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\\ Mahalla : VAI : scuola (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 26/07/2013 @ 09:02:30, in scuola, visitato 1357 volte)

21 luglio 2013 | Sergio Bontempelli - CORRIEREIMMIGRAZIONE

Il comune nega ai bambini del campo rom un mezzo per raggiungere la scuola. Ma la città insorge.

Ma i bambini rom a scuola ci vogliono andare? Secondo un antico stereotipo, la "cultura" dei rom e dei sinti non vedrebbe di buon occhio le "nostre" istituzioni educative. Ricerche più documentate, come quelle dell'Associazione 21 Luglio di Roma, mostrano invece le numerose forme di discriminazione e di esclusione nell'accesso alla scuola dell'obbligo (e non solo a quella).

A Pisa, però, è successo qualcosa che rovescia i pregiudizi diffusi: perché qui è il Comune che ha cercato di impedire la scolarizzazione dei rom, cancellando il servizio di scuolabus per i bambini del campo "Bigattiera". La vicenda ha suscitato un'imprevista mobilitazione di associazioni, famiglie e insegnanti. Vale la pena, dunque, vedere più da vicino quel che è successo.

Il campo della Bigattiera
La "Bigattiera" è la strada che congiunge la città di Pisa al litorale. D'Estate è molto trafficata, soprattutto nel week-end: le famiglie che non possono permettersi una vacanza prendono la macchina e se ne vanno sulla spiaggia a prendere un po' di sole. Con l'arrivo della stagione più fredda, la strada diventa deserta: anche perché siamo lontani dai centri abitati, non ci sono negozi né case, tutto intorno si vedono solo campi e terreni coltivati. A perdita d'occhio.

In fondo alla "Bigattiera" c'è il vecchio campeggio della Polizia di Stato: un tempo serviva agli agenti delle forze dell'ordine per farsi un po' di ferie. Poi, alla fine degli anni Novanta, è stato adibito a centro di accoglienza per i migranti albanesi. Rimasto vuoto per anni, nel 2007 è stato utilizzato dal Comune per collocarvi alcune famiglie rom, in attesa di una sistemazione migliore.
Doveva essere un campo temporaneo - "di transito", si diceva - ma come spesso accade (almeno in Italia) il provvisorio è diventato definitivo. E i rom sono rimasti lì fino ad oggi.

Nel frattempo lo "statuto" del campo è diventato oggetto di uno strano dibattito. Il Comune, che pochi anni prima aveva aperto l'insediamento, adesso lo considera "abusivo". La Regione, nella sua mappatura ufficiale, lo classifica invece come "ufficiale o riconosciuto". Un pasticcio terminologico che copre finalità diverse: perché l'Amministrazione comunale, fino a poco tempo fa, non faceva mistero di voler sgomberare il campo, mentre a Firenze si elaboravano progetti di inserimento abitativo graduale delle famiglie. Ma non divaghiamo, e torniamo alla vicenda dello scuolabus.

La soppressione dello scuolabus
Alla fine di ottobre 2011 Guia Giannessi, insegnante nelle scuole dell'obbligo, si rivolge alla stampa locale per denunciare un fatto che giudica molto grave: il piccolo autobus (il "pulmino", come lo chiamano i pisani), che accompagnava a scuola i bambini della Bigattiera, è stato soppresso. "Negli anni", spiega la Giannessi ad un giornale locale, "eravamo riusciti a portare i bambini rom a scuola. Ora gli sforzi degli insegnanti e dei genitori rischiano di andare perduti".

In effetti, per le combattive maestre del complesso scolastico "Niccolò Pisano" l'inserimento dei bambini della Bigattiera era un vero e proprio vanto. "I bambini avevano cominciato a frequentare con continuità", ci racconta Cristina Fontanelli, "molti avevano ottimi voti, e si era creato un clima di amicizia con i loro compagni di classe...".

Dopo la denuncia della Giannessi, la Giunta comunale interviene per spiegare i motivi della sua decisione. "Nel momento in cui avevamo detto che il campo sulla Bigattiera doveva essere chiuso - dice l'assessore alle politiche sociali, Maria Paola Ciccone, alla fine di ottobre 2011 - non potevamo attivare il servizio, sarebbe servito solo ad illudere chi invece deve andarsene". Per "non illudere", insomma, è meglio impedire ai bambini di andare a scuola...

Una "gara di solidarietà"
Non basta. Nell'Estate 2012, il Comune taglia la luce e l'acqua corrente: il campo rimane al buio, privo dei servizi essenziali che consentono la sopravvivenza. La situazione delle famiglie, che tra l'altro restano sotto minaccia di sgombero, è letteralmente disperata.

Per loro fortuna, però, i rom non sono soli: l'accorata denuncia delle maestre e la mobilitazione dei genitori lasciano il segno nell'opinione pubblica. Molte associazioni e volontari si mobilitano. E così, per un intero anno succede quello che difficilmente accade quando si parla di rom. I compagni di classe vanno a trovare i bambini al campo, i genitori portano la loro solidarietà alle famiglie, mentre la Pubblica Assistenza del Litorale Pisano organizza uno "scuolabus autogestito" con i propri volontari. Tutto questo non risolve i problemi, ma è un sostegno concreto a famiglie in difficoltà.

Ritorno di fiamma
Il resto è cronaca dell'oggi. Il 26 e 27 maggio 2013 si tengono anche a Pisa le elezioni amministrative. Il Sindaco uscente Marco Filippeschi - di centro-sinistra - viene riconfermato, ma qualche volto nuovo fa capolino nel Palazzo Comunale. L'assessore Ciccone - quella che aveva cancellato lo scuolabus - non c'è più, e tra i nuovi consiglieri comunali vi sono alcuni che hanno seguito da vicino la vicenda della Bigattiera.

Pochi giorni dopo le elezioni, arriva però una notizia che sa di beffa: i Carabinieri hanno aperto un'indagine contro alcune famiglie della Bigattiera, per evasione dell'obbligo scolastico. Come dire: prima si impedisce la scolarizzazione dei bambini, poi si denunciano le mamme perché non portano i figli a scuola... Ed è proprio questa notizia che riattiva la mobilitazione di associazioni, insegnanti e volontari.

Comincia così a circolare un appello che chiede l'immediato ripristino dell'energia elettrica, dell'acqua corrente e dello scuolabus: nel giro di poche ore, vengono raccolte 250 firme di altrettante personalità note a livello locale (tra cui quella dell'allenatore della squadra di calcio cittadina).

Incoraggiati da questo primo successo, i promotori dell'iniziativa decidono di fare il secondo passo: scrivono una mozione che obbliga il Sindaco a riattivare i servizi tagliati, e la consegnano al Consiglio Comunale, chiedendone l'approvazione. Due gruppi di minoranza - il Movimento Cinque Stelle e la lista civica di sinistra "Una Città in Comune", in coalizione con Rifondazione - firmano il testo e lo presentano formalmente al Consiglio. I gruppi della maggioranza, pur non firmando la mozione, si dicono interessati a muoversi: e la Presidente della Commissione sociale convoca un'audizione con le associazioni promotrici.

In bilico
La vicenda non è ancora chiusa, e i suoi esiti sono tutt'altro che scontati. La prossima settimana la mozione approderà in Consiglio Comunale, e le intenzioni della maggioranza non sono ben chiare. Da una parte, sono molti i sostenitori del Sindaco che intendono voltare pagina rispetto al passato, e che sono decisi a garantire almeno i diritti fondamentali alle famiglie rom. Dall'altra parte, vi sono fortissime resistenze: la riattivazione dei servizi al campo della Bigattiera viene interpretata da alcuni come una pericolosa delegittimazione dell'operato della "vecchia" Giunta.

Intanto, fuori da Pisa si discute di "strategia nazionale di inclusione dei rom", e in alcune città toscane si sperimentano forme innovative di superamento dei campi. Può darsi che questo vento di novità porti qualche folata anche nei pressi della Torre Pendente. Staremo a vedere.

 
Di Fabrizio (del 28/07/2013 @ 09:04:21, in scuola, visitato 1353 volte)

di Emilia Trevisani | 24 luglio 2013 Il Fatto Quotidiano

Associazioni e volontari presentano una mozione. Il Comune chiede che alle famiglie di impegnarsi di più a mandare i figli a scuola. L'assessore al sociale: "I bambini non devono fare le spese dell'insolvenza degli adulti"

A meno di due mesi dall'inizio dell'anno scolastico 47 bambini rischiano di non poter andare a scuola perché non esiste più un servizio di scuolabus. Succede alla periferia di Pisa: i bimbi coinvolti fanno parte della comunità rom del campo di via della Bigattiera, strada che congiunge la città con il litorale. Non mancano solo gli scuolabus: al campo rom non c'è acqua corrente e luce dal 2012. "Il diritto alla sopravvivenza viene ancora prima del diritto allo studio, alla Bigattiera abbiamo fatto un salto all'indietro di 20 anni" denuncia padre Agostino Rota Martir, sacerdote del campo di Coltano. Associazioni cittadine, volontari e insegnanti hanno dato la loro solidarietà alla comunità rom della Bigattiera attraverso una mozione dove si chiede al Comune di Pisa di ripristinare al più presto il servizio di scuolabus e fare in modo che il diritto allo studio non venga negato ai bambini del campo rom. Dal canto suo l'amministrazione comunale chiede alle famiglie rom di impegnarsi maggiormente nel mandare i figli a scuola. "I bambini non devono fare le spese dell'insolvenza di nessun adulto - afferma Maria Luisa Chiofalo, assessora comunale al Sociale e all'Istruzione - Il problema deve essere risolto entro settembre, per questo è stato aperto un tavolo con la Regione Toscana per gestire quella che per noi è un'emergenza".

Lo scuolabus che non c'è più
Il servizio attuale prevede tre pulmini impegnati nel trasporto degli studenti provenienti dai campi rom di Coltano e Oratoio. Ma dal 2011 non è più previsto il collegamento con la Bigattiera: il Comune lo ha tagliato perché classifica il campo rom e i suoi abitanti come "abusivi". Ma la storia appare più complessa. Di proprietà del Demanio l'area era stata data in concessione al Comune con un contratto di tre anni (dal 2007 al 2010) affinché fossero regolarizzate le posizioni abitative di 8 nuclei familiari. Circa 40 persone che, secondo il Comune, non potevano usufruire delle abitazioni consegnate alla comunità rom di Coltano nell'ambito del progetto per l'integrazione creato dalla municipalità pisana "Città Sottili".

Allo scadere del triennio la concessione non è stata rinnovata e il numero degli abitanti del campo è cresciuto: ad oggi vivono alla Bigattiera 150 persone, un terzo sono bambini. "Per quanto riguarda le bimbe e i bimbi al campo non autorizzato della Bigattiera - si legge in una nota del Comune di Pisa - solo tre dei circa 50 appartengono a famiglie che sono residenti a Pisa e che contemporaneamente sono nel comprensorio della scuola scelta: a questi è stato regolarmente assegnato il servizio come in tutti gli altri casi cittadini (il regolamento approvato dal consiglio comunale prevede che le famiglie richiedenti debbano essere residenti a Pisa e coloro che scelgono la scuola fuori dal comprensorio di residenza vengono serviti solo a riempimento di scuolabus parzialmente pieni). Quella delle bimbe e dei bimbi del campo della Bigattiera, che lo scorso anno hanno avuto frequenze in larga prevalenza basse o nulle, assume dunque i contorni di un'emergenza".

L'assessora Chiofalo assicura: "Città Sottili è un progetto che ha prodotto buoni risultati. I suoi limiti sono dovuti al fatto che non sempre c'è stata collaborazione da parte delle famiglie per il proprio inserimento sociale e lavorativo e soprattutto per l'impegno riguardo all'inserimento scolastico dei proprio figli. In ogni caso l'equazione scuolabus-scolarizzazione non esiste". Peraltro, nel caso della Bigattiera, a causa della scarsa frequenza degli alunni i carabinieri hanno fatto scattare una denuncia per abbandono scolastico nei confronti dei genitori e questo ha scatenato l'indignazione di associazioni e volontari. Alcuni cittadini hanno deciso di presentare una mozione per il ripristino del servizio di scuolabus che sarà discussa dal consiglio comunale di Pisa nei prossimi giorni con il sostegno di alcuni gruppi consiliari.

Un campo senza acqua ed elettricità
Ma alla Bigattiera c'è un problema ancora più grave della mancanza dello scuolabus: mancano acqua ed elettricità. Di fatto si va avanti con i generatori e l'acqua corrente, anche se il sistema idrico è stato riallacciato all'autoclave, è scarsissima. Come fanno sapere dalla direzione della Società della Salute di Pisa entrambi i servizi sono stati tagliati nel 2012 in seguito alle segnalazioni della Protezione Civile e dei vigili del fuoco che avevano denunciato il deterioramento (anche a causa di manomissioni) e la pericolosità degli impianti. E anche in questo caso a farne le spese sono soprattutto i bambini.

Come spiega Milorad Petroski dell'Asifar, associazione per lo sviluppo interculturale dei rom: "I bambini hanno detto di vergognarsi quando sono in classe con i loro compagni perché sono sporchi, non possono lavarsi. Le madri stesse non vogliono che vadano a scuola in quelle condizioni e mi hanno anche detto che sarebbero disposte a farli andare a scuola a piedi se prima almeno potessero lavarli. Qui non c'è nemmeno la possibilità di avere un frigorigero e ogni volta che piove il campo si trasforma in un lago di fango". Sara Cozzani, insegnante e presidente della sezione pisana di Opera Nomadi, aggiunge: "Come si fa a vivere senza luce e acqua? Questa è un'emergenza umanitaria. Il Comune insiste sull'autonomia delle famiglie ma in molti casi non è possibile. Oltre a mancare lo scuolabus i bambini sono costretti ad andare a scuola sporchi. E' degradante ed in alcuni casi, anche se isolati, perfino le insegnanti hanno fatto degli apprezzamenti sull'odore dei bambini".

Anche se di elettricità e scuolabus ancora non si parla, l'amministrazione comunale ha aperto un tavolo di confronto con la Regione Toscana per dare il via ad un micro finanziamento finalizzato alla scolarizzazione dei bimbi rom della Bigattiera che dovrebbe garantire la frequenza scolastica a settembre ma di deciso non c'è ancora niente. "Sono stato al campo della Bigattiera venti giorni fa - spiega l'assessore regionale al Sociale Salvatore Allocca - Queste persone vivono senza i mezzi minimi. La Regione deve occuparsi di tutti e non lasciare indietro nessuno. Per quanto riguarda il campo della Bigattiera stiamo pensando ad un progetto di finanziamento leggero". Nel frattempo a pagare il prezzo più alto sono i bambini.

 
Di Sucar Drom (del 21/08/2013 @ 09:01:45, in scuola, visitato 1116 volte)

Pubblicato da Claudio Gennari alle 14:27 DOMENICA 18 AGOSTO 2013 su SINTI IN VIAGGIO PER IL DIRITTO E LA CULTURA

La formazione per i praticanti (3,2), dal titolo "Pringiarasmi" (conoscersi), ha avuto una durata di 15 ore distribuite su cinque giorni (3 ore al giorno). I workshop si sono svolti il ​​4 maggio, 11 maggio, 18 maggio, 25 maggio e 8 giugno 2011. Venti partecipanti sono stati arruolati: insegnanti, operatori sociali, mediatori culturali. E' emerso che durante gli ultimi tre anni c'è stato un rallentamento di azioni nei campi della scuola, delle abitazioni e più in generale delle politiche sociali. Il giro d'affari tra i dipendenti pubblici è una delle cause più importanti di questa situazione, così come i tagli al bilancio alle città per le attività sociali.
Gli obiettivi dei gruppi di lavoro sono stati:
1. per informare le nuove generazioni di dipendenti pubblici e privati ​​e gli insegnanti, ma anche i lavoratori del privato sociale sulla realtà dei Rom e dei Sinti
2. per migliorare la capacità di dipendenti pubblici di capire le reazioni Sinti
3. per aumentare l'empatia servi civile con la comunità Sinti.

A Vicenza, Sucar Drom ha proposto il corso standard "Pringiarasmi" sviluppato per il progetto Respect +. Infatti l'amministrazione locale (comunale) era abbastanza entusiasta per l'idea e la possibilità di lavorare con la comunità Sinti. È un dato di fatto, dice Davide Casadio, uno del personale Sucar Drom, si trasferì a Montecchio Maggiore (abbastanza vicino a Vicenza) quando si è sposato. Mentre viveva in un'altra città, il suo ruolo di pastore della Chiesa gli diede una figura di spicco tra i Sinti Veneti (i Sinti parlano una variante specifica della lingua dei Sinti influenzato dal dialetto veneziano) e soprattutto tra le persone che vivono nella zona di Vicenza. Per questo motivo e per ragioni interne del Comune è stato molto cordiale, anche se piuttosto lento per quanto riguarda l'attuazione effettiva a causa di qualche problema creato dalla minoranza del Consiglio di Lega Nord (un partito xenofobo e populista). Il corso però è stata attuato in maggio (e giugno) e una ventina di persone hanno partecipato al corso.
Il corso è stato presentato dall'Assessore per la città Servizi Sociali. Questo avallo politico era molto importante non solo per il corso stesso, ma anche per il futuro delle relazioni tra la comunità sinti e l'amministrazione locale.

Il secondo importante risultato del corso di Vicenza è stata la forte partecipazione degli insegnanti. Essi erano perplessi dal comportamento di Sinti bambini. Pertanto sono state ipotizzate diverse spiegazioni per il loro comportamento (frequenza scolastica scarsa, incapacità di concentrarsi, difficoltà linguistiche, ecc.) e che si stavano cercando risposte definitive. Infatti Sucar Drom non poteva dare loro un ultima parola circa i loro problemi specifici, ma ha fornito una panoramica generale della cultura dei sinti in grado di dare loro gli strumenti per analizzare casi specifici. Erano molto felici della quarta sezione incentrata sulla politica scolastica e sulle tattiche per migliorare la frequenza. Il corso è stato molto apprezzato, soprattutto perché i dipendenti pubblici hanno intese sia la rilevanza sociale che politica del problema affrontato. Infatti la presenza dell'assessore, insieme alla sua piena partecipazione alla prima seduta di allenamento, ha reso tutto il percorso molto interessante. Inoltre i partecipanti sono stati molto attivi e la presenza del Sig. Casadio durante tutto il corso li ha aiutati a comprendere il punto di vista specifico degli abitanti locali, che conosce molto bene.
Sucar Drom ha organizzato a Vicenza anche la sessione informativa per i rom "Conosci il tuo diritto e dei Tuoi diritti" (WP3.3). Svoltasi in un solo giorno (lunghezza: 4 ore) nel "campo" rom e sinti di Vicenza, la sessione interattiva ha visto la partecipazione di 10 sinti che vivono nella città di Vicenza. Anche in questo caso, come a Mantova, il tema cruciale è stata la politica degli alloggi e dei diritti connessi. Alla fine del processo, i partecipanti sono stati molto soddisfatti perché hanno trovato qualcuno in grado di spiegare (in un linguaggio semplice) quali sono le reali possibilità e che la soluzione si può discutere con l'amministrazione locale, per risolvere il problema degli alloggi, nonché de doveri scolastici.

www.morespect.eu

 
Di Fabrizio (del 23/08/2013 @ 09:02:22, in scuola, visitato 1287 volte)

di Claudio Dionesalvi

Cosenza, sponda sinistra del fiume Crati, pianeta Terra. Un'esperienza di didattica dal basso

Nel 2006 ci siamo riuniti per la prima volta in uno spazio autogestito. Abbiamo deciso di chiamarci Coessenza. Accomunati dalla passione per la scrittura, condividiamo conoscenza, lettura e reciproco ascolto. Ci unisce la voglia di camminare in basso. Diamo il nostro piccolo contributo nella lotta contro il diritto d'autore che in Calabria, come in molti altri luoghi, domina in maniera mafiosa il sistema dell'editoria. Per un anno abbiamo solo parlato, letto, ascoltato. Poi ci siamo decisi a pubblicare racconti, poesie, saggi. Non è andata male. Anzi, se avessimo voluto diventare una casa editrice, forse non ci sarebbe stato difficile farlo. Ma non era questo che volevamo fare. Allora, nel terzo anno di attività, ci siamo detti che bisognava provare ad andare ancora più in basso, cercando nuovi linguaggi, sperimentando forme innovative di espressione in mezzo alle persone che vivono nei quartieri periferici della città, dai quali molti di noi provengono, in cui alcuni di noi abitano.

In questo sforzo di ricerca, quando Elisabetta ci ha fatto notare che sulla riva sinistra del fiume Crati, a Cosenza, sul pianeta Terra, la situazione è più difficile che mai, abbiamo deciso di incontrare i bambini "invisibili" del villaggio rom. Insieme a loro, collaborando anche con altre associazioni sensibili ai diritti dei migranti, abbiamo dato il via alla Scuola del Vento. Si chiama così perché una delle prime volte che siamo entrati nel villaggio, il vento si è divertito a lanciare in aria il nostro gazebo che ha cominciato a rotolare tra le baracche. Tutti insieme divertiti lo abbiamo inseguito. È bello vedere una scuola che vola. Inseguendo il gazebo, ci è capitato di guardare in alto. E così dal campo rom abbiamo intravisto i tetti della città. Non li avevamo mai notati, i tetti. Grazie a Tony e ad altri vecchi e giovani compagni, per alcune settimane abbiamo tenuto lezioni di Italiano, Matematica, Decupage e Artigianato.

I bambini rom imparano subito, ti aspettano con ansia quando sanno che vuoi insegnar loro qualcosa e hai scelto di farlo nel loro mondo, quello dei gitani, all'aperto, lontano da aule anguste e chiuse, dove tante scuole italiane, purtroppo, ritengono ancora di poter "formare i cittadini", limitandosi però ad allevare polli-bambini. Aule strapiene, insegnanti mummificati, progettifici, scarse attività di recupero, otto ore in classe, razzismo, quantificazione del sapere... per fortuna non tutte le scuole sono così, ma ce ne sono tante. In queste scuole non troveranno mai spazio né i rom né tanti altri ragazzi che non provengono dalle famiglie pubblicizzate negli spot televisivi di una nota marca di biscotti. Noi non vogliamo distruggere l'istituzione scolastica. Anzi, facciamo di tutto affinché i ragazzi di tutte le etnie e culture la frequentino. A Cosenza ci sono pure scuole che si sono poste l'obiettivo di concedere cittadinanza in aula ai rom. Ma in generale nell'ultimo decennio si è imposto il modello scuola-azienda, a volte degenerante in assurde mini-istituzioni totali che noi sogniamo di destituire, esautorare.

Vogliamo dare il nostro piccolo contributo. Sappiamo che i bambini del villaggio rom rischiano di diventare, tra qualche anno, i soldatini della ‘ndrangheta del domani. Quelli che riscuoteranno tangenti, venderanno droghe, ruberanno macchine per chiedere il riscatto e, in caso di necessità, saranno "battezzati" per andare a compiere missioni di morte. Ciò è accaduto in questa terra negli ultimi vent'anni. Le comunità nomadi, da sempre, sono state spinte a privarsi delle loro radici culturali. Corpi, consensi e saperi comprati e svenduti. Al di fuori della carità e della compassione che a volte finiscono solo per allevare disperazione e sotterrare l'umana dignità, in pochi hanno fatto veramente qualcosa di costruttivo con gli zingari.

Per noialtri, montare il nostro gazebo nel villaggio per due o tre volte a settimana, significa imparare, divertirci, praticare una didattica diversa, esercitare un'Altra cittadinanza, ribellarci all'ondata di paura e moral panic. Mentre i malgoverni delle città studiano le prossime mosse per divorare i fondi europei disponibili in materia di contrasto alla discriminazione dei rom e sinti, la mancata soluzione della questione gitana spinge intere popolazioni che con essi vivono a contatto, a identificare il male con gli zingari, trascurando il problema di quanta aggressività e disperazione si annidino nelle nostre famiglie, nei nostri condomini, negli uffici pubblici, sui luoghi di lavoro, nelle caserme, nei tribunali e nelle italiche strade.

Durante l'estate abbiamo fermato l'attività didattica. Siamo andati a trovare i bimbi rom solo per giocare a pallone con loro. Perché ogni scuola ha i suoi tempi di pausa. Dall'inizio dell'autunno, grazie anche ad altre associazioni cittadine, con il consenso degli adulti rom, abbiamo ricominciato a condividere questa esperienza. Giovannone ha costruito nel campo sul fiume, insieme ai bimbi rom, una baracca che è la sede della Scuola del Vento. Continuiamo a frequentare la baraccopoli, nella speranza di rivedere una verde scia luminosa solcare il cielo al tramonto, com'è accaduto in una sera di giugno, sul villaggio in riva al Crati. Non un miracolo. Forse un meteorite. Di certo era una scia volante persistente e colorata, che si muoveva rapida seguendo il fiume. E i nostri sogni pure.

 
Di Fabrizio (del 05/09/2013 @ 09:03:21, in scuola, visitato 1050 volte)

Slovacchia, rapporto di Amnesty International sui diritti violati degli alunni rom (CS104 - 04/09/2013)

In Slovacchia, migliaia di alunne e alunni rom stanno iniziando un altro anno scolastico in classi e scuole separate e la continua mancanza d'azione da parte del governo contro la segregazione di migliaia di bambini è un vergognoso e illegale affronto nei confronti della società.

È quanto ha dichiarato oggi Amnesty International, presentando il rapporto "Promesse non mantenute: la segregazione degli alunni rom continua", nel quale denuncia la continua e neanche riconosciuta assenza di iniziative per eliminare la duratura discriminazione dei rom nel sistema scolastico.

"È giunto davvero il momento che le autorità slovacche pongano fine alla prassi discriminatoria della segregazione nel campo dell'istruzione e riconoscano che hanno la responsabilità di garantire che tutti i bambini e le bambine abbiano uguale accesso a un'istruzione di qualità" - ha dichiarato Jezerca Tigani, vicedirettrice del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International.

Secondo una ricerca del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, circa il 43 per cento dei rom iscritti alle scuole ordinarie è stato posto in classi etnicamente segregate. In assenza di una riforma complessiva del sistema, il governo slovacco sta tollerando una discriminazione illegale basata sull'etnia nel campo dell'istruzione.

Il 30 ottobre 2012 il tribunale regionale di Presov, nella Slovacchia orientale, aveva dato alla comunità rom un segnale di speranza, stabilendo che l'inserimento di alunni rom in classi separate di una scuola elementare del villaggio di Sharishské Micha'any violava l'Atto antidiscriminazione ed era contrario alla dignità umana. Il tribunale aveva ordinato alla scuola di modificare la prassi per l'inizio dell'anno scolastico 2013-14.

Questo caso ha messo in evidenza quanto le singole scuole e le autorità locali non siano consapevoli di cosa costituisca discriminazione e segregazione. Ha inoltre posto in luce la mancanza di fondi aggiuntivi per garantire un'istruzione uguale e inclusiva a beneficio dell'intera popolazione scolastica.

"Le autorità nazionali devono assistere la scuola di Sharishské Micha'any con direttive chiare e coi fondi extra, necessari per rispettare la sentenza. In questo modo, incoraggeranno altre scuole a spezzare il circolo della segregazione per motivi etnici e invieranno al resto della società il segnale che la segregazione etnica non sarà tollerata" - ha commentato Tigani. "Spetta al governo slovacco dare attuazione al diritto di accedere all'istruzione senza discriminazione, attraverso una riforma complessiva e forme di assistenza mirata all'interno del sistema educativo".

La diffusa e continua segregazione dei bambini e delle bambine rom nelle scuole della Slovacchia ha implicazioni più ampie, poiché mediante essa le autorità slovacche stanno anche violando il diritto internazionale dei diritti umani e la legislazione antidiscriminazione dell'Unione europea. La Commissione europea ha la responsabilità, l'obbligo e gli strumenti per assicurare che gli stati membri rispettino le norme dell'Unione europea, anche attraverso procedure d'infrazione.

"E' ora che la Commissione europea assuma una posizione più incisiva e agisca direttamente verso quei paesi, come la Slovacchia, i cui governi non fermano una segregazione diffusa e sistematica che non ha alcun posto nell'Europa del XXI secolo e che contraddice completamente le leggi dell'Unione europea e i principi del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali su cui l'Unione europea è orgogliosa di essere stata fondata" - ha concluso Tigani.

Approfondisci la campagna per i diritti dei rom in Europa

FINE DEL COMUNICATO Roma, 4 settembre 2013

Per interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell.348-6974361, e-mail press@amnesty.it

 
Di Fabrizio (del 15/09/2013 @ 09:00:36, in scuola, visitato 901 volte)

Quando ero piccolo io, lo spazio verde di fronte al parcheggio grande di viale Monza era un paradiso: montagnette di terra, cespugli, buche - l'ideale per giocare a indiani e cow-boy. Qualche anno fa, cambiò tutto, e divenne un elegante parchetto con panchine, tavoli da pic nic e giochi per bambini. Ci passo ancora spesso, visto che l'area è coperta da wi-fi.

Leggo che dalle parti nel novarese i genitori (italianissimi) stanno ritirando i loro pupi dalla scuola, perché ci sono troppi sinti (italiani anche loro, suppongo, ma la cosa ha importanza minima) lì iscritti. Ma sono i bambini che si ritirano (tipo che li ho messi in lavatrice col programma sbagliato) perché i sinti occupano troppo spazio, o che cosa? Non ho capito bene, in effetti.

Però, ricordo lo scandalo mediatico, quando la stampa italiana raccontò di un episodio simile in Slovacchia. La Slovacchia, bene o male da anni si sta impegnando per superare quella situazione. Ma se la cosa accade nella nostra amata Italia, sembra che possiamo risparmiarci le facce di circostanza. Noi, siamo civili a prescindere!

Il parchetto che descrivevo all'inizio è frequentato da bambini italiani, cinesi, rumeni, egiziani, senegalesi, persino da un inglese. Ogni tanto si affacciano anche piccoli rom. Di norma, ognuno gioca con i propri connazionali. Li osservavo, nel deserto di agosto, guardarsi attorno, spersi e soli. Così, finiva che il piccolo cinese, annoiato, chiedeva al coetaneo senegalese se voleva fare due tiri a pallone, e quest'ultimo finiva per coinvolgere il piccolo egiziano. Quando era di tornare a casa per cena, si davano appuntamento per il giorno dopo. E i loro genitori, per non fare brutta figura di fronte ai futuri eredi, iniziavano a parlare tra loro, in italiano, OVVIAMENTE, lingua franca che mette tutti d'accordo.

E questo valga anche per quei politici-avvoltoi, che hanno colto subito la palla al balzo.

 
Di Fabrizio (del 17/09/2013 @ 09:09:53, in scuola, visitato 1191 volte)

Spett.
Dirigenti e Professori
degli Istituti scolastici

Aizo, Associazione Italiana Zingari Oggi - sezione di volontariato Trentino-Alto Adige, propone ai docenti e agli alunni/studenti il programma di interventi per scuole di ogni ordine e grado per l'anno scolastico 2013-2014.

L'Associazione di volontariato che ormai da parecchi anni accompagna sinti e rom nel cammino scolastico (e non solo) si offre con disponibilità, serietà ed esperienza ad operare in collaborazione col corpo docente negli istituti, nelle classi o in affiancamento a singoli alunni/studenti.

Gli interventi di seguito proposti servono a sensibilizzare alunni/studenti e docenti alla cultura rom e sinta, a combattere pregiudizio e stereotipo, ad aiutare a costruire un percorso didattico che leghi la particolare educazione dei sinti alle richieste scolastiche.

Esperti sinti ed esperti gagè (non sinti o non rom) creeranno le condizioni affinchè emergano le tante domande che i giovani si pongono su una cultura, quella rom e sinta, ai più sconosciuta: Sono italiani? Da dove vengono? Come vivono? Quanti sono? Rubano o leggono la mano? Perché vivono nei campi abusivi? Sono clandestini e delinquenti? Perché hanno belle macchine? Perché hanno così tanti bambini?

Noi di Aizo crediamo che attraverso la conoscenza si possa creare un legame fra le diverse culture presenti sul territorio, un legame di reciproco rispetto, condizioni essenziali per costruire una società giusta e un benessere sociale diffuso.

Il Presidente
Gian Luca Magagni

Le proposte scuola di Aizo sezione di volontariato Trentino-Alto Adige di quest'anno prevedono:

  • Lezione spettacolo: gli esperti, due gagè e due sinti (il termine gagè viene usato da rom e sinti per riferirsi ad ogni persona che non fa parte del loro popolo) delineeranno gli aspetti fondamentali della cultura (la famiglia come clan, il rito matrimoniale, la lingua, i mestieri tradizionali ed i lavori attuali, i luoghi e i non luoghi dell'abitare quali campi sosta e microaree, l'arte) e della storia del popolo romanì (dalle origini ai giorni nostri). I cenni storici offrono lo spunto per riflettere sull'attualità e sul persistere ancora oggi di stereotipi e pregiudizi legati al mondo “zingaro”. L'esposizione orale è supportata dalla proiezione con Power Point di una mostra fotografica comprensiva di 60 immagini che ritraggono il popolo romanì attraverso la quotidianità della loro storia e nell'attualità. Nell'intervento vengono utilizzati altri strumenti di conoscenza della cultura romanès quali la musica (eseguita dal vivo dai Sinti di Rovereto Manuel e Popo) e la poesia. La lettura in forma teatrale delle poesie scritte da artisti sinti proietta gli studenti nel vissuto emotivo della popolazione romanès
  • Seminario per docenti: due mattine di due ore ciascuna daranno la possibilità al corpo docente di acquisire nozioni sulla popolazione romanì. Le prime due ore saranno dedicata all'informazione rispetto ad una popolazione ai più sconosciuta, partendo da dati storici e affrontando i problemi di attualità. Importante sarà approfondire la situazione di discriminazione che vivono in Europa ed i motivi che hanno portato la Comunità Europea a promuovere dei percorsi d'inclusione delle popolazioni romanì, oppure comprendere come sono considerati nel nostro ordinamento, se vivono di sussidi o di lavoro… Nelle due ore del secondo appuntamento verranno affrontate le difficoltà scolastiche dei ragazzi sinti e rom, nella ricerca di una scuola che li possa formare. Alcune esperienze di docenti e un esperto aiuteranno la riflessione comune. Obiettivo del seminario è aiutare il corpo docente ad affrontare delle situazioni che potrebbero sembrare difficili se affrontate senza strumenti adeguati.
  • Visione e discussione di un film: un momento di riflessione, conoscenza e discussione alla presenza di esperti sinti. Attraverso la proiezione di una pellicola di tematica legata ai sinti e ai rom, si crea l'occasione agli studenti di chiedere spiegazioni ai “diretti interessati” o sciogliere quelle curiosità che sono sì del film, ma che sono spesso radicate nel pregiudizio. Il rapporto diretto fra studenti e sinti speriamo avvicini i giovani della popolazione maggioritaria ai rappresentanti del popolo romanì, contribuendo ad un percorso di pace attraverso l'istruzione e la conoscenza veritiera del prossimo. I film recenti proposti sono: La canzone di Rebecca; Rukelie. I film potranno variare rispetto alla disponibilità.
  • Porrajmos: lezione spettacolo sul genocidio dei campi di sterminio nazisti, sulle atrocità del passato e il razzismo di oggi. Alunni e studenti avranno modo di approfondire questo nero capitolo della storia dell'umanità dal punto di vista di una popolazione alla quale è stato per lungo tempo negato ogni ufficiale riconoscimento dello sterminio subito, oltre che comprenderne l'elevato grado di gravità: l'80% della popolazione sinta e rom in Europa è stato annientato dal nazismo. La profondità della prospettiva storica fornisce interessanti elementi per parlare delle attuali condizioni di vita di questa popolazione e del persistere di un clima di sospetto e di ostilità nei suoi confronti.

I volontari Aizo si rendono disponibili a collaborare con i docenti per la progettazione e la eventuale creazione di ulteriori percorsi o ad apportare parziali modifiche od integrazioni a quelli sopraproposti. In attesa di un Vostro gentile riscontro porgo cordiali saluti.

Riferimenti Sede: Via San Cristoforo, 4 Pomarolo (TN)- Cell.: 338 5485616
E-mail: maggianluca@hotmail.com Sito Internet: www.aizo.it
Referente: Gian Luca Magagni

 
Di Fabrizio (del 19/09/2013 @ 09:02:33, in scuola, visitato 1477 volte)

in foto, il colonnello George Armstrong Custer

Alla c.a. del Sindaco di Segrate
della Giunta Comunale
del Consiglio comunale

Buongiorno,
siamo un gruppo di cittadini che, insieme alla Comunità di Sant'Egidio, operano come volontari nelle baraccopoli abitate da persone rom, con compiti umanitari di sostegno alle prime necessità (alimentazione, salute, scolarizzazione, casa o altra struttura in grado di fornire protezione) e di avviamento a progetti di lavoro e casa.
 
Esprimendo una forte preoccupazione per la violazione dei diritti umani nei confronti specialmente di una bambina di 7 anni, facciamo presenti alcuni avvenimenti recentemente accaduti nel territorio di questo Comune:

  1. Il giorno 07-09-2013 la Polizia locale si reca nell'area di Via Umbria per effettuare lo sgombero di due famiglie ivi residenti in modo abusivo. Al campo non vi è nessuno. Il campo viene raso al suolo, tutti i beni vanno perduti e gli occupanti, al loro ritorno scoprono di non avere più un rifugio, né vestiti, né pentole per poter cucinare, né materassi, né coperte, né zaino scolastico. Una bambina di 7 anni cerca il suo cane, che era rimasto al campo. Il cane non c'è: nel rispetto delle norme è stato accompagnato al canile di Vignate, ove avrebbe potuto avere un tetto sotto cui dormire, cibo e cure adeguate. Nessuno, tra quanti hanno ordinato ed eseguito lo sgombero, ha pensato di fornire le stesse garanzie agli esseri umani, nemmeno alla bambina, che nonostante i suoi 7 anni si è vista costretta a dormire all'addiaccio e a patire la fame.
    Abbiamo provveduto a soccorrere le due famiglie e ci siamo interessati presso il canile per restituire il cane; all'atto della restituzione, ci è stato chiesto di pagare alla Asl 122,30 euro. 
    Se scopo degli sgomberi è anche quello di ripristinare la legalità, suscita interrogativi il fatto che gli stessi  non avvengano nel rispetto della legalità medesima. Ovviamente il fatto che queste persone occupassero abusivamente un terreno non autorizza le Istituzioni a trascurare le norme che regolano tali azioni, compresa l'offerta di ospitalità in comunità per la bambina e la sua mamma, e il necessario preavviso in forma scritta dello sgombero. In particolare, si ricordano le Prescrizioni delle Nazioni Unite in materia di sgomberi forzati, stabilite nelle Linee guida sugli sgomberi forzati del 20 maggio 1997 del CESCR (Comitato per l'osservanza dei diritti economici, sociali e culturali), la Raccomandazione 2005 (4) adottata il 23 febbraio 2005 dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, l'art.7 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, l'art.8, comma 1, della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali (CEDU), ratificata e resa esecutiva nel nostro ordinamento con la legge 4 agosto 1955, n. 848.
  2. Il giorno successivo allo sgombero, abbiamo portato alle due famiglie coperte, indumenti e tende che abbiamo dovuto acquistare, vista la distruzione di quelle in cui abitavano.
  3. Il 12-09-2013, primo giorno di scuola, le due famiglie vedono ripetersi un altro sgombero, avvenuto sempre senza preavviso e in assenza degli interessati. Nelle ore e nei giorni successivi, non potendo tollerare che esseri umani rimanessero privi delle più elementari tutele per la sopravvivenza, ci siamo visti costretti a ripetere l'intervento umanitario messo in atto pochi giorni prima.
  4. Il giorno 16-09-2013: lo sgombero si ripete per la terza volta in dieci giorni. Anche questa volta agli interessati viene impedito di prendere ciò che appartiene loro, e tutti i beni, benché di loro proprietà, vengono nuovamente distrutti (tutti i vestiti, il materiale scolastico). Le due famiglie dormono ora all'addiaccio sotto un ponte, nonostante la temperatura si sia notevolmente abbassata. Nel frattempo siamo molto preoccupati per la frequenza scolastica della bambina, non essendo possibile presentarsi a scuola in condizioni igieniche adeguate e dopo aver trascorso notti a stomaco quasi vuoto e non potendo dormire per il freddo. Questo nonostante il diritto allo studio debba essere garantito.

Considerato quanto sopra, chiediamo al Comune di Segrate come intende tutelare il percorso scolastico e la salute psico-fisica di una bambina di 7 anni abitante nel suo territorio. 
Auspichiamo che il Comune di Segrate operi nel rispetto delle leggi, evitando le modalità di sgombero attuate nelle scorse settimane. Inoltre, si sottolinea che, oltre a violare le normative internazionali, gli sgomberi senza soluzioni alternative non risolvono il problema della presenza di famiglie indigenti sul territorio del Comune, ma lo spostano semplicemente in un'area vicina, aggravando le condizioni di vita specialmente dei minori. 
 
Disponibili a fornire ulteriori informazioni, si inviano distinti saluti.
 
Flaviana Robbiati, Assunta Vincenti - "mamme e maestre di Rubattino"
Comunità di Sant'Egidio

 
Per informazioni:

  • Dr. Stefano Pasta (Comunità di Sant'Egidio Milano onlus) 338-73.36.925 - santegidio.rubattino@gmail.com 
  • Flaviana Robbiati 339-16.84.800
  • Assunta Vincenti 333-98.10.620

Se volete discuterne dal vivo con "mamme e maestre di Rubattino", l'appuntamento è domani a Pessano con Bornago


Per terminare, ma solo per chi vuole, una torta con ciliegina compresa:

Nicoleta e il suo sogno da grande
16 settembre 2013 - di Franca Fabbri (Sevizio EDU Lombardia) per "Segnali di fumo - il magazine sui Diritti Umani"

Nicoleta è una bimba Rom di undici anni che vive in un campo nomadi con la sua famiglia, composta da mamma Camelia, papà Nicol e i due fratelli Mario - di appena due anni - e Samuel. Samuel e Nicoleta sono 'il calciatore' e i 'bimbi rom in biblioteca' già apparsi sulle pagine di Segnali di Fumo.

Ho conosciuto questi bambini grazie all'insegnante Flaviana Robbiati, una delle prime maestre di Milano ad accogliere favorevolmente i bimbi Rom a scuola: Flaviana partecipò, diversi anni fa, a un'assemblea circoscrizionale di Amnesty Lombardia in cui raccontò l' esperienza di inserimento dei bimbi rom nella sua scuola, che già da qualche anno stava portando avanti insieme ad altre insegnanti e ad alcune mamme di bambini italiani.

Nicoleta mi colpì fin dal nostro primo incontro avvenuto nella biblioteca civica vicina alla scuola che lei frequenta: aveva necessità di migliorare la conoscenza della lingua italiana -che per lei, romena, è una seconda lingua - e io mi proposi di aiutarla. Finita la nostra conversazione, mentre ci stavamo avviando verso l'uscita lungo i corridoi della biblioteca, mi chiese: " Ma di chi sono tutti questi libri?". " Sono anche nostri, di chi li vuole leggere" le risposi. "Allora ne posso prendere uno anch'io?". Non credetti alle mie orecchie, memore della fatica che avevo fatto, durante i miei lunghi anni di insegnamento, per far leggere schiere di bambini, per lo più recalcitranti. Scelse 'Favole al telefono' di Gianni Rodari e lo riconsegnò la volta successiva raccontandomi, molto divertita, la storia di 'Alice cascherina' e del 'Naso che scappava'. Chiese un nuovo libro e ciò avvenne ogni volta che ci incontravamo in biblioteca: era ed è rimasta sempre ed è rimasta un'avida lettrice.
Nei due anni trascorsi dal nostro primo incontro abbiamo condiviso molti momenti felici: ad esempio la settimana scorsa Nicoleta è stata con me dalle 11 alle 17,30 e abbiamo trascorso una bella giornata insieme. Puntuale all'appuntamento, ben vestita e ben pettinata, è stata per un giorno 'la figlia di una mia amica' in tutte le occasioni in cui l'ho presentata ad altri e, dal dentista (con cui avevo appuntamento), è stata promossa a 'mia nipote maggiore'. Non mi piace mentire, ma avrei evitato di dire queste piccole bugie se non mi avessero chiesto con insistenza 'chi fosse quella bella bambina'; lei era divertita dalla prontezza delle mie risposte : le abbiamo commentate e abbiamo chiarito il senso della parola 'pregiudizio' che peraltro già conosceva.

Una vera giornata insieme con la mia 'nipote maggiore': un giro all'interno del mio condominio con sosta ai giochi per bimbi, il pranzo solo noi due in tinello a base di insalata di riso, vitel tonné e ciliege, un passaggio in biblioteca per spiegare lo smarrimento del libro preso a prestito da Nicoleta; poi insieme dal mio dentista, il ritorno verso casa mia con sosta dal gelataio artigianale, un riposino previa lettura sui divani e infine il rientro a 'casa' di Nicoleta, con il proposito di fare ancora molte cose insieme.

Una bella esperienza per me e, spero, anche per lei.

La mia simpatia per Nicoleta deriva proprio da tutte queste sue qualità: è educata e discreta, mai inopportuna, anche nel pormi le domande che un ambiente nuovo le suggerisce, con un tono di voce tanto sommesso da doverle spesso far ripetere quanto dice. Soprattutto è felice per le piccole cose: una passeggiata in Pazza Duomo o un bagno in piscina la fanno saltare di gioia come succede per le nuove esperienze che ci piacciono, ma che raramente abbiamo l'occasione di vivere.
Sono due anni che la conosco e ogni volta che ci incontriamo mi dispiace sempre lasciarla. Spesso temo che non si presenti agli appuntamenti, ma so che, se ciò dovesse accadere, non sarà certo per sua volontà; è la sua situazione familiare che spesso mi preoccupa: un trasferimento improvviso o uno sgombero non annunciato, come già altre volte è accaduto, potrebbero tenerla lontana.

Se anche questo dovesse accadere, credo che nessuno potrà toglierle la gioia delle esperienze condivise, così diverse da quelle della sua vita quotidiana.

Da grande vorrebbe fare l'ostetrica. Ricordiamocelo!

 
Di Fabrizio (del 07/10/2013 @ 09:00:56, in scuola, visitato 1107 volte)

I sacchetti - Monday, September 30, 2013 BALKAN CREW

Mirela abita al ponte Gazela. Nella casetta n. 67, fatta di cartone, lamiera e compensato. Questo è il suo indirizzo. Ha due sorelle ed un fratello. Frequenta la sesta classe. Un giorno, a scuola hanno parlato sul tema "Piccole cose che per noi significano molto" Alcuni bambini hanno raccontato del telefonino cellulare, alcuni di collezioni di bigiotterie, altri di cartoline arrivate da ogni parte del mondo oppure di libri, album di figurine e così via. Mirela ha deciso senza un attimo di esitazione: le borse di plastica. I normalissimi sacchetti per la spesa. Per lei sono piccolezze ordinarie ma anche cose importanti nella sua vita e in quella dei suoi fratellini. I bambini l'ascoltano con interesse.
Alle prime non la capiscono ma sono certi che sia un'alunna in grado di fornire sempre risposte esatte e attinenti. E' un'ottima alunna.

- Quali sacchetti? Di caramelle? Di regali?- chiedono alternandosi i bambini, impedendole di finire il suo racconto.
- I sacchetti, i sacchetti qualunque - ripete semplicemente Mirela. - Io conservo sempre i sacchetti perché so che mi aiuteranno. Se cade la pioggia, la nostra casetta ha un sacco di buchi nel tetto, che il papà ripara sempre. Ma non serve a niente. Quando piove fuori, piove anche dentro la nostra piccola abitazione. Io allora salvo quello che è più importante, i libri ed i quaderni di scuola e li metto nelle borse di plastica che mi ha dato la commessa del negozio al blocco 28 *.
Così sono un po' tranquilla perché so che le mie cose non si bagneranno, so che resteranno belle asciutte.
Le borse per me sono importanti anche quando vado a scuola.
La mamma, a me e ai miei fratelli, infila in ogni piede un sacchetto, che lega intorno al ginocchio. Solo così possiamo passare attraverso il Gazela e il fango del villaggio. Una volta raggiunto l'asfalto io levo i sacchetti e resto con le scarpe da ginnastica pulite. Questo è l'unico modo per venire a scuola e non essere rimandata indietro. Sì, perché le addette delle pulizie non vogliono che sporchi e dicono che siccome vivo nel fango non c'è altro modo per liberarmene. Io custodisco ogni sacchetto che mi capita e, prima o poi lo uso-.

- A volte, quando vedo che qualcuno sta per buttarne via uno ancora pulito, non mi vergogno di chiederglielo per piacere. Le borse di plastica mi serviranno anche alla fine della scuola di base*. Anche alle mie sorelle e a mio fratello. So che le persone nella vita di tutti i giorni non le notano considerandole insignificanti e spesso le gettano quando arrivano a casa, dopo averle svuotate di tutte le cose costose che ci sono dentro-.
Gli alunni se ne stanno in silenzio. L'insegnante dice che Mirela ha dato il migliore esempio di quanto le cose 'banali' di tutti i giorni, possano essere importanti nella nostra vita. Mirela ottiene un ottimo voto e l'indomani... l'indomani, l'insegnante e i bambini della sua classe le comprano un'infinità di borse che le potranno servire fino al termine della scuola.
Ed anche durante le vacanze, quando la scuola è chiusa. Mirela ama la pioggia, le piace pestare coi piedi nudi nelle pozzanghere e fare torte con il fango insieme agli altri bambini del villaggio.
Solo allora i suoi sacchetti si riposano ed aspettano in buon ordine di ritornare a scuola con la piccola Rom.

Racconto di Radmila Pecija Urosevic
Traduzione di Laura Maestrello


Vedi anche: Gazela

 
Di Fabrizio (del 09/10/2013 @ 09:06:33, in scuola, visitato 1435 volte)

Le sottoscritte insegnanti del plesso di scuola primaria di Via Russo 27 chiedono l'attivazione del trasporto per gli alunni rom che frequentano la scuola.

Non abbiamo saputo nulla a riguardo dalle istituzioni e questo silenzio pesa, e sulle famiglie e sugli operatori che da anni cercano di mettere in pratica ciò che dice la nostra Costituzione (art. 2, 3 e 34).

Quest'anno inoltre nella scuola verrà attivato il "Progetto nazionale per l'inclusione e l'integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti"; la condizione di base per lo sua attuazione è la presenza, a scuola dei bambini del campo di Via Idro.

Il governo italiano ho assunto in sede nazionale, europea e internazionale l'impegno di promuovere lo parità di trattamento e l'inclusione economica e sociale delle comunità RSC nello società, assicurare un miglioramento duraturo e sostenibile delle loro condizioni di vita per renderne effettiva e permanente la responsabilizzazione, la partecipazione al proprio sviluppo sociale, l'esercizio e il pieno godimento dei propri diritti. Il progetto di cui sopra rientra in questo impegno e dovrebbe essere una delle azioni messe in atto per favorire processi d'inclusione dei bambini e adolescenti rom.

Ora ci chiediamo coma sarà possibile attuare il progetto con la mancanza di materia prima (alunni) e perché ogni anno dobbiamo rivolgerci a voi e agli organi
di stampa per cercare di ottenere qualcosa che è la conditio sine qua non.

A coloro che potrebbero obiettare che I'anno scorso lo presenza o scuola degli alunni è stata scarsa nonostante il pullman rispendiamo che le condizioni di degrado e pericolo verificatesi al campo non ne hanno sicuramente facilitato la presenza.

Avviare le persone (di qualunque etnia, religione, sesso...) all'autonomia e alla responsabilizzazione presuppone un percorso di socializzazione, istruzione e condivisione.

Tutto ciò è quello che gli insegnanti cernono di praticare do almeno 20 anni.

E le istituzioni?

Inoltre, nonostante l'assicurazione da parte della Dott.ssa Villella, nell'incontro tenutosi a scuola il 16 settembre con la presenza del Dirigente Scolastico Uboldi e le insegnanti interessate e coinvolte nel progetto, che íl contratto con le mediatrici culturali (facilitatrici?) sarebbe stato rinnovato, od ora 24 settembre non c'è nessuna conferma.

Rinnovando la nostro fiducia nell'amministrazione comunale chiediamo che al più presto le istanze di cui sopra vengano defínitivamente accolte.

Gli insegnanti dello scuola di Via Russo, 27 e il personale ATA.

(seguono firme)

Alla cortese attenzione
del Sindaco, GIULIANO PISAPIA,
dell'assessore, MARCO GRANELLI
dell'assessore, PIERFRANCESCO MAJORINO
dell'assessore, FRANCESCO CAPPELLI
dell'assessore PIERFRANCESCO MARAN
del Presidente del Consiglío dí Zona 2, MARIO VILLA
del presidente dello Commissione scuola, ALBERTO CIULLINI
del presidente della Commissione Consiliare ""Educazione - Istruzione", ELISABETTA STRADA
del presidente della Commissione Consiliare ""Mobilità e Ambiente", MARCO CORMIO
del presidente dello Commissione Coesione Sociale, Inclusione e Sicurezza, STEFANO COSTA

    7 ottobre 2013:
    Buon giorno a tutti. Siamo gli insegnanti e il personale ATA della scuola primaria di Via Russo che hanno sottoscritto la lettera a voi inviata il 25 settembre 2013. Ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta alla nostra richiesta ma la cortesia istituzionale avrebbe richiesto almeno un vostro cenno, anche per farci pervenire la sensazione che le istituzioni cui ci rivolgiamo non siano totalmente sorde ai bisogni dei bambini. Il vostro silenzio dunque ci costringe a non fermarci qui; chiederemo a gran voce una risposta, anche se ciò significherà dover contattare e diffondere le nostre istanze tramite gli organi di stampa (cosa che faremo nei prossimi giorni).

    Distinti saluti.

    Gli insegnanti della scuola primaria di Via Russo

ULTIM'ORA:

Gentilissime
sono consapevole delle attuali difficoltà che l'assenza del trasporto scolastico sta provocando alla frequenza scolastica dei bambini del campo di Via Idro.
Difficoltà che ovviamente si ripercuotono sull'organizzazione scolastica e sull'organizzazione familiare.
Come immagino sapete le attuali difficoltà di bilancio dell'Amministrazione comunale hanno reso necessario anche un intervento di razionalizzazione del servizio di trasporto scolastico che, fatto salvo quello relativo agli alunni con disabilità, ha interessato tutte le altre tipologie di trasporto scolastico.
In particolare per il trasporto dei bambini residenti nei cosiddetti "Campi Nomadi" sto verificando, insieme agli uffici competenti e ad ATM la disponibilità economica residua con l'obiettivo, entro la fine di questo mese di poter riattivare il servizio o offrire possibili alternative.
Vi chiedo quindi di pazientare ancora un poco sapendo che considero l'inserimento scolastico di tutti i bambini, indipendentemente da condizioni sociali, etniche o religiose, e la loro frequenza un obiettivo prioritario dell'Amministrazione comunale e mio personale

Francesco Cappelli

Segreteria Assessore
Educazione e Istruzione
Via Porpora, 10
20131 MILANO
0288448160-48162-48161

 
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