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Gran Bretagna
Di Fabrizio (del 22/09/2008 @ 08:40:58, in Europa, visitato 2190 volte)

Segnalazione di Katie Hepworth (la traduzione è zoppicante, ma questa è una mia costante con gli articoli del Guardian)

Louise Doughty. Photograph: Linda Nylind Guardian.co.uk

La storia si ripete
I violenti attacchi agli Zingari quest'estate in Italia, assieme ai tentativi di rimuovere le dimore dei Viaggianti in Europa, hanno portato la paura nel cuore della comunità Rom. Louise Doughty, scrittrice di romanzi con antenati Romanì, racconta la sinistra nuova onda di persecuzione contro la minoranza etnica europea col più alto tasso di crescita

Questo è un articolo che mio padre non avrebbe mai voluto che scrivessi. "Tu vuoi osservare, tu sai," mi ha detto, più di una volta. "Se non stai attenta, riceverai un mattone alla finestra." Nella zona operaia di Peterborough dove mio padre crebbe tra gli anni '20 e '30, probabilmente non era saggio menzionare di avere sangue romanì, anche se lontanamente.

In quel periodo, mio padre e la sua famiglia non avevano idea degli orrori perpetrati contro i Rom e i Sinti in Europa sotto l'occupazione nazista, ma sentivano il pregiudizio, accettato, anche all'interno della loro famiglia. "Mia madre mi picchiava quando ero cattivo," mi ha detto una volta uno delle mie zie, "e mi diceva sempre, "Ragazza, caccerò lo Zingaro fuori da te." Quando mio padre mi disse per la prima volta dei miei antenati romanì, mi chiese di non menzionarlo ai vicini o agli amici a scuola - senza dubbio un suggerimento dovuto al fascino residuo che avevo, dopo tutto, per una piccola parte della storia della mia famiglia. Anche così, trovava duro accettare che se i tedeschi avessero invaso con successo la Bretagna nella II guerra mondiale, lui e la sua famiglia sarebbero stati imbarcati verso le camere a gas assieme agli Ebrei britannici.

Sarebbe potuto succedere anche se la nostra famiglia si era resa stanziale già dall'inizio del XX secolo. In comune con molti Romanichal inglesi, i miei antenati avevano trovato che i tradizionali mestieri per guadagnarsi da vivere - commercio di cavalli, la raccolta - stavano giungendo alla fine con la crescita della meccanizzazione agricola. In quel tempo, un commentatore sociale acuto avrebbe potuto essere perdonato per aver predetto che la cultura Romanì inglese si sarebbe rapidamente assimilata in quella della popolazione maggioritaria. "Stiamo per sparire," mi disse nel 1993 un Romanichal durante la Fiera dei Cavalli. "Tutto sta andandosene."

Invece, sembra accadere l'opposto. In Europa, il popolo dei Rom e dei Sinti è di circa 10 milioni ed è la minoranza etnica col più alto tasso di crescita. In questo paese, c'è una classe visibile di attivisti ed intellettuali Romanì e Travellers che cresce, incluso il poeta David Morley, il giornalista Jake Bowers, il novellista e commediografo Richard Rai O'Neill ed artisti come Delaine e Damien Le Bas, presentati nel primo padiglione d'arte Rom alla Biennale di Venezia dell'anno scorso. In Europa ora ci sono giornali Rom, stazioni radio e TV, ed una parlamentare europea, Lívia Járóka, delpartito ungherese di centro-destra Fidesz.

Nonostante ciò, e la crescente politicizzazione e la consapevolezza trans-culturale di molti gruppi Rom disperati, non c'è la negazione che la maggioranza di questo vasto e vario gruppo vive nelle condizioni economiche più terribili, con l'84% in Europa ritenuto sotto la linea di povertà. Nel nostro paese, la mancanza dei siti per Travellers ha forzato molti al conflitto con i locali piani regolatori, conflitto finito direttamente sulle pagine dei tabloid.

La crisi dei siti di sosta in questo paese può essere fatta risalire direttamente al 1994, quando il governo di John Major abolì il Caravan Sites Act, che obbligava le autorità locali a fornire siti adeguati ai Travellers. Allora, venne chiesto a Rom e Travellers di comperare la terra dove si sarebbero installati. Molti si adeguarono, trovandosi poi con i permessi negati di poter piazzare i loro veicoli sulla terra che possedevano legalmente. Una Traveller che ha avuto a che fare con i piani regolatori è Bernadette Reilly di Brentwood. Può ricordarsi chiaramente che fu come quando la sua famiglia fu obbligata ad accamparsi per strada. "Non abbiamo avuto quella che la maggior parte delle persone chiamerebbe una vita normale, anche se per noi era normale," dice stancamente. "Non avevamo acqua, fognature, elettricità, e nessun servizio sanitario." Nel 2007, a lei e alla famiglia fu garantito un permesso di cinque anni di vivere nei loro automezzi sulla terra che avevano comprato tra i villaggi di Mountnessing e di Ingatestone. Dice "Almeno ora avevamo l'acqua ed i bagni, ma non ancora l'elettricità."

Il consiglio di Brentwood - appoggiato dal deputato locale conservatore, Eric Pickles, che vive vicino al sito - si rivolse al tribunale e rovesciò la decisione. Ma ai Travellers fu poi concesso di ricorrere in appello ed il giudice disse al consiglio di smettere di sprecare il denaro pubblico in questa lotta. Pickles non ha risposto alla mia richiesta di un'intervista, dirottandomi al suo sito web dove una dichiarazione dice di opporsi al sito perché è posto nella cintura verde metropolitana.

Il professor Thomas Acton dell'Università di Greenwich è il maggior esperto di questo paese sugli studi romanì ed un esperto conosciuto internazionalmente riguardo la storia e la cultura romanì. Ha anche passato buona parte della sua vita aiutando e consigliando i Travellers come Reilly. "Eric Pickles ha la responsabilità per i siti Zingari nel governo ombra, tuttavia ha negato l'esistenza di una comunità di Travellers da lungo residenti a Brentwood e ha chiesto ai consigli locali di ignorare i propri obblighi sin quando un governo conservatore non li avessero aboliti."

Reilly e la sua famiglia vorrebbero godere della sospensione temporanea della pena di sgombero, ma la minaccia di essere sgomberati nel futuro rimane pesantemente sulle loro teste. Come parte del processo di progettazione è stato permesso loro di vedere alcune delle lettere colme di bile scritte dai residenti locali. "I bambini hanno degli amici tra i locali ed ora vanno al club, ma non li lascerei girare in paese da soli, è troppo pericoloso," dice. Com'è avere un parlamentare vicino di casa che fa campagna contro di voi? La risposta di Reilly è brusca. "Viviamo nella paura sempre." Gli oppositori al sito fanno presto a criticare i Travellers per essere chiusi o ostili verso gli estranei, senza nessuna comprensione della mentalità sotto assedio e il costante senso di minaccia generatosi. Dopo aver visto le lettere minatorie ricevute dall'ufficio di progettazione, Reilly scrisse una poesia intitolata Sono una Traveller:

"Ho cresciuto i miei figli nel miglior modo che sapevo.
Sono tutto quel che possiedo, sono tutto quel che ho ora.
Hanno stile, sono bambini, sono la mia gioia.
Ma non sono quello che gridate mentre guidate la notte."

Il clima di paura tra i Traveller nelle aree rurali non sarà diminuito dalla manifestazione Rossa, Bianca e Blu indetta a Denby, Derbyshire, dal partito Nazionale Britannico (BNP). Una delle ospiti invitata a parlare all'evento è stata Petra Edelmannová, presidente del partito Nazionale Ceco, un piccolo movimento della Repubblica Ceca, noto soprattutto per il suo aperto antagonismo contro i Rom. Edelmannová  ha scritto un manifesto intitolato La Soluzione Finale al Problema Zingaro nelle Terre Ceche, che patrocina il rimpatrio in India della popolazione Rom della Repubblica Ceca. Edelmannová non è apparsa alla manifestazione, ma è sembrata una strana scelta degli oratori per quello che il BNP insisteva essere un weekend per lo svago delle famiglie in giro tra i castelli.

Quando ho obiettato su questo al vicesegretario del BNP, Simon Darby ha concesso che la frase "soluzione finale non era esattamente il miglior titolo per un documento" ma ha aggiunto "là c'è un problema Zingaro. E c'è pure nel nostro paese." Cosa considerava come la natura del nostro problema Zingaro? "Alcuni della comunità Travellers sono qui da tanto tempo. Stanno per conto loro e risolvono i loro problemi all'interno delle loro comunità. Hanno la mia stessa morale. Non ho problemi con loro." Identifica il "problema" nell'essere un Rom straniero che è immigrato in GB dopo l'allargamento europeo, assieme ad un gruppo non ben definito che chiama "pseudo-Zingari nati qua".

La distinzione artificiale tra differenti gruppi di Romanì e Travellers per giustificare la discriminazione, è qualcosa che anch'io ho trovato quando come scrittrice passai del tempo nella Repubblica Ceca, risiedendo all'Università Masaryk di Brno. Mi venne detto che il problema con i Rom non riguardava "i nostri Zingari" ma quelli della Slovacchia, molti dei quali si spostarono nelle terre ceche per ovviare alla mancanza di manodopera nelle fabbriche dopo la II guerra mondiale. Il mondo gadje (non-Zingaro) sembra avere meno problemi col popolo Romanì fintanto che resta in una casella folkloristica e non cresce troppo numeroso - es. non appare come un popolo reale con bisogno di case, che ha fame e ambizione di istruzione per i suoi figli.

L'invito esteso dal BNP a Petra Edelmannová è significativo perché lo storico trattamento dei Rom nelle terre Ceche fornisce un esempio istruttivo. In più di un paese europeo, il rastrellamento dei Rom e dei Sinti durante l'occupazione nazista fu facilitato dalla legislazione preesistente. In Cecoslovacchia, come era allora, la legislazione restrittiva contro gli Zingari è antecedente il 1927. La Legge 117 imponeva a tutti gli Zingari la presa delle impronte digitali e di fornire dettagli sui loro movimenti attraverso il paese. E' evidente come la Legge 117 facilitò l'internamento dei Rom boemi e moravi quando l'occupante esercito tedesco decise che era venuto il momento. Nell'agosto 1942, con la scusa di un cosiddetto Giorno della Registrazione, i Rom e Sinti vennero identificati e imprigionati in due campi: Lety in Boemia e Hodinin in Moravia. Dopo un anno, la maggior parte degli abitanti di quei campi furono mandati ad Auschwitz, dove perirono. Dei 6.500 Rom nelle terre ceche all'inizio della guerra, sopravvissero meno di 500. Quello che iniziò con le impronte digitali nel 1927, terminò 16 anni dopo nelle camere a gas.

Può sembrare allarmistico disegnare analogie tra l'Olocausto perpetrato dai nazisti e la situazione attuale dei Rom europei, ma chiunque nel 1927 avesse predetto il fato dei territori cechi negli anni '40, certamente sarebbe stato guardato come un pazzo allarmista. La Cecoslovacchia era una democrazia prospera che aveva rotto col legame all'impero Austro-Ungarico per emergere come una delle 10 nazioni nel mondo più sviluppate economicamente.

Non si saprà mai il vero numero di Rom e Sinti uccisi dai nazisti - le stime ufficiali variano da un quarto a mezzo milione, anche se molti esperti romanì credono che la cifra possa essere vicina al milione. Quello che non si discute è che i Rom e i Sinti furono perseguiti approssimativamente dell'85%, la stessa percentuale degli Ebrei - e per le stesse ragioni razziali. Dove differiscono i due genocidi è che l'Olocausto Ebreo  fu sempre apertamente razzista, mentre i Rom e i Sinti furono inizialmente perseguitati per essere "asociali" e, per molti anni, i successivi governi tedeschi rifiutarono di riconoscere l'elemento razziale nelle azioni naziste.

L'insistenza per cui l'esclusione e la discriminazione contro gli Zingari ha più a che fare col loro stile di vita che con la razza, ha trovato eco nei recenti eventi in Italia. A maggio, una donna a Ponticelli, fuori Napoli,  denunciò che una Zingara aveva tentato di rapire suo figlio. Che questo fosse vero o no non fece differenza per quei delinquenti che attaccarono i campi sosta locali con torce e barre di ferro. La risposta del governo Berlusconi e dei suoi alleati fu strabiliantemente cinica. Prima venne l'annuncio in giugno che a tutti gli Zingari, bambini inclusi, sarebbero state prese le impronte e, fondamentalmente, identificati per la loro etnia - un episodio senza precedenti nell'Europa occidentale del dopoguerra. Terry Davis, segretario generale del Consiglio d'Europa, ha risposto che uno schema simile "richiama analogie storiche che sono così evidenti che non devono essere spiegate". Anche Berlusconi si è mostrato sensibile all'oltraggio internazionale che è seguito e i suoi piani ora sono stati modificati così che a tutti i cittadini italiani dal 2010 verranno prese le impronte. Le autorità hanno dichiarato che l'etnia non sarà censita, ma la loro idea di rassicurazione è di presentare le misure come generalmente anti-immigrati, piuttosto che rivolte specificatamente ai 150.000 Rom e Sinti nel paese.

Queste mosse sarebbero abbastanza sinistre già di per sé, ma arrivano accompagnate da ripetuti e impuniti attacchi agli stimati 700 campi in Italia. A luglio, il mondo fu scosso dalle fotografie dei corpi di due ragazze Rom affogate lasciate sulla spiaggia vicino a Napoli, con la gente intorno che continuava a prendere il sole e far picnic.

Delle tante citazioni raggelanti dei leader politici italiani dall'inizio degli attacchi in maggio, possibilmente la più spaventosa è quella di Umberto Bossi, della Lega Nord, ministro nel governo Berlusconi: "Il popolo fa quello che la classe politica non è in grado di fare." La chiara implicazione è che i politici firmano la "pulizia etnica" desiderando piuttosto passare dalle parole ai fatti.

I Rom italiani, molti vivono ancora nelle circostanze economiche più spaventose, si sentono sotto assedio. "Siete venuti per cacciarci o aiutarci?" ci chiedeva Rogi, residente in un piccolo campo proprio fuori Roma. Stava parlando ad un gruppo di 10 volontari della Croce Rossa, arrivati a luglio nel campo per condurre un censimento. I volontari non raccoglievano impronte digitali, ma interrogavano ogni residente sul nome, età, nazionalità, se erano stati vaccinati e se i loro bambini andassero a scuola - mentre li fotografavano. Secondo l'agenzia stampa AFP, la Croce Rossa insisteva che questo non era un'operazione di polizia, lo scopo era di fornire documenti sanitari ai residenti del campo. "La maggior parte ha vermi, soffre di problemi gastro-intestinali e bronchiti," riportava un volontario. "Alle autorità noi forniamo informazioni anonime così che possano valutare le condizioni dei campi, l'igiene e la salute."

Se l'operazione della Croce Rossa potrà aiutare o meno gli abitanti di questi campi o le autorità che vorrebbero eliminare i campi, è tutto da vedere, ma nessuno può rimproverare i residenti, molti sono rumeni senza documenti, per essere sospettosi delle uniformi che vogliono prendere le loro fotografie e fare tante domande. Questo sospetto ha profondi precedenti storici.

Il macello della seconda guerra mondiale fu soltanto l'apoteosi di secoli di persecuzione durante la tragica storia europea dei Rom. Anche se la consapevolezza dell'Olocausto Romanì non è ancora ben stabile, pochi sanno che per cinque secoli e mezzo, migliaia di Rom nell'Europa dell'est furono comprati e venduti come schiavi. Secondo il libro di Ian Hancock, Noi Siamo il Popolo Romanì, "Nel XVI secolo un bimbo Rom poteva essere comprato per 32p. Nel XIX secolo, gli schiavi venivano venduti a peso, al tasso di un pezzo d'oro per libbra."

Attraverso questa storia, il popolo dei Rom e dei Sinti è tradizionalmente sopravvissuto rimanendo lontano dalla vista il più possibile. In Polonia, un piccolo numero di Rom polacchi è sopravvissuto al genocidio nazista nascondendosi nelle foreste remote. In Boemia e Moravia, qualche famiglia trovò riparo dai villici cechi. A livello più ampio, molti Romanì e Travellers semplicemente non menzionano la loro origine. Durante un tour di scrittori in Romania nel 2000, un amico mi disse: "Penso che l'atteggiamento della maggior parte della gente di qui sarebbe: non capiamo perché parlate del vostro aver sangue Zingaro. Se non lo dimostrate, potrete passare." I Rom che vivono in condizioni terribili nei campi fuori Roma o Napoli, probabilmente sarebbero contenti di non avventurarsi fuori per vendere chincaglieria o per mendicare, ma se non lo facessero morirebbero di fame. I critici di queste attività di sussistenza, raramente tengono conto delle necessità economiche che queste sostengono.

Un altro esempio di comunità Zingara sotto assedio è Sulukule a Istanbul. Sulukule è un insediamento storico occupato dalla comunità Romanì sin dai tempi di Bisanzio ed ora è parte del programma Unesco Sito Patrimonio Mondiale. Le prime testimonianze della presenza Rom a Sulukule datano dal 1054, e per secoli è stata famosa per le sue case di intrattenimento dove i Rom si esibivano in musiche e danze ai visitatori di tutto il mondo. La chiusura forzata di quelle case nel 1992 portò l'area ed i suoi abitanti ad un serio declino economico. Ancora, la ragione apportata fu di fornire alloggi sani ed igienici. "Non abbiamo nessuna intenzione di sbarazzarci dei Rom, ma dobbiamo fare qualcosa per questi slum," ha detto il sindaco locale, Mustafa Demir. Le autorità locali ora pianificano di demolire le piccole case colorate dove vivono i Rom e rimpiazzarle con ville che i residenti non possono certo permettersi, anche con i sussidi offerti. Senza casa, e senza nessun mezzo di appoggio, quale opzione si apre loro?

Visti nel loro più ampio contesto storico europeo, eventi simili hanno un effetto devastante sullo stato d'animo della popolazione Rom, non soltanto su quelli direttamente vittimizzati - noi stiamo, dopotutto, parlando di un popolo che ha il genocidio nella sua memoria vivente e che sono tra i più esclusi e colpiti dalla povertà in Europa. Questi sviluppi sono visti dal popolo Rom e Sinti in Europa con un'ansietà crescente. Per ogni molotov lanciata in un campo o in una baraccopoli, per ogni scelta comunale di sgomberare i Rom, ci sono migliaia di piccoli incidenti di disprezzo o pregiudizio. Come la conoscenza che mi porse una volta un Traveller: "Ogni volta che qualcuno mi dice: 'Oh, dev'essere così romantico essere uno Zingaro,' io dico: 'Cosa c'è di romantico nell'essere sputato?"

Quello che è innegabile in questa fotografia è che le mosse attuali tanto del governo italiano che dei consigli municipali inglesi, come Brentwood, esarceberanno soltanto le tensioni tra Rom e Traveller e la popolazione stanziale. Gli immigrati Rom in Italia sono lì perché hanno lasciati paesi come la Romania in cerca di una vita migliore. I residenti di Sulukule dovranno andare da qualche parte quando la demolizione continuerà. I Traveller sgomberati dalla terra che possedevano nel Cambridgeshire o nell'Essex saranno obbligati ad accamparsi ai margini delle strade o finire nei centri pubblici. Bernadette Reilly ricorda quello che diceva ad un poliziotto che stava sgomberando la famiglia da una strada di notte: "Dove pensa che andremo?"

"Da qualsiasi parte," replicò il poliziotto. "Basta che non sia vicino a me."

Tuttavia, anche se spesso le comunità Romanì e Traveller sono sgomberate, di città in città o attraverso i confini nazionali,  non si sbiadiranno né si fonderanno. Fintanto che c'è la volontà politica paneuropea di guidare la povertà e l'esclusione che in molti affrontano, la situazione può solo peggiorare, e la destra continuerà ad usare questo gruppo marginalizzato come un mezzo per ottenere voti. Quando festeggiammo l'80° compleanno di mio padre, raccontai a mia zia la frase del mattone contro la finestra, pensando che lei convenisse con me che mio padre era un incorreggibile menagramo. Invece, mi disse tranquillamente: "Ha centrato la questione, amore mio, non trovi?"

Louise Doughty's novels about Roma history and her family ancestry are Fires in the Dark and Stone Cradle, both published by Simon & Schuster.
Copyright Guardian Newspapers Limited 2008