Rom e Sinti da tutto il mondo

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\\ Mahalla : VAI : Regole (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 10/10/2012 @ 09:09:06, in Regole, visitato 1126 volte)

Dopo Multe ai senzatetto e altre norme controverse, ancora da Angela Iannone un interessante articolo, pubblicato lo scorso 2 ottobre

A Roma, il sindaco Alemanno - evidentemente alla caccia di consensi elettorali dalla sua parte politica, o con le necessità di far cassa per il comune, chi può dirlo - ha emanato un'ordinanza (non è una novità, per Roma) anti-bivacco. Cosa significa? Significa che nelle aree «di particolare pregio storico, artistico, architettonico e culturale ricomprese nel perimetro della Città Storica di Roma è fatto divieto di bivaccare, sistemare giacigli e sostare per consumare cibi o bevande».

E chi dovesse violare l'ordinanza? Multa. Da 25 a 500 euro. E deve trattarsi veramente di un'emergenza, perché l'ordinanza del sindaco si intitola "Disposizioni urgenti per garantire la tutela delle aree di pregio del centro storico".
Un'ordinanza che ne va a sostituire un altra, in vigore fino allo scorso 30 settembre: Disposizioni urgenti per garantire la tutela, la valorizzazione e la fruizione pubblica del patrimonio artistico e monumentale della città, dove in pratica cambia qualche parola ma la sostanza rimane la stessa. Guardare ma non mangiare.

Roma non è l'unica ad aver messo in atto severe disposizioni a riguardo. A Vicenza, il sindaco Achille Variati durante il periodo estivo ha severamente vietato la sosta prolungata e il bivacco a roulotte e camper nelle zone adiacenti ai parchi giochi e nei parcheggi. Ai malcapitati, soprattutto turisti e nomadi, è toccato pagare una multa di 350 euro.
Restando in Veneto, a Venezia la lista delle cose da non fare per non far "indispettire" i tutori dell'ordine sono molte di più: dal divieto di dar da mangiare ai piccioni a quello di fare pic nic in giro per la città, oltre a sanzioni per chi gira a torso nudo per calli e campi.

C'è chi ha addirittura ingaggiato dei vigilantes anti-bivacco: succede a Firenze, dove il sindaco Renzi, per mantenere il "decoro" intorno a Santa Maria del Fiore, ha fatto posizionare un cordone per persuadere i turisti a non sedersi sulla gradinata centrale del duomo, mentre nelle ore di punta arrivano proprio dei vigilantes dell'Opera del Duomo a sorvegliare la gradinata.
Quando la norma poi è troppo generica, si può incorrere in multe senza neanche accorgersene: a Lecce, ad esempio, basta sedersi sul parapetto dell’anfiteatro o sui gradini di una chiesa o di un altro monumento pubblico per trovarsi in una condizione illecita. L'ordinanza, infatti, dichiara che "è vietato occupare i monumenti ed i luoghi destinati al culto come luogo di intrattenimento e/o bivacco o fare qualunque altra attività incompatibile con la loro conservazione”. L'intoppo sta proprio in quel "qualunque", che garantisce alla polizia municipale di multare anche chi si ferma a sorseggiare una bottiglia d'acqua.

La difficile convivenza tra turisti e cittadini, indispettiti dall'aumento di popolazione durante i mesi estivi, ha portato i sindaci di alcune città della Costiera Amalfitana a correre ai ripari dall'invasione turistica. Qui, oltre al classico divieto di bivacco anche sulle spiagge - per la gioia dei ristoratori - vigono provvedimenti che fanno sorridere, come quello che vieta di girare con zoccoli troppo rumorosi per le stradine di Positano durante le ore di "siesta".
Un ridimensionamento e un ritorno al "buon gusto" talvolta è necessario. Eppure basterebbe soltanto un maggiore senso civico e di rispetto per evitare di vietare il piacere.

 
Di Fabrizio (del 06/11/2012 @ 09:03:37, in Regole, visitato 1126 volte)

Da Roma_und_Sinti
Ricordate? Mahalla 12 aprile 2012

Rivista svizzera censurata per la copertina sul ragazzo rom

GINEVRA 30 ottobre, 2012 (AP) Il Garante svizzero sulla stampa ha accolto la denuncia contro una rivista che ha usato l'immagine di un ragazzo rom che impugnava un'arma, per illustrare una storia su presunte minacce da parte di bande zingare.

Martedì il Consiglio della Stampa Svizzero ha detto che la rivista zurighese Weltwoche è colpevole di "distorsione" e "discriminazione" per aver pubblicato l'immagine sopra il titolo "Arrivano i rom: razzie in Svizzera".

La foto, scattata nel 2008 dal fotografo italiano Livio Mancini, raffigurava in realtà un bambino che giocava con una pistola giocattolo in una discarica in Kosovo.

I gruppi europei di Rom e Sinti avevano accusato la copertina di infiammare i pregiudizi contro i due gruppi etnici, [...].

La decisione del Garante non avrà conseguenze al di là della censura pubblica. La rivista non ha risposto alle richieste di un commento in proposito.

 
Di Fabrizio (del 18/11/2012 @ 09:04:47, in Regole, visitato 1514 volte)

In carcere l'ideologo di Stormfront Arrestati anche tre attivisti del sito neonazista che sostiene "la superiorità della razza bianca". Ipotesi di reato sono "incitamento all'odio razziale e diffusione di idee antisemite" di FABIO TONACCI

ROMA - In carcere l'ideologo e tre attivisti di Stormfront Italia, il sito neonazista e antisemita che sostiene la "superiorità della razza bianca". La Polizia postale e la Digos hanno notificato le ordinanze di custodia cautelare in carcere a Daniele Scarpino di Milano, amministratore del forum italiano del portale stormfront. org e ideologo, Diego Masi di Frosinone, Luca Cianfaglia di Teramo e Micro Viola di Cantù. L'ipotesi di reato, formulata dal pool antiterrorismo della procura di Roma diretto da Giancarlo Capaldo, è di aver costituito un'associazione dedita all'incitamento all'odio razziale e alla diffusione di idee antisemite via Internet. Sono in corso 21 perquisizioni in dodici regioni, tra cui Abruzzo, Calabria, Sicilia, Val D'Aosta, Lombardia, Lazio.

Stormfront. org, "il più grande sito d'odio presente su Internet" come è stato definito dai media americani, è comparso in rete già dai primi anni novanta come bollettino di notizie. Diventa un sito vero e proprio nel 1995, quando viene gestito dall'ex leader del Ku Klux Klan e pregiudicato Don Black (già membro del Partito nazionalista socialista del popolo bianco, fu imprigionato nel 1981 per aver partecipato al golpe fallito che doveva rovesciare il governo domenicano). La base operativa dove sono installati i server è a West Palm Beach, in Florida, da dove Don Black gestisce quindici forum in tutto il mondo, dal Portogallo alla Nuova Zelanda. Nel 2008 aveva 80 mila utenti unici giornalieri, che aumentarono di 2000 unità il giorno dopo che gli Stati Uniti elessero presidente Barack Obama.

Nel forum italiano vengono citati passi del Mein Kampf, pubblicate foto delle Ss, elencati nomi di presunti "poteri occulti giudaici". Gli utenti discutono della superiorità dei bianchi e del "pericolo della contaminazione dei negri". Di recente, dopo un articolo pubblicato sul neonato Huffington Post Italia, hanno aggiornato la loro blacklist di ebrei italiani appartenenti al mondo della cultura, della politica e dell'informazione. Quella condotta dalla procura di Roma e che ha portato agli arresti di oggi è la prima grossa indagine in Italia su Stormfront. Il forum italiano sarà oscurato a breve.

(16 novembre 2012)


Il giorno 17, leggo su diverse testate:

che tra i motivi della chiusura, c'era il rischio che questi fascistelli programmassero l'assalto a qualche campo rom. Così di getto, 2 reazioni contrastanti:

  • il ricordo di quello che è avvenuto negli anni recenti, a Opera, Ponticelli, Torino, con le folle inferocite (da chi? strano, ma i colpevoli non  sono mai saltati fuori) che davano fuoco a tende e baracche;
  • un altro ricordo, più tragicomico, di quando un gruppettino di teste calde, senza nessuna folla alle spalle, entrò in un campo per una spedizione punitiva. Se non ricordo male gli adulti risposero con qualche parolaccia e un po' di sputi, credo che i ragazzini circondarono la squadra di arditi, i quali chiesero maschiamente soccorso ai vigili urbani...
 
Di Fabrizio (del 23/11/2012 @ 09:04:51, in Regole, visitato 1555 volte)

Abusi polizieschi contro Rom, migranti ed attivisti, i dati sulla Russia davanti al Comitato ONU contro la Tortura - 7 novembre 2012

I dati della Russia su torture e maltrattamenti sono sotto esame del Comitato ONU contro la Tortura. Venerdì 9 e lunedì 12 novembre [sono stati] ascoltati funzionari russi per coinvolgerli nel rispetto da parte della Russia della Convenzione ONU contro la tortura ed altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

ADC Memorial, con il sostegno di FIDH, ha fornito attraverso un rapporto pubblico prove sugli abusi polizieschi contro Rom, migranti ed attivisti. Nel contesto di questa repressione crescente contro le voci dissidenti ed i popoli marginalizzati nella Russia odierna, questo rapporto è un'opportunità per l'organismo di controllo dell'ONU di richiamare la Russia a riformare la sua legislazione e rivedere le sue politiche per far terminare gli abusi della polizia. ADC Memorial, e FIDH richiamano la Russia a rispettare le dignità fondamentali e l'integrità di tutte le persone sul suo territorio, senza discriminazioni.

Il memorandum ADC - FIDH documenta gli abusi giornalieri patiti da segmenti specifici della popolazione russa, gruppi marginalizzati come Rom, migranti e lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT), e voci dissidenti come attivisti sociali, giornalisti e difensori dei diritti umani. Questi abusi vanno dalla profilazione etnica agli abusi quotidiani delle autorità per "operazioni speciali", pestaggi e torture nelle stazioni di polizia, che talvolta portano alla morte. Non solo violano le convenzioni internazionali che proibiscono la tortura, ma sono anche in evidente contraddizione con la nuova legislazione russa, entrata in vigore nel marzo 2011, che afferma principi di responsabilità della polizia e di non discriminazione nei confronti di minoranze etniche, linguistiche o di altro tipo.

Riesame della Federazione Russa da parte del Comitato ONU contro la Tortura

Rom: vittime quotidiane della violenza poliziesca

La relazione presentata al Comitato conferma che i Rom sono un bersaglio specifico della polizia russa, come pure gli abusi giornalieri a cui sono sottoposti. Tra gli agenti rimangono diffusi stereotipi negativi che legano l'origine rom a comportamenti criminali, e nella polizia sono comuni atteggiamenti intolleranti e xenofobi. I Rom sono particolarmente oggetto di torture e maltrattamenti, a causa di pratiche poliziesche diffuse come controllo ingiustificato dei documenti, detenzioni arbitrarie e fermo nello stazioni di polizia. Avvengono costantemente "operazioni speciali" - cioè raid negli accampamenti rom, per scoprire crimini commessi da loro specificatamente - raid caratterizzati da trattamenti discriminatori e degradanti. Le strade per il ricorso interno sono difficili nella pratica, e così si crea un clima di impunità per le forze dell'ordine. I documenti riportano casi di pestaggi di uomini e donne rom in determinate stazioni di polizia, che talvolta portano a morte mascherata da suicidio. Portano alla luce anche casi di detenzione illegale, maltrattamenti e violenze specifiche di genere contro le donne rom.

Migranti: dagli stereotipi xenofobi agli abusi sistematici di potere e ai crimini razziali

Il rapporto fa luce anche sulla situazione dei migranti, un altro settore vulnerabile della popolazione russa. Oltre 10 milioni di stranieri entrano ogni anno in Russia, inclusi molti stagionali che arrivano dall'Asia Centrale e dal Caucaso Meridionale in cerca di lavoro. Queste persone costituiscono uno dei gruppi più vulnerabili nella società, vittime di stereotipi xenofobi e percepiti non solo come "alieni" alla società russa, ma anche come "delinquenti" che violano la legge sull'immigrazione. In questo contesto, la profilazione etnica, i controlli casuali dei documenti e le confische illegali delle loro documentazioni, sono diventate pratiche diffuse. Vengono regolarmente condotte operazioni su larga scala "per sopprimere l'immigrazione illegale", mantenendo i migranti in un clima di paura costante. Queste operazioni danno luogo ad estorsioni di tangenti, insulti razzisti, intimidazioni ed altri abusi di potere. Sono abusi comunemente riservati ai migranti ed incontrano un'impunità totale. Questo senso di impunità di cui godono le forze dell'ordine crea le condizioni per crimini contro gli immigrati, e può portarli ad essere oggetti di sequestri, sparizioni forzate, minacce e pestaggi nei commissariati di polizia, nonché a coercizioni psicologiche pari alla tortura.

Militanti antifascisti, antirazzisti e LGBT vittime di brutalità poliziesche

Anche le voci dissidenti, al pari dei gruppi marginalizzati, sono soggette a molestie da parte della polizia. Violenze e minacce sono usate spesso dagli agenti per scopi politici come misure repressive contro quanti esprimono attivamente la loro posizione politica o sociale. Come dichiarato nel rapporto, "lo stato spesso cerca di giustificare la persecuzione degli attivisti, riferendosi alla necessità di combattere l'estremismo, che diventa in realtà lotta al non conformismo". Il rapporto documenta diverse minacce, aggressioni e pestaggi di attivisti sociali, in particolare antifascisti, antirazzisti ed attivisti per i diritti LGBT. Lungi dal diminuire, queste pratiche sono diventate su larga scala dalla fine del 2011. Il rapporto evidenzia la brutale repressione delle proteste tra la fine del 2011 e l'inizio del 2012. In questo contesto, gli attivisti LGBT soffrono di doppia discriminazione, in quanto membri di un gruppo marginalizzato interessato ad un forte stigma sociale, e voci dissidenti che richiedono diritti e libertà, gli attivisti LGBT sono perciò vittime di attacchi e pestaggi, ed anche di abusi d'autorità da parte della polizia e di pressioni da parte delle agenzie statali.

Nessun progresso senza responsabilità

ADC Memorial e FIDH chiedono alla Russia di rispettare i propri obblighi internazionali nel quadro della Convenzione contro la Tortura ed i principi dei diritti umani sanciti nella sua riforma del 2011; chiedono allo stato di prendere le misure necessarie per porre le pratiche di polizia in linea con gli standard sui diritti umani. Impunità, mancanza di responsabilità e l'invariabile atteggiamento "benevolo" delle agenzie investigative e dei tribunali nei confronti dei crimini commessi dai rappresentanti della legge, creano terreno fertile per abusi di autorità, violenze e torture. Non c'è riforma che può risolvere questi problemi fino a quando questi crimini non verranno indagati, perseguiti e puniti. Inoltre i gruppi a rischio quali le minoranze etniche e le altre, gli attivisti politici ed i difensori dei diritti LGBT devono ricevere una protezione speciale.

ADC Memorial e FIDH sperano che lil rapporto sulla Russia del Comitato contro la Tortura fornisca un'opportunità per evidenziare le carenze del sistema legale e della giustizia in Russia, e di formulare raccomandazioni concrete a porre fine alle diffuse pratiche poliziesche della tortura, e di altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti.

[...]

 
Di Fabrizio (del 14/12/2012 @ 09:09:00, in Regole, visitato 1570 volte)

AGI.it 16:38 12 DIC 2012

(AGI) - Roma, 12 dic. - Affermare che gli zingari sono "delinquenti", "assassini" e "canaglie" e' espressione di discriminazione razziale. Lo sottolinea la Cassazione, annullando con rinvio la sentenza con cui la Corte d'appello di Trento aveva assolto un imputato, all'epoca dei fatti consigliere comunale del capoluogo trentino, finito sotto processo per un intervento, tenuto durante una seduta consiliare, con cui, secondo l'accusa, aveva diffuso "idee fondate sull'odio e sulla discriminazione razziale nei confronti delle comunita' Rom e Sinti". I giudici del merito avevano assolto l'imputato ritenendo che, nel caso in esame, non si potesse parlare di propaganda di idee fondate sulla superiorita' o sull'odio razziale ed etnico, ma piuttosto di diffamazione. Del tutto diversa la tesi della Cassazione, secondo la quale, nell'intervento del consigliere comunale, vanno evidenziate note razziste, come sollecitato dal pg di Trento il cui ricorso e' stato accolto dalla Suprema Corte. Il discorso tenuto in Consiglio comunale dall'imputato riguardava, in particolare, la mancata frequenza della scuola da parte dei bambini nomadi: in un punto del suo intervento, il consigliere aveva parlato di "sedicente cultura" e "discutibili tradizioni", manifestando l'idea di fondo secondo cui "l'unica possibilita' di salvezza per i bambini di detta etnia era quella di sottrarli alle famiglie d'origine", si legge nella sentenza n.47894, della prima sezione penale, operando un vero e proprio "sequestro di Stato". Per la Suprema Corte, "l'elemento che caratterizza la fattispecie e' la propaganda discriminatoria, intesa come diffusione di una idea di avversione tutt'altro che superficiale, non gia' indirizzata verso un gruppo di zingari (magari quelli dediti ai furti), ma verso tutti gli zingari indicati come assassini, ladri, pigri, canaglie, aguzzini e via dicendo, quindi verso il loro modo di essere, verso la loro etnia evocata espressamente, avversione apertamente argomentata sulla ritenuta diversita' e inferiorita'". La Cassazione, nelle sue motivazioni, ricorda anche la sentenza con cui la stessa Corte, nel 2009, confermo' la condanna, tra gli alti, del sindaco di Verona, Flavio Tosi, per i manifesti diffusi nella citta' scaligera, con scritto 'via gli zingari da casa nostra'. Inoltre, gli 'ermellini' ribadiscono che "la funzione di consigliere comunale non legittima sicuramente, in esplicazione del mandato elettorale, di esprimersi con frasi di generalizzazione" espressive di "inferiorita' legate alla cultura e tradizioni di un popolo". L'assembla del Consiglio comunale, infine, e' "di norma pubblica", ed i suoi lavori "sono per lo piu' oggetto di diffusione ad opera dei mezzi informativi", rileva la Corte, "ma anche in caso contrario nulla verrebbe meno per l'integrazione dell'ipotesi delittuosa attesa l'apertura al pubblico dei lavori del Consiglio comunale". Sulla base dei principi fissati dalla Cassazione, sara' la Corte d'appello di Brescia a riesaminare la vicenda. (AGI) .

 
Di Fabrizio (del 24/12/2012 @ 09:09:06, in Regole, visitato 1421 volte)

Da Hellenic_Roma

NEWEUROPEonline I Rom greci vincono caso sui diritti umani | DECEMBER 12, 2012 - 5:36PM | BY STANISLAVA GAYDAZHIEVA

EPA/ROBERT GHEMENT

La Corte Europea sui Diriiti Umani (CEDU) ha dichiarato oggi che le autorità greche hanno mancato di integrare i bambini rom nel normale sistema scolastico. Questo si pone anche come discriminatorio nei loro confronti.

I ricorrenti nel caso Sampani ed Altri contro la Grecia erano 140 rom, tutti di cittadinanza greca, che denunciarono in tribunale l'iscrizione dei loro figli nel XII istituto di scuola primaria di Aspropyrgos, frequentato esclusivamente da bambini della loro comunità e con un livello di istruzione inferiore a quello delle altre scuole.

La XII scuola elementare venne aperta venne aperta nel 2008, per sostituire una annessa alla X, frequentata principalmente dai bambini rom, ma aperta anche a quelli non-rom. Le venne assegnato lo stesso bacino di utenza, come gli istituti IX e X.

Tuttavia, a causa del deterioramento estivo dello stato delle strutture scolastiche, il ministero dell'istruzione ha chiesto al sindaco di Aspropyrgos ed al prefetto dell'Attica occidentale di approvare la fusione tra il XII e l'XI istituto. Il prefetto ha rifiutato per motivi sociali, culturali ed educativi.

Il difensore civico è poi intervenuto, dichiarando che la mancata applicazione del DPR n. 201/1998 - secondo il quale tutti gli alunni che risiedono nel particolare bacino di una scuola devono essere trasferiti lì - anche se non richiesto dai loro genitori- aveva avuto l'effetto di trasformare il XII istituto in una "scuola ghetto", dato che nessun alunno non-rom vi è stato iscritto.

Secondo la CEDU c'è stata una forte presunzione discriminante contro i ricorrenti, per aver iscritto ai loro figli alle classi speciali in un edificio separato dal X istituto, oltre ad una serie di incidenti a sfondo razziale provocati da genitori non-rom.

Per terminare, la corte ha ritenuto che la Grecia debba pagare 1.000 euro ad ogni famiglia ricorrente, per danni non-pecuniari e 2.000 euro, sempre a famiglia, per spese e costi.

 
Di Fabrizio (del 05/02/2013 @ 09:06:22, in Regole, visitato 1588 volte)

Comunicato Stampa:

In relazione alle notizie circolate a seguito dei recenti fatti avvenuti nel campo rom di Via Idro, vogliamo sottolineare innanzitutto che queste si sono spesso rivelate parziali o inesatte. Gli abitanti del campo non sono tutti uguali: non si tratta di una faida tra famiglie in cui ciascuno ha il medesimo carico di responsabilità, ma di un grave episodio di intimidazione. All'interno del campo vivono persone che hanno diritto ad una maggiore sicurezza.

Quanto alle accuse rivolte da alcune forze politiche all'attuale amministrazione, il Consiglio di Zona 2 ha deliberato in data 5 giugno 2012 avanzando delle proposte sulla riqualificazione del Campo (che è comunale e sorge su terreno demaniale) e prevedendo interventi che riguardano sia la sicurezza e la manutenzione delle strutture che la coesione sociale.

Respingiamo al mittente le accuse avanzate a mezzo stampa dal capogruppo della Lega Nord in Zona 2.

Non è vero che negli anni in cui la Lega è stata al governo della città (ben 17) la problematica realtà del campo rom fosse stata risanata, anzi: l'attuale stato di abbandono è stato volutamente aggravato. E non è vero, per fortuna di tutti noi, che il campo rom sia stato pattugliato dall'esercito trasformandolo in una piccola Auschwitz. Non risponde al vero l'asserito abbandono del tema sicurezza da parte del centrosinistra, come dimostrano gli interventi delle forze dell'ordine nel campo (vedi cronache 3/7/2012 e 8/8/2012). Non risponde al vero che i reati siano aumentati esponenzialmente negli ultimi due anni, come testimoniano anche dal Commissariato, ed, infine, è falso che l'Assessore Granelli non sia mai arrivato in zona 2.

Nel corso del mandato, l'Assessore Granelli ha partecipato a due commissioni zonali sul tema della sicurezza e, in seguito, ha voluto un incontro ufficiale con i Comitati e le Associazioni alla presenza del Questore e dei responsabili della sicurezza in zona, senza qui contare le numerose visite informali compiute.

Troviamo assurdo e strumentale che oggi la Lega Nord chieda a gran voce una Commissione per discutere di Via Idro, quando i consiglieri della Lega sono risultati assenti nella apposita Commissione Zonale, convocata a settembre esattamente in Via Idro, per discutere del Piano Rom e dei problemi del campo.

Sfugge alla Lega Nord che proprio nella mattinata di lunedì 28 gennaio si sia svolto un incontro con gli Assessori Majorino e Granelli per decidere come intervenire nel campo Rom di Via Idro e sfugge alla Lega Nord che un altro incontro sia programmato agli inizi di febbraio. Il centro sinistra di Milano e della Zona 2 ha ben presenti i gravi problemi in cui versa il campo, sia dal punto di vista della sicurezza sia da quello del degrado delle strutture, peraltro ereditati dalle amministrazioni di centro-destra, che hanno saputo solo aggravare i problemi di sicurezza delle persone, rom compresi, per poterli strumentalmente utilizzare a fini elettorali.

Il centro sinistra in Zona 2 e a Milano combatte una dura battaglia, con pochi mezzi economici a disposizione e un inadeguato quadro legislativo a supporto, anche qui eredità pesante dei governi BOSSI/Berlusconi, per consentire l'accrescimento personale ed umano di tutti, anche nell'ambito della comunità ROM e sviluppare un cammino di speranza, di legalità e di integrazione per tutti gli uomini e le donne che liberamente lo scelgano. Il centrosinistra a Milano contrasta chi sceglie di perseguire la strada dell'illegalità e della delinquenza, sapendo ben distinguere, come meritano le Persone, gli uni dagli altri.

Riteniamo che bene abbiano fatto le forze di polizia ad intervenire per riportare l'ordine e la sicurezza nel campo - in modo deciso ma appunto attento alle persone. Questi interventi, eseguiti anche a seguito di segnalazioni da parte del Consiglio di Zona 2 e delle Associazioni di volontariato che lavorano nel campo, permettono di separare i cittadini regolarmente residenti da chi invece delinque e si oppone con ogni mezzo sia alle forze dell'ordine sia, in fondo, al miglioramento della vita quotidiana nel campo.

Ora è importante che la politica compia la sua parte attraverso un lavoro forte e deciso di mediazione sociale e di riqualificazione del campo, mettendo in pratica le proposte avanzate dal Consiglio di Zona 2 e i contenuti del Progetto rom sinti e caminanti del Comune di Milano.

La Lega Nord, se lo vuole, rimanga pure nel passato.

Gruppi consiliari zona 2:

  • Partito Democratico
  • Sinistra Ecologia e Libertà
  • Sinistra per Pisapia
  • Italia dei Valori
  • Gruppo Radicale - Federalista Europeo
  • Verdi Ecologisti per Milano
 
Di Fabrizio (del 20/02/2013 @ 09:08:18, in Regole, visitato 1863 volte)

Stranieriinitalia.it - Avv. Mascia Salvatore

Non è un opinione, è un crimine punito dalla legge. Ecco come riconoscerlo e combatterlo

11 febbraio 2013 - Il convincimento che la razza, il colore, la discendenza, la religione, l'origine nazionale o etnica siano fattori determinanti per nutrire avversione nei confronti di individui o gruppi, è un pregiudizio, una forma irrazionale di intolleranza, ma è anche e soprattutto un crimine punito dalla legge italiana.

La costituzione italiana condanna ogni forma di razzismo, e all'articolo 3 recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". E per cittadini si intendono anche quelli stranieri che si trovano nel nostro Paese.

Infatti, in base all'art. 2 del T.U. n. 286 del 1998, ai cittadini extraue "comunque presenti sul territorio", lo Stato deve garantire il rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo, che rientrano nella categoria dei diritti civili.

L'uguaglianza tra le persone è alla base di ogni società democratica la quale deve, quindi, provvedere attraverso le proprie istituzioni a prevenire e tutelare l'intera collettività da atti o comportamenti discriminatori.

Espressione di questa esigenza sono le innumerevoli leggi a livello nazionale, comunitario e internazionale, che nel corso degli anni hanno gettato le basi per contrastare sempre più il razzismo (L. 654/1975; D. Lgs. 215/2003 e D. Lgs. 216/2003 attuativi di direttive comunitarie; D. Lgs. 198/2006).

Considerata la gravità di tale fenomeno, sono previste delle pene molto dure per i colpevoli.

Secondo la legge n.654 del 1975 chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, è punito con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro.Mentre chiunque commette o istiga a commettere atti di violenza o di provocazione alla violenza per gli stessi motivi, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Riconoscere le discriminazioni
Ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l'ascendenza, l'origine o la convinzione religiosa è considerato dalla legge italiana discriminatorio (art.43 del d.lgs. 286/98).

Possono essere considerati fattori di discriminazione anche i motivi linguistici o di provenienza geografica.

Si tratta di un comportamento illegittimo anche se non è intenzionale, perché comunque distrugge o compromette il riconoscimento, il godimento o l'esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Spesso è difficile valutare ciò che è considerata discriminazione e quindi razzismo. Per questa ragione la legge si è preoccupata di definire meglio questo concetto oltre che di fornire una tutela specifica per quelle discriminazioni che si verificano nei luoghi di lavoro e nei rapporti con le pubbliche amministrazioni o con esercenti commerciali.

Compie un atto di discriminazione:
1) il pubblico ufficiale che nell'esercizio delle sue funzioni compia o ometta atti nei riguardi di un cittadino straniero che, soltanto a causa della sua condizione di straniero o di appartenente ad un determinata razza, religione, etnia o nazionalità, lo discriminino ingiustamente;
2) chiunque imponga condizioni più svantaggiose o si rifiuti di fornire beni o servizi offerti al pubblico ad uno straniero soltanto a causa della sua condizione di straniero o di appartenenza ad un determinata razza, religione, etnia o nazionalità (prezzi differenziati al bar);
3) chiunque illegittimamente imponga condizioni più svantaggiose o si rifiuti di fornire l'accesso al lavoro, all'abitazione, all'istruzione, alla formazione e ai servizi sociali e socio assistenziali allo straniero regolarmente soggiornante in Italia , soltanto in ragione della sua condizione di straniero o di appartenente ad un determinata razza, religione, etnia o nazionalità (locazione di immobili);
4) il datore di lavoro o i suoi preposti i quali compiano qualsiasi atto o comportamento che produca un effetto pregiudizievole discriminando, anche indirettamente, i lavoratori in ragione della loro appartenenza ad una razza, ad un gruppo etnico o linguistico, ad una confessione religiosa, ad una cittadinanza.

Cosa fare quando si subisce una discriminazione

Azione Civile

Chi è stato vittima di un atto discriminatorio da parte di un privato o di un ufficio pubblico può ricorrere all'autorità giudiziaria ordinaria per domandare la cessazione del comportamento pregiudizievole e la rimozione degli effetti della discriminazione.

A tal fine la vittima della discriminazione può presentare, personalmente o avvalendosi di un Avvocato o di un associazione, un ricorso presso la cancelleria del Tribunale Civile della città in cui dimora A supporto delle prove fondamento del ricorso possono essere forniti anche elementi desunti da dati di carattere statistico, dai quali si può presumere l'esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori (es. assunzioni, regimi contributivi, assegnazione delle mansioni e qualifiche, trasferimenti, licenziamenti, ecc. dell'azienda interessata).Spetta poi al convenuto (colui che ha commesso l'atto discriminatorio) provare l'insussistenza della discriminazione. Il giudice, una volta accertato che c'è stato un atto discriminatorio, accoglie il ricorso ordinando che si ponga fine al comportamento discriminatorio e che ne vengano rimossi gli effetti. Potrà inoltre condannare il colpevole a risarcire i danni eventualmente subiti, anche non patrimoniali Il giudice può, inoltre, ordinare la pubblicazione del provvedimento, per una sola volta e a spese del convenuto, su un quotidiano di tiratura nazionale. In caso di condanne a carico di datori di lavoro che abbiano avuto dei benefici monetari sia statali che regionali, o che abbiano contratti di appalto per l'esecuzione di opere pubbliche, servizi o forniture, il giudice comunica i provvedimenti alle amministrazioni che hanno disposto la concessione del beneficio o l'appalto. Il beneficio può, quindi, essere revocato e, nei casi più gravi di discriminazione, può essere disposta l'esclusione del responsabile per due anni da qualsiasi ulteriore concessione di agevolazioni (finanziarie o creditizie) o da qualsiasi appalto.

Se l'ordinanza del giudice non viene appellata entro 30 giorni, diviene definitiva a tutti gli effetti.

Azione Penale
Insieme al diritto di chiedere la cessazione del comportamento, è prevista la possibilità di presentare una denuncia/querela al Tribunale Penale del luogo in cui si è verificato l'evento oggetto del reato con cui chiedere l'arresto di chi commette una discriminazione.
Anche in questo caso il giudice, dopo aver accertato la responsabilità di chi ha commesso il reato, può disporre il risarcimento dei danni materiali e morali a favore della vittima del reato che si sia costituito parte civile nel processo.

Inoltre il giudice può disporre, ulteriormente alla pena, sanzioni accessorie che prevedono obblighi particolari per il colpevole.

Questi potrà essere obbligato a prestare attività non retribuita a favore della collettività per finalità di pubblica utilità; potrà prevedersi la sospensione della patente di guida, del passaporto e di documenti validi per l'espatrio per un periodo non superiore ad un anno; potrà disporsi il divieto di partecipare ad attività di propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative.

 
Di Martina Zuliani (del 03/03/2013 @ 09:07:33, in Regole, visitato 1687 volte)

The Journal Negare l'etnia Traveller fa dell'Irlanda uno Stato canaglia - Non riconoscere l'etnia dei Traveller crea un pericoloso precedente per ogni governo che neghi i diritti umani, che voglia giustificare il razzismo, scrive Robbie Mc Veigh

1988: Mullhuardart Site. Image: Photocall Ireland

Recentemente il deputato Caoimhghin O Caolain ha chiesto che i Traveller venissero riconosciuti come gruppo etnico. Il ministro Kathleen Lynch ha risposto che non vi sono piani a breve termine per introdurre la legislazione necessaria a tale riconoscimento, ma ha detto che questa ipotesi sta venendo considerata. Robbie McVeigh dichiara che l'approccio del Governo Irlandese è profondamente errato.

MENTRE GLI "ESPERTI" HANNO prospettive differenti riguardo l'etnia, essa non è un fatto soggettivo. Secondo la legge, l'etnia trova radici nella giurisprudenza esistente e perciò un governo non può dire che essa non esista. Inoltre, gli individui non possono ripudiare l'etnia; una persona può dire "non sono un Traveller" ma non si può dire "i Traveller non sono un gruppo etnico".

In altre parole, l'approccio adottato dal Governo Irlandese è profondamente errato; l'idea che tutti i Traveller debbano decidere di essere un gruppo etnico prima che l'etnia Traveller venga riconosciuta è semplicemente sbagliata Non ha fondamenti, ne accademici ne legali.

Quando la connessione tra Traveller ed etnia è stata chiesta in un contesto legale, la conclusione è stata che i Traveller possiedono le due "caratteristiche essenziali" dell'etnia: hanno una lunga storia condivisa di cui sono coscienti ed hanno una tradizione culturale a parte. Nel caso venga richiesta una prova simbolica si potrebbe citare il cimitero traveller di Westview ad Atlanta, Georgia.

Questo conferma che i Traveller arrivarono negli Stati Uniti attorno alla metà del 1800 con un senso della loro identità già sviluppato. Si può anche sottolineare come nessun accademico o avvocato ha mai affermato che i Traveller negli Stati Uniti non siano un gruppo etnico.

Fallimento del Governo
Ritengo che la negazione dell'esistenza dell'etnia Traveller da parte del Governo Irlandese sia pessima per i Traveller.

Nel 2004, il Governo Irlandese, durante la stesura del suo report al Comitato per l'Eliminazione della Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite (CERD), dichiarava che i Traveller Irlandesi "non costituiscono un gruppo distinto dalla popolazione maggioritaria nei termini di razza, colore, discendenza o origine nazionale o etnica". In pratica, ciò ha implicazioni negative per il ruolo della legge internazionale - ignorare CERD e tribunali ha implicazioni sui Traveller e l'Irlanda.

In questo senso, la posizione irlandese ci fa diventare uno "Stato canaglia" - la negazione dell'identità crea un precedente pericoloso per qualsiasi governo negazionista dei diritti umani che volesse giustificare il razzismo o il genocidio.

In relazione all'etnia, le comparazioni con l'Irlanda si possono fare osservando Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord. In Inghilterra i Traveller sono riconosciuti come gruppo etnico fin dalla decisione sul caso O'Leary vs Allied Domecq del 2000. Nell'Irlanda del Nord i Traveller sono riconosciuti come gruppo etnico in base all'Ordine sulle Relazioni Razziali del 1997

Negli Stati Uniti i Traveller sono sempre descritti come un gruppo etnico. Vi è una discriminazione contro i Traveller in tutti questi ordinamenti ma vi è anche protezione contro la discriminazione razziale, ciò che invece manca in Irlanda a causa della negazione dell'etnia.

Discriminazione
La negazione dell'etnia è una questione complessa, priva di una risposta semplice. Il Governo insite di continuare ad impegnarsi nel combattere la discriminazione contro i Traveller Irlandesi e ha definito l'appartenenza alla comunità Traveller come un'identità separata sulla quale è illegale fare discriminazioni. Questo non significa dare un livello minore di protezione ai Traveller in comparazione a quello dato ai membri delle minoranze etniche.

Risulta altresì chiaro come la maggior parte dei discorsi sui Traveller Irlandesi in Gran Bretagna ed Irlanda è simile ai discorsi sui gruppi la cui etnia ed esperienza di razzismo è comunemente accettata. Il termine "etnia" è usato anche da molti Traveller Irlandesi per dare un senso all'identità dei Traveller irlandesi e alla separazione dalla società stanziale.

Vi è un immenso numero di prove a sostegno del riconoscimento dei Traveller come gruppo etnico. La continua politica di negazione dell'etnia da parte del Governo irlandese ignora tutte le prove significative ed ha implicazioni negative profonde.

La politica del Governo
In breve, la politica del Governo irlandese sul'etnia Traveller è sia perversa che discriminatoria. Essa ha conseguenze immediatamente negative per i Traveller irlandesi.

Questi ultimi non possono ottenere la protezione automatica data dagli standard regionali ed internazionali sulla "razza" come invece concesso ai Traveller irlandesi residenti in Irlanda del Nord e in Gran Bretagna; questo è direttamente contrario all'impegno sull'eguaglianza dato dal Good Friday Agreement, alla Direttiva Europea sulla Razza e alla Convenzione per l'Eliminazione delle Discriminazioni Razziali.

Dobbiamo aspettarci con inquietudine il giorno in cui uno Stato chiamato a rispondere per l'accusa di genocidio davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dica "Non c'è niente a cui rispondere; per noi non erano un gruppo etnico".

 
Di Sucar Drom (del 14/03/2013 @ 09:05:58, in Regole, visitato 1278 volte)

Abruzzo INDEPENDENT di Marco Beef - mercoledì 06 marzo 2013, 21:38 (vedi anche L'angolo del cretino, 24 maggio 2012)

Marco Romandini (Lega Nord) e Lorenzo Sospiri (Pdl) denunciati da famiglie rom per discriminazione razziale

PDL E LEGA NORD DENUNCIATI PER XENOFOBIA. L'onorevole della Lega Nord Marco Rondini e il responsabile del coordinamento del Popolo delle Libertà di Pescara Lorenzo Sospiri - anche se all'epoca dei fatti era Federica Chiavaroli - saranno in tribunale, tra poche ore, per la citazione in giudizio da parte di alcune famiglie rom (Guarnieri, Spinelli, Di Rocco) e le associazioni Rom Sinti@Politica Abruzzo e Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione) per discriminazione razziale.
Gli avvocati che hanno presentato la denuncia querela sono Nazzarena Zorzelli, Daniela Consoli e Michela Manente. La vicenda risale ai fatti successivi l'omicidio di Domenico Rigante, avvenuto la sera del primo maggio del 2012, per mano di un commando di rom.

LA MANIFESTAZIONE ANTI-ROM, I COMUNICATI E I MANIFESTI. Il sabato successivo venne indetta una manifestazione, subito definita "Anti-Rom", a Pescara alla quale parteciparono, oltre agli ultras del Pescara (Domenico Rigante era membro dei Pescara Rangers), 2mila persona. Nell'occasione vennero esposti manifesti contro la popolazione rom, come, ad esempio, quello con la scritta "avete cinque giorni per cacciarli". L'ufficio stampa della Lega Nord Abruzzo diramò un comunicato "per l'allontanamento degli zingari da Pescara". Nella denuncia/querela si fa riferimento anche ai manifesti 6x3, affissi da parte del Popolo delle Libertà, sui cartelloni del territorio comunale: "Abbiamo mantenuto gli impegni. Via i rom dalle case popolari".

LA REAZIONE DI AMNESTY INTERNATIONAL. Il fatto sollevò l'indignazione della comunità internazionale, tanto che anche Amnesty International è intervenuta sulle autorità italiane affinché venissero prese tutte le misure necessarie per proteggere la comunità dei rom da intimidazioni e attacchi violenti. L'organizzazione per i diritti umani ha condannato pubblicamente la violenza razzista, l'incitamento all'odio razzista e all'odio razziale, ed ha chiesto alle autorità di avviare immediate indagini e su atti di violenza a stampo razzista.

LA LEGGE MANCINO. La legge Mancino, dal nome dell'allora ministro dell'interno che ne fu proponente, condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista, e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi o nazionali. Il dispositivo all'art.1 prevede: la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro per chi propaga idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; la reclusione da sei mesi a quattro anni per chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell'assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.

 
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