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\\ Mahalla : VAI : Europa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 04/05/2011 @ 09:16:32, in Europa, visitato 1294 volte)

Da Roma_Shqiperia

Notizie inquietanti da Tirana, la capitale, dove una casa occupata da cinque trans ed una famiglia rom di sette membri (tra cui cinque minori) è stata deliberatamente data alle fiamme nelle prime ore di mercoledì 27 aprile. Fortunatamente tutti i dodici occupanti sono vivi e vegeti, anche se la casa non è più abitabile.

Come risposta è stato emesso da Pink Embassy il seguente comunicato:

PINK Embassy, un'organizzazione che lavora per la protezione della comunità LGBT in Albania, intende esprimere la propria preoccupazione per un evento accaduto stamattina 27 aprile 2011, quando la vita cinque persone transgender è stata seriamente messa a rischio perché la casa dove si trovavano è stata data alle fiamme da ignoti.

Erano alloggiate in una casa abbandonata in via Durres, adiacente all'edificio dell'ambasciata della ex Jugoslavia a Tirana. Circa alle 4,30, si sono accorte del fumo e delle fiamme, che avevano bloccato quasi tutte le entrate e le uscite della casa. Nello stesso edificio viveva una famiglia rom di sette membri, di cui cinque erano minorenni.

Anche se fortunatamente non ci sono state altre conseguenze, la comunità transgender ritiene che l'atto vandalico sia stato commesso da un gruppo di omofobi, che in precedenza avrebbe individuato la località. La polizia ed i pompieri sono arrivati immediatamente sulla scena per estinguere le fiamme e fornire i primi aiuti alle vittime. Però l'Autorità di Polizia di Tirana non ha rilasciato alcun comunicato stampa sull'evento.

I crimini d'odio sono severamente puniti in tutto il mondo civilizzato e l'Albania non può essere un'eccezione. L'evento in questione mostra ancora una volta che, mentre l'Albania ha adottato la legge contro le discriminazioni, la vita e la dignità della comunità transgender continua a non essere rispettata e messa a rischio.

Il fatto che alla comunità comunità transgender non è stata fornita, né dal comune di Tirana o dal ministero del lavoro, affari sociali e pari opportunità, nessuna opportunità di alloggio, impiego e sicurezza, indica che l'omofobia è radicata nella mentalità di governo in Albania. Questo per noi è inaccettabile! La vita e la dignità di ogni persona transgender è uguale a quella di ogni cittadino albanese!

Prendendo in considerazione questo evento, vorremmo sollecitare il comune di Tirana ed il ministero del lavoro, affari sociali e pari opportunità, a reagire contro quest'atto, fornendo alla comunità transgender nel minor tempo possibile il completamento dei loro diritti minimi alla sicurezza, alloggio e cibo. Questi diritti meritano una risposta urgente quindi ci aspettiamo azioni immediate da parte delle istituzioni pubbliche albanesi.

Episodi simili danneggiano la vita della comunità e della società in generale. I diritti umani sono uguali per tutti.

Appoggio pienamente la richiesta di Pink Embassy che le autorità condannino questo attacco e proteggano i diritti di transgender e Rom in Albania
—————
Grazie a Maria, membro del tavolo di RFSL per l'head-up.

 
Di Fabrizio (del 02/05/2011 @ 09:11:20, in Europa, visitato 1263 volte)

Da Roma_Daily_News (su Ataka, articoli precedenti)

La debolezza dei movimenti radicali è che il punto di vista dei partiti di governo può essere altrettanto estremo, scrive DANIEL McLAUGHLIN

DENUNCIANDO LA RICHIESTA TURCA di aderire all'Unione Europea, chiedendo ad Ankara i danni per la I guerra mondiale ed inveendo contro i Rom - il partito di estrema destra Ataka è la voce più stridente della politica bulgara.

Anche se è stato fondato ufficialmente solo pochi mesi prima delle elezioni generali del 2005, Ataka ottenne oltre l'8% dei voti al ballottaggio e 21 seggi al parlamento, una posizione che si consolidò nei sondaggi del 2009.

Ataka è la creatura di Volen Siderov, che prima ha attirato un seguito di pubblico con un programma televisivo dallo stesso nome, in cui dava la colpa di molti dei mali della Bulgaria alla sua minoranza turca, alla vasta comunità rom, alla corruzione e alla venalità dei principali politici.

I gruppi dei diritti umani l'hanno accusato di virulento antisemitismo, ma Siderov descrive il programma di Ataka come "nazionalismo difensivo... un sistema immunitario che salva la nazione dall'estinzione".

Questo approccio non solo ha dato ad Ataka una presenza significativa nell'assemblea bulgara, ma anche due seggi al Parlamento europeo, dove nel 2006 uno dei suoi rappresentanti ha sollevato polemiche per una presunta email razzista e sessista su di una deputata rom.

Fu l'anno in cui Siderov arrivò ad una maggiore attenzione internazionale, quando andò al ballottaggio per le presidenziali contro Georgi Parvanov, che poi vinse, un evento che molti collegarono alla sfida di Jean Marie Le Pen in Francia nel 2002 contro Jacques Chirac.

Gran parte dei suoi tuoni anti-corruzione sono stati rubati da Gerb, il nuovo partito di governo gestito dalla spiccia ex guardia del corpo Boiko Borisov, che ora gode del vasto supporto dei deputati Ataka. Alcuni analisti si chiedono se Siderov stia cercando di ottenere il supporto di Borisov per un altro attacco alla presidenza nelle elezioni presidenziali di quest'autunno ma, nel contempo, i sondaggi mostrano che il consenso ad Ataka è sceso ad appena il 3%.

Nella vicina Romania, la sfida in stile Siderov/Le Pen all'elite politica è stata posta nel lontano 2000 dall'ultra-nazionalista Corneliu Vadim Tudor, leader del partito Grande Romania.

Ex "poeta di corte" del dittatore Nicolae Ceausescu, Tudor divenne un'importante figura politica negli anni '90. I suoi appelli all'orgoglio nazionale e al patriottismo e la denuncia delle minoranze rom ed ungherese toccarono una corda in un paese in lotta contro la povertà, l'instabilità e profondi divisioni sociali dopo la rivoluzione del 1989.

Il partito Grande Romania venne estromesso dall'assemblea nazionale nelle elezioni del 2008 ma, un anno dopo, Tudor ottenne un seggio nel Parlamento europeo assieme allo scomodo alleato Gigi Becali, un uomo d'affari che fece scandalo per aver insultato Ebrei, Zingari e Ungheresi tra tanti altri.  Fanno appello agli elettori come cani sciolti, ma non formano una forza politica unitaria.

Alcuni esperti dicono che la debolezza dei partiti radicali in Romania è dovuta in parte al fatto che i partiti tradizionali conciliano punti che altrove sarebbero considerati estremi, come un forte conservatorismo morale, profonda riverenza per la chiesa ortodossa ed antipatia verso gruppi minoritari come Rom, gay e lesbiche. "Il nazionalismo non è così forte come negli anni '90... ed il populismo è così diffuso che i nazionalisti sono stati esclusi," dice Alina Mungiu-Pippidi, presidente della Società Accademica Rumena.

 
Di Fabrizio (del 29/04/2011 @ 09:17:18, in Europa, visitato 1602 volte)

Da Hungarian_Roma (leggi anche QUI)

Politics.hu

26/04/2011 - Otto persone sono state arrestate venerdì durante lo smantellamento di un campo paramilitare a Gyöngyöspata, Ungheria settentrionale; l'ha comunicato il ministro degli interni Sandor Pinter in una conferenza stampa nel villaggio stesso.

"E' gente che ha generato paura tra gli abitanti del luogo," ha detto, aggiungendo che le otto persone dovrebbero essere processate sabato.

Sono membri del gruppo paramilitare radicale Vedero (che significa "forza di difesa"), che ha organizzato un corso di formazione di tecniche militari nel proprio campo allestito nel quartiere rom.

Pinter ha detto che Gyöngyöspata è stata teatro di "vergognosi eventi che non si sarebbe dovuto permettere che accadessero".

Venerdì mattina la Croce Rossa Ungherese ha organizzato il trasferimento di 276 donne e bambini rom, per passare le feste pasquali a Budapest e Szolnok.

Pinter ha detto che nessuno aveva motivo di scappare dal villaggio, definendo "vergognoso che delle famiglie siano state private della gioia della Pasqua." Ha detto che "qualcuno ha presentato il trasferimento come un'evacuazione..., come uno sforzo per salvare gli abitanti rom." Ha detto che per quanto ne sapeva, nulla ha turbato l'ordine pubblico e la sicurezza nel villaggio, al punto di indurre qualcuno ad andarsene.

"Da quel che posso vedere, qui ci sono legge e ordine," ha detto Pinter.

Precedentemente venerdì l'attivista locale Tamas Bango aveva detto che erano stati i Rom a decidere di mandare donne e bambini via dal villaggio per paura dell'attività che Vedero aveva programmato nel fine settimana.

Sandor Farkas, funzionario anziano del Movimento Diritti Civili Rom ed ex leader della comunità rom locale, ha detto a Pinter che i Rom di Gyöngyöspata hanno dovuto tollerare per due mesi la presenza di organizzazioni di estrema destra.

"In questa situazione pensavamo che i nostri bambini non erano al sicuro," ha detto, aggiungendo che se la situazione non fosse cambiata, avrebbero dovuto lasciare il paese.

Pinter ha risposto che il governo dovrebbe garantire la pubblica sicurezza a tutti i residenti di Gyöngyöspata. Ha aggiunto che dovrebbe essere ovvio che tutti dovrebbero lavorare e per aiutare questo obiettivo "il governo creerà posti di lavoro", probabilmente all'inizio opportunità nei lavori pubblici.

I gruppi radicali nelle settimane scorse hanno organizzato manifestazioni e pattuglie in diversi villaggi dell'Ungheria povera e disoccupata delle regioni settentrionali e nord-orientali,  dicendo che era loro dovere "restaurare l'ordine pubblico" nelle aree con alti tassi di criminalità.


ULTIMORA: BBCnews

Vigilantes di estrema destra si sono scontrati con i rom in un villaggio nell'Ungheria del nord-est, dove le tensioni etniche sono salite settimana scorsa

Vittima degli scontri: La polizia sta cercando di disinnescare le tensioni etniche nella zona

Almeno quattro persone sono rimaste ferite in disordini a Gyöngyöspata, in cui, dice la polizia, sono state coinvolte dozzine di persone.

I media ungheresi riportano che gli scontri sono scoppiati dopo che paramilitari con le uniformi di Vedero ("Forza di Difesa") hanno scagliato pietre contro una casa [abitata da] Rom.

Recentemente i gruppi di estrema destra avevano presentato pattuglie per "l'ordine pubblico" nelle aree rom.

I gruppi sostengono che tali pattuglie sono necessarie per reprimere il crimine.

Il sito web Magyar Hirlap riporta che dopo gli scontri di martedì notte sono stati inviati a Gyöngyöspata rinforzi di polizia.

Settimana scorsa il governo ungherese aveva accusato le opposizioni di aver messo in scena un'inutile "evacuazione" delle famiglie rom dal villaggio, 81 km. da Budapest.

Venerdì 277 Rom in totale sono fuggiti dal villaggio con i bus della Croce Rossa Ungherese. Ora sono tornati alle loro case.

Quanto riportato dai media lo descriveva come un'evacuazione di donne e bambini rom spaventati per le attività di Vedero. Ma un portavoce della Croce Rossa ha negato ogni collegamento, dicendo che si trattava di una vacanza pianificata in precedenza.

Vedero aveva annunciato che avrebbe installato un campo di formazione militare nella parte rom di Gyöngyöspata, 2.800 abitanti in totale. Tuttavia, la polizia aveva ammonito Vedero dal farlo.

Il governo ha approvato una nuova legislazione volta a prevenire gruppi paramilitari o in uniforme dall'agire come una polizia auto-proclamata.

 
Di Fabrizio (del 18/04/2011 @ 09:46:29, in Europa, visitato 2421 volte)

Da Bulgarian_Roma

Radio Bulgaria Integrazione dei Rom in Bulgaria - Author: Milka Dimitrova - © Photos: BGNES



08/04/2011 - E' un compito difficile indicare il numero esatto dei Rom in Bulgaria. Secondo il censimento ufficiale del 2001, sono circa 370.000, mentre per le organizzazioni rom, il loro numero raggiunge gli 800.000, o il 10% della popolazione totale. Si aspettano dati più accurati dall'ultimo censimento, svoltosi a febbraio 2011. E' un fatto che i problemi della comunità rom in Bulgaria rimangano irrisolti. L'integrazione rom è stata una questione in Romania per alcuni anni, ma i programmi delle istituzioni sono sviluppati lentamente e non hanno molto effetto

La Bulgaria ha adottato un programma quadro per l'integrazione della comunità rom nel periodo 2010-2020, in accordo con i principi europei per la tolleranza e la protezione dei diritti umani. Il documento delinea le politiche relative alla comunità rom nelle sfere  dell'istruzione, della sanità, dell'alloggio, dell'impiego, ecc. La Bulgaria è stata uno dei primi paesi a partecipare al Decennio dell'Inclusione Rom 2005-2015, assieme a 12 paesi europei. Sullo sfondo dell'invecchiamento della popolazione europea, è la giovane comunità rom che può giocare un ruolo nel risolvere la mancanza di manodopera. E' per questo che il programma bulgaro dedica attenzione speciale all'aumentare i livelli di istruzione e di qualificazione della popolazione rom. Viene riferito che durante gli ultimi due decenni, 10.000 Rom si sono laureati nelle università bulgare. Tuttavia, un gran numero di bambini rom continuano ad abbandonare la scuola, nonostante il fatto che possano ricevere i benefici sociali solo mandando i loro figli a scuola. Ecco cosa dice Deyan Kolev, del Centro per il Dialogo e la Tolleranza Interetnica "Amalipe":

"Il numero dei bambini rom che abbandonano la scuola continua ad essere molto alto. Secondo le statistiche il numero di bambini rom nel primo grado è circa del 23% del totale, ma nell'ottavo grado solo il 7-8% degli studenti sono di origine rom."

Il basso livello di istruzione nella comunità rom causa alta disoccupazione. Un gran numero di famiglie rom campa di prestazioni sociali. Questa è una grande sfida per l'integrazione della comunità rom.



Inoltre le statistiche di sette paesi europei mostrano che i Rom hanno più problemi di salute, legati alle condizioni di vita insalubri. Ecco cosa dice Ilona Tomova, dell'Istituto di Studi sulla Popolazione presso l'Accademia Bulgara delle Scienze:

"Oltre metà dei Rom adulti soffre di ipertensione. Il 30% ha l'emicrania ed il 25% soffre di asma o bronchiti. Un gran numero soffre di artrite e reumatismi, il ché porta a maggiore disoccupazione."

I Rom bulgari partoriscono in giovane età ed il tasso di mortalità infantile nella comunità è il più alto in confronto agli altri paesi UE. Un gran numero di Rom bulgari vive in aree cittadine dove le condizioni di vita sono molto povere. A volte manca anche l'acqua potabile. Il problema rimane grave nonostante il programma nazionale per migliorare le condizioni abitative della comunità rom adottato nel 2006.

E' chiaro che le istituzioni bulgare dovranno fare molti più sforzi per un'inclusione di successo della comunità rom, che ancora si affidano soprattutto sul rapporto finanziario da parte dello stato, che sull'essere collaborativi con i processi di integrazione.

 
Di Fabrizio (del 14/04/2011 @ 09:40:27, in Europa, visitato 2029 volte)

AFFARITALIANI Miss Gipsy, il concorso per bellezze zingare

Sono belle, desiderabili e non si vergognano di essere zingare. Decine di ragazze stanno partecipando ad un concorso di bellezza dedicato appositamente per loro. Dove? A Londra, in Inghilterra rom e sinti vengono chiamati gipsy e "Miss Gipsy Queen Uk" è il titolo che vincerà la più bella del popolo senza dimora. La regina avrà tremila sterline (circa 3.400 euro) da spendere nei negozi più "in" della capitale inglese. Vestiti da Harrods e da Fortnum & Mason, gioielli da Tiffany e oltre al premio in denaro è prevista anche una borsa di studio da mille sterline per finanziare la futura professione della Miss.



Lo scopo della manifestazione non è solo eleggere una bellezza travolgente, ma trovare un testimonial che aiuti gli inglesi a cambiare opinione sul mondo dei "travellers". Un'opera di contro-informazione rispetto ad un programma andato in onda su Channel 4 chiamato "Il mio grasso matrimonio Gipsy". Uno spettacolo che metteva in luce tutti i pregiudizi sul mondo dei gitani. Vestiti appariscenti, pelle abbronzata (anche artificialmente), grassi, sedentari e con il pallino del matrimonio. "Noi non siamo casalinghe obese come ci vogliono dipingere in tv", ha fatto sapere Josephine Smith, 35 anni, presidente dell'Unione Donne zingare. "Il nostro scopo è trovare qualcuno di bello e fiero delle sue radici e di ciò che è".

Impressionante il numero dei partecipanti allo spettacolo e il coinvolgimento di tutta la comunità rom del Paese. "Voglio mostrare al mondo che le donne zingare sono molto di più di quello che le persone pensano e i media dipingono", racconta Lita Boswell, 18 anni, di Durham. "Sin dal giorno in cui ho lasciato la scuola ho lavorato come modella. Le persone hanno una visione completamente distorta della realtà, siamo molto di più che casalinghe frustrate con l'ossessione per il buon matrimonio".
"Ho lasciato la scuola quando avevo 13 anni, ma ho continuato gli studi a casa, nella mia comunità. Adesso ho tre figli e sono felice", racconta Charmaine O'Neil, 20 anni, di Leicester. "La tv ci dipinge in un modo completamente sbagliato. Non ho mai indossato gonne lunghe, monete appese ai vestiti, ne passo le mie giornate sui lettini abbronzanti come molti credono che sia nostra abitudine". Rom è bello? Lo sapremo dopo l'elezione della reginetta.

Tommaso Cinquemani


Intanto a Montecatini la questione si capovolge. Da La Nazione 11 aprile 2011 - "Si vuole un grande evento come Miss Italia per rilanciare l’immagine di Montecatini, ma nulla si fa per contrastare una nuova ondata di zingari, che bivaccano dietro la basilica di Santa Maria Assunta e alla stazione ferroviaria..."

 
Di Fabrizio (del 11/04/2011 @ 09:41:30, in Europa, visitato 1249 volte)

Da Roma_Francais

  Giornata internazionale dei Rom: intervista con l'attivista indipendente Béla Radics

Posté par Corentin Léotard • 8 avril 2011 à 5:41

Béla Radics si autodefinisce come un attivista indipendente per i diritti dei Rom. Nel suo blog, rende conto della situazione dei Rom in Ungheria, con un occhio molto critico tanto sulle autorità ungheresi che sui rappresentanti rom.

Lei crede alla volontà della presidenza ungherese dell'Unione Europea di agire a favore di una integrazione dei Rom?

Non ci posso credere. La presidenza ungherese e l'Unione Europea pretendono di prendere decisioni riguardo all'integrazione dei Rom, senza la partecipazione degli stessi, senza loro rappresentanza. Basta pensare che ci sono circa dai 12 ai 15 milioni di Rom in Europa e soltanto una rappresentante dei Rom al Parlamento Europeo. E' insensato! In Ungheria, i programmi d'integrazione dei Rom esistono solo sulla carta. Noi, i Rom coinvolti, ancora non sappiamo niente riguardo alla prossima strategia dell'Unione Europea.

Viktor Orban è credibile in questo ruolo?

A mio avviso, Viktor Orban non è credibile in questo settore. Al Parlamento Europeo, si fa passare come un uomo sensibile e sociale, ma a casa, in Ungheria, prende misure contro i Rom, misure che li spingono in una povertà ancora più profonda, verso una carestia mortale. Lui ed il suo governo favoriscono la retorica fascista dell'estrema destra dandogli uno spazio illimitato. Con messaggi in codice, con insinuazioni, svolgono in realtà la stessa retorica anti-Rom del partito Jobbik.

Per voi è una buona soluzione una strategia d'integrazione su scala europea?

Potrebbe essere una buona soluzione, ma non così, senza la partecipazione dei Rom. L'Europa non ha il diritto di prendere decisioni riguardo gruppi di persone senza chiedere l'opinione di milioni d'interessati, escludendoli dai processi decisionali, dall'attuazione delle leggi e dei programmi. Sarebbe la profanazione della democrazia e dei diritti umani fondamentali!

Si fida delle autorità ungheresi per giudicare in maniera equa e trasparente i quattro presunti autori degli attacchi anti-Rom?

Non sono in grado di fidarmi della giustizia ungherese. Nel corso della mia vita, ho visto molte volte le decisioni razziste e le sentenze anti-Rom che ha preso. Per di più, molte persone pensano che questa serie di omicidi è avvenuta su controllo politico. Pensiamo che i veri colpevoli non siano stati identificati e che il responsabile principale sia ancora sconosciuto. E' triste, ma penso che questo processo non sarà altro che un drammatico spettacolo.

Lei è molto critico verso i rappresentanti della minoranza rom, verso Florian Farkas [rappresentante nazionale del governo autonomo minoritario rom], per esempio, che lei tratta da marionetta del Fidesz. Perché?

La "Legge Elettorale delle Minoranze" è antidemocratica sotto diversi aspetti, a livello locale, regionale ma anche nazionale. La legge non permette la partecipazione all'elezione dei rappresentanti indipendenti che s'impegnano e sono disposti ad agire per la loro gente. Prevede che solo i membri di partiti o organizzazioni possano partecipare alle elezioni come rappresentanti. La maggioranza dei rappresentanti dei Rom sono politici pagati e diretti dall'attuale governo. Per esempio, Florian Farkas è uno dei leader della politica rom governativa, in qualità di commissario ministeriale di supervisione di aiuto ai Rom. Ma nel contempo, è deve anche rappresentare gli interessi della comunità rom come presidente dell'Autogoverno Nazionale Rom. Come può conciliare queste due posizioni? Dovrà controllare se stesso? Dovrà discutere con se stesso? Protestare contro le somme dei fondi stanziati per i Rom o contro le stesse decisioni? E' una situazione politica schizofrenica!

Secondo lei, questi rappresentanti dei Rom hanno la volontà, ed il potere, di migliorare la situazione dei Rom in Ungheria?

No, non lo penso. E' noto che la rappresentanza parlamentare delle minoranze nazionali ed etniche in Ungheria, non è stata regolata negli ultimi vent'anni, e quindi tutti i governi hanno conseguentemente violato la Costituzione (dal 1989). Secondo la percentuale della popolazione rom in Ungheria - circa l'8% - ci si aspetterebbe che i Rom avessero una ventina di rappresentanti democraticamente eletti al Parlamento ungherese. Invece, ci sono solo tre rappresentanti di origine rom, il cui compito non è la rappresentazione reale e fedele dei Rom, ma seguire rigorosamente la politica del loro partito di appartenenza.

Lei denuncia un "etno-business". Cosa intende con questa formula?

Secondo il diritto ungherese, è considerato Rom chi si dichiara tale. Su questa base, si sono create molte false organizzazioni rom, per ottenere soldi pubblici, ma non per una vera attività di protezione di interessi... che non sono destinati a loro.

Le divisioni in seno alla comunità rom (culturali e politiche) sono un freno alla loro integrazione nella società ungherese?

Penso che il principale ostacolo all'integrazione sia l'elite politica tradizionale.

Ritrovate il blog di Béla Radics: International Roma/Gypsy Blog from Hungary B. Radics


Contrappunto: Rita Izsák, capo del gabinetto del ministro all'inclusione sociale, Zoltán Balog:

La situazione è molto difficile, ma non bisogna incolpare lo stato ungherese che fa molto per l'integrazione dei Rom. Abbiamo messo in campo dei programmi di lotta contro la povertà e particolarmente contro la povertà infantile, ed un programma per l'alloggio. Se io stessa sono arrivata a questo posto, è grazie ad una borsa di studio dello stato ungherese, che mi ha permesso di andare all'Università. Mi dispiace che le persone in causa non si rendano conto di tutto ciò che si fa per loro. Bisogna capire che la questione dell'integrazione dei Rom è molto complessa e che i risultati delle nostre misure non possano dare frutti che a lungo termine. E non dubito della volontà del primo ministro Orbán di agire in questo senso. Siamo ad un momento storico, perché tutti gli attori sono mobilitati.

 
Di Fabrizio (del 08/04/2011 @ 09:17:01, in Europa, visitato 1007 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

03/04/2011 - Attendono con impazienza che gli impiegati del censimento arrivino nel loro quartiere. Per la prima volta nella vita, quei cittadini verranno identificati secondo la loro etnia. Saranno registrati nei registri statali come Askali.

Nel censimento scorso di 30 anni fa, vennero dichiarati Albanesi. Gli abitanti dicono che il motivo per cui precedentemente non erano registrati come appartenenti alla loro etnia, è che per quanto riguarda il nome sono una nuova comunità.

Si stima che ci siano circa 35.000 membri della comunità askali che vivono in Kosovo. Sono per lo più concentrati nella regione di Ferizaj.

Source: TV Monitoring Summary (OSCE)

 
Di Fabrizio (del 06/04/2011 @ 09:29:28, in Europa, visitato 1398 volte)

Da Nordic_Roma

HELSINGIN SANOMAT Cosa fare con i Rom stranieri?

31/03/2011 - Campi legali, biglietti di viaggio, divieto di accattonaggio, sono tra le soluzioni proposte ai problemi posti dall'afflusso di mendicanti rom dai nuovi paesi dell'Unione Europea: Romania e Bulgaria.

Helsingin Sanomat ha compilato una lista delle soluzioni proposte, con i suoi pro ed i suoi contro.

1. Fare niente

Pro: I Rom dalla Romania e dalla Bulgaria sono qui come turisti, responsabili di provvedere a se stessi. Tutti i cittadini UE devono essere trattati ugualmente.

I problemi non sono esclusivamente di Helsinki. Devono essere ricercate soluzioni a livello nazionale ed UE.

Contro: I Rom sono tra le minoranze più oppresse in Europa. Sono spinti qui dalla povertà. Inoltre la Finlandia deve fare in modo che a tutti sia garantita l'assistenza sanitaria ed un ricovero, per esempio. La Finlandia non può permettersi di essere indifferente, perché questo in inverno è un posto freddo.

2. Allestire campi legali

Pro: Sarebbe facile fornire servizi di base per i campi, come acqua corrente potabile, bagni e servizi igienici, elettricità e sale comuni.

Le area di campeggio non sarebbero solo per alcuni gruppi. Altre persone bisognose en trarrebbero beneficio.

Contro: Il pericolo è la formazione di ghetti che potrebbero isolare ulteriormente i Rom dal resto della società.

I campi attirerebbero inoltre più immigrati. Il clima non è indicato per un campeggio tutto l'anno.

3. Rimandare i Rom nei loro paesi d'origine

Pro: I paesi UE devono loro stessi prendersi cura dei propri cittadini. Helsinki ha difeso la decisione di pagare il viaggio di ritorno dei Rom come una questione di diritti umani: qui fa troppo freddo.

Contro: Le espulsioni di massa sono proibite dalla normativa europea sui diritti umani. Sono anche una violazione del diritto UE alla libertà di movimento, e pure di diversi altri diritti.

La situazione dei Rom peggiorerebbe se fossero rimandati alle loro povere e primitive condizioni.

Le persone che vivono in condizioni precarie ricorrono facilmente di nuovo all'emigrazione.

4. Proibire l'accattonaggio

Pro: Se qui l'accattonaggio non fosse permesso, i mendicanti non verrebbero in Finlandia. Chiedere soldi inginocchiati a terra viola la dignità umana.

Contro: La proibizione dell'accattonaggio criminalizzerebbe la povertà. Ognuno ha il diritto di guadagnarsi da vivere.

Il divieto nasconderebbe il problema reale, cioè la situazione sociale ed economica dei Rom. I mendicanti non sono un vero motivo di disturbo in Finlandia.

 
Di Fabrizio (del 02/04/2011 @ 09:08:11, in Europa, visitato 1344 volte)

Osservatorio Balcani e Caucaso Cornel Ban 25 marzo 2011

Romania rurale - Adam Jones, Ph.D./flickr

Negli anni passati, per molti romeni (provenienti soprattutto dalle zone rurali) l'emigrazione ha rappresentato un'occasione di riscatto economico e sociale. Oggi la crisi ha cambiato le prospettive, ma il ritorno in Romania non sembra una strada percorribile, e il futuro appare pieno di incognite

"È davvero dura qui. Lavoriamo di più e siamo pagati di meno... turni di tredici e quattordici ore in lavori di ristrutturazione sono diventati la norma. Mio fratello ed io siamo fortunati a trovare ancora lavoro qua e là a Madrid. Ma penso che quest'estate non potremo permetterci di tornare a casa. È la prima volta in sette anni che non lo facciamo. Abbiamo sempre mantenuto le spese al minimo, abbiamo comprato il cibo più scadente e non abbiamo acquistato un'auto vistosa, anche quando i tempi erano migliori. Abbiamo risparmiato per costruire una casa in Romania e avere dei soldi per i tempi difficili. Ma adesso guadagniamo a malapena per un appartamento sovraffollato, il cibo e duecento euro al mese da spedire alla nostra famiglia in Romania".

Miti logori
Nicu Pop è sempre stato un inguaribile ottimista, ed è evidente che questa triste conversazione non è da lui. I suoi colleghi lo hanno sempre preso in giro per il ottimismo sconfinato. Ma la situazione, oggi, è abbastanza cupa da oscurare le aspettative anche dei più resistenti tra i lavoratori romeni impiegati nel settore edilizio spagnolo ed irlandese, un tempo in forte espansione. E con questi Paesi che scricchiolano sotto l'austerità fiscale e con i loro paesaggi urbani pieni di case vuote di recente costruzione, è chiaro che i posti di lavoro nell'edilizia, la nicchia di mercato di lavoro preferita dai lavoratori immigrati romeni, non torneranno mai più.
"Per anni ho fatto gli straordinari, ed ero disposto a mettere le mani sul fuoco se il datore di lavoro lo avesse chiesto. Ora però tutto sta cadendo a pezzi, e non ho idea di cosa fare. Alcuni dicono che dovremmo andare altrove in Europa, ma i miei unici contatti sono a Dublino. E nemmeno lì c'è lavoro. Forse dovrebbero radunarci tutti e spedirci a casa, così non avremmo più illusioni sul fatto che qui contiamo qualcosa".
I miti sulle ricompense del duro lavoro fisico sono crollati tra i romeni emigrati in questi anni, in gran parte giovani uomini provenienti da zone rurali, la cui unica esperienza lavorativa prima dell'emigrazione era stata la massacrante attività agricola in un villaggio della Transilvania o lunghi spostamenti per lavorare in fabbrica, spesso con turni duri e bassa retribuzione.
Tuttavia, la diminuzione delle opportunità lavorative in Spagna ed Irlanda non ha provocato una massiccia emigrazione di ritorno verso la Romania. Al contrario, secondo le statistiche del governo di Bucarest, quasi mezzo milione di romeni ha presentato domanda e 140.000 hanno ottenuto un contratto di lavoro in Europa occidentale attraverso l'agenzia di collocamento governativa. Mentre Italia e Spagna sono state le destinazioni preferite durante l'ultimo decennio, nel 2010 la maggior parte di coloro che sono partiti hanno fatto ingresso nel mercato britannico e tedesco, con l'agricoltura ad assorbire la maggior parte dell'afflusso.

Niente ritorno a casa
Perché i romeni continuano a partire e perché gli immigrati disoccupati e sottoccupati non hanno fatto ritorno? In primo luogo, la maggioranza degli emigranti sono partiti da regioni rurali, dove si trovavano di fronte alla prospettiva di un'agricoltura di sussistenza, a sussidi di disoccupazione estremamente bassi ed a breve termine, con difficoltà d'accesso ai servizi pubblici e un'estrema scarsità di lavoro salariato. Per quanto possa essere difficile la vita nelle case popolari degli immigrati a Barcellona o Dublino, almeno ci sono i recenti ricordi del successo economico a cui gli immigrati possono attingere per mantenere la propria capacità di resistere durante la crisi.
Oltretutto, in Europa occidentale gli immigrati possono restare a galla durante la crisi grazie ad una combinazione di livelli accettabili di sussidi di disoccupazione e un ottimo accesso all'assistenza sanitaria, elementi questi molto insoddisfacenti in Romania. Inoltre, decine di migliaia di famiglie di immigrati hanno bambini che sono nati nei Paesi di destinazione o sono andati a scuola lì.
Per questi bambini la lingua romena è la lingua che parlano a casa con genitori e fratelli, magari in forma dialettale, piuttosto che la lingua della maggior parte delle loro attività quotidiane. Senza un'esposizione al sistema scolastico romeno, dove è insegnato il romeno standard, è probabile che questi bambini incontrerebbero difficoltà a scuola se fossero "riportati" al sistema d'istruzione romeno.
Al contrario, pur essendo socialmente gratificante, la vita di villaggio in Romania offre poco in termini di speranza. Durante l'ultimo decennio, l'interazione tipica tra lavoratori emigranti e le loro comunità d'origine avvenuta durante le vacanze di agosto e alla fine di dicembre, quando i villaggi ritornano alla vita con gli emigranti che riempiono i pub, lavorano alla costruzione di grandi case e sfoggiano auto semi-nuove.
Ritornare nello stesso posto a metà novembre o all'inizio di febbraio è una cosa diversa. Come dice scherzando Tabara Marin, un camionista licenziato che ha trascorso cinque mesi in disoccupazione in Spagna, "mia moglie ed io vivevamo in un'angusta casa popolare ad Almeria (Spagna), orari di lavoro pazzeschi e così via. Poi entrambi abbiamo perso il lavoro e non trovavamo nulla, non importa quanto cercassimo, e abbiamo anche pensato di superare i tempi duri, approfittando dei sussidi, e di tornare a vivere nel nostro villaggio natio. Dopo un mese, però, mi volevo suicidare...Fango sulle strade, età media sui settant'anni... Il miglior lavoro che puoi trovare è fare il contadino per un delinquente del posto, che paga sei euro al giorno. Quindi abbiamo deciso, ritorneremo in Spagna. Almeno lì possiamo sperare che la crisi passerà e che troveremo un lavoro, mentre qui, anche quando ritorneranno i tempi buoni, i lavori resteranno malpagati, l'ospedale sarà sempre un buco e la scuola continuerà a cadere a pezzi".

Prospettive grigie
Fin dall'inizio della modernizzazione economica della Romania nel XIX secolo, l'industria e i servizi potevano contare su un esercito di manodopera a basso costo, proveniente dai villaggi. Questo è stato il caso soprattutto durante l'esperienza romena di sviluppo economico (neo)stalinista, quando la crescita a rotta di collo nell'industria ha lasciato nelle campagne quasi metà della popolazione.
Durante gli ultimi dieci anni è stato il boom immobiliare dell'Europa meridionale e dell'Irlanda a beneficiare dell'afflusso di quasi due milioni di giovani romeni, la maggior parte dei quali proveniente dai villaggi, ma disposta a lavorare in cambio di salari bassi e munita di almeno dieci anni d'istruzione e di una certa esposizione alle competenze di formazione professionale.
Adesso che la bolla immobiliare è scoppiata e il loro Paese d'origine offre loro ben poco, oltre a salari molto bassi e uno smantellamento sistematico dei diritti dei lavoratori, la più dinamica gioventù rurale della Romania affronta una lunga e scoraggiante traversata verso un'incertezza e precarietà ancora maggiori.
Come dice Nicu Pop con un sorriso sarcastico, "dopo che i lavori e i sussidi di disoccupazione saranno finiti e quando saranno esauriti i nostri risparmi, non avremo altra scelta che tornare a casa, senza illusioni, e lavorare la terra, come i nostri nonni. Non è proprio quello che avevamo in mente in tutti questi anni, ma almeno mangeremo pomodori biologici e carne senza additivi chimici, cosa che nemmeno i ricchi di Madrid possono permettersi".

 
Di Daniele (del 01/04/2011 @ 09:48:19, in Europa, visitato 1530 volte)

Da Slovak_Roma

Includendo tutte le donne. By Jens Wandel

L'8 marzo di quest'anno abbiamo festeggiato i 100 anni dell'avvocatura per la parità dei diritti delle donne. E tuttavia resta ancora molto da fare per realizzare i pieni diritti di parità delle donne. Questo è particolarmente vero per le donne dei gruppi di minoranza.

In tutta Europa, le donne rom sono tra le popolazioni più svantaggiate.

In media, una donna rom in Slovacchia si stima che muoia 17 anni prima di una donna non rom, le ragazze rom hanno il doppio di probabilità di avere figli prima del loro 20° anno di età a dispetto delle ragazze non-rom, e quindi le donne rom hanno meno probabilità di completare la loro formazione. Hanno meno possibilità di imparare a leggere e più probabilità di essere disoccupate rispetto alle donne non rom ed agli uomini rom.

Sostenere l'istruzione per le ragazze e le donne rom è un investimento saggio. Studi sullo sviluppo di tutto il mondo, mostrano che l'investimento nel benessere e nell'educazione delle ragazze e delle donne, ha un impatto positivo non solo sulla loro propria vita, ma anche sulle generazioni future. Fornire le competenze e promuovere l'istruzione delle ragazze, porta a tassi più elevati di occupazione e di reddito, e minore mortalità materna ed infantile.

Lívia Járóka, membro ungherese del parlamento europeo – e una donna rom – ha detto che è stato il rifiuto dei suoi genitori di metterla in una classe separata, uno dei motivi per cui è riuscita nella vita. (http://www.womenlobby.org/spip.php?article1174)

Il "decennio dell'integrazione rom" in corso, è impegnato con successo in numerosi paesi europei ad adottare misure per migliorare la condizione dei rom nei loro paesi. Questa primavera, la commissione europea dovrebbe proporre una nuova – e molto necessaria – strategia per l'inclusione dei rom.

Il prossimo rapporto regionale UNDP per lo sviluppo umano dal titolo Al di là della transizione: Verso le società inclusive focalizzate nell'inclusione sociale. Esso rileva che un terzo della popolazione della regione è esclusa dalla società ed introduce un modo pratico per misurare il livello in cui le persone sono escluse dalla vita economica, dai servizi sociali, dalla reti sociali e dalla partecipazione civica.

Il provvedimento fornisce ai responsabili politici le prove di cui hanno bisogno per rispondere alle esigenze dei cittadini. Esso può essere suddiviso in modo che i responsabili politici possono vedere come l'esclusione appare nel loro paese, dov'è geograficamente ed in quale misura si riferisce all'esclusione economica o di altri fattori spesso trascurati, quali l'accesso alle reti ed hai servizi sociali.

I sostenitore del rapporto per le politiche di inclusione si regolano nel contesto di sviluppo locale, come le esigenze specifiche delle donne rom.

È indispensabile prendere in considerazione le esperienze delle donne rom quando si tratta di strategie politiche che mirano ad affrontare le sfide per le comunità rom.

Fare in modo che i rom siano inclusi nella società è estremamente collegato alle questioni di parità tra i sessi e richiede un dialogo con le donne rom.

Per esempio, una donna rom può esitare prima di riferire di una violenza domestica – può pensare che la violenza domestica discrediti la sua famiglia e rafforzi gli stereotipi negativi.

Le esigenze specifiche delle donne rom devono essere riconosciute ed accolte o le iniziative di integrazione possono portare ad un ulteriore marginalizzazione.

La diversità è un motivo per festeggiare ed è un motivo ingiustificabile per le persone di essere lasciati indietro.

Inclusione non significa assimilazione. Significa parità di accesso alle risorse e alle opportunità, come l'istruzione o l'assistenza sanitaria. Significa avere una voce nella società.

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, siamo con le donne rom e riconosciamo che tutti noi abbiamo bisogno di contribuire a trovare modi efficaci per includere le donne rom nella società.

Jens Wandel è vice direttore dell'ufficio regionale dell'UNDP (United Nations Development Programme ndr.) e direttore del centro regionale di Bratislava UNDP

 

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