Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
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L'essere straniero per me non è altro che una via diretta al concetto di identità. In altre parole, l'identità non è qualcosa che già possiedi, devi invece passare attraverso le cose per ottenerla. Le cose devono farsi dubbie prima di potersi consolidare in maniera diversa.

Wim Wenders
-

\\ Mahalla : VAI : conflitti (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 04/06/2010 @ 09:02:59, in conflitti, visitato 1502 volte)

Da Czech_Roma

AFP By Jan Marchal

OSTRAVA, 27/05/2010 - La famiglia Podrany viveva una vita tranquilla in un villaggio abitato prevalentemente da Rom, finché una sera di marzo una bottiglia molotov fu lanciata in casa loro attraverso una piccola finestra.

"Un odore cattivo mi ha svegliato. Ho preso un bicchiere d'acqua e l'ho gettato sul fuoco," dice la tredicenne Sabina Podana, indicando la finestra che lascia passare solo una scheggia di luce dentro la stanzetta.

La finestra della modesta casa dei Podrany a Bedriska, un insediamento ai margini della città orientale di Ostrava, ora è stata riparata e le tracce del fuoco sul tappeto sono scomparse.

La reazione istintiva della ragazza impedì che quella bottiglia riempita di etere potesse causare un disastro, ma rimane la paura.

"Da quel giorno, ho paura che possa accadere qualcosa," mormora la ragazza. che intende diventare una cuoca.

"Guarda questa casa, è fatta tutta di legno. Se Sabina non si fosse svegliata, il fuoco si sarebbe propagato in fretta," dice Dusan, il padre di Sabina, in piedi nel piccolo giardino della casa ad un solo piano con il tetto di lamiera ondulata.

Dusan Podrany, che ha un'impresa di costruzioni, si lamenta della crisi economica globale e della mancanza di lavoro nella regione martoriata dalla disoccupazione.

Dice che voterà alle elezioni parlamentari del 28 e 29 maggio, anche se non crede che i politici siano realmente interessati ai Rom.

"Se lo fossero, queste cose non succederebbero. Hanno anche permesso al Partito dei Lavoratori di emergere," dice.

Il partito di estrema destra famoso per la sua retorica anti-Rom, è stato recentemente disciolto da un tribunale, ma gli è stato permesso di prendere parte alle elezioni con un nome differente.

Il Partito dei Lavoratori ha ottenuto l'1,07% alle elezioni europee del 2009, raggiungendo la soglia prevista per ottenere i rimborsi elettorali UE - e portando a compimento il suo obiettivo per il voto.

Il voto europeo ha avuto luogo dopo un attacco incendiario di quattro skinhead - ora sotto processo ad Ostrava - contro una casa rom nella vicina città di Vitkov [leggi QUI ndr].

Dopo l'attacco contro la casa dei Podrany, Sabina ed i suoi genitori non potevano consolarsi pensando all'incendio a Vilkov ed a Natálka, la bambina rom di due anni che ha passato metà anno lottando per la vita con ustioni sull'80% del corpo.

Natálka è miracolosamente sopravvissuta all'attacco, ma ha sofferto di ferite che la segneranno per tutta la vita.

A Bedriska, sembra che l'attacco sia stato motivato piuttosto da discussioni coi vicini, ma rientra perfettamente nel contesto generale dei sentimenti anti-Rom nella società ceca, dicono i commentatori.

Un recente sondaggio ha mostrato che quattro Cechi su cinque trovano problematico vivere con la minoranza rom.

"I genitori spesso condizionano i loro figli a pensare che i Rom siano qualcosa di estraneo e pericoloso," dice Kumar Vishwanathan, 47 anni nato in India, arrivato nella Repubblica Ceca 20 anni fa e che aiuta la minoranza rom locale dal 1997.

"E poi un giorno, una madre spingerà suo figlio a buttare una bomba contro la casa accanto, abitata da una famiglia rom - è quel che è successo qui," ha aggiunto.

"Ci fu una grande inondazione quell'anno (1997). Le famiglie bianche che avevano perso le loro case ne ottennero di nuove, mentre i Rom furono spostati in case mobili," dice Vishwanathan, che ora guida una OnG chiamata Vzajemne souziti (Vivere Insieme), con base ad Ostrava.

"Compresi subito che non era l'alluvione il problema più grande. Avevano problemi anche col lavoro, con l'istruzione, la comunicazione con le autorità, con la polizia," aggiunge.

"Ma il problema essenziale era che la società non accetta i Rom, che preferirebbe sbarazzarsene e vivere senza di loro," dice.

La minoranza Rom ceca - se ne stimano 300.00 su una popolazione totale di 10,2 milioni - dice di essere vittima di gravi discriminazioni.

Secondo un sondaggio dell'Agenzia UE per i Diritti Fondamentali, circa l'83% dei Rom cechi dice di aver sofferto di ingiustizie razziali.

"La Repubblica Ceca ha di certo numerosi programmi di aiuto per i Rom, ma molti rimangono inapplicati," dice Lucie Horvathova, l'unica Rom tra i 5.050 candidati a concorrere per el elezioni generali di quest'anno.

"Le autorità non affrontano abbastanza seriamente l'estremismo," dice la candidata dei Verdi.

"E nessuno se n'è interessato finché non ci sono stati gli attacchi di Vitkov e Bedriska," aggiunge.

 
Di Fabrizio (del 16/05/2010 @ 09:36:51, in conflitti, visitato 1764 volte)

 (il link per chi legge da Facebook) Un appel de La voix des Rroms / Video realisee par GadjeProductions

Testo di Roberto Malini

Domani, 16 maggio, l'associazione La Voix des Rroms celebra per la prima volta in Francia il 66° anniversario dell'insurrezione dei Rom e Sinti ad Auschwitz-Birkenau. Raymond Guèreme, sopravvissuto ai campi e protagonista della Resistenza testimonierà la sua esperienza. La canzone che gli dedicarono le sue sorelle, anche loro internate nei campi, come tutti i Rom catturati dai nazisti, sarà interpretata, con la partecipazione di trenta artisti, durante la celebrazione. [...]

Qui di seguito, il testo scritto da Roberto Malini due anni fa, per ricordare la pagina tragica e gloriosa dei Rom e Sinti chiusi nello Zigeunerlager di Auschwitz e tradotta in francese dal prof. Saimir Mile per "La Voix des Rroms". 

"Per opporre alla discriminazione dei Rom ragioni di civiltà è fondamentale celebrare ogni anno, nelle ricorrenze, la memoria delle vittime Rom dell’Olocausto," ha scritto recentemente l'autore nel corso di un progetto per la Croce Rossa. "Scrissi il brano che segue il 16 maggio 2008, per ricordare una pagina di memoria del Samudaripen e dei suoi martiri, che nello stesso giorno, nel 1944, vergarono con il sangue una pagina indimenticabile di resistenza ed eroismo ad Auschwitz, la «fabbrica della morte».

Siamo tutti Rom

Per opporre alla discriminazione dei Rom ragioni di civiltà è fondamentale celebrare ogni anno, nelle ricorrenze, la memoria delle vittime Rom dell’Olocausto. Scrissi il brano che segue il 16 maggio 2008, per ricordare una pagina di memoria del Samudaripen e dei suoi martiri, che nello stesso giorno, nel 1944, vergarono con il sangue una pagina indimenticabile di resistenza ed eroismo ad Auschwitz, la «fabbrica della morte».

Il 16 maggio 1944 4.000 Rom internati nello zigeunerlager di Auschwitz decisero di opporsi ai loro aguzzini, che secondo programma erano venuti a prelevarli, per condurli nelle camere a gas. Di fronte a un’umanità ridotta in condizioni pietose – formata da nugoli di bambini pelle e ossa, donne e capifamiglia scalzi – si trovava la più potente e organizzata macchina di oppressione morte di tutti i tempi. Non furono solo gli uomini a decidere di non piegare il capo di fronte ai carnefici in divisa; anche le manine ossute dei bimbi e delle donne raccolsero pietre, mattoni, spranghe, rudimentali lame e tutti insieme i Rom di Auschwitz dissero: «No!».

«Non vi daremo i nostri piccoli, perché li facciate uscire dai vostri camini. I vostri medici ne hanno già straziati tanti, sperimentando la loro scienza mostruosa su di loro. Le loro urla salivano fino al cielo, più in alto ancora del fumo denso che usciva dai crematori, più in alto ancora delle nostre preghiere. Non annienterete le nostre famiglie, cui avete già tolto i doni preziosi della libertà e della dignità. Non lasceremo alle vostre mani rapaci, ai vostri cuori tenebrosi, al vostro odio disumano la bellezza delle nostre vite, la santità dell’amore che unisce le nostre famiglie in un popolo povero, ma fiero». Le mamme stringevano al petto i bimbi più piccoli, mentre combattevano; i ragazzini difendevano lo Zigeunerlager finché il sangue non li copriva, rendendoli simili agli spiriti della vendetta delle leggende; braccia scure brandivano armi rudimentali in un impeto instancabile, finché le SS si ritirarono, esterrefatte davanti a quell’eroismo, a quel coraggio sovrumano che affrontava le pallottole e le baionette con la carne nuda. Le SS si ritirarono, portando con sé molti cadaveri tedeschi. Solo il 2 agosto 1944 i nazisti – dopo aver ridotto in fin di vita la popolazione Rom prigioniera della «fabbrica della morte», limitando al minimo il suo sostentamento alimentare – riuscirono a liquidare lo Zigeunerlager. 2.897 eroi Rom furono assassinati in una sola notte nelle camere a gas di Birkenau.

Oggi, 16 maggio 2008, siamo di fronte agli eredi dei carnefici di Hitler. I mandanti del nuovo crimine di massa sono quegli uomini e quelle donne che vediamo ogni giorno sulle pagine dei giornali e in TV, sorridenti, pieni di boria, rifatti dal lifting e dal trucco, con le bocche ghignanti piene di parole che suonano come «legalità», «giustizia», «sicurezza», ma che significano persecuzione, razzismo e morte. Li vediamo ogni giorno e non hanno più colore politico, perché sono uniti e uniformati dall’odio. Non hanno rispetto di niente: non della vita, non dei diritti umani, non delle leggi universali, non della nuova Europa che si oppone ai pregiudizi. Hanno istigato violenze e pogrom in tutta Italia, ingannando le masse con calunnie razziste e incitamenti alla violenza xenofoba. Non li fermeremo, noi che vediamo ancora la luce dei Diritti Umani, noi che adesso siamo tutti Rom, noi che vogliamo essere Rom perché vogliamo essere giusti, non li fermeremo se non decidiamo fin da adesso di ereditare l’orgoglio dei Rom di Auschwitz e non ci prepariamo a schierarci accanto alle famiglie perseguitate, sfidando le autorità che non rappresentano più nulla, le divise che non rappresentano più nulla, le più alte cariche dello Stato che hanno tradito ogni valore, che non hanno il diritto ad esprimersi a nome di un popolo, di una civiltà di un’umanità che – fra tanti orrori – ha creato anche un testo che è un impegno a costruire un futuro migliore per tutti: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. 

Traduzione in francese su "La Voix des Rroms": http://www.blogg.org/blog-44189-offset-105.html

Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
+39 393 4010237 :: 39 331 3585406
info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com

 
Di Sucar Drom (del 11/05/2010 @ 09:38:06, in conflitti, visitato 1958 volte)

Lunedì 17 maggio alle h. 21.00 c/o Equatore, via Marta Tana 3 , Castiglione delle Stiviere
Gipsy Blood di Paul Polansky, 2005

Toccante documentario sui campi profughi Rom di Mitrovica, gestiti all’ONU, dove sono internate più di mille persone. Questi campi costruiti nel 1999 in zone malsane e inquinate dovevano rimanere attivi per pochi mesi. Da allora ad oggi tante persone sono morte a causa dell’avvelenamento da metallo pesante.
Contaminazione che colpisce in particolar modo i bambini...
Ne parliamo con Igor Costanzo, amico di Paul Polansky, colpito dai suoi racconti sul campo di Mitrovica, è andato a visitarlo e ci parlerà di quello che ha visto in prima persona....

 
Di Fabrizio (del 04/05/2010 @ 09:52:38, in conflitti, visitato 1786 volte)

Segnalazione di Vojislav Stojanovic (leggere anche QUI)

Giornale di Sicilia.it Attico ai Rom, coppia di Palermo: "La casa è nostra"

Silvana Restucci e Salvatore Spinoli vivono in una tenda nel fango a Villaggio Ruffini: "Siamo dei siciliani trattati peggio degli zingari"

PALERMO. "La casa spetta a noi, che abitiamo da anni in una tenda nel fango a Villaggio Ruffini, siamo dei siciliani trattati peggio degli zingari". Lo dicono Silvana Restucci e Salvatore Spinoli, una coppia che è accorsa in via Bonanno per protestare contro l'assegnazione dell'attico, da parte del Comune, a una famiglia di Rom. "Il comune pensa agli zingari - continuano - e si dimentica di noi che viviamo peggio degli animali, accampati in una tenda e costretti a fare i nostri bisogni nei recipienti. I Rom continuino a stare per strada, noi veniamo prima di loro". "Adesso scoppia una guerra tra poveri - concludono - perché non gli permetteremo di entrare in casa". Da parte dei commercianti c'é perplessità. "Per Valeria Amari, impiegata in un negozio di fiori di via Bonanno, in linea di principio tutti hanno diritto ad una casa e quindi anche i Rom. E' indubbio, però, che vi sia un po' di paura, perché temiamo furti e rapine. Del resto, di cosa vivono loro?". Per il cassiere di un discount vicino, invece, "non c'é nessuna differenza, perché a volte i palermitani sono più delinquenti degli stranieri".

 
Di Fabrizio (del 25/04/2010 @ 09:19:15, in conflitti, visitato 1914 volte)

Seconda segnalazione di Alberto Maria Melis

Recensione di Sonya Orfalian su Le Monde Diplomatique 3.2010

"Quando ripenso ai miei primi dodici anni, ho l'impressione che nessun uomo o bambino abbia mai sognato di vivere in un luogo così vicino al paradiso". Con queste parole inizia Crossing, il secondo libro di Jan Yoors, autore del bel reportage romanzato Zingari, pubblicato in Italia lo scorso anno. Siamo di nuovo nelle Fiandre, ancora in compagnia dei Rom Lovara. Qualcosa però è cambiato: è scoppiata la guerra e Yoors, in pagine affascinanti, ne racconta il dramma e le pesanti conseguenze sull'accampamento degli zingari che lo hanno benevolmente adottato. L'alba del 10 maggio 1940 sorprende Yoors in viaggio con la sua famiglia d'adozione. L'accampamento si trova presso il confine che divide il Belgio dalla Francia, in una splendida valle tra i boschi: un luogo adatto per i cavalli e per gli uomini liberi. Un rumore scuote il campo, subito i bombardieri arrivano dal cielo e la serenità ha fine: la guerra è iniziata. L'esodo della popolazione civile dalle zone di guerra trova i Rom Lovara in fila assieme ai gagè, i non-zingari. Sebbene costretti a rinunciare alle loro abitudini, perseguitati e testimoni della decimazione dei loro simili, i Lovara si adattano bene alla nuova situazione, dominata dalla burocrazia della guerra: il loro status giuridico unito a un certo savoir faire (sfuggiranno alla legge che in Germania impone loro l'obbligo di una vita sedentaria, dichiarando identità diverse in luoghi diversi) li aiuterà a procurarsi un'infinità di tessere annonarie. Proprio queste rappresenteranno una parte cospicua del contributo che i Lovara forniranno alla Resistenza dopo che Yoors, contattato dai Servizi inglesi, li avrà persuasi a collaborare. Le leggi speciali nazionalsocialiste li bolleranno come rassenverfolgte cioè "razzialmente indesiderabili", al pari degli ebrei, e come se non bastasse artfremdes blut vale a dire "sangue straniero". Infine verranno dichiarati freiwild, "prede alla mercè di tutti". Mezzo milione di rom verranno eliminati; eppure tale pulizia etnica, a differenza di ciò che accadrà per l'Olocausto, non verrà studiata e analizzata a dovere. I motivi? Molteplici: da un lato c'è lo scarso senso della storia tipico di questo popolo, dall'altro - come spiega bene lo stesso Yoors - "i Rom non hanno nessun desiderio di uscire dall'ombra, di salire alla ribalta". Una lettura interessante, da non perdere, che ci rivela un modo inedito di interpretare la vita da parte di una popolazione che fino a oggi sembra sfuggire a tutte le leggi della globalizzazione del vivere "civile" di noi gagè.

Jan Yoors - Crossing.- Ed Irradiazioni
Jan Yoors (aprile 1922 - novembre 1977) artista fiammingo-americano, fotografo, pittore, scultore, scrittore. Nato in Belgio, a 12 anni scappò con un gruppo di rom lovara e viaggiò a lungo con loro. Quando ritornò finalmente a casa, i genitori che lo avevano molto cercato, invece di sgridarlo gli diedero il permesso di passare una parte dell’anno con i suoi amici. Più tardi nella vita scrisse il bellissimo libro dal titolo The Gypsies, 1965 (Zingari, Irradiazioni, 2008), considerato un documento unico sulla vita degli zingari. A Zingari segue nel 1971 Crossing.

 
Di Fabrizio (del 21/03/2010 @ 09:22:15, in conflitti, visitato 2088 volte)

Da British_Roma (è una lunga storia, a lungo raccontata)

La manifestazione tenutasi in Svezia il 3 marzo contro i rimpatri forzati di 300 rifugiati verso il Kosovo, ha visto dimostrazioni simili a Londra, Seattle, Washington DC, Oregon, Colorado USA e Vancouver in Canada. Se i rimpatri avessero luogo, i rifugiati rom si troverebbero a vivere nei campi inquinati dal piombo di Osterode o Cesmin Lug nel Kosovo settentrionale. Di seguito la cronologia [...]

10 giugno 1999: Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU vota la Risoluzione 1244, mettendo il Kosovo sotto l'autorità della Missione ONU nel Kosovo (UNMIK) e la Forza Nato del Kosovo (KFOR).

Giugno 1999: La Mahalla Rom è attaccata dall'etnia albanese: tutti i suoi abitanti fuggono prima dell'attacco per aura delle loro vite. La KFOR non interviene per prevenire i saccheggi e la distruzione di tutte le case e le infrastrutture nella Mahalla.

Fase 1: Incarico all'UNHCR.

Giugno 1999: I Rom dispersi occupano l'edificio della scuola primaria di Zvecan ed altri edifici pubblici nella regione di Mitrovica. L'UNHCR inizia ad organizzare sistemazioni provvisorie per i dispersi Interni (IDPs) così che possano lasciare la scuola occupata prima dell'inizio dell'anno scolastico.

Ottobre 1999: L'UNHCR sposta alcuni dei Rom dispersi che risiedevano nella Mahalla e che ancora rimanevano nella regione di Mitrovica, in due campi lì situati: Cesmin Lug e Zitkovac. I rimanenti IDPs occupano spontaneamente delle baracche a Kablare e Leposavic, creando due altri campi. Lo spostamento è inteso come temporaneo.

Agosto 2000: Viene chiuso il complesso minerario di Trepka per i motivi di sanità pubblica, dopo uno studio ONU che indica alti livelli di contaminazione da piombo nell'area circostante.

Fase 2: Incarico all'UNMIK

Ottobre 2001: L'UNMIK assume la responsabilità dall'UNHCR della gestione dei campi. I Rom dispersi risiederanno nei campi per due anni.

2004 (mese non definito): L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) facilita i primi esami del sangue su di un gruppo di circa 50 bambini nei campi di Cesmin Lug, Kablare, Zitkovac e Leposavic, condotti da dottori serbi del luogo.

Settembre 2004: L'OMS rilascia un rapporto che mostra livelli estremamente alti di contaminazione da piombo tra la popolazione rom in tutti i campi. I Rom dispersi hanno risieduto nei campi per circa cinque anni.

Aprile 2005: L'UNMIK mette in atto una task-force di diversi soggetti, chiamata  Mitrovica Action Team-MAT (in cooperazione con Ministero della Salute del Kosovo, UNHCR, OMS,UNICEF e OCSE) per sviluppare un quadro di lavoro per la rilocazione temporanea dei Rom IDPs da Cesmin Lug, Zitkovac e Kablare nei baraccamenti vacanti della KFOR di Osterode.

2005: La MAT conclude che il ritorno nella Mahalla ricostruita è la soluzione più sostenibile. Mira ad inventare un programma della gestione dei rischi per gli accampamenti, minimizzare l'esposizione al piombo mentre vengono sviluppate soluzioni per rilocare i campi esistenti. Iniziano negoziati con le autorità di Mitrovica sud (controllata da Kosovari di etnia albanese), circa il ritorno alla Mahalla. Vengono prese nei campi alcune misure di rimedio ad interim, inclusa la distribuzione di cibo e kit sanitari, la distribuzione di stufe a legna  e l'installazione di distributori d'acqua addizionali.

2005 (mese non definito): L'OMS facilita i secondi esami del sangue su un gruppo di circa 50 bambini nei campi di Cesmin Lug, Kablare, Zitkovac e Leposavic, condotti da dottori serbi del luogo.

Settembre 2005: Un'attivista rom locale, Argentina Gidzic, apre una causa contro ignoti al tribunale di Pristina, per la violazione dell'articolo 291 del Codice Penale Provvisorio del Kosovo (che proibisce le azioni che hanno impatto sull'ambiente e mettono in pericolo vita umana).[1] In risposta alla causa non viene intrapresa nessuna azione.

Dicembre 2005: La Norwegian Church Aid (NCA) viene incaricata dall'UNHCR per la gestione dei campi di Cesmin Lug ed Osterode. La KFOR consegna il campo di Osterode (terreno ed edifici) all'UNMIK.

Febbraio 2006: L'European Roma Rights Center ricorre alla Corte Europea ei Diritti Umani a nome dei Rom IDPs, accusando violazioni della Convenzione Europea sui Diritti Umani: articolo 2 (diritto alla vita), articolo 3 (proibizione della tortura), articolo 6 (diritto ad un processo equo), articolo 8 (diritto al rispetto dell'individuo e della vita familiare), articolo 13 (diritto ad un rimedio effettivo) ed articolo 14 (proibizione di discriminazione). La denuncia in qualche settimana è ritenuta inammissibile dal Tribunale, sulla base di legislazione difettosa.

Marzo-aprile 2006: Vengono chiusi i campi di Zitkovac e Kablare (a seguito di un incendio a fine marzo nel campo di Kablare) ed i loro residenti spostati nel campo Osterode, come sistemazione provvisoria nell'attesa di una soluzione durevole nella Mahalla Rom. I residenti di Cesmin Lug rifiutano di andare ad Osterode.

Maggio 2006: Partenza della prima parte del progetto di ricostruzione della Mahalla Rom - 2 edifici (che contengono 48 appartamenti) e 54 case monofamiliari costruite sul terreno della Mahalla distrutta a Mitrovica sud. Gli appartamenti sono destinati ai Rom IDPs che non possono provare di aver posseduto proprietà nella Mahalla a giugno 1999. quanti possono provarlo avranno la loro casa ricostruita.

2006 (mese non definito): L'OMS facilita i terzi esami del sangue su un gruppo di circa 50 bambini nei campi di Cesmin Lug, Osterode e Leposavic, condotti da dottori serbi del luogo.

Agosto 2006: L'OMS organizza la prima delle due distribuzioni di terapie orali celiache ad un gruppo di bambini del campo di Osterode (il periodo della seconda distribuzione non è nota a Human Rights Watch). In totale, vengono curati circa 40 bambini a due riprese.

Giugno 2007: Una novantina di famiglie (circa 450 persone)  ritornano alla Mahalla da tutti i campi di Mitrovica, come pure dalla Serbia e dal Montenegro. Il ritorno è organizzato dalla task force della MAT sotto il comando dell'UNMIK.

Maggio 2008: L'UNMIK passa la gestione dei campi di Cesmin Lug ed Osterode al Ministero del Kosovo per le Comunità ed il Ritorno. Norwegian Church Aid continua a gestire i due campi. Alcuni dei Rom espulsi dalla Mahalla hanno risieduto nei campi contaminati dal piombo per oltre 8 anni.

Fase 3: incarico al Ministero del Kosovo per le Comunità ed il Ritorno

Luglio 2008: Viene aperta una causa da un attivista per i diritti delle famiglie rom di tutti i campi (Cesmin Lug, Osterode, Leposavic) assieme all'Human Rights Advisory Panel con l'accusa di negligenza criminale che porta a severa contaminazione ambientale, causando seri rischi alla salute negli abitanti del campo, come pure la violazione del diritto alla vita e alla vita familiare, con la mancanza di un rimedio legale.

Ottobre 2008: I leader rom chiedono all'Istituto della Salute di Mitrovica di condurre esami del sangue a Cesmin Lug, Osterode e Leposavic. Su 53 test, 21 mostrano livelli di piombo che richiedono intervento medico immediato causa significative minacce di vita (oltre 65 mcg/dl, che è il più alto livello misurabile), 18 hanno livelli di 45 mcg/dl e soltanto due bambini hanno risultati nella norma. I risultati di Leposavic (il quarto campo, situato a circa 50 km dagli altri tre) sono più bassi, comunque ancora sopra la norma di mcg/dl.

Gennaio 2009: L'OMS visita il Kosovo per esaminare la situazione nei campi e parlare con interlocutori chiave locali ed internazionali. Al termine chiede pubblicamente la chiusura di Osterode e Cesmin Lug.

Gennaio 2009: Norwegian Church Aid passa la gestione dei campi di Cesmin Lug ed Osterode all'OnG locale Kosovo Agency for Advocacy and Development (KAAD), fondata dal Ministero del Kosovo per le Comunità ed il Ritorno.

Giugno 2009: Alcuni dei Rom dispersi dalla Mahalla hanno vissuto un decennio in campi contaminati dal piombo.

5 giugno 2009: Lo Human Rights Advisory Panel giudica ammissibile la causa dei Rom sotto diversi aspetti, inclusa l'accusa di violazioni al diritto alla vita, la proibizione di trattamenti inumani e degradanti, il rispetto per la vita privata e familiare, il diritto ad un'udienza giusta, il diritto ad un'effettiva proibizione della discriminazione in generale, la proibizione della discriminazione contro le donne ed i diritti dei bambini, il diritto ad un alloggio adeguato, salute e standard di vita adeguati.

 
Di Fabrizio (del 29/01/2010 @ 09:59:31, in conflitti, visitato 1842 volte)

Da Roma_und_Sinti

23 gennaio 2010 - In occasione dell'inaugurazione del nuovo anno del partito CDU (conservatore), Christian Schwarz-Schilling, che fu ministro delle poste e telecomunicazioni nella coalizione CDU-FDP dell'ex cancelliere Helmut Kohl, ha fortemente criticato il rimpatrio forzato dei Rom verso il Kosovo.

Secondo quanto riferito dai media, Schwarz-Schilling, il cui discorso riguardava il periodo post-bellico, ha richiamato alle proprie responsabilità la comunità internazionale nell'intervenire nelle catastrofi causate dall'uomo. In questo contesto, ha giustificato l'intervento nella ex-Jugoslavia e detto che le condizioni createsi in seguito avevano bisogno di ulteriore assistenza post-bellica.

Riferendosi al passato storico della Germania, Schwarz-Schilling ha detto che il rimpatrio forzato dei Rom in Kosovo è stato un grosso errore. Ha ricordato che i Rom sono stati perseguitati come gli Ebrei sotto il nazionalsocialismo ed ha detto che è stato inappropriato trattarli in questo modo. Ha anche ricordato che molti emigranti dalla Germania avévano trovato una nuova casa all'estero.

Schwarz-Schilling ha ripetutamente criticato le autorità tedesche per la loro scarsa attitudine verso i rifugiati. In un'intervista col programma TV Panorama, Schwarz-Schilling ha detto che una politica consistente nel ricevere tante persone e poi nel ricacciarle nuovamente, difficilmente può essere qualificata come particolarmente umana. Come Alto Rappresentante del Segretario Generale in Bosnia Erzegovina riconosce il diritto dei rifugiati al ritorno nelle loro case, puntualizzando nel contempo che rimangono molti ostacoli nell'esercizio di questo diritto.

Fonti (in tedesco):
,Die Verantwortung der Deutschen, Echo-online, 23 January 2010
Ex-Minister beurteilt die Lage, Main-Spitze, 23 January 2010
Null Toleranz – Unionsländer schieben immer mehr Kinder ab, Panorama, Nr. 658, 25 August 2005

Chachipe a.s.b.l.
B.p. 97
L - 7201 Béreldange
e-mail: chachipe.info@gmail.com
www.romarights.wordpress.com

 
Di Fabrizio (del 19/01/2010 @ 09:26:01, in conflitti, visitato 1590 volte)

Da Roma_Daily_News

Thomas Seibert, Foreign Correspondent

Istanbul, 12/01/2010 - Ercan Koca dice che lui e la sua famiglia devono le loro vite ad una porta ben chiusa.

"Hanno provato per mezzora, ma non sono riusciti a scardinare la porta di ferro," ha detto Koca ai media turchi dopo che la sua casa a Selendi è stata attaccata settimana scorsa. "Se fossero entrati, saremmo stati tutti uccisi. Bruciarono la mia macchina con una molotov." Ha detto che alcuni degli assalitori indossavano maschere.

Oltre 70 persone, tutte Rom come Koca, sono state allontanate dalle loro case a Selendi, una città agricola di 8.000 persone nella provincia di Manisa non lontana dall'Egeo, dopo essere state attaccate da diverse centinaia di Turchi. Le violenze sono iniziate in seguito ad una lite, poi degenerata, tra un proprietario di una casa da the ed un cliente Rom.

Sono state lanciate pietre contro le case dei Rom, mentre gli assalitori gridavano: "Selendi è nostra e rimarrà così," riportano i giornali. Alcuni Rom hanno sentito grida di "Colpite gli zingari" dalla folla.

Ma Musa Yildiz, il proprietario di una casa da the, ha detto che il Rom aveva imprecato contro di lui e l'aveva colpito. La polizia non ha compiuto arresti, ma più tardi ha scortato dozzine di Rom, donne e bambini inclusi, fuori dalla città. Alcuni di loro si sono fermati da parenti nella vicina Gordes, mentre altri sono stati alloggiati a Salihli, più a ovest.

"Da quelle parti ci sono state per molto tempo tensioni tra Rom e non-Rom, e sono esplose settimana scorsa," ha detto ieri Yakup Cardak, presidente dell'Associazione Cultura e Solidarietà Rom, un'organizzazione nella città occidentale di Smirne. "Le autorità locali non avrebbero dovuto permettere che succedesse."

Il governo di Ankara ha promesso di investigare sulle ragioni dietro le violenze e di offrire soluzioni ai problemi.

Gli eventi di Selendi non hanno scioccato soltanto la comunità rom turca. Hanno anche sollevato preoccupazioni più generali che la pace sociale in Turchia possa essere minacciata, soprattutto perché gli attacchi ai Rom di Selendi hanno coinciso con scontri tra altri gruppi in altre parti del paese.

Nella città nord-occidentale di Edirne, attivisti di sinistra che chiedevano il rilascio di diversi amici dalla prigione, sono stati attaccati da un gruppo di nazionalisti turchi, e le notizie dicono che la polizia non è intervenuta a fermare le violenze. I media hanno descritto i disordini a Selendi ed Edirne come "tentativi di linciaggio".

Alcuni osservatori credono che le riforme democratici degli anni recenti, che hanno incoraggiato le minoranze a chiedere più diritti, abbiano alzato il coperchio sulle tensioni etniche e sociali che erano tenute sotto ferreo controllo nel nome dell'unità nazionale. Nel passato, la legge turca proibiva le espressioni di diversità etnica, ma la richiesta di unirsi all'Unione Europea ha cambiato tutto ciò.

Politici di spicco come Abdullah Gul, il presidente, hanno elogiato come un bene la diversità etnica e culturale del paese. Ma i leader di opposizione hanno ammonito che la politica di riforme del governo è una minaccia all'unità nazionale.

"Nel passato, le differenze religiose e le altre potevano diventare evidenti solo in un quadro molto stretto, le voci contro la discriminazione non si udivano," ha scritto Oral Calislar, editorialista del giornale Radikal, dopo gli eventi di Selendi. Ma, ha aggiunto, questo sta cambiando. Scrive Calislar, come fanno progressi le iniziative del governo per espandere i diritti dei Curdi, Rom e Alevi del paese, crescono anche le reazioni dei nazionalisti contro le riforme.

L'associazione Rom di Cardak a Smirne offre un esempio dello sviluppo che la Turchia sta passando. Quando fondò la prima volta l'organizzazione nel 1996, questa venne chiusa immediatamente perche le leggi turche di quel periodo non permettevano di menzionare il nome di un gruppo etnico nel titolo di un'associazione. Cardak, che oggi ha 63 anni, rifondò il gruppo nel 2005, dopo che la Turchia ha promulgato riforme che hanno rinforzato la società civile. Dice che oggi i Rom sentono di avere più diritti.

I Rom vivono in Anatolia da secoli. Non è certa la dimensione della loro comunità della Turchia odierna, perché le leggi non permettono la categorizzazione per etnia dei cittadini, le stime variano tra il mezzo milione e i cinque milioni di persone.

Cardak dice che i Rom erano generalmente ben integrati nella società maggioritaria turca. "Naturalmente ci sono pregiudizi che non si possono superare, ma abbiamo vissuto assieme per secoli e continueremo così."  Ha accolto con favore la discussione sui diritti delle minoranze e la reazione del governo dopo gli incidenti a Selendi. "Non penso che qualcosa di simile succederà ancora."

Alcuni Rom di Selendi non sono così sicuri. Rifiutano di tornare in città anche se le case sono le loro. Rappresentanti di Selendi, incluso il sindaco Nurullah Savas, hanno visitato alcuni dei Rom che sono stati portati fuori dalla città settimana scorsa, e hanno chiesto loro di tornare. Secondo le cronache, Savas, membro del Partito di Azione Nazionale, ha detto ai Rom "Siete nostri fratelli."

Ma risulta che alcuni Rom dicono che i loro bambini sono rimasti traumatizzati dagli eventi. Una delle vittime, Erdal Cetin, ha detto che alcuni dei suoi migliori amici sono stati tra i primi a tirare pietre contro il suo negozio.


15.01.2010 scrive Fazıla Mat

I cittadini di Selendi, nella Turchia occidentale, costringono l'intera popolazione rom a lasciare il paese a seguito di un incidente avvenuto la notte di capodanno. Decine di persone deportate. I commenti dei media e il dibattito sulle minoranze in Turchia

A Selendi, nella provincia di Manisa (Turchia occidentale), fino a una settimana fa viveva una popolazione rom di 74 persone, di cui 15 bambini e 20 donne. Lo scorso 7 gennaio, scortati dalla polizia, sono stati tutti deportati nella località di Gördes. Le autorità avevano mostrato di essere incapaci di difenderli dagli attacchi degli altri abitanti della cittadina.

L'episodio è scaturito da una discussione avvenuta la notte di capodanno. Burhan Uçkun, cittadino rom di Selendi, è entrato in un bar per bere un tè. "Non serviamo da bere agli zingari", gli avrebbe detto il proprietario del locale, che sostiene però di aver solamente intimato a Uçkun di rispettare il divieto di fumo. Sta di fatto che dagli insulti si è passati alle mani, coinvolgendo più persone da entrambe le parti. Alla fine Uçkun è stato portato prima in ospedale e poi al comando di polizia mentre suo padre, non reggendo l'agitazione, è morto di infarto.

Cinque giorni dopo, quando il bar ha riaperto, è scoppiata una nuova rissa tra i parenti del defunto e i frequentatori del locale. A questo punto si è formato un gruppo di circa mille persone che ha attaccato le abitazioni dei rom. Le case sono state prese a sassate, alcuni veicoli sono stati bruciati ed è stato necessario l'intervento della gendarmeria per calmare la folla, che poi è stata mandata a casa.

I rom, invece, sono stati caricati su pullman e trasferiti provvisoriamente nella vicina Gördes. E' chiaro che per loro al momento non si parla di far ritorno nella cittadina dove vivevano da oltre trent'anni, visto che immediatamente dopo il trasferimento i bulldozer hanno raso al suolo gli accampamenti e le baracche in cui abitavano.

I rom attribuiscono gran parte della responsabilità dell'accaduto al sindaco di Selendi, Nurullah Savaş, che avrebbe incitato la folla all'aggressione, e ricordano che prima della sua elezione l'anno scorso dalle file dell'MHP (Partito di Azione Nazionale), non si era mai verificato un caso del genere.

Secondo altre testimonianze, il presidente della provincia di Manisa, Celalettin Güvenç, avrebbe poi chiesto ai rom di firmare un foglio in cui dichiaravano di trasferirsi volontariamente. Güvenç avrebbe anche affermato che erano obbligati ad andarsene, e che non avrebbero potuto più restare nella cittadina.

L'ampio spazio dedicato dai media turchi al caso dei rom di Selendi, descritto come eclatante caso di razzismo, ha tuttavia portato le autorità a dichiarare pubblicamente sostegno e a offrire garanzie agli sfollati. Abdullah Cıstır, presidente dell'Associazione rom di Izmir, ha riferito alla NTV che il presidente della provincia di Manisa avrebbe quindi garantito la protezione dello Stato ai rom che volessero far ritorno a Selendi, aiutandoli a pagare per sei mesi o anche un anno l'affitto di case prefabbricate che verrebbero costruite per loro. Ma sono pochissimi quelli che prendono in considerazione un eventuale ritorno.

"Anziché avere un tetto preferisco dormire all'aperto ma essere in salvo", ha detto un giovane commentando l'invito a tornare. Dodici famiglie intanto, circa quaranta persone, sono state trasferite, sembrerebbe in modo definitivo, nella città di Salihli, nella stessa provincia. Sarebbe stata garantita loro una casa, un sussidio per l'affitto, viveri e riscaldamento per aiutarli a iniziare una nuova vita.

Gli abitanti di Selendi sembrano intanto molto contrariati per il fatto di essere stati bollati come "razzisti", e accusano i media di aver distorto i fatti. Nelle diverse interviste continuano a ripetere che i rom sono dei ladri e degli usurai che bestemmiano e bevono.

L'ex imam della cittadina ha detto che il padre di Uçkun, morto d'infarto la notte di capodanno, "bestemmiava contro Allah e la moschea. Alla fine è stato fulminato e giustizia è stata fatta. Quell'uomo venticinque anni fa aveva sparato ad una persona. Se fossimo razzisti non l'avremmo tenuto qui a quel tempo."

C'è anche chi dice che "i rom potrebbero anche fare ritorno, purché vivano come esseri umani", mentre altri si alterano anche solo a considerare una tale eventualità. Un ex insegnante racconta che in passato ci sono state famiglie che hanno dovuto andarsene via a causa degli atteggiamenti violenti dei rom, e pur affermando che non ci sono scuse per quello che è stato fatto la notte del 5 gennaio conclude: "Ora che se ne sono andati siamo sereni. Se tornassero, loro stessi non lo sarebbero".

La discriminazione dei rom in Turchia in materia di accesso all'istruzione e alle strutture sanitarie, partecipazione sociale, ricerca di un lavoro e ottenimento dei documenti di identità è una situazione oggettiva citata anche nell'ultimo rapporto dell'Unione europea sul Paese. Il governo dell'AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo), che finora ha fatto ben poco per rimediare a questo stato di cose, il 10 dicembre scorso ha realizzato il primo incontro del gruppo di lavoro costituito per valutare la condizione dei rom.

La sociologa Neşe Erdilek ricorda che i rom della Turchia hanno iniziato a emergere in pubblico come gruppo sociale dieci anni fa; che precedentemente, proprio perché venivano automaticamente emarginati per la loro identità, hanno cercato sempre di non manifestare la propria origine. Ma la loro situazione ha assunto una fisionomia diversa quando hanno iniziato a costituirsi in associazioni, e la popolazione rom ha smesso di auto-denominarsi "zingaro" (çingene), termine associato ad un'identità negativa, per adottare il termine roman.

La Erdilek spiega però che, facendo ciò, hanno optato per una posizione a favore dell'autorità e del più forte – atteggiamento che avrebbe consentito loro la sopravvivenza anche al tempo degli ottomani – ed è per questo che una gran parte di essi sottolinea sempre la fedeltà allo Stato e alla bandiera turca evidenziando con enfasi la propria differenza da altri gruppi sociali come i kurdi.

Non sarà un caso che Burhan Kuzu, presidente della commissione per la redazione della Costituzione, commentando i fatti di Selendi abbia detto: "I rom sono i nostri cittadini più fedeli, quelli che non hanno mai problemi con il sistema, con il regime e le altre persone. Sono cioè quelle persone che sono da considerarsi le più innocenti e – non che qualcuno debba essere emarginato – proprio quelle da emarginare di meno."

 
Di Fabrizio (del 18/01/2010 @ 09:14:22, in conflitti, visitato 3485 volte)

di Alessandro Matta

In vista della prossima Giornata della Memoria, molte sono le iniziative per il 27 Gennaio 2010. Come ogni anno, la Macchina della memoria, alimentata dalle scuole e dalle istituzioni sta scaldando i motori per la decima Giornata della Memoria, che coincide col 65° anniversario dalla liberazione dei Lager Nazisti e della liberazione dell' Europa dall'incubo nazifascista.

Tuttavia, in questi giorni, ha colpito la mia attenzione un video, mandatomi via Facebook da Alberto Melis, maestro elementare e scrittore, impegnato come me in quella che fu definita da Pupa Garribba (giornalista, esponente di spicco della delegazione Italiana della Shoah Foundation di Spielberg nonché testimone delle leggi razziali del 1938 scampata da bambina alla deportazione a Auschwitz e a morte certa)la memoria come lotta.

E' curioso che Facebook, spesso additato dai media come un covo di gruppi razzisti o antisemiti o negazionisti della Shoah, possa riuscire come veicolo di trasmissione della memoria. Il video ha un'importanza molto particolare. Non è lungo, è un video girato negli anni '40 a colori (rarità per quella epoca) della durata di un minuto e mezza. Eppure, questo documento conservato oggi presso gli archivi del Bundesarchiv in Germania, e visibile anche attraverso il sito Web della sezione Audiovisivi del museo dell' Olocausto di Washington, è assai importante per l'approfondimento dell'altro sterminio nazista, quello più dimenticato o talvolta addirittura approvato, quello dei rom.

Il filmato è il resoconto video degli esperimenti sui bambini rom attuati da Eva Justin, una assistente del Dottor Robert Ritter, che si occupò durante il Nazismo di studiare a livello razziale il popolo zingaro, arrivando a considerarlo come affetto da malattie biologiche o razziali specificatamente inventata di sana pianta dai nazisti come l'Ibridismo o la tendenza al nomadismo o alla delinquenza .

La Justin studiò i bambini rom come parte della sua dissertazione sulle caratteristiche razziali. I bambini erano a St. Josefspflege, un brefotrofio cattolico a Mulfingen, in Germania. La Justin completò i suoi studi poco dopo la realizzazione di questo film. I bambini furono deportati ad Auschwitz, dove la maggior parte di loro venne immediatamente sterminata.

Il video è uno dei pochi, anzi pochissimi, documenti filmati dagli stessi carnefici relativi alla Porrajmos, ovvero allo sterminio degli zingari, che i nazisti decisero di eliminare su motivazione biologica e su progetto eugenetico esattamente come avevano iniziato con gli ebrei nel 1941. Pochissimi altri i filmati come questo della Justin che documentano la schedatura dei rom, le indagini eugenetiche su di loro o talvolta la loro deportazione. Esiste un filmato del 1940 in bianco e nero con audio aggiunto in inglese che mostra l'arresto di alcuni rom e il loro caricamento su alcuni camion della durata di due minuti.

Come non vedere questi filmati con una sorta di brivido alla schiena, come una sorta di vera e propria incubazione dello sterminio che di li a poco si abbatterà su quelle inermi persone filmate a scopo di ricerca razzistica o per puro divertimento?

Dalla relazione finale delle indagini di Eva Justin sui bambini di Mulfingen , si legge una terribile conclusione, pari a quelle apportate dal Dottor Ritter, relativamente al fatto che la questione zingara non potrà essere risolta se non con lo sterminio anche dei bambini rom, anzi, soprattutto di essi.

Ciò che provoca rabbia in qualunque persona che veda questi filmati , è il sapere che queste persone, questi carnefici anzi , dopo la guerra abbiano continuato all' 85% una vita normale, senza che nessuno arrivasse a processarli.

Eva Justin, per esempio, dopo la guerra divenne "addetta di previdenza sociale". H. Grebe, assistente di Verschuer al KWI per l'antropologia, sarà nominato professore incaricato a Marburgo e successivamente diventerà presidente della Lega tedesca Medici sportivi. Heinze, perito per l'eutanasia, divenne nel 1953 capo dell' ambulatorio di psichiatria giovanile nell'ospedale di Wunstdorf.

Come non vedere in tutto ciò una giustizia mancata e uno sterminare due volte un popolo pacifico come i rom? I rom che non hanno mai dichiarato guerra a nessun altro popolo in tutta la loro storia e che solo per questo meriterebbero il Nobel per la pace!

Link del video dei Bambini usati per gli esperimenti di Eva Justin

 
Di Fabrizio (del 13/12/2009 @ 09:23:40, in conflitti, visitato 1580 volte)

Segnalazione di Tommaso Vitale

11/12/2009 - L'INTERNAMENTO DEI ROM E DEI SINTI IN ITALIA DAL '40 AL '43 Mercoledì alle 11 Convegno alla Sala del Mappamondo. Introduce Lupi. Diretta webtv

In occasione del settantunesimo anniversario della promulgazione delle leggi antiebraiche e razziali, mercoledì 16 dicembre alle 11, presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio, si terrà il convegno "L'internamento dei Rom e dei Sinti in Italia dal '40 al '43". Aprirà i lavori, il Vicepresidente della Camera dei deputati, Maurizio Lupi. Seguiranno gli interventi di Nazzareno Guarnieri, Presidente della Federazione Romanì, Radames Gabrielli, Presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme, Luca Bravi, Professore presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Firenze. Durante l'iniziativa, sono inoltre previste, una testimonianza di Malena Halilovic, giovane ragazza rom, la proiezione di un video e la lettura della poesia "Deportazione", del sinto Vittorio Mayer Pasquale. L'evento sarà trasmesso in diretta sulla webtv di Montecitorio.

 
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