Cambia il "focus", ma resta l'indignazione artificiale di avere qualcosa contro cui scagliarsi. Basta scorrere i commenti su Il Giornale o anche sul Corriere, altrettanto superficiali ed uniformati di quelli del giorno prima, anche se di segno opposto.

Insomma: SUV e ZINGARI come monete intercambiali di indignazione. La ricerca di un nemico necessario per ribadire la propria presenza.

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Di Fabrizio (del 15/01/2012 @ 09:10:33, in Italia, visitato 1040 volte)

Segnalazione di Alberto Maria Melis

Nuovo Corriere BARISERA 10 gen 2012 - Un primo piano di una delle protagoniste della performance di Teadrom su gli autobus baresi

BARI – "No, grazie non vogliamo nulla da voi, non abbiamo spiccioli". Sembra proprio che il pregiudizio nei confronti dei Rom sia ancora presente nella comunità barese, almeno tastando le reazioni su autobus e ai semafori delle persone che involontariamente sono stati coinvolti nel progetto 'Teadrom'. Le reazioni sono state immortalate in un video conclusivo dell'iniziativa messa in campo dall'associazione Ri-belle di Bari che a partire da questa estate ha organizzato seminari e spettacoli con la forma espressiva del teatro di strada (in lingua romanès "drom" significa strada). "La collaborazione fra ragazzi rom (sette) e gadjè (non rom, una ventina in tutto) – spiega uno dei responsabili delle attività Gabriele Di Palma – ha favorito il dialogo e la conoscenza reciproca, ha potenziato le capacità espressive e immaginifiche di ciascuno e la fiducia in sé stessi. A rotazione i ragazzi coinvolti (i rom fanno parte di un interno nucleo familiare di 11 persone, ndr) hanno realizzato un esperimento di teatro invisibile. Sono saliti sugli autobus cittadini facendo finta di non conoscersi. Hanno cercato di regalare un portaoggetti in plastica (realizzato con bottigliette di plastica tagliate e chiuse con una zip, ndr) contenente un fiore di stoffa e un volantino che spiegava il progetto. Durante lo spettacolo le persone si spostavano e quando io fingendomi un ragazzo italiano precario ho chiesto denaro ai rom, sono rimasti a bocca aperta. Anche ai semafori nessuno voleva accettare il dono". Ora il nucleo familiare (11 persone con bambini dai 20 ai 2 anni) cerca una casa. "Ora vivono in condizioni precarie a Foggia – conclude Di Palma – ma stiamo trattando con la Chiesa di San Sabino per una casetta a Sannicandro. Speriamo che così possano riprendere a vivere".

Fiorella Barile

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Di Fabrizio (del 16/01/2012 @ 09:19:53, in blog, visitato 982 volte)

Da Roma_Francais

Salve,

Con l'inizio dell'anno nuovo, vi informiamo sulla pubblicazione del sito di Gérard Gartner, scrittore e scultore rrom.

Mutsa (gatto in lingua rromanì) Si dice di un gatto... che abbia molte vite, calderaio, e poi pugile dilettante e professionista, attore, ti assicurerà la protezione di un ministro alla cultura, sarà barista, facchino alle halles, imbalsamatore, poi il suo vagare vi porterà nell'ambito artistico, verso l'impegno nell'ambiente rrom e finalmente alla scrittura.

Un sito con molte foto, video e testi che raccontano la storia di Rrom illustri, artisti ed attivisti in Francia. [...]

Gérard Gartner ha inteso creare un sito per riunire le informazioni relative al suo percorso familiare, professionale, artistico e di attivista.

Questa raccolta di documentazione è ricca di insegnamenti su soggetti tanto differenti come l'identità rromanì, l'arte e la creazione, l'attivismo dei Rrom nei campi culturali ed artistici.

C'è un catalogo di alcune opere. [...] Qui è possibile contattarlo.

Association "La voix des Rroms"
50, rue des Tournelles
75003 PARIS
http://www.lavoixdesrroms.org

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Di Fabrizio (del 16/01/2012 @ 09:58:00, in scuola, visitato 1183 volte)

Segnalazione di Luca Klobas. Scrivevo quest'estate, sempre a proposito di un articolo del medesimo giornalista (credo):

    Un altro fenomeno preoccupante di razzismo istituzionale, che riguarda diversi paesi dell'Europa centro-orientale, è quello della segregazione scolastica dei bambini rom posti, senza ragione alcuna, in classi differenziali. Sarebbe un discorso molto lungo, che si potrebbe riprendere in seguito (magari prima di farvi stupire da un ennesimo articolo che troverete in rete), se nel frattempo volete informarvi leggete, prendendovi il tempo che vi necessita, QUI.

Il Piccolo - Classi solo per rom, scontro in Slovacchia
Per la prima volta una sentenza impone di eliminare la separazione tra i banchi. La scuola si oppone

BELGRADO
I contendenti: le autorità scolastiche e un tribunale. Il pomo della discordia: gli alunni rom di una scuola elementare in Slovacchia, quella del paesino di Sarisske Michalany. Sarà una questione che farà discutere ancora a lungo quella nata nel distretto di Presov, nel Nordest del Paese. Il caso è scoppiato con la decisione di una Corte distrettuale locale di sanzionare, per la prima volta nella storia slovacca, la pratica di un istituto scolastico di separare gli alunni di etnia rom da quelli slovacchi "puri". Alla scuola sono iscritti 430 studenti, di cui più della metà rom. Delle 22 classi attive, ben 12 sono riservate ai soli zingari. Tutte collocate su un piano diverso da quelle degli altri ragazzi, per aumentarne ancor più la distanza e l'esclusione.

Secondo la sentenza, i dirigenti scolastici hanno 30 giorni per creare classi miste ma la scuola si oppone. «Stiamo preparando un appello contro la decisione della Corte», ha dichiarato la direttrice Maria Cvancigerova al quotidiano slovacco d'indirizzo liberale "Sme". «Non discriminiamo nessuno, al contrario. Cerchiamo di aiutare i bambini rom» ha rincarato, giustificandosi col fatto che le classi "speciali" consentono di seguire meglio i rom, che spesso «non parlano slovacco, non rispettano le norme basilari d'igiene e non sono assistiti dai genitori, fattori che li condannerebbero a fallire se inseriti in classi miste», ha spiegato un'altra insegnante al giornale. La questione ora ritornerà nelle mani dei giudici – e il rappresentante del governo per la questione rom si è già schierato dalla loro parte – ma intanto i residenti "non-rom" del villaggio parteggiano compatti a favore della separazione. Minacciano di togliere i propri figli dall'istituto e di costringerli al pendolarismo pur di evitare le classi miste. Malgrado le promesse e gli sforzi delle autorità nazionali, la segregazione dei rom nel sistema educativo in Slovacchia è una consuetudine ancora molto diffusa. Secondo il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa Thomas Hammarberg, che ha pubblicato a fine dicembre un nuovo rapporto sulla Slovacchia, la segregazione prende forma attraverso «l'assegnazione sproporzionata di bambini rom a scuole speciali per bimbi con disabilità mentali o con l'inserimento degli alunni rom in classi o scuole solo per rom». Un'abitudine, come dimostra il caso di Sarisske Michalany, difficile da estirpare.

(s.g.) - 13 gennaio 2012

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Di Fabrizio (del 17/01/2012 @ 09:54:04, in media, visitato 2386 volte)

Immagine da chupacabramania.com. Precisazione necessaria: le indagini sono ancora in corso e lo scritto che segue è di ieri pomeriggio.

La storiaccia dell'omicidio del vigile Nicolò Savarino l'ho seguita sin dall'inizio: troppo fresco il ricordo del rogo alle Vallette solo un mese fa; confesso che la mia paura era che si ripetesse quel meccanismo che aveva trasformato un articolo di giornale in una miccia accesa gettata in quartiere periferico, probabilmente non più brutto di molti altri ma pronto a trasformarsi in polveriera sociale.

Responsabilità giornalistiche a parte (le vedremo in seguito), la mia disillusa conclusione era che tra carta stampata e lettori non ci fossero differenze: uno alimenta l'altro complici nel linguaggio, nelle ripetizioni, nei luoghi comuni, nella voglia di distinguersi... nel mostrare e richiedere INDIGNAZIONE a breve termine.

I giornali di per sé, non farebbero più danno di tanto, ma avevo assistito (praticamente in presa diretta) allo schierarsi dei vari lettori, nei commenti alle testate e sui social network. Da lì è iniziato tutto: i primi due giorni sono stati una cartina di tornasole per chi fa informazione, è emerso cosa si voleva ottenere da questa vicenda, dove in seguito tutti si sono scatenati.

Ammesso che vogliate continuare la lettura, ricordate quella che è stata una costante di tutte queste indagini: NON SAPPIAMO ANCORA CHI SIA L'ASSASSINO. E' stata fermata una persona, la cui reale identità è TUTTORA IGNOTA.

La certezza è che è stato commesso il crimine. Che in una maniera o nell'altra erano coinvolti degli ZINGARI. Ho usato apposta quella parola, perché da sola è bastata a scatenare una reazione simile in due fasce opposte di lettori: chi si batte per il miglioramento delle condizioni di vita di Rom e Sinti, e chi all'opposto è razzista a prescindere. La reazione possiamo sintetizzarla in poche parole: "E' INUTILE DARSI DA FARE! C'E SEMPRE QUALCUNO CHE ROVINERA' TUTTO IL LAVORO FATTO IN PRECEDENZA!"(1) e a qualcun altro non parrà vero di poter ripetere "VOI ZINGARI..."

Purtroppo, sono i razzisti e gli intolleranti a nutrirsi di certezze, di solito chi è antirazzista vive continuamente nei dubbi. A tutti e due, risponderei con quello che ha scritto sabato un giornale che non è certo sospetto di simpatie per i rom:

    "L’uccisione di ieri è il terzo caso in pochi mesi di follia al volante in Lombardia. Il 19 novembre, a Cremona, un pensionato di 76 anni, Guido Gremmi, era stato travolto e ucciso dopo una lite per un parcheggio destinato alla sua compagna disabile, Bruna Dondi, 79 anni. L’investitore, Angelo Pelucchi, ex imprenditore di Bassano Bresciano, incensurato, si era costituito l’indomani ai carabinieri.
    Cinque giorni dopo, il 24 novembre, è stato condannato a sedici anni di carcere per omicidio volontario Vittorio Petronella, il 71enne pensionato che, il 25 luglio scorso inseguì, travolse e uccise il 35enne Alessandro Mosele. I due litigarono a un semaforo in Via Andrea Doria per motivi di viabilità, e Petronella, ex direttore commerciale di un’azienda, si gettò all’inseguimento di Mosele che era in sella al suo scooter. Il pensionato ha sempre detto di non aver avuto intenzione di uccidere e di non avere urtato il 35enne, a differenza di quanto dichiarato dai testimoni sentiti dalla Procura." vedi IL GIORNALE
Insomma, chi è rom e chi non lo è, sembra "integrato" allo stesso livello, senza differenze di razza o nazionalità. Può non piacere, ma questo è un altro discorso.

Le indagini proseguono e, ripeto, comprendo il riserbo degli inquirenti nel far trapelare le notizie. Ma come fare, in assenza di dati certi, a vendere giornali? Provate a pensare, sapendo quante poche copie si vendono in Italia, se voi foste un redattore rinuncereste a sguazzare nel fango con una storia simile?

E' così che la nazionalità e la razza dei presunti colpevoli sono diventate un ingrediente indispensabile di ogni articolo: di volta in volta: rom, sinti (a volta assieme, oppure separati), tedeschi, slavi, italiani...

E qua comincia il gioco sporco, a cui hanno partecipato TUTTI i quotidiani, ben sintetizzato in questo pezzo di Giornalismi.info. Nel frattempo, il maggior giornale italiano ieri esordiva così:

    Vigile ucciso, le mille identità del serbo fermato in Ungheria per omicidio
    MILANO - Goico Jovanovic, tedesco di 24 anni o Reni Nicolic, di 17 anni francese? O forse Goico Nicolic di 21 anni? O invece si tratta del palermitano Davide Jovanovic di 26 anni?...

C'è un'evidente contraddizione tra titolo ed apertura. Questo SIGNOR NESSUNO potrebbe essere contemporaneamente tedesco, francese o palermitano, ma nel titolo chissà come, diventa serbo. Altri giornali, dopo le iniziali incertezze, hanno invece martellato sul fatto che la sua identità sarebbe tedesca, ma di origine "slava".

C'è dietro tutto un gioco per dipingerlo differente da "noi": ma allora denominiamolo pregiudicato, europeo, di nazionalità non ancora identificata...

Sfugge a molti la natura CULTURALE (nel senso più ideologico del termine) di un'operazione simile: per questioni di "correttezza politica" nessuno vuole usare la tanto disprezzata parola ZINGARO (quella viene lasciata ai commentatori plebei), però si vuole lasciarne il senso di alterità, di estraneità: uno zingaro non può essere italiano, tedesco, francese (o palermitano); e visto che stavolta la Romania non può essere tirata in ballo, dev'essere slavo per forza, anche se non sappiamo ancora chi sia.

Dico CULTURALE per diverse ragioni: zingari (continuo apposta ad usare un termine dispregiativo) italiani esistono da secoli, lo stesso vale per quelli tedeschi e francesi. La loro continua richiesta dal II dopoguerra è stata di essere "integrati" (termine alquanto ambiguo) come qualsiasi altro cittadino. No, ci dicono le cronache, se si tratta di delinquenti noi MEZZI DI INFORMAZIONE, smetteremo di essere buoni, e torneremo ai vecchi stereotipi come nel fascismo, dello slavo, rumeno, albanese che per forza è sanguinario, irrecuperabile e di sangue zingaro.

Ma visto che da allora è passato qualche decennio, cambiano i termini: zingaro è diventata una parola tabù, come ebreo. E difatti le prime cronache parlavano di due persone di etnia rom-sinti. Molti sono insorti dicendo che o si uno o si è l'altro e che era come descrivere una persona come un tunisino-peruviano. Io invece credo che rom-sinti sia stato usato in piena coscienza, sapendo che i due termini assieme avrebbero richiamato la parola proibita: ZINGARO.

Ad un certo punto, per non destare più dubbi, accanto a "tedesco di origine slava" appare un terzo termine: "nomade", che tra tutti è il più ipocrita. Che significa? Che nazionalità o razza è? E se il colpevole avesse per caso una casa (è probabile, ancora non siamo certi chi sia in realtà, l'unica cosa che sappiamo di lui è che i soldi gli girano e di case può permettersene più di una), perché usare "nomade"?

Abbiamo poche certezze, in questa storia, una di queste è che comunque la persona fermata è "un poco di buono". Non lo difendo di sicuro, mi spaventa però questo AUTOMATISMO MEDIATICO per cui se sei un malfattore, ancora prima di essere identificato sarai rom o sinto (quindi perderai il diritto a vederti riconosciuta una nazionalità) e se lo sei sarai per forza un "nomade" (sorvolando sul fatto che rom e sinti in Germania da decenni hanno riconosciuto il diritto alla casa). Dimenticando in un sol colpo, prima della deontologia professionale, che gli assassini esistono dappertutto, spesso abitano in case del tutto simili alle nostre, senza simili processi di stigmatizzazione.

Mi capita sempre, a questo punto, qualche anima candida che dice che la mia è una difesa ad oltranza di chi fa di tutto per meritarsi una cattiva fama. Se anche fosse, non vi sentireste presi in giro da chi invece di ragionare a fatica (e sapeste che fatica...) vi sta sfruttando come cavie mediatiche da laboratorio, sapendo quali sono i vostri punti deboli e volendo a forza solleticare i vostri peggiori istinti?


1: sempre ieri un grande ha compiuto 70 anni. Me lo ricordo a Kinshasa, un'intervista prima della sfida contro un campione più giovane e potente: "Io," diceva pressappoco così, "sono già andato al tappeto altre volte, lui mai. Io so rialzarmi, lui non si sa. E' per questo che penso di avere un'arma in più di Foreman."

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Di Fabrizio (del 18/01/2012 @ 09:00:27, in Regole, visitato 1185 volte)

Il campo della Barbuta (Omniroma) Corriere della Sera - «Le operazioni di raccolta delle impronte effettuate negli insediamenti romani hanno riguardato esclusivamente rom e sinti»

ROMA - Oltre 30 pagine di Memorandum il cui senso è tutto nel titolo: «Violazione della normativa nazionale, internazionale e dei diritti fondamentali dei rom e dei sinti da parte delle autorità italiane nella procedura di richiesta protezione internazionale e nella raccolta di rilievi dattiloscopici e fotografici nella città di Roma». Sotto accusa, in altre parole, è il censimento delle comunità rom avviato sul territorio capitolino. A lanciare l'allarme è l'associazione 21 luglio: «Le operazioni di raccolta delle impronte effettuate negli insediamenti romani – denuncia l'associazione – hanno riguardato esclusivamente rom e sinti al di là del loro status giuridico. Sotto la copertura fornita dalla definizione di "nomadi" – proseguono dall'associazione – sono stati interessati dalla procedura tutti e solo i componenti della comunità rom e sinti presenti nei campi».

«DIRITTI VIOLATI» – Secondo alcune testimonianze raccolte nel Memorandum, che l'associazione 21 luglio consegnerà al Comitato per l'eliminazione della discriminazione razziale dell'Onu, sarebbero stati schedati «anche cittadini rom con carta d'identità italiana». L'associazione evidenzia inoltre il "vuoto normativo seguito alla illegittimità dello stato di emergenza legato alle comunità rom e alla questione sicurezza». Anche per questo l'associazione chiede lo «stop delcensimento nel campo de La Barbuta»: «Il Piano nomadi del Comune è una azienda che dà lavoro a 450 persone e costa all'amministrazione 500 euro per ogni persona rom presente nei campi che sono una aberrazione tutta italiana».

Barbacche a La Barbuta (Proto)

CLASS ACTION DEI ROM – «Da martedì una task force sarà inviata nei campi rom – annunciano i responsabili dell'associazione – per verificare se altri cittadini italiani di origine rom hanno avuto lo stesso trattamento: avvieremo una azione legale con carattere risarcitorio». Mentre già dallo scorso 14 novembre, l'associazione ha avviato un'azione penale nei confronti dell'ex prefetto-commissario straordinario per l'emergenza nomadi nel Lazio, promossa da un cittadino rom italiano sottoposto alla procedura di fotosegnalamento. Il legale dell'associazione, Aurora Sordini, elenca «le violazioni contestate alle autorità»: «In primis la violazione del diritto al rispetto della vita privata e famigliare e del diritto di non discriminazione».

PIANO NOMADI E CENSIMENTO – A fronte delle 5 mila persone rom sottoposte alle procedure di identificazione, si legge nel report, al 31 luglio del 2011 sono stati 119 i permessi di soggiorno rilasciati dalla Questura per motivi umanitari. «Secondo i riscontri effettuati – sostengono ancora dall'associazione 21 luglio – al termine della procedura di richiesta protezione internazionale molti rom, apolidi di fatto, non hanno potuto ottenere il permesso di soggiorno perché privi di passaporto». Durante la presentazione del Memorandum l'associazione ha inoltre chiesto alle autorità competenti «la chiusura dello sportello, ubicato nei locali della Questura di Roma, dedicato esclusivamente alla procedura di raccolta di foto e impronte che ha coinvolto la comunità rom e sinti» e la «cancellazione di tutti i dati raccolti in base alla dichiarazione dello stato di emergenza», dati «la cui raccolta non è legittimata» e che comprendono «foto con interi gruppi familiari o minori di 14 anni con i genitori».

LA REPLICA DELLA QUESTURA - Nessun database solo per i rom, l'ufficio «Nomadi» è solo «una comodità». Così Maurizio Improta, dirigente dell'Ufficio immigrazione rigetta le accuse della «21 luglio». «L'attività di prefettura e questura è stata corretta. Abbiamo anche chiuso un occhio su furto e ricettazione» Secondo Improta, però, non c'è nessuna schedatura su base etnica. «Il rilascio del permesso di soggiorno per lavoro, o per studio, presuppone il rilascio delle impronte - ha aggiunto - e il fotosegnalamento. L'identificazione presso la scientifica indica l'altezza, tutti dati biometrici che sono previsti. Noi italiani per avere il passaporto ormai lasciamo le impronte digitali, ma non è stata fatta una banca dati a parte. Tutti i dati vanno a confluire in una banca dati centrale dei richiedenti asilo». Per Improta, quindi, le accuse della «21 luglio» sono «una lettura non corretta di quella che è stata una corretta attività di assistenza, una procedura prevista dall'Unione con la valutazione in alcuni casi di eventuali precedenti ostativi».

Simona De Santis - 16 gennaio 2012 | 19:18


Nota della redazione: Insomma: lettura corretta o no? QUI scaricate il rapporto e ve ne fate un'idea

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spaziomusica live music, art & culture club since 1986 - via f. faruffini 5 - 27100 - pavia

20 gen 2012 ore 22.30 - ingresso a offerta – in collaborazione con ARCI
www.myspace.com/durkovicroberto

Roberto Durkovic è nato in Italia ma ha anche sangue praghese e questo spiega la forte influenza mitteleuropea che contraddistingue la sua musica.

Da oltre 10 anni ha iniziato la collaborazione artistica con un gruppo di musicisti tzigani incontrati nei vagoni della metropolitana di Milano.

Nei suoi concerti fonde armoniosamente raffinato cantautorato italiano e musiche della tradizione tzigana con il suo gruppo “I fantasisti del metrò”.

Il viaggio artistico di Roberto Durkovic, madre italiana e padre cecoslovacco, comincia così, dopo un incontro casuale e un po’ magico con un gruppetto di rumeni. Il risultato è una musica che ha patrie diverse, o forse non ne ha affatto, e la conferma arriva dall’ultimo lavoro: «Semplicemente vita» (etichetta Storie di Note).

Preserata con proiezione del documentario Terra (E)strema a Radio-Aut.

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Di Fabrizio (del 19/01/2012 @ 09:18:20, in scuola, visitato 1227 volte)

23 gennaio 2012 ore 16.00

Triestefilmfestival.it

LA NOSTRA SCUOLA - OUR SCHOOL
MONA NICOARĂ, MIRUNA COCA-COZMA

Stati Uniti – Svizzera – Romania / USA – Switzerland – Romania
2011, HD, col., 94'br /> v.o. rumena / Romanian o.v.

ANTEPRIMA ITALIANA - ITALIAN PREMIERE
Fotografia / Photography: Ovidiun Mărginean. Montaggio / Editing: Erin Casper. Musica / Music: Sasha Gordon. Suono / Sound: Mona Nicoară, Miruna Coca-Cozma, John M. Davis. Produzione / Produced by: Sat Mic Film. Coproduzione / Co-produced by: Pipas Films.

Documentary Competition
Il film segue 3 bambini zingari che vivono in un paese rurale della Transilvania e fanno parte di un progetto pilota sull'integrazione nelle scuole rumene, dove vige ancora la segregazione. Alin, Benjamin e Dana partono per la scuola della città, pieni di ottimismo per quello che potranno imparare e per le nuove amicizie che nasceranno. Ottimismo che conservano anche quando i fondi destinati all'integrazione vengono dirottati, in modo discutibile, nella costruzione di una scuola per “soli zingari” e che comincia però a scemare quando i ragazzini si scontrano con la sfiducia di chi li circonda e con un isolamento ancora peggiore. L'artista di origini gitane e ucraine Eugene Hutz, fondatore dei Gogol Bordello e sostenitore convinto dei diritti dei Rom, ha dato il proprio contributo al film consentendo l'utilizzo del brano “Break the Spell”, contenuto nell'album dei Gogol Bordello, Trans-Continental Hustle (2010, American Recordings).
“Ho cominciato a lavorare al film nel 2005, spinta soprattutto dalla frustrazione. A metà degli anni '90, quelli di noi che si occupavano dei diritti dei Rom hanno cominciato a capire quanto fosse diffusa e cronica la segregazione, soprattutto nell'Europa orientale … Il motivo per cui ho iniziato il film è anche personale ed è il senso di colpa. In Romania, sono andata alle elementari con i Rom. Li ho visti essere buttati fuori dopo elementari e medie o semplicemente sparire dalle scuole superiori migliori, quelle che frequentavamo io e i miei amici. Da adolescente, non mi sono mai chiesta perché questo avvenisse. Al momento di cercare una scuola per i miei figli, avevo già cominciato a lavorare come attivista dei diritti umani … Ho voluto tornare indietro e capire dove abbiamo cominciato a sbagliare, e cosa dobbiamo fare di diverso.” (M. Nicoară)

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L'articolo che segue merita due parole di introduzione. Da almeno tre mesi, la Gazzetta di Lucca denuncia lo scandalo degli sprechi di acqua pubblica in un insediamento rom in città. Durante tutto questo periodo, la testata sembra sia lo sola ad occuparsi della vicenda, ritornandovi periodicamente con toni polemici sull'incapacità dei politici, sui cittadini-contribuenti che pagano gli sprechi di tasca loro, sul fatto che il giornale è l'unico a parlarne. Un mix di arroganza e vittimismo, in puro stile italico, ma col merito indiscutibile di svolgere il ruolo di un giornale: sollevare il problema ed insistere per la sua soluzione. Che poi la testata sia di destra o sinistra (non è difficile capirlo), non cambia il ruolo che gli compete.
I Rom, al solito finiscono per essere il vaso di coccio della vicenda. Descritti (a volte in maniera implicita, altre esplicitamente) come sporchi, ladri, inaffidabili... insomma il solito campionario. Non mi risulta (ma potrei sbagliarmi) che in tutto questo periodo la testata abbia intervistato uno di loro.
Ma in questo caso, interviene la politica, per una volta intendendola nel senso esatto del termine. Dopo che il giornale ha descritto puntualmente in questi mesi le varie contrapposizioni e polemiche tra i soliti partiti, finalmente esce un pezzo più sereno, quello che lo stesso giornale definisce un cambiamento culturale.
Si tratta, in poche parole, del vecchio motto "ognuno faccia la sua parte", quindi:

  • il comune verifica le spese, ricordate LA MANGIATOIA?
  • censisce i "bisogni necessari" e la possibilità degli interessati nel contribuire alla spesa;
  • si individuano referenti di collegamento tra campo ed amministrazione pubblica.

A questo punto cosa manca? Un ultimo passaggio, indispensabile: sensibilizzare gli stessi abitanti del campo, e farli parte del comitato di gestione. Non è che perché sono Rom smettono di essere persone, con DIRITTI e DOVERI (anzi, soprattutto quando si parla di diritti e doveri)!

mercoledì, 18 gennaio 2012, 00:26 - di fabrizio vincenti

Forse qualcosa è davvero cambiato. Nella riunione di giunta di quest'oggi, come anticipato dal nostro quotidiano, è stato infatti affrontato il tema delle condizioni in cui versa il campo zingari di via delle Tagliate, che nelle scorse settimane è finito al centro dell'attenzione prima per i consumi idrici, poi per il generale stato di degrado e di insicurezza in cui versa.

La giunta ha infatti concordato di non procedere a spese di ripristino di quanto devastato o malfunzionante (circa 78 mila in tempi stretti più altri 100 mila in una seconda fase) sino a quando non sarà chiara la situazione del campo stesso. Ovvero sarà definito un regolamento composto da diritti e doveri, sarà individuato un gruppo di persone che fungano da collante con l'amministrazione comunale anche sul tema dell'ordine all'interno del campo, saranno censiti i bisogni di servizi primari (luce e acqua in primis) verificando la possibilità che i singoli residenti delle piazzole possano o meno fare fronte alle spese con i propri mezzi, saranno definite operazioni per contenere eventuali sprechi nella fornitura dei servizi.

In pratica, dovrebbero essere messe in discussione pesantemente le linee che hanno ispirato la politica nei confronti del campo, basata su un assistenzialismo peloso e per niente rispettoso della dignità della persone e dei soldi pubblici come testimoniano le cifre spese sinora e lo stato in cui versa il campo. In verità, a quanto si apprende, qualche tentativo, soprattutto da parte tecnica, di provare a procedere primariamente con le riparazioni confidando di metter mano solo in un secondo momento a regolamenti e quant'altro pare sia stato fatto. E del resto lo stesso direttore generale Volpi nei giorni scorsi ha più volte cercato di ridurre la questione a una mera perdita di acqua come se la situazione penosa del campo non esistesse, oppure esistesse talmente da tanto tempo da fare ormai parte a pieno titolo della città.

Il tentativo, però, è andato a vuoto e la giunta ha chiesto precise garanzie ed un percorso definito prima di far mettere mano, nuovamente, al portafoglio comunale. Verrà costituito a breve un comitato che dovrà monitorare la situazione, nel quale dovrebbero figurare sia politici che tecnici, e individuata una o due persone che fungano da raccordo tra l'amministrazione e il campo in primo luogo per la gestione ordinata dello stesso, una tema colpevolmente abbandonato da anni. Il sindaco ha nella sostanza avallato la linea di chi chiedeva un cambio di passo sulla questione zingari dopo anni e anni di pietismo sterile. E se un passo anche culturale è stato indubbiamente compiuto, la partita, però, non è conclusa: la giunta infatti non ha prodotto un documento e dunque quanto dichiarato dovrà ora trovare riscontro negli atti e nei comportamenti politici e amministrativi, sempre che qualcuno, dall'interno nella macchina burocratica, non proceda in altra direzione. Non sarebbe la prima volta.

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Di Fabrizio (del 20/01/2012 @ 09:13:15, in Italia, visitato 1421 volte)

Che qualcosa stia cambiando? (segnalazione di Cosimo Palazzo)



(OMNIMILANO) Milano, 18 GEN - "Non è più tollerabile che ai cittadini stranieri senza permesso di soggiorno, che non hanno una casa in cui ripararsi la notte, venga impedita, nonostante le temperature sotto zero, l'accoglienza nelle strutture organizzate dai Comuni e dal terzo settore.

Chiediamo al Governo di farsi carico di questa situazione, individuando tempestivamente soluzioni normative che consentano agli Enti locali di garantire, in questi giorni di temperature rigide, il diritto alla vita sia di chi ha il permesso di soggiorno, sia di chi non lo ha. Continuare a girare lo sguardo e non intervenire significa attendere ulteriori tragedie". Lo ha dichiarato l'assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco ajorino. "Capita molto spesso - ha spiegato l'assessore - che i cittadini stranieri senza permesso di soggiorno non si rivolgano ai centri di accoglienza per timore dell'espulsione, e siano costretti a sfidare la sorte dormendo per strada. È una situazione che limita gli sforzi del Comune e degli enti convenzionati che intendono aiutare queste persone che rappresentano la parte più fragile della società. Negli anni scorsi molte realtà del terzo settore, impegnate nell'accoglienza dei senza fissa dimora, sono state costrette a ospitare cittadini stranieri senza permesso chiudendo un occhio sulla loro condizione giuridica. Questa situazione non è più tollerabile".

"Riteniamo moralmente e giuridicamente inaccettabile - ha aggiunto Majorino - la discriminazione che nei fatti si opera tra chi è regolare e chi non lo è, condizione che decide chi ha diritto a sopravvivere al freddo e chi no. Il diritto alla vita non può essere condizionato da alcuna disposizione di legge. Al contrario, è proprio la legge che deve garantire quel diritto".

Quest'anno per il Piano Antifreddo il Comune di Milano ha stanziato 1,2 milioni di euro mettendo a disposizione, direttamente o in convenzione con enti del terzo settore, oltre 1.400 posti letto per i senza fissa dimora, incrementando sensibilmente rispetto agli anni passati il numero dei posti disponibili. Inoltre, da lunedå scorso ß stato creato in via Verziere, nel centro della città, un Punto Caldo, dove volontari distribuiscono coperte e bevande, eseguono controlli medici e trasferiscono chi lo desidera nel centro della Protezione Civile di via Barzaghi 2.

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