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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di Fabrizio (del 01/04/2007 @ 10:30:58, in media, visitato 1151 volte)
Di Fabrizio (del 23/03/2007 @ 09:31:28, in media, visitato 1126 volte)
Da
Roma_Italia
Artnet News - 14 marzo 2007 - PADIGLIONE ROM A VENEZIA
Il profilo dei padiglioni nazionali alla 52a Biennale di Venezia
(giugno-10 novembre 2007) appare abbastanza noto (es.(i.e. Felix Gonzales-Torres
- U.S.A., Tracy Emin - GB., Sophie Calle - Francia, Isa Genzken - Germania). Una
nuova aggiunta è un padiglione dedicato alla cultura rom. Il progetto è
un'iniziativa dell'Open Society Institute fondato da George Soros, che ha
finanziato un continuo "Progetto Partecipazione Culturale Rom". Secondo un
comunicato stampa, il padiglione rom costituisce "il primo significativo passo
per dare alla cultura rom contemporanea il pubblico che si merita."
[...]
Di Fabrizio (del 15/03/2007 @ 09:58:27, in media, visitato 720 volte)
Ricevo da
Mariagrazia Dicati
Ieri sera all’ ennesima puntata della trasmissione su
rai tre :”Chi l’ha visto” condotta da Federica Sciarelli, abbiamo assistito
ancora una volta ad una accusa infamante sui rom rapitori di bambini,
attraverso la storia di Antonello Tuvoni.
La mattina del 28 agosto 1974, un bambino di 3 anni e otto mesi, stava
giocando in una strada di Torpè (Nuoro) e, mentre la madre era rientrata in casa
per lavargli un grappolo d’uva, sparì improvvisamente.
Nel 1988 il padre venne contattato da un istituto di Elmas (Cagliari) che gli
presentò un ragazzo diciassettenne che affermava di essere il figlio scomparso e
di essere stato rapito da alcuni zingari che lo avevano ribattezzato Zoran.
Per conoscere la storia collegarsi a questo link
Certamente è una storia drammatica e triste che non può lasciarci indifferenti,
ma questa cronaca proposta a milioni di italiani ha nuovamente diffuso questa
calunnia attraverso testimonianze dello stesso Antonello, bambino, ragazzo e poi
adulto dalla vita fatta di espedienti e confusione, da un suo amico mentre era
in carcere con Antonello e da altri: tutti accusatori, nessuna prova, nessuna
difesa, nessun nome.
Antonello sottoposto alla prova del DNA non è risultato figlio di Tuvoni che
lo aveva dapprima accolto e poi cacciato di casa per furto, anzi lo stesso
presunto padre è convinto che il figlio sia morto, vittima di un incidente e non
di un rapimento, escludendo inoltre la presenza di zingari a Torpè all'epoca
dei fatti.
Servizio molto accurato che sicuramente ha raggiunto un altissimo indice di
ascolto: mentre andavano in onda le varie interviste, venivano proposte
immagini di un campo rom e dei rom, quasi a voler convincerci che quelli erano i
responsabili di un rapimento, anche se non si sa con esattezza né da
dove venga questo ragazzo, il presunto Antonello, nè dove invece sia finito il
vero Antonello scomparso nel 74.
A mio giudizio, va sottolineato e non sottovalutata la responsabilità
della stampa e della televisione quale mezzo per la diffusione di pregiudizi e
di calunnie contro i Rom e i Sinti.
Proprio in questo periodo, i ragazzi di una classe quinta e prima media, alla
domanda sulle loro conoscenze relativamente ai Rom e Sinti hanno risposto nella
quasi totalità: sporchi, delinquenti, ladri, rapitori di bambini e, alla
richiesta quali fossero state le loro fonti, hanno dichiarato: i miei genitori e
la televisione, specificando che la stessa cosa era avvenuta anche per i loro
genitori.
Ritengo quindi che la stampa e la televisione non solo hanno una
responsabilità morale (penale?) nei confronti dei Rom e Sinti, ma anche
nei confronti dei nostri ragazzi che crescono con paure infondate e diffidenza
verso chi è diverso, ragazzi che diventeranno adulti e che forse avranno un
ruolo istituzionale o responsabilità politiche.
Con questo ragionamento non si vuole negare il diritto di informazione, ma
ribadire che l’informazione deve essere fondata e riferirsi al colpevole e
non a tutti i 12/14 milioni di Rom e Sinti del mondo.
Consiglio a tutti di riguardare il film “ Bambini della strada” dove,
anche se in lingua tedesca, non si può restare indifferenti davanti alle
scene del rapimento di bambini Rom legittimato dalla fondazione svizzera
di beneficenza "Pro-Juventute", cui nel 1926 cui stato affidato l'incarico
di"proteggere i bambini a rischio di abbandono e di vagabondaggio dalle autorità
Svizzere.
Oggi Mariella Mehr, scrittrice jenische (una comunità gitana), vive in
Italia. Da oltre venticinque anni consegna alla carta la memoria di quella
comunità Rom della Svizzera vittima, negli anni tra il 1926 e il 1972, di
quella vera e propria caccia al nomade che fu l'operazione"Enfants de la
grand-route" (Bambini della strada), con l’infallibile collaborazione della
polizia e delle autorità pubbliche cantonali e comunali.
“Mi hanno portata via da mia madre poco dopo la mia nascita (...) I primi sei
mesi di vita, li ho passati in un centro pediatrico per ritardati mentali. Lì ho
vissuto le prime torture psichiatriche di un bambino jenische (...) Quando per
la prima volta ho chiesto al mio tutore, il dottor Siegfried, chi fossero i miei
genitori, mi ha detto (...) tua madre è una puttana, tuo padre un asociale. E
questo, me lo sono portato dietro per dieci anni. Finché ho capito il
significato di quelle parole: i miei genitori erano zingari"
Come centinaia di altri figli di nomadi, Mariella era stata tolta di forza ai
suoi genitori.
Nella sua famiglia, tre generazioni sono state vittime di questa politica
di sedentarizzazione forzata: prima di lei, sua madre, e poi anche suo
figlio Settantadue anni dopo, i risultati di una ricerca storica hanno
dissipato ogni"ambiguità" su questa operazione.
Nel 1972 la sezione bambini di strada della fondazione Pro Juventude cessa le
sue attività, e dopo sei anni di depistaggi e ricerche, nel giugno 1998 Ruth
Dreyfuss, consigliere federale oggi presidente della Confederazione elvetica ha
dichiarato pubblicamente:
"Le conclusioni degli storici non lasciano spazio al dubbio: l'Opera di
soccorso Enfants de la grand-route è un tragico esempio di discriminazione e
persecuzione di una minoranza che non condivide il modello di vita della
maggioranza".
La fondazione "Pro Juventude" ha ammesso pubblicamente la sua responsabilità,
e .... continua normalmente la sua attività come se nulla fosse accaduto.
Nell'arco di quasi mezzo secolo, in Svizzera oltre seicento bambini jenisches
sono stati sottratti a forza alle loro famiglie dall'Opera di soccorso"Enfants
de la grand-route", che aveva un unico mandato: quello di sradicare il
nomadismo.
Con questo proposito, i figli del popolo itinerante erano sistematicamente
sottratti ai genitori e collocati presso famiglie affidatarie o negli
orfanatrofi, quando non venivano addirittura incarcerati o internati in ospedali
psichiatrici.
Consiglierei a Federica Sciarelli di dedicare una puntata di: “Chi l’ha
visto” a questa terribile storia ottimamente presentata nel film “Kinder der
Landstrasse”.
Di Daniele (del 13/03/2007 @ 14:04:46, in media, visitato 1174 volte)

A Brescia Bajram Osmani ci apre le porte di Radio Onda d’Urto e del mondo
ROM
Promuovere la conoscenza per superare le diffidenze. Conosciamo la cultura
e gli intellettuali ROM

L’iconografia, spesso condita d’intolleranza e diffidenza, li vorrebbe tutti
confinati in campi nomadi, sporchi e lavavetri, con figli al seguito
costretti a chiedere l’elemosina. Giostrai nelle favole, musicisti nella poesia,
mendicanti nelle periferie.
Rispetto ad altri popoli, minoranze etniche o sociali, c’è la volontà nell’uomo
comune di allontanarne il fisico e la mente, di voltare la faccia o nasconderne
socialmente l’esistenza pensando che riguardi altri, che sia un problema di
confini territoriali, che “se ne tornassero al loro paese”. Ma quale paese?
Ma se molti li considerano ‘un problema sociale’, la politica li ripone alla
voce ‘questione di ordine pubblico’, i ben pensanti evitano semplicemente il
discorso o di trovarseli nel raggio della propria circoscrizione.
C’è confusione, molta confusione. Anche sulle origini non c’è piena chiarezza e
spesso la confusione viene condita da errate attribuzioni geografiche. Nel
volerli rimandare ‘al loro paese’, molti confondono il termine ROM o ‘Romani’
con la radice delle parole Romeno e Romania, individuandone nel paese balcanico,
che pur ne ospita una nutrita rappresentanza, la terra di provenienza.
Nient’affatto. Anche il termine ‘gitani’ li vuole provenienti dall’Egitto mentre
parte degli storici, basandosi su elementi linguistici, ne attribuisce l’origine
agli indeoeuropei, ed altra parte degli storici, basandosi sullo studio di usi,
costumi ed usanze religiose, ne fa risalire l’origine ad un ceppo ebraico.
E’ così che, per fare chiarezza, abbiamo deciso di capirne di più entrando nel
mondo ROM ‘dalla porta principale’, come più volte ci ha ripetuto chi quella
porta ce l’ha aperta con enorme disponibilità, un gentile sorriso e la foga di
chi ha tanto da raccontare in poco tempo.
Bajram Osmani è giornalista e commissario per i media dell’International
Romani Union, organizzazione non governativa che rappresenta i ROM di tutto il
mondo, organizzazione della quale lui è voce ufficiale. Ogni sabato su Radio
Onda d’Urto di Brescia (www.radiondadurto.org)
si collega con giornalisti, emittenti radio e Tv, uomini politici, intellettuali
e professori da ogni parte d’Europa per dar voce ai ROM, a quel popolo
invisibile che ci abita accanto, con il quale condividiamo parti di terre che
loro, prima di tutti, considerano libere.
Bajram è sempre sorridente, ha la pazienza di chi vuole conoscere e far
conoscere, ma diventa focoso e sanguigno quando si parla dell’olocausto del suo
popolo nella storia, non solo remota, ma anche recente. Lui stesso, circa 14
anni fa dovette lasciare il Kossovo per sfuggire alle stragi ed all’orrore di
quella terra.
“Romano Krlo”, la Voce dei ROM, è il programma che unice in un network di
voci le idee dei ROM nel mondo. Mostra con soddisfazione le tessere che lo
accreditano come giornalista.
Quando iniziamo a parlare un punto risulta subito di comune accordo: la
conoscenza è l’unico antidoto contro l’intolleranza. E’ anche per questo che ci
ritroviamo dinanzi ad un microfono, per conoscere un mondo che tutti ignorano.
I telefoni che squillano danno voce a persone da ogni parte d’Europa che
ascoltano via internet o via satellite. L’approfondimento è d’obbligo: si parla
di diritti umani ma anche e soprattutto di Kossovo.
In diretta telefonica con la prima emittente ROM in Serbia, RTV Nisava (www.bahtalodrom.org.yu),
il direttore Ferad Saiti ci parla delle potenzialità e delle difficoltà di
gestire un centro media ROM, soprattutto in un paese come la Serbia dove ancora
si lotta per la libertà di informazione. Nel 2001 la volontà di far tacere RTV
Nisava fu ostacolata dalla mobilitazione degli stati europei che consentirono di
non farla chiudere. Un milione di ascoltatori circa segue le emittenti del
gruppo e il ruolo sociale di dialogo e diffusione di conoscenza e cultura, di
informazione dei diritti, anche quelli elementari, risulta fondamentale.
Al dott. Luigino Beltrami, di Rifondazione Comunista, da sempre sensibile
alle problematiche dei ROM, chiediamo come mai ci sia un popolo sotto silenzio,
un popolo che ha subito più di un olocausto ma che rispetto ad altri, vedi ebrei
ed armeni, continua a non aver voce. “E’ nella natura dei ROM essere un popolo
transnazionale, e la mancanza di una terra e quindi di una nazione, che vuol
dire anche istituzioni e cioè qualcuno che li rappresenti, finisce sempre per
svantaggiarli. Ma il fatto che non abbiano una nazione non significa che non
esistano. Anzi, grazie ad istituzioni come l’IRU e di una classe intellettuale
di cui fa parte Bajram Osmani, si sta cercando di incrementare un dialogo con le
istituzioni nazionali e transnazionali come l’Unione Europea intorno a temi
caldi e importanti come diritti umani, sanità, scuola, etc…”
Ma nei giorni in cui a Vienna falliscono i dialoghi tra Serbi ed Albanesi per il
futuro del Kossovo una nuova minaccia pende sulle teste del popolo ROM: la
decisione di rimpatriare nella regione le circa 150.000 persone che sono fuggite
dopo la diaspora avvenuta a causa della guerra. Lo ribadisce con forza il
Presidente della Federazione ROM della Repubblica Serba, nonché Vice Presidente
del Parlamento Alternativo Internazionale e nuovo eletto al Parlamento della
Repubblica Serba, Damianovic, sostenendo che “chi dovesse prendersi la
responsabilità di rimpatriare in questo momento storico i ROM in Kossovo, come
da accordi del 2003, sarebbe artefice di una catastrofe umanitaria senza
precedenti”. Si riferisce alla proposta, o meglio la decisione, del Ministro
Tedesco Otto Schily di rimpatriare circa 54.000 persone che rischiano di essere
rimandate forzatamente in Kossovo. I più sono ROM, Ashkali e Egiziani Kossovari.
“La guerra in quelle zone - continua il Presidente Damianovic - non è stata solo
una guerra tra serbi e albanesi, dei quali si parla, ma ha visto vittime
innocenti anche tra i ROM che, non essendo né dell’una né dell’altra parte, sono
stati vittime di entrambi gli schieramenti”.
Sulla stessa linea è Bayram Aliti, ex Ministro del Kossovo, ora membro
del Parlamento IRU e Presidente del comitato del gruppo di crisi del Kossovo,
anche lui in collegamento telefonico.
Bajram Osmani, che di quella carneficina è stato testimone, ci apre le porte
della sua casa, un elegante appartamento in centro a Brescia, dove abita con la
moglie e i 7 figli. Continua il suo racconto descrivendoci le atrocità delle
quali si è macchiata l’UCK, l’esercito di liberazione del Kossovo.
Davanti ad una tavola imbandita di bevande e cibo, l’occasione è buona per
conoscere meglio il mondo ROM ed eliminare un pò di quelle leggende che ne
ruotano attorno. Ci parla degli intellettuali ROM in Italia, come Alexian
Santino Spinelli (www.alexian.it),
musicista, poeta, compositore e docente di lingua e cultura romani
all’Università di Trieste.
Quando prendiamo la via del ritorno è già buio. La città di Brescia riacquista i
suoi colori artificali dei neon e delle luci degli eleganti palazzi del centro.
In strada brulica una varietà multietnica di persone indaffarate a prepararsi ai
divertimenti del sabato sera. Tra questi ci sono anche dei ROM, come i figli di
Baijam. Ma non tutti lo sanno, non tutti se ne accorgono.
di Marcello Peluso
www.marcellopeluso.it
marcello.peluso@voceditalia.it
Di Fabrizio (del 12/03/2007 @ 09:43:26, in media, visitato 519 volte)
Un'intervista collettiva curata da
Amisnet, si parla
di sgomberi, micro aree, minoranze linguistiche, partecipazione, situazione in
Europa ed Italia. Tra gli intervistati, anche alcune conoscenze di questo blog -
ne parlano, in ordine di apparizione:
- Massimo Converso
- Yugo Debar
- Matteo Armelloni
- Carlo Berini
- Yuri Del Bar
QUI l'mp3
dell'intervista
Di Fabrizio (del 08/03/2007 @ 10:38:49, in media, visitato 698 volte)
Un interessante (e provocatorio) articolo apparso sul blog
Libero pensiero
Quando si parla di zingari non si può non parlare dei parassiti: come
chiamare altrimenti quei politici che montano campagne anti-Rom e vellicano
gli istinti più subdoli della gente, pur di rubare qualche consenso
elettorale in più? Il bello è che – proprio loro – accusano i rom di
essere gente che vive alle spalle degli altri. La storia insegna che
spesso nella accuse agli altri c´è qualcosa di autobiografico:
pensiamo ai nazisti che contestavano assurdamente agli ebrei di sentirsi una
"razza" superiore, mentre essi stessi facevano del mito della superiorità
della "razza ariana" il fondamento ideologico del nazionalsocialismo. La
vicenda del rogo del campo nomadi di Opera è esemplare dell´Italia di oggi,
dove la logica egoistica del nimby (not in my back yard, non nel mio
giardino) è sempre più protagonista.
Se poi all´egoismo aggiungiamo la storica intolleranza verso una minoranza
contro cui tutto è concesso, ecco che abbiamo gli elementi all´origine della
distruzione di quell´insediamento, legale, che doveva ospitare 77
persone, per più di metà bambini.
Ma il problema dei Rom non è solo politico, come ha splendidamente
spiegato
Gad Lerner il primo marzo su questo giornale, è anche culturale. Un
presidio anti-Rom non sarebbe mai potuto nascere senza un pregiudizio
negativo ben saldo nei cuori e nelle menti di molti italiani. Sarebbe stato
infatti impensabile nei confronti di un campo di rifugiati ebrei o africani.
Quando si parla di zingari, persino i freni inibitori del linguaggio
svaniscono. In un certo senso guardare ai Rom ci libera, facendo
uscire quanto di peggio abbiamo nella nostra anima. Il linguaggio
spesso usato contro gli zingari meriterebbe uno studio psicologico. C´è chi
teme la loro sporcizia, chi i loro furti, altri ancora hanno l´angoscia del
(mitologico) rapimento di bambini. Ognuno insomma, su quello schermo
senza filtri etici può proiettare le proprie angosce personali, al riparo
dalle normali convenzioni sociali.
In un paese dove si iniziano a rispettare le diverse religioni e
identità, i Rom sono rimasti gli unici contro cui è lecito dire di
tutto.
Per questo è necessario stilare un´agenda sul da farsi per agevolare un
loro inserimento nel tessuto sociale, a partire dalla creazione
di uno specifico Assessorato all´Integrazione. L´integrazione dei Rom,
come quella degli immigrati in generale, necessita di una programmazione
di lungo periodo, con strutture istituzionali che diano continuità a un
lavoro così importante. L´impegno della Giunta nel campo
dell´integrazione deve dipendere il meno possibile dagli interessi
dell´Assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali di turno.
Meglio evitare che tutto il buon lavoro svolto fino a ora possa andare
perduto il giorno in cui l´assessore Moioli (della Giunta di Letizia
Moratti, N.d.R.) venisse sostituita da qualcuno poco interessato alle
politiche sociali verso i non italiani.
Davide Romano (pubblicato su La Repubblica-Milano, il 5 marzo 2007)
Di Fabrizio (del 02/03/2007 @ 10:19:50, in media, visitato 732 volte)
Venerdì 2 marzo alle ore 22 sul canale satellitare 886 di SKY (oppure sintonizzandosi sul sito http://www.trsp.it) andrà in onda la trasmissione dal titolo "Il Senso della vita" sul tema:
"Il mondo dei Rom - uno sguardo socio politico" ospiti in studio: Alexian Santino Spinelli Sergio Giovagnoli (ARCI Nazionale) Nazzareno Guarnieri (ASS: Coopofficine) Assessore Attilio D'Amico
Venerdì 16 marzo alle ore 22 sul canale satellitare 886 di SKY andrà in onda la trasmissione dal titolo "Il Senso della vita" sul tema:
"Musica e arte cinematografica" ospiti in studio: Alexian Santino Spinelli Belli Walter (scenografo) Luca Krstic (regista) Gianni Di Claudio (regista) Assessore Attilio D'Amico
Per info e contatti tel. 0872 660099 cell. 340 6278489 http://www.alexian.it
Di Fabrizio (del 24/02/2007 @ 10:26:37, in media, visitato 1354 volte)
Ricevo da Tommaso Vitale:
Autori e curatori: Gabriella Amiotti , Alessandro Rosina
Contributi: Cinzia Bearzot, Anna Maria Birindelli, Elena Dell'Agnese, Alessandro Ghisalberti, Giuseppe A. Micheli, Daniele Montanari, Rosella Pellerino, Sergio Rovagnati, Giovanna Salvioni, Laura Terzera, Teresio Valsesia, Tommaso Vitale, Giuseppe Zecchini
Collana: Equivalenze
Argomenti correlati: Storia sociale e demografica - Storia urbana e del territorio - Antropologia
Codice Volume: 570.10 Codice ISBN 13: 978-88-464-8245-7
Pagine: 176
Edizione: in preparazione, 1a
Presentazione del volume:
La questione delle minoranze, da sempre tema spinoso e ricco di implicazioni, è stata, direttamente e indirettamente, al centro dei conflitti europei del secolo appena concluso e delle maggiori tragedie a essi connesse. Non a caso l'idea di un'Europa unita si fonda sulla premessa del rispetto e della valorizzazione delle identità culturali, religiose, etniche e linguistiche. Ogni minoranza è una storia a sé stante, ciascuna con un proprio delicato, spesso instabile, equilibrio tra salvaguardia della propria identità e integrazione nel contesto più generale nel quale è inserita.
Un equilibrio sempre a rischio, messo in discussione sia da forze esterne sia da forze interne e facilmente suscettibile di strumentalizzazioni. L'accelerazione e l'estensione dei percorsi di mobilità, in una società che evolve a passi rapidi verso la globalizzazione, rende peraltro ancor più difficile la definizione dei marcatori di confine identitario: l'ampliamento dello spazio di vita può causare il collasso delle stesse coordinate fisiche di riferimento, quello "spazio vissuto" che consente di delimitare il territorio del sé.
Il volume vuole stimolare una riflessione critica su questi temi, a partire da casi concreti. Vengono a tal fine proposti alcuni approfondimenti del modo nel quale specifiche minoranze hanno declinato, nella storia e nel presente dell'Europa mediterranea, il delicato rapporto tra integrazione e identità.
Gabriella Amiotti, è docente di Geografia storica del mondo antico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Cattolica di Milano. Ha svolto attività di ricerca su temi di storia politica, di storia della geografia e storia della cartografia nel mondo classico.
Alessandro Rosina è docente di Demografia presso la Facoltà di Economia dell'Università Cattolica di Milano. Ha svolto attività di ricerca su temi di demografia storica, di transizione alla vita adulta e di formazione della famiglia.
Indice:
Giuseppe A. Micheli, Prefazione
Nel passato
Gabriella Amiotti, Introduzione
Cinzia Bearzot, Rivendicazione di identità e rifiuto dell'integrazione nella Grecia antica (Ateniesi, Arcadi, Plateesi, Messeni)
Giuseppe Zecchini, L'identità dei Celti tra conservazione e assimilazione
Alessandro Ghisalberti, Minoranza etnica e uniformità socio-culturale: aspetti della civiltà medievale nell'area del mediterraneo
Daniele Montanari, Aspetti dell'identità ebraica in Età moderna. La Comunità mantovana
Nel presente
Alessandro Rosina, Introduzione
Giovanna Salvioni, Identità e memoria: uno sguardo alle comunità albanesi del sud Italia
Rosella Pellerino, Teresio Valsesia, Sergio Rovagnati, Le alpi ed oltre: Occitani, Walser, Ladini
Elena Dell'Agnese, Tommaso Vitale, Rom e Sinti: una galassia di minoranze senza territorio
Laura Terzera, Anna Maria Birindelli, Riflessioni sul processo di integrazione della popolazione immigrata in Italia. Il caso della Lombardia.
Di Daniele (del 23/02/2007 @ 11:50:55, in media, visitato 1047 volte)
caro fabrizio, ti mando il
link a due articoli apparsi ieri sul manifesto....
un abbraccio!
daniele
assemblea
Dopo Opera, è difficile guardarsi allo specchio
Gad Lerner chiama Milano a discutere del caso Opera
gli zingari cacciati da Opera cercando soluzioni pratiche per uscire almeno
dall'emergenza. Molto più complicato comprendere perché sia stato possibile che
un gruppo di cittadini abbia saputo fare comunità in nome dell'odio e abbia
vinto. E infatti la domanda è rimasta inevasa
Luca Fazio
Giorgio Salvetti
L'altra sera, nella sala della Provincia di Milano, Gad Lerner, l'unico volto
noto del giornalismo italiano che ha compreso tutta la gravità del caso Opera -
«quando i rom hanno deciso di scappare, quel giorno si è consumata una sconfitta
dell'umanità» - avrebbe potuto introdurre il dibattito da lui convocato
parafrasando John Lennon: «Quelli in prima fila possono far tintinnare i
gioielli, gli altri in fondo possono anche battere le mani». La platea, chiamata
a riflettere sul perché nessuno ha impedito che un gruppo di razzisti aggredisse
70 rom, fra cui 37 bambini che vanno a scuola, pur senza poter [continua]
Profondo nord
La metamorfosi padana nasce dal senso perduto dell'esistenza
Marco Revelli
I 60 rom che erano stati ospitati nel campo provvisorio di Opera, alle porte di
Milano, «stanchi di insulti», se ne sono andati via, e non vi torneranno più.
«E' [continua]
Di Fabrizio (del 18/02/2007 @ 09:57:49, in media, visitato 653 volte)
Da Roma_Daily_News

Il 15 febbraio ERRC (European Roma Rights Centre) ha spedito una lettera di protesta a Boris Sorkin, direttore delll'agenzia di informazione "REGNUM", esprimendo la propria preoccupazione per il continuo collegamento dei Rom al crimine nei lanci dell'agenzia e notando che questo contribuisce ad un clima di intolleranza verso i Rom. La lettera si riferisce a numerosi articoli pubblicati dai giornali e raccolti da ERRC nel 2006 e nel 3007, che esplicitamente legano i Rom al traffico di droga e alla criminalità. Nella lettera [...] ERRC chiede urgentemente all'agenzia di informazione di prendere una ferma posizione contro i discorsi incitanti all'odio e di rinunciare al linguaggio contro i Rom. Il testo completo (in inglese) è disponibile sul sito internet di ERRC http://www.errc. org/cikk. php?cikk= 2722.
[...]
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