Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

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L'essere straniero per me non è altro che una via diretta al concetto di identità. In altre parole, l'identità non è qualcosa che già possiedi, devi invece passare attraverso le cose per ottenerla. Le cose devono farsi dubbie prima di potersi consolidare in maniera diversa.

Wim Wenders
-

Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 25/04/2007 @ 10:10:58, in media, visitato 2665 volte)

La prima notizia riportata sul corriere della sera online di oggi. Naturalmente prima di ogni altra cosa, viene detto che l'ubriaco al volante è un Rom. Come se fosse quella la causa dell'incidente...
Claudia


La strage su una strada di Appignano, in provincia di Ascoli Piceno

Rom ubriaco falcia con un furgone 4 giovani I ragazzi, investiti, tutti minorenni, sono morti. L'investitore è stato arrestato ed è piantonato in ospedale dalla polizia

APPIGNANO (Ascoli Piceno) - Un giovane Rom, di 22 anni, di cui non è stato reso noto il nome, alla guida di un furgone ha falciato la notte scorsa cinque ragazzi in motorino: quattro sono morti mentre uno è stato operato e si trova in ospedale in gravi condizioni. L'incidente è avvenuto intorno a mezzanotte su una strada nei pressi di Appignano (Ascoli Piceno). L'investitore, completamente ubriaco, è stato arrestato. I ragazzi,tutti tra i 16 e i 18 anni, erano andati insieme a prendere un gelato, quando il furgone è piombato su di loro. È stata una strage.
ARRESTATO E PIANTONATO IN OSPEDALE - Il Rom si trova ora piantonato in ospedale a Ascoli Piceno, dove è stato ricoverato per le lesioni riportate a sua volta nell'incidente. Vive in un accampamento da sempre al centro di polemiche nella cittadina perché considerato incompatibile con la comunità locale. Sulla vicenda indagano i carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore di Ascoli Piceno
Carmine Pirozzoli.
24 aprile 2007

 
Di Fabrizio (del 15/04/2007 @ 09:19:50, in media, visitato 1833 volte)

“LA SOGLIA DEL CONOSCIUTO”

Mostra di Alessandro Quaranta  
 

Sala Boccioni- p.le Arduino 4 - MILANO

 
Apertura: lunedì-venerdì 9-14 sabato 9-18 – chiuso domenica e festivi Chiusura: sabato 12 maggio 2007

VISITE GUIDATE GRATUITE 
 

vernissage venerdì  20 aprile 2007 , ore 18.00

Presentazione di Gabi Scardi 

 

Cosa diventa un caffé quando viene offerto da un rom a un “gagiò’?

Come può un cubo “sonoro” raccontare l’idea di casa dei rom?

Come mostrare il tempo e lo spazio di un campo nomadi?

E quali mappe possono visualizzare il campo di relazioni mobili sui quali sono costruite le identità dei clan?

Queste alcune domande che Alessandro Quaranta, artista torinese che da anni opera sull’intreccio dei concetti di casa/relazione/viaggio/rito, si è posto corso delle proprie ricerche; domande che sono poi risuonate nell’ambito del laboratorio da lui condotto con un gruppo di studenti all’interno del Liceo artistico Boccioni.

Alessandro Quaranta è uno di quegli artisti attenti ai nuovi contesti e ai nuovi valori, alle istanze sociali e alle trasformazioni in corso nel proprio tempo. Temi centrali del suo lavoro sono le appartenenze, le differenze, la cittadinanza, i meccanismi d’inclusione e d’esclusione; e poi gli stili di vita, l’abitare.

Attento alle relazioni, Quaranta si mette in gioco personalmente, non ambendo a lavorare “per” il pubblico, ma “con” un pubblico che si fa partecipante.

Oggetto primario della sua osservazione negli anni recenti è l’area sensibile costituita dalle comunità di Rom che abitano sul territorio italiano. Estremamente vulnerabili, i Rom vivono in situazioni di assoluta precarietà, la loro esistenza relegata al margine delle città e della collettività. Eppure, di fatto sconosciute, queste comunità sono percepite come una grave minaccia.

La pericolosità attribuita loro ha a che fare, prima che con la realtà dei fatti, con la percezione che se ne ha come di persone apparentemente incollocabili, indefinibili e per estensione, incontrollabili, quindi socialmente destabilizzanti.

Lo sguardo che a essi Quaranta rivolge è discreto, disponibile, attento, empatico, consapevole del limite costituito da un’oggettiva differenza di condizioni di vita, ma capace di esprime altro sia dall’atteggiamento analitico da studioso, sia dagli atteggiamenti assistenziali o emergenziali con cui normalmente queste comunità vengono avvicinate. 

Le sue opere dicono un’appartenenza culturale, un coacervo di storie, di vite, di esperienze; ma anche l’assurdità di esistenze che trascorrono tra infrastrutture insufficienti, trasferimenti forzati, disagio assoluto, e che tutti tendiamo a non voler vedere.

Oltre a indagare una specifica realtà e a suggerire la necessità di un approccio empatico e non valutativo, Alessandro Quaranta pone implicitamente una questione fondamentale, quella dello sguardo.

Come vediamo l’altro? Chi guarda e chi è guardato? E l’artista dove si colloca? .

L’intervento di Alessandro Quaranta presso il Liceo Boccioni nasce in relazione alla mostra “Wherever we go” tenutasi presso lo spazio Oberdan di Milano.

La mostra affrontava il tema delle relazioni interculturali e asseriva un’idea di identità e di cultura definite non solo in base a una radice geografica ma soprattutto come prodotti di esperienze e di relazioni; identità e di cultura come istanze non fissate una volta per tutte, ma vive e mobili,  capaci di resistere alle semplificazioni e alle classificazioni. 
 
 Il tema è stato ulteriormente affrontato sotto forma di dialogo attivo attraverso il progetto realizzato dall’ANISA, sezione di Milano,  grazie al sostegno della Provincia di Milano, presso i tre licei milanesi: Boccioni, Berchet e Gentileschi. 
 

Nell’ambito di questo workshop gli studenti del Liceo artistico Boccioni si sono confrontati con Alessandro Quaranta, che ha fornito loro spunti critici utili a orientarsi rispetto a un tipo di approccio artistico che si inserisce a pieno titolo nell’arte contemporanea.

Ne sono emerse  riflessioni e abilità critiche. Opere degli studenti saranno esposte nell’ambito della mostra insieme ad alcune installazioni di Alessandro Quaranta.

Alle finestre della scuola si affacceranno 70 bandiere realizzate dagli studenti per comunicare all’esterno la percezione di sé. 
 

Nel catalogo, che sarà presentato il 1 giugno 2007 in occasione del Premio Boccioni, saranno presenti  anche i percorsi paralleli ideati dalle altre due scuole coinvolte nel progetto “Incontriamoci a scuola”

il  Liceo classico Berchet con le conferenze propedeutiche al contemporaneo che, a cura di Cesare Badini, spaziano dalla fotografia alle radici del  moderno a Milano (saggi di Roberto Mutti, Cesare Badini  e Anna Menichella).

Con gli allievi dell’ITT A.Gentileschi invece, sotto la guida di Pia Antonini e di Riccardo Canova, è stato sperimentato l’approccio metodologico incentrato sull’”Epistemologia operativa”: Tale  metodo, che  designa una strategia di esplorazione attiva dei processi di costruzione della conoscenza, finalizzata alla presa di consapevolezza dei propri processi cognitivi, (http://it.wikipedia.org/wiki/Epistemologia_operativa) ha permesso di  approfondire  alcune tematiche della mostra e di sollecitare una riflessione personale e di gruppo sul proprio modo di rapportarsi a concetti come l’appartenenza e l’identità. 
 
 

Referente critico: Gabi Scardi

Ideazione e coordinamento: Gabriella Anedi, Laura Colombo, Glauco Mambrini, Claudio Zanini

Hanno collaborato i docenti Fiorella Iori, Marisa Settembrini, Emanuela Volpe

____________________________________________________________ 
 

Per informazioni: Liceo Boccioni

P.le Arduino 4 - MM1 Amendola – tel. 02 48019249

www.liceoartisticoboccioni.it

ufficio stampa: 338 8196068 – 347 9350842

parcheggio interno con ingresso da via Albani 

 
Di Fabrizio (del 13/04/2007 @ 10:08:48, in media, visitato 1625 volte)

Da Hungarian_Roma

Il IV Festival Internazionale per Giovani Registi di Miskolc, Ungheria Settentrionale, ospiterà diversi tipi di film (corti, documentari, animazioni) nella categoria speciale:

"IMMAGINE ROM - I Rom davanti e dietro la telecamera"

Il festival, organizzato da CineFest e da Radio C, unica stazione radio rom, è un'occasione unica per esplorare i film dedicati ai Rom.

I film in questa categoria saranno premiati da una giuria indipendente. Il termine per la presentazione è il 30 giugno 2007. DVD  e VHS devono essere inviati entro la data prevista, assieme al materiale illustrativo (foto, lista dialoghi ecc.) La decisione della giuria sull'ammissibilità è prevista per il 1 agosto 2007.

Dettagli sul programma del festival, altri eventi, giuria, form di registrazione ecc. su www.cinefest.hu.

RADIO C
FM 88.8
www.radioc.hu

Tradizione, innovazione, musica e cultura - un medium rom dal 2001

 
Di Fabrizio (del 10/04/2007 @ 09:34:36, in media, visitato 1790 volte)

Da British_Roma

Salve a tutti,

in Inghilterra abbiamo messo insieme una rivista giovanile per i Travellers irlandesi e i Rom.

Il primo numero uscirà alla fine del mese, e vi scrivo per vedere se avete storie dei vostri giovani da far pubblicare. Le uscite sono previste a fine aprile, fine di luglio, fine di ottobre e fine di gennaio, e l'impaginazione chiude il 16 dl mese corrispondente. Vi saremmo grate se vorrete collaborare con foto, storie, poesie, racconti dei loro anziani, dato che vorremmo unire i bambini del mondo in questo progetto.

Mi scuso per il breve preavviso e grazie a tutti per l'attenzione.

Angie Jones.

youth division
Canterbury Gypsy Support Group
International Gypsy & Traveller Affairs
Irish Traveller Movement 2006 (UK)
info@youthdivision.co. uk
(Affiliated with ITM & Pavee point Ireland)
Traveller Law Research Unit (Cardiff University)
European Romany and Traveller Forum
www.youthdivision.co.uk
Moate farm, Stodmarsh Road, Canterbury, Kent, CT3 4AP
01227 789652/07868780492

Working for Romany Gypsies, Irish Travellers and Roma, To gain access to fresh running water, accommodation, health care, sanitation, education and above all a total harmonisation with the wider community.

 
Di Fabrizio (del 03/04/2007 @ 11:33:34, in media, visitato 1342 volte)

Servizio fotografico dalla Russia.

Queste invece sono state scattate in Turchia.

Per terminare, una manifestazione a Torino.

 
Di Fabrizio (del 01/04/2007 @ 10:30:58, in media, visitato 1826 volte)

Da Macedonian_Roma

Siamo lieti di informarvi che la Televisione dei Rom d'Europa (ERT) "Sutel" è ora visibile anche su internet:

mms://stream2.idividi.com.mk/tvsutel1

I vostri suggerimenti sulle trasmissioni possono esserci inviati a: tvsutel@yahoo. com

Con i migliori saluti,
Mustafa Asanovski
TV Sutel

____________ _________ _____

Pakavalen dikhutnalen,

Si amen bari losaj te da tumen avdie infromacija kaj I Romani Evropaki Televizija (RET) “Sutel” saj te dikhen la ko internet:

mms://stream2.idividi.com.mk/tvsutel1

Tumare sugestije (sar I o emituvanje o toni) shaj te bicalen preku amaro email: tvsutel@yahoo. com

Devlesa.
Mustafa Asanovski
TV Sutel

 
Di Fabrizio (del 23/03/2007 @ 09:31:28, in media, visitato 1795 volte)

Da Roma_Italia

Artnet News - 14 marzo 2007 - PADIGLIONE ROM A VENEZIA

Il profilo dei padiglioni nazionali alla 52a Biennale di Venezia (giugno-10 novembre 2007) appare abbastanza noto (es.(i.e. Felix Gonzales-Torres - U.S.A., Tracy Emin - GB., Sophie Calle - Francia, Isa Genzken - Germania). Una nuova aggiunta è un padiglione dedicato alla cultura rom. Il progetto è un'iniziativa dell'Open Society Institute fondato da George Soros, che ha finanziato un continuo "Progetto Partecipazione Culturale Rom". Secondo un comunicato stampa, il padiglione rom costituisce "il primo significativo passo per dare alla cultura rom contemporanea il pubblico che si merita."

[...]

 
Di Fabrizio (del 15/03/2007 @ 09:58:27, in media, visitato 1433 volte)

Ricevo da Mariagrazia Dicati

Ieri sera all’ ennesima puntata della trasmissione su rai tre :”Chi l’ha visto” condotta da Federica Sciarelli, abbiamo assistito ancora una volta ad una accusa infamante sui rom rapitori di bambini, attraverso la storia di Antonello Tuvoni.
La mattina del 28 agosto 1974, un bambino di 3 anni e otto mesi, stava giocando in una strada di Torpè (Nuoro) e, mentre la madre era rientrata in casa per lavargli un grappolo d’uva, sparì improvvisamente.

Nel 1988 il padre venne contattato da un istituto di Elmas (Cagliari) che gli presentò un ragazzo diciassettenne che affermava di essere il figlio scomparso e di essere stato rapito da alcuni zingari che lo avevano ribattezzato Zoran.

Per conoscere la storia collegarsi a questo link

Certamente è una storia drammatica e triste che non può lasciarci indifferenti, ma questa cronaca proposta a milioni di italiani ha nuovamente diffuso questa calunnia attraverso testimonianze dello stesso Antonello, bambino, ragazzo e poi adulto dalla vita fatta di espedienti e confusione, da un suo amico mentre era in carcere con Antonello e da altri: tutti accusatori, nessuna prova, nessuna difesa, nessun nome.

Antonello sottoposto alla prova del DNA non è risultato figlio di Tuvoni che lo aveva dapprima accolto e poi cacciato di casa per furto, anzi lo stesso presunto padre è convinto che il figlio sia morto, vittima di un incidente e non di un rapimento, escludendo inoltre la presenza di zingari a Torpè all'epoca dei fatti.

Servizio molto accurato che sicuramente ha raggiunto un altissimo indice di ascolto: mentre andavano in onda le varie interviste, venivano proposte immagini di un campo rom e dei rom, quasi a voler convincerci che quelli erano i responsabili di un rapimento, anche se non si sa con esattezza né da dove venga questo ragazzo, il presunto Antonello, nè dove invece sia finito il vero Antonello scomparso nel 74.

A mio giudizio, va sottolineato e non sottovalutata la responsabilità della stampa e della televisione quale mezzo per la diffusione di pregiudizi e di calunnie contro i Rom e i Sinti.

Proprio in questo periodo, i ragazzi di una classe quinta e prima media, alla domanda sulle loro conoscenze relativamente ai Rom e Sinti hanno risposto nella quasi totalità: sporchi, delinquenti, ladri, rapitori di bambini e, alla richiesta quali fossero state le loro fonti, hanno dichiarato: i miei genitori e la televisione, specificando che la stessa cosa era avvenuta anche per i loro genitori.

Ritengo quindi che la stampa e la televisione non solo hanno una responsabilità morale (penale?) nei confronti dei Rom e Sinti, ma anche nei confronti dei nostri ragazzi che crescono con paure infondate e diffidenza verso chi è diverso, ragazzi che diventeranno adulti e che forse avranno un ruolo istituzionale o responsabilità politiche.

Con questo ragionamento non si vuole negare il diritto di informazione, ma ribadire che l’informazione deve essere fondata e riferirsi al colpevole e non a tutti i 12/14 milioni di Rom e Sinti del mondo.

Consiglio a tutti di riguardare il film “ Bambini della strada” dove, anche se in lingua tedesca, non si può restare indifferenti davanti alle scene del rapimento di bambini Rom legittimato dalla fondazione svizzera di beneficenza "Pro-Juventute", cui nel 1926 cui stato affidato l'incarico di"proteggere i bambini a rischio di abbandono e di vagabondaggio dalle autorità Svizzere.

Oggi Mariella Mehr, scrittrice jenische (una comunità gitana), vive in Italia. Da oltre venticinque anni consegna alla carta la memoria di quella comunità Rom della Svizzera vittima, negli anni tra il 1926 e il 1972, di quella vera e propria caccia al nomade che fu l'operazione"Enfants de la grand-route" (Bambini della strada), con l’infallibile collaborazione della polizia e delle autorità pubbliche cantonali e comunali.

“Mi hanno portata via da mia madre poco dopo la mia nascita (...) I primi sei mesi di vita, li ho passati in un centro pediatrico per ritardati mentali. Lì ho vissuto le prime torture psichiatriche di un bambino jenische (...) Quando per la prima volta ho chiesto al mio tutore, il dottor Siegfried, chi fossero i miei genitori, mi ha detto (...) tua madre è una puttana, tuo padre un asociale. E questo, me lo sono portato dietro per dieci anni. Finché ho capito il significato di quelle parole: i miei genitori erano zingari"

Come centinaia di altri figli di nomadi, Mariella era stata tolta di forza ai suoi genitori.
Nella sua famiglia, tre generazioni sono state vittime di questa politica di sedentarizzazione forzata: prima di lei, sua madre, e poi anche suo figlio Settantadue anni dopo, i risultati di una ricerca storica hanno dissipato ogni"ambiguità" su questa operazione.

Nel 1972 la sezione bambini di strada della fondazione Pro Juventude cessa le sue attività, e dopo sei anni di depistaggi e ricerche, nel giugno 1998 Ruth Dreyfuss, consigliere federale oggi presidente della Confederazione elvetica ha dichiarato pubblicamente:
"Le conclusioni degli storici non lasciano spazio al dubbio: l'Opera di soccorso Enfants de la grand-route è un tragico esempio di discriminazione e persecuzione di una minoranza che non condivide il modello di vita della maggioranza".

La fondazione "Pro Juventude" ha ammesso pubblicamente la sua responsabilità, e .... continua normalmente la sua attività come se nulla fosse accaduto.

Nell'arco di quasi mezzo secolo, in Svizzera oltre seicento bambini jenisches sono stati sottratti a forza alle loro famiglie dall'Opera di soccorso"Enfants de la grand-route", che aveva un unico mandato: quello di sradicare il nomadismo.

Con questo proposito, i figli del popolo itinerante erano sistematicamente sottratti ai genitori e collocati presso famiglie affidatarie o negli orfanatrofi, quando non venivano addirittura incarcerati o internati in ospedali psichiatrici.

Consiglierei a Federica Sciarelli di dedicare una puntata di: “Chi l’ha visto” a questa terribile storia ottimamente presentata nel film “Kinder der Landstrasse”.

 
Di Daniele (del 13/03/2007 @ 14:04:46, in media, visitato 2442 volte)

A Brescia Bajram Osmani ci apre le porte di Radio Onda d’Urto e del mondo ROM

Promuovere la conoscenza per superare le diffidenze. Conosciamo la cultura e gli intellettuali ROM

L’iconografia, spesso condita d’intolleranza e diffidenza, li vorrebbe tutti confinati in campi nomadi, sporchi e lavavetri, con figli al seguito costretti a chiedere l’elemosina. Giostrai nelle favole, musicisti nella poesia, mendicanti nelle periferie.
Rispetto ad altri popoli, minoranze etniche o sociali, c’è la volontà nell’uomo comune di allontanarne il fisico e la mente, di voltare la faccia o nasconderne socialmente l’esistenza pensando che riguardi altri, che sia un problema di confini territoriali, che “se ne tornassero al loro paese”. Ma quale paese?
Ma se molti li considerano ‘un problema sociale’, la politica li ripone alla voce ‘questione di ordine pubblico’, i ben pensanti evitano semplicemente il discorso o di trovarseli nel raggio della propria circoscrizione.
C’è confusione, molta confusione. Anche sulle origini non c’è piena chiarezza e spesso la confusione viene condita da errate attribuzioni geografiche. Nel volerli rimandare ‘al loro paese’, molti confondono il termine ROM o ‘Romani’ con la radice delle parole Romeno e Romania, individuandone nel paese balcanico, che pur ne ospita una nutrita rappresentanza, la terra di provenienza. Nient’affatto. Anche il termine ‘gitani’ li vuole provenienti dall’Egitto mentre parte degli storici, basandosi su elementi linguistici, ne attribuisce l’origine agli indeoeuropei, ed altra parte degli storici, basandosi sullo studio di usi, costumi ed usanze religiose, ne fa risalire l’origine ad un ceppo ebraico.

E’ così che, per fare chiarezza, abbiamo deciso di capirne di più entrando nel mondo ROM ‘dalla porta principale’, come più volte ci ha ripetuto chi quella porta ce l’ha aperta con enorme disponibilità, un gentile sorriso e la foga di chi ha tanto da raccontare in poco tempo.
Bajram Osmani è giornalista e commissario per i media dell’International Romani Union, organizzazione non governativa che rappresenta i ROM di tutto il mondo, organizzazione della quale lui è voce ufficiale. Ogni sabato su Radio Onda d’Urto di Brescia (www.radiondadurto.org) si collega con giornalisti, emittenti radio e Tv, uomini politici, intellettuali e professori da ogni parte d’Europa per dar voce ai ROM, a quel popolo invisibile che ci abita accanto, con il quale condividiamo parti di terre che loro, prima di tutti, considerano libere.
Bajram è sempre sorridente, ha la pazienza di chi vuole conoscere e far conoscere, ma diventa focoso e sanguigno quando si parla dell’olocausto del suo popolo nella storia, non solo remota, ma anche recente. Lui stesso, circa 14 anni fa dovette lasciare il Kossovo per sfuggire alle stragi ed all’orrore di quella terra.

Romano Krlo”, la Voce dei ROM, è il programma che unice in un network di voci le idee dei ROM nel mondo. Mostra con soddisfazione le tessere che lo accreditano come giornalista.
Quando iniziamo a parlare un punto risulta subito di comune accordo: la conoscenza è l’unico antidoto contro l’intolleranza. E’ anche per questo che ci ritroviamo dinanzi ad un microfono, per conoscere un mondo che tutti ignorano.
I telefoni che squillano danno voce a persone da ogni parte d’Europa che ascoltano via internet o via satellite. L’approfondimento è d’obbligo: si parla di diritti umani ma anche e soprattutto di Kossovo.
In diretta telefonica con la prima emittente ROM in Serbia, RTV Nisava (www.bahtalodrom.org.yu), il direttore Ferad Saiti ci parla delle potenzialità e delle difficoltà di gestire un centro media ROM, soprattutto in un paese come la Serbia dove ancora si lotta per la libertà di informazione. Nel 2001 la volontà di far tacere RTV Nisava fu ostacolata dalla mobilitazione degli stati europei che consentirono di non farla chiudere. Un milione di ascoltatori circa segue le emittenti del gruppo e il ruolo sociale di dialogo e diffusione di conoscenza e cultura, di informazione dei diritti, anche quelli elementari, risulta fondamentale.

Al dott. Luigino Beltrami, di Rifondazione Comunista, da sempre sensibile alle problematiche dei ROM, chiediamo come mai ci sia un popolo sotto silenzio, un popolo che ha subito più di un olocausto ma che rispetto ad altri, vedi ebrei ed armeni, continua a non aver voce. “E’ nella natura dei ROM essere un popolo transnazionale, e la mancanza di una terra e quindi di una nazione, che vuol dire anche istituzioni e cioè qualcuno che li rappresenti, finisce sempre per svantaggiarli. Ma il fatto che non abbiano una nazione non significa che non esistano. Anzi, grazie ad istituzioni come l’IRU e di una classe intellettuale di cui fa parte Bajram Osmani, si sta cercando di incrementare un dialogo con le istituzioni nazionali e transnazionali come l’Unione Europea intorno a temi caldi e importanti come diritti umani, sanità, scuola, etc…”

Ma nei giorni in cui a Vienna falliscono i dialoghi tra Serbi ed Albanesi per il futuro del Kossovo una nuova minaccia pende sulle teste del popolo ROM: la decisione di rimpatriare nella regione le circa 150.000 persone che sono fuggite dopo la diaspora avvenuta a causa della guerra. Lo ribadisce con forza il Presidente della Federazione ROM della Repubblica Serba, nonché Vice Presidente del Parlamento Alternativo Internazionale e nuovo eletto al Parlamento della Repubblica Serba, Damianovic, sostenendo che “chi dovesse prendersi la responsabilità di rimpatriare in questo momento storico i ROM in Kossovo, come da accordi del 2003, sarebbe artefice di una catastrofe umanitaria senza precedenti”. Si riferisce alla proposta, o meglio la decisione, del Ministro Tedesco Otto Schily di rimpatriare circa 54.000 persone che rischiano di essere rimandate forzatamente in Kossovo. I più sono ROM, Ashkali e Egiziani Kossovari.

“La guerra in quelle zone - continua il Presidente Damianovic - non è stata solo una guerra tra serbi e albanesi, dei quali si parla, ma ha visto vittime innocenti anche tra i ROM che, non essendo né dell’una né dell’altra parte, sono stati vittime di entrambi gli schieramenti”.
Sulla stessa linea è Bayram Aliti, ex Ministro del Kossovo, ora membro del Parlamento IRU e Presidente del comitato del gruppo di crisi del Kossovo, anche lui in collegamento telefonico.
Bajram Osmani, che di quella carneficina è stato testimone, ci apre le porte della sua casa, un elegante appartamento in centro a Brescia, dove abita con la moglie e i 7 figli. Continua il suo racconto descrivendoci le atrocità delle quali si è macchiata l’UCK, l’esercito di liberazione del Kossovo.

Davanti ad una tavola imbandita di bevande e cibo, l’occasione è buona per conoscere meglio il mondo ROM ed eliminare un pò di quelle leggende che ne ruotano attorno. Ci parla degli intellettuali ROM in Italia, come Alexian Santino Spinelli (www.alexian.it), musicista, poeta, compositore e docente di lingua e cultura romani all’Università di Trieste.
Quando prendiamo la via del ritorno è già buio. La città di Brescia riacquista i suoi colori artificali dei neon e delle luci degli eleganti palazzi del centro. In strada brulica una varietà multietnica di persone indaffarate a prepararsi ai divertimenti del sabato sera. Tra questi ci sono anche dei ROM, come i figli di Baijam. Ma non tutti lo sanno, non tutti se ne accorgono.

di Marcello Peluso
www.marcellopeluso.it
marcello.peluso@voceditalia.it

 
Di Fabrizio (del 12/03/2007 @ 09:43:26, in media, visitato 1058 volte)

Un'intervista collettiva curata da Amisnet, si parla di sgomberi, micro aree, minoranze linguistiche, partecipazione, situazione in Europa ed Italia. Tra gli intervistati, anche alcune conoscenze di questo blog - ne parlano, in ordine di apparizione:

  • Massimo Converso
  • Yugo Debar
  • Matteo Armelloni
  • Carlo Berini
  • Yuri Del Bar

QUI l'mp3 dell'intervista

 

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