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Romania
Di Marylise Veillon (del 23/08/2011 @ 09:42:23, in scuola, visitato 1334 volte)

Da Romanian_Roma

Cafebabel.com Romania: tra tradizione, educazione ed emancipazione; il percorso di Letitia Mark, militante rom.

Letitia Mark combatte per l'integrazione dei rom nell'ovest della Romania. Proveniente lei stessa da questa minoranza, dirige il centro ONG FEMROM a Timisoara, (città dell'ovest della Romania), fondato circa sessanta anni fa. Un progetto consistente in un paese, dove numerosi pregiudizi persistono nei confronti dei due milioni di donne che risiedono lì.

Con una quarantina di bambini intorno a lei, Letitia Mark chiede: "Cosa significa la ruota nella nostra bandiera?" Samuel, dell'età di 13 anni, conosce la risposta: la ruota simboleggia il viaggio, il blu rappresenta il cielo e il verde l'erba. Mark, che i bambini chiamano affettuosamente "Doamna Leti" vuole che questi bambini siano rispettosi nei confronti della loro identità, di loro stessi e del mondo. E anche che siano ordinati. Neanche un pezzettino di carta può essere buttato sul pavimento della sala comune.

Bandiera gitana

"OPRE ROMA – Alzatevi rom!"

La bandiera fu adottata nel 1971, durante il primo congresso internazionale romanì, così come l'appellativo "rom" e lo slogan "Opre roma – Alzatevi rom". Solo dopo la caduta del comunismo il movimento romanì ha potuto installarsi in Europa dell'Est, per permettere ai rom di lottare loro stessi per i loro diritti.
In quanto a Mark, è piuttosto per caso che lei ha raggiunto il movimento romanì. Appena dopo la rivoluzione del 1990, era in corso una conferenza all'università di Timisoara, durante la quale un oratore rumeno si lamentava dell'assenza di partecipazione dei rom al dibattito sull'educazione. Mark, allora assistente universitaria, si alzò, indignata, esclamando: "Ci sono abbastanza rom che potrebbero prendere la parola, ma non sono stati invitati a farlo!"

Mark è diventata porta-parola dei rom. Quando fu invitata all'estero, i suoi compatrioti mormoravano: "Fuggirà all'ovest". Delusa di tanta diffidenza al suo riguardo, Mark si ritirò dalla politica. Ha continuato a credere al significato e al peso dell'educazione. "Poiché tradizionalmente, non è facile per una donna far fronte agli uomini", fondò l'organizzazione FEMROM nel 1997, un'associazione di donne rom, perorando la causa dell'educazione dei bambini. All'inizio Mark era installata nella propria cucina. Doveva procurarsi estratti degli atti di nascita e certificati di registrazione, in quanto senza questi documenti, i bambini non hanno il diritto di frequentare la scuola. Dopo aspre negoziazioni, le autorità municipali hanno finito per concedergli un territorio. "Il terreno era praticamente incolto. E' stato necessario prima costruirmi un tetto dove ripararmi."



Oggi, è in uno spazioso pianterreno che si svolgono i corsi di sostegno, corsi d'informatica per donne e incontri interculturali. Alcune giovani donne rom, studentesse in scienza dell'educazione, alloggiano nell'attico. Sono incaricate dei corsi di sostegno e dei servizi di mediazione. Diventeranno le future responsabili del centro, oppure perfino del movimento rom?

Mark lo spera. Gli piacerebbe approfittare della pensione, che gli spetterà dall'epoca in qui era impiegata all'università. Ma il contratto d'affitto sta giungendo a termine, è prevista la costruzione di un centro commerciale nei pressi del centro ONG, e la municipalità rischia di vedere la presenza di FEMROM di cattivo occhio. Nonostante il sostegno economico dell'Unione Europea, la ONG manca di mezzi. Ad ogni modo, l'energia e l'animo gentile della presidente sono ancora vivamente richiesti in questo focolare.

La propria biografia serve come esempio

Letitia Mark appartiene al gruppo dei "Rudari". La sua identità, la conosce da sempre. Suo nonno era l'ultimo artigiano del villaggio, e scolpiva cucchiai di legno. E sapeva raccontare storie. Ufficialmente, durante l'epoca comunista, le minorità etniche non esistevano. Tutti dovevano essere uguali, ma questa non era altro che teoria. In pratica significava che ogni cittadino doveva contribuire alla prosperità dello stato. E' così che la famiglia di Letitia si trasferì a Timisoara, i suoi genitori andarono a lavorare in fabbrica. Per migliorare il reddito della famiglia, Mark chiedeva l'elemosina quando era piccola. "All'inizio, mi vergognavo. Ma lo faceva mia nonna, lo facevano le mie compagne. Finii per abituarmici." Mark ritiene che la sua vita fosse proprio come quella dei Romanì dell'epoca contemporanea. Nel contempo, è diventata sempre più femminista. "Ogni donna rivoltata dalla condivisione tradizionale dei ruoli è una femminista." E Letitia si è ribellata: dopo la scuola elementare, non voleva sposarsi, ma continuare gli studi. Fu la prima del suo comune a prendersi il diploma. Allorché i suoi genitori rifiutarono che lei facesse gli studi superiori, scappò di casa in direzione di Bucarest. Poi nel 1984 ritorna a Timisoara, con il titolo di professoressa di facoltà in greco e latino.

Il rovescio della fortuna e il futuro

Le espulsioni dei rom in Francia, durante l'estate 2010 hanno colpito Mark. Accanto ad una presenza "ben troppo massiccia di poliziotti", i giornalisti gironzolavano intorno ai nuovi arrivati per domandare loro cose del tipo: "cosa hai rubato?" "che tipo di criminale sei?" "Ho visto uomini e donne miserabili, bambini che piangevano, quattro cose sotto al braccio, e questa immagine ha evocato in me la deportazione. Ho avuto il risentimento che si poteva sempre trasportare e deportare i rom come meglio si crede, e che nessuno si leva contro, per prendere le loro parti e gridare: STOP!"
"Talvolta", confessa Mark, "mi dico che ho commesso un errore". Abbassa gli occhi. "Avrei dovuto mirare ad una carriera professionale che mi avesse permesso di avere una reale influenza politica." Bussano alla porta dell'ufficio. Una bambina piccola mostra con fierezza la sua pagella. "Brava!" Gli occhi di Mark luccicano. Si percepisce che sono queste piccole riuscite che gli ridanno energia.