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Oltre le cronache cittadine
Di Fabrizio (del 27/09/2012 @ 11:22:35, in Europa, visitato 1342 volte)

foto da Repubblica

La notizia che circola da ieri, dell'arresto di una presunta banda di SCHIAVISTI (chiamiamo le cose col loro nome), ovviamente è circolata rapida come un fuoco di fascina. Non è da escludere che, come in altri casi gli arresti siano avvenuti in tempi diversi, e per la riservatezza delle indagini tutta l'operazione sia stata svelata a fatti compiuti. Lo dico, perché in passato mi è capitato di seguire casi simili.

Chi si è autonominato difensore "a prescindere" dei Rom e dell'umanità offesa, già ieri diceva che non si trattava di un'indagine contro LA RIDUZIONE IN SCHIAVITU', bensì della solita politica anti-rom, che mira a fare dello "zingaro" il nemico pubblico. Non intendo entrare in questa polemica dai toni scontati; lascio anche perdere il peso che una notizia simile ha tra le cronache di questi giorni. Mi limito a farvi notare alcuni particolari, che probabilmente stanno sfuggendo sull'emozione del momento:

  1. in effetti i titoli di giornali parlano di "una banda di rom sfruttatori", quindi se da un lato c'è l'etnicizzazione (scusate il termine) del crimine, e questo dovrebbe essere proibito, dall'altro non si scrive e non si lascia intendere che tutti i Rom lo siano, anzi, i fatti raccontati svelano esattamente l'opposto;
  2. come lettori siamo portati a pensare che azioni simili siano quasi sempre estemporanee e magari dettate da opportunità politiche, io invece sono convinto che in diversi settori le varie politiche repressive (perché di REPRESSIONE si tratta, buona o cattiva che sia) vadano coordinandosi a livello europeo; faccio un esempio: il fatto che contemporaneamente un'operazione simile sia avvenuta in Francia, dobbiamo leggerlo come una coincidenza o no?

Dopo oltre una ventina d'anni che, fortunatamente per ragioni indipendenti dalla mia professione, frequento anche l'ambiente dei mendicanti, posso dire:

  1. da un lato, c'è chi lo fa, o continua a farlo, per la sua condizione di miseria, di volta in volta considerandolo come un lavoro o come una semplice necessità. Senza essere costretto a farlo da bande organizzate di criminali, ma solo dalla propria condizione personale. Se il paragone non appare azzardato, è un discorso simile a quello (altrettanto datato) della prostituzione, anche se immagino che le tariffe siano diverse;
  2. dall'altro lato, in tutti questi anni, via via ho sentito parlare di traffico di persone dalla Bosnia (anni '90), dal Kosovo (anni 2000) e sempre più spesso dalla Romania. Ma 20 anni fa mi ricordo di cronache simili che accompagnavano l'arrivo delle ondate di immigrati dal nord Africa, dove i Rom non c'entrano. Quindi l'idea che mi son fatto non è di una TARA CRIMINALE presente in questo o in quel popolo, ma di un business che sia alimento della miseria.

Business che esiste (è sempre esistito, anche quando toccava agli Italiani partire per TERRE LUNTANE), non lo nego. E non nego che siano indagini delicate, soprattutto per la condizione delle vittime, di cui dopo nessuno si interessa più. Ma, visto il ripetersi decennale di cronache simili, col tempo mi si è formata in testa una domanda, a cui non riesco a dare risposta:

  • è immaginabile l'esistenza di un'organizzazione straniera che in tutti questi anni si amputa e si riforma in est Europa, Africa, America del sud (una specie di SPECTRE dei poveri)? E' possibile che operino da così tanto tempo in Italia senza avere basi, accordi, coperture con ITALIANI? E perché tra i periodici arresti non ci sono Italiani? Chi li copre?

Tutto ciò, parlando della nuda cronaca nera. Dietro, mettiamoci qualche arida cifra:

  • ad esempio, in Romania lo stipendio di un dottore si aggira sui 500 euro, quello di un operaio sui 200 (quando c'è il lavoro, s'intende). Per arrivare in Italia non devi affrontare il Mediterraneo in barcone, o viaggiare nascosto sotto gli assali di un TIR, bastano invece 24 ore di pullman e 100 euro. Se le condizioni economiche sono queste, il razzismo diviene un elemento secondario e continueranno ad arrivare; non ci sono leggi, polizia o documenti che potranno fermarli. Nel contempo, chi arriva impara presto che anche soltanto chiedendo l'elemosina o finendo nei piani bassi della malavita da strada, si possono guadagnare con poco sforzo e senza documenti cifre equivalenti o superiori ad uno stipendio medio rumeno; di questo c'è qualcuno che ne ha fatto un business. Si tratta di una massa di arrivi a getto continuo che non ha alcun interesse a politiche di integrazione, piuttosto adopera la strategia del mordi e fuggi. Lo stesso discorso vale per Spagna e Francia.

Per terminare, casi simili hanno comunque conseguenze su noi stanziali, sulle vittime di questi traffici, su chi è Rom e non solo non c'entra con queste storiacce, ma vive anche nel terrore (giudicate voi se esistenziale o reale) che i propri figli cadano preda dei trafficanti o piuttosto degli assistenti sociali. Paura sottopelle e diffusa, che può coniugarsi tanto nel foraggiare il meccanismo politico-industriale della sicurezza, che nel nostro timore di fare la carità di fronte ad una mano tesa.

Anch'io, sul fare la carità ho le idee confuse. Ripropongo le riflessioni di un po' di tempo fa, e vediamo se è possibile ripartire.