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Di Fabrizio (del 12/12/2011 @ 09:53:14 in Europa, visitato 1228 volte)

Da Romanian_Roma

Rispetto linguistico per un popolo una volta deriso come zingaro - By Gerry Hadden

05/12/2011 - In Romania, il termine ufficiale per la minoranza zingara del paese è stato modificato, dopo quasi un secolo di pressioni.

Il dizionario rumeno ufficiale usa ora il termine Rom, e riconosce che la parola Zingaro, o Tigan, ha una connotazione peggiorativa. Festeggiano i gruppi che promuovono i diritti dei Rom, ma molti rumeni - ed alcuni degli stessi rom, sono contro il cambiamento.

In una stradina dietro ad un affollato mercato agricolo nella capitale, Bucarest, un Rom di nome Aurika dice che tra di loro ci si chiama Tigan, e non Rom.

"Per me non è una parola negativa," dice. "Ma, se tu ed io stiamo discutendo, e mi chiami Tigan, avremo un problema."

Interviene suo figlio, Antoni.

"Io voglio essere chiamato Rom," dice, timidamente.

Suo padre si arrabbia.

"Perché?" chiede. "Perché a scuola ti hanno detto che gli Tigan sono cattivi?"

Il ragazzo risponde di sì.

"E' sbagliato," dice Aurika. "Tu sei tanto Tigan che cittadino rumeno."

Pregiudizio, rabbia e confusione simili non sono nuovi in Romania. Alcuni gruppi Rom hanno chiesto un cambiamento sin dall'inizio del XX secolo. Finalmente, l'hanno ottenuto quest'anno.

Monica Busuioc, linguista presso l'Accademia Rumena, è tra quanti hanno deciso di rimpiazzare la parola Zingaro o Tigan con Rom. (Foto: Gerry Hadden)

L'Accademia Rumena, il guardiano della lingua, ha ufficialmente definito il gruppo come Rom. Dietro questo grande cambiamento c'è la minuscola Monica Busuioc, un'anziana donna con gli occhiali che lavora al quarto piano dell'Accademia.

Recentemente, Busuioc era seduta con di fronte a sé l'ultima edizione del dizionario ufficiale rumeno. Disse che non solo riconosceva Rom come nome corretto del gruppo etnico, ma faceva anche una modifica antrettanto importante al vecchio nome, Tigan.

Prima definiva -qualcuno con comportamento malvagio-. Abbiamo aggiunto -epiteto insultante rivolto a chi ha un comportamento incivile-."

Busuioc dice che i linguisti non hanno il diritto di rimuovere termini come Tigan dai dizionari, non importa quanto sia offensivo, perché sono parte della storia. La parola Tigan, dice appare in documenti che risalgono al XIV secolo.

Ma l'Accademia può modificare le definizioni per riflettere la realtà sociale.

"Questo termine era usato frequentemente nei detti, proverbi e così via. Non si può eliminarlo dalla lingua rumena. Un dizionario non può eliminare una parola," dice Busuioc.

Introdurre Rom nel dizionario è offensivo anche per alcuni Rumeni perché, nella loro lingua, i due termini si assomigliano. (VEDI, ndr)

Molti Rumeni non vogliono essere confusi con i Rom.

A Bucarest, alla fermata dell'autobus, una donna che dice di chiamarsi Julia, ci dice che i Rom sono pericolosi e danno una cattiva fama ai Rumeni, soprattutto oltremare. Dice che sua sorella è un'infermiera onesta e gran lavoratrice, in Italia.

"Ogni giorno, i suoi colleghi le mostrano gli articoli sul giornale dicendo, guarda cosa fanno i tuoi Rumeni," dice. "Ma quello che le mostrano sono i crimini commessi dagli zingari."

Ana Avasiuc, che lavora con una OnG di Bucarest chiamata Impreuna, dice che quando la gente si riferisce ai Rom come Tigan, è un ulteriore isolamento dalla cultura maggioritaria

I gruppi per i diritti dei Rom dicono che è l'attitudine che vogliono cambiare, e togliere il termine Tigan dall'uso popolare può aiutare. Ana Avasiuc, assieme all'OnG di Bucarest chiamata Impreuna, dice che usare la parola Tigan aumenta la ghettizzazione linguistica.

"Leggevo della comunità rom di Baia Mare nella Romania centrale, attorno alla quale il municipio ha fatto costruire un muro del costo di 60.000 euro," dice. "Invece di spenderli perché i Rom riprendessero il loro diritto ad essere cittadini, sono stati usati per spingerli il più lontano possibile dalla vita cittadina." (VEDI, ndr)

Il muro è di cemento. In un'altra città rumena, ne è stato costruito uno di metallo. Allora i Rom l'hanno buttato giù e rivenduto come rottame. (VEDI, ndr)

Questi incidenti non hanno certo contribuito a migliorare l'immagine dei Rom o della Romania, tanto localmente che all'estero. La domanda è: cambiare una parola sul dizionario, può cambiare realmente le cose? Busuioc dice di non esserne sicura.

"Non posso combattere la discriminazione solo a livello di parole. E' un problema di mentalità da cambiare. Di sicuro le parole aiutano. Se al posto di Tigan senti Rom, Rom, Rom, allora comincerai ad usare Rom anche tu."

Per cambiare, una lingua ha bisogno di secoli, dice, ma da qualche parte si deve iniziare.

Oltre al linguaggio, il governo presenterà a breve un piano per migliorare le condizioni dei Rom, attraverso l'integrazione sociale e programmi di lavoro, miglioramento degli alloggi ed istruzione per i giovani.

L'Unione Europea ha dato il termine di fine anno a tutti gli stati membri, per predisporre piani volti al miglioramento della situazione dei Rom.

 

Italia: ennesimo corto circuito informativo. Per qualche strano caso (no, vabbè, non è così strano a pensarci bene ; - )) ne sappiamo di più su un muro che si vuole costruire in Romania nella città di Baia Mare per dividere Rom da gagé (circa 101.000 risultati su Google), rispetto ad un identico progetto in Campania (circa 37.100 risultati, sempre Google). Visto che in passato se n'è già scritto, torniamo sull'argomento con uno degli ultimi articoli usciti su internet, che riporto senza ulteriori commenti.

Il Levante GIOVEDÌ 04 AGOSTO 2011 14:39 DI LILIA LOMBARDO

L'idea è quella di dividere e proteggere la zona industriale Asi di Giugliano dai campi rom confinanti: è per questo che gli industriali hanno progettato un muro alto 3 metri e lungo 450, inaugurato ieri presso la sede del Cig (consorzio che raggruppa gli imprenditori di Giugliano), che comprende in tutto 45 aziende dei settori elettronica, farmaceutica ed abbigliamento. Alla cerimonia di presentazione erano presenti rappresentanti delle istituzioni e il presidente degli imprenditori giuglianesi, Dott. Angelo Punzi.

Gli stessi industriali tengono a precisare che non si tratta di una forma di razzismo, ma rappresenta una sorta di protezione dai furti di acqua, cavi della rete elettrica, la manomissione delle cabine elettriche e la distruzione delle varie linee telefoniche per rubare il rame, che per anni si sono verificati senza che nessuno se ne preoccupasse o prendesse provvedimenti.

Lo stesso Punzi ha tra l'altro precisato che con questa creazione non si auspica la completa risoluzione dei problemi derivanti da una convivenza obbligata, né si vuole far credere che tutti gli atti di vandalismo siano attribuibili ai soli rom (perchè ci sarà certamente chi si fa scudo con questo alibi), ma che tale iniziativa serve principalmente a rilanciare un'area industriale degradata.

<>, ha affermato il presidente.

Da anni ormai la situazione era questa: industria da una parte, rifiuti di ogni tipo dall'altra, ed in mezzo decine e decine di rom accampati. Dopo l'abbattimento della baraccopoli di Giugliano alcuni gruppi ( si parla di 120 persone su 600), sono stati trasferiti per iniziativa del Comune in alloggi vicini alla suddetta area ed infatti da quel momento si sono ridotti, insieme ai rom, anche gli spiacevoli episodi, che non sono tuttavia spariti del tutto.
Ad essere invece sempre presente è l'immondizia e gli sversamenti di rifiuti che la creazione del muro di propone di fronteggiare.

Non sono certo mancate le polemiche intorno a questa decisione: l'associazione "Opera Nomadi" ha infatti affermato: << Li segregano per stare tranquilli, è una cosa vergognosa>>, e non è la sola a dirsi indignata; anche altre associazioni di Giugliano non hanno visto di buon occhio questo progetto ritenendolo <>.

 
Di Fabrizio (del 16/07/2012 @ 09:19:56 in Europa, visitato 1275 volte)

Ricevo da Marco Brazzoduro

Foto dal convegno AIZO, Torino 11 ottobre 2011

Cari e care
siete invitati all'incontro con NICOLAE GHEORGHE che si terrà sabato 21 luglio a partire dalle 14 e domenica 22 luglio 9.30-14. La sede verrà comunicata al più presto. Posso anticipare che sarà in Trastevere o - come dicono alcuni rom - in san tevere. Si sta organizzando, per chi è interessato, una cena e un pranzo a prezzo fisso (circa 20 euri).
Le spese di trasporto vitto e alloggio sono a carico dei partecipanti.
Per evitare interventi del tipo "brevi considerazioni sull'universo" suggerisco il seguente ordine dei lavori con l'avvertenza che è mia intenzione accantonare per una volta il tema dell'inclusione sociale dei rom, della discriminazione, del razzismo ecc. per affrontare tematiche di medio e lungo termine come la questione etnica e il suo intreccio con quella politica (cittadinanza):

1. INTRODUZIONE ALL’INCONTRO
2. SIGNIFICATO E PROSPETTIVE DELLA NAZIONE ROM
3. RUOLO DELLE ONG, DEGLI ESPERTI E ATTIVISTI ROM: UNA NUOVA RETORICA DISCORSIVA ?
4. UN NUOVO TRATTATO DI PACE TRA ROM E GADJE’ ?
5. UN PROCESSO DI COSTRUZIONE DI PACE A PARTIRE DAI CASI DI BAIA MARE (ROMANIA) E TOR DE’ CENCI (ROMA)


Chi è interessato a partecipare è pregato di inviarmi un mail di conferma con l'indicazione se partecipa a tutte e due le sedute o solo ad una e quale. Siete ovviamente liberi di invitare persone che pensiate possano essere interessate. Per mere questioni logistiche vi prego solo di comunicarmi i nominativi.

Allego tre scritti di Nicolae che offrono eccellenti spunti di riflessione. Uno è in inglese e uno in francese. Vi allego anche la mia traduzione. E' stata fatta di corsa pertanto mi scuserete l'italiano non curato. La sostanza si capisce però.

N.B. Il tenore dell'incontro è quello di una aperta riflessione tra amici. Non sono previsti quindi né paludamenti accademici né sussiegose relazioni. E' solo l'opportunità di incontrare un intellettuale rom di spicco e di confrontarsi con lui.

 
Di Fabrizio (del 06/06/2012 @ 09:17:15 in Europa, visitato 1757 volte)

Segnalazione di Giancarlo Ranaldi. BAIA MARE un anno fa

Esclusiva di EVZ.RO: Auschwitz a Baia Mare. 2.000 Rom spostati dal sindaco Cherecheş nella Fabbrica della Morte piena di sostanze chimiche - di Bogdan Eduard - 4 giugno 2012 (scusandomi per la traduzione zoppicante, ndr.)

Immagine ripresa da un camion sotto la pioggia torrenziale: bambini e genitori - Le foto sono di COSMIN MESAROȘ

Volendo dimostrare a tutti di mantenere la sua promessa elettorale di liquidare la zona Craica, popolata da circa 2.000 Rom, il sindaco ha deciso di spostare le prime famiglie durante la notte. Dopo aver minacciato l'intervento delle ruspe per radere al suolo la colonia se non si fossero mossi. il sindaco è entrato in azione. Coadiuvato dalla polizia locale e dalla gendarmeria, Cherecheş ha spostato a forza sotto la pioggia battente nel blocco che per anni ha funzionato come laboratorio chimico delle nota Phoenix, la "fabbrica della morte". Dopo il 1990 il nome venne cambiato in Cuprom, e venne chiusa nel 2006, dato che era il più grande inquinatore di Romania, dopo il Combinatul di Copşa Mică.

Una volta all'interno del blocco dove sono stati ricavati i loro alloggi, i Rom hanno trovato sulle porte dei pezzi di giornali su cui era indicato il nome della famiglia assegnataria. Nessuno voleva credere che si trattasse di una sistemazione definitiva. Le camere sono state dipinte in fretta, ma negli armadi metallici ci sono ancora i contenitori dei prodotti chimici di 15-25 anni fa, la polvere dei forni e le altre cose utilizzate nel laboratorio chimico.

Non solo: la sinistra atmosfera di campo di sterminio veniva suggellata da segnali che riproducevano il teschio di "pericolo di morte" o "miscela di sostanze chimiche proibite", che ancora rimangono su porte e finestre del laboratorio.

Molte stanze sono segnalate con cartelli di pericolo ed al loro interno sono conservate sostanze tossiche

L'operazione è durata sino a sera. I Rom, dopo aver visto le condizioni, volevano lasciare il blocco, ma è stato impedito loro dalla polizia locale.

Trasferimento forzato il primo giugno

Infine, impossibilitati ad andarsene, si sono riposati. Assegnate le stanze, hanno steso a terra i materassi. Però, a mezzanotte i primi sintomi. Nausea, vomito, vertigini, mal di testa.

Bambini sdraiati nella "nuova casa"

I più colpiti erano i bambini. Nella notte è stato dato l'allarme. Le ambulanze hanno fatto la spola verso l'ex laboratorio chimico. L'ospedale dice che sono stati portati al pronto soccorso otto bambini e due adulti. Altre fonti parlano di tredici bambini e un adulto.

Per il rappresentante ISU si è trattato di circa 11 bambini e un adulto. Sono state applicate loro maschere facciali per l'ossigeno. Rom e giornalisti presenti fanno il conto di 22 bambini e due adulti intossicati in totale. L'ospedale di Baia Mare dice che l'avvelenamento è rientrato ed è stato permesso loro di tornare a casa.

Mercoledì mattina, è scoppiato un nuovo scandalo alla Cuprom di Baia Mare, [...]. Dopo la notte insonne, i Rom sono stati messi in strada da polizia e gendarmi, per controllare i documenti. I Rom la considerano l'ennesima provocazione del sindaco, in vista della prossima tornata elettorale distrettuale. [...]

"Evenimentul zilei" è stata l'unica pubblicazione che è riuscita ad ottenere fotografie dei contenitori delle sostanze chimiche, abbandonati dopo la chiusura del Combinatul Cuprom. Sono tutte sostanze estremamente nocive, senza contare che i bambini rom corrono a piedi nudi tra i mucchi di polvere contaminati e le acque reflue.

  • Acido acetico (-glaciale) è un acido debole e incolore, dall'odore irritante. E' altamente corrosivo.
  • Acido solforico H2SO4 (in foto), è un acido minerale molto attivo. Aggiungendovi acqua, può iniziare a bollire e spruzzare gli astanti.
  • Fanghi anodici sono un sottoprodotto della raffinazione elettrolitica del piombo.

Contenitori utilizzati nel laboratorio chimico sino a pochi anni fa

La guerra degli SMS tra il sindaco e il patriarca

Mentre le ambulanze arrivavano al "blocco chimico" si svolgeva uno scambio di SMS tra Rom e sindaco: "Cos'è che uccide? Ci sono degli intossicati! Chiamate le ambulanze!" Il sindaco ha replicato con un altro messaggio: "Hanno avvelenato una città pulita. Se va male, vi soccorriamo, altrimenti si risparmia!"

Il capo del partito Romilor, Carol Jurisniez, detto "Pise", ha fatto alla stampa sconcertanti dichiarazioni sui soldi che il sindaco avrebbe offerto per comprare i voti dei Rom. Il sindaco Cherecheş ha replicato che è tutta una messa in scena [...]. Riguardo alle accuse di corruzione elettorale, ha detto di non aver dato soldi ai Rom, anche se il loro capo afferma il contrario.

In questo momento, la situazione a Baia Mare tra Rom ed autorità è di estrema tensione. La notte scorse, le auto della polizia e della gendarmeria pattugliavano la città.

I Rom di fronte al vecchio laboratorio

Sindaco e tra quattro anni presidente delle Romania?

Cătălin Cherecheş, sindaco uscente di Baia Mare, è in corso per un altro mandato, godendo del 93% dei favori secondo i sondaggi. Già membro del PSD, da cui è stato espulso. Per quattro anni è stato un parlamentare indipendente, e l'anno scorso è stato eletto sindaco di Baia Mare dopo l'arresto del sindaco Cristian Anghel (liberale).

Cherecheş si è iscritto al PNL e si candida con l'USL. Da tempo sta rilasciando dichiarazioni ad effetto, "andandosele a cercare" come dice la gente. Si dice anche che tra quattro anni potrebbe essere il presidente della Romania.

"Hanno avvelenato una città pulita. Se va male, vi soccorriamo, altrimenti si risparmia!" ha suscitato uno scandalo internazionale.

Per il sindaco di Baia Mare non è il primo scontro con i Rom della città. Cătălin Cherecheş generò uno scandalo internazionale l'anno scorso, quando venne eretto un muro alto 2 metri attorno a diversi isolati abitati dai Rom. Venne definita da France Press la "Grande Muraglia Zingara", suscitando proteste in tutto il mondo. Protestò anche l'ambasciata americana, e l'ambasciatore venne a Baia Mare in visita lampo per discutere col sindaco. Negli ambienti a lui vicini si loda il sindaco dicendo che con tre mattoni ha ottenuto una fama internazionale alla città.

 
Di Fabrizio (del 08/03/2013 @ 09:08:58 in Europa, visitato 1286 volte)

Reset 5 marzo 2013 di Francesca Gnetti - Da Reset-Dialogues on Civilizations

La Barbuta è l'ultimo "villaggio attrezzato" destinato alla comunità rom costruito a Roma e il primo inaugurato dall'attuale amministrazione comunale. E' recintato e provvisto di un sistema di videosorveglianza e di identificazione e di un registro all'entrata e all'uscita. Famiglie intere composte anche da otto persone vivono in container le cui dimensioni variano tra i 24 e i 40 metri quadrati. Il centro abitato più vicino è a due chilometri e mezzo di distanza e per raggiungerlo si deve camminare su una strada senza marciapiede. A La Barbuta e negli altri sette insediamenti attrezzati della capitale vivono quasi duemila minori, mentre altri 1.200 si trovano negli insediamenti informali sparsi sul territorio del comune.

Il rapporto Rom(a) underground presentato a Roma il 19 febbraio dall'Associazione 21 Luglio denuncia come le politiche del Piano Nomadi inaugurato dal sindaco Gianni Alemanno tra febbraio e giugno del 2009 non solo non salvaguardano i diritti dei minori rom, ma spesso creano le condizioni che ne favoriscono la violazione. Abitazioni inadeguate, mancanza di spazi esterni in cui giocare, condizioni igienico-sanitarie critiche, la distanza dalla scuola condizionano fortemente la possibilità di inclusione sociale dei minori rom, limitano le loro opportunità di crescita, scoraggiano la frequenza scolastica e quindi compromettono il loro diritto all'istruzione, alla sanità, alla sicurezza, al gioco e alla famiglia. "Nascere rom a Roma significa avere più probabilità di essere sottopeso, di avere patologie fisiche e psicologiche, di vivere l'esperienza del carcere, di essere esclusi dalla società", ha detto il presidente dell'Associazione 21 Luglio, Carlo Stasolla, durante la presentazione del rapporto.

Ma le condizioni di vita delle comunità rom nel resto d'Europa non sono molto migliori, tanto che il 5 aprile 2011 la Commissione europea ha adottato il 'Quadro dell'Ue per le strategie nazionali di integrazione dei rom fino al 2020' con cui invita gli Stati membri a mettere in atto politiche volte a migliorare la situazione sociale ed economica dei rom. Alcuni studi hanno dimostrato che la maggior parte delle famiglie rom che vivono in Europa presenta una speranza di vita inferiore in media di dieci anni rispetto al resto della società. E un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp) del 2009 ha denunciato che nei paesi dell'Europa orientale i tassi di mortalità infantile dei bambini rom sono da due a sei volte più alti rispetto a quelli dei bambini non rom a causa della maggiore esposizione ai rischi, della discriminazione nell'accesso ai servizi pubblici e sanitari e della mancanza di informazioni.

Il sentimento anti-rom che si respira in molte società europee si traduce spesso in politiche locali e nazionali che hanno come diretto risultato la segregazione della comunità rom dal resto della società, in aperta violazione degli obblighi internazionali, tra cui l'articolo 2 della Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che specifica che tutti i minori devono essere tutelati "a prescindere da ogni distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria".

Con una popolazione stimata tra i 10 e i 12 milioni di persone in Europa (di cui circa sei milioni all'interno dell'Unione) i rom sono la più grande minoranza etnica nel vecchio continente. Sono per la maggior parte cittadini europei, ma questo non li sottrae dal rischio di marginalizzazione, di violazione dei diritti umani e di attacchi razzisti in quasi tutti i paesi in cui vivono. E poco conta l'orientamento politico dei governi, come dimostra il caso della Francia, dove lo smantellamento dei campi rom, uno dei cavalli di battaglia dell'ex presidente Nicolas Sarkozy, non si è fermato con l'elezione del socialista Francois Hollande a maggio dello scorso anno.

Persino nella civile Germania ai rom è di fatto negato il diritto di lavorare legalmente (benché infatti i migranti provenienti dalla Bulgaria e dalla Romania possano risiedere legalmente in Germania in quanto cittadini dell'Unione Europea dal 2007, per il momento le leggi sul lavoro impediscono loro di svolgere un impiego che potrebbe essere occupato da un tedesco), mentre la prospettiva di abolire nel 2014 le restrizioni straordinarie alla libera circolazione dei cittadini bulgari e romeni ha scatenato nel Regno Unito la fobia di una migrazione in massa dei rom. Un rapporto della Caritas sull'impatto della crisi europea ha invece denunciato che in Portogallo i rom sono tra i gruppi sociali vulnerabili maggiormente colpiti dalle misure di austerità varate dal governo per far fronte alle difficoltà finanziarie.

In Ungheria, Bulgaria e Repubblica Ceca gli attacchi contro i cittadini rom a opera dei gruppi di estrema destra sono quasi all'ordine del giorno. Il mese scorso la proposta di una formazione politica di estrema destra romena di offrire 300 euro a ogni donna rom che accetti di essere sterilizzata è stata avallata anche dal presidente dei giovani liberali Rares Buglea e il sindaco di Baia Mare, una città dell'arretrato nord del paese, ha ordinato la costruzione di muri attorno alle aree abitate dai rom. A Bucarest i rom sono concentrati nei sobborghi più degradati della città, dove mancano fognature, acqua potabile ed elettricità e l'organizzazione non governativa Romani Criss ha documentato cinquanta casi negli ultimi dieci anni di rom attaccati o uccisi in incidenti con la polizia.

In Slovacchia migliaia di bambini rom sono ancora costretti a frequentare scuole speciali per allievi con problemi mentali, oppure sono segregati in classi separate per evitare i contatti con gli altri studenti.

Lo scorso aprile le autorità serbe hanno sgombrato il campo di Belvil, alla periferia di Belgrado, dove vivevano oltre mille persone, che non erano state adeguatamente informate e che sono state costrette a traslocare in container disseminati in insediamenti difficilmente accessibili oppure a spostarsi nel sud del paese.

In questo contesto, gli obiettivi comuni nei confronti dei cittadini rom posti dalla Commissione Europea a complemento della strategia politica "Europa 2020" a sostegno dell'occupazione, della produttività e della coesione sociale, risultano di importanza fondamentale. Secondo il Quadro dell'Unione, i settori in cui occorre impegnarsi a livello nazionale per migliorare l'integrazione dei rom sono l'accesso all'istruzione, l'occupazione, l'assistenza sanitaria e l'alloggio. Secondo Viviane Reding, commissaria Ue per la Giustizia e vicepresidente della Commissione, gli Stati membri hanno realizzato il loro impegno presentando diverse strategie, ma devono però "cambiare marcia e intensificare le loro azioni prendendo misure più concrete, fissando obiettivi chiari, stanziando finanziamenti appositi e stabilendo validi meccanismi di monitoraggio e valutazione". Un'evoluzione che sembra ancora difficilmente realizzabile in Italia, soprannominata "il paese dei campi", dove nella realtà sotterranea e invisibile della comunità rom si compromettono ogni giorno il presente e il futuro di migliaia di giovani.

 
Di Barbara Breyhan (del 08/08/2013 @ 09:08:28 in casa, visitato 797 volte)

La comunità rom rumena della città di Baia Mare da anni vive un rapporto tormentato con l'amministrazione comunale, testimoniato in passato su Mahalla. Ecco una nuova puntata dal sito di Amnesty.it

© ANDREI PUNGOVSCHI/AFP/GettyImages

7 agosto 2013 - Il 5 agosto 2013, 15 famiglie rom per un totale di almeno 60 persone hanno subito uno sgombero forzato nella città di Baia Mare e sono rimaste di conseguenza senza casa.

Le 15 famiglie vivevano nell'insediamento di Craica, uno dei più grandi della Romania. Il 2 agosto, la polizia locale aveva notificato l'ordinanza di sgombero a 30 nuclei familiari, sostenendo che i residenti erano privi di titoli di proprietà. Se avessero demolito autonomamente le loro case, avrebbero avuto il permesso di costruirne di nuove in un'altra zona di Craica. Dodici famiglie hanno rifiutato e le loro abitazioni sono state abbattute dai bulldozer, mentre alle tre che hanno accettato - come del resto alle altre - non è stato fornito alcun alloggio alternativo.

Le 15 famiglie, che comprendono numerosi neonati e bambini, si trovano in mezzo alla strada. Le autorità non stanno facendo nulla per aiutarle.

Le altre 15 famiglie che hanno ricevuto l'ordinanza potrebbero essere sgomberate da un giorno all'altro.

Approfondisci la campagna per i diritti dei rom in Europa

 
Di Fabrizio (del 12/09/2011 @ 09:04:01 in Europa, visitato 2243 volte)

Diverse notizie provenienti dalla Romania. Nella prima torna la città di Baia Mare: non contente di isolare l'insediamento dei Rom con un muro di cinta (ma in Italia non siamo messi meglio), le autorità stanno provvedendo alla demolizione e allo sgombero di parte della comunità; la notizia arriva da Romanian_Roma. Nella seconda, un appello di Amnesty International dell'agosto scorso. Nella terza, ancora da Romanian_Roma, una singolare iniziativa in Transilvania.

BalkanInsight di Marian Chiriac

Bucarest, 02/09/2011 - I gruppi per i diritti umani stanno protestando contro i piani del sindaco Constantin Chereches volti allo sgombero di centinaia di Rom dalle case di Baia Mare, nella Romania nord occidentale, ed alla demolizione degli edifici.

"Il mio progetto è perfettamente legale, dato che i Rom hanno costruito queste case senza alcun rispetto della legge", ha detto giovedì il sindaco.

"La misura si applicherà a diverse centinaia di persone che non hanno documenti d'identità e residenza registrata a Baia Mare," ha aggiunto Chereches. "Nessuno dovrebbe dirmi che non rispetta la legge."

L'ambasciata USA a Bucarest e diverse OnG, compresa Amnesty International, hanno espresso il proprio sgomento.

L'ambasciatore USA Mark Gitenstein ha detto che alle famiglie dei Rom non sono state notificati i previsti lavori di demolizione, che dovrebbero iniziare il 5 settembre, e che il piano di sgombero ignorerebbe le loro preoccupazioni sulla salute e sulla sicurezza.

"Facciamo eco ai sentimenti da Amnesty International ed a quanti altri hanno dichiarato che questi sfratti e demolizioni non devono effettuarsi," ha continuato l'ambasciatore.

Mercoledì, Amnesty International ha emesso un comunicato stampa, dicendo che: "Ancora una volta, le autorità rumene stanno apertamente discriminando i membri della comunità rom. Quando le autorità sgomberano le comunità rom contro la loro volontà, senza un'adeguata consultazione, opportuno preavviso o adeguate soluzioni abitative, violano le leggi internazionali e regionali sui diritti umani che il governo della Romania ha sottoscritto," ha detto Jezerca Tigani, vicedirettore di Amnesty per l'Europa.

Chereches ha reagito giovedì, dicendo che tanto l'ambasciata USA che i gruppi dei diritti umani erano stati "male informati" e ha condannato un "tentativo inaccettabile di porre pressione alle autorità locali."

A giugno, Chereches aveva suscitato polemiche ordinando la costruzione di un muro cintato di tre metri di altezza e lungo 100 metri, tutto attorno agli edifici in ci i Rom vivono in città.

Ufficialmente, la misura era per proteggere i bambini da incidenti stradali, ma qualcuno l'ha visto come parte di una politica di ghettizzazione forzata.

La comunità rom in Romania sta lottando contro discriminazione, bassi tassi di alfabetizzazione e disoccupazione massiccia. Ufficialmente conta circa 550.000 componenti in un paese di 21 milioni, ma è opinione diffusa che siano almeno il doppio nel paese.

Molti di origine rom non dichiarano la loro etnia nei censimenti, a causa dei diffusi pregiudizi che devono affrontare.

Raramente i Rom possiedono terreni e proprietà, e sono ulteriormente svantaggiati dalla mancanza di alloggi sociali in un paese dove ormai il 97% degli alloggi è privato.


Appelli - Proteggere il diritto all'alloggio nella nuova legislazione della Romania

In Romania le persone più povere e svantaggiate non possono accedere a un alloggio adeguato a causa del sistema giuridico vigente nel paese. Il diritto a un pieno accesso a un alloggio adeguato non è riconosciuto o adeguatamente protetto dall'attuale legislazione romena.

In tutto il paese, il modo in cui vengono condotti gli sgomberi forzati dei rom e le minacce di sgomberi che i rom subiscono continuamente perpetuano la segregazione razziale. Negli ultimi anni, le comunità rom sono state sgomberate e trasferite vicino a discariche, impianti di depurazione o in aree industriali alla periferia delle città. Quando questo accade, i rom non solo perdono le loro case e i loro averi, ma anche le loro reti sociali, l'accesso al lavoro e ai servizi statali.

Quando le autorità sgomberano le comunità rom contro la loro volontà, senza un'adeguata consultazione, opportuno preavviso o adeguate soluzioni abitative, violano le leggi internazionali e regionali sui diritti umani che il governo della Romania ha sottoscritto, quali il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

Attualmente, il ministero dello Sviluppo regionale e del turismo sta rivedendo la legislazione nazionale sull'alloggio. La prevista riforma della legge è un'occasione per il governo della Romania per portare il proprio quadro normativo nazionale in materia di alloggio, in linea con gli standard internazionali e regionali sui diritti umani.

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SOLAR NOVUS TODAY

I distributori di energia solare Phaesun GmbH di Memmingen (Germania) ad agosto 2011 hanno portato a termine un progetto Green Power, assieme all'iniziativa "Students in Free Enterprise" (SIFE) dell'Università di Regensburg.

Il progetto sostiene la popolazione rom in Romania, fornendo a 30 famiglie nei villaggi di Rosia, Nou e Daia in Transylvania di sistemi PicoPV per fornitura di corrente elettrica fuori rete. Phaesun ha donato i sistemi PicoPV. Forniscono un'illuminazione elettrica affidabile e la possibilità di caricare i telefoni cellulari e gestire altri piccoli apparecchi elettrici. Gli studenti FISE sono stati addestrati al montaggio e alla riparazione dei sistemi Phaesun ed hanno immediatamente trasmesso le loro conoscenze ai gestori locali del progetto in Romania, che potranno impratichirsi sul posto.

"In Romania la popolazione rom è tuttora discriminata. Molti insediamenti non sono collegati alla rete elettrica ed ai bambini spesso è negato l'accesso all'istruzione, che si traduce in problemi come alti tassi di disoccupazione ed alcolismo.", spiega Daniel Kaiser, responsabile del progetto SIFE. "Abbiamo sviluppato un concetto olistico per sostenere le famiglie rom, incentrato su istruzione, elettrificazione e generazione di reddito, iniziando nel marzo 2011 a realizzare il progetto. Così, siamo in grado di dare un contributo al miglioramento a lungo termine delle condizioni di vita delle famiglie rom."

Il mantenimento del sistema è portato avanti da partner di progetto locali. Questi includono l'amministrazione locale, l'ideatore Eginald Schlattner, come pure due studenti di Rosia, laureandi in ingegneria elettrica, che ora sono in grado di finanziarsi tramite una borsa di studio e la gestione di una stazione di ricarica. Sono responsabili del buon funzionamento dei sistemi nel villaggio e di una convenzione tra la stazione di ricarica ed i negozi di alimentari, dove con un piccolo supplemento è possibile per le famiglie senza corrente elettrica è possibile ricaricare i telefoni cellulari e le lampade con batterie integrate.

Spiega Tobias Zwirner, amministratore delegato di Phaesun GmbH: "Conosciamo i problemi che si verificano in Romania, dato che abbiamo lì già realizzato diversi progetti relativi alla fornitura di corrente elettrica fuori rete, in collaborazione con partner locali. La popolazione rom è spesso esclusa dai servizi al pubblico e gli insediamenti spesso non hanno accesso alla rete elettrica. I sistemi PicoPV per l'efficiente fornitura di piccoli carichi offrono una buona possibilità per coprire il fabbisogno basico di elettricità de può essere esteso secondo le richieste degli utenti."

SIFE sta per Studenti in Libera Impresa ed è un'organizzazione internazionale di studenti che cercano di collegare l'impegno sociale con l'attività imprenditoriale. Il gruppo SIFE dell'università di Regensburg è attiva dal 2009 principalmente nell'Europa orientale.

 

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