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La redazione
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 11/08/2006 @ 10:08:18, in casa, visitato 1268 volte)

ERRC [...] esprime la propria preoccupazione per i 109 Rom residenti al 5 Maji Str. ad Elbasan, che sono stati sgomberati a forza e le loro case distrutte. 21 famiglie sono senza tetto.

Secondo l'Unione Romani di Albania Amaro Drom, i 109 sono stati cacciati dalle case che occupavano dal 1991. Nel momento in cui avvenne lo sgombero, erano in trattativa per regolarizzare la loro posizione. Inoltre, il 15 luglio scorso, il comune ha comunicato agli ex residenti che a partire dal 21 luglio le loro case sarebbero state abbattute. Non è stato concesso loro di portare seco i loro beni personali, mobili inclusi, prima che avesse luogo l'abbattimento delle loro case.

Da allora, le 21 famiglie sono sulla strada, incluso donne incinte e bambini. Secondo indiscrezioni avute dal Comune, l'intento è di costruire al posto delle case abbattute, case popolari per le famiglie più povere, comprese alcune di quelle che sono state sgomberate. In ogni caso, lo sgombero non avrebbe dovuto esserci, senza che ai residenti fosse offerta una sistemazione alternativa. Attivisti locali hanno espresso i loro dubbi sull'intenzione del comune nel risolvere il problema alloggio per i Rom.

[...] L'assenza di una sistemazione alternativa o di un indennizzo, al pari dell'iniziale mancanza di preavviso o di consultazione con i residenti, costituisce violazione degli obblighi che l'Albania ha contratto con l'International Human Rights Law. Secondo tutti i trattati internazionali, inclusa la Convenzione Europea sui Diritti Umani, gli sgomberi possono avvenire solo a fronte di condizioni eccezionali, devono essere notificati in tempi ragionevoli e deve essere ricercata una soluzione alternativa, occorre infine valutare le ricadute nel campo del lavoro e della scolarizzazione. In nessun caso gli sgomberi devono dare il risultato di senza tetto. E' evidente che tutto ciò non è avvenuto nel caso delle famiglie di 5 Maji Str. Under

Richiediamo pertanto una soluzione con carattere d'urgenza per le 21 famiglie. [...]

In fede,

Dimitrina Petrova
Executive Director

 
Di Sucar Drom (del 12/08/2006 @ 14:47:29, in casa, visitato 1402 volte)
Questa mattina a Casalmaggiore (CR) nella Sala di Giunta del Comune sono stati presentati ufficialmente i progetti sucar plaza (bella piazza) e mengro kher (la nostra casa).

I progetti sono finanziati dalla Regione Lombardia (Deliberazione del Consiglio Regionale n.605, 8 ottobre 2002 / allegato B alla DGR n. 8/1552, 22 dicembre 2005), dal Piano di Zona di Casalmaggiore e dall...
 
Di Fabrizio (del 14/08/2006 @ 12:24:16, in casa, visitato 1925 volte)

Demolito il quartiere Çinçin di Ankara
Il quartiere Gültepe (Çinçin) nella municipalità di Aldındağ è abitato in maggioranza da Rom. La municipalità costruirà 776 appartamenti, un piano di edilizia popolare di 48.173 m²  composto da 4 blocchi. Il comune ha già abbattuto 170 case di 400 che alla fine verranno demolite.

Case Rom in demolizione a Kuştepe (İstanbul)
L'assessorato alla casa (TOKİ) ha lanciato un progetto di trasformazione del quartiere, a maggioranza Rom, che coinvolge il comune di Şişli e l'Area Metropolitana di Istambul. Saranno costruiti 228 appartamenti su 12.000 m² di terreno identificati come regione pilota. Gli abitanti Rom di Kuştepe che abitano lì da 30 anni, sono preoccupati: non hanno la minima idea su come verranno costruiti i nuovi appartamenti "Se sarà per il nostro bene, dovunque siano non dovrebbero metterci in una posizione scomoda. Qui siamo nati, non devono mandarci chissà dove".

Demolite le case dei Rom a Ereğli sul Mar Nero
Secondo quanto deciso dal Comune, abbattuto un appartamento a due piani in via Filtepe nel quartiere Müftü a Zonguldak/Ereğli, in cui vivevano 45 persone di 6 differenti famiglie Rom. I cittadini hanno avuto una reazione nervosa all'arrivo degli incaricati municipali ed hanno tentato di resistere. E' stata chiamata ad intervenire la squadra speciale da Zonguldak per vincere la resistenza dei cittadini. La squadra di demolizione ha così potuto demolire gli appartamenti.

Espropriate e  demolite le case Rom a Bursa Kamberler
Trattasi di un progetto denominato "Parco storico e culturale" del comune di Osmangazi  nella provincia di Bursa, un processo di abbattimenti è stato lanciato nel quartiere Kamberler, dove i residenti sono Rom. Da una parte, il progetto è stato lanciato per ridisegnare il quartiere, dall'altra si susseguono espropri e demolizioni. Sono state abbattute ulteriori 22 abitazioni di un piano che prevedeva la demolizione di 106. Una squadra militare delle forze di rapido intervento ha accompagnato tutte le operazioni. Sono 150 gli appartamenti espropriati. Il comune ha operato su di un'area di circa 17.000 m² e ha speso 13 miliardi nel progetto. Nel progetto del nascente parco il comune prevede trasformazioni su di un'area globale di 70.000 m². Nella parte iniziale del progetto è stata espropriata e destinata a verde pubblico un'area di 40.000 m².

120 case Rom demolite a İstanbul Küçükbakkalköy
Nel quadro di un Progetto di Trasformazione Urbaan della Municipalità Metropolitana di Istambul, sono state abbattute 120 case dove i Rom vivevano a Kadıköy Küçükbakkalköy, I Rom riluttanti ad evacuare le loro case sono stati allontanati dalle squadre di polizia. Dieci persone hanno perso i sensi, le donne sono state allontanate in maniera particolarmente brusca. L'ordine di abbattimento era stato notificato due mesi prima ai residenti dei 120 appartamenti. [...]

Distrutte 20 case nel quartiere Gaziosmanpaşa di İstanbul
Le squadre del comune sono arrivate alle baracche del quartiere Cebeci a Gaziosmanpaşa e hanno abbattuto20 case dove vivevano i Rom. I Rom e i bambini erano saliti sui tetti per protesta. I manifestanti sono stati trattenuti negli uffici di polizia, bambini e anziani sono stati dispersi. Nel contempo, le forze di sicurezza hanno setacciato le baracche e le case nei dintorni. Al termine dell'operazione, circa 30 persone sono state trattenute per mancanza di documenti d'identità.

Demolite le case dei Rom a İstanbul Kağıthane
11 case abitate da Rom nel quartiere Gültepe Yahya Kemal a İstanbul Kağıthane sono state distrutte dalle squadre comunali. I Rom hanno opposto resistenza appiccando fuochi alle case, dopo aver portato in salvo i loro effetti personali.

Riferimenti:

 
Di Fabrizio (del 23/08/2006 @ 10:57:44, in casa, visitato 1321 volte)

Sostegno per la casa a uno zingara di Midlem

18 Agosto 2006 - Appartiene al gruppo dei Nomadi e Viaggianti, vende uova e campa di piccoli commerci nella periferie settentrionale di Midlem, e ha richiesto in comune il permesso di costruirsi una piccolo edificio accanto alla propria casa, scrive Andrew Keddie.

Ma nonostante il parere favorevole e le lettere di appoggio degli altri residenti, gli incaricati dello Scottish Borders Council hanno rifiutato la richiesta perché il luogo è appena fuori i confini comunali e il bisogno di un alloggio è già stato soddisfatto adeguatamente.

La Eildon Area Committee riferirà lunedì sull'accesso dei veicoli alla strada pubblica, che non corrisponde agli standard previsti.

A settembre 2004, a Muriel Aldin fu rifiutato il consenso di porre un caravan nell'area di 150 metri dove ora vuole costruire la casa - in un angolo del terreno di sua proprietà. Due anni più tardi riusciva ad erigere due blocchi di fabbricato ed una stanza all'interno dell'area.

Una lettera dell'architetto Bill Kerr afferma che è importante per Mrs Aldin risiedere lì, causa il suo giro d'affari. La sua richiesta è appoggiata dai residenti Eric Forster, Philip Hitchcock e Graham Pittman.

Mr Forster, da Burnside, afferma: "Nel poco tempo che [Mrs Aldin] ha risieduto lì, ha bonificato l'area rendendola una zona piacevole. Muriel rende un servizio occupandosi di cavalli e trasmettendo le sue capacità agli altri, in particolare ai più giovani. E' un'ottima componente della comunità."

Mr Hitchcock dice che Mrs Aldin è "[la persona] più ragionevole e rispettabile," aggiungendo "Riteniamo che la comunità di un villaggio debba incoraggiare e dare il benvenuto a chi lavora duramente per mantenersi e far rivevere attività tradizionali, che altrimenti andrebbero perse. Ci sono molti esempi di un uso del proprio suolo in maniera meno rispettosa delle leggi e dell'ambiente, anche nelle vicinanze di quell'area."

Conclude Mr Pittman: "Il lavoro di Mrs Aldin può soltanto essere considerato di beneficio a Midlem e all'area circostante."

Mrs Aldin è proprietaria di un'area di circa sei acri in località Westfields.

 
Di Fabrizio (del 25/08/2006 @ 10:06:23, in casa, visitato 1747 volte)

Lettera aperta di Sukru Punduk, nato il 1/1/1968 a Sulukule, residente in Edirnekapi Kaleboyu Cad. Zuhuri Sok. No: 5.

Gli abitanti del quartiere iniziarono a stabilirvisi attorno al 1504, del calendario bizantino. Dopo l'arrivo degli Ottomani nel 1453, la comunità Rom rimase lì e molti Rom fecero di Sulukule il punto di partenza per arrivare in Europa. Il quartiere sorge accanto alle mura storiche del distretto di Fatih. Vi abitano circa 3.500 Rom, che erano circa 10.000 i residenti prima che iniziasse lo sgombero della municipalità di Fatih nel 1992. D'improvviso la municipalità chiuse i locali musicali e d'intrattenimento, con la scusa che non pagavano le tasse e quindi non potevano esercitare nel quartiere. Tuttavia, si può pensare che noi siamo dei "campioni" del pagamento delle tasse, pagando tasse sull'intrattenimento, senza mai ricevere dall'autorità riscontro delle somme pagate. Il provvedimento di sgombero non causò soltanto la diminuzione degli abitanti, ma anche disoccupazione per quanti rimasero, incapaci di pagare elettricità, acqua e riscaldamento. Ora, sempre la municipalità di Fatih è determinata ad abbattere le nostre case,  nonostante noi siamo in possesso dei documenti ricevuti nel 1983/84, quando le abitazioni provvisorie vennero legalizzate da un'amnistia e registrate. L'insieme di questi eventi, vanno considerati parte di un premeditato processo di rimozione della comunità romani dal centro città. Noi, il popolo Rom di Sulukule, soffriamo la mancanza dei nostri diritti basici come il diritto di proprietà, quello di avere un lavoro decente, quello dell'accesso all'acqua potabile e all'elettricità.

Il numero delle case che andranno demolite è di circa 571, per un totale di 8.000 mq. Siamo venuti a conoscenza dai giornali e dalla TV che il comune ha un piano di sviluppo e rivalutazione del quartiere. Richiediamo quindi un incontro col sindaco, Mustafa Demir. Ci fu un incontro a novembre 2005, a cui presero parte 17 di noi. Allora erano proprietari in 251 e 320 gli inquilini. Il sindaco disse che le case del quartiere sarebbero state demolite e che l'area era stata definito di rinnovo urbano. Offrì nuovi alloggi agli inquilini, senza però andare oltre la solita "lotteria" delle abitazioni pubbliche in Turchia. Gli alloggi erano situati a Tasoluk, a circa 2 ore e mezza dalla città più vicina, Gaziosmanpasa. Le case sarebbero state costruite dall'Assessorato alle Case Popolari, meglio noto come TOKI. D'altra parte, non v'è certezza su quale sarà il costo delle nuove case e di conseguenza, se saremo in grado di pagare l'affitto. Ed ancora, i lavori che svolgevano gli abitanti di Sulukule non si potranno più  svolgere nelle nuove case aumentando il rischio di pagamenti insoluti. Il sindaco ha offerto due opzioni:

  1. comperare il loro terreno con un ammontare incerto per metro quadro;

  2. che le case siano pagate in 15 anni, deducendone il valore del terreno.

Il nostro problema è l'incertezza della situazione.  Non esiste un progetto concreto sulle somme che ci verranno offerte per le nostre terre, e quindi non siamo in grado di decidere. Abbiamo perciò chiesto al sindaco di costruire noi le nostre case e di disegnare un progetto comune, ma la nostra proposta è stata rifiutata..

 In seguito il comune a luglio 2006 mandò inviti individuali per illustrare la situazione di cui ho accennato sopra. I loro argomenti si basano sulla decisione del Consiglio dei Ministri, che chiede di determinare le aree soggette a rinnovamento urbano, con la legge 5366. Hanno dichiarato che entro la fine di agosto 2006 riceveremo le ordinanze di abbattimento. Finora, a nessuno nel quartiere è giunto niente, e tutti sono preoccupati perchè non ci sono proposte concrete di rilocazione, e nel contempo a Istambul ci sono state demolizioni nei quartieri rom di  Kucukbakkalkoy e Yahya Kemal. Anche lì le case demolite erano registrate a norma e non sono state offerte soluzioni di rilocazione degli abitanti.

Noi, abitanti Rom di Sulukule, non vogliamo lasciare le nostre case. Nel 1960 alcuni abitanti di Sulukule furono obbligati a trasferirsi a Gaziosmanpasa, dove c'è oggi una comunità Rom minacciata a sua volta di sgombero e demolizione da parte del comune. Perciò la migrazione forzata non è la soluzione per i progetti di rinnovamento urbano. Non vogliamo essere evacuati in nuovi appartamenti, ma continuare a vivere con i nostri strumenti, danze, musiche, dove i nostri antenati  si stabilirono un migliaio di anni fa. Non vogliamo essere esclusi dalla comunità cittadina, né essere obbligati a migrare dalle nostre terre. Richiediamo aiuto alle associazioni e ai singoli perché appoggino la nostra lotta contro la migrazione forzata. Invitiamo perciò avvocati e giornalisti a venire a Sulukule e rendersi conto di come viviamo.

Saremo grati alle organizzazioni europee o di altri paesi che chiedano informazioni sulla situazione di Sulukule alle ambasciate e ai consolati turchi. Apprezzeremo le vostre lettere di appoggio alla nostra comunità, per non farci sentire soli.

Sulukule Romani Culture Solidarity and Development Association
President
Sukru Punduk

Articoli precedenti:

 
Di Daniele (del 06/09/2006 @ 12:34:35, in casa, visitato 2053 volte)

Di Massimiliano Goattin

A Venezia le Biennali non finiscono più: quest'anno, infatti, c'è anche la 'Biennale Zingara di Architettura' organizzata dal giornalista e documentarista Manfred Manera, nominato ambasciatore culturale dall'Imperatore degli zingari di Romania nel 2001. Si tratta naturalmente di una mostra non ufficiale, che si terrà a Venezia, ai Granai della Serenissima nell'isola della Giudecca: un ampio reportage con foto, documentari e oggetti riguardanti l'architettura e l'arte tessile delle popolazioni Rom, che verrà inaugurata giovedì 7 settembre alle 19, e si potrà visitare fino al 21 settembre nel prestigioso spazio dell'Hotel Cipriani in Riva delle Zitelle.

'È il frutto di dieci anni di viaggi in Romania, Bulgaria e Moldova - anticipa Manera -. Con il prossimo allargamento a Est dell'Europa entreranno a far parte dell'Unione

 
Di Fabrizio (del 08/09/2006 @ 11:13:28, in casa, visitato 1383 volte)
Sradicamento delle bidonvilles, che fare?

In Les Rroms et les autorités - da: Les Rroms acteurs

Innanzitutto, teniamo a precisare che il problema delle bidonvilles non è specificamente rrom. È legato alla precarietà estrema di alcuni strati sociali. È vero tuttavia, che l'over-presentazione dei Rroms nelle bidonvilles create attorno alle grandi agglomerazioni in Francia, spinge alcuni a fare un legame diretto Rroms=bidonvilles. Per spiegare l'opposto, basta ricordare alcuni fatti:

  • Nelle bidonvilles d'oggi, si trovano non soltanto Rroms, ma anche dei Rumeni, dei Moldavi, dei Bulgari... l'elenco è lungo

  • Fra i Rroms che vivono in Francia, solo una minoranza trascurabile (al massimo l'1%) è relegata a tale marginalizzazione. Diciamo apposta "relegati"! La loro "più grande visibilità" per il pubblico è il corollario della miopia, più o meno cosciente, più o meno volontaria, e nella maggior parte dei casi creata dall'informazione molto parziale, allo stesso tempo sui Rroms appaiati al fenomeno delle bidonvilles. In questo blog, proviamo ad attenuare l'insufficiente informazione, in particolare nel primo messaggio, che riassume ciò che sono e che non sono Rroms.

Veniamo ora al problema delle bidonvilles ed al suo trattamento dai poteri pubblici, o piuttosto al suo non trattamento:

Il Consiglio regionale dell'Île de France ha in bilancio un milione (1.000.000) di euro destinato all'estirpazione degli bidonvilles. Quando è stato votato il bilancio, numerosi sono stati coloro che hanno criticato la parola "estirpazione". Le associazioni rroms non facevano parte di questi, giudicando che l'esistenza di bidonvilles è effettivamente una peste, IN PRIMO LUOGO PER QUELLI CHE SONO OBBLIGATI A VIVERVI. Un'altra critica riguardava l'importo destinato a quest'azione. Effettivamente, non è sufficiente, ma è un inizio.

Questo milione di euro è sempre a disposizione dei municipi che organizzano progetti di rialloggiamento per gli abitanti delle bidonvilles. Siamo in settembre, ed a nostra conoscenza, solo la città di Bagnolet ha depositato una domanda di finanziamento di tale progetto al Consiglio regionale. Allora, nasce una precisazione molto semplice, o stupida:

PERCHÉ NESSUNO VUOLE USARE QUESTO DENARO PER RISOLVERE IL PROBLEMA NELLA SUA MUNICIPALITA'?

Questo è senza scordare la non applicazione della legge per quanto riguarda le famose "aree d'accoglienza" per la gens du voyage.

Le espulsioni si moltiplicano. L'ultima è quella intervenuta a Montreuil, città vicina di Bagnolet, con un sindaco che condivide le stesse convinzioni che il sindaco di Bagnolet. Parleremo di questa espulsione nei giorni che seguono, e posteremo qui lo scambio di corrispondenza con il sig. Brard, sindaco di Montreuil, quando aveva espulso queste stesse famiglie un anno fa. Per non lasciarvi senza nulla nel frattempo, segnaliamo fin d'ora che il sig. Brard, deputato sindaco apparentato comunista li aveva reinviati al suo amico il sig. Jean Tiberi per risolvere il problema.

 
Di Fabrizio (del 19/09/2006 @ 10:00:06, in casa, visitato 1317 volte)

11-09-06

Secondo le analisi, sono oltre 80.000 i Rom che vivono nelle bidonvilles della Repubblica Ceca. Ci sono dal 1990 oltre 300 ghetti dove vivono l'80% dei Rom e il loro numero sta ancora crescendo. Posti con alti concentramenti di Rom, accompagnati da condizioni abitative insalubri e dove la disoccupazione spesso raggiunge il 90-100%. [...] Esiste un movimento progressivo di Rom che convergono in questi quartieri, attirati dai bassi costi di affitto, mentre altri vi arrivano in seguito a sgomberi forzati, che sono stati stigmatizzati dal Consiglio per gli Affari della Comunità Rom. "Questo trend dev'essere fermato con un emendamento che definisca chiaramente le responsabilità dei comuni. Detto emendamento deve andare incontro agli abitanti ed eliminare la creazione e l'allargamento della marginalità sociale," dice Jana Horváthová per il Consiglio per gli Affari della Comunità Rom.
Source: deníky Bohemia

E' passata appena una settimana dall'insediamento del nuovo governo. Tuttavia, sul tavolo c'è già un problema caldo: iniziare da subito ad affrontare le tematiche Rom. Il Consiglio per gli Affari della Comunità Rom chiede di fare passi per risolvere la situazione di quanti sono socialmente esclusi: "La situazione è allarmante," afferma Jana Horváthová. "Chiediamo al governo di agire per cancellare le aree di esclusione dalla mappa della Repubblica Ceca," risponde il Consiglio alle richieste del Ministero per il Lavoro e gli Affari Sociali, [...]
Source: www.aktualne.cz

 
Di Fabrizio (del 23/09/2006 @ 11:03:21, in casa, visitato 1507 volte)

Tutti in Francia e in molte altre nazioni europee, ricordano l'ondata di calore dell'estate 2003. Nonostante la Francia abbia un sistema sanitario onnicomprensivo ed efficiente, l'ondata di calore si concluse con la morte di diverse migliaia di persone in poche settimane, soprattutto anziani soli che avevano perso i contatti con i loro familiari.

Questa tragedia ha mostrato il pericolo e la fragilità della odierna società eccessivamente individualistica, contrapposta al modo di vita delle comunità Rom, che si basano su valori totalmente differenti.

Proprio per i forti legami nella comunità, non si sono registrati morti tra di loro per il caldo. Su larga scala, i Rom europei hanno preservato la loro forte relazioni di legame. Bambini, adolescenti, genitori e nonni vivono assieme o comunque a stretto contatto. Il significato della parola "famiglia" torna indietro a tutto il nucleo familiare, estendendolo a livello comunitario (vitsa).

L'appartenenza a un gruppo, porta ad essere solidali, al mutuo aiuto e alla condivisione delle responsabilità, un concetto riassunto nella parola "phralipe" (fratellanza). Il loro modo di vita comunitario porta protezione, sicurezza, controllo e direzione. Rende anche più facile il passaggio delle tradizioni e dei valori culturali da una generazione all'altra.

Al giorno d'oggi, la nostra società moderna ed individualistica fornisce stanze piccole per la vita comunitaria. Ma è un modo di vita che spesso porta a tensioni con la società maggioritaria. Molti pregiudizi contro i Rom nascono da una visione negativa di questo tipo di vita comunitario. Si dicono centinaia le carovane "zingare" in circolazione, mentre invece sono molte di meno. I media europei scrivono di una migrazione massiva di orde di Rom dall'Europa centrale ed orientale, ma nella pratica il loro numero è insignificante. Il modo comunitario di vita Rom comporta conseguenze per l'intera comunità: ad esempio, è inconcepibile che la polizia svegli tutti i vicini per arrestare un individuo accusati di crimine, Quando l'arresto riguarda i Rom, la polizia non ha alcuna esitazione nel coinvolgere tutta la comunità, compresi vecchi e bambini, a volte distruggendo le proprietà (caravans, case, ecc.) di chi non è coinvolto in questa storia. Sembra che i Rom - a causa del loro stile di vita - siano percepiti come un tutt'uno.

Il Consiglio d'Europa ed altri attori giocano una specie di partita doppia: da un lato lavorano per desegregare i Rom a scuola e toglierli dai loro insediamenti-ghetto, ma nel contempo devono farlo rispettando la tradizione Rom, che li tiene assieme. Ci sono Rom che preferiscono vivere in condizioni disagevoli, piuttosto che dividere il gruppo parentale. Capita che rifiutino l'appartamento in case popolari, se questo significasse vivere in blocchi differenti. Qualche anno fa a Skopje, l'UNHCR ebbe grosse difficoltà nel convincere le famiglie Rom, che da cinque anni vivevano in un campo, a trasferirsi in confortevoli case private, perché questo avrebbe significato separarsi. E' importante comprendere le ragioni di decisioni apparentemente senza senso, senza finire negli stereotipi. Come tutti, i Rom non amano vivere nello sporco o nella povertà, solo che difendono il loro tradizionale stile di vita comunitario.

Ignorare questi modelli di cultura Rom, porterebbe a concludere che i Rom sono disperati e vogliono vivere nello squallore.

[...]

Michael Guet

Head of the Council of Europe Roma and Travellers Division

Da: Roma_Francais

 
Di Fabrizio (del 15/10/2006 @ 10:16:34, in casa, visitato 1466 volte)

Sparirà tra due anni il blocco di case al margine di Letanovce, vicino a Spisska Nova Ves - Slovacchia orientale e quartiere simbolo della povertà dei Rom slovacchi. I suo abitanti verranno spostati in nuove abitazioni ha dettio il sindaco Peter Kacvinsky.

Il comune con l'aiuto della Unione Europea sta costruendo 24 case con 96 appartamenti per i circa 700 abitanti del quartiere.

Ogni appartamento sarà di 60 mq con acqua potabile e impianto elettrico. Per il riscaldamento si ricorrerà alla legna.

I Rom otterranno l'appartamento contribuendo al 20% del suo valore. In molti vanno spesso al cantiere, ma Ladislav Mirga, direttore dei lavori, si lamenta per la mancanza di muratori esperti.

Il progetto è stato accompagnato da problemi dall'inizio poiché la gente dai comuni vicini non desiderava i Rom di Letanovce come vicini. Hanno anche scritto una petizione e da quando sono iniziati i lavori sono arrivate anche lettere minacciose al sindaco e a parecchia altra gente. Ora i problemi sono cessati e il progetto continua, dice Kacvinsky.

L'allora presidente della Cecoslovacchia, Vaclav Havel, nel 1990 visitò l'insediamento di Letanovce, definendolo una vergogna per tutta la nazione.

Secondo le stime, sono 400.000 i Rom tra i cinque milioni della Slovacchia. Le loro condizioni di vita sono al limite nella Slovacchia orientale.

 

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