Rom e Sinti da tutto il mondo

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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 02/03/2008 @ 09:07:04, in lavoro, visitato 2886 volte)

Antica Sartoria Rom
Cooperativa Sociale a r.l.
952, via Nomentana, 00137 Roma
Partita Iva e Codice Fiscale: 08962791003
Tel.: 3392357366 – 3887437524

Martedì 4 marzo 2008 alle 12.00
Presso La Città dell’Altra Economia (largo Dino Frisullo, ex Mattatoio)

SFILATA
degli abiti realizzati
dall’ANTICA SARTORIA ROM.

E’ la manifestazione conclusiva del progetto “Ritagliamoci il Futuro” promosso dal FORUM AMBIENTALISTA e finanziato dalla Provincia di Roma.
Gli abiti sono stati realizzati secondo il criterio del riuso e riciclo

segnalazione di Marco Brazzoduro

 
Di Fabrizio (del 26/02/2008 @ 09:20:01, in lavoro, visitato 2586 volte)

Da Slovak_Roma

Il prodotto nazionale lordo della Slovacchia è cresciuto del 14% nell'ultimo quadrimestre del 2007, ma pure la disoccupazione sta crescendo per la prima volta.. "E' un fenomeno interessante. Finalmente gli investitori hanno preso il toro per le corna, ma stanno cercando impiegati invano," scrive Lubos Palata, sulla debolezza dell'economia e della società slovacca. "La vasta maggioranza di un quarto di milione di persone che non trovano lavoro sono Rom. Per i Rom slovacchi che "mancano di formazione e qualificazione" non c'è lavoro, anche se tutte le compagnie multinazionali stabilissero un ramo in Slovacchia. E' tempo per questo paese, con la sua nuova salute, di migliorare la situazione della propria minoranza rom. Almeno un decimo di quello che è speso per le nuove autostrade sia dedicato a loro."

Lidove noviny

 
Di Fabrizio (del 17/01/2008 @ 09:15:33, in lavoro, visitato 2236 volte)

Riassumo un lungo articolo da Romaworld.ro

Se non verranno fatti presto investimenti per i Rom marginalizzati, la più grande minoranza d'Europa rimarrà in un trappola di povertà. Per le strade del ghetto Rom di Sofia, il catrame è un ricordo. Le baracche, costruite con fango e mattoni. sono allineate lungo la strada. L'odore del fango spunta dalle grondaie. I collegamenti tra le famiglie seguono le linee elettriche illegali che collegano le loro capanne. Qui, il concetto reale di infrastruttura è estraneo come l'astrofisica, mentre "municipalità" è una parolaccia.

Può sembrare un quadro da Terzo Mondo, ma siamo a Faculteta, quartiere della capitale bulgara, e le stesse scene si replicano attraverso il paese e nella vicina Romania, entrambe membri dell'Unione Europea dal gennaio 2007. Il recente boom ha visto la disoccupazione nei due paesi praticamente eliminata dalla richiesta saettante di lavoro. Ma questo trend benigno ha toccato a malapena i Rom. Razzismo, mancanza di scolarizzazione e qualificazione li hanno tenuti ermeticamente al margine dei cambiamenti economici raggiunti dai loro compatrioti.

Niente sta cambiando. Al contrario, anche se la maggioranza dei 45.000 residenti di Fakulteta è senza impiego, la Bulgaria intende importare lavoratori stranieri per alimentare la sua crescita economica piuttosto che mobilitare la minoranza Rom nel mercato lavorale.

Ufficialmente, la Bulgaria conta 370.000 Rom. Ma le OnG ritengono questa cifra molto inferiore al reale, che sarebbe di 800.000, il 10% della popolazione.

Negli ultimi 15 anni, molti Rom dalle povere aree rurali sono migrati in città in cerca di una vita migliore. Ammassati in quartieri poveri e sovraffollati, che si sono mutati in ghetti virtuali. Circa il 54% dei Rom vive ora in queste mahali, come sono conosciute in bulgaro. Circa i 3/4 non le hanno mai lasciate dopo la nascita.

Georgi Krastev, capo dell'Unità d'Integrazione del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, concorda che il paese si trova di fronte ad un problema di severa segregazione economica. Dice "Oltre il 90% dei disoccupati [in Romania] sono Rom."

In agosto, il suo ministero ha riportato che il tasso di disoccupazione era arrivato al record del 7% , ma i così in basso, e le previsioni sono che il trend continuerà. A Sofia, gli unici adulti disoccupati sono Rom, di cui il 60% è senza lavoro, secondo l'NSI, Istituto Nazionale di Statistica.

Assorbiti da altri problemi del periodo di transizione e paurosi di promuovere i diritti di una minoranza impopolare, nessuno dei governi post-comunisti ha preso misure sostanziali per migliorare la mobilità economica tra i Rom.

Qui e negli altri nuovi stati membri, molti ora si rammaricano che di più non sia stato fatto delle possibilità offerte dalla fase di pre-accesso alla UE  per aumentare le azioni di pressione. E mentre Bruxelles insiste che l'integrazione dei Rom deve rimanere una priorità per Bulgaria e Romania - in pochi ritengono che l'ammontare dei fondi disponibili possano rimuovere gli ostacoli che impediscono la mobilità tra i Rom. Le comunità Rom nei paesi balcanici cheserano di unirsi presto alla UE ne prendono nota.

Un problema regionale, con radici storiche

I politici bulgari non sono i soli a mettere la testa nella sabbia. Scene simili a quelle di Faculteta si possono trovare attraverso l'Europa Centrale e del Sud Est. In Ungheria, dove i Rom sono dal 6 all'8% su di una popolazione di circa 10 milioni, circa il 50% sono disoccupati, comparati alla media nazionale del 7%, secondo un rapporto del 2005 di Magyar Agora. Oltre il 50% dei Rom in Ungheria vive sotto la soglia di povertà, comparati alla media nazionale dell'8%.

La situazione è simile in Serbia, dove oltre il 60% dei 300.000 Rom è considerato molto povero, comparato al 6% della popolazione, secondo un rapporto ufficiale sull'inclusione Rom del 2006. Il tasso di disoccupazione per i Rom di tutte le fasce d'età e a tutti i livelli scolastici è di tre volte superiore alla media della popolazione non-Rom.

Nella Repubblica Ceca, oltre il 70% dei Rom sono senza lavoro, comparato al 10% nazionale, secondo un rapporto 2005 della Commissione Europea. In Romania, dove i 2 milioni di Rom sono circa l'8% su una popolazione di 22 milioni, il 75% di quanti sono in età lavorativa è disoccupato, secondo una inchiesta compilata dall'UNPD e dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Le radici di questi problemi datano secoli, dice Rumyan Sechkov, storico dell'Accademia Bulgara delle Scienze e presidente del gruppo per l'Alternativa Civica. La curiosità inizialmente sollevata negli Europei dai Rom migrati nel XV secolo dal subcontinente indiano si è mutata rapidamente in ostilità autentica, racconta, spiegando "che il rifiuto dei Rom ha le sue radici in profondità indietro in quell'era."

Molti hanno cercato riparo nelle terre europee dell'Impero Ottomano, dove non erano benvenuti ma d'altronde nemmeno sterminati. Ma secondo gli storici durante la II Guerra Mondiale, circa mezzo milione di Rom furono uccisi dai nazisti e dai loro alleati locali nei nuovi stati dell'Europa Centrale e dell'Est.

I sopravvissuti si trovarono di fronte ai tentativi di assimilazione forzata dei regimi comunisti che avevano preso il potere. In Bulgaria, il romanés venne soppresso, la loro musica bandita in pubblico e lo stile di vita nomadico finì nel 1957 con una legge che ordinava a tutti i cittadini di registrarsi ad u indirizzo fisso. Ancora peggio, in Cecoslovacchia, alcune donne Rom furono sterilizzate come parte di una politica statale per ridurre il loro numero.

Nei primi anni '90, con i cambiamenti politici ed economici che arrivavano nelle terre del vecchio blocco orientale, i Rom ottennero riconoscimento come un distinto gruppo etnico. Da un punto di vista fu un sviluppo positivo. Ma questo coincise col collasso di molte istituzioni sociali e, come il gruppo più vulnerabile economicamente, i Rom videro aumentare il loro distacco dal resto della società.

Ignoriamo il problema

Nel gennaio 2007, con la Romania e la Bulgaria che raggiungevano la UE, i Rom divennero la più grande minoranza etnica dell'area, tra gli 8 e i 10 milioni. Ma il numero non significa potere, e nei nuovi stati membri, i Rom rimangono in un distinto svantaggio, legati ad un circolo di discriminazione, negligenza ed esclusione.

"Io non dico che tutti i Rom sono pericolosi, ma la maggior parte lo sono," dice Anton Ivanov, 22 anni di Krasna Poliana, un quartiere che confina con Fakulteta. Ad agosto, cinque uomini sono stati seriamente feriti quando un gruppo di Rom ha iniziato una ronda perché un loro ragazzo era stato malmenato.

Il quartiere è noto per le tensioni etniche, anche se ufficialmente il problema non esiste. Dice Marko Popov, 17 anni abitante a Fakulteta, "Viviamo normalmente con i Bulgari di Krasna Poliana," aggiungendo che "normalmente" sottintende anche tensioni quotidiane.

Ma le autorità negano che incidenti simili  nascano dal razzismo, classificando gli eventi di agosto come disturbi di routine. Similarmente, un altro incidente ad agosto quando un ragazzo rom di 17 anni fu malmenato da Bulgari nella città di Samokov, venne descritto dalla polizia come "combattimenti tra gangs giovanili".

Nel frattempo, i pregiudizi dei giovani come Ivanov forniscono terreno fertile per la crescita dell'estrema destra. Bojan Rasate, capo dell'Unione Nazionale Bulgara, è diventato l'eroe di Ivanov, avendo istituito una squadra di volontari nazionali per "proteggere" la popolazione bulgara "dalla minaccia rom e dai disastri naturali".

Era ora che qualcuno prendesse misure contro di loro, e siamo molto grati a Bojan Rasate," dice Ivanov con gli occhi che brillano dall'entusiasmo.

Come altri nuovi stati membri dell'Europa Orientale, la Commissione Europea ha fatto pressione a Romania e Bulgaria per implementare una politica a tolleranza zero contro il razzismo prima di raggiungere la UE. Secondo Katharina von Schnurbein, portavoce di Vladimir Spidla, Commissario per gli Affari Sociali, che conta le tematiche rom nel proprio portfolio, che include "l'aggiornamento legale degli incidenti che capitano negli insediamenti rom e la lotta al cattivo trattamento".

Ma gli effetti sono scarsi ed ammette che il razzismo esiste e rimane un tabù. Questo, assieme ad una negligenza cronica, ha reso lettera morta le politiche delle autorità bulgare, come "Il Decennio dell'Inclusione Rom" o "il 2007 Anno Europeo delle Pari Opportunità per Tutti".

Una passeggiata a Stolipinovo conferma questa impressione. Alla periferia di Plovdiv, seconda città della Bulgaria, con i suoi 35.000 abitanti è il secondo ghetto rom della Bulgaria. All'ora di pranzo di un giorno qualunque della settimana, tutti sono all'aperto e le strade sono piene di clamori. I bambini giocano nel fango, gli uomini sono riuniti a piccoli gruppi e le donne lavano di fronte ai loro blocchi di appartamenti.

Ma gli abitanti sono cronicamente deprivati e soffrono di cattiva salute. "Non abbiamo avuto acqua corrente per dieci anni," si lamenta una donna piccola, gli occhi blu e i capelli riuniti in una crocchia. "Come risultato tutti i miei tre figli hanno avuto l'epatite l'estate scorsa."

Continua: "Hanno i pidocchi nei capelli perché non posso lavarli. Qualcuno mi accusa di non mandare i bambini a scuola. Come posso mandarli a scuola in questo stato? Non li manderò!"

I problemi di sanità e sicurezza così visibilmente presenti a Stolipinovo sono replicati a Marchevo, un villaggio noto per le povere condizioni nelle montagne Rodope del sud, vicino alla città di Garmen. Le sue origini datano al 1960, quando un clan di intrecciatori di cesti vi si impiantò a seguito del decreto del 1957.

Per lungo tempo è stato fonte di epidemie locali a causa delle scarse condizioni sanitarie. "Mancano soltanto 500 metri di tubature perché la mahala abbia assicurato il rifornimento idrico," dice Kalina Bozeva, capo della Iniziativa Inter-Etnica per i Diritti Umani in Bulgaria. "La responsabilità era del municipio, ma è stato fatto solo recentemente, come risultato di un progetto di OnG."

Petar Dikov, capo architetto di Sofia, spiega che le aree popolate dai Rom sono di solito elencate nei piani urbani come aree industriali, così da esentare i comuni dal costruire le infrastrutture.

E' lo stesso al di la del confine in Romania dove, secondo Magda Matache capo dell'OnG Romani CRISS con sede a Bucarest, i villaggi e gli insediamenti di solito non hanno acqua corrente. "Lì la gente può soltanto sognare un sistema di tubature," dice. "Devono camminare per miglia ogni giorno per portare a casa l'acqua per le loro famiglie."

Il fallimento inizia a scuola

Tra i molti errori ed omissioni del governo bulgaro riguardo i Rom, nessuno è così cruciale o devastante come viene affrontata la tematica scolastica. Una politica di effettiva segregazione ha deprivato generazioni di Rom della possibilità di avanzare verso una pari partecipazione nel mercato lavorale.

Nel periodo comunista, i Rom potevano studiare soltanto in scuole periferiche create per formare forza operaia o per altri lavori sotto-qualificati. Erano omesse materie delle scuole "normali", come storia  e matematica.

"Si produssero generazioni di persone con bassa educazione," dice Krasimir Kunev, capo del Comitato di Helsinky bulgaro. Oggi circa il 70% dei bambini rom continua a studiare de facto in scuole segregate, secondo un rapporto del 2006 del Comitato di Helsinky bulgaro. Ciò, spiega, rende anche i Rom il gruppo più vulnerabile alla depressione economica e alla disoccupazione nella transizione post-comunista. Ed anche se lo stato si è reso conto del problema attorno alla metà degli anni '90, ha fatto poco per intervenire.

"E' stato un grande fallimento, - dice Rumyan Sechkov - era la soluzione più facile, gente senza qualificazione rimane sotto-qualificata e marginalizzata." Nel frattempo, secondo lo storico, i bulgari ordinari hanno trovato i versamenti ingiusti, cosa che incita le tensioni sociali.

La scala del problema ha continuato a crescere, intrecciando una cultura di dipendenza. "Ora siamo di fronte ad un problema nazionale, perché un'intera generazione di Rom è cresciuta senza mai vedere i propri genitori alzarsi la mattina per andare a lavoro," continua Sechkov.

Nel 2006, il 58% dei Rom hanno ricevuto qualche forma di aiuto sociale, secondo il ministero del lavoro.

Ma qualcosa sta cambiando. Dal 1 gennaio 2008, ci sono nuove regole che limitano il periodo in cui chiunque può ricevere questo aiuto a 18 mesi. Decisione presa per ridurre gli abusi del sistema, i critici insistono che gli sviluppi saranno vani se non accompagnati da politiche rivolte alla scarsa scolarizzazione e alla disoccupazione.

Roza Tzvetanova, 54 anni, è seduta di fronte alla sua casa a Stolipinovo. La sua testa è coperta da un foulard rosa e lei arrotola una sigaretta mentre descrive come lei ed i cinque figli sopravvivono coi benefici sociali, lei senza lavoro, il marito in prigione. Quando sente che il suo assegno sarà presto tagliato, diventa furiosa: "Ma sono pazzi? Stanno cercando di sterminare i miei figli e me! Nessuno vuole dare lavoro ad una cinquantenne con la licenza elementare. Non lo vedono?"

La Bulgaria non è sola nella regione nel mancare di offrire ai Rom un'educazione decente. Nelle recenti decadi, gli standards sono rimasti poveri nell'Europa del sud-est, offrendo poche possibilità di fuggire dalla povertà e partecipare alla società su basi egualitarie. Ma se gli altri paesi della regione hanno percorso i primi passi per rompere il circolo vizioso, in Bulgaria si continuano a negare i fatti.

Secondo il censimento 2001, il 20% dei Rom di 20 anni in Bulgaria sono totalmente illeterati. Ma anche se questo numero sta crescendo, il Ministero dell''Educazione non pare avere nessuna strategia per affrontare il problema. Nel 2002, per esempio, il governo promulgò un atto per cui igli studenti delle minoranze andavano integrati, mai comuni non collaborarono. E secondo il rapporto Kunev del 2006, le cose non sono cambiate.

Le autorità rumene sono maggiormente pro-attive e dal 1993 hanno adottato azioni affermative per aumentare il coinvolgimento dei Rom nelle scuole superiori e nelle università. Come risultato, 400 studenti rom sono stati ammessi nell'anno accademico universitario 2005-06.

Magda Matache descrive l'azione politica affermativa della Romania come di successo, citando rapporti che indicano come i Rom frequentino le scuole e si diplomino. I risultati saranno visibili nel lungo termine, ma i primi effetti stanno emergendo, in quanto chi riceve un'educazione di qualità funziona come modello per la propria comunità o rimangono in città trovando lavoro. "Lavorano nelle istituzioni o nel settore della società civile [piuttosto che negli affari], ma è già un passo avanti," insite Matache.

Anche in Serbia vengono prese misure affermative. Secondo il censimento del 2002, circa il 62% dei Rom serbi non ha completato la scuola elementare, meno dell'8% la scuola media e un minuscolo 0,3% la scuola superiore. D'altra parte, il governo ha recentemente allocato un budget extra per borse di studio per gli studenti rom.

I risultati sono eclatanti, soprattutto se si paragonano i dati di due anni consecutivi. "Nel 2005-06 abbiamo avuto 88 studenti rom iscritti alle superiori, nel 2006-07 il loro numero era cresciuto a 260," dice Ljuan Koka, direttore del Segretariato per la Strategia Rom in Serbia.

Una fonte non battuta di lavoro

Gli esperti concordano che la principale precondizione per migliorare le prospettive socio-economiche tra i Rom è tagliare l'alto tasso di disoccupazione.

L'ironia è che paesi come la Bulgaria cerchi altrove dei lavoratori. Infatti, secondo un recente rapporto della Banca Mondiale sull'Europa dell'est, la Bulgaria rischia un rallentamento nello sviluppo economico se non richiama la relativa scarsità sia del lavoro specializzato che non qualificato. E mentre suggerisce una migliore utilizzazione e formazione dei lavoratori locali "attraverso la riforma del sistema educativo e l'aumento della mobilità interna" stabilisce che si dovrebbero importare lavoratori dall'estero.

Evgeni Ivanov, della Confederazione Impiegati ed Industriali di Bulgaria, dice che è insensato cercare lavoratori esteri ignorando la domanda interna. Puntualizza: "La Bulgaria ha tutte le risorse finanziare ed umane di cui c'è bisogno perché i Rom si integrino nel mercato lavorale".

Ivanov predice che il ministro del lavoro avrà a disposizione 1 miliardo di EU dei Fondi Strutturali UE da spendere per programmi indirizzati ai Rom. "Ma non abbiamo informazioni che il ministro ci stia lavorando," aggiunge. "Si parla solo del futuro prossimo."

Secondo Ivanov la comunità economica dovrebbe appoggiare misure proattive per aiutare i Rom nel lavoro. "Come lavoratori, non importa l'etnicità o la nazionalità, è la capacità che è importante."

Ma sono pochi i segni dei governi regionali realmente impegnati a migliorare le prospettive della comunità Rom. In Serbia, Bulgaria e Romania,le autorità hanno fallito nel trovare una formula per migliorare le loro possibilità.

leggi tutto l'articolo (in inglese)

This article was produced as part of the Balkan Fellowship for Journalistic Excellence, an initiative of the Robert Bosch Stiftung and ERSTE Foundation, in cooperation with the Balkan Investigative Reporting Network, BIRN.

 
Di Fabrizio (del 13/12/2007 @ 09:07:23, in lavoro, visitato 1574 volte)

"E' nato "Imè Romnì", laboratorio artistico e sartoria, promosso dall'Opera Nomadi e gestito dalle donne rom del villaggio di Rho.
Questo che adesso è uno spazio di aggregazione e di incontro ha come obbiettivo di diventare una vera e propria attività lavorativa.
Al momento 10 donne sono impegnate nella creazione di borse, capi d’abbigliamento, collane, oggetti per la persona e per la casa.
I nostri primi lavori sono delle borse di yuta colorate e dei gioielli in rame e vetro che stanno riscuotendo già un grande successo!!!
I prodotti vengono realizzati in modo del tutto artigianale dalle donne del laboratorio.

Chiunque fosse interessato ad acquistare i nostri prodotti o sostenerci per venderli(negozi,botteghe,gas,mercati..) può contattarci :
Valentina (333 5747726) Erica(333 3503549)  valentina.lindi@virgilio.it
Valentina Lindi (Opera Nomadi Milano)

Imè Romnì (che in lingua Romanès significa “Io, donna Rom”) è il nome di un piccolo laboratorio artigianale,  frutto di un originale incontro tra tradizione e creatività.

Attivo all’interno del villaggio Rom di Rho (MI),il laboratorio è gestito dalle donne del campo che si ritrovano per cucire, ricamare, inventare e creare prodotti sartoriali ed accessori .

 
Di Fabrizio (del 28/11/2007 @ 09:25:27, in lavoro, visitato 1966 volte)

Da Osservatorio sui Balcani

Espulsi dai Paesi Ue migliaia di rumeni si trovano ad affrontare condizioni difficili una volta rientrati in Romania. Una traduzione tratta dal periodico on-line dedicato al sud est Europa BIRN
Di Calin Cosmaciuc, 20 novembre 2007, BIRN (tit. orig. Deported Romanians to Get More Support at Home)


Traduzione a cura della redazione

Il governo rumeno ha annunciato un piano per affrontare la questione dell'ingente migrazione di forza lavoro rumena verso altri paesi Ue, verificatasi quest'anno. L'esecutivo avrebbe messo a disposizione risorse rilevanti e proverà ad affrontare con un approccio nuovo i problemi sociali di lunga durata del paese.

Gli osservatori però si chiedono se le autorità di Bucharest e nel resto del Paese siano all'altezza del compito.

Quando i migranti fanno ritorno a casa è spesso difficile per loro rintegrarsi nella società a causa della mancanza di programmi governativi, poche opportunità di lavoro e, in alcuni casi, perché oggetto di una vera e propria discriminazione.

Secondo la rete televisiva rumena Realitatea negli ultimi 18 mesi circa 23.000 cittadini romeni sono stati espulsi dai paesi dell'Ue. Alla maggior parte di questi, in particolare di origine rom, è stato vietato di far rientro nell'Ue nei prossimi 5 anni: hanno infatti subito condanne per piccoli crimini quali furti o irregolarità nel dichiarare la propria residenza in uno stato membro.

L'Italia è stato il paese dell'Ue che più di recente ha lanciato una campagna per espellere dal proprio territorio i rumeni asserendo che rappresentano una minaccia per la sicurezza pubblica. Queste misure sono seguite ad un'ondata di crimini violenti la cui responsabilità è stata attribuita a immigrati provenienti dalla Romania. Tra questi lo stupro e l'omicidio della quarantasettenne Giovanna Reggiani.

Solo nell'ultimo mese, a Roma, 177 rumeni hanno ricevuto un decreto di espulsione, anche se il numero di persone che se ne è poi realmente andato è più basso. “Quarantanove persone sono state espulse dall'Italia in novembre, per la maggior parte perché occupavano abusivamente proprietà private o perché non erano in possesso di tutta la loro documentazione”, affermano fonti interne al ministero degli Interni romeno.

Le persone espulse vengono prese sotto custodia dalla polizia all'aeroporto di Bucharest. “Controlliamo le loro impronte digitali a chiediamo di raccontarci la loro specifica situazione. Più tardi vengono accompagnate a casa scortate dalla polizia o, almeno, accompagnate dalla polizia ad un autobus che li riporti a casa”, racconta un poliziotto che lavora all'aeroporto Otopeni. Le informazioni raccolte dalla polizia vengono poi passate alle autorità locali, responsabili per la situazione degli espulsi.

Lo scorso mese Bucharest ha annunciato nuove misure per contrastare i crimini commessi in Italia da immigrati rumeni, e tra queste anche iniziative a sostegno di chi viene rispedito in Romania.

La maggior parte del peso ricadrà sulle autorità locali, saranno infatti obbligate ad offrire pasti e una sistemazione temporanea a chi lo richieda, assieme a sostegno legale e psicologico. Ai rientranti verrà inoltre offerto l'inserimento in corsi di formazione lavoro. “Intendiamo trovare per loro dei posti di lavoro in Romania e contribuire in quel modo a combattere la criminalità. Dobbiamo inoltre prendere provvedimenti nei confronti di chi organizza reti illegali per reclutare lavoratori”, afferma il ministro per il Lavoro Paul Pacuraru.

Chi farà rientro volontariamente avrà la priorità nell'assegnazione di alloggi sociali. Il piano del governo prevede inoltre che le aziende che decidessero di assumerli, ricevano sovvenzioni statali. Il programma d'alloggio verrà finanziato da fondi Ue mentre le sovvenzioni alle aziende verranno dal budget statale.

Ciononostante non sarà facile trasformare questi piani in realtà. Anche se sul piano alloggi ad esempio si è trovato un accordo, il ministro Pacuraru sottolinea come sia “molto difficile per le autorità locali trovare edifici adatti”.

Le politiche governative non si rivolgono esclusivamente a chi viene espulso e non è riuscito a costruirsi una vita all'estero. Le autorità intendono spingere i lavoratori rumeni a rientrare in patria in modo da sopperire ad una crescente mancanza in loco di forza lavoro. In molti hanno lasciato infatti il Paese dopo che la Romania, ad inizio 2007, è entrata nell'Ue. In particolare a causa dei bassi salari. Più di due milioni di rumeni stanno lavorando all'estero, soprattutto in Italia e Spagna.

“Servono lavoratori nell'edilizia, nell'industria agro-alimentare, nelle fabbriche tessili. I salari non sono male ma in molti semplicemente si rifiutano di fare questo tipo di lavori”, afferma Pacuraru aggiungendo che questo è vero soprattutto per gli appartenenti alla comunità rom.

Vi sono tra il milione e mezzo e i due milioni di rom in Romania; le autorità spesso discutono dei problemi che riguardano questa comunità in termini di criminalità, ma raramente si affronta la questione della marginalizzazione di questi ultimi.

Il governo recentemente ha annunciato nuove misure a favore di una maggiore integrazione dei rom nella società rumena. Il ministro degli Interni Cristian David ha anche annunciato che preparerà un progetto da proporre alla Banca Mondiale per sostenere gli abitanti di Avrig, una cittadina della Romania centrale. Avrig ha acquisito notorietà per essere la città d'origine di Nicolae Mailat, il giovane rom che ha ucciso Antonella Reggiani. Mailat, 24 anni, viene da una famiglia povera e da ragazzino ha passato tre anni in un istituto correttivo dopo essere stato condannato per furto. Al suo rilascio, venne nuovamente arrestato per furto. La madre di Mailat, che afferma di essere stata forzata a rientrare in Romania dopo l'arresto del figlio, vive in un accampamento abusivo nella periferia della cittadina.

Afferma che non vi è nulla per lei e per la propria famiglia in Romania, dove non ha né lavoro né casa. Vuole ritornare in Italia, dove mendicava per strada con la figlia di tre anni. Anche gli attivisti delle organizzazioni rom ammettono che è molto difficile convincere chi è stato espulso a non provare a rientrare nei paesi Ue. “Queste persone hanno bisogno di più attenzione da parte delle autorità locali e di progetti validi a loro favore qui in Romania”, afferma Marian Mandache, avvocato che lavora per l'associzione Romani Criss. “Devono essere coinvolti in progetti di formazione lavoro. Certamente non è difficile trovare un lavoro, ma è difficile tenersi un buon posto di lavoro se non si è un lavoratore qualificato”.

 
Di Fabrizio (del 21/09/2007 @ 09:26:19, in lavoro, visitato 1666 volte)

Da Romanian_Roma

L'etnia Rom nella regione di Sibiu, al centro della Transilvania, ha esibito l'11 settembre i propri commerci e costumi nella Piazza Grande di Sibiu, durante la manifestazione organizzata in occasione dei "Giorni della Cultura Rom".

"Dovevamo avere una manifestazione simile" ha detto il sindaco Klaus Johannis, durante la conferenza stampa per la presentazione della manifestazione. "Sibiu doveva mostrare che siamo una città che si definisce attraverso le culture delle minoranze e non attraverso i loro problemi. Il motto del Programma per Sibiu Capitale Culturale è -città di cultura, città di culture-"

Florin Cioaba, presidente del Centro Cristiano dell'Etnia Rom, uno tra gli organizzatori dell'evento ha aggiunto: "L'etnia Rom si è identificata attraverso la propria cultura che per molto tempo è stata ignorata, attraverso la loro musica come pure nella lavorazione dei metalli. I Rom avevano il monopolio in questi campi."

Dopo l'apertura ufficiale, Florin Cioaba ha fatto da guida ai giornalisti presenti attraverso i diversi manufatti.

Il festival è continuato con uno spettacolo a Piata Mare. Il pubblico ha assistito all'esibizione di nomi famosi con musiche e danze tradizionali [...] La manifestazione è continuata il 12 settembre con seminari sui problemi dell'etnia Rom ed è terminata con nuove danze e balli e fuochi d'artificio.

DIVERS – www.divers.ro

 
Di Fabrizio (del 06/08/2007 @ 09:14:22, in lavoro, visitato 1789 volte)

Baki Hyuseinov, Ministro per le Politiche Sociali, ha detto che a settembre 2007 verrà organizzata una borsa del lavoro nella città di Stamboliiski, nella Bulgaria centrale.

Ha presentato il risultato di un'indagine del Ministero del Lavoro e le Politiche Sociali, chiamata Rom per i Rom.

Secondo l'agenzia BTA, Hyuseinov intende riunire intermediari dell'impiego che possano aiutare i Rom nella ricerca di un impiego. Intende così assicurare un impiego permanente alla comunità Rom.

Secondo l'indagine. leaders ed imprenditori Rom di successo potrebbero avere un importante ruolo di modelli, ed assistere i Rom nel trovare un lavoro migliore. C'è anche la speranza che questi leaders possano essere d'esempio per ragazzi e studenti di talento.

Il ministro intende anche promuovere la collaborazione d'impresa all'interno della comunità Rom.

L'educazione dei bambini è basilare per le famiglie Rom, ha detto Emilia Voinova, direttrice del Direttorio Ministeriale per le Politiche Demografiche e le Pari Opportunità. E' stata anche enfatizzata l'importanza di disporre nelle scuole di insegnanti Rom.

Elka Dimitrova, direttrice dl Direttorio per le Politiche del Mercato del Lavoro, ha detto che il programma di impiego sociale includerà circa 18.000 Rom.

 
Di Fabrizio (del 29/07/2007 @ 09:28:44, in lavoro, visitato 2296 volte)

dalla Reuters

Le famiglie rom nel Montenegro settentrionale stanno beneficiando con successo di un programma di sviluppo economico. Attraverso un programma di microcredito AgroInvest, le loro condizioni di vita sono drasticamente cambiate.

Le famiglie Hairushi e Djulshan, rispettivamente con tre e sette figli, sono parte della colonia rom di 1.000 persone a Nikšiæ. I capifamiglie, Isad e Redzo, per anni sono stati disoccupati, prima che il capitale straniero privato arrivasse nella piccola città montenegrina.

La madre di Isad è una tra i migliaia dei Rom dispersi interni dal Kosovo nel 1999, senza documenti personali. Isad è tra quanti beneficiano del programma AgroInvest, un'istituzione World Vision in Serbia e Montenegro. World Vision d'altra parte, guarda oltre il solo sviluppo economico.

Col supporto dello staff del Programma di Sviluppo World Vision a Niksic, i membri della comunità identificano le priorità chiave per lo sviluppo della loro comunità e le necessità specifiche delle famiglie. Tra queste, l'urgenza di esami medici specialistici per Sead, il figlio di Isad, nato prematuramente e con solo il 20% di visione oculare.

Il 3% dei ricavati delle attività di micro credito di World Vision è messo a disposizione per questi tipi di intervento e di progetti comunitari. Da questo fondo sono stati forniti 750 US$, perché Sead potesse andare a Novi Sad in Serbia, per una visita medica appropriata. Ora frequenta una scuola speciale a Podgorica. Dal 2005 World Vision è intervenuta in oltre 100 iniziative per l'infanzia, supportando la comunità nella scolarizzazione, sanità e attività ricreative. Oltre 5.000 bambini sono stati diretti beneficiari di questi progetti.

Altro esempio è quello della famiglia Djulshan con sette figli, di età compresa tra 8 mesi e 20 anni, ed un nipote. Il padre Redzo (45 anni), col micro credito di AgroInvest, si è procurato una sega circolare e offre i suoi servizi ai cittadini di Nikšiæ. Ora guadagna 1.000 € a stagione ed è in grado di fornire ai suoi figli una sistemazione migliore, vestiti e cibo più bilanciato.

"Non ho mai avuto un lavoro e mi sentivo colpevole per la mia famiglia. Sette mesi fa era più dura, quando non avevamo nessun stipendio. Non voglio che i miei figli vadano a mendicare. Voglio che abbiano una vita soddisfacente e che vadano a scuola. Due dei miei sette figli ora vanno a scuola".

Kyhl Amosson, direttore nazionale di World Vision, dice: "La popolazione Rom non è differente da altri clienti. Anche loro vogliono una vita migliore per i loro figli e famiglie, sono come qualsiasi altro - vogliono guadagnare abbastanza per avere case calde d'inverno, dar da mangiare ai loro figli, mandarli a scuola, e dare loro migliore assistenza medica quando c'è bisogno".

World Vision non si indirizza specificatamente alla popolazione Rom attraverso AgroInvest, in quanto si focalizza maggiormente sulla riduzione della povertà sociale ed economica nelle aree rurali. La popolazione Rom è concentrata nelle aree urbane. Ma quando è possibile, incoraggia l'integrazione sociale e supporta tutti attraverso la mobilitazione della comunità.

Circa 4 milioni di Rom, la più alta concentrazione mondiale, è nei Balcani. In Montenegro, la popolazione Rom non è così vasta come in Serbia o nel Montenegro meridionale, ma certamente rappresentano uno dei gruppi più vulnerabili ed escluse nella società.

[ Any views expressed in this article are those of the writer and not of Reuters. ]

 
Di Fabrizio (del 24/07/2007 @ 09:35:42, in lavoro, visitato 2171 volte)

Da La voix des Rroms

Saint-Ouen lotte n° 67 - luglio 2007

" Osserva la mia città, si chiama bidone, bidone, bidonville, vivere lì è cotone (... ]Dammi la tua mano compagno, ho cinque dita io anche, ci si può credere uguali (...)"

Claude Nougaro - Maurane

A Saint-Ouen, al termine della via Ardoin, vicino alla Senna, una bidonville dispiega la semplicità della miseria generata dall'implosione delle società dell'Europa dell'Est, la caduta delle pareti e barriere doganali, la vittoria del "libero" mercato e della "libera" concorrenza nell'Unione europea degli azionisti. Lasciati per conto, Rroms ad esempio, sono trattati da anni come paria. Prima della caduta, avevano lavoro, ma sono ora colpiti dalla disoccupazione. Allora fanno ciò che hanno fatto i nostri antenati Bretoni, Auvergni, ciò che hanno fatto gli Spagnoli, i Portoghesi, gli Algerini, i Marocchini ed altri Africani negli anni 60 ed ancora ora: partono verso le città dove c'è lavoro, nell'Europa dell'Ovest.

Quale lavoro? Un lavoro al nero nel bastimento, nel settore alberghiero, nella ristorazione. "Continua, ti pago il mese prossimo." "A volte sono pagati alla fine del secondo mese, a volte no." "Spostati tu, non avrai nulla di tutto". Queste sezioni di due mesi di lavoro clandestino non pagato sono frequenti. Grazie proprietari. Quale ricorso hanno? Ricominciare altrove sperando di avere più possibilità. Mendicare. Di ricorso legale non ce n'è. Anche in queste condizioni, la concorrenza è dura. In estate i bordi dell'unità periferica si coprono di tende occupate da lavoratori e studenti dei paesi dell'Est che, loro, non sono paria nel loro paese, ma che sono anche disoccupati. Che cercano di rientrare al paese con un po'di denaro. Gli sfortunati, a volte non hanno neppure che rientrare. Ma quando la possibilità è là, un giorno di salario qui, è il salario di un mese là. Studenti bulgari guadagnano in due mesi di che vivere durante un anno di studi. La situazione dei Rroms è diversa. Rari sono coloro che riescono a guadagnare abbastanza denaro per inviarne un po'in Romania, in Bulgaria, in Ungheria per migliorare la vita nel ghetto in cui vive la loro famiglia. La maggior parte è inchiodata qui dove la miseria è meno dura che là ed il dispetto della gente "brava" meno pesante.

A questa semplicità estrema della disgrazia ci sono soluzioni estremamente semplici: "Oh, bidonvilles nel 2007!" Quale vergogna! Toglietela della mia vista immediatamente! "D'espulsione in espulsione, la miseria e la precarietà dei Rroms aumentano ogni volta." Ma il problema non è risolto.

8 Milioni di Rroms sono cittadini europei, collegati da una cultura ed una lingua, il rromani, una lingua indo-europea. Un popolo senza territorio che non richiede territori. Ma il diritto di vivere normalmente nei vari paesi dell'Europa, il diritto ai "diritti dell'uomo e" ai diritti del bambino "e" alla parità delle opportunità ", come tutti."

Un inizio di soluzione, ad esempio a Aubervilliers, un terreno del comune dove devono essere sistemate case prefabbricate, a Bagnolet, la costruzione di chalets, dopo molti anni d'alloggio caotico in una costruzione comunale abbandonata. Un inizio di soluzione è l'accompagnamento sociale che permette di trovare un lavoro meno precario, scolarizzare i bambini, integrarsi a termine in un alloggio classico, è il bilancio di "riassorbimento delle bidonvilles" individuato dal consiglio generale ed è efficace soltanto se i municipi lo utilizzano.

Un inizio di soluzione, sono che i municipi abbiano meno timore di mettersi sul problema perché avranno meno timore delle reazioni dei diretti più semplicistici. Un inizio di buona soluzione, è la tua solidarietà, abitante di Saint-Ouen.

Dammi la tua mano, compagno, hai cinque dita tu anche, puoi renderti utile!

Mathilde

 
Di Fabrizio (del 27/06/2007 @ 09:46:19, in lavoro, visitato 2958 volte)

In queste settimane stiamo assistendo ad un deterioramento dei rapporti tra la società civile, la politica e le "comunità rom" senza precedenti. In gioco non ci sono soltanto delle diverse sensibilità o opinioni su cui impostare le proprie idee di governo delle città, magari con l'appoggio bipartisan di una parte dell'opposizione, ma un vero e proprio oltrepassare i limiti della comune e rispettosa convivenza. Quello che ferisce non è solo un modo diverso di concepire e trattare con pesi e misure differenti i rapporti tra soggetti sociali che non godono delle stesse opportunità, ma la cattiva coscienza di chi indica oggi dall'alto delle proprie responsabilità di potere "l'altro", il "rom", come mera espressione di un disagio generalizzato che la società vorrebbe in una qualche misura scrollarsi dalle spalle.

Ad un anno ormai dalla presentazione di un "piano strategico" da parte del Comune per risolvere questa “questione” i risultati raggiunti sono francamente sconfortanti.

Per la prima volta a Milano, abbiamo assistito alla realizzazione di un mega campo destinato ad accogliere c.ca 700 persone, mentre in tutto il Paese e in Europa da anni si chiede a gran forza di dare avvio ad una seria politica dell'abitazione per le comunità rom e sinte che superi l'idea del "campo nomadi" o "villaggio solidale", anche o soprattutto assegnando a chi di loro ne ha diritto delle case o aiutandoli ad averne una.

Viceversa, alle famiglie Rom che hanno avuto accesso in via Triboniano è stato chiesto di sottoscrivere un "Patto di legalità e socialità" che sottolinea di fronte all'opinione pubblica solo l’esistenza di un radicato pregiudizio che a volte sfocia in aperta discriminazione da parte delle autorità, senza alcuna reale utilità pratica. A chi altro, Le chiedo, viene richiesta una cosa analoga? O forse esiste di fronte alla legge la possibilità di un trattamento differenziale degli individui in base all'origine culturale, religiosa o quant'altro?

Le politiche sociali che per molti anni anche le giunte di centro destra hanno portato avanti in questa città, oggi si perdono nel "buco nero di via Triboniano" che tutto attrae e tutto si porta via.

Eppure i Rom e i Sinti sono "molti", circa 5 mila, per la metà italiani di nascita o di prossima cittadinanza.

Queste piccole comunità vivono da alcuni decenni nelle periferie della città, conquistandosi giorno dopo giorno il diritto di rimanerci e il rispetto dei vicini, come nel caso di via Idro dove, proprio dalle pagine del Corriere della Sera leggiamo oggi, con grande preoccupazione e sconcerto, dell’eventualità dell’arrivo degli ultimi sfollati di via Triboniano.

“Comunità” dai tanti nomi, come i Rom Harvati e i Rom Abruzzesi che hanno espresso il "meglio" della loro cultura e stile di vita moderno aprendosi al confronto con la società, consentendo l’avvio ben 14 anni fa dell’esperienza delle mediatrici culturali rom nelle scuole e nella sanità, o ancora di 3 cooperative sociali che hanno impiegato in pochi anni 50 giovani in stabili attività lavorative.

Sì, perché anche i Rom lavorano e oggi sono fortemente preoccupati di perdere il loro posto solo perché queste straordinarie esperienze rischiano di essere ignorate e messe da parte dal Comune, già dal prossimo inizio del mese di Luglio.

A cosa ci può condurre tutto ciò? Forse a far nascere delle vere e proprie banlieu nostrane impermeabili ad ogni contatto con la società? O forse davvero ci illudiamo che proclamando in modo demagogico l'applicazione di un "numero chiuso" ai Rom si possano correggere quelle profonde distorsioni che sono entrate nel modo di agire delle Istituzioni e che non facilitano anzi aggravano il contrasto alle forme di devianza e di violenza presenti anche in queste comunità?

Maurizio Pagani

Vicepresidente Opera Nomadi Milano
 
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