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Richiediamo chiarezza. Di Rom si parla poco e male, anche quando il tema delle notizie non è "apertamente" razzista o pietista, le notizie sono piene di errori sui nomi e sulle località

La redazione
-

\\ Mahalla : VAI : Europa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 10/08/2012 @ 09:17:50, in Europa, visitato 1083 volte)

Da Roma_Francais

Orly, giovedì. Maria ed i suoi figli fanno parte dei 74 Rom accolti nel primo villaggio d'inserimento in Francia, finanziato principalmente dall'Unione Europea. Mala giovane lotta per trovare un lavoro | (lp/florian dèbes)
Rom, il villaggio test non accoglie nessuno - A quasi otto mesi dall'apertura, il villaggio d'inserimento dei Rom, un esperimento europeo, è ancora lontano dal compiere la propria missione. Lì cresce l'impazienza. leParisien.fr par Florian Dèbes - Publié le 30.07.2012, 06h17

E' un luogo unico in Francia, quello che visiterà questo pomeriggio ad Orly Jean-Yves Leconte, senatore dei francesi dell'estero. Recandosi nel villaggio d'inserimento delle famiglie rumene, potrà incontrare Maria ed i suoi 73 vicini. Per loro l'emergenza è terminata grazie al dispositivo installato non lontano dalla stazione di Saules.

Spostatasi a metà dicembre in una casa provvisoria, la giovane aveva posto fine ad un percorso fatto di produzione di mattoni in Romania, di bracciante agricola in Italia e di elemosine a Parigi. Nella baraccopoli che occupava precedentemente a Orly, a febbraio 2010 sono morti in un incendio due bambini di 15 mesi e 3 anni. Oggi la pulizia del sito è da considerarsi un imperativo. Maria spera di iniziare un tirocinio in una struttura per la prima infanzia. Ma questo è ancora una speranza.

Il programma d'inserimento, finanziato dall'Unione Europea per un importo di 250.000 €, e dal consiglio generale Val-de-Marne, ha davanti a sé ancora numerosi ostacoli, malgrado gli sforzi di Habitat et soins, l'organizzazione che quotidianamente gestisce il sito. "Non è ancora tutto bene", riassume Maria in un francese incerto.

I 74 abitanti vivono di vendita di rottami ed accattonaggio

L'obiettivo di dare alloggio alle famiglie è comunque soddisfatto. Ma vivono ancora di rivendita di rottami e di accattonaggio. Gli adulti sono sempre sottomessi al regime derogatorio che limita l'accesso dei cittadini rumeni l'accesso al mercato del lavoro. Viene additata la lentezza amministrativa. "In autunno depositeremo in prefettura sette dossier completi per le domande d'autorizzazione al lavoro," spiega Laurence Potte-Bonneville, direttrice regionale dell'associazione.

Si complica la scolarità degli adolescenti

Nessun problema da segnalare nella scuola primaria Marcel-Cachin. Invece per gli studenti delle superiori ci sono maggiori difficoltà. Mescolati in tre diversi istituti durante l'anno, per integrare in classi specializzate chi ha potuto andare poco a scuola, gli studenti faticano ad adattarsi allo stress. "Per qualcuno non è automatico alzarsi tutti i giorni per ascoltare un prof. Non l'hanno mai fatto," riconosce Elsa, l'educatrice specializzata del sito.

Corsi di francese per adulti offerti solo ora

Otto mesi dopo il loro insediamento lì, gli adulti potranno finalmente seguire, prima della partenza, laboratori sociolinguistici orientati alla ricerca di lavoro. "E' una richiesta insistente da parte loro," rileva Laurence Potte-Bonneville. Abitanti ed associazioni hanno faticato ad assumere un insegnante. Tre hanno declinato l'offerta all'ultimo momento. Una quarta ha infine incontrato le famiglie a inizio luglio. E così, se per il momento il villaggio di inserimento non è ancora un successo, c'è ancora tempo, le parti si son date tre mesi, per fare un bilancio.

 
Di Fabrizio (del 13/08/2012 @ 09:10:43, in Europa, visitato 1130 volte)

Rue89Lyon Quegli abitanti che vogliono tenersi i Rom vicini - par Leïla Piazza | 3 agosto 2012 (i link sono in francese, ndr.)
I bambini sono onnipresenti nel quartiere. Crédit : Leïla Piazza

Fanno petizioni, ma non per cacciarli. Nel cuore del quartiere della Guillotière (7° arrondissement di Lione), gli abitanti e associazioni  de " l'îlot Mazagran" si mobilitano per rialloggiare un centinaio di Rom che vivono in due case occupate, il cui sgombero è imminente. Una richiesta inedita che fa parte della più vasta mobilitazione contro la "gentrificazione" del quartiere.

Quando dei Rom occupano un edificio in un quartiere, di solito l'accoglienza riservata ai nuovi abitanti non è molto buona. Di solito sono rifiutati con violenza da chi vive intorno, come succede attualmente in una zona residenziale di Vaulx-en-Velin. Tutt'altra la situazione nel quartiere della Guillotière. Invece di scrivere al sindaco per farli sgomberare il prima possibile, molti residenti di un'area del quartiere conosciuta come "l'îlot Mazagran" si mobilitano per farli restare.

"L'îlot Mazagran", due edifici occupati da un centinaio di persone, è a tutti gli effetti sotto sgombero. Ma, se l'intervento delle forse dell'ordine può avvenire da un momento all'altro, le famiglie non sono state ancora sloggiate. Qua entra in gioco la mobilitazione degli altri abitanti del quartiere. Difatti a metà luglio un collettivo di loro e di associazioni ha fatto girare una petizione che ha raccolto un centinaio di firme, inviate alla città di Lione ed alla Grande-Lione.

Squatter sostenuti dagli abitanti

C'è da dire che i Rom si sono insediati nel quartiere di Lione dove esiste la più alta concentrazione di associazioni e militanti della città. Associazioni che hanno preso possesso dei luoghi lasciati vacanti, in seguito al congelamento del progetto di creare una grande arteria, che avrebbe prolungato l'avenue Félix Faure sino al bacino del Rodano.

Ci sono aree di compostaggio collettivo, un caffè cooperativo, un'associazione di messa a dimora del verde, un locale (les Locaux Motiv') che riunisce 17 associazioni ed artisti. Soprattutto è emerso al centro di questo abbandono urbano, il giardino condiviso di Amaranthe, creato nel 2003. Sostenuto da una trama boschiva, è diventato "l'îlot Mazagran".

Questo per dire che questa zona della Guillotière è iperattiva a livello associativo, in un contesto di mixité sociale, composto da immigrati, studenti, classe media, intellettuali, artisti o SDF (Senza Fissa Dimora, ndr.) da Père Chevrier, il più grande centro di senzatetto del Foyer Notre-Dame.

La differenza con gli altri quartieri si è fatta subito sentire, rileva Julien, militante di Demeurant Partout, l'associazione che ha "requisito" un anno fa il primo immobile, divenuto il primo squat di rue Montesquieu:

    "In questo quartiere, la gente non ha atteggiamenti esagerati, come succede da altre parti. Ci hanno scritto delle mail dicendoci che abbiamo fatto bene e offrendoci dei mobili."

Conferma Gilberte Renard, dell'associazione CLASSES (Collettivo Lionese per l'Accesso alla Scolarizzazione ed il Sostegno ai Bambini degli Squat):

    "Qui li aiutiamo. Portiamo loro da mangiare. I bambini partecipano alle attività. E sono molto discreti. Come risultato, gli abitanti li hanno accettati."

Così, tra le famiglie rom minacciate di espulsione, sono tante quelle che non vorrebbero finire troppo lontani dalla Guillotière.

Una delle famiglie nell'appartamento occupate nell'îlot Mazagran. Crédit : Leïla Piazza

Coesistenza o integrazione?

Qui, si dice che alcuni residenti abbiano tenuto corsi per i bambini, altri abbiano aiutato i genitori nella gestione delle lettere amministrative e nella lettura della posta.

Nell'"îlot Mazagran" i bambini rom giocano e non esitano a fermare i passanti.

    "Quando passo la mattinata, fuori quasi non ci sono che bambini, racconta Christian, uno degli attivisti. Mi dicono buongiorno, mi corrono appresso. A volte mi dicono che vogliono rubarmi la moto, ma il tono è di scherzo."

Grazie i bambini, s'è creato il contatto tra abitanti ed occupanti, particolarmente nel giardino condiviso di Amaranthe, gestito dall'associazione Brind'Guill. Emma Lidbury, militante dell'associazione e co-presidente di Locaux Motiv' - incubatore che comprende 17 associazioni di quartiere, racconta:

    "Ho incontrato queste famiglie attraverso il giardino dove i bambini sono molto presenti. Da quando apre, ci chiedono di andarci assieme. Così, si inizia a conoscere meglio le famiglie. Sono davvero integrate nel quartiere."

Ed in occasione di avvenimenti nel quartiere, i Rom partecipano sempre di più.

    "Durante il Maza'Grand Événement abbiamo proiettato dei film, racconta Francis dell'associazione Les Inattendus. I Rom sono venuti e sono stati un pubblico davvero buono. Non c'erano molte parole ed hanno potuto comprendere, ed essere coinvolti."

La vita del quartiere si è organizzata attorno ad Amaranthe, un giardino condiviso, creato nel 2003 e ora aperto a tutti, quando è presente un giardiniere dell'associazione. Crédit : Leïla Piazza

"Niente buonismo"

Gli attivisti delle associazioni che si battono perché le famiglie restino nel quartiere, non vogliono passare per sempliciotti:

    "Non dobbiamo nasconderci, prosegue Francis, che sono in tanti e lo spazio è piccolo. Non sempre è evidente, ma per forza si creano tensioni."

"Problemi ci sono di sicuro," riconosce Emma Lidbury :

    "Ma se si inizia a conoscere bene alcune famiglie, si può parlare. Per esempio, in giardino sono spartite alcune cose. Se ne è discusso. Di sicuro, direttamente non sono stati loro, ma questa comunità è un po' come una grande famiglia, le cose poi sono tornate. E adesso, in qualche modo sono loro che sorvegliano il capanno degli attrezzi..."
    "Quando va bene, c'è un vero scambio. Soprattutto con i bambini che sono molto intraprendenti. Con i genitori è più complicato, perché c'è la barriera della lingua," aggiunge la sua collega Maura.

Stesse conclusioni da parte di Elodie, barista del bar cooperativa del posto, il Court Circuit:

    "P., il nonno della famiglia, viene a trovarci, ordina il suo caffè e cerca di parlare con noi. Ma se non ci capiamo molto. è difficile avere uno scambio."

Il bar cooperativo situato al centro di questo isolato, ha anche dovuto imparare a far coabitare la sua clientela con i Rom regolarmente presenti in piazza, dove si trova la sua terrazza.

    "C'è una forte precarietà e molta inattività. E' dura la vita, soprattutto per i più giovani che si annoiano. Vengono a giocare in piazza, senza prestare attenzione ai clienti. Così non è facile convivere."

Corinne Iehl abita nel quartiere e fa parte dell'associazione Cré'Avenir che partecipa al tavolo degli abitanti, Sfuma ulteriormente il quadro:

    "Dire che i Rom sono integrati, è un po' eccessivo, anche se si è familiarizzato con molte famiglie. E' complicata. Sono alla sbando, sopravvivono alla giornata. Spesso ci sono tensioni tra le differentii famiglie. Sono tollerati, accettati. Di converso, ci sono forme di carità."

Lo spazio al centro dell''îlot Mazagran accoglie numerose feste e il gazebo del bar cooperativo. Crédit : Leïla Piazza

Lotta contro "l'imborghesimento"

In questa parte del quartiere è forte la paura della perdita delle sue specifiche sociali. A primavera 2011, il comune di Lione ha riproposto un progetto di rinnovamento urbano del quartiere. Tenuto conto della sua alta densità associativa, gli eletti hanno immediatamente contattato i residenti. Sin dall'inizio, molti abitanti ed associazioni si sono attivamente coinvolti nella concertazione, particolarmente in seno al collettivo Mobilizagran. Soprattutto con una rivendicazione: la resistenza alla gentrificazione, cioè l'imborghesimento della zona:

    "Sin dall'inizio della concertazione, gli abitanti e le associazioni hanno detto di voler mantenere la mixité sociale. C'è paura della gentrificazione, che sta già prendendo piede," analizza Corinne Iehl di Cré'Avenir.

Perciò la partenza dei Rom dal quartiere significherebbe, secondo diversi abitanti, l'inizio della scomparsa della mixité sociale. Un argomento subito me3sso in avanti nella petizione degli abitanti agli eletti di Lione:

    "Noi, abitanti ed associazioni riuniti dell'îlot Mazagran (Lyon 7e), siamo stati messi a conoscenza della situazione a riguardo il rialloggio delle famiglie rom del quartiere. [...] Non vogliamo assolutamente vedere il quartiere gentrifichizzato con, conseguentemente, l'impennata dei prezzi degli immobili e l'esclusione delle  persone in situazione di estrema precarietà. Non possiamo accettare che il rinnovamento del quartiere avvenga al prezzo della rimozione di famiglie già in situazione di esclusione sociale."

I firmatari chiedono quindi che "le famiglie siano rialloggiate nel quartiere, come (secondo la petizione) aveva promesso Grande-Lione." Contattata, la Grande-Lione replica che la questione (degli sgomberi di alloggi occupati) è di competenza della prefettura.

La questione della risistemazione si pone anche per una famiglia rom rialloggiata da Habitat et Humanisme in un immobile destinato alla distruzione (nel quadro del rinnovamento urbano) e a cui l'associazione ha promesso il trasferimento. Ma per ora alla coppia di nonni è stato proposto solo uno studio a Villeurbanne.

    "Preferirei restare qui, suggerisce in francese incerto Léontina, la decana della famiglia P. Sono in quartiere da 8 anni. Uno dei miei nipoti va alla scuola Gilbert Dru. E con la gente va bene. C'è chi viene a bere il caffè. E poi ci portano vestiti, mobili o da mangiare."

altre immagini


Appendice da Il Giornale: E Hollande fa come Sarkozy: ruspe contro i campi rom
Il presidente demolisce gli alloggi a dispetto del programma elettorale
L’avvento del governo socialista in Francia non ha cambiato la linea impostata dall' amministrazione Sarkozy sui campi nomadi...

E se in Italia, per il momento la notizia è ripresa solo da Agoravox: Hollande sgombera i nomadi, le Ong lo attaccano: "Peggio di Sarkozy"
Diversi campi rom sono stati smantellati in questi giorni in Francia. Mercoledì, quando le ruspe si sono presentate all'ingresso del più grande campo nomadi di Parigi non hanno trovato nessuno, gli abitanti allertati si erano già allontanati verso...

QUI potete trovare le ultime notizie dalla Francia.

 
Di Fabrizio (del 21/08/2012 @ 09:14:39, in Europa, visitato 1931 volte)

Da Roma_Daily_News

by Valeriu Nicolae

L'espulsione dei Rom dalla Francia non funzionerà, perché la Francia (e l'Europa) non ha idea di quanto succede nei ghetti rom o di come integrare i Rom.

16/08/2012 - Le autorità francesi hanno nuovamente iniziato a smantellare i campi rom "illegali", offrendo ai Rom rumeni 300 €. a testa ed un biglietto gratuito per la Romania.

Una gamma piuttosto ristretta di media ha ripreso la notizia, la maggior parte sono stati critici verso le autorità francesi. La Commissione Europea ha rilasciato una dichiarazione, però solo da un portavoce di basso profilo. I politici francesi ed europei sono stai in notevole silenzio.

Nell'estate 2010, l'allora presidente francese, Nicolas Sarkozy, promise che avrebbe smantellato metà dei campi rom illegali in Francia e avrebbe rimandato in patria i Rom bulgari e rumeni. François Hollande - allora una figura di spicco dell'opposizione - assieme ad altri socialisti criticò fortemente l'approccio governativo della destra. La Commissione Europea asserì che la Francia stava usando metodi mutuati dai nazisti e Viviane Reading, commissaria alla giustizia, disse che "questa è una situazione a cui mai avrei pensato l'Europa avrebbe dovuto assistere dopo la II guerra mondiale"; mentre il Parlamento Europeo emise parole forti per condannare l'azione francese. Molti dei più importanti canali d'informazione condannarono le azioni francesi.

Ma il nuovo governo socialista sembra agire esattamente come fece quello precedente di destra nel 2010.

Perché questa differenza?

Lo scontro nel 2012 tra Reding e Sarkozy costò caro ad entrambe. Sembra che tanto la Commissione Europea che le autorità francesi abbiano imparato la lezione. La decisione di Reding di lasciare la risposta ad un portavoce, continua la sua politica dal 2010, nell'essere molto attenta a non alzare troppo la voce contro la Francia. Da parte sua Hollande sta lasciando la questione in mano alle autorità locali e al ministro degli interni. Molto probabilmente, entrambe sperano di trovare una soluzione accettabile per evitare l'attenzione dei media e risolvere senza troppo rumore le questione sollevate dalla presenza dei campi rom illegali in Francia.

Il problema è che questo approccio non può funzionare. Né la Commissione né il governo francese (e nessun governo UE, se è per questo) sembrano avere idea di che cosa stia succedendo. I maggiori incentivi per i governi de3i paesi di provenienza dei Rom, assieme a quelli per i Rom stessi, incoraggiano la migrazione verso ovest, invece dell'inclusione nelle loro società.

Ecco alcune delle cose che i politici in Francia, Europa orientale ed incaricati di Bruxelles non sanno o non vogliono dire:

  1. I ghetti in Romania e Bulgaria sono ben peggiori di qualsiasi campo illegale in Europa occidentale. Il numero di quanti vivono in questi ghetti sta crescendo. E così il numero di tossicodipendenti, infetti da HIV/AIDS, criminali ed analfabeti funzionali.
  2. Lavorare, mendicare, prostituirsi o piccola criminalità fanno guadagnare di più - sino a 20 - 30 volte - in Europa occidentale che nei luoghi di provenienza dei Rom.
  3. I servizi sociali per i Rom migranti sono di gran lunga migliori nei campi illegali in Francia, dei servizi disponibili per quei cittadini rumeni, ungheresi, slovacchi o bulgari che vivono nei ghetti.
  4. Le condanne per crimini minori e le condizioni delle prigioni in Europa dell'est, rendono quasi una meta vacanziera le prigioni in Francia, Italia e GB.
  5. Pagare 300 €. a rimpatrio ed offrire il biglietto aereo gratis è un enorme spreco di denaro pubblico, oltre che un significativo incentivo ad ulteriori migrazioni. La famiglia rom che migra in Francia ha in media cinque componenti; quella famiglia riceverà 1.500 €. per tornare in Romania. Il costo di un biglietto del bus per la Francia è di circa 40 €. a persona - diciamo 200 €. a famiglia. Ciò significa un guadagno netto di 1.300 €. - più delle entrate annuali medie di una tale famiglia in un ghetto.
  6. La maggior parte degli stati membri dell'Europa centrale ed orientale hanno significativi incentivi per sbarazzarsi dei Rom. I governi a Bucarest, Sofia, Budapest, Bratislava e Praga non godono di incentivi per fermare la migrazione dei Rom. Che sono di gran lunga la minoranza etnica più odiata nella regione - la popolazione maggioritaria è felice di votare per qualsiasi politico anti-Rom. In Romania a migliaia cantano per la morte dei Rom durante le partite di calcio. Per molti politici nella regione, il "dumping etnico" - i Rom che lasciano il loro paese - appare una soluzione migliore dell'inclusione sociale.
  7. Quando si tratta di Rom, il razzismo istituzionale - tradotto in mancanza di accesso e partecipazione significativi ad un'istituzione - è insito nelle istituzioni europee. E' spaventosa la mancanza di esperienza pratica o persino accademica nell'agire con l'inclusione rom a livello di istituzioni europee. Alcuni dei peggiori esempi sono la Commissione Europea e l'Agenzia per i Diritti Fondamentali, le principali organizzazioni incaricate dell'inclusione sociale a livello europeo. Questo toglie legittimità alle istituzioni quando fanno raccomandazioni agli stati membri, riguardo le misure per l'inclusione sociale dei Rom, in particolare quando ci si riferisce ad azioni positive.
  8. La presenza di politici rom nei principali partiti o nei governi è abissale. Lo stesso riguardo la presenza di esperti rom o incaricati nel processo decisionale.
  9. E' stato riconosciuto dal 1984 che i Rom sono discriminati ed esclusi. Ma gli stati membri UE hanno fallito drammaticamente, facendo sostanzialmente nulla anche solo per fermare la tendenza alla crescente esclusione. La situazione attuale è il diretto risultato dell'inazione o di politiche inette, disegnate da persone ben intenzionate senza nessuna esperienza sulle questioni rom.

Soluzioni ce ne sono. Ma non sono né immediate né a buon mercato. I Rom devono diventare cittadini rispettati del loro paese, ma anche responsabili. Questo non può accadere solo tramite grandi discorsi a Bruxelles o costose conferenze negli hotel a cinque stelle delle capitali dell'Europa orientale.

Gli sforzi vanno prima di tutto incanalati verso il lavoro a livello base, con l'obiettivo di rendere i Rom cittadini responsabili ed attivi, eliminando l'antiziganismo, creando incentivi a favore delle parti principali, governi ed istituzioni UE volte a rafforzare i Rom, e misure che assicurino ci siano almeno alcuni Rom nelle posizioni decisionali a livello nazionale ed europeo.

    Valeriu Nicolae è un Rom rumeno con molti anni di esperienza di lavoro nei ghetti. Nel 2009 ha iniziato un progetto in uno dei peggiori ghetti in Romania, che ha ricevuto il premio UNICEF 2012 come miglior progetto sportivo ed educativo. La sua organizzazione il Centro di Politica per i Rom e le Minoranze, ha anche ricevuto il premio Sviluppo della Società Civile Rumena nel 2012.
 
Di Sucar Drom (del 27/08/2012 @ 09:16:51, in Europa, visitato 1144 volte)
 
Di Fabrizio (del 29/08/2012 @ 09:13:04, in Europa, visitato 1225 volte)

Da Roma_Francais

Rom: facilitare l'accesso al lavoro, "un vero, falso annuncio" Par Morgane Bertrand

Il governo potrebbe fare molto di più per aiutare i Rom ad integrarsi, dice Benjamin Abtan, presidente del Mouvement anti-raciste européen Egam. Intervista

[...] Il ministro dell'alloggio, Cécile Duflot, ha annunciato mercoledì 22 agosto che il governo ha deciso di "allentare i vincoli" sull'accesso al lavoro dei Rom, "sopprimendo la tassa" a carico dei loro datori di lavoro ed "allargando" i mestieri a cui possono accedere. Lei che ne dice?

Buono, ma potrebbe essere meglio. Prima, una piccola precisazione: il problema non è facilitare l'accesso dei Rom al lavoro, ma cessare di impedirne l'accesso a bulgari e rumeni. Per loro esistono disposizioni europee specifiche, come l'obbligo di avere un permesso di lavoro e di soggiorno, e per il datore di lavoro di accollarsi quella famosa tassa.

Ciò detto, facilitando l'accesso di rumeni e bulgari al mercato del lavoro, si faciliterà effettivamente la loro integrazione ed una lotta più efficace contro il lavoro nero e la mafia. Ma è un "vero-falso" annuncio, dato che la Francia si era già impegnata di fronte alla Commissione Europea ad abolire questo dispositivo specifico entro la fine del 2013. Diversi paesi, tra cui l'Italia e l'Irlanda, l'hanno già fatto.

Il governo non ha anche il merito di affrontare finalmente a viso aperto una questione tanto complessa?

Certo, ma ha scelto di farlo al minimo - ascoltando solo il collettivo Romeurope - scegliendo cioè un interlocutore francese, ed umanitario. I problemi dei Rom vanno ben oltre. Non solo non è stata considerata la dimensione europea, ma il governo non ha neanche prestato orecchio all'Union française des associations tziganes, che rappresenta la comunità. Se si fosse tenuto conto di questi aspetti, si sarebbe andato ben oltre.

Esempio?

L'anno scorso, tutti i paesi dell'Unione Europea hanno presentato alla Commissione la loro strategia d'integrazione dei Rom. Quella della Francia era assolutamente insufficiente. Aspettiamo quindi dal governo una revisione profonda di questa strategia, sia riguardo al budget che al calendario. A Bruxelles ci sono miliardi di euro destinati a sostenere i progetti d'inserimento dei Rom. Ma sono in gran parte sottoutilizzati. La Francia potrebbe scegliere di mobilitarli. Quanto ai diritti dell'uomo, avrebbe potuto prendere l'impegno di portare a livello europeo la lotta contro la discriminazione ed il razzismo verso queste popolazioni.

Cosa avrebbero potuto domandare le comunità rom e zigane se fossero state ricevute nella forma dovuta?

L'abolizione della legge del 1969 sul vagabondaggio. Questo testo discriminatorio impone a queste popolazioni il possesso di un carnet di circolazione, la perdita del diritto di voto per dieci anni in caso di cambiamento del comune di residenza, o ancora una quota non superiore al 3% di gens du voyage per ogni comune. L'anno scorso abbiamo chiesto l'abolizione di questa legge, ed il partito socialista si era impegnato. Se il governo avesse ricevuto i latori di questa rivendicazione, avrebbe potuto impegnarsi pure.

Per quanto riguarda lo sgombero dei campi rom, Matignon ha indicato che "le decisioni giudiziarie continueranno ad essere applicate..."

Per cinque anni, si sono stigmatizzate mediaticamente queste persone, senza una soluzione. Questi sgomberi non fanno che spostare il problema e complicano ancora di più la situazione in termini di igiene o di scolarità. François Hollande aveva promesso che non ci sarebbero più state espulsioni senza rialloggio. Il governo ha il dovere di trovare una risposta globale. Secondo un sondaggio Atlantico-Ifop realizzato il 9 e 10 agosto, l'80% dei Francesi sono favorevoli allo smantellamento dei campi rom illegali, ma il 73% giudica la misura inefficace!

Cosa risponde a quanti credono che queste persone non siano sedentarizzabili?

Di cosa parliamo? I Rom di Francia,  15.000 miserabili Rumeni e Bulgari. Su scala nazionale, la cosa è gestibile! Nei loro paesi, sono sedentari ed urbanizzati da decenni. Si tratta soprattutto di immigrati poveri che si ritrovano nelle baraccopoli perché non  hanno i mezzi per vivere. Non è nel loro gene vagabondare di baracca in baracca. Si direbbe dei nuovi immigrati spagnoli che fuggono dalla crisi economica che sono dei "nomadi spagnoli"?

 
Di Fabrizio (del 31/08/2012 @ 09:11:24, in Europa, visitato 1376 volte)

Da Roma_Francais

  par voxrromorum le 21 août 2012

Martedì 21 alle 15 si è tenuta una riunione sotto stretta sorveglianza, nel capannone di Ion, un Rom rumeno che con altri, sta occupando un terreno abbandonato nel dipartimento dell'Essoinne. Invitati Rom da tutti i paesi: Zanko dalla ex Jugoslavia, Dimitar dalla Bulgaria, Janos dall'Ungheria ed anche Jean-François, detto Papayou, un Sinto che abita nel dipartimento. La spinosa questione dei Fnarcesi preoccupa questi Rom, convenuti nel consiglio dei saggi.

Il fatto è che Zanko ha commesso un errore. Da poco incaricato dal consiglio riguardo le questioni della sicurezza e del paesaggio, ha deciso di smantellare il sistema di videosorveglianza in alcuni quartieri. Ciò ha provocato la levata di scudi delle imprese alla sicurezza, mentre i padroni di cani sostengono l'azione di Zanko e chiedono lo smantellamento del sistema di videosorveglianza in tutto il dipartimento. La situazione è esplosiva: le società di sicurezza privata ed il sindacato dei padroni di cani sono due forze inconciliabili per ogni Essoniano che vuole farsi un nome.

Non solo, Janos l'ungherese, incaricato al commercio e lavoro, è andato fuori di testa apprendendo la notizia. Pur "comprendendo il disagio causato dall'installazione di questi sistemi di videosorveglianza", Janos ritiene che il loro smantellamento non sia una soluzione. Come alternativa propone di incastonare i sistemi nei muri, le lenti delle telecamere potranno essere mascherate da una vernice che le renda quasi invisibili, permettendo comunque loro di funzionare. Comunque tanto Janos che le ditte interessate a questo tipo di installazioni, sanno che quella vernice è assolutamente opaca e che le telecamere non riusciranno a registrare niente, ma occorre proporre un'alternativa, se non altro per smarcarsi da quel coglione di Zanko. Poi, se si può aiutare gli amici...

La riunione rischiava di essere lunga, attendendo impazientemente le conclusioni. Da buoni reporter, pubblichiamo per tutti e tutte la decisione adottata, quando Jean-François, detto Papayou, uscendo dal capannone con gli occhi sbarrati si è colpito la fronte: "Che idioti!" Gli abbiamo chiesto cosa non andasse, e ci ha risposto: "Bah, i Fnarcesi non chiedono telecamere, sui pali o dentro i muri, né coperte, né scoperte, pitturate o altre. Vogliono solo che permettiamo loro di mettere le serrature alle porte!" Accidenti, avevamo dimenticato questo divieto per i Fnarcesi di mettere serrature ed utilizzare chiavi. E questo perché, non si capisce che le imprese che le proteggono, a colpi di telecamere o possessori di cani...

 
Di Fabrizio (del 12/09/2012 @ 09:23:55, in Europa, visitato 1485 volte)

Introduzione

    Ieri ho scritto gli appunti sul mio diario, a proposito di un'altra visita il 17 agosto a Nikol e alla sua famiglia, che sono stati sgomberati da Belgrado tre mesi fa, quando la loro baracca è stata demolita dalle ruspe, per far posto ad un'altra strada comunale. Ho inviato le mie note a diversi colleghi interessati alla situazione di questa famiglia. Ne ho mandato copia anche a Marija, che non ho ancora incontrato, segretaria del sindaco per lo Sviluppo Internazionale, che dovrebbe riferire al sindaco sulla questione rom, ma non durante la sua sostituzione estiva. Questa è una versione modificata di quel rapporto:

Cari colleghi,

Venerdì [17 agosto] con Ceda sono andato all'indirizzo riportato sulla carta d'identità di Nikol, una piccola mahala di baracche in un parco industriale abbandonato lungo la strada che parte dal centro commerciale "Tempo". Volevo scoprire perché lui e la sua famiglia fossero dei senzatetto, nonostante avesse un indirizzo sul documento d'identità.

Fui sorpreso di scoprire che sua madre viveva lì. Ci ha invitato ad entrare e ci siamo intrattenuti per circa mezz'ora. Piangeva perché non poteva avere con lei Nikol e la sua famiglia. I suoi "parenti" non lo permettevano. Crediamo che per parenti intendesse la famiglia del suo ultimo marito (ne ha avuti tre: il padre di Nikol è stato il primo) che è morto tre anni fa.

Ieri (sabato) sono andato a trovare Nikol e la sua famiglia all'incrocio tra via 7 Luglio e la strada che porta al Teatro Nazionale.

Sono stati contenti di vedere il mio amico Marco e me. Ho detto subito a Nikol che il giorno prima ero stato a casa di sua madre. Ovviamente, lo sapeva già (mentre ero da lei le ha telefonato due volte), ma volevo farlo uscire allo scoperto. Mi ha chiesto perché avessi copiato i dati della sua carta d'identità. Gli ho detto che avevo bisogno di quelle informazioni per aiutarlo. Ha detto di apprezzarlo.

Gli ho chiesto perché non vivesse con sua madre. Ha detto che i suo cugini lo hanno picchiato e cacciato via. Hanno anche picchiato sua madre. Non ha detto perché, solo che era impossibile vivere là. Ha detto che i rom strozzini del posto l'avevano trovato oggi all'incrocio. Erano in taxi e l'hanno seguito, minacciandolo. Due settimane fa Nikol con la sua famiglia erano scappati dal magazzino abbandonato (dove il comune li aveva sistemati con altre quattro famiglie, dopo essere stati sgomberati da Belgrado), a causa delle minacce degli strozzini, che cercavano sua zia perché il nipote doveva loro dei soldi per la droga. Dopo le prime minacce, Nikol aveva denunciato alla polizia il pestaggio della zia da parte degli strozzini, ma dopo ulteriori minacce aveva ritrattato la sua testimonianza. Ora vivevano per strada, dormendo la notte nei parchi o in edifici abbandonati.

In questo parchetto, ho visto alcune pile di cartoni appoggiati a terra come materassi. Ho chiesto a Nikol dove dormissero la notte. Ha risposto lì attorno, dove trovavano una cantina in un edificio abbandonato accessibile. Hanno trascorso la giornata all'incrocio, lavando i vetri delle macchine.

Gli ho detto che avevo parecchi vestiti da uomo che potevo dargli. Mi ha detto che non aveva bisogno di vestiti, avevano bisogno di cibo. Gli ho detto che avrebbe potuto vendere i vestiti domani al mercato delle pulci della domenica. Ha detto che non poteva andare là, gli strozzini lo avrebbero trovato.

I bambini si rincorrevano con allegria lì attorno ma la zia di Nikol (la sorella di sua madre) e suo marito non si sono alzati dal marciapiede su cui erano seduti. Erano molto depressi. Nikol ha detto che sua moglie avrebbe avuto un incontro in municipio, lunedì alle 8.30 di mattino.

Il centro sociale Santa Sava si era offerto di pagare il loro affitto, se avessero trovato un posto per 50 euro al mese. Hanno detto che non riuscivano a trovare un posto. Se non si fosse trovato una soluzione lunedì in municipio, Nikol ha detto che avrebbe mandato i bambini a mendicare, per trovare il denaro per prendere l'autobus che li riportasse a Belgrado. Almeno, lì poteva guadagnare qualcosa e sarebbe stato lontano dagli strozzini che li inseguivano.

Attorno non ho visto cibo, nemmeno una crosta di pane. Gli ho detto che l'indomani avrei portato loro qualcosa da mangiare. Mi hanno chiesto quando. Ho detto, a mezzogiorno circa.

 Dopo aver inviato questo rapporto ai miei colleghi, Marco, che ha fatto da interprete all'incontro con Nikol, mi ha inviato questa correzione: "Hanno detto di dormire in edifici residenziali che abbiano le cantine aperte, piuttosto che in edifici abbandonati; per questo hanno paura che i residenti vedendoli in cantina li prendano per ladri."

Dopo aver ricevuto la sua copia del rapporto, Ceda mi ha informato che Sunja, la moglie di Nikol, tempo fa aveva chiesto shampoo contro i pidocchi per i suoi bambini. Mi ha detto che se compravo del cibo per loro, avrei dovuto portarglielo. L'ho invitato a venire con me e si è detto d'accordo.

Abbiamo preso l'autobus delle 13:05 per il mercato di Durlan. Prima siamo andati da un macellaio all'angolo, che griglia gratis tutta la carne che si compera da lui. Ho preso due chili di kebab (carne, ndr.). Ci hanno detto di tornare tra mezzora a prendere la carne grigliata. Nel frattempo abbiamo comperato dieci forme di pane e due chili di pomodori.

Abbiamo preso un taxi per incontrare Nikol e la sua famiglia. Erano seduti all'ombra di un piccolo gruppo di alberi e cespugli all'incrocio della 7 Luglio. Nikol aveva una spugna in mano, ma non stava lavorando. Per la verità, non c'era molto traffico quella domenica pomeriggio. Erano le 14:30 circa.

Nikol non aveva molte nuove. Non mi ha menzionati gli strozzini zingari. Soltanto che l'incontro di domani in municipio sarebbe sto per sua zia e non sua moglie. Comunque, mi haq detto che avevano trovato un appartamento per i bambini. Costava 140 euro al mese. Il centro sociale ne aveva offerti solo 50. Ho detto a sua zia di informare il municipio sull'offerta e che a mia volta avrei fatto pressione sul sindaco per trovare i fondi mancanti.

Sunja era ancora più contenta lo spray per i pidocchi che il cibo, anche se i bambini si sono buttati sul pane come se non avessero mangiato da tanto tempo. Hanno mangiato pochissimo kebab. Era ovvio che il pane costituiva il loro alimento principale. A dire il vero, si sono comportati come se sino allora non avessero mai mangiato carne.

La farmacista mi aveva consigliato lo spray, invece dello shampoo contro i pidocchi. Dato che questa famiglia non sapeva assolutamente dove o quando avrebbe potuto rifornirsi di acqua, lo spray era più pratico. Ho preso diverse foto dei bambini che mangiavano assieme alla madre e alla zia (qui non riportate, ndr.).

[...] Nonostante le terribili condizioni, i ragazzi sembrano felici, ignari del pericolo che gli strozzini potrebbero tentare di rapirli e mandarli all'estero in una qualche banda di accattoni, come punizione-risarcimento per il prestito di 150 euro fatto al loro cugino scappato a Belgrado.

    Capita, a proposito di Polansky, che qualcuno mi chieda perché lui sia ancora in giro per l'Europa a raccontare le stesse storie e presentare nuovi libri. Altri mi chiedono perché non lo faccia gratuitamente. Tutto ciò che ho raccontato e tradotto di lui negli anni scorsi, è stato finanziato da quei libri e dalle conferenze che tutt'ora tiene. Quando si parla di Rom, di conflitti a bassa o alta intensità, bisogna tradurlo in medicine che nessun altro fornisce, in lunghi ed estenuanti viaggi e trattative perché le autorità riconoscano loro i diritti più elementari, ed altro ancora... Soldi: volgarmente parlando.
    A volte e col tempo, il caso può assumere rilevanza internazionale, come il campo di concentramento di Lety trasformato in porcilaia, o il decennale avvelenamento da metalli pesanti nei campi profughi in Kosovo; altre volte è lavoro quotidiano, poco visibile, come il recente caso dei Rom sgomberati a forza da Belgrado di cui sopra avete letto un particolare.
    C'è ancora bisogno di voi, di solidarietà che vada oltre le belle parole e le buone intenzioni. C'è bisogno di lettori, di chi voglia mettersi in gioco organizzando un incontro, di chi faccia circolare questi messaggi. Paul Polansky tornerà in Italia a fine settembre e ci rimarrà almeno tutta la prima settimana di ottobre. Fatevi vivi.
 
Di Fabrizio (del 27/09/2012 @ 11:22:35, in Europa, visitato 1497 volte)

foto da Repubblica

La notizia che circola da ieri, dell'arresto di una presunta banda di SCHIAVISTI (chiamiamo le cose col loro nome), ovviamente è circolata rapida come un fuoco di fascina. Non è da escludere che, come in altri casi gli arresti siano avvenuti in tempi diversi, e per la riservatezza delle indagini tutta l'operazione sia stata svelata a fatti compiuti. Lo dico, perché in passato mi è capitato di seguire casi simili.

Chi si è autonominato difensore "a prescindere" dei Rom e dell'umanità offesa, già ieri diceva che non si trattava di un'indagine contro LA RIDUZIONE IN SCHIAVITU', bensì della solita politica anti-rom, che mira a fare dello "zingaro" il nemico pubblico. Non intendo entrare in questa polemica dai toni scontati; lascio anche perdere il peso che una notizia simile ha tra le cronache di questi giorni. Mi limito a farvi notare alcuni particolari, che probabilmente stanno sfuggendo sull'emozione del momento:

  1. in effetti i titoli di giornali parlano di "una banda di rom sfruttatori", quindi se da un lato c'è l'etnicizzazione (scusate il termine) del crimine, e questo dovrebbe essere proibito, dall'altro non si scrive e non si lascia intendere che tutti i Rom lo siano, anzi, i fatti raccontati svelano esattamente l'opposto;
  2. come lettori siamo portati a pensare che azioni simili siano quasi sempre estemporanee e magari dettate da opportunità politiche, io invece sono convinto che in diversi settori le varie politiche repressive (perché di REPRESSIONE si tratta, buona o cattiva che sia) vadano coordinandosi a livello europeo; faccio un esempio: il fatto che contemporaneamente un'operazione simile sia avvenuta in Francia, dobbiamo leggerlo come una coincidenza o no?

Dopo oltre una ventina d'anni che, fortunatamente per ragioni indipendenti dalla mia professione, frequento anche l'ambiente dei mendicanti, posso dire:

  1. da un lato, c'è chi lo fa, o continua a farlo, per la sua condizione di miseria, di volta in volta considerandolo come un lavoro o come una semplice necessità. Senza essere costretto a farlo da bande organizzate di criminali, ma solo dalla propria condizione personale. Se il paragone non appare azzardato, è un discorso simile a quello (altrettanto datato) della prostituzione, anche se immagino che le tariffe siano diverse;
  2. dall'altro lato, in tutti questi anni, via via ho sentito parlare di traffico di persone dalla Bosnia (anni '90), dal Kosovo (anni 2000) e sempre più spesso dalla Romania. Ma 20 anni fa mi ricordo di cronache simili che accompagnavano l'arrivo delle ondate di immigrati dal nord Africa, dove i Rom non c'entrano. Quindi l'idea che mi son fatto non è di una TARA CRIMINALE presente in questo o in quel popolo, ma di un business che sia alimento della miseria.

Business che esiste (è sempre esistito, anche quando toccava agli Italiani partire per TERRE LUNTANE), non lo nego. E non nego che siano indagini delicate, soprattutto per la condizione delle vittime, di cui dopo nessuno si interessa più. Ma, visto il ripetersi decennale di cronache simili, col tempo mi si è formata in testa una domanda, a cui non riesco a dare risposta:

  • è immaginabile l'esistenza di un'organizzazione straniera che in tutti questi anni si amputa e si riforma in est Europa, Africa, America del sud (una specie di SPECTRE dei poveri)? E' possibile che operino da così tanto tempo in Italia senza avere basi, accordi, coperture con ITALIANI? E perché tra i periodici arresti non ci sono Italiani? Chi li copre?

Tutto ciò, parlando della nuda cronaca nera. Dietro, mettiamoci qualche arida cifra:

  • ad esempio, in Romania lo stipendio di un dottore si aggira sui 500 euro, quello di un operaio sui 200 (quando c'è il lavoro, s'intende). Per arrivare in Italia non devi affrontare il Mediterraneo in barcone, o viaggiare nascosto sotto gli assali di un TIR, bastano invece 24 ore di pullman e 100 euro. Se le condizioni economiche sono queste, il razzismo diviene un elemento secondario e continueranno ad arrivare; non ci sono leggi, polizia o documenti che potranno fermarli. Nel contempo, chi arriva impara presto che anche soltanto chiedendo l'elemosina o finendo nei piani bassi della malavita da strada, si possono guadagnare con poco sforzo e senza documenti cifre equivalenti o superiori ad uno stipendio medio rumeno; di questo c'è qualcuno che ne ha fatto un business. Si tratta di una massa di arrivi a getto continuo che non ha alcun interesse a politiche di integrazione, piuttosto adopera la strategia del mordi e fuggi. Lo stesso discorso vale per Spagna e Francia.

Per terminare, casi simili hanno comunque conseguenze su noi stanziali, sulle vittime di questi traffici, su chi è Rom e non solo non c'entra con queste storiacce, ma vive anche nel terrore (giudicate voi se esistenziale o reale) che i propri figli cadano preda dei trafficanti o piuttosto degli assistenti sociali. Paura sottopelle e diffusa, che può coniugarsi tanto nel foraggiare il meccanismo politico-industriale della sicurezza, che nel nostro timore di fare la carità di fronte ad una mano tesa.

Anch'io, sul fare la carità ho le idee confuse. Ripropongo le riflessioni di un po' di tempo fa, e vediamo se è possibile ripartire.

 
Di Fabrizio (del 30/09/2012 @ 09:19:22, in Europa, visitato 1513 volte)

Accordeon.org [...]

Il Musée de la Musique (Paris 19e) sta preparando un'importante mostra dedicata al chitarrista Django Reinhardt (1910-1953) e alla sua epoca. La mostra intitolata "Django Reinhardt, Swing de Paris" si terrà dal 6 ottobre 2012 al 20 gennaio 2013.

Il progetto Django Reinhardt fa parte di un ciclo di esposizioni presentate e prodotte al Musée de la Musique, dedicate ai grandi musicisti popolari del XX secolo, come Jimi Hendrix, John Lennon, e più recentemente Miles Davis, Georges Brassens, e Bob Dylan.

Un'opera giudicata essenziale per questa esposizione, è conservata nelle collezioni del Polo Fisarmoniche a Tulle. Si tratta di una fisarmonica cromatica modello Chroma 348, marca Maugein Frères, fabbricata nel 1928, di colore verde marmorizzato. Queste le sue caratteristiche tecniche:

  • destra: 3 file, 34 bottoni, 3 voci
  • sinistra: 4 file, 48 bassi, 4 voci.

Dunque, questa fisarmonica da Tulle andrà in esilio per alcuni mesi nella capitale, per arricchire ed illustrare la mostra del Musée de la Musique.

 
Di Fabrizio (del 01/11/2012 @ 09:11:37, in Europa, visitato 2363 volte)

(Scritto complicato dedicato ai solutori più che abili)

In un'epoca in cui le notizie girano veloci, non so chi abbia l'onore della scoperta. Il fronte della tessera recita: diventare Rom... conviene. Il retro riporta i vantaggi riservati agli iscritti che, scusandomi per le imprecisioni, sarebbero:

  • accesso alla casa
  • accesso alla scuola
  • lavoro
  • accesso ai servizi sanitari...

Gli amici antirazzisti hanno denunciato il carattere razzista della storia (d'altronde, se ti dichiari antirazzista, cos'altro devi fare?). Io invece sono stato colpito subito da quel simbolo. Osservatelo bene: non vi sembra di aver già visto qualcosa di simile?

A me, ad esempio, ricorda moltissimo la simbologia delle democrazie popolari e socialiste, in buona parte finite in soffitta una ventina e passa di anni fa. E, pensa che ti ripensa, mi viene in mente che sotto quei regimi TUTTI (che fossero Rom, Calmucchi, Uzbechi o altro) avevano almeno casa, scuola, lavoro, sanità garantiti. Con tutta una serie di controindicazioni, sintetizzate nella parola REGIMI (ad esempio, dubito che una linguaccia come me avrebbe potuto far carriera da quelle parti). Ma intanto, registrerei l'attenzione a queste preoccupazioni materiali, su cui tornerò alla fine.

Cambiando discorso: mi capita, sempre più spesso, di essere rimproverato per questa mia linguaccia, da destra e da manca, da antirazzisti o dai razzisti... "Dovresti essere più serio," mi dicono, "e raccontare una realtà di miseria, depravazione, discriminazione..."

Non ci crederete, ma se dovessi raccontare storie di case minuscole, separazioni familiari, lavoro da inventarsi ogni giorno ecc. farei prima a scrivere un'autobiografia. Perché, allora?

Escludendo un mio problema di rimozione psicologica, per una volta tanto usiamo Tiziano Terzani per una citazione che non sia alla cazzo.

Se davvero vuoi conoscere qualcuno, ti consiglio di evitare i convegni, con le solite litanie e i soldi che entrano nelle tasche dei soliti organizzatori. La conoscenza passa dalla pancia prima che dalla testa.  Se vuoi conoscere i Rom:

  • mangia assieme a loro
  • giocaci a pallone
  • alzati alle 6 di mattina per recuperare il ferro con loro
  • fatti una scazzottata (attenzione alle controindicazioni!)
  • RIDI E FATTI PRENDERE IN GIRO!

Ma attenzione, il riso non è soltanto un antidoto per sopportare (e possibilmente superare) "miseria, depravazione, discriminazione". E' un cambio di prospettiva, nella propria testa prima che nel sistema.

Riso o umorismo? Se permettete la questione diventa culturale: quando si vive nelle condizioni materiali dei Rom e dei Sinti in Europa, saper sdrammatizzare, fare festa ad ogni piè sospinto è un modo per resistere e non annichilirsi. E' un loro patrimonio culturale che potremmo apprendere. Perché è così difficile imparare da loro? Perché:

  1. l'umorismo è per definizione immateriale, e quindi tendiamo a sottovalutarlo;
  2. riconoscere che un popolo semi-analfabeta usa un sistema di resistenza così sofisticato, presuppone dargli una dignità e un sapere (un bagno di umiltà da parte nostra) che invece tendiamo a negare, concentrandoci solo sulle sue condizioni materiali;
  3. è un po' come se, avendo condiviso un lungo tratto di storia con l'altra minoranza europea da sempre esclusa -gli Ebrei- ne avesse assimilato alcuni tratti culturali. Ma gli Ebrei sono sempre stati più istruiti, e sono riusciti a proporsi sotto questo aspetto. Però, da quando noi Europei abbiamo fornito gli Ebrei di uno Stato, un esercito e soprattutto di un nemico (i Palestinesi), abbiamo scoperto che forse non ci erano più così simpatici, e smettevano i panni delle povere vittime. Che sia questa la nostra paura nascosta? Di perdere anche il povero zingaro e di ritrovarci di fronte un popolo con gli stessi nostri appetiti e prepotenze, ma forgiato alla resistenza da secoli di storia?

E così, finisce che il "povero zingaro", diventa il Rom a cui neghiamo ogni minimo percorso di integrazione. Tornando a Diventare Rom... conviene, lo stiamo GIA' diventando, ogni giorno di più le certezze che avevamo su casa, lavoro, scuola e sanità SONO CARTA STRACCIA. Chi è il colpevole? Poco importa: incapaci di reagire, finiremo per rovistare nei cassonetti come loro, facendoci guardare in cagnesco dai mendicanti che, come leghisti dell'ultima ora, ci cacceranno anche da lì dicendo che c'erano prima loro.

Come terminare questi ragionamenti, non lo so. Ma, per restare in tema, l'immagine di fare a cazzotti davanti ad un cassonetto, fa ridere o piangere?

 

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