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Ancora classi ghetto per i bimbi rom
Di Fabrizio (del 23/06/2008 @ 18:11:27, in scuola, visitato 1240 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

MILANO - Una classe ghetto per bambini rom. O quasi. Succede alla scuola dellŽinfanzia di via Magreglio a Milano. Il prossimo anno scolastico ci saranno 25 bambini rom, alcuni del vicino campo nomadi di via Triboniano. Di questi, tredici finiranno in unŽunica classe, con altri quattro bimbi stranieri e otto italiani. Da qui la protesta del collegio scolastico: «Se il ruolo della scuola è quello di promuovere un pieno e completo processo di integrazione, come può il Settore educazione creare classi nelle quali cŽè una presenza elevata di bambini della stessa etnia e in cui gli stessi, anziché beneficiare di una sana e serena integrazione, si vedranno maggiormente emarginati? Non sarebbe più rispettoso per i bambini unŽequa distribuzione in almeno due scuole?».

Una richiesta arrivata, sotto forma di lettera, allŽassessore comunale alle Politiche sociali e rilanciata dalla Cgil. «È giusto inserire i bambini rom nelle scuole comunali, ma metterne così tanti in unŽunica classe diventa una forma di ghettizzazione, così non si costruisce lŽintegrazione», spiega Adriano Sgrò, segretario cittadino della Cgil-funzione pubblica. La scuola di via Magreglio ha quattro classi - che da settembre diventeranno cinque - e cento bambini, tra cui molti figli di stranieri. Ma mai, finora, bambini rom. I 25 in arrivo sono stati inseriti dalla Casa della Carità di don Virginio Colmegna (i genitori hanno firmato il "Patto di legalità") che, in realtà, aveva iscritto i bambini del Triboniano in cinque scuole della zona, per evitare alte concentrazioni, e invece ha scoperto che il Comune ha dirottato la maggior parte proprio in via Magreglio. La protesta delle insegnanti non è però una questione di razzismo, anzi. «Non è che non vogliamo questi bambini - spiegano - ma è un numero troppo alto, considerando che non abbiamo una formazione professionale adeguata e mancano mediatori culturali e strutture».

Ora, dopo la lettera inviata allŽassessore Moioli e dopo la denuncia della Cgil, si aspettano risposte dal Comune. E fanno una riflessione amara: «Ci sentiamo ancora una volta abbandonate nella nostra dignità di professioniste e di lavoratrici. Dovremo affrontare una sfida come questa, senza nessun tipo di aiuto e di sostegno da parte dellŽAmministrazione che tanto parla di qualità del servizio educativo e poco o nulla investe, riducendo i servizi a baby parcheggi e a pura assistenza sociale. Ma il ruolo di noi insegnanti è ben altra cosa».

23-06-2008 La repubblica LUCA DE VITO ORIANA LISO