Rom e Sinti da tutto il mondo

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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 29/07/2013 @ 09:01:14, in casa, visitato 1502 volte)

Nicola Negrin - Il Giornale di Vicenza 26-7-13

L'APPELLO. Replica all'assessore Sala sul progetto per l'area Cricoli. Il presidente dell'associazione rom-sinti annuncia l'appoggio al sindaco e chiede di essere coinvolto "Prima di sistemare il campo serve un confronto"

VICENZA. "Ora basta, vogliamo partecipare anche noi alle decisioni che ci riguardano". Il messaggio è chiaro. Il mittente è Davide Casadio, presidente dell'associazione sinti italiani e vicepresidente della Federazione rom sinti insieme. Il destinatario è il Comune e l'oggetto della missiva è ormai noto: la riqualificazione del campo nomadi di viale Cricoli.

"PAROLA A NOI". Non sono passate nemmeno 48 ore da quando Isabella Sala ha assicurato che l'intervento "sarà eseguito al massimo entro un anno". Eppure Casadio frena l'assessore alla comunità e alle famiglie. "Prima di prendere qualsiasi scelta - ammette - dobbiamo essere coinvolti. Se si vuole fare qualcosa in nome dell'integrazione bisogna deciderlo assieme".

"ABBIAMO VOTATO VARIATI". Il presidente dell'associazione sinti italiani parte da una premessa. O meglio, da un precedente. "Quando Achille Variati ha lanciato la sua ricandidatura - commenta - siamo stati invitati a partecipare dall'allora assessore Giovanni Giuliari. Abbiamo accettato e abbiamo anche votato il sindaco alle elezioni di fine maggio. Per questo motivo crediamo che l'amministrazione comunale debba ascoltarci".

TAVOLO TECNICO. Rom e sinti si dicono pronti a collaborare. "Anzi - continua Davide Casadio - nei prossimi giorni chiederò un incontro con il prefetto, il sindaco e gli assessori. Ci sono numerosi sinti nel Vicentino e il Comune capoluogo deve attivare delle strategie di inclusione". Quelle che ha messo in piedi da qualche anno l'Amministrazione. E lo dimostra la volontà di proseguire con il progetto di riqualificazione del campo di viale Cricoli. "Tuttavia - fa sapere il presidente - senza un vero dialogo non si va da nessuna parte".

 
Di Fabrizio (del 23/07/2013 @ 09:06:08, in casa, visitato 1520 volte)

19-07-2013 di Angela Sannai

ROMA - Energia pulita e a basso costo per rom e sinti, che oggi si trovano di fronte a bollette da 6-700 euro al mese, troppi per le loro tasche. Il Comune di Bologna vuole riconvertire l'energia nei campi nomadi, magari coi pannelli fotovoltaici. Lo annuncia questa mattina in question time l'assessore al Welfare, Amelia Frascaroli, rispondendo a una domanda della consigliera della Lega Nord, Lucia Borgonzoni, che accusa l'amministrazione "di aver elargito somme pubbliche", ai nomadi, "continuando in tale politica di donazione con poche speranze di riavere quanto anticipato".

Il fatto è, precisa l'assessore, che tutte e tre le aree sosta del Comune sono alimentate con energia elettrica che viene usata per ogni cosa, dal riscaldamento durante l'inverno, alle piastre per cucinare fino agli scaldabagno, e quindi alle famiglie arrivano bollette da 6-700 euro mediamente, una spesa alla quale non possono fare fronte. "La prima cosa da fare, quindi, sarebbe mettere le persone in condizioni di non pagare somme che incidono così tanto sulla loro spesa mensile". Ed è per questo che "stiamo perseguendo l'idea di una riconversione energetica delle aree sosta che ricondurrebbe i costi a delle cifre sostenibili anche per chi ha un'economia famigliare di reddito medio-basso o basso". Detto questo, "credo si debba andare sempre più verso una responsabilizzazione o quantomeno una responsabilità condivisa nei confronti di queste persone".

Quanto ai kosovari di via della Canapa, gli stessi che lunedì scorso hanno fatto irruzione in Consiglio comunale, e sui quali Borgonzoni chiede chiarimenti, l'assessore comunica che negli anni hanno accumulato morosità per 59.000 euro. Rispetto poi ad eventuali aiuti, "invece voglio ribadire che l'aiuto è stato già ampiamente dato in questi anni", sottolinea Frascaroli suscitando l'entusiasmo della leghista. "E' evidente- prosegue l'assessore- che le situazioni sono già ampiamente conosciute, quindi non hanno bisogno di essere conosciute adesso".

Poi, se nel momento dello sfratto, dell'allontanamento delle persone dagli stabili di via della Canapa, "si verificassero situazioni di particolare fragilità, soprattutto dove ci sono minori, è evidente che prenderemo misure di protezione". Ma questo "non significa che andiamo a mettere in atto chi sa quale sostegni, ché appunto credo che siano stati già tutti giocati".

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia Dire» e l'indirizzo «www.dire.it»

 
Di Fabrizio (del 16/07/2013 @ 09:06:27, in casa, visitato 805 volte)

ZaLab 12 Luglio 2013
I campi attrezzati sono paradossalmente peggio degli accampamenti informali, afferma Remi. perché sono lontani da tutto: scuole, servizi, abitazioni. Sono veri e propri ghetti. e costano. La macchina dell'assistenza dà lavoro a migliaia di italiani, muove tanti soldi. Ecco perché nessuno prova davvero a risolvere l'"emergenza" abitativa dei Rom. #italianslum

 
Di Fabrizio (del 14/07/2013 @ 09:09:38, in casa, visitato 1051 volte)
    Ostia - Riceviamo e pubblichiamo da Paula de Jesus, urbanista del Laboratorio urbanistico del municipio X: "I campi nomadi costituiscono quella che è definita l''urbanistica del disprezzo', che impiega aree prive di valore e che presto diventano nuovi luoghi di emarginazione. Gestire l'emergenza abitativa è una cosa, gestire i nomadi un'altra"



"Grazie al Pd dell'attuale X Municipio si apre un nuovo capitolo dell'emergenza abitativa a Roma: l'edilizia per i Rom. In poche parole, casa e lavoro diventano i due elementi base per risolvere un annoso problema sociale e di integrazione, ingigantito dalle scelte sbagliate della sinistra e affrontato con inutili e costosi sgomberi da parte della destra. Così, dopo il fallimento di Alemanno con i campi Rom, si parla in questi giorni di trovare aree "per realizzare villaggi temporanei", cioè campi Rom che poi diventano definitivi, e si portano avanti 'soluzioni alternative'. Come i programmi di autocostruzione: dare ai Rom case e cascine da ristrutturare. Il pretesto è la sistemazione di poche decine di famiglie insediatesi nella modesta pineta delle Acque Rosse ad Ostia, minacciate da una serie di microincendi estivi. Una pineta, quella delle Acque Rosse, da sempre sede di insediamenti abusivi e non solo Rom. La decisione politica è quella di Emanuela Droghei (Pd), Assessore alle Politiche Sociali del X Municipio e moglie del capogruppo Pd in Campidoglio, Francesco D'Ausilio. Inquietante la sua dichiarazione: "opereremo in tempi strettissimi".

La Droghei non solo ignora problemi urbanistici, igienico-sanitari e legati al turismo, ma ancor peggio ignora realtà locali come quella della Caritas che, sponsorizzata da SeL, Pd e in collaborazione con la facoltà di architettura di Roma Tre, sta portando avanti per i Rom un progetto di autocostruzione e di formazione professionale ad Acilia. Eppure. non più di un anno fa l'attuale capogruppo Pd del X Municipio, Giuseppe Sesa, in qualità di 'esperto' Pd per le politiche sociali sosteneva: "Non c'è alcuna volontà di risolvere il problema dell'emarginazione alla radice", contestando le scelte di Alemanno. Oggi, al governo del Municipio, Sesa dimentica quello che aveva detto: il problema dell'emarginazione rimane e la Droghei si adopera per consumare ulteriore suolo. Non ci sono strumenti urbanistici che contemplino la bizzarra soluzione della Droghei del 'villaggio temporaneo' a meno che la Droghei non voglia risolvere in forma illegittima il problema realizzando il solito ghetto moderno con cui si accompagna in Italia la figura del Rom, del Sinto o del Camminante.

Premesso che un censimento vero e proprio non c'è e che dunque il dimensionamento del 'villaggio temporaneo' è fittizio, premesso che i progetti di autocostruzione in Italia sono pochissimi, come si fa a pensare a campi Rom o 'villaggi temporanei' nel X Municipio, destinato, a detta di tutti, allo sviluppo del turismo e al recupero urbanistico del territorio? Non è solo colpa del Pd e della poco illuminata Droghei, ma anche del neo assessore all'Urbanistica del X municipio, Giacomina Di Salvo, che evidentemente non ha suggerito alla collega Droghei che i campi nomadi non possono ricadere né in zone residenziali né vengono considerati insediamenti abitativi, ma rientrano nella categoria (ormai di accezione comune) di "area per allestimenti pubblici sovracomunali". In altre parole, i campi nomadi costituiscono quella che è definita l'urbanistica del disprezzo, che impiega aree prive di valore e che presto diventano nuovi luoghi di emarginazione. Gestire l'emergenza abitativa è una cosa, gestire i nomadi un'altra. La prima è una pianificazione urbanistica ed edilizia, la seconda una pianificazione sociale che deve comprendere servizi, assistenza e politiche di integrazione, quelle vere. Reperire "un'area pubblica nella quale poter montare unità abitative per una ventina di nuclei familiari", come sostiene invece la Droghei, è solo il parto di chi ignora e che non conoscendo le regole ordinarie per gestire un problema si inventa regole straordinarie che ti sbattono in prima pagina". Paula de Jesus per LabUr".

Autore: redazione

 
Di Fabrizio (del 12/07/2013 @ 09:02:52, in casa, visitato 1238 volte)

Non risolverà tutti i problemi, ma è una "pezza" semplice e pratica... quindi nessuno ne approfitterà! Ma se qualche Rom o qualche Sinto volesse tentarci...

Problema di spopolamento? Alcuni Comuni lo risolvono così - Scritto da Angela Iannone | Yahoo! Finanza - lun 8 lug 2013 17:50 CEST

L'unica cosa "buona" della crisi è il livello di inventiva e creatività che si attiva nelle persone, pronte a fare di necessità virtù per risolvere ogni problema.
L'inventiva viene soprattutto dai piccoli borghi italiani che, soffocati dalla morsa del Patto di Stabilità, dalle ristrettezze economiche e dalle poche risorse sul territorio, hanno dato libero sfogo alla fantasia.

Una delle ultime iniziative anti-crisi, non soltanto economica, viene da Sadali, piccolo paese dell'entroterra sardo: qui il sindaco del Comune, per contrastare il fenomeno dello spopolamento - e quindi per risolvere un problema di erario - si è inventato un interessante progetto.
Alle giovani coppie che decideranno di andare a vivere in maniera stabile in questo borgo di poco più di 900 anime in provincia di Cagliari, l'amministrazione comunale darà un buono spesa mensile di 200 euro, per due anni. Ad una condizione: il paese di provenienza deve avere più di 3mila abitanti, altrimenti, come un cane che si morde la coda, si popola un centro ma se ne svuota un altro.
Il progetto del sindaco Romina Mura è iniziato verso la fine del 2010 e ad oggi la popolazione è aumentata da 928 a 958 abitanti, non una cosa da poco "per un paese che si è spopolato ininterrottamente dagli anni ’60 in poi" spiega il primo cittadino. Anzi, un successo: trenta persone in più "equivalgono più o meno a un incremento del tre per cento".

Il bonus mensile è un toccasana sia per il problema abitativo di Sadali sia per l'economia locale: la quota elargita infatti può essere spesa esclusivamente nel territorio comunale, un meccanismo semplice per far girare l'economia. Non solo: i nuovi abitanti, per lo più giovani coppie sposate, con esperienze professionali che vanno dall’artigianato all’agricoltura, stanno rivitalizzando il territorio anche dal punto di vista culturale e pratico, riappropriandosi di orti abbandonati e dando il via a nuove forme di agricoltura e di consumo responsabile e biologico.

Sadali non è l'unico Comune ad adottare un particolare stratagemma per combattere lo spopolamento. A San Giovanni d’Asso, un borgo di 900 abitanti in provincia di Siena, l’amministrazione comunale nel 2011 dava un contributo di 300 euro, da investire nell'affitto di un appartamento, a tutti quelli che decidevano di prendere la residenza lì. Da allora, però, l'esperimento pilota non è stato però rinnovato, sia per una questione economica "non l’abbiamo rinnovato per mancanza di fondi", ammette il sindaco, sia perché le famiglie che fanno domanda di trasferimento chiedono anche un lavoro, un'occupazione. Perché la casa è tanto, sì, ma non è tutto.

"Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita", recita un antico proverbio cinese. Così, se qualche Comune garantisce un tetto, altri preferiscono dare un'occupazione che renda i neo abitanti autonomi. Succede a Quiliano, in provincia di Savona, dove il sindaco ha deciso di affidare in concessione gratuita alcuni terreni da coltivare. La selezione avviene attraverso un bando pubblico e il vincitore ha il compito di curare - a tempo indeterminato - la raccolta dei frutti e fare manutenzione.

 
Di Fabrizio (del 09/07/2013 @ 09:02:28, in casa, visitato 1395 volte)

Campi sì, campi no, e se no: come superarli?

Che tutti dicano di volerli superare, manco fossero novelli Vettel o Alonso, non ci piove (riponete le gomme da bagnato), ma se ne sente parlare da oltre 10 anni, e gli unici risultati in tal senso vengono da quei Rom e Sinti che la casa l'han trovata per conto proprio, infischiandosene delle politiche pubbliche. E si sarebbe potuto ottenere molto di più, se in Italia si fosse legiferato a favore delle micro-aree, o per permettere (dietro adeguati controlli, ma parlare di controlli in questo paese è un sogno) il potersi installare in soluzione familiare su terreno di proprietà.

Italia: non poteva succedere altrimenti in questi paese, che una soluzione provvisoria diventasse di fatto definitiva. Così col tempo, i campi sosta non sono diventati soltanto ghetti fisici e mentali, ma anche argomento su cui costruire clientele economiche e dibattiti politici surreali, ma indispensabili.

Prendo ad esempio le cronache recenti che arrivano da Roma (e Milano non è meglio):

  • dopo che il precedente sindaco aveva promesso di smantellare i campi nomadi, è stata adottata la "soluzione" di rifarli (ancora più grandi) ma fuori dal Grande Raccordo Anulare, scaricando la patata bollente dalla periferia alla periferia estrema. Immagino la gioia di chi debba abitare in questi LAGER in mezzo al nulla.
  • Cambio di giunta e anche il nuovo sindaco promette di intervenire: "Campi attrezzati dove vivere in dignità", le sue parole.
  • Poco dopo la sua elezione, nei campi approntati dalla giunta precedente scoppiano incendi, probabilmente c'è dietro un racket ma nessuno porta le prove, e i Rom iniziano a scappare verso i vecchi insediamenti.
  • Pronta la reazione dei trombati della giunta precedente: "Non vorremmo che chi crea disordini si sentisse tutelato dalle politiche attese dalla nuova amministrazione" dice Sveva Belviso. Risponde a stretto giro di posta la controparte politica: "Quanto si sta verificando in queste ore non è che l'effetto della politica di concentramento adottata dalla giunta in questi anni che ha prodotto la convivenza forzata delle diverse comunità all'interno dei campi nomadi", Gianluca Peciola, capogruppo SEL in Campidoglio.

Intanto, dopo Veltroni, Rutelli, Alemanno (e Marino, poer nanu, appena arrivato), i campi ci sono sempre, e sono sempre meno abitabili. Sembra quasi che tutti parlino solo a favore delle proprie orecchie.

Ma, contemporaneamente, leggo che riemerge una querelle nata con l'amministrazione Alemanno: I carabinieri al Comune "Troppi finti poveri nel campo nomadi" Rom nei moduli abitativi per indigenti che possiedono invece auto come Ferrari, Porsche, Mercedes, dove la giusta indignazione contro questi sfruttatori non cambia di una virgola quanto si scriveva l'anno scorso, tranne per il collegare quel fatto agli incendi di giugno e luglio. Se così fosse, la polizia a questo punto dovrebbe avere i colpevoli quasi in pugno, e non si capisce perché Sveva Belviso insista a scaricare le responsabilità su una giunta appena insediata.

Mi sia permessa un'altra considerazione: lo "scandalo" emerse l'anno scorso. Come mai non è cambiato niente? Inoltre: quanti sono, dove sono, questi Rom in Ferrari? O sono una leggenda metropolitana? Altra domanda che spontanea sorge: Rom poveri, ne esistono? (AZZARDO UNA RISPOSTA DIPLOMATICA: non sarà che ne esistono sia di poveri che di ricchi, sia di onesti che di mariuoli, come è NORMALE CHE SIA?)  Il bravo lettore democratico avrebbe bisogno di più dati e meno slogan, altrimenti potrebbe persino pensare che una minoranza di truffatori tra l'1 per mille della popolazione, rappresentino un tale problema di ORDINE PUBBLICO, da far passare in secondo piano il problema POLITICO: in Italia le case ci sono sì o no? In parole povere, l'altra faccia della medaglia della mia domanda iniziale.

A questo dovrebbe rispondere la politica, ma non solo ai Rom e ai Sinti, ma a tutti i cittadini. Invece, le soluzioni e le analisi tocca andare a cercarle da un'altra parte:

Intervista su ZaLab a Paolo Berdini (grazie a Ignazio Marino per la segnalazione)

    Per l'urbanista Berdini dobbiamo guardare oltreoceano, dove l'amministrazione Obama sta recuperando vecchi edifici in disuso. Basta investimenti a pioggia e colate di cemento, piuttosto recupero mirato della prima e seconda periferia storica. #italianslum
 
Di Fabrizio (del 03/07/2013 @ 09:00:20, in casa, visitato 2721 volte)

Articolo di Giornalettismo lungo e documentato ma, a mio giudizio, incompleto. Per chi resiste, a fine lettura ho aggiunto alcune note personali.

di Maghdi Abo Abia - 25/06/2013 - Il Carroccio attacca il sindaco Pisapia fin dalla sua elezione sostenendo come spenda le risorse destinate ai milanesi per dare case ai nomadi dimenticando come nel 2008 nacque un progetto Rom con soldi stanziati dal piano nomadi Berlusconi/Maroni e che vengono usati ancora oggi

Milano nel 2015 ospiterà l'Expo. Eppure la città non appare preparata al nuovo appuntamento, ed anzi dopo l'ipotesi ventilata da Giuliano Pisapia di non ricandidarsi alla guida della città nelle elezioni del 2016 la città appare sempre più abbandonata al suo destino, vittima di problemi di varia natura.



L'EMERGENZA ROM - La popolazione, ubriacata di rivoluzione gentile e scottata dalla gestione Moratti, nei primi due di mandato si è scoperta disillusa e scottata da una serie di provvedimenti, dall'aumento del biglietto Atm all'introduzione di Area C che hanno minato nel profondo l'autorità della Giunta. A complicare le cose, per i vincitori di centro-sinistra, le bordate dell'opposizione intenzionata a sottolineare i problemi della città possibilmente attribuendo responsabilità specifiche al sindaco ed alla sua squadra. Parliamo ad esempio dell'"emergenza", per usare un termine caro alla Lega Nord, Rom.

LA CONDANNA PER ZINGAROPOLI - Torniamo indietro nel tempo e più precisamente alla primavera del 2011, ovvero quando la campagna elettorale era al suo picco massimo e gli sfidanti, Letizia Moratti per il Pdl ed appunto l'avvocato Giuliano Pisapia, si combattevano senza esclusione di colpi. Ad un certo punto in città apparvero dei manifesti targati Popolo della Libertà e Lega Nord nel quale si diceva che con la vittoria dell'avvocato, Milano si sarebbe trasformata in una "zingaropoli". Come ci spiega l'Asgi per questa definizione Pdl e Lega Nord nel 2012 sono state condannate perché, secondo il giudice del Tribunale di Milano Orietta Miccichè la definizione era connotata da una "valenza gravemente offensiva e umiliante di tale espressione che ha l'effetto non solo di violare la dignità dei gruppi etnici sinti e rom, ma altresì di favorire un clima intimidatorio e ostile nei loro confronti".



L'ALLARME DI ENRICO SALERANI - Quindi secondo il giudice questa definizione rappresenta una molestia a sfondo razziale, vietata dall'articolo 3 del decreto legislativo 215 / 2003 per via della sua intenzione di scatenare un clima intimidatorio nei confronti di particolari etnie. Peraltro durante quella campagna elettorale era presente a Milano il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa Thomas Hammarberg il quale si definì scioccato dai manifesti affermando come questi incidessero sui diritti delle popolazioni rom e sinti e sulla possibilità d'integrazione. Eppure, nonostante la condanna e l'obbligo di pubblicazione della sentenza sul Corriere della Sera, la Lega Nord ha proseguito nella sua battaglia anti-rom il cui ultimo capitolo è stato raccolto da Il Giornale che ha ripreso la voce di Enrico Salerani, capogruppo della Lega Nord in zona 8, zona strategica visto che al suo interno c'è Fiera Milano, City Life, il quartiere sperimentale QT8 e lo stadio di San Siro.

L'OCCUPAZIONE DEI CAPANNONI DI VIA MONTEFELTRO - Salerani scrisse anche sul portale Partecipami lo scorso 29 aprile, spiegando che in via Montefeltro 8 200 zingari hanno occupato una fabbrica abbandonata trasformandola in un campo nomadi abusivo "con quintali di immondizia, baracche fatiscenti, possibile presenza di amianto, macchine e camper di dubbia provenienza, alcune con svariati fori di proiettili, il tutto con molti bambini e minori costretti a vivere in questa situazione di degrado". Secondo Salerani

    E' intollerabile che a Milano nel 2013 vi siano zone franche ove per altro, molti bambini sono costretti a crescere in una situazione non favorevole a garantire loro un futuro dignitoso e sereno.

La richiesta è una sola, ovvero provvedere allo sgombero dell'area interpellando anche l'assessore alla sicurezza. Il sito poi nei giorni scorsi è stato visitato da Matteo Salvini e dall'assessore provinciale alla Sicurezza Stefano Bolognini, autodefinitosi "l'assessore in scooter" per via della sua scelta di rinunciare all'auto blu. Questi, dalle colonne del suo sito, ha spiegato che nonostante manchino due anni ad Expo, è impensabile che esistano realtà come il campo "dove scorrazzano i topi e il puzzo e' incredibile". A quel punto tocca a Matteo Salvini che si rivolge al sindaco, la cui foto compare a fondo del comunicato: "Non sto a cercare colpe ma dico al sindaco: sei il sindaco di tutta Milano, non e' possibile che a Milano ci siano realta' di questo genere".

LA VOCE DI MATTEO SALVINI - Lo ha detto il segretario nazionale della Lega Lombarda Matteo Salvini, che insieme ai consiglieri di zona e all'assessore provinciale alla Sicurezza Stefano Bolognini ha visitato il campo rom di via Montefeltro 8 a Milano. Continua Salvini: "Non ci sono razze buone o cattive. La rabbia non e' mai giustificata, ma ai semafori, in metropolitana, negli appartamenti non trovo bresciani, o valtellinesi, canadesi o australiani a rompere le palle ai cittadini. Se questa gente si mette ai margini, Milano non ha bisogno di questa gente". Perché, secondo l'accusa, la scelta di dieci famiglie di entrare nell'ex stabilimento abbandonato di Galileo Avionica, società del gruppo Finmeccanica, li ha spinti automaticamente ai margini. Sulle colonne del Giornale invece la situazione assume altri contorni. Gli insediamenti sarebbero diventati due con un totale di 400 persone.

"DOBBIAMO TROVARGLI UNA CASA?" - A lanciare l'allarme, come detto, è ancora Salerani. I nomadi sarebbero provenienti dal campo smantellato di via Triboniano, gli stessi -continua il pezzo- che avevano preso i soldi dalla giunta Moratti per tornare in Romania. Ed ora "dopo aver gironzolato" sono tornati e sono entrati in via Montefeltro 8 ed ora qui vivono in 200. Altri 200 sarebbero finiti nel capannone già casa della Italmondo. La colpa? Della sinistra. A spiegarlo è ancora Salerani:

    "Siamo stati poi costretti a votare contro la mozione di allontanamento perché la sinistra vi aveva incluso l'obbligo di trovare per questi individui una situazione abitativa stabile. Ma come? Hanno preso i soldi per andarsene e adesso non solo sono tornati ma gli dobbiamo trovare una casa? Una funzionaria della polizia locale ci ha assicurato che lo sgombero delle due aree È una priorità ma non ci ha potuto assicurare sui tempi"

PATTI DISATTESI - A questo punto facciamo un viaggio indietro nel tempo e vediamo lo sgombero del campo nomadi di Via Triboniano. Ininsubria ci porta la voce dell'ex rappresentante della Lega Nord in Regione Lombardia Davide Boni che aveva spiegato come i Rom, dopo aver ricevuto 15 mila euro a nucleo familiare per tornare in Romania, sono partiti e rientrati. Il Comune nel 2011 -giunta Moratti- ha quindi speso 800 mila euro per mandarli via. Eppure sono qua. A questo punto ecco l'accusa alla giunta di centrosinistra: "L'amministrazione di sinistra che governa il capoluogo ha praticamente rinunciato agli sgomberi e cerca di legalizzare e stabilizzare la presenza dei nomadi a Milano". Cosa non vera visto lo sgombero del campo di via Dione Cassio. Ma c'è di più:

    Ogni patto compiuto nel passato è stato puntualmente disatteso

LE CASE FORNITE DALLA GIUNTA MORATTI - Il Corriere della Sera ci ricorda che il primo maggio 2011 vi fu uno sgombero immediato del campo di Via Triboniano, zona Certosa, in direzione di Rho Fiera. Qualcuno, e segnatamente le opposizioni, definì il progetto uno "sgombero elettorale". Le 102 famiglie che avevano aderito al "patto di legalità" con Palazzo Marino ricevettero aiuti diversi. 55 di loro vennero aiutate attraverso l'Avsi, una Ong alla quale si appoggiò il Comune e ricevettero soldi per tornare in Romania. Vi fu poi l'assegnazione di 20 case Aler, sei case popolari assegnate a famiglie con bambini disabili e due case acquistate con mutuo, mentre vennero registrati altri 20 "affitti assistiti".

LE STRUTTURE CON ARIA CONDIZIONATA - A questo punto sorge una domanda: il centrosinistra è accusato di fornire case ai rom. Eppure questo venne fatto nel 2011 dalla giunta a cui apparteneva anche la Lega Nord. Allora cosa succede? Ma andiamo avanti. Paolo Signorelli ha scritto su Il Giornale d'Italia, testata diretta da Francesco Storace, che la Milano di Pisapia è a misura di zingaro. Perché? Per via dell'aria condizionata prevista nella nuova struttura Rom che aprirà i battenti in periferia. Continua Signorelli:

    Alla faccia della città sicura descritta da Pisapia. Forse gli unici ad essere sicuri, adesso, sono i rom che potranno godere anche di una vigilanza h 24 pronta a proteggerli da qualsiasi attacco nemico. "Nessuno tocchi i gitani", potrebbe essere il cartello affisso fuori il nuovo campo rom. Ma non è affatto finita. Udite udite, per tutta l'estate ci sarà il "cocomero night" dove i nomadi potranno dedicarsi a grasse mangiate di anguria e girare a torso nudo nel quartiere. A spese di chi? Di Palazzo Marino, che domande. E ancora, l' "aperirom", dove gli zingari (prima si chiamavano così) brinderanno alla generosità del sindaco. E garantita sarà la presenza di Vendola.

IL CENTRO DI ACCOGLIENZA - Le "case con aria condizionata" non sono altro che un centro di accoglienza, come spiega Milanotoday, che sorgerà in via Lombroso, sui terreni dove sorgeva il campo della squadra di calcio Ausonia, di proprietà della So.Ge.Mi, la società che gestisce l'Ortomercato. Qui vivranno 150 rom provenienti dai campi di via Dione Cassio, recentemente sgomberato. Il terreno sarà dato in usufrutto gratuito fino all'ottobre 2014 ed il costo per il Comune sarà di 60 mila euro al mese, soldi provenienti dal "Piano Rom" del Governo, istituito con decreto ministeriale il 21 maggio 2008 e cancellato dalla Cassazione il 2 maggio 2013 in quanto l'emergenza paventata nel testo di fatto non esisteva, respingendo così il ricorso del governo, presentato il 15 febbraio 2012 (Governo Monti).



IL PIANO ROM FIRMATO ROBERTO MARONI - Il "piano Rom", come spiega 02 blog riprendendo un post su Facebook del Comune di Milano, venne varato nel 2008 dal governo Berlusconi, in cui Roberto Maroni, ricopriva la carica di ministro dell'Interno. Nel piano si decise che Milano doveva ricevere 13,6 milioni di euro prevedendo che i prefetti diventassero "commissari" per la realizzazione degli interventi. Di questi soldi, 8 milioni vennero spesi per la chiusura del campo di via Triboniano mentre la riqualificazione dei campi di Martirano e di via Chiesa Rossa non si conclusero. E da qui vennero presi i 15 mila euro destinati alle famiglie Rom. Da notare come il piano venne bocciato il 16 novembre 2011 dal Consiglio di Stato con questa motivazione:

    La presenza di Rom non è definibile come emergenza in quanto si tratta di una presenza ordinaria

La nuova Giunta ha sbloccato i fondi restituiti dalla Prefettura al Governo. Parliamo di 5 milioni di euro statali vincolati ad azioni per la gestione della presenza dei Rom. E torniamo ora al centro di Via Lombroso. Qui gli ospiti potranno stare massimo 40 giorni, rinnovabili quattro volte, per un totale di 160 giorni. Le stanze saranno container mentre sono previsti moduli wc e docce in un rapporto 1-10. Il centro sarà sorvegliato dalla Polizia locale 24 ore su 24 mentre le associazioni di settore e la protezione civile si occuperanno di gestire il centro.

AREA ABBANDONATA - La Lega invece voleva qualcosa di diverso. Ancora Matteo Salvini, ripreso da Forlanini Today, per il quale i soldi del piano rom potevano essere spesi : "per esempio con gli sgomberi, mentre Pisapia preferisce regalare spazi, dotati di tutti i comfort, ai nomadi piuttosto che pensare alla sicurezza dei milanesi". Detto che la giunta Moratti ha fornito case Aler, quindi case destinate ai milanesi, e che gli otto milioni spesi per lo sgombero di Triboniano si sono tradotti in una nuova occupazione, forse, e l'ha confermato anche Davide Boni, il meccanismo della cacciata non funziona più. Tanto tornano. Parliamo poi di un'area abbandonata, protetta da un lato dal canile municipale e dall'altro dalla massicciata della ferrovia. Una zona che quindi non disturberà nessuno, come dichiarato da Alberto Albuzza, presidente dell'associazione grossisti ortofrutticoli che, ripreso dall'agenzia Omnimilano, ha detto:

    E' un'area finora abbandonata, lontana dai mercati il cui utilizzo non interferirà certo con le nostre attività

"IL COMUNE INVESTE SOLO PER I NOMADI" - Il Giornale invece parla dell'allarme dei grossisti. Franco Cereda, presidente dell'associazione grossisti piante e fiori ha detto: "Noi aspettiamo da anni interventi di manutenzione ordinaria e non è ancora stata completata la bonifica dell'amianto. E il Comune invece investe soldi per i nomadi". Probabilmente non sa che questi soldi vengono da Roma e che sono stati forniti dal Governo Berlusconi nel 2008. Parlando poi dell'efficacia degli sgomberi, cerchiamo con l'aiuto del Corriere della Sera di ripercorrere la saga del campo di via Rubattino. Questo è stato sgomberato nel 2007, nel 2009, nel 2011 e nel 2012. L'area? Sempre la stessa, quella compresa nell'area ex Cesi di via Caduti di Marcinelle.

QUATTRO SGOMBERI IN CINQUE ANNI - Stefano Pasta della Comunità di Sant'Egidio, dichiarò: "Noi siamo presenti a Rubattino dal 2007: le aree occupate sono sempre le stesse, in particolare sono ben noti gli sgomberi del 2009 e del 2010. Rispetto a quei fatti, ci sono grandi analogie, ma anche grandi differenze". Ovvero nel 2012, rispetto alle altre volte, lo sgombero era stato annunciato mentre in precedenza veniva denunciata "quella violenza verbale che aveva contraddistinto gli interventi precedenti, quando per esempio le baracchine venivano buttate giù anche davanti ai bambini". Veniva inoltre garantita l'integrità familiare: "la giunta riconosce l'unità familiare, che è stata offerta a a tutte le persone del campo, mentre prima i membri di una stessa famiglia venivano divisi in strutture diverse".



UN RIASSUNTO - Ricapitoliamo. La Lega Nord denuncia la presenza di 200 o 400 persone in aree dismesse nella zona Certosa, caratterizzata dalla presenza di capannoni industriali abbandonati. La soluzione sarebbe quella degli sgomberi. Sgomberi che come abbiamo visto nel caso di via Rubattino, non hanno portato a nulla. Anzi, nel 2009 il campo venne "liberato" cinque volte nello stesso giorno. La giunta Pisapia venne incolpata di voler dare una casa ai Rom, ignorando -o tacendo- che i soldi vengono da un piano governativo firmato da Roberto Maroni, oggi segretario della Lega, e che questi denari sono vincolati alla questione Rom. Di fatto non vanno a bilancio del Comune, perché sono di Roma.

FONDI GIA' STANZIATI - Il primo maggio 2011 con una mossa definita dalle opposizioni "elettorale", venne sgomberato il campo di Via Triboniano e la Giunta Moratti assegno' ai Rom case dell'Aler, due mutui, altre sei case popolari e 20 affitti. Chi voleva andare via invece riceveva 15 mila euro, soldi sempre provenienti da Roma. Con la rimanenza bloccata dalla Prefettura e richiesta dalla nuova Giunta, viene creato un campo d'accoglienza temporaneo in una zona abbandonata e la Lega sostiene che il comune pensa ai Rom ignorando i milanesi, dimenticando di dire che si tratta di fondi già stanziati e sopratutto vincolati. E torniamo al punto di partenza. Secondo Salvini servirebbero più sgomberi ma la domanda è una sola: la gente cacciata dal campo, dove va?



24 BARACCOPOLI ABUSIVE A MILANO - Il problema dei campi nomadi in città è evidente. Non ci si puo' avvicinare pena il rischio di ricevere sassate e non si tratta di un'esagerazione ma quanto successo anni fa ad un treno sulla linea Milano Villapizzone - Milano Certosa, fermo in linea e bersagliato di sassi dai residenti. Queste storie riguardano anche aggressioni a volontari, a forze dell'ordine ed a persone che si trovano a passare da quelle parti. Ma la politica dello sgombero fine a sé stessa non porta a nulla. Repubblica ci comunica che l'assessore Granelli non ha voluto rendere pubblica la mappa la mappa delle zone di criticità 2012′ compilata dai vigili. Si sa che i campi autorizzati al momento sono sette e che dal prossimo luglio nei campi ci saranno solo rom italiani e non rumeni, residenti nelle 24 baraccopoli abusive in città. Nel 2003 i campi erano 24 comprensivi di regolari ed abusivi.



PIU' GROM MENO…? - Nel leggere poi il modo in cui è stata definita la questione del centro di Via Lombroso, si capisce che i Rom per qualcuno rappresentano il "cavallo di troia" per attaccare la Giunta attuale. Come dimenticare lo slogan "più Grom meno Rom", sviluppato dalle opposizioni nei giorni della protesta sul divieto di vendita d'asporto di gelati, bevande ed alimenti oltre la mezzanotte e ritirato dopo la rabbia manifestata dalla catena di gelati Grom che non voleva essere associata ad alcuna propaganda politica rifiutando lo slogan? Il sospetto è che una forza politica voglia continuare a picconare la città e la giunta accusandola di delitti che non ha commesso omettendo come i fondi a disposizione vennero stanziati dal governo di centrodestra e che vennero spesi in larga parte per uno sgombero che ha portato ad una nuova occupazione. Del resto via Montefeltro è isolata, protetta da campi abbandonati e dall'autostrada e specie di notte è terra di nessuno, sgombero o non sgombero. Nei dintorni è presente Via Capuana, dove nel 2010 venne arrestata tra le proteste degli abitanti una donna italiana accusata di spaccio di cocaina. A dimostrazione che la città ha bisogno di azioni concrete e non di propaganda. Zingaropoli non si puo' più dire ma certo per qualcuno il termine è ancora tremendamente di moda. (Photocredit Lapresse / Milanotoday/ Google Maps)


Nota: A Milano esistono da anni due specie di giochi a rimpiattino: quello buono e quello cattivo . L'ultimo. lo conoscono in molti: quel meccanismo di infiniti sgomberi che riguardano sempre il solito centinaio di Rom: arrivano i vigili e loro si spostano, i vigili arrivano anche nel nuovo posto e così via finché dopo un po' non si torna alla casella di partenza. Risultato: perdita continua di proprietà private, abbandono scolare e lavorativo, spese a carico dell'intera comunità, senza che ne esca una soluzione duratura.

Ma esiste anche il rimpiattino dei buoni: quelli che hanno trovato casa col piano Maroni. Non sono molti in effetti, con qualcuno di loro ogni tanto scambio due chiacchiere. Perché rimpiattino? Diciamo che si trovano in questa situazione da un anno e mezzo/2 anni: in questo periodo sono stati rimbalzati da una casa, ad una comunità alloggio, a qualche centro di accoglienza privato, senza mai avere una casa che potesse dirsi propria. Insomma, con un tetto sulla testa, ma sempre nomadi.

Perché? Perché il piano Maroni (e gli accordi che ne sono seguiti con comune e prefettura di Milano) prevedevano che comunque la responsabilità di questa politica della casa (ricordiamoci che il piano rischiò di saltare a settembre 2010, quando si trattò di consegnare BEN 25 APPARTAMENTI, come era stabilito) ricadano sul cosiddetto "Terzo settore", che detiene chiavi e contratti delle strutture dove questa gente è ospitata. Che poi sia responsabilità sua o della mancanza di fondi, come sempre la fase B (l'accompagnamento all'autonomia lavorale) non è mai partita. Chi ancora se la cava, campa tuttora di lavori in nero.

Ma da sempre, non solo quando si tratta di Rom, Milano è una città che investe sul cemento, ecco allora perché chi da anni si sporca le mani su questi temi lamenta quanti soldi vadano al Centro d'Emergenza di via Lombroso (Emergenza? a De Corato fischieranno le orecchie!) e quanta miseria sia destinata a scuola e lavoro, le due uniche chiavi per uscire da questa lunghissima impasse.

Aggiungo un altro punto, altrettanto annoso: Tavoli, consulte, associazioni ecc. si arrabattano e si arrabbiano (o semplicemente battono cassa), senza che sia chiaro chi decida cosa E SOPRATTUTTO QUANDO. Ma se, come sempre, la voce di questi sfigatissimi Rom e Sinti non arriva nelle discussioni (al massimo si ode una lontanissima eco), non sarebbero proprio i media a doversi sentire in obbligo di cercare questa gente e raccoglierne la testimonianza?

Che la colpa sia dei Rom, che sia del Comune, che sia delle associazioni... poco mi importa. Ripeto, non è buonismo, è riconoscere che senza di loro non si può elaborare un ragionamento pratico e critico. BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI ma... INDISPENSABILI.

 
Di Fabrizio (del 28/05/2013 @ 09:04:13, in casa, visitato 1242 volte)

foto: la commissione di ieri - AlgheroNotizie

Questa l'idea rappresentata in aula dalle consigliere Lampis e Accardo. Mentre Bernardi ha suggerito l'idea di San Marco, in particolare del capannone della Sardegna Crystal dove i rom potrebbero vivere e lavorare con le loro attività

24/05/2013 16:11:21 ALGHERO -Ieri si sono riunite, in maniera congiunta, le due commissioni presiedute da Giampietro Moro e Valdo Di Nolfo per discutere del campo nomadi, in particolare della sua ubicazione. Presenti anche gli assessori Caula, Riva, Scanu e Canu che ha illustrato la posizione della Giunta.

Dall'amministrazione, come segnalato più volte in maniera critica dall'opposizione, non è giunta una proposta chiara e definitiva, anche se però c'è da dire che dagli interventi dei vari relatori di centrosinistra si è capito quello che è l'indirizzo del governo cittadino: creare dei mini-campi ubicati a ridosso dell'area urbana. Questa l'idea rappresentata in aula dalle consigliere Lampis e Accardo. Mentre Bernardi ha suggerito l'idea di San Marco, in particolare del capannone della Sardegna Crystal dove i rom potrebbero vivere e lavorare con le loro attività.

Come detto il centrodestra ha attaccato la maggioranza per l'assenza di una progettualità chiara e definitiva e soprattutto applicabile anche per i termini di legge. Intanto si vocifera che tra le varie zone individuate dal centrosinistra per fare i campi ci sarebbe la vetreria alla Pietraia, l'area della Scaletta dopo l'ufficio dell'Entrate e Maria Pia. Tutte ipotesi ancora al vaglio. Intanto lo sgombero è slittato ad ottobre.

 
Di Fabrizio (del 15/04/2013 @ 09:09:32, in casa, visitato 1153 volte)

 
Di Fabrizio (del 11/04/2013 @ 09:09:10, in casa, visitato 1157 volte)



Messina: a un anno dal lancio del progetto di autocostruzione di abitazioni per i rom promosso dal Comune, quasi ultimati 10 appartamenti dove abitano complessivamente 70 rom che prima vivevano in un campo fatiscente: costo complessivo solo 150 mila euro.

Chiudere un campo e permettere a rom e sinti di vivere in casa, si può fare: costa anche dieci volte meno di un campo attrezzato, risparmiano i cittadini e ne beneficiano tutti in termini di integrazione. È quanto sta succedendo a Messina, dove ad un anno dal lancio del progetto di autocostruzione di abitazioni per i rom promosso dal Comune, sono stati realizzati e quasi ultimati ben 10 appartamenti dove ci abitano complessivamente 70 rom che prima vivevano in un campo fatiscente: costo complessivo dell'operazione? Solo 150 mila euro.

Proprio nella giornata internazionale per i Rom, che si celebra oggi, a fare il punto con Redattore Sociale sull'andamento dei lavori è l'ex assessore alle politiche per l'Integrazione multietnica, Dario Caroniti, uno dei promotori del progetto "Casa e/è lavoro" prima del commissariamento del Comune di Messina. "L'ultima parte del progetto si sta esaurendo proprio in queste settimane - spiega Caroniti -. Sono ormai completati i lavori degli ultimi quattro appartamenti". Tuttavia, le 10 famiglie allargate sono già tutte in casa.

Il progetto è stato realizzato per iniziativa del Comune e grazie ai fondi messi a disposizione dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Gli appartamenti, inoltre, resteranno di proprietà del Comune. "Per i primi anni i rom non pagheranno l'affitto perché si terrà conto del loro lavoro - ha spiegato Caroniti -, poi, dopo 5 o 6 anni, cominceranno a pagare un canone sociale. I rom non hanno partecipato alle spese, ma hanno lavorato". In fase di avvio del progetto, dieci rom sono stati coinvolti in un percorso di formazione promosso dalla Scuola Edile, al termine del quale sono stati consegnati gli attestati per la sicurezza sul lavoro. E sono stati loro, insieme a ditte specializzate, a rimettere a nuovo stabili abbandonati all'interno della città. "Alcuni appartamenti si trovano vicino al capolinea del tram - spiega Caroniti -, all'inizio di una zona residenziale. Erano appartamenti al pian terreno abbandonati nel degrado più totale. Altri appartamenti, invece, si trovano in un villaggio di Messina centro e sono stati realizzati partendo da una scuola chiusa". Non sono situati nel centro storico, spiega Caroniti, ma non sono neanche in periferia: sono nel centro urbano, "in quartieri popolari dove si è verificato un inserimento completo per la maggior parte dei rom".

Il progetto realizzato a Messina, racconta Caroniti, è il primo sull'isola, ma in Italia di esperienze di questo tipo ce ne sono altre. Come quella di Padova, dove sono state costruite alcune abitazioni, sempre in autocostruzione. È il Villaggio della Speranza, seguito dall'Opera nomadi di Padova Onlus e realizzato grazie al finanziamento del Comune di Padova e dell'allora Ministero della Solidarietà sociale. In questo caso, sono 12 i nuclei di famiglie sinte che hanno lasciato uno dei due campi di Padova per trasferirsi nelle 12 abitazioni realizzate, anche in questo caso, non lontane dal centro della città. "Il progetto si è concluso nel 2009 - racconta Marta Silvi, operatrice dell'Opera nomadi Padova -. Le famiglie sono tutte entrate in casa e sono tutte sistemate negli alloggi che funzionano perfettamente, consentendo la chiusura del campo di via Tassinari. Erano tre macronuclei, tutte con parentela tra di loro: circa 30 persone". I costi per la realizzazione delle abitazioni, in questo caso, sono stati maggiori di quelli del progetto siciliano. Si parla di circa 750 mila euro, ma per abitazioni nuove. "Il comune di Padova ha messo a disposizione il terreno e la prima parte dei finanziamenti - spiega Silvi -. Il resto dei fondi sono arrivati dall'allora Ministro della Solidarietà sociale, Ferrero. Gli alloggi sono di proprietà del Comune e le famiglie che vi risiedono pagano l'affitto in base all'Isee".

In tutti e due i casi, inoltre, è bastato un solo anno di lavoro dalla posa della prima pietra per vedere il progetto realizzato. Un po' più lunghe le fasi di progettazione, ma alla fine, spiegano i responsabili dei vari progetti, non ci sono stati intoppi e lungaggini. Quel che balza agli occhi, però, è il costo netto dei due progetti confrontati con le spese che affrontano le amministrazioni comunali per tenere in piedi campi attrezzati. Uno su tutti, l'esempio di Roma, dove secondo l'associazione 21 luglio, da anni impegnata nella difesa dei diritti dei rom, i costi procapite per i rom residenti nei campi voluti dal "Piano nomadi" sono ben più alti. Prendendo in considerazione il nuovo campo della Barbuta, infatti, tra costi di realizzazione (stimati dall'associazione in 10 milioni di euro per accogliere 600 persone) e di mantenimento (circa 450 euro al mese a persona, secondo la 21 luglio), per singolo rom il Comune di Roma arriva a spendere oltre 20 mila euro. Per una comunità di 70 persone, come a Messina, si supera quota 1,5 milioni di euro, contro i 150 mila utilizzati in Sicilia. Le case realizzate dagli stessi rom e sinti, inoltre, non hanno un costo annuo. Hanno comportato soltanto una spesa iniziale, nel caso di Messina inferiore di dieci volte alla stima della 21 luglio per la capitale, restano di proprietà del Comune, gli inquilini pagano regolarmente affitto e utenze e soprattutto risiedono all'interno del tessuto sociale da cui troppo spesso sono tagliati fuori.

Fonte: Redattore Sociale

 

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