Rom e Sinti da tutto il mondo

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 11/08/2013 @ 09:05:26, in media, visitato 943 volte)

2 agosto 2013 - di Gabor Czene
traduzione dall'ungherese all'inglese su ROMEDIA FOUNDATION

Fanni Gurbai gioca nel ruolo di centrale nella squadra di pallamano femminile a Derecske, in seconda divisione. In precedenza aveva giocato nelle giovanili di Debrecen e si ispirava a Bojana Radulovics e Anita Goerbicz. Anche se spesso i tifosi locali la contestano per la sua etnia, è sempre stata ben accetta dalle compagne di squadra. Sinora, la pallamano l'ha aiutata a superare le situazioni di stallo, però lei ha trovato una nuova passione: il giornalismo.

Vive normalmente a Koeroesszakal, nella regione di Hajdu'-Bihar - un piccolo villaggio, con alti tassi di povertà - ma adesso stiamo parlando nel giardino di una pensione a Dunabogdany, non lontano dalla capitale. Fanni Gurbai è una delle dodici giovani romnià che stanno prendendo parte al media summer camp Buvero (conchiglia), organizzato da Romedia Foundation.

"Durante le due settimane di formazione, le ragazze - tra i 16 e i 22 anni - prendono confidenza con le basi del giornalismo, soffermandosi su visuals, cinematografia, e un uso complessivo di internet," dice Kristof Asbot, regista televisivo e ora leader del progetto. "Lo scopo non è di farne dei giornalisti professionisti, ma di stimolare il loro interesse verso la stampa e il mondo dei media, dando loro le conoscenze che le aiuteranno a navigare nelle piattaforme dei social media."

Le ragazze provengono da tutto il paese, ma soprattutto da piccoli villaggi. Alcune delle loro famiglie hanno avuto difficoltà a mandarle, mentre altre sono state aiutate da organizzazioni civiche locali, altrimenti non avrebbero potuto.

"All'inizio," dice Kristof Asbot, "due delle ragazze erano decisamente diffidenti e si erano chiuse a riccio. Difficile credere che dopo un paio di giorni si sarebbero mostrate così aperte e fiduciose."

"Le donne hanno un ruolo speciale nelle comunità rom, ecco perché è così importante dar voce alle loro opinioni," dice Kata Barsony, organizzatrice e direttrice esecutiva di Romedia Foundation. In origine avevano pianificato un evento su larga scala, ma tutte le domande furono respinte. Alla fine, il campus si è realizzato col sostegno di NED (Assegnazione Nazionale per la Democrazia).

Le apparecchiature tecniche sono state donate dalla Budapest Business School e dall'Università Corvinus. Le partecipanti hanno l'opportunità di provare in diversi modi le loro capacità, come con le riprese o conducendo interviste. Più avanti sul campo gireranno un video su un soggetto di interesse, in varie località come: Debrecen, Szekesfehervar o Pecs. Programmi simili a Buvero esistono anche in Germania e in Serbia. Al termine del campus, un gruppo ristretto verrà scelto per prendere parte allo Youth Media Summit di Belgrado.

Mercedesz Kalo', formatasi nella "Gypsy Row" a Szendroelad, ora studia alla scuola d'arte di Miskolc: "Mi piace mettermi alla prova e provare nuove cose, voglio essere una reporter," riassume i suoi progetti futuri. Dice anche: "I Rom hanno molte più opportunità di studiare di quanto pensiamo. A Szendroelad abbiamo molti programmi educativi,, soprattutto per bambini socialmente svantaggiati. Non è per niente facile, ma se si tiene duro, si può lasciare la povertà alle spalle."

Vivien Szajko', da Pecel, ha solo 16 anni, ma da quattro anni fa parte di un gruppo teatrale locale. Dicono che ha parecchio talento. E' interessata a fare cinema, ma soprattutto vuole diventare presentatrice di un canale musicale televisivo.

Tutti sono entusiasti della loro esperienza a Dunabogdany. Abbiamo chiesto a Vivien Szajko' di raccontarci cosa non le è piaciuto del campus. Dopo averci pensato un po', si è lamentata del doversi svegliare presto tutte le mattine, e che le lezioni obbligatorie iniziassero la mattina alle 7,30.

Hanno chiesto ai leader del campus di poter dormire di più, almeno la domenica. La mattina è stato concesso a tutti di svegliarsi alle 8.

La pagina su facebook

Video promozionale con i partecipanti a Buvero

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Di Fabrizio (del 10/08/2013 @ 09:06:24, in Europa, visitato 1070 volte)

(piatto abbondante da accompagnare con un vino adeguato)

La recente condanna (all'ergastolo!) dei colpevoli di omicidio di 6 rom in Ungheria, ha riproposto il dibattito se quello sia o meno un paese razzista. Non pretendo di conoscere la realtà meglio di altri, ma dato che quotidianamente ricevo corrispondenze e rassegne stampa dai paesi dell'Europa Centrale e Orientale, credo di essermene fatto un'idea.

Per seguire i miei ragionamenti (che vi potranno sembrare macchinosi e parziali), dovrete tenere conto:

  • Che una RELTA' OGGETTIVA non esiste. Anche se siamo in un unico continente, anche se molti stati sono associati alla Unione Europea (o hanno zone confinanti legate da trattati e iniziative comuni), nazionalismi, spinte politiche ed economiche disgreganti la fanno da padrona. Notavo un po' di tempo fa, che mentre i media e i commentatori occidentali si concentrano spesso sulla situazione di miseria (o di impoverimento) all'Est, quelli orientali non si fanno scappare occasione per descrivere le condizioni terribili dei profughi arrivati qui. Insomma. tutti guardano sempre le pagliuzze altrui.
  • Nessuno è INNOCENTE A PRIORI. A partire dall'Italia: la situazione dei Romanì è tragica qua come altrove, le colpe andranno anche condivise, ma non esiste uno stato che possa ergersi a giudice degli altri.
  • I Romanì, pur essendo da decenni POPOLAZIONI STANZIALI nell'Europa Centro-Orientale (Germania compresa), nel tempo avevano mantenuto ambiti di migrazioni interne (ad esempio Ex Jugoslavia-Albania-Ungheria-Bulgaria / Bulgaria-Grecia-Turchia / Ucraina-Ungheria-Slovacchia-Repubblica Ceca-Polonia-Bielorussia / Repubbliche Baltiche-Polonia) per motivi di parentela ed economici, ambiti che tuttora resistono. Le recenti migrazioni indicano che i Rom di Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, prediligono i paesi del Nord Europa e il Canada (finché non ha chiuso le frontiere), quelli del Sud-Est emigrano anche nei paesi di lingua latina (ora un po' meno, data la crisi economica di questi ultimi).
  • Grossomodo, tutti conosciamo la situazione precedente al crollo del Muro di Berlino: bassi redditi e una serie di servizi di base forniti dallo stato. Più sfaccettata la situazione dei Romanì come "minoranza nazionale": in alcuni casi era pienamente riconosciuta (Serbia), in altri (Bulgaria) negata. Per fare un paragone con un'altra situazione politico-economica: la Turchia. Lì i Romanì (mancano cifre precise, potrebbero essere sino a un milione), per quanto marginalizzati e discriminati, hanno sempre riconosciuto l'autorità dello stato turco, e questo li ha messi al riparo da massacri e violenze come quelli subiti da Greci, Curdi e Armeni. Da questo punto di vista oggi la situazione è ancora frammentata: Bosnia e Slovenia sono state più volte messe sotto accusa dalla comunità internazionale, per il mancato riconoscimento dei diritti politici fondamentali a chi non appartenesse alle etnie maggioritarie.
  • ULTIMO PUNTO di queste prefazioni: quei servizi che erano assicurati a tutti, indipendentemente dall'etnia, sono andati privatizzandosi, ora prima ora dopo. Questo ha portato penuria di case, lavoro, prestazioni sociali e sanitarie, di cui hanno fatto le spese soprattutto le minoranze non riconosciute. Ci siamo noi, Occidente, dietro queste privatizzazioni (noi le si chiama delocalizzazioni), fu la stessa Unione Europea, una decina d'anni fa quando si allargò a Est, da un lato a richiedere a voce più rispetto per le popolazioni romanì, dall'altro a strangolarle (a strangolare i settori più poveri della popolazioni) con l'oggettivo aumento dei prezzi e i tagli che contemporaneamente chiedeva al welfare. Una politica sostanzialmente ipocrita, che ha però creato una classe di burocrati su come sopravvivere all'occidente.

DINTORNI:
La situazione di base (abbastanza simile in tutti i paesi dell'Europa Centro Orientale) è la presenza di minoranze romanì più consistenti che in Occidente, ma non coese. Quasi ovunque esistono fasce di popolazione romanì di piccola-media borghesia - proprietari, relativamente integrati (comunque, poco disposti a palesarsi) e altre in condizione di deprivazione estrema (ancora peggio, se possibile, che da noi). Cosa che ha anche portato al continuo crearsi e sciogliersi di partiti, partitini, cartelli politici romanì, funzionali a questo o quel capoclan.

Lo stesso vale per la classe intellettuale: professionisti, docenti, giornalisti, radio, giornali in abbondanza, con scarsissimo influsso su quella che si chiama "vita e politica reale". Assistiamo al paradosso che una scena abbastanza comune in Italia è la vecchia romnì che si fa leggere qualcosa dal nipotino che finalmente può andare una scuola, sempre più spesso da quelle parti la scena si svolge a parti invertite: sono gli anziani che leggono per il resto della famiglia, che non ha più risorse per frequentare la scuola.

Leggi e violenze razziali:
Un altro paradosso (ma anche in questo in Italia abbiamo una certa esperienza), è che in diversi stati dell'est esistono norme, leggi, regolamenti molto avanzati a tutela delle minoranze (che sono quasi infinite) e anche dei Romanì. L'Ungheria sino a qualche anno fa era presa ad esempio per l'esistenza di un autogoverno rom, qualcosa di simile esiste anche in Ucraina; Serbia Bulgaria e Romania hanno legislazioni molto più avanzate di quelle occidentali. Eppure, quasi nessun effetto hanno nell'arginare crisi di violenza e pogrom. Che sono difficilmente prevedibili, vanno ad ondate: fu la Romania ad inizio anni '90. poi di volta in volta toccò a Bulgaria, Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceca. Ricorrenti in Ucraina e nei paesi ex-URSS, ma le notizie che arrivano da lì sono sempre datate e frammentarie.

Razzismo:.
Non è solo Ungheria (ma ricordiamoci, nessuno è innocente, molti sono impuniti). Anche la Germania, per fare l'esempio di un paese che riteniamo esempio di "civiltà occidentale", ha avuto di recente spettri nell'armadio. E sempre dalla Germania (e dagli USA) è partito, una ventina di anni fa, un coordinamento fattivo tra vari nuclei della destra estrema e radicale [ricordo che movimenti simili si ebbero in tutta l'Europa Centro Orientale (per non parlare di quella Meridionale, a proposito di innocenza!), tra gli anni '30 e '40], che attualmente opera in stretto contatto in tutti i paesi che ci riguardano. Fisicamente, sono le stesse squadre a seminare il terrore o fare comizi congiunti in Germania, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceca, e ci sono contatti molto avanzati con Serbia, Croazia, Slovenia, Romania, Bulgaria, Ucraina.

La Germania non è solo RAZZISMO VIOLENTO (che c'è ovunque e sa che può farsi sentire con poco), ma è anche (non è la sola) il paradigma del razzismo istituzionale, ad esempio:

  • impunità nel colpire i colpevoli di atti di razzismo "lievi o tollerabili". Non siamo ai livelli italiani, ma ad esempio per l'incendio che ricordavo nel link di sopra, non mi risulta che siano mai stati identificati i colpevoli. Situazione comune in tutta Europa (non solo all'est) e la sentenza ungherese è effettivamente una sorpresa. Niente a che vedere, ad esempio, col caso di Hadareni in Romania, dove ci sono voluti una decina d'anni per arrivare ad una sentenza, che alcuni dei parenti delle vittime contestano tutt'ora;
  • il razzismo istituzionale, è anche quello di uno stato che accoglie i profughi dal Kosovo, profughi che col tempo trovano scuola, casa, lavoro e dopo un decina d'anni si ritengono cittadini come gli altri. Finché, una notte, la polizia tedesca sfonda la porta di casa e ti imbarca con tutta la famiglia su un aereo, per tornare in Kosovo dove non hanno scuola, casa, lavoro. Tutto, per una ragione di stato.

Ungheria:
Dopo questa lunghissima parte introduttiva, eccoci. E' o non è un paese fascista? Non lo è, rispondo, ma se Orban sbagliasse qualcosa, allora il rischio sarebbe alto. Personaggio complesso, ha più volte ammesso di ispirarsi a Berlusconi (senza averne gli stessi capitali), ma a me ricorda Dollfuss, l'ultimo cancelliere austriaco prima dell'annessione alla Germania nazista. L'Europa contro cui sbraita, è la stessa che gli ha garantito il suo posto attuale.

Un breve riassunto della recente storia ungherese. Con la caduta del muro, i vecchi comunisti si riciclarono nel Partito Socialista, contrapposto all'altro blocco dei Liberali. Ma già precedentemente la legislazione ungherese era tra le più aperte in fatto liberalizzazioni e partecipazione dei capitali stranieri alle imprese, per cui i due blocchi (poco influenti gli altri partiti) si sono alternati senza grandi differenze sul piano economico. Anche perché a differenza degli altri paesi dell'ex blocco, con l'afflusso di capitali esteri l'Ungheria viveva una situazione di boom economico simile a quella dell'Irlanda. E purtroppo ne ha condiviso la fine, con indebitamenti pazzeschi con le banche (soprattutto tedesche) e una situazione di corruzione diffusa, che ha posto all'angolo i due partiti (il sistema elettorale è uninominale con soglia di sbarramento).

Dalla crisi sono emersi due soggetti:

  • FIDESZ (nazionalista)
  • JOBBIK (ancora più nazionalista)

Ecco, cosa fare con un governo di destra, in un paese in crisi, con un'opposizione di destra estrema con tendenze paramilitari? La scommessa di Orban si gioca tra un necessario risanamento, e la vulgata popolare (quell'accidenti che si chiamano elettori) che ha trovato il nemico esterno (LE BANCHE e LE MULTINAZIONALI) e quello interno (tanto per cambiare, EBREI e ZINGARI). Come anche da altre parti (non dirò quali) il populismo, il nazionalismo e l'antieuropeismo diventano le cifre distintive per restare a galla.

Politica interna: da un lato accarezzare la pancia di quell'Ungheria profonda e rancorosa emersa dalle urne, dall'altro, come succede nei paesi limitrofi, dare almeno l'impressione che tutto sia sotto controllo, colpendo le manifestazioni politiche-criminali-razziste più eclatanti.

Ma se questo non bastasse? Da un lato l'indebitamento, dall'altro i paramilitari che sognano le croci frecciate, girano come avvoltoi attorno alla testa di Orban. Lui, a differenza di Berlusconi, non ha giornali, tv, e altre utilità simili, il suo rapporto con i media è pessimo. Si è proposto come l'unico salvatore possibile, ma per farlo ha dovuto assumere le armi e la protervia dei suoi avversari più prossimi. Dovesse fallire, la loro strada è aperta.

CONTORNO - Investitori e benefattori:
Il crollo URSS e dei paesi satelliti, davvero qualcuno crede che sia avvenuto "solo" per motivazioni interne? Tutta l'Europa Centro-Orientale è divenuta in brevissimo tempo terra da colonizzare per gli appetiti USA ed Europei, con la Russia assolutamente incapace di contrastare economicamente questa tendenza. Visto in questa chiave, il massacro e la dissoluzione della Jugoslavia sancì l'esclusione del petrolio russo dalle rotte sud-europee, e il predominio americano rispetto alla UE. Pian piano, mentre anche la Cina si è fatta viva, mentre nei paesi con rilevanti presenze musulmane sono attivi Arabia Saudita e (dopo Erdogan) la Turchia. Con la crisi economica in Occidente, per un determinato periodo USA e Germania hanno resistito, ma con Obama anche gli ultimi appetiti si sono ridimensionati.

Ma il colonialismo non è soltanto militare o economico: Gli investimenti arrivano in due maniere: rilevare vecchie imprese statali o autogestite (nel caso ex-JU), o invece tramite vari fondi di solidarietà EU e progetti caritativi delle varie chiese, o fondazioni dagli equivoci obiettivi politici, come OPEN FOUNDATION - ma dotate di quel tanto di pragmatismo nella strategia che manca alla cultura europea. Come è successo e succede ancora in altri continenti, le motivazioni di questi interventi sono tante e spesso contrastanti: da una parte rimediare in qualche maniera al "default" economico e sociale di molti paesi, dall'altro svuotare quegli stessi paesi della capacità di badare a se stessi e renderli sempre più dipendenti dall'elargizioni di questi aiuti (e dal debito che si genera). Creare nel contempo una classe intellettuale-professionale poco legata alle dirigenze locali, che nel caso diventeranno emigranti qualificati ma sottopagati. E' quello che è avvenuto ANCHE in Ungheria, e si ripete nei paesi limitrofi. Orban lancia la sua guerra contro investitori che in questo momento non ci pensano minimamente ad investire, perché hanno finito la grana. Nel frattempo anche la Serbia sembra uscire dal suo antieuropeismo, il problema è se l'Europa ci sarà ancora.

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Di Fabrizio (del 09/08/2013 @ 09:07:34, in lavoro, visitato 1526 volte)

Da Czech_Roma

L'Ufficio Ceco del Lavoro definisce le email di spam sui Rom come "bugie e sciocchezze" - Praga, 1.8.2013 23:10

Un'altra mail disonesta sta circolando online, dove il presunto autore Jirhì Mashka descrive come i Romanì starebbero "diventando ricchi" sfruttando il welfare. Email bufala che è anche stata spedita più volte al news server Romea.cz.

La Direzione Generale dell'Ufficio del Lavoro della Repubblica ha risposto con un comunicato stampa, definendola "un mucchio di bugie e sciocchezze". Ne pubblichiamo sotto la traduzione integrale:

    Comunicato stampa dell'Ufficio del Lavoro della Repubblica Ceca: il welfare è destinato solo ai veramente bisognosi ryz, press release of the Labor Office of the Czech Republic

Sta circolando ultimamente un racconto online in cui Jirhì Mashka, che firma la mail, descrive la vicenda di un romanì che gli avrebbe raccontato come "si diventa ricchi", tra l'altro, truffando il welfare. Dato che questa storia è semplicemente un mucchio di bugie e sciocchezze, l'Ufficio del Lavoro della Repubblica Ceca (U'P) considera necessario spiegare il reale stato delle cose riguardo il sistema di welfare in questo paese.

Secondo l'autore della mail, le "istruzioni" per ottenere la più alta somma di denaro possibile da un comune o dallo stato, è di partorire un bambino all'anno. Secondo la mail, ogni parto darebbe diritto ad un assegno di 230.000 corone (circa 90.000 euro, ndr).

E' un'assoluta sciocchezza. In primo luogo, la somma massimo che può essere concessa a un genitore per ogni figlio è di 220.000 corone. L'ammontare e la durata del beneficio dipendono dalle seguenti circostanze:

  • Almeno uno dei genitori deve avere, al momento del parto, un reddito corrispondente al 70% del 30% delle rate dei requisiti di soggiorno giornaliero (DVZ). Quest'informazione è necessaria per calcolare l'aiuto finanziario da erogare durante il congedo di maternità.
  • Se il reddito dei genitori eccede il DVZ, la maggior parte dei richiedenti può sperare di ricevere non oltre 11.500 corone al mese.
  • Se il reddito è inferiore o pari al 70% del 30% delle rate DVZ, allora si può sperare di ricevere 7.600 corone al mese.
  • Se nessuno dei due genitori mostra un reddito su cui basare un qualsiasi calcolo, allora il beneficio è di 7.600 corone (non negoziabile) sino al compimento del nono mese dalla nascita del bambino. Dopodiché la somma si riduce a 3.800 corone sino a quando il bambino compie quattro anni.
  • E' anche necessario comprendere che detti benefici possono applicarsi ad un bambino alla volta, di solito trattasi del più piccolo.

Da parte del sistema di supporto statale (SSP) c'è un altro beneficio, offerto come complemento direttamente al minore. E' un sussidio di base, a lungo termine, alle famiglie con figli, per aiutarle a coprire i costi associati al mangiare e alla crescita, che altrimenti sarebbero scoperti. Una qualifica per questo sussidio è il reddito della famiglia inferiore a 2,4 volte il reddito di sussistenza rispetto alla dimensione della famiglia. Nel decidere l'ammontare del sussidio, è determinante il reddito dichiarato nel corso dell'anno precedente, inclusi i benefici genitoriali. L'ammontare di questo sussidio dipende dall'età del bambino.

Non esiste la possibilità di distribuire in anticipo sotto forma di assegno questo denaro. I sussidi vengono elargiti mensilmente da U'P, tramite conto bancario o inviati all'ufficio postale.

Un altra tesi contenuta nella mail suggerirebbe a un padrone di casa di farsi carico del maggior numero possibile di affitti, per così poter ricevere migliaia di corone dalle casse comunali, a rimborso di alloggio e facilitazioni. In primo luogo, ciò sarebbe illegale. Se U'P o qualsiasi altro corpo amministrativo dovesse venire a conoscenza di un simile processo, dovrebbe immediatamente sottoporlo alle autorità di polizia giudiziaria della repubblica. Riguardo alle competenze di U'P, è in grado di dedurre la somma di tale eccedenza da quanto erogato come welfare, e recuperarlo dalla persona interessata (nei casi critici, si può coinvolgere un'agenzia di recupero crediti).

In tale contesto, l'U'P ritiene importante sottolineare che nessun comune è coinvolto nel pagare affitti individuali. L'autore di quella mail pensa probabilmente si riferisce ai contributi alloggiativi nel sistema SSP, o altre forme di aiuto per le abitazioni , disponibili per le popolazioni in difficoltà materiale. I costi dell'alloggio, per esempio, della corrente e dell'affitto, dev'essere regolarmente documentato da parte dei richiedenti, sia su base mensile che trimestrale. Gli organi competenti stabiliscono la somma specifica del sussidio secondo il reale e riconosciuto costo dell'abitazione. In entrambe i casi, famiglie o individui, bisogna avere un reddito basso.

Intanto che il contributo alloggiativo viene elargito, il proprietario o l'affittuario registrati all'indirizzo come residenti permanenti, hanno titolo a detto contributo soltanto se il 30% del reddito familiare non è sufficiente a coprire il costo dell'alloggio (35% a Praga) e se il 30% (35% a Praga) del reddito familiare è inferiore ai costi normativi pertinenti stabiliti per legge. Entrambe i sussidi possono essere rimborsati nel corso di 10 anni, per un massimo di soli 84 mesi. L'unica eccezione riguarda le case abitate da persone oltre i 70 anni, o quelle abitate da persone con disabilità residenti in appartamenti progettati o ristrutturati sulla base delle loro esigenze.

L'autore di questa mail piena di favole menziona anche quanto sia facile ottenere aiuti finanziari per l'acquisto di vestiti, carbone o cibo. Sostiene che una famiglia di cinque componenti può accumulare con questi benefici sino a 30.000 corone al mese.

L'autore intende riferirsi a quanti sono in difficoltà materiale e, ad esempio, ususfruiscono di contributi di sussistenza. Questi sussidi non possono, nel caso delle famiglie, arrivare a tali somme di denaro. Si basano sull'ammontare del reddito minimo di sussistenza stabilito legalmente.

L'autore della mail non dimentica di menzionare altri benefici che ritiene siano a portata di mano. Menziona sussidi per l'acquisto di cartelle e altro materiale scolastico per bambini.

Questo tipi di sussidi vengono elargiti ai bisognosi come assistenza immediata straordinaria. Tuttavia, anche in questi casi non è possibile abusare dei sussidi preposti. Per riceverli, si deve presentare il motivo provato di tale richiesta. La sede decentrata di U'P è ovviamente in grado di fornire il finanziamento quanto prima possibile, perché il richiedente non abbia problemi inutili. Nel contempo, però, detti uffici valutano i casi individuali attentamente. Tengono registrazione su come il richiedente adopera il denaro e gli chiedono di predisporne documentazione. Last but not least, ogni U'P è anche in gradose ci fossero dubbi sull'impiego corretto del sussidio, di avvalersi tramite pagamento diretto nel caso di doposcuola, campi, ecc.

Nel richiedere qualsiasi sussidio, o dal sistema si sostegno sociale statale o come aiuto per persone in difficoltà, il richiedente eil beneficiario devono anche fornire documentazione su tutte le forme di reddito. Se queste dovessero essere nascoste, il richiedente può essere multato e deve rimborsare all'U'P la somma erogata.

Le "istruzioni online su come diventare ricchi" terminano con un romanì immaginario che descrive l'opzione degli "acquisti", ad esempio di prodotti elettronici attraverso layaway (VEDI, ndr.) e portarli poi al più vicino negozio dei pegni. L'autore sottolinea anche che il miglior modo per accedere ai sussidi è di usare forza e pressioni contro il personale U'P.

E' altamente probabile che un simile scenario comporterebbe un reato. Inoltre, nel valutare le richieste di quanti sono in disagio materiale, U'P registra sempre tutte le fonti di reddito del richiedente e le attività in suo possesso.

Se qualcuno tentasse di fare pressioni fisiche o verbali al personale U'P, sarebbe considerata na forma di comportamento criminale, e le informazioni in merito comunicate immediatamente alle autorità di perseguimento penale. Corrisponde al vero che a volte il personale può trovarsi in situazioni simili, ma questo non soltanto con persone di origine romanì.

Tutte le nostre sedi hanno preso le necessarie misure di sicurezza e collaborano con la polizia municipale o con servizi di sicurezza privata, nel caso di simili incidenti. Il suo personale non si sottomette né a minacce né a violenze.

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Di Barbara Breyhan (del 08/08/2013 @ 09:08:28, in casa, visitato 775 volte)

La comunità rom rumena della città di Baia Mare da anni vive un rapporto tormentato con l'amministrazione comunale, testimoniato in passato su Mahalla. Ecco una nuova puntata dal sito di Amnesty.it

© ANDREI PUNGOVSCHI/AFP/GettyImages

7 agosto 2013 - Il 5 agosto 2013, 15 famiglie rom per un totale di almeno 60 persone hanno subito uno sgombero forzato nella città di Baia Mare e sono rimaste di conseguenza senza casa.

Le 15 famiglie vivevano nell'insediamento di Craica, uno dei più grandi della Romania. Il 2 agosto, la polizia locale aveva notificato l'ordinanza di sgombero a 30 nuclei familiari, sostenendo che i residenti erano privi di titoli di proprietà. Se avessero demolito autonomamente le loro case, avrebbero avuto il permesso di costruirne di nuove in un'altra zona di Craica. Dodici famiglie hanno rifiutato e le loro abitazioni sono state abbattute dai bulldozer, mentre alle tre che hanno accettato - come del resto alle altre - non è stato fornito alcun alloggio alternativo.

Le 15 famiglie, che comprendono numerosi neonati e bambini, si trovano in mezzo alla strada. Le autorità non stanno facendo nulla per aiutarle.

Le altre 15 famiglie che hanno ricevuto l'ordinanza potrebbero essere sgomberate da un giorno all'altro.

Approfondisci la campagna per i diritti dei rom in Europa

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Di Fabrizio (del 07/08/2013 @ 09:04:49, in blog, visitato 929 volte)

Un paio di anni fa, faceva furore in rete un video slovacco dove un cane sarebbe stato maltrattato da presunti ragazzi rom.

Questa una traduzione approssimativa del testo tramite GOOGLE TRANSLATOR:

    ho guardato la televisione rapporti Ahi,dove i bambini vittime di bullismo compagno di stanza. Mi venne in mente che noi vi invieremo un link al video, dove i bambini sono molestati irragionevolmente piccolo cucciolo.
    Cucciolo aveva frustato corda attorno al collo, seguito da uno dei figli (ovviamente con l'aspettativa degli altri) e versò della benzinacane ha cominciato a bruciare.
    Questo video è davvero disgustoso e terribile, è stato girato in Slovacchia, ma mi ha ricordato di Mira R. Rabca di che con i suoi amici uccisi Legare un cane. Il caso è di interesse anche alle autorità competenti. Più qui.

Naturalmente in Italia la notizia venne ripresa dal famigerato sito Resistenza nazionale - Tutti i crimini degli immigrati. Nel frattempo il video originale è stato rimosso. Già allora notavo che:

  1. Nel testo non si parlava di Rom o Sinti.
  2. Episodi simili sono denunciati quasi ogni settimana anche in Italia, ma non mi risultava che i colpevoli appartenessero ad un'etnia specifica.
  3. L'anno precedente aveva fatto scandalo il caso, avvenuto in Slovenia o in Croazia, della figlia di un professionista (gagio) che per gioco aveva annegato nel fiume una cucciolata.

E già allora c'era una discreta confusione mediatica, come appare in un altro post sempre di quel periodo.

Da qualche giorno spopola una notizia simile veicolata da Mattinonline.ch (sembra che agosto sia un periodo favorevole al filone "lo zingaro è il peggior nemico del nostro migliore amico").

Ma, questo è quello che preme, è vero o no? Non c'è verso di saperlo. "Mi sembra" una bufala, e il mio giudizio non nasce da antirazzismo, ma con la frequenza quotidiana con notizie simili:

  • dal punto di vista giornalistico (ammesso che oggi valga ancora qualcosa) mancano dati fondamentali, come il QUANDO e il DOVE preciso;
  • nessun'altra fonte ha riportato la notizia, si scrive che c'erano testimoni ma nessuno di loro è stato intervistato, si parla di associazioni, ma nessuna di loro ha emesso un comunicato. Mi sembra strano;
  • noto un "sottilissimo..." intento provocatorio nel titolo, nell'immagine scelta, e nel dare la responsabilità dell'accaduto a una precisa comunità, senza alcuna prova;
  • infine sulle pagine del canile Muratella (vedi QUI e QUI)  non c'è traccia dell'evento.

Insomma, sospetti di bufala ma non prove. Fate voi

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Di Fabrizio (del 06/08/2013 @ 09:04:31, in Italia, visitato 887 volte)

di Centro Sociale Sos Fornace su MilanoinMovimento

Un'opera essenziale per Expo 2015
Il 15 luglio scorso le ruspe sono entrate in azione nell'insediamento rom di via Monte Bisbino al confine con Baranzate. In un paio di giorni buona parte delle case costruite dagli stessi abitanti, che avevano acquistato quei terreni trent'anni fa, sono diventate un cumulo di macerie per fare spazio allo svincolo Expo previsto dal secondo lotto del collegamento tra la SS11 all'altezza di Molino Dorino e l'A8 Milano - Laghi. Si tratta di un'opera considerata essenziale nel dossier di candidatura di Expo 2015, che devasterà la città di Pero all'altezza della fermata della MM1 Molino Dorino (formalmente territorio di Milano, ma sul confine con il Comune di Pero) tagliando in due il centro abitato, e proseguirà con un tunnel sotto l'area di Cascina Merlata per poi riemergere dietro al Cimitero Maggiore dove si diramerà una viabilità di servizio funzionale al nuovo quartiere residenziale previsto dall'adp di Cascina Merlata. Il tutto per un costo complessivo di 150 milioni di euro di cui 30 milioni a carico di Regione, Provincia e Comune di Milano; più o meno quanto il Comune di Milano conta di ricavare dall'aumento degli abbonamenti ATM che scatteranno a settembre per ripianare i buchi di bilancio.

Un'offerta che non potevano rifiutare
Il 21 dicembre 2011 Infrastrutture Lombarde spa notifica gli espropri alla famiglie di via Monte Bisbino e stabilisce un prezzo di esproprio pari a 7 euro al metro quadro in quanto la destinazione d'uso di quei terreni all'epoca era agricola. Successivamente - nel maggio 2012 - il Comune di Milano approva il PGT, che rende quei terreni edificabili permettendo ai nuclei familiari interessati dall'esproprio di rinegoziare gli indennizzi. A questo punto, l'offerta di Infrastrutture Lombarde spa sale a 30 euro al metro quadro per i proprietari dei terreni, più un'indennità aggiuntiva di 70 euro al metro quadro per le famiglie occupanti decisa con un provvedimento straordinario del Commissario Unico di Expo Giuseppe Sala e, il giorno della consegna degli assegni, i funzionari di Infrastrutture Lombarde spa si presentano con ruspe e forze dell'ordine al seguito per mettere subito in chiaro alle circa 200 persone interessate dall'esproprio, che si trattava di un'offerta che i rom non potevano rifiutare.

Dopo lo sgombero
Successivamente allo sgombero, alcune famiglie hanno acquistato i terreni ai lati del tratto espropriato. Altri hanno preso delle abitazioni in affitto a Baranzate; abitazioni trovate non senza difficoltà (per usare un eufemismo), perché nell'Italia razzista che vede il vice presidente del Senato dare dell'orango a un Ministro della Repubblica perché nera, mentre altri le lanciano delle banane mentre parla dal palco della festa del PD, se sei rom nessuna ti affitta un'abitazione a meno che tu non abbia un terzo che garantisca, meglio se un ente pubblico. Per cui quando le agenzie immobiliari capivano che si trattava di rom, gli appartamenti risultavano "magicamente" non più disponibili obbligando le famiglie rom a cercare qualcuno che affittasse in nero delle abitazioni. Una volta finiti i soldi ricevuti come corrispettivo dell'esproprio l'alternativa per le circa 200 persone sgomberate sarà la strada.

Expo 2015 e la pulizia etnica dei rom
Quando nel 2009 l'ex sindaco di Rho, Roberto Zucchetti, presidente del Patto del territorio nord ovest Milano in vista di Expo 2015 - a cui ha aderito anche il Comune di Baranzate - incontrò l'allora sindaco di Milano Letizia Moratti nella sua qualità di commissario straordinario per l'Expo, chiese che in vista del grande evento vi fosse un "raccordo operativo sulle azioni nei confronti dei campi nomadi" tra i comuni del Patto e quello di Milano. lo sgombero di via Monte Bisbino si inserisce in questo quadro - ma anche quelli di via Triboniano e via Barzaghi interessati dalla viabilità di accesso al sito Expo, oltre a via Novara dove sorgerà uno dei parcheggi remoti per l'esposizione universale.

L'insediamento di via Monte Bisbino si trova da un punto di vista amministrativo sul territorio del Comune di Milano, ma essendo sul confine con il Comune di Baranzate è questo a dover affrontare l'emergenza generata dallo sgombero effettuato per fare spazio allo svincolo per Expo.

Marco Granelli, assessore alla sicurezza del Comune di Milano, ha garantito al Comune di Baranzate l'impegno dell'amministrazione Pisapia per impedire che si stabilizzino altri insediamenti, anche attraverso l'inserimento dei rom nei progetti di integrazione che il Comune di Milano ha già in itinere. La verità, però, è che non esiste alcuna strategia sociale della giunta Pisapia - rispetto a progetti di integrazione e di inserimento scolastico e lavorativo - perché quando si parla di rom l'unica strategia adottata dalle amministrazioni locali è quella dello struzzo, che ha come corollario quello di delegare alla Prefettura e alla Questura il compito di risolvere la questione con l'uso della forza pubblica.

Pubblicato da Furio_MiM il 5 agosto 2013.

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Di Fabrizio (del 05/08/2013 @ 09:09:09, in Regole, visitato 962 volte)

Segnalazione di Giacomo Marino

- Patrizia Maiocchi - 1 agosto 2013

Il blog razzista è un'associazione per delinquere. Per la Corte di Cassazione le pene per i reati associativi, previsti dalla legge 654/1975 in linea con la Convenzione di New York (modificata dalla legge 205/1993) sono estensibili alle comunità virtuali, dalle chat ai social network, che incitano all'odio razziale. Messaggi tanto più efficaci proprio perché affidati alla forza comunicativa delle nuove tecnologie.

La Suprema corte (sentenza 33179, depositata ieri) respinge il ricorso del coordinatore di un sito internet finalizzato a ingrossare le fila dei sostenitori della superiorità della razza. L'imputato chiedeva di essere assolto in nome della libertà di pensiero e negava la giurisdizione del giudice italiano perché il sito-madre era stato costituito negli Stati Uniti e operava su un server estero. Inoltre rivendicava il diritto ad essere trattato al pari di un direttore di giornale.

Contestazioni che la Cassazione non ha difficoltà a smontare. Il collegio della III sezione specifica che il giudice italiano è competente a esprimersi sulla diffamazione aggravata dall'odio razziale, anche nel caso in cui il sito web sia stato registrato all'estero, purché l'offesa sia stata percepita dai fruitori che si trovano in Italia.

Nel caso esaminato l'attività del ricorrente e dei suoi supporter aveva diversi scopi: fare proseliti, istigare a compiere azioni dimostrative nel territorio italiano, raccogliere fondi per la "causa" e dare giudizi sulle persone o sugli episodi. Uno dei punti forti degli "opinionisti" era quello di bollare come "traditori" e "delinquenti italiani" i sostenitori dell'uguaglianza e dell'integrazione con gli immigrati. Cade naturalmente anche la pretesa di avere la tutela costituzionale che garantisce la libera manifestazione del pensiero e di associazione: entrambe vengono meno quando la libertà viene male usata per istigare alla discriminazione. Nessuna possibilità per il ricorrente di essere assimilato al direttore di un giornale: in primo luogo, perché era stata riconosciuta la sua responsabilità come organizzatore e moderatore del blog incriminato, poi perché la stessa Cassazione ha chiarito (sentenza 23230/2012) che il blog non rientra nella definizione di "stampato    ".

Per finire, i requisiti di stabilità e di organizzazione propri di un sito internet, rendono la comunità virtuale idonea a configurare l'associazione per delinquere. "Il minimum organizzatorio necessario a integrare l'associazione a delinquere nelle diverse sfaccettature analizzate dalla giurisprudenza si modula in maniera specifica per le realtà associative cosiddette "in rete", le quali utilizzano le nuove tecnologie, privilegiando l'uso dei blog, chat o virtual communities in internet, non potendosi per tali strutture ricercare quella fisicità di contatti tra i partecipi, tipica dell'associazione a delinquere di tipo, per così dire classico".

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Di Fabrizio (del 04/08/2013 @ 09:02:01, in Kumpanija, visitato 1227 volte)

  • Tutto comincia da una frase innocente, che sento ripetere spesso da amici e conoscenti di origine rom: "Non siamo tutti uguali."
  • Secondo flash: "Non demordiamo ma i tempi sono cupi e purtroppo gli stessi Rom non si rendono conto che l'unica vera grande ricchezza è la nostra cultura e se muore non avremo nulla da rivendicare. Tutti si dedicano al sociale e nessuno all'arte e ad elevare e promuovere la cultura." scrive Santino Spinelli.

E perché tutti si dedicano al sociale? Forse, perché c'è una situazione che perdura da decenni, e l'età media di un rom difficilmente arriva ai 60, e c'è chi muore per i morsi dei topi, chi per un incendio (accidentale o no), chi per inedia. Insomma, la situazione di questa minoranza (in tutto il continente) è di una vera e propria crisi sociale. Prima che dire se sia giusto o sbagliato, è quantomeno LOGICO e CONSEGUENTE che la cosa possa e debba preoccupare, a volta in modo giusto a volte in modo sbagliato.

  1. Alla stessa maniera, sospetto che esistano modi giusti e modi sbagliati di occuparsi di CULTURA, partendo dalla considerazione che i due termini (SOCIALE e CULTURA) non siano disgiunti, ma almeno a livello teorico vadano tenuti assieme, se non altro per provare a risolvere la situazione attuale di isolamento e discriminazione (culturale e sociale) di tutti i romanì.
  2. Il secondo nodo è quel "Non siamo tutti uguali", che non è solo un giudizio morale. Una comune origine etnica in un'Europa così sfaccettata socialmente, non può essere il viatico per unire assieme l'artista ricco e/o famoso e chi sopravvive a stento e mai è andato a scuola.

C'è un terzo punto e riguarda chi non è e non sarà mai rom o sinto, ma che come loro è destinato ad interagirvi: che immagine si può avere di questo popolo, quali i suoi aspetti da evidenziare?

Ho raccolto in ebook le testimonianze di giovani rom di tutta Europa, e notavo che da un decennio circa sta emergendo anche tra loro il nucleo di una futura borghesia, cioè di quella classe media che in passato ha accompagnato lo sviluppo dei nostri popoli in Occidente. Con tutte le ambiguità e imprecisioni nel definire come "borghesia" questo nucleo nascente, e la confusione aumenta in quanto non è tuttora possibile definire dove finisca il concetto di "borghesia" come classe produttiva ed intellettuale, e dove inizi il concetto di (sempre ipotetica) "classe dirigente".

"Classe dirigente" è un termine che adopero in quanto passare da LUMPENPROLETARIAT a CLASSE INTEGRATA provoca sempre e in chiunque cambiamenti di visione e di appetiti. Insomma: ci sono aspetti positivi in questo cambiamento, altri più complicati.

Spiego meglio quel "classe integrata": se, come avviene quasi sempre, l'integrazione passa per lo stomaco pieno - prima che da qualsiasi altra ragione identitaria, potremmo ragionare sulla storia nostra: a partire dal rivoluzioni di fine secolo XVIII - inizio secolo XIX, la borghesia in tutto l'Occidente emarginò l'aristocrazia e assunse nei singoli stati nazionali un ruolo dirigente, in senso politico, economico e culturale.

Ma il confronto non riguardò esclusivamente borghesia e aristocrazia: c'erano (ci sono tuttora) le plebi e il proletariato. La borghesia si ritagliò il proprio ruolo dirigente, facendosi forza della situazione di privazione estrema (culturale, economica, politica) di queste due classi, ed usandole come massa di sfondamento, suonando la ritirata quando le loro rivendicazioni superavano la soglia del conflitto e dell'interesse borghese, e tradendo spesso e volentieri le promesse iniziali. Il tutto, ovviamente, riassunto in maniera molto sintetica.

Da questo rapporto di forza, discende anche la questione di chi rappresenta chi. Cioè, chi scrive di proletariato, i loro rappresentanti nei parlamenti, ecc. quasi mai appartengono a quella classe, lo stesso vale per chi fa loro scuola, per chi realizza i programmi televisivi o le riviste destinate a loro.

Succede così, è abbastanza ovvio, che chi si auto-proclama rappresentante di quell'umanità negletta che sono rom e sinti, abbia fatto una scelta per censo più che etnica. Ha bisogno, come ne ha bisogno il terzo settore - come ne ha bisogno la politica - come ne ha bisogno l'università, di una fetta negletta di umanità, per avere uno scalino ulteriore nella sua personale scalata, artistica, economica, culturale.

  • Ma puntualmente, se gli si chiede (noi gagé siamo ignoranti, purtroppo), un parere, un contributo anche personale (perché anche noi gagé non ce la facciamo più), ecco che mi sento dire: il problema è un altro (il problema è sempre un altro, gliel'abbiamo insegnato noi gagé), quella è gente ignorante. IGNORANTE, parola chiave, come una cartina al tornasole, che mi restituisce la dimensione di un nascente conflitto di classe, in una società che le classi come le intendiamo noi non le aveva ancora conosciute.
  • L'altro aspetto di questo conflitto in nuce, è che se vado a parlare con gli IGNORANTI, mi diranno con pochi giri di frase: "Se non vivi la nostra realtà, non puoi capire. Quella gente (gli ISTRUITI, ndr.) non ci rappresenta."

E allora, chi rappresenterà questa gente, cioè LA PIETRA DELLO SCANDALO? Chi può farlo lontano da grezzi interessi?

Non ho risposta, perché il problema è tuttora irrisolto anche per la NOSTRA di società.

L'unico suggerimento che mi sento di dare, è capire quanto può essere grande e comprensivo il concetto iniziale CULTURA. Se si fosse in grado di capire che anche il ghetto, anche la deprivazione, producono cultura e la fanno circolare, il confronto potrebbe continuare.

E poi non dite che non vado a cercarmele!

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Di Fabrizio (del 03/08/2013 @ 09:09:46, in conflitti, visitato 1009 volte)

Da Roma_Daily_News

30/07/2013 - Con l'emozione di chi da bambino subì i blitz su Londra, durante cui perirono 40.000 civili sotto i bombardamenti, aerei teleguidati e i primi attacchi balistici di missili, desidero esprimere a voi riuniti a Hiroshima la nostra sincera solidarietà, nella comune posizione che ci unisce contro la guerra e ogni tipo di stragi e genocidi.

I bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki furono un crimine contro tutta l'umanità e mai devono essere dimenticati e ripetersi.

Come risultato dell'ascesa del nazismo in Germania nel 1933, i Rom ebbero oltre 500.000 morti sino al 1945. Quanto vediamo e temiamo oggi è un ritorno dello stesso insensato razzismo, intolleranza, la medesima denigrazione nei media, l'adozione di politiche di espulsioni, sgomberi e deportazioni che caratterizzarono il cosiddetto "Nuovo Ordine" in Europa sotto il fascismo. Se questa buia tendenza non viene fermata, può solo portare a un secondo Porajmos, un secondo genocidio.

Siamo quindi orgogliosi di essere associati con voi tutti in Giappone, oggi che lottate per la pace, tolleranza e armonia tra i popoli del mondo. Anche sapendo che questa sia una meta lontana, è nostro desiderio che, collegati per la prima volta con voi, ora possiamo andare avanti assieme, facendoci coraggio e compagnia in solidarietà, amando la strada che abbiamo scelto con fermezza, e che mai abbandoneremo.

Grattan Puxon
8 April Movement
Presidium member
International Romani Union


Vorremmo dedicare le nostre sincere condoglianze a tutte le vittime di guerre brutali, e mandare il nostro messaggio di solidarietà a tutti quanti sono convenuti a Londra per ricordare le vittime sinte e rom dell'Olocausto.

Il 6 agosto 1945, la bomba atomica fu sganciata su Hiroshima e uccise in un colpo solo 200.000 persone. Hiroshima osserva ora il 68° anniversario di quella giornata. In quella stessa Hiroshima stiamo tenendo la manifestazione in memoria delle vittime dell'Olocausto, assieme alle organizzazioni partner: il Movimento Internazionale Contro Tutte le Forme di Discriminazione e il Racism--Japan Committtee (IMADR-JC).

Oggi in Giappone alcuni politici e gruppi di destra propagandano più apertamente le loro teorie negazioniste sui fatti del massacro di Nanchino o giustificano il sistema delle "schiavi del sesso per i militari", opera entrambe dell'esercito giapponese durante la II guerra mondiale.

Tutti noi sappiamo che ogni tentativo di negare i fatti storici o di cancellare la memoria, riporterebbero il mondo e l'umanità ad una situazione critica e pericolosa. E' giunto per noi il momento di entrare in azione perché non scoppino più guerre e per sradicare tutte le forme di discriminazione, inclusa il peggioramento della situazione discriminante per i Rom in Europa. Ognuno di noi in quanto singola persona è piccola, ma non impotente. Facciamo uno sforzo per realizzare un mondo che rispetti la dignità umana per tutti.

2 agosto, 2013
Kazufumi Oki
Chairperson
Hiroshima Organizing Committee for the Realization of the UDHR
(Universal Declaration of Human Rights)

Kinhide Mushakoji
President
IMADR

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Di Fabrizio (del 02/08/2013 @ 09:07:08, in Kumpanija, visitato 1805 volte)

LA NUDA CRONACA: L'esito della II guerra mondiale era già cambiato, con la ritirata da Leningrado e lo sbarco anglo-americano in Normandia. In Polonia i Russi guadagnavano terreno ogni giorno. Per il grande esercito tedesco era già iniziato il richiamo dei riservisti. La notte tra il 2 e il 3 agosto, venne definitivamente liquidato dalle guardie naziste il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Le cifre (discordi, tanto per cambiare) dicono di circa 3.000 Rom e Sinti gasati.

    Ricorrenze simili sono spiazzanti ad agosto (ogni agosto), mentre guardiamo i bambini giocare in spiaggia o i cani correre felici sulle colline. Un po' come festeggiare il natale in Brasile o in Australia. E tra una settimana, arriva per i milanesi un appuntamento simile, a due passi da casa mia.

Non voglio scrivere niente su questa comunanza, su questa storia che lega il mio popolo a quello dei Rom e dei Sinti. Perché sarei prolisso, cupo, e allora è meglio il silenzio.

    Perché chi può è giusto che si goda il casino dei bambini e dei cani, anche un momento di gioia può ricordare i tempi in cui erano più sfortunati. Godiamoceli ora.

Potrebbe essere un buon ricordo il concentrarsi sul silenzio, su chi ci è caro, su chi pagò quei tempi. Da anni i Rom e i Sinti commemorano il giorno con una candela accesa, questo si può fare e (credo di non mancare di rispetto a nessuno) si può scegliere una candela anti-zanzare, vista la stagione.

Insomma, non necessariamente questa

Il silenzio che vorrei: che ALMENO per un giorno la stampa e internet li lasciassero in pace, Rom e Sinti... questi ladri, sfigati, senza terra, che nessuno è mai riuscito a sterminare. Poi, domani, ricominciate pure, ma un giorno di tregua per rispettare il dolore è il minimo che può chiedere un essere umano. Vero che sono umani anche loro? Vero, che l'unica maniera per insegnare il rispetto è di praticarlo (almeno un giorno)?

Ma il silenzio, se dev'essere, che sia il nostro, di chi ha nella penna o nella tastiera un'arma. E se non voglio cadere nella cupezza, scelgo le parole tratte da un film, incredibilmente spiritoso e profondo:

... e rispetto ad Auschwitz mi sembra un punto vista leggero e interessante. D'altronde chi poteva esprimersi così se non un matto, sapendo che nei lager era una gara tra chi fosse messo peggio, tra matti, rom, sinti, ebrei e invalidi. Lasciamo a loro la parola, cerchiamo di imparare da loro

 Immagini dalla Polonia: 2 agosto 2011


 UNA CANDELA PER IL PORRAJMOS Di Sucar Drom

La notte tra il 2 e il 3 agosto 1944 le SS sterminarono gli ultimi sopravvissuti dello Ziguenerlager di Auschwitz - Birkenau. Migliaia di sinti e rom sono spinti nelle camere a gas e poi bruciati nei forni crematori.

Per commemorare l'atto finale della follia nazista e fascista ti chiediamo di accendere delle piccole candele sul davanzale della tua finestra la notte tra il due e il tre agosto. Perchè ciò non possa più accadere!

Il comandante del campo di steriminio, Rudolf Höss, scrive: "Nell'Agosto del 1944, rimanevano ad Auschwitz circa 4.000 zingari da mandare nelle camere a gas. Fino all'ultimo momento essi non sapevano che cosa li attendesse. Cominciarono ad orientarsi soltanto quando furono condotti al V° crematorio. Non era facile introdurli nelle camere a gas."

Verso mezzanotte lo spogliatoio era pieno di persone. L’inquietudine cresceva di minuto in minuto. Si sarebbe potuto credere di essere in un gigantesco alveare. Da ogni parte si sentivano grida disperate, gemiti, lamenti pieni di accuse: “Siamo tedeschi del Reich! Non abbiamo fatto niente!” […].
Moll ed i suoi aiutanti tolsero la sicura alle pistole ed ai fucili e spinsero a tutta forza e senza pietà le persone che intanto si erano spogliate, fuori dallo spogliatoio e dentro le tre camere a gas, dove dovevano essere uccise.
Mentre percorrevano l’ultimo corridoio molti piangevano per la disperazione, altri si facevano il segno della croce ed imploravano Dio.
[…] Anche dalle camere a gas si potevano ancora sentire per un poco grida disperate e richiami, finché il gas letale non fece effetto e spense anche l’ultima voce.
F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz, p.107, Monaco, 1979.

Vuoi conoscere cosa è successo in Italia?
Visita il primo museo virtuale sul Porrajmos in Italia: www.porrajmos.it

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