Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

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La redazione
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\\ Mahalla : VAI : scuola (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 19/07/2011 @ 09:43:34, in scuola, visitato 1076 volte)

Terre di Mezzo

Dieci bambini di un campo nomadi a Milano diventano allievi dell'artista Adolfo Chiesa. Un laboratorio low cost e all'insegna della sostenibilità, con l'ambizione di diventare per i ragazzi, in futuro, una vera opportunità di lavoro.

Piccoli artigiani crescono, alla scuola elementare di via Palmieri. È qui che Joyce, Giada, Davide, Valentina e altri sei ragazzini rom del campo di via Chiesa Rossa frequentano le primarie. Anche se alcuni di loro hanno già superato gli 11 anni. Questo pomeriggio non sono a scuola per imparare italiano o matematica, ma per frequentare un corso di mosaico (guarda il video). Insieme a loro ci sono operatori ed educatori di Progetto A, la cooperativa che gestisce il campo nomadi alla periferia sud di Milano. "Per affrontare le difficoltà che i ragazzi hanno nell'apprendere a leggere e scrivere, abbiamo deciso di partire da un'attività manuale", spiega Davide Castronovo, il responsabile del campo. Ecco perché è nato il laboratorio, un'idea innovativa che potrebbe segnare una nuova direzione nelle politiche del Comune di Milano nei confronti dei rom. "Abbiamo intenzione di regalare un lavoro realizzato dai ragazzi alla nuova amministrazione", dice Castronovo. Un segno di buon auspicio per le collaborazioni future e un modo per abbattere quel muro che divide i ragazzi dei campi dalla città che vive al di fuori.

È un venerdì di fine giugno, l'ultima lezione del corso. "Ragazzi venite qui", chiama un uomo alto e magro, vestito con una camicia verde, a fiori. La barba incolta e il codino canuto tradiscono un animo da artista: è Adolfo Chiesa, il maestro dei bambini nel laboratorio. "In venti ore di lezione siamo riusciti già a fare quattro mosaici", annuncia soddisfatto.

La tecnica che propone Adolfo Chiesa nei suoi laboratori è innovativa. Serve una stampa della figura che si vuole realizzare e tanti tesserini di qualunque materiale: ceramica, terracotta, ma anche bottoni, pagliericcio e tutto ciò che è riciclabile. Dipende solo da ciò che si vuole realizzare. "A questo punto si smussano le tesserine del mosaico e si lavora a secco, posizionandole a testa in giù, come a ricomporre un puzzle", spiega Adolfo Chiesa. L'anima in cemento armato dei mosaici li rende perfetti come innesto architettonico. Si può guardare il lavoro in itinere, levando da sotto il mosaico la stampa. "In questo modo - prosegue il maestro di mosaico - i bambini si rendono conto di quanto stanno facendo e prendono entusiasmo". Sono vent'anni che Adolfo Chiesa viaggia in tutti i continenti a diffondere i suoi insegnamenti: "È un modo per abbellire il mondo con i rottami. E non è poco, vero?". Con il lavoro manuale, i bambini hanno in mano un oggetto fisico, una traccia duratura del loro lavoro. "Vogliamo proporre questa attività anche al campo rom, il prossimo anno, in modo che anche i genitori possano partecipare alla realizzazione dei mosaici", dice Castronovo. Chissà, un giorno per qualcuno potrebbe diventare una professione redditizia, al posto che andare a raccogliere il ferro, com'è scritto nel destino di molti ragazzi rom in tutta Italia.

Ed è pure un laboratorio low cost. Se si escludono le ore di stipendio pagate agli educatori e ad Adolfo Chiesa, i costi per i materiali non superano i 300 euro. "Dato che i lavori sono gradevoli - aggiunge il responsabile del campo rom Davide Castronovo - speriamo di poter vendere questi prodotti ad un circuito di amici sensibili a questo tipo di attività e con il ricavato rifinanziare il laboratorio per l'anno prossimo". Che sia l'inizio di un nuovo corso nei campi nomadi di Milano?

Testo: Lorenzo Bagnoli per Redattore Sociale

 
Di Fabrizio (del 29/07/2011 @ 09:24:15, in scuola, visitato 1225 volte)

Segnalazione di Giovanna Bellotti

Education 2.0

Che cosa significa essere uno zingaro? Le risposte in un libro dello studioso Sergio Rodríguez di cui pubblichiamo la recensione in italiano e in spagnolo (reseña en español después del artículo en italiano) con alcune riflessioni sulla scuola e gli stili di apprendimento.

Gli zingari sono la minoranza culturale più antica, numerosa e discriminata in Europa, che vive da più di dieci secoli in questo territorio. In Italia, sono in realtà presenti a partire dal 1422 (data in cui sono arrivati a Bologna), oggi si contano più di 140.000 cittadini e cittadine Rom. A questo numero vanno aggiunti coloro che sono arrivati a partire dal 1989 dai paesi dell'Europa orientale.

Sicuramente i Rom sono i grandi sconosciuti del nostro continente. L'ultima indagine di Eurobarometro, rileva che la maggioranza dei cittadini europei non vuole avere uno zingaro o Rom come vicino di casa, avere zingari come colleghi di lavoro o che i propri figli e figlie abbiano come compagni di scuola bambini e giovani zingari. Con la precisione dell'antropologo e la profondità del filosofo, l'autore – che ha lavorato con gli zingari per decenni – studia accuratamente la mentalità degli zingari e fornisce elementi per capirla; lo studio è molto completo, ricco di informazioni e affronta tutti gli aspetti della vita degli zingari.

Superando i modelli tradizionali di analisi sui Rom, l'autore si concentra su aspetti quali le forme di apprendimento, i modelli di vita, i comportamenti etici o estetici, in questo modo riesce a individuare con chiarezza una forma di vita di origine indiana, che è diventata un frammento d'Oriente nel cuore dell'Occidente. Questo spiega la lunga storia di incontri e scontri, di fascino, di attrazione e di discriminazione, che esiste tra rom e non rom.

Più precisamente, il lavoro studia la situazione degli zingari secondo cinque approcci:
• approccio epistemologico (analisi dell'origine, la tipologia e il significato della consapevolezza di sé che hanno i Rom, al fine di interpretare i concetti di verità e menzogna che i Rom condividono),
• approccio antropologico (analisi del modo di concepire, da parte degli zingari, i concetti di persona, libertà, lavoro, comunità e storia, in quanto elementi che plasmano la visione del mondo Rom),
• approccio etico (analisi dei concetti di azione libera, norme di convivenza e di educazione morale, per interpretare come si configurano i concetti di bene e male),
• approccio estetico (analisi delle forme di percezione, criteri estetici e forme di espressione, per interpretare come si configurano i concetti di bello e brutto),
• approccio filosofico religioso (analisi degli atteggiamenti Gypsy di fronte all'assoluto e alla coscienza della propria finitezza, interpretando come si configura la dimensione della trascendenza a prescindere dalla religione).

Tutto questo fa parte di uno studio storico e demografico aggiornato, relativo alla situazione degli zingari in Spagna e nel resto d'Europa, che aiuta a comprendere il contesto in cui vivono gli zingari.

In materia di istruzione, per esempio, lo studio osserva come la prevalenza di stimoli persistenti, l'attenzione rivolta all'individuo, la percezione soggettiva della realtà o di una condizione logica induttiva si proietta sul processo di apprendimento dei bambini e dei giovani zingari, la cui difficoltà di astrazione è ben nota agli insegnanti. Pertanto, qualsiasi intervento fatto a scuola, in classe,volto a superare l'insuccesso scolastico, dovrebbe essere basata sull'esperienza come mezzo di comprensione, piuttosto che sulla trasmissione di concetti astratti.

Inoltre nello stesso ambito, è indispensabile che la scuola diventi sempre più inclusiva, cioè sensibile alla differenza culturale. Ridurre le assenze ingiustificate da scuola, ancora molto elevate tra la popolazione Rom in Europa, è possibile nella misura in cui le famiglie non percepiscano più la scuola come strumento di acculturazione, con conseguente perdita della propria identità. È quindi necessario introdurre nei programmi scolastici, attraverso riconoscimento di crediti, elementi di cultura rom, relativi alla storia, alla lingua, ai costumi, alla distribuzione geografica... così le famiglie porteranno i figli a scuola, non per farli diventare gadje ma per farli diventare zingari nel senso migliore.

Il libro offre anche un contributo metodologico innovativo, introducendo una metodologia qualitativa, che supera i paradigmi di antropologia e sociologia, basati sui modelli di analisi quantitativa, che hanno dominato gli aspetti teorici degli studi sul tema gitano a partire dalla metà del XX secolo. I materiali utilizzati per questa analisi interpretativa sono osservazioni personali e testimonianze di Rom, e anche di coloro che hanno vissuto e lavorato con loro, nonché analisi critica di libri e articoli su questo argomento e produzione artistica e letteraria della cultura zingara.

Grazie a questi materiali, il libro interpreta l'atteggiamento profondo che più o meno consapevolmente fonda la mentalità degli zingari, a prescindere dalla natura eterogenea dei Rom stessi, a seconda delle variabili personali, sociali e culturali. In questo modo dà quindi una risposta, per la prima volta, alla questione centrale relativa alla condizione degli zingari: cosa significa essere uno zingaro.

Destinatari di questo lavoro sono gli insegnanti, di scuola primaria e secondaria, operatori della Formazione professionale e della istruzione terziaria, docenti universitari di antropologia, sociologia e filosofia; gli assistenti sociali; facilitatori socio-culturali; mediatori scolastici; agenti di job placement; operatori per il tempo libero; educatori sociali.

Il libro:
Sergio Rodríguez, "Gitanidad. Otra manera de ver el mundo", Kairós, Barcelona 2011

 
Di Marylise Veillon (del 23/08/2011 @ 09:42:23, in scuola, visitato 1096 volte)

Da Romanian_Roma

Cafebabel.com Romania: tra tradizione, educazione ed emancipazione; il percorso di Letitia Mark, militante rom.

Letitia Mark combatte per l'integrazione dei rom nell'ovest della Romania. Proveniente lei stessa da questa minoranza, dirige il centro ONG FEMROM a Timisoara, (città dell'ovest della Romania), fondato circa sessanta anni fa. Un progetto consistente in un paese, dove numerosi pregiudizi persistono nei confronti dei due milioni di donne che risiedono lì.

Con una quarantina di bambini intorno a lei, Letitia Mark chiede: "Cosa significa la ruota nella nostra bandiera?" Samuel, dell'età di 13 anni, conosce la risposta: la ruota simboleggia il viaggio, il blu rappresenta il cielo e il verde l'erba. Mark, che i bambini chiamano affettuosamente "Doamna Leti" vuole che questi bambini siano rispettosi nei confronti della loro identità, di loro stessi e del mondo. E anche che siano ordinati. Neanche un pezzettino di carta può essere buttato sul pavimento della sala comune.

Bandiera gitana

"OPRE ROMA – Alzatevi rom!"

La bandiera fu adottata nel 1971, durante il primo congresso internazionale romanì, così come l'appellativo "rom" e lo slogan "Opre roma – Alzatevi rom". Solo dopo la caduta del comunismo il movimento romanì ha potuto installarsi in Europa dell'Est, per permettere ai rom di lottare loro stessi per i loro diritti.
In quanto a Mark, è piuttosto per caso che lei ha raggiunto il movimento romanì. Appena dopo la rivoluzione del 1990, era in corso una conferenza all'università di Timisoara, durante la quale un oratore rumeno si lamentava dell'assenza di partecipazione dei rom al dibattito sull'educazione. Mark, allora assistente universitaria, si alzò, indignata, esclamando: "Ci sono abbastanza rom che potrebbero prendere la parola, ma non sono stati invitati a farlo!"

Mark è diventata porta-parola dei rom. Quando fu invitata all'estero, i suoi compatrioti mormoravano: "Fuggirà all'ovest". Delusa di tanta diffidenza al suo riguardo, Mark si ritirò dalla politica. Ha continuato a credere al significato e al peso dell'educazione. "Poiché tradizionalmente, non è facile per una donna far fronte agli uomini", fondò l'organizzazione FEMROM nel 1997, un'associazione di donne rom, perorando la causa dell'educazione dei bambini. All'inizio Mark era installata nella propria cucina. Doveva procurarsi estratti degli atti di nascita e certificati di registrazione, in quanto senza questi documenti, i bambini non hanno il diritto di frequentare la scuola. Dopo aspre negoziazioni, le autorità municipali hanno finito per concedergli un territorio. "Il terreno era praticamente incolto. E' stato necessario prima costruirmi un tetto dove ripararmi."



Oggi, è in uno spazioso pianterreno che si svolgono i corsi di sostegno, corsi d'informatica per donne e incontri interculturali. Alcune giovani donne rom, studentesse in scienza dell'educazione, alloggiano nell'attico. Sono incaricate dei corsi di sostegno e dei servizi di mediazione. Diventeranno le future responsabili del centro, oppure perfino del movimento rom?

Mark lo spera. Gli piacerebbe approfittare della pensione, che gli spetterà dall'epoca in qui era impiegata all'università. Ma il contratto d'affitto sta giungendo a termine, è prevista la costruzione di un centro commerciale nei pressi del centro ONG, e la municipalità rischia di vedere la presenza di FEMROM di cattivo occhio. Nonostante il sostegno economico dell'Unione Europea, la ONG manca di mezzi. Ad ogni modo, l'energia e l'animo gentile della presidente sono ancora vivamente richiesti in questo focolare.

La propria biografia serve come esempio

Letitia Mark appartiene al gruppo dei "Rudari". La sua identità, la conosce da sempre. Suo nonno era l'ultimo artigiano del villaggio, e scolpiva cucchiai di legno. E sapeva raccontare storie. Ufficialmente, durante l'epoca comunista, le minorità etniche non esistevano. Tutti dovevano essere uguali, ma questa non era altro che teoria. In pratica significava che ogni cittadino doveva contribuire alla prosperità dello stato. E' così che la famiglia di Letitia si trasferì a Timisoara, i suoi genitori andarono a lavorare in fabbrica. Per migliorare il reddito della famiglia, Mark chiedeva l'elemosina quando era piccola. "All'inizio, mi vergognavo. Ma lo faceva mia nonna, lo facevano le mie compagne. Finii per abituarmici." Mark ritiene che la sua vita fosse proprio come quella dei Romanì dell'epoca contemporanea. Nel contempo, è diventata sempre più femminista. "Ogni donna rivoltata dalla condivisione tradizionale dei ruoli è una femminista." E Letitia si è ribellata: dopo la scuola elementare, non voleva sposarsi, ma continuare gli studi. Fu la prima del suo comune a prendersi il diploma. Allorché i suoi genitori rifiutarono che lei facesse gli studi superiori, scappò di casa in direzione di Bucarest. Poi nel 1984 ritorna a Timisoara, con il titolo di professoressa di facoltà in greco e latino.

Il rovescio della fortuna e il futuro

Le espulsioni dei rom in Francia, durante l'estate 2010 hanno colpito Mark. Accanto ad una presenza "ben troppo massiccia di poliziotti", i giornalisti gironzolavano intorno ai nuovi arrivati per domandare loro cose del tipo: "cosa hai rubato?" "che tipo di criminale sei?" "Ho visto uomini e donne miserabili, bambini che piangevano, quattro cose sotto al braccio, e questa immagine ha evocato in me la deportazione. Ho avuto il risentimento che si poteva sempre trasportare e deportare i rom come meglio si crede, e che nessuno si leva contro, per prendere le loro parti e gridare: STOP!"
"Talvolta", confessa Mark, "mi dico che ho commesso un errore". Abbassa gli occhi. "Avrei dovuto mirare ad una carriera professionale che mi avesse permesso di avere una reale influenza politica." Bussano alla porta dell'ufficio. Una bambina piccola mostra con fierezza la sua pagella. "Brava!" Gli occhi di Mark luccicano. Si percepisce che sono queste piccole riuscite che gli ridanno energia.

 
Di Fabrizio (del 30/08/2011 @ 08:59:30, in scuola, visitato 1267 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

By Linda Karadaku for Southeast European Times in Pristina - 11/08/2011 Con l'avvicinarsi del nuovo anno scolastico, riemergono vecchie polemiche

Gli studenti dicono che poco del curriculum viene dedicato alla storia delle altre nazionalità o minoranze in Kosovo. [Reuters]

La missione cross-culturale sull'istruzione dell'OCSE in Kosovo chiede che minoranze e maggioranze imparino l'altrui cultura, la rispettiva storia, come anche il valore della tolleranza e del pluralismo.

SETimes ha parlato con diversi studenti kosovari di differenti nazionalità e retroterra etnico, per scoprire quanto l'attuale situazione si avvicini agli standard OCSE.

Genta, quindicenne albanese, frequenta la scuola elementare Iliria a Pristina. Ha studiato la storia del Kosovo sino alla proclamazione d'indipendenza, eppure qualcosa manca nel suo curriculum.

"Non abbiamo imparato a conoscere gli altri gruppi etnici. L'insegnante ci ha detto che il Kosovo ha anche delle minoranze e ci ha spiegato come sono arrivati e si sono insediati in Kosovo, gli Slavi e i Turchi," ha detto Genta a SETimes.

Non ha contatti con bambini di altri gruppi etnici in Kosovo.

"Ho incontrato i Serbi a Brezovica. Ci hanno detto che il Kosovo è la Serbia, noi abbiamo risposto che il Kosovo è indipendente," dice, aggiungendo che tutto ciò che sa è che i Serbi "ci hanno espulso dalle nostre case e siamo tornati."

Hari Kasumi, insegnante e storico del Kosovo, ha detto a SETimes, "Se si conosce la storia di qualcun altro, ci saranno meno odio, animosità e migliore conoscenza reciproca. Insegnare la storia isolata [di un solo popolo] avrebbe un impatto negativo."

Tuttavia, i libri di storia in lingua albanese sono focalizzati sui principali protagonisti della storia albanese, mentre i testi in serbo presentano il Kosovo come "la culla del popolo serbo".

David, sebo dell'età di Genta, frequenta la scuola secondaria di economia a Mitrovica.

"E' interessante quando l'insegnante parla delle relazioni tra Serbia e Albania. Dice sempre che ci siamo aiutati l'un l'altro nelle guerre dei Balcani ed in quelle mondiali. Quello che [ora] sta succedendo in Kosovo non ci è molto chiaro. Non impariamo l'albanese a scuola, e penso che sia sbagliato. L'insegnante di serbo ci ha detto che i Sebi che vivono al confine con la Romania imparano il rumeno come seconda lingua,quelli vicino al confine con la Bulgaria imparano l bulgaro," dice David a SETimes.

Aggiunge che l'insegnate dice agli studenti che "il Kosovo è la Serbia" e, dice David, "penso che sia così".

Daut è Rom, e suo figlio di 12 anni frequenta la scuola elementare Mustafa Bakiu a Prizren. Dice Daut di non riuscire a ricordare suo figlio che imparava a scuola qualcosa sulle diverse etnie.

Qylanxhiu inoltre lamenta che un termine peggiorativo per indicare i Rom appare 13 volte in un libro di testo dell'ottavo grado, cosa per cui la comunità ha protestato. Conferma che la comunità rom ha chiesto al ministero della pubblica istruzione di includere cultura, tradizioni e lingua rom nel curriculum.

"Non abbiamo nessun altro stato. Vediamo il Kosovo come il nostro paese e saremmo felice di vedere sparire i pregiudizi, così che tutti noi possiamo essere conosciuti come Kosovari," dice Qylanxhiu.

Cansu, Turco di 16 anni, frequenta la scuola elementare Sami Frasheri, dato che l'istruzione è offerta anche in turco.

"A scuola impariamo soprattutto la storia turca," dice, aggiungendo che agli studenti vengono anche insegnate le due guerre mondiali, ma niente riguardo le altre etnie del Kosovo.

"Vediamo il Kosovo come la nostra casa comune e vogliamo costruire qui il nostro futuro," dice Cansu.

 
Di Fabrizio (del 04/09/2011 @ 09:33:21, in scuola, visitato 1066 volte)

Vi state preparando per il ritorno a scuola? Una segnalazione di Stefano Pasta

Lunedì 29.08.2011 13:00
di Guido Maffioli, papà milanese, 40 anni


Scrivo mentre sono in vacanza con i miei figli. Il maggiore, 10 anni, sta scrivendo una cartolina ad un compagno di scuola. Mi ricordo di averne scritte tante alla sua età su quello stesso tavolo.
Penso a chi le vorrei scrivere oggi, parenti, amici. Nell'era di internet di molti non saprei neppure l'indirizzo.
Una, di certo, la manderei a Florin, di lui un indirizzo ce l'ho, ma la cartolina non arriverebbe. Florin è rom, papà anche lui di tre figli che vanno a scuola, la maggiore Alexandra è già alle medie. Non ha un indirizzo vero perché ha subito numerosi sgomberi in questi ultimi due anni; a quello del novembre 2009 nel mio quartiere, Rubattino, ne sono seguiti tanti altri.

Ogni volta è così: lui trova un accordo con qualcuno per collocare il suo camper, pagando un modico affitto con il lavoro che ha, part time, all'AMSA. Poi dura poco, chiamano la polizia per mandarli via perché vedono che sono in tanti, lì dentro, lui coi figli e la moglie, il fratello con la sua altrettanto numerosa famiglia.
Florin mi ha spiegato perché preferiscono stare insieme così numerosi. Hanno paura, vivono nell'insicurezza. Di sera non ci sono luci e tornare al camper, soprattutto per le donne, fa paura. Meglio essere in tanti, meglio che ci siano più uomini insieme, se lui fa tardi sul lavoro, a “casa” c'è il fratello o il nipote maggiore. Si è più sicuri, così, in tanti.

Mi sorprende sempre come la parola <<sicurezza>> possa essere percepita diversamente a seconda di chi la pronuncia, oggi che è così tanto (ab)usata nei programmi elettorali o televisivi.
In questa situazione una certezza Florin ce l'ha. I suoi figli continuano ad andare nelle loro scuole, quelle del quartiere Feltre vicino a via Rubattino, dove andavano già tre anni fa, iscritti dalla Comunità di Sant'Egidio. Conoscono le maestre, le prof, i compagni, le mamme. E' complicato arrivare puntuali, ad ogni sgombero ridefinire gli orari, i mezzi pubblici necessari per raggiungere la scuola, ma – mi dice – ci tengo io e ci tengono loro, anche Marius, il più piccolo, in terza elementare il prossimo anno, con quello sguardo attento e curioso che gli ho visto quando l'ho salutato insieme al papà.

Conosco Florin grazie alla voglia di andare a scuola dei suoi figli. Ricevono una borsa di studio attraverso un progetto per l'integrazione scolastica della Comunità di Sant'Egidio. Loro si impegnano a frequentare la scuola con costanza – anche impiegando ogni mattina più di un'ora per arrivarci - e ricevono un contributo mensile per coprire le varie spese (abbonamenti pubblici, materiale scolastico, etc). Questi progetti funzionano coinvolgendo le maestre dei bambini e qualcuno che vede il genitore per sapere come va, se ci sono difficoltà. Con Florin quel qualcuno sono io, una volta al mese, ci incontriamo brevemente e mi aggiorna.

Nel secondo quadrimestre dell'anno scolastico appena concluso la borsa è stata coperta con l'aiuto dell'Associazione Genitori della scuola dei miei figli. E' stato approvata la proposta, dato che incentivare l'integrazione scolastica è negli scopi dell'Associazione. Ne sono stato felice, non tanto per il piccolo aiuto dato ai figli di Florin, ma per ciò che può significare questa azione, cioè che si possano fare cose concrete, senza esibizione, con il fine di far progredire tutta la comunità a cominciare dai bambini e dalle bambine, e dal garantire a tutti loro un diritto importante e basilare come andare a scuola.

Forse nel nuovo anno scolastico amplieremo il progetto e, magari nella prossima estate - se la politica comunale avrà abbandonato la logica degli sgomberi dissennati e intrapreso soluzioni più lungimiranti, concertate, mirate all'integrazione - potrò inviare una cartolina a Florin ad un indirizzo sicuro.

Chi volesse aiutare e sostenere questi progetti o ricevere informazioni può mettersi in contatto via e-mail all'indirizzo santegidio.rubattino@gmail.com

 
Di Sucar Drom (del 15/09/2011 @ 08:53:54, in scuola, visitato 1156 volte)

ZeroViolenzaDonne di Paola De Meo - 13 settembre 2011
(vedi anche)

"Ma che strano modo di venire a scuola
dietro una bicicletta che è anche una carriola
c'è una nuova amichetta, non parla una parola
sembra in difficoltà ma poi è lei che ci consola..."
da "Sono cool questi Rom", Assalti Frontali 2011

Cantano e ballano i bambini dell'Iqbal Masih, insieme ai loro compagni Rom. E' uno spettacolo per genitori insegnanti e amici che conclude un anno scolastico passato a parlare e a mettere in versi e musica diritti e articoli della Costituzione. Hanno inventato un rap sulla Costituzione: "Art. 34: La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita." E ancora: "I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi"…
E' finito un altro anno intenso e divertente, fatto di discussioni serie e avvincenti, di studio e di ricerca, di molte domande e poche risposte, e strane canzoni che resteranno nel ricordo insieme alla sensazione di aver parlato di cose da grandi e del proprio futuro.
A scuola si studia, ma soprattutto si fa esperienza del mondo, bambini e adulti tutti insieme e le storie di ciascuno diventano le storie di tutti.
E in questo incontrarsi, davanti ai pantaloni lisi e a una faccia arruffata e un po' monella, si svuotano i pregiudizi più oscuri e minacciosi. Allora, con immenso sollievo, ci riscopriamo umani.

Madalina viene a scuola tutti i giorni, non è mai in ritardo, non fa capricci, è sempre pulita e in ordine. Non era mai andata a scuola ma fa progressi veloci e nel giro di poco è quasi alla pari con gli altri. Contemporaneamente anche gli adulti fanno grandi progressi: le famiglie dei bambini della classe parlano di lei come la "loro" bimba Rom e fanno la colletta perché ha bisogno di occhiali da vista e la sua famiglia non può comprarglieli. Madalina vive ancora in una ex fabbrica occupata ma, grazie anche alla comunità scolastica, oggi è un po' meno "zingara".

La scuola pubblica, piaccia o no, è questo: un ponte, a volte di pietra altre solo di liane, tra persone e culture diverse, uno spazio e un tempo di incontro e conoscenza reciproca, di uscita dall'isolamento. Un ponte tutt'altro che scontato, da costruire con intelligenza e sensibilità, da coltivare con cura giorno dopo giorno. E per costruirlo la scuola e i suoi operatori devono ricercare, non senza fatica, modi di entrare in relazione con le famiglie Rom e non, per esplicitare e risolvere aspettative, fraintendimenti, paure, diffidenze reciproche.

Bisogna trasmettere l'idea che l'istituzione scolastica non è in antagonismo con i valori educativi della famiglia rom e mettersi personalmente in gioco per permettere lo sviluppo di rapporti e relazioni basate sulla fiducia. Bisogna rassicurare le famiglie degli altri alunni sui timori che l'inserimento di bimbi Rom si ripercuota negativamente sulla vita della classe. Bisogna trovare forme nuove di organizzazione interna e allacciare rapporti stabili con le altre istituzioni e con le associazioni per concertare azioni coerenti.
Così, insieme ai volontari, le maestre cominciano ad andare al campo ogni mattina per portare i bimbi a scuola e nel giro di qualche anno ci si ritrova ad accogliere le nuove generazioni che, accompagnate dai genitori, vengono a scuola perché "ci si sta bene".

Ma anche quando ormai la scuola è diventata un valore e insieme un riferimento per la comunità Rom, gli interventi al campo restano necessari per conoscere e capire la realtà in cui i bambini vivono. Siamo, infatti, soliti a chiamare Rom, Nomadi o Zingari una costellazione di etnie molto diverse per cultura, credo religioso e provenienza geografica, spesso tra loro incompatibili: Sinti, Rudari, Khorakhané, Rom Rumeni, accomunati soltanto dalla migrazione forzata dai luoghi d'origine e oggi, con le politiche di respingimento adottate dal Comune di Roma, dalla convivenza forzata nei campi autorizzati.

Rendersi conto che le richieste che si fanno a scuola sono altre, a volte anche distanti o contraddittorie, rispetto a quelle che si vivono a casa, aiuta i docenti a elaborare strumenti didattici e strategie più efficaci che rendano più graduale il passaggio: dalla cultura orale a quella scritta, dall'apprendimento esclusivamente concreto e basato sull'imitazione all'astrazione dei segni. Né bastano le specifiche competenze professionali: ci vuole tempo e pazienza, capacità di mettersi in ascolto e lasciarsi guidare da un'osservazione attenta sul modo in cui i bambini entrano in rapporto con loro e con gli altri, sostenendo comportamenti che aiutino a stare bene insieme, rispettando spazi, tempi e modi degli altri.

E'quindi all'interno di un clima affettivo accogliente e valorizzante che i bimbi Rom, come anche gli altri del resto, prendono coscienza dell'ambiente scolastico, familiarizzano con regole e tempi diversi da quelli conosciuti, scoprono motivazioni ad apprendere, incominciano a intravedere per se stessi un futuro diverso da quello dei loro genitori (e sono le bambine più dei maschietti ad esplicitare il desiderio di trovare un lavoro, forse per sfuggire ad un destino di maternità precoce e povertà duratura).
La scuola pubblica: un ponte tra chi ha cittadinanza e chi "dovrebbe" restare invisibile.
E' proprio questa vocazione a includere, ad affiancare chi si vede negati diritti e dignità che le viene rimproverata dai politici attuali mentre si nascondono dietro "giustificazioni" demagogiche di ordine, decoro e sicurezza.

Nell'alba livida di un giorno di novembre del 2009 arriva la Folgore a sgomberare (la chiamano bonifica!) un insediamento di duecento persone tra uomini, donne e bambini. E mentre gli uomini scappano o vengono portati in caserma, mentre le ruspe già distruggono quelle misere casupole, le mamme e i papà degli altri vanno a prendere i "loro" bambini Rom per portarli al riparo, a scuola.
Continueranno a venire dal nuovo posto che li ha accolti, distante chilometri, seduti nella cesta di plastica che il papà ha assicurato al telaio della vecchia bicicletta.
Valentin e Cristina, deportati troppo lontano, qualche giorno dopo ci salutano tra le lacrime incredule di adulti e compagni.
Per loro la scuola è finita, per noi la Costituzione è stata, ancora una volta, calpestata.

 
Di Fabrizio (del 16/09/2011 @ 09:21:47, in scuola, visitato 1087 volte)



Medici per la Pace Onlus sostiene i bambini Rom che hanno iniziato la scuola

Dal 14 settembre al 24 settembre. Aiutaci anche tu!

L’istruzione è un diritto per ogni bambino. Per i piccoli Rom è anche una promessa di un futuro migliore. È per questo che Medici per la Pace con TUTTI A SCUOLA! vuole sostenere l’inserimento scolastico di circa 20 bambini.
È un aiuto concreto alle famiglie, che spesso nel loro percorso di integrazione sono ostacolate dalle condizioni di povertà in cui si trovano. Dovendo provvedere a 3 o 4 figli, per loro i costi del materiale sono una vera e propria “mazzata”.

Con TUTTI A SCUOLA! entro il 24 settembre raccogliamo zaini, album da disegno, matite, matite rosse/blu, gomme bianche, temperamatite con contenitore, colori a matita, pennarelli a punta fine, forbicine a punta arrotondata, colle stick, penne blu/rosse/verdi cancellabili, quadernini, quadernoni a righe, quadernoni a quadri, copertine blu/rosse/gialle/verdi/arancioni/trasparenti. Raccogliamo anche sacchetti di stoffa con l’asciugamano, sacchetti per le scarpe da ginnastica, tovaglioli, fazzoletti e confezioni di sapone liquido.

Dai una mano anche tu!

Puoi andare alla cartolibreria Nosè di via Montorio 26 e depositare il materiale nell’apposito raccoglitore oppure portarlo direttamente nella nostra sede di via G. Cotta 4 in Borgo Venezia (ci troviamo all’interno della casa di soggiorno Le Betulle).

Il tuo contributo è importante!

Per info e donazioni:
Medici per la Pace Onlus
Via G. Cotta, 4
37131 Verona
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Di Fabrizio (del 17/09/2011 @ 09:27:27, in scuola, visitato 1054 volte)

Col permesso di chi l'ha scritta lo scorso 13 settembre, riporto una comunicazione riguardo il trasporto scolastico per gli alunni delle scuole dell'obbligo del campo di via Idro a Milano.

Il servizio [di trasporto scolastico ndr.] inizierà lunedì 26, con due settimane di ritardo rispetto l’inizio scolastico.
Questo è quello che venerdì pomeriggio mi ha riferito Don Massimo [Mapelli di Casa della Carità ndr.] che era stato contattato da qualcuno del Comune che gli riferiva che era stata inviata una mail al Capo di Gabinetto del Sindaco (la mail l’avevo mandata io [riportata QUI ndr] non avendo avuto alcuna risposta dalla Vicesindaco).
La segreteria di Baruffi poco dopo aver ricevuto la mail, mi ha risposto scrivendomi di aver interessato alla questione il Direttore del Settore Servizi per Minori, Dott. Mirante. Questo avveniva venerdì mattina, poi più nulla.
Domenica sera, dopo aver letto la lettera del Sindaco agli studenti, ho scritto anche a lui, purtroppo nessun cenno di risposta, neanche da parte della sua segreteria!

In conclusione: ieri dei 4 bambini che iniziavano la prima elementare, credo ne siano arrivati solo due (accompagnati dalle loro famiglie e da Franca); questa mattina ho incontrato Franca e Tora [le mediatrice scolastiche dell'anno scorso, attualmente il loro contratto non è ancora rinnovato ndr.] che accompagnavano (a titolo gratuito e personale) alcuni bambini, credo i due primini di ieri e due bimbe di seconda.

In tutto i bambini che da Idro usufruiscono del servizio di trasporto sono circa 20/25, sicuramente in Via Russo ne vengono 12, in Cesalpino 5 e alle medie ne vanno altri 6 circa (non so il numero esatto).

Questo è quanto. Avrei voluto scrivervi altro ma, purtroppo, devo constatare che il vento per i bambini di Idro non ha portato alcun cambiamento …
Laura


Intervallo: la situazione a settembre 2010


Eh no, la mail non c'è... perché nel frattempo in molti, associazioni, singoli, consiglieri di zona ecc. si sono mobilitati per quello che a parole si chiama "servizio", nei fatti è un "diritto", il diritto allo studio. Così, tra una promessa ed un diniego al telefono, anche la mail ha cambiato forma più volte. Finché la sera di giovedì scorso, arriva un SMS di Paolo Limonta (i milanesi sanno chi è, ma in campagna elettorale l'hanno conosciuto in molti anche fuori dai confini cittadini): "si farà di tutto x iniziare il servizio lunedì, se va malissimo si inizia mercoledì (ma se va proprio male) e, dal prox anno, niente storie, si inizia dal primo giorno di scuola."

Laura e la sua associazione hanno così pubblicato questo sul blog della loro scuola:

giovedì 15 settembre 2011
LETTERA APERTA AL SINDACO
Caro Sindaco,

abbiamo letto la sua lettera aperta agli studenti per l'inizio dell'anno scolastico.

Un bel gesto, cominciare l'anno con un "grande in bocca al lupo!" da parte del Sindaco è una bella cosa.

La scuola nella quale principalmente operiamo ha riaperto i battenti lunedì 12. Attendeva tutti i suoi piccoli studenti, ma all'appello ne sono mancati alcuni: non c'erano i bimbi Rom che abitano al campo comunale di via Idro.

Elementare.russo è un associazione di volontariato che tra le tante cose, da qualche anno, è impegnata per migliorare l'integrazione di questi bambini a scuola. Speravamo davvero di vederli arrivare lunedì 12 come tutti i loro compagni ma anche quest'anno c'è stato qualche intoppo e l'amministrazione Comunale non è stata in grado di dare avvio al servizio, come si sperava, fin dal primo giorno di scuola.

Abbiamo saputo che gli uffici competenti stanno facendo di tutto per far iniziare il servizio da lunedì 19 con l'impegno per l'anno prossimo di farlo iniziare con il primo giorno di scuola. Noi ci contiamo perché questo minimo servizio serve a tutelare un fondamentale diritto per i bambini Rom, il diritto all'istruzione.

E' cosi importante che il servizio inizi con l'inizio scolastico perché anche i bambini Rom devono poter godere della "magia" del primo giorno di scuola, perché entrare in classe insieme ai loro compagni gli consente di vivere il ritmo lento del rientro a scuola dopo le lunghe vacanze estive, offrendogli la possibilità di consolidare i rapporti con i compagni e gli insegnanti.

In questa cosa ci crediamo, e lo abbiamo raccontato un anno fa alla telecamera di Paolo Andriolo che fece un servizio per il primo giorno di scuola, andato in onda su Telelombardia.

Vogliamo sperare che per il futuro sia possibile trovare una soluzione che garantisca a questi bambini di frequentare la scuola fin dal suo primo giorno, come tutti i bambini. Se così non fosse, anche quel poco che le associazioni come la nostra riescono a fare per migliorare l'integrazione dei bambini Rom viene messo in discussione.

Le auguriamo dunque buon lavoro e le chiediamo di non spegnerci il sogno di una Milano migliore, una Milano in cui noi crediamo.
Pubblicato da Ass. elementare.russo a 9/15/2011


PS: ovviamente noi rompipalle della Mahalla vi terremo aggiornati... ; - )

 
Di Fabrizio (del 18/09/2011 @ 09:04:21, in scuola, visitato 1173 volte)

Ancora scuola, stavolta buone notizie. La segnalazione è di Stefano Pasta

Incrocinews.it 12.09.2011 di Silvio MENGOTTO

Dopo un percorso di studi e di integrazione sostenuto dalla Comunità di Sant'Egidio, ora è stato inserito in una scuola di formazione professionale

Nello scorso febbraio la Commissione straordinaria del Senato per la tutela e la promozione dei diritti umani ha approvato il Rapporto conclusivo dell'indagine sulla condizione di rom, sinti e caminanti in Italia, con una particolare attenzione al rapporto tra minori e scuola, istruzione e formazione professionale. Il Rapporto documenta l'importanza della frequentazione scolastica per i bambini rom, incentivandone lo studio anche attraverso borse di studio. Un progetto che raccomanda «un forte radicamento civico, rifacendosi all'art. 34 della Costituzione: "La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze"».

In un documento dello scorso ottobre ("Rom, comunità cristiana e pubbliche amministrazioni"), la Curia ambrosiana affermava che «il miglior risultato è l'inserimento scolastico di tanti minori rom: l'integrazione passa da questa strada». Per dare un segnale propositivo alla propria esperienza trentennale, nel 2008 la Comunità di Sant'Egidio ha dato vita al programma "Diritto alla Scuola, Diritto al futuro": tra gli obiettivi la «prevenzione e il contrasto dell'evasione scolastica». Su questo diritto universale all'istruzione la Comunità ha organizzato a Milano una rete di solidarietà e sensibilità concreta, con risultati importanti nell'ottica della sicurezza e dell'integrazione.

Sono 15 i bambini rom e adolescenti che, grazie a borse di studio, hanno continuato con profitto a frequentare le scuole del quartiere Feltre. Insieme alla Comunità di Sant'Egidio, anche maestre e cittadini milanesi. Sono gli stessi genitori dei compagni di banco a sostenere queste borse di studio. Una solidarietà che dura da oltre due anni, da quando nell'ex palazzina di via Rubattino furono sgomberati i bambini rom e le loro famiglie.

Questo legame ha fatto nascere conoscenze reciproche, cammini di integrazione e storie come quella, del tutto particolare, di Marius Draganestj, «uno studente sedicenne al centro di un progetto piuttosto avventuroso», spiega Elisa Graziano, insegnante e all'occorrenza anche insegnante di strada. Un anno fa, grazie al coinvolgimento paziente di volontari e insegnanti, Marius ha seguito un percorso di studi ritagliato sulle sue particolari esigenze e situazione. Data l'età non poteva frequentare le scuole elementari e risultava analfabeta per le scuole medie. Parlava esclusivamente la lingua romanes. Nell'arco di otto mesi bisognava prepararlo e istruirlo. «Questo era il tempo massimo per non perdere il treno dei corsi di formazione professionale», continua Elisa.

La determinazione di Marius era così radicata che spesso rinunciava volontariamente allo svago per studiare. Dall'ottobre del 2010 sino a giugno del 2011, per dieci ore pomeridiane settimanali, sotto la spinta della Comunità di Sant'Egidio i volontari hanno organizzato una scuola itinerante tra la sede Acli di via Conterosso e la biblioteca di via Valvassori. «La determinazione di questo adolescente ci ha aiutati a proseguire - continua Elisa -. Infatti non abbiamo faticato a fargli rispettare i nostri appuntamenti di studio: ricordo che un pomeriggio si è presentato bagnato fradicio, ma con i quaderni asciutti, per aver dormito in un giardinetto sotto l'acqua scrosciante di novembre, dopo l'ennesimo sgombero». Lezioni continuate regolarmente anche se negli ultimi due mesi Marius si era spostato a Pavia per abitare in una casa abbandonata. Sostenuto dall'affetto dei volontari e da una borsa di studio Marius «ha potuto proseguire sulla strada della sua personale emancipazione, fino a tagliare il suo primo personalissimo traguardo: l'inserimento in una scuola di formazione professionale a settembre».

 
Di Fabrizio (del 30/09/2011 @ 09:33:57, in scuola, visitato 1107 volte)

Segnalazione di Stefano Pasta da Libero. Da notare che basta abbandonare i toni da crociata che in questi casi sono soliti per quel giornale (difatti si tratta di un pezzo che arriva da Adnkronos ; - )) e anche i soliti commentatori razzisti stanno zitti.

Milano, 22 set. (Adnkronos) - A quindici anni ha imparato, in soli sei mesi, a leggere, scrivere e fare di conto, in tempo utile ad iscriversi ad una scuola professionale, dove potra' imparare un mestiere che gli dia da vivere. Protagonista della storia e' un giovane rom venuto dalla Romania a Milano e a raccontarla e' Elisa Graziano, insegnante all'Itc Schiaparelli-Gramsci di Milano e, all'occorrenza, insegnante di strada.

"E. (l'iniziale e' di fantasia, ndr) - riferisce la Graziano - e' uno studente sedicenne al centro di un progetto piuttosto avventuroso: a quindici anni ha seguito un percorso di studi organizzato esclusivamente per lui da un gruppo di insegnanti volontari. Quando Stefano Pasta, della Comunita' di Sant'Egidio, ci ha chiesto di occuparcene ci ha spiegato che bisognava insegnargli a leggere, a scrivere e a far di conto nell'arco di otto mesi, perche' questo era il tempo massimo per non perdere il treno dei corsi di formazione professionale".

"La cosa - continua l'insegnante - poteva sembrare complessa, benche' fattibile, ma lo era oltre le nostre aspettative perche' E. si esprimeva esclusivamente in lingua romanes, l'idioma della sua famiglia e del suo popolo, la lingua dei rom. Era troppo grande per essere inserito nelle scuole elementari ma decisamente analfabeta per le scuole medie. Sapevamo che era fuggito dalla miseria di un villaggio romeno per cercare opportunita' di vita".

"Poi - prosegue l'insegnante - la faccenda si e' complicata anche perche' abbiamo dovuto seguirlo negli spostamenti causati dagli sgomberi dei campi a Milano. C'e' da dire che la determinazione di questo adolescente ci ha aiutati a proseguire comunque, infatti non abbiamo fatto nessuna fatica a fargli rispettare i nostri appuntamenti di studio: ricordo che un pomeriggio si e' presentato bagnato fradicio, ma con i quaderni asciutti, per aver dormito in un giardinetto sotto l'acqua scrosciante di novembre, dopo l'ennesimo sgombero".

"Ancora pazienza - continua la Graziano - la nostra scuola itinerante e' continuata tra la sede Acli di via Conterosso e la biblioteca di via Valvassori Peroni, a Milano, dall'ottobre del 2010 a giugno del 2011, per 10 ore settimanali, di pomeriggio. Studente tenace e fiducioso, il nostro E. ha frequentato le lezioni nonostante, da due mesi, venisse da Pavia, dove tuttora vive in una casa abbandonata, per completare l'anno scolastico con i suoi insegnanti di sempre: se noi abbiamo avuto pazienza, lui ha dovuto trovare risorse interiori di ben piu' alto respiro".

"Sostenuto dal nostro affetto e da una nostra piccola borsa di studio - conclude l'insegnante - ha potuto ancora proseguire sulla strada della sua personale emancipazione sino a tagliare il suo primo personalissimo traguardo: l'inserimento in una scuola di formazione professionale a settembre. Adesso ci sentiamo di ringraziare sia Stefano, della Comunita' di S. Egidio, che molti altri cittadini i quali , facendo rete con il loro sostegno, ci hanno permesso di realizzare questo piccolo ma concreto gesto di solidarieta'".

 
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