Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

siamo amici da quasi 50 anni, una vita! Per gli amici, questo e altro! Se passate di li', fategli un saluto da parte mia...

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\\ Mahalla : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 17/09/2008 @ 08:54:17, in blog, visitato 1446 volte)

Da Today is life... Tomorrow never comes

Maledetti stranieri siete la rovina dell' ITALIA! Cammello e a casa!



Voi che non sapete cosa sia la raccolta differenziata avete ridotto Napoli a una pattumiera. Voi che prendete le vostre AirBananas per tornare a trovare le vostre famiglie avete fatto fallire Alitalia. Voi che spedite le ricchezze guadagnate in nero ai Paesi vostri avete aumentato il deficit italiano. Voi che non sapete raccogliere i pomodori e bruciate plastica di fianco alle bufale avete rovinato la qualità degli alimenti Italiani. Voi che portate le puttane in Italia avete rovinato un popolo tutto casa e chiesa. Voi che violentate il 10% delle nostre donne e ci lasciate soltanto il 70%. Voi che vi fate ammazzare per una sprangata sul cranio rovinate delle famiglie per bene. Voi che avete votato sempre per i comunisti avete tolto un futuro ai giovani Italiani. Voi che inquinate le città con gli autobus pubblici che usate per vagabondare giorno e notte. Voi che vivete in 20 in un appartamento siete la causa della crisi immobiliare. Voi che venite qua a lavorare avete causato la disoccupazione. Voi che avete importato mafia camorra e sacra corona unita dal terzo mondo da dove venite avete riempito di criminali un onesto paese .

Maledetti stranieri: fate schifo, Italia agli Italiani, padroni a casa nostra, e meno male che Silvio c'è, questo fulgido esempio di onestà e incorruttibilità e integerrimità e bravura e tutto e Dio grazie che Silvio guida i nostri giovani Italiani e … [fine delirio italiota]

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Di Fabrizio (del 17/09/2008 @ 09:04:18, in lavoro, visitato 1427 volte)

Da Nordic_Roma

HELSINGIN SANOMAT

Mauri Hagert, conducente della Vantaa, guida il suo autobus nel centro di Helsinki. A 53 anni, ha lavorato per compagnia Concordia sette anni. La compagnia, che opera sulle principali rotte municipali nella regione di Helsinki,impiega circa 20 altri membri della comunità Rom. Dice Hagert: "Non abbiamo grande istruzioni, così dobbiamo prendere lavoro dove capita. Questa compagnia non guarda di che colore sono i tuoi capelli, o la tua razza".

Giovedì 11 è stato rilasciato uno studio commissionato dal Ministero del Lavoro, che mostra come le attitudini negative da parte di molti datori continua a rendere difficile ai Rom trovare lavoro.

Una ricerca telefonica ha mostrato che il 12% dei datori di lavoro ammetteva che non avrebbero assunto un Rom, anche avendo la qualifica richiesta per il lavoro. Circa la metà degli intervistati, il 57%, erano disposti ad assumere un Rom.

"E' certamente allarmante, ma d'altra parte, è emersa anche una positiva sorpresa, perché si è parlato molto di discriminazione contro i Rom", ha detto la ricercatrice Hannele Syrjä.

L'inchiesta ha mostrato che la maggior volontà di assumere i Rom arriva dalle grandi compagnie di costruzione e da quelle di servizi nella Finlandia meridionale,  che hanno sofferto di tagli di posti di lavoro. Le risposte più positive arrivano da compagnie che già hanno avuto dei Rom come dipendenti. Oltre 300 compagnie hanno risposto alla ricerca.

I più grandi impedimenti, secondo la ricerca, riguardano la mancanza di istruzione e l'esperienza lavorale. La maggior parte dei Rom che cerca lavoro non è andata oltre l'istruzione primaria.

Hannele Syrjä elenca alcuni fattori culturali: "La gioventù è breve, le famiglie si formano presto, ed inoltre l'istruzione è lasciata spesso. I Rom vogliono diventare istruiti da adulti".

Tarja Cronberg, (Verdi) Ministro del Lavoro, dice che si faranno dei tentativi per promuovere l'impiego tra i Rom aumentando il numero di mediatori Rom presso gli uffici locali del collocamento. Si faranno anche sforzi per fornire ai Rom servizi di apprendistato e sussidi all'impiego. Dice Cronberg: "E' anche importante migliorare la situazione allarmante della scarsa istruzione dei giovani".

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Di Sucar Drom (del 18/09/2008 @ 00:19:42, in blog, visitato 1868 volte)

Ue, domani si apre il il vertice europeo
Il Sottosegretario alla salute, Eugenia Roccella, parteciperà domani, a Bruxelles, al primo “Vertice Europeo sui Rom” organizzato dalla Commissione Europea sotto il patronato del Presidente della Commissione Europea Jose' Manuel Barroso e della Presidenza Fra...

Imperia, non chiamarmi "zingaro"
Giovedì 18 settembre alle 20.45, presso la Sala Varaldo della Camera di Commercio, Viale Matteotti 48, CE.S.P.IM e ApertaMente Imperia organizzano la presentazione del libro di Pino Petruzzelli, noto regista e attore genovese del Centro Teatro Ipotesi “Non chiamarmi zingaro - Tutti ne hanno paura m...

Emma Bonino, Maroni stia attento ai segnali razzisti ai cittadini
“Mi hanno colpito gli insulti che i due assassini hanno usato mentre massacravano di botte questo italiano dalla pelle nera, sono insulti dichiaratamente razzisti. Siamo immersi in una atmosfera artatamente costruita nella quale la mancanza di sicurezza ad...

Grecia, asilo politico per la bimba scambiata per Denise Pipitone
La donna albanese madre di Valentina, la bambina sull'isola greca di Kos che si era ipotizzato potesse essere Denise Pipitone, è stata rimessa oggi in libertà dal giudice in attesa che si decida su una sua richiesta di asilo politico. La donna rom, si apprende da fo...

Venezia, all’11 mostra internazionale di architettura i Rom di Casilino 900 protagonisti dell’abitare
Il padiglione Italia dal titolo “L’Italia cerca casa. Progetti per abitare e riabituare la città” ospita quest’anno una serie di progetti che, sostiene il curatore Francesco Garofano, “mette alla prova la cultura architettonica italiana nella sfida posta dalla doma...

Milano, Penati: irrisolti i problemi della sicurezza
Premessa: «Le colpe della società e della politica non possono costituire un alibi alle responsabilità individuali». Affondo: «Milano ha comunque il dovere di mostrare che la propria natura è civile e tollerante. Per questo chiedo al sindaco Moratti d...

Veltroni, la destra sta rovinando l'Italia economicamente, politicamente e moralmente
“La destra sta rovinando l'Italia economicamente, politicamente e moralmente”, come dimostrano le “politiche repressive” già messe in atto per esempio nel campo dell'immigrazione e della prostituzione, che preludono “all'autunno della democrazia e della libert...

"Si alle diversità - No alle discriminazioni" quando l'Europa si allea con il giornalismo
Per il quinto anno consecutivo i giornalisti della carta stampata ed elettronica sono invitati ad inviare i propri lavori su questo tema che ha assunto dimensioni preoccupanti, visti i continui episodi di xenofobia che quasi quotidianamente si veri...

Bussolengo (VR), chiediamo giustizia
I fatti di Bussolengo (VR) ci hanno sconvolto. I racconti dei componenti delle famiglie Campos e Rossetto, poi diventati denunce, hanno traumatizzato tutta sucardrom e non solo. Questi racconti precisi e puntuali che potete leggere in questo spazio web hanno dell’incredibile ma non certo dell’inverosimile. Tro...

Soros, il governo italiano sbaglia
Nuovi strali nei confronti dell'Italia sulla questione rom: la risposta del governo è “sbagliata” e la decisione di prendere le impronte digitali “illegale”. Le critiche arrivano da Bruxelles, ma questa volta non c'entrano le autorità europee. A pronunci...

Barroso, integrare i Rom e i Sinti è affare interno di ciascun Stato
E' iniziato decisamente in chiave di protesta contro il Governo italiano il primo vertice europeo sui rom, che si sta svolgendo oggi a Bruxelles, organizzato dalla Commissione Ue e dall'Europarlamento. Durante l'intervento iniziale del presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso...

Rom e Sinti, il ruolo dell'Europa è troppo limitato
“Siamo estremamente preoccupati per quanto accaduto a Bussolengo, dove 6 rom sono stati torturati dai carabinieri”. Lo ha detto Eva Rizzin, rappresentante della Federazione Rom e Sinti Insieme in Italia, commentando a margine del vertice europeo sull'inclusione dei...

Bussolengo (VR), ancora in carcere
Questa mattina si è svolta a Verona la seconda udienza del processo per “direttissima” contro Angelo e Sonia Campo e Denise Rossetto, a cui vengono contestati i reati di resistenza a pubblico ufficiale e tentata rapina della pistola di un milite. Ancora una volta il processo...

Rom e Sinti, la Federazione al Ministero dell'Interno
Ieri 16 Settembre 2008 i delegati della Federazione Rom e Sinti Insieme, Demir Mustafà (in foto), Davide Casadio e Nazzareno Guarnieri hanno incontrato a Roma il Sottosegretario di stato del ministero dell’interno, Michelino Davico, per porre...

In arrivo la commissione del parlamento europeo
Dopo le contestazioni al governo italiano durante il vertice a Bruxelles sui rom in Europa, arriva in Italia la commissione del parlamento europeo che ha il compito di verificare le condizioni nei campi rom della capitale. I Campos...

Viareggio, si chiude l'anno europeo del dialogo interculturale
Il 19 settembre al cinema Politeama di Viareggio la premiazione delle città italiane che si sono distinte in attività di integrazione. Un riconoscimento speciale al presidente Massimo Moratti per Inter Campus. Poi il festival di world music, presentato da Paolo Brosio e Vanessa Gravina con artisti europei. Sul palco anche Santino Spinell...

Catania, non erano ladri di bambini
Assoluzione: questo il verdetto emesso dal giudice Antonella Romano nei confronti di Viorica Zavache e Sebastian Neculau, i due giovani rom accusati di aver tentato di rapire una bimba all’interno del parcheggio di un noto ipermercato catanese nel maggio scorso...

Ue, aggravante clandestinità viola il diritto comunitario
Il servizio giuridico del Parlamento europeo ha comunicato alla commissione Libertà civili dell'europarlamento di aver giudicato non conformi al diritto comunitario le nuove norme italiane - entrate in vigore in luglio - che considerano la clandestinità come aggravante per chi commetta un reato...

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Di Fabrizio (del 18/09/2008 @ 09:02:09, in Europa, visitato 1479 volte)

Da Roma_Daily_News

Summit sui Rom Europei - Bruxelles, 16 settembre 2008
Stanisław Stankiewicz - Presidente dell'Unione Internazionale Rom (IRU) - Vice-Presidente del Forum Europeo Rom e Viaggianti (ERTF)

I Rom si sono insediati in Europa oltre mille anni fa e sono una minoranza europea trans-nazionale di questo continente. Che siano cittadini europei spesso non è accettato ne conosciuto da molti paesi e persone.

La loro storia è spesso ridotta ad una lunga litania di discriminazione, tentativi di sterminio, esclusione, povertà ed ora, i Rom sono soprattutto considerati un problema sociale. Mentre questo è successo e tuttora succede, uno sguardo più attento mostra che nei paesi e nelle regioni dove sono lasciati in pace, i Rom sono integrati e vivono vite pacifiche.

Con l'affermarsi degli stati-nazione in Europa nel XIX secolo ed culmine dei nazionalismi nel XX secolo, la situazione è peggiorata notevolmente. Continuano in molti paesi l'esclusione e la discriminazione. I Rom non hanno mai voluto avere uno stato loro e si rimettono alla mercé delle politiche nei posti dove vivono.

Con una somma tra gli otto e i dodici milioni di Rom in Europa, questa affronta una sfida: Come accettarli ed integrarli. Se questo non avverrà, l'Europa affronterà problemi di proporzioni tali che saranno difficilmente gestibili. Si parla spesso di un "Problema Rom", preferiamo dire che è l'Europa come continente che deve affrontarlo. Oggi, i diritti umani basici non sono ancora rispettati. Anzi, come visto ultimamente in Italia, vengono emanate da un governo europeo politiche basate sull'etnia, senza quasi reazioni concrete.

Ufficialmente, i Rom sono cittadini dello stato dove vivono. In pratica, sono spesso considerati cittadini di seconda classe quando va bene, e la discriminazione amministrativa è una regola in molti paesi. Chiaramente, sono state promulgate alcune leggi, come delle vetrine. Le politiche variano dall'auto-governo, a seggi riservati nei parlamenti, allo status di minoranza, ma tutto ciò non arriva al tema fondamentale del riconoscimento dei Rom come cittadini effettivi nei loro paesi ed in Europa.

L'Europa ha approvato diverse leggi, convenzioni e direttive (ad es. 2000/43, EC 29/6/2000; 2000/78,EC 27/11/2000), sui diritti umani e le minoranze, e i membri dell'Unione Europea le hanno firmate tutte. Ma spesso non sono rispettate. In pratica, non tutti i paesi europei hanno aggiornato le loro leggi per rispecchiare queste direttive, o spesso non le hanno rafforzate.

Il populismo sta crescendo, e sempre più spesso i politici cercano capri espiatori. L'Italia si è improvvisamente svegliata scoprendo che tra il milione di rumeni che vi vivono, ci sono circa 100.000 Rom. Certamente non un milione, e non da qualche mese. No, alcuni di loro sono lì da diversi anni.

Dobbiamo chiederci come possano essere influenzati i processi politici per cercare di cambiare e migliorare la situazione dei Rom in Europa. Come possano essere cambiate le leggi locali, come indirizzare le attitudini e gli stereotipi locali?

Occorre certamente uno sforzo verso la popolazione maggioritaria per contrastare i soliti pregiudizi e permetterle di aprire la propria mente verso i Rom. La stampa, ma anche molte OnG, hanno l'estrema necessità di cambiare la loro rappresentazione e pensieri sui Rom. Spesso tutti loro rappresentano e riducono i Rom a poveri, illetterati, disoccupati o a criminali. Se tutti i Rom si fossero conformati a questi stereotipi, dove saremmo oggi? Ma se non si cambia questo, come può progredire l'integrazione Rom in Europa e come si può cambiare la società così che i Rom siano considerati cittadini come tutti gli altri?

Nel XXI secolo, ci sono ancora molti Rom nel mezzo dell'Europa che vivono come nel terzo mondo. Non una casa vera, niente acqua, elettricità, nessuna infrastruttura fornita dallo stato, segregazione a scuola, eccessi polizieschi, o al massimo indifferenza della popolazione locale. Oltre alla segregazione e alla discriminazione, questo non solo è vero ma anche la regola in molte regioni rurali dei paesi nuovi membri dell'Unione Europea.

L'esperienza ha mostrato che in situazioni così difficili, i Rom perdono le loro tradizioni, lingua e cultura. E questo succede qui in Europa, nell'Unione Europea. Questo processo di acculturazione  aumenta le difficoltà nell'integrazione. La marginalizzazione impedisce ai Rom di migliorare la loro situazione. I bambini hanno scarse possibilità di studiare in buone scuole, in quanto sono ancora discriminati o messi nelle scuole speciali. Gli incentivi dei governi sono spesso un pensiero malato. Noi, in quanto Rom, ancora non capiamo perché è ancora così e pensiamo che ciò sia inadeguato. I Rom non sono ancora realmente rispettati nell'Unione Europea, anche se questa istituzione dovrebbe basarsi sul rispetto di tutti.

I politici non hanno fatto molto per cambiare le cose. Dovrebbero muoversi verso l'integrazione, e non ricorrere a misure populiste. Demonizzare i Rom come l'archetipo dello "straniero" è pericoloso...

Si è perso tanto tempo, e le politiche messe in atto non sono state efficaci. Noi, Rom, ne abbiamo abbastanza di seminari, conferenze, discorsi; vogliamo fatti concreti, lavoro,volontà politica, decisioni e azioni che genereranno veri cambiamenti. E fare in modo che i Rom siano riconosciuti come un vero popolo europeo. Ne abbiamo abbastanza anche di gruppi, coalizioni, che si spingono in prima linea dicendo di rappresentare i Rom, spesso senza aver Rom nei loro ranghi. Spesso, il Rom è un socio, un prestanome per progetti che dovrebbero aiutare i Rom.

A noi sembra che spesso i Rom non siano ancora considerati dei partner validi. C'è un modello di paternalismo tanto a livello politico che di base. "Noi sappiamo cos'è meglio per voi" è ancora la norma. L'inclusione di organizzazioni veramente rappresentative, basate su strutture democratiche, non è ancora la norma. Vorremmo vedere più progetti dei Rom per i Rom, sulle premesse di "i Rom aiutano i Rom" in piena collaborazione con le organizzazioni politiche e le OnG.

Dopo tre anni di decennio dei Rom, la mancanza di progressi generali richiede un nuovo approccio e un'azione decisiva. E' tempo di prendere una nuova strada. Di darci la meta di risolvere veramente alcuni dei problemi che l'Europa sta affrontando, e di spingere per l'integrazione dei Rom. Dobbiamo educare entrambe le comunità a cambiare le mentalità e i pensieri. La popolazione ha bisogno di capire ed accettare che i Rom sono europei, che sono parte della nostra comune cultura, ed i Rom devono cambiare e aprirsi alle sfide del futuro. Non focalizziamoci sul passato, sulla sindrome da "vittime", ma guardiamo con orgoglio avanti e a cosa vogliamo ottenere.

Speriamo sinceramente che questo incontro segni un punto di svolta. La lista dei partecipanti, con Barroso, presidente della Commissione Europea, con Soros, con ministri di vari governi ecc. mostra l'importanza della sfida. Speriamo che tutti i partecipanti cerchino una strada e una strategia comune per cambiare la deteriorata situazione dei Rom in Europa. Speriamo che i Rom e le organizzazioni Rom siano considerati validi partner in questo processo.

I Rom sono cambiati negli ultimi vent'anni. Molti giovani sono diventati validi attivisti, si stanno organizzando oltre i confini nazionali. Le manifestazioni contro alcune delle politiche italiane in Italia, Vienna, Madrid, hanno mostrato che sono pronti per prendere il destino nelle loro mani. Anche le organizzazioni Rom, come l'IRU, sono cambiate, si sono democratizzate, sono diventate più trasparenti. Ma necessitano di appoggio. Le organizzazioni Rom spesso sono deprivate di supporto finanziario per i progetti concreti. Noi, come IRU, ma anche a favore di altre organizzazioni, chiediamo nuovamente di essere considerate partner di esperienza. Assieme vorremmo sottolineare che senza l'appoggio globale della comunità Rom, nessun programma può riuscire.

L'Unione Europea ha anche bisogno di controllare con attenzione la situazione dei Rom e dei suoi stati membri e reagire immediatamente. Il caso italiano mostra che ahimè non è ancora il caso. Il mancato rispetto delle politiche, dei principi e delle leggi non deve rimanere senza conseguenze. L'Unione Europea dovrebbe reagire decisamente contro ogni attacco alla democrazia.

Noi, come Unione Internazionale Romanì, vogliamo ringraziare la Slovenia per l'opportunità di presentare le nostre opinioni all'Europa, e anche la Croazia, dove a breve organizzeremo il VII Congresso Mondiale Rom. Speriamo che la Francia, con la sua tradizione dei diritti umani, e la Repubblica Ceca, che avrà la prossima presidenza dell'Unione Europea, continuino proseguendo il dialogo, ma prendano anche azioni concrete per migliorare la situazione globale dei Rom in Europa.

Se noi, tutti europei e Rom compresi, non agiremo, avremo di fronte una potenziale catastrofe. Se la situazione in alcuni paesi peggiorerà, i Rom dovranno andarsene. E questo accenderà il risentimento ed ulteriore esclusione. E' venuto il tempo di reagire. Speriamo come IRU, ma anche a nome di altre organizzazioni Rom di base, di essere soci in questa attività.

Stanislaw Stankiewicz - stahiro.irul@neostrada.pl

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Ricevo da Orina Di Noi

Giovedì 25 settembre, ore 18.30 Libreria Feltrinelli – Piazza Piemonte Milano

Presentazione del libro NON CHIAMARMI ZINGARO

insieme all’autore Pino Petruzzelli
intervengono: Gad Lerner e Laura Marinoni

Difficile raccontare la storia di un popolo dalle tradizioni e dal vissuto orali, difficile stabilire il senso e le origini del nome con cui conosciamo, o meglio non conosciamo, questa cultura. Pino Petruzzelli in Non chiamarmi zingaro (Chiarelettere) non ci racconta la storia degli zingari ma, tramite la raccolta di una serie di testimonianze, riesce a far cadere le nostre certezze, per cui iniziamo a dubitare del termine zingaro sin dalle primissime pagine. Le voci raccolte riprendono uno spazio che è stato loro lungamente rifiutato e che continua a esserlo, dalla negazione del genocidio commesso contro il popolo rom nella II Guerra Mondiale fino ad arrivare a oggi, alle leggi che approva l’ultimo nostro governo e prima ancora, dal 1500 in avanti, da quando abbiamo testimonianza delle loro interminabili persecuzioni. E loro vengono perseguitati e scappano. Scappano da sgomberi, incendi, cacciate scandite da slogan vergognosi, minacce e violenze. Storie scomode, che nessuno vuole riconoscere. E chi difende gli zingari? Nessuno. Intervengono insieme all’autore Gad Lerner e l’attrice Laura Marinoni.

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Di Fabrizio (del 19/09/2008 @ 08:49:39, in casa, visitato 1620 volte)

Anche se datato (29 luglio) segnalo questo lancio di International Alliance of Inhabitants (IAI) arrivato ieri

Istanbul, il coordinatore dell'IAI ha incontrato le vittime delle demolizioni

ISTANBUL (29.07.2008) – Cesare Ottolini, coordinatore dell'International Alliance of Inhabitans, ha visitato ieri Sulukule e Ayazma dove gli abitanti sono rimasti vittime delle demolizioni causate dal Progetto di riqualificazione urbana.

Ottolini, presente ad Istanbul per partecipare al congresso del Cooordinamento popolare per il Diritto alla Casa, ha incontrato i residenti di Sulukule le cui case sono minacciate di demolizione. Ha poi preso conoscenza dei problemi dei residenti ad Ayazma, che da vivono sotto le tende dal novembre 2007, quando furono violentemente sgomberati.

Nell’ambito della visita organizzata dal “Coordinamento popolare per il Diritto alla Casa” il presidente della “Associazione Residenti di Sulukule”, Şükrü Pündü, assieme ad altri membri, hanno fornito informazioni sul caso. Pündük ha affermato che più di mille famiglie saranno vittime delle demolizioni., ribadendo che le demolizioni avranno effetti negativi anche sul piano culturale. Per queste ragioni il progetto di ristrutturazione urbana deve essere fermato.

Ad Ayazma la situazione e’ grave

La seconda tappa di Ottolini è stata Ayazma. Le condizioni di vita estremamente disagiate degli oltre 110 residenti, ha colpito particolarmente l'attivista italiano per i diritti umani. Incontrando le famiglie nelle loro baracche, Ottolini ha affermato l’intenzione di lanciare una campagna di solidarietà internazionale per Ayazma.

Ottolini, dopo aver raccolto informazioni sulle demolizioni e le violazioni dei diritti umani ad Ayazma, ha assicurato il sostegno IAI alle vittime delle demolizioni.

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Di Fabrizio (del 19/09/2008 @ 09:20:44, in musica e parole, visitato 1504 volte)

Tom Welschen mi suggerisce questo post di Viadellebelledonne (Io trovo l'uso dell'aggettivo "romantico" un trucco per trattare i Rom come una categoria aliena, esotica, per forza distante dalla nostra vita. Altra cosa: un Rom definirebbe mai se stesso "romantico" o è una definizione che noi gli abbiamo appiccicato? Comunque, non è giusto giudicare un libro dal titolo o dalla copertina: leggendo la recensione che segue, si trovano anche molte considerazioni interessanti e condividibili. Fatemi sapere)

Chi sono veramente i rom? Il diario edito da Magi svela la vera identità di una popolazione umiliata, bistrattata e dalle tradizioni incomprese.
Un popolo senza patria, dalle origini avvolte nel mistero, che mantiene un senso estremo dell’unità e un grande rispetto delle tradizioni. Sono questi gli elementi che contraddistinguono la peculiare identità dei rom, i quali affollano i paesi europei da tempi immemori ma che continuano, ancora oggi, a richiamare su di sé pregiudizi che alimentano il disprezzo e in alcuni casi addirittura l’odio degli autoctoni. Ecco, allora, che emerge la necessità urgente di fare chiarezza e gettare luce su un mondo troppo spesso misconosciuto e frainteso, in modo tale da favorire il rispetto reciproco e l’integrazione. È proprio questo l’ambizioso obiettivo del libro scritto da Daniela Lucatti, Romantica gente (Edizioni Magi). Si tratta di un prodotto letterario dalle caratteristiche inconsuete, dato che non assume la forma tradizionale del romanzo e neppure quella del saggio. Si presenta, invece, come un diario, grazie al quale l’autrice, una psicologa, rievoca e ricostruisce i momenti salienti del suo lavoro come referente presso il Centro informazione e consulenza cittadini extracomunitari e rom del comune di Pisa, sua città natale. È nel corso di questa importantissima esperienza lavorativa che l’autrice entra per la prima volta in contatto ravvicinato con la comunità di etnia rom e impara a conoscerne la cultura, le tradizioni, le abitudini, i difetti e gli straordinari pregi. Il suo contributo letterario è pregnante, proprio perché nasce dall’esperienza diretta sul campo, maturata giorno dopo giorno e a prezzo di notevoli difficoltà per ben undici anni, contrassegnati dalla soddisfazione di avere fatto tutto il possibile per migliorare le condizioni di vita di chi stenta a essere riconosciuto e accettato.

Chi sono realmente i rom?
Per sradicare il pregiudizio e il sospetto dal nostro cuore è fondamentale, innanzitutto, conoscere e comprendere l’identità di coloro che siamo abituati a tacciare sbrigativamente come “diversi”. La confusione e l’ignoranza sono accresciute dalla mancanza di libri scritti dai membri di questa popolazione, testi che ci raccontino il loro universo, le loro individualità e le loro storie. Ciò accade perché quella romanì è una cultura prettamente orale, che solo negli ultimi anni sta assistendo a qualche rara eccezione. Inoltre, i rom dislocati in Occidente sono generalmente frequentati soltanto da operatori pubblici e del privato sociale, i quali danno loro assistenza, o da rappresentanti di confessioni religiose disparate, che tentano di fare proselitismo, per non parlare dei molteplici criminali, che se ne servono facendo leva sulla povertà per i loro sporchi traffici. Questa situazione non produce altro effetto se non quello di incoraggiare i sentimenti di timore, preconcetto e razzismo, ulteriormente accresciuti dai più recenti casi di cronaca nera, che hanno ricoperto i rom di pubblicità negativa. Ma non si può certo fare di tutta l’erba un fascio. Tocca, dunque, chiederci chi siano realmente gli appartenenti al popolo romanì. In primo luogo, dobbiamo chiarire che “rom” significa “uomo” e che con questo termine si fa riferimento a coloro che appartengono alle comunità di lingua e cultura romanes, giunte per la prima volta in Europa all’inizio del XV secolo. Si tratta di una popolazione indoariana, costituita da cinque grandi gruppi: rom, sinti, manouches, romanichals e kalé. Ciascun raggruppamento è costituito da numerosi sottogruppi contrassegnati da caratteristiche economiche, etiche, linguistiche e socioculturali particolari, sebbene vi sia comunque un’omogeneità sostanziale. In tutto il mondo si contano circa dodici milioni di individui (otto milioni circa in Europa e quasi centoventimila nel nostro paese, di cui l’ottanta per cento di antico insediamento e con cittadinanza italiana). Essi rappresentano una nazione senza stato e senza territorio e sulle motivazioni del loro esodo esistono solo supposizioni non suffragate da dati di fatto. Si crede provengano dalle regioni a Nord-Ovest dell’India (Pakistan, Panjub, Rajasthan, Valle del Sindh) e pare che abbiano intrapreso un percorso storico comune (inizialmente raggiungono l’Armenia, l’Impero bizantino e la Persia, per poi distribuirsi nei paesi europei e infine allontanarsi ulteriormente a causa delle deportazioni nelle colonie delle potenze europee in Africa, America e Australia).

Il termine con il quale noi occidentali usiamo definire le popolazioni romanes è “zingari”, che deriva dal nome di origine orientale di una setta eretica, quella degli athingani, che, a partire dall’VIII secolo, si introdussero nell’Impero bizantino. L’accezione fortemente negativa del termine “zingari” deriva proprio dalla cattiva fama di cui questa setta, confusa con la comunità romanì, godeva, essendo dedita all’arte della magia. Un altro nome con il quale vengono designati i rom è “nomadi”, anche quando questi sono stanziati nel territorio da secoli. Dobbiamo, inoltre, tenere in considerazione che la continua mobilità che ha caratterizzato la popolazione romanì in Europa e nel mondo non è stata il frutto di una scelta culturale, bensì la conseguenza di politiche inospitali e repressive (basti pensare alla persecuzione di cui fu fatta oggetto dai nazisti), di cui la creazione dei campi nomadi costituisce solo l’ultimo baluardo. In questi luoghi, infatti, si è determinata una vera e propria situazione di segregazione razziale, una ghettizzazione che spinge i rom al degrado sociale e culturale e all’impossibilità dell’integrazione, se non a prezzo di un’assimilazione forzata che produce l’annientamento della propria peculiare identità.

Storie toccanti di uomini e donne che lottano per un futuro migliore

Il diario scritto dalla Lucetti tratteggia, attraverso la ricostruzione dei giorni di servizio, vite umane autentiche che non vogliono arrendersi all’apartheid a cui sono costretti e che, giorno dopo giorno, tentano di costruire per se stessi, e in particolare per i propri figli, un futuro più roseo, improntato all’integrazione e al multiculturalismo.

Vi è Argia, dai capelli brizzolati legati a coda di cavallo e l’andatura tipicamente maschile, donna che incute un senso di rispetto profondo, come se fosse un’anziana, pur non essendolo realmente. Sarà per il colore dei capelli o per il viso provato, ma soprattutto per la sua straordinaria saggezza, che le consente di fronteggiare con estrema determinazione anche le difficoltà più ardue. Argia si reca al Centro informazione e consulenza cittadini extracomunitari e rom per poter riavere la sua casa, una stanza nel cimitero, da cui è stata mandata via, costretta a vivere in una precaria roulotte infestata da “creature minacciose”.

Poi c’è Nariba, la quale non vuole che i suoi figli vengano inseriti nella lista dei bambini rom, perché «non sono “zingheri” come quelli del campo». La donna è disposta a rinunciare agli aiuti previsti per coloro che ne fanno parte, purché le sue creature non diventino oggetto del dileggio, del disprezzo e del pregiudizio razzista dei compagni di scuola e dei borbottii infastiditi e intolleranti dei loro genitori. Malgrado un marito sfaccendato e una vita ben al di sotto delle aspettative di gioventù, Nariba si fa in quattro per garantire ai suoi bambini un’esistenza serena e dignitosa e per fare in modo che non nutrano complessi di inferiorità nei confronti dei loro coetanei.

Il dramma di Lukia è, invece, determinato dal fatto che in un periodo di grandi difficoltà le è stato sottratto il figlio, rinchiuso in un Istituto per minori. Da mesi non vede il suo bambino e non le è neppure consentito di parlargli per telefono. Nonostante un marito violento e innumerevoli sacrifici, la donna non si arrende e lotta disperatamente per il bene più prezioso della sua esistenza.

Trascorsi «i primi tempi di studio reciproco e di estraneità nei quali viene mantenuta una certa distanza valutativa», si creano splendidi rapporti di vicinanza emotiva e confidenza tra l’autrice e queste donne tormentate, eppure così «piacevoli e intelligenti». È Lucatti stessa a raccontarci, non senza una punta di malinconia e commozione, quanto sia importante, anche nell’ambito lavorativo, instaurare relazioni autentiche, improntate alla reciproca comprensione. Ci svela, infatti: «Parlare con le donne straniere è una cosa che ogni volta mi fa sentire più ricca e le rom in particolare mi lasciano dentro un senso strano, quasi un antidepressivo. Nonostante il dolore che riescono a trasmettere, mantengono sempre qualcosa di estremamente vitale che si attacca addosso a chi si permette di lasciarlo entrare, non ponendo nel mezzo il muro del pregiudizio». E ancora: «Nei momenti di più acuta tristezza incontrarli mi calma, mi restituisce un senso. Sento che nonostante tutti gli sforzi che fanno per riuscire ad assicurarsi la sopravvivenza non sopravvivono ma vivono comunque e a qualsiasi costo. Come se non perdessero mai, anche nel dolore più grande, questo senso del vivere nel quale riescono a includere tutto senza lasciarsi portare via».

Romantica gente umiliata per il colore della pelle e l’aspetto dimesso

Il rapporto speciale e simbiotico con le “sue donne rom” fa emergere nell’animo sensibile della scrittrice un profondo senso di colpa e di vergogna per la razza a cui appartiene, la quale costringe i “diversi” a una vita che non è degna di essere definita tale, caratterizzata da ingiustizie, disparità di trattamento, umiliazioni e torti, “giustificati” unicamente dall’appartenenza a un’etnia differente.

La forma di diario scritto in prima persona mette in evidenza i sentimenti e le emozioni provati dall’autrice del libro nei suoi undici anni di lavoro entusiasta presso il Centro, durante le innumerevoli battaglie (alcune perse con onore, molte altre vinte con soddisfazione) condotte fianco a fianco a questa umanità bistrattata e, nonostante ciò, mai fiaccata del tutto. È proprio questa carica di straordinaria empatia, che filtra da ogni pagina di Romantica gente, a costituire il principale punto di forza e di attrattiva di un libro, scritto in uno stile semplice, asciutto e diretto, che si propone l’intento di instillare nelle menti dei lettori il concetto per il quale professionalità significa anche umanità e compartecipazione e, soprattutto, lo scopo di contribuire a condurre i rom fuori dai campi, «intesi simbolicamente come recinti pregiudiziali all’interno dei quali sono collocati». Speriamo davvero che l’obiettivo venga centrato.

Annalice Furfari

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Di Fabrizio (del 19/09/2008 @ 11:29:11, in Europa, visitato 1707 volte)

Da Altrenotizie

di Elena Ferrara - Questa volta scendono in piazza per chiedere solidarietà e per affermare il loro diritto all’esistenza. Stanchi ed esasperati per le ripetute aggressioni contro le loro famiglie e forti dell’appoggio ricevuto dal recente congresso mondiale svoltosi a Frisinga, in Germania, giocano la carta della manifestazione di massa. Sanno di essere 36 milioni sparsi in Europa, nelle Americhe e nell’Asia. E sanno, appunto, che nel vecchio continente arrivano già a 12 milioni. Ora presentano il conto. Sono gli zingari che tra pochi giorni - e precisamente il 20 settembre - si ritroveranno a Budapest dove il presidente del "Consiglio nazionale tzigano" - l’ungherese Orban Kolompar - ha invitato i rom magiari a protestare contro la Guardia ungherese che è l’organizzazione paramilitare estremista e razzista che si sta sempre più distinguendo con aggressioni contro gli zingari.

Kolompar chiede, inoltre, di avviare una serie di azioni che tendano a bloccare la diffusione del razzismo. E così sarà la prima volta che gli "tzigani" scenderanno in campo in Ungheria in difesa dei loro diritti, contro il razzismo. La manifestazione servirà anche a ricordare all’opinione pubblica che quella rom è la più numerosa minoranza in terra magiara. Secondo calcoli approssimativi conta da 600 mila a 800 mila membri che sono stanziati soprattutto nelle regioni nordorientali, quelle più povere e depresse.

I rom, tra l’altro, collezionano una serie di dati negativi sulla disoccupazione, i livelli di scolarizzazione e l’aspettativa di vita alla nascita rispetto al resto della popolazione ungherese. Tutto questo mentre vengono "collocati" nell'area spregevole del "diverso", con ciò che ne consegue in termini di disprezzo, odio, violenza ed emarginazione. E così, precostituito il colpevole, è facile ricercarne le colpe seguendo un copione storicamente e sociologicamente sperimentato, scritto con il peggiore inchiostro degli istinti barbari e della ragione deviata. Arriva però il momento della riscossa e questo è quello che si augurano i dirigenti del movimento che prende le mosse dall’Ungheria.

E proprio a Budapest si ricorda che gli zingari hanno ispirato in ogni epoca l'immaginario collettivo e quello individuale artistico, ma non hanno quasi mai stimolato serie ricerche storiche e sociologiche. Essi subiscono così, oltre alla ben nota emarginazione di fatto, un’emarginazione culturale frutto di avversione intellettuale e di sostanziale ignoranza dei loro reali costumi di vita e dei valori che li sottendono.

Ora la decisione di invitare ad una rivolta pacifica di piazza (sarà la più grande manifestazione nella storia degli tzigani) è dovuta anche al fatto che proprio nelle ultime settimane si sono registrati attacchi contro case abitate da zingari ed è chiaro che la situazione ha superato i livelli di guardia. Tanto che in una conferenza sulla situazione dei rom, organizzata da "Lungo Drom" che è la principale associazione civica rom, il presidente Florian Farkas ha detto che in Ungheria la convivenza fra ungheresi e rom è arrivata a una situazione nuova.

''Gli argini si sono rotti da ambedue le parti - ha detto - e ci troviamo di fronte a un estremismo radicale razzista da una parte, e un radicalismo etnico rom dall'altra. La violenza avrà fra poco una risposta violenta''. Dal canto suo il garante dei diritti delle minoranze, Ernoe Kallai (rom) ha sottolineato l'insuccesso delle politiche attuate da Budapest per la minoranza tzigana. Ed ha poi ammonito che ''senza cambiamenti, l'esplosione del problema dei rom sarà inevitabile''.

Ora mentre le organizzazioni sociali e molti partiti ungheresi si preparano per l’appuntamento del 20 settembre si registra anche una precisa presa di posizione della chiesa cattolica ungherese che, come è noto, ha una forte influenza nella società locale. La Chiesa dice "no" alle discriminazioni nei confronti degli zingari e si rifà anche alle recenti decisioni prese dal Congresso mondiale della "Pastorale per gli zingari" che si è svolto nelle settimane scorse in Germania. E proprio in tale occasione un alto esponente del Vaticano - il segretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, arcivescovo Agostino Marchetto - in un’intervista alla Radio Vaticana ha denunciato la gravità della situazione delle comunità zingare. "Dai rapporti che ci pervengono dalle Chiese locali – ha fatto notare l’arcivescovo – constatiamo che un pò dappertutto gli zingari sono vittime di discriminazione, disuguaglianza, razzismo e xenofobia".

Non si salva neanche l’Europa, dove "i Rom e Sinti, pur se cittadini di Stati membri dell’Unione europea e muniti di documenti validi, non possono godere degli stessi diritti dei comuni cittadini. "In alcuni Paesi – ha aggiunto Marchetto – i bambini zingari sono costretti a frequentare scuole speciali per disabili fisici o mentali, mentre non poche donne vengono sottoposte a sterilizzazione forzata. E la generale mancanza di fiducia fa sì che ai giovani, pur se ben preparati professionalmente, non è concesso l’ingresso al mondo del lavoro come agli altri".

Di qui la decisione di affrontare le questioni degli zingari come una risorsa per la società e non come un problema. Non si tratta, avverte la Chiesa, di una "ingerenza politica" ma di un "dovere", così come, appunto, è doveroso "difendere la dignità della persona in tutte le sue espressioni". Forse si apre ora - grazie agli zingari ungheresi - una nuova pagina distensiva che potrebbe favorire il riconoscimento di distinte identità nazionali.

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Di Fabrizio (del 19/09/2008 @ 13:49:11, in musica e parole, visitato 1350 volte)

Da Welfare Cremona

Associazione culturale MARGINeMIGRANTE 'ROMANCES' Sabato 20 Settembre 2008,
Teatro Monteverdi, Cremona ore 21.00

Le storie raccolte durante una ricerca condotta in un campo nomadi di Padova sono il tessuto intorno a cui si intrecciano le maglie della drammaturgia. Come in un gioco di bambini, il gruppo di sei attori in scena crea e distrugge frammenti di mondi: emozioni, situazioni ed immagini si sviluppano in una concatenazione continua per dare vita ad una narrazione collettiva, rielaborazione delle storie raccolte.

Dagli argini della città le storie raggiungono il centro come sassi leggeri che, trascinati dal flusso, arrivano a destinazione carichi di esperienza. Ogni storia è un viaggio, ogni viaggio è una pietra che lanciata nell'acqua si moltiplica in tanti anelli per intersecare altre storie. La pietra si deposita poi sul fondo, aggiungendosi alle fondamenta, per modificare un po' il corso degli eventi.

Piccoli frantumi di vita diventano così schegge che generano spiragli nelle categorie condivise, creano spifferi pungenti ed inafferrabili che destabilizzano le categorie per dare vita a nuovi immaginari in continua metamorfosi.

Lo spettacolo Romances è uno dei risultati del progetto Rappresentazione al limite, finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del programma Youth in Action, promosso dal gruppo informale AltreLenti dell’Associazione Culturale Marginemigrante. Tema del progetto è l’indagine dello stereotipo della figura dello “zingaro”, attraverso uno studio approfondito delle realtà rom e sinti presenti in alcune città venete.

La necessità di approfondimento di questa tematica nasce dalla constatazione di una distanza, di un vuoto relazionale generato da entrambe le parti da un pregiudizio.

Il racconto inizia con il viaggio che Mari, il fratello Cristian, sua moglie Catarina e i bambini fanno dalla Serbia all’Italia dopo lo scoppio della guerra nel 1999. La scena si svolge fra il pubblico, gli attori salgono e scendono da tre sedie che spostano nella platea, raccontano i vari passaggi fino ad avvicinarsi al palcoscenico – Italia.

Le scene dello spettacolo si riducono a tre sedie che vengono utilizzate di volta in volta a seconda delle necessità che ogni singola immagine richiede e non in tutte le scene. L’uso dello spazio e della divisione fra platea e scena è convenzionale: gli attori salgono e scendono dal palco come entrano ed escono dalla narrazione, lo spettacolo non necessita di quinte né sipari.

regia: Beatrice Sarosiek
con: Aurora Diotti, Margherita Fantoni, Tommaso Franchin, Anna Manfio, Laura Serena, Anna Serlenga
costumi: Aurora Diotti, Isabella Sannipoli
luci: Tommaso Trivellato

per informazioni:
marginemigrante@gmail.com
tel. 3488853241
http://www.marginemigrante.org/

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Di Fabrizio (del 19/09/2008 @ 20:40:48, in media, visitato 1616 volte)

Ultimamente mi occupo poco di cronaca. Un po' per problemi di tempo, un po' perché chi naviga in Internet può trovare da sé le notizie e magari discernere. Preferisco dedicare il mio poco tempo a mettere in evidenza notizie sui Rom che altrimenti passerebbero inosservate. Per capire un popolo devi conoscerlo, ed i Rom sono il popolo più malvisto e meno conosciuto, tante nella sua tradizione che nei problemi del giorno per giorno.
Riprendo questo post del blog del circolo Pasolini di Pavia perché (stranamente?) la notizia è passata quasi inosservata. Tra le eccezioni, la solita Carta (anche se la notizia è confinata nelle ultime righe) e Terrelibere. Se avete altre segnalazioni, fatemele sapere. Comunque, ecco la notizia:

Sebastian che fu accusato di rapimento
Ringraziamo Paolo Fornelli per la segnalazione.

Mercoledì 17 settembre, il tribunale di Catania ha assolto il giovane Rom, Sebastian di 24 anni che il 15 maggio era stato accusato di avere tentato di rapire, assieme ad una donna Rom romena, Viorica di 20 anni - una bimba di tre anni nell'area di parcheggio di un ipermercato nella zona catanese.

L'infamante accusa era totalmente FALSA! Così ha sentenziato il Tribunale di Catania, in maniera netta, senza nessuna ombra di dubbio. Molti ricorderanno l'evento, rilanciato roboticamente, ad arte, per diversi giorni da tutti gli organi di informazione nazionali, televisivi e cartacei. Nel clima massificante e di obbedienza quasi tutti gli addetti ai lavori giornalistici tranne alcune eccezioni - non furono sfiorati da nessuna ombra del dubbio, che dovrebbe essere sempre figlio diretto del democratico e civile raziocinio umano.

Dagli ai nuovi nemici untori e distruttori della pacifica e civile convivenza degli italiani! Quelli che tranquillamente, in parecchi casi, si ammazzano e si stuprano in famiglia e tra gli affetti d'amore.

Le carte stampate locali dedicarono intere pagine, lunghi, stigmatizzanti e solenni furono i servizi televisivi, inseguendo la sciocca e velenosa velina.

Emerse, complessivamente, dalle Alpi a Capo Passero, una voce unica e totalizzante: dagli ai Rom. I partiti e le organizzazioni delle destre amplificarono in maniera possente e perversa l'attacco ai ROM, accusati ancora una volta di essere dediti al rapimento dei bambini.

Per Loro era tutto grasso che colava. Si scagliarono lancia in resta: in nero paludati, in gesso griffato o con l'ampolla. Da sfruttare al massimo, giusto per aizzare l'odio.

Il drammatico ed inesistente caso fu montato ad arte ad appena quattro giorni dalla vicenda di Ponticelli (Napoli), dove una ragazza Rom di 16 anni fu accusata di aver tentato di rapire una bimbetta di pochi mesi.

Caso ormai smontato, risultato privo di veridicità.

A seguito del razzismo, della caccia ai diversi, scientificamente propagati, furono bruciati tutti i campi Rom esistenti nell'area di Ponticelli.

Nell'evento catanese i due innocenti giovani, a seguito dell'accusa, finirono in carcere.

Le conseguenze per tutti i Rom stazionanti a Catania furono tragiche e pesanti.

A pochi giorni di distanza ai residenti nel principale campo (circa duecento), quello ubicati nel quartiere di Zia Lisa, fu comandato di andare immediatamente via, e ritornare in Romania. La qual cosa avvenne.

I Rom, terrorizzati, che avevano tanti bambini che frequentavano regolarmente le scuole elementari cittadine, „preferirono scegliere il consiglio, abbandonando velocemente il campo.

Successivamente le povere baracche furono reiteratamente date a fuoco e distrutte.

Come si fosse tornati alle orride persecuzioni nazifasciste contro gli ebrei.

Il tutto è tranquillamente avvenuto sotto il mantello della nostra italica democrazia, nell'anno di grazia 2008, mese di maggio, nell'era del terzo governo delle destre dopo Tangentopoli.

Meno male che Giustizia è stata fatta.

Civico e democratico onore ai giudici catanesi! anche se la donna rom è ancora detenuta, per approfondire se nell'evento in causa, inesistente, non siano ravvisabili altri reati minori.

La vicenda catanese (e quella napoletana) insegnano ancora che è molto facile che un popolo, sottoposto a continua pressione mediatica in chiave razzista, possa facilmente perdere la testa, e quindi, vilmente e brutalmente agire, ubbidir tacendo.

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