Rom e Sinti da tutto il mondo

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\\ Mahalla : VAI : scuola (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 28/06/2008 @ 08:50:44, in scuola, visitato 1876 volte)

Da Roma_Francais

venerdì 20.06.2008, 04:51 - La Voix du Nord

Il sindaco di Wimille non ha l'intenzione scolarizzare i bambini Rom presenti su un terreno della città. Una decisione contraria alla legge. L'eletto auspica che la questione sia discussa alla CAB.

In questo momento in cui le scuole prendono le iscrizioni per il prossimo rientro, i bambini Rom di Boulonnais rischiano un altro anno di essere privati del corso. Antoine Logié, sindaco di Wimille, ci ha confermato che non auspicava l'immediata scolarizzazione dei bambini sul terreno del suo comune, vicino alla rotonda dell'uscita A16 Wimereux-Wimille. "C'è un problema che supera in gran parte la competenza del mio comune."

Occorre che sia discusso a livello della Comunità d'agglomerazione di Boulonnais. Il nostro deputato (Jack Lang, nota) potrebbe anche interessarsi dell'affare. Dal suo lato i volontari dell'associazione Agir avec les Roms non si scoraggiano: "Iscriveremo i bambini in comune nei prossimi giorni," garantisce Jeadette Vaillant, presidente della Lega dei diritti dell'uomo. "Ci incontreremo con i genitori di sette bambini che hanno l'età per andare alle scuole primarie." Per "affrontare" il sindaco, l' associazione non iscriverà i dodici più piccoli. Sei adolescenti saranno iscritti al collegio. "Non abbiamo voglia di andare allo scontro," insiste J. Vaillant. "Ma siamo sostenuti dall'ispettorato accademico." I Rom possono anche contare su di un alleato di peso: la legge, chiara sull'argomento. Dalla legge Ferry del 1882 modificata nel 1959, i bambini della comunità della gens du voyage dipendono dal diritto comune e la loro scolarità è obbligatoria sino a 16 anni. D'altra parte, il Codice dell'istruzione fa obbligo al sindaco d'effettuare un censimento di tutti i bambini presenti sul suolo del suo comune ed in età d' andare a scuola.

O. M.

 
Di Fabrizio (del 26/06/2008 @ 09:25:59, in scuola, visitato 1378 volte)

Da British_Roma

By Deborah Lewis - 24/06/2008 - I TRAVELLERS hanno visitato scuole allo scopo di dissipare miti e pregiudizi, come pure per incoraggiare i loro bambini a frequentare la scuola.

Come parte del primo nazionale Mese di Storia dei Rom e dei Traveller (GPTHM), i travellers di Hyndburn - che ha una delle più grandi comunità nomadi nell'East Lancashire con 15 siti - sono andati a scuola per presentare agli studenti il loro modo di vita.

Le scuole coinvolte sono la St Paul's Primary di Oswaldtwistle, Sacred Heart Primary di Accrington, Huncoat Primary School e Rhyddings Business and Enterprise School di Oswaldtwistle.

Le visite, che sono partite lo scorso mese [...], sono state organizzate dalla squadra di sviluppo comunitario del Lancashire County Council.

Un numero di travellers di Hyndburn e Burnley ha messa a punto un comitato che ha organizzato le visite con le scuole.

Gill Cookson, coordinatrice allo sviluppo per l'area di Hyndburn, ha detto che lo schema ha segnato un "vero punto di svolta".

Gill, che ha lavorato con le comunità traveller per 10 anni, ha detto "C'è ancora tanta stampa negativa sui travellers, e una gran parte di questa iniziativa è stata dare alla comunità una possibilità di dire che non siamo tutti gli stessi, ed educare la gente sulla cultura di cui sono fieri."

"Abbiamo voluto aprire un canale di comunicazione e deciso di coinvolgere le scuole locali, perché avrebbe migliorato l'accesso degli insegnanti, e questo può aiutare ad affrontare i pregiudizi dei giovani."

"Tutte le scuole avvicinate sono state contente di avervi preso parte."

"Storicamente, i travellers sono preoccupati che i loro bambini si allontanino dalla loro cultura passando troppo tempo a scuola, questo significa che la frequenza alla scuola primaria è irregolare, e quasi inesistente a livello secondario. Molti lasciano a 11 anni."

"Si ritiene che qualsiasi qualificazione formale sia superflua, perché non ricercheranno impiego nei principali settori."

"Costruendo legami con Rhyddings, speriamo che i travellers vedano i benefici dell'educazione secondaria, cioè permettere ai giovani di operare scelte informate ed essere informati sulle occasioni disponibili."

"Questo riguardo a dissipare miti da ambo le parti."

I travellers hanno passato il loro tempo nelle classi rispondendo alle domande degli alunni sul loro stile di vita e raccontando la loro storia.

Giovedì si è tenuta una giornata aperta all'Hyndburn Youth and Community Centre con circa 30 travellers a parlare ai visitatori circa la loro cultura, offrendo brodo e torta preparato secondo la loro tradizione.

Dice Gill: "E' stato veramente un pieno successo. I bambini sono stati affascinati dalla cultura differente, ed alcuni dei bambini traveller hanno potuto parlare del loro patrimonio culturale con orgoglio, cosa che non era mai accaduta prima."

Ha detto di sperare che le visite continuino dopo la fine di questo mese.

Il Dipartimento per l'Infanzia, le Scuole e le Famiglie ha fondato il primo GRTHM, che ha visto la comunità dei 300.000 travellers in GB lavorare a fianco di autorità locali, scuole ed organizzazioni culturali per combattere il pregiudizio. Ha aggiunto Gill: "Dieci anni fa i travellers erano riluttanti a raggiungere la comunità più estesa, ma ora stanno muovendosi in avanti."

"E' un vero punto di svolta perché ci si sono buttati a corpo morto ed il successo ha dato loro fiducia, da tutto ciò sono nate un sacco di idee."

"E' il prodotto di anni di lavoro ed abbiamo passato gli ultimi 12 mesi preparandoci per questo, ma ne è valsa la pena."

 
Di Fabrizio (del 23/06/2008 @ 20:05:06, in scuola, visitato 1421 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

Al Ministro della Pubblica Istruzione MariaStella Gelmini

Egregio Sig. Ministro,

quale Presidente della "Federazione Rom e Sinti Insieme" e a nome mio personale, appartenente alla minoranza Rom, mi rivolgo a Lei in qualità di garante e responsabile del diritto allo studio nel nostro Paese.

Il clima di intolleranza che ha determinato in questi giorni gli episodi di violenza condannati in primis dall'Unione Europea di cui l'Italia è paese membro, deplorati anche da intellettuali, giornalisti, associazioni, comunità Cristiane, singoli cittadini, attraverso petizioni e appelli alle più alte cariche dello Stato e della Chiesa Cattolica, ricordano e reclamano la sicurezza anche per gli stessi Rom e Sinti.

Sicuramente il gesto della ragazzina di Napoli, forse di etnia rom, ha fatto da detonatore alle tensioni che covavano da anni, mettendo in moto una "giustizia fai da te", montata ora dopo ora tra gente esasperata e stufa del degrado, ma , individuare nei gruppi sociali più deboli o nelle etnie più indifese il nemico da prendere come pretesto per i problemi del momento, colpevolizzare interi popoli, accusati di essere per loro stessa natura subdoli, violenti, pericolosi, ci riporta a tempi di un nostro triste e funesto passato.

Siamo profondamente indignati per il comportamento di nostri concittadini che, ci condannano, non per responsabilità e colpe individuali, ma spesso per la nostra appartenenza etnica ignorando, le parole di un Grande come Primo Levi "Non comprendo, non sopporto che si giudichi un uomo non per quello che è ma per il gruppo cui gli accade di appartenere"

Siamo altresì indignati e preoccupati anche per tutti i Rom e Sinti in Italia da moltissimi anni, sprovvisti della cittadinanza Italiana, difficile se non impossibile da ottenere nelle condizioni in cui vivono, soprattutto ora.

Se l'attuale ondata , a mio avviso, irrazionale e pericolosa, scaturisce da una frattura culturale profonda, non vorremmo che fossero colpiti anche i nostri bambini, circa il 50% della nostra popolazione; sarebbe davvero insopportabile scoprire che anche nella tutela dei minori e dei loro diritti universali, esistono bambini di serie A e bambini di serie B.

Chiediamo a Lei di fare piena luce su quanto accaduto a una bambina Sinta di 8 anni a Brescia, oggetto di infamanti insulti da parte dei compagni di scuola e che è stata bersaglio di lanci di sassi. mentre si allontanava con la madre,

Fatti come questo, purtroppo non unici e non primi, contribuiscono a fomentare altro odio e altra violenza in un luogo che per sua natura e dovere istituzionale non può essere che educativo e rispettoso di tutte le culture, compresa quella dei Rom e dei Sinti.

Chiediamo a Lei di sollecitare i Dirigenti Scolastici, i Docenti e tutti coloro che lavorano nella scuola, affinchè vigilino perché simili episodi non si ripetano e non diventino ulteriore causa di abbandono scolastico da parte degli alunni Sinti e Rom frequentanti le scuole del nostro Paese.

Ci auguriamo che soprattutto i Docenti, si sentano impegnati nel loro difficile lavoro quotidiano e sappiano mettere in atto attraverso la loro etica professionale tutte le strategie possibili per arginare ed impedire quanto potrebbe accadere anche in loro presenza.

Siamo convinti che l'esempio e le idee di Don Milani siano più che mai attuali e siano certamente condivise dai Docenti che hanno nelle loro mani il futuro dei nostri bambini e di conseguenza anche il futuro del nostro Paese :

"Se mandate via i poveri dalla scuola non è più una scuola; è un ospedale che cura i sani e manda via i malati, diventa uno strumento di differenziazione sempre più irrimediabile."

La testimonianze di Rebecca, ragazzina Rom prodigio, un talento che ricorda il grande artista Otto Mueller, sviluppato senza insegnanti, disegnando e dipingendo all'interno di baracche o sotto i ponti, perseguitata da razzismo e politiche intolleranti, o l'esempio del ragazzo Rom di quattordici anni che vive in un campo nomadi della provincia di Cagliari, risultato il più bravo della classe, per voti e condotta, costituiscono per tutti noi motivo di riflessione e di condanna per quanti, in questo momento, sollecitano provvedimenti in contrasto con i diritti dei bambini.

Molteplici sono le problematiche che impediscono ed interferiscono per una piena e completa scolarizzazione dei bambini Sinti e Rom, problematiche che non sempre la scuola da sola può e deve affrontare, in quanto sono di competenza di altri Enti ed altre Istituzioni.

Per questo Le chiediamo di affrontare questa vergognosa piaga del nostro Paese sia attraverso l'assunzione di responsabilità da parte di altri Ministeri, ma anche attraverso il coinvolgimento degli stessi Sinti e Rom che in questi anni hanno maturato la dovuta esperienza e competenza nel settore.

Nel ringraziare i Dirigenti e le Scuole che nell'Anno Europeo del Dialogo Interculturale, hanno condiviso ed attuato il progetto Esmeralda per una corretta conoscenza dei Rom e dei Sinti, desideriamo citare ancora una volta gli insegnamenti di Don Milani :"Non dimentichiamo mai che il vero cantiere della pace e della guerra siamo noi nel piccolo ambito dei nostri rapporti quotidiani. Noi, come membri della specie umana, non siamo in condizione di continuare il nostro percorso storico se non confrontandoci con la presenza dell'Altro come tale".

La saluto con gratitudine

Federazione Rom e Sinti Insieme - Il presidente: Nazzareno Guarnieri

 
Di Fabrizio (del 23/06/2008 @ 18:11:27, in scuola, visitato 1256 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

MILANO - Una classe ghetto per bambini rom. O quasi. Succede alla scuola dell´infanzia di via Magreglio a Milano. Il prossimo anno scolastico ci saranno 25 bambini rom, alcuni del vicino campo nomadi di via Triboniano. Di questi, tredici finiranno in un´unica classe, con altri quattro bimbi stranieri e otto italiani. Da qui la protesta del collegio scolastico: «Se il ruolo della scuola è quello di promuovere un pieno e completo processo di integrazione, come può il Settore educazione creare classi nelle quali c´è una presenza elevata di bambini della stessa etnia e in cui gli stessi, anziché beneficiare di una sana e serena integrazione, si vedranno maggiormente emarginati? Non sarebbe più rispettoso per i bambini un´equa distribuzione in almeno due scuole?».

Una richiesta arrivata, sotto forma di lettera, all´assessore comunale alle Politiche sociali e rilanciata dalla Cgil. «È giusto inserire i bambini rom nelle scuole comunali, ma metterne così tanti in un´unica classe diventa una forma di ghettizzazione, così non si costruisce l´integrazione», spiega Adriano Sgrò, segretario cittadino della Cgil-funzione pubblica. La scuola di via Magreglio ha quattro classi - che da settembre diventeranno cinque - e cento bambini, tra cui molti figli di stranieri. Ma mai, finora, bambini rom. I 25 in arrivo sono stati inseriti dalla Casa della Carità di don Virginio Colmegna (i genitori hanno firmato il "Patto di legalità") che, in realtà, aveva iscritto i bambini del Triboniano in cinque scuole della zona, per evitare alte concentrazioni, e invece ha scoperto che il Comune ha dirottato la maggior parte proprio in via Magreglio. La protesta delle insegnanti non è però una questione di razzismo, anzi. «Non è che non vogliamo questi bambini - spiegano - ma è un numero troppo alto, considerando che non abbiamo una formazione professionale adeguata e mancano mediatori culturali e strutture».

Ora, dopo la lettera inviata all´assessore Moioli e dopo la denuncia della Cgil, si aspettano risposte dal Comune. E fanno una riflessione amara: «Ci sentiamo ancora una volta abbandonate nella nostra dignità di professioniste e di lavoratrici. Dovremo affrontare una sfida come questa, senza nessun tipo di aiuto e di sostegno da parte dell´Amministrazione che tanto parla di qualità del servizio educativo e poco o nulla investe, riducendo i servizi a baby parcheggi e a pura assistenza sociale. Ma il ruolo di noi insegnanti è ben altra cosa».

23-06-2008 La repubblica LUCA DE VITO ORIANA LISO

 
Di Fabrizio (del 21/06/2008 @ 09:25:40, in scuola, visitato 1197 volte)

Praga, 17.6.2008, 16:04, (ROMEA/CTK) Jelena Silajdzicova, dell'associazione civica Slovo 21, ha detto ai giornalisti che oltre 2000 persone hanno partecipato al progetto di aiuto dei Rom a Praga, mentre oltre 800 di loro hanno frequentato corsi d'istruzione e di formazione ed oltre 200 hanno trovato nuovi lavori.

Il progetto "Supporto per i Rom di Praga", lanciato nel 2005, ha aiutato alcuni Rom a studiare alle scuole secondarie ed alle università

Il progetto terminerà ad agosto. Altre regioni hanno espresso il loro interesse nel modello, ha detto Silajdzicova. Nota ancora che gli autori hanno basato il progetto su stime qualificate, dicendo che nella capitale di 1,3 milioni di abitanti vivono circa 24.000 Rom, di cui l'80% è senza lavoro.

L'alto tasso di disoccupazione tra i Rom è causato, tra l'altro, dai loro bassi livelli di istruzione e qualificazione, discriminazione nel mercato del lavoro come pure un ben sviluppato mercato del lavoro nero, ha aggiunto.

Oltre a Slovo 21, hanno partecipato altre associazioni civiche come il distretto municipale Praga 3 ed una scuola municipale, come pure due partner stranieri. Il progetto ha ottenuto successo grazie alla partecipazione ed alla cooperazione di parti dell'amministrazione pubblica, di OnG ed istituzioni scolastiche, ha detto Silajdzicova.

Lo scopo è stato di creare un modello che potesse essere applicato in altre città ceche come pure altrove in Europa. Una delle attività principali del progetto è stata la preparazione dei giovani Rom alla scuola secondaria e agli studi universitari.

Gli autori inoltre hanno indirizzato trovare lavoro per i Rom e lanciato un sito web che offre posti vacanti. Il progetto all'interno dell'iniziativa Equal è costato quasi 27 milioni di corone.

 
Di Fabrizio (del 17/06/2008 @ 09:24:06, in scuola, visitato 1193 volte)

Da Roma_Shqiperia

http://www.fibre2fashion.com/news/daily-textile-industries-news/newsdetails.aspx?news_id=57891

Il 12 giugno è [stato] il Giorno Mondiale Contro il Lavoro Minorile e si è tenuto sotto il tema "La Scolarizzazione è la Giusta Risposta al Lavoro Minorile". In Albania, dove oltre 40.000 bambini lavorano invece di frequentare scuola, un progetto guidato da due unioni di insegnanti ha dimostrato come mettere in risalto l'importanza dell'istruzione per ottenere risultati concreti.

I membri delle due associazioni riconoscono che il loro lavoro non si limita al semplice insegnamento e che hanno anche responsabilità verso i bambini nel tempo extra-scolastico. Grazie a questo progetto, se i bambini non frequentano scuola o smettono di farlo, i genitori vanno a casa loro e discutono le ragioni coi genitori. Tentano assieme di trovare soluzioni, e convincerli sull'importanza vitale della scolarizzazione per il futuro dei bambini e delle famiglie.

L'autorità morale raggiunta dagli insegnanti nella comunità di solito li aiuta nel convincere i genitori. Oltre 2.400 bambini, inclusi parecchi della comunità rom,  sono ora tornati a scuola o sono stati salvati dall'abbandono scolastico grazie a questo progetto sindacale.

L'intero movimento sindacale albanese sta ora osservando il successo del progetto delle unioni di insegnanti, come un esempio degli sforzi per combattere il lavoro minorile. Durante una tavola rotonda tenuta dalla Confederazione Sindacale Internazionale a Tirana il 26 aprile 2008, alcuni sindacati hanno lanciato un appello per avere appoggio internazionale nella lotta contro il lavoro minorile nella fabbricazione dell'esportazione.

Il problema riguarda i settori dell'abbigliamento e delle calzature, dove le ditte subappaltano esternamente parte della produzione, ed alcune si avvalgono dell'uso di bambini, rendendo difficile la loro continuità scolastica. I prezzi indecenti che i compratori internazionali impongono alle ditte albanesi vanno un certo senso verso la spiegazione di questo sfruttamento e dell'esigenza di azione internazionale del sindacato.

International Trade Union Confederation

 
Di Fabrizio (del 13/06/2008 @ 08:45:20, in scuola, visitato 1387 volte)

Da Roma_Daily_News

5 giugno 2008, Budapest: ERRC accoglie con favore il giudizio emesso oggi dalla Corte Europea sui Diritti Umani (ECtHR) nel caso di Sampanis ed Altri contro la Grecia (application no. 32526/05). I richiedenti, di origine rom e residenti nell'area "Psari" di Aspropyrgos, Attica, erano rappresentati da Greek Helsinki Monitor (GHM), un'OnG ateniese. Il loro reclamo riguardava il rifiuto delle autorità scolastiche di accogliere i loro bambini nella locale scuola primaria durante l'anno scolastico 2004-2005 e il loro susseguente "parcheggio" in una dipendenza della scuola, frequentata soltanto da Rom e situata a cinque chilometri dalla scuola primaria.

Questo giudizio, adottato all'unanimità, viene in concomitanza con quello di D.H. ed Altri contro la Repubblica Ceca, della Gran Camera, un caso portato da ERRC e porta maggiore attenzione al tema della scolarizzazione permessa ai bambini rom. Il giudizio di oggi costituisce la prova conclusiva della dichiarazione nel giudizio D.H. ed Altri che "[...] La Repubblica Ceca non è la sola ad incontrare difficoltà nel fornire scolarizzazione ai bambini rom: altri stati europei hanno avuto difficoltà simili." (paragrafo 205).

La Corte ha trovato una violazione dell'Articolo 14 (proibizione di discriminazione) della Convenzione Europea dei Diritti Umani, in congiunzione con l'Articolo 2 (diritto all'educazione) del Protocollo 1, riguardo il reclamo dei richiedenti sul fatto che i loro bambini erano piazzati in una scuola segregata a seguito di un breve periodo in cui avevano frequentato la locale scuola primaria, a causa della reazione dei genitori non-Rom che non volevano che i loro bambini frequentassero la stessa scuola dei bambini rom e che per questo avevano inscenato numerose proteste, inclusa quella di minacciare il ritiro dei bambini dal frequentare la scuola. La Corte ha ritenuto che era necessario prendere in acconto questi "incidenti di carattere razzista" che hanno avuto luogo e concludere che questi eventi hanno avuto un impatto nella decisione delle autorità di mandare i bambini rom nella scuola segregata composta da container prefabbricati.

Considerando la legislazione domestica e la posizione vulnerabile dei Rom in Grecia che può richiedere misure speciali per assicurare il pieno raggiungimento dei loro diritti, la Corte ha ritenuto che il fallimento delle autorità statali nell'iscrivere i bambini rom durante l'anno scolastico 2004-2005 è stato attribuito a loro e quindi la loro responsabilità è stata riconosciuta.

Riguardo allo sviluppo della scuola segregata, la Corte ha sottolineato che l'aver messo gli scolari rom nella scuola annessa non è stato il risultato di un test speciale ed adeguato, ha dato risalto alla necessità di mettere a posto un sistema adeguato nella valutazione di bambini che affrontano sfide educative che assicuri di evitare che i bambini di una minoranza etnica che sono piazzati in scuole preparatorie speciali basate su criteri discriminatori.

Per ultimo, la Corte ha reiterato i principi esposti nel giudizio D.H. ed Altri riguardo il consenso non richiesto, e notato che uno dei richiedenti aveva esplicitamente affermato di aver dovuto scegliere tra il mandare i suoi bambini alla scuola primaria locale e compromettere la loro integrità fisica mettendoli nelle mani degli indignati "non-Rom" o mandarli nella "scuola ghetto".

ERRC quindi accoglie con favore questo giudizio che rinforza la posizione affermata nel caso D.H. ed Altri che la segregazione di bimbi rom in scuole e classi inferiori è illegale e che i governi europei devono assumersene la responsabilità.

Il testo completo del giudizio è disponibile in francese sul sito web della Corte.

Information on D.H. and Others v The Czech Republic is available on the ERRC website at: http://www.errc.org/cikk.php?cikk=2945

The European Roma Rights Centre is an international public interest law organisation which monitors the human rights situation of Roma and provides legal defence in cases of human rights abuse. For more information about the European Roma Rights Centre, visit the ERRC on the web at http://www.errc.org 

To support the ERRC, please visit this link: http://www.errc.org/cikk.php?cikk=2735  
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Fax: +36.1.413.2201

 
Di Fabrizio (del 05/06/2008 @ 13:35:55, in scuola, visitato 1257 volte)

Ciao
e' attivo questo spazio:
sarebbe gradita una tua partecipazione ed un aiuto a diffonderlo
grazie
luisa


Vento d'Europa:
bambini, ragazzi, donne e giovani adulti Rom nelle nostre scuole
Tavolo di lavoro per una scuola che ti cammini accanto

Apriamo questo spazio, inteso come tavolo di lavoro oltre che di confronto, in un momento di particolare incertezza per i cittadini Rom, italiani ed europei, presenti nel nostro paese e nelle nostre scuole.

I fatti di Napoli, le tante e diverse emergenze delle citta' interessate dalla perdurante vergogna dei Kampi, gli episodi di intolleranza razzista, hanno riempito le cronache di questo maggio colpendo anche quanti in questi anni hanno lavorato e lavorano nella direzione dell'incontro e della interazione tra le culture.

La scuola, che ha visto nascere proprio con i Rom, primi tra gli stranieri ad aver avuto accesso allo studio, le tematiche dell'intercultura, e' stata in questi anni il luogo principale di contatto e incontro tra una comunita' per secoli discriminata e gli altri: genitori, insegnanti, coetanei, operatori del sociale.

Contemporaneamente molte sono state le iniziative interistituzionali, le strategie integrate sul territorio, le buone pratiche faticosamente messe in atto spesso su sollecitazione diretta della scuola. Un bagaglio di esperienze che ha coinvolto la didattica e la politica scolastica, ha conosciuto progressi e fallimenti, consentendo comunque in molti casi il successo formativo.

Questo patrimonio vorremmo fosse conosciuto e socializzato affinche' diventi rapportabile ad una nuova progettualita' che, anche grazie all'iniziativa diretta della Comunita' Europea, si prospetti come significativa sul piano della valorizzazione e della tutela della cultura e della lingua Rom, su un terreno da tutti condiviso.

Agli insegnanti, alla comunita' Rom, a quanti in direzione costruttiva operano nel sociale, e' rivolto l'invito ad intervenire, a diffondere l'iniziativa e piu' in generale ad impegnarsi affinche' la promessa di Futuro formulata dalla scuola sia affidabile, sicura, al riparo dai toni tragici di campagne razziste ed efficacemente mantenuta.

http://www.didaweb.net/forum/index.php

 
Di Fabrizio (del 27/05/2008 @ 14:20:49, in scuola, visitato 1992 volte)

Ricevo da Tommaso Vitale

Rom a Catania, dalle scuole alle ruspe
di Claudia Campese

Sgombrato il campo di zia Lisa. Il direttore della Caritas protesta: «Non avevano commesso reati, li hanno mandati via senza motivo». Che ne sarà ora del progetto di integrazione avviato con alcuni presidi?

“Perchè i cani randagi vengono portati al canile e dovrebbe essere loro assicurata assistenza veterinaria e un ambiente igienico, e loro vengono trattati così?”. A parlare è Padre Valerio Di Trapani, direttore della Caritas Diocesana di Catania, e l'oggetto del discorso sono i rom del campo nomadi di Zia Lisa, sgomberato in questi giorni.

Molte sono le perplessità sulla vicenda. “Giorni fa”, racconta Padre Valerio, “sei agenti in borghese si sono presentati al campo, dicendo ai nomadi di sgomberare entro tre giorni”. Ovviamente nessuna spiegazione è stata fornita né ai numerosi rom che vivevano nel campo, né alla Caritas, che si è interessata alla vicenda. Neanche la Questura, dove si sono subito recati i volontari della Caritas, ha saputo dare notizie all'associazione: “Ci hanno detto di aver mandato due agenti per effettuare il censimento, ed in effetti due uomini si erano presentati prima; ma i sei agenti che avvertivano dello sgombero a loro non risultavano”.

Sta di fatto, comunque, che alle 23 di sabato sera nel campo sono entrate le ruspe a fare il loro lavoro. “Molti dei nomadi, preoccupati, erano già andati via. Fra sabato e stamattina, comunque, sono andati via tutti”. Uno sgombero pacifico dunque, anzi “sono stati molto più civili di noi. Sono stati cacciati, e loro hanno tolto il disturbo”.

Non una spiegazione quindi e nemmeno un'alternativa è stata fornita agli abitanti del campo. Proprio per questo Padre Valerio tiene a sottolineare che “sgomberi di questo tipo, effettuati senza pensare ai diritti delle persone, non sono un esempio di civiltà. Certe cose possono succedere solo nel nostro Paese, sono una vergogna italiana”. Il direttore della Caritas cita la carta dei diritti dell'uomo e le convenzioni internazionali,“dov'è chiaramente sancita la tutela delle minoranze”.

Il campo rom di Zia Lisa, in particolare, era famoso anche a livello nazionale per un progetto che coinvolgeva i bambini rom e le scuole pubbliche catanesi: molti bambini, infatti, erano stati inseriti negli istituti aderenti, “ottenendo un'integrazione pacifica. Anche i presidi delle scuole coinvolte ne erano molto soddisfatti”. Il progetto era sostenuto dalla Caritas.

Il motivo dello sgombero, come già detto, non è affatto chiaro “in quanto i rom non avevano commesso nessun reato”, ma per Padre Di Trapani la risposta scontata è che sia da attribuire “al clima che si respira in questo periodo dopo i fatti di Napoli, e della stessa Catania”.


Mi scrive Veniero Granacci

COMUNICATO STAMPA Sgombro campo ROM a Catania

Un gravissimo attacco ai principi della solidarietà e della civile accoglienza, valori fondanti della Costituzione e della nostra democrazia, si è verificato a Catania tra sabato ed oggi.

Evidentemente a seguito delle nuove norme di legge varate da Governo Berlusconi mirate, anche con l’introduzione del reato “clandestini” e delle tragiche conseguenze determinate dalla strumentale campagna razzista e di intolleranza costruita ad arte dalle destre, a colpire in maniera indiscriminata e vessatoria gli immigrati, forze di polizia hanno intimato l’immediato sgombro al gruppo costituito da uomini, donne e bambini, circa cento cittadini europei rom romeni, stazionanti da circa due anni nell’improvvisato campo allocato nei pressi del cimitero nella zona del quartiere di Zia Lisa.

In questa maniera, nella nostra città, dopo i precedenti sgombri imposti agli immigrati stazionanti alla Plaia e al Corso Martiri della Libertà, viene drammaticamente negato il fondamentale diritto all’ospitalità e all’accoglienza attiva che, tra l’altro, vengono rafforzati e codificati dai principi della libera circolazione per tutti i cittadini appartenenti alla Comunità Europea, sanciti dal Trattato di Schengen.

Questa operazione di sgombro risulta ancor più nefasta considerato che i bambini presenti nel campo Rom, a seguito della realizzazione di uno specifico progetto di integrazione finanziato dagli Organi europei, frequentavano da tempo le scuole dell’obbligo catanese.

E’ questa, per le dinamiche e per l’assoluta assenza di intenti di civile sistemazione, una vera e propria operazione di pulizia etnica, dato che è stata eseguita contro persone appartenenti alla stessa etnia, che non sono accusati di nessun specifico reato previsto dai nostri regolamenti giudiziari. Operata contro cittadini, che pur di fronte alla totale assenza, da sempre, di appropriato intervento da parte delle strutture amministrative locali , Comune e Provincia ( a Catania non è stato mai realizzato un campo di accoglienza e soggiorno attrezzato con i minimali requisiti abitativi, di servizi e requisiti igienici sanitari), hanno cercato di integrarsi nel territorio, nel tentativo di garantire ai propri figli un futuro migliore.

Nell’esprimere viva solidarietà ai cittadini rom che sono stati forzamene espulsi da Catania, ai bambini strappati dalle loro scuole, muoviamo un forte e civile appello a tutti i cittadini democratici, alle organizzazioni sociali, sindacali, di volontariato e di società civile, alle strutture ecclesiali, per attivare tutte le urgenti prese di posizioni e le iniziative atte a dimostrare sdegno e disapprovazione.

Catania, come espressamente sancite dalle specifiche norme dello Statuto Comunale, deve immediatamente rendere operative tutte le necessarie e concrete iniziative per rendere esecutivi i primari principi di accoglienza e solidarietà.

Toti Domina - Candidato Sindaco Catania per la Lista “Liberare Catania”

 
Di Fabrizio (del 19/04/2008 @ 08:42:17, in scuola, visitato 1936 volte)

Da Slovak_Roma

Bratislava, 11.4.2008, 11:11, (ROMEA/CTK) L'assemblea dell'auto-governo della regione di Banska Bystrica, Slovacchia centrale, ha approvato oggi la chiusura della scuola superiore speciale per studenti in difficoltà, situata a Lucenec, che al momento è l'unica scuola superiore nella regione frequentata da Rom, che include anche dormitori per studenti che arrivano da altre regioni.

La scuola fu fondata quattro anni fa come progetto speciale rivolto alla comunità rom. Ora questo progetto sta terminando per la mancanza di fondi e le imperfezioni dei metodi di insegnamento degli insegnanti locali.

"La scuola ha pochi studenti, per questo riceve pochi soldi" ha detto alla televisione TA3 il governatore regionale Milan Murgas, aggiungendo che altri sussidi sarebbero discriminatori nei confronti delle altre scuole.

Dice sempre Murgas che il progetto è stato un errori dall'inizio, perché segrega i Rom dal resto della popolazione.

L'ormai ex direttore della scuola, Peter Gabor, ha definito scandalosa la chiusura e minacciato di protestare a Bruxelles.

Il progetto è stato finanziato per i primi tre anni dal Fondo Sociale Europeo.

L'assemblea regionale ha chiesto oggi al governatore di richiedere al Ministro dell'Istruzione la chiusura della scuola a giugno. Sino allora, la regione negozierà con il governo la possibile preservazione della scuola a determinate condizioni. Se la negoziazione sarà positiva, l'assemblea revocherebbe la propria decisione.

La probabile chiusura è stata in precedenza criticata dal vice Primo Ministro Dusan Caplovic, che nell'ultimo anno aveva assegnato un budget di 6 milioni di corone.

L'agenzia AFP ha scritto che la scuola chiude per paradosso ora che il governo slovacco ammette che una migliore istruzione dei Rom deve diventare una priorità.

Secondo Amnesty International, solo il 3% dei Rom slovacchi  frequentano la scuola superiore e solo lo 0,3% l'università.

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