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\\ Mahalla : VAI : Europa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 28/11/2013 @ 09:00:00, in Europa, visitato 1871 volte)

Sergio Bontempelli 25 novembre 2013 su Corriere delle migrazioni

Quella della "zingara rapitrice" è una falsa leggenda, ormai lo sanno (quasi) tutti. Ma pochi conoscono l'origine di questo mito, che risale all'età moderna e ha una lunga storia letteraria.

A volte i fatti di cronaca sono molto istruttivi. A volte, non sempre. Il 19 ottobre scorso, a Farsala in Grecia, i poliziotti trovano una bambina bionda in un insediamento rom. E siccome i rom - così pensano gli agenti - non possono essere biondi, la bambina sarà stata senz'altro rubata. Parte la caccia ai "veri" genitori, che vengono rintracciati nel giro di pochi giorni: si tratta di una coppia di rom bulgari, anche loro tutt'altro che biondi. La bambina non è stata rubata, ma ceduta dalla famiglia di origine, che non poteva mantenerla.
Due giorni dopo, la polizia irlandese ferma una coppia di rom a Dublino e trattiene la loro piccola figlia, anche lei "troppo bionda per essere zingara". Ma il caso si sgonfia subito: il test del Dna rivela che i due rom sono i genitori "naturali" della piccola.
Il 3 novembre, Il Messaggero riporta la notizia di una rom bulgara che avrebbe tentato di rapire un neonato a Roma. La presunta rapitrice verrebbe dai dintorni di Napoli, dal "campo nomadi di Striano". Bastano poche ore per capire che si tratta di una bufala: a seguito di una rapida verifica, l'Associazione 21 Luglio scopre che non esiste nessun "campo nomadi di Striano", mentre un articolo del giornale online Giornalettismo ridimensionava l'ipotesi del rapimento. La donna - che probabilmente non era rom - era in evidente stato confusionale, e la sua volontà di "sottrarre" il bambino è tutta da verificare.

I rom non rubano i bambini...
Tre episodi di rapimento, rivelatesi tre colossali bufale. Ancora una volta, la storia degli "zingari" che portano via i bambini si rivela per quello che è: una leggenda metropolitana.
Del resto, che i rom non rubino i neonati lo sanno tutti. O, almeno, tutte le persone serie e minimamente informate. Anche perché sul tema si è accumulata una corposa letteratura: dossier, reportage, rilevazioni statistiche, studi e ricerche sistematiche.
Ci sono per esempio i dati della Polizia di Stato sui minori scomparsi. In nessun caso si parla di bambini o adolescenti ritrovati presso famiglie rom o in "campi nomadi" (si veda qui, e per dati aggiornati al 2013 qui).
Poi ci sono inchieste giornalistiche ben fatte, reperibili anche in rete: come quella realizzata nel 2007 da Carmilla Online, dove si dimostrava che i numerosi episodi di presunto rapimento di minori erano delle bufale belle e buone. O come quella, più recente, di Elena Tebano per il Corriere, che arriva alle stesse conclusioni.
Infine, c'è la ricerca dell'antropologa fiorentina Sabrina Tosi Cambini, che ha analizzato tutti i casi di presunti rapimenti, seguendo sia le notizie diffuse dalla stampa che i verbali dei processi nelle aule di Tribunale. L'esito di questa meticolosa indagine è sempre il solito: nessuna donna rom ha mai rapito nessun bambino.

Le origini della leggenda: un mito letterario
Ma allora da dove nasce la bufala dei rom che portano via i bambini? Pochi sanno che si tratta di una storia vecchia di qualche secolo, e che può vantare un'origine "colta", addirittura letteraria: i primi a parlare di "zingare rapitrici" sono stati infatti i commediografi italiani e spagnoli del Cinque-Seicento. Nell'arco di qualche decennio, la trama delle loro opere è diventata leggenda di senso comune: la finzione, potremmo dire, si è fatta realtà (o, per meglio dire, il racconto è divenuto cronaca e falsa notizia). Ma andiamo con ordine.
Tutto comincia nel 1544 a Venezia. Il luogo non è casuale, perché proprio in quegli anni la Serenissima avvia una dura politica di espulsioni, bandi e atti repressivi contro gli "zingari". Mentre la gloriosa Repubblica si industria ad allontanare i rom, i veneziani frequentano il teatro, luogo di svago e di vita mondana: e come in un gioco di specchi, gli "zingari" cacciati dalla città fanno capolino sul palco.
Nel 1544 viene messa in scena La Zingana, una commedia di un certo Gigio Artemio Giancarli. Qui si racconta di una giovane rom che sottrae dalla culla un bambino, sostituendolo col proprio figlio: per quanto se ne sa, si tratta della prima traccia del mito della "zingara rapitrice". Il successo della commedia oltrepassa i confini della Repubblica: nel giro di pochi anni un drammaturgo spagnolo, Lope de Rueda, scrive la Medora, che è nient'altro che una traduzione e un adattamento della Zingana di Giancarli. E attraverso Lope de Rueda, la leggenda della "zingara rapitrice" arriva a Cervantes (l'autore del Don Chisciotte), che ne fa l'oggetto di una delle sue "Novelle esemplari", La Gitanilla.

Da opera letteraria a leggenda metropolitana
Insomma, la storia della "zingara rapitrice" nasce come trama di commedie, novelle e opere teatrali. Poi, nel giro di pochi decenni, oltrepassa l'ambito letterario: a Milano, agli inizi del Seicento, Federico Borromeo accusa i "cingari" di rapire i bambini cristiani, mentre in Spagna Juan de Quiñones, nel 1631, formula un'accusa simile in un virulento pamphlet che invoca l'espulsione dei "gitani". I giochi sono fatti: la trama romanzesca si è trasformata in accusa reale, leggenda metropolitana e falsa notizia.
A cosa si deve questa metamorfosi? Sul punto, le ricerche storiche sono ancora agli inizi, e risposte sicure non esistono. Si possono però formulare alcune ipotesi. E, come punto di partenza, occorre ricordare che i rom non erano gli unici destinatari di questa infamante accusa: altri gruppi sociali, altre minoranze erano sospettate - negli stessi anni - di "rubare i bambini".
C'erano per esempio gli ebrei, già allora discriminati e vittime di persecuzioni (perché l'antisemitismo, è bene ricordarlo, non nasce nel Novecento). Dei "giudei" si diceva sin dal medioevo che rapivano i piccoli cristiani per cibarsi del loro sangue a scopo rituale. Ovviamente non era vero, ma intere comunità ebraiche furono vittime di aggressioni, stragi, processi o condanne a morte.
Poi c'erano i vagabondi e i mendicanti, accusati spesso di rapire i bambini per portarli a chiedere l'elemosina. Piero Camporesi, storico e antropologo, racconta ad esempio la vicenda del "ritrovamento fortunoso da parte di una madre della figlia, rapitale due anni prima, mentre chiedeva l'elemosina in compagnia del suo rapitore davanti alle porte del santuario di Assisi; non solo rapita, ma resa ad arte macilenta e ulcerata sulle spalle per impietosire i fedeli".
Infine, il fenomeno dei rapimenti era diffuso nella pirateria barbaresca: corsari, avventurieri e pirati musulmani solcavano il Mediterraneo, e per guadagnare qualche soldo rapivano uomini, donne e bambini, chiedendo poi un riscatto per la loro liberazione.

Zingari, ebrei, mori, vagabondi
Ebrei, "mori" e vagabondi erano insomma protagonisti di episodi - veri, o più spesso presunti - di sottrazione di minori. Naturalmente, per capire quanto queste figure abbiano influito sull'immagine dei rom occorrerebbe compiere ricerche specifiche. Ma alcuni indizi ci segnalano che, nell'immaginario della prima età moderna, questi gruppi erano spesso confusi, o almeno accostati per similitudine.
La "zingana" della commedia del Giancarli, per esempio, parla un dialetto arabo: all'epoca si pensava che i rom fossero "egiziani", cioè arabi, mentre la teoria dell'origine indiana si diffuse solo qualche secolo dopo. Lutero, dal canto suo, affermava che il "gergo" dei mendicanti (una specie di lingua segreta diffusa nei "bassifondi" della società) aveva origini ebraiche. Dei vagabondi si diceva che erano discendenti di Caino - e per questo condannati a vagare - mentre per gli "zingari" si ipotizzava una provenienza dalla figura biblica di Cam: ma nei testi dell'epoca Cam e Caino erano spesso confusi, e i rom erano trattati come semplici vagabondi.
Insomma, è come se il mito della "zingara rapitrice" fosse nato per una sorta di "osmosi" con analoghe leggende già diffuse a proposito di altri gruppi. Per dirla in altri termini, è come se lo stereotipo degli "zingari" avesse condensato, e mescolato, le caratteristiche proprie dei "marginali": erranti come gli ebrei e i vagabondi, estranei e nemici come i "mori" musulmani.

Quando gli zingari eravamo noi
Nato in età moderna, il mito dei rom rapitori di bambini ha dimostrato una sorprendente longevità: ha attraversato i secoli, arrivando pressoché intatto fino ai nostri giorni. I titoli allarmistici dei giornali delle ultime settimane, i resoconti dei fatti di Farsala e di Dublino, sembrano riecheggiare le inquietudini dei commediografi veneziani del Cinquecento.
È difficile comprendere le ragioni di questa "longevità". Certo è che il tema del "rapimento di bambini" è assai diffuso nel tempo e nello spazio: molti gruppi minoritari, molte comunità marginali e discriminate hanno prima o poi dovuto difendersi da questa infamante accusa, o da altre simili.
È capitato anche ai migranti italiani, nei decenni centrali dell'Ottocento. Dai villaggi rurali del Sud e dalle regioni appenniniche del centro-nord, intere famiglie contadine praticavano all'epoca forme di mobilità stagionale, legate ai mestieri girovaghi di musicante e suonatore. Nel XIX secolo, l'arpa dei "viggianesi" (Viggiano è un paese della Basilicata) e l'organetto dei liguri avevano risuonato nelle strade delle città europee, richiamando l'attenzione dei passanti su queste strane figure di musicisti straccioni.
I bambini che suonavano l'organetto in mezzo alla strada, si diceva, erano stati "venduti" dalle famiglie di origine a trafficanti senza scrupoli. Non erano proprio bambini rapiti, ma quasi: perché i loro genitori, poverissimi, erano spesso costretti a venderli per racimolare qualche soldo. "Il costume di mendicare di città in città col mezzo di fanciulli", scriveva la Società Italiana di Beneficenza di Parigi nel 1868, "ha dato origine ad un traffico che si pratica sotto gli occhi e colla tolleranza delle autorità": una frase che riecheggia i peggiori stereotipi sugli "zingari".
Traffico di bambini, mendicità aggressiva, offesa al decoro, furti e criminalità di strada furono i principali capi d'accusa contestati agli emigranti. E, come i rom di oggi, gli italiani di ieri subirono processi, espulsioni, condanne. Subirono, soprattutto, una degradazione della loro immagine pubblica: chi incontrava un italiano metteva mano al portafogli, per paura di subire dei furti. E nascondeva il proprio bambino.

 
Di Fabrizio (del 16/12/2013 @ 09:08:13, in Europa, visitato 1387 volte)

di Valeriu Nicolae

su Amazon

Dumitru G. è un benestante uomo d'affari rumeno di successo.

Il 4 settembre 2008 noleggiò un minivan online. Pagò usando la sua VISA, ed il sistema emise una ricevuta del noleggio che dichiarava chiaramente come lui fosse la persona che aveva effettuato il noleggio del vicolo, assieme al suo indirizzo rumeno.

Il 5 settembre 2008 Dumitru G. arriva all'ufficio Europcar nell'aeroporto di Monaco di Baviera, chiedendo di ricevere la vettura.

La signorina Manske, di servizio presso 'ufficio Europcar, controllò la prenotazione e l'avvenuto pagamento. Non trovò discrepanze tra la prenotazione, il suo ID e l'indirizzo.

Rifiuta di consegnare il veicolo, motivandolo col fatto che la compagnia "non può affittare veicoli ai cittadini rumeni, perché li rubano e attraversano il confine con quelli." Negli sviluppi successivi, la posizione di Europcar verso i cittadini rumeni si è ripetuta, alla presenza della polizia aeroportuale

Dumitru G. è di pelle scura. La signorina Manske pensò che sembrava un rom e secondo le politiche della sua compagnia, il signor Dumitru era un cliente ad alto rischio.

Dumitru, come molti altri Rom rumeni, è pienamente integrato nella società rumena. Secondo una ricerca di un investigatore privato, molti dei dipendenti rumeni di imprese di successo condotte da Rom, pensano che i proprietari rom abbiano costruito la loro fortuna attraverso il furto e la violenza e che solo da poco (prima che si cominciasse a lavorare per loro) siano diventati onesti e laboriosi.

Negli ultimi 30 anni l'obiettivo principale per qualsiasi istituzione europea, ONU o governo nazionale, è stato l'istruzione e l'occupazione per i Rom.

Un numero significativo (se non la maggioranza) dei Rom che si sono integrati con successo nelle loro società nasconde la proprie radici etniche, dato che non si adattano agli stereotipi prevalenti sui Rom - ignoranti e disoccupati. Ci sono molti casi simili a quello di Dumitru G. - per queste persone il problema non ha niente a che fare con l'istruzione o il lavoro, ma col razzismo (anti-ziganismo). Persone come Dumitru G. possono i essere modelli positivi così necessari, tanto per popolazione maggioritaria che minoritaria e contribuire significativamente all'inclusione sociale dei Rom nelle società europee.

Nell'ultimo trentennio le istituzioni europee hanno equiparato i Rom con quei Rom ignoranti, non qualificati, disoccupati poveri e spesso criminali, soprattutto dai ghetti e dalle comunità romanì tradizionali. Questa parte di popolazione rom (che io chiamo i Rom Frankenstein - vedi QUI, ndr.) incontra gli stereotipi negativi della popolazione maggioritaria ed è stato l'obiettivo principale delle iniziative europee volte all'inclusione sociale dei Rom. Nessuna campagna europea di sensibilizzazione ha mai riguardato tanto i Rom integratisi con successo e neanche il più vasto gruppo dei Rom mischiati etnicamente.

Selezionare le tanto necessarie risorse umane romanì di alta istruzione è fortemente ostacolato dall'esistenza dei gruppi di destinazione e porta ad una leadership di bassa qualità e ad una rappresentazione che allontana le esistenti elite di Rom integratisi con successo.

Perciò, è minimo l'aumento dei Rom che dichiarano la loro identità etnica ed il numero di quei Rom che preferiscono nasconderla è tuttora superiore da 3 a 10 volte. I modelli di ruolo positivi sono quasi del tutto spersi e lo stigma sociale continua ad essere perpetrato dalle esistenti leadership.

Casi come quelli di Dumitru G. dovrebbero segnalare un'urgente necessitò di riforma del paradigma funzionale delle istituzioni europee.

Oltre due terzi dei Rom (secondo le statistiche del Consiglio d'Europa) non dichiarano la loro identità etnica per paura della stigma e la maggior parte dei Rom con successo professionale preferiscono non parlare della propria identità oppure nasconderla. L'anti-ziganismo rimane stridente e diffuso tra le elite politiche d'Europa, come i sondaggi continuano a dimostrare anno dopo dopo anno, che i Rom sono di gran lunga il gruppo etnico più odiato in Europa.


SPOT

Sull'argomento leggi anche: 

Con una testimonianza di Valeriu Nicolae. Clicca sull'immagine per acquistare - La recensione su Mahalla

 
Di Fabrizio (del 02/01/2014 @ 09:05:45, in Europa, visitato 1185 volte)

Il "villaggio attrezzato" della Cesarina, a Roma - ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO lunedì, 30 dicembre, 2013

"Veniamo trattati come "pacchi", spostati da una parte all'altra della città senza essere interpellati, e nel timore di essere dimenticati all'interno di un centro segregato, dove gli spazi sono angusti e asfittici, le condizioni igienico-sanitarie difficili e dove ci è proibito ricevere visite".

Si sono rivolte direttamente al Commissario Europeo per i Diritti Umani Nils Muizhnieks alcune delle famiglie rom che nelle scorse settimane sono state trasferite dal "villaggio attrezzato" della Cesarina al centro per soli rom di via Visso, a Roma.

Con la lettera a Strasburgo, i rom vogliono portare all'attenzione del Commissario la "grave condotta da parte dell'Amministrazione di Roma" nei loro confronti dopo che, il mese scorso, lo stesso Muizhnieks aveva esortato la Giunta Marino ad individuare "soluzioni abitative ordinarie" per rom e sinti nella Capitale.

Il 16 dicembre, i 180 rom della Cesarina sono stati trasferiti nel centro di accoglienza per soli rom di via Visso 12, denominato "Best House Rom" e dove già vivono altri 180 rom. Nella lettera al Commissario le famiglie rom denunciano come all'interno del "villaggio attrezzato" le condizioni di vita fossero effettivamente "inaccettabili", a causa di "condizioni alloggiative totalmente inadeguate e dei ripetuti episodi vessatori" ai quali erano sottoposte.

La soluzione individuata dall'Amministrazione capitolina, tuttavia, è stata il trasferimento nell'ennesimo luogo di segregazione per soli rom. Un trasferimento, secondo le famiglie rom firmatarie, avvenuto peraltro senza alcuna consultazione adeguata.

"Contestiamo fortemente la totale assenza di consultazioni e il fatto che non si sia esplorata alcuna ulteriore alternativa rispetto all'unica opzione messa a disposizione dal Comune, che riteniamo inadeguata dato che replica una condizione di segregazione, essendo riservata a soli rom", si legge nella lettera al Commissario Muizhnieks.

"Inoltre - proseguono i rom - non solo veniamo trattati come "pacchi", spostati da una parte all'altra della città, ma ci ritroviamo anche in una condizione di estrema incertezza riguardo al futuro nostro e dei nostri figli".

Nelle intenzioni del Comune, il trasferimento sarebbe una misura temporanea in attesa del rifacimento del "villaggio attrezzato" della Cesarina. Tuttavia, scrivono i rom al Commissario, nessuna tempistica sulla loro permanenza nel centro è stata loro comunicata dall'Amministrazione né tantomeno sull'inizio dei lavori di rifacimento del "campo".

Tutto ciò alimenta "il nostro timore di venire dimenticati all'interno di un centro segregato e inadeguato per chissà quanto tempo, come già successo ad altre persone rom che in precedenza sono state trasferite in questo e in altri centri di accoglienza per soli rom della città di Roma".

Nella risposta alla lettera di novembre inviata da Strasburgo al sindaco Marino, l'Assessore al Sostegno Sociale e Sussidiarietà Rita Cutini aveva garantito al Commissario Muizhnieks che "la volontà e i passi intrapresi dalla nostra amministrazione vanno nella direzione di una piena attuazione delle indicazioni contenute nella Stratega nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti, abbandonando definitivamente l'approccio emergenziale in favore di una gestione di sistema del fenomeno".

Nella loro lettera, però, i rom mettono in evidenza un'altra realtà: "Come le ha recentemente scritto l'Assessore Cutini, anche noi - scrivono i rom a Muizhnieks - le inviamo il nostro invito a venire a visitarci nel nuovo centro per riscontrare di persona la condizione in cui siamo stati costretti dalle autorità della città di Roma: spazi angusti e asfittici, proibizione di ricevere visite, condizioni igienico-sanitarie difficili, regolamenti vessatori".

LEGGI ANCHE:

 
Di Fabrizio (del 03/01/2014 @ 09:08:19, in Europa, visitato 1184 volte)

Damian Draghici, funzionario rom, dice che la Gran Bretagna dovrebbe essere più preoccupata dai "furti dei banchieri, invece che dai mendicanti del suo paese By MARTIN ROBINSON - Daily Mail

[...] Damian Draghici, consigliere del primo ministro rumeno, ritiene che i migranti del suo paese debbano avere la possibilità di stabilirsi nel Regno Unito.

Rom, 43 anni, dice di aspettarsi che siano in pochi a muoversi verso la GB, quando si aboliranno il 1 gennaio le restrizioni sul movimento di Rumeni e Bulgari in Europa.

Draghici dice che non gradirebbero la Gran Bretagna per il troppo freddo, e prevede che questo inverno solo 2 o 3.000 potrebbero recarsi nel Regno Unito.

"I mendicanti rom per le strade sono evidenti, perché sono visibili, chiedono una sterlina o un euro e per questo ci danno fastidio. Eppure alcune persone nelle banche stanno rubando miliardi di euro, ma nessuno li vede3 perché sono al 60 piano" ha detto al Times.

"Il 70% dei Rom che hanno lasciato la Romania negli ultimi 10 anni sono integrati. Hanno figli che vanno a scuola e si comportano da cittadini e contribuenti attivi."

Ha aggiunto che i gruppi che in diverse occasioni l'anno scorso si erano accampati in Park Lane sono stati "l'eccezione".

[...]

La Romania conta circa due milioni di Rom e ce ne sono 750.000 in Bulgaria, anche se molti sono già partiti per l'Europa Occidentale da quando quei paesi hanno aderito alla UE nel 2007.

Draghici dice che il rigido clima britannico terrà lontano i migranti, e si aspetta che dopo il 1 gennaio saranno circa in 3.000 ad entrare in GB

I migranti da questi paesi in arrivo in GB per Capodanno potrebbero mettere una pressione enorme su case, scuole ed ospedali, avvertiva un importante rapporto la scorsa settimana.

Dice uno studio dell'Institute for Public Policy Research, di centro-sinistra, che la maggior parte dei nuovi arrivati si insedierebbero a Londra e nel Sud-Est - quindi sarebbero i servizi pubblici di quelle aree i più interessati.

Viene detto che la Gran Bretagna settimana prossima potrebbe vedere un aumento di comportamenti antisociali, accattonaggio aggressivo, pernottamenti all'addiaccio e criminalità.

E che i tanto annunciati cambiamenti di David Cameron a regole e benefici sono "altamente simbolici" e produrranno poca o nessuna differenza.

Cameron ha evitato di richiedere alla UE di estendere i controlli, nonostante i sondaggi mostrino un grande appoggio pubblico per tale richiesta.

 
Di Fabrizio (del 09/01/2014 @ 09:07:48, in Europa, visitato 1215 volte)

Pubblicato il 7 gennaio 2014 su PER ESEMPIO onlus

Dal mese di novembre 2013 l'Associazione Per Esempio, in collaborazione con l'Assessorato alla Partecipazione del Comune di Palermo, sta lavorando alla realizzazione del progetto RomaShare - Best practices' exchange in Palermo, finanziato dall'European Youth Foundation del Consiglio d'Europa.

RomaShare è uno scambio di buone pratiche che intende favorire, attraverso il coinvolgimento diretto della comunità romanì di Palermo, il dialogo tra la popolazione rom, le pubbliche amministrazioni e le organizzazioni giovanili su tematiche quali lo status legale, il social housing, l'educazione e l'inclusione sociale. L'azione progettuale mira a promuovere la conoscenza e la diffusione di quegli interventi virtuosi che, rivolti ai Rom e attivati con successo in alcune realtà italiane, potrebbero essere proposti e messi in campo anche nel contesto palermitano.

In linea con tali finalità, il 23, 24 e 25 gennaio 2014 si svolgerà a Palermo, presso i locali della Real Fonderia, un seminario interamente dedicato al confronto costruttivo tra esperti locali e nazionali che, partendo dalle proprie esperienze professionali, offriranno la loro testimonianza e contribuiranno ad individuare strade percorribili ed azioni concrete in favore dei Rom residenti nella città di Palermo. I relatori che si alterneranno nelle varie sessioni dialogheranno tra loro, discutendo di status legale, di social housing e di inserimento scolastico e sociale dei Rom. L'attenzione si estenderà infine, nel corso dell'ultima giornata di lavori, sulle derive razziste e sul fenomeno della discriminazione etnica in atto nelle società contemporanee, mettendo in luce la relazione tra le forme di razzializzazione e i processi economici capitalistici.

Clicca qui per visualizzare e scaricare il programma dettagliato del seminario.
Clicca
qui per scaricare la scheda di iscrizione.

 
Di Fabrizio (del 26/01/2014 @ 09:02:40, in Europa, visitato 1313 volte)

I Rom residenti a Govanhill intendono essere parte della soluzione by Catriona Stewart, Columnist/reporter. Wednesday 08/01/2014 EveningTimes

[...]

Tutti parlano dei problemi più pubblicizzati nella comunità del South Side - provvisorietà, sovraffollamento, crimine.

E' il tipo di discorsi che si ascoltano in continuazione dai residenti stanchi dei problemi di Govanhill... e della sua reputazione.

L'unica differenza è che questo gruppo è rom, la comunità regolarmente accusata di scatenare i problemi.

"I problemi c'erano già prima del nostro arrivo," dice Marcela Adamova, operatrice di sviluppo per i Rom presso Oxfam Scozia.

"Veniamo però colpevolizzati per cose non causate da noi. E' soltanto un piccolo gruppo di persone che sta dando a tutti una cattiva reputazione."

Uno dei problemi principali, ritiene Marcela, è la mancanza di comunicazione tra i residenti "storici" di Govanhill ed i Rom.

Come risposta, assieme ad Eva  - Kourova, lavoratrice di comunità, ha creato un nuovo centro comunitario in Albert Road per Rom e no.

Dice Eva: "Vogliamo che i Rom abbiano a disposizione gli stessi servizi di chiunque altro a Govanhill; un posto dove incontrarsi e parlare. Ma speriamo che anche gli altri abitanti del luogo prendano parte attiva a questo dialogo, tra i due gruppi. "

"Qui una gran parte del problema sono la mancanza di comunicazione e comprensione culturale."

I gruppi rom dalla Slovacchia e dalla Romania iniziarono ad arrivare a Glasgow, e la maggioranza di loro si insediò a Govanhill.

Il rapporto più recente, Mapping the Roma Community in Scotland, stima ci siano tra i 3.000 e i 4.000 Rom che vivono nella città.

Per una comunità piccola, l'influsso è stato enorme e la gente del posto ha trovato difficoltà nell'accogliere questi nuovi vicini.

I Rom sono stati rimproverati di scaricare rifiuti abusivamente, comportamenti antisociali e problemi alloggiativi come il sovraffollamento.

Dice Marcela, proveniente dalla Slovacchia: "Siamo arrivati a Glasgow per le stesse ragioni degli altri gruppi - un'opportunità di vita migliore. Ma voci e preconcetti possono rendere tutto difficile. Siamo una cultura di strada che gli altri trovano scomoda. A noi piace, parlare e socializzare all'aperto, è così che condividiamo le notizie e scopriamo cosa succede. Ma la gente pensa che stiamo complottando. Inoltre, per noi non è insolito avere i nostri nonni che vivono con noi o sostenere altri parenti, ma la gente si lamenta del sovraffollamento. E poi, appartamenti in cui vivano sino a 20 persone, come dice la stampa - in realtà è una cosa veramente rara. Non sono mai stata in un appartamento con così tante persone."

Madalin Caladras, un giovane di 20 anni, negli ultimi cinque ha vissuto a Govanhill.

Eva e Marcela ritengono che potrebbe lavorare con loro - il suo inglese è eccellente - ma Madalin ha altri progetti.

Madalin ritiene che la zona non sia più come quando arrivò ed ora spera di trasferirsi in Francia - parla sia inglese che francese.

Dice: "Qui mi sento stabilito; arrivai perché mio zio era qui e parlava bene della zona. Ma non è più come quando arrivai. Qua la gente combatterà per strada, è abbastanza intimidante. La mia famiglia è a Parigi e così spero presto di trasferirmi là."

Lenka Milkova ha vissuto quattro anni a Govanhill e ne ha fatto della zona la sua dimora.

Aggiunge: "Qui mi sento bene. Sono felici di stare qui. E' molto meglio che tornare indietro e sento per il bene dei miei figli che vivere qui è il mio futuro e questo la chiamo casa. Le opportunità per noi potrebbero essere migliori e mi preoccupo che i miei figli siano esposti alle discriminizioni di altri gruppi giovanili, ma vogliamo lavorare e riuscire."

Marcela dice che ora l'obiettivo è lavorare per migliorare la vita della prossima generazione di Rom.

Le scuole dell'area si sono attivate per aiutare gli alunni in classe e a rimanere a scuola.

Marcela, 33 anni, due anni fa ha anche fondato il gruppo  Romano Lav - Voce Romanì in romanes - per dare sostegno ai Rom della zona.

Dice Eva: "Sono stati spesi un sacco di soldi e di sforzi in indagini, relazioni scritte e impiegati, piuttosto che nel personale e nei servizi di prima linea. Ma il problema principale è la comunicazione, e speriamo davvero che gli abitanti di qui vengano a trovarci in Albert Road. Parlare tra noi - è l'unico modo di risolvere i problemi."

 
Di Martina Zuliani (del 28/01/2014 @ 09:06:19, in Europa, visitato 1775 volte)

Elena Gorolovà, portavoce del gruppo di donne colpite da sterilizzazione coercitiva
Il Comitato di Helsinki ceco crea una legge per risarcire le persone sterilizzate illegalmente - Prague, 14.1.2014 17:18, (ROMEA) Czech Helsinki Committee, translated by Gwendolyn Albert

Il Comitato di Helsinki ceco (Chesky helsinsky vybor - ChHV) ha completato una carta da usare come guida per il risarcimento delle persone sterilizzate illegalmente. La ONG sta ora presentando la bozza di legge redatta al Parlamento Ceco e al Ministro della Giustizia e chiede ad essi di pensare al più presto ad un'adeguata soluzione al problema della sterilizzazione illegale.

La pratica di sterilizzare le persone senza il loro consenso informato è stata eseguita, in passato, nel territorio della Repubblica Ceca. Fino al 1991, tale prassi era frutto di una politica dello Stato volta a limitare la riproduzione di gruppi considerati scomodi dal regime cecoslovacco.

Dopo il 1991, la Repubblica Ceca ha continuato ad eseguire la pratica di sterilizzazione delle persone senza il loro consenso informato non adottando misure legali atte a stabilire le condizioni entro le quali la sterilizzazione potesse essere legale per legge, tra cui quella del consenso libero ed informato. Centinaia di persone hanno perciò perso l'opportunità di avere figli, cosa che ha portato molti traumi ad individui e persone.

"Dopo che la Repubblica Ceca è stata a lungo inattiva in questo senso nonostante le ripetute critiche alla sua situazione provenienti sia a livello internazionale che nazionale dai difensori dei diritti umani, il Comitato di Helsinki ceco ha deciso di contribuire ad accelerare il processo di adozione di misure legali atte ad assicurare l'effettiva e rapida implementazione del risarcimento alle persone sterilizzate illegalmente tramite la presentazione di questo materiale." ha dichiarato Michaela Tejnorovà, avvocato del ChHV. Una ricerca statistica sul campo, che ha accompagnato la scrittura della bozza del ChHV, ha mostrato come alcune donne stiano tuttora ricevendo risposte negative da alcune istituzioni mediche relative all'ottenimento delle cartelle cliniche relative alla loro sterilizzazione.

"Alcune donne erano scettiche sul collaborare con noi a riguardo di questa problematica dato che, per molti anni, avevano provato e fallito nell'ottenimento di un risarcimento. Riaprire questo tema ha riportato loro memorie dolorose e ha ricordato loro tutte le diverse conseguenze di ciò che è stato fatto loro, non solo quelle mediche." dice Elena Gorolovà del gruppo di Donne colpite da Sterilizzazione Coercitiva che collabora col progetto del ChHV. 


Altri articoli di Mahalla sulle sterilizzazioni forzate

 
Di Sucar Drom (del 04/02/2014 @ 09:02:44, in Europa, visitato 1619 volte)

su Casa Europa; di Paolo Soldini

"La Romania è entrata nell'Unione europea con tutti i suoi Rom". Il capo del governo di Bucarest Traian Basescu è stato chiarissimo: la Romania non accetterà discriminazioni etniche nell'accettazione dei suoi cittadini in Germania, in Gran Bretagna e in tutti gli altri stati dell'Unione. E' caduta così l'assurda pretesa avanzata da più parti sia a Berlino che a Londra di distinguere legalmente tra immigrati rumeni (e bulgari, perché il problema è comune) "normali" e immigrati di etnia rom: sono tutti cittadini con uguale dignità e uguali diritti, anche quando si recano in altri Paesi. Il principio dovrebbe essere pacifico, ma - fino alle perentorie parole che Basescu ha pronunciato a Berlino (e presumibilmente nei colloqui che aveva avuto prima con i dirigenti tedeschi) - non lo era affatto. L'idea che si possano discriminare i Rom inventando per loro regole e divieti che non valgono per i loro connazionali è abbastanza diffusa e il premier rumeno ha ricordato che qualcuno questa politica ha provato pure a metterla in pratica: l'Italia, al tempo del non rimpianto ministro dell'Interno Maroni, provò a rimpatriare d'autorità gli "indesiderati" di etnia rom e cittadinanza rumena. Con l'unico risultato che quasi tutti, appena scesi dagli aerei su cui erano stati caricati a forza, ripartirono per il Bel Paese, al cui governo le autorità di Bruxelles ricordarono con una certa rudezza gli obblighi derivanti dalle regole della libera circolazione all'interno dell'Unione. Dal 1° gennaio scorso sono caduti i limiti per i cittadini di Bulgaria e Romania, fissati al momento del loro ingresso in Ue nel 2007.

Timori d'invasione
Proprio questa scadenza ha sollevato in vari Paesi, ma soprattutto in Germania e nel Regno Unito, una sindrome da invasione del tutto irrazionale e ingiustificata, o meglio: spiegabile con le pulsioni populistiche delle destre dei due Paesi. Nella Repubblica federale a cavalcare la tigre è stata ed è prevalentemente la Csu, la sorella bavarese della Cdu della cancelliera Merkel. Da settimane è in corso una campagna contro gli "immigrati per povertà", che arriverebbero in Germania dai due Paesi balcanici con l'unico obiettivo di approfittare indebitamente delle misure del welfare tedesco: sussidi di disoccupazione, contributi per la maternità e via elencando. Sui muri di Monaco e delle altre città del Land compaiono manifesti in cui si minaccia: "Chi imbroglia vola via". La realtà è molto diversa. Secondo l'Ufficio federale del lavoro i cittadini rumeni e bulgari che vorrebbero emigrare in Germania sono non più di 180mila, oltre un quarto dei quali con titoli di studio alti: soprattutto medici e ingegneri, ma anche informatici, infermieri, operai specializzati. Secondo i ricercatori dell'Istituto per gli studi economici di Colonia il saldo tra la spesa per le prestazioni sociali che verrebbero erogate agli immigrati balcanici e gli introiti per lo Stato in termini di tasse e contributi sarebbe largamente positivo. D'altra parte, tutti gli istituti di ricerca concordano sul fatto che l'economia tedesca è in una fase in cui ha un forte bisogno di manodopera e il governo federale ne è ben consapevole, visto che promuove continue campagne di richiamo di stranieri, qualificati o meno.
Non si sa quanti dei 180mila in arrivo da Bulgaria e Romania sarebbero di etnia rom: numerose missioni inviate nei mesi scorsi in Romania per indagare sulla quantità di Rom intenzionati a partire per la Repubblica federale non hanno permesso di accertarlo. Certo, nessuno nega che qualche problema di integrazione delle comunità nomadi rumene e bulgare, comunque, si porrà, come peraltro si è già posto in altri Paesi, come l'Italia e la Francia, ma anche in Germania e in Austria, dove un certo flusso migratorio di gitani orientali si registra da anni. Ma i problemi sono del tutto gestibili e, soprattutto, le autorità dei due Paesi sono intenzionate a farsene carico. Basescu ha proposto a Berlino un programma di sostegno alle comunità rom in Germania. Bucarest potrebbe inviare forze di polizia, medici, assistenti sociali e soprattutto educatori e insegnanti che si prenderebbero cura degli emigrati di origine rom. Esperienze simili sono state già compiute, per esempio in Italia per quanto riguarda la collaborazione delle polizie, e hanno dato buoni risultati.


Approfondimento: Roma are EU citizens too, Romanian President says su Euobserver.com

 
Di Fabrizio (del 08/02/2014 @ 09:08:20, in Europa, visitato 1695 volte)

La popolazione europea e quella Rom - tra le quali non c'è stato un significativo mescolamento genetico - condividono però un gruppo di geni del sistema immunitario, assenti in altre etnie, che si sono evoluti in seguito all'esposizione alle stesse grandi epidemie, in particolare alla Peste Nera (red)

I geni del sistema immunitario di europei e Rom mostrano segni di un'evoluzione convergente dovuta alla pressione selettiva esercitata dalle grandi epidemie del Medioevo, e in particolare dalla Peste Nera. A scoprirlo è un gruppo di ricercatori dell'Universitat Pompeu Fabra a Barcellona, della Radboud University a Nijmegen, dell'Università "Iuliu Hatieganu" a Cluj-Napoca, in Romania, e del Dayanand Medical College and Hospital a Ludhiana, in India, che firmano un articolo sui "Proceedings of he National Academy of Science".

L'evoluzione dei geni del sistema immunitario sotto la pressione selettiva delle malattie infettive è un fatto ben noto, ma finora pochi studi hanno analizzato i meccanismi di questo processo a livello di modificazione del genoma.

Hafid Laayouni e colleghi hanno potuto sfruttare la rara condizione demografica di due popolazioni con un'ascendenza genetica diversa, europea e Rom, ma che hanno vissuto nella stessa area geografica senza un significativo mescolamento, e sono stati esposti a rischi ambientali simili, comprese le infezioni. Studi linguistici e genetici hanno infatti mostrato che la popolazione rom è originaria delle regioni settentrionali dell'India, paese che ha lasciato fra il V e il X secolo, per stabilirsi in Europa nel XI secolo, soprattutto nell'area dell'attuale Romania.

La popolazione rom ha condiviso per secoli lo stesso ambiente della popolazione europea rumena, ma geneticamente è più affine a un'etnia che ancora vive in India, dalla quale si è separata per migrare verso l'Europa, in più ondate, fra il X e il XII secolo. (Cortesia H. Laayouni et al./PNAS)

I ricercatori hanno effettuato un confronto incrociato fra i geni immunitari della popolazione rumena, di quella Rom stabilitasi in Europa e dell'etnia indiana da cui discendono i Rom (poiché la storia delle grandi epidemie in Europa e in India è differente).

Per un complesso di ragioni non perfettamente chiarito – la quasi aella popolazione rumena, di quella Rom stabilitasi in Europa e dell'etnia indiana da cui discendono i Rom (poiché la storia delle grandi epidemie in Europa e in India è differente).

Per un complesso di ragioni non perfettamente chiarito – la quasi assenza nell'ambiente indiano di pulci della specie Xenopsylla cheopis, che vi si sarebbe diffusa solo dal XVII secolo, le barriere geografiche e le difficoltà di spostamento su distanze quali quella che separano l'Europa dall'India - la peste risparmiò il subcontinente indiano, dove si diffuse in misura limitata e con una mortalità non superiore al 5 per cento.

Analizzando il genoma di soggetti dei tre gruppi etnici per saggiare ben 196.524 varianti genetiche (polimorfismi a singolo nucleotide, o SNP), i ricercatori hanno identificato sul cromosoma 4 un cluster di geni che codifica per recettori immunitari, e che è presente nelle popolazione rumena e in quella rom, ma non in quella dell'India settentrionale.

Attraverso una serie di esami i ricercatori hanno poi confermato che questo gruppo di geni è coinvolto nella risposta immunitaria degli europei al bacillo Yersinia pestis, l'agente eziologico della peste, e a Y. pseudotuberculosis, un suo stretto parente.

Grazie a questi risultati la ricerca fornisce una prospettiva unica sugli effetti dell'evoluzione sul sistema immunitario sotto pressione dalle infezioni.

 
Di Fabrizio (del 24/02/2014 @ 09:04:51, in Europa, visitato 1650 volte)

Pericolo dalla pelle scura - Transitions Online
by Barbara Frye · February 20, 2014 - Un libro da colorare edito dalla polizia, insegna ai bambini cechi una lezione sulle paure degli adulti

Che aspetto ha un pedofilo? Di solito è maschio, ma oltre ai tratti fisici è difficile da identificare.

E' probabile, dato che la Repubblica Ceca è un paese a predominanza bianca, che lo siano anche la maggior parte dei pedofili cechi.

Ciò non ha impedito alla polizia di distribuire un opuscolo da colorare, rivolto ai bambini, sulla prevenzione dei crimini, dove un pedofilo è descritto con pelle e capelli scuri. Nella figura, usa un lecca-lecca per adescare una bambina.

Non occorre specificare quale gruppo etnico possa richiamare alla mente (non quello cubano, nonostante ciò che volonterosamente il portavoce della polizia ipotizzava in risposta alla domanda di un giornalista). Anche se probabilmente sono di più, secondo l'ultimo censimento soltanto 13.150 - su di una popolazione di 10,4 milioni, si dichiara Rom. Sono cifre che suggeriscono come il signor Lecca-lecca è più probabile che sia un bianco.

Nel libro l'unica persona presente di pelle scura appare come pedofilo, viceversa il poliziotto è un uomo bianco, carino e simpatico sotto ogni aspetto.

Martin Simacek, direttore dell'agenzia governativa per l'inclusione sociale, ha detto al quotidiano Lidove noviny: "Non ha nessun senso. Di riflesso, si limita a trasmettere i pregiudizi ai bambini."

Dopo diverse contestazioni al libro, anche da parte di alcuni insegnanti, il giornale riferisce che la polizia sta lavorando ad una riprogettazione del libro.

Barbara Frye is TOL's managing editor.

 

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