Rom e Sinti da tutto il mondo

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\\ Mahalla : VAI : Europa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 16/09/2008 @ 00:12:49, in Europa, visitato 1641 volte)

Del vertice europeo di oggi ne hanno parlato ultimamente anche Sucar Drom e Rom Sinti @ Politica, se ne è accennato brevemente anche qua. Il comunicato che segue non è stato ancora riportato:

CS122-2008: 15/09/2008

Alla vigilia del primo Summit sui rom organizzato dall'Unione europea (Ue), in programma domani a Brussels, la EU Roma Policy Coalition (Erpc)* ha sollecitato le istituzioni europee a sviluppare una strategia di lungo periodo per rispettare e proteggere i diritti fondamentali dei rom.

L'Erpc ha chiesto al Summit di vincolarsi a standard e obiettivi comuni che favoriscano il raggiungimento di progressi concreti, tali da preparare il terreno per piani d'azione nazionali, che dovrebbero essere sviluppati con l'attiva partecipazione delle comunità rom.

L'Erpc ha infine chiesto all'attuale presidenza dell'Ue di fare proprio questo impegno politico al Consiglio europeo di dicembre.

Secondo l'Erpc, "è importante fare riunioni e discussioni su politiche che funzionino, ma ciò che serve è anche un impegno attivo dell'Ue per tradurre queste discussioni in passi concreti per l'azione. È trascorso tempo sufficiente perché ci sia bisogno di un quadro di riferimento di obiettivi e scadenze".

L'Erpc rimane preoccupata per la recente risposta della Commissione europea in relazione al "censimento" dei rom in Italia, risposta che è stata ampiamente percepita come un "via libera" nei confronti delle politiche discriminatorie del governo italiano verso i rom. Il fatto che i principali documenti rilevanti non siano stati resi pubblici ha creato ulteriore ambiguità.

In questo contesto di segnali contraddittori, è ancora più importante che il Summit di domani assuma l'impegno forte e chiaro impegno di dimostrare che l'Ue intende agire, e non solo discutere, per promuovere efficacemente i diritti fondamentali e l'inclusione dei rom in Europa.

Le istituzioni e gli Stati membri dell'Ue dovrebbero, in occasione del Summit, garantire che il contrasto alla discriminazione dei rom sarà basato su politiche di inclusione sociale e non sulla repressione e sulle misure di sicurezza.


FINE DEL COMUNICATO Brussels, 15 settembre 2008

Fanno parte dell'EU Roma Policy Coalition (Erpc): Amnesty International, European Roma Rights Centre, European Roma Information Office, European Network Against Racism, Open Society Institute, Spolu International Foundation, Minority Rights Group International, European Roma Grassroots Organisation, Roma Education Fund e Fundación Secretariado Gitano.

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

 
Di Fabrizio (del 18/09/2008 @ 09:02:09, in Europa, visitato 1466 volte)

Da Roma_Daily_News

Summit sui Rom Europei - Bruxelles, 16 settembre 2008
Stanisław Stankiewicz - Presidente dell'Unione Internazionale Rom (IRU) - Vice-Presidente del Forum Europeo Rom e Viaggianti (ERTF)

I Rom si sono insediati in Europa oltre mille anni fa e sono una minoranza europea trans-nazionale di questo continente. Che siano cittadini europei spesso non è accettato ne conosciuto da molti paesi e persone.

La loro storia è spesso ridotta ad una lunga litania di discriminazione, tentativi di sterminio, esclusione, povertà ed ora, i Rom sono soprattutto considerati un problema sociale. Mentre questo è successo e tuttora succede, uno sguardo più attento mostra che nei paesi e nelle regioni dove sono lasciati in pace, i Rom sono integrati e vivono vite pacifiche.

Con l'affermarsi degli stati-nazione in Europa nel XIX secolo ed culmine dei nazionalismi nel XX secolo, la situazione è peggiorata notevolmente. Continuano in molti paesi l'esclusione e la discriminazione. I Rom non hanno mai voluto avere uno stato loro e si rimettono alla mercé delle politiche nei posti dove vivono.

Con una somma tra gli otto e i dodici milioni di Rom in Europa, questa affronta una sfida: Come accettarli ed integrarli. Se questo non avverrà, l'Europa affronterà problemi di proporzioni tali che saranno difficilmente gestibili. Si parla spesso di un "Problema Rom", preferiamo dire che è l'Europa come continente che deve affrontarlo. Oggi, i diritti umani basici non sono ancora rispettati. Anzi, come visto ultimamente in Italia, vengono emanate da un governo europeo politiche basate sull'etnia, senza quasi reazioni concrete.

Ufficialmente, i Rom sono cittadini dello stato dove vivono. In pratica, sono spesso considerati cittadini di seconda classe quando va bene, e la discriminazione amministrativa è una regola in molti paesi. Chiaramente, sono state promulgate alcune leggi, come delle vetrine. Le politiche variano dall'auto-governo, a seggi riservati nei parlamenti, allo status di minoranza, ma tutto ciò non arriva al tema fondamentale del riconoscimento dei Rom come cittadini effettivi nei loro paesi ed in Europa.

L'Europa ha approvato diverse leggi, convenzioni e direttive (ad es. 2000/43, EC 29/6/2000; 2000/78,EC 27/11/2000), sui diritti umani e le minoranze, e i membri dell'Unione Europea le hanno firmate tutte. Ma spesso non sono rispettate. In pratica, non tutti i paesi europei hanno aggiornato le loro leggi per rispecchiare queste direttive, o spesso non le hanno rafforzate.

Il populismo sta crescendo, e sempre più spesso i politici cercano capri espiatori. L'Italia si è improvvisamente svegliata scoprendo che tra il milione di rumeni che vi vivono, ci sono circa 100.000 Rom. Certamente non un milione, e non da qualche mese. No, alcuni di loro sono lì da diversi anni.

Dobbiamo chiederci come possano essere influenzati i processi politici per cercare di cambiare e migliorare la situazione dei Rom in Europa. Come possano essere cambiate le leggi locali, come indirizzare le attitudini e gli stereotipi locali?

Occorre certamente uno sforzo verso la popolazione maggioritaria per contrastare i soliti pregiudizi e permetterle di aprire la propria mente verso i Rom. La stampa, ma anche molte OnG, hanno l'estrema necessità di cambiare la loro rappresentazione e pensieri sui Rom. Spesso tutti loro rappresentano e riducono i Rom a poveri, illetterati, disoccupati o a criminali. Se tutti i Rom si fossero conformati a questi stereotipi, dove saremmo oggi? Ma se non si cambia questo, come può progredire l'integrazione Rom in Europa e come si può cambiare la società così che i Rom siano considerati cittadini come tutti gli altri?

Nel XXI secolo, ci sono ancora molti Rom nel mezzo dell'Europa che vivono come nel terzo mondo. Non una casa vera, niente acqua, elettricità, nessuna infrastruttura fornita dallo stato, segregazione a scuola, eccessi polizieschi, o al massimo indifferenza della popolazione locale. Oltre alla segregazione e alla discriminazione, questo non solo è vero ma anche la regola in molte regioni rurali dei paesi nuovi membri dell'Unione Europea.

L'esperienza ha mostrato che in situazioni così difficili, i Rom perdono le loro tradizioni, lingua e cultura. E questo succede qui in Europa, nell'Unione Europea. Questo processo di acculturazione  aumenta le difficoltà nell'integrazione. La marginalizzazione impedisce ai Rom di migliorare la loro situazione. I bambini hanno scarse possibilità di studiare in buone scuole, in quanto sono ancora discriminati o messi nelle scuole speciali. Gli incentivi dei governi sono spesso un pensiero malato. Noi, in quanto Rom, ancora non capiamo perché è ancora così e pensiamo che ciò sia inadeguato. I Rom non sono ancora realmente rispettati nell'Unione Europea, anche se questa istituzione dovrebbe basarsi sul rispetto di tutti.

I politici non hanno fatto molto per cambiare le cose. Dovrebbero muoversi verso l'integrazione, e non ricorrere a misure populiste. Demonizzare i Rom come l'archetipo dello "straniero" è pericoloso...

Si è perso tanto tempo, e le politiche messe in atto non sono state efficaci. Noi, Rom, ne abbiamo abbastanza di seminari, conferenze, discorsi; vogliamo fatti concreti, lavoro,volontà politica, decisioni e azioni che genereranno veri cambiamenti. E fare in modo che i Rom siano riconosciuti come un vero popolo europeo. Ne abbiamo abbastanza anche di gruppi, coalizioni, che si spingono in prima linea dicendo di rappresentare i Rom, spesso senza aver Rom nei loro ranghi. Spesso, il Rom è un socio, un prestanome per progetti che dovrebbero aiutare i Rom.

A noi sembra che spesso i Rom non siano ancora considerati dei partner validi. C'è un modello di paternalismo tanto a livello politico che di base. "Noi sappiamo cos'è meglio per voi" è ancora la norma. L'inclusione di organizzazioni veramente rappresentative, basate su strutture democratiche, non è ancora la norma. Vorremmo vedere più progetti dei Rom per i Rom, sulle premesse di "i Rom aiutano i Rom" in piena collaborazione con le organizzazioni politiche e le OnG.

Dopo tre anni di decennio dei Rom, la mancanza di progressi generali richiede un nuovo approccio e un'azione decisiva. E' tempo di prendere una nuova strada. Di darci la meta di risolvere veramente alcuni dei problemi che l'Europa sta affrontando, e di spingere per l'integrazione dei Rom. Dobbiamo educare entrambe le comunità a cambiare le mentalità e i pensieri. La popolazione ha bisogno di capire ed accettare che i Rom sono europei, che sono parte della nostra comune cultura, ed i Rom devono cambiare e aprirsi alle sfide del futuro. Non focalizziamoci sul passato, sulla sindrome da "vittime", ma guardiamo con orgoglio avanti e a cosa vogliamo ottenere.

Speriamo sinceramente che questo incontro segni un punto di svolta. La lista dei partecipanti, con Barroso, presidente della Commissione Europea, con Soros, con ministri di vari governi ecc. mostra l'importanza della sfida. Speriamo che tutti i partecipanti cerchino una strada e una strategia comune per cambiare la deteriorata situazione dei Rom in Europa. Speriamo che i Rom e le organizzazioni Rom siano considerati validi partner in questo processo.

I Rom sono cambiati negli ultimi vent'anni. Molti giovani sono diventati validi attivisti, si stanno organizzando oltre i confini nazionali. Le manifestazioni contro alcune delle politiche italiane in Italia, Vienna, Madrid, hanno mostrato che sono pronti per prendere il destino nelle loro mani. Anche le organizzazioni Rom, come l'IRU, sono cambiate, si sono democratizzate, sono diventate più trasparenti. Ma necessitano di appoggio. Le organizzazioni Rom spesso sono deprivate di supporto finanziario per i progetti concreti. Noi, come IRU, ma anche a favore di altre organizzazioni, chiediamo nuovamente di essere considerate partner di esperienza. Assieme vorremmo sottolineare che senza l'appoggio globale della comunità Rom, nessun programma può riuscire.

L'Unione Europea ha anche bisogno di controllare con attenzione la situazione dei Rom e dei suoi stati membri e reagire immediatamente. Il caso italiano mostra che ahimè non è ancora il caso. Il mancato rispetto delle politiche, dei principi e delle leggi non deve rimanere senza conseguenze. L'Unione Europea dovrebbe reagire decisamente contro ogni attacco alla democrazia.

Noi, come Unione Internazionale Romanì, vogliamo ringraziare la Slovenia per l'opportunità di presentare le nostre opinioni all'Europa, e anche la Croazia, dove a breve organizzeremo il VII Congresso Mondiale Rom. Speriamo che la Francia, con la sua tradizione dei diritti umani, e la Repubblica Ceca, che avrà la prossima presidenza dell'Unione Europea, continuino proseguendo il dialogo, ma prendano anche azioni concrete per migliorare la situazione globale dei Rom in Europa.

Se noi, tutti europei e Rom compresi, non agiremo, avremo di fronte una potenziale catastrofe. Se la situazione in alcuni paesi peggiorerà, i Rom dovranno andarsene. E questo accenderà il risentimento ed ulteriore esclusione. E' venuto il tempo di reagire. Speriamo come IRU, ma anche a nome di altre organizzazioni Rom di base, di essere soci in questa attività.

Stanislaw Stankiewicz - stahiro.irul@neostrada.pl

 
Di Fabrizio (del 19/09/2008 @ 11:29:11, in Europa, visitato 1694 volte)

Da Altrenotizie

di Elena Ferrara - Questa volta scendono in piazza per chiedere solidarietà e per affermare il loro diritto all’esistenza. Stanchi ed esasperati per le ripetute aggressioni contro le loro famiglie e forti dell’appoggio ricevuto dal recente congresso mondiale svoltosi a Frisinga, in Germania, giocano la carta della manifestazione di massa. Sanno di essere 36 milioni sparsi in Europa, nelle Americhe e nell’Asia. E sanno, appunto, che nel vecchio continente arrivano già a 12 milioni. Ora presentano il conto. Sono gli zingari che tra pochi giorni - e precisamente il 20 settembre - si ritroveranno a Budapest dove il presidente del "Consiglio nazionale tzigano" - l’ungherese Orban Kolompar - ha invitato i rom magiari a protestare contro la Guardia ungherese che è l’organizzazione paramilitare estremista e razzista che si sta sempre più distinguendo con aggressioni contro gli zingari.

Kolompar chiede, inoltre, di avviare una serie di azioni che tendano a bloccare la diffusione del razzismo. E così sarà la prima volta che gli "tzigani" scenderanno in campo in Ungheria in difesa dei loro diritti, contro il razzismo. La manifestazione servirà anche a ricordare all’opinione pubblica che quella rom è la più numerosa minoranza in terra magiara. Secondo calcoli approssimativi conta da 600 mila a 800 mila membri che sono stanziati soprattutto nelle regioni nordorientali, quelle più povere e depresse.

I rom, tra l’altro, collezionano una serie di dati negativi sulla disoccupazione, i livelli di scolarizzazione e l’aspettativa di vita alla nascita rispetto al resto della popolazione ungherese. Tutto questo mentre vengono "collocati" nell'area spregevole del "diverso", con ciò che ne consegue in termini di disprezzo, odio, violenza ed emarginazione. E così, precostituito il colpevole, è facile ricercarne le colpe seguendo un copione storicamente e sociologicamente sperimentato, scritto con il peggiore inchiostro degli istinti barbari e della ragione deviata. Arriva però il momento della riscossa e questo è quello che si augurano i dirigenti del movimento che prende le mosse dall’Ungheria.

E proprio a Budapest si ricorda che gli zingari hanno ispirato in ogni epoca l'immaginario collettivo e quello individuale artistico, ma non hanno quasi mai stimolato serie ricerche storiche e sociologiche. Essi subiscono così, oltre alla ben nota emarginazione di fatto, un’emarginazione culturale frutto di avversione intellettuale e di sostanziale ignoranza dei loro reali costumi di vita e dei valori che li sottendono.

Ora la decisione di invitare ad una rivolta pacifica di piazza (sarà la più grande manifestazione nella storia degli tzigani) è dovuta anche al fatto che proprio nelle ultime settimane si sono registrati attacchi contro case abitate da zingari ed è chiaro che la situazione ha superato i livelli di guardia. Tanto che in una conferenza sulla situazione dei rom, organizzata da "Lungo Drom" che è la principale associazione civica rom, il presidente Florian Farkas ha detto che in Ungheria la convivenza fra ungheresi e rom è arrivata a una situazione nuova.

''Gli argini si sono rotti da ambedue le parti - ha detto - e ci troviamo di fronte a un estremismo radicale razzista da una parte, e un radicalismo etnico rom dall'altra. La violenza avrà fra poco una risposta violenta''. Dal canto suo il garante dei diritti delle minoranze, Ernoe Kallai (rom) ha sottolineato l'insuccesso delle politiche attuate da Budapest per la minoranza tzigana. Ed ha poi ammonito che ''senza cambiamenti, l'esplosione del problema dei rom sarà inevitabile''.

Ora mentre le organizzazioni sociali e molti partiti ungheresi si preparano per l’appuntamento del 20 settembre si registra anche una precisa presa di posizione della chiesa cattolica ungherese che, come è noto, ha una forte influenza nella società locale. La Chiesa dice "no" alle discriminazioni nei confronti degli zingari e si rifà anche alle recenti decisioni prese dal Congresso mondiale della "Pastorale per gli zingari" che si è svolto nelle settimane scorse in Germania. E proprio in tale occasione un alto esponente del Vaticano - il segretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, arcivescovo Agostino Marchetto - in un’intervista alla Radio Vaticana ha denunciato la gravità della situazione delle comunità zingare. "Dai rapporti che ci pervengono dalle Chiese locali – ha fatto notare l’arcivescovo – constatiamo che un pò dappertutto gli zingari sono vittime di discriminazione, disuguaglianza, razzismo e xenofobia".

Non si salva neanche l’Europa, dove "i Rom e Sinti, pur se cittadini di Stati membri dell’Unione europea e muniti di documenti validi, non possono godere degli stessi diritti dei comuni cittadini. "In alcuni Paesi – ha aggiunto Marchetto – i bambini zingari sono costretti a frequentare scuole speciali per disabili fisici o mentali, mentre non poche donne vengono sottoposte a sterilizzazione forzata. E la generale mancanza di fiducia fa sì che ai giovani, pur se ben preparati professionalmente, non è concesso l’ingresso al mondo del lavoro come agli altri".

Di qui la decisione di affrontare le questioni degli zingari come una risorsa per la società e non come un problema. Non si tratta, avverte la Chiesa, di una "ingerenza politica" ma di un "dovere", così come, appunto, è doveroso "difendere la dignità della persona in tutte le sue espressioni". Forse si apre ora - grazie agli zingari ungheresi - una nuova pagina distensiva che potrebbe favorire il riconoscimento di distinte identità nazionali.

 
Di Fabrizio (del 22/09/2008 @ 08:40:58, in Europa, visitato 2362 volte)

Segnalazione di Katie Hepworth (la traduzione è zoppicante, ma questa è una mia costante con gli articoli del Guardian)

Louise Doughty. Photograph: Linda Nylind Guardian.co.uk

La storia si ripete
I violenti attacchi agli Zingari quest'estate in Italia, assieme ai tentativi di rimuovere le dimore dei Viaggianti in Europa, hanno portato la paura nel cuore della comunità Rom. Louise Doughty, scrittrice di romanzi con antenati Romanì, racconta la sinistra nuova onda di persecuzione contro la minoranza etnica europea col più alto tasso di crescita

Questo è un articolo che mio padre non avrebbe mai voluto che scrivessi. "Tu vuoi osservare, tu sai," mi ha detto, più di una volta. "Se non stai attenta, riceverai un mattone alla finestra." Nella zona operaia di Peterborough dove mio padre crebbe tra gli anni '20 e '30, probabilmente non era saggio menzionare di avere sangue romanì, anche se lontanamente.

In quel periodo, mio padre e la sua famiglia non avevano idea degli orrori perpetrati contro i Rom e i Sinti in Europa sotto l'occupazione nazista, ma sentivano il pregiudizio, accettato, anche all'interno della loro famiglia. "Mia madre mi picchiava quando ero cattivo," mi ha detto una volta uno delle mie zie, "e mi diceva sempre, "Ragazza, caccerò lo Zingaro fuori da te." Quando mio padre mi disse per la prima volta dei miei antenati romanì, mi chiese di non menzionarlo ai vicini o agli amici a scuola - senza dubbio un suggerimento dovuto al fascino residuo che avevo, dopo tutto, per una piccola parte della storia della mia famiglia. Anche così, trovava duro accettare che se i tedeschi avessero invaso con successo la Bretagna nella II guerra mondiale, lui e la sua famiglia sarebbero stati imbarcati verso le camere a gas assieme agli Ebrei britannici.

Sarebbe potuto succedere anche se la nostra famiglia si era resa stanziale già dall'inizio del XX secolo. In comune con molti Romanichal inglesi, i miei antenati avevano trovato che i tradizionali mestieri per guadagnarsi da vivere - commercio di cavalli, la raccolta - stavano giungendo alla fine con la crescita della meccanizzazione agricola. In quel tempo, un commentatore sociale acuto avrebbe potuto essere perdonato per aver predetto che la cultura Romanì inglese si sarebbe rapidamente assimilata in quella della popolazione maggioritaria. "Stiamo per sparire," mi disse nel 1993 un Romanichal durante la Fiera dei Cavalli. "Tutto sta andandosene."

Invece, sembra accadere l'opposto. In Europa, il popolo dei Rom e dei Sinti è di circa 10 milioni ed è la minoranza etnica col più alto tasso di crescita. In questo paese, c'è una classe visibile di attivisti ed intellettuali Romanì e Travellers che cresce, incluso il poeta David Morley, il giornalista Jake Bowers, il novellista e commediografo Richard Rai O'Neill ed artisti come Delaine e Damien Le Bas, presentati nel primo padiglione d'arte Rom alla Biennale di Venezia dell'anno scorso. In Europa ora ci sono giornali Rom, stazioni radio e TV, ed una parlamentare europea, Lívia Járóka, delpartito ungherese di centro-destra Fidesz.

Nonostante ciò, e la crescente politicizzazione e la consapevolezza trans-culturale di molti gruppi Rom disperati, non c'è la negazione che la maggioranza di questo vasto e vario gruppo vive nelle condizioni economiche più terribili, con l'84% in Europa ritenuto sotto la linea di povertà. Nel nostro paese, la mancanza dei siti per Travellers ha forzato molti al conflitto con i locali piani regolatori, conflitto finito direttamente sulle pagine dei tabloid.

La crisi dei siti di sosta in questo paese può essere fatta risalire direttamente al 1994, quando il governo di John Major abolì il Caravan Sites Act, che obbligava le autorità locali a fornire siti adeguati ai Travellers. Allora, venne chiesto a Rom e Travellers di comperare la terra dove si sarebbero installati. Molti si adeguarono, trovandosi poi con i permessi negati di poter piazzare i loro veicoli sulla terra che possedevano legalmente. Una Traveller che ha avuto a che fare con i piani regolatori è Bernadette Reilly di Brentwood. Può ricordarsi chiaramente che fu come quando la sua famiglia fu obbligata ad accamparsi per strada. "Non abbiamo avuto quella che la maggior parte delle persone chiamerebbe una vita normale, anche se per noi era normale," dice stancamente. "Non avevamo acqua, fognature, elettricità, e nessun servizio sanitario." Nel 2007, a lei e alla famiglia fu garantito un permesso di cinque anni di vivere nei loro automezzi sulla terra che avevano comprato tra i villaggi di Mountnessing e di Ingatestone. Dice "Almeno ora avevamo l'acqua ed i bagni, ma non ancora l'elettricità."

Il consiglio di Brentwood - appoggiato dal deputato locale conservatore, Eric Pickles, che vive vicino al sito - si rivolse al tribunale e rovesciò la decisione. Ma ai Travellers fu poi concesso di ricorrere in appello ed il giudice disse al consiglio di smettere di sprecare il denaro pubblico in questa lotta. Pickles non ha risposto alla mia richiesta di un'intervista, dirottandomi al suo sito web dove una dichiarazione dice di opporsi al sito perché è posto nella cintura verde metropolitana.

Il professor Thomas Acton dell'Università di Greenwich è il maggior esperto di questo paese sugli studi romanì ed un esperto conosciuto internazionalmente riguardo la storia e la cultura romanì. Ha anche passato buona parte della sua vita aiutando e consigliando i Travellers come Reilly. "Eric Pickles ha la responsabilità per i siti Zingari nel governo ombra, tuttavia ha negato l'esistenza di una comunità di Travellers da lungo residenti a Brentwood e ha chiesto ai consigli locali di ignorare i propri obblighi sin quando un governo conservatore non li avessero aboliti."

Reilly e la sua famiglia vorrebbero godere della sospensione temporanea della pena di sgombero, ma la minaccia di essere sgomberati nel futuro rimane pesantemente sulle loro teste. Come parte del processo di progettazione è stato permesso loro di vedere alcune delle lettere colme di bile scritte dai residenti locali. "I bambini hanno degli amici tra i locali ed ora vanno al club, ma non li lascerei girare in paese da soli, è troppo pericoloso," dice. Com'è avere un parlamentare vicino di casa che fa campagna contro di voi? La risposta di Reilly è brusca. "Viviamo nella paura sempre." Gli oppositori al sito fanno presto a criticare i Travellers per essere chiusi o ostili verso gli estranei, senza nessuna comprensione della mentalità sotto assedio e il costante senso di minaccia generatosi. Dopo aver visto le lettere minatorie ricevute dall'ufficio di progettazione, Reilly scrisse una poesia intitolata Sono una Traveller:

"Ho cresciuto i miei figli nel miglior modo che sapevo.
Sono tutto quel che possiedo, sono tutto quel che ho ora.
Hanno stile, sono bambini, sono la mia gioia.
Ma non sono quello che gridate mentre guidate la notte."

Il clima di paura tra i Traveller nelle aree rurali non sarà diminuito dalla manifestazione Rossa, Bianca e Blu indetta a Denby, Derbyshire, dal partito Nazionale Britannico (BNP). Una delle ospiti invitata a parlare all'evento è stata Petra Edelmannová, presidente del partito Nazionale Ceco, un piccolo movimento della Repubblica Ceca, noto soprattutto per il suo aperto antagonismo contro i Rom. Edelmannová  ha scritto un manifesto intitolato La Soluzione Finale al Problema Zingaro nelle Terre Ceche, che patrocina il rimpatrio in India della popolazione Rom della Repubblica Ceca. Edelmannová non è apparsa alla manifestazione, ma è sembrata una strana scelta degli oratori per quello che il BNP insisteva essere un weekend per lo svago delle famiglie in giro tra i castelli.

Quando ho obiettato su questo al vicesegretario del BNP, Simon Darby ha concesso che la frase "soluzione finale non era esattamente il miglior titolo per un documento" ma ha aggiunto "là c'è un problema Zingaro. E c'è pure nel nostro paese." Cosa considerava come la natura del nostro problema Zingaro? "Alcuni della comunità Travellers sono qui da tanto tempo. Stanno per conto loro e risolvono i loro problemi all'interno delle loro comunità. Hanno la mia stessa morale. Non ho problemi con loro." Identifica il "problema" nell'essere un Rom straniero che è immigrato in GB dopo l'allargamento europeo, assieme ad un gruppo non ben definito che chiama "pseudo-Zingari nati qua".

La distinzione artificiale tra differenti gruppi di Romanì e Travellers per giustificare la discriminazione, è qualcosa che anch'io ho trovato quando come scrittrice passai del tempo nella Repubblica Ceca, risiedendo all'Università Masaryk di Brno. Mi venne detto che il problema con i Rom non riguardava "i nostri Zingari" ma quelli della Slovacchia, molti dei quali si spostarono nelle terre ceche per ovviare alla mancanza di manodopera nelle fabbriche dopo la II guerra mondiale. Il mondo gadje (non-Zingaro) sembra avere meno problemi col popolo Romanì fintanto che resta in una casella folkloristica e non cresce troppo numeroso - es. non appare come un popolo reale con bisogno di case, che ha fame e ambizione di istruzione per i suoi figli.

L'invito esteso dal BNP a Petra Edelmannová è significativo perché lo storico trattamento dei Rom nelle terre Ceche fornisce un esempio istruttivo. In più di un paese europeo, il rastrellamento dei Rom e dei Sinti durante l'occupazione nazista fu facilitato dalla legislazione preesistente. In Cecoslovacchia, come era allora, la legislazione restrittiva contro gli Zingari è antecedente il 1927. La Legge 117 imponeva a tutti gli Zingari la presa delle impronte digitali e di fornire dettagli sui loro movimenti attraverso il paese. E' evidente come la Legge 117 facilitò l'internamento dei Rom boemi e moravi quando l'occupante esercito tedesco decise che era venuto il momento. Nell'agosto 1942, con la scusa di un cosiddetto Giorno della Registrazione, i Rom e Sinti vennero identificati e imprigionati in due campi: Lety in Boemia e Hodinin in Moravia. Dopo un anno, la maggior parte degli abitanti di quei campi furono mandati ad Auschwitz, dove perirono. Dei 6.500 Rom nelle terre ceche all'inizio della guerra, sopravvissero meno di 500. Quello che iniziò con le impronte digitali nel 1927, terminò 16 anni dopo nelle camere a gas.

Può sembrare allarmistico disegnare analogie tra l'Olocausto perpetrato dai nazisti e la situazione attuale dei Rom europei, ma chiunque nel 1927 avesse predetto il fato dei territori cechi negli anni '40, certamente sarebbe stato guardato come un pazzo allarmista. La Cecoslovacchia era una democrazia prospera che aveva rotto col legame all'impero Austro-Ungarico per emergere come una delle 10 nazioni nel mondo più sviluppate economicamente.

Non si saprà mai il vero numero di Rom e Sinti uccisi dai nazisti - le stime ufficiali variano da un quarto a mezzo milione, anche se molti esperti romanì credono che la cifra possa essere vicina al milione. Quello che non si discute è che i Rom e i Sinti furono perseguiti approssimativamente dell'85%, la stessa percentuale degli Ebrei - e per le stesse ragioni razziali. Dove differiscono i due genocidi è che l'Olocausto Ebreo  fu sempre apertamente razzista, mentre i Rom e i Sinti furono inizialmente perseguitati per essere "asociali" e, per molti anni, i successivi governi tedeschi rifiutarono di riconoscere l'elemento razziale nelle azioni naziste.

L'insistenza per cui l'esclusione e la discriminazione contro gli Zingari ha più a che fare col loro stile di vita che con la razza, ha trovato eco nei recenti eventi in Italia. A maggio, una donna a Ponticelli, fuori Napoli,  denunciò che una Zingara aveva tentato di rapire suo figlio. Che questo fosse vero o no non fece differenza per quei delinquenti che attaccarono i campi sosta locali con torce e barre di ferro. La risposta del governo Berlusconi e dei suoi alleati fu strabiliantemente cinica. Prima venne l'annuncio in giugno che a tutti gli Zingari, bambini inclusi, sarebbero state prese le impronte e, fondamentalmente, identificati per la loro etnia - un episodio senza precedenti nell'Europa occidentale del dopoguerra. Terry Davis, segretario generale del Consiglio d'Europa, ha risposto che uno schema simile "richiama analogie storiche che sono così evidenti che non devono essere spiegate". Anche Berlusconi si è mostrato sensibile all'oltraggio internazionale che è seguito e i suoi piani ora sono stati modificati così che a tutti i cittadini italiani dal 2010 verranno prese le impronte. Le autorità hanno dichiarato che l'etnia non sarà censita, ma la loro idea di rassicurazione è di presentare le misure come generalmente anti-immigrati, piuttosto che rivolte specificatamente ai 150.000 Rom e Sinti nel paese.

Queste mosse sarebbero abbastanza sinistre già di per sé, ma arrivano accompagnate da ripetuti e impuniti attacchi agli stimati 700 campi in Italia. A luglio, il mondo fu scosso dalle fotografie dei corpi di due ragazze Rom affogate lasciate sulla spiaggia vicino a Napoli, con la gente intorno che continuava a prendere il sole e far picnic.

Delle tante citazioni raggelanti dei leader politici italiani dall'inizio degli attacchi in maggio, possibilmente la più spaventosa è quella di Umberto Bossi, della Lega Nord, ministro nel governo Berlusconi: "Il popolo fa quello che la classe politica non è in grado di fare." La chiara implicazione è che i politici firmano la "pulizia etnica" desiderando piuttosto passare dalle parole ai fatti.

I Rom italiani, molti vivono ancora nelle circostanze economiche più spaventose, si sentono sotto assedio. "Siete venuti per cacciarci o aiutarci?" ci chiedeva Rogi, residente in un piccolo campo proprio fuori Roma. Stava parlando ad un gruppo di 10 volontari della Croce Rossa, arrivati a luglio nel campo per condurre un censimento. I volontari non raccoglievano impronte digitali, ma interrogavano ogni residente sul nome, età, nazionalità, se erano stati vaccinati e se i loro bambini andassero a scuola - mentre li fotografavano. Secondo l'agenzia stampa AFP, la Croce Rossa insisteva che questo non era un'operazione di polizia, lo scopo era di fornire documenti sanitari ai residenti del campo. "La maggior parte ha vermi, soffre di problemi gastro-intestinali e bronchiti," riportava un volontario. "Alle autorità noi forniamo informazioni anonime così che possano valutare le condizioni dei campi, l'igiene e la salute."

Se l'operazione della Croce Rossa potrà aiutare o meno gli abitanti di questi campi o le autorità che vorrebbero eliminare i campi, è tutto da vedere, ma nessuno può rimproverare i residenti, molti sono rumeni senza documenti, per essere sospettosi delle uniformi che vogliono prendere le loro fotografie e fare tante domande. Questo sospetto ha profondi precedenti storici.

Il macello della seconda guerra mondiale fu soltanto l'apoteosi di secoli di persecuzione durante la tragica storia europea dei Rom. Anche se la consapevolezza dell'Olocausto Romanì non è ancora ben stabile, pochi sanno che per cinque secoli e mezzo, migliaia di Rom nell'Europa dell'est furono comprati e venduti come schiavi. Secondo il libro di Ian Hancock, Noi Siamo il Popolo Romanì, "Nel XVI secolo un bimbo Rom poteva essere comprato per 32p. Nel XIX secolo, gli schiavi venivano venduti a peso, al tasso di un pezzo d'oro per libbra."

Attraverso questa storia, il popolo dei Rom e dei Sinti è tradizionalmente sopravvissuto rimanendo lontano dalla vista il più possibile. In Polonia, un piccolo numero di Rom polacchi è sopravvissuto al genocidio nazista nascondendosi nelle foreste remote. In Boemia e Moravia, qualche famiglia trovò riparo dai villici cechi. A livello più ampio, molti Romanì e Travellers semplicemente non menzionano la loro origine. Durante un tour di scrittori in Romania nel 2000, un amico mi disse: "Penso che l'atteggiamento della maggior parte della gente di qui sarebbe: non capiamo perché parlate del vostro aver sangue Zingaro. Se non lo dimostrate, potrete passare." I Rom che vivono in condizioni terribili nei campi fuori Roma o Napoli, probabilmente sarebbero contenti di non avventurarsi fuori per vendere chincaglieria o per mendicare, ma se non lo facessero morirebbero di fame. I critici di queste attività di sussistenza, raramente tengono conto delle necessità economiche che queste sostengono.

Un altro esempio di comunità Zingara sotto assedio è Sulukule a Istanbul. Sulukule è un insediamento storico occupato dalla comunità Romanì sin dai tempi di Bisanzio ed ora è parte del programma Unesco Sito Patrimonio Mondiale. Le prime testimonianze della presenza Rom a Sulukule datano dal 1054, e per secoli è stata famosa per le sue case di intrattenimento dove i Rom si esibivano in musiche e danze ai visitatori di tutto il mondo. La chiusura forzata di quelle case nel 1992 portò l'area ed i suoi abitanti ad un serio declino economico. Ancora, la ragione apportata fu di fornire alloggi sani ed igienici. "Non abbiamo nessuna intenzione di sbarazzarci dei Rom, ma dobbiamo fare qualcosa per questi slum," ha detto il sindaco locale, Mustafa Demir. Le autorità locali ora pianificano di demolire le piccole case colorate dove vivono i Rom e rimpiazzarle con ville che i residenti non possono certo permettersi, anche con i sussidi offerti. Senza casa, e senza nessun mezzo di appoggio, quale opzione si apre loro?

Visti nel loro più ampio contesto storico europeo, eventi simili hanno un effetto devastante sullo stato d'animo della popolazione Rom, non soltanto su quelli direttamente vittimizzati - noi stiamo, dopotutto, parlando di un popolo che ha il genocidio nella sua memoria vivente e che sono tra i più esclusi e colpiti dalla povertà in Europa. Questi sviluppi sono visti dal popolo Rom e Sinti in Europa con un'ansietà crescente. Per ogni molotov lanciata in un campo o in una baraccopoli, per ogni scelta comunale di sgomberare i Rom, ci sono migliaia di piccoli incidenti di disprezzo o pregiudizio. Come la conoscenza che mi porse una volta un Traveller: "Ogni volta che qualcuno mi dice: 'Oh, dev'essere così romantico essere uno Zingaro,' io dico: 'Cosa c'è di romantico nell'essere sputato?"

Quello che è innegabile in questa fotografia è che le mosse attuali tanto del governo italiano che dei consigli municipali inglesi, come Brentwood, esarceberanno soltanto le tensioni tra Rom e Traveller e la popolazione stanziale. Gli immigrati Rom in Italia sono lì perché hanno lasciati paesi come la Romania in cerca di una vita migliore. I residenti di Sulukule dovranno andare da qualche parte quando la demolizione continuerà. I Traveller sgomberati dalla terra che possedevano nel Cambridgeshire o nell'Essex saranno obbligati ad accamparsi ai margini delle strade o finire nei centri pubblici. Bernadette Reilly ricorda quello che diceva ad un poliziotto che stava sgomberando la famiglia da una strada di notte: "Dove pensa che andremo?"

"Da qualsiasi parte," replicò il poliziotto. "Basta che non sia vicino a me."

Tuttavia, anche se spesso le comunità Romanì e Traveller sono sgomberate, di città in città o attraverso i confini nazionali,  non si sbiadiranno né si fonderanno. Fintanto che c'è la volontà politica paneuropea di guidare la povertà e l'esclusione che in molti affrontano, la situazione può solo peggiorare, e la destra continuerà ad usare questo gruppo marginalizzato come un mezzo per ottenere voti. Quando festeggiammo l'80° compleanno di mio padre, raccontai a mia zia la frase del mattone contro la finestra, pensando che lei convenisse con me che mio padre era un incorreggibile menagramo. Invece, mi disse tranquillamente: "Ha centrato la questione, amore mio, non trovi?"

Louise Doughty's novels about Roma history and her family ancestry are Fires in the Dark and Stone Cradle, both published by Simon & Schuster.
Copyright Guardian Newspapers Limited 2008

 
Di Fabrizio (del 24/09/2008 @ 09:27:33, in Europa, visitato 1489 volte)

Da Roma_Francais

La tribune du Blogueur de la semaine - Questa settimana la parola a Jean-Pierre Dacheux : "Sapere infine chi sono i Rrom*"

Jean-Pierre Dacheux - Photo : D.R Per ulteriori informazioni, consultate il sito dell'associazione Romeurope.

Il summit di Bruxelles sui Rrom avrà avuto questo vantaggio: far parlare di un popolo sconosciuto: Quanto ai risultati positivi, si dovrà attendere. La creazione di una "piattaforma sull'inclusione dei Rrom, annunciata da José Manuel Barroso, non apporta niente di nuovo, quando si vuole sotterrare una domanda imbarazzante, si crea una commissione.

Diversi testi sui Rrom, molto positivi, sono stati votati dal Parlamento Europeo, sin dal 2005. Restano senza effetti sulle politiche degli Stati! La più numerosa tra tutte le minoranze culturali (oltre dieci milioni di persone) non vede riconosciuta la sua dimensione europea. Le idee ricevute continuano a propagarsi, soprattutto questa: i Rrom sarebbero nomadi! Tuttavia, in Europa sono sedentarizzati oltre il 90%. Anche in Francia dove l'abitazione mobile è utilizzata più che altrove, meno della metà dei circa 400.000 zigani francesi si muovono in carovane (e non tutto l'anno)!

La confusione tra gli Zigani di Francia e gli Zigani in Francia è costante. Gli Zigani francesi vogliono essere interamente dei francesi (con carta d'identità nazionale, poter votare dopo sei mesi dall'installazione e non dopo tre anni, avendo, se viaggiano, il diritto di fermarsi come quello di risiedere, potendo usufruire dell' indennità d'alloggio se pagano una tassa d' abitazione, ecc.).

Gli Zigani stranieri, soprattutto i rumeni, poco numerosi in Francia (meno di 10.000 persone) vogliono, loro, essere completamente europei. Presenti in Europa dal XIV secolo, i Rrom non possono essere considerati come degli immigrati! La presa delle loro impronte, in Francia come in Italia, costituirebbe un atto di antropometria razzista. Vaclav Havel diceva che si riconosce il livello di democrazia di un popolo da come tratta i Rom, uomini tra gli uomini. La loro sorte e la nostra sono ben legate.

* "Rrom" è una parola della lingua rromanì; vuol dire "uomo". "Rom è il termine politicamente corretto in uso nelle istanze europee.
"Zigano" è un termine d'uso corrente preso gli etnologi (è peggiorativo nell'Europa dell'Est). "Gens du voyage" è un'espressione amministrativa che esiste solo in Francia.

Jean-Pierre Dacheux, è membro dell'associazione Romeurope ed autore di una tesi di dottorato in filosofia su "Les interpellations tsiganes de la philosophie des Lumières".

 
Di Fabrizio (del 25/09/2008 @ 09:24:55, in Europa, visitato 1450 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

18 settembre (STA) - A Begunje na Gorenjskem, Slovenia settentrionale, giovedì è stato inaugurato un monumento che commemora i membri della comunità Sinti in Slovenia, che furono giustiziati durante la II guerra mondiale, per iniziativa dell'Associazione Sinti di Slovenia.

Altre informazioni su STA.SI (solo per gli abbonati)

 
Di Fabrizio (del 28/09/2008 @ 09:29:48, in Europa, visitato 1915 volte)

Da Hungarian_Roma

Cafebabel - 23 settembre - Budapest: il giorno delle dimostrazioni By Linda

Il 21 settembre, il centro di Budapest ha assistito a tre manifestazioni di persone differenti che portavano messaggi tra loro contrastanti. Manifestanti della Carta Democratica Ungherese, della minoranza Rom e dei gruppi dell'estrema destra hanno tenuto contemporaneamente le loro dimostrazioni e sfilato nel centro di Budapest.

La prima manifestazione organizzata dalla Carta Democratica Ungherese ha radunato circa 4.500 partecipanti. La fondazione della Carta Democratica Ungherese è stata patrocinata a luglio dal Primo Ministro Ferenc Gyurcsany dopo che i gruppi dell'estrema destra avevano attaccato i partecipanti dell'annuale parata del "Gay Pride" (i dimostranti anti gay avevano scagliato contro ai partecipanti alla parata delle uova nel tentativo di interrompere la loro marcia). Lo scopo della Carta Democratica Ungherese è di "mobilitare la maggioranza pacifica" e di "testimoniare assieme contro ai radicali". I manifestanti, incluso il Primo Ministro Ferenc Gyurcsany (PS), diversi ministri e altre personalità pubbliche, si sono riuniti su entrambe i lati del Ponte Sospeso e poi hanno marciato verso il Parlamento. I partiti dell'opposizione tuttavia hanno accusato i socialisti di deviare l'attenzione dai seri problemi economici del paese e dell'impotenza del suo governo di minoranza nell'incitare il timore pubblico.

I Rom hanno sfilato separatamente per la pace il rispetto della legge e contro il fascismo vicino al Parlamento. Una dimostrazione di circa un migliaio di persone che più tardi hanno raggiunto i partecipanti della Carta Democratica Ungherese per dirigersi assieme verso il Parlamento.

Anche il partito di estrema destra Jobbik ha tenuto una riunione presso l'abituale ritrovo di Piazza degli Eroi, ma a differenza dei precedenti ritrovi, il pubblico si limitava questa volta a tre-quattrocento persone. Seguendo i ben noti discorsi infiammatori dei leader della destra, hanno iniziato a marciare verso il monumento ai Soviet in Piazza Szabadsag. L'idea originale era di commemorare le vittime del regime comunista e del "crimine zingaro" mettendo scarpe vuote al monumento ai Soviet. Tuttavia, i circa duecento manifestanti presto si sono scontrati con la polizia dopo che avevano lanciato molotov e pietre alla statua. Una bottiglia molotov ha colpito anche una macchina della polizia, e i dimostranti hanno aperto gli idranti, hanno pure capovolto diversi banchi e contenitori dei rifiuti. La polizia ha risposto usando i gas ed i rivoltosi sono stati dispersi in breve tempo. Cinque poliziotti sono stati feriti e 15 persone sono state arrestate con l'accusa di vandalismo.

Le dimostrazioni a Budapest non sono finite, dato che diverse OnG stanno preparandosi per tenere una manifestazione indipendente il 4 ottobre e una marcia intitolata Tarka Magyar (ungheresi multicolore) contro la violenza e l'esclusione. I gruppi dicono che "l'ultra politicizzata" Carta Democratica Ungherese non può ottenere questi obiettivi, e si aspettano 100.000 manifestanti.

 
Di Fabrizio (del 29/09/2008 @ 09:35:00, in Europa, visitato 1962 volte)

Da Czech_Roma

By Curtis M. Wong, Staff Writer, The Prague Post

24 settembre 2008 - La complessa proposta di Jiří Čunek, Ministro per lo Sviluppo Regionale, per affrontare i problemi della comunità Rom, sta incontrando pareri contrastanti tra i funzionari Rom ed i locali gruppi umanitari.

Pubblicata all'inizio di questo mese, la proposta di 30 pagine, che i funzionari ministeriali chiamano "uno sforzo motivazionale per le municipalità ceche", ha sollevato critiche da alcune autorità soprattutto perché suggerisce che i cittadini Rom siano divisi in tre gruppi basati sull'origine e sui livelli di reddito.

Secondo la proposta, il primo gruppo comprenderà le famiglie che vivono indipendentemente dai sussidi governativi. Il secondo cittadini Rom che hanno bisogno di qualche assistenza finanziaria e sociale, ed il terzo gruppo rappresenterà quelli che abusano degli aiuti governativi. I cittadini del terzo gruppo saranno soggetti a regolare supervisione degli operatori sociali e spostati in ostelli. La proposta, che i funzionari valutano di un miliardo di corone, stabilisce anche che solo i cittadini che lavorano nei progetti comunali, saranno eleggibili per aiuti finanziari ed alloggiativi.

Secondo Josef Baláž, consigliere di Čunek, queste designazioni agiranno semplicemente come linee guida per permettere alle singole municipalità per focalizzarsi sui diversi problemi di ognuno dei tre gruppi.

"Quando gli operatori sociali lavorano con queste persone su basi regolari e impiegano tempo con loro, comprendono che questa gente è su livelli differenti, e perciò ha esigenze diverse," ha detto Baláž.

Ma i funzionari Rom la pensano differentemente, dicendo che la proposta ha reminescenze della dittatura fascista ed infrange i loro diritti civili.

"Categorizzare i cittadini Rom in gruppi è contro le leggi sociali e costituzionali, e viola tutte le idee ed i messaggi della Rivoluzione di Velluto," ha detto Ivan Veselý, vice capo del consiglio governativo per la comunità Rom. Per molti cittadini Rom, segregare le persone in gruppi secondo il loro livello di reddito - che potenzialmente può dividere i gruppi familiari - ha le connotazioni da Olocausto. "E' essenzialmente la stessa idea che hanno i neonazisti," ha detto.

I funzionari del Ministero per lo Sviluppo Regionale replicano che lo scopo della proposta è stato largamente male interpretato dai funzionari Rom come pure dai media. Infatti, la proposta pubblicata è una bozza che non doveva ancora essere resa pubblica. Ora le autorità adducono che il ministero è stato obbligato a pubblicare la proposta sul proprio sito web, dopo che i dettagli del documento sono stati resi pubblici dai media.

"Credetemi, non volevamo pubblicare il documento così presto, perché non era ancora completato," ha detto Baláž, aggiungendo che il documento all'inizio del mese era circolato per consultazioni soltanto tra nove membri del consiglio governativo per i la comunità Rom . "Mancano ancora molti capitoli che descrivono compiti che riguardano particolari ministeri, incluso quello per gli Affari Sociali e Lavorali e quello dell'Istruzione." Baláž si lamenta di aver iniziato a ricevere telefonate dai giornalisti una settimana dopo che il documento era stato distribuito ai membri della commissione. Attualmente, il ministero non ha una data stabilita per l'abbozzo finale della proposta.

Ma Veselý adduce che la prima bozza del documento è semplicemente uno sforzo per fare pubblicità a Čunek, presidente dei Cristiano Democratici, prima della caduta alle elezioni del Senato, un appunto che Baláž rifiuta.

"E' soltanto un gioco sporco collegato alla prossima campagna," dice. "Una volta che le elezioni saranno passate, la domanda è come i Cristiano Democratici agiranno con questo."

Martin Šimáček, direttore del programma di integrazione sociale per Člověk v tísni (Gente in difficoltà), una OnG con base a Praga, ha elogiato i recenti sforzi di Čunek, dicendo che la proposta è un benvenuto primo passo nella conoscenza governativa delle tematiche Rom.

"Questa potrebbe essere la migliore proposta che abbiamo mai visto," ha detto Šimáček, che per sette anni ha aiutato ad organizzare programmi educativi e sociali per i cittadini Rom a Kladno e Libčice nad Vltavou. Pur ammettendo che la proposta ha bisogno di alcune revisioni, ha aggiunto: "Ci sono tanti buoni suggerimenti... Sta creando l'opportunità di una discussione politica su questo tema così importante e complesso."

Šimáček ha applaudito particolarmente l'enfasi della proposta sull'istruzione. Il documento descrive un piano per offrire ulteriori sussidi alloggiativi alla famiglie Rom i cui figli frequentano la scuola.

Il numero dei cittadini Rom che vivono in ghetti è cresciuto di circa il 30% dal 1989, nonostante una serie di riforme governative disegnate per combattere il fenomeno. I funzionari stimano che 80.000 Rom vivano in 330 insediamenti simili in tutto il paese, dove sono segregati tanto geograficamente che socialmente.

Baláž ha sottolineato come l'enfasi della proposta nel garantire ulteriori aiuti ai cittadini impiegati nella municipalità, sia  un punto chiave.

"E' necessario motivare i comuni che vogliono risolvere questo problema, motivare la gente che vuole cambiare la propria vita," ha detto. "Questa concezione prima di tutto cerca di trovare la motivazione di tutti i soggetti chiave - i Rom che vivono in aree segregate, lo stato, le municipalità, le associazioni civiche e le OnG che lavorano con gli interessati."

Non è la prima volta che Čunek viene criticato per il suo approccio alle tematiche Rom. Nel 2006 Čunek, che era allora sindaco di Vsetín, Moravia settentrionale, spostò delle famiglie Rom dal centro città alle periferie o nei villaggi attorno.

Veselý rimane fiducioso che la proposta non riceverà in futuro l'approvazione governativa.

"Čunek [ha dato origine] ad un grande conflitto tra i cechi con basso reddito ed i residenti Rom con questa proposta, perché i cechi si domanderanno perché così tanti soldi e sforzi siano garantiti solo ai Rom," ha detto. "Se questa proposta fosse accettata, porterebbe vergogna internazionale alla Repubblica Ceca."

Hela Balínová contributed to this report.
Curtis M. Wong can be reached at news@praguepost.com

 
Di Fabrizio (del 02/10/2008 @ 09:25:41, in Europa, visitato 1935 volte)

Da British_Roma

26 settembre 2008, Basildon, UK: L'autorità locale sta minacciando di demolire un centro comunitario costruito dai Traveller di Dale Farm, creando nuove tensioni nella lunga battaglia per lo sgombero di Dale Farm che è arrivata in tribunale.

Il Centro di San Cristoforo che è stato aperto a maggio, è diventato l'ultimo obiettivo del Consiglio di Basildon, da quando sta cercando di rimuovere circa 90 famiglie di Traveller dalle loro case nell'Inghilterra del sudest.

"Stanno montando il terrore per farci andare via," ha detto Richard Sheridan, presidente della Dale Farm Housing Association.

Per due volte, nel 2005 e nel 2007, il Consiglio ha votato per sgomberare i Traveller, ritenendo che vivano a Dale Farm illegalmente e senza permesso. Questi ordini di sgombero furono fermati a maggio dal giudice Andrew Collins dell'Alta Corte. Il giudice ordinò al Consiglio di trovare una terra alternativa dove i Traveller potessero vivere. Il Consiglio ha fatto ricorso in appello, e l'udienza in Corte d'Appello è programmata il 5 dicembre.

Nel frattempo, i Traveller stanno anche aspettando un'ingiunzione ed un controllo giurisdizionale dell'Alta Corte per fermare la demolizione di San Cristoforo, secondo Grattan Puxon, segretario della Dale Farm Housing Association.

L'Advocacy Project (AP) ha lavorato con la Dale Farm Housing Association dal 2005, ed appoggiato i Traveller nella loro lotta contro lo sgombero.

Il Centro di San Cristoforo è stato costruito per i bambini di Dale Farm, molti di loro non frequentano le scuole locali per via del bullismo e degli insulti razzisti. Nel Centro sono stati installati dei computer per permettere corsi sulla tecnologia informatica, e questo mese devono partire corsi di fotografia e sartoria. Il Centro è anche usato dal Club Giovanile Chaveys, che istruisce i ragazzi, e per gli incontri di preghiera ogni giovedì.

Malgrado un appello all'ultimo minuto di Lord Eric Avebury, membro della Camera dei Lord, ed un rapporto della Commissione per l'Uguaglianza Razziale dell'Essex, il Consiglio di Basildon ha votato giovedì scorso (16 settembre) la demolizione di San Cristoforo, adducendo che è stato costruito in spregio ai piani regolatori distrettuali. I ragazzi del Club Giovanile Chaveys hanno protestato all'esterno della riunione svoltasi a porte chiuse, ma è stato rifiutato loro di entrare per patrocinare il caso.

I Traveller rispondono che il Centro, un edificio in legno, non aveva bisogno di alcun permesso perché costruito adiacente ad un edificio preesistente. La disputa è ulteriormente complicata dal fatto che è il Centro è patrocinato dal Dipartimento per l'Infanzia, le Scuole e la Famiglia (DCSF) che ne detiene la proprietà. Il Consiglio di Contea dell'Essex (ECC), l'autorità regionale, l'ha finanziato. Però i funzionari del DCSF e dell'ECC non hanno risposto alle richieste dell'AP.

La minaccia a San Cristoforo agita le famiglie Traveller, che sono sempre più preoccupate di perdere il prossimo appello e che venga permesso di procedere all'evacuazione.  Secondo Puxon, il Consiglio di Basildon ha messo da parte circa 5 milioni di $ per spianare Dale Farm e distruggere oltre 130 chalet, case mobili e caravan. Incluso la casa da viaggio di una giovane madre in attesa di u parto trigemino.

Nelle recenti settimane, le famiglie sono anche state allertate per un piano che prevede di porre i loro bambini in temporaneo affido governativo, nel caso di uno sgombero. I genitori sono preoccupati che il processo possa essere traumatico per i bambini, e di finire senza casa ed incapaci di riavere i propri figli. Hanno anche paura che i funzionari possano obbligarli a lasciare la contea in cambio di riottenere i figli.

Durante un incontro il 19 settembre, ECC ha confermato che gli assistenti sociali non possono prendere i bambini senza una decisione del tribunale, ma può farlo la polizia su richiesta del commissario. Nel prossimo futuro è programmato un altro incontro tra l'ECC ed i genitori di Dale Farm, si sta inoltre cercando un incontro col commissariato.

 
Di Fabrizio (del 04/10/2008 @ 09:44:38, in Europa, visitato 1236 volte)

Da Roma_Francais

Gitani e rifiuti nucleari: Filippetti (PS) "scandalizzata dalle proposte di un eletto dell'UMP - (Il video in francese con la dichiarazione incriminata)

PARIGI - Aurélie Filippetti, portavoce del gruppo PS all'Assemblea, giovedì si è detta "scandalizzata" per le "ignobili opinioni" del presidente (UMP) del consiglio generale della Mosella, Philippe Leroy, che ha paragonato "l'accoglienza delle popolazioni di Gitani da parte dei comuni allo stoccaggio di rifiuti radiottivi".

"Occorre ricordare che sotto il III Reich gitani, zigani, rom, gens de voyage sono stati sistematicamente eliminati dai nazisti perché erano considerati precisamente come -rifiuti dell'umanità-?", ha detto Mme Filippetti, deputata della Mosella.

Interrogato due sabati fa da France 3 Lorraine-Champagne-Ardenne sull'eventuale interramento di rifiuti nella Mosella, M. Leroy si è detto "sostanzialmente d'accordo" e poi ha aggiunto: "Ci si arrabbia anche con le popolazioni dei Gitani, non li vuole nessuno. Ci si arrabbia con le politiche di trattamento dei rifiuti: nessuno li vuole".

"E tuttavia, il civismo oggi, per tutti, è sapere che dobbiamo accogliere, sui nostri territori, popolazioni difficili, alloggi sociali, rifiuti nucleari, industriali e domestici", ha detto ancora all'emittente M. Leroy, anche lui senatore della Mosella.

Davanti "alla gravità di un tale paragone", la deputata PS "sostiene le associazioni che hanno chiesto le dimissioni di M. Leroy da tutti i suoi mandati".

La rete "Uscire dal nucleare" ha chiesto giovedì le dimissioni di Philippe Leroy poiché quest'ultimo "ha osato comparare i Gitani ai rifiuti nucleari".

(©AFP / 02 octobre 2008 19h11)

 

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