Cerca - Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

siamo amici da quasi 50 anni, una vita! Per gli amici, questo e altro! Se passate di li', fategli un saluto da parte mia...

ASSETTO VARIABILE

E' sospeso sino a data da destinarsi.

Le puntate precedenti sono disponibili QUI


Volete collaborare ad ASSETTO VARIABILE?
Inviate una
mail
Sostieni il progetto MAHALLA
 
  
L'associazione
Home WikiMAHALLA Gli autori Il network Gli inizi Pirori La newsletter Calendario
La Tienda Il gruppo di discussione Rassegna internazionale La libreria Mediateca Documenti Mahalla EU Assetto Variabile
Inoltre: Scuola Fumetti Racconti Ristorante Ricette   Cont@tti
Siamo su:  
Richiediamo chiarezza. Di Rom si parla poco e male, anche quando il tema delle notizie non è "apertamente" razzista o pietista, le notizie sono piene di errori sui nomi e sulle località

La redazione
-

\\ Mahalla : Cerca
Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca articoli per segregazione scolastica

Di Fabrizio (del 25/07/2005 @ 21:19:03 in Europa, visitato 3134 volte)
da EUMC’s quarterly magazine Equal Voices

EUMC (European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia) intervista le due Romnià elette nel Parlamento Europeo

Con l'allargamento della Comunità Europea, nel Parlamento sono entrate facce fresche con nuove idee. Tra loro, due parlamentari ungheresi della minoranza Rom. In questa intervista con EUMC, Lívia Járóka (Partito Popolare Europeo / Democratici Europei) e Viktória Mohácsi (Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa) spiegano come intendono agire perché l'agenda politica europea si occupi delle tematiche rom. Il 28 aprile 2005 hanno ottenuto il loro primo successo: il Parlamento Europeo ha adottato la sua prima risoluzione sui Rom nell'Europa allargata (vedi alla fine dell'intervista). Entrambe ne sono promotrici.

Interview of Lívia Járóka (LJ) and Viktória Mohácsi (VM) by Andreas Accardo (AA)

AA: Come uniche due rappresentanti dei Rom, siete una eccezione tra i 732 eletti al Parlamento Europeo. Com'è sono stati questi primi mesi a Bruxelles e Strasburgo?

LJ: All'inizio, ingenuamente, pensavo che in un'istituzione pan-europea di tale livello, tutti sarebbero stati sensibili e interessati alle tematiche Rom. Invece, ho trovato che il dibattito si era trascinato per 10 anni senza alcuna novità, senza collaborazione da parte Romo delle associazioni dei diritti civili. I politici mancano di un approccio sistematico, e si muovono reagendo agli impulsi che arrivano dai mezzi di informazione. Rimane un gran lavoro da svolgere: definire una strategia globale e un'agenda per i prossimi 10 anni. Così, prima dei tutto, ho dovuto rendermi conto che i progressi sarebbero stati lenti e i cambiamenti non sarebbero stati facili. Così, anch'io ho dovuto mutare strategie, approcciare persone differenti per nuove alleanze.

VM: Sono arrivata al Parlamento, perché non ero soddisfatta di come venivano affrontati in Europa questi temi. Intendevo fare pressione sulla Commissione, sulle differenti istituzioni e ai diversi livelli politici del Parlamento. L'Europa deve agire contro la segregazione scolastica, la discriminazione sul lavoro, la "ghettizzazione" delle comunità, e assicurare che il suo sistema legale protegga tutti, Rom inclusi. Dopo qualche mese che sono nel Parlamento, sento che ci stiamo muovendo nella direzione giusta. All'inizio, i miei colleghi di partito pensavano che gli argomenti che portavo fossero in "competizione" con altre importanti fonti di preoccupazione: diritti umani, libertà economica e giustizia sociale. Ora capiscono che le tematiche Rom sono una parte del tutto. Li ho sentiti affermare di vergognarsi per non aver considerato il tema dei Rom nei loro precedenti rapporti, dichiarazioni, risoluzioni ecc.

AA: Quali sono le priorità per l'Unione Europea e gli Stati Membri nell'affrontare la discriminazione contro i Rom?

LJ: Per quanto mi riguarda, è la segregazione scolastica, di cui si sta occupando Viktória. In secondo luogo, la discriminazione nelle istituzioni sanitarie e la mancanza di accesso ai servizi socio-sanitari, che si aggiunge alla cattiva situazione socio-economica dei Rom. Il terzo aspetto è il lavoro; qui non si tratta di segregazione, ma proprio di mancanza totale di sbocchi. Per terminare, quello che mina ogni contatto tra Rom e società maggioritaria è la mancanza di adeguate condizioni di vita e abitative. Circa il 40-50% dei Rom vive in totale segregazione, anche nell'Europa Occidentale. Gli accampamenti non hanno acqua corrente, elettricità, gas, presidi medici o di polizia.

VM: Come diceva Lívia, sto affrontando primariamente la questione della segregazione scolastica. Posso aggiungere il tema delle sterilizzazioni forzate, tuttora irrisolto. La difficoltà è nel dimostrare che alla base ci sono motivazioni razziste, se non addirittura criminali. Il personale medico nega il atto che le sterilizzazioni avvengano senza consenso delle interessate. Portare questi casi in tribunale è molto difficile.

AA: La discriminazione contro i Rom e la necessità di migliorare le loro condizioni di vita sono spesso indicate come specifiche per i "nuovi" Stati Membri, piuttosto che per la "vecchia" Europa dei 15. E' giustificata questa divisione tra Est ed Ovest Europa?

LJ: Certamente no. Tra i tanti fraintendimenti difficili da demistificare, c'è anche questo. Grecia, Spagna, Portogallo presentano le stesse situazioni. In generale, da parte di tutti gli Stati Membri c'è riluttanza ad ammettere che la situazione è simile.

VM: La differenza è che nei nuovi Stati Membri, ci sono più ONG coinvolte. Questo perché lì sono più evidenti le brutalità poliziesche, le favelas, la mancanza di accesso ai servizi sanitari e scolastici. Però, questi casi ci sono in tutta Europa.

AA: Quali sono gli effettivi strumenti della politica per migliorare la situazione dei Rom?

VM: I politici nei governi degli Stati Membri hanno iniziato a sviluppare politiche e progettispecifici. Per esempio, in certe aree dove la disoccupazione Rom raggiunge il 90%, sono implementati cosrsi di formazione e di avviamento al lavoro, con particolare attenzione alle generazioni più giovani. Di solito questi progetti - che sono anche costosi - hanno un minimo impatto. Al termine del progetto, sono in pochi quelli che hanno trovato lavoro e la situazione rimane la stessa. Secondo me, per ottenere risultati più concreti, occorrerebbe che fossero affiancati a un'effettiva politica antidiscriminatoria. L'approccio migliore sarebbe assicurare un trattamento paritario ai Rom in cerca di lavoro. Per questo, si deve superare il concetto di "programmi o progetti speciali" e concentrarsi sui modi per combattere le discriminazioni. Sono fermamente convinta che le radici del problema siano nei manifesti sentimenti anti Rom. Solo combattendo le discriminazioni possiamo sperare di migliorare la situazione.

LJ: Le politiche "generaliste" e le misure per migliorare la scolarizzazione, l'impiego, la sanità e le condizioni di vita sono estremamente importanti. Un tempo, i problemi Rom venivano catalogati come questioni socio-economiche, è tempo che diventino parte dell'approccio politico generale. Le questioni culturali e di identità possono essere affrontate con un approccio particolare. [...]

VM: La mia esperienza è che i governi spesso sviluppano programmi di cui alla fine le comunità Rom non beneficiano. Per esempio, in Ungheria nel periodo prima dell'ingresso in Europa, i progetti PHARE erano rivolti a diminuire il numero dei bambini Rom nelle scuole speciali. Viceversa, ora le politiche dei "progetti pilota" tendono ad investire forti somme, ma per mantenere quei bambini nelle scuole differenziali. Dobbiamo cambiare questo approccioe assicurare invece che i Rom abbiano uguali opportunità di accesso al normale sistema educativo. Piuttosto, c'è necessita di programmi appositi per favorire l'accesso ai servizi di base. Secondo il mio punto di vista, interventi mirati sono: censimento e controllo di quanti bambini Rom siano confinati nelle scuole speciali, supporto finanziario alla scolarizzazione di base e riforme legali. In altre parole: azione mirata della politica contro la discriminazione. Se queste pratiche discriminatorie non verranno più permesse, allora i Rom accederanno naturalmente a un'istruzione di qualità.

AA: State dicendo che non c'è una sufficiente conoscenza sulla situazione dei Rom, e che quindi le misure prese non sono efficaci a combattere la discriminazione e l'esclusione sociale?

VM: Non ritengo che la mancanza di conoscenza sia per forza una questione chiave. La società deve imparare a non discriminare e a non lasciare spazio ad azioni razziste. Nella scuola, sul posto di lavoro o nelle altre sfere della vita pubblica.

LJ: La maggior parte dei politici europei non presta attenzione alla situazione reale dei Rom. Ne hanno un'immagina stereotipata che non corrisponde alla realtà. Sono stupita e contrariata di quanta poca volontà politica ci sia nel capire le difficoltà affrontate dai Rom. I politici preferiscono accettare l'immagine esotica degli "Zingari"; sono contenti di aver a che fare con le tematiche legate alla loro cultura, ma mostrano una totale inadeguatezza a capire cosa significhi "veramente" essere Rom nell'Europa del 2005. Le conoscenze e i dati a disposizione non sono sufficienti a rettificare tutti quei vecchi stereotipi che continuano a circolare nella politica e nella vita di tutti i giorni. Questo gap ci impedisce di approntare politiche efficaci. [...] Esiste una forbice enorme tra le ambizioni e la realtà: così come le leggi antidiscriminazione non garantiscono automaticamente il cessare delle discriminazioni. Un'altra colpa della Commissione è stata di non chiarire adeguatamente che lo sviluppo delle legislazioni antidiscriminazioni esistenti, è più importante di scriverne di nuove.

VM: La stessa Direttiva per l'Eguaglianza Razziale non è dettagliata. All'inizio, alcuni Stati Membri eranodell'opinione che la loro costituzione fosse sufficiente a garantire l'uguaglianza. Sono leggi che esistono da anni, ma la discriminazione permane. Ecco perché dev'essere data attenzione al loro sviluppo. Per esempio, nei casi di discriminazione, adottare quanto già la legge stabilisce, per proteggere i diritti di tutti i cittadini, Rom oppure no.

AA: Ci sono speranze?

LJ: Sì, quando si verificherà una spinta più forte nelle politiche antidiscriminazione nelle aree della scuola, del lavoro, della casa e della sanità. Manca in questo senso la volontà, se si escludono alcune OnG e forse noi due. Quello che vorremmo vedere nel lungo termine è: più impiego per i Rom nelcontesto della strategia di Lisbona; non discriminazione sul posto di lavoro, assistenza da parte dei governi; monitoraggio degli Stati Membri da parte della Commissione. Tutto questo rimane sinora un'illusione, perché alle azioni positive intraprese manca la continuità.

VM: L'unica speranza per i Rom europei è che la loro fiducia nell'Unione Europea sia ben riposta. Un recente sonfdaggo in Ungheria chiedeva agliintervistati se si sentissero cittadini ungheresi piuttosto che europei. I risultati mostrano che i Rom intervistati hanno rispoto europei in maggioranza. Hanno perso la fiducia nel governo nazionale, perché spesso la loro fiducia è stata malriposta. Oggi continuano ad essere discriminati nella vita di tutti i giorni e in ogni sfera della società. Sono qui per esserci quando saranno cittadini europei pari agli altri e fieri di esserlo.


La risoluzione del Parlamento Europeo sui Rom: I 28 aprile 2005, è stata adottata una risoluzione unitaria sui Rom in Europa. Vi si nota come "soffrano discirmizione razziale e in molti casi siano soggetti a severe discriminazioni strutturali, povertà ed esclusione sociale". La risoluzione evidenzia anche le difficoltà quotidiane come gli attacchi razzisti, i discorsi discriminatori e razzisti, gli attacchi fisici dei gruppi estremisti, gli sgomberi illegali e i comportamenti polizieschi dettati a antiziganismo e romanofobia. Il Parlamento richiede una rapida integrazione economica, sociale e politica dei Rom; e sprona il Consiglio, la Commissione e gli Stati Membri al riconoscimento dei Rom come minoranza nazionale e al miglioramento della loro situazione.

 
Di Daniele (del 16/05/2006 @ 10:39:04 in Europa, visitato 2292 volte)

6 maggio 2005, di Otto Pohl - riassunto

Gli zigani ottengono uno strumento legale nella lotta per i diritti.

Miskolc, Ungheria – Per i zigani dell'est Europa, come Agnes Krappai, la vita sembra non migliorare mai. Lei vive in una zona povera di questa città ungherese, in una casa senza acqua corrente.

Il suo vicino lava un tappeto in strada, riuscendo a fare uscire acqua da un pozzo con la pompa a mano. "Č una crisi costante, se c'è una cosa simile", dice la signora Krappai.

Ma adesso alcuni leader dei zigani, o rom, stanno pensando ad un nuovo modo per cercare di ottenere l'uguaglianza: la lotta per i diritti civili dei neri americani. Sempre più, i rom stanno sollecitando di garantire i loro diritti, e fanno ciò dove pensano che avranno la migliore possibilità di riuscita – tra i nuovi membri est europei dell'U.E. e quelli che stanno cercando di influenzare l'Europa occidentale con interpretazioni rigide delle loro nuove leggi antidiscriminatorie.

La strategia dei rom è stata ricompensata in ottobre, quando una corte bulgara per il distretto di Sofia si pronunciò a loro favore in un caso di segregazione a scuola. "Questa è Brown contro il Ministero dell'educazione in Europa", ha detto Dimitrina Petrova, direttore esecutivo dell'European Roma Rights Center, ricordando la delibera del 1954 della Suprema corte secondo la quale il sistema ufficiale del "separato ma uguale" della segregazione razziale nella scuola era incostituzionale.

"Questo è un puro modello americano", ha detto la signora Petrova, il cui gruppo ha proposto l'azione legale. "Non è un diritto se non puoi difenderlo in una corte di giustizia".

Un appello è in corso, ma il governo bulgaro ha già iniziato ad emanare cambiamenti nella politica statale dell'educazione, e la fondazione Romani Baht, il gruppo bulgaro per i diritti che ha discusso il caso, ha detto che sono stati programmati altri 50 casi di segregazione scolastica in autunno.

Nel 2002, la fondazione ha proposto un'azione legale contro un bar di Stara Zagora, Bulgaria, per aver rifiutato di servire un rom.

La fondazione ha vinto, e da allora ha intentato azioni legali contro i proprietari di night club, ospedali e altre società, accusandoli di rifiutare riassumere o di servire i rom.

I casi citati di leggi antidiscriminazione emanate per preparare la Bulgaria ad entrare nell'U.E., che spera di fare l'anno prossimo.

Alcuni di quelli che lavorano in nome dei rom dicono che questi sforzi offrono un modello per aiutare altri gruppi che combattono la discriminazione.

Gorge Soros, il miliardario che è uno dei più grandi benefattori dei gruppi per i diritti dei rom, promette che "tale sforzo sarà fatto con le minoranze musulmane" d'Europa una volta che le conquiste dei rom siano state garantite.

Comunque, la legge europea è basata sulla legge civile, il che significa che una decisione della corte non diventa automaticamente legge dello stato – e che le vittorie in tribunale ottenute nelle campagne di vertenze strategiche, non hanno necessariamente effetti di ampia portata.

Ancora, Panayote Dimitras, direttore esecutivo del settore Grecia dell'Helsinki Monitor, un gruppo per i diritti umani che opera anche nei balcani, ha detto di aver citato sentenze della corte dall'Europa orientale nei casi rom in Grecia.

La sig.ra Petrova ha detto di sperare che le conquiste fatte nell'Europa dell'est si diffondano anche nell'Europa occidentale, dove i rom combattono per i loro diritti.

Gli sforzi dei rom vanno oltre le sfide legali. A dicembre, Gyorgy Macula, un giovane ufficiale della polizia di Budapest, ha fondato l'Associazione della polizia rom a Budapest. Egli l'ha modellata sulla Associazione della polizia nazionale nera, un'associazione fondata in Illinois nel 1972 per aiutare gli ufficiali neri negli Stati Uniti a combattere le pratiche di imposizione della legge razzista e creare una relazione più positiva con le comunità minoritarie.

Per la prima vota, c'è anche una rappresentanza rom a Bruxelles. Dopo l'ingresso dell'Ungheria nell'U.E. nel 2004, ha eletto due rom nel parlamento europeo.

Ancora non c'è un movimento unitario rom e non c'è un leader come il Rev. Dr. Martin Luther King Jr. ad aiutare a crearne uno, né figure galvanizzanti come Malcolm X o Rosa Parks.

E non tutte le cause legali hanno successo. La Corte europea per i diritti umani a Strasburgo ha bocciato la causa di 18 bambini rom cechi non handicappati.

Le stime sono che più del 75% di bambini rom nella Repubblica ceca sono messi in scuole speciali. L'azione legale è stata ripresentata.

Si dice che i rom siano emigrati dall'India in Europa più di 1000 anni fa, portando modi nomadi, pelle scura, cultura insulare e strani costumi che hanno spianato la strada per una marginalizzazione permanente.

I nazisti consideravano i rom una razza inferiore, raggruppandoli con ebrei e i disabili, e ne uccisero mezzo milione nei campi di concentramento nella II guerra mondiale.

Anche oggi, molto resta oscuro a proposito dei rom. Non c'è accordo neanche sul loro numero in Europa. Stime li collocano fra i 7 e i 15 milioni, e dal 5 al 10% della popolazione in molti Paesi dell'Europa orientale.

In Ungheria, la lotta per abolire la segregazione razziale nelle scuole è arrivata qui a Miskolc, una delle regioni più povere dell'U.E.

Andras Ujlaky, presidente della fondazione per le opportunità per i bambini, un'associazione ungherese che si interessa della scolarità dei rom, recentemente ha visitato qui i leader della comunità rom per discutere l'integrazione di una scuola nelle vicinanze di una gran quantità di squallidi edifici dove vive la sig.ra Krappai. Il sig. Ujlaky ha bevuto il caffé mentre mentre si sedeva su un divano consunto nella piccola, pulita casa di un leader della comunità e ha parlato dei progetti per i bambini per rifiutare di essere messi nella scuola di tutti i rom.

Se i bambini hanno difficoltà per il trasporto, ha detto, pensa di intentare un'azione legale per discriminazione, sperando di sollecitare un riesame procedurale che chiuderebbe la scuola per soli rom.

"Ora che la legge è fatta dovremmo usarla", ha detto il sig. Ujlaky.

 
Di Fabrizio (del 27/06/2006 @ 10:35:15 in scuola, visitato 2855 volte)

Da maggio scorso, sono apparsi sui media statunitensi, in particolare quelli diretti verso i lettori europei, una serie di articoli che paragonano la lotta dei negri americani negli anni '60 a quella dei Rom nell'Europa del 2000. Ora è la volta di Dzeno, sempre attenta ai suggerimenti e alle tattiche provenienti da oltreoceano. Articolo precedente.

 

23. 6. 2006 - I Rom mutuano le tattiche delle lotte per i diritti civili. per ottenere uguali opportunità nell'accesso alla scolarizzazione e nuove opportunità per i loro figli

OSTRAVA, Repubblica Ceca - Siamo nei pressi di un insediamento-ghetto, una ragazza con un ventaglio di plastica in testa, balla sulla porta di una casa diroccata. Fluttua all'interno, una scintilla nel buio, libera per ora dalle statistiche che predicono che si svilupperà in una giovane madre sposata ad un uomo con "più residuo di stoffa che monete nelle tasche".

All'appartamento al secondo piano, Berta Cervenakova auspica un futuro migliore per la sua famiglia. Nikola, suo figlio di 17 anni, è uno dei 18 che ha accusato il governo di segregazione scolastica. I ricorsi anti-discriminazione sono parte della nuova generazione di Rom, per contrastare generazioni di pregiudizi in tutta l'Europa dell'Est con tattiche mutuate dai movimenti civili U.S.A.

"Se non si trattasse di razzismo, perchè mia figlia è stata destinata a una scuola differenziale?" chiede Cervenakova, nella sua cucina decorata con pentole riempite di fiori di plastica. "Il sistema ha fallito. Vogliamo i colpevoli".

Il caso ceco e altri simili in Bulgaria e Ungheria sono la prova lampante dei persistenti pregiudizi affrontati dai Rom, e scoprono gli stili di vita che hanno contribuito alla povertà diffusa nella comunità e la sua scarsa voce politica. Durante il comunismo, i Rom beneficiavano di un sistema che offriva pari condizioni lavorative, a fronte però di un'istruzione di "secondo livello" che non li ha preparati ai fervori capitalistici e ai pregiudizi seguiti al crollo del muro di Berlino.

"Questi casi discriminatori si ispirano all'esperienza americana" afferma Dimitrina Petrova, direttrice esecutiva di European Roma Rights Center, che segue gli sviluppi cechi. La sua organizzazione vuole modellarsi su come i neri negli Stati Uniti usarono i tribunali, incluso il caso Brown v. Board of Education oltre 50 anni fa, per promuovere il cambiamento sociale.

Scopo dei gruppi Rom, come per la minoranza degli studenti nel Kansas del 1950, è di vincere la causa che obblighi il governo nazionale a rafforzare le leggi anti-discriminatorie.

E' una strategia nuova in un'Europa più incline a cercare protezione nei parlamenti. Azioni iniziate nell'ex blocco sovietico, perché i diritti umani e il multiculturalismo incontrino le richieste di adesione all'Unione Europea.

Il caso sollevato contro la Repubblica Ceca, portato dal gruppo di Petrova dopo la scoperta che gli studenti Rom sono 27 volte di più esposti alle scuole differenziali, viene rivolto al giudizio finale della Corte Europea dei Diritti Umani. Lamenta che il governo Ceco ha storicamente deviato i Rom verso scuole differenziali, basandosi più su criteri etnici che sull'abilità intellettuale. Il tribunale inizialmente ha stabilito che gli studenti Rom hanno subito un trattamento impari, ma ha rifiutato di ammettere che a questo corrispondesse un'attitudine intenzionalmente discriminatoria.

Le autorità ceca hanno preso conoscendo del problema e iniziato a fare cambiamenti.

"Abbiamo iniziato ogni discussione possibile su come integrare i bambini Rom," dice Ondrej Gabriel, portavoce del Ministro dell'Educazione, che rimprovera i Rom per non insegnare il Ceco ai loro figli. Ci sono nuove classi di lingua prescolari espressamente per i Rom, e nelle classi sono stati posti specialisti Rom.

I critici affermano che i Rom sono più portati degli altri per finire in classi con problemi di apprendimento.

"Si limitano a ridipingere i segni" dice Kumar Vishwanathan, a capo di Life Together, organizzazione anti-discriminazione di Ostrava, dove si sima abitino 30.000 dei 250.000 Rom del paese. "Come mai non si integrano questi bambini? Il sistema scolastico congela questa comunità e li tiene lontani dal progredire."

Libuse Soukalova, direttrice di una scuola dell'obbligo per bambini con problemi d'apprendimento, dice che in 27 anni come educatrice, non può nominare un solo Rom che abbia avuto una storia di successo. Nel 2005, il 25% degli studenti Rom ha completato la scuola primaria, confrontato col 73% degli studenti etnicamente cechi. Soukalova aggiunge che ogni anno 30 dei suoi studenti Rom iniziano le superiori, e due la terminano.

"I loro bambini non frequentano la scuola d'infanzia, e i loro genitori non prestano grande attenzione all'educazione" continua, aggiungendo che ogni studente nella sua scuola affronta un test psicologico ed attitudinale. "Non conoscono le cose che sanno i loro coetanei cechi."

I Rom, che si pensa migrarono dall'India oltre 1.000 anni fa, a lungo hanno vissuto ai margini della società europea. Lavorando come stagnaie musici, lavoratori a giornata e come zappatori, inizialmente si spostavano in carovane attraverso le foreste. Sono stati visti stereopaticamente come ladri e bugiardi, e spesso visti più come artisti che pragmatici. I nazisti li accusarono di inferiorità razziali, e ne uccisero circa 500.000 nei campi di concentramento.

Si stima che siano tra gli 8 e i 15 milioni i Rom sparsi nell'Europa Centrale e Orientale. L'ampia discrepanza dei numeri è dato dal fatto che molti negano la loro appartenenza per paura di persecuzioni. Ad esempio, nella Repubblica Ceca il Difensore Pubblico dei Diritti, che indaga sulle violazione delle libertà civili, dice che anche recenti rapporti al tempo della Guerra Fredda, le donne Rom furono sterilizzate "in maniera illegale o per motivi inappropriati" (vedi articolo precedente).

Il caso venne alla luce nel 2004 quando 10 donne Rom lamentarono di non essere state informate sulle conseguenze della sterilizzazione. La pratica faceva parte di una politica non esplicitata nell'era comunista, per prevenire il "rischio sociale" di un alto tasso di natalità tra i Rom. Il difensore pubblico ha scoperto che questa attitudine persiste negli ospedali e che "la società ceca deve affrontare questa realtà."

I Rom furono portati ad Ostrava dopo la II guerra mondiale, per lavorare nelle miniere di carbone e negli impianti chimici. Il cielo era una ua visione granulosa di promessa, sibilante per i vapori, il fumo e gli effluvi nocivi. Ma ancora i locali si siedono sui gradini della cupola di san Venceslao, scolando birra e ascoltando i colpi di mazza delle macchine. Il museo cittadino è poco frequentato e si mormora "I fine settimana ormai sono morti. Non funziona più niente."

Ai margini di Ostrava, oltre le fabbriche saccheggiate e il groviglio della ferrovia, su Cervenakova e sua figlia Nikola e i loro soprammobili, molte ragazze ripetono la storia dei loro avi: ricevendo educazione che le quqalificano per lavori come aiuto cuoche e tuttofare.

"Sono stata alla differenziale per 9 anni. Il dottore aveva detto a mia mamma che non ero pronta per la scuola normale," dice Lycie Gorolova, una ragazza con poche possibilità in una città che conta il 28% di disoccupazione. "Nella mia classe eravamo 30 Rom e 4 bianchi. Volevo fare la fornaia o la parrucchiera, ma non ero qualificata. Ho dovuto scegliere tra assistente in cucina o donna di servizio. Mia madre è donna di servizio."

Storie simili si ripetono. Tutti sanno che anni nelle scuole differenziali, negano l'accesso alle superiori, diminuiscono le possibilità per il college o altri corsi avanzati.

Cervenakova dice che il futuro di Nikola è stato compromesso dalla scuola primaria, in un istituto differenziale. L'anno scorso è arrivata in una classe normale, ma si è trovata sempre indietro e più lenta delle sue compagne. Ha iniziato a marinare la scuola e cercare qualche lavoro. Ora, a 17 anni, frequenta l'ottavo grado. Nessuna ambizione, se non quella di sposarsi.

Dice: "Ho soltanto brutti ricordi."

"E' la mia primogenita" dice Cervenakova, il cui marito era autista al tempo del comunismo e attualmente è disoccupato. Gli altri figli - due ragazzi e una ragazza - frequentano la scuola normale e se la cavano bene.

C'è paura e un po' di rimpianto quando racconta cosa è capitato a Nikola: "Non sapevo come comportarmi quando il personale scolastico è venuto qui. Mi diedero un foglio di carta e mi dissero di firmare. Non lo feci. Nikola era troppo giovane per conoscere le conseguenze di ciò."

Dusan Cervenak, Rom cresciuto nel quartiere zingaro di Ostrava. Ha visto i suoi amici che lasciavano le scuole differenziali. Ha frequentato le classi regolari e oggi è un operaio lavoro apprezzato tra i Rom. Un omone con baffi sottili, Cervenak dice che la situazione difficile e le differenze culturali hanno mantenuto la comunità dalle altre generazioni.

"Nel passato la soluzione più facile era mettere i Rom nelle scuole differenziali. Molti non parlavano il ceco. Rimanevano indietro e non erano bravi studenti," dice."Le cose sono cambiate negli ultimi anni. Ora le scuole primarie hanno assistenti per i bambini Rom."

In città, quello che hanno costituito le compagnie di carbone anni fa sta sbiadendo. I quartieri residenziali sono degradati, crescono il crimine e la droga. Il cielo in compenso è pulito, ma in pochi sembrano apprezzare questa novità.

Jiri Smelik è stato dirigente di una scuola regolare per 13 anni. Il ruolino degli studenti è indicativo dei cambiamenti nel quartiere. Nei primi anni, l'8% degli studenti era Rom, oggi sono il 70%.

"Non voglio sembrare razzista," dice seduto nel suo ufficio al termine della giornata, mentre spazza il pavimento con una scopa. "Ma non credo nell'eguaglianza tra le persone. Mi spiace dirlo, ma in generale i Rom sono meno intelligenti."

Ha lasciato la sua dichiarazione sospesa; non la ha ritrattata.

Smelik dice che in 13 anni solo quattro degli studenti Rom sono andati alle superiori. Cita problemi sociali, povertà, ghetti e la mancanza di quella che chiama un'intelligentsia Rom. Sospira profondamente, tentando di mettere ordine nei suoi pensieri: "Spero di poter offrire una chance per una vita migliore," dice. "E' un lavoro che esaurisce. Provi duramente. 100volte e 100 volte ancora."

Cammina calmo lungo il corridoio, armeggiando con le chiavi ed mostrando alcuni ospiti. Blocca il portello e si dirige indietro verso il suo ufficio

By Jeffrey Fleishman, LA Times Staff Writer

 
Di Fabrizio (del 07/10/2006 @ 10:28:40 in Europa, visitato 2034 volte)

In occasione dell'Incontro dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa - Human Dimension Implementation (riassunto - articolo originale: Roma_Rights)

Varsavia, 3 ottobre 2006 - Contatti: Ostalinda Maya Ovalle: + 36 70 602 58 31

Negli anni recenti, l'attenzione di attivisti di strada, gruppi della società civile, governi e organizzazioni internazionali, è cresciuta l'attenzione alla violazione dei diritti fondamentali delle donne romani. Ci sono anche sviluppi positivi. Per esempio, il Parlamento Europeo ha adottato recentemente il rapporto sulle situazione femminile rom nel continente. Nonostante alcuni passi positivi, rimangono preoccupazioni: le Romni affrontano la pressione nelle famiglie e nella comunità, spinte ad aderire ad abitudini e tradizioni degradanti. Nel contempo, soffrono di aperta discriminazione nel campo dei diritti umani fondamentali da parte delle autorità, come nel caso delle sterilizzazioni forzate. Nonostante le pressioni, le donne hanno iniziato ad alzare la voce e denunciare gli abusi. [...]

Sterilizzazione forzata
La pratica è [stata] comune a diverse paesi europei. Alcuni (la Svezia, per esempio) hanno stabilito un meccanismo di compensazione per le vittime, ma ancora non riconoscono l'aspetto razzista di queste pratica. In alcuni paesi dell'Europa Centrale e Orientale, la pratica è continuata sino ad oggi.

La situazione della Repubblica Ceca e della Slovacchia è invece di una pratica sistematica e tuttora centinaia di donne non hanno ottenuto risarcimento. Diversi i motivi, tra cui:

  1. l'eugenetica che continua ad influenzare le politiche mediche in quei paesi;
  2. una generica mancanza di rispetto della volontà delle pazienti;
  3. "preoccupazione" per l'alto livello delle nascite tra i Rom.

[...] Questa pratica è continua dalla fine degli anni '70. Sinora, nessuna azione da parte di quei governi è stata sufficiente per un adeguato indennizzo alle vittime, o anche per assicurare la fine definitiva di questa pratica.

Nella Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria alcune donne vittime di sterilizzazione forzata, con risultati limitati. [...]

Violenza domestica
In una recente ricerca condotta su 237 donne romani, oltre il 70% delle intervistate afferma essere stata vittima di violenze da parte del partner o di altri membri della famiglia. La media nazionale è del 23%. La gran parte di questi incidenti non viene denunciata per un diversi motivi:

  1. La violenza contro le donne è accettata in alcune famiglie romani.
  2. La paura di essere isolate e svergognate dalla famiglia e dalla comunità.
  3. Gli autori di questi atti di violenza raramente sono giudicati responsabili di ciò, e questo scoraggia le donne nel cercare aiuto legale.
  4. Le donne temono un'ulteriore vittimizzazione se si rivolgono alla polizia o all'esterno [della comunità].

Si aggiunga che esiste un numero di difficoltà pratiche che rendono impossibile alla donna di fuggire da questa situazione; incluso la mancanza di sistemazioni alternative, l'incapacità economica di badare a se stesse e/o la mancanza di opportunità d'impiego.

Nonostante queste barriere, alcune romnià, spesso in situazione disperata, hanno iniziato a sfidare la violenza domestica. Occorre aggiungere che i loro sforzi non hanno sinora ottenuto grande successo. Da parte della legge le reazioni sono state tiepide, a volte rinunciando ad accogliere le denunce o addirittura minacciando o insultando le donne. Delle 237 intervistate, 34 hanno triportato le violenze subite alla polizia; 20 (il 59% di queste) hanno subito lì trattamenti razzisti o degradanti. Solo in 5 casi (15%) la polizia è intervenuta. Una donna ha raccontato che quando D.D., 43 anni, ha chiesto aiuto alla polizia dopo essere stata picchiata da un membro della famiglia, le è stato risposto: "Voi zingari vi picchiate tra voi tutto il tempo. Dovete risolvere la questione tra di voi"

Matrimoni tra bambini
Questi matrimoni continuano impunemente in diversi paesi europei, [...] con tutta la serie di abusi dei diritti umani a cui sono associati.

In un caso recente, portato all'attenzione da ERRC, nelle regione di Caras Severin in Romania, M.S., bambina rom di 10 anni, è stata venduta ai genitori di D.M., ragazzo di 17 anni. [...] Le autorità rumene indagando sul caso, hanno acconsentito a ritenerlo un caso di adozione da parte dei genitori di D.M.. Apparentemente, le autorità non hanno indagato oltre. A 12 anni, M.S. ha dato la luce ad un bambino con parto cesareo, e il dottore le disse che non avrebbe più potuto avere altri figli. A questo punto i genitori di D.M. si sono rivolti a quelli di M.S., per inadempienza del contratto stipulato. Il conflitto è degenerato in violenza tra le due famiglie e le autorità rumene sono state allertate per la seconda volta. A questo punto la polizia ha accusato D.M., che nel frattempo aveva compiuto 19 anni, del crimine di traffico di persona e rapporti sessuali con una minorenne. D.M. ha ora di fronte un lungo periodo di prigione. Nessun provvedimento è stato adottato per le violenze susseguitesi tra le due famiglie.

Il caso è un esempio estremo di eventi che riguardano migliaia di giovani e bambini ogni anno. Come in questo caso, quasi senza eccezione le vittime sono abbandonate a se stesse e/o si tralascia di proseguire gli indiziati. Mentre mancano sforzi da parte delle autorità locali o internazionali e anche i gruppi della società civile non si esprimono o scoraggiano la discussione su questi temi.

I matrimoni combinati tra minori espongono le ragazze ad abusi sessuali e sfruttamento, precludono il percorso scolastico, vanificando il diritto all'educazione e diminuiscono le possibilità d'impiego. Inoltre ha un significativo impatto sulla situazione sanitaria delle bambini e dei figli che possono mettere al mondo. Crescono difatti il tasso di mortalità per parto e i rischi di complicazioni durante la gravidanza [...] Le vittime di matrimoni infantili sono estremamente dipendenti dal marito e dalla sua famiglia e perciò ad alto rischio di povertà e/o ulteriore sfruttamento in caso di qualsiasi rottura successiva alla famiglia. Sono inoltre più vulnerabili alla violenza domestica [...]

Traffico di persone
Povertà, discriminazione e marginalizzazione sono quei fattori che rendono le donne Rom e i loro bambini particolarmente vulnerabili al traffico di persone. Molti Rom affrontano una lotta continua per le loro esigenze di base, come il cibo e la casa e hanno difficoltà ad ottenere i documenti personali (ad esempio il certificato di nascita) necessari per accedere ai servizi essenziali. Inoltre, la tradizione patriarcale pone le donne in un ruolo subordinato agli uomini e in queste comunità le donne sono particolarmente a rischio di traffico di persone. Particolare attenzione va fornita nel combattere il traffico di ragazze, indirizzate alla mendicità e a volte allo sfruttamento sessuale. In alcuni casi questi traffici nascondono mancanza di conoscenza e disinformazione da parte delle famiglie. Gli stati dovrebbero operare per eliminare tutti  i fattori (interni ed esterni) che rendono i Rom particolarmente vulnerabili a questi commerci, incluso la lotta alla corruzione e l'identificazione delle vittime. Dovrebbe essere depenalizzata la situazione delle vittime nel caso di ingresso illegale e sviluppati programmi specifici per il loro rientro nei paesi di origine nel massimo rispetto della dignità e della sicurezza delle vittime.

Ineguaglianza
Le Romnià affrontano una discriminazione in base alla razza e al sesso. In diversi paesi d'Europa si riportano discriminazione come segregazione scolastica e nel lavoro. [...] Un recente studio condotto da Open Society Institute, prova che il 54% delle romnià in Romania sono impiegate nell'economia informale senza accesso ai servizi sociali e ad altre forme di protezione. Un rapporto pan-europeo del 4 ottobre di ERRC mostra le discriminazioni patite nel campo della sanità. Gli sviluppi nel campo delle leggi anti-discriminazione in Europa negli anni recenti, non hanno ottenuto risultati accettabili dalle romnià.

Le politiche rivolte all'ineguaglianza tra uomini e donne difficilmente si occupano di questo aspetto. Ciò può dipendere dalla scarsa rappresentazione politica delle donne rom. In Ungheria due di loro sono state elette al Parlamento Europeo e danno una voce importante alle romnià. La disattenzione europea ricalca quella degli stati nazionali, dove nessuna di loro è eletta al Parlamento nazionale e anche a livello locale la loro voce è assente.

Conclusioni
Il progresso nel campo dei diritti umani per i Rom è impossibile senza significativi avanzamenti nel campo dei diritti delle donne. Gli abusi sistematici portati nel nome dei "valori tradizionali" devono terminare. [...] Il coraggio delle romnià nello sfidare la violenza e le violazioni dei diritti umani è ad oggi appoggiata solo da poche OnG, di fronte al silenzio dei governi, delle stesse famiglie e della comunità. [...]

 
Di Fabrizio (del 01/05/2007 @ 10:26:05 in Europa, visitato 2150 volte)

Da Czech_Roma

Strasbourg, France, April 18 (CTK) - Il rapporto del Consiglio d'Europa (CE) sullo stato dei diritti umani in 46 stati, critica la Repubblica Ceca e la Slovacchia per il trattamento riservato ai Rom.

I principi della CE richiedono l'azione giudiziaria in periodi ragionevoli. Giustizia dilazionata significa giustizia negata, dice il rapporto.

Oltre a Cechi e Slovacchi, vengono criticati altri 19 paesi, inclusi Francia, Germania, Bretagna, Italia, Grecia e Polonia.

Casi di spostamenti forzati di famiglie rom sono registrati in numerosi paesi CE [...] Il rapporto aggiunge che il Tribunale Europeo sui Diritti Umani riguardo la Repubblica Ceca e la Slovacchia è particolarmente preoccupato per la segregazione scolastica dei bambini Rom nelle scuole ceche e per la sterilizzazione forzata o senza consenso in Slovacchia.

Il rapporto ricorda che esistono tre priorità CE, che si applicano anche per i Rom, e che sono la protezione delle minoranze, la lotta al razzismo e all'intolleranza, e la lotta contro il mantenimento ai margini della società.

Il paese che ha ottenuto più critiche è stato la Russia.

 
Di Fabrizio (del 16/08/2006 @ 10:19:31 in Europa, visitato 1576 volte)

European Roma Rights Centre (ERRC) ha allertato il Comitato delle Nazioni Unite per l'Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD) sulla situazione dei diritti umani dei Rom in Ucraina.

[...] Il governo ucraino ha risposto che "La discriminazione razziale in Ucraina è stata eliminata in tutte le sue forme e l'uguaglianza di ogni cittadino davanti alla legge è assicurata, senza distinzione di razza, colore della pelle, origine etnica o nazionale." Il governo rimprovera i Rom stessi per le condizioni in cui vivono, come pure per la mancanza di opportunità per l'avanzamento economico o sociale. "In molti casi," continua "ci troviamo davanti alla mancanza di volontà da parte dei Rom di osservare le norme usuali di condotta, e per la violazione delle regole di convivenza comuni. Non conoscono i loro diritti e, quello che desta maggior sorpresa, non fanno alcun tentativo per conoscerli." Inoltre i genitori Rom "Non mostrano intenzione di provvedere all'istruzione dei loro figli, nemmeno quella elementare." Termina il governo, "Le accuse che i Rom siano deprivati dei loro diritti, praticamente, non ha ragione d'essere."

L'assenza di una specifica legge anti-discriminazione in Ucraina rende virtualmente impossibile per le vittime di discriminazione di ricorrere allo stato.

ERRC nella propria lettera fornisce l'evidenza di pratiche discriminatorie in numerosi settori della società. [...] In particolare sulle violenze esercitate dall'autorità e dagli stessi cittadini Ucraini, la mancanza cronica di accesso ai servizi di base, all'impiego e alla scolarizzazione, aggiunto a ciò il linguaggio dei mezzi d'informazione. Di seguito alcuni punti:

  • Le ripetute detenzioni su base razziale, con presa delle impronte digitali, sesso avvenute nel cuore della notte, di un gran numero di Rom, senza nessuna accusa specifica.

  • L'incendio doloso che nel 2002 ha coinvolto Jurij Fedorchenko e la sua famiglia, si vocifera che l'incendio sia stato applicato dalla polizia stessa, per aver mancato di pagare un debito, con l'autorità ucraina che ha sempre rifiutato di aprire un'inchiesta sul caso.

  • La situazione di senza casa a lungo termine di Yevgenia Kutsenko nella città di Kremenchug, situazione che riguarda molti altri Rom.

  • La segregazione scolastica dei bambini Rom nel villaggio di Nyerubayskoye, in condizioni peggiori dei loro coetanei non Rom.

  • La sistematica mancanza di documenti personali, che preclude ai Rom l'accesso a diritti fondamentali, incluso il diritto di voto.

ERRC chiede un'azione urgente perché la situazione possa cambiare. [...] La documentazione allegata è frutto di un monitoraggio accurato della situazione a partire dal 1996 [...]

La lettera inviata:
http://www.ohchr.org/english/bodies/cerd/docs/ngos/ERRC.doc

Il rapporto del governo:
http://daccessdds.un.org/doc/UNDOC/GEN/G06/419/96/PDF/G0641996.pdf?OpenElement

Per ulteriori informazioni: Ms. Zemfira Kondur at: E-mail: zola.kondur@errc.org ; ssidd@skif.com.ua ; tel. +380973395974, +380672497119

 
Di Fabrizio (del 28/11/2005 @ 10:12:03 in Kumpanija, visitato 1799 volte)
Si è tenuta lo scorso mercoledì 23 novembre un'udienza pubblica sulla condizione delle donne Rom in Europa. [...]

L'iniziativa è stata organizzata in vista del rapporto che la deputata Lívia Járóka (EPP-ED, HU) presenterà a maggio 2006. Il rapporto affronterà temi scottanti come la segregazione scolastica, l'accesso ai servizi sanitari, la posizione marginale delle donne Rom nel mercato del lavoro, l'esclusione sociale, l'antiziganismo basato sul pregiudizio la sterilizzazione forzata e le diverse forme di discriminazione, con l'intento che "Tutte le istituzioni diano priorità alle donne Rom nelle loro agende".

  • Anna Záborská (EPP-ED, SK), presidente della Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, afferma: "Dopo l'allargamento a dieci nuovi Stati Membri, i Rom sono diventati la minoranza più numerosa nell'Unione Europea".
  • Zita Gurmai (PSE, HU): "Dobbiamo contrastare senza indugi il gap esistente".
  • Karin Resetarits (ALDE, AT): "Occorre una grande campagna specifica".

Luisella Pavan-Woolfe, della Commissione Europea, ha sottolineato l'importante ruolo dell'EU nel completare gli sforzi compiuti ai vari livelli locali, regionali e nazionali.

Miranda Vuolasranta (Consiglio d'Europa) ha chiesto una discussione urgente da parte del Comitato. Ha citato come esempio un caso accaduto in Romania: una bambina Rom di 10 anni è morta durante un incendio. L'opinione pubblica si è limitata ad accusare la madre (che è di etnia non Rom) di scarsa attenzione. "Se la situazione fosse stata invertita, avremmo avuto un pogrom anti Rom".

Herta Toth (Open Society Institute, HU) ha ricordato che nel suo paese il 40% Rom il ha perso il lavoro dopo la caduta del comunismo e che l'integrazione fosse allora sicuramente migliore. Ha poi notato che la maggior parte delle ricerche non tengono conto della differenza di genere e che mancano quasi completamente i dati sulle donne Rom. "Il problema è che questo popolo è invisibile, assente dall'agenda e dai programmi dello stato".

Molti tra gli intervenuti hanno sottolineato la doppia discriminazione: etnica e di genere. E la necessità e l'urgenza di misure che affrontino questo tema.

Contatti:
Martina IOVCHEVA
Press Room
Tel. : +32 2 28 40764

Lena KRAFT
Press Room
Tel. : +32 2 28 43 411

e-mail : femm-press@europarl.eu.int

 
Di Fabrizio (del 23/01/2011 @ 09:59:21 in Europa, visitato 1778 volte)

Da Roma_Daily_News (NDR i link sono in inglese)

Der Spiegel By Siobhán Dowling in Alsószentmárton, Hungary

14/01/2011 - Il villaggio di Alsózentmárton è ai margini estremi d'Europa, uno degli ultimi posti in Ungheria prima del confine croato. Tutti i suoi abitanti sono Rom, tra i più marginalizzati nella UE. Ma un progetto condotto dalla chiesa intende rompere il ciclo di esclusione sociale e svantaggio educativo.

Non ci sono negozi, caffè o altre attività a Alsószentmárton. Una delle poche cose che si distingue dalle file di case ad un piano, è l'imponente chiesa bianca all'ingresso del villaggio. I bambini giocano per strada e vanno in bicicletta e le giovani donne, non molto più vecchie, spingono passeggini gridandosi saluti tra loro.

Alsószentmárton è un piccolo villaggio nell'Ungheria sud-occidentale, e tutti i suoi residenti sono Rom, tra i popoli più marginalizzati d'Europa. Vivendo qui ai margini estremi dell'Unione Europea, proprio sulla linea del confine con la Croazia, gli abitanti stanno combattendo gli effetti di decenni di svantaggio ed esclusione sociale. Un progetto guidato dal sacerdote cattolico del posto sta cercando di attenuare quella povertà e affrontare uno dei più grandi handicap della popolazione rom: la mancanza di accesso ad un'istruzione decente.

Padre József Lánko, un omone con una barba bianca, indossa un maglione di lana marrone. 55 anni, ha vissuto nel villaggio per 30, ed ha visto in prima persona le devastazioni causate dalla crisi economica seguita alla fine del comunismo. "Prima tutti avevano un lavoro, la gente di questo villaggio lavorava nelle costruzioni o nel fare le strade," spiega. "Avevano un salario minimo, ma erano certi ad ogni mese di avere i soldi, così da vivere in sicurezza." Con la caduta della cortina di ferro, da un giorno all'altro, hanno perso tutto.

"Ora vivono come accattoni," dice Lánko. "E' contro l'umana dignità, sarebbe sicuramente meglio se potessero occuparsi delle loro famiglie lavorando."

Lánko dice che qui la disoccupazione è oscillante. Per la maggior parte dell'anno è del 90%, ma scende al 60% durante la stagione della vendemmia - il villaggio è situato vicino alla famosa Via del Vino ungherese - quando la gente trova lavoro nei vigneti locali. Dice: "D'inverno qui c'è poco, le famiglie non hanno da mangiare, allora li aiutiamo per qualche giorno, gli diamo qualcosa perché non debbano morire di fame."

Rapporti difficili con i vicini

Col sostegno finanziario di Renovabis, un ente di beneficenza tedesco che finanzia progetti in Europa orientale, ora la chiesa può fornire i poveri del villaggio con raccolta di vestiti e pasti caldi giornalieri. I 1.200 residenti del villaggio sono Boyash, un gruppo distinto di Rom, la cui lingua è una forma arcaica del rumeno. Per molti, l'ungherese non è la madre lingua. Lánko ed altri operatori ecclesiali fanno anche da ponte per le barriere linguistiche, fornendo assistenza per quanto riguarda la compilazione di moduli o assistendoli nei rapporti con le banche e le organizzazioni statali.

I Rom sono i membri del più grande gruppo minoritario d'Europa, si pensa siano tra i 10 e i 12 milioni. La maggior parte vive nell'Europa centrale e orientale, molti vivono in povertà estrema. L'Ungheria, patria di 700.000 Rom, dice di voler affrontare la questione rom durante i sei mesi di presidenza UE. Ma Budapest, per non parlare di Bruxelles, potrebbe sembrare troppo lontana in questo posto isolato.

Alsószentmárton è circondata da campi pianeggianti fin dove l'occhio può vedere, ma gli abitanti non possiedono la terra. Era un villaggio misto, ma poi la popolazione non-rom iniziò ad abbandonare la campagna negli anni '60 e '70 per andare a lavorare nelle fabbriche e nell'industria. Così i Rom poterono comperare le case a buon mercato, ma non poterono permettersi i terreni circostanti. Ora, anche se volessero allontanarsi, non potrebbero vendere le loro case.

Lánko dice che le relazioni con la più ampia comunità non-rom possono essere foriere di problemi. "Quando c'è bisogno di manodopera non specializzata, le relazioni sono molto buone, sono manodopera a buon mercato," dice. "Ma d'inverno, quando gli zingari congelano e vanno a far legna, non chiedono di chi sia. Ed allora ci sono problemi."

Dice che Alsószentmárton è afflitta dai soliti problemi che accompagnano la povertà, incluso l'alcolismo. E la gente qui soffre anche di una terribile forma di sfruttamento per cui altri Rom li caricano di tassi di interessi altissimi in maniera predatoria.

"Non possiamo davvero proteggere la gente. Nessuno mi può proteggere da me stesso," ragiona il sacerdote. Lo fa, però, cercando di aiutare la gente a chiedere normali prestiti dalle banche, perché possano scappare dai pagamenti punitivi degli usurai.

Qui la gente può vivere in relativo isolamento, a circa 230 km. da Budapest, ma si è comunque a conoscenza dell'aumento di violenze contro i Rom, incluso una serie di omicidi nel 2008 e nel 2009, e le marce dell'ormai bandita Guardia Ungherese. Né può mancare la prevalenza di retorica piena d'odio anti-Rom in Ungheria, in particolare dall'estrema destra del partito Jobbik. Lánko è caustico sulle affermazioni dei membri di Jobbik, ora il terzo partito in parlameto, che i Rom abbiano paura del lavoro, e che facciano molti figli solo per avere accesso ai generosi assegni previdenziali.

"Spazzatura," rimugina. "Loro vorrebbero lavorare qui, se ci fosse lavoro. Ed è spazzatura anche che una famiglia possa vivere con gli assegni famigliari. Perché non ci provano - questi di Jobbik dovrebbero provare a vivere con gli assegni famigliare - o con le piccole somme della previdenza. E' impossibile."

Discriminazione nell'istruzione

Mentre i lavori sono pochi e lontani tra loro, Alsószentmárton sta cercando almeno di dare ai bambini i primi strumenti per aiutarli a fuggire dal circolo vizioso dello svantaggio sociale e del ricorso alla previdenza sociale, assicurando loro un'istruzione decente. Nel villaggio ci sono due asili nido, uno statale e uno gestito dalla chiesa, ed un doposcuola, dove assistenti aiutano i bambini nel fare i compiti ed organizzare attività per loro.

L'accesso ad una corretta istruzione in Ungheria può essere estremamente difficile per i Rom. I tassi di completamento sono particolarmente bassi, con solo il 50% dei bambini rom che completa l'istruzione elementare. E gli ultimi dati forniti dal Fondo Istruzione Rom di Budapest mostrano che solo il 5% circa continua gli studi all'università.

Uno dei più grandi problemi nell'istruzione ungherese è la segregazione, sia attraverso classi separate nelle scuole, che tramite bambini rom dirottati in scuole speciali per bambini con disabilità mentali, già dal primo giorno di scuola. E' una forma di discriminazione che perpetua l'esclusione e la povertà delle comunità rom.

"Una volta che sei in educazione speciale, non stai ottenendo un'istruzione, e di sicuro non stai ricevendo un'istruzione che ti permetterà di progredire nel sistema," dice Robert Kushen, direttore dell'European Roma Rights Center di Budapest. "E non troverai un impiego."

L'organizzazione di Kushen ha già portato con successo la questione della segregazione scolastica nella Repubblica Ceca alla Corte Europea dei Diritti Umani. Ora ERRC sta monitorando anche la situazione in Ungheria, dove si stima che un bambino rom su cinque subisca trattamenti simili.

Ágnes Jovánovics è una delle poche che sono riuscite a ricevere un'istruzione. Rom del villaggio lei stessa, è ora direttrice del corso prescolare della chiesa. 44 anni, aveva lasciato presto la scuola, come quasi tutti a Alsószentmárton, come formazione era assistente alla vendita. Mentre lavorava in città, decise di tornare a scuola serale e prendere un diploma di scuola superiore.

Lánko, il prete del villaggio, le suggerì di provare a diventare insegnate di prescuola, così poteva lavorare nel nuovo nido che era stato creato. Ora supervisiona nove insegnanti d'asilo, tre dei quali non sono Rom. Lánko ridacchia: "La gente è scioccata che lì il capo è una Rom. Una Rom che dice ai non-rom cosa fare!"

Per Jovánovics la sfida più importante nel preparare i bambini alla scuola - attualmente ce ne sono 81 al centro - è assicurarsi che sappiano parlare ungherese correttamente. Però, il centro opera sia in ungherese che nel lingua boyash nativa.

Lánko dice che è molto importante mantenere stretti contatti con le famiglie dei bambini. Dice che i Rom "non possono vivere senza famiglia. Vivono in prossimità molto stretta l'un l'altro... spesso con diverse generazioni in una casa sola."

Non ci sono scuole nel villaggio, così i bambini devono prendere il bus per la vicina città di Siklós, dove andare alle elementari. Alcuni frequentano lì anche la scuola secondaria, mentre altri vanno in convitti altrove, incluso la rinomata scuola Ghandi a conduzione rom, nella città di Pecs a circa 40 km. Gli operatori della chiesa nel villaggio si assicurano che la mattina i bambini vadano a scuola. Il progetto aiuta a pagare il percorso per la scuola e il cibo dei bambini le cui famiglie non hanno soldi.

Orgogliosa delle sue radici rom

Tutti nel gruppo del doposcuola conoscono Jovánovics. Bambini con i volti dipinti corrono a salutarla e dirle delle loro attività. Oggi, circa 30 bambini sono stati divisi in gruppi per raccontarsi dei diversi continenti, i cui membri sono identificati da sciarpe di differenti colori. Poi a turno partono le performance. Fuori nel cortile, il diciassettenne Tomás sta cucinando in una pentola gigante patate e paprika. Sta studiando da cuoco e dice che un giorno vorrebbe lavorare come uno del villaggio.

Jovánovics dice che tutti i bambini vogliono imparare. "Devono farlo, altrimenti non hanno prospettive," aggiunge.

D'altra parte, non è sempre facile persuadere i Rom che l'istruzione sia qualcosa a cui aspirare. Dice che la prima volta che decise di studiare, fu molto difficile per gli altri del villaggio - inclusa sua madre stessa, comprendere perché lei, una Rom "in tutto e per tutto" voleva avere un'istruzione. Ma Jovánovics rispose a sua madre che era una cosa che voleva fare e finalmente è riuscita, dicendo "Se vuoi, puoi farlo."

La motivazione di Jovánovics ha aiutato anche altri nel villaggio a seguire i suoi passi. Suo figlio sta studiando italiano all'università, ed un'altra giovane sta completando la laurea in educazione e spera di diventare un'insegnante.

Jovánovics è orgogliosa delle proprie radici rom e dice che l'istruzione non le cambierà. "Nelle famiglie zingare ci sono buone tradizioni," dice, aggiungendo che non vuole abbandonare ciò che ha ottenuto dai suoi genitori. "Altrimenti, chi sarei? Al di là di quanto possa studiare, sono una zingara."

 
Di Fabrizio (del 13/12/2008 @ 09:49:46 in scuola, visitato 1382 volte)
Czech_Roma

Discriminazione nelle scuole

A fine novembre, dopo lunghi periodi di silenzio dal governo ceco sulla segregazione scolastica dei Rom, Ondrej Liska, il ministro dell'istruzione, intende adoperare un metodo rivoluzionario di "inclusione" volto a "terminare la discriminazione nelle scuole". Ma cosa significheranno in pratica queste parole?

Un primo test cruciale arriverà all'incontro di questa settimana del Consiglio dell'Unione Europea, quando la Repubblica Ceca renderà pubblica l' agenda per la sua presidenza dell'UE, programmata per il 1 gennaio.

Secondo rapporti interni, la questione Rom sarebbe assente dall'agenda. Sarebbe un'opportunità persa, non solo per i Rom, ma per l'Europa nel suo complesso.

Nonostante alcuni progressi, persiste una rigida realtà per i Rom. Continuano ad essere i più poveri, ad avere meno accesso al sistema sanitario e soffrire di tassi di disoccupazione più alti  tra le maggioranze nazionali. La media di vita dei Rom nell'Europa Centrale è di 10 anni inferiore a quella dei non-Rom. Molti Rom non completano l'istruzione primaria, pochi vanno alle superiori e ancora meno all'università.

L'anno scorso, la più alta corte europea pubblicò una decisione approfondita secondo cui la segregazione razziale nelle scuole - una brutta cicatrice su gran parte del paesaggio europeo - era una violazione di legge. La decisione riguardava 18 bambini della Repubblica Ceca che erano stati assegnati a scuole speciali per disabili mentali con modelli razziale sproporzionati.

Come suggeritomi dal consulente legale, ero incoraggiato dalla decisione del tribunale; ma passato un anno, i Rom rimangono confinati in scuole separate.

Le autorità ceche hanno la possibilità di rimediare a questo danno. Dovrebbero iniziare annunciando alla sessione di giovedì del Consiglio che i Rom saranno una priorità per la prossima presidenza. L'approfondimento della recessione globale solo sottolinea l'assurdità di continuare a marginalizzare 10-12 milioni di cittadini.

James A. Goldston, Prague Executive director, Open Society Justice Initiative.

 
Di Fabrizio (del 31/01/2007 @ 09:44:57 in Europa, visitato 2190 volte)

I Rom sono la più grande minoranza dell'Unione Europea. Con l'ingresso di Bulgaria e Romania, ci sono oltre 10 milioni di Rom che vivono negli Stati Membri. Le tematiche dei Rom sono state nell'agenda delle istituzioni europee nell'ultima decade, e secondo la Commissione Europea oltre 270 milioni di € sono stati investiti tra il 2001 e il 2006 [...] in progetti destinati esclusivamente alle comunità rom. Sfortunatamente, i risultati non sono stati proporzionali alla mole degli investimenti. Le comunità rom continuano a fronteggiare forti modelli di esclusione sociale e discriminazione in tutti i paesi EU.

La posizione di estremo svantaggio dei Rom mette in questione la compilazione dell'agenda sociale della EU. L'inclusione sociale e il pari trattamento dei Rom devono essere entrambe una priorità delle istituzioni EU e dei governi nazionali. La realizzazione di questa meta richiede sforzi nelle varie aree e necessita l'impegno dei decisori ai livello nazionale e della Commissione Europea. La meta ultima delle politiche EU verso i Rom devono garantire eguale accesso al lavoro, educazione, alloggio, sanità e il necessario quadro per esercitare i diritti civili e partecipare ai processi decisionali. In questo contesto, ERIO ritiene che la Presidenza tedesca della EU debba giocare un ruolo chiave nel miglioramento delle politiche europee verso i Rom.

Politiche anti-discriminatorie e di Inclusione Sociale

La maggior parte dei Rom sono in posizione svantaggiata nei settori dell'impiego e della casa come nei sistemi scolastici e della sanità e non hanno l'opportunità di partecipare ai relativi processi decisionali. Le istituzioni europee ed i governi nazionali devono fare una priorità dell'incorporare nelle loro agende politiche il miglioramento delle condizioni di vita dei Rom e l'eliminazione della discriminazione costante. Per raggiungere questo obiettivo, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  1. Rafforzare gli sforzi per sradicare tutte le forme di razzismo e discriminazione contro i Rom. A livello EU la campagna comunitaria "Per la Diversità, contro la Discriminazione" deve essere più efficace tramite una miglior allocazione dei fondi, focalizzandosi su progetti con obiettivi chiari, rivolti a gruppi definiti e con gli indicatori di successo. Dev'essere assicurata la partecipazione delle organizzazioni dei Rom e l'implementazione di campagne a livello nazionale.
  2. Promuovere lo sviluppo di politiche volte all'inclusione dei Rom a livello EU e nazionale. Comprendendo la consultazione delle organizzazioni dei Rom nella selezione, progettazione, implementazione e valutazione del Fondo Strutturale dei progetti diretti ai Rom e migliorando l'uso di questi fondi a livello EU.
  3. Assicurare che la prevista Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali si focalizzi con forza sulla lotta contro il razzismo verso i Rom. Dev'essere creata all'interno dell'Agenzia un'unità di lavoro che affronti le specifiche tematiche rom e dev'essere assicurata la partecipazione delle organizzazioni dei Rom nella Piattaforma delle OnG.
  4. Incoraggiare gli Stati Membri a seguire i principi della Risoluzione sui Rom del Parlamento Europeo del 28 aprile 2005.

Bambini Rom e Giovani nel Sistema Educativo

Molti bambini e giovani Rom affrontano discriminazione nel sistema educativo in Europa e non hanno accesso al sistema educativo [...] frequentano scuole segregate e per disturbi mentali. La segregaziome avviene su basi discriminatorie, e come risultato di questo sistema non sviluppano le necessarie abilità nell'accesso al mercato del lavoro o all'auto-impiego. Quindi la loro integrazione è perciò una delle maggiori sfide che attendono la EU e i governi nazionali nel garantire pari opportunità ai Rom. Per raggiungere questo obiettivo, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  1. La promozione di politiche onnicomprensive di desegregazione scolastica. Nei paesi dove a scolarizzazione segregata viene praticata,i governi nazionali devono essere incoraggiati a sviluppare strategie nazionali che rafforzino la desegregazione. I governi devono essere anche galvanizzati nel portare avanti campagne di testimonianza sulla discriminazione nelle scuole per assicurare che i bambini e i giovani Rom siano trattati al pari dei loro coetanei della società maggioritaria.
  2. Assicurare che le azioni volte ad abolire la discriminazione affrontata dai Rom nelle scuole, diventino prioritarie nei Programmi della Commissione Europea, particolarmente nei campi dell'anti-discriminazione e dell'inclusione sociale. I progetti che promuovono e appoggiano la desegregazione devono essere fortemente focalizzati sui bambini e sui giovani Rom.

I Rom nel Mercato del Lavoro e dell'Auto-Impiego

Secondo diverse ricerche condotte da istituti riconosciuti, istituzioni europee e organizzazioni dei diritti umani, i Rom affrontano grandi difficoltà nel mercato del lavoro e nelle opportunità di auto-impiego. Altissimi tassi di disoccupazione e sotto-impiego, come pure lavori sotto-qualificati e sottopagati, caratterizzano la situazione dei Rom nel mercato lavorale tanto nei paesi membri che in quelli candidati. Secondo i ricercatori e come ampliamente documentati, questa situazione è il risultato dei bassi livelli di scolarizzazione e delle discriminazioni affrontate nel mercato del lavoro. Garantire ai Rom un pari accesso all'impiego e alla retribuzione è fondamentale per promuovere la loro inclusione sociale e combattere gli alti tassi di povertà. Per ottenere questo obiettivo, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  1. Di incoraggiare la Commissione Europea e i governi nazionali nello sviluppare programmi di formazione vocazionale che forniscano ai Rom le capacità richieste per accedere a un lavoro adeguato e ad opportunità di auto-impiego. Dato che le donne Rom sono le più soggette alla disoccupazione, devono essere creati programmi specifici indirizzati ai loro bisogni particolari e l'inclusione della comunità Rom nella progettazione, sviluppo e valutazione. Occorre favorire l'accesso a misure di micro-credito per l'auto-impiego e dev'essere tenuta in conto l'importanza che questo può avere nell'integrazione. Dev'essere assicurata la focalizzazione su queste tematiche da parte della CE, specialmente attraverso i Programmi di Progresso e i Fondi Strutturali.
  2. Affrontare chiaramente la discriminazione nel mercato lavorale. Occorre assicurare che la Comunità promuova campagne di consapevolezza e anti-discriminatorie con attenzione ai Rom, particolarmente nel quadro Programma Progresso della CE. Queste campagne devono indirizzarsi a lavoratori e amministratori, in particolare a quanti lavorano nelle agenzie per l'impiego. [...]

I Rom nel Processo di Allargamento della EU

Grandi comunità di Rom vivono nei Paesi Candidati: Turchia, Macedonia e Croazia. Rapporti intergovernativi e delle organizzazioni dei diritti umani - tra cui il Rapporto sui Progressi dei Paesi Candidati all'Accesso della Comunità Europea - rivelano che i Rom affrontano forti modelli di esclusione sociale e povertà diffusa nei paesi summenzionati. Diffuse violazioni dei diritti umani, demolizioni degli insediamenti rom, condizioni di vita sotto gli standards ed ampli tassi di disoccupazione e assenteismo scolastico sono la prominente caratteristica della situazione dei Rom nei Paesi Candidati. E' vitale facilitare un miglioramento delle condizioni di vita dei Rom in questi paesi. Per raggiungere questo obiettivo, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  • Che nei Paesi Candidati prevalga lo stabilizzarsi di un quadro legale e materiale di condizioni necessarie a sviluppare la situazione dei Rom. Il progresso delle condizioni di vita dei Rom in questi paesi dev'essere un parametro per ottenere l'accesso nella EU. L'agenda per l'accesso nella EU dev'essere sviluppata nello stabilirsi (e rafforzarsi) gli standard minimi di protezione e rispetto dei diritti umani.

Rom Rifugiati e Richiedenti Asilo

La situazione dei rifugiati dell'ex Yugoslavia, tra loro quanti di origine Rom, è allarmante in diversi Stati Membri nell'Europa Occidentale. In molti Stati Membri, questi rifugiati non possono esercitare i basici diritti civili, sono spesso esclusi dal lavoro e non possono continuare gli studi. In aggiunta alla sperimentazione dell'esclusione sociale nei paesi d'asilo, i Rom sono spesso forzati a tornare nei paesi d'origine, nonostante le inadeguate condizioni per un ritorno. Le ragioni per cui i Rom sono forzati a lasciare i loro paesi d'origine nell'ultimo decennio non si differenziano molto da quelle affrontate dalle popolazioni maggioritarie: conflitti armati, violenze etniche, collasso della coesione e delle strutture sociali, povertà economica e sociale. Per garantire la sicurezza ai Rom rifugiati, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  1. Il richiamo degli Stati Membri a rispettare appieno quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra e alla predisposizione di misure attive a fermare le espulsioni e i ritorni forzati dei Rom verso l'ex Yugoslavia, fintanto che la situazione rimane pericolosa e non  ci sono condizioni adeguate al ritorno.
  2. Fare in maniera che gli Stati Membri semplifichino le procedure burocratiche per definire lo status legale dei Rom rifugiati, facilitando quindi la loro integrazione e facilitando la loro integrazione e contributo al pari accesso nei campi dell'impiego, educazione, alloggio e sanità per quanto riguarda i loro diritti civili. Le disposizioni legali applicabili ai rifugiati ed agli stranieri dovrebbero rispettare sempre il principio della non-discriminazione.

I Rom in Kosovo

La situazione delle minoranze in Kosovo, particolarmente i Rom Serbi e Kosovari, è ancora molto precaria e si sovrappone ai problemi relati agli spostamenti interni. Sperimentano inoltre condizioni alloggiative inumane, povero o inesistente accesso alla sanità, scolarizzazione e impiego. I Rom sono regolarmente bersaglio di violenze e crimini razzisti. Non è stato sviluppato alcun Piano d'Azione indirizzato alla situazione dei Rom in Kosovo. Un'importante condizione per stabilizzare la regione assicurare l'attuale pericolosa situazione dei Rom Kosovari è il chiarimento dello status del Kosovo - che dev'essere raggiunto il prima possibile dall'amministarzione ad interim dell'UNMIK, assieme alle autorità Serbe e Kosovare. Testimoniando così il ruolo che la EU può giocare, non soltanto nel processo negoziale, ma anche nell'amplificare lo sviluppo umano nella regione e la stabilizzazione della situazione sociale, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  1. Di promuovere la partecipazione dei rappresentanti delle comunità Rom nei negoziati sullo status del Kosovo. Il pieno rispetto dei diritti delle minoranze dovrebbe essere argomento dei dialoghi sullo status del Kosovo.
  2. Appoggiare le iniziative per progettare un Piano d'Azione per migliorare la situazione dei Rom in Kosovo. Questo Piano d'Azione deve contenere misure volte all'eliminazione di tutte le forme di discriminazione e razzismo contro i Rom, ed incoraggiare lo sviluppo di un effettivo sistema giuridico che protegga i diritti delle minoranze. Devono essere incluse misure per lo sviluppo delle opportunità si scolarizzazione ed impiego per i Rom e per assicurare la loro partecipazione nel processo decisionale.
  3. Fare pressione verso l'UNMIK e le autorità perché scrutinino accuratamente le condizioni dei Rom nei campi rifugiati, così da determinare potenziali rischi per la salute e migliorare i servizi per gli abitanti. Dev'essere data particolare attenzione a quei campi dove c'è rischio di contaminazione da piombo (i campi situati a Mitrovica Nord, come Camp Osterode). Indipendentemente da ciò, la EU deve ricordare all'UNMIK e agli amministratori locali che la sistemazione nei campi rifugiati è soltanto una soluzione temporanea, e questi insediamenti per nessuna ragione devono diventare definitivi. Per quanto rimangano le condizioni che forzano i bambini Rom a rimanere nei campi rifugiati, dev'essere data particolare attenzione ai loro bisogni educativi. Dev'essere inoltre confermata la ricostruzione dei quartieri Rom in Serbia e Kosovo andati distrutti.
European Roma Information Office (ERIO)
Av. Edouard Lacomblé 17, Brussels 1040 Belgium
Phone: +32 (0) 2733 34 62 Fax : +32 (0) 2733 38 75
ivan.ivanov@erionet.org, guillermo.ruiz@erionet.org
www.erionet.org
 
Di Fabrizio (del 20/05/2011 @ 09:41:06 in Europa, visitato 1282 volte)

Nel suo rapporto annuale, pubblicato venerdì scorso, Amnesty International sostiene che la Slovacchia non si conformi agli impegni assunti, in sede di comunità internazionale, nell’ambito della difesa e garanzia dei Diritti Umani.
Nel mirino della benemerita Organizzazione Non Governativa è, come al solito, il trattamento discriminatorio al quale sono soggetti i cittadini di etnia rom della Slovacchia.

Luník IX, Košice

Anche quest’ultima analisi di Amnesty International conferma l’esistenza di ostacoli alla normale fruizione, da parte degli zingari, del sistema educativo, di accettabili condizioni abitative e persino della normale assistenza sanitaria.
La pietra dello scandalo è, ovviamente, la segregazione dei bambini Rom nell’ambito della cosiddetta “scuola pubblica” che risulta inaccettabile e squallidamente razzista a qualunque osservatore esterno abbia l’occasione di notare la differenza di condizioni riservata ai bimbi rom, quasi sempre destinati ai “corsi speciali” come se pagassero davvero il fio di una tara genetico-razziale e non di ignobili condizioni nel contorno socio-economico.
Il rapporto di Amnesty International (il cui contenuto non può che indignare le persone civili) ricorda anche i muri costruiti in alcune municipalità slovacche proprio allo scopo di isolare gli zingari dai “gentili”.

tre bimbi Rom

Vale la pena di ricordare che la palma dell’apartheid slovacco spetta al villaggio di Ostrovany che, per primo, nel 2009, iniziò la costruzione di questa novella “settima meraviglia” della modernità. Non a caso i sindaci di Michalovce e di Prešov (tra i tanti) si sono peritati di seguirne l’edificante esempio.
Ma nel rapporto ci sono anche le 90 famiglie rom di Plavecký Štvrtok (giusto vicino alla civilissima Bratislava) a cui è stata minacciata la demolizione della casa (tra grida di giubilo e manifestazioni di gioia da parte degli altri residenti) perché mancano i documenti che ne dimostrino la congruità strutturale rispetto ai dettami della legge.

Insediamento rom, Plavecky Stvrtok © Amnesty International

Una nota speciale merita, sempre secondo gli esperti di diritti umani, anche la vicenda di Mustafa Labsi, l’algerino con figli e compagna slovacca, forse perseguitato o forse terrorista, che è stato comunque rispedito in patria, dove di sicuro non si fanno specie di trattarlo diversamente da quanto prevederebbero le convenzioni sui diritti umani e la civiltà che dovrebbe essere propria agli uomini.
Amnesty International conclude criticando aspramente l’attuale coalizione di centrodestra, che sarebbe stata incapace di gestire i problemi più urgenti eliminando almeno l’ignobile ed inaccettabile segregazione scolastica.
Le resistenze, c’è da dire, sono più popolari che istituzionali. Lo dimostrano i tanti genitori di alcune scuole del paese che, posti di fronte alle misure di “integrazione raziale”, hanno preferito trasferire i loro figli in scuole anche remote purché prive di scolari rom.

 
Di Fabrizio (del 10/05/2006 @ 09:36:55 in scuola, visitato 2980 volte)

Strasbourg, France, 5 Maggio 2006 - Comunicato stampa - Diciotto ragazzi di etnia rom della Repubblica Ceca, costretti a frequentare scuole differenziali, discuteranno il loro caso alla Corte Europea dei Diritti Umani. I ragazzi chiedono alla più alta istanza della Corte, la Camera Grande, di pronunciarsi in merito, così da stabilire un precedente significativo per tutti i gruppi di minoranza etnica d'Europa.

Il caso D.H. e Altri contro la Repubblica Ceca, intende porre termine alla diffusa pratica di discriminazione nell'Europa Centrale e del Sud Est, dove è pratica comune mettere i bambini rom in classi er ritardati mentali, senza riguardo alle loro reali abilità intellettuali.

Chiedendo alla Camera Grande di discutere il loro caso, i richiedenti hanno ricordato quanto disposto dall'art. 14 della Convenzione Europea sui Diritti Umani (Vedi ndr.) sul divieto di discriminazione. Nel momento in cui l'Europa è impegnata sui temi della diversità etnica e razziale, la capacità delle legge e dei tribunali di assicurare pari trattamento è di estrema importanza.

Il caso fu presentato la prima volta nel 2000 alla Corte Europea dei Diritti Umani. A febbraio 2006, la Seconda Sezione del Tribunale sentenziò che i ragazzi rom subivano un trattamento ostile a priori, che tuttavia non provava l'intento del governo ceco nel discriminarli.

"La richiesta offre alla Corte una opportunità ulteriore nel dimostrare la vitalità della Convenzione Europea nel proteggere dalla discriminazione tutte le minoranze d'Europa," ha detto James A. Goldston, Direttore Esecutivo di Open Society Justice Initiative e consiglieri dei richiedenti: "Se questo caso non viola quanto disposto in materia di discriminazione dall'articolo 14, non vedo come sia possibile inquadrarlo."

In anni recenti, la Corte Europea si è appellata più volte all'articolo 14  in casi politici o di giustizia criminale. Meno spesso è successo di occuparsi di questioni relative alla vita pubblica, incluso la scuola. Il caso in questione da l'opportunità di affrontare questi temi.

Gli studenti ritengono che il parere della Seconda Sezione offre un'interpretazione restrittiva del concetto di discriminazione, inefficace per offrire una protezione efficace secondo quanto stabilito dalle leggi europee. [...] Ciò sarebbe particolarmente inappropriato nei casi come quelli di D.H. e Altri contro la Repubblica Ceca, dove esiste l'evidenza che i Rom sono trattati meno favorevolmente degli altri cittadini e senza alcuna ragione.

L'evidenza consiste:

  1. le attuali ammissioni del governo ceco che un numero sproporzionato di Rom sono mandati alle scuole speciali - sulla base di test concepiti per non-Rom - anche quando il loro sviluppo mentale è nella media o superiore;
  2. statistiche dettagliate e complete che evidenziano che i Rom nella città di Ostrava sono quotidianamente sottoposti a discriminazione e segregazione scolastica;
  3. diversi documenti e testimonianze sulle discriminazioni scolastiche in tutta la Repubblica Ceca.

Dimitrina Petrova, Direttrice Esecutiva di European Roma Rights Center, che aveva presentato il caso, ha dichiarato: "La segregazione dei Rom in scuole e classi separate rimane un problema aperto attraverso tutta l'Europa e deve essere affrontato."

La richiesta alla Camera Grande: http://www.justiceinitiative.org/db/resource2?res_id=102627

Ulteriori informazioni: www.errc.org e www.justiceinitiative.org.

Contact: Dimitrina Petrova +36 1 413 2200 (Budapest)
Contact: James A. Goldston +1 212 548 0118 (New York)

The Open Society Justice Initiative, an operational program of the Open Society Institute (OSI), pursues law reform activities grounded in the protection of human rights, and contributes to the development of legal capacity for open societies worldwide. The Justice Initiative combines litigation, legal advocacy, technical assistance, and the dissemination of knowledge to secure advances in the following priority areas: national criminal justice, international justice, freedom of information and _expression, and equality and citizenship. Its offices are in Abuja, Budapest, and New York.

 
Di Fabrizio (del 04/07/2012 @ 09:24:11 in conflitti, visitato 1300 volte)

Roma buzz monitor Bomba al quartier generale di Euroroma. Ferito attivista

Lunedì (scorso, ndr.) protesta a Londra.

Un attivista si trova in ospedale gravemente ferito, dopo lo scoppio di una bomba venerdì (29 giugno) al quartier generale del partito Euroroma, a Sandanski, l'unica città bulgara ad eleggere un consiglio comunale composto solo da Rom.

Quando Malin Iliev (59 anni) è andato a rimuovere un pacco sospetto lasciato davanti al palazzo alle 6 del mattino, l'ordigno è esploso strappandogli il braccio. Ricoverato nell'ospedale locale, è poi stato trasferito in terapia intensiva a Sofia.

La maggior parte delle finestre degli uffici di Euroroma, che si trova nei pressi della piazza del mercato, sono andate distrutte per la violenza dell'esplosione. Secondo l'agenzia di stampa Novinite anche altri edifici hanno subito danni.

La polizia sta esaminando i resti per determinare il tipo e la quantità di esplosivi usati. Al momento di questo articolo non sono stati ancora effettuati arresti (lunedì 2 luglio, arrestato un ventiduenne, QUI, in bulgaro. Aveva preso parte anche agli incidenti di Katounitsa dell'anno scorso, ndr.). 

"Iliev era uno dei nostri candidati alle elezioni locali," dice Toni Angelov, responsabile della sezione locale di Euroroma. "Riteniamo che si tratti di un attacco a sfondo politico e razziale."

Ma Tsvetan Tsvetanov, ministro degli interni, sosteneva già dal giorno dell'esplosione che la politica non c'entrava, parlando di "atto puramente criminale", sicuro che entro una settimana il commissario di polizia Georgi Kostov avrebbe catturato i responsabili.

L'ex parlamentare Tsvetelin Kanchev, presidente di Euroroma, rilasciato dalla prigione per indulto all'inizio dell'anno, critico con l'amministrazione afferma di temere che la soppressione dell'attività politica romanì continui a tempo indefinito.

Da Londra, Toma Nikolaev, direttore dell'agenzia Defacto, dice che il dipartimento di stato USA ritiene la marginalizzazione dei 700.000 Rom bulgari come la questione dei diritti umani più urgente nel paese. Aggiunge che sono diffuse la corruzione nel governo e nella magistratura, oltre che ai maltrattamenti dei carcerati.

"Parlo per esperienza personale," dice Nikolaev. "I miei uffici sono stai distrutti, sono stato picchiato per strada e una bomba è stata piazzata sul mio balcone. Ecco perché sono fuggito e ho chiesto asilo."

Nikolaev sta affrontando un procedimento di estradizione da Londra su richiesta dei procuratori bulgari. Dicono che dovrebbe scontare ulteriori cinque settimane dell'anno di carcere a cui era stato condannato per piccoli reati di ordine pubblico. Lunedì 2 luglio l'udienza al Westminster Magistrates Court.

Si terrà una protesta davanti al tribunale, contro la sua estradizione e contro l'attentato in Bulgaria.

Nikolaev, presidente di Roma London BG, sta conducendo una campagna contro quello che definisce il regime del primo ministro Boykov Borisov. La segregazione scolastica è ancora comune, con molti bambini che vivono ancora nelle baraccopoli senza aver mai ricevuto nessuna istruzione.

Inoltre, afferma che sotto Tsvetanov la polizia stia conducendo un vero regno di terrore contro gli attivisti rom. Molti sono in carcere, inclusi i suoi colleghi di Kupate (Assieme), un gruppo politico di quattro organizzazioni romanì che ha presentato candidati alle elezioni generali.

Inizialmente, dopo la caduta del comunismo, i Rom vennero spinti a votare per i partiti tradizionali. Se non si votava come indicato, si potevano perdere il lavoro, la pensione o l'appartamento, dice Nikolaev. C'era molta compravendita di voti, cosa che era un handicap per l'attività politica romanì.

Euroroma venne registrata nel 1998 e l'anno seguente i Rom a Silven fondarono Futuro, guidato da Rusi Golemanov. Seguirono Bulgaria Libera ed una ventina di altri gruppi, che portarono ai primi successi nelle elezioni locali.

Bulgaria Libera vinse tre elezioni comunali, ottenendo 60 seggi nei consigli municipali. Nel 2001, vennero eletti due Rom al Parlamento, ma tramite le liste dei partiti tradizionali. Tittavie, dopo le elezioni del 2005, un solo parlamentare rom entrò nel Sobranie. (parola che in molte lingue slave indica il Parlamento; per kla Bulgaria il termine esatto è Assemblea Nazionale, ndr.)

Due anni dopo, grazie anche ad una campagna per l'iscrizione nei registri elettorali condotta da Amalipe e altri, una colaizione tra Euroroma, Drom e PLAM ottenne un centinaio di seggi.

Molti altri Rom sono stati eletti come candidati dei partiti tradizionali. A Sandanski, anche se la comunità rom locale è relativamente piccola, Euroroma ha ottenuto una chiara maggioranza in consiglio comunale, creando un precedente nella storia politica della Bulgaria.

Ma questo successo, in una città che ha preso il nome dal rivoluzionario Yane Sandanski - accusato di aver ucciso numerosi avversari, per ora sembra per ora il segno culminante dei progressi politici romanì. Dozzine di Rom sono stati uccisi dalla polizia e da teppisti neofascisti, molti feriti durante spedizioni paramilitari e pogrom. Nell'attuale clima di repressione pochi osano parlare, mentre la maggioranza è inchiodata al suolo da un tasso di disoccupazione del 70% e dalla spirale di povertà.

 
Di Fabrizio (del 13/11/2007 @ 09:23:10 in scuola, visitato 1331 volte)

Da Hungarian_Roma

Budapest, 7 novembre (MTI) - L'ombudsman per le minoranze ha detto mercoledì scorso che il governo deve fare di più per rafforzare le strutture che controllano la segregazione scolastica e per rafforzare la tolleranza zero.

Erno Kallai ha richiamato gli operatori degli uffici amministrativi e del ministero dell'educazione a rinforzare la cooperazione col proprio ufficio per sostenere gli sforzi per battere la segregazione che affligge particolarmente la comunità Rom d'Ungheria.

Durante una conferenza stampa con il politico socialista Andras Tatai-Toth, Kallai ha detto che lo stato deve giocare un ruolo maggiore nell'intervenire ad assicurare che gli studenti Rom non siano vittime della segregazione scolastica. Ha aggiunto che i governi locali siano ben equipaggiati per affrontare questo tipo di problemi.

Dovrebbe spuntare dalla elite politica ungherese che non ci sono programmi di lunga durata di evoluzione sociale - invece che guardare i quattro anni futuri dovrebbero progettare per i venti - i trenta seguenti, ha detto: "Dobbiamo rompere il ciclo vizioso che rafforza la segregazione scolastica di generazione in generazione," aggiungendo che gli studenti che sono passati per la discriminazione sono al momento del passaggio al mondo lavorale un peso sociale.

Tatai-Toth ha detto che il gruppo di lavoro sulla scuola del proprio partito intende offrire all'ombudsman tutto il supporto necessario perché raggiunga risultati effettivi. Il lavoro del governo è stato di assicurare il quadro legale e le risorse per ottenere risultati nel lungo termine.

 
Di Fabrizio (del 14/01/2010 @ 09:15:51 in scuola, visitato 1300 volte)

Segnalazione di Maria Grazia Dicati

Secondo un rapporto pubblicato oggi da Amnesty International, le autorità della Repubblica Ceca continuano a inserire i bambini e le bambine rom in scuole per alunni con "lieve disabilità mentale"

«Nonostante le denunce a livello nazionale e internazionale, persiste nella Repubblica Ceca una discriminazione sistematica nel campo dell'istruzione ai danni dei rom. Le autorità devono porre fine alla segregazione scolastica dei bambini e delle bambine rom e agire per affrontare in modo deciso le cause profonde di questa discriminazione»,  ha dichiarato Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa e Asia Centrale.

Il rapporto di Amnesty International, intitolato "Ingiustizia rinominata. Persiste la discriminazione nell'istruzione dei rom nella Repubblica Ceca", esamina la discriminazione ancora esistente nel campo dell'istruzione, nonostante una sentenza emessa nel 2007 dalla Corte europea dei diritti umani.

La Corte, in quella circostanza, aveva stabilito che la Repubblica Ceca aveva discriminato i bambini e le bambine rom inserendoli in "scuole speciali" per alunni con disabilità mentale in cui ricevevano un'istruzione inferiore agli standard.

Prima della sentenza dell'organo di giustizia europeo, la nuova legge in materia di educazione emanata nel 2005 aveva semplicemente rinominato le "scuole speciali" in "scuole elementari per attività pratiche". Il sistema tuttavia era rimasto ed è tuttora essenzialmente lo stesso.

"Anche le recenti misure annunciate lo scorso novembre, per agevolare la carriera scolastica dei rom, risultano insufficienti in quanto solo parziali e neanche legalmente vincolanti" – ha aggiunto Duckworth.

Amnesty International ha visitato diverse scuole di Ostrava, dove nel 1999, per conto di 18 bambine e bambini rom, aveva avuto origine la causa che ha portato alla sentenza della Corte europea.

L'organizzazione per i diritti umani ha verificato che i bambini e le bambine rom sono ancora ampiamente presenti nelle cosiddette "scuole per attività pratiche" (in alcuni casi, costituiscono fino all'80 per cento degli iscritti) e nelle classi per alunni con "lieve disabilità mentale".

I bambini e le bambine rom sono inoltre segregati in scuole per soli rom, che forniscono un'istruzione di qualità inferiore, limitando il loro futuro sia nel campo educativo che in quello del lavoro.

L'inserimento dei bambini e delle bambine rom nelle "scuole per attività pratiche" e nelle classi per alunni con "lieve disabilità mentale" si basa su test di entrata che non tengono conto delle differenze linguistiche e culturali dei rom e che possono essere ulteriormente inficiati dal pregiudizio degli operatori che conducono i test.

"Il dovere di assicurare una positiva inclusione dei rom nel sistema educativo spetta alle autorità ceche, che hanno l'opportunità unica di invertire la rotta, dopo decenni di discriminazione e segregazione" – ha commentato Duckworth.

"L'istruzione è la via per uscire dal circolo vizioso di povertà ed emarginazione che colpisce gran parte della popolazione rom. Se il governo della Repubblica Ceca non darà uguali opportunità ai bambini e alle bambine rom, negherà loro la possibilità di avere un futuro migliore e di partecipare pienamente alla vita del paesa" – ha concluso Duckworth

Amnesty International chiede alle autorità ceche di:

1) congelare tutti gli inserimenti nelle "scuole elementari per attività pratiche" e nelle classi per alunni con "lieve disabilità mentale" per l'anno scolastico 2010/11, in vista di un riesame dell'opportunità di questi istituti;
2) rafforzare con atti legislativi la fine della segregazione nel campo dell'istruzione e adottare un piano d'azione complessivo per eliminare la segregazione scolastica dei bambini e delle bambine rom;
3)garantire sostegno aggiuntivo immediato ai bambini e alle bambine rom che ne necessitano, per favorire la loro partecipazione attiva e sviluppare nel modo più ampio possibile le loro potenzialità, integrandoli nel sistema educativo principale.

 
Di Fabrizio (del 04/02/2012 @ 09:15:11 in scuola, visitato 1429 volte)

Storie che sarebbero già inquietanti di per sé, e che legano strettamente le strade che uniscono e dividono l'Europa dell'Est a quella dell'Ovest. Ma che devono spingere ad un'ulteriore riflessione, visto che finalmente il governo sembra iniziare a muoversi sul riconoscimento della nazionalità italiana a chi nasce qui, suscitando la reazione piccata del più grande politico (nel senso di fame mediatica) italiana. Un appunto strettamente personale: è una risposta anche a chi mi ha detto che non sono argomenti che riguardano i Rom.

Da British_Roma

Negare l'istruzione ad un bambino rom viola i diritti umani - 30 gennaio 2012

D [minore] -contro- Corte d'Appello sui rifugiati

Alta Corte

Neutral Citation: IEHC 431. Sentenza emessa il 10 novembre 2011 dal giudice Gerard Hogan.

Giudizio

La probabile negazione dell'accesso all'istruzione primaria di un bambino rom serbo viola i diritti umani di base e rientra in quanto proibito dal Refugee Act 1996, quindi la decisione di espellerlo verso la Serbia dev'essere annullata.

Retroscena

Il richiedente è nato in Irlanda nel 2006, quindi non è cittadino irlandese. I genitori sono nati in Serbia, dove erano considerati come Rom. Venne fatta richiesta di asilo a nome del bimbo, richiesta rigettata nell'agosto 2009.

E' stato eccepito in suo nome che avrebbe sofferto persecuzioni al ritorno in Serbia, in quanto non avrebbe ricevuto istruzione primaria. La Corte d'Appello sui rifugiati ha trovato che, per quanto potesse ravvisarsi discriminazione nella negazione all'istruzione, questo non era sufficiente a soddisfare il requisito della persecuzione ai sensi del Refugee Act.

Informazioni sul paese d'origine, provenienti dal Comitato ONU sui Diritti dei Bambini, dalla Commissione Europea e dal dipartimento di stato USA, mostrano che i Rom in generale ed i bambini, particolarmente le bambine, sono stati soggetti a discriminazioni diffuse. Sono pochi i bambini rom che in Serbia frequentano la scuola, e quando lo fanno sono spesso mandati in scuole speciali per bambini con difficoltà d'apprendimento.

Il giudice Hogan ha riconosciuto che non tutte le violazioni delle libertà civili di base o discriminazioni, siano paragonabili alla persecuzione. Il concetto di ciò che costituisce persecuzione non si presta ad un'analisi precisa, ha detto.

Ha sottolineato che in due casi precedenti il tribunale aveva mostrato come la discriminazione in altre parti della ex Jugoslavia, in un caso contro due persone di etnia serba ed in un altro una coppia croata-serba, non costituisse persecuzione.

Prima di analizzare le conclusioni del tribunale, il giudice doveva esaminare il livello di discriminazione che si sarebbe incontrato al ritorno in Serbia, ha aggiunto. Le informazioni sul paese d'origine in questione fornivano un quadro di "pervasiva discriminazione contro i bambini rom".

Decisione

Il giudice Hogan ha sottolineato che quasi 60 anni fa in un famoso giudizio, la Corte Suprema USA dichiarò in Brown -contro- Dipartimento dell'Istruzione di Topeka che la segregazione scolastica violava il principio costituzionale dell'eguaglianza. Anche se questo non significava persecuzione, illustrava come la scuola segregata fosse un segno distintivo di una società dove i gruppi svantaggiati erano soggetti ad una discriminazione ed esclusione pervasiva che, in determinate circostanze, portava alla persecuzione.

In questo caso le statistiche mostravano come il richiedente fosse a rischio di non ususfruire nemmeno dell'istruzione di base. La questione è se l'indifferenza ufficiale non sia stata lei stessa persecutoria.

Il giudice Hogan ha citato il libro The Law of Refugee Status del prof. James Hathaway, dove la persecuzione viene definita come "la mancata attuazione dello sviluppo di un diritto, dentro una categoria che è sia discriminatoria che non fondata sull'assoluta mancanza di risorse."

Il diritto all'istruzione viene ampliamente considerato come fondamentale negli art. 42 della Costituzione, art. 2 del primo protocollo della Convenzione Europea sui Diritti Umani e art. 14 della Carta UE sui Diritti Fondamentali, come pure nella Convenzione ONU sui Diritti del Bambino. "Se a D venisse negato il diritto all'istruzione di base, verrebbe effettivamente escluso da ogni partecipazione significativa nella società serba," ha detto Hogan. Sarebbe quindi un caso più grave della discriminazione subita negli altri due casi.

Ha poi aggiunto: "Mentre questo caso ricade fuori dalla tipologia classica di persecuzione prevista dalla Convenzione di Ginevra... sembra senza dubbio impossibile evitare la conclusione che la negazione dell'istruzione di base porti ad una seria violazione dei diritti umani basici [e] porti alla persecuzione, secondo quanto previsto dall'S 2 del Refugee Act 1996."

Il testo integrale della sentenza su www.courts.ie

Michael Lynn BL, instructed by John Gerard Cullen, Carrick-on-Shannon, for the applicant; Cindy Carroll BL, instructed by the Chief State Solicitor, for the State.


Da British_Roma

L'articolo qui sopra cita il caso di un bambino rom nato in Irlanda che potrebbe soffrire di una probabile negazione dell'accesso all'istruzione di base, in caso di ritorno in Serbia. Il film a questo link, del regista britannico Antony Butts, mostra esattamente cos'è accaduto a due ragazzi, nati e scolarizzati in Germania, senza alcuna conoscenza della lingua serba, "obbligati" a vivere a Leposavic, nella zona del Kosovo controllata dai Serbi, a nord del fiume Ibar. Non solo è stata negata loro un'istruzione adeguata, ma vengono pesantemente discriminati ed aggrediti dai coetanei serbi locali. Due ragazze presentate nello stesso documentario, rimandate sempre dalla Germania a Banja Peje in Kosovo, si trovano un po' meglio. Viene mostrato perfettamente le conseguenze scioccanti del rimpatriare bambini nati e cresciuti in un paese occidentale, costretti poi a vivere nella ex Jugoslavia a causa delle origini dei genitori.

Bernard Sullivan

 
Di Fabrizio (del 16/02/2006 @ 09:10:57 in scuola, visitato 1494 volte)

Riguardo alla denuncia della segregazione scolastica ad Aspropyrgos, EUROPEAN ROMA RIGHT CENTER ha inviato a sua volta un richiamo al Ministero Greco dell'Educazione, con copia a  Alvaro Gil-Robles, Commissario Europeo per i Diritti Umani.Il testo (in inglese) è QUI, purtroppo non ho avuto tempo per tradurlo.
 
Di Fabrizio (del 25/01/2014 @ 09:05:45 in scuola, visitato 1417 volte)

da
Scheda
Autori:
Daniela Sala
Credits:
Musiche: Grre en famille - "Roots culture"; Grre en famille - "Chacun pour soi"
Data: 18 dicembre, 2013 - 15:56

Sfantu Gheorghe è una piccola cittadina nel nord della Romania che conta 60mila abitanti e si trova nella regione storica della Transilvania. In questa zona la minoranza seclera (di lingua ungherese), costituisce circa il 75% della popolazione, mentre nella sola Sfantu Gheorghe la popolazione di etnia rom è stimata tra le 5 e le 6mila persone. Duemila di loro vivono ad Orko, un quartiere ghetto ai margini della città. Ufficialmente, almeno stando ai dati dell'ultimo censimento, in tutta Sfantu Gheorghe le persone di etnia Rom non sarebbero più di 200.

Nella sola scuola di Orko, la scuola San Filippo Neri che va dall'asilo alle medie, i bambini iscritti sono più di 500. Tutti Rom. "Non è una scuola per Rom - ci tiene a precisare Robert Kiss, direttore della scuola - chiunque può iscrivere i propri figli qui". Semplicemente, spiega, è la scuola di questo quartiere e trovandosi a ridosso del quartiere rom è normale che i genitori iscrivano i propri figli qui. Peccato però che a ridosso della scuola abitino anche famiglie di etnia ungherese: tutti i loro figli sono iscritti ad altre scuole in città.

La scuola di Orko esiste grazie ad un prete, Markos Andras. Mandato qui all'inizio degli anni '90, visto che la maggior parte dei rom qui sono di religione cattolica, Andras fece costruire un luogo di ritrovo per gli abitanti del luogo. In breve si rese conto che la maggior parte dei bambini e ragazzi di Orko non sapeva né leggere né scrivere e i pochi che frequentavano le scuole in città erano fortemente discriminati e abbandonavano gli studi dopo pochi anni. Così nel 1999 la struttura è stata convertita in una scuola e da allora funziona ininterrottamente. Lo spazio è poco e i bambini molti, così le lezioni si svolgono in due turni, mattina e pomeriggio.

L'analfabetismo, rispetto a 15 anni fa è certamente in calo, ma i numeri testimoniano un tasso di abbandono scolastico tuttora altissimo. Se infatti gli alunni iscritti alla prima elementare sono 59, quelli di quinta sono meno della metà, solo 23. E alle medie va ancora peggio: 25 in prima media, 18 in seconda e solo 10 in terza.

Il caso di Orko è tutt'altro che è un caso isolato: nel 2006 30 città rumene hanno ricevuto dei fondi dall'Unione europea per l'integrazione scolastica dei minori rom e per 4 anni, fino al 2010 la regista e attivista per i diritti umani rumena Mona Nicoara ha seguito e documentato le vite di 3 studenti Rom di Targu Lapus per vedere come l'integrazione stava funzionando. Il risultato è il documentario "Our school" (vedi QUI, ndr.): i giovani protagonisti non solo alla fine non sono integrati nelle scuole della città ma sono addirittura spostati in una "scuola speciale" per disabili mentali. Nel 2007 la Corte europea per i diritti dell'uomo ha condannato la segregazione scolastica dei rom come una violazione della dignità umana. Sentenza ad oggi senza conseguenze.

 
Di Fabrizio (del 27/09/2008 @ 08:50:20 in scuola, visitato 1429 volte)

Da Bulgarian_Roma

17 settembre 2008 COMUNICATO STAMPA

Sofia, Bulgaria. Il 15 settembre segna l'inizio di un nuovo anno scolastico in Bulgaria e la fine della segregazione scolastica per circa 200 studenti Rom a Blagoevgrad. Gli studenti, che frequentavano la scuola elementare speciale N° 1 a Blagoevgrad, saranno spostati in diverse scuole cittadine dove avranno una migliore istruzione e per i primi tempi impareranno in un ambiente integrato con i loro pari di altri gruppi etnici.

Gli sforzi di desegregazione scolastica furono lanciati un anno fa a Blagoevgrad attraverso un progetto, appoggiato dal Fondo Educazione Rom che pilotò l'integrazione di cinquanta studenti Rom in scuole miste cittadine e sollevarono il fine della segregazione. L'iniziativa portò alla decisione municipale di chiudere la scuola elementare segregata N° 1 nel marzo 2008, che fu approvata a maggio dal Ministro dell'Istruzione. Secondo il vice sindaco di Blagoevgrad, Dr. Valentin Vasilev, "la bassa qualità dell'istruzione nella scuola e l'alto livello di assenteismo sono state tra le principali ragioni della decisione".

Il comune ha già presentato con successo un progetto per l'integrazione istruttiva dei bambini Rom, tramite i Fondi Strutturali UE. Secondo il vice sindaco, il progetto creerà opportunità d'impiego per alcuni degli insegnanti della scuola segregata che sarà chiusa.

Tobian Linden, il nuovo direttore del Fondo Educazione Rom ha accolto con favore questa iniziativa del comune e si è impegnato a continuare a fornire supporto agli sforzi desegrazionisti a Blagoevgrad e nel resto della Bulgaria. "Educazione integrata significa migliore istruzione per tutti i bambini", ha detto.

For additional information about this press release, please contact Toni Tashev, Country Facilitator for the Roma Education Fund, at tel. +359886797272 or via email at tashev@romaeducationfund.org.

 
Di Fabrizio (del 01/08/2005 @ 03:52:17 in Kumpanija, visitato 2326 volte)
Rileggevo un vecchio articolo dall'archivio di Pirori, che vi ripropongo. Mi sembra interessante, alla luce di alcuni cambiamenti che stanno avvenendo in Bulgaria (ad esempio, l'affermarsi del partito nazionalista Ataka) e in Europa, come il rapporto tra tradizione e rinnovamento, il ruolo della scuola e delle OnG nell'inclusione dei Rom. Altre notizie sulla Bulgaria

9 Settembre 2004
Conversazione con gli etnologi Elena Marushiakova e Vesselin Popov sul passato, presente e futuro dei Rom di Bulgaria

Elena Marushiakova e Vesselin Popov hanno pubblicato numerosi articoli di studio sulla storia e la vita contemporanea dei Rom in Bulgaria e nell'Europa dell'Est, sono gli autori di "Zingari nell'Impero Ottomano: Un Contributo alla Storia dei Balcani".
Attivamente coinvolti con diverse associazioni di studio sui Rom e progetti di ricerca internazionale, hanno fondato la Società di Studio sulla Minoranza Romani a Sofia e promuovono esposizioni su questi temi nei musei di Sofia e Budapest.

Polia Alexandrova per TOL ha discusso con loro sulle caratteristiche dei Rom bulgari, partecipazione politica, il ruolo ambiguo del settore non-profit e il pericolo di confinare le persone in riserve etniche.


TOL: Come definireste i principali gruppi Rom in Bulgaria?

Vesselin Popov: Il gruppo più caratteristico sono i cosiddetti Yerla, discendenti della prima ondata di migrazione zingara e parlano differenti dialetti nei loro villaggi Rom. Il secondo gruppo sono i cosiddetti Kardarasa o Kaldarara, ex nomadi, la maggior parte vivono in villaggi e piccole città. Un altro gruppo caratteristico sono i Rudara, che parlano un dialetto proprio e preferiscono essere identificati come Vlasi [Vlachs] o Antichi Rumeni.

Elena Marushiakova: I Rom in Bulgaria non sono una comunità omogenea...

Vesselin Popov: Per esempio, ci sono vasti gruppi zingari di lingua turca che non si considerano Rom. Alcuni si definiscono Turchi etnici, mentre altri non sono sicuri della propria origine. Se prendiamo il linguaggio come criterio, ci sarebbero quattro gruppi: che parlano bulgaro, turco, rumeno e romanesh. Dobbiamo poi considerare i differenti dialetti, i matrimoni misti, che alcuni gruppi sono aperti e altri chiusi ecc. Anche la religione potrebbe essere un criterio - alcuni Rom sono musulmani, altri cristiani e ce ne sono molti che seguono altre religioni.

Elena Marushiakova: Molti Rom bulgari stanno cercando di costruirsi una nuova identità propria e certamente lo farebbero trovando qualcuno che scrivesse la loro storia. Disgraziatamente, in Bulgaria la cosiddetta integrazione dei Rom è direttamente connessa con la disintegrazione dei differenti gruppi. Se poniamo tre gruppi nello stesso villaggio, presto
ognuno di loro dimenticherà di essere stato di una comunità differente. Così, il gruppo più numeroso dei Rom è quello di chi ha perso la propria identità o ne conserva solo una vaga memoria.

TOL: Quali sono le caratteristiche dei Rom bulgari rispetto a quelli delle nazioni confinanti?

Vesselin Popov: Quando parliamo delle caratteristiche dei Rom dell'Est Europa in generale, dobbiamo guardare indietro alla storia di questa regione e vedere come i tre grandi imperi che si sono alternati nei secoli: Ottomano, Austro-Ungarico e Russo, hanno influenzato la comunità. Oggi i differenti gruppi hanno le loro specificità, più che altro per fattori geopolitici, ma il modello è simile ovunque.

Elena Marushiakova: D'altra parte,ciò che rende i Rom bulgari differenti da quelli di altre parti dei Balcani è che i cosiddetti zingari nomadici qui sono più numerosi, mentre lo sono di meno che nell'ex Unione Sovietica, per esempio. Lo sviluppo e l'arricchimento del sistema etno-culturale dei Rom in Bulgaria è un processo storico continuo, in relazione con una moltitudine di interazioni culturali e mutue influenze.

TOL: Non abbiamo molte notizie sui Rom bulgari in Europa Occidentale, ma si sentono molte storie sui Rom di Romania, mendicanti o in situazioni di illegalità. Perché?

Vesselin Popov: Il modello di mobilità è diverso. Non è che i Rom bulgari in Europa Occidentale siano meno di quelli rumeni, è che preferiscono spostarsi nei villaggi e lavorare nel settore agricolo, piuttosto che rimanere nelle grosse città e mendicare per strada. Nessuno conosce il numero esatto dei Rom bulgari che oggi lavorano nei vivai o nelle aziende agricole in Olanda. La loro migrazione è invisibile, ma anche vantaggiosa per i paesi occidentali. Per questo nessuno ne parla.

LA TRAPPOLA DELLA TRADIZIONE

TOL: Cosa è stato fatto a livello politico in Bulgaria a favore dei Rom?

Elena Marushiakova: La Bulgaria non è un'isola, è parte della scena internazionale. Ci sono processi internazionali che stanno andando avanti. Se non ci fossero queste influenze dall'esterno, la Bulgaria seguirebbe ancora lo stesso vecchio modello e la situazione apparirebbe completamente differente. Il vecchio e e testato modello balcanico, dove le differenti comunità etniche vivevano fianco a fianco, senza interagire l'una con l'altra, ha funzionato per secoli. Ma il nuovo modello occidentale fornisce assistenza ai membri più poveri della società. Questo modello richiede però l'identificazione dei cosiddetti poveri e da loro assistenza attraverso un sistema di previdenza. Oggi le comunità non sono più separate, isolate dal mondo. Così, non possiamo parlare realmente di un ritorno al vecchio modello di coesistenza, perché il mondo è parecchio cambiato. Ciò significa che non possiamo chiedere ai Rom, o ai Bulgari stessi, o a chiunque altro, di chiudersi in una sorta di comunità a base etnica, perché così si finisce in una specie di riserva. Disgraziatamente, questo è ciò che succede ad alcune comunità Rom in tutta Europa.

TOL: Quindi, quel che state tentando di dirci è che la comunità Rom è punita nei suoi tentativi di vivere una vita moderna, perché il resto della società sta tentando di riportarli indietro nella loro cultura?

Elena Marushiakova: Sì, la società occidentale ha questa idea romantica sui Rom. Li vede come gelosi delle proprie tradizioni, osservanti i loro rituali, indossando i loro costumi come segno di etnicità. La percezione dei Rom come una comunità super-esotica fuori dal tempo e dallo spazio è molto comune in Occidente. Ma chi vorrebbe vivere come facevano i propri antenati secoli addietro? Come ci si può aspettare che qualcuno viva attaccato alle proprie tradizioni, mentre il resto della società si sviluppa, influenzata dalla tecnologia, dalla globalizzazione e dalla modernizzazione? Qui stiamo parlando di processi naturali. Tutti i popoli del mondo, senza distinzione di età, razza o etnìa, vogliono vivere secondo la contemporanea definizione di benessere.

TOL: Se compariamo il livello di discriminazione verso i Rom in questa regione e nell'Europa occidentale, che tipo di fotografia ne otteniamo?

Vesselin Popov: In Europa occidentale i Rom non sono stati riconosciuti come cittadini sino agli inizi del XX secolo, mentre nell'Impero Ottomano erano membri a pieno titolo della società nel XIV secolo. Avevano un posto speciale in tutta l'organizzazione sociale e amministrativa dell'Impero. Da un punto di vista comparativo, in quei tempi il loro status civile era relativamente più favorevole che quello dell'Europa occidentale. Ci fu addirittura un'istanza nel XVI secolo, quando alcuni Rom fecero un appello all'Impero reclamando per i loro diritti umani violati. Noi pensiamo agli Ottomani come ai grandi invasori nella [nostra] storia, ma possono servire come buon esempio dell'osservanza dei diritti umani anche al giorno d'oggi.

Elena Marushiakova: Tanto più il livello di discriminazione è preoccupante, più lo vediamo come tema complesso. Non è dovuto
solo ai cambi politici o storici, ma anche alla modernizzazione della società. Per di più, ci sono differenti tipi di discriminazione. I cosiddetti discorsi apertamente razzisti sono più comuni nell'Europa orientale, ma la discriminazione nascosta è definitivamente più forte in Occidente. Dopo i cambiamenti politici [la fine del regime comunista], quando la gente dell'ex blocco comunista ha capito di poter dire quel che voleva senza essere punita per questo, si è iniziato ad usare parole forti contro quanti non erano di gradimento. Ma in realtà il loro odio era minore di quanto si potesse supporre dalla loro comunicazione verbale. Così, parlare è una cosa, mentre le relazioni umane effettive sono qualcosa di completamente differente.

Vesselin Popov: E' difficile calcolare il livello di discriminazione e di segregazione sociale, perché ci sono criteri molto complessi. In Bulgaria, i media mantengono un'immagine stereotipata della comunità Rom o usano linguaggi sbagliati per descrivere o criticare il loro stile di vita. Nel contempo, le relazioni tra Bulgari e Rom sono migliori che in paesi come la Gran Bretagna, per esempio.

TOL: Qual'è il livello di integrazione dei Rom in questa parte del mondo?

Elena Marushiakova: In termini di integrazione sociale, l'Europa dell'Est è molto lontana dal resto del continente. I Rom nell'Europa occidentale sono più integrati e maggiormente marginalizzati. La situazione è cattiva in Europa Centrale, migliora nell'Europa del sudest, è buona nell'ex Unione Sovietica, dove le politiche specifiche verso i Rom sono state limitate o inesistenti. E' qui l'ironia: maggiori sono le politiche [d'integrazione], minore è l'integrazione sociale.

ONG SENZA FINE DI LUCRO

TOL: Come vedete il ruolo delle organizzazioni Rom in Bulgaria?

Elena Marushiakova: Lo sapete che la prima organizzazione dei Rom è nata nei Balcani? E che sono esistiti qui per più di cent'anni, senza essere sponsorizzati o pagati per le loro attività? Le organizzazioni Rom erano attive in Bulgaria anche prima che l'area diventasse profittevole [per le organizzazioni straniere].

Vesselin Popov: Ma non sarà profittevole per sempre. Alcune organizzazioni rimarranno e altre spariranno. Altre varieranno la loro attività e nasceranno nuove organizzazioni. Alcune diventeranno parte delle strutture governative, mentre altre ancora si trasformeranno in partiti politici.

TOL: La partecipazione politica dei Rom si è rafforzata negli ultimi anni, ma ci sono stati diversi tentativi di limitarla, specialmente durante le elezioni locali del 2003.

Vesselin Popov: Sì, ci sono stati questi tentativi durante le elezioni locali dell'anno scorso, ma in molte parti non erano contro i Rom, ma contro i loro partners politici. Non erano azioni su base etnica, ma influenzate politicamente. Tutti sanno che un forte movimento politico Rom diventerebbe una minaccia per tutti gli attori politici, indipendentemente dalla loro origine.

TOL: Esiste un forte partito politico dell'etnìa turca e nessun significativo partito politico Rom. Perché?

Vesselin Popov: Dipende dalla maturità delle comunità. L'etnìa turca è stata capace di scegliere il proprio percorso molto presto nel suo sviluppo come comunità.

Elena Marushiakova: Ci sono anche fattori soggettivi. All'etnìa turca è capitato di avere leaders molto buoni. La loro comunità si è mobilitata a lungo prima dei cambiamenti [la fine del regime comunista], come risultato delle repressioni patite sotto il comunismo. Mentre nel caso dei Rom, il loro tentativo di mobilitarsi ha trovato lo sfogo nel settore delle ONG.

TOL: I Rom della Bulgaria devono fidarsi delle ONG?

Vesselin Popov: Direi di no. Il nuovo approccio di presentare i Rom attraverso immagini spaventose di miseria ai margini della società e di degradazione personale, con lo scopo di impattare gli sponsor stranieri e l'opinione pubblica occidentale, serve solo ad aumentare gli stereotipi negativi sugli zingari. Nel lungo termine, sono d'ostacolo alla soluzione dei problemi. Questa nuova immagine pubblica accompagna perfettamente lo scenario del rapido sviluppo di "un'industria zingara", che oggi è diventata la politica statale nell'Europa dell'Est, supportata da diversi programmi europei.

Elena Marushiakova: In Bulgaria il settore delle ONG è qualcosa di comico. Nella società occidentale esiste una divisione di classe, quindi c'è bisogno di un sistema di organizzazioni di aiuto il cui compito principale è il bilanciamento [degli interessi in conflitto]. Ma i Balcani, particolarmente la Bulgaria, non sono mai stati una società divisa in classi. Qui un pastore può diventare primo ministro, in Occidente no. Così il modello di società che si è importato, non funziona bene, semplicemente perchénon è stato sviluppato per una società come quella bulgara. Naturalmente, la Bulgaria è molto cambiata, quindi ci sarà bisogno di questi gruppi in futuro.

TOL: Quindi sembra che i Rom bulgari non possano fidarsi tanto dei partiti che delle ONG. Cosa possono scegliere?

Elena Marushiakova: Penso che esista ancora la possibilità di una mobilitazione politica. Quando saranno stati evidenziati i problemi etnici, la gente comincerà a cercare come risolverli. Il settore ONG è stato testato e ha dimostrato di essere inefficace, quindi bisogna provare altre strade.

SUCCESSI SCOLASTICI

TOL: Una voce positiva riguarda i progressi nel programma governativo di desegregazione scolastica, per offrire ai Rom uguali opportunità. A tre anni dall'inizio, qual'è il bilancio?

Elena Marushiakova: La desegrazione scolastica era già iniziata da tempo, prima che se ne cominciasse a parlare. E' diventata una grande questione dopo che è stato coinvolto il settore delle ONG. La cosa migliore, d'altra parte, è che un precedente processo inconscio è improvvisamente diventato ufficiale.

Vesselin Popov: Il programma di desegrazione scolastica ha avuto successo nel fermare un processo molto pericoloso - che stava trasformando le scuole per Rom in ghetti. Il programma ha anche degli oppositori: molta gente, specialmente nell'Unione Europea, pensano che mandare i bambini Rom in classi miste significa imn qualche modo assimilarli. Preferirebbero che questi bambini stessero rinchiusi nella loro società, mantenendo vive le loro tradizioni. Questo conflitto di idee sarà il tema dominante nei prossimi anni.

Elena Marushiakova: I Rom in Bulgaria hanno goduto di pari opportunità per anni, incluso il diritto ad una buona educazione.
Le cosiddette classi segregate cominciarono ad apparire negli anni del "socialismo sviluppato" alla metà degli anni '70. Ma la separazione in normali "classi di basso livello" e classi per l'elite, era già in auge.

Vesselin Popov: Il modello di desegrazione ha funzionato bene, ma la recente introduzione degli insegnanti-assistenti [Rom] ha lasciato il segno. Come può un bambino Rom sentirsi uguale agli altri in una classe dove c'è un assistente che interpreta la lezione per lui? Tutta l'idea è strana, perché non esiste in tutta la Bulgaria un singolo bambino Rom che non parli il bulgaro. Inoltre, se parlano bene la lingua d'origine, parlano anche il bulgaro molto bene. Quindi, chi ha bisogno di assistenti? Non è un altro tentativo di mettere i Rom in una specie di riserva sociale, di farli sentire differenti?

Elena Marushiakova: Quello che succede è un tentativo di allontanare i bambini dal loro sviluppo, metterli in classi miste con l'idea di dare loro uguali opportunità e poi farli nuovamente sentire differenti. E' una cosa talmente ovvia, che la notizia del programma degli insegnanti-assistenti è sfociata in uno scandalo. E la cosa più strana è che parte di questo programma è stato sviluppato con l'Unione Europea, attraverso il programma PHARE. Secondo me, una vera perdita di tempo e soldi.

Polia Alexandrovna è corrispondente per TOL.
Copyright © 2004 Transitions Online.
All rights reserved.

TOL
 
Di Fabrizio (del 12/09/2005 @ 00:21:14 in scuola, visitato 3643 volte)
Una premessa necessaria. Quella che segue potrebbe essere giudicata a prima vista una "non notizia" o peggio, un modo per stornare fondi e risorse comuni con la "solita" scusa del rispetto dei diritti delle minoranze.
Chi legge queste cronache, almeno dai tempi di Pirori, saprà che nell'Europa Orientale (in particolare Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania) è politica comune "confinare" i bambini rom, soprattutto nei paesi medio/piccoli, nelle cosiddette "scuole per ritardati mentali". Uno scandalo, almeno seconda la nostra mentalità, che in determinate regioni coinvolge sino all'80% della popolazione scolastica rom.
Aggiungerei un'ultima considerazione: spesso quando ci si riferisce al razzismo, si equivoca sulla sua natura, pensando che sia una forma di pensiero o di azioni dettate dall'ignoranza e dalla mancanza di cultura. O anche, si cerca di giustificare il fenomeno come sottoprodotto dell'ideologia della destra.
Eppure questo razzismo, non solo è profondamente radicato in quelle società (la segregazione scolastica si è imposta già al tempo del comunismo reale), ma nasce in ambienti colti e istruiti, nei provveditorati o nei ministeri. Soprattutto, non è (purtroppo) un fenomeno residuale o del passato, chi avesse ancora dubbi, può rileggersi cosa diceva poco più di un anno fa, l'ambasciatore EU in Slovacchia.

Da: Beata Olahova su http://groups.yahoo.com/group/Slovak_Roma_News

Con settembre 2005, gli studenti Rom del comune di Trnava che sinora sono stati  ammessi nelle scuole per ritardati mentali, avranno la possibilità di accedere ad alcune scuole pubbliche.

L'iniziativa è stato fortemente sponsorizzata dalla Lega dei Giuristi per i Diritti Umani, e riguarderà circa 90 studenti tra i 6 e i 16 anni, che accederanno alle scuole pubbliche di Limbova e Gorky. L'integrazione avviene col consenso dei loro genitori o tutori legali.

Il progetto prevede anche la frequenza a lezioni supplementari, e servizi gratuiti come mensa, fornitura di materiale scolastico e scuola bus. In classe l'insegnante di ruolo sarà affiancato da assistenti assunti per lo scopo di seguire l'affrancamento scolastico e di tenere i rapporti con i genitori.

Ciò è stata reso possibile dalla piena adesione del Ministero dell'Istruzione e dall'appoggio del consiglio comunale di Trnava. Il Ministero ha anche fornito il supporto finanziario al progetto, tramite i Fondi Sociali Europei. In futuro è possibile che l'iniziativa venga allargata ad altre scuole pubbliche cdittadine e della regione.

Columbus Igboanusi, PhD - Director League of Human Rights Advocates


Nota: Trnava si trova nella Slovacchia Occidentale, 45 Km. NE da Bratislava, lungo il fiume Trnávka sulla linea direttrice di traffico Bratislava-Žilina. E' capoluogo distrettuale. Nel suo centro storico sono diverse le chiese cattoliche, tanto da essere conosciuta anche come la "Roma della Slovacchia"

 

Ricerca fotografie per segregazione scolastica

Nessuna fotografia trovata.

Titolo
Quest'anno ci saranno le elezioni europee. Ti senti coinvolto:

 Per niente
 Poco
 Normalmente
 Abbastanza
 Molto

 

Titolo
La Newsletter della Mahalla
Indica per favore nome ed email:
Nome:
Email:
Subscribe Unsubscribe

 

********************

WIKI

Le produzioni di Mahalla:

Dicono di noi:

Bollettino dei naviganti:

********************


Disclaimer - agg. 17/8/04
Potete riprodurre liberamente tutto quanto pubblicato, in forma integrale e aggiungendo il link:
www.sivola.net/dblog.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. In caso di utilizzo commerciale, contattare l'autore e richiedere l'autorizzazione.
Ulteriori informazioni sono disponibili QUI

La redazione e gli autori non sono responsabili per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ai post.
Molte foto riportate sono state prese da Internet, quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non hanno che da segnalarlo, scrivendo a info@sivola.net

Filo diretto
sivola59
per Messenger Yahoo, Hotmail e Skype


Outsourcing
Questo e' un blog sgarruppato e provvisorio, di chi non ha troppo tempo da dedicarci e molte cose da comunicare.
Alcune risorse sono disponibili per i lettori piu' esigenti:

Il gruppo di discussione

Area approfondimenti e documenti da scaricare.

Appuntamenti segnalati da voi (e anche da me)

La Tienda con i vostri annunci

Il baule con i libri Support independent publishing: Buy this e-book on Lulu.


Informazioni e agenzie:

MAHALLA international

Romea.cz

European Roma Information Office

Union Romani'

European Roma Rights Center

Naga Rom

Osservazione


Titolo
blog (2)
Europa (7)
Italia (6)
Kumpanija (2)
media (2)
musica e parole (4)

Le fotografie piů cliccate


19/09/2020 @ 04:16:30
script eseguito in 7220 ms

 

Immagine
 3 febbraio 2011: benvenuti a Milano... di Fabrizio



Cerca per parola chiave
 

 
 

Circa 4413 persone collegate


InChat: per non essere solo un numero scrivete /n  e poi il vostro nome/nick

< settembre 2020 >
L
M
M
G
V
S
D
 
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
       
             
Titolo
blog (506)
casa (438)
conflitti (226)
Europa (986)
Italia (1410)
Kumpanija (377)
lavoro (204)
media (491)
musica e parole (445)
Regole (348)
scuola (335)
sport (97)

Catalogati per mese:
Maggio 2005
Giugno 2005
Luglio 2005
Agosto 2005
Settembre 2005
Ottobre 2005
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019
Settembre 2019
Ottobre 2019
Novembre 2019
Dicembre 2019
Gennaio 2020
Febbraio 2020
Marzo 2020
Aprile 2020
Maggio 2020
Giugno 2020
Luglio 2020
Agosto 2020
Settembre 2020

Gli interventi piů cliccati

Ultimi commenti:
Hai bisogno di un prestito urgente oggi?Possiamo a...
31/08/2020 @ 15:35:47
Di montesana
Que faire si vous avez été victime d'une arnaque s...
20/08/2020 @ 04:38:04
Di sucre
 

Locations of visitors to this page

Contatore precedente 160.457 visite eliminato il 16/08/08 per i dialer di Specialstat

 Home page © Copyright 2003 - 2020 Tutti i diritti riservati.

powered by dBlog CMS ® Open Source