Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

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\\ Mahalla : VAI : scuola (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 25/02/2010 @ 09:00:23, in scuola, visitato 2562 volte)

Ricevo da Tommaso Vitale

Milano, 24 febbraio 2010 - Sono un’insegnante di scuola elementare, lavoro nel quartiere Bovisa, nella prima periferia milanese. Il quartiere è vivace e multietnico e la mia classe, una prima, ne rispecchia le caratteristiche. A gennaio si è aggiunto a noi un nuovo bambino, Romeo.

Romeo è un bambino Rom, nei suoi sei anni di vita ha vissuto varie volte l’esperienza dello sgombero. È giunto nella nostra scuola dopo essere stato allontanato dal Rubattino ed aver interrotto la sua frequenza scolastica alle elementari di via Feltre. Avvisata del suo arrivo ho contattato la sua maestra, che conosco personalmente per aver lavorato tre anni in quella scuola. Ho recuperato i suoi libri e i suoi quaderni e glieli ho fatti trovare sul banco quando è arrivato nella sua nuova classe, in via Guicciardi. Per due settimane ha frequentato la scuola, arrivando sempre puntuale e motivato. In pochi giorni ha conquistato tutti noi con la sua allegria ed il suo affetto, anche la famiglia è sempre stata disponibile e rispettosa.

Un giovedì mattina, appena entrata in aula, sono stata letteralmente trascinata in corridoio da Romeo che, parecchio preoccupato, continuava a ripetermi “polizia, sgombero”. Speravo che si trattasse di un fraintendimento e invece era tutto vero: il lunedì successivo lui, un’altra bambina che frequentava la quarta e le loro famiglie sono stati sgomberati dal capannone in cui vivevano. Ho avuto notizie di loro tramite gli operatori che da anni li seguono: per qualche notte sono stati ospitati in un centro di accoglienza, si è parlato di un possibile rientro a scuola… invece ho saputo che saranno a breve sgomberati dal luogo in cui hanno trovato riparo, in fondo a via Bovisasca. E tutto questo a distanza di poche settimane dal precedente sgombero.

Non ho parole. Non posso continuare a sentir parlare di ‘emergenza Rom’ se non pensando che l’emergenza è il degrado in cui costringiamo a vivere queste famiglie. Per me la vera emergenza ha il volto di un bambino di sei anni che – me l’hanno raccontato pochi giorni fa – non vede l’ora di tornare a scuola e non può farlo. È facile continuare a vendere la storiella dei Rom che non rispettano le regole e non vogliono integrarsi, limitandosi a ragionare per stereotipi. Nemmeno io mi sento immune dai pregiudizi, ma posso semplicemente raccontare quello che ho visto: una famiglia continuamente cacciata nonostante la sua evidente volontà di iniziare un percorso nuovo, un bambino a cui sono negati dei diritti fondamentali (la casa, l’istruzione), un percorso scolastico e affettivo continuamente interrotto. E dietro la storia di una singola famiglia intravedo quella di troppe altre, colpite da un accanimento che odora di persecuzione. La roboante retorica securitaria potrà nascondere ancora a lungo il totale fallimento di queste scelte politiche nonché l’immane spreco di denaro pubblico che ne deriva? Possibile che le cifre spese per sgomberare in continuazione le solite famiglie non possano essere investite per seri progetti di integrazione sociale? Possibile che la volontà di una famiglia di mandare con costanza il proprio figlio a scuola sia un dato da non prendere minimamente in considerazione in sede istituzionale? Leggo sui giornali di volontari, insegnanti e famiglie che si attivano per aiutare, protestare, informare: in città le voci di dissenso si stanno allargando a macchia d’olio, ora è il momento che anche dal Comune di Milano arrivino segnali forti di un cambiamento di rotta.

Romeo, quaderni e pennarelli sono sotto il tuo banco e la foto del tuo primo giorno nella nuova scuola è ancora sulla porta dell’aula. Ti aspettiamo, torna presto a imparare, giocare, fare amicizia con i tuoi compagni. A sei anni ci sono parole più belle da ripetere di ‘sgombero’.

Silvia Borsani

 
Di Fabrizio (del 04/03/2010 @ 09:03:15, in scuola, visitato 1412 volte)

Segnalazione di Gabriel Segura

HOI.es I gitani più universitari
Guadalupe Fernández e Antonio Vázquez frequentano un master in Navarra
27.02.10 - 00:25 - M. ÁNGELES MORCILLO | MÉRIDA.

Donna, gitana e frequenta un master. Sino a qualche anno fa, queste tre condizioni in una sola persona era qualcosa di impensabile. Nell'attualità, non è soltanto qualcosa di reale, ma, inoltre, la donna viene dalla frontiera. Guadalupe Fernández vive a Mérida. Ha 32 anni, è madre di due figli e, da anni, lavora con la comunità gitana dell'Estremadura. Attualmente lo fa tramite la Fundación Secretariado Gitano. Diplomata in magistero si è impegnata, assieme al suo compagno Antonio Vázquez, a laurearsi in un master dell'Università Pubblica di Navarra.

Guadalupe Fernández e Antonio Vázquez, sul loro posto di lavoro :: BRÍGIDO

Quando finiranno il corso, a maggio, otterranno il titolo di esperti in Intervento Sociale con la Comunità Gitana. Sarà l'equivalente di una certificazione accademica per alunni che non contino studi medi. Per quanti abbiano già un diploma o una laurea, equivarrebbe al titolo di specialista. Prima dovranno preparare un lavoro finale ed assisteranno ad una sessione in Navarra. Qui avranno la possibilità di conoscere di persona tutti i loro compagni di master. Il master sarà certificato con un totale di 30 crediti, 28 di formazione "online" e gli altri due di presenza ai seminari.

Fernández assicura che per loro due è molto importante, non solo il titolo, ma anche il contenuto del master. "Questo significa che si sta professionalizzando il lavoro con i gitani. Credo che sia necessaria una specializzazione per lavorare con questa comunità, perché è un tema complicato e difficile".

L'essere "online" facilita conciliare gli impegni della famiglia, del lavoro, del tempo libero... Anche Antonio, 35 anni, è sposato ed ha quattro bambini. Sua moglie ha un'attività in proprio. Per questo cerca di conciliare tutto con il master, per cui non sono necessari studi superiori. "Anche se costa molto sforzo, frequentare questo master è un'esperienza molto soddisfacente. Crediamo che il fatto che nell'università si parli di gitani sia un'esperienza pioniera e nuova", afferma Fernández.

Materie interessanti

Dicono che la materia che più ha richiamato attenzione è la Storia del Popolo Gitano. "Il suo studio ci ha fatto comprendere molte cose della situazione attuale che vive la comunità gitana in Spagna", affermano.

Istruzione, alloggio, impiego, sanità... Sono questi, secondo loro, i principali problemi attuali della comunità. Inoltre, in un modo o nell'altro, sono tutte relazionate tra loro".

Sono coscienti che, per esempio a Merida, sono ancora pochissimi i gitani che contano studi superiori. Sanno anche di essere gli unici che hanno potuto frequentare un master. Assicurano di sentirsi dei privilegiati per poter frequentare questi studi che apriranno loro più porte al momento di lavorare con quanti sono della loro stessa etnia, che definiscono come "la grande minoranza europea".

 
Di Fabrizio (del 06/03/2010 @ 00:55:42, in scuola, visitato 5476 volte)

Ricevo da Agostino Rota Martir

Circa una settimana fa un incendio al campo ha distrutto 3 baracche abitate da famiglie Rom, nell'incendio è andato perso tutto, i Rom coinvolti si sono trovati con niente, tutto è andato distrutto, anni di fatica per sistemare, abbellire le loro confortevoli "baracche" in poco più di mezz'ora..tutto in cenere. Nessun ferito, grazie a Dio.
Molti si sono dati da fare, compreso il comune che ha fatto pervenire alle famiglie delle roulotte, gli stessi Rom del campo hanno dato quello che potevano, aiutando a dare alloggio ai bambini, offrendo coperte, materassi, stoviglie..incoraggiamento e vicinanza.
Anche delle persone di Pisa e Livorno hanno fatto sentire la loro vicinanza portando al campo vestiti, letti, coperte, materassi.

Emina è un'adolescente e questa sera è venuta nella mia roulotte per mostrarmi gli abiti nuovi che indossava che ha avuto come dono dai suoi compagni di classe, era felice e orgogliosa nello stesso tempo per questa amicizia.
I suoi compagni di classe sapendo che Emina aveva perso tutto si sono dati da fare per aiutarla e far sentire la loro amicizia.
Lo dimostra molto bene la lettera che le hanno inviato, che con il suo permesso e dei genitori divulgo (in allegato file .gif ndr), perché nonostante quello che i Rom stanno subendo in Italia: sgomberi, discriminazioni, razzismo..forse stanno anche sbocciando silenziosamente dei fiori che profumano di comprensione, amicizia, convivialità.
E' un gesto che aiuta a sperare e a credere che è possibile cambiare.

Ago

 
Di Fabrizio (del 10/03/2010 @ 09:21:09, in scuola, visitato 1002 volte)

AgoràVox

Mettetevi nei panni di chi educa: alla puntualità. In aula non si entra in ritardo. A Savona i ragazzi che accumulano troppi ritardi sono indirizzati a lavori socialmente utili per capire che il rispetto dell’orario è importante. Intanto si dice che essere in orario vale per tutti, ma non per i politici di Lazio e Lombardia. Lo dice il governo, cioè quello che dovrebbe essere l’esempio civile più alto da seguire.

Mettetevi nei panni di chi educa: si invita allo studio, alla fatica dell’attenzione, alla gioia della conoscenza.

Poi si vedono e si sentono politici che non sanno nulla di storia, che a mala pena sanno scrivere, che non sanno formulare un pensiero logico e non sanno niente della Costituzione italiana.

Mettetevi nei panni di chi educa: si dice “non drogatevi, non fumate, non bevete, vi rovinate la vita”.

E poi ci sono politici che si sottopongono ai test e risultano positivi alla di cocaina. Però se un ragazzo come ad esempio Stefano Cucchi viene sorpreso con la “roba” può morire in carcere, se un parlamentare consuma coca non si può nemmeno sapere chi sia.

Mettetevi nei panni di chi educa: si afferma “siamo solidali col più debole, commemoriamo il Giorno della Memoria, rispettiamo chi viene da un altro paese, accogliamolo, in greco e in latino la parola straniero è anche ospite, mai clandestino”.

E poi arrivano le leggi xenofobe (in quell’asilo possono andare solo bambini cattolici), arrivano i tetti di 30% di alunni stranieri nelle classi, arrivano le epurazioni dei Rom coi bambini zingari (sporchi zingari) che non possono andare a scuola perché continuamente cacciati.

Mettetevi nei panni di chi educa: si fanno giornate contro la mafia, si parla di onestà (se non hai fatto i compiti devi dirlo, mica imboscarti), poi i politici e i loro conniventi (imprenditori, sottosegretari, amministratori locali ecc.) sono servi della criminalità organizzata, sono schiavi del denaro, sono proni davanti al miraggio di chi sa quale potere, di chi sa quale ricchezza, comunque transitoria.

Mettetevi nei panni di chi educa e parla di merito e valuta i compiti, le interrogazioni e cerca di dare un minimo di cultura, di senso critico. Poi si vede che l’igienista dentale del premier entra nel listino della Regione Lombardia. Per quali meriti? Forse i denti del premier sono più importanti dei problemi concreti dei precari? La fanciulla è bella non c’è che dire e dunque le allieve belle perché mai dovrebbero studiare? I ricercatori precari sono licenziati, le escort, le igieniste ecc. ecc. entrano in politica.

Mettetevi nei panni di chi educa e difende la libertà di parola, di informazione, la libertà della conoscenza.

Poi si censurano i giornalisti “dissidenti”, i cortigiani prezzolati, invece, si censurano da soli, le voci discordi sono infangate, il pensiero diventa uniforme come una grigia cappa di smog sulla testa di tutti (o quasi).

Mettetevi nei panni di chi educa e aiuta i giovani a preparare il futuro loro e nostro, di tutti. Mettetevi nei panni di chi cerca di insegnare il rispetto: dell’altro, delle regole, della legge, del più debole, il rispetto di se stessi.

E poi si guarda intorno e non può fare a meno di chiedersi: quale rispetto di sé avranno mai queste persone che, per interessi personali così piccoli, così a breve termine – sono tutti vecchi - distruggono il nostro futuro?

La scuola (e ogni istituzione educativa compresa la famiglia) sta andando allo sfascio, non serve una riforma (di cui non parlo per non deprimermi ancor di più), servono esempi e cultura tanta cultura ormai così fuori moda, soprattutto così scomoda.

Eppure la brace dell’intelligenza non si spegne mai del tutto, questa è l’unica rara e preziosa consolazione di chi cerca di educare a dispetto e contro ogni logica, contro mille ostacoli, contro una realtà, soprattutto politica, soprattutto in Italia, soprattutto di questo governo, veramente incapace, ignobile, impresentabile.

“Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare ». (Marco, 9)

E’ il Vangelo non qualche filosofo anarchico o comunista!

 
Di Fabrizio (del 11/03/2010 @ 09:05:24, in scuola, visitato 1190 volte)

Segnalazione di Alessandra Meloni

Bambini rom con la loro insegnante, in una scuola elementare speciale a Pavlovce nad Uhom, Slovacchia, marzo 2008. © Amnesty International

(9 marzo 2010) Amnesty International ha denunciato che la realizzazione di collegi per bambini e bambine rom e "il distacco graduale dal loro attuale stile di vita negli insediamenti" sono provvedimenti discriminatori e rappresentano un evidente attacco al modo di vivere dei rom.

Secondo quanto dichiarato l'8 marzo dal primo ministro slovacco Robert Fico, il governo proporrà un piano per cui i bambini e le bambine rom saranno prelevati dagli insediamenti e messi in collegi.

"L'idea che i bambini rom debbano essere sottratti alle loro famiglie e messi in collegi, quando potrebbero ricevere un'istruzione in scuole normali vicine alle loro case, va chiaramente contro il miglior interesse del bambino" - ha dichiarato Halya Gowan, direttrice del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International.

Il fatto che alcune famiglie rom, come altre non rom in Slovacchia, vivano in insediamenti e abbiano difficoltà nel portare avanti l'istruzione dei bambini a causa di povertà, barriere linguistiche e altri fattori, mette in evidenza la necessità che il governo garantisca supporto e assistenza a tutti per superare queste barriere.

Amnesty International già in precedenza aveva espresso grave preoccupazione per la discriminazione e segregazione dei bambini rom nelle scuole slovacche, compreso il loro inserimento in scuole speciali e in classi per alunni con "disabilità mentali".

L'organizzazione per i diritti umani chiede al governo slovacco di affrontare il punto centrale del problema, vale a dire la persistente discriminazione dei bambini rom nell'accesso all'istruzione, che deve essere superata attraverso una riforma del sistema educativo che assicuri realmente l'istruzione di tutti i bambini. Il governo deve fornire adeguato sostegno alle famiglie e agli alunni che ne hanno bisogno, in modo che possano effettivamente partecipare e sviluppare il loro massimo potenziale all'interno del sistema elementare principale.

Maggiori informazioni sono disponibili online

 
Di Fabrizio (del 14/03/2010 @ 09:05:48, in scuola, visitato 1315 volte)

Segnalazione di Maria Grazia Dicati ed Ernesto Rossi

Fonte: www.redattoresociale.it

Una delle “maestre dei rom” ha scritto una lettera aperta per denunciare le spaventose condizioni di vita. Alla Bovisa 8 famiglie vivono nelle fondamenta di un palazzo mai terminato: “Ombre spaventate, che non escono nel prato per non essere viste”
MILANO – Pubblichiamo integralmente una lettera scritta ieri da Flaviana Robbiati, una delle “maestre dei rom” di Milano, che domenica scorsa è andata a vedere dove vivono alcuni dei piccoli alunni rom che frequentano le scuole milanesi, trovandoli in condizioni di vita spaventose. “Credevo di aver visto un ventaglio esauriente di posti dove i rom continuamente scacciati si accampano, compreso il girone dantesco della fabbrica crollata di Rubattino tra macerie e topi (20 novembre). Quello che ho visto oggi è molto, molto peggio. Zona Bovisa, un edificio a più piani mai terminato, di cui esistono solo pilastri d’acciaio verticali e orizzontali e solette. Il tutto evidentemente abbandonato da anni”.
“Dal marciapiede spostando una lamiera si accede a un prato incolto, lo si attraversa e si arriva all’edificio: nessuna traccia dei rom, non uno, non una voce. Si costeggia il palazzo, cioè il suo scheletro, tra sporcizia e masserizie e si comincia a scendere uno scivolo, fino ad infilarsi sotto il palazzo dove nella semioscurità vivono 7 o 8 famiglie rom. Sottoterra e con la pochissima luce che filtra, con le correnti fredde, molto fredde create da spazi pieni e vuoti. Ci abituiamo alla poca luce (siamo in quattro, tre maestre e una signora volontaria) e cominciamo a veder tende a igloo, bambini, persone: fantasmi, ombre spaventate che non escono nel prato dove il sole rende la temperatura meno rigida per non essere visti. Il popolo del sottoterra milanese. Tutti ci parlano del freddo, ma ancora di più dello sgombero annunciato per domani. Nessuno si lamenta, nessuno ci chiede alcunchè”.
“Mentre siamo lì una signora rom pulisce i fornelli (l’acqua la prendono alla fontanella della piazza vicina), cambia i fogli di giornale che fanno da tovaglia, scalda una pentola d’acqua e lava le stoviglie. Un’altra scopa il pavimento di cemento: lo spazio in cui stanno è pulito, nelle tende regna l’ordine, ma è un posto da topi, siamo sottoterra al freddo e all’umido puzzolente. Una nostra scolara di 10 anni, ci chiede un libro per studiare: lei a scuola ci andava, ma i continui sgomberi hanno reso impossibile la frequenza. Ci chiede quando potrà tornare. Per tutto il tempo che stiamo lì non uscirà mai dalle braccia della sua maestra”.

“Un altro bambino, di 6 anni, quando vede la sua maestra si ferma immobile e resta così per un po’, ma intanto la faccina gli si trasforma e diventa un unico grande sorriso, sembra che gli scoppi la luce dentro. Poi le corre incontro e le salta in braccio. Verso di noi solo rispetto, tanto rispetto e grande educazione, verso i bambini coccole e tenerezza. Noi ce li coccoliamo i nostri scolari e anche i loro fratellini. Mi chiedo in quale altra parte del mondo le persone sono costrette a vivere così e con la paura di essere scacciati anche dai sotterranei: forse nelle fogne di Bucarest? Forse nell’Africa più ingiusta? Forse nelle favelas del Brasile? Ci è difficile venire via da lì, e quando usciamo non commentiamo.
Una donna rom ci augura “buon 8 marzo”.

 
Di Fabrizio (del 23/03/2010 @ 09:27:32, in scuola, visitato 1352 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

BBC News - C'è una diffusa preoccupazione sulla marginalizzazione dei Rom in Europa

La Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito che la Croazia ha discriminato gli studenti rom [...] mettendoli in classi per soli rom.

Lo stato croato ha replicato che le classi separate erano intese per aiutare i Rom a mettersi in pari con gli altri studenti.

Quindici ex studenti di origine rom hanno testimoniato che la sistemazione era una forma di discriminazione razziale e violava il loro diritto all'istruzione.

Alla Croazia è stato chiesto di pagare 4.500 €u. [...] ad ognuno di loro per danni.

Nel 2008, la Corte Europea dei Diritti Umani aveva rigettato gli argomenti degli ex studenti, ma martedì il verdetto è stato capovolto dalla corte d'appello.

"Gruppo svantaggiato"

Sono passati otto anni da quando il caso è sta presentato in Croazia - che attualmente sta negoziando l'accesso all'Unione Europea.

Tutti hanno lasciato la scuola, ed hanno avuto dei figli a loro volta, riporta per la BBC Nick Thorpe (leggi anche QUI ndr) dalla Croazia.

Gli ex studenti hanno frequentato la scuola pubblica nei villaggi di Macinec e Podutren nella Croazia settentrionale, in periodi differenti tra il 1996 e il 2000.

Il tribunale ha verificato che il tasso di abbandono della scuola primaria tra i bambini rom era dell'84%.

"La corte ha ritenuto che non siano state messe in atto adeguate salvaguardie in tempo appropriato per assicurare cure sufficienti ai bisogni speciali dei richiedenti in quanto membri di un gruppo svantaggiato," recita il giudizio.

Il tribunale ha trovato che la Croazia ha sbagliato nell'indirizzare le presunte deficienze degli ex studenti nella lingua croata attraverso un apprendimento speciale.

L'assegnazione degli ex studenti a classi per soli rom è stata fatta sulla base di valutazioni "psico-fisiche", piuttosto che su test linguistici, continua il giudizio.

Il tribunale ha anche detto che la Croazia ha violato i diritti dei querelanti ad un equo processo, dato che i procedimenti giudiziari sono stati condotti per un periodo "eccessivo".

Published: 2010/03/16 14:24:24 GMT

 
Di Fabrizio (del 25/03/2010 @ 09:41:57, in scuola, visitato 1991 volte)

Da Czech_Roma

Radio Praha 18-03-2010 Rob Cameron

Il Ministro dell'Istruzione ha proposto l'introduzione nelle scuole di lezioni di lingua e cultura romanì, per incoraggiare gli studenti rom e rafforzare l'integrazione nella società. Il piano, riportato questa settimana dal giornale Lidové noviny, è ancora ai primi passi - il ministro intende lanciare un progetto pilota in alcune scuole. Ma è stato ben accolto dalle OnG che lavorano per il miglioramento degli standard educativi tra i Rom.

La lingua e la cultura romanì non caratterizzano i curriculum scolari della scuola ceca. Un gruppo di illuminati incaricati del Ministero dell'Istruzione vogliono un cambio, ed hanno scelto diverse scuole con un'alta percentuale di studenti rom per un progetto pilota. Tramite questo schema, gli studenti potranno scegliere una classe accessoria di lingua, storia e cultura romanì.

Lo schema non è inteso solo perché gli studenti rom diventino più coscienti della loro cultura; il Ministero dell'Istruzione vuole che le classi siano disponibili anche ai ragazzi non-Rom. Il ministero ritiene che se gli altri ragazzi impareranno di più sul retroterra dei loro compagni di classe, questo contribuirà a rompere le barriere nella società ceca tra i Rom e la società maggioritaria.

E' una meta ambiziosa [...]. Però non è chiaro nella pratica quanto successo avrà l'iniziativa.

Si stima che vivano nella Repubblica Ceca 250.000 Rom, ma è una comunità definita da tutti i segni dell'esclusione sociale: alta disoccupazione, povera salute, aspettative di vita più corte e bassi standard educativi. Diversi governi hanno tentato di affrontare l'ultimo problema, con poco successo.

Molti ragazzi rom finiscono nelle scuole speciali per chi ha difficoltà d'apprendimento. Quanti riescono a rimanere nel sistema educativo regolare spesso si trovano a frequentare classi di soli Rom, in quanto i genitori "bianchi" disiscrivono i loro figli da quelle che percepiscono come "scuole di zingari".


Apro una parentesi, con una poesia di Paul Polansky, tratta da "Undefeated" - Multimedia Edizioni

UNA SCUOLA SPECIALE

Ho sempre saputo che mia figlia era brillante,
Faceva disegni pieni di dettagli,
memorizzava tutte le canzoni dei nostri antenati,
suonava il piano prima di avere cinque anni.

Per cui fui sorpreso quando l'insegnante venne
a casa nostra e ci disse
che nostra figlia non era pronta per la scuola.

Il suo ceco non era abbastanza buono,
aveva bisogno di aiuto con la grammatica.

Il preside accettò di incontrarci.
Disse che nostra figlia era una bella bambina,
ma sarebbe stata l'unica zingara nella sua classe.

Alla fine acconsentimmo.
Firmammo il foglio.
Non volevamo che la nostra bambina fosse maltrattata.

Ma ora quando la porto a piedi a scuola,
e vedo la targa sull'edificio,
mi si spezza il cuore.

Perché non ci hanno detto
che la sua scuola speciale
era un centro per

ritardati mentali.

...e chiudo la parentesi: Paul Polansky è stato tra i primi a  testimoniare il saccheggio del Kosovo e la distruzione della sua comunità rom. Si deve a lui se è venuto alla luce lo scandalo dell'avvelenamento da piombo nei campi profughi del Kosovo. Poeta, romanziere, antropologo conosciuto in tutto il mondo, settimana scorsa era a Milano, tra l'indifferenza generale e 15 persone ad ascoltarlo. A maggio tornerà in Italia, e vorrei preparargli un'accoglienza migliore.

 
Di Fabrizio (del 21/04/2010 @ 09:55:08, in scuola, visitato 1715 volte)

Da blog.soros.org

Crescere Rom

9 aprile 2010 | by Violeta Naydenova

A nove anni capii di essere differente e non capivo perché. Ero sempre stata una bambina felice. A scuola avevo molti amici. Ma tutto questo cambiò in quinta.

In Bulgaria, come in molte parti dell'Europa dell'Est, i bambini rom non hanno accesso all'istruzione di qualità. I bambini rom nelle scuole segregate vengono promossi senza saper leggere o scrivere. Nella città dove son nata, abbiamo una scuola segregata sino alla quarta. La scuola è a soli 100 metri da casa mia, ma mia madre non voleva che andassi là. Sapeva che non avrei ricevuto una buona istruzione e mi iscrisse alla scuola pubblica per gli studenti bulgari.

La decisione non fu facile. Il percorso da e per la scuola era difficile. Anche mio padre ed i nonni non erano d'accordo con la sua decisione. Non capivano perché avrei dovuto andare a scuola così lontano da casa e separarmi dai miei cugini. Ma mia madre sapeva il perché. Sapeva quanto fosse importante l'istruzione. Mi protesse dall'essere presa in giro dai bambini della scuola. I miei genitori decisero di parlarmi soltanto in bulgaro così da non sviluppare accenti particolari. Ma non poterono proteggermi a lungo.

Quando fui in quinta, i bambini rom del mio quartiere iniziarono a frequentare la mia stessa scuola. Erano amici d'infanzia e così parlavo e giocavo con loro. Ma una alla volta le mie compagne di classe si allontanarono da me quando mi videro interagire con i nuovi compagni rom. Mi indicarono chiamandomi "zingara". Non sapevo perché. Era qualcosa di sbagliato? Perché pensavano che fossi differente? Mi sentivo colpevole, come se avessi fatto qualcosa di sbagliato.

Da allora furono insulti, umiliazioni e comportamenti aggressivi da parte delle mie compagne e persino da qualche maestra. Non ho mai detto ai miei genitori o condiviso con qualcuno cosa succedeva a scuola. Mi sentivo in imbarazzo.

Nonostante quegli anni difficili ho sempre avuto mia madre ad incoraggiarmi nel continuare gli studi. Mi sono diplomata ed ho iniziato a studiare giornalismo nell'Università di Sofia. Ma persino all'università non ho potuto scappare dai pregiudizi della gente. Alla prima lezione gli studenti iniziarono a discutere di "zingari puzzolenti". Per un momento mi preoccupai che mi avessero riconosciuta. Ma non sapevano che fossi Rom. Non gli passava per la mente che potesse esserci una studentessa rom che frequentava il loro corso.

Fu all'università che iniziai ad interessarmi alla storia, alla lingua ed alla cultura del popolo rom. Lessi libri sulla sturia dei Rom, ed ebbi la possibilità di incontrare altri studenti, insegnanti, giornalisti ed intellettuali di origine rom. Dopo che mi laureai, iniziai a lavorare come reporter per il giornale rom Drom Dromendar. Capii presto che non avevo niente di cui vergognarmi. Sono una donna rom e ne sono orgogliosa.

 Violeta Naydenova nel video, "I'm a European Roma Woman." (per chi legge su Facebook, il link al video, ndr)

Molti dei miei simili non condividono questo punto di vista. Molti giovani rom oggi crescono senza mai sapere della loro storia e di chi sono realmente. Molti Rom di successo nascondono la loro vera identità. Si nascondono come facevo io. Molti stereotipi radicati nella nostra società ci fanno sentire come cittadini di seconda classe; come se non fossimo parte della società ed appartenessimo solo ai ghetti e alle mahalle.

I Rom sono il più grande gruppo minoritario in Europa. Soffrono di alti tassi di analfabetismo, disoccupazione e povertà. Ancora non abbiamo un approccio mirato e coordinato per affrontare questi problemi. L'Europa non può ancora ignorare i Rom.

L'Europa deve prevedere l'accesso all'istruzione di qualità per tutti i bambini. Nonostante le decisioni per una riforma in questo senso della Corte Europea dei Diritti Umani rivolte contro la Repubblica Ceca, la Grecia ed, appena un mese fa, la Croazia, ai Rom viene regolarmente negato un pari accesso all'istruzione. L'Europa deve iniziare a mettere in discussione le questioni di identità - assicurandosi che gli studenti imparino l'uno dall'altro, sulle loro differenze e sul fatto che la diversità non è un male. Al contrario, la diversità è qualcosa che arricchisce tutti.

La decisione di mia madre di mandarmi alla scuola pubblica mi ha cambiato la vita. Ora lavoro per aiutare a cambiare la vita di altri giovani rom. Presso l'Open Society Institute aiuto i Rom dell'Europa Centrale ed Orientale ad ottenere tirocini e formazione scolastica. Queste opportunità insegnano ai giovani rom come diventare i migliori avvocati di se stessi e migliorare la loro comunità.

Ma non possiamo farlo da soli. Assieme a noi l'Europa deve impegnarsi per assicurare che tutti Rom abbiano pari accesso all'istruzione di qualità - ed espandere e consolidare una nuova generazione di donne e uomini rom che guidino la loro comunità ad un cambiamento reale in tutte le sfere pubbliche delle loro vite.

 
Di Fabrizio (del 03/05/2010 @ 09:14:22, in scuola, visitato 1249 volte)

Da Czech_Roma

Sára (17 anni) ha tre fratelli e tre sorelle. Attualmente studia alla Scuola Superiore per l'Impresa e la Legge a Brno, ama cantare e vorrebbe entrare in affari una volta finiti gli studi. Recentemente ha passato diverse settimane negli USA, dove ha fatto esperienza ed ha esposto le sue idee che vuole applicare nel lavoro con i bambini della comunità rom. In altre parole, questa giovane intelligente ha già fatto tanta strada. E' anche una Romnì.

Incontrai Sára la prima volta presso l'OnG IQ Roma servis, dove frequentava le lezioni di canto e contribuiva alla rivista Romano VIP. E' sorprendente quanto carisma si irradia da questa giovane e quanta ambizione abbia. Si vede nel futuro come imprenditrice, ma vorrebbe anche essere più coinvolta con eventi che abbiano a che fare con la comunità rom. Intende focalizzarsi soprattutto  sul lavoro coi bambini, in quelle attività che non solo li aiutino a passare meglio il loro tempo, ma anche a sviluppare le loro personalità. Ha inoltre programmi ancora più audaci: nel futuro vorrebbe contribuire ad avvicinare la comunità rom e la maggioranza e cancellare i rispettivi pregiudizi e barriere sociali.

Anche se Sára è piena di giovanile ottimismo, è troppo penosamente completamente cosciente della complessità della situazione nella Repubblica Ceca in cui si trova la minoranza rom. Già in tenera età, ha avuto esperienza diretta della discriminazione razziale. Come racconta, "credo che i Cechi non siano abituati a chi ha un aspetto differente dalla maggioranza, per esempio, a quanti hanno un colore di pelle differente. Trattano questa gente con sospetto, se non razzismo. Non riguarda soltanto l'attitudine verso i Rom, ma anche verso gli stranieri." Sára ha notato questo comportamento ambiguo verso chi è differente, sulla base delle sue esperienze personali: "A volte quando la gente non mi conosce mi giudica secondo il mio aspetto, si comporta differentemente nei miei riguardi, lasciatemi conoscere come differente." Tuttavia, Sára passa sopra queste esperienze ed accetta la vita come è.

Una persona che vive come parte di una minoranza, che sia etnica, razziale o religiosa, sperimenta il mondo da una prospettiva differente rispetto a chi vive come parte della società maggioritaria. I componenti delle minoranze provano preoccupazioni che chi non è passato da queste esperienze può immaginare a fatica. Ci sono momenti spiacevoli quando qualcuno vi grida dietro a causa del vostro aspetto. C'è la sensazione di minaccia quando si passa accanto ad un gruppo di teste rasate. Non conoscete sensazioni simili. Per Sára, è un'esperienza di tutti i giorni essere osservata con attenzione dallo staff di un negozio perché pensano che possa rubare qualcosa, o che qualcuno eviti di sedersi accanto a lei sul bus.

Nonostante tutto questo, Sára non molla e persegue i suoi sogni. Ricava il suo entusiasmo dalla motivazione avuta dalla permanenza negli USA, dove, come dice, ha capito che se gli altri possono raggiungere i loro desideri, anche lei lo può.

This article was originally published in Romano hangos 5-2010 at http://www.srnm.cz - Radka Svaèinková, translated by Gwendolyn Albert

 
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