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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.
Ricerca articoli per villaggi d'inserimento
Di Fabrizio (del 30/08/2008 @ 17:29:42 in casa, visitato 2618 volte)
Da
Roma_Francais
Fine della più grande baraccopoli di Francia
ALLOGGIO. Lo stato evacua il campo rom di
Saint-Ouen (Seine-Saint- Denis).
Solamente 24 famiglie coinvolte nel progetto di inserimento
Seduti al sole, gli uomini continuano a giocare a carte. Tuttavia, da qui a
qualche giorno, la più grande baraccopoli di Francia non sarà che mucchio di
rovine e di rifiuti. Da due anni, circa 650 Rom occupano questo terreno situato
a Saint-Ouen, Seine-Saint- Denis, nel quartiere dei magazzini in piena
riorganizzazione. La città di Parigi, proprietaria del terreno, e quella di Saint-Ouen
hanno firmato un accordo per costruirvi alloggi sociali. Indesiderabili, i Rom
sono dunque pregati di andare altrove. Ventiquattro famiglie sono state
selezionate dalla DDASS per integrarsi in un "villaggio d'inserimento". Gli
altri sono invitati a lasciare la Francia.
Delle 633 persone occupanti il più grande terreno libero di Francia, un
centinaio sono già partiti per la Romania, giovedì scorso, con un viaggio
offerto dall'ANAEM (Agenzia nazionale di accoglienza degli stranieri e dei
migranti), che ha retribuito questi "ritorni volontari" con 300 euro per adulto.
Domani, una seconda partenza dovrebbe contare nuovamente un centinaio di Rom.
Quanti rifiutano questi ritorni riceveranno un'ingiunzione a lasciare il
territorio francese (OQTF). Quanto alle voci di un'espulsione dal campo condotta
dalle forze di polizia e prevista domani, Paul Planque, primo assistente del
sindaco di Saint-Ouen, rassicura "Non siamo assolutamente in una fase
d'espulsione".
Accaldate, molte famiglie hanno già lasciato la baraccopoli per altri
terreni. A fianco delle baracche di fortuna in lamiera, il vecchio immobile
dell'EDF è già praticamente deserto. Al primo piano, la famiglia Covaciu si fa
discreta. I genitori ed i loro quattro figli sono tra i fortunati che
usufruiranno del "villaggio d'inserimento". Situato in rue de Clichy, sempre
nella zona dei docks, questo terreno accoglierà prima di tutto roulottes
attrezzate e poi, entro otto mesi, 25 case mobili. "Quando ho appreso la buona
notizia, ho pianto dalla gioia, - racconta la madre Violeta. - E' veramente bene
per i miei figli". I bambini saranno scolarizzati ed i genitori accompagnati
verso mestieri autorizzati. La madre vorrebbe fare lavori di casa, il padre,
lavorare nella ristorazione. Sinora la famiglia ha vissuto della vendita di
ferraglia e di mendicità.
All'interno della baraccopoli, le selezioni suscitano gelosie e
incomprensioni. "Perché loro e non noi?", tuona un giovane la cui famiglia non è
stata selezionata. La sua sorellina, Bianca, 8 anni, e secondo tutti, una
scolara modello. "Non ha mai saltato un giorno di scuola," sottolinea Coralie
Guillot, dell'associazione Parada, che si inquieta per il percorso scolare della
bambina: "Bianca avrebbe dovuto rientrare in CE1 tra qualche giorno, la sua
scolarizzazione, ben avviata, può interrompersi." "Sulle 94 famiglie che hanno
depositato una candidatura, solo 24 sono state selezionate secondo diversi
criteri: padronanza della lingua francese, sforzo di scolarizzazione dei figli e
capacità di lavorare in uno dei 62 mestieri aperti ai Rumeni e ai Bulgari dal
gennaio 2007. Sette altre famiglie con problemi sanitari saranno prese in
carico. "Occorre che questo tipo di villaggio d'inserimento resti a misura umana
perché l'inserimento funzioni," sottolinea il sotto prefetto
Olivier Dubaut. All'interno di progetti simili, solo 21 famiglie sono state
selezionate a Saint-Denis, e 18 a Aubervilliers. "E' la soluzione meno peggio,"
sospira Paul Planque che chiede una conferenza regionale. "L'alloggiamento dei
Rom non può essere di sola responsabilità dei comuni. Occorre una visione a
scala regionale, soprattutto quando l'Île-de-France è la regione più ricca
d'Europa."
Marie Barbier
"6.000 Rom nell'emergenza"
Malik Salemkour è vice-presidente della Lega dei diritti dell'uomo e
membro del collettivo Romeurope
Lo sgombero del più grande campo rom segna una svolta?
Si tratta di una nuova tappa della politica dello Stato che accompagna alcune
famiglie e ne espelle altre. Non è una novità, l'abbiamo già visto a Saint-Denis e Aubervilliers.
A Saint-Ouen, le grida d' allarme delle associazioni e delle famiglie finalmente
sono state ascoltate. Solo, sono state scelte appena 24 famiglie su 100. Le
altre sono invitate a lasciare il terreno o il territorio. Ma questi cittadini
europei, che hanno un progetto di vita in Francia, torneranno inevitabilmente ed
in tempi molto brevi.
Qual'è la situazione dei Rom in Francia?
I 6.000 Bulgari e Rumeni che vivono qua sono praticamente tutti
nell'emergenza. Sono i capri espiatori dello Stato. A livello di rispondere
all'uguaglianza dei diritti europei, li si tratta come cittadini di seconda
scelta. Lo Stato è troppo repressivo, non abbastanza nell'esame individuale.
La metà vive a Seine-Saint-Denis. Come si spiega?
Con le sue officine industriali ed i terreni abbandonati, questo dipartimento
accoglie molti mal-alloggiati. Contrariamente ad altri siti, come l'Hauts-de-Seine, l'espulsione
non è immediata. Possono sopravvivere.
Cosa pensa dei villaggi d'inserimento?
E' una soluzione transitoria accettabile per rispondere all'urgenza
dell'indegnità delle baraccopoli e rimettere queste persone nel diritto
all'abitare. Ma non può essere durevole, come le città di transito che sono
durate anni. La loro prima richiesta è d'integrarsi, di accedere ad alloggi di
diritto comune e ad un impiego, di uscire dal regime transitorio della Romania e
della Bulgaria (i rumeni e i bulgari non possono accedere in Francia che a 62
mestieri - NDLR).
Propos recueillis par M. B.
Di Fabrizio (del 25/12/2009 @ 09:36:28 in Europa, visitato 2202 volte)
Visto la giornata, auguri a tutti i lettori, mentre riprendo
questo appello da
Roma_Francais
Che il 2010 sia un anno pieno di salute, di felicità e di prosperità per
tutti, Rrom et Gadjé assieme!
Babbo Natale, se esisti, manifestati!
- donando forza e coraggio a tutti quanti si battono ogni giorno per un
avvenire migliore;
- donando forza e coraggio a tutti i Rrom e tutti i Gadjé, a cui si rende
dura la vita tramite un arsenale di leggi, decreti, circolari, pratiche
amministrative e poliziesche;
- donando forza e coraggio soprattutto a chi non ha documenti e diritti,
come i Rrom accampati nei "villaggi d'inserimento" o nelle "aree di
accoglienza";
- donando forza e coraggio ai politici perché facciano vera politica e non
populismo a buon mercato;
- bloccando gli sforzi di tutti quanti cercano di mantenere in uno stato
d'oggetto e di materia prima degli esseri umani, che si tratti di dittatori,
di cacicchi, di trafficanti di persone, o di "anime buone" in male di
conversazione dopo la decolonizzazione formale.
Ecco un rapido giro di regali che tutti hanno diritto a ricevere da Babbo
Natale!
Association "La voix des Rroms"
50, rue des Tournelles
75003 PARIS
tél. & fax: 01.80.60.06. 58
http://www.lavoixdesrroms.org
Di Fabrizio (del 20/05/2009 @ 09:30:46 in Europa, visitato 1992 volte)
Da
Roma_Francais (sui villaggi d'inserimento, era stato già pubblicato un
parere critico.
Diamo voce anche all'altra campana con una testimonianza che sembra positiva)
domenica 17.05.2009, 04:48 -
La Voix du Nord
Discreti al punto di suscitare paradossalmente l'interesse dei vicini, le
due famiglie rom installate a Halluin vivono una "esperienza positiva" secondo
l'associazione di inserimento che assicura il loro seguimento...
"L'esperienza è per il momento positiva, il progetto va bene..." E' Karim
Louzani ad affermarlo. Lui che dirige l'AFEJI, un'associazione d'inserimento,
deve assicurare il seguimento di due famiglie rom installate a Halluin. Uno
degli indicatori più positivi è la riuscita scolarizzazione dei cinque bambini.
"Tutti nel pubblico e con una buona partecipazione dei genitori che vegliano
sulla loro assiduità", rincara Louzani. Perché la volontà di queste due
famiglie è di fondersi nel decoro di Halluin sembra reale. "I genitori sono
iscritti nel dispositivo di insegnamento della lingua... E le relazioni col
vicinato vanno bene grazie all'intervento degli assistenti sociali". Al punto
che questi "ritorni positivi" permettono oggi di pensare che la malfidenza dei
primi giorni ceda il passo ad un sentimento più sfumato.
Anche se, sul posto, paradossalmente nessuno si stupisce della loro relativa
discrezione. "Ormai non sperano che una cosa, poter lavorare [...]", prosegue il
direttore dell'AFEJI. E qui è evidente che le cose si complicano. "Tutto resta
legato alle domande di regolarizzazione, all'avviso dalla prefettura. Dobbiamo
rispondere a degli imperativi legali, ma abbiamo buone speranza. I documenti
sono in corso di regolarizzazione..." Seguite dalle CCAS (Cassa Centrale
delle Attività Sociali ndr), beneficiarie di
Restos du coer, le
due famiglie rom non prevedono che una cosa, secondo Karim Louzani: "Lavorare per
pagare l'affitto".
PATRICK SEGHI
Di Fabrizio (del 01/09/2008 @ 09:19:32 in Europa, visitato 2124 volte)
Da
La voix de Rrom
Grazie al film "Il tempo dei gitani" del regista serbo Emir Kusturica, il
pubblico il pubblico ha avuto una descrizione di ciò che furono negli anni '70 e
'80 le reti mafiose che sfruttavano i bambini rrom nella Yugoslavia di allora.
Si prenderanno in considerazione le immagini di questi campi di roulottes in
Italia, dove erano tenuti da adulti abietti i figli forzati a mendicare, a volte
lontani dalla loro famiglia. Quel tempo è passato, ma il film è sempre là per
ricordarcelo. E là anche per mostrarci come dei ragazzi che non avevano mai
visto una roulotte ci vivevano per la prima volta. Cominciò un secondo
episodio all'inizio degli anni '90, quando dei Rrom rumeni vennero in Francia
accompagnati da "passatori" che li misero nelle roulottes. Ancora là, hanno
dovuto adattarsi a questo habitat - se così possiamo chiamare le roulottes
rovinate e senza ruote dove erano stati relegati dai loro passatori - ma non è
durato. Una volta liberati dai loro debiti verso i passatori, hanno costruito
piccole baracche con materiale di recupero ed hanno provato sempre a
sopravvivere ai margini delle grandi città francesi, lavorando in nero,
recuperando ferraglia e vendendo fiori o giornali...
Dal 2002, la Romania e la Bulgaria hanno firmato accordi con i paesi
Schengen, permettendo a tutti i possessori di passaporti di questi paesi di
circolare liberamente e senza obbligo di visto nello spazio Schengen per una
durata inferiore ai tre mesi. Cinque anni più tardi, questi paesi si sono uniti
all'Unione Europea ed i controlli alle frontiere sono stati soppressi. Si arriva
quindi da Sofia o da Bucarest a Parigi come se si venisse da Marsiglia, portando
solo la carta d'identità con sé.
Disgrazia!
E' precisamente il periodo dove l'azione governativa si misura con le cifre.
Evidentemente, la regola è più severa in materia d'immigrazione che su quella
dell'impiego o del potere d'acquisto. Nell'agosto 2007, poco dopo aver assunto
le sue funzioni ministeriali, M. Hortefeux ha preparato il terreno dicendo che
la realizzazione dell'obiettivo quantificato in materia di espulsione di
stranieri sarà difficile da raggiungere causa l'ingresso della Romania e della
Bulgaria nell'Unione Europea, rappresentando i cittadini di questi due paesi
circa un terzo degli espulsi nel 2006. Enorme! Vorrebbe dire che 8.000 Rumeni e
Bulgari sono stati espulsi nel 2006, pur sapendo che in virtù degli accordi
internazionali avessero il diritto di ritornare, come effettivamente hanno
fatto. E tra questi 8.000, sono quasi tutti Rrom. Un semplice calcolo del costo
di queste misure porta alla cifra ben rotonda di 80 milioni di euro. Quanti
alloggi sociali si sarebbero potuti costruire con questi soldi gettati negli
abissi della demagogia? Detto questo, M. Hortefeux non abbassa la guardia.
Continuerà ad espellere i Rrom rumeni e bulgari, anche se cittadini europei. Nel
2007, rappresentarono circa 3.000 espulsi, sistematicamente tornati in Francia
ed altri 30 milioni di euro. Come fare per espellere dei cittadini europei?
E' tutta una questione di transizione. Per quanto europei che siano, i Rumeni
ed i Bulgari hanno uno statuto ibrido che assomiglia molto di più al regime di
stranieri extracomunitari che a quello di comunitari. La Francia si è ben
premurata di limitare i diritti di questi nuovi europei, particolarmente
riguardo al diritto del lavoro, da cui indirettamente dipende anche il diritto
di soggiorno. Ed ecco come si gioca per raggiungere le cifre di espulsione, con
gente che si espelle anche più volte l'anno.
E per prendere comunque un aspetto di innovatore, ogni tanto, prima
dell'espulsione, si raccolgono un certo numero di famiglie nel mucchio, che si
pretende di "aiutarle ad integrarsi". E si inventano così "i villaggi di
inserimento", queste specie di centri chiusi e sorvegliati; si osa chiamarli
così! Questi MOUS (controllo d'opera urbana e sociale) di cui non si vede bene
il carattere urbano o sociale: i siti sono sorvegliati 24h/24 e l'accesso è
proibito a tutte le persone esterne, senza previa autorizzazione speciale.
Quelli "accompagnati socialmente" che vi vivono non hanno l'autorizzazione a
lavorare dalla prefettura, che è tuttavia destinataria dei progetti. Le buone
idee dei Rrom che ci vivono, compreso in materia di imprenditorialità, sono
soffocate dalla mancanza di "titoli di soggiorno". Il mantenimento di questi che
vengono presentati come "scelti per fortuna" in una situazione di pressione
costante, dove anche i corsi di formazione sono considerati come costrizioni, il
prezzo da pagare per restare nei prefabbricati dei "villaggi d'inserimento", è
una bomba a scoppio ritardato. Non ci si integra più dei propri fratelli o
cugini che vanno da una baraccopoli all'altra rischiando le espulsioni. Non si
sa dunque ciò che queste iniziative daranno tra qualche anno, ma nel frattempo,
si sa che "bengalo" in rromani vuol dire diabolico.
Da
Roma_Francais
Strategia d'inclusione dei rom: la Fnasat denuncia una "mancanza di
ambizione"
La Francia ha rimesso alla Commissione a fine dicembre, la sua strategia
sull'inclusione dei Rom. Il testo rifiuta un trattamento specifico per una
minoranza etnica, e intende ridurre le disuguaglianze nel contesto del "diritto
comune". Per la Fnasat, manca di ambizione, in particolare per la realizzazione
di aree d'accoglienza per la "gens du voyage"i.
"La tradizione repubblicana francese, che si traduce in un concetto
esigente del principio di uguaglianza, non permette di prendere in
considerazione misure mirate in modo specifico, nei confronti
di un gruppo etnico". E' quello che indica la Francia nel suo progetto di
strategia d'inclusione dei rom, consegnato alla commissione a fine dicembre. Un
obbligo che scaturisce dal piano presentato dalla commissione in aprile scorso,
il quale chiede a ogni stato di presentargli entro fine 2011 una strategia
indicando ciò che intende mettere in opera, per ridurre le problematiche
relative all'inclusione dei rom. Ad oggi, solo 14 stati su 27 hanno consegnato
la propria copia. La maggior parte di questi testi è stata convalidata da
Bruxelles. Soltanto le strategie di Francia e Repubblica Ceca restano allo stadio
di progetti...
Diritto comune
A livello europeo, il termine "Rom" non si riferisce esclusivamente a un gruppo
etnico originario di Romania o Bulgaria, ma include anche la "gens du voyage". In
Francia, a contrario, si tiene a considerare lo stile di vita della "gens du
voyage",
che non è quello dei rom sedentari nei loro paesi d'origine, i quali però,
arrivati in Francia, si ritrovano spesso in una situazione di grande precarietà.
Da questo, una grande ambiguità nei termini, che la strategia francese fatica a
evitare. Si prefigge come obiettivo di permettere a tutte le comunità
marginalizzate, che vivono sul suo territorio, e non in modo specifico ai rom o
alla "gens du voyage", di accedere alle politiche di "diritto comune". Ma misure
specifiche possono tener conto del loro stile di vita. Elenca quindi una lista
di azioni generalizzate condotte in Francia, a destinazione di queste comunità
marginalizzate, ma messe in atto tramite associazioni o collettività... Qui, i
1.500 microcrediti professionali accordati dall'Adie alla
"gens du voyage", là villaggi
d'inserimento per le famiglie rom, come quelli costruiti in Seine-Saint-Denis...
"Le città di Lilla, Marsiglia e Lione riflettono ugualmente sulla
realizzazione di villaggi d'inserimento" indica ancora il documento. Il governo
vuole anche rassicurare Bruxelles, più di un anno dopo i rimproveri che gli
furono da essa indirizzati, riguardo a una circolare di aprile 2010, la quale
menzionava lo smantellamento specifico dei campi nomadi. "La Francia ha adottato
da lunga data misure ambiziose, per favorire l'integrazione repubblicana delle
persone presenti sul suo territorio, compresi i rom, in particolare in materia
di alloggio ed educazione", sottolinea la strategia, pur riconoscendo che ci
sono ancora progressi da fare.
Aree di accoglienza
La strategia riprende le quattro priorità fissate da Bruxelles: educazione,
alloggi, salute e impiego. La scolarizzazione è la prima delle sue priorità.
L'obiettivo della Francia è di giungere a un tasso di abbandono scolastico del
9,5%. In materia di occupazione, la strategia indica che il problema maggiore è
l'accesso alle formazioni di lunga durata. La Francia vuole ugualmente
incoraggiare nuovi programmi sanitari, sulla vaccinazione o l'alimentazione, le
relazioni medico-pazienti... Infine, riguardo agli alloggi, la Francia "conduce
dall'inizio degli anni 90 una politica inedita in Europa, la quale mira alla
riconoscenza di diritti alla gens du voyage, in materia di alloggio". La messa in
opera degli schemi dipartimentali di accoglienza dei viaggiatori, della legge
Besson del 2000, dovrebbe, al termine, permettere la realizzazione di 41.589
campi attrezzati, ricorda la strategia.
Ma i principali interessati rimpiangono di non essere stati associati
all'elaborazione del testo, ed hanno dubbi sulla sua messa in opera.
"Questa strategia manca d'impulso e di ambizione. Rende l'idea di una
giustificazione del governo tramite un catalogo di ciò che è spesso fatto dagli
altri come associazioni e collettività", critica così Stéphane Leveque,
direttore della Federazione Nazionale delle Associazioni Solidali di Azione con
gli Zingari e i viaggiatori (Fnasat)
Fondi Feder
Riguardo alla realizzazione delle aree d'accoglienza, le associazioni si
lamentano del ritardo preso e della difficoltà nell'ottenere cifre ufficiali (nel
2010, il senatore Pierre Hérisson, autore di un rapporto su questo argomento,
indicava che soltanto 24.000 campi attrezzati dei 42.000 previsti, erano stati
creati). "Il ritardo generale e la disparità nella costruzione e la messa in
funzione di aree d'accoglienza della gens du voyage in Francia, testimoniano di una
mancanza certa sia del volontariato che dei rappresentanti dello stato",
denunciava un collettivo delle principali associazioni rappresentative (Fnasat,
Angvc, Fondation Abbé Pierre, Ligue des Droits de l'Homme, Ufat, Avgif, Uravif)
in un comunicato di dicembre scorso. Parigi si ritrova particolarmente sotto
tiro, poiché non possiede ancora nessuna area d'accoglienza.
"Bisogna accelerare la creazione delle aeree. La legge ha previsto un potere di
sostituzione al prefetto. Non è stato mai attivato", fa notare Stéphane
Leveque. In quanto alle nuove possibilità di finanziamento di queste aree con i
fondi Feder, il direttore della Fnasat aspetta di vedere: "saranno lasciate al
buon volere delle collettività, per ora noi godiamo di poca visibilità." Un
censimento realizzato presso alcune regioni, rivela che sette regioni (Basse-Normandie,
Lorraine, Rhone-Alpes, Corse, Nord-Pad-de-Calais, Aquitaine, Ile-de-France)
hanno già modificato il loro programma operazionale per permettere
il finanziamento degli alloggi destinati alle popolazioni marginalizzate. Per
compensare il calo di quasi 20% dei crediti dello stato, consacrati alle aree
d'accoglienza, nel bilancio 2012.
vedi http://www.fnasat.asso.fr/
vedi
http://www.adie.org/
Di Fabrizio (del 09/01/2010 @ 09:11:08 in Europa, visitato 1936 volte)
Da
La voix des Rroms
Dal 2006, sono stati costruiti dei "Villaggi d'inserimento per i Rom"
nell'agglomerato di Seine-Saint-Denis. Vi sono sistemate delle famiglie
selezionate dopo un'inchiesta sociale condotta dal Pact Arim, un'associazione
delegata dalla prefettura. I beneficiari, Rom rumeni e bulgari, non ottengono
alcun documento di lavoro dalla prefettura e quindi non possono lavorare
legalmente. Di conseguenza, devono seguire, come tutti i loro concittadini, la
procedura applicata alla vigilia dell'entrata della Bulgaria e della Romania
nell'Unione Europea, che nei fatti rende il conseguimento di un titolo di
lavoro quasi impossibile.
Questi ultimi giorni un'informazione è emersa dall'opacità dove si sono
sviluppati questi progetti pilotati congiuntamente dalla prefettura, dai comuni
di sinistra, da imprese e dalla solidarietà benevola di associazioni dette
"umanitarie" che però sono quanti ostruiscono i fori: il 75% del budget di
questi villaggi è consacrato alla guardiania ed alla sorveglianza. In effetti,
vigilanti delle società private sono incaricati della sorveglianza di questi
luoghi chiusi, dove è proibito l'accesso a tutte le persone esterne che non
abbiano un'autorizzazione speciale rilasciata dal gestore.
Questi elementi rivelano che il fine reale di questi progetti è il controllo
e la sorveglianza di una parte dei Rrom migranti originari della Romania e della
Bulgaria, quando la parte rimanente, la maggioranza, è condannata a chinare la
schiena sotto il manganello e ad andarsene. Da un lato le leggi privano uomini e
donne, tra gli altri, del loro diritto elementare al lavoro, dall'altro questi
progetti fanno credere che la sola maniera di inserire i "fuorilegge" che loro
stessi hanno fabbricato è di concentrarli "nei villaggi d'inserimento per i
Rom". L'accompagnamento sociale verso l'impiego di persone che non hanno il
diritto di lavorare rivela il camuffamento di questa politica di contenimento e
di controllo adottata dalle autorità. Questa politica esclude semplicemente che
i Rrom pretendano d'inserirsi nel campo dell'applicazione della dichiarazione
dei diritti dell'uomo, dunque dell'umanità. Cosa fa la società civile?
Il collettivo Romeurope, che riunisce associazioni che si dicono a sostegno
dei Rrom ed è finanziato dalla Fondazione Abbé Pierre, non si è mai espresso
riguardo questi progetti. Una ventina d'associazioni, per la maggior parte
membri del collettivo, hanno denunciato nel 2009 l'espulsione di 2.200 Rrom
dalla regione parigina. Tuttavia, nessuna menzione viene fatta nel comunicato
dei "villaggi d'inserimento", che in altri momenti erano presentati come
alternative a queste espulsioni ripetute.
Un articolo dell’Humanité cita Malik Salemkour, vice-presidente della Lega
dei Diritti dell'Uomo: "Se ancora queste espulsioni avessero lo scopo di mettere
queste persone in un dispositivo per prendersele in carico… Ma non è così".
Qualche giorno più tardi, il 29 dicembre, in un articolo intitolato "Villaggi
d'inserimento, l'inizio di una soluzione?", Salemkour si esprime in questi
termini: "Sono chiaramente discutibili, dato che l'accompagnamento sociale
d'inserimento per il lavoro e l'alloggio è una buona cosa, occorre comunque
interrogarsi sulla sua logica etnica dato che in questi villaggi, non ci sono
che Rom." Si può rimanere sulla teoria, mentre si considerano degli uomini
come fossero materia prima? Perché "interrogarsi" è una cosa, rispondere alle
domande un'altra. Qualificare qualcosa come "discutibile" è una cosa, discuterla
realmente, un'altra. Perché Salemkour, la LDH, Romeurope ecc. non discutono
questo soggetto e non rispondono alle domande che si pongono? Cosa li ferma?
La voix des Rroms ha chiesto con una lettera del 29 dicembre 2009 a tutte le
associazioni firmatarie del comunicato menzionato di prendere una posizione
chiara e pubblica sui "villaggi d'inserimento", come La voix des Rroms ha fatto
già dal 2007. Senza risposta al 4 gennaio, ha reinviato l'appello, ma continua
il silenzio.
In queste condizioni, La voix des Rroms domande a tutte le strutture che
dicono di sostenere "i Rrom migranti": Sia di dire pubblicamente, chiaramente e
rapidamente la loro posizione riguardo "ai villaggi d'inserimento", o di tacersi
una buona volta per tutte e non "indignarsi" per le conseguenze di un
trattamento che rifiutano di denunciare.
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