Rom e Sinti da tutto il mondo

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 26/10/2009 @ 09:31:13, in casa, visitato 1183 volte)

CHESTER (REGNO UNITO) — Dove collocare i nuovi punti d’accoglienza per nomadi e gitani? Con un’iniziativa alquanto inusuale la contea di Chester lo chiede direttamente ai suoi cittadini. di Isabella Agostinelli - redazione@viveremarche.it

Il CWAC (il consiglio cittadino di Chester e della contea del Chestershire) ha commissionato i suoi enti locali uno studio interessante tutta l’area per identificare i possibili siti dove accogliere al meglio i nomadi e i gitani. Infatti, l’ente britannico che si occupa delle strategie del territorio, ha richiesto alla contea di Chester di individuare almeno 45 siti permanenti e altri 10 transitori dove accogliere queste persone entro il 2016.

Ma il CWAC ha dichiarato che nella contea esistono già 59 siti permanenti per l’accoglienza dei nomadi e che in realtà, dai dati emersi dalle associazioni che tutelano queste categorie di persone, ci sia bisogno di un numero assai inferiore di nuove aree. Il capo esecutivo della CWAT, Herbert Manley ha detto a proposito: “Pur criticando la decisione del governo, condividiamo l’idea di dover fornire più aree per i nomadi e i gitani”.

“Infatti” – ha aggiunto il signor Manley – “l’avere dei siti permanenti, da delle sicurezze a tutti, sia ai nomadi che ai cittadini. L’assenza di siti autorizzati favorisce sicuramente l’occupazione illecita di zone cittadine e campali”.

Ora la parola passa ai cittadini, che entro il 13 novembre dovranno dare la loro opinione e aiutare la propria contea a prendere un'importante decisione.

Tutti i dati, le citazioni e le informazioni sono state prese dall’articolo ”Cheshire residents asked to suggest locations for Gypsy and Traveller camps” di Claire Devine, Chester Chronicle, 22/10/2009.

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Di Fabrizio (del 26/10/2009 @ 09:12:40, in casa, visitato 1409 volte)

Segnalazione di Stefania Ragusa

"I politici hanno paura di far uscire i rom dal ghetto"

Ricerca dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) sulla questione abitativa. L’opinione che circola tra gli addetti ai lavori è che anche in presenza di volontà politica da parte delle autorità nazionale i problemi sono a livello locale

BRUXELLES – La responsabilità principale nell’attuare politiche abitative a favore dei rom risiede nelle mani delle autorità locali e nazionali, che spesso però non hanno (o preferiscono non avere) un’idea precisa sulla gravità e la dimensione del problema. Questa è l’opinione che circola tra gli addetti ai lavori della Tavola rotonda organizzata a Bruxelles dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) sulla questione dell’abitazione per la minoranza rom, in concomitanza con il lancio del relativo rapporto della Fra.

I governi spesso non hanno la volontà politica di misurare il problema della difficile situazione abitativa dei rom per evitare di essere chiamati ad agire, come spiega Tara Bedard dell’European Roma Rights Centre (Errc). Ma anche in presenza di volontà politica da parte delle autorità nazionali, sottolinea Anastasia Crickley, presidente della Fra, "a volta vi sono problemi a livello locale": le autorità e i politici del posto non vogliono prendersi carico di fare uscire i rom dal ghetto per paura di ripercussioni da parte dell’opinione pubblica. Questi ostacoli, ricorda Crickley, rendono più difficile attuare i progetti finanziati coi fondi strutturali europei.

Questi ultimi vengono considerati, dal punto di vista dell’Unione europea, come il mezzo finora più efficace e pratico per risolvere le situazioni di segregazione e degrado in cui vivono i rom in tutti i Ventisette. "Però finora non c’è stata alcuna valutazione se questi soldi sono stati spesi bene, e per capirlo dovremmo chiederlo ai rom stessi, destinatari ultimi dei fondi", fa notare Ioannis Dimitrakoupolu, responsabile del rapporto sull’abitazione della Fra. Inoltre i fondi strutturali dedicati all’abitazione sono sottoposti a limitazioni nell’uso, che (fatte salve alcune eccezioni) riguarda i paesi di nuova adesione. Proprio in questi giorni Parlamento europeo e Consiglio (che rappresentata i governi dei 27) stanno cercando le vie legali per sbloccare questi fondi a favore dei rom in tutta l’Ue. (mm)

Casa: per i rom in Ue l'accesso è un percorso ad ostacoli

Pesano discriminazioni e ingiustizie, e spesso il tentativo si conclude con una vita passata in un ghetto. Lo evidenzia una ricerca effettuata dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra). Chiesti maggiori sforzi a governi e autorità locali

BRUXELLES – Una ricerca effettuata dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) dimostra con basi scientifiche ciò che tutti i rom già sanno per averlo sperimentato sulla propria pelle: per loro l’accesso all’abitazione è un percorso a ostacoli fatto di discriminazioni e ingiustizie, e che molto spesso si conclude con una vita passata segregati in un ghetto. Questi ostacoli si pongono non solo per entrare in possesso o in affitto di un alloggio privato, ma anche nell’ambito dell’assegnazione di alloggi sociali pubblici.
Secondo la Fra, gli Stati membri dell’Ue e le autorità locali dovrebbero applicare la legislazione vigente in materia di lotta contro la discriminazione e mettere in pratica le politiche per l’integrazione dei Rom, intensificando gli sforzi per migliorare l’informazione dei rom sui loro diritti e coinvolgendoli nella programmazione e messa in opera delle politiche abitative.
Secondo il direttore dell’Agenzia, Morten Kjaerum, "la relazione dimostra che molte autorità regionali e locali nell’Ue sono restie ad adottare e attuare appropriate politiche abitative per i rom. Occorre che le autorità agiscano con urgenza, in quanto condizioni di alloggio mediocri e la segregazione residenziale hanno un impatto negativo sull’istruzione, l’occupazione e la salute dei rom. Ad esempio, abitare in luoghi segregati rende difficile sia l’accesso dei bambini Rom alle scuole sia cercare e ottenere un impiego per rom e travellers (i ‘viaggianti’ di Regno Unito e Irlanda, Ndr)".

La maggior parte dei rom vive in insediamenti non ufficiali privi delle infrastrutture di base, spesso in abitazioni difficilmente abitabili, senza prospettive di regolarizzare le proprie case e di migliorarne la qualità. Molto spesso le zone adibite per gli alloggi dei rom forniscono un accesso estremamente difficile ai servizi pubblici, ai trasporti, all’occupazione e all’istruzione, e mancano di un’inadeguata erogazione di acqua, energia elettrica o gas. Ciò porta ad elevati tassi di segregazione, talvolta proprio in seguito a deliberate scelte politiche.
Capita poi che i rom vengano sfrattati senza ragione valida anche dagli alloggi sociali, pur pagando regolarmente l’affitto. Sovente gli sfratti avvengono senza preavviso e con uso di violenza da parte della polizia, accompagnata dalla distruzione dei beni personali. Inoltre in molti casi le autorità non forniscono alloggi alternativi o un adeguato indennizzo per l’esproprio.
Il problema è esacerbato dal fatto che non vengono rispettate le leggi vigenti contro le discriminazioni razziali, o che i rom stessi non sono a conoscenza di queste disposizioni volte a proteggerli: ciò avviene in media nel 70% dei casi. Tra i rom a conoscenza di queste leggi però solo il 41% sa come e a chi sporgere denuncia. Di conseguenza, il numero di denunce ufficiali resta molto basso.

Secondo la Fra, gli Stati membri devono adottare misure positive, in particolare a favore di condizioni abitative accettabili. Inoltre è necessaria una raccolta regolare di dati disaggregati da un punto di vista etnico in merito alla situazione degli alloggi dei rom. Per la Fra anche l’Europa deve fare la propria parte: la Commissione Europea dovrebbe garantire un collegamento dei fondi strutturali con l’attuazione di programmi di pari opportunità e di non segregazione negli alloggi. Minimo comun denominatore a queste iniziative deve comunque rimanere un’attiva partecipazione dei rom nella programmazione, nell’attuazione e nell’esame delle politiche abitative. (mm)

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Di Fabrizio (del 25/10/2009 @ 09:19:59, in Italia, visitato 1141 volte)

Segnalazione di Marco Brazzoduro

Si svolgerà a Bari nei giorni 29, 30 e 31 ottobre, presso il Fortino di S. Antonio, il Convegno Nazionale "Nevo Drom: la Nuova Strada" , promosso dalla Coop. Soc. Progetto Città in collaborazione con la Coop. Artezian (composta da lavoratori residenti nella comunità rom del quartiere Japigia), e dalle Associazioni "Vox Popoli" e "Cedam".

La finalità del Convegno è contribuire a promuovere modalità positive di relazione e comprensione reciproca fra Rom, Sinti (immigrati e autoctoni) ed il resto della società civile, scalfendo il blocco di pregiudizi e stereotipi che grava su tale relazione, e stimolando le stesse comunità Rom e Sinti a superare una tradizionale tendenza all’individualismo per unire le forze a livello sia locale che nazionale e internazionale.

Il programma del Convegno prevede relazioni, interventi e approfondimenti tematici nel corso delle tre giornate da parte di esponenti delle istituzioni, intellettuali locali, nazionali ed internazionali, personalità di etnia romanì.

Partecipano tra gli altri l’antropologa Annamaria Rivera, il presidente delle Federazione Rom e Sinti Insieme Radames Gabrielli, il presidente dell’associazione "Them Romanò" Vladimiro Torre, la poetessa rom rumena Luminita Cioba e attraverso una videocomunicazione l’attore e regista Moni Ovadia.

A latere del Convegno, letture di poesie, la mostra "Misto Avilan – Benvenuti !" realizzata con il coinvolgimento dei ragazzi del campo rom del quartiere Japigia di Bari e il concerto di musica romanì dell’Alexian Group diretto da Santino Spinelli.

La manifestazione si concluderà sabato sera con la festa "Io sto con i Rom" nel Villaggio Rom sito nel q.re Japigia. Immagini, musica, danza, gastronomia, cultura fino a tarda notte.

L’iniziativa, è sostenuta dall’Assessorato al Mediterraneo e quello al Turismo della Regione Puglia e patrocinata anche dall’Assessorato all’Accoglienza del Comune di Bari, dall’Università di Bari (Dipartimento Scienze Pedagogiche e Didattiche) e dalla Federazione Chiese Evangeliche di Puglia e Lucania.

Info : info@progettocitta.org ; www.progettocitta.org – 080/502.3090

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Di Fabrizio (del 24/10/2009 @ 09:41:48, in musica e parole, visitato 1734 volte)

Una presentazione in PowerPoint inviatami da Marco Brazzoduro, mi ha ricordato una piccola notizia apparsa un po' di tempo fa. Provo a riassumerla:

Una fredda mattina del gennaio scorso, a Washington DC, un musicista di strada si è piazzato all'ingresso di una stazione della metropolitana. Ha suonato per circa 45', alle 8 di mattina, ora di punta: Bach, l'Ave Maria di Schubert, Manuel Ponce, Massenet ed ancora Bach.

Presa dalla fretta e dall'indifferenza, pochissima gente s'è fermata ad ascoltare. Chi gli ha prestato la maggior attenzione è stato un bambino di tre anni, nonostante le insistenze della madre che voleva andarsene; anche quando lei è riuscita ad ripartire tirandosi dietro il figlio, questi ha continuato a girarsi verso il musicista.

Il musicista misterioso era Joshua Bell, uno dei migliori violinisti del mondo, che affrontava alcune delle partiture più complesse mai scritte, con uno Stradivari del 1713, del valore di 3,5 milioni dollari.

In tutto ha raccolto 32 dollari, nessuno l'ha applaudito. Tra le migliaia di persone lì transitate, una sola l'ha riconosciuto.

Due giorni dopo, una sua esibizione al teatro di Boston, con i biglietti venduti a 100 dollari l'uno, registrava il tutto esaurito.

L'evento in incognito presso la metropolitana, è stato organizzato dal Washington Post, per un'inchiesta. Le domande erano:

  • in un ambiente comune, ad un'ora inappropriata, possiamo percepire la bellezza?
  • ci fermiamo ad apprezzarla?
  • possiamo riconoscere il talento in un contesto inatteso?

Una delle possibili conclusioni di questa esperienza potrebbe essere: Se non abbiamo il tempo di fermarci e di ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo, che suona tra le più belle partiture mai composte, a quante altre cose altrettanto eccezionali passiamo accanto senza accorgercene?

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Di Fabrizio (del 24/10/2009 @ 09:40:43, in scuola, visitato 1222 volte)

Esiste un mondo meno visibile, meno chiacchierato, probabilmente anche meno esteso, nel grande calderone della scolarizzazione dei minori rom che risiedono nel Comune di Roma.

Questo mondo è fatto di madri e padri che colgono nel senso più pieno il valore aggiunto, educativo e sociale, che la scuola rappresenta per i loro figli. Madri e padri che, certamente sostenuti da amici e volontari ma in maniera del tutto autonoma e responsabile, si prendono carico essi stessi della scolarizzazione dei propri ragazzi.

Questo mondo è fatto di donne che con enorme difficoltà e altrettanta dignità cercano di curare, per quanto sia possibile in quelli che vengono definiti "insediamenti abusivi", l'igiene dei figli per renderli più "simili" ai loro coetanei, sforzandosi per questo di dar loro il vestito alla moda o un mp3 funzionante "come ce l'hanno tutti".

Questo mondo è fatto di bambini che con difficoltà ma anche grande entusiasmo la mattina si preparano per andare a scuola, al freddo o nella polvere, tra l'urgenza di rimediare un quaderno e la necessità di racimolare alcuni spicci per la merenda.

Nessun pulmino all'orizzonte. Nessun operatore sociale dell'associazione di turno a cercare di convincerli o a chiedere il certificato medico per la riammissione dopo troppi giorni di assenza. Nessun sostegno da parte di chi questi sforzi encomiabili dovrebbe incentivarli e premiarli.

L'aiuto a queste persone, anzi il riconoscimento pieno ed il rispetto del diritto all'istruzione di tutti i bambini e ragazzi non viene garantito da nessuna parte. Un progetto che favorisca interventi di sostegno e stimolo alle responsabilità genitoriali – che questi genitori si assumono in pieno almeno per quanto riguarda l'aspetto educativo/scolastico – non esiste, o per lo meno non li riguarda.

Eppure nel bando di gara d'appalto per affidare il servizio di scolarizzazione dei minori rom tra i criteri di valutazione dell'offerta compare la "responsabilizzazione adulti appartenenti alle comunità rom". Ma intorno a queste famiglie si crea il vuoto istituzionale. Le associazioni non sono autorizzate ad agevolare queste realtà, non possono assistere (se non a titolo personale) i genitori nell'iscrizione scolastica, i pulmini che raccolgono gli alunni rom dei vicini campi autorizzati non possono accompagnare i loro bambini, neanche se frequentano le stesse scuole.

Ultima dichiarazione ufficiale circa il loro status di alunni e genitori di serie B, la circolare n. QM 22484 del 7 luglio del 2009 la quale obbligava i genitori degli alunni regolarmente iscritti a presentare la documentazione ISEE al fine di ottenere i buoni didattici e i buoni libro. Ovviamente molte delle famiglie che vivono in questi campi non autorizzati sono sprovviste di documenti di identità, indispensabili per la riscossione di questo beneficio minimo ma preziosissimo concesso ai nuclei familiari che versano in situazioni di disagio economico. Pertanto questi agognati buoni abbiamo dovuto toglierceli dalla testa...Fino al giorno in cui tale circolare non viene rettificata, per cui la IV Unità Organizzativa Ufficio Progetti Speciali e Intercultura del Dipartimento XI per le Politiche Educative e Scolastiche del Comune di Roma, in relazione alla sopracitata precedente circolare, stabilisce che per quelle "famiglie rom provenienti dalla ex Jugoslavia impossibilitate a presentare la documentazione ISEE in quanto sprovviste di documenti di identità ma autorizzati alla permanenza dal Comune di Roma nei campi autorizzati e regolarmente censiti […] gli Enti convenzionati presenteranno una dichiarazione di nullatenenza grazie alla quale potranno ritirare dalle scuole i relativi buoni".

Da cittadini attenti, siamo molto lieti di registrare questo enorme passo avanti compiuto dalle nostre istituzioni sulla strada della democrazia per tutti. Ma ci troviamo purtroppo costretti a denunciare per l'ennesima volta che tra questi tutti non è compreso il mondo fatto di padri, madri e bambini il cui status di irregolari non toglie (per fortuna) l'obbligo scolastico per i minori in età scolare ma solo il diritto concreto ad un'istruzione di serie A.

Questo mondo però a noi piace, è un mondo più reale, per molti aspetti più responsabile, un mondo in cui le difficoltà non cancellano la necessità di essere dei genitori attenti che scelgono di intraprendere un percorso di emancipazione ed autonomia, e accanto a questo mondo vogliamo continuare a lottare per il riconoscimento pieno dei diritti di tutti.

Una scuolina per crescere - ARPJ Tetto ONLUS

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Di Fabrizio (del 23/10/2009 @ 09:40:19, in Italia, visitato 1384 volte)

Milano, 20 ottobre 2009

Cari amiche e amici,

Appello Per tutti

La Nazionale Italiana di Homeless lancia un appello per aiutare tre rappresentanti della nazionale Italiana.

40 giorni dopo il mondiale di Milano i nostri campioni stanno morendo di freddo e fame con le loro famiglie. Dopo 40 giorni l'orgoglio di indossare la maglia italiana si trasforma nella morte.

Vergogna Italia!!!
Vergogna Moratti!!!!
Vergogna FIGC e LND!!!!!
Vergogna a tutti quanti non hanno mantenuto promesse!!!
Vergogna Milano MY LAND e HWC!!!!

Adesso bisogna aiutare tutti e alla nostra Associazione Nuova Multietnica ONLUS senza mezzi non riusciamo a fare niente.

Bisogni Urgenti della Tendopoli Milanese:

Coperte e Vestiti Caldi per Bambini 0-10 anni.
Latte in polvere per Bambini
Generatore di corrente.
Pasti caldi.
Una CASA e Lavoro

Info:
Tendopoli Milanese - Florian - 3298990762
Nuova Multietnica ONLUS - Nicolae – 3291872594

Sito web:
http://www.nuovamultietnica.com

Vi ricordo inoltre che se volete sostenerci ed aiutare a realizzare i sogni di tanti senza fissa dimora potete farlo attraverso un versamento alle seguenti coordinate bancarie:

Associazione Sportiva e Culturale Nuova MultiEtnica (ONLUS)
Via Bellezza 16/a – Milano
Codice Fiscale – 97309030159

BANCA INTESA
COORDINTE IBAN – IT16 G030 6909 4446 1524 9931 460
ABI 03069 CAB 09444 C/C 6152499314/60

Un Abbraccio forte Bogdan


Milano, 22 ottobre 2009

Appello per Tutti!!!

Tante Grazie!!! Amiche e Amici


Purtroppo al nostro appello hanno risposto poche forze... Forse perché è stato mandato da una Associazione MultiEtnica?

O perché stiamo diventati poveri e abbiamo bisogno del sostegno di tutti?

2009 Milano città fredda tre Famiglie di circa 20 persone con bambini piccoli stanno affrontando inverno in tenda come queste famiglie sono tante altre.
L'Aquila 20 mila sfollati.
Aiutiamoli!!!!

Prego a Dio che questo inverno non sarà freddo


Sabato dalle 15.00 alle 18.00
Domenica dalle 14.00 alle 16.00

Presso Arci Bellezza
Via Bellezza 16/a Milano

Raccoglieremo tutte offerte:
Info: - Nico – 3291872594

Coperte e vestite Caldi per bambini da 0-10 anni
Latte e latte in polvere più prodotti alimentari confezionati.

chiederemo una piccola offerta per comprare un generatore di corrente Urgente!

Chiediamo anche indirizzi del palazzi, scuole, ditte, i.t.p. ...... per occupare.
Ospitalità nelle comunità benvista.

Sostieni le nostre iniziative Grazie!!

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Di Fabrizio (del 23/10/2009 @ 09:04:02, in Europa, visitato 1142 volte)

Da Romanian_Roma

21 ottobre 2009, BERLINO (JTA) - Circa 70.000 reclami dei sopravvissuti all'Olocausto, rifiutati dalla Sicurezza Sociale Tedesca, stanno per essere riaperti.

Un gruppo di controllo stabilito dalla Conferenza sui Reclami e dal Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali tedesco controllerà i reclami rigettati sin dal 2002, con il reclamo più vecchio processato per primo, secondo quanto dichiarato martedì dalla Conferenza sui Reclami.

La ri-valutazione segue ad anni di pressioni e tre decisioni del tribunale quest'estate, che liberalizzavano i criteri di pagamento per la legge del 2002 sulle "pensioni del ghetto", che si applica ai sopravvissuti ai ghetti occupati od incorporati dai nazisti per il "lavoro volontario e remunerato".

La Conferenza sui Reclami, che non processa o amministra i reclami, si è unita ad altre organizzazioni dei sopravvissuti, per chiedere dei cambiamenti, dato che "l'interpretazione inconsistente o eccessivamente letterale dei criteri di eleggibilità da parte delle autorità tedesche, portava ad un esteso diniego dei reclami."

Da ora in poi, il tipo di pagamento ricevuto per il lavoro nei ghetti - denaro, cibo o vestiti - non sarà più un fattore decisivo, anche se la remunerazione non è stata fornita direttamente al richiedente. Inoltre, verranno coperti anche i ghetti in Transnistria.

Soltanto quanti già ricevono una pensione possono ricorrere in forma scritta se ritengono di doverla aggiornare.

Ulteriori informazioni (in inglese ndr) disponibili su Claims Conference Web site.

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Di Fabrizio (del 22/10/2009 @ 09:46:36, in casa, visitato 1393 volte)

SEMINARIO DI LAVORO Un approccio integrato all'inclusione socio-abitativa delle comunità zigane

28 ottobre 2009 ore 14.30
Aula Magna Collegio Santa Caterina da Siena - via S. Martino 17/A PAVIA

PROGRAMMA
14.30 Saluto delle autorità

14.55 Proiezione VIDEO

15.00 Andrea Membretti e Simona Riboni: I Sinti abitano Pavia: verso il superamento sociale ed urbanistico dei campi nomadi

15.30 Buone pratiche per l'integrazione socio-abitativa delle comunità zigane
Stefano Petrolini: Dalla roulotte alla casa in muratura: il casodi Trento
Renata Paolucci: Le micro-aree insediative: il caso di Padova

16.00 Intervento del Prefetto Mario Ciclosi

16.20 Break

16.40 Tavola Rotonda, modera Andrea Membretti, partecipano:
Pier Sandro Assanelli, Roberto De Lotto, Armando De Salvatore, don Franco Tassone, Tommaso Vitale

17.30 Dibattito guidato, modera Tommaso Vitale. Sono invitati ad intervenire:
Opera Nomadi di Voghera, Comunità di S. Egidio, Associazione ApertaMente di Buccinasco

18.00 Conclusione lavori, Ferdinando Buffoni, Prefetto di Pavia

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Di Fabrizio (del 21/10/2009 @ 09:25:37, in Europa, visitato 1241 volte)

Da Mundo_Gitano

ABC.es Madrid, 14 ottobre 2009

Ad un decennio dal conflitto armato nei Balcani, la Germania sta pianificando il rimpatrio di migliaia di rifugiati provenienti dalla regione, la maggior parte di origine rom, una decisione definita dai critici come "mostruosa", mentre il Governo ha difeso questa misura affermando che la situazione nella regione è già stabile, secondo i responsabili tedeschi.

Ci sono circa 14.000 rifugiati in Germania provenienti dal Kosovo, e 10.000 di loro sono di questo gruppo etnico. Non è mai stato regolato lo status legale della maggior parte di questi rifugiati.

Così, il Ministero degli Interni progetta di trattare 2.500 casi di rimpatrio due volte all'anno, per essere sicuro che il Kosovo non risulti sovraccaricato da un influsso repentino dei ritorni. L'anno scorso, almeno 900 kosovari sono tornati nella regione, mentre già si sta provvedendo a programmi simili per i rifugiati dalla Bosnia, secondo quanto riporta il giornale tedesco "Süddeutsche Zeitung".

In aggiunta, la Germania pagherà 750 euro a chiunque farà ritorno e coprirà le spese di viaggio, informa il giornale "Russia Today", che informa come le autorità abbiano promesso di mantenere una "ragionevole composizione etnica" tra loro.

Il Ministero degli Interni della Germania ha detto che l'accordo di rimpatrio verrà firmato a settimane, ed un suo portavoce, Stefan Paris, ha dichiarato a Berlino che l'accordo sarà in linea con la legislazione internazionale, perché trattando la questione dei rifugiati siano considerati tutti gli aspetti umanitari.

Una volta firmato, l'accordo sancirà che il Kosovo, di principio, accetterà tutte le persone che abbiano documenti d'identità della regione o che antecedentemente abbiano vissuto sul suo territorio.

Nel contempo, la deputata del partito di sinistra "Die Linke", Ulla Jelpke, ha definito il progetto come "mostruoso", dato che i deportati avranno di fronte a sé "la povertà assoluta" ed "un'alienazione giornaliera" dalla maggioranza albanese nel Kosovo.

Inoltre, il gruppo per i diritti umani Chachipe, focalizzato su questa etnia, ha condannato il processo di rimpatrio, affermando che il governo tedesco è stato molto ottimista nel descrivere la situazione in Kosovo. "I Rom sono stati espulsi dal Kosovo e, in dieci anni, la comunità internazionale non è stata capace di creare le condizioni per un ritorno in forma sicura", ha indicato il gruppo.

"I loro interessi sono stati sacrificati e abbandonati nel tentativo di pacificare gli antagonismi tra albanesi e serbi del Kosovo e ora, si chiede il loro ritorno perché la comunità internazionale possa dire che il Kosovo si è convertito in un posto multietnico che merita essere un paese indipendente", ha affermato il gruppo.

Nel frattempo, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR), dopo aver visitato la regione all'inizio di quest'anno, ha detto che il Kosovo è ancora suscettibile alle tensioni etniche e che le condizioni per vivere nella zona sono molto povere. L'agenzia ha raccomandato che i rifugiati tornino solamente in forma volontaria.

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Di Sucar Drom (del 20/10/2009 @ 09:13:13, in Italia, visitato 1524 volte)

L'Assessorato alle Politiche Sociali e Sanitarie della Provincia di Mantova, l'associazione Politkovskaja e l'Istituto di Cultura Sinta vi invitano all'evento

Sul filo della parola, invito all'ascolto della storia rom e sinta

venerdì 23 ottobre 2009 alle ore 21.00- Mantova, Palazzo del Plenipotenziario, piazza Sordello n. 43

L’assenza di un’informazione obiettiva e di una conoscenza culturale approfondita sono alla base dell’angoscia securitaria degli ultimi tempi, che si concretizza in una cieca riproduzione del ciclo della paura e ci priva della ricchezza dell’incontro con l’altro. Vorremmo provare ad invertire questa tendenza, dando vita ad un incontro pubblico in cui costruire un percorso di senso sulla storia rom e sinta, in cui la dimensione locale e nazionale si unisca a quella globale.

Introduce: Fausto Banzi, Assessore provinciale di Mantova

Intervengono:
- Paul Polansky, Antropologo americano che ha da molto tempo dedicato il suo impegno alle popolazioni Rom dell’Europa Orientale.
- Elena Borghi e Stefano Liuzzo, Ricercatori dell’Istituto di Cultura Sinta.

Coordina: Andrea Negrini, Associazione Politkovskaja.

Per informazioni:
- Associazione Politkovskaja (info@associazionepolitkovskaja.eu telefono 333 4288906)
- Istituto di Cultura Sinta (ics@sucardrom.191.it  telefono 0376 360643)
- Assessorato Politiche Sociali e Sanitarie Provincia di Mantova (pol.soc@provincia.mantova.it  telefono 0376 204328)

Istituto di Cultura Sinta - http://sucardrom.blogspot.com/
L’Istituto di Cultura Sinta è fondato a Mantova dall’Associazione Sucar Drom, per far conoscere, valorizzare e tutelare le culture rom, sinte, romanichals, manouche e kalè.
Basato sui principi dell’interazione e dell’attiva collaborazione tra gli appartenenti alle diverse culture, l’ICS svolge le funzioni di un centro di documentazione, aperto a tutte le persone interessate a questi temi, e promuove progetti ed iniziative culturali, quali pubblicazioni, convegni, rassegne ed approfondimenti.

Associazione Politkovskaja - http://www.associazionepolitkovskaja.eu
L’Associazione Anna Politkovskaja è nata a Mantova nel 2007, per dare sostegno alla battaglia intrapresa dalla giornalista russa assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006, che ha sempre lavorato con coraggio per dare un'informazione oggettiva ed indipendente in merito al conflitto russo-ceceno.
Scopo dell'associazione è quello di intervenire sui processi di informazione, utilizzando tutti gli strumenti disponibili (incontri, dibattiti, proiezioni di filmati, mostre…) per sensibilizzare e mobilitare l'opinione pubblica alla difesa dei diritti umani, alla promozione dei diritti civili e alla costruzione di percorsi di pace.

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