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Lettera aperta dal Presidente IRU ai partecipanti al Summit Europeo sui Rom
Di Fabrizio (del 18/09/2008 @ 09:02:09, in Europa, visitato 1368 volte)

Da Roma_Daily_News

Summit sui Rom Europei - Bruxelles, 16 settembre 2008
Stanisław Stankiewicz - Presidente dell'Unione Internazionale Rom (IRU) - Vice-Presidente del Forum Europeo Rom e Viaggianti (ERTF)

I Rom si sono insediati in Europa oltre mille anni fa e sono una minoranza europea trans-nazionale di questo continente. Che siano cittadini europei spesso non è accettato ne conosciuto da molti paesi e persone.

La loro storia è spesso ridotta ad una lunga litania di discriminazione, tentativi di sterminio, esclusione, povertà ed ora, i Rom sono soprattutto considerati un problema sociale. Mentre questo è successo e tuttora succede, uno sguardo più attento mostra che nei paesi e nelle regioni dove sono lasciati in pace, i Rom sono integrati e vivono vite pacifiche.

Con l'affermarsi degli stati-nazione in Europa nel XIX secolo ed culmine dei nazionalismi nel XX secolo, la situazione è peggiorata notevolmente. Continuano in molti paesi l'esclusione e la discriminazione. I Rom non hanno mai voluto avere uno stato loro e si rimettono alla mercé delle politiche nei posti dove vivono.

Con una somma tra gli otto e i dodici milioni di Rom in Europa, questa affronta una sfida: Come accettarli ed integrarli. Se questo non avverrà, l'Europa affronterà problemi di proporzioni tali che saranno difficilmente gestibili. Si parla spesso di un "Problema Rom", preferiamo dire che è l'Europa come continente che deve affrontarlo. Oggi, i diritti umani basici non sono ancora rispettati. Anzi, come visto ultimamente in Italia, vengono emanate da un governo europeo politiche basate sull'etnia, senza quasi reazioni concrete.

Ufficialmente, i Rom sono cittadini dello stato dove vivono. In pratica, sono spesso considerati cittadini di seconda classe quando va bene, e la discriminazione amministrativa è una regola in molti paesi. Chiaramente, sono state promulgate alcune leggi, come delle vetrine. Le politiche variano dall'auto-governo, a seggi riservati nei parlamenti, allo status di minoranza, ma tutto ciò non arriva al tema fondamentale del riconoscimento dei Rom come cittadini effettivi nei loro paesi ed in Europa.

L'Europa ha approvato diverse leggi, convenzioni e direttive (ad es. 2000/43, EC 29/6/2000; 2000/78,EC 27/11/2000), sui diritti umani e le minoranze, e i membri dell'Unione Europea le hanno firmate tutte. Ma spesso non sono rispettate. In pratica, non tutti i paesi europei hanno aggiornato le loro leggi per rispecchiare queste direttive, o spesso non le hanno rafforzate.

Il populismo sta crescendo, e sempre più spesso i politici cercano capri espiatori. L'Italia si è improvvisamente svegliata scoprendo che tra il milione di rumeni che vi vivono, ci sono circa 100.000 Rom. Certamente non un milione, e non da qualche mese. No, alcuni di loro sono lì da diversi anni.

Dobbiamo chiederci come possano essere influenzati i processi politici per cercare di cambiare e migliorare la situazione dei Rom in Europa. Come possano essere cambiate le leggi locali, come indirizzare le attitudini e gli stereotipi locali?

Occorre certamente uno sforzo verso la popolazione maggioritaria per contrastare i soliti pregiudizi e permetterle di aprire la propria mente verso i Rom. La stampa, ma anche molte OnG, hanno l'estrema necessità di cambiare la loro rappresentazione e pensieri sui Rom. Spesso tutti loro rappresentano e riducono i Rom a poveri, illetterati, disoccupati o a criminali. Se tutti i Rom si fossero conformati a questi stereotipi, dove saremmo oggi? Ma se non si cambia questo, come può progredire l'integrazione Rom in Europa e come si può cambiare la società così che i Rom siano considerati cittadini come tutti gli altri?

Nel XXI secolo, ci sono ancora molti Rom nel mezzo dell'Europa che vivono come nel terzo mondo. Non una casa vera, niente acqua, elettricità, nessuna infrastruttura fornita dallo stato, segregazione a scuola, eccessi polizieschi, o al massimo indifferenza della popolazione locale. Oltre alla segregazione e alla discriminazione, questo non solo è vero ma anche la regola in molte regioni rurali dei paesi nuovi membri dell'Unione Europea.

L'esperienza ha mostrato che in situazioni così difficili, i Rom perdono le loro tradizioni, lingua e cultura. E questo succede qui in Europa, nell'Unione Europea. Questo processo di acculturazione  aumenta le difficoltà nell'integrazione. La marginalizzazione impedisce ai Rom di migliorare la loro situazione. I bambini hanno scarse possibilità di studiare in buone scuole, in quanto sono ancora discriminati o messi nelle scuole speciali. Gli incentivi dei governi sono spesso un pensiero malato. Noi, in quanto Rom, ancora non capiamo perché è ancora così e pensiamo che ciò sia inadeguato. I Rom non sono ancora realmente rispettati nell'Unione Europea, anche se questa istituzione dovrebbe basarsi sul rispetto di tutti.

I politici non hanno fatto molto per cambiare le cose. Dovrebbero muoversi verso l'integrazione, e non ricorrere a misure populiste. Demonizzare i Rom come l'archetipo dello "straniero" è pericoloso...

Si è perso tanto tempo, e le politiche messe in atto non sono state efficaci. Noi, Rom, ne abbiamo abbastanza di seminari, conferenze, discorsi; vogliamo fatti concreti, lavoro,volontà politica, decisioni e azioni che genereranno veri cambiamenti. E fare in modo che i Rom siano riconosciuti come un vero popolo europeo. Ne abbiamo abbastanza anche di gruppi, coalizioni, che si spingono in prima linea dicendo di rappresentare i Rom, spesso senza aver Rom nei loro ranghi. Spesso, il Rom è un socio, un prestanome per progetti che dovrebbero aiutare i Rom.

A noi sembra che spesso i Rom non siano ancora considerati dei partner validi. C'è un modello di paternalismo tanto a livello politico che di base. "Noi sappiamo cos'è meglio per voi" è ancora la norma. L'inclusione di organizzazioni veramente rappresentative, basate su strutture democratiche, non è ancora la norma. Vorremmo vedere più progetti dei Rom per i Rom, sulle premesse di "i Rom aiutano i Rom" in piena collaborazione con le organizzazioni politiche e le OnG.

Dopo tre anni di decennio dei Rom, la mancanza di progressi generali richiede un nuovo approccio e un'azione decisiva. E' tempo di prendere una nuova strada. Di darci la meta di risolvere veramente alcuni dei problemi che l'Europa sta affrontando, e di spingere per l'integrazione dei Rom. Dobbiamo educare entrambe le comunità a cambiare le mentalità e i pensieri. La popolazione ha bisogno di capire ed accettare che i Rom sono europei, che sono parte della nostra comune cultura, ed i Rom devono cambiare e aprirsi alle sfide del futuro. Non focalizziamoci sul passato, sulla sindrome da "vittime", ma guardiamo con orgoglio avanti e a cosa vogliamo ottenere.

Speriamo sinceramente che questo incontro segni un punto di svolta. La lista dei partecipanti, con Barroso, presidente della Commissione Europea, con Soros, con ministri di vari governi ecc. mostra l'importanza della sfida. Speriamo che tutti i partecipanti cerchino una strada e una strategia comune per cambiare la deteriorata situazione dei Rom in Europa. Speriamo che i Rom e le organizzazioni Rom siano considerati validi partner in questo processo.

I Rom sono cambiati negli ultimi vent'anni. Molti giovani sono diventati validi attivisti, si stanno organizzando oltre i confini nazionali. Le manifestazioni contro alcune delle politiche italiane in Italia, Vienna, Madrid, hanno mostrato che sono pronti per prendere il destino nelle loro mani. Anche le organizzazioni Rom, come l'IRU, sono cambiate, si sono democratizzate, sono diventate più trasparenti. Ma necessitano di appoggio. Le organizzazioni Rom spesso sono deprivate di supporto finanziario per i progetti concreti. Noi, come IRU, ma anche a favore di altre organizzazioni, chiediamo nuovamente di essere considerate partner di esperienza. Assieme vorremmo sottolineare che senza l'appoggio globale della comunità Rom, nessun programma può riuscire.

L'Unione Europea ha anche bisogno di controllare con attenzione la situazione dei Rom e dei suoi stati membri e reagire immediatamente. Il caso italiano mostra che ahimè non è ancora il caso. Il mancato rispetto delle politiche, dei principi e delle leggi non deve rimanere senza conseguenze. L'Unione Europea dovrebbe reagire decisamente contro ogni attacco alla democrazia.

Noi, come Unione Internazionale Romanì, vogliamo ringraziare la Slovenia per l'opportunità di presentare le nostre opinioni all'Europa, e anche la Croazia, dove a breve organizzeremo il VII Congresso Mondiale Rom. Speriamo che la Francia, con la sua tradizione dei diritti umani, e la Repubblica Ceca, che avrà la prossima presidenza dell'Unione Europea, continuino proseguendo il dialogo, ma prendano anche azioni concrete per migliorare la situazione globale dei Rom in Europa.

Se noi, tutti europei e Rom compresi, non agiremo, avremo di fronte una potenziale catastrofe. Se la situazione in alcuni paesi peggiorerà, i Rom dovranno andarsene. E questo accenderà il risentimento ed ulteriore esclusione. E' venuto il tempo di reagire. Speriamo come IRU, ma anche a nome di altre organizzazioni Rom di base, di essere soci in questa attività.

Stanislaw Stankiewicz - stahiro.irul@neostrada.pl

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