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Francia
Di Fabrizio (del 09/01/2010 @ 09:11:08, in Europa, visitato 1467 volte)

Da La voix des Rroms

Dal 2006, sono stati costruiti dei "Villaggi d'inserimento per i Rom" nell'agglomerato di Seine-Saint-Denis. Vi sono sistemate delle famiglie selezionate dopo un'inchiesta sociale condotta dal Pact Arim, un'associazione delegata dalla prefettura. I beneficiari, Rom rumeni e bulgari, non ottengono alcun documento di lavoro dalla prefettura e quindi non possono lavorare legalmente. Di conseguenza, devono seguire, come tutti i loro concittadini, la procedura applicata alla vigilia dell'entrata della Bulgaria e della Romania nell'Unione Europea, che nei fatti rende il conseguimento di un titolo di lavoro quasi impossibile.

Questi ultimi giorni un'informazione è emersa dall'opacità dove si sono sviluppati questi progetti pilotati congiuntamente dalla prefettura, dai comuni di sinistra, da imprese e dalla solidarietà benevola di associazioni dette "umanitarie" che però sono quanti ostruiscono i fori: il 75% del budget di questi villaggi è consacrato alla guardiania ed alla sorveglianza. In effetti, vigilanti delle società private sono incaricati della sorveglianza di questi luoghi chiusi, dove è proibito l'accesso a tutte le persone esterne che non abbiano un'autorizzazione speciale rilasciata dal gestore.

Questi elementi rivelano che il fine reale di questi progetti è il controllo e la sorveglianza di una parte dei Rrom migranti originari della Romania e della Bulgaria, quando la parte rimanente, la maggioranza, è condannata a chinare la schiena sotto il manganello e ad andarsene. Da un lato le leggi privano uomini e donne, tra gli altri, del loro diritto elementare al lavoro, dall'altro questi progetti fanno credere che la sola maniera di inserire i "fuorilegge" che loro stessi hanno fabbricato è di concentrarli "nei villaggi d'inserimento per i Rom". L'accompagnamento sociale verso l'impiego di persone che non hanno il diritto di lavorare rivela il camuffamento di questa politica di contenimento e di controllo adottata dalle autorità. Questa politica esclude semplicemente che i Rrom pretendano d'inserirsi nel campo dell'applicazione della dichiarazione dei diritti dell'uomo, dunque dell'umanità. Cosa fa la  società civile?

Il collettivo Romeurope, che riunisce associazioni che si dicono a sostegno dei Rrom ed è finanziato dalla Fondazione Abbé Pierre, non si è mai espresso riguardo questi progetti. Una ventina d'associazioni, per la maggior parte membri del collettivo, hanno denunciato nel 2009 l'espulsione di 2.200 Rrom dalla regione parigina. Tuttavia, nessuna menzione viene fatta nel comunicato dei "villaggi d'inserimento", che in altri momenti erano presentati come alternative a queste espulsioni ripetute.

Un articolo dell’Humanité cita Malik Salemkour, vice-presidente della Lega dei Diritti dell'Uomo: "Se ancora queste espulsioni avessero lo scopo di mettere queste persone in un dispositivo per prendersele in carico… Ma non è così". Qualche giorno più tardi, il 29 dicembre, in un articolo intitolato "Villaggi d'inserimento, l'inizio di una soluzione?", Salemkour si esprime in questi termini: "Sono chiaramente discutibili, dato che l'accompagnamento sociale d'inserimento per il lavoro e l'alloggio è una buona cosa, occorre comunque interrogarsi sulla sua logica etnica dato che in questi villaggi, non ci sono che Rom." Si può rimanere sulla teoria, mentre si considerano degli uomini come fossero materia prima? Perché "interrogarsi" è una cosa, rispondere alle domande un'altra. Qualificare qualcosa come "discutibile" è una cosa, discuterla realmente, un'altra. Perché Salemkour, la LDH, Romeurope ecc. non discutono questo soggetto e non rispondono alle domande che si pongono? Cosa li ferma?

La voix des Rroms ha chiesto con una lettera del 29 dicembre 2009 a tutte le associazioni firmatarie del comunicato menzionato di prendere una posizione chiara e pubblica sui "villaggi d'inserimento", come La voix des Rroms ha fatto già dal 2007. Senza risposta al 4 gennaio, ha reinviato l'appello, ma continua il silenzio.

In queste condizioni, La voix des Rroms domande a tutte le strutture che dicono di sostenere "i Rrom migranti": Sia di dire pubblicamente, chiaramente e rapidamente la loro posizione riguardo "ai villaggi d'inserimento", o di tacersi una buona volta per tutte e non "indignarsi" per le conseguenze di un trattamento che rifiutano di denunciare.