Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
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La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 27/08/2008 @ 08:50:54, in casa, visitato 1447 volte)

Da Czech_Roma

Roma Buzz Aggregator - Sistemazione ed alloggio delle famiglie Rom nella Repubblica Ceca

Molte famiglie nella Repubblica Ceca continuano a vivere in condizioni sotto gli standard caratterizzate da infrastrutture e servizi non adeguati, segregazione, disagi e minacce di espulsioni, che spesso portano a forme di ghettizzazione. Di solito, le comunità Rom vivono in case che mancano di fognature, in quartieri ristretti, senza accesso all'acqua potabile, elettricità o servizi di emergenza. Vivere in condizioni che non sono sanzionate legalmente lascia la comunità Rom più esposta a sgomberi forzati dallo stato, un problema riflesso nel numero di reinsediamenti negli ultimi anni. Uno studio recente commissionato dal Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali, portato avanti dalla compagnia privata GAC, riporta che c'erano 310 località Rom socialmente escluse e che il 35% di queste erano emerse negli ultimi 10 anni.

La pratica degli sgomberi forzati e dei reinsediamenti delle comunità Rom, vede le famiglie spostate dalle loro case originarie in altre parti del paese, risultando così la popolazione più segregata ed isolata, inoltre vengono esacerbate le loro basse prospettive di impiego. Un esempio di questi reinsediamenti fu la rilocazione della comunità Rom a Mladá Boleslav, che ha visto una popolazione di circa 3.000 Rom diminuire a circa 300. Similarmente, il reinsediamento delle famiglie Romanì dalla città di Vsetín ha visto 50 famiglie obbligate a lasciare la città perché la loro sistemazione era sotto gli standard, e la maggior parte delle famiglie aveva affitti troppo alti. La sistemazione in località periferiche non è riuscita a incontrare nemmeno le necessità basiche come l'acqua corrente e l'elettricità, portando alla creazione di nuovi ghetti invece di risolvere i problemi abitativi.

Esistono pratiche discriminatorie anche all'interno della ripartizione delle condizioni di alloggio, con le famiglie Rom spesso piazzate in sistemazioni riferite come "appartamenti di infima qualità", o appartamenti "vuoti coi muri", generalmente riservati a chi ha pagato in ritardo l'affitto. Oltre il 50% degli appartamenti "vuoti coi muri" sono abitati da Rom, con la percentuale che in alcune aree sale al 90%. Non c'è trasparenza nel fornire case possedute dai comuni, ed il criterio è spesso indirettamente discriminatorio, il che significa che le famiglie Romanì sono spesso incapaci di ottenere un alloggio adeguato. Uno studio del Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali dimostra che il numero dei Rom in condizioni sotto gli standard sono cresciuti negli ultimi 10 anni, e trovato che non esiste nessun programma globale per combattere la deprivazione sociale.

Il rapporto 2008 di Amnesty International ha mostrato che i dipartimenti alloggiativi nella Repubblica Ceca sono prima di tutto interessati agli aspetti finanziari della vicenda, trascurando grossolanamente il loro dovere e funzione civica, come una corporazione privata senza responsabilità nel bisogno sociale nel campo dell'alloggio. Inoltre Amnesty critica l'incapacità dei lavoratori sociali nell'evitare gli sgomberi forzati di famiglie con bambini, che è riportata come una pratica estesa nell'odierna Repubblica Ceca. Il Comitato ONU per l'Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD) ha espresso la propria preoccupazione che le leggi ceche non proibiscano chiaramente la discriminazione razziale nel diritto alla casa, ed il Comitato per i Diritti Umani ha criticato la pratica degli sgomberi assieme all'esistenza dei ghetti Rom nella Repubblica Ceca.

In una dichiarazione congiunta nell'ottobre 2007, riguardo il diritto alla casa per i Rom nell'Europa, il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa e il Relatore ONU per il diritto alla casa, hanno dichiarato che la Repubblica Ceca violava il diritto alla casa riguardo le comunità Rom, criticando i locali uffici pubblici per sostenere l'intolleranza verso i Rom e sviluppare politiche pubbliche per spostare le famiglie Rom dalle città verso aree isolate. La dichiarazione indica che negli anni recenti il tasso di sgomberi forzati di Rom è cresciuto drammaticamente e che la segregazione e la ghettizzazione nel campo dell'alloggio appare essersi intensificato.

Il tema della ricerca di una sistemazione adeguata non ha significato solo per il diritto, ma ha anche un sostanziale impatto per sostenere altri diritti e libertà fondamentali, come il diritto alla privacy, libertà dai trattamenti degradanti, istruzione, impiego, sanità, libertà di movimento ecc. Il diritto ad un alloggio adeguato, come pure gli altri diritti, si trovano nei maggiori strumenti internazionali dei diritti umani, inclusa la Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e la Revisione della Carta Sociale Europea. Sono pure rilevanti altri trattati ONU, come pure la Convenzione Europea sui Diritti Umani ed altre legislazioni UE riguardo la discriminazione.

Ci sono perciò basi chiare per il rafforzamento del diritto alla casa, ed un bisogno apparente nella comunità Rom ceca di avere protetti e rafforzati questi diritti. La meta generale del progetto sarà di lavorare verso il riconoscimento di questi diritti per la popolazione Rom e di vedere miglioramenti nelle condizioni di vita dei Rom nella Repubblica Ceca. Più specificatamente, il progetto si focalizzerà sull'accesso e il rafforzamento dei rimedi legali per le famiglie che sono state oggetto di discriminazione abitativa o di sgombero forzato. Con la mancanza di aiuto e rappresentazione legale per la comunità Rom, il progetto si focalizzerà nel fornire rappresentazione legale e assistenza alle famiglie coinvolte, allo scopo di assicurare conformità agli standard internazionali di non-discriminazione nella fornitura di alloggi da parte delle municipalità, come pure nel promuovere la sicurezza del possesso per i gruppi vulnerabili e i rimedi dovuti per l'accesso a quanti sono penalizzati da trattamenti simili. Questa azione aiuterà a rafforzare i diritti dei Rom alla casa e potenzialmente incoraggerà lo sviluppo di politiche pubbliche che assicurino la conformità agli standard internazionali.

By Elizabeth Sarah Jones - currently on internship at DZENO

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Di Fabrizio (del 26/08/2008 @ 13:07:11, in casa, visitato 1333 volte)

Da La Repubblica Rom: non solo campi nomadi, la storia di Orhan e Jasa

La famiglia Ibraimov è uno dei primi nuclei che ha ottenuto un alloggio popolare grazie al "progetto rom" del Comune. Un'iniziativa, tra le poche in Italia, che cerca di integrare i rom affrancandoli dalla logica dell'assistenzialismo
di Benedetta Pintus

Nell'Italia dell'emergenza sicurezza la parola rom è diventata sinonimo di criminalità e disprezzo per le regole, ma il calore di una famiglia come quella di Orhan e Jasa spazza via ogni pregiudizio. Il loro piccolo e accogliente appartamento di via Navetta è lontano anni luce dallo stereotipo dello zingaro che vive di furti ed elemosina rifugiandosi in un campo nomadi alla periferia della città. Quelle quattro mura colorate da soprammobili di porcellana e innumerevoli mazzi di fiori variopinti sono il simbolo dell'integrazione e raccontano una storia iniziata in Macedonia e finita a Parma. Dove i coniugi Ibraimov, dopo una vita di stenti tra accampamenti abusivi, edifici occupati e roulotte, grazie al "progetto rom" del Comune, sono riusciti a ottenere un alloggio popolare per potersi finalmente stabilire e crescere in serenità i propri figli.

Madre e padre sono poco più che trentenni, ma le loro spalle portano il peso di anni di sacrifici, celati in fondo allo sguardo stanco di Jasa. "Per me – racconta - arrivare al campo di strada del Cornocchio è stato come entrare in albergo, perché dopo aver vissuto in mezzo alla strada tutto mi sembrava un lusso". Anche se all'inizio mancavano l'acqua e il riscaldamento. "C'era freddo da morire". Ma sempre meglio che dormire in macchina con i bambini piccoli e affamati in attesa che il padre torni dal lavoro. Mai fatto l'elemosina? "Io sono un lavoratore – risponde Orhan – non sono venuto qui per mendicare". Altrimenti sarebbe rimasto in Macedonia, il suo paese d'origine, dove aveva una casa ma, in quanto rom, era comunque discriminato. "Nel nostro Paese i rom sono costretti a vivere in case pericolanti, dove intere famiglie dormono in una sola stanza. Mio padre, pensionato, riceveva dallo stato un contributo di 15 euro al mese. Quella non è vita". Trovare un impiego per Orhan era diventata un'impresa impossibile, così nel 1996 ha deciso di emigrare in Italia con Jasa in cerca di fortuna.

La prima tappa è stata in un campo nomadi di Foggia, dove nel 1998 è nato Gelo, il loro primo figlio. Anche in Puglia, però, trovare lavoro non è facile, perciò i due si spostano con il bambino verso nord e finiscono in un accampamento abusivo in riva a un fiume a Marano di Basilicanova, che presto viene sgomberato. Da quel momento Orhan e sua moglie cercano rifugio in una scuola occupata da altri immigrati e poi nell'ex villa Maghenzani, dove vivranno per tre mesi. Intanto Jasa ha dato alla luce altri due bambini, Leonardo e Bernando, con cui, infine, nel 2002 arrivano al campo nomadi di Parma. Da qui gli Ibraimov fanno domanda per l'assegnazione di una casa popolare tramite il "progetto rom" dei servizi sociali.

Si tratta di un'iniziativa portata avanti dal Comune con l'obiettivo di affrancare i rom dalla logica dell'assistenzialismo. "Cerchiamo di superare il concetto di campo nomade", spiega il coordinatore del progetto Vito Verrascina. "Anche perché negli anni i rom in Italia hanno fatto un percorso che li ha trasformati da nomadi a stanziali. Solo alcuni si spostano per difficoltà o problemi legali. In molti casi sono i rom stessi a chiedere di poter andare a vivere in un appartamento".

Orhan aveva tutti i requisiti per ottenerlo: una famiglia numerosa, un permesso di soggiorno, la residenza da più di due anni, un lavoro continuativo. Il sogno di trovare un rifugio stabile si è realizzato nel 2005. "Siamo stati la seconda famiglia ad andare via dal campo. Ora non torneremmo mai a viverci". Secondo Jasa la situazione è molto peggiorata rispetto a prima: "Quando ci vivevamo noi c'erano regole più severe. Per qualsiasi cosa bisognava chiedere il permesso al Comune. Ora invece chi ci abita fa tutto quello che vuole: si rubano anche le cose tra loro". Molti rom non vogliono stare in appartamento "perché preferiscono essere liberi e non avere regole da rispettare. Vogliono fare feste, grigliate, ascoltare la musica a tutto volume fino a tardi. Il nostro scopo, invece, da quando siamo arrivati in Italia era quello di trovare una casa".

Oggi Orhan si sveglia ogni mattina alle sei: lavora da quasi sette anni come operaio nell'impresa di costruzioni Pizzarotti. Sua moglie Jasa si occupa della casa e dei bambini, che frequentano la scuola elementare: Gelo ha ormai dieci anni, Leonardo otto e Bernando sette. La loro è una famiglia come tante, che tra prezzi in aumento, conti da pagare e visite mediche, cerca di arrivare alla fine del mese con un solo stipendio. "Per la scuola si spende tanto", si lamenta Jasa. Ma sorride quando Bernando mostra con orgoglio il suo nuovo zainetto di Superman. Poi il suo sguardo si fa di nuovo preoccupato. "Ora basta bambini. I bambini costano", dice ricordando con sofferenza i suoi due aborti, l'ultimo due anni fa. "Le famiglie numerose – spiega Verrascina - sono frequenti tra i rom. Spesso i figli vengono usati come strumento per ottenere agevolazioni".

"Molti bambini rom disturbano. Fanno chiasso, chiedono l'elemosina", ammette Orhan. "Ma non è colpa loro. E' colpa dei genitori", gli fa eco Jasa, che racconta le difficoltà che ha incontrato dopo il trasloco a causa dei pregiudizi. "Nessuno ci salutava, c'era molta diffidenza. Parlavano alle nostre spalle e i bambini non potevano neanche giocare in giardino. Una volta i vicini si sono lamentati perché c'era qualcuno che suonava continuamente i campanelli e loro hanno subito accusato ingiustamente i nostri figli". Addirittura una volta qualcuno ha telefonato l'Acer, l'azienda che gestisce gli alloggi popolari, dicendo che in casa Ibraimov si nascondevano famiglie di clandestini. A quanto pare per qualche inquilino del quartiere il solo fatto di avere origini rom è più che sufficiente per sospettare che dietro la facciata di una famiglia per bene si nasconda un covo di criminali. "Il problema – dice Orhan – è che basta il cattivo esempio di uno per gettare cattiva luce su tutti. Ma i rom non sono tutti uguali".

A poco a poco, però, la situazione è migliorata. Gelo, Leonardo e Bernando giocano tranquillamente sotto casa con gli altri bambini di via Navetta e qualche vicino invita anche Orhan e Jasa a prendere un caffè. "Ora - dice lei - salutano anche i bambini, ma io continuo a non parlare con nessuno. Certa gente è peggio degli zingari".
(25 agosto 2008)

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Di Fabrizio (del 26/08/2008 @ 09:04:04, in scuola, visitato 1587 volte)

Da Mundo_Gitano

ETNIAS DE COLOMBIA - ACTUALIDA ETNICA Il significato dell'educazione etnica per la Colombia
Por: María Fernanda Garzón Arias (Guiaacademica.com)

Bogotá, 21 /08/2008. Indigeni, afrocolombiani e gitani compongono la ricchezza intangibile del paese, nondimeno, la discriminazione ha segnato la convivenza di questi popoli, a tal proposito lavorano iniziative accademiche.

Con l'arrivo di Cristoforo Colombo nel 1492, l'America divenne una terra colma di ibridi culturali tra nativi, mori, spagnoli, gitani ed africani.

La conosciuta epoca della "conquista" per qualcuno non fu niente più che un'invasione nelle credenze autoctone, per cui le comunità indigene trovarono la forma di mantenere la loro essenza e reinventarono la forma di convivere, attraverso le difese indigene o le kumpanias (gli spazi urbani dove vivono i rom).

Secondo il Dipartimento Amministrativo Nazionale di Statistica (DANE), sulla base del Censimento realizzato durante il 2005, i gruppi etnici che tuttora permangono sono:

  • Indigeni, che corrispondono a circa il 3,43% della popolazione nazionale.
  • Afrocolombiani, con circa il 10,62%, incluse le comunità razziali di San Andrés y Providencia e quella di San Basilio de Palenque.
  • Rom o gitani, che corrispondono allo 0,01%.

Sin dall'arrivo degli europei, la Colombia ha guardato con malcelata superiorità a questi popoli ancestrali, come dimostrato dalla Legge 089 del 25 novembre 1890, che determinava "che i 'selvaggi' dovessero essere ridotti a incorporarsi nella vita civilizzata".

Con la Costituzione del 1991 si riconobbe l'importanza di queste comunità minoritarie nella conformazione di un paese plurietnica e perciò furono elaborati vari articoli per proteggere l'integrità culturale e patrimoniale della nazione.

Però, Gloria Amparo Rodríguez, professoressa e studiosa della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università del Rosario, afferma che queste parole sono rimaste sulla carta e non sono diventate realtà.

"Considero che manca il riconoscimento (di queste comunità), ed inoltre, di strategie accademiche e del Governo per preservare l'essenza etnica", aggiunge.

Sulla base di questo panorama, varie istituzioni educative superiori han deciso di prendere misure a proposito.

Per esempio, l'Università del Rosario ha un programma di borse di studio destinate a coprire il 90% delle spese di una matricola appartenente ad una comunità etnica.

In questo senso, Rodriguez spiega che aprire questo spazio non è stato un compito facile perché l'incontro di due culture è complicato da assumere.

"All'inizio l'impatto di vedere gli indigeni nell'università, non era così semplice, incluso per i professori; ad esempio, un giorno un docente mi disse che uno studente aruhaco stava prendendo coca in classe, riferendosi all'utilizzazione del poporo (implementando in una forma dove si mescolano varie sostanze organiche e che tiene un significato vitale) invece dei quaderni per plasmare le sue conoscenze", commenta.

Così Rodriguez ha deciso di fondare la Cattedra Viva Interculturale, che intende mostrare la cultura etnica agli studenti tradizionali.

"Impariamo molto sulle comunità minoritarie, in questa materia ogni studente etnico ci mostra come pensa, vive e percepisce il mondo, perché sono le altre conoscenze, quelle dei nostri antenati, che dobbiamo conoscere", sottolinea.

Nel contempo, l'Università in collaborazione col Ministero degli Interni accoglie queste comunità nella pre-università, dove ricevono consigli per scegliere la carriera che più si adatta al loro profilo.

"E' un'opportunità di crescita accademica tanto per gli alunni delle etnie che per quelli tradizionali", spiega Myriam Ochoa, decana della Facoltà di Educazione.

Come recita uno dei punti del Piano Decennale di Istruzione, è necessario generare "autonomia per il riconoscimento della diversità culturale e del rispetto per la differenza, guardando alla convivenza pacifica".

Gli studenti parlano

Kasokaku Busintana, alunno aruhaco, arrivò dalla Sierra Nevada di Santa Marta e cercare strumenti validi nella società attuale per aiutare la sua comunità.

Spiega: "Lavoro e progetti ambientali, guardando al cammino politico e sociale per proteggere i patrimoni vivi che siamo noi popoli indigeni".

Kasokaku che attualmente frequenta il settimo semestre di Giurisprudenza dell'Università del Rosario, afferma che nell'università ha trovato spazi per insegnare la sua cultura.

"E' importante che la società capisca che la Colombia è un paese di differenze, di comunità multiple; non è come una mostra del museo, giorno a giorno si lavora duro perché sia una realtà e non qualcosa di fittizio", enfatizza.

Nella stessa maniera Arukin Torres, studente di Relazioni Internazionali all'Università del Rosario, riferisce come l'istituzione si è convertita in un luogo di interscambio o "baratto" di conoscenze.

"Sono venuto a costruire un mutuo conoscimento di permanenza culturale per tracciare un cammino definito per i nostri popoli. (...) Perché, come dice mia mamma: gli uccelli possono cambiare le piume ma, mai il canto", aggiunge.

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Di Fabrizio (del 25/08/2008 @ 16:19:38, in Kumpanija, visitato 1256 volte)

Da Chiesa Evangelica Zigana in Italia

Lettera aperta per le richieste negli ultimi anni
Vicenza, 24 gen. 08
Gentile Sotto segretario Lucidi,

La Missione Evangelica Zigana (M.E.Z) è un ente morale senza scopo di lucro[1] legalmente riconosciuta dal governo italiano.

Diffusa in Italia intorno agli anni 80, la M.E.Z trovò il proprio impulso nel risveglio religioso francese nel 48, opera che non si è mai arrestata, e che oggi risulta essere altamente diffusa in tutto il territorio nazionale con lo scopo di raggiungere in particolare le popolazioni sinte e rom ma offrendo il messaggio evangelico a tutte le persone che si vogliono avvicinare al signore senza alcuna distinzione. In questi vent’anni moltissime persone si sono convertite al vangelo partecipando assiduamente ai culti religiosi.

La Missione oltre a svolgere il suo compito religioso e spirituale per mezzo della parola di Dio si è dimostrata efficace anche dal punto di vista sociale, poiché numerosi sinti e rom attraverso la fede sono riusciti ad esercitare un riscatto morale all’interno della società.

Molti membri della Missione stanno iniziando personalmente un impegno per contrastare le discriminazioni subite dalle popolazione sinte e rom, la finalità è la costituzione di organizzazioni senza scopo di lucro con l’obbiettivo di rendere le società sinte protagoniste sociali pensanti, anche attraverso la promozione di politiche di interazione, di partecipazione diretta e di mediazione culturale.

Negli ultimi anni la Missione si è trovata sempre in piu’ difficoltà nel reperire delle aree in tutt’Italia di sempre maggiori dimensioni dove poter svolgere i propri convegni religiosi. Attualmente la M.E.Z ha raggiunto i sinti e i rom in tutt’Italia, la partecipazione è molto ampia e moltissime famiglie raggiungono i convegni anche facendo tantissimi chilometri. Tali importanti momenti di preghiera ed incontro prevedono l’installazione di un tendone e l’accoglienza di roulotte e camper di fedeli provenienti da diverse parti d’Italia.

Pur avendo i permessi per professare il culto, innumerevoli sono gli ostacoli che quotidianamente troviamo presso i comuni che spesso non ci autorizzano l’uso di terreni comunali o privati per i convegni evangelici. L’esistenza di un pregiudizio diffuso nei confronti dei rom e sinti induce spesso le Istituzioni Locali a fare degli accostamenti generalizzati di un intero gruppo etnico con determinati fenomeni di criminalità, un pregiudizio che sostanzialmente ostacola la concessione dei permessi. In Francia la M.E.Z è supportata dal Governo francese che offre l’uso di aree aereoportuali dimesse per poter svolgere i convegni religiosi e permettere a tutti di partecipare ai raduni spirituali. Con la presente vorremmo sensibilizzare le autorità competenti affinché agevolino la nostra opera di evangelizzazione. In particolare chiediamo che i Prefetti possono intervenire sui Sindaci affinché sia garantito ai sinti e ai rom il diritto di professare liberamente la religione evangelica.

In attesa di un Vostro riscontro, porgiamo i più cordiali saluti

Davide Casadio e Elvis Ferrari
M.E.Z (Missione Evangelica Zigana)

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Di Fabrizio (del 25/08/2008 @ 08:47:21, in casa, visitato 2279 volte)

Da Roma_Francais

BOBIGNY, 22 agosto 2008 (AFP) - Un progetto d'inserimento sociale e professionale è stato proposto a 24 delle 150 famiglie rom del campo di Saint-Ouen (Seine-Saint- Denis), le altre sono state invitate a lasciare la Francia, si è appreso venerdì dal sotto-prefetto del distretto.

"Abbiamo trattenuto 24 famiglie, cioè più di uno centinaio di persone, per rientrare in un progetto d'inserimento sociale e professionale", ha chiarito ad AFP il sotto-prefetto Olivier Dubaut, spiegando che "occorre che questo tipo d'inserzione locale resti a dimensione umana perché l'inserimento funzioni". Altre sette famiglie, "che presentano problemi sanitari", saranno "prese in carico in modo umanitario", ha aggiunto Dubaut. "Le 24 famiglie selezionate dovrebbero potersi installare con le roulottes il 1° settembre su un terreno di Saint-Ouen appartenente alla Rete Ferrata di Francia (RFF), prima di integrare bungalow che saranno situati allo stesso posto", ha precisato. Il sotto-prefetto ha fatto la sua scelta tra le 94 situazioni familiari riportate dagli assistenti sociali incaricati di incontrare le famiglie volontarie. I Rom selezionati sono stati scelti sulla base di diversi criteri: padronanza della lingua francese, sforzo nella scolarizzazione dei bambini, capacità di maneggiare uno dei 62 mestieri aperti ai Rumeni e ai Bulgari dal 1° gennaio 2007. Secondo Dubaut, 663 persone vivono sul più grande terreno di Francia, costituito da un edificio abbandonato e da accampamenti di baracche in legno e lamiere insalubri, senza acqua né elettricità.

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Di Fabrizio (del 24/08/2008 @ 09:10:26, in casa, visitato 2458 volte)

caro Fabrizio, ti segnalo questo articolo pubblicato sul Venerdì di "Repubblica" del 22 agosto: Dopo i mobili, ecco le case da montare.
Potrebbe diventare un sistema interessante non solo per Rom e Sinti stanziali ma anche per tutti noi!
ciao, Maria Grazia Dicati

Dopo i mobili, ecco le case da montare. Ma comprarle è una lotteria. di Riccardo Staglianò
Costruite con criteri ecologici e democratiche, si assemblano in un giorno, hanno tutti i comfort e prezzi competitivi. Nate in Svezia, ma arrivate anche in Gran Bretagna, sono richiestissime. Tanto che, per acquistarne una, bisogna partecipare a una riffa

Vivere in una casa Ikea nel senso dei muri, non dei mobili. Dal contenuto al contenitore è un trasloco anche linguistico. E infatti, entrando in questi sessantadue metri quadrati inondati di luce con il Baltico che scintilla in lontananza, non ti senti intrappolato nelle pagine del catalogo dell’arredamento globalizzato.
La teoria di base è la stessa: bel design a prezzi accessibili. Ma la prassi è diversa e ognuno di questi Bo Klok (in svedese «vivi con intelligenza»), i prefabbricati più insospettabili e affascinanti del mondo, fa storia a sé.

«Solo la cucina e un paio di pezzi sono Ikea» spiega la biondissima Joanna, al quarto mese di gravidanza, mostrandoci le tre stanze, «tutto il resto l’abbiamo comprato altrove». «Più bellezza per tutti» è sempre stato il programma estetico-elettorale del fondatore Ingvar Kamprad. Che nel ‘96 ha deciso di traslare la sua filosofia nell’edilizia. E, invece di chiedere agli architetti da che parte cominciare, ha interpellato l’ufficio statistico nazionale. Kamprad ha scoperto così che nelle grandi città i due terzi delle famiglie (oggi a Stoccolma sono l’85 per cento) erano formate da una, due, massimo tre persone. Cosicché le abitazioni in circolazione, ancora concepite per una natalità subequatoriale, risultavano grandi, inabbordabili, vuote. «Il passo successivo» spiega Martina Holtz, che lavora nel team dei designer che perfezionano le varie soluzioni abitative, «era fissare il prezzo giusto. Abbiamo scelto come salario di riferimento quello di un’infermiera con un figlio a carico. Dai nostri calcoli l’affitto che può permettersi senza troppi sacrifici è oggi di 550 euro». Ovvero la cifra che un inquilino di una Bo Klok base, cinquanta metri quadrati, deve pagare per una specie di super-condominio che comprende luce, acqua e tutto il resto. Oltre ai 50 mila euro iniziali per comprare la proprietà dell’edificio. Ci sono poi i tagli da 62, 73 e 144 metri, con un tariffario che cresce di conseguenza. «A ciascuno secondo i propri bisogni, da ciascuno secondo le proprie capacità»
sembra il sottotesto di un sistema che ricorda più una lezione in socialdemocrazia scandinava che in urbanismo.

Nei mesi scorsi le casette in legno sono sbarcate anche in Gran Bretagna, un centinaio di appartamenti sui 3500 assemblati in totale, a Gateshead, vicino a Newcastle. «Ci espanderemo anche nel resto d’Europa» dice Holtz, «ma abbiamo bisogno di partner immobiliari locali. Dall’Italia sono arrivate varie offerte, ma siamo ancora in una fase di perlustrazione».
I Bo Klok non sono prefabbricati che compri e metti dove vuoi...

continua su Repubblica CASA & DESIGN

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Di Fabrizio (del 24/08/2008 @ 09:07:07, in lavoro, visitato 2033 volte)

Da British_Roma

di LUCIA KUBOSOVA

Secondo le ultime cifre del Ministero degli Interni di giovedì 21 agosto, il numero degli immigrati in cerca di lavoro dall'Europa centrale ed orientale verso la Bretagna è caduto al livello più basso da quando i paesi post-comunisti si sono uniti all'Unione Europea nel maggio 2004.

La GB è stata uno dei tre stati dell'Europa occidentale che hanno aperto il proprio mercato del lavoro ai nuovi arrivati subito dopo che sono diventati cittadini UE - assieme a Irlanda e Svezia - con un numero iniziale di lavoratori arrivati che superavano largamente le previsioni del governo.

Tutti assieme, oltre 875.000 nuovi europei hanno richiesto lavoro in GB nei quattro anni dell'unione dei loro paesi alla UE.

Ma con la sterlina più debole e l'alta disoccupazione, ora la Bretagna appare meno attraente per chi cerca lavoro dal "nuovi" stati membri, con solo 40.000 richieste di registrazione lavoro in GB tra l'aprile e il giugno 2008.

L'erosione del valore della sterlina ha avuto conseguenze dirette per le paghe dei lavoratori stranieri.

Gli immigrati polacchi di solito ottenevano 3.565 zloty dalle 500 sterline, che avevano bisogno di spedire a casa per giustificare di lavorare in GB. Adesso è meno del 40%, appena più di 2.100 zloty, secondo gli esperti citati dal Financial Times.

Ma i lavoratori dai paesi come la Polonia, la Slovacchia o gli Stati Baltici sono anche stati espulsi dalla riduzione del lavoro in settori come le costruzioni, che hanno registrato un calo nei posti vacanti di circa il 13% tra maggio e luglio.

Similarmente, i posti vacanti in ristoranti, hotel e negozi sono caduti del 9% nello stesso periodo, secondo il rapporto governativo.

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Di Fabrizio (del 23/08/2008 @ 17:13:47, in blog, visitato 1598 volte)

Mentre stavo cercando di eliminare il malware che sino a settimana scorsa infettava la Mahalla, ne ho approfittato per ripulire l'home page, togliendo alcuni link e qualche immagine o collegamento che rendeva più difficile caricare la pagina iniziale.

Poi, dato che questo è soprattutto un sito di informazione (o almeno, così mi pare), ho caricato dal laboratorio di dBlog (grazie Marlenek!) un plug-in che inserisce, in fondo ad ogni post, 16 icone (quelle nuove immagini che sono apparse) con i relativi link a servizi di social bookmark. I social bookmark sono dei siti che permettono di condividere i preferiti con altre persone, aggiungere descrizioni, commentare i preferiti degli altri, effettuare ricerche, trovare persone che hanno i vostri stessi gusti e quindi scoprire nuovi siti. Per segnalare un articolo del blog ad un sito di social bookmark: basta cliccare sull'icona ed inserire (chi è iscritto) la userid e password del relativo servizio.

Spero che queste novità vi piacciano e siano utili. Fatemi sapere.

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Di Sucar Drom (del 23/08/2008 @ 11:57:21, in blog, visitato 1496 volte)

"Le mie figlie, trattate come dei cani"
"Perché gli italiani ci odiano?". Se lo chiede Miriana Djeordsevic, madre 30enne di Cristina e Violetta, le due ragazzine rom di 15 e 13 anni morte a luglio a Torregaveta, sul litorale flegreo. L'interrogativo dà titolo a un articolo pubblicato sull'Observer, domenicale del quotidiano in...

Lourdes, Sinti e Kalè in pellegrinaggio
Da domani, i dintorni di Lourdes si riempiranno di roulotte e almeno 40 mila Kalè e Sinti pregheranno davanti alla grotta della Vergine. L’occasione è il pellegrinaggio, presentato stamani presso i Santuari di Lourdes, che si concluderà il prossimo 25 agosto. Il pellegrinaggio...

Santa Margherita Ligure (GE), Tigullio a Teatro
«Lo spirito di questa rassegna è portare una ventata di cultura profonda anche in piena estate, dimostrare che oltre al cabaret in agosto si possono proporre spettacoli che fanno riflettere». A parlare è Pino Petruzzelli (in foto): autore, attore e ...

Dribblare sui fatti, vizietto degli onorevoli
A un politico di una certa età, che ha attraversato tutto l'arco costituzionale, dovrebbe essere chiaro da che parte siamo stati e stiamo. Eppure, anziché entrare nel merito dei problemi da noi sollevati, si continua con la facile accusa di cattocomunismo. Una volta eravamo conosciuti come un giornale di g...

Milano, trenta famiglie saranno cacciate da via Triboniano
Almeno venti o trenta famiglie rischiano lo «sfratto». La situazione, ammette il vicesindaco Riccardo De Corato, «non è soddisfacente, a settembre daremo una stretta e molti se ne dovranno andare». È passato più di un anno e mezzo da quando i Rom rumeni di via Triboniano firmarono con il Comune e le associazioni d...

Milano, la federazione incontra il Prefetto Lombardi
Il 30 luglio 2008, una delegazione della federazione Rom Sinti Insieme ha incontrato il Prefetto Lombardi, Commissario per l’emergenza “nomadi” in Lombardia. La delegazione della federazione era formata da Radames Gabrielli (Nevo Drom, vice presidente della federazione), Eva Rizzin (Sucar Drom e OsservAzione, consi...

Partito Democratico, l'ipocrisia nella festa nazionale
E' stata presentata la prima edizione della "Festa Democratica", la festa nazionale del Pd che si terrà alla Fortezza da Basso di Firenze dal 23 agosto al 7 settembre. Durante queste due settimane sono previsti incontri e faccia a faccia tra i big del partito ed esponenti della maggioranza, della sinistra e del mondo sindacale (qui il programma...

Reggio Emilia, ancora si discute sulla prima “kampina”
Il confronto negli organi istituzionali e con la città sul progetto ‘Dal campo alla città’ per l’inclusione sociale di un nucleo familiare di Sinti reggiani è stato ampio e trasparente. Basti ricordare che sono state tre le sedute del Consiglio comunale dedicate all’argomento, una seduta di Commissio...

“Sporco negro”… e non succede niente
L’episodio è noto, anche se i giornali di oggi trattano la notizia in cronaca, con scarsa incisività e versioni simili, da verbale di polizia: un giovane di colore, 24 anni, picchiato e insultato da un branco di deficienti nostrani a Genova. “Sporco negro, puzzi”, e via con calci...

Torino, sfiorata la tragedia
La piccola Pompea non poteva sapere a quale pericolo sarebbe andata incontro. A quattro anni da poco compiuti, quella presa della corrente era solo un gioco come un altro. Un oggetto da tormentare, da esplorare centimetro per centimetro. Come fanno tutti i bambini piccoli con le cose che non conoscono. Fino a quando le sue diti...

Io non sono razzista...
Alcuni anni fa, all’epoca delle prime rozze manifestazioni di linguaggio xenofobo e pararazzista di cui si servivano e si servono diversi esponenti della Lega Nord, è circolata per alcuni mesi, divenendo celebre, una barzelletta che mirava a stigmatizzare con un paradosso, qu...

Reggio Calabria, l'Opera Nomadi chiede al Sindaco di cambiare rotta
Dopo un anno esatto dalla demolizione dell’ex caserma 208, sei famiglie rom che avevano abbandonato l’insediamento perché il Sindaco aveva promesso loro l’assegnazione di un alloggio in dislocazione entro dicembre 2007, ancora oggi non hanno una casa. Tre famiglie vivono in albergo da ...

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Di Fabrizio (del 23/08/2008 @ 09:20:55, in Europa, visitato 1334 volte)

Da Czech_Roma

Più impegno per aiutare i Rom nei ghetti

Most, 18 agosto (CTK) - Dzamila Stehlikova, Ministro per i Diritti Umani e le Minoranze, ha detto lunedì scorso alla stampa che la città ceca di Most, base di una grande comunità Romanì, ha ufficialmente riunito una dichiarazione sull'associazione locale per migliorare la vita nelle località socialmente escluse.

Il progetto di associazione locale è partito dall'Agenzia governativa per l'Integrazione Sociale, fondata dall'ufficio della Stehlikova e sta funzionando da aprile.

Most è una delle 12 località in cui l'agenzia ha gradualmente stabilito le sue filiali.

Stehlikova ha detto che la dichiarazione è già stata firmata in tutte le località, eccetto la città di Ostrava, nord Moravia, dove la firma è prevista per il 25 agosto.

Oltre a coordinare i passi fatti dalle municipalità verso la graduale eliminazione dei ghetti, l'agenzia governativa aiuterà anche a gestire i fondi UE per migliorare la situazione nell'istruzione, impiego, sistemazione e sanità dei Rom, come pure a combattere il crimine e la dipendenza da droghe nella comunità.

A Most, l'associazione comprende l'ufficio municipale, quello del lavoro e le OnG, ha detto Stehlikova.

I partecipanti all'associazione di Most valuteranno i singoli progetti alla scopo di rallentare e poi eliminare l'esclusione sociale nelle località malfamate come il quartiere di Chanov.

Marek Podlaha, il direttore dell'agenzia, ha detto che la prima cosa da fare è uno studio sul campo che deve essere accluso alla domanda di sovvenzione.

This story is from the Czech News Agency (ČTK).

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