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Di Fabrizio (del 02/07/2008 @ 09:10:24, in musica e parole, visitato 1749 volte)

Da Roma_Daily_News

I Gogol Bordello sostengono Sulukule

ISTANBUL - Turkish Daily News - mercoledì 25 giugno 2008

Una banda punk gitana in tour in Turchia ha interrotto ieri il proprio calendario per apparire improvvisamente a Sulukule, l'assediato quartiere di Istambul che è il più antico insediamento Rom nel mondo. I Gogol Bordello, un gruppo originario dell'Ucraina ma che include membri da diverse nazioni, ha visitato Sulukule in uno show di sostegno contro il progetto di trasformazione urbana in corso, osteggiato per ignorare gli attuali abitanti Rom dell'area e minacciandoli di lasciarli senza casa.

Sulukule viene demolita da febbraio. La Municipalità di Fatih insiste nel progetto di trasformazione nonostante l'opposizione di molti. La Piattaforma Sulukule, organizzazione che lavora per salvare il quartiere, ha contattato la banda molto prima del loro arrivo in Turchia. Uno dei rappresentanti della piattaforma, Neşe Ozan, ha detto che i membri di Gogol Bordello e le loro famiglie una volta si sono trovati nella stessa situazione dei residenti di Sulukule. "La banda è qui per mostrare al popolo Rom che non sono soli e vogliamo sostenere l'atto di salvare la cultura gitana ed il quartiere."

Eugene Hutz, il solista dei Gogol Bordello, ha detto nel concerto di domenica: "Gli incidenti che succedono a Sulukule accadono in molti luoghi del mondo. La gente vuole più McDonalds' e catene alberghiere? O è più logico proteggere la cultura nazionale e le strutture storiche? A voi la scelta."

Ad attendere ieri la banda famosa nel mondo c'era molta gente, compreso locali, giornalisti, turisti ed autorità municipali.

Una di loro, una donna di 55 anni, nata e cresciuta a Sulukule, Gülsüm, piccola paffuta e ciarliera, ha pesino assistito allo show TV per salvare la sua casa. "Non voglio lasciare casa mia e non importa cosa mi offre il comune, anche un palazzo," ha detto. Secondo lei, i Rom non sarebbero capaci di assimilarsi se fossero spostati in un altro posto.

L'Austriaca Astrid Heubrandtner era tra quanti aspettavano di vedere i Gogol Bordello. Heubrandtner è arrivata ad Istambul a gennaio per girare un documentario su Sulukule. "Istanbul è una delle città più interessanti nel mondo, Sulukule è uno dei quartieri che la fanno sempre più attrattiva," ha detto aggiungendo: "Penso che la gente debba sentirsi orgogliosa di avere un quartiere come Sulukule."

Il solista Hutz ha protestato che nessuno sa davvero cosa stia succedendo a Sulukule. "Durante la mia tournee in Turchia ho parlato con molta gente su questo quartiere ed ho capito che la gente non sa molto sulla storia del quartiere," ha detto Hutz. Secondo i membri della banda, la mossa giusta sarebbe "proteggere" e non "distruggere". Hutz ha dichiarato che è triste decidere di annichilire una cultura e un posto storici.

Il Sindaco di Sulukule, Ismail Altintoprak, ha dato risalto al fatto che dovrebbe esserci un carnevale organizzato per promuovere la cultura e la musica di Sulikule. "In questo modo la cultura zingara può essere promossa in tutto il mondo e possiamo proteggere la popolazione," ha detto Altintoprak. I Gogol Bordello hanno promesso di prendere parte al carnevale se un tale evento fosse realizzabile.

Chi è la banda?

Formati nel 1999, i Gogol Bordello vengono dal Lower East Side di New York. Il gruppo è conosciuto per i suoi show teatrali, ispirati dalla musica zingara. I membri storici sono immigrati dall'Europa dell'Est. Il nome della banda viene da Nikolai Gogol, che ha "introdotto di nascosto" la cultura ucraina nella società russa. Il gruppo ha rilasciato il suo primo singolo nel 1999, seguito da altri quattro album. Lo scorso fine settimana era il loro terzo tour in Turchia, dove è ammirata da un gran numero di fan.

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Di Fabrizio (del 01/07/2008 @ 10:02:25, in blog, visitato 1537 volte)

Da Geiger Dysf

Sembra un periodo particolarmente favorevole ai romanzi e ai saggi che raccontano le vicende infinitamente crudeli degli stermini coloniali e delle assimilazioni forzate, dall’operazione elvetica "Enfants de la Grand-Route" già ricordata agli stermini eugenetici nazisti, dal Canada alla Svezia, dagli USA all’Australia: non vi è continente o nazione immune dalla barbarie coloniale, e che ora non si faccia carico di una sorta di "pentitismo storico" e di rivendicazione delle differenti identità etniche e culturali, cancellate a suon di decine di milioni di morti, schiavi, bambini rapiti.

Le politiche di assimilazione sono tecnicamente simili, nella Svizzera del dottor Alfred Siegfried come nel massacro degli aborigeni australiani, le comunità, le culture e gli stili di vita delle "razze inferiori" dovevano essere distrutte radicalmente. Ciò che ne restava doveva essere sottoposto alla sedentarizzazione forzata, col nome di "politica di assistenza sociale e di previdenza". La sottrazione dei bambini in Svizzera venne pianificata fino al 1967 dall'Opera di soccorso "Enfants de la grand-route" (creata nel 1926 dalla federazione svizzera di beneficenza Pro-Juventute) con la collaborazione della polizia, e finanziata da vari "benefattori" e associazioni, dalla vendita di gadget dell’associazione (francobolli, opuscoli) oltre che da sovvenzioni della Confederazione e del Dipartimento dell’Interno.  I bambini rubati ai genitori venivano "affidati" ad altre famiglie o rinchiusi negli orfanotrofi, incarcerati o internati in ospedali psichiatrici. E costretti a subire ogni sorta maltrattamenti, umiliazioni e vessazioni. Sembra un film già visto, con gli stessi dialoghi, la stessa disperazione, gli stessi sbirri, gli stessi orfanotrofi. E si sa quanto sta a cuore, alla Moratti o alla Chiesa, la beneficenza.

Sta di fatto che una delle prime azioni fu …il censimento della popolazione itinerante. I bambini vennero sottratti alla potestà dei genitori, e Siegfried stesso divenne il "tutore" di oltre 300 bambini. Per lui, per il successo della "rieducazione" era assolutamente necessaria "la rottura totale tra il bambino e il suo universo familiare".

Complici di quest’operazione furono, verrebbe da dire ovviamente, il clero, gli scienziati, i medici, gli psichiatri. Negli istituti religiosi, nelle aziende agricole o nei penitenziari i bambini potevano "assimilare i valori dell'ordine e del lavoro" e venire "socializzati" lavorando come servi e schiavi a zero o basso costo. Fra un maltrattamento e un abuso sessuale, potevano perfino ricevere un’"istruzione" ridotta al minimo, quel tanto che bastava alla loro condizione di "esseri inferiori".

Gli scienziati appurarono l'"inferiorità ereditaria" dei nomadi, e i medici praticarono le sterilizzazioni forzate. Ancora nel 1964, il dottor Siegfried scriveva: "Il nomadismo, come alcune malattie pericolose, è trasmesso soprattutto dalle donne".  Lo psichiatra Joseph JÜrger fu uno dei primi ideologi svizzeri dell'igiene razziale. Nel 1988 un centinaia di vittime della "scienza razziale" erano ancora internate in cliniche e istituti. Se si considerano tutte queste date, si può osservare una grande continuità, fino ai nostri giorni, in tutta Europa (e negli Stati Uniti) delle operazioni di eugenetica, che non riguardarono perciò esclusivamente i nazisti, anche se certo il nazismo ne fu l’interprete più entusiasta e fanatico.

Il romanzo Home di Larissa Behrendt, pronipote di una bambina aborigena rapita nel 1918  per essere educata e cresciuta dai bianchi, si inserisce in questa corrente di testimonianze sui bambini rubati e sulle politiche di assimilazione e/o sterminio.

Con Home, Larissa Behrendt, docente di legge e studi aborigeni e avvocato votato alla causa dei diritti del suo popolo, racconta, tra realtà e fiction, un lungo viaggio alla ricerca delle radici perdute e fa riemergere una pagina di storia che il suo paese ha creduto di poter archiviare troppo in fretta: la tragedia degli aborigeni, "colpevoli" soltanto di avere una pelle diversa dai bianchi.

Protagonista del romanzo è Candice, una ragazza dai capelli chiari, pronipote di Garibooli, la bimba portata via con la forza dal campo di eualayai, che, a distanza di settant'anni, ritorna con il padre Bob nei luoghi dove venne rapita la nonna. Insieme ai ricordi che affiorano e attraverso i luoghi e i volti, si ricompone la vita di Garibooli, ribattezzata Elisabeth. Violenze, diritti violati, ferite non rimarginabili.

La tragedia degli aborigeni è stata una pagina della storia Australiana chiusa tanto tempo fa. Lei ora la riapre
Anche se il rapimento di massa dei bambini aborigeni è finito con gli anni Sessanta, ancora oggi quanto è successo pesa sul mio popolo. Tutti quelli che furono strappati ai loro cari per essere "assimilati" dai bianchi, hanno subito abusi: fisici, mentali, sessuali. E ce ne sono ancora molti che non sanno neanche da dove provengono e che non sono riusciti a ritrovare la loro identità. Da avvocato mi sono occupata di donne, figlie e nipoti di bambini o bambine rapiti, che non avevano neanche il più pallido ricordo della loro famiglia. Un'eredità pesante da portare.

Home è un romanzo autobiografico?
Sì, il libro si basa sulla storia della mia famiglia, ma anche sulla mia esperienza di avvocato. Candice sono io, e Garibooli è mia nonna. Della mia famiglia io conoscevo qualche cosa, ma non molto. Mentre, nel romanzo, Candice immagina la storia di Gariboli nei dettagli: da quando venne strappata al suo campo in poi. Fino a quando le sarà possibile tornare a casa, tanto tempo dopo. Visitare i luoghi da dove mia nonna venne portata via, mi ha dato la forza e l'emozione per poter scrivere Home.

Quanti sono stati, in cinquant'anni, i bambini aborigeni rapiti?
Ipotizzare un numero preciso è difficile. Le fonti ufficiali dicono che quella sorte capitò a un bambino su dieci. Ma io non ho mai conosciuto una sola famiglia aborigena che non contasse un "bambino rubato".

Quello che è accaduto agli aborigeni nel suo paese è stato il tentativo di togliere l'identità a un popolo. L'Australia ha riconosciuto le sue responsabilità, o la questione è ancora aperta?
Il nostro ex primo ministro, John Howard, non pensava che l'Australia si dovesse vergognare di questo suo passato, né riteneva che la questione degli aborigeni fosse stata sottovalutata. E, in quel periodo, tutto sommato, la logica dell'assimilazione è continuata, la cultura aborigena non era in alcun modo né protetta né fatta rivivere, né tanto meno venivano stanziati fondi e risorse per salvaguardare il popolo aborigeno.
Le cose sono cambiate quando è andato al potere Kevin Rudd. Lui ha chiesto scusa agli aborigeni e il governo si è fatto carico dei danni morali e fisici causati dalla politica dei rapimenti. Oggi in Australia va senz'altro meglio, ma solo dal punto di vista teorico. Quando si scende sul piano pratico ci sono ancora molti problemi.

Larissa Behrendt, Home
Baldini Castoldi Dalai editore
Pagine 429 - euro 19,00
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(intervista tratta da la Repubblica 29 giugno 2008)

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Di Fabrizio (del 01/07/2008 @ 09:27:06, in Regole, visitato 1399 volte)

Ricevo da Marco Brazzoduro

PER LA CASSAZIONE TUTTI I NOMADI SONO LADRI

La clamorosa assoluzione del sindaco leghista di Verona Fabio Tosi ha dato occasione alla Corte di Cassazione di ridurre ulteriormente l’ambito di applicabilità della legge Mancino contro la discriminazione razziale, ed ha sostanzialmente strappato importanti principi costituzionali che non possono essere trascurati neppure dalla Cassazione. Nel 2001 Tosi era capogruppo della Lega Nord nel consiglio regionale veneto e durante una riunione aveva detto tra l'altro che "gli zingari dovevano essere mandati via perché dove arrivavano c'erano furti". Dopo una condanna in corte di Appello, il verdetto della Corte definisce come lecito il comportamento di Tosi, annullando la precedente sentenza e rinviando ad altro giudice per la decisione definitiva.

Nella nostra legge fondamentale esistono principi immediatamente precettivi che non possono essere violati neppure quando le persone che commettono reati o sono denunciati per avere commesso reati sono appartenenti ad una categoria o ad un gruppo etnico particolare . La presunzione di innocenza, affermata dall’art.27 per tutti, cittadini e non cittadini, stabilisce che " l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva". Non si può quindi definire come ladro una persona che non sia stata condannata con sentenza passata in giudicato. Sembra ovvio, ma per il sindaco leghista di Verona ed adesso per la Corte di Cassazione, tutti i nomadi, anche sinti, quindi cittadini italiani, sono ladri, anche prima di una condanna definitiva, addirittura anche prima di una denuncia, o di un qualsiasi accertamento dei fatti.

E ancora l’art. 27 della Costituzione afferma che "la responsabilità penale è personale", ribadendo poi la funzione rieducativa della pena. Anche questa norma vale per tutti, quale che siano lo stato di soggiorno ed i precedenti penali. Anche i ladri, dopo avere scontato una pena possono inserirsi nella società ed hanno diritto a non essere discriminati, ed anzi a livello locale, gli ex detenuti (italiani) godono di particolari aiuti per il loro reinserimento sociale. Ma sono numerosi anche i casi di reinserimento sociale di rom e migranti che hanno commesso un reato e poi, dopo avere scontato la pena, sono riusciti a trovare una loro strada nella legalità. Ma questa possibilità di reinserimento, evidentemente, per la Corte di Cassazione vale per gli italiani, ma non per i sinti, che sono pure cittadini italiani, ed è del tutto da escludere per tutti coloro che vengono definiti zingari senza avere neppure la cittadinanza italiana, come appunto i rom.

In pratica la Corte di Cassazione ritiene, come il sindaco leghista Tosi, che gli zingari, tutti gli zingari, in quanto tali sono ladri, affermando una sorta di responsabilità collettiva, ed è quindi legittima la discriminazione ai loro danni. Poco importa che, dopo avere scontato una pena, chiunque, soprattutto se cittadino italiano come i sinti, ha diritto alla tutela del suo onore, della sua privacy ed agli altri diritti fondamentali, comunque affermati dall’art. 2 del Testo Unico sull’immigrazione anche per gli stranieri privi di permesso di soggiorno, sulla base del principio di parità con i cittadini italiani.

Secondo la Cassazione "la discriminazione per l'altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l'altrui criminosità. In definitiva un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso". La corte suggerisce quindi ai giudici di merito della corte d'Appello di Verona che esaminerà di nuovo il caso, in sede di rinvio, di non considerare reato le iniziative politiche che hanno come obiettivo i comportamenti illegali di appartenenti alle minoranze etniche e non le etnie in sé. Non sembra più rilevare per i giudici della Cassazione che queste "iniziative politiche" hanno attribuito a tutti i rom la definizione di ladro, una colpa collettiva che ripugna alla tradizione democratica del nostro paese e ci riporta indietro nel tempo allo sterminio delle minoranze ( ebrei, rom, oppositori politici) praticato dal nazismo e dal fascismo.

La Suprema Corte aggiunge che "la frase pronunciata da Tosi non esprimeva alcuna idea di superiorità o almeno non superiorità fondata sulla semplice diversità etnica, ma manifestava solo un'idea di avversione non determinata dalla qualità di zingari delle persone discriminate ma dal fatto che tutti gli zingari erano ladri". E questo, per i supremi giudici, "non è un concetto di superiorità o odio razziale, ma un pregiudizio razziale". Punibile se "contiene affermazioni categoriche non corrispondenti al vero".
E dunque per la suprema Corte, che afferma la non punibilità di Tosi, è "corrispondente al vero" che "tutti gli zingari sono ladri".

I giudici della Cassazione sono particolarmente "premurosi" nei confronti dei politici leghisti che, dopo avere incassato il successo elettorale conquistato alimentando per anni la paura e la xenofobia, stanno attuando una vera e propria pulizia etnica ai danni dei rom e dei sinti con ordinanze contingenti da stato di emergenza, di dubbia legittimità costituzionale.

Per la Corte di Cassazione, "la discriminazione si deve fondare sulla qualità del soggetto (nero, zingaro, ebreo ecc) e non sui comportamenti. La discriminazione per l'altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l'altrui criminosità". "In definitiva - conclude la Corte, condividendo la linea difensiva del sindaco leghista - un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso". "Tuttavia su un tema acceso come quello della sicurezza che crea forti tensioni emotive - argomenta la Cassazione - non si può estrapolare una frase poco opportuna per attribuire all'autore idee razziste senza esaminare il contesto e valutare gli elementi a discolpa".

Tra questi elementi "a discolpa" evidentemente, il giudizio sommario condiviso dalla stessa Corte che tutti gli zingari sono ladri.

Ma noi vogliamo proprio richiamare il "contesto" che i giudici della corte sembrano ignorare.

La Corte dimentica che i leghisti, proprio a partire da questa "legittima discriminazione",perpetrata nel 2001, con centinaia di successive iniziative, che sono giunte fino ad appiccare il fuoco a campi abitati da donne e bambini indifesi, come nel caso del rogo di Opera vicino Milano, hanno sempre confuso i comportamenti devianti di una parte dei rom con la qualità di diversi che si riassume nel linguaggio corrente con l’attribuzione dei termini "nomadi" o "zingari". Anche quando si tratta di colpire persone incensurate, nate e cresciute in Italia, addirittura cittadini italiani, come nel caso dei Sinti, o che in condizioni di irregolarità lottano giorno per giorno per garantire ai loro figli un futuro diverso da quello che tocca a loro.

A fronte della espansione delle sanzioni penali verso tutti quei comportamenti che esprimono opposizione sociale, fulcro del pacchetto sicurezza e dei provvedimenti emergenziali che il governo sta frettolosamente facendo approvare dalle Camere, contro rom e migranti, ma anche contro quei cittadini italiani che praticheranno forme di protesta e di resistenza civile non violente come occupazioni e blocchi stradali, quali saranno le conseguenze del ragionamento della Corte di Cassazione?

Quali altre categorie di imputati per diversi reati, italiani o stranieri, magari per resistenza a pubblico ufficiale o per una occupazione, oppure per violazioni delle norme contenute nel nuovo pacchetto sicurezza, potranno essere oggetto di "legittime discriminazioni" in nome della sicurezza ?

Ringraziamo la Corte di Cassazione per avere precisato "quando la discriminazione è lecita". Purtroppo la sentenza della Corte si potrebbe definire una decisione di regime, anche se è stata adottata alla fine dello scorso anno ed oggi se ne conoscono le motivazioni. Ma le prove tecniche di discriminazione erano in corso da tempo, con i patti per la sicurezza concordati da Amato con i sindaci. Una sentenza, questa della Corte, che rischia oggi di sprofondare ulteriormente il nostro paese in una situazione di discriminazione generalizzata ai danni delle minoranze. Tra breve sarà attaccato il diritto di difesa con patrocinio gratuito, e poi il diritto alla salute, e poi si profila già la messa in discussione del diritto alla famiglia. Anche per i sinti cittadini italiani viene negato il diritto all’abitazione e vengono tagliati tutti i finanziamenti a favore delle comunità rom ed immigrate, come il fondo di solidarietà nazionale.

Il diritto alla libertà personale, già affermato dall’art. 13 della Costituzione italiana è tradito ogni giorno, in ogni occasione in cui un agente di polizia arresta e trattiene una persona priva di un permesso di soggiorno, e se comunitaria, priva di residenza e di mezzi di sostentamento, in base ai cd. "motivi imperativi di pubblica sicurezza". Ma se si possono discriminare gli zingari perché sono ladri, perché non si potrebbero discriminare i migranti irregolari perché sono pericolosi delinquenti? Ed infatti, ecco pronto il reato di immigrazione clandestina e la detenzione amministrativa persino per i minori, lo vuole l’Europa, fino a diciotto mesi..

La decisione della Corte, anche per il clamore mediatico con il quale è stata resa pubblica, produrrà effetti devastanti, e contribuirà ad accrescere il dilagare di atti discriminatori posti in essere da privati e da rappresentanti istituzionali ai danni delle popolazioni rom e sinte, se non ci sarà un tempestivo intervento sulle nuove norme da stato di emergenza da parte della Corte costituzionale o delle autorità internazionali, a partire dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo e dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Le associazioni dovranno moltiplicare le loro denunce per atti di discriminazione, diretta ed indiretta, anche se posta in essere da agenti istituzionali, agendo in sede civile e penale, se necessario al posto delle vittime che sono spesso minacciate da vere e proprie ritorsioni, anche da parte di agenti di polizia, come si è verificato ancora di recente a Milano.

La posizione assunta dalla Corte darà copertura ad i peggiori interventi discriminatori che i sindaci "sceriffi", che si potranno avvalere anche della polizia municipale in armi. I commissari straordinari nominati da Maroni con le ordinanze sull’emergenza "nomadi "potranno perpetrare andando all’assalto dei campi rom con i blindati dell’esercito e le ruspe scortate dalla polizia. Magari con la copertura "caritatevole" della Croce Rossa militare. E con la benedizione della Corte di Cassazione. Tanto, si tratta soltanto di ladri da allontanare dalle nostre "tranquille" città. I cittadini italiani scopriranno presto, sulla loro pelle, quanto questa deriva securitaria riprodurrà insicurezza e devianza, alimentando la clandestinità che a parole tutti proclamano di volere combattere.

Fulvio Vassallo Paleologo
Università di Palermo

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Di Fabrizio (del 01/07/2008 @ 09:08:17, in Europa, visitato 1074 volte)

Da Roma_Francais

A partire dal 1 luglio 2008, la Francia assumerà la presidenza dell'Unione europea.

Il Consiglio dei Capi di Stato e dei Governi del dicembre 2007 ha incaricato la commissione di stabilire per giugno 2008 un rapporto sulla situazione dei Rom e della Gens du voyage in ciascuno dei 27 paesi europei.

Il Parlamento europeo, nella continuità della sua risoluzione del 28 aprile 2005, ne ha adottata una nuova il 31 gennaio. Domanda con insistenza la messa in opera di una strategia globale d'inserimento di queste popolazioni e la loro protezione contro le persecuzioni di cui sono vittime dappertutto.

In Francia a gennaio, l'Alta autorità di lotta contro le discriminazioni e per la legalità e la Commissione nazionale consultiva dei diritti dell'Uomo hanno attirato l'attenzione dei poteri pubblici sulla situazione preoccupante della Gens du voyage e dei Rom migranti nel nostro paese ed hanno indirizzato al Governo francese diverse raccomandazioni concrete per rispondervi.

Le nostre associazioni hanno ugualmente interpellato il Governo francese e chiedono che questa congiuntura convergente offra l'opportunità alla Francia di prendere iniziative forti su questo argomento, da una parte che il Presidente dell'Unione operi in favore di una direttiva quadro europea d'inclusione dei Rom e della Gens du voyage e ricordi agli Stati membri il loro impegno in materia d'uguaglianza dei diritti, d'altra parte, di impegnare la Francia ad una condotta esemplare nel prendere rapidamente misure positive riguardo la Gens du voyage.

[...] Vi proponiamo di sostenere questo passo e, se necessario, esprimerci il vostro parere.

Michel Mombrun - Président
Fnasat - Gens du Voyage
59 rue de l'Ourcq
75 019 PARIS
Tel :+33 1 40 35 00 04
Fax : +33 1 40 35 12 40
info@fnasat.asso.fr
www.fnasat.asso.fr

Associazioni firmatarie:
ANGVC
ASAV
CCFD
Fondation Abbé Pierre
Ligue des droits de l’Homme
Médecins du Monde
Romeurope
Secours catholique

Col sostegno di:
ATD Quart Monde
Regards
La Vie du voyage
France Liberté Voyage

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Di Fabrizio (del 30/06/2008 @ 12:05:15, in Italia, visitato 2122 volte)
SABATO 5 LUGLIO - DALLE 15:00 ALLE 19:00
in largo Cairoli, a Milano

Siamo donne e uomini, cittadini italiani e cittadini stranieri che hanno deciso di essere in piazza insieme per offrire alla nostra città una occasione di festa, di riflessione e di conoscenza reciproca.

Con tante voci vogliamo rompere il silenzio pesante che da troppo tempo incombe a Milano su episodi drammatici che per decisioni del Governo ricadono su individui e comunità che nelle nostre città hanno radicato le loro speranze di una vita migliore.

Retate sui mezzi pubblici, ronde notturne, espulsione dagli alloggi, campagne contro le moschee, sgomberi violenti, schedature etniche di Rom e Sinti: sono solo alcuni esempi di un crescendo impressionante che vede misure legislative e scelte governative che vogliono l'esercito nelle strade, la reclusione nei Cpt fino a 18 mesi e la criminalizzazione degli irregolari.

Eppure nella nostra città la società multietnica è ormai una realtà: italiani o stranieri, cristiani, musulmani o non credenti, viviamo tutti qui, frequentiamo le stesse scuole, lavoriamo fianco a fianco e facciamo tutti la stessa fatica per tirare a fine mese.

Siamo consapevoli che Milano, come molte altre città, è attraversata da manifestazioni sempre più evidenti di disgregazione sociale che colpiscono soprattutto i quartieri periferici, ma proprio perché viviamo in questa città e ne conosciamo i problemi, siamo convinti che per farvi fronte, legalità e sicurezza non possono essere interpretate solo come controllo e repressione.

La sicurezza va intesa come un sistema di garanzie per difendere i diritti umani: il diritto alla salute, all'educazione, al lavoro, alla casa, alla libertà di espressione.

La sfida è mettere in campo politiche urbane, abitative, sociali, culturali in grado di produrre solidarietà, partecipazione e rispetto dei diritti, attraverso percorsi democratici e condivisi.

Ci sono molti amministratori, forze politiche e mezzi di comunicazione che oggi continuano a seminare ostilità e conflitti, indicando negli stranieri e nei poveri il capro espiatorio per tutti i problemi sociali, economici e urbani che determinano la condizione precaria di ognuno di noi, gettando un'ombra inquietante sul presente e sul futuro della nostra comunità.

Una società che imbocca la strada della xenofobia e del razzismo diventerà sempre più insicura e invivibile, perché la sicurezza non può nascere dall'emarginazione, ma dall'accoglienza e dal riconoscimento dei diritti di tutti sulla base di valori irrinunciabili:

- i principi di uguaglianza, di rispetto delle diversità e di giustizia sociale, presenti nella Costituzione italiana, devono vivere concretamente nelle politiche e nelle azioni amministrative.
- non si possono imporre regole speciali che violino il principio dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alle leggi.

È necessario che si levino mille e mille voci per chiedere:
- abolizione della legge Bossi - Fini perché costringe alla clandestinità
- regolarizzazione di tutti coloro che lavorano e vivono in Italia
- tempi certi e rapidi per il rilascio dei documenti senza tassazione e con trasferimento delle competenze agli enti locali
- introduzione di una legge organica per i richiedenti asilo politico e umanitario
- superamento di forme abitative ghettizzanti e su base etnica (i cosiddetti "campi nomadi"), garanzia di condizioni abitative dignitose e non discriminanti.
- no al pacchetto sicurezza
- no al reato di immigrazione clandestina
- chiusura dei CPT no alla schedatura etnica

per questi motivi vi invitiamo ad essere presenti
SABATO 5 LUGLIO - DALLE 15:00 ALLE 19:00
in largo Cairoli, a Milano

durante il pomeriggio sono previsti interventi e spettacoli
di Djiana Pavlovic, Mohamed Ba, Tommaso Vitale

promuovono: Arci, Camera del lavoro di Milano, Centro delle Culture, ass. Dimensioni diverse, ass. Punto Rosso, SdL Intercategoriale, Mosaico interculturale, ASMP, ass. Arci Todo Cambia, ass. Arci Zagridi, Comitato "Movimento Pais", Federacion ecuatoriana de Asociaciones, Scuole senza permesso, Circolo Arci "Blob", Associazione Antirazzista 3 Febbraio

partecipano inoltre: Partito Umanista; Ernesto Rossi pres. ass. Aven Amentza; Sinistra critica,

adesioni: retemigrantemilano@gmail.com

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Di Fabrizio (del 30/06/2008 @ 09:13:53, in conflitti, visitato 1767 volte)

Da Czech_Roma

25-06-2008 di Dominik Jun - Diversi genitori Rom hanno preso una drastica decisione nella città di Karlovy Vary. Piuttosto che mandare i loro bambini in una scuola "controllata" da un gruppo paramilitare di estrema destra, preferiscono tenerli a casa.

Una scuola elementare di Karlovy Vary è diventata scena di un dramma insolito. Diversi attacchi ai bambini bianchi da parte dei Rom che vivono in un vicino ostello, hanno portato un partito di estrema destra, il Partito Nazionale, a formare una "Guardia Nazionale" per proteggere la scuola. Anche la polizia sta controllando la scuola, anche se a distanza. Adesso, i Rom della comunità hanno dichiarato che pure loro formeranno una pattuglia sociale per controllare l'auto nominata "Guardia Nazionale".

Nel frattempo, diversi genitori Romani hanno ritirato i loro bambini da scuola per paura di esacerbare le attuali tensioni. Milan Kovác è vice presidente del Gruppo Civico Rom di Karlovy Vary. Gli ho chiesto di spiegarmi cosa c'è dietro questa situazione:

"Nessun reclamo è stato presentato al consiglio cittadino su gente di questo insediamento che stia nocendo a qualcuno o distruggendo la proprietà. E anche la polizia ceca non ha osservato niente di particolarmente spiacevole - ciò significa che là non sta succedendo niente - qualcuno lo ha composto. La "Guardia Nazionale" è andata tra le case e distribuito volantini, così il punto è che si stavano agitando."

E cos'è realmente la cosiddetta Guardia Nazionale?

"Questa Guardia Nazionale è una creazione del Partito Nazionale, che è un partito che ha ricevuto appena lo 0,17% alle ultime elezioni. Facendo così, stanno solo tentando di rendersi più visibili. I media sono balzati su questa storia e per tutta la settimana ci hanno attaccato con falsità, disinformazione e hanno messo in bocca ai leader della nostra organizzazione parole mai dette. Tutto ciò sta dando pubblicità alla Guardia Nazionale."

"Sia che sia vero o no, ci sono stati alcuni genitori bianchi che hanno espresso gratitudine per la controversa ronda. Il crimine è un problema particolare tra le comunità Rom povere e molti Cechi bianchi si sentono spaventati. Tuttavia critiche di questo genere ai vigilantes fanno sì che la cosiddetta "Guardia Nazionale" sfrutti i pregiudizi razziali per rendere peggiore la situazione. Ma sinora, non hanno infranto nessuna legge - non hanno attaccato nessuno e dicono si essere disarmati. Ma in effetti lo sono, perché portano dei coltelli. Tuttavia, se non infrangi la legge, allora la polizia non può fare niente, ma hanno messo lo stesso dei poliziotti in incognito per controllare la situazione."

Chiaramente, misure estreme sembrano quasi normali in tempi di paura intensificata. Ma è da vedere se le comunità locali, i gruppi civici ed anche i media agiranno responsabilmente per promuovere l'integrazione a Karlovy Vary piuttosto che la segregazione.

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Di Fabrizio (del 29/06/2008 @ 09:28:50, in Italia, visitato 1999 volte)

Ricevo da Roberto Malini

VENDIAMO OPERE DI PICASSO A PREZZI STRACCIATI PER AIUTARE IL FRATELLO ROM VICTOR LACATUS, PAPA' DI UNA BAMBINA ASSASSINATA DAI RAZZISTI NEL ROGO DI LIVORNO

Victor Lacatus, papà di Lenuca Carolea, la bimba assassinata dal gruppo razzista GAPE a Livorno, dopo aver subito ogni genere di abuso, violenza e azione persecutoria da parte della città di Livorno (fra cui una condanna a 18 mesi di carcere per "abbandono di minore"), si trova in una condizione di povertà estrema, senza un rifugio in cui riparare, senza alcuna possibilità di provvedere alle esigenze della moglie e del papà anziano. Ha un'altra figlia piccola in Romania, presso parenti, a cui vorrebbe inviare un po' di denaro, per consentire loro di sopravvivere. Ha tentato di trasferirsi a Pisa, dove i servizi sociali e le autorità politiche, contattati dal Gruppo EveryOne, non solo hanno ignorato l'allarme disperato riguardante la sua situazione di emarginazione e discriminazione razziale, ma l'hanno cacciato via in malo modo. Livorno, che fu un tempo città dell'accoglienza, ha attuato autentici pogrom istituzionali nei confronti dei Rom romeni che avevano cercato rifugio e asilo. Dopo aver ridotto in condizioni penose i Rom locali, costringendo uomini, donne e bambini a fuggire in Romania - verso la fame e l'esclusione sociale - o a riparare in luoghi inospitali, fra immondizia, topi e parassiti, il sindaco di Livorno ha dichiarato, con un gelido, larghissimo sorriso trionfale: "Ho eliminato il problema dello sfruttamento dei minori nell'accattonaggio". "Ora quei bambini," avrebbe dovuto aggiungere, "che sopravvivevano a stento tendendo la mano ai più umani fra i livornesi, vivono nell'indigenza più totale, affamati e affetti da ogni genere di infezione e malattia. Muoiono oppure sono stati strappati dalle braccia delle mamme legittime, per alimentare il business delle comunità per minori con problemi di famiglia. Muoiono, ma non chiedono più la carità, come gli zingarelli di Auschwitz. Non meriteremmo un premio per il nostro spirito umanitario, noi e i nostri predecessori tedeschi?"
Victor a Livorno ha incontrato solo odio, ostilità, inimicizia, violenza, morte.
Stiamo cercando di aiutarlo e bisogna agire subito. I membri del Gruppo EveryOne, che si stanno occupando di numerose famiglie Rom in stato di assoluta emergenza umanitaria, hanno attinto finora a ogni risorsa economica personale, anche vendendo quadri e oggetti preziosi. Tuttavia mettiamo in vendita, per aiutare Victor in questo momento di necessità, augurandoci di trovargli presto un riparo e un lavoro, alcune LITOGRAFIE ORIGINALI DI PABLO PICASSO. Pablo Picasso aveva origini Rom e manteneva un forte legame con il popolo 'nomade'.

Proponiamo qui la prima serie di 4 litografie, ognuna delle quali è accompagnata dal seguente Certificato di Autenticità in inglese:

"Pablo Ruiz Picasso (1881-1973); Medium: stone lithograph; Size: 37 x 28 cm; Edition: first edition, number 228 of 2226; Provenance: from the series '40 Dessins de Picasso en Marge du Buffon', Paris: Berggruen, 1957. References: Bloch 326; Baer 1028/B/a; Goeppert / Cramer 84; Berggruen 272.
Pablo Picasso was born in Malaga, Spain on October 25, 1881. By the age of 15 he was already technically skilled in drawing and painting. Picasso's highly original style continuously evolved throughout his long career, expanding the definition of what art could be. In addition to painting, he would explore sculpture, ceramics and other art forms, and become one of the most influential artists of the 1900s. Paintings from Picasso's blue period (1901-1904) depict forlorn people painted in shades of blue, evoking feelings of sadness and alienation. After his move to Paris in 1904, Picasso's rose period paintings took on a warmer more optimistic mood. In 1907 he and French painter George Braque pioneered cubism. By 1912 Picasso was incorporating newspaper print, postage stamps and other materials into his paintings. This style is called collage. By the late 1920s he turned toward a flat, cubist-related style. During the 1930s his paintings became militant and political. Guernica (1937), a masterpiece from this period depicts the terror of the bombing of the town of Guernica during the Spanish civil war. Following World War II, Picasso's work became less political and more gentle. He spent the remaining years of his life in an exploration various historical styles of art, making several reproductions of the work of earlier artists. Picasso died on April 8, 1973 at his home, Notre-Dame-de-Vie in Mougin, France. He was buried on April 10 at his chateau Vauvenagues, 170 kilometers from Mougin".

COME ACQUISTARE LE LITOGRAFIE? E' SEMPLICE. TELEFONATE A VICTOR LACATUS AL SEGUENTE NUMERO: 327 4489370 (CHIEDERE DI LUI). INVIARGLI TRAMITE WESTERN UNION, QUALE CONTRIBUTO, UN MINIMO DI 150 EURO PER OGNI LITOGRAFIA (LE LITO VALGONO ALMENO 2.000 EURO CAD.). QUINDI COMUNICATE L'AVVENUTO PAGAMENTO E INVIARE I PROPRI DATI PER LA SPEDIZIONE DELL'OPERA ALL'INDIRIZZO E-MAIL info@everyonegroup.com , SPECIFICANDO LA LITOGRAFIA SCELTA.

Grazie mille della vostra partecipazione a questa "asta online della solidarietà".

PER AVERE UN LAVORO, VICTOR DEVE OTTENERE UN DOMICILIO E IL CODICE FISCALE. E' NECESSARIO AIUTARE LA CARITAS CON SUGGERIMENTI LEGALI AFFINCHE' IL NOSTRO AMICO ROM POSSA AVERE QUEI DOCUMENTI INDISPENSABILI: CARITAS , TEL. 0586 884693 (SIMONA TITTI).

E' UTILE, SECONDO NOI, ANCHE SOLLECITARE IL COMUNE DI LIVORNO AFFINCHE' PROVVEDA AD ATTUARE UN PROGRAMMA DI AIUTO E SOSTEGNO ALLA FAMIGLIA LACATUS, GIA' DISTRUTTA DA UN LUTTO ATROCE (SI PENSI CHE IL COMUNE HA MESSO IN SCENA UNO SPETTACOLO, RECENTEMENTE, PROPRIO SUL ROGO DI LIVORNO, SENZA CHE VICTOR FOSSE NEANCHE AVVERTITO!).

SE QUALCUNO FOSSE IN GRADO DI OFFRIRE ALLOGGIO E LAVORO A VICTOR O CONOSCESSE CHI POSSA FARLO, SAREBBE UN BENE, PERCHE' A LIVORNO LA PERSECUZIONE RAZZIALE CONTRO I ROM E' PARTICOLARMENTE FEROCE.

Gruppo EveryOne
Tel. (+ 39) 331-3585406 - (+ 39) 334-8429527
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

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Di Fabrizio (del 29/06/2008 @ 08:45:09, in casa, visitato 1678 volte)

Da Roma_Daily_News

Sabato, 21 giugno 2008 - ISTANBUL – Turkish Daily News

Operai della municipalità di Fatih-Istanbul giovedì hanno distrutto una casa nel quartiere di Sulukule, anche se dentro c'era ancora gente, così si è lamentato un portavoce di un'organizzazione che combatte la trasformazione urbana dell'area. La municipalità ha rifiutato le accuse.

Sulukule è sotto esame da quando un progetto di trasformazione urbano è cominciato nell'area, il cui progetto vorrebbe eliminare lo spazio vitale e minacciare la cultura del popolo Rom, che hanno vissuto nel quartiere da secoli.. Ciononostante, la municipalità ha iniziato le demolizioni a febbraio.

La casa al numero 15 di via Neslişah Camii è stata distrutta anche se non era tra gli edifici indicati da distruggere come parte del progetto, ha reclamato Hacer Foggo, rappresentante della Piattaforma Sulukule. "Gli abitanti hanno pensato che fosse un terremoto. Nella casa c'erano due sorelle. Nessuno è stato ferito nella demolizione, ma la casa è inabitabile," ha detto. Foggo ha anche lamentato che, testimoniano i residenti del quartiere, la squadra di demolizione ha detto "Abbiamo distrutto la casa per errore" e sono andati.

Mustafa Çiftçi, consigliere comunale per le aree rinnovabili, ha rigettato le lamentele, dicendo che non c'è stata alcuna demolizione di un edificio che non fosse vuoto. "Prendiamo rapporti per impedire situazioni come queste. Distruggiamo edifici che siano assolutamente vuoti," ha detto Çiftçi.

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Di Fabrizio (del 29/06/2008 @ 07:09:46, in Italia, visitato 1639 volte)

Da Altrenotizie.org

Venerdì, 27 Giugno 2008 - 13:30 - di Rosa Ana De Santis

L’ultimo impeto giustizialista del ministro Maroni questa volta – forse - ha superato ogni pudore e ogni minima parvenza di buon senso. Va bene il coro sulla sicurezza, siamo abituati alla ingiusta e generalizzata condanna dell’immigrazione, ma ai bambini non eravamo ancora arrivati. Cosi lascia interdetti che mentre alla Camera dei Deputati la maggioranza propone – raccogliendo adesioni trasversali - una variazione del codice penale che introduce il reato di pedofilia culturale e, in primis, il termine stesso di pedofilia finora non presente nel codice, proprio perché all’infanzia si riconosce uno status speciale di attenzione e tutela, ci si dimentichi del tutto di questa specialità dei bambini quando si opera su altri fronti. Quelli di casa nostra. Si rischia di cadere nella tentazione di leggere oltre i fatti e di pensare che questa libertà di azione il Ministro possa prendersela senza nemmeno scomodare troppe giustificazioni, perché quei bambini sono rom o sinti. Non sarà per colpa dell’odore della povertà, dei panni sporchi, delle baracche in cui quei bambini vivono la loro piccola vita? Intanto però Maroni supera il suo camerata Borghezio, che per gli immigrati proponeva le impronte della pianta dei piedi. Sale il livello, insomma..

Certo è che quando qualcuno di loro è morto bruciato per colpa del freddo, di una candela dimenticata o di una bombola esplosa, allora la solidarietà “made in italy” impreziosita di lacrime e di edulcoranti etichette per quelle povere creature o per quegli angeli disgraziati, aveva l’assenso e il cordoglio di tutti. Una volta morti essere buoni non costa alla fine troppa fatica, allora sì che sono solo bambini. Anche se nomadi, da morti non danno troppo fastidio. Spesso i più sfruttati, i più venduti, i più abbandonati. I più in balìa di ogni forma di aggressione e violenza, fuori dai campi in cui vivono e dentro. Senza istruzione, costretti all’elemosina, vessati e puniti per ogni mancato incasso.

Proprio a loro chiediamo svergognati il prezzo della nostra sicurezza, cadendo nel vizio tutto nostrano delle formule facili. Saranno le impronte dei bambini a garantire l’ordine pubblico e la sicurezza? Passa sui bambini la strada del nostro vivere più sicuri? Il principio è sempre lo stesso: partiamo dai più deboli. Riscuote facilmente clamore sui media, il governo forte e autoritario impressiona cosi la psicologia della massa. Perché la massa queste cose le premia, si sa.

Quando la società si allarma sull’onda di una percezione della violenza e dell’insicurezza che supera la trama reale degli eventi, la rimozione dei più elementari principi della nostra cultura lascia il passo alla cecità assoluta: il pericolo è dietro l’angolo. Cosi come gli stranieri diventano tutti i potenziali killer delle stragi di casa nostra e l’immigrazione si trasforma nel trasporto sicuro e contagiante di malattie e droga, allo stesso modo - a quanto pare - i bambini possono essere trattati ancor peggio degli adulti o, semplicemente, come gli adulti.

Il Presidente del Comitato Italiano UNICEF Vincenzo Spadafora non ha celato tutto il suo stupore e la sua contrarierà al provvedimento, auspicando che possa trattarsi di una trovata tutta provocatoria dell’ultim’ora che sfida senza riguardo i princìpi affermati nella Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. Ancora più grave perché è soltanto cronaca di ieri vedere la polizia fuori dai campi nomadi, in un clima generalizzato – e a tratti ingovernabile - di intolleranza e di pesante discriminazione. Sono favorevoli, non c’è da stupirsi, il sindaco di Milano Moratti, Alemanno ha dato il suo assenso e il capo di gabinetto del ministro per le Pari opportunità, Simonetta Matone, ex giudice minorile, vede in quanti sono contrari un puro pregiudizio ideologico.

Sulle formule linguistiche poi possiamo anche intrattenerci a lungo: il Ministro parla di campi nomadi e non rom, perché sa bene che all’interno ci sono cittadini italiani come tutti gli altri; dichiara che farà un censimento e non una schedatura etnica e che quest’operazione salvaguarderà i bambini, nomadi o rom non si sa bene, dall’accattonaggio e da altre forme di sfruttamento di cui sono vittime. Sfugge quale sia il nesso causale cosi determinante che porta dalla schedature dei bambini, operazione riservata solitamente ai trasgressori e non alle vittime, all’obiettivo di proteggerli e di condurli a una vita che veda difesi i loro diritti fondamentali. Perché non farlo con tutti i bambini, se questa è la nobile dignità del fine? Iniziamo a mandare i poliziotti nei quartieri impenetrabili delle nostre città a collezionare le impronte dei figli della mala? Manderemo le volanti a combattere l’abbandono scolastico?

Sfugge il nesso soprattutto perché, ancor prima di approntare misure che nel tempo possano giustificare scelte politiche di questo tipo attraverso i numeri delle statistiche di un eventuale censimento come questo, esiste una questione tutta morale che un’operazione di questo tipo non può non sollevare. Le assonanze con il passato, con le foto di 50 anni fa, con i versi di Brecht sotto le urla delle pulizie etniche, fanno ancora tremare. Si parte sempre con gli zingari e, se nessuno vuole cadere nel paventare alcuni ricorsi storici, non si può però non rilevare la costante per cui si parte sempre da loro.

Tutta la storia insegna quanto i gitani siano sempre stati catalizzatori dell’odio collettivo nei momenti di maggiore tensione sociale, quanto accanimento la società civile abbia sempre riservato al loro sistema di pensiero e di cultura. Capri espiatori comodi e pronti all’uso, soprattutto perché terribilmente indifesi, accettabili solo quando danzano il flamenco raffigurando in scenografie ricche di colori e di fascino tutte le loro perseguitate tradizioni. Se a farlo è uno come Cortès l’applauso del pubblico è garantito. Purchè rimanga spettacolo.

A lanciare il monito che la convivenza pacifica e il miglioramento di alcune condizioni di profondo disagio sociale con il popolo dei nomadi, anzi con i popoli nomadi non passino attraverso l’approccio poliziesco e persecutorio, lo dicono le tante associazioni che da tempo, attraverso diversi canali che vanno dall’inserimento al lavoro, alla cultura, alla promozione di attività di inserimento e di istruzione per i più piccoli, dimostrano come la strada dell’incontro di culture sia faticosa, ma percorribile su un terreno che non è certo quello annunciato dal nostro governo.

Non sarà per perdere tempo che il Garante dei Minori del Lazio, solo per fare un esempio, insieme a “Save The Children” invitino a non cadere nella trappola della paura instillata, istituiscano un centro d’ascolto, lavorino per valorizzare un metodo di incontro e dialogo che trasformi le strutture di accoglienza da semplici centri logistici in luoghi dove la dimensione relazionale e la cultura pedagogica aiutino i più giovani, gli siano di supporto e di conforto. Sarà proprio questo forse a impedire che le loro dimore diventino baracche, che la loro vita abbia a cuore un sistema di regole che minime nella loro neutralità, senza essere imbevute della nostra cultura, non li tengano ai margini, non li segnino come diversi, estranei e - per dirla con i termini di Emanuela Moroli e del suo libro sul tema del pregiudizio - perché non sia più, come sempre è stato Zingaro chi sei? Nel dubbio ti odio.

Viene in mente il caso della bambina rom che, qualche anno fa nella metropolitana di Roma, colta in pieno tentativo di rapina, venne malmenata. Le furono fratturati entrambe i polsi. Grave e ancora più grave che il coro dei commenti avesse di che difendere il buon cittadino vittima del borseggio, che proprio non avrebbe potuto fare diversamente data l’inefficacia della nostra polizia e della nostra giustizia. La bambina aveva allora 7 anni, ma i figli degli zingari sono zingari e basta. Se fosse stata figlia di un impiegato del catasto le sue fratture sarebbero costate un processo agli eroi codardi.

Allora pare proprio che il futuro sarà quello di schedare i bambini rom per difenderli dai loro genitori sfruttatori e per inserirli come schedati, anzi “censiti”, nella nostra società civile. Sembra che quasi potrà essere giustificata la punizione corporale contro un bambino rom borseggiatore e le donne porteranno i braccialetti segnaletici anti aggressione; e - perché no? - potremo inventare una foto segnaletica per i poveri, dato che la povertà è una malattia contagiosa e di grande problematicità sociale. Poi una "D" tessuta sugli abiti per i drogati, ancora più grande se saranno stranieri e clandestini. E’ un aggravante, è noto. Potremo rinunciare a segnalare la diversità delle razze, sarebbe contento il nostro Ministro: il colore della pelle quando è nero come Africa o nocciola come Medio Oriente basta da solo, senza schedature e segnalazioni, a scatenare violenza, fino a rappresentare ancora oggi, in pieno orgoglio di civiltà, il 43% delle forme di bullismo dei nostri bravi, bravissimi ragazzi.

Nessuno vuole stendere un velo buono a tutti i costi su tutti, ma nessuno può con il pretesto della sicurezza e della tutela, abdicare a ogni forma lungimirante di strategia politica e ignorare che in questo modo, in questi termini, non abbiamo dubbi che sarà un censimento, come sottolinea il nostro Ministro. Il censimento di Erode.

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Di Fabrizio (del 28/06/2008 @ 22:09:52, in Italia, visitato 2263 volte)

di Dijana Pavlovic

[Dal quotidiano "L'Unita'" del 27 giugno 2008 col titolo "Schedatura etnica. L'impronta del razzismo".
Dijana Pavlovic e' nata nel 1976 in Serbia, vi ha vissuto e studiato fino al '99, laureandosi a Belgrado; dal 1999 vive e lavora a Milano; e' attrice drammatica, docente, mediatrice culturale]

Egregio signor Maroni, ministro dell'Interno,

Lei annuncia che verranno "censiti" i bambini rom, ma ci rassicura non sara' una "schedatura etnica", solo un semplice "censimento che riguardera' tutti i nomadi che vivono in Italia, minori compresi".

Che io sappia, quando si fa un censimento questo riguarda tutti i cittadini dello Stato, lo si fa secondo certe modalita' uguali per tutti e con finalita' chiare a tutti. Ma Lei per censimento intende forse entrare in un campo con 70 poliziotti, carabinieri, vigili urbani in assetto antisommossa e un furgone della polizia scientifica per rilevare le impronte digitali alle cinque di mattina della famiglia Bezzecchi, 35 cittadini italiani, senza precedenti penali?

Questo e' ben altra cosa. Si chiama schedatura etnica e lo sappiamo bene perche' l'abbiamo gia' vissuto nel passato. E dunque e' in atto una schedatura su base etnica che vuol dire che si sta creando un archivio parallelo. A cosa servira' l'archivio Rom? Nel passato, l'archivio che aveva creato l'"Ufficio di polizia per zingari" di Monaco, che aveva schedato ed arrestato piu' di 30.000 Rom tra il '35 e il '38, e' passato all'Rkpa di Berlino, cioe' alla Centrale di polizia criminale del Reich, sotto il controllo diretto di Himmler, il quale l'8 dicembre '38 ha emanato il Zigeunererlass, decreto fondamentale nella storia dello sterminio zingaro, perche' ha stabilito che, "in base all'esperienza e alle ricerche biologico-razziali, la questione zingara andava considerata una questione di razza".

Ma, se possibile, mi inquieta di piu' il Suo annuncio che i primi a essere schedati saranno i minori e se sorpresi a elemosinare saranno sottratti ai loro genitori. Un vero e proprio atto di violenza e discriminazione che nessuna questione di sicurezza puo' giustificare, tanto piu' se si considera che dei 152.000 rom presenti in Italia, secondo lo stesso Ministero degli Interni, la meta' ha meno di 16 anni. Senza tener conto che in Italia sotto i 14 anni non si e' punibili e che in questo modo si criminalizza un intero popolo, senza distinzione. Come accade con gli adulti, cosi' anche le migliaia di bambini Rom che vanno a scuola, che cercano faticosamente di aprirsi una strada verso un futuro "normale", per Lei sono pericolosissimi criminali da schedare e da tenere d'occhio.

Non e' anticostituzionale, illegale e contro la Convenzione dell'Onu sui diritti dei fanciulli?

Ma a Lei dovrebbe importare della legge e del diritto, oppure e' solo importante solleticare il ventre del Suo popolo? Prendersela con dei bambini, anche se rubano o chiedono l'elemosina e' molto piu' facile che avere a che fare con la piu' potente organizzazione criminale, la 'ndrangheta, che e' padrona del territorio negli ordinati vialetti della sua Varese, come in tutta la Lombardia e il nord Italia. Secondo i dati della commissione antimafia e dell'Eurispes questi bravi adulti hanno un fatturato annuo di 36 miliardi di euro (altro che finanziarie di Tremonti), tra traffico di droga, appalti, traffico d'armi e altri sciocchezze certo molto meno gravi dei furtarelli di qualche ragazzino. Ma questo avveniva anche pochi anni fa: cosa c'era di piu' facile di prendersela con ebrei e zingari? Nessuno di loro reagiva e l'ordine era garantito.

Certo, Lei quando ci annuncia queste cose, sorridendo serafico dai salotti tv parlando di sicurezza, forse non pensa ai forni crematori che invece molti Suoi simpatici seguaci in camicia verde invocano impunemente nelle ronde e negli agguati agli "zingari", ma forse a nuove forme di campi di concentramento si'. Mi fa venire i brividi la Sua rassicurazione che questo serve a garantire ai bambini rom "condizioni dignitose" in piena attuazione dei patti di sicurezza di alcune citta'. In questi ghetti moderni uomini, donne e bambini di etnia rom, che siano cittadini italiani, comunitari o no, verranno sottoposti alla segregazione di un regime speciale che viola qualunque norma di diritto, di umanita' e perfino di buon senso e nega un futuro dignitoso ai nostri bambini.

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